29/02/20

il nuovo Dylan Dog assomiglia di più a John Doe che a Dylan Dog.

Lo  so  che   dovrei aspettare     ,  almeno   la  fine  di  questa saga   di  puntate   , circa  8 se  non mi sbaglio. Ma  non ho resistito  .  Devo ammetterlo, nonostante sia tra quelli che hanno criticato le battute finali dell'attuale corso,e prevedevo ( ed ancora  sono rimasto  di tale  idea  ,  mi aspetto d'essere smentito o  trovare  conferma  )  che Recchioni  lo  faccia diventare   fisso   come   quello  della  collana   il pianeta dei morti  ovvero   un D  cacciatore di zombi insomma un qualcosa tipo marvell e  quindi  un Americanizzazione  acritica   , ed  quindi  banalizzandolo e  snaturandolo   facendoli  perdere  quella  caratteristica ,  che   ha  mantenuto  fin'ora ,   di  spaziare tra  vari tipi di horror  senza  fossilizzarsi  su  uno solo   e  commercializzarsi    . Ma nonostante tutto mi attendevo un guizzo, un coniglio dal cappello, un genio dalla lampada. Ed invece, per adesso, continua solo il minestrone-reboot. E lo fa in maniera assolutamente amorfa, sonnolenta, con lo stesso passo sbilenco e strascicato dei non morti che  ha   sempre  combattuto .
L'immagine può contenere: testo

Infatti  essi risorgono senza vita e senza emozioni brandelli di cose che appartengono alla passata realtà conosciuta, un patchwork goffamente  assemblato, come farebbe un mad doctor o un finto nerd, senza mai riuscire ad inserire  un anima in questa creatura grottesca. Emaciato, tragico, privo di luce, questo nuovo Dylan Dog per ora è davvero ben poca cosa . Ma da quel che ho letto ed sentito questa dovrebbe essere una miniserie nella serie e  quindi un barlume di miglioramento    spero ci sia  . Ed e quindi , anche se è un po' scemato , sono proprio curioso di vedere come si evolve questa nuova continuity e questa nuova gestione e capire cosa ha tolto e cosa ha levato di Dylan Dog oppure come mi sembra di capire dalla lettura di questi due numeri abbia solo gettato via il bambino con l'acqua sporca . Per ora , poi si vedrà , mi sembrano storie ( visti i tempi che ci vogliono tra soggetto , la sceneggiatura e poi l'essere rappresentate con i disegni ) già scritte precedentemente e poi scartate o secondo le male lingue fondi di magazzino o riciclo John Doe il mensile a fumetti italiano edito dall'Eura Editoriale tra il 2002 e il 2012 scritto dallo stesso Recchioni . Ma trattandosi di una serie storica e complessa impossibile da modificare senza stravolgimenti e tabula rasa ed difficoltà ad ingranare ed entrare a pieno regime , come avvenne all'inizio per o stesso Dylan Dog ed come tutte le serie appena nate o a trovare un suo pubblico ed una sua strada gli do ( anche se la pazienza visto che sono ormai anni già da prima della gestione Recchioni che si parla di rinnovamento ) ancora , per 10 numeri prima del doloroso ADDIO .

28/02/20

I 200 negozi di dischi che resistono alla crisi “Salvati dal vinile"

 da repubblica del  Febbraio 27.2. 2020

Da Internet agli acquisti su Amazon, la contrazione nelle vendite va avanti da più di vent’anni. Senza parlare della pirateria
Passavamo i pomeriggi da Consorti, come si chiamava quel negozio che vendeva dischi in viale Giulio Cesare, a Roma. In quelle cabine con sottili pareti di vetro si stava ore, seduti a terra, ad ascoltare dischi appena usciti, o magari soltanto sfuggiti alla bulimia musicale che negli anni Settanta contagiava tutti i ragazzi. Un long playing a 33 giri costava fra 4 e 5 mila lire. Una discreta sommetta: rapportata a oggi, una quarantina di euro. Ne compravamo uno di tanto in tanto, e quando su...
Passavamo i pomeriggi da Consorti, come si chiamava quel negozio che vendeva dischi in viale Giulio Cesare, a Roma. In quelle cabine con sottili pareti di vetro si stava ore, seduti a terra, ad ascoltare dischi appena usciti, o magari soltanto sfuggiti alla bulimia musicale che negli anni Settanta contagiava tutti i ragazzi. Un long playing a 33 giri costava fra 4 e 5 mila lire. Una discreta sommetta: rapportata a oggi, una quarantina di euro. Ne compravamo uno di tanto in tanto, e quando succedeva sembrava una grande conquista.
I pomeriggi ad ascoltare musica. Quei pomeriggi erano qualcosa di più, la scoperta miracolosa di un mondo magico destinato però a scomparire. Finiva la scuola e si diventava grandi, mentre tutto cambiava. I dischi di vinile morivano, soppiantati dai compact disc. La pirateria, che già aveva invaso il mercato, prese subito confidenza con il nuovo mezzo e dilagò. Le cabine sparirono, qualche negozio falliva e chiudeva. Poi, un bel giorno, arrivò internet e fu il patatrac.
Confesercenti dice che nel 2006 i negozi indipendenti che vendevano dischi e video in Italia erano 1.391. Di quelli ne sarebbero rimasti secondo gli ultimi dati disponibili, 258. Ma i dati di cui parliamo sono del 2017. E come per le librerie e per le edicole, neppure questa emorragia si è arrestata. Con una differenza non da poco: perché la chiusura delle edicole ha a che fare con la crisi della carta stampata e quella delle librerie è anche la conseguenza logica di un Paese che non ama la lettura, la musica non è affatto in difficoltà. Tutt’altro.
L’ultimo a chiudere è stato lo storico rivenditore di dischi di Chivasso, città piemontese di 27 mila abitanti. Non va meglio tuttavia nelle metropoli. «Qui a Milano», dice Mario Buscemi che gestisce una rivendita in Corso Magenta, «il nostro è praticamente l’unico negozio indipendente rimasto, se si eccettua qualcuno che vende dischi usati».
Il suo negozio ha cinquant’anni. Ma Buscemi sa che durerà fino a quando dietro il bancone ci sarà lui: «Per me è come fosse una sfida. Il mestiere mi piace e vado avanti finché me la sento. Non penso però di lasciare l’attività a qualcuno in condizioni di continuarla, una volta che sarò andato in pensione». La situazione si è fatta per molti insostenibile. «Il fatturato sarà sì e no il 30 per cento di quello di un tempo. La musica non si ascolta quasi più dai supporti fisici. La scaricano da internet con costi modestissimi senza dire della pirateria. E quello che si compra, si compra per corrispondenza da Amazon, che ha ormai la metà del mercato italiano. Ma il fatto è che la crisi», insiste Buscemi, «va avanti da più di vent’anni».

Multinazionali contro negozi
Risale a quell’epoca l’appello all’Antitrust del Forum cultura e spettacolo dei Verdi che denunciavano un accordo delle grandi multinazionali sul prezzo dei dischi in grado di danneggiare i piccoli negozi. La denuncia aveva preso le mosse da un procedimento innescato in 28 stati americani nei confronti delle stesse multinazionali. Ma già nel 1997 l’Antitrust italiano aveva sanzionato con una multa di 8 miliardi di lire il cartello ritenuto responsabile, come ricordò un articolo di Carlo Moretti su Affari&Finanza di Repubblica nel 2003, di aver falsato “in maniera consistente la concorrenza sul mercato discografico in Italia mediante la definizione di una struttura e un livello uniforme dei prezzi praticati ai rivenditori”.

La crociata contro la pirateria
E nel 2002 fu la Confesercenti a tentare di avviare una crociata contro la pirateria, rivelando che in Italia il 20 per cento del mercato dei compact disc era controllato dalla contraffazione. L’anno seguente la crisi era già conclamata, con chiusure a ripetizione dei negozi specializzati. Allora il fenomeno di Amazon non si era ancora palesato, e i rivenditori indipendenti puntavano il dito contro la grande distribuzione. Al punto che Norina Rossi, già presidente del comparto che fa capo alla stessa Confesercenti, avanzò la proposta di vendere i dischi anche nelle edicole: non potendo immaginare quello che sarebbe accaduto in seguito alla rivendite dei giornali.
Oggi anche lei, titolare di un negozio di Arezzo, dice che «la crisi è nella lettera A, quella di Amazon». E poi la contraffazione, «che è diventata un meccanismo perfetto». Il bilancio: «in Toscana siamo rimasti una dozzina di negozi indipendenti. Sono spariti a Siena, sono spariti a Viareggio, stanno sparendo a Pisa. Il fenomeno è così serio che a questo punto non so cosa debba accadere perché se ne occupi il governo».
Una piccola boccata d’ossigeno è venuta dalla riscoperta del vinile. Che però, avverte Buscemi, «è comunque un fenomeno limitato, e certo non compensa la paurosa flessione delle vendite». C’è quindi chi cerca di tenersi a galla organizzando incontri con musicisti e cantanti. E intorno a questi eventi si è costruito anche un discreto mercato. Ma non può essere questa la soluzione.
La verità è che siamo di fronte a una questione di portata globale. Sul Sole 24 Ore Simone Filippetti ha raccontato sei mesi fa che a Londra, nella centralissima Oxford street, ha chiuso nientemeno che Hmv: His master’s voice. Per gli italiani, la Voce del padrone. Era il più famoso negozio di dischi della capitale britannica, fondato addirittura nel 1921. Ha resistito finché ha potuto, più di Megastore di Richard Branson, e decisamente più di Tower records, che ha abbassato le saracinesche ormai da più di un decennio.
In Italia la resistenza ha provato a sfondare con il Fisco. Finora però inutilmente. All’inizio del 1997, per decisione del primo governo di Romano Prodi che oltre ad aver introdotto l’eurotassa stava raschiando il fondo del barile per riuscire a entrare nel gruppo di testa della moneta unica, l’Iva su dischi e compact venne portata dal 9 al 20 per cento. Le case discografiche lamentarono subito che avrebbe quindi fatto impennare anche i prezzi. Senza esito.

L’appello contro l’Iva
Cinque anni più tardi, con un appello al presidente del consiglio Silvio Berlusconi e ai ministri dell’Economia e dei Beni culturali Giulio Tremonti e Giuliano Urbani, 150 artisti, da Salvatore Accardo a Zucchero Fornaciari, chiesero di abbattere l’Iva su dischi e compact disc dal 20 al 4 per cento. Portandola allo stesso livello dell’imposta applicata su giornali e libri. «Sembra un paradosso», scrivevano, «ma ad un libro che racconta la vita di Giuseppe Verdi si applica il 4 per cento di Iva; tuttavia, se volessimo acquistare un disco che contiene l’opera del grande compositore italiano, dovremmo pagare un’Iva del 20 per cento». Ma pure quello, nonostante il peso di tutti quei nomi, fu un buco nell’acqua.
Finché a gennaio del 2005 un deputato dell’opposizione di centrosinistra presentò una proposta di legge per accogliere quell’appello. Il suo nome? Dario Franceschini, attuale ministro dei Beni culturali. Anche la sua proposta cadde però nel vuoto. Da allora la pratica è finita nei fatti su un binario morto. Con il risultato che l’Iva sui dischi e i cd attualmente è al 22 per cento, il livello più alto d’Europa.                                                                         

27/02/20

abbiamo perso la capacità d'interpretare i film il caso de L'amica geniale II La controversa scena di sesso tra Lenù e Donato Sarratore che molti non hanno capito

  canzone  suggerita
Edoardo Bennato - Non Farti Cadere Le Braccia

 Cercando  le  anticipazioni , paura  di  non riuscire  a  vederlo  o per  poi confrontarlo    con quellom che mi sono immaginato ,    degli episodi    7  ed  8  della II  sagione   l'amica  gemiale  - il segreto  del nuovo cognome  ,    ho trovato  questa   news 


Tra le scene più forti viste nella seconda stagione de L'amica geniale c'è quella che mostra il rapporto sessuale tra una delle protagoniste, Lenù (Margherita Mazzucco), e l'ambiguo Donato Sarratore (Emanuele Valenti) sulla spiaggia dei Maronti di Ischia. La particolare sequenza, vista lunedì scorso nell'episodio 5 intitolato "Il tradimento", ha colpito molto i telespettatori, soprattutto coloro i quali L'amica geniale 2: La controversa scena di sesso tra Lenù e Donato Sarratore nel libro di Elena Ferrantenon hanno letto i romanzi di Elena Ferrante. La ragione? La scelta di Lenù che ha deciso di acconsentire a un rapporto sessuale con un uomo viscido e molto più vecchio che, per giunta, si era già approfittato di lei. Questa sconvolgente svolta nella storia, tuttavia, viene spiegata meglio direttamente dalla Ferrante nel libro Storia del nuovo cognome . [...]


 .....  continua  qui    per  coloro che  vogliono la pappa  pronta   e  non   vogliono  sviluppare  la loro  immaginazione   \ fantasia   e spirito critico d'osservazione  .





Ora Premetto che neppure io ho letto la quadrilogia o il libro intero da cui sono tratte ( e continueranno ad essere tratte ) le stagioni dell'amica geniale di Elena ferrante  . Ma sarà il mio spirito ribelle ed un infanzia precoce o la mia formazione culturale , non mi hanno ne scandalizzato nè sorpreso di tale scena , prevedibile se si guarda il film con attenzione e non ci si chjiude davanti alla realtà in una torre d'avorio. Mi lascia basito , che come fa notare questo articolo a livello culturale si arrivi a non capire una scena simile . dobbiamo farcelo spiegare come se fossimo bambini dell'asilo che stanno appena esplorando il mondo circostante . sconfortato da come stiamo perdendo la capacità di comprensione interpretativa di una semplice scena di un opera televisiva vi saluto e v'auguro buonanotte sulle note di   DENTRO LA TASCA DI UN QUALUNQUE MATTINO - Gianmaria Testa

effetti collaterali del coronavirus

  prometto , speriamo di riuscirci che questo sarà l'ultimo  post  sul coronavirus   perchè mi sta  scartavetrando  i ...... oltre  a  gettarmi  nel dubbio   s e ridere  o piangere  in quanto    : << Na cosa buona di sto Coronavirus è avere conferma di essere circondati da coglioni.>>  (  francesco corallo  facebook   ) . 
ha  ragione l'amico  marco barone in questo  articolo  sul suo blog   https://xcolpevolex.blogspot.com quando dice   :   << Ovunque si parla di coronavirus. Da giorni e giorni i media non parlano che di questo. E' stata creata una situazione di panico, volendo o non volendo, ed infatti, quando si sono resi conto che la situazione stava scappando di mano, che si fa? Si dice che il coronavirus è una semplice influenza con percentuali di mortalità inferiori rispetto alla vecchia SARS e non solo. Insomma, non c'è di che preoccuparsi. Intanto, decreti d'emergenza, ovunque, schizofrenia da ricovero negli ospedali chiusi da Basaglia, verrebbe da dire.  Mentre nel mondo l'Italia viene vista come un Paese 'untore'. Un mondo che dichiara di prepararsi alla pandemia cosa che in Italia nella nuova narrazione soft dopo quella da grande panico viene sminuita. [...] >>  Infatti  e' successo di tutto e di tutto ancora accadrà. Casi di razzismo contro i cinesi ma anche contro i lombardi ed i veneti. Poi nel tempo si aggiungeranno quelli delle altre regioni "infette". Parlare  con l'accento  veneto o lombardo  , in giro per l'Italia, comporta l'attirarsi l'attenzione  ed   gli insulti denigratori 





 << [.... ] Se prima quell'accento non diceva nulla ai più,>>  sempre    secondo  Marco B  <<  ora, nella mente del cittadino scatta l'allarme. Poi, se ti scappa uno starnuto, magari scatta pure una "delazione". Veneto (  o Lombardo  aggiunta  mia  ) , più starnuto, uguale, infetto. Che poi magari sei allergico a qualcosa e sei sano come un pesce, questo può nel momento non contare un cazzo. Insomma, si è iniziato a capire che parlare la propria lingua può essere un problema. Cose che in Italia non si vedevano da tempo, erano la normalità sotto il fascismo contro gli sloveni    , ad esempio, e diffuse, negli anni del boom economico contro i meridionali nel nord Italia. Tutti a comprare amuchina e mascherine. Ma inspiegabilmente in molte città dove queste mascherine sono andate esaurite, in giro vedi poche persone con le mascherine e se la indossi magari ti prendono per il culo. >> e  quindi   battibecchi  tipo  questo  raccontato   qui  
Francesco Capelli
24 febbraio alle ore 20:46
"Stamattina ero a Nuoro, sono entrato alla Lidl e c'era questa signora con la mascherina, la guardavano tutti, uno si gira e le dice: "eh Zia me' esagerada, bi chi in Nugoro su coronavirus non b'est arribbau"!
Quella si toglie la mascherina e risponde: "deo so maladia pro sos cazzos meos...cravatichelu a culu su coronavirus"... è calato il gelo"

 Ma   << E soprattutto capisci cosa significa portare quella mascherina quando hai dei problemi di salute. Ti guardano tutti. Un virus che è in Italia probabilmente prima della sua esplosione e che ha fatto implodere il Paese. Chi invocava con atti di sciacallaggio la chiusura dei confini, ed i soliti nauseanti bla, bla, bla, ora deve assistere alla situazione paradossale che è l'Italia ad essere isolata dagli altri Paesi. >>  e che   << i veri confini sono sorti all'interno del Bel Paese, dove è andata letteralmente a quel paese l'unità d'Italia. L'autonomismo non ha fatto   [ corsivo mio ed  non fa  ] una bella figura. In certe mani è meglio non averlo. Su alcune materie non dovrebbe esistere, su alcune questioni d'emergenza nazionale, servirebbe l'emergenza nazionale e non regionale. E qui invece ognuno ha fatto  ed   fa  quello che minchia ha voluto  . Chi chiudeva le scuole, chi sospendeva solo le lezioni, chi questo, chi quello. Follia totale. Intanto, niente scioperi, niente assembramenti, niente riunioni, niente cultura, qualcosa resiste, non si è osato chiudere i centri commerciali, i ristoranti, si è osato chiudere le biblioteche ed i teatri. Ai lavoratori esposti, dai mezzi pubblici ecc, non sono state date le mascherine, ma intanto spuntano le tende davanti agli ospedali di alcune realtà e gli assalti ai supermercati. Controlli negli aeroporti, prima sui voli esteri, poi capiscono che non bastavano ed eccoli spuntare su tutti in teoria, anche se non è così nella realtà, controlli sui treni, ma sfuggono gli autobus, gli accessi dall'autostrada, dalle strade comuni. Non si può controllare tutto. Non si può mettere in quarantena un Paese intero. Il coronavirus ha dimostrato la vulnerabilità dell'Italia, un paese dove è saltato letteralmente il lume della ragione. Finita questa pagina vergognosa, saranno tante le cose da dover chiarire, sono diverse le cose che non tornano. E comunque una cosa va detta, gli sciacalli sovranisti della politica italiana hanno fatto   >>  ,  speriamo   <<  capire agli italiani, almeno a quelli dotati di cervello, cosa significherebbe lasciare il paese nelle loro mani.  Sarebbe un disastro totale.>>





24/02/20

cara bulla ... di Flavia marchesini un come rispondere ai bulli senza scendere al loro stesso livello

queste  nuove  generazioni   mi  tirano su di  morale   e mi rendono meno  pessimista  . esi hanno molto  da  insegnarci  , soprattutto  a  noi odiatori




Flavia, 11 anni, è stata per lungo tempo vittima di bullismo da parte di una sua coetanea che frequenta la sua stessa scuola di Cremona. Ma la giovane è riuscita a sciogliere con decisione e delicatezza quel “nodo blu” che le era stato avvolto addosso e l’aveva tenuta stretta nella morsa del bullismo, attraverso l’uso delle parole scritte, nero su bianco, in una lettera indirizzata alla sua “bulla”.
Perché Flavia è riuscita a trasformare la meschinità del bullismo subito e a fronteggiare a testa alta, e penna alla mano, la sua «cara bulla». Ed è proprio con queste parole che inizia la lettera dell’11enne indirizzata alla giovanissima ragazza che l’ha più volte presa di mira.
la  protagonista  

Dopo aver inglobato tante cattiverie e pressioni psicologiche di certo non facili da metabolizzare, ancor di più in una fase delicata della vita che è quella del passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza, Flavia è riuscita a imporsi.
E forse la via più facile sarebbe stata quella di rispondere con l’aggressività. Ma Flavia ha scelto di ringraziare la sua bulla, «perché ogni tua azione mi dà una carica e una grinta tali, che impiego nello sport con ottimi risultati!», trasformando così il male subito in un’espressione di forza personale e di autodeterminazione.
Ed è così che Flavia ha inviato una lettera pregna di «affetto e compassione» destinata alla sua coetanea a La provincia di Cremona che l’ha a sua volta ri-pubblicata sulle sue pagine. E per la sua reazione, Flavia è successivamente stata invitata dal prefetto di Cremona, Vito Danilo Gagliardi, che si è complimentato per il suo gesto e per il modo di affrontare il bullismo.
Il testo di Nodo Blu, la lettera di Flavia contro il bullismo


Cara bulla,
sì, sono proprio io!
Come vedi, le tue azioni negative
non mi impediscono di scriverti questa lettera,
e guarda un po’ sono ancora qui, viva e vegeta,
sorpresa!!
È dall’inizio dell’anno scolastico che mi ricopri di insulti pesanti,
occhiatacce a tutte le ore del mattino,
parole volgari sussurrate all’orecchio,
nella tua vana speranza
di una mia reazione incontrollata…
Sono passati tanti mesi
e non l’hai ancora capito?
Io non reagisco! Non reagisco
alla violenza con altra violenza,
verbale o fisica che sia…
All’inizio lo devo ammettere, sì ero spaventata e mi abbandonavo al pianto, trattenuto (se riuscivo) fino al ritorno a casa.
Piangevo sì, ma non per paura
delle tue minacce, ma perché non capivo,
non capivo il PERCHÉ di questo
tuo sentimento (chiamiamolo così!) nei miei confronti.
Ora che si avvicina il giorno di San Valentino, cosa partorisce la tua mente?
Farmi trovare sul banco tanti, tanti teneri «bigliettini d’amore» anonimi…
Bigliettini in cui non vedi l’ora di vedermi morta, bigliettini in cui esprimi il tuo sentimento di gioia nel giorno del mio funerale, che secondo i tuoi calcoli,
sarà tra poche settimane, vero?
Pensa un po’, sono convinta invece che questa decisione spetti solo a Dio,
e non a una ragazzina delle medie…
mi sbaglio forse?
Veramente desidereresti la mia MORTE?
Veramente desidereresti vedere morire
un altro essere umano?
Ti dirò, sarò forse all’antica, ma per
San Valentino avrei preferito
ritrovarmi sul banco qualche cioccolatino
a forma di cuore, o anche una rosa rossa…
troppo banale e romantica vero?
(Dai che sei ancora in tempo!)
Cara bulla,
se è vero che da un lato hai cancellato in me ogni illusione del mio mondo dorato di bambina,
scaraventandomi nel «magico e grigio» mondo degli adulti…
dall’altro lato ti ringrazio
perché ogni tua azione mi dà una carica e una grinta tali,
che impiego nello sport con ottimi risultati!
Lo sai che ho vinto la mia prima medaglia?
Che emozione!!
Cara bulla,
volevo solo farti sapere che
MAI
MAI
MAI
riuscirai a spegnere la mia luce
e la mia voglia di vivere.
MAI!
E se mai lo vorrai,
io sono qui… e…
mi raccomando i cioccolatini!
Con affetto e compassione.Flavia


23/02/20

PARLARE DEL CORONAVIRUS ( MA NON SOLO ) SENZA FARE SPECULAZIONE POLITICA DI STAMPO SOVRANISTA \SALVINISTA - GRILLINO E FANATISMO ALLA FANZAGA ED ALLA SOCCI CI SI RIESCE ? ?

Colonna  sonora


Lo  so che  non dovrei condividere  , come  suggerisce  anche   la nostra  amica  ed  utente  Daniela  ,   video e messaggi di questi due  putribondi   figuri  e  fondamentalisti    figuri perché, comunque, gli farei pubblicità. Ma a tutto c'è un limite. Infatti il primo   « Non è la prima volta, in verità, che attribuisce disgrazie e pandemie alle vendette del cielo (nei confronti di qualcun altro, naturalmente): rimasi scioccata dalle sue frasacce durante il terremoto in Abruzzo. Il guaio è che il figuro ha un forte seguito, le sue farneticazioni veramente contagiose. Persona brutta. Cattiva ».


Dona Amati Speculatore immondo. Da atea dico che non è degno di portare il crocifisso.

Il  secondo   è  uno  di quei cattolici  (   ?  )    reazionari ed  integralisti   \    fondamentalisti





questo non è cristianesimo. secondo   me  ,  ma  una  interpretazione  reazionaria  ormai  messa  in discussione  dalla storia   e  dai cambiamenti    che    si sono  succeduti  , nel bene  e  nel male   da  dopo l'illuminismo   .  Purtroppo, come  si  può leggere   da certi commenti, ed  da  certi siti c'è chi lo purtroppo   lo  condivide.
Ecco un  discorso  preso  dalla  bacheca  fb di Daniela





  • Sergio Docci Daniela,ciao, condivido quasi tutto, quasi perché l'idea di lasciare il social ...no,no perché cedere la strada a queste persone,brutte persone, io personalmente non ci riuscirei. Queste stronzate vanno contrastate con tutti i mezzi,FB è uno di questi,controinformazione E tu, Daniela, hai tutti gli strumenti per aiutare a comprendere il senso e il valore delle parole,e quando sono emerite stronzate va segnalato!

    Ciao
    • Daniela Tuscano Se è per questo ho fatto gli screen di tutti i loro post, e aggiungo che oggi ho comprato una borsetta da un cinese assieme a mia madre, reduce da una malattia molto seria. Se mi ammalerò dovrò pensare a una punizione divina, che ha voluto colpire anche mia madre perché è questo e solo questo che intendono quell'individuo e i suoi sostenitori. E lo dicano apertamente, se ne assumano la responsabilità. Devono esplicitare ciò che pensano: le malattie, i terremoti, le disgrazie in generale per "colpa" dei peccatori, che naturalmente non sono mai loro. Ah, e nemmeno tutti i peccati, ve'. Solo quelli sessuali, quelli degli "atei", ecc. Del resto, nessuna profezia sui nazisti: andavano bene? E che dire di i mafia, corruzione, terrorismo, compravendita di armi, droga, pedofilia, prostituzione e chi più ne ha più ne metta? (I femminicidi no, sono "invenzione della sinistra"... 😳🙄😂😡) Il punto è che costoro si ritengono eletti perché politicamente reazionari, si sentono superiori perché pensano, sbagliando di brutto, che noi ignoriamo le Scritture, ce la spassiamo allegramente, disprezziamo le profezie (che certo non sono "made in Livio"), andiamo a Messa quando ci gira e dei segni dei tempi ce ne ridiamo. Sbugiardarli è molto semplice, anche perché nel 99,99% dei casi i primi a non conoscere o a non capire la Scrittura sono proprio loro ma al potere di FB come controinformazione non credo più da un pezzo. Davanti a un'emergenza dovremmo stare tutti uniti: diffondere notizie sicure, proteggersi, osservare le regole di igiene. Spargere odio e gridare all'untore è sempre inaccettabile, ma adesso è pure spregevole. Cosa sta prevalendo, secondo te?


     Oltre   e  sempre  dalla bacheca  di Daniela   
L'immagine può contenere: il seguente testo "Medkor fl corano e allah a3lam che questa malattia non toccherà musulmani ma solo i misicredenti e chi commette chirk billah Visualizza 2 risposte precedenti Perché ulama dicono che il musulmano fa il wudu cinque volte al giorno, in più prega e fa invocazioni."



È necessaria la collaborazione di tutte le forze politiche  \  culturali e il coinvolgimento di tutte le competenze mediche e scientifiche del Paese per affrontare questa emergenza Chi fa sciacallaggio oltre  che  culturale   (  vedere  i  casi sopra  ) ed politico      per tornaconto elettorale

23/02/2020 14:28  https://www.adnkronos.com/                                                              Coronavirus, Salvini: "Sbarcati 274 migranti, non ho parole"
"Live da Pozzallo, il governo ha autorizzato lo sbarco di 274 presunti profughi da chissà dove. Inqualificabili". Lo ha scritto su Fb, Matteo Salvini. "Il Viminale ha autorizzato lo sbarco in Sicilia di quasi 300 immigrati clandestini portati dalla solita nave Ong straniera. Nemmeno nella situazione di grave emergenza nazionale in corso il governo ritiene di dover chiudere i porti. Non ho parole", ha aggiunto il leader leghista alludendo all'emergenza per il coronavirus.

Antonio Deiana Protocollo giallorosso su Coronavirus (non c’è da ridere, è una tragedia):‬

‪1. Sottovalutare: “Tutto sotto controllo”‬

‪2. Rigettare misure più severe solo perché le propone Salvini ‬

‪3. Disconoscere pure i competenti se si disallineano ‬

‪4. A tragedia esplosa, urlare: “Sciacalli”‬

(Daniele Capezzone)

soffiare sul fuoco senza aiutare nessuno . Qui finiamola   con la  caccia  all'untore
L' 
#untore su cui sfogare la nostra rabbia che per alcuni\e non dovrebbe essere difficile. Basta cercare : un #cinese#nero, di #religioneebraica#religionemussulmana #comunista con tendenze anarcoidi, che #votaPD, ed è residente a #Bibbiano.



22/02/20

ecco perchè anche se sono contro l'esibizionismo e un po' freddo sui gay pride non riesco ad essere omofobo




da  https://www.ilmattino.it/caserta/ sabato 22 Febbraio 2020 
«Io, gay non dichiarato, vittima della gang: ma non denuncio per paura, ho una moglie»

                                di Mary Liguori
Risultato immagini per gay non dichiarato«Da anni frequento le chat di incontri, ho un nickname, ogni volta che vado a un incontro temo di trovarmi di fronte qualcuno che conosco, ma poi ci penso: non corro alcun pericolo, in fondo abbiamo lo stesso segreto. Siamo omosessuali non dichiarati, con moglie e figli e una vita apparente da etero. È un segreto in comune, nessuno lo svelerebbe a rischio di essere a sua volta scoperto, ma dopo l’aggressione ho temuto che il mio castello di sabbia crollasse di colpo. Per questo ho preferito non denunciare. Mi avrebbero chiesto cosa ci facevo all’incontro, perché avevo un appuntamento con quel ragazzo che neanche sapevo che fosse minorenne, ovviamente. Mi avrebbero fatto delle domande alle quali avrei dovuto rispondere, poi ci sarebbe stato un processo e io avrei dovuto dire a tutti, alla mia famiglia, chi sono veramente». Giuseppe potrebbe essere una delle vittime della babygang sgominata ieri, lo hanno sequestrato e picchiato un anno fa, dopo che aveva preso un appuntamento in chat con un ragazzo che credeva essere gay. Ci ha contattati dopo che la notizia dell’arresto dei tre aggressori minorenni è stata divulgata ieri dai siti di informazione on line. 

Cosa le fa pensare che i ragazzini arrestati ieri a Caserta siano gli stessi che hanno aggredito lei?
«Quelle persone sono state adescate e assalite con le stesse modalità usate nei miei confronti. Avevo preso appuntamento con un uomo che diceva in chat di avere la mia stessa età. Ci accordammo per incontrarci in una zona isolata di Marcianise. Quando arrivai lì, inizialmente vidi solo un ragazzo. Solo dopo mi accorsi che erano in tre, ma era già troppo tardi. Fu un attimo: mi presero a schiaffi e pugni, mi chiusero in macchina e mi costrinsero a tirare il portafogli. Avevo solo 80 euro e nessuna carta di credito. Presero il denaro e fuggirono». 

Perché non li ha mai denunciati? Avrebbe potuto fermarli prima...
«Fa rabbia trovarsi in balia di tre ragazzini che sembrano bestie, fa rabbia non poter reagire, ma la paura più grande è quella che da sempre accompagna la mia vita. Sono un omosessuale non dichiarato con famiglia. Ho moglie e figli. Nessuno, neanche i miei più cari amici, conoscono la mia vera natura. Se tutto ciò saltasse fuori, la mia vita sarebbe distrutta. So che se fossero gli stessi ragazzini avrei potuto fermarli prima, se sono gli stessi mi sento responsabile per quanto è accaduto a quelle persone. Ma se anche tornassi indietro, farei la stessa scelta. Ho cinquant’anni, figli adolescenti, una moglie alla quale voglio bene. Ho scelto di non complicarmi la vita: trent’anni fa dire a tutti di essere gay, in un paese piccolo come quello in cui vivo, era ancora una condanna. Su questo sì, però, ho dei rimpianti: avrei dovuto tirar tutto fuori sin da subito, invece adesso la mia vita è un castello di bugie»

Il coronavirus sarà sconfitto o ridotto dalle grandi case farmaceutiche oppure con un rimedio naturale come quello di Youyou Tu, Nobel per la medicina 2015, che ha sconfitto la malaria ?

cazzeggiando su  vari aggregatori di   notizie   e  sulla  home  di fb   ho  trovato questa  notizia

da  http://italian.cri.cn/notizie/ 2020-02-11 15:33:19

UNESCO consegna a Tu Youyou l’Equatorial Guinea International Prize for Research in the Life Sciences




UNESCO consegna a Tu Youyou l’Equatorial Guinea International Prize for Research in the Life Sciences
Lunedì 10 febbraio presso la sede generale dell’Unione africana di Addiss Abeba, capitale dell’Etiopia, l’UNESCO ha consegnato a tre persone, fra cui la scienziata cinese Tu Youyou, il premio internazionale Equatorial Guinea International Prize for Research in the Life Sciences.
Questo premio è assegnato alle eccellenti ricerche condotte nell’ambito delle scienze della vita che migliorano la qualità della vita umana; il soggetto autore della ricerca può essere rappresentato da un singolo individuo o da un’organizzazione. La prof.ssa Tu Youyou dell’Accademia cinese delle Scienze mediche, già vincitrice del Premio Nobel per la Medicina (Fisiologia) nel 2015, ha conseguito questo premio per le sue ricerche sulle malattie parassitarie

Poi  sfogliando le bacheche dei miei contatti ho trovato  questo post
L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi
Youyou Tu, Nobel per la medicina 2015, ha sconfitto la malaria con un rimedio naturale.
Oggi mi chiedo se un’altra Youyoy Tu potrà sconfiggere il coronavirus in Cina.
Se fosse vissuta nel Seicento, Youyou Tu sarebbe stata bruciata come una strega. La sua, infatti, è la storia incredibile di una scienziata che, partendo dalla medicina tradizionale di 1600 anni fa, ha trovato un modo per debellare quella malattia mortale, attraverso un principio attivo derivato dalla pianta dell'Artemisia.
Isolata dal mondo e dimenticata per decenni, la "maga delle erbe" è nata in Cina a Ningbo, nello Zhejiang, il 30 dicembre del 1930 ed è stata tra le prime donne ammesse alla facoltà di scienze farmaceutiche dell' Università di Pechino.
Laureata a 25 anni, si è tuffata nello studio della medicina tradizionale visitando migliaia di villaggi, parlando con stregoni ed erboristi, trascrivendo oltre 2 mila ricette popolari, memorizzando testi antichi ed estraendo 380 rimedi da oltre 200 piante. Si è poi iscritta all' Accademia della medicina cinese tradizionale e dopo 5 anni la sua fama di "maga delle pozioni" le ha riservato il passaggio decisivo.                                                                                                 Nel 1967, il Vietnam e gli alleati cinesi del Sudest asiatico contro gli Usa erano sconvolti dalla malaria, prima causa di morte anche in patria. In piena Rivoluzione culturale, Mao Tse-tung istituì un "piano farmaceutico segreto" per sconfiggere la "malattia delle risaie" che decimava i militari e a guidare il "Progetto 523" venne chiamata proprio Youyou Tu, non ancora quarantenne. Aveva un marito che fu mandato a lavorare nei campi e due figlie piccole affidate ai parenti.                                                             Dopo anni di esperimenti e ricerche, il colpo di genio le venne nel 1972, studiando le reazioni dell’ “Artemisia annua”: scoprì che bollirla la privava dei princìpi attivi, mentre l'estrazione a basse temperature salvava tutte le qualità.                                                                                                            Creò dunque l'"artemisina" e pubblicò, in anonimato, il quaderno «Raccolta di singole prescrizioni pratiche anti-malaria in 640 consigli», lo studio che, grazie al salvataggio di milioni di malati in Asia e in Africa, le è valso il Nobel.Lei stessa ha rivelato di essersi limitata a modificare una antica ricetta della medicina tradizionale cinese, confidata da una vecchia erborista dello Yunnan. E sempre Youyou Tu ha ammesso di essere stata costretta all'anonimato fino al 1977, l'anno successivo alla morte di Mao, di essere rimasta isolata dalla comunità scientifica internazionale fino al 1979 e di essere stata promossa ricercatrice dell'Accademia cinese solo nel 1980.                                                                                        Youyou Tu ha oggi lo studio nel suo povero appartamento, nascosto nel quartiere di Dongcheng, a Pechino. Chi l'aveva dimenticata adesso la ringrazia: e guarda con occhi meno prevenuti all'arte medica delle dinastie imperiali, che allo shock della cura preferisce la gentilezza della prevenzione.Per saperne di più: Sara Sesti e Liliana Moro, "Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie", pag. 250, 16 €, Ledizioni, Milano 2020. In vendita nelle librerie e on line su Amazon, Ibs, Feltrinelli. Richiedibile a info@ledizioni.it

21/02/20

Carnevale ma non per tutti. Il dramma delle malattie.Il dramma di una donna di Tempio a cui occorre la cannabis terapeutica per sopravvivere ai dolori e alla invalidità.

Sento  e vedo dal balcone  di casa    il frastuono   dei carri  e   della gente  allegra  (  o   quanto meno  che  prova  ad essere allegra  per    evadere  almeno  per  un po'  dalle   brutture     e responsabilità  della  vita  )  ma  poi  leggendo  l'articolo   riportato   sotto   ritorno per  un attimo alla cruda realtà  di chi   non può permettersi   tale  allegria   sopratutto  quando   è lo stato    con la  sua    burocrazia  ed  assurdità   repressive  (  vedi  le  vicende  della  la  cannabis terapeutica )    che   ti rende  la  vita  difficile ed  ad  ostacoli    come  la protagonista  della storia     del post   citato  sotto  .



Stagioni e stazioni di passaggio, tasse obbligatorie a vita da pagare quando la vita stessa non sorride a 32 denti, transiti forzati verso altre strade, ostinate e contrarie, tunnel senza uscite, calvari quotidiani che ci sbattono su un letto di dolore e lacrime.La storia di Rosanna Galleri
una donna di Tempio a cui occorre la cannabis terapeutica per sopravvivere ai dolori e alla invalidità.




Il Carnevale è la festa delle trasgressioni, un misto di allegria e coinvolgimento generale che appartiene a questa città e alle sue tradizioni. Oggi, giovedì, inizia ufficialmente la sua giostra, di balli, sfilate, divertimento sfrenato e senza ostacoli. Per tanti ma non per tutti. Il contraltare sono le malattie che ce lo impediscono, i lutti recenti che ci impongono sentimenti diversi, la estreme derive sociali che costringono a stare rinchiusi nel dolore e in altre situazioni. Carnevale dunque ma non per tutti.foto galluranews-Carnevale 2017

Stagioni e stazioni di passaggio, tasse obbligatorie a vita da pagare quando la vita stessa non sorride a 32 denti, transiti forzati verso altre strade, ostinate e contrarie, tunnel senza uscite, calvari quotidiani che ci sbattono su un letto di dolore e lacrime. Le tristezze della vita, quelle che non tutti amano leggere a Carnevale, ma che ci sono e diventano violenza che si contrappone all’allegria. Sono storie, piccole e grandi, che fanno restare muti o poco propensi alla festa a tutti i costi.
Rossana, una giovane donna, vive un dramma, da tanti anni. Lei è sempre positiva ma è pura reazione ad una malattia devastante che ne ha compromesso la mobilità, la vede costretta ad un forzato digiuno di allegria mentre il suo corpo si veste di dolori fisici intollerabili. Sono ore di sonno perse a causa dei mali, la vita privata del piacere della festa, solo la mente e gli occhi scrivono del suo dramma Oggi anche la parola, da qualche tempo, si è impigliata come i suoi muscoli che non rispondono più.
Il solo sollievo è la cannabis terapeutica, un farmaco che riesce a distenderla, farla riposare e darle il senso degli anni giovani che ha e vorrebbe avere. Scrive su facebook.
«Carnevale per tutti, ma per me inizia il circo»
Rossana col marito Massimiliano

« Una settimana senza cannabis terapeutica…Bedrocan! Ora comincia il carnevale per voi…per me IL CIRCO! ARTICOLO 32 della Costituzione italiana: DIRITTO ALLA CURA! ABBIAMO BISOGNO DI CONTINUITÀ TERAPEUTICA!
Sono disfagica e non posso mangiare se non omogeneizzati e passati di verdure, regalino delle ultime malattie neurodegenerative. Senza cannabis terapeutica sarò costretta a cominciare una alimentazione parenterale perché non esiste alcun farmaco che mi distenda la muscolatura come fa la cannabis e mi permetta almeno di deglutire pappe per neonati.
La mia postura è sempre più spastica e le cadute ricominciano ad essere frequenti. Continuo a non chiudere occhio e ad avere attacchi ed assenze epilettiche a ripetizione giornaliera!
Non sono in grado di comunicare se non per via scritta perché anche le mie corde vocali stanno cedendo. I dolori sono tornati se possibile ancora più prepotenti. Questi sono solo alcune delle piccole particolarità che ributtano nel circo delle mie patologie appena in mezza Italia finisce la cannabis MEDICA! Se la situazione si protrarrà a lungo sarò costretta a far vedere come funziona il circo di alcune malattie neurodegenerative.
E non sarò alticcia per essere andata a bere con gli amici e festeggiare il carnevale!»
La speranza è quel farmaco che pare arrivi in quantità limitate che presto si esauriscono. La continuità terapeutica diventa un miraggio vincolato a troppi passaggi e costi che la sanità pubblica sostiene con sempre maggiori difficoltà.
Bisogna fare qualcosa, per Rossana e per chiunque si ritrova a sopportare malattie come la sua, un miscuglio di tanti altri mali che solo la cannabis riesce a tenere sotto controllo.
Facciamo anche questo, proviamo a comprendere che Carnevale se non per tutti, deve almeno consentire a chi soffre di regalarsi una tregua di dignità indispensabile