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24/02/20

cara bulla ... di Flavia marchesini un come rispondere ai bulli senza scendere al loro stesso livello

queste  nuove  generazioni   mi  tirano su di  morale   e mi rendono meno  pessimista  . esi hanno molto  da  insegnarci  , soprattutto  a  noi odiatori




Flavia, 11 anni, è stata per lungo tempo vittima di bullismo da parte di una sua coetanea che frequenta la sua stessa scuola di Cremona. Ma la giovane è riuscita a sciogliere con decisione e delicatezza quel “nodo blu” che le era stato avvolto addosso e l’aveva tenuta stretta nella morsa del bullismo, attraverso l’uso delle parole scritte, nero su bianco, in una lettera indirizzata alla sua “bulla”.
Perché Flavia è riuscita a trasformare la meschinità del bullismo subito e a fronteggiare a testa alta, e penna alla mano, la sua «cara bulla». Ed è proprio con queste parole che inizia la lettera dell’11enne indirizzata alla giovanissima ragazza che l’ha più volte presa di mira.
la  protagonista  

Dopo aver inglobato tante cattiverie e pressioni psicologiche di certo non facili da metabolizzare, ancor di più in una fase delicata della vita che è quella del passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza, Flavia è riuscita a imporsi.
E forse la via più facile sarebbe stata quella di rispondere con l’aggressività. Ma Flavia ha scelto di ringraziare la sua bulla, «perché ogni tua azione mi dà una carica e una grinta tali, che impiego nello sport con ottimi risultati!», trasformando così il male subito in un’espressione di forza personale e di autodeterminazione.
Ed è così che Flavia ha inviato una lettera pregna di «affetto e compassione» destinata alla sua coetanea a La provincia di Cremona che l’ha a sua volta ri-pubblicata sulle sue pagine. E per la sua reazione, Flavia è successivamente stata invitata dal prefetto di Cremona, Vito Danilo Gagliardi, che si è complimentato per il suo gesto e per il modo di affrontare il bullismo.
Il testo di Nodo Blu, la lettera di Flavia contro il bullismo


Cara bulla,
sì, sono proprio io!
Come vedi, le tue azioni negative
non mi impediscono di scriverti questa lettera,
e guarda un po’ sono ancora qui, viva e vegeta,
sorpresa!!
È dall’inizio dell’anno scolastico che mi ricopri di insulti pesanti,
occhiatacce a tutte le ore del mattino,
parole volgari sussurrate all’orecchio,
nella tua vana speranza
di una mia reazione incontrollata…
Sono passati tanti mesi
e non l’hai ancora capito?
Io non reagisco! Non reagisco
alla violenza con altra violenza,
verbale o fisica che sia…
All’inizio lo devo ammettere, sì ero spaventata e mi abbandonavo al pianto, trattenuto (se riuscivo) fino al ritorno a casa.
Piangevo sì, ma non per paura
delle tue minacce, ma perché non capivo,
non capivo il PERCHÉ di questo
tuo sentimento (chiamiamolo così!) nei miei confronti.
Ora che si avvicina il giorno di San Valentino, cosa partorisce la tua mente?
Farmi trovare sul banco tanti, tanti teneri «bigliettini d’amore» anonimi…
Bigliettini in cui non vedi l’ora di vedermi morta, bigliettini in cui esprimi il tuo sentimento di gioia nel giorno del mio funerale, che secondo i tuoi calcoli,
sarà tra poche settimane, vero?
Pensa un po’, sono convinta invece che questa decisione spetti solo a Dio,
e non a una ragazzina delle medie…
mi sbaglio forse?
Veramente desidereresti la mia MORTE?
Veramente desidereresti vedere morire
un altro essere umano?
Ti dirò, sarò forse all’antica, ma per
San Valentino avrei preferito
ritrovarmi sul banco qualche cioccolatino
a forma di cuore, o anche una rosa rossa…
troppo banale e romantica vero?
(Dai che sei ancora in tempo!)
Cara bulla,
se è vero che da un lato hai cancellato in me ogni illusione del mio mondo dorato di bambina,
scaraventandomi nel «magico e grigio» mondo degli adulti…
dall’altro lato ti ringrazio
perché ogni tua azione mi dà una carica e una grinta tali,
che impiego nello sport con ottimi risultati!
Lo sai che ho vinto la mia prima medaglia?
Che emozione!!
Cara bulla,
volevo solo farti sapere che
MAI
MAI
MAI
riuscirai a spegnere la mia luce
e la mia voglia di vivere.
MAI!
E se mai lo vorrai,
io sono qui… e…
mi raccomando i cioccolatini!
Con affetto e compassione.Flavia


31/01/20

quegli italiani che non credono che sia esistita la shoah - olocausto sono coglioni o ignoranti ? o forse entrambi ?

 in sottofondo



si discuteva    sulla  pagina Facebook    Il Tulipano - Il Web Magazine Indipendente scritto dal Popolo del rapporto Eurispes   in cui  si afferma  di come 1 italiano su 3 neghi la shoah \ olocausto . alcuni dicevano : << Allora un italiano su tre e coglione.>> Secondo  me   ed è  questa  la mia risposta che  ho dato



Si lo è ma è anche ignorante della propria storia ( in quanto alcuni lager si trovavano anche in Italia ) e crede nel mito dell'uomo forte che  scende  fra la  gente . Oltre a farsi abbindolare  dall'uomo  ragno  di turno ( nessuno escluso è capitato anche a me ma una volta fregato non ci sono ricascato ) e poi una volta cascatoci e messo al muro dalla realtà dei fatti non ha il coraggio di dire ho sbagliato sono stato fregato e continua a crederci ed a farsi illudere ancora fin quando non .... ne subirà le conseguenze . E magari poi accorgersene negli ultimi anni di vita .Vedere

 il finale del film Scena per me rappresentativa anche della situazione attuale: sia dal punto di vista di chi ha ancora speranza sia dal punto di vista "di chi scappa"di Mediterraneo - regia di Gabriele Salvatores (1991) il particolare dal 048.00 in poi

a  voi decidere    quali delle due  opzioni

29/12/19

come sopravvivere alle feste di natale 2019\20 dopo natale e prima di capodanno ed epifania

Come promesso nell'ultima post sul natale , rieccomi con la seconda parte della guida i sopravvivenza del 2019\20 ovvero la fase post natalizia Le abbuffate classiche natalizie sono finite e tra poco inizieranno quelle di capodanno e dell'epifania 


Infatti Capodanno è alle porte  (  infatti siamo  già al 29   di  dicembre )  è già  , ora  in maniera  sempre  più pressante  ,   si  'inizia  a parlare di cosa si fa o non si fa per  tale  data  io rimando tutti\e  oltre  che  ai  consueti  siti d'approfondimento che trovate  a     fine post   a questo mio post della guida del 2016  ed   a quest'immagine   presa  dalla pagina  facebook  Amici dei mici e amanti dei gatti

L'immagine può contenere: 1 persona, testo



ed   ad  altri  siti    che trovate  sotto   fra  gli approfondimenti   .
Risultati immagini per capodaNNO
Infatti Io vedo il capodanno oltre che un semplice incontro con gli amici che risiedono fuori dal paese in italia o all'estero per lavoro o fuga come l'unione di queste due pensieri \ riflessioni . 
La prima una riflessione di Antonio Gramsci è molto più che un pensiero intorno al Capodanno.
È un inno alla ricchezza della vita, alla sua poliedricità, all'importanza fondamentale che ogni giorno rappresenti nella vita di un uomo una deadline con cui confrontarsi: perché ognuno di noi renda conto a se stesso in ogni attimo e non solo nei buoni propositi di fine e inizio anno. Riporto qui il testo integralmente:


Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un'azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l'ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch'essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell'età moderna.
E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l'umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell'animalità per ritrarne nuovo vigore.
Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.
Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell'immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d'inventario dai nostri sciocchissimi antenati.



La seconda questa canzone una di quelle che sono alla base della mia formazione musicale \ culturale


Però quest'anno per motivi vari credo che : << Due Strade Trovai nel Bosco e Io Scelsi Quella Meno Battuta ed è per Questo che Sono Diverso. >> ovvero

ed faro cosi, salvo qualche riunione con amici o parentado dopo il brindisi di mezzanotte con i miei " vecchi " che non amano tanto la mondanità e poi in compagnia di qualche lettura o fumetti o saggio storico visto che quest'anno è stato ricco di celebrazioni storiche e culturali di trentennali e cinquantenari

.

concludo con alcuni consigli o suggerimenti di buon senso
  • Visto che generalmente ci si sbaglia nell'ora si può guardare il conto alla rovescia in TV con il volume abbassato o alzato oppure  In alternativa, puoi ascoltare la radio. questo permette a tutti i presenti di tenere d'occhio l'ora.
  • Se si è deciso di ordinare del cibo a domicilio, fallo presto per evitare di trovarvi nella ressa di persone che hanno avuto la stessa idea!
  • Rinuncia alle feste a cui davvero non vuoi partecipare e non prenderti troppi impegni; concedi invece a te e alla tua famiglia tanto tempo per divertirvi tutti insieme. oppure uno spazio e per .... 😜🥂 con il partner
  • Prenditi cura di tutte le persone che sembrano annoiate o arrabbiate dal Capodanno in famiglia. Gli adolescenti e i giovani, soprattutto, possono avere la sensazione di perdersi tutto il divertimento rimanendo "bloccati" in casa con i genitori. Ascoltali, chiedi com'è stato il loro anno appena trascorso e cosa non vedono l'ora di fare – questa è una buona occasione per instaurare o eventualmente rinsaldare un legame familiare.
  • Non è obbligatorio restare svegli fino a mezzanotte; c'è sicuramente qualche membro della famiglia che si corica presto o non festeggia per tutta la notte! Se ti senti stanco e vuoi addormentarti presto, sentiti libero di farlo. Quando ti svegli è già l'anno nuovo e puoi accoglierlo con i tuoi rituali del mattino.
  • Accertati che tutti bevano responsabilmente soprattutto i minorenni
  • Se mantieni alto il volume della musica, tieni in considerazione anche i vicini; sebbene sia la notte di Capodanno, alcune persone hanno bimbi piccoli o malattie loro o di  familiari  da gestire.
  • Se passi l'intera serata a rammaricarti per aver deciso di restare in famiglia e a pensare che avresti dovuto fare qualcosa di più eccitante, non sei in grado di vivere il momento e di apprezzarne il valore. È molto più facile e divertente se accetti il fatto che restare a casa è semplicemente un altro modo di passare la notte di San Silvestro. Riporta alla mente tutte le cose che non devi affrontare, come le file interminabili per trovare un taxi, le risse tra ubriachi, la folla impazzita ed essere molestato dalla gente che insiste a voler baciare tutti quando suona il rintocco di mezzanotte.
Approfondimenti
https://www.wikihow.it/Festeggiare-il-Capodanno
https://www.wikihow.it/Godersi-il-Capodanno-a-Casa-con-la-Famiglia
http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2012/12/come-sopravvivere-al-le-feste-di-natale.html
http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2015/12/la-mia-guida-al-natale-e-alle-festivita_27.html
comunque lo festeggiate o non lo festeggiate augurissimi ci vedremo l'anno prossimo .



26/12/19

Siracusa, per un errore dei giudici vince una medaglia che non merita e la consegna alla seconda classificata


Babbo natale  ( Gesù bambino   come  volevano     che  lo chiamassi  le   mie  nonne   ) avrà preso nota dell’ennesima bella storia andata in scena in questi giorni: in questo caso il teatro è stato la Sicilia.
Il Protagonista un ragazzino di 10 anni che si è aggiudicato l'oro in una competizione regionale di karate. Accortosi dell'errore della giuria ha messo la medaglia al collo di Carlotta Bartolo, 11 anni, che era arrivata seconda. Egli    per un errore nel calcolo dei punti, Giorgio Torrisi, 10 anni, era stato giudicato e premiato come vincitore di un torneo di karate, ma poi quando insieme ai suoi genitori ha scoperto di essere arrivato secondo, ha scelto di consegnare la medaglia d’oro a chi davvero l’aveva meritata: Carlotta Bartolo, appunto   di 11 anni. Una  bella  riasposta  a chi ice  che  certi valori sono morti  , certo    stanno scomparendo  , ma  ancora   ed   questo è uno    dei casi  in questione  resistono   e  sono  ancora   vivi 



Infatti   , oltre  il  video  ,  ecco   la cronaca  di  https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/12/25/  da  cui   è tratta la prima foto


“Mamma questa medaglia non la merito, perché non l’ho vinta. Devo consegnarla al vero vincitore”. Quando la lealtà sportiva e i valori morali rappresentano la vera vittoria, allora accadono storie come quella che ha visto protagonista Giorgio Torrisi, 10 anni, cintura nera di karatè e, dopo ciò che è accaduto, anche di lealtà.Per un errore nel calcolo dei punti è stato giudicato e premiato come vincitore di un torneo, ma quando ha scoperto di non aver realmente conquistato l’ambita medaglia d’oro ha scelto di consegnarla a Carlotta Bartolo, 11 anni, arrivata seconda.
Giorgio Torrisi e Carlotta Bartolo   da https://www.pachinonews.it/



La competizione, la settima edizione dell’International Edukarate, si è svolta al PalaCannizzaro di Acicastello e ha visto sfidarsi 350 bambini provenienti da tutta la Sicilia. Giorgio Torrisi, di Catania, è stato giudicato il primo nella sua categoria. Immediatamente dopo la premiazione, i genitori stessi, Antonio Torrisi e Chiara De Melio, hanno intuito che c’era qualcosa che non quadrava nei punteggi. “Mio figlio è abituato a vincere - ha raccontato Chiara, la mamma - ma anche a perdere con umiltà, perché è questo che insegno ai miei figli. Ho spiegato a Giorgio che c'è stato un errore e ha voluto consegnare la medaglia a chi l'ha meritata al suo posto. L'onestà è la prima cosa nella vita”.
Scene rare e ben lontane da quelle a cui spesso si assiste nelle tribune delle gare di calcio giovanili, in cui genitori eccessivamente esigenti pretendono solo vittorie sul campo. A discapito del decoro, della forma e dell’educazione dei figli. Così Giorgio ha scelto che la sua più grande vittoria sarebbe stata quella di consegnare la medaglia a Carlotta. E la missione è stata compiuta e la medaglia ha trovato il suo legittimo proprietario: tutta la famiglia Torrisi è sbarcata nella palestra dell’ “Accademia Bartolo” a Pachino, in provincia di Siracusa, per incontrare Carlotta e i suoi genitori.
“La nostra prima vittoria è questa - ha dichiarato Giuseppe Bartolo, padre di Carlotta e maestro di karatè -, trasmettere ai nostri atleti e figli i valori della lealtà”. Carlotta ha ottenuto la sua meritata medaglia, ma il vero vincitore morale della competizione, manco a dirlo, è stato Giorgio. Il gesto è stato anche notato - e lodato - dall’organizzatore dell’evento, Salvo Filippello, pedagogista componente della commissione nazionale Csain e coordinatore regionale. “Un esempio virtuoso - ha commentato Filippello - come ente promuoviamo i valori sociali ed educativi, al di la di quelli agonistici. Vuol dire che abbiamo seminato bene. Il nostro obiettivo è creare grandi uomini, più che grandi campioni”. Filippello ha messo in piedi anche una “karate-therapy”, che serve ad incanalare energie ed istinti dei più piccoli nell’ambiente sano dello sport. “Lavoriamo anche in ambienti difficili - ha spiegato il responsabile siciliano di Csain - e con questa attività facciamo in modo che i ragazzini più iperattivi possano lavorare sull’autocontrollo”.

25/06/19

Gli psicoanalisti d'America chiedono scusa agli omosessuali 50 dopo i fatti di stonewall



Risultati immagini per stonewall Che le più importanti società psicoanalitiche e psichiatriche, in Italia e nel mondo, non vedano più l'omosessualità come una patologia e, anzi, sostengano il valore psicologico delle leggi che tutelano i legami affettivi e familiari delle persone omosessuali, non è più, fortunatamente, una notizia. Lo è, invece, la decisione dall'American Psychoanalytic Association (APsaA) di porgere le sue scuse alla comunità LGBTQ. Scuse "da tempo dovute", si legge nel comunicato, per aver patologizzato, nel corso della storia, gli orientamenti non eterosessuali e le identità transgender. L'annuncio è stato dato pochi giorni fa in occasione dell'apertura del 108esimo convegno annuale dell'APsaA, svoltosi a San Diego, e in concomitanza con le celebrazioni del cinquantesimo anniversario dei moti di Stonewall, considerati simbolicamente l'atto di nascita del movimento di liberazione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer (LGBTQ). Nel 1969 l'omosessualità era infatti considerata una patologia mentale e come tale veniva "curata". Disturbo mentale era considerata anche quella condizione di sofferenza (un tempo nota come transessualismo e oggi definita "disforia di genere") causata dall'incongruenza tra il proprio sesso anatomico e la percezione di sé come uomo o donna. A partire dagli anni Ottanta le teorie patologizzanti sono state sconfessate e l'omosessualità è stata eliminata dai manuali diagnostici internazionali.
I professionisti della salute mentale hanno imparato a riconoscere i danni psicologici causati dallo stigma sociale e scientifico e dalla sua interiorizzazione (omofobia interiorizzata e minority stress). Chi vuol farsi un'idea dei presupposti violenti e normativi delle cosiddette "terapie riparative" può vedere due film recentemente distribuiti anche in Italia: La diseducazione di Cameron Post e Boy erased - Vite cancellate. "È arrivato il momento di chiedere scusa", ha detto Lee Jaffe, presidente dell'APsaA "per il ruolo che anche noi psicoanalisti abbiamo ricoperto nel promuovere pregiudizi traumatici". Riconoscere gli errori non cancella il dolore accumulato, ma lo può curare. Anche se qualche terrapiattista della psiche, sedicente terapeuta, continua a considerare l'omosessualità una condizione da "riparare", i veri terapeuti sanno che il loro lavoro consiste nel promuovere l'autenticità, la dignità individuale e la capacità di amare in accordo con il proprio desiderio. Riconoscere un errore e scusarsi è un'azione interpersonale (e in questo caso anche scientifica) importantissima: trasforma un paradigma, ripara antiche ferite, rende possibile l'elaborazione collettiva di un pregiudizio e delle sue ripercussioni traumatiche.

per  approfondire  
fatti 
https://it.wikipedia.org/wiki/Moti_di_Stonewall
https://www.wikipink.org/index.php/Moti_di_Stonewall
 film
Stonewall 1995 dal regista britannico Nigel Finch.
Stonewall  diretto da Roland Emmerich con protagonisti Jeremy Irvine e Jonathan Rhys Meyers.



08/03/19

anche un opera incompleta e non finita è un opera d'arte ed riflessioni sul concerto d'arte

    ti potrebbe  interessare  delle  mie precedenti  elucubrazioni  in merito  e  colegate  all'argomento del post  tratto oggi  oggi





Dovendo fare diversi viaggi a  Milano   per  motivi  di salute  miei  e  di un familiare   ne  approfitto per    visitare , nell'intervallo    fra le visite mediche  e l'aereo per  tornare,  i sui  musei  e le  sue  vie .
Questa settimana      ho   visitato    due  Musei   ,  il  castello  Sforzesco  ed  il museo d'arte moderna   ovvero il   museo del novecento   (  http://museodelnovecento.org/it/ ) .Ed   dalla loro  visita  che  sono scaturite le mie  odierne elucubrazioni   riflessioni  .

N.b     causa   problemi con  il cellulare    le  foto   del   secondo museo visitato   mi sono state  gentilmente  donate  😂😁❤😍 dai cellulari  di mia madre  e mio pare     che   ringrazio  

Iniziamo dal primo museo


finita la visita e aver pranzato al bistrot \ libreria della Feltrinelli in corso Garibaldi 1 , sia andato al castello Sforzesco , ma causa problemi di salute alle anche ed alle articolazioni abbiamo visto sia la bellissima pietà Rondodini , opera non completa \ non finita di Michelangelo . Un opera che accompagnò Michelangelo per tutta la vita, rimanendo da sempre e per sempre irrisolta. Semplice mancanza di tempo o metafora dell'imperfezione della dimensione umana ? Quale sia   la  causa  dell'incompiuta  non ha  nessuna importanza  ,  la  rende   unica  .  Infatti   la  riflessione  che faccio   da profano  ,    sui    vari critici arte   che  il  suo non finito  la  rende  unica     e   chi dice  che  le opere  d'arte  , sia  brutte   e  minori     dice    fesserie  


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(...) Questo complesso marmoreo costituisce per molti studiosi un vero e proprio testamento spirituale di Michelangelo stesso. La Pietà, come soggetto scultoreo, non è di certo un tema sconosciuto all’artista, né tanto meno poco vendibile al pubblico del tempo, però per qualche ragione rimane sin dal concepimento ad esclusivo utilizzo di Michelangelo, che tornerà a lavorarci in diversi momenti della sua vita, modificandola e talvolta stravolgendone l’aspetto e la composizione.( .... continua in questo articolo
  di   https://www.artwave.it/arte/storia-dellarte
Poi  prima  d'uscire  dal  Castello Sforzesco    e ci siamo fermati   due   volte   la  prima    è quella   che   ho documentato sotto  riprendendo   ( spero  di  esserci riuscito  ) nei bambini  a cui la maestra  spiegava    cosa fosse  un museo  e    come  ci si  muove  in esso  ,   la  speranza   e    la  tenerezza    vedere i bambini delle prime ed classe delle elementari al museo    mi fa ben sperare e mi dona un po' d'ottimismo su queste nuove generazioni cosa che non avevo o avevo perso come si può notare nei post precedenti  del  nostro blog    sintetizzabili  con questo intervento  



Lo stesso , purtroppo mi s'era scaricato il cellulare ,  quando abbiamo visto  vicino all'ingresso  


   e   poi   in un ala del cortile     vicino ad  una delle  uscite    in ala del cortile  sempre dei bambini delle elementari a cui venia spiegata la storia delle armature e del rinascimento facendoli vestire con abiti dell'epica e spiegargli l'uso che si faeva in quel  periodo delle armi e dei pugnali facendoli ( ovviamente sotto la supervisione di un adulto per evitare che si facessero male ) giocare alla guerra fra di loro con armi finte . 

 poi  dopo    abbiamo visitato ,     non tutto    perchè mi  madre in particolare    stava  troppo male  e non poteva  camminare  molto   e  poi ai miei  non  piace  la  storie dell'arte    da  dopo Andy WarholJackson Pollock  ,  Il museodelnovecento 


Delle opere sul futurismo e pre futurismo , infatti , appena entri sullo scalone trovi Il quarto stato è un dipinto a olio su tela del pittore italiano Giuseppe Pellizza da Volpedo, realizzato nel 1901una delle opere più importanti del secolo scorso il nazionale ed internazionale con una esposizione ad esso collegata con le avanguardie degli anni successivi alla 2 guerra mondiale fin ad oggi .









le  altre    le  trovate   qui  https://bit.ly/2EYmddG   sulla   mia  bacheca  di facebook 

Sapevo si che Il Futurismo è stato un movimento artistico e culturale Italiano dell'inizio del XX secolo[ nonché  <<  la prima avanguardia europea. Ebbe influenza su movimenti affini che si svilupparono in altri paesi dell'Europa (in particolare in Russia e Francia), negli Stati Uniti d'America e in Asia. I futuristi esplorarono ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, alla letteratura (poesia e teatro), la musica, l'architettura, la danza, la fotografia, il cinema e persino la gastronomia. La denominazione ufficiale del movimento si deve al poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti  (...  continua qui  https://it.wikipedia.org/wiki/Futurismo ) . Ma  impregnato  di pregiudizio ideologico  lo identificavo  solo   con il fascismo   e non immaginavo     che olti artisti  anche  alcuni contrari all'ideologia    fascista    si fosse  abbeverati   ed  influenzati  da   esso    Ma  sono stato  smentito  e    ed  allo stesso tempo arricchito    nell'apprendere oltre  averlo verificato sul campo    che   Il Futurismo  --- sempre secondo la voce di wikipedia citata prima --- ha influenzato tutta l'arte d'avanguardia del Novecento. Gli artisti futuristi che sopravvissero alla morte di Marinetti (21 dicembre del 1944) e alla seconda guerra mondiale caddero in disgrazia come tutto il Futurismo, con l'accusa di aver fiancheggiato il fascismo.Nel secondo Novecento nuovi studi di Luciano De Maria, Mario Verdone, Enrico Crispolti, Maurizio Calvesi, Claudia Salaris, Giordano Bruno Guerri hanno parzialmente corretto l'accusa di collusione fascista, rilanciando l'interesse artistico-sociale verso il futurismo. Studi sul futurismo di sinistra (i contatti con gli ambienti anarchici, e persino comunisti) mostravano contemporaneamente che l'avanguardia futurista italiana era stata troppo sommariamente giudicata.






03/03/19

di perfetto non eesiste nulla neppure la scienza . il caso di Giulia Toddet rapiantata e mamma, la doppia vittoria di Giulia Todde Il padre le ha donato un rene nonostante il gruppo sanguigno diverso. Aveva già adottato una bimba, dopo l’intervento è rimasta incinta

La vita non è perfetta, le vite nei film sono perfette. Belle o brutte, ma perfette. Nei film non ci sono tempi morti, mai! ( radio freccia  ) 



                     da la nuova sardegna del 2\3\2019    di Caterina Angotzi


SOLARUSSA. La vita spesso ha più fantasia dell'immaginazione e può procurare grandi e infinite gioie, soprattutto se inaspettate. Per Giulia Todde, 41 anni da compiere, la vita ha il sorriso delicato di Mattia, nato un mese fa, nonostante tutto e tutti.
Giulia aveva perso le speranze non solo di diventare mamma ma anche di condurre una vita regolare, quando i medici le avevano diagnosticato nove anni fa una significativa patologia renale, la nefrite lupica, una alterazione della funzione e della stessa struttura renale, una patologia autoimmune che in questo caso era arrivata all’ultimo stadio, impedendo qualunque terapie farmacologica vincente.
Per lei rimanevano due sole alternative: il trapianto o la dialisi. In ogni caso, la diagnosi dei medici non lasciava spazio a illusioni. Giulia non avrebbe potuto portare a termine alcuna gravidanza. Per lei anzi la gravidanza poteva rappresentare un serio pericolo.
Giulia e il marito Alessio, 42 anni, però non si danno per vinti e decidono di percorrere la strada dell’adozione. Una strada lunga, complessa, stressante e difficile. Alla fine però, sei anni fa, arriva Maria, una bellissima bimba polacca. Sono fortunati Giulia e Alessio, perché Maria ha solo nove mesi. In casa c’è tempo solo per lei, nonostante la malattia.
Giulia però non demorde. Il padre, il marito e il fratello si offrono per donarle un rene, ma ci sono complicazioni. L’unico donatore potenzialmente compatibile da un punto di vista morfologico, il padre, non lo era per le caratteristiche ematiche. C’era incompatibilità tra donatore vivente e ricevente. «Io ho il gruppo Zero – sorride Giulia – e mio padre gruppo A, peggio di così non poteva capitare». La scienza e la natura insieme possono però fare miracoli. I medici dell’ospedale Brotzu di Cagliari, con una speciale procedura sono riusciti a “pulire” il sangue del ricevente, a effettuare con successo il trapianto di rene e soprattutto a evitare il rigetto dell’organo. Il trapianto, effettuato il primo ottobre del 2016 è stato il primo in Sardegna tra donatore e ricevente incompatibili. Ed è andato bene.
Ma il bello doveva ancora arrivare. Giulia è rimasta incinta. «Mattia è arrivato ben dopo il trapianto – dice con orgoglio – ma non è stato da noi cercato. Il mio organismo si era ristabilito, le terapie post trapianto avevano ormai un tasso di tossicità basso e così è arrivato il secondo piccolo miracolo».
Sebbene venuto al mondo alla trentacinquesima settimana di gestazione, Mattia non ha avuto problemi alla nascita. «Non dovevamo avere figli, non potevamo avere figli, eravamo rinchiusi dentro a una patologia che non lasciava scampo, e invece sono arrivati di fila tre piccoli miracoli: l’adozione,Giulia sorride. Adesso ha una vita serena davanti, e la voglia di far crescere una coppia di bimbi solo in apparenza diversi. «Maria stravede per il fratellino e per noi non c’è gioia più grande».

11/04/18

tentativo di spiegare a un nipote di 12\13 anni cos' è l'utopia

in sottofondo   figlio del re  - Piero Marras


a mia nipote che ascoltando questa canzone



mi chiede cosa è l'utopia ?

 "L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L'orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l'utopia? A questo: serve per continuare a camminare."

Lo  so   che   come     risposta   è  semplice   ed  banale  . Bleah,direbbe

Risultati immagini per blah di snoopy

 ma mi piace....   è molto filosofica    rispetto  a  quella  etimologica  
sostantivo femminile
  1. Quanto costituisce l'oggetto di un'aspirazione ideale non suscettibile di realizzazione pratica.

    "è un'u. la perfetta uguaglianza tra gli uomini"
    • particolarmente
      Ideale etico-politico destinato a non realizzarsi sul piano istituzionale, ma avente ugualmente funzione stimolatrice nei riguardi dell'azione politica, nel suo porsi come ipotesi di lavoro o, per via di contrasto, come efficace critica alle istituzioni vigenti.

e poi non so cos'altro dirle per  spiegarglierlo in modo semplice  (  vista  la  sua tenerà eta   ) . Potrei  spiegargliertlo     riportando la mia esperienza     visto che sono nato politicamente e culturalemente in un periodo  (  1985\1989 - 1990\92    in cui le utopie e gli ideali  di  2 secoli   erano crollati .  Ma  preferisco  che    : cresca libera di  ricordi   ed esperienze  non sue   . Ma  soprattutto perchè considero  valido  il  metodo Non insegnate ai bambini  brano musicale di Giorgio Gaber, contenuto nell'album postumo Io non mi sento italiano.

07/02/18

Spopolamento, la sfida di Sarah Pischedda e del collegaTommaso Vagnarelli due neo architetti: azienda modello nel borgo fantasma in una tesi di laurea d'architetturaal politecnico di torino


Speriamo  che   tale progetto   prospettato in  una tesi di laurea non sia  il  solito  parlare  e scrivere  a vuoto   e  che  dale  parole   e dalle  propposte  si  passi ai fatti  . Parlarne  \  discuterne  e  proporre ,  va  bene ma  poi diventa    bla... bla  .. ovvero solo chiacchere  

 dalla  nuova  sardegna  del  5\2\2018   
Spopolamento, la sfida di due neo architetti: azienda modello nel borgo fantasma
La tesi di laurea sul borgo Badu Andria nel comune di Padru della giovane olbiese Sarah Pischedda e del collegaTommaso Vagnarelli è stata riconosciuta al Politecnico di Torino come il miglior lavoro nel settore dell'architettura sostenibile
                         di Gianna Zazzara

SASSARI. «Costruirci un futuro in Sardegna? Magari. È un posto unico in Europa con una identità ancora molto forte. E le opportunità non mancano. La Sardegna è piena di piccoli borghi dimenticati. Farli rivivere, ripopolarli porterebbe di nuovo fiducia nel futuro». Sarah Pischedda e Tommaso Vagnarelli, architetti, 25 anni lei, olbiese, e 26 lui, torinese, ne sono talmente convinti da averne fatto un caso di studio. “La rinascita dei borghi abbandonati dell’entroterra sardo: il caso studio di Badu Andria” è il titolo della loro tesi di laurea magistrale in Architettura per il restauro e valorizzazione del patrimonio al Politecnico di Torino. Una ricerca premiata con il massimo della votazione per entrambi, 110 e lode, e un riconoscimento da parte del Politecnico come miglior tesi di laurea nell’ambito dell’architettura sostenibile.
«Siamo veramente felici che il nostro lavoro sia stato riconosciuto – dicono soddisfatti i due architetti – È un messaggio a tutti i ragazzi. Abbiamo voluto dire ad alta voce che anche in Sardegna c’è la possibilità di costruirsi un futuro. Non bisogna fuggire». 


Il progetto. Badu Andria è un borgo abbandonato del comune di Padru, in Gallura, dove Tommaso e Sara hanno trovato uno stazzo abbandonato, della seconda metà dell’Ottocento. L’idea alla base della loro tesi è stata quella di trasformare lo stazzo in un’azienda agricola all’avanguardia, specializzata nella produzione di piante officinali. «In Sardegna ci sono tantissime strutture abbandonate che potrebbero essere recuperate e trasformate in attività produttive – raccontano i ragazzi – Noi abbiamo pensato a un’azienda di piante officinali perché la Gallura è il territorio ideale per le piante spontanee e perché questo è un mercato in forte crescita». Per il loro progetto basterebbero 100mila euro. «Finanziamenti che si possono facilmente ottenere anche grazie ai Fondi di sviluppo rurale: per la Sardegna fino al 2020 c’è quasi un miliardo di euro a disposizione». E poi come si fa a vendere le piante? «Ormai con la tecnologia le distanze sono annullate. Basta creare un sito e il gioco è fatto». Come spiegano gli architetti, il caso di Badu Andria può essere replicato in tutti gli altri borghi abbandonati sparsi in Sardegna. 

La lotta allo spopolamento. A ispirare i due giovani architetti è stato il desiderio di trovare una soluzione per salvare i paesi, condannati allo spopolamento. «I paesi, soprattutto quelli dell’entroterra, rischiano di morire anche perché sono sempre di più i ragazzi che decidono di andare via dalla Sardegna. Eppure le opportunità non mancano, basta cercarle». Secondo Sarah e Tommaso recuperare i vecchi borghi è un’occasione unica non solo per mettere in sicurezza il territorio, ma anche per creare nuove comunità. «I borghi e i piccoli paesi hanno cominciato a spopolarsi quando masse sempre più grandi di persone si sono mosse verso le aree urbane, con il miraggio di una vita più soddisfacente e meno dura. Oggi sta accadendo l’esatto contrario. L’insoddisfazione della vita nelle metropoli porta molti a ritornare nell’entroterra magari per aprire un b&b o un’attività di agriturismo. Il fenomeno ha anche un nome, amenity migration, a indicare la fuga dalle città e il ritorno alla campagna. Anche perché oggi, grazie al progresso tecnologico, è possibile tornare ad abitare questi luoghi, anche nel centro della Sardegna, senza per forza dover abbracciare uno stile di vita lontano dalla modernità». Ovviamente, nel progetto di Sarah e Tommaso i nuovi borghi sarebbero 2.0, con soluzioni architettoniche attente alla sostenibilità ambientale e alla autosufficienza in campo energetico: mini pale eoliche, pannelli solari, raccolta di acqua piovana per riscaldare le abitazioni. La fuga dei giovani. Sarah e Tommaso sanno bene che la causa dello spopolamento e della fuga dei ragazzi è la mancanza di opportunità lavorative nell’isola e l’assenza di politiche economiche adeguate. «Ma la Sardegna ha molti punti di forza – ricordano i ragazzi – Innanzitutto il settore agro-alimentare e il turismo costiero. I finanziamenti per avviare nuove attività non mancano: grazie ai fondi strutturali europei i giovani imprenditori possono ricevere incentivi per aprire nuove aziende nel settore agroalimentare, anche nelle zone rurali». 

Ritornare a vivere nei paesi e nei borghi abbandonati dell’isola, grazie all’avvio di nuove attività imprenditoriali, permetterebbe ai ragazzi di continuare a vivere in Sardegna. «Quando un giovane è costretto ad emigrare perché non trova lavoro, è una sconfitta. Lo dovrebbero capire i nostri politici. Andar via dovrebbe essere una libera scelta per i ragazzi. Non una soluzione obbligata». Il ripopolamento dei borghi, secondo i due architetti, porterebbe la Sardegna ad una nuova rinascita economica, culturale e demografica. «L’alternativa è una desertificazione sociale che condannerebbe definitivamente questa regione». 

Dopo aver conseguito la laurea magistrale Sarah e Tommaso hanno deciso di continuare i loro studi al Politecnico di Torino: «Ci stiamo specializzando in beni architettonici e del paesaggio». Ma voi sareste disposti a trasferirvi in Sardegna e realizzare il progetto della vostra tesi di laurea? «Perché no? Io sono torinese e ho scoperto la Sardegna grazie a Sarah con la quale sono fidanzato da 5 anni – dice Tommaso – È una terra meravigliosa. Sì, mi piacerebbe molto viverci». E Sarah? «A Olbia ci sono i miei genitori e sarei felice di tornare a vivere lì. Badu Andria, poi, è vicinissimo a Olbia». Sarah ha un esempio diretto di cosa voglia dire lasciare una grande città per andare a vivere in Sardegna. «Mia mamma è austriaca – racconta –. Quando ha conosciuto mio padre non ci ha pensato un attimo a lasciare Vienna per trasferirsi a Olbia. Ogni volta che le ho chiesto se si fosse mai pentita mi ha sempre risposto: Sei matta? Lo rifarei mille volte». In ogni caso Tommaso e Sarah sono decisi a restare in Italia. «Dopo la laurea molti nostri colleghi sono andati a lavorare all’estero. Comprendiamo le loro ragioni, in Italia è difficile trovare lavoro, e quando
c’è è precario. Però ci piacerebbe che i giovani di questo paese, invece di scegliere la via più facile, creino nuove opportunità e credano in questa Italia perché le cose possono essere cambiate. Noi con la nostra tesi abbiamo dimostrato che anche in Sardegna c’è un futuro possibile».