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28/05/09

In cammino per la pace... e altre storie


Di Giorgio Schultze ho parlato parecchio in questi giorni, qui e altrove: in occasione del 25 aprile, delle sparate di Salvini e del governo su sicurezza e immigrati, dalla crisi a riarmo e occupazione, passando per la lotta contro l'ignominiosa "riforma" scolastica, il nucleare, discriminazioni d'ogni tipo (cfr. la nota al seguente post) e incipiente pauperizzazione. In ogni caso, cliccando sul suo nome, gli interessati possono scaricare il programma completo.

La mia insistenza ha però ragioni precise, che esulano dall'amicizia personale e dalla stima verso un uomo onesto e preparato. E, se ci pensiamo, i miei interventi non sono nulla in confronto alla pletorica kermesse di gigantografie, video, tg asserviti, talk show tramutati in spot elettorali, divi e divette compiacenti, che ci circondano e ci mostrano un'unica realtà: Berlusconi, Berlusconi e ancora Berlusconi.

Un Berlusconi ancora, e convintamente, sostenuto dai poteri forti, da Confindustria alla Cei, mentre l'onnipresente Brunetta, dopo gli attacchi ai dipendenti pubblici, ai rom e ai poliziotti "panzoni", adesso scioglierebbe l'Antimafia, e chissà che prima o poi (più prima che poi) non ci riesca: "Troppo ideologica", si capisce. La giunta milanese l'aveva capito per prima, l'efficienza forzista-ciellina è d'altronde proverbiale. Affrettatevi a guardare il link, il video è già stato censurato.




La manifestazione contro i tagli della Gelmini, ieri al Provveditorato milanese, ha visto gli umanisti in prima linea.

D'altro canto, il malessere della sinistra delusa non può essere colmato dai soliti volti stanchi e riciclati, da litigiosi gruppuscoli fuori del tempo e della storia, privi peraltro di qualsivoglia programma concreto che non si riduca all'aduso slogan: non votate il Cavaliere.

Sebbene da sempre impegnato in campagne per i diritti umani e civili, Giorgio è una figura nuova per la maggioranza degli elettori. Questa volta scende direttamente nell'agone politico, con la schiettezza che lo contraddistingue. Riporto pertanto con piacere l'intervista da lui rilasciata a Orizzonte Universitario, che non a caso ha come sottotitolo Gli ideali e innerva l'agire di Giorgio in ogni campo. Buona lettura!


Una Marcia che attraversi il mondo per ricreare una coscienza nonviolenta. Un evento storico, che segni l’uscita dalla “preistoria umana”, che ha fatto della violenza lo strumento per la risoluzione delle questioni sia personali che nazionali. Una Marcia che per la prima volta ha l’ambizione di smuovere i governi dei paesi attraversati con 5 precise istanze politiche: “Il disarmo nucleare a livello mondiale, il ritiro immediato delle truppe di invasione dai territori occupati, la riduzione progressiva e proporzionale delle armi convenzionali, la firma di trattati di non aggressione tra paesi, e la rinuncia dei governi a utilizzare le guerre come metodo di risoluzione dei conflitti” (www.theworldmarch.org). Ne parliamo con Giorgio Schultze, portavoce europeo della Marcia Mondiale e candidato indipendente con Italia dei Valori alle prossime elezioni europee. Ci incontriamo a Milano, nel locale Umanista Punto d’Incontro.

- Che cos’è la Marcia Mondiale e quali sono i suoi obiettivi?

«È la prima Marcia che si organizza proprio con l’obiettivo di coinvolgere tutto il pianeta. Vogliamo coinvolgere tutte le nazioni, sia sul piano istituzionale, che su quello di associazioni e anche singoli cittadini con interventi nelle scuole o in altri ambiti della vita quotidiana. Il percorso originale, che partiva da Wellington il 2 ottobre 2009 per terminare a Punta de Vacas, nelle Ande argentine, il 2 gennaio 2010, si è andato via via intessendo fino a diventare un fiume in cui stanno convergendo una serie di iniziative. Un’équipe base di circa 100 persone farà tutto il percorso e verrà accompagnata da eventi in ogni paese attraversato. Dalle attuali 500 città già mobilitate si pensa di poter arrivare a migliaia, a patto che le iniziative nel calendario si svolgano in contemporanea, perché altrimenti tre mesi non bastano. La Marcia vuole essere un momento di sensibilizzazione su un tema fondamentale: è necessario ed urgente avviare un processo di pace con una metodologia nonviolenta. Andare a ripescare concetti propri del Corano, della Bibbia o del Talmud, come la regola aurea “tratta gli altri come vorresti essere trattato” o “chi uccide una persona uccide l’intera umanità così come chi salva una persona salva l’umanità”, concetti semplici ma rimasti sepolti sotto secoli di barbarie; serve proprio a segnare il superamento della preistoria umana. Al primo posto, come priorità assoluta, la Marcia Mondiale avrà il disarmo nucleare. Uno può dire, con tutti i problemi del mondo perché proprio il “disarmo nucleare”? Perché in questo momento siamo davvero ostaggi - non sempre consapevoli - di questa nuova corsa al riarmo, che può provocare reazioni a catena sul piano mondiale».

- In che frangente pensi si sia corso il rischio di un conflitto nucleare?

«Ad esempio, quello che è successo a Gaza. Durante l’ultimo dei virulenti scontri che si protraggono ormai da decenni, (“Operazione piombo fuso”, ne ha parlato anche Orizzonte Universitario, ndr) è comparsa per la prima volta questa dichiarazione da parte ovviamente di una minoranza del governo israeliano: “perché non utilizzare una bomba atomica su Gaza?”, che è come dire che Brescia tira una bomba su Bergamo. È un concetto che segue quella logica demenziale dell’eliminazione fisica del proprio nemico».

- In questo caso qual è la risposta nonviolenta che verrebbe proposta? Cioè, in che modo la Marcia Mondiale può suggerire una risposta ad un conflitto come quello israelo-palestinese?

«Per fortuna - e questo è uno degli aspetti più straordinari dell’evento - con la Marcia sono state messe in moto quelle associazioni pacifiste e nonviolente, per ora minoritarie, che stanno cercando di trovare una soluzione che preveda la convivenza civile tra i due popoli. Se ci si riesce in Israele-Palestina bisognerebbe riuscirci in tutto il mondo. Uno potrebbe dire che tutto questo è già stato scritto ed è già stato detto, ma non si fa per motivi economici e politici di fondo. Mai come in questi ultimi otto anni la curva di vendita di armi negli Stati Uniti e non solo è cresciuta in maniera tanto vertiginosa. L’incremento annuo è stato del 3,4% per arrivare ad un totale del 40% tra il 2001 e 2009. Anche l’Italia ha avuto un ruolo vendendo armi all’Iraq, all’Iran ai palestinesi e agli israeliani. Dietro questi fortissimi interessi lobbistici non ci sono quei valori, che non appartengono solo agli umanisti ma sono parte di un bagaglio culturale di popoli di tutto il mondo, come la convivenza pacifica e il dialogo. Quest’idea di introdurre come necessità una metodologia che imponga il dialogo, diventa indispensabile e la Marcia è un mezzo per far tornare questi problemi alla ribalta, anche mediatica. Pensiamo allo stesso concetto di “guerra di confine”. È assurdo nel XXI secolo! Pensate solo ai flussi migratori di questi ultimi anni, alla rapidità con cui stanno cambiando le società... ».



- Dalle zone di guerra dolorosamente note, siamo passati a problemi che riguardano l’Europa più da vicino. Oltre alla violenza mossa contro i migranti, quali sono le altre situazioni che richiedono una soluzione nonviolenta?

«La prima è il conflitto nei Balcani. Questa è ancora una guerra calda, che serve a mantenere irrisolta, nel cuore dell’Europa, una situazione che così si dimostra vantaggiosa solo per il traffico di armi, di droga e di persone. I focolai di guerra diventano zone di interesse mafioso-militare. La Marcia anche in questo caso vuole sollevare il problema per cercare una soluzione nuova, né violenta, né armata».

- Arriviamo all’Italia. Prima di tutto quando passerà la Marcia? Cosa è previsto dal calendario?

«Per ingresso, che ipotizziamo circa per il 5 di novembre a Trieste, quindi dal ramo della Marcia proveniente dai Balcani, si farà un passaggio in quella che è stata definita la A4, cioè Trieste, Vicenza, Brescia, Ghedi (dove si chiederà la chiusura dell’aeroporto militare che ha al suo interno 40 testate nucleari), per terminare a Novara e Cameri dove ci sono i costruendi F35 che rappresentano un altro lato inquietante della nostra economia industriale. Un altro spezzone proveniente dal Nord Europa si congiungerà a quello “balcanico” a Milano, per poi passare da Firenze e Roma. Questo era già parte del percorso originario, ma la cosa più interessante è che in zone come Bari o la Sicilia si sono sviluppati nuovi appuntamenti. Basti pensare che in Sicilia si è già tenuto il forum per il disarmo del Mediterraneo che ha visto coinvolti ricercatori, professori e rappresentanti politici. È il segno della comprensione che il Medio Oriente, affacciandosi sul Mediterraneo, è più parte dell’Europa che dell’Asia, è parte integrante della nostra “geografia sociale”. Le iniziative, come si vede, sono numerose e non interesseranno solo le città da cui passerà la Marcia».

- Da chi sono proposte le varie iniziative che si svolgeranno nei tre mesi di Marcia Mondiale?

«Possiamo dire che in questo momento ci si sta muovendo su tre livelli: il primo è quello istituzionale. Stiamo chiedendo direttamente ai governi di aderire alla Marcia, impegnandosi a promuovere iniziative sulla nonviolenza in tutta la nazione per il 2 ottobre, come per esempio è accaduto in Bolivia e Cile con i presidenti Evo Morales e Michelle Bachelet. In altri casi, l’istituzione può anche essere la Provincia, il Comune o organismi minori, come nel caso di Milano e del suo hinterland. Il secondo livello è quello delle ong e delle associazioni nonviolente che si stanno occupando di organizzare una parte della Marcia. Queste associazioni si occuperanno anche di raccogliere del materiale che formerà una sorta di biblioteca vivente che accompagnerà tutta la Marcia. Il terzo ed ultimo livello riguarda la popolazione e se ne occupa il Comitato Promotore. In zone dove non ci sono associazioni e il governo se ne frega - prendiamo la Cina, ad esempio - ci sono studenti universitari che via email ci hanno contattato per diventare i promotori della Marcia nei diversi Paesi. Magari questi eventi non saranno visibilissimi, ma attraverso il materiale quotidianamente raccolto dalla parte giornalistica dell’equipe base, si potranno aggirare anche i divieti dei vari paesi, dato che da questo punto di vista la rete si è già dimostrata potentissima. Si potrebbero anche aprire dei varchi in quella che oggi è la dittatura dell’informazione. Sarà la testimonianza di un cambiamento nonviolento della storia. Ci siamo accorti, con grande sorpresa, che il mondo è pieno di piccoli Gandhi, ragazzi che stanno facendo battaglie incredibili, di cui non parla nessuno, e che il passaggio della Marcia renderà finalmente note».


- Cosa rispondi a chi parla ancora di pacchetto sicurezza e di emergenza clandestini e crede di essere minacciato da civiltà diverse e non riconosce il dialogo come risoluzione delle questioni internazionali?




Schultze a Milano con Antonio Di Pietro, nell'aprile scorso.




«Credo che ci sia della cattiva fede nel dare responsabilità a chi non ne ha. Gran parte di questi “clandestini” sono persone che sfuggono da situazioni di fame e miseria, come per esempio dalla zona del Corno d’Africa, il Darfur, il Sudan. La fuga è l’unica via d’uscita per molti. Da lì la richiesta da parte di molte persone di essere accolte come profughi e rifugiati politici, diritto che è loro garantito sia dalla Convenzione di Ginevra che dalla Carta dei diritti dell’Uomo. Dall’altra parte è notorio che, anche qui in Italia, ci sono imprese mafiose che sfruttano gli immigrati proprio come se fossero schiavi, come ha testimoniato il giornalista Gatti. Perciò noi sosteniamo che l’Italia debba per forza dare una risposta adeguata alle convenzioni internazionali ed è chiaro che tutta la propaganda “è colpa dello straniero” non risolve il problema. Esistono questioni che vanno risolte a livello regionale e quando parlo di regione intendo l’Africa, l’Europa, l’Asia, ecc. Qui abbiamo anche la fortuna di avere il primo parlamento continentale ed è uno strumento per risolvere le questioni più importanti non solo a livello nazionale. In una situazione del genere non si può dare la colpa ai disgraziati che scappano, queste logiche sono punitive e spettacolari e mostrano il pugno duro con il più debole, con il disgraziato che non sa dove rifugiarsi.. Si risolvano invece i problemi laddove si creano ed eventualmente andiamo lì a scoprire quali sono le forme di violenza che costringono le genti a fuggire».

- In sostanza, quindi, quale credi possa essere una soluzione nonviolenta alla questione immigrazione, l’ultima delle emergenze del nostro paese?

«L’Italia si deve mettere in testa prima di tutto di rispettare le convenzioni internazionali a cui ha aderito, come la Convenzione di Ginevra sottoscritta nel ’51, condizione premessa affinché l’Italia si metta alla testa della regione Europa, luogo davvero di accoglienza e solidarietà e di risposta ai problemi delle persone. Dall’altra parte andiamo a vedere con gli altri paesi come si può fare a risolvere questo problema. Non credo che chi affronta le disavventure di un profugo lo faccia per il gusto di delinquere. Credo invece che sia solo in cerca di una speranza di vita. Chi vuole delinquere ha ben altri circuiti. Allora è una scusa che rientra nelle modalità violente di questo governo l’esprimere in modo pubblicitario delle soluzioni che non hanno nulla a che vedere con le risposte concrete».

- Hai scelto di candidarti come indipendente nella Lista di Italia dei Valori per le elezioni europee oltreché mantenere il tuo ruolo di Portavoce Europeo della Marcia Mondiale. Perché hai fatto questa scelta, proprio con Italia dei Valori?

«In verità non mi aspettavo nemmeno questa chiamata. Se penso anche a tutto ciò che già è stato fatto a livello europeo, come la battaglia promossa dal Movimento Umanista contro lo scudo spaziale americano in Repubblica Ceca e la base missilistica in Polonia, che in fondo siamo riusciti a vincere grazie a molte mobilitazioni».

- Quali azioni pensi siano necessarie affinché avvenga questo cambiamento?

«Io credo che ci sarà da fare una battaglia enorme. C’è da fare davvero un cambiamento epocale. Così come gli Stati Uniti sono federazione di stati che hanno però un'unica linea sugli aspetti più importanti della politica internazionale, anche l’UE deve avere una sua visione di politica estera. Ci sono delle modificazioni strutturali da fare. E così mi è stato proposto di partecipare a questa battaglia con Idv, che mai avevo considerato in questo senso. Io ho chiesto due condizioni: da un lato di presentarmi con un mio programma (e sono i cinque punti di cui abbiamo parlato), dall’altra di consultarmi con tutta la struttura del Movimento Umanista, anche se non ci sono stati accordi strutturali tra MU e Idv».




- E nessuno ti ha mai chiesto di cedere una tra le tue due veci, cioè portavoce della MM e candidato di Idv?


«Di dimettermi da portavoce europeo del Movimento Umanista no, da portavoce della Marcia qualcuno sì. Nel momento in cui ci sarà qualcuno che sta organizzando la Marcia a livello mondiale allora cederò il mio posto, se invece la richiesta dovesse venire da un’altra associazione che magari non sta neanche organizzando la Marcia, mi domando solo cosa voglia da me o da noi francamente! In verità mi hanno chiesto esplicitamente di restare, perché non c’è alcuna implicazione politica nell’essere candidato indipendente e portatore di quei contenuti. Semmai qualche problema potrebbe averlo Idv, partito molto attento alla giustizia e meno sensibile a queste dinamiche. In realtà però si sta dimostrando più ricettiva del previsto, soprattutto sul tema del nucleare. Sul tema della pace e del disarmo non era scontato che Idv accettasse».



(a cura di Lorenzo Bagnoli e Riccardo Canetta)

30/11/08

Il cerchio si chiude

L'alfa: quella foto pubblicata su un importante quotidiano, dove un terrorista al massimo sedicenne, dai tratti dolci, bellissimi e sensuali, avvolge una turista bionda con braccia esili e languide, simili a serti floreali. Sembra sul punto di baciarla, china verso di lei la testa in un tenero abbandono. Solo che, nelle mani, stringe un mitra.


L'omega: un altro viso bellissimo, ancor più bello perché del tutto inconsapevole: di quello smarrimento innocente e casuale, di creatura piovuta dal cielo a contemplare l'assurdità del mondo: Clarice Lattanzi in braccio al padre. Forse più vacuo, smarrito, balbettante di lei. Lui uomo grande, elementare, affaticato. Già conscio del male che lo circonda.


Intorno: corpi straziati d'un Paese ricco di storia, umanità, fede, pace e sofferenza. "Agli occhi dei terroristi la mia città deve essere apparsa amante dei piaceri, sensuale, peccaminosa. Per questo l'hanno colpita con tanta rabbia", commenta Suketu Mehta, scrittore di Mumbai. Ha ragione. Il dolore dei parenti, e il sonno eterno delle vittime, pur nell'atrocità conserva sempre un che di temperato, evanescente, carnale. Dolcemente umano, troppo umano.


Quella troppa umanità, dolcezza, piacere, quella loro storia che, d'altronde, li può e li deve salvare. Perché radice della vita e della cultura. La vita vera è lieve, gioiosa, piacente e piacevole, scintillante ed eterna. L'esatto contrario della meccanicità letale dei terroristi. Costoro non amano nulla. E sono figli incancreniti proprio di quel materialismo senza speranza che a parole dicono di combattere. Evocano la morte, ma non credono in alcun aldilà. La morte è il loro unico scopo, come già avevo spiegato in una mia precedente analisi sul fondamentalismo.


I media: hanno strombazzato, con irripetibile impudenza, “finito l’incubo”. Di fronte a 195 persone sterminate! Con gli ostaggi italiani liberati (benissimo!), ma con quelli ebrei che ostaggi non sono stati mai: poiché eliminati subito, al Centro Chabad. Fra loro, il ventinovenne rabbino con la moglie. L'antisemitismo e l'odio contro Israele - annota il sito Amici d'Israele - non prevedono ostaggi. Finito l'incubo?...


Precedentemente: un tracotante messaggio di az-Zawahiri - il n° 2 di al Qaida, che, turbante in capo e mitra di fianco, sfoggia altezzoso il bernoccolo del credente (l'esatto contrario di come dovrebbe comportarsi un autentico fedele) -, con insulti razzisti al neopresidente americano Barack Obama. Gli aveva contrapposto Malcolm X, a suo dire un vero musulmano, non un "rinnegato" come Barack Hussein, che addirittura s'inginocchia davanti al Muro del Pianto assieme agli odiati "sionisti"!


Naturalmente Zawahiri sa bene che la conversione di Malcolm all'Islam aveva motivazioni storico-sociali tutt'affatto diverse, e addirittura opposte, a quelle dei fondamentalisti, che se vivesse oggi X sarebbe fieramente avverso, anzi decisamente nemico, delle teste di legno che giocano al terrore mietendo vittime innocenti, che l'obiettivo del pugnace e controverso attivista era la giustizia universale, non il predominio d'un popolo, d'una razza o d'una fede religiosa su tutti gli altri. Nello storico discorso del 21 maggio 1964 egli aveva proclamato: "I diritti umani sono qualcosa che avete dalla nascita. I diritti umani vi sono dati da Dio. I diritti umani sono quelli che tutte le nazioni della Terra riconoscono. In passato, è vero, ho condannato in modo generale tutti i bianchi. Non sarò mai più colpevole di questo errore; perché adesso so che alcuni bianchi sono davvero sinceri, che alcuni sono davvero capaci di essere fraterni con un nero. Il vero Islam mi ha mostrato che una condanna di tutti i bianchi è tanto sbagliata quanto la condanna di tutti i neri da parte dei bianchi.
Da quando alla Mecca ho trovato la verità, ho accolto fra i miei più cari amici uomini di tutti i tipi - cristiani, ebrei, buddhisti, indù, agnostici, e persino atei! Ho amici che si chiamano capitalisti, socialisti, e comunisti! Alcuni sono moderati, conservatori, estremisti - alcuni sono addirittura degli 'Zio Tom'! Oggi i miei amici sono neri, marroni, rossi, gialli e bianchi!"
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Non occorre un genio per capire quanto quest'idea d'Islam, ma semplicemente di società, strida coi "valori" propugnati da uomini mendaci e malvagi come Zawahiri e la sua banda. E non è forse ozioso ricordare che Malcolm venne assassinato proprio dagli adepti della "Nazione dell'Islam" in probabile combutta con l'Fbi. Due nemici all'apparenza irriducibili, ma accomunati dalla volontà di distruggere ogni tentativo di riconciliazione e di pace.


Perché questa digressione? Perché ritengo esista un legame fra la strage indiana e il minaccioso proclama di al Qaida. Perché è ora di uscire dal sonno dell'inesistente scontro di civiltà, in cui si culla con sapida voluttà l'onorevole Pera. Perché bisogna rendersi conto che la religione non c'entra un fico secco. Perché, d'altra parte, i terzomondisti salottieri comprendano che in ogni parte del pianeta, e non solo alla Casa Bianca, si trovano delinquenti e impostori. Chi alimenta il terrorismo non è un valido interlocutore. Si nutre di disperazione, ignoranza - soprattutto -, ingiustizia e follia, ma non rappresenta né il popolo, né i suoi ideali.


La strategia è proprio destabilizzare, continuare la guerra. Perché solo la guerra motiva la loro esistenza e impingua le loro già doviziose tasche. Hanno colpito l'India, prima con le ignorate violenze anticristiane, ora col simbolico attacco al Taj Mahal. Cercheranno poi di costringere Obama a reagire, per dimostrare poi che tra lui e Bush non esiste alcuna differenza. Nel frattempo i fagocitatori di folle, i teorizzatori dello scontro etnoreligioso, gl'interventisti della "sola igiene del mondo" faranno la loro parte su giornali e tv. E i farabutti d'ogni bandiera imbandiranno i loro ricchi tavoli coi nostri soldi e col nostro sangue.


Non lasciamoci fregare un'altra volta.


Daniela Tuscano






29/11/08

Giorgio Cremaschi: "Al capitalismo piace questa crisi"

Dobbiamo smetterla di discutere delle chiacchiere e guardare alla sostanza dei provvedimenti che vengono presi. Per ora non c'è un solo paese occidentale che abbia deciso misure per far aumentare i salari e fermare i licenziamenti. Anche Obama tace sul salario minimo di legge, che negli Usa è fermo al 1998. Al contrario tutte le decisioni che vengono concretamente varate servono a sostenere le banche, la finanza, i programmi d'investimento, di ristrutturazione, di licenziamento delle imprese. Sotto l'onda dell'emergenza globale si affermano criteri sociali che sono quelli di una vera e propria economia di guerra. E anche gli investimenti militari veri e propri aumentano. Mentre i poveri reali crescono a dismisura, si definiscono ristrette categorie di poveri ufficiali. In Italia stiamo sperimentando l'elemosina di Stato che tocca, con la carta sociale del governo, un milione e duecentomila persone. C'è del metodo in questa follia. Si usa la crisi per selezionare un nuovo tipo di lavoratore, e costruire attorno ad esso una società ancora più ingiusta e feroce di quella attuale.

Da noi hanno cominciato con la scuola e l'Università. Le controriforme del governo sono state scritte su dettatura della Confindustria e partono dall'assunto che è impossibile avere una scuola di massa pubblica ed efficiente. Così si abbandona a se stessa gran parte della scuola pubblica e si seleziona, assieme alle imprese, l'élite per il mercato e per il profitto.

In Alitalia si è fatto lo stesso. L'intervento pubblico è servito a socializzare le perdite, che pagheremo tutti noi. I padroni privati invece potranno scegliere dal contenitore della vecchia società il meglio delle rotte, delle strutture, e naturalmente dei lavoratori. E chi non ci sta attenta all'interesse nazionale. "Il Sole 24 ore" ha dedicato un editoriale ai nuovi nemici del popolo, piloti, musicisti, lavoratori specializzati, che pretendono di difendere il proprio status. La macina del capitalismo diventa ancora più dura quando questo va in crisi.

Nel 1994 la Fiat buttò in Cassa integrazione gran parte di quegli impiegati e capi, che sfilando a suo sostegno nell'ottobre del 1980, le fecero vincere la vertenza contro gli operai. Oggi si parla tanto di merito, ma tutte le categorie professionali subiscono gli effetti di un'organizzazione del lavoro sempre più parcellizzata e autoritaria, mentre l'unico merito che davvero viene riconosciuto è quello della fedeltà e dell'obbedienza.

 

G. Grosz, Eclissi di sole, 1926.

 

 

L'amministratore delegato della Fiat vuole che la sua azienda somigli sempre di più alla catena di supermercati Wall-Mart. Si dice che Ford abbia installato le prime catene di montaggio ispirandosi a come si lavorava nei magazzini della carne di Chicago. Il modello giapponese a sua volta nasce copiando la logistica dei moderni supermercati. Ora la Fiat annuncia un futuro copiato dalla più grande catena di supermercati a basso costo. Ma Wall-Mart è anche una società brutalmente antisindacale, che schiavizza i propri dipendenti. Il programma di Marchionne è dunque anche un programma sociale, che prepara ulteriori assalti all'occupazione e ai diritti dei lavoratori Fiat.

Le leggi sul lavoro flessibile che centrosinistra e centrodestra hanno varato in questi anni, ora mostrano la loro vera funzione. Esse permettono di licenziare centinaia di migliaia di persone senza articolo 18 o altro che l'impedisca. E così la tutela contro i licenziamenti diventa un privilegio, quello che permette di essere almeno dichiarati come esuberi. E i soliti commentatori di entrambi gli schieramenti annunciano che con tanto precariato, i privilegi non si possono più difendere. Per i migranti la perdita dei diritti sociali diventa anche distruzione di quelli civili. Chi viene licenziato, grazie alla Bossi-Fini, diventa clandestino e con lui tutti i suoi famigliari. E la crisi avanza. Che essa fosse ben radicata nell'economia reale e non solo in quella finanziaria, lo dimostra la velocità con cui si ferma il lavoro, si licenziano o si mettono in cassa integrazione i dipendenti. Una velocità superiore a quella della caduta della Borsa.

Le ristrutturazioni nelle aziende non sono solo crisi. Esse, come sostengono tanti dottori Stranamore dell'economia, hanno una funzione "creatrice". Esse servono a frantumare le condizioni sociali e di lavoro, a dividere e contrapporre gli interessi, a fare entrare nel Dna di ogni persona che la sconfitta e di uno è la salvezza di un altro. La riforma del modello contrattuale vuole suggellare questa situazione. Distruggendo il contratto nazionale e limitando la contrattazione aziendale al rapporto tra salario e produttività, essa punta a selezionare una nuova specie di lavoratori super flessibili, super obbedienti e super impauriti. E per il sindacato resta la funzione della complicità, come è scritto nel libro Verde del governo.

Se è vero che le crisi sono occasioni, quella italiana sta delineando la possibilità di distruggere ogni base materiale dei principi contenuti nella Costituzione della Repubblica. Bisogna fermarli, bisogna travolgerli come stava scritto in uno striscione degli studenti. Non ci sono mediazioni rispetto al disegno di selezione sociale che sta avanzando sotto la spinta della Confindustria e del governo. O lo sconfiggiamo o ne verremo distrutti. Per questo lo sciopero del 12 dicembre non può concludere, ma deve dare l'avvio a un ciclo di lotte in grado di imporre un'altra agenda politica e sociale. Alla triade privato, mercato, flessibilità, bisogna contrapporre la difesa e l'estensione del pubblico sociale, dei diritti e dei salari. E l'Europa di Maastricht è nostro avversario così come il governo Berlusconi. C'è sempre meno spazio per quella cultura riformista che pensava di coniugare liberismo economico ed equità sociale. Per questo ci paiono sempre più stanchi e inutili i discorsi sull'economia sociale di mercato di tanti benpensanti di centrosinistra e centrodestra.

Solo un cambiamento radicale nell'economia e nella società può sconfiggere il disegno reazionario dei poteri e delle forze che ci hanno portato alla crisi attuale e che pensano di farla pagare interamente a noi. O si cambia davvero, o si precipita in una società mostruosa che avrà come necessario corollario l'autoritarismo nelle istituzioni. Forse è proprio la dimensione e la brutalità delle alternative che ci spaventa e frena, ma se questa è la realtà allora è il momento di avere coraggio.




Giorgio Cremaschi




19/05/08

IO STO CON I CANI E GLI INFEDELI!

Mi unisco all'appello di Don Vinicio e invito gli amici che come me sono cristiani a pubbliare il post seguente così da dare voce ad una Chiesa che non ha o non vuole più averla!



http://www.occidens.it/immagini/foto_articoli/foto_sicurezza/rom-Brancoli.jpg


 


IO STO CON I CANI E GLI INFEDELI


E' una gara di provvedimenti, di incontri, di interviste per dichiarare che il "problema” della sicurezza in Italia sono gli zingari e i clandestini. Alle parole seguiranno i fatti promettono ministri, sindaci, amministratori, intervistati.



Novelli sacerdoti della purezza del tempio (l"Italia) si impegneranno alla lotta senza quartiere contro i cani (gli zingari) e gli infedeli (i clandestini). Quando le misure saranno applicate, sono sicuri che la purezza del tempio della nazione ritornerà a risplendere, il male scomparirà e la pace sociale regnerà per sempre. Nel frattempo pensa il popolo a incendiare baracche e a mettere in fuga gli indesiderati.



Dichiaro pubblicamente di essere dalla parte degli zingari, nonostante siano fannulloni, ladri, imbroglioni, puzzolenti, sfruttatori di bambini. E dalla parte dei clandestini, perché sono soli, poveri, sbandati, delinquenti. I motivi sono semplici:



- perché i delitti e il crimine non hanno nazionalità;



- perché sono spesso maltrattati e perseguitati nei loro paesi;



- perché nessuno li vuole;



- perché non voglio essere annoverato tra gli Einsatzgruppen del terzo millennio;



- per riparare alla compravendita di sesso di donne e di minori da parte di nostri connazionali all’estero;



- perché anche i veri cani randagi hanno garantito un rifugio;



- perché sono creature umane;



- perché i loro bimbi hanno diritto al futuro come i nostri;



- perché lenire le loro sofferenze è un dovere umanitario;



- perché 70 mila zingari sono italiani;



- perché è possibile lavorare con loro;



- perché è possibile la convivenza umana;



 



Così han fatto Cristo con i ladroni e San Francesco con il lebbroso.


da: don vinicio albanesi

30/06/07

aiutiamo www.ammazzatectutti.org

ricevo ed  inoltro questo drammatico SOS dagli amici di Locri ( vedere l'approfondimento sotto per saperne  di più )  che sono la dimostrazione  diun antimafia dal basso e di quanto  si gridava dopo  l'eccidi di Falcone  e Borsellino  : <<

NON LI AVETE UCCISI - LE LORO IDEE CAMMINANO SULLE NOSTRE GAMBE." "LA MIAFIA UCCIDE IL SILENZIO PURE  >>

Carissime amiche, carissimi amici,


se un anno e mezzo fa, quando scendevamo a manifestare per la prima volta pubblicamente contro i mafiosi per le strade di Locri, ci avessero detto che oggi saremmo diventati quello che effettivamente siamo, non ci avremmo mai creduto. Ed invece siamo qui, ad aver costruito mattone su mattone, passo dopo passo, un grande Movimento antimafia che oramai ha varcato i confini sia della semplice mobilitazione, sia della Calabria.
Siamo passati, seppur con mille difficoltà ed insidie, dalla fase della protesta a quella della proposta. E per questo veniamo oggi a scriverti questo messaggio nella bottiglia, questo appello a sostenerci, ad aiutarci a continuare ad esistere e diventare sempre più incisivi nelle nostre lotte di civiltà.Essere persone libere paga, ma la libertà ha un costo, ovviamente, e la nostra scelta di non legarci politicamente ed economicamente a nessun carro per poter essere veramente liberi di dire,fare e denunciare ci vincola all'autofinanziamento.
L'impegno contro tutte le mafie di tutti noi ragazzi e ragazze del Movimento Ammazzateci tutti è volontariato sociale (per sapere qualcosa in più su quello che è Ammazzateci tutti puoi dare un'occhiata in fondo a questa e-mail), ma il sito internet, il forum, uniti alle centinaia di biglietti del treno per incontrare i ragazzi nelle scuole di tutta Italia, nel momento in cui abbiamo deciso di non bussare alla porta di nessuna regione, provincia o comune per avere alcun contributo o finanziamento, diventano un impegno per il quale è fondamentale l'aiuto ed il sostegno di più gente possibile.Pertanto chiediamo, non tanto ai ragazzi quanto agli adulti, un piccolo contributo economico per poter continuare liberamente la nostra missione di cittadinanza. Perchè un Paese fatto di silenzi ed omertà non è un Paese democratico. A noi, a voi il compito di rompere, di scegliere, di impegnarsi, spendersi.Vorremo strutturarci, stampare e diffondere gratuitamente materiale informativo sulle mafie in tutte le scuole d'Italia. Vorremmo far sì che il maggior numero possibile di quelli che oggi sono bambini e ragazzi e domani la futira classe dirigente di questo Paese sappia scegliere: se stare dalla parte della legalità e dell'onestà, o dall'altra.Ma questa rivoluzione culturale non possiamo vincerla certamente armati solo di belle parole e buone intenzioni.
Vogliamo, dobbiamo fare crescere il Movimento in tutt'Italia, non solo nei cuori della gente, ma nelle strade, nelle città, con dei veri presidi di legalità. Ecco il perchè perchè dell'autofinanziamento, perchè siamo convinti che con l'aiuto ed il sostegno di tutte le persone che, per dirla con il giudice Giovani Falcone "fanno il tifo per noi", questa partita possiamo davvero vincerla.



                     Non lasciaMOci soli!

 








16/06/07

Senza titolo 1892

 non riuscendo ( e non avendo il tempo  ho l'esame  fra due  giorni e  già  oggi ho coglionato abbastanza   )  a mettere   nel commento  le  mie  opinioni  su quello   che  è stato fatto alla diaz  e  chi ancora  continua  imbellemente  a  negare   e fa una ironia  al limite  della negazione   metto qui  con il permesso  del collettivo  autistici : << Le pregiudiziali per poter partecipare ai servizi offerti su questo server sono la condivisione dei principi di antifascismo, antirazzismo, antisessismo e non commercialità che animano questo progetto, oltre ovviamente a una buona dose di volontà di condivisione e di relazione ;))  Spazi e servizi di questo server non vengono destinati ad attività (direttamente o indirettamente) commerciali, al clero, ai partiti politici istituzionali: o comunque, in sintesi, a qualunque realtà che disponga di altri potenti mezzi per veicolare i propri contenuti, o che utilizzi il concetto di delega (esplicita o implicita) per la gestione di rapporti e progetti.Il server conserva esclusivamente i log strettamente necessari a operazioni di debugging, che comunque non sono associabili in alcun modo ai dati identificativi degli utenti dei nostri servizi  (...) >> da http://www.autistici.org/it/who/policy.html


i file midi   di  radio gap  quella  che era la radio del movimento  sulla  durissima  repressione  del corteo  del 21  luglio  poi conclusosi con  i fatti della Diaz    a  voi  ogni commento



Le trasmissioni di Radio Gap compreso la drammatica interruzione delle trasmissioni durante l'irruzione alla Scuola Diaz














12/05/07

Senza titolo 1820

Un archivio di disperazione



scritto da topoandrea il venerdì, 11 maggio 2007,22:46


Saad EskanderSaad Eskander lavora per proteggere la Biblioteca [Nazionale] dell’Iraq dalle bombe e dalla muffa. Saad Eskander è seduto alla sua scrivania color cioccolato, un'altra giornata in un posto promettente ma abbandonato.Dalla finestra rotta del bagno situato al piano superiore della Biblioteca e Archivio Nazionale dell'Iraq, di cui è direttore, la luce del sole penetra attraverso i fori causati dai proiettili. Al piano inferiore, le interruzioni di corrente hanno danneggiato i libri. La mattina del 5 marzo scorso, il direttore ha dovuto dire addio a un impiegato che, in seguito dell’uccisione del fratello, aveva deciso di lasciare la città.Alla destra del direttore, alcune vetrinette custodiscono i libri e i manoscritti più preziosi dell’edificio. Alla sua sinistra, delle grandi vetrate si affacciano sul mondo esterno. Alle 11.40 del mattino i vetri tremano. “Succede tutti i giorni”, spiega Eskander con voce dura. Si alza con calma e guarda dalla finestra la nebbia di fumo nero e carta bianca che si alza verso il cielo, a circa mezzo miglio di distanza. “Ce ne sono state di più ravvicinate. Ormai ho perso il conto delle bombe”.Dopo l’invasione del 2003 guidata dagli Stati Uniti, gli sciacalli hanno saccheggiato e bruciato la biblioteca. Oggi, alla vigilia del quarto anniversario della caduta di Saddam Hussein e dopo il lancio di nuove misure di sicurezza, Eskander e il suo staff stanno lottando per conservare i frammenti dell’antico patrimonio dell'Iraq, in un luogo che definisce“la memoria storica del Paese”.“Ciò che fa sì che un kurdo, o un sunnita, o uno sciita abbiano qualcosa in comune è una biblioteca nazionale", dice. "E' dove inizia l’identità di una nazione”.Oggi la biblioteca pullula di giovani dipendenti. Religione e politica vengono lasciate fuori. Ma i progressi della biblioteca stanno venendo rallentati dalle stesse forze che stanno facendo a pezzi l’Iraq: violenza, burocrazia, settarismo confessionale, rivalità politiche, e una mancanza di servizi di base.Eskander si allontana dalla sua scrivania, in cui conserva come ricordo alcune schegge di proiettili di mortaio, e controlla le vetrinette. "Stai lontano dalle finestre", raccomanda.Guarda di nuovo il fumo che si espande in lontananza. “Penso che venga da Mutanabbi Street”, dice.Mutanabbi Street era il cuore intellettuale di Baghdad, brulicante di librai e amanti della lettura. Eskander ci andava spesso per arricchire la collezione della biblioteca. Poco dopo apprende che l’autobomba che ha appena sentito fuori ha ucciso almeno 26 persone, tra cui un libraio che conosceva.Quindi, per tutelare il suo staff, ordina alle sue guardie di non far uscire nessuno dall'edificio. Dalle finestre, guarda le ambulanze che passano. Nei giorni seguenti, scriverà i suoi pensieri in un diario online.

 
Segue su blogfriends

28/02/07

Senza titolo 1667

dedico  a  tutti , indipendentemente  dal loro schieramento politico  ( destra  o sinistra   o  che non si riconoscono in essa )  quelli che Berlusquoni  ops  Berlusconi  chiama   COGLIONI  questa  ballata  presa  da questa  bellissima web comunity  www.lagrandefamiglia.it



La ballata dei coglioni

Se l'ha detto Berlusconi
di sicuro siam coglioni.
Gente misera e meschina
che si alza ogni mattina
e s'avvia verso il lavoro
con il senso del decoro.

S'incamminano a milioni
questi bolsi pecoroni
allineati e di gran fretta
che la metro non aspetta
e se perdi un minutino
ti s' arrossa il cartellino.

Se sei stato fortunato
e già t'hanno registrato,
che sennò basta un minuto
e ti trovi licenziato...

Tu sei solo un' appendice,
devi far quel che ti dice
il tuo capo onnipotente,
testa bassa ed ossequiente.
Si, lo so dei tuoi diritti:
Quelli lì li puoi far fritti!
Sei del tutto inesistente,
e che t'entri bene in mente!

Come dice il gran mediurgo
sei del popolo lo spurgo,
sei la feccia inconsistente
che non vale quasi niente.
e le tue buone ragioni
sono quelle dei... coglioni!

E allor diamoci una mossa,
su, coglioni, alla riscossa!
Ricordiamo al gran cazzone,
pur tra tanto starnazzare,
che si dia delle ragioni:
senza il seme dei coglioni,
serve solo per pisciare!

 



NB

 L'Abesilist è una lista di discussione di musica, teatro, arte e vita di strada inviata gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta. - La si trova tra i 'gruppi' di Yahoo o iscrivendosi dal sito del giullare e suonicista randagio  www.abesibe.it


essa  è un rifaccimento  della   ballata del coglione   di un gruppo di estrema destra  amici del vento  (  www.musicalternativa.com/canzoniere/ ) per  dovere di cromnaca  per  chi volesse  vedere il video  e sentire la base musicale  lo trova   su  il  youtube italiano ovvero  www.tuovideo.it più  precisamente qui

11/09/06

Senza titolo 1436

nel  penultimo post  mi sono  dimenticato d'aggiungere    agli approfondimenti   uyna serie di libri sul 11 settembre  2001  o ad esso collegati  . eccovi qui l'elenco

ROMA.
Cinque anni fa quasi tremila persone morirono nel grande attacco terroristico agli Usa. Da allora si cerca di capire, raccontare ed esorcizzare quell’evento con alcuni film (da Fahremheit 9/11 di Michael Moore, al recentissimo World Trade Center di Oliver Stone) e un numero crescente di libri. Ecco quelli di maggior rilievo pubblicati in Italia negli ultimi mesi, molti dei quali scritti da giornalisti, storici e sociologi.
 «11 Settembre. Bush ha mentito», dell’avvocato Philip J.Berg e di William Rodriguez, che contribuì a salvare molte vive umane. Pubblicato da Editori Riuniti, è il «documentato atto d’accusa del guardiano delle Twin Towers».
 «9/11. Il rapporto illustrato della commissione americana sugli attacchi terroristici», di Sid Jacobson e Ernie Colon (Alet Edizioni). Seguendo i risultati del Rapporto questa graphic non-fiction ripercorre minuto per minuto il succedersi degli eventi.
 «La guerra al terrore e la pericolosa strategia dell’amministrazione Bush», di Ron Suskind, Mondadori, già autore di best seller di storia e politica. Il libro sostiene che il principio che ha guidato la nazione più potente del pianeta nella caccia ai propri nemici è la dottrina dell’1 per cento, fondata sul sospetto.
 «America anno zero», di Lilli Gruber (Rizzoli) «E’ davvero possibile riscoprire l’America?», si chiede la nota giornalista televisiva oggi parlamentare europeo aprendo il suo reportage su un Paese che ha sempre amato.
 «Quindici innocenti terroristi», di Bianca Stancanelli, Marsilio. Inviata speciale del settimanale «Panorama» l’autrice si occupa del caso di un gruppo di imputati, tutti immigrati musulmani, finiti sotto inchiesta con l’accusa di aver preparato un attentato contro l’ambasciata americana a Roma. Alla fine saranno tutti assolti e l’indagine, partita cinque mesi dopo l’attacco alle Torri gemelle di New York, si concluderà nel nulla.
 «Il mercato della paura», di Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo, Einaudi. Come viene chiarito sin dal significativo sottotitolo, l’opera dei due giornalisti del quotidiano «La Repubblica» prende in considerazione la guerra al terrorismo islamico «nel grande inganno italiano». Reportage ricco di elementi circostanziati e integrato da corpose documentazioni, il volume è stato stampato prima che venisse alla luce per intero il caso Abu Omar. Una storia dai risvolti oscuri accompagnata dalla scoperta che gli stessi D’Avanzo e Bonini sono stati spiati per mesi dai servizi segreti proprio per le loro inchieste giornalistiche. Nel nostro Paese, dal 2001 a oggi, i condannati per azioni eversive sono stati appena due. E nel frattempo alcuni dirigenti di settori degli apparati di sicurezza nazionali hanno messo insieme una gigantesca ragnatela di calunnie e menzogne per alimentare sempre più la strategia della paura e cercare di acquisire meriti non dovuti con falsi dossier agli occhi degli alleati americani.
 «Allah fra terrorismo e diritti umani», di Romano Bettini, editore Franco Angeli. L’autore insegna Sociologia della devianza a Roma e analizza le radici culturali del terrorismo islamista.
 «Le guerre del XXI secolo», sottotitolo «Guerra, guerra asimmetrica, guerriglia e terrorismo», di Emilio Greco e Francesco Pavone, editore Kappa.
 «Il male minore», sottotitolo «L’etica politica nell’era del terrorismo globale», di Michael Ignatieff, editore Vita e Pensiero. L’autore si chiede se si possa combattere la violenza con altra violenza. È giusto? È efficace? E qual è il prezzo da pagare? Ignatieff affronta questi interrogativi con determinazione, autorevolezza e con un raro, equilibrato connubio di idealismo, conoscenza storica e saggezza politica.
 «Vincere la paura», sottotitolo «La mia vita contro il terrorismo islamico e l’incoscienza dell’Occidente», di Magdi Allam, Mondadori. Il giornalista del «Corriere della Sera» racconta se stesso, musulmano laico nato e cresciuto nell’Egitto di Nasser ed emigrato in Italia nel 1972, denunciando sia gli integralisti che l’hanno condannato come «nemico dell’islam», sia i loro complici occidentali che alimentano uno scenario di scontro e di odio.
 «Terrore oltre il postmoderno», di Duque Félix, editore Ets. In sintesi: gli attentati e i bombardamenti tecnologici sono risultati molto più efficaci e persuasivi di ogni consiglio intellettuale per svegliare dal loro sonno dogmatico filosofi ed artisti.
 «Cento opinioni sulla pace e sulla guerra dopo l’11 Settembre», di Mario Arpino, Mursia.
 «La costruzione del male», di Jeffrey C. Alexander, Il Mulino. Perché l’orrore non cessa di abitare il mondo? Perché la ferocia degli uomini ci appare inesauribile? Perché una guerra si conclude mentre un’altra comincia? Molte delle risposte a questi interrogativi sono date in termini di bene e di male.
 «Il nostro mondo: dalle grandi rivoluzioni all’11 Settembre», di Gabriele Turi, Laterza. Analisi delle situazioni contemporanee alla luce del passato. Turi tratteggia oltre due secoli di storia in una sintesi generale.
 Sulle finalità dell’arte dopo l’11 Settembre», di Paolo Manazza, edizioni O Barrato. Sulle macerie del neonato conflitto globale tra Occidente e Islam prende forma la coscienza che una visione estetica del mondo volta alla contaminazione con l’etica possa tracciare la via per la salvezza consapevole di entrambi.





19/03/06

Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano

 


In questi giorni di scontri di piazza, di noiosi duelli televisivi, di giornalismo da quattro soldi e di tante altre questioni che si aprono senza essere richiuse, io ho un moto inquieto. O meglio, sono proprio incazzata con gli eventi, con i soggetti di questa storia a passo di gambero, sempre per citare Umberto Eco. Mi chiedo come si fa a proporre ancora una volta in Europa, questa grande multinazionale della finanza e della banche, questa bandiera stellata che ancora non ci illumina, ma al massimo ci oscura ponendo l’Europa un passo indietro, verso lo stato liberale ottocentesco, questa politica neoliberista della flessibilità, che dal mio punto di vista ha solo un nome: precariato. Già il solito precariato ottocentesco alla base del rapporto servo-padrone che fa del lavoro un ricatto. Questo secondo il neoliberismo è il futuro ed invece è il passato più nero della nostra storia. Io non posso non indignarmi di fronte alla distruzione dello Stato Sociale, che avrà tanti difetti per carità, ma rappresenta nella spirale della Storia un punto d’arrivo, una concezione dello Stato che può essere migliorata, ma non abbattuta a colpi di antiche, obsolete randellate liberali. La verità è rivoluzionaria diceva Gramsci: sì, e allora vi sbatto in faccia la mia verità! La flessibilità va bene, ma solo per noi formiche, parenti ed amici si sistemano nel più sicuro angolo dell’amministrazione pubblica, dando sfogo ai clientelismi più nauseabondi della nostra classe politica. Ci chiedono di diventare imprenditori di noi stessi, ma infine il lavoro non è che quello che avremmo trovato addirittura prima della rivoluzione industriale ed oltre, quello a cottimo, quello senza sicurezze, per cui ho sentito dire ad un imprenditore noto che ci vogliono meno sicurezze e più flessibilità. Ma che mondo stiamo costruendo? Il movimento operaio lottò con tutta la veemenza della disperazione per costruire questo Stato Sociale di sanità pubblica, di istruzione di pubblica, di sicurezza sul lavoro e di un futuro pensionistico che garantisse ai suoi figli di non finire in mezzo ad una strada e di avere anche da anziani, una vita dignitosa. Dignità, ecco la parola chiave. E la nostra classe politica in piena crisi postfordista, chiuse le fabbriche, si beava delle piccole aziende del nord est, la più grande idiozia di questo secolo ormai alle spalle: oggi schiacciate dalla globalizzazione vanno nei paesi in via di sviluppo dove la manodopera è talmente a basso costo che non facciamo che creare nuove sacche di povertà e di sfruttamento, dove per anni nella civile, si fa per dire, Italia, i lavoratori erano lasciati alla mercè dei loro datori di lavoro perché trattasi di piccole imprese di massimo quindici operai dove le garanzie sindacali e legislative sono assenti. E tutti a brindare alla piccola impresa padana, ed io mi mangio le mani davanti a questo proletariato senza coscienza, a questo sindacato venduto agli interessi del partito. La contrattazione nazionale da fastidio, da fastidio cioè il potere, l’unico rimasto, della classe operaia e che se ne dica questa esiste ancora ed anzi, proprio in questo periodo di crisi quest’ultima s’allarga con la proletarizzazione dei ceti medi che deve contrastare un sottoproletariato allo sbando sempre più crescente che si butta sul primo partito che promette; spazi lasciati al notabilato, alla mafia, al clientelismo o direttamente non vota. Ritengo sia allucinante quello che oggi sta accadendo: paradossalmente sono le forze di sinistra, gli operai e tutti i lavoratori dipendenti a scendere in piazza per salvare le aziende dei propri datori di lavoro. La borghesia italiana ha dimostrato di non essere in grado nemmeno di creare ricchezza e lavoro, di fare gli investimenti che gli spetterebbero, secondo una visione liberale e capitalistica, altro che comunismo. E i comunisti? I comunisti vanno a fare i disegnini nelle tavole di contrattazione per spiegare come si gioca al “piccolo capitalista”: e dall’altra la sciagura del mondo imprenditoriale italiano, fermo agli anni ottanta, che perde denaro in borsa come al casinò. Qualcuno dovrà spiegare a questa gente che non è il monopoli. Io m’incazzo, perché anche noi formiche avremmo tanto da dire, noi che riusciamo a vedere solo l’angoscia del futuro. Il paradosso regna incontrastato: gli operai difendono il padronato dal processo di smantellamento dell’industria, per salvare posti di lavoro non certo per un atto di carità cristiana, la borghesia sperpera in borsa non investendo e non creando ricchezza se non quella delle loro ville multimiliardarie, i comunisti salvano il capitale perché la rendita è pure peggio. E gli studenti scendono in piazza per ricordare al mondo che loro sono il futuro e che questo futuro che si sta creando è precariato, povertà, un ritorno al passato spaventoso per cui, per me che mi sento europea perché vengo dalla questa storia di lotte per la dignità e per la vita davvero, non posso che schierarmi con i ragazzi francesi e dire al mondo intero “anche le formiche, nel loro piccolo, s’incazzano!”.


 


Stefania Calledda

06/01/06

Senza titolo 1075

McDonald's: chiude ad Altamura battuto da un panettiere (Liberation)

Radiocor - Milano, 03 gen - Il gigante americano McDonald's costretto a chiudere i battenti per la concorrenza 'leale' di un piccolo panettiere pugliese. Il fatto, ripreso e commentato in prima pagina dal quotidiano francese 'Liberation', e' avvenuto ad Altamura, in Puglia, dove il gigante della ristorazione e' sbarcato nel 2001 e dove ha abbandonato il campo di recente, smontando l'insegna della grande insegna 'M' di notte. L'apertura di McDonald's era stata vista come un segnale di modernita' dai 65mila abitanti di Altamura e i 550 metri quadrati era ben frequentati, finche' nella stessa piazza non ha aperto bottega il giovane panettiere Luca Digesu' senza alcuna intenzione bellicosa. Digesu' ha subito allineato i prezzi dei suoi prodotti a quelli applicati dal gigante degli hamburger, moltiplicando la composizione delle focaccine e insistendo sulla qualita' e la diversita' del prodotto. Nel giro di qualche settimana la 'corrente' dei clienti s'inverte a scapito di McDonald's che per tentare di recuperare le perdite moltiplica le sue promozioni, le feste per bambini, cambia direttore. Nulla da fare. Anzi, alcuni clienti di Digesu' acquistavano i prodotti dal fornaio e andavano a consumarli sui tavoli della catena americana, fino alla debacle totale di Mc Donald's costretta ad andarsene da un piccolo paese della Puglia e soprattutto ai prodotti di qualita' di un piccolo fornaio.

22/12/05

Grazie Bush


Grazie a lei, grande leader. 
Grazie, George W. Bush.
Grazie di mostrare a tutti il pericolo che rappresenta Saddam Hussein. Parecchi di noi hanno forse dimenticato che è stato lui ad utilizzare le armi chimiche contro il suo popolo, contro i Curdi, contro gli iraniani. Saddam è un dittatore bagnato nel sangue, una delle espressioni più chiare del male di oggi. 
Ho, però, altre ragioni per ringraziarLa. Durante i primi due mesi dell'anno 2003, è riuscito a mostrare al mondo tante cose importanti, e per questo lei merita la mia riconoscenza. 
Così, ricordandomi di una poesia che conoscevo da piccolo, vorrei dirLe Grazie. 
Grazie di aver mostrato a tutti che il popolo turco ed il suo governo non si vendono, neanche per 26 miliardi di dollari. 
Grazie di mostrare a tutti il grande abisso che esiste tra le decisioni dei governi e le aspirazioni del popolo. Di far vedere chiaro che Jose Maria Aznar come Tony Blair non hanno nessun rispetto per le voci di chi li ha eletti, non prendendoli affatto in considerazione. Aznar è stato capace di ignorare il 90% degli spagnoli che si è schierato contro la guerra, e Blair non ha tenuto conto di una delle più grandi manifestazioni pubbliche negli ultimi anni in Inghilterra. 
Grazie perché la sua perseveranza ha spinto Tony Blair ad andare al parlamento britannico con un dossier truccato, redatto da uno studente dieci anni prima, e a presentarlo come "prove inconfutabili raccolte dai servizi segreti britannici". 
Grazie di aver fatto in modo che Colin Powel si mostri ridicolo presentando al Consiglio di Sicurezza ONU delle foto che, una settimana dopo, sono state pubblicamente contestate da Hans Blix, l'ispettore responsabile del disarmo in Iraq. 
Grazie perché la sua posizione a favore della guerra è servita al ministro degli affari esteri francesi, che dopo aver pronunciato il suo discorso contrario alla guerra, ha ricevuto l'applauso della camera plenaria. E per quello che ne so, questo sembra sia successo una sola volta nella storia dell'ONU, in occasione del discorso pronunciato da Nelson Mandela. 
Grazie, perché grazie ai suoi sforzi a favore della guerra, i paesi arabi -generalmente divisi- hanno condannato un'invasione, durante la loro riunione, nell'ultima settimana di febbraio. 
Grazie, perché grazie alla sua retorica che afferma che l'"ONU aveva un'opportunità per mostrare la sua importanza", anche i paesi più ribelli sono finiti per prendere una posizione contraria all'attacco contro l'Iraq. 
Grazie, perché la sua politica estera ha portato il ministro degli affari esteri britannico, Jack Straw, a dichiarare in pieno XXI secolo che "una guerra possa avere delle giustificazioni morali" - e a perdere così tutta la sua credibilità. 
Grazie per provare a dividere un'Europa che lotta per la sua unificazione; questo avvertimento non sarà da noi ignorato. 
Grazie perché lei è riuscito come nessun altro nell'ultimo secolo a radunare milioni di persone da tutto il mondo, che si battono per la stessa idea - anche se questa idea è l'esatto opposto della sua. 
Grazie per farci sentire ancora una volta che le nostre parole anche se non sono ascoltate, sono al meno pronunciate. 
Grazie per averci ignorati, di aver emarginato tutti quelli che hanno una posizione contraria alla sua decisione, perché l'avvenire della Terra appartiene agli esclusi. 
Grazie perché, senza di Lei non avremmo conosciuto la nostra capacità di mobilitazione. Potrebbe non essere utile oggi, ma sarà sicuramente utile nel futuro. 
Ora che i tamburi della guerra sembrano suonare in maniera irreversibile, vorrei fare mie le parole di un re europeo che una volta pronunciò davanti all'invasore: Che la mattinata sia bella per voi, che rispecchi il sole sulle armi dei vostri soldati - perché questo pomeriggio cambierò i vostri piani". 
Grazie per permettere a tutti noi, armati dall'anonimato, che giriamo nelle strade per provare a fermare un processo ormai in marcia, di scoprire cosa sono le sensazioni di impotenza, di imparare ad affrontarla ed a trasformarla. 
Approfitti allora della sua mattinata e di tutta la gloria che essa le porta. 
Grazie, perché lei non ci ha ascoltati. Sappia che noi la ascoltiamo, e non dimentichiamo i suoi propositi. 
Grazie, grande leader, George W. Bush. 
Grazie Tante.


                             Paulo Coelho




14/12/05

Senza titolo 1039






da quando  ho scritto quel post  sula tav  molti  mi hanno chiesto    via email e msn messanger   e chat   le mie  opinioni   dopo aver  sentito e  le  letto  ii pro  e  i  contro   ,  e dopo aver visto Ballarò ( rai 3 ) di ieri   e letto   sia media ufficiali che non ufficiali   in particolare  indymedia.it ( di cui  ho riportato  gli url   in un post precedente ) e il  sito  italo-francese bellaciao e questi altri  due  stupendi blog di splinder   ( 1 e 2 )  . Ma  cio che mi ha  portato  ad essere contro  la  tav   sono  le discussioni  avuite con amici \ che  sia   online che al telefono   di quelle zone  e  di miei concittadini che lavorano  studiano li a torino e  dalla  lettura   su loro consiglio di questi siti  la voceinfo ( un sito di economia  ) quest'altro  ( in cui si dice: "Il ministro italiano confida che la Torino-Lione sarà finanziata almeno al 30% da capitali privati." )  sono  anche  se  non  è  la mia regione   perchè  dico  NO:è completamente inutile: nella Val Susa esiste già una linea ferroviaria sotto-utilizzata, in grado di reggere il traffico richiesto (considerando i tassi di crescita) almeno fino al 2050.  ; 2) La linea in costruzione è esclusivamente merci, non si avrebbe alcun vantaggio in termini di tempo per la percorrenza da Torino a Lione. I treni passeggeri comunque continuerebbero a transitare nella linea storica con i tempi di percorrenza attuali.    ; 3) Nel tratto montano (e quindi da Torino alla Francia), comunque non sarebbe una tratta ad alta velocità perchè la conformazione del terreno montano non la rende possibile. ;   4) L'amianto sotto al Musinè c'e' veramente (è già ampiamente dimostrato), e nei progetti non c'è il minimo accenno ad un piano di messa in sicurezza dell'amianto estratto (è previsto semplicemente uno stoccaggio in valle a cielo libero), che con i frequenti venti della Val Susa verrebbe distribuito e respirato in tutta la cintura ovest di Torino ed in Torino stessa. Le malattie causate dalla respirazione di anche solo 1 fibra di amianto vengono diagnosticate 15 anni dopo dall'inalazione. Dal momento della diagnosi la mortalità è del 100%, ed il tempo di vita medio è di 9 mesi.  Il corridoio 5 (tratta Lisbona-Kiev) di cui questa tratta sarebbe parte fondamentale non esiste: da Trieste verso est l'opera è bloccata in tutti i suoi aspetti.   6) Finanziariamente è un disastro annunciato: perchè vada in attivo, della tratta dovrebbe passare un treno merci ogni 3 minuti, 24 ore al giorno. Per questo motivo, al momento nessun privato si è impegnato finanziariamente, banche e fondazioni comprese. La tratta è costosissima, ed i soldi non ci sono: è notizia recente che nella finanziaria di questi giorni sono stati tagliati quasi tutti i fondi per le grandi opere. Gli unici soldi su cui si regge l'opera sono i finanziamenti europei. 7) Se dovessi elencare tutte le implicazioni legali del ministro Lunardi questo documento diverrebbe troppo lungo. Dico solo che l'appalto per la costruzione del tunnel di 52Km (7,5 miliardi di euro) è stato vinto da una ditta francese che l'ha subappaltato alla francese RockSoil, di proprietà del figlio e della moglie. 8)  è una  lotta di tutti indipendentemente  dal colore politico  . Infati basti vedere  che  non solo  gli ecumenici  ma  anche la chiesa  cattolica  o  almeno alcuni suoi rapressentanti  come  testimonia  questa lettera di un francescano della Val di Susa, Beppe Giunti, frate Guardiano del convento di San Francesco di Susa è lunga,   pubblicata  da   questo sito  se  la  riporto integralemtne  , ma  èp talmente  bella  che   riassumerla  tagliarla   sarebbe  stato  "un crimine"   è un po' lunga  ma  vale la pena  di leggerla  : << Molti amici della nostra Comunità stanno chiedendomi, a ragione, in queste ore perché io sia dentro la questione TAV, perché abbia marciato da Bussoleno a Susa, perché ieri mattina a Bussoleno mi sia posto in mezzo tra un reparto di polizia che tornava dal blitz notturno e la folla di persone comuni che voleva restituire manganellate e insulti. Il motivo principale è che la fede cristiana non è una astrazione, una filosofia, ma la sequela di un Dio che si fa uomo, in un preciso contesto temporale e culturale. L’incarnazione è uno dei misteri principali della fede e il criterio centrale della sequela di Cristo.Ne deriva che il credente non può “chiamarsi fuori” dalle situazioni che hanno in gioco valori, di qualsiasi tipo. La fede quindi non può avere una dimensione privatistica. In questi mesi sia l’insegnamento di papa Benedetto sia alcuni interventi della CEI ce lo hanno ricordato a proposito di chi vorrebbe la Comunità cristiana muta su interrogativi pesanti (matrimonio, usura, coppie di fatto).Non ci sono dubbi per il credente: ogni realtà che coinvolga a vario livello scelte “umane” lo deve trovare presente. Seconda motivazione, la grande e importante questione del treno ad alta capacità di trasporto merci (non è infatti principalmente treno ad alta velocità passeggeri, TAV è solo uno slogan per ambedue gli schieramenti pro o contro, la posta in gioco è se tenere gli scambi a sud delle Alpi tramite Genova e Marsiglia e Barcellona o lasciarli a nord su Rotterdam) tocca questioni del tipo suddetto?Ritengo di sì: il metodo (democrazia partecipata che coinvolge i soggetti intermedi per il principio di sussidiarietà) è stato rovesciato (decisione di vertici economici-finanziari poi firma politica internazionale), al centro è stato messo il mercato non le persone; l’idea di “progresso” che viene esposta nei documenti “pro” non parla mai di qualità di vita ma di accrescimento di ricchezza; non è stato affidato ad un centro indipendente uno studio preliminare sulle conseguenze ambientali, economiche (del tipo: bilancio in passivo come per il tunnel della Manica per quante annualità?); la dimensione finanziaria dell’opera non esige che ci si chieda se in altro modo non si ottengono risultati equivalenti?Le analisi tecniche che sono state elaborate da Enti su richiesta delle Comunità Montane della Valle sono disponibili da dieci anni, ora i cittadini hanno la percezione di non contare nulla.Ho ritenuto inoltre che una mia presenza, come quella di tanti altri sacerdoti, sindaci, docenti dei licei della Valle, esponenti dell’associazionismo avrebbe potuto attenuare lo scontro mantenendolo in ambito di rispetto, ascolto, democrazia. Alla marcia dei 50.000 ho partecipato perché non era partitica, ma tenuta insieme dal sindaci che sono l’anello più vicino a me della Nazione; un ecclesiastico non può aderire a movimenti politici né iscriversi a partiti; ma qui si è trattato di un fatto di cittadinanza.Purtroppo i fatti di ieri notte a Venaus, e prima molte dichiarazioni di persone responsabili del bene comune (questo io credo debba essere il nome nobile da riconoscere ai politici, per esempio il ministro Lunardi), il silenzio decennale della stragrande maggioranza degli organi di informazione nazionale ed ora il loro interesse folkloristico (i cartelli della marcia, i manganelli, i falò, la stanchezza dei poliziotti, la polenta ai presidi di Venaus), la scelta del responsabile del bene comune sotto il profilo dell’ordine pubblico (ministro Pisanu) di militarizzare la Valle e di ordinare il blitz (svoltosi con metodi vecchi da anni ’50, - Scelba docet? - di notte in silenzio ordinando ai fotografi di andare via, con l’insinuazione e pretesa giustificazione circa la presenza di infiltrati anarchici o comunque violenti, mai visti in Valle in questa occasione e che tuttavia sono spuntati a Torino dopo il blitz), la reazione emotiva dell’intera popolazione (ieri mattina sulla macchina del comune di Bussoleno con il microfono abbiamo fatto fatica - un sindaco un partigiano conosciuto qui e io - a frenare la violenza fisica) che impedisce di ragionare sui fatti sui dati e non sugli slogans; tutto questo rende faticoso star dentro la questione.Ritengo di aver fatto e di dover continuare a fare questa piccola cosa perché sono frate, cristiano e cittadino. Una riflessione finale, sfuggita ai più: l’intensità di riunioni, circolazione di documenti, confronti in piccoli gruppi e in assemblee, il mescolamento di identità culturali politiche religiose avvenuto in questa occasione manifesta qualcosa - al di là che si faccia o no questo monstrum ingenieristico - che punta diritto al ripensamento di quale modello di sviluppo vogliamo per le generazioni future; in questo la tradizione cristiana ha molto da dire (vedi le catechesi sul nostro continente di papa Giovanni Paolo II) perché in particolare l’Europa non sia quella dei mercati ma quella dei popoli, perché lo spreco di energie diventi utilizzo ragionevole delle risorse, perché il consumo non sia il nuovo idolo al quale bruciare l’incenso.Mentre scrivo, dopo aver di nuovo percorso le strade e aver incontrato decine e decine di persone comuni non terroristi posso riassumere il sentimento della popolazione con la parola “offesa”, per non essere stata ascoltata, per essere stata trattata come si usa con delinquenti violenti, per non essere stata capita.Io sono stato offeso - ad un bivio per Mattie da Bussoleno - da uomini in divisa della mia Nazione e dopo essermi fatto riconoscere (testuale: “sei un animale, porta via queste bestie, io sono lo Stato...”) mentre tentavo una mediazione limitata e che poi ha protetto proprio un gruppetto di poliziotti, ma voglio ricordare l’insegnamento di san Francesco: l’insulto fa male a chi lo lancia, non a chi lo riceve.Grazie se fate circolare, grazie se rispondete, grazie se ci aiutate a ragionare anche con critiche documentate e contrarie a quanto qui ho esposto.>> . Concludo con una news  che ho trovato  su indymedia  La questione NoTAV non è una questione di sinistra o destra: l'opposizione è trasversale, ed ogni persona di buon senso che sia informata sul problema non ha difficoltà a capire le nostre ragioni. Il problema è che la voce dei NoTav ciene puntualmente soffocata dai media,per la grande quantità dei finanziamenti europei in gioco. Personalmente penso che anche i più accesi interessati questo lo sappiano benissimo, e dell'opera non gli importi proprio nulla. L'unica loro preoccupazione è farsi rigirare nelle loro casse i soldoni europei. Non chiedo a chi legge questo messaggio di crederci ciecamente, ovviamente può essere inteso come propaganda di parte, ma di informarsi anche dal altre fonti indipendenti. Purtroppo il quotidiano La Stampa ed il telegiornale regionale di Rai 3 sono le fonti di informazione che sisono rivelati più corrotti e di parte, non solo nei commenti alle notizie ma anche nel continuo riportare notizie false. Qualche anno fa è venuta una troupe di Report diversi giorni in valle a fare un servizio sul problema. Risultato: il servizio non è mai andato in onda ed il giornalista è stato quasi licenziato. A voi ogni commento 


  APPROFONDIMENTI


OLTRE  I SITI   CONTENUTI   NEL PRECEDENTE E IN  QUESTO    POST  ECCOVENE  ALTRI 


http://www.rainews24.it/ran24/speciali/tav/default.htm                                      http://italy.indymedia.org/news/2005/11/933024.php


GLI URL  DI  http://notavinvallesusa.splinder.com/


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