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08/10/18

perchè le femministe vedono in una battura stronza e piena di luoghi comuni del sessismo ? Il benzinaio sessista e i cappelletti

leggendo la storia riportata da concita de gregorio sulla rubrica del 7\10\2018 mi chiedo e chiedoale mie amiche femministe e non solo ed ai noi uominiche lottiamo contro le discriminazioni di genere : perchè vedete il sessimo ovunque ? è vero potrebbe essere ed è visto che l'imbelle non si è scusato ne ha ammesso l'errore sempre uno stereotipo , la donna in cucina o brava in cucina inetta in altre faccende.perchè vedete il sessimo ovunque ? è vero potrebbe essere ed è visto che l'imbelle non si è scusato ne ha ammesso l'errore sempre uno stereotipo , la donna in cucina o brava in cucina inetta in altre faccende.perchè vedete il sessimo ovunque ? è vero potrebbe essere ed è visto che l'imbelle non si è scusato ne ha ammesso l'errore sempre uno stereotipo , la donna in cucina o brava in cucina inetta in altre faccende.






a voi ogni giudizi in merito


  • Il benzinaio sessista e i cappelletti

    Francesca non ne può più di sorrisetti e battute sessiste
    Francesca non ne può più di sorrisetti e battute sessiste
    Grazie a Francesca Mazzotti, Ferrara
    "Voglio raccontare un breve episodio di maschilismo quotidiano (uno dei tanti). Dopo aver provato a far rifornimento alla macchina al distributore di via Wagner a Ferrara e aver constatato che l'erogatore del carburante non funzionava, decido di chiedere aiuto al benzinaio di turno in quel momento, che alla mia richiesta risponde: ‘Sai fare i cappelletti? Tu puoi farmi i cappelletti e io ti faccio rifornimento’. (Mi chiedo se non mi debba considerare fortunata di aver ricevuto questa proposta, in fondo avrebbe potuto chiedermi una prestazione di ben altro tipo in cambio di fare il lavoro per cui è pagato)"."Mi avvalgo quindi della facoltà di non rispondere a cotanta cafonaggine e aspetto allora che l'illuminato signore mi mostri come devo fare per mettere il carburante, perché deve aver pensato che il solo fatto di avere delle protuberanze sul petto mi impedisca di eseguire i passaggi come sono chiaramente elencati sul cartello affisso alla pompa"."Il Giudizioso arrivato a questo punto è riuscito a constatare che il problema non era causato da una mia ipotetica demenza ma da un malfunzionamento tecnico della pistola erogatrice. Ovviamente Messer Villanzone non ha preso nemmeno in considerazione l'ipotesi di porgermi delle scuse, eppure io qualcosa da  dire, a lui e al signor Cliente becero che ha riso di gusto alla sua battutina sessista invece di dirgli quel che si meritava, ce l’ho: i cappelletti li so fare, perché fortunatamente mia nonna ha dedicato amore e passione a trasmettermi quest'arte prima di andarsene, e sicuramente non la condividerò mai con lei signor Villanzone, così come so pulire la casa ed i vestiti, rammendare i calzini e fare una serie di altre azioni che evidentemente lei valuta di poco valore e quindi crede debbano fare le donne mentre io le reputo molto dignitose; però so anche intonacare una parete ed imbiancarla, usare il decespugliatore, il trapano, guidare la moto, parcheggiare la macchina e tante altre cose che per lei forse sono troppo maschili inadatte ed incompatibili ad una giovane persona di sesso femminile, ma per me no!"."Giorno dopo giorno tutte noi donne ci ritroviamo faccia a faccia con queste situazioni, e la cosa peggiore che può accadere, e che purtroppo accade, è considerare tutto questo normale, ma normale non è, e per questo non lo possiamo e non lo dobbiamo accettare. La sfida più grande che ci dovremmo porre in quanto donne è pretendere che valgano anche nei nostri confronti le più semplici regole di rispetto, a partire dai piccoli gesti, a partire dalle parole che usiamo e che vengono usate per rivolgersi a noi"."Sono stanca di dover subire giorno dopo giorno questi atteggiamenti, che sembrano insignificanti, ma che a forza di non essere contrastati sono diventati una piaga che si annida nella nostra società e  si trasforma in forme di non-rispetto verso le donne. Non-rispetto  che troppo spesso finisce con la violenza. Io non me ne starò mai zitta davanti a tutti questi atteggiamenti, e come me tante altre donne non lo faranno, quindi, mi rivolgo a tutti i maschi sessisti che fino a ora hanno creduto di poter dire qualunque cosa su di noi, sappiate che le cose cambiano, sì questo atteggiamento cambierà!”.

    22/04/17

    La riparazione del dolore la storia di Antonio Butti, chirurgo



    anche se di solito concita De gregorio usa troppo il cuore e poco la mente stavolta nell suo ultimo intervento sula sua repubblica di repubblica d'oggi

    << Ho conversato a lungo con Antonio Butti, medico chirurgo, ci siamo scritti, scambiati foto, ho ascoltato la sua storia, ho letto il libro che ha scritto. E’ una bellissima storia d’amore, di cura – anzi di Cura, con la maiuscola – di riparazione del dolore. Anche il suo libro lo è, così come i frutti che ne nascono e la consolazione che genera. E’ una storia personale e politica, mi viene da dire usando un linguaggio di altre epoche. E’ il punto in cui la propria storia individuale genera azioni che riverberano nelle vite degli altri. La Cura della comunità, questo è la politica [ da non confondersi con la politika \ politica dei palazzi ] . Lascio che sia lui a raccontare.>> mi ha commosso perchè . Nel dolore ci si conosce, si cresce e si riesce ad andare oltre se stessi.





    infatti
                                                   Antonio Butti con la moglie Marcella
    Quando lessi su Repubblica la sua recensione del libro "Quando il respiro si fa aria" del collega Paul Kalanithi fui colpito dal dramma, vissuto con sereno coraggio, dall'autore. Consapevole di quello che avrei provato, dopo un’esitazione di qualche tempo, ho letto il libro. Come mi aspettavo ha riaperto in me ferite malamente nascoste perché anche io e mia moglie Marcella ci siamo trovati a convivere con l'incombente, minacciosa compagnia di sorella Morte. Mi chiamo Antonio Butti, ho 78 anni, mi sono laureato in Medicina e Chirurgia all'Università Statale di Roma nel 1964, allora non si chiamava "La Sapienza", sono un chirurgo, ex professore presso l'Università Cattolica Policlinico Gemelli dove si è svolta tutta la mia attività clinica e di insegnamento, dall'ottobre 1965 a luglio 2005, data in cui sono andato in pensionamento anticipato a causa della malattia di mia moglie"."La sua perdita, avvenuta il 13 luglio 2007, mi ha gettato in uno stato di disperazione che mi ha spinto a raccontare ogni giorno a Marcella il dolore della mia sopravvivenza e lo svolgersi della mia vita dimezzata, mi è sempre sembrato un modo per riempire il distacco e sentirla accanto a me. Ne è scaturito un libro che ho concluso nel 2014. E' stato accettato e pubblicato, senza alcun mio onere, nel marzo 2016, nella collana L'Erudita di Giulio Perrone Editore. Nel libro, oltre a narrare il dopo, racconto come io e Marcella abbiamo vissuto da medici: sì, anche Marcella era medico. Poi i giorni della tribolazione, dalla diagnosi alla fine. Il titolo del libro è "Dall'altra parte del vetro".Lo considero un atto di Amore verso Marcella, amore che vorrei gridare al mondo per quanto continuo a esserne innamorato. Tutti i proventi delle vendite, ho deciso, vanno a sostegno del piccolo blocco operatorio che ho organizzato nella missione canossiana Josephine Bakhita, ad Agoenive, in Togo, dove vado ad operare due volte l'anno, ormai dal 2010. Partirò per la prossima missione il 28 di questo mese. In quel piccolo ospedale spicca una bella targa con la dedica a Marcella. Leggere la sua recensione sul libro del dottor Kalanithi e pensare di scriverle è stato tutt'uno. Ho pensato che avrebbe compreso la storia di Marcella e la mia, come da un dolore così grande possa nascere la forza di mettersi al servizio di chi non ha nulla, per questo vivere ancora.Ho esitato molto prima di decidermi a inviarle questa mail, è stata chiusa nel mio computer per molto tempo e non sa quante volte il dito è stato sospeso esitante sul tasto "invio".  Sa cosa mi ha infine dato il coraggio di superare ogni mia reticenza ? La forza del mio amore e lo sguardo e i sorrisi dei "miei" bambini togolesi
    La morte fa  come dice  il commento  di

    Grazia Orlando
    6 ore fa
    La morte fa parte della vita come il dolore che Essa ci "concede" di vivere e provare. La mancanza della persona che ci ha lasciato sarà sempre una ferita profonda nel nostro animo, ma quale cosa più bella, pur convivendo e non negando il dolore, avere la capacità di non lasciarsi andare al nostro egoismo, che ci vuole chiusi nella nostra sofferenza, e sviluppare amore, la forma più alta che la vita ci ha donato?