Non aiuti un ragazzo togliendogli qualcosa.
Lo aiuti dando qualcosa che spesso gli manca: una presenza che non si spegne.
Perché un adolescente non cerca un’app.
Cerca qualcuno che regga il suo mondo quando trema.
Qualcuno che non cambia strada se lui è confuso, agitato, arrabbiato o silenzioso.
A volte ci illudiamo che basti limitare gli schermi, controllare gli accessi, ridurre le ore online.
Ma un ragazzo non si salva spegnendo un telefono.
Si salva quando capisce che non deve urlare per essere ascoltato.
Che non deve recitare una parte per essere accettato.
Che non deve ferirsi per essere visto.
Un ragazzo si salva quando trova un adulto che rimane.
Che si siede accanto anche quando non sa da dove iniziare.
Che lascia spazio alle parole ma anche ai silenzi.
Che non giudica, non minimizza, non si spaventa delle sue emozioni grandi.
A volte basta un gesto semplice:
un “sono qui se vuoi”
detto con sincerità, non per dovere.
Perché quando un adolescente percepisce che qualcuno c’è davvero — non di passaggio, non a metà — allora inizia a respirare diverso.
Allora capisce che il mondo fuori può essere duro, ma non è tutto così.
Che esiste un posto dove non deve essere perfetto.
Un posto dove può essere fragile senza sentirsi sbagliato.
Questa è prevenzione:
non controllo, ma cura.
Non regole, ma relazione.
Non distanza, ma presenza.
Restare accanto non risolve tutto, è vero.
Ma fa la differenza tra sentirsi soli e sentirsi al sicuro.
E per un ragazzo, questo cambia tutto.
L' Eco del Silenzio

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