Arriverà di nuovo e noi di nuovo avremo reazioni diverse per questa giornata che sta diventando divisiva.
Ci ritroveremo nelle storiche categorie, più le nuove che nel tempo i social hanno coagulato.
Chi da signora agée ha conosciuto la ricorrenza rivoluzionaria nel periodo di implosione intima, quando se ne intuiva l'importanza e la potenza, l'ha vissuta e attraversata con entusiasmo e impegno, ma forse dopo una cinquantina d'anni non ne può più, e, con lo snobismo che si presuppone, in barba alle passate esperienze, non ha voglia di riunire altre donne, neanche per una cena o un approfondimento politico-culturale.
hanno conosciuto l'UDI e il movimento femminista di Boston, con calma e positività, forse prepareranno una crostata
Le studentesse, le giovani e le pensionate politicizzate, saranno in piazza per la lotta delle donne di altri paesi, altra cultura, altro intuito, altra volontà in un altro momento divisivo.
E poi ci siamo noi, e noi, e noi, sempre più separate in categorie senza più senso reale: donne di destra e di sinistra, ricche o povere, fortunate o scarognate, eleganti o sguaiate, intellettuali o minchione...
Si è persa l'unione che è stato nucleo di nascita e fattore determinante per la riuscita di rivendicazioni e di formazione di quella "coscienza" di cui si è persa traccia.
Ora siamo donne culturalmente disunite persino da una incerta percezione della propria appartenenza biologica, accompagnata da una pregiudiziale misandria, la quale, piu' che di rivalsa, sa di confusione.

