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8.3.26

I «due Marco Pisani»: dall’attentato in Iraq al mirino del biathlon

  Anche    se  è  arrivato    al  13  posto   ha  fatto ,  da  quel  poco  che ne  capisco  di Biatholon  ,  ,  da esordiente  alle  olimpiadi  ,  un  ottima  gara .  . Soprattutto     per  la  sua  storia  di  rinascita    e  di determinazione  .Chi se  ne  frega   se  era  un militare  e se   la  sua   mutilazione   è avvenuta  in guerra . 

     fonte     corriere  della sera  online  

I «due Marco Pisani»: dall’attentato in Iraq al mirino del biathlon

di Ornella Sgroi

Il 7 marzo l'atleta scende nella prima delle competizioni paralimpiche dedicate allo sci alpino maschile. Dopo aver perso una gamba Pisani è entrato nel Gruppo della Difesa. Originario di Bagno a Ripoli (Fi), riscopre la montagna e lo sci. «Vestire la divisa degli azzurri significa portare le nostre origini»

I «due Marco Pisani»: dall’attentato in Iraq al mirino del biathlonCon la squadra hanno finito la fase di preparazione sulla neve di Corvara e si sono spostati a Predazzo all’interno del Villaggio Olimpico. «L’emozione è tanta, è la mia prima Paralimpiade e soprattutto è in casa» confida Marco Pisani, classe 1988, entrato a far parte del Gruppo sportivo paralimpico Difesa nel 2021 per lo sci nordico e il biathlon, cioè la combinazione sci di fondo e tiro con la carabina. Accento toscano, l’atleta paralimpico è nato e cresciuto a Bagno a Ripoli, «un piccolo paesino a sud di Firenze, con tanto verde e luoghi per fare sport, un bel posto dove vivere». Ma dove la neve non c’è. «Fortunatamente i miei genitori mi hanno messo sugli sci all’età di quattro anni - sorride - e spesso venivamo proprio nella zona di Corvara, in Val Badia: posti che ho sempre vissuto sin da piccolo e che sono tornato a frequentare». Mai però avrebbe pensato che un giorno sarebbe tornato nelle Dolomiti da atleta professionista, men che meno per le Paralimpiadi.«Sinceramente i miei obiettivi nella vita erano altri, soprattutto prima dell’attentato in Iraq in cui ho perso la gamba sinistra. Poi si è presentata l’occasione e mi sono detto: perché no? Fin da piccolo volevo fare il militare, avevo un percorso ben stampato in testa e diciamo che ci sono riuscito». Prima come volontario nell’Esercito nel 2008, poi come paracadutista della Folgore, infine nel 2012 come operatore delle forze speciali nel 9° Reggimento Col Moschin: «Una scelta che già dalle prime esperienze ha fatto venire fuori in me l’affetto per la Nazione». E che lo ha portato in Afghanistan, Iraq e altri Paesi in Medio Oriente e Africa. 

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