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30/05/17

Quaranta giorni, quaranta maratone: da trieste ad atene

   colonna sonora  Sheryl Crow - Run Baby Run - Live Acoustic Piano - 1995


 avrei  potuto   riempire  il post  d'oggi con  più  storie   , ma  il troppo stona   e poi  ormai i  blog  sono in declino  ( ma  io  continuerò ad  usarlo   ci sono affezzionato  ,  dopo  13  anni  )   a  scapito dei social,  e  qundi  prferisco    riprtarne  uan  ma  significativa  .  Per  le altre  potete   seguire  , ma  anche  no  ,  mettendo  mi piace   sulla  nostra  (  ci  scrivono anche  daniela  e  criap )  pagina di facebook https://www.facebook.com/compagnidistrada oppure sulla mia bacheca https://www.facebook.com/redbeppeulisse1

Quaranta giorni, quaranta maratone: Goina è ad Atene
La straordinaria impresa del ballerino e podista triestino che ha corso per 1699 km partendo da piazza Unità
                               di Luca Saviano





TRIESTE. Con l'acido lattico nelle gambe e Bruce Springsteen nella testa, Giacomo "Gigi" Goina ha portato a termine una vera e propria impresa. Dopo essere partito da piazza Unità e aver corso per 1699 chilometri, il ventisettenne triestino ha raggiunto il cuore di Atene.Dopo quaranta giorni durante i quali ha coperto la canonica distanza di una maratona ogni ventiquattro ore, ovvero 42 chilometri e 195 metri al giorno, ha abbracciato mamma Rita dopo aver oltrepassato il traguardo virtuale di piazza Syntagma. «Cause tramps like us, baby, we were born to run», canta Bruce Springsteen in "Born to run". Un testo che tradotto significa più o meno «Che i vagabondi come noi, baby, sono nati per correre».
                   da  https://www.facebook.com/42x42borntorun/photos/

L'iniziativa, che più di qualcuno ha definito «folle», non a caso ha preso il nome di una delle più amate canzoni del Boss. Come Springsteen in "Born To run", anche Goina ha voluto votare i propri sforzi alla causa dell'inclusione e della pacifica convivenza: «Nobody wins unless everybody wins», nessuno vince se non vincono tutti. E così è stato.

Da Trieste a Atene: la sfida di 42 maratone in 42 giorni consecutiviGiacomo Goina, 30anni di Trieste, è partito da Piazza Unità per raggiungere piazza Syntagma, nel cuore di Atene, entro il 28 maggio. Vuole correre per più di 1700km, attraversando 7 stati, portando un messaggio di inclusione e convivenza. Ha abbracciato la disciplina della corsa nell'ottobre 2016. Storia a cura di Luca Saviano, video: Lillo Montalto Monella



«Non sarei potuto arrivare ad Atene senza il sostegno di Alessandro Sciotto e Ana Blagojevic - spiega l'atleta che corre per il Gs San Giacomo - Non sempre le dinamiche di gruppo sono state facili da gestire, in questi 40 giorni, ma è anche superando queste difficoltà che sento di essere cresciuto».



I due, infatti, hanno accompagnato Goina passo dopo passo, in bicicletta e a bordo di una vecchia Opel Corsa. Insieme hanno superato le difficoltà e sempre insieme hanno goduto di ogni nuova conoscenza e di ogni nuovo panorama incontrato. Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania e Grecia: una sottile linea è stata virtualmente tracciata sull'asfalto dalle scarpe del giovane triestino. «Non ho mai pensato di mollare - le sue parole -, anche se non sono mancati i momenti di difficoltà».

Immagine profilo della pagina...
Immagine profilo della pagina Facebook 42x42borntorun. Foto: Ana Blagojevic
Uno di questi, dopo 7 giorni di corsa, aveva messo a dura prova il terzetto. «Il fisico si stava adattando allo sforzo continuato - continua Goina - e anche il gruppo, evidentemente, aveva bisogno di trovare un suo equilibrio. Il corpo mi chiedeva uno stop, ma la testa non ne voleva sapere. Abbiamo deciso di fermarci per un giorno, È stato un grande insegnamento: nello sport, come nella vita, non ha senso andare con i paraocchi contro i mulini a vento».Alessandro, che in qualche occasione ha corso con l'amico, e Ana, alla quale è stato affidato il compito di documentare l'intera impresa, non sono state le uniche presenze al fianco del maratoneta. «Nella mia testa c'è sempre stata la mia ragazza Cecilia - confida -, ma sono stato accompagnato anche dalla croce, proprio nel senso cristiano del simbolo».Goina riporterà a Trieste una Opel Corsa piena di ricordi, fra i quali hanno trovato posto il tramonto visto dalla spiaggia di Baska Voda, in Croazia, e i boschi selvaggi di Llogara, in Albania, ma anche e soprattutto i mille incontri fatti lungo la strada.E adesso? Goina, che si è diplomato all'Accademia di danza contemporanea Paolo Grassi di Milano, è atteso da una intensa stagione di spettacoli, anche se la testa è già orientata a un altro ambizioso obiettivo: «Ho in mente di organizzare una corsa in memoria di Mitja Gasparo, un amico che è scomparso quasi tre anni fa».

25/05/17

Metrò di © Daniela Tuscano

IL post   d'oggi  della  cara  amica  e compagna  di strada   Daniela  mi  ha riportato alla mente  e  fatto  ricantare  questa    


canzone ambientata negli anni d’oro della mia trascorsa giovane età, fa riferimento anche ai juke box che iniziarono a scomparire dai bar  dalla  metà degli anni  '80  negli anni ’. Anche l’abbigliamento che si intravede dal filmato è tipico degli anni passati. I ricordi affiorano alla mente con concretezza e senza pregiudiziali ideologiche. L'ideologia e le idee con finalità che costituivano la ragione d'essere in quegli anni erano presenti   in majiera  indiretta   dalla mia mente e posso assicurare che vivevo in maniera sublime, al contrario di oggi dove la meschinità e spregevolezza hanno la meglio sulla mia perduta personalità.Ed   per  quiestro che  nel riascortala  mi   emoziona  sempre .
Ma  ora  bado alle ciancie   ed  eccovi  il  post    di Daniela


E se ne vanno,
O incrociano gli sguardi
E non sai se pensano,
Se sono tristi o lieti;
O si lasciano passare
Barattando perle d'ore
In quei giorni in declivio
Fra intrepidi binari...




L'immagine può contenere: spazio all'apertoMilano non è sempre frenetica. Sa ascoltarsi, specialmente la domenica mattina, quando la primavera lambisce i suoi marciapiedi, le sue vie e sotterranei. Qui l'umanità, libera dagli oneri lavorativi, si lascia vivere, e non pensa; ne avverti il cuore. C'è una giovane madre dalla lunga figura, con un ventre che sembra uscito dal pennello di Van Eyck. Ma non è Eva, non deve riscattare nulla: su quelle forme fiamminghe fiorisce un capo biondo, ceruleo, estatico. Non più Van Eyck, ma Beato Angelico. È il miracolo d'un'innocenza ritrovata, o, forse, solo fiducia. C'è una fanciulla dai tratti indocinesi, persa e discreta, che armeggia il suo smartphone - inseparabile, ormai - ma presente a se stessa, e si piace perché donna, nella sua veste cresimale, a quadri bianchi e neri
L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e spazio al chiuso. Dove vedesti quella lindura? Nelle cose che fanno la domenica, cioè gli oggi santificati, quieti. C'è un indio senza pace, stramazzato. Non si siede, scarica un peso. Lui fuor di lui. Non ha rincasato la sera, gli abiti sono scialli, inutilmente chiassosi. Il sonno lo vince d'improvviso, tutto assieme, e lo abbandona inerme, regalandogli una strana, infantile solitudine. Famiglie sciamano all'aperto, d'ogni colore ed etnia, come a Milano è sempre stato, perché accoglie e non lo sa. Anzi, ne ha pudore. Milano accomuna tutti, sotto un sole di maggio già ardente. Ma c'è sempre una casa, un viale, una pensilina. Aspettano, vuote, il tuo silenzio.


 Daniela Tuscano

15/05/17

"Cammini diversi possono anche incrociarsi" Lindo Ferretti in Gucci sulla copertina di Dust

Giovanni Lindo Ferretti, persona pubblica e uomo privato, negli anni disorienta fan e opinione pubblica manifestando un pensiero libero e forte, senza sottrarsi a critiche e fraintendimenti  . (...) Pensiero politico-intellettuale e attitudine punk, cristianesimo e comunismo, musica popolare e letture salmodianti, palcoscenico e stalla: questioni esistenziali e storie famigliari che tratteggiano un percorso anticonformista, coerentemente controcorrente.  da  http://www.fedeleallalinea.it/wordpress/film/sinossi/
Infatti  Giovanni Lindo  Ferreti    stupisce  ancora  ,  dopo la  svolta  spirituale  (   veddere  il   film      citato nelle righer  precedenti  )  o leggere il suo libro   il reduce    qui  sotto alcune presentazioni

la  prima  

8 Novembre 2010 'Otto e Mezzo' Il nome, non è un caso ma la scelta di segnare una svolta interiore e culturale nel proprio percorso di artista. Artisticamente Ferretti si può considerare uno dei padri del punk italiano ("punk filo-sovietico e musica melodica emiliana"), e con i CCCP punto di riferimento per il mondo della musica alternativa in Italia. La storia dei CCCP-CSI segna una tappa decisiva nel rock italiano.








la seconda 



Venerdi 3 maggio 2013 Lorenzo Fazzini intervista Giovanni Lindo Ferretti in un incontro pubblico presso la Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri di Roma.
Cantautore, scrittore, fondatore e leader dei CCCP- Fedeli alla linea, poi dei CSI e dei PGR. E'stato ed è una delle voci e dei volti più importanti del punk italiano.


ecco il suo  ultimo gesto  , provocatore   a  tal punto da  non capite  se    ha  mandato  alle  ortiche     il suo passato  



REGGIO EMILIA. 
Giovanni Lindo Ferretti e Gucci. Un abbinamento che per molti è l'esatta traduzione di ossimoro, diventa realtà in uno scatto che sta girando mezza Europa e – come di consueto con un personaggio tanto amato quanto detestato come l'ex voce di Csi e Cccp – generando un fiume di discussioni, battute e polemiche. Pochi giorni fa è stata annunciata la nuova copertina di Dust, una rivista realizzata fra l'Italia e Berlino da un gruppo di autori italiani che lo definiscono «a european magazine about fashion and its opposites».
È uno scatto di Ferretti, inginocchiato nella sua casa di Cerreto Alpi e vestito con abiti Gucci: difficile capirlo al primo sguardo, a parte forse per i super esperti di moda, ma la prestigiosissima e costosissima marca è confermata da Dust. Gucci è partner della rivista per i suoi approfondimenti, e ha fornito il corredo anche in questa occasione. Giacche e pantaloni da migliaia di euro, lontani dagli scarponi da montagna e dagli abbinamenti – sempre originalissimi – molto “rurali” e “monacali” dell'ultimo Ferretti.
Eppure, è tutto vero. E il cantante e scrittore, oggi impegnato soprattutto con l'allevamento di cavalli di Collagna e il collegato circo equestre, ha apprezzato: «Luigi Vitali, Luca Guarini ed Emanuela Amato. Alessio Boni e Silvia Calderoni. Cico Filotico, Benjamin Kirchoff, uno staff tecnico efficiente, rispettoso e rispettabile.
Una esperienza imprevista, accettata con un margine di dubbio che solo a posteriori poteva essere risolto», ha scritto sulla propria pagina Facerbook. All'inizio pure lui era dubbioso, a quanto pare: «Mi sono fidato ed affidato, ne sono felice. Cammini diversi tra spazi diversi possono incrociarsi con piacere reciproco. Un piacere che nulla chiede ma gioisce nello sguardo di una vicinanza. L'enigma del percorso, il mistero del vivere. Un grazie per grazia manifesta», ha raccontato omaggiando il lavoro dei ragazzi della rivista.
Oltre alle immagini Gucci-style, il servizio comprende ovviamente una lunga chiacchierata avanti e indietro nella ricchissima esperienza di vita di Ferretti. Nato a Cerreto Alpi in una classica famiglia contadina, rimasto orfano giovanissimo, finito in collegio e poi tornato a casa, immerso nella politica della caldissima Reggio degli anni ’70 in Lotta Continua. E poi gli anni ’80, iniziati come operatore sanitario e decollati con gli indimenticabili Cccp-Fedeli alla linea creati assieme a Massimo Zamboni, reggiano conosciuto proprio a Berlino.
Inevitabili – e inevitabilmente divise fra plausi e acidità
– le reazioni. E inevitabile anche la citazione, «Produci, consuma, crepa», storico e indimenticabile ritornello del vecchissimo classico dei Cccp “Morire”, “Ode a Mishima e a Majakovskij”, un giapponese e un russo maestri di poesia. Gucci, all’epoca, sembrava davvero lontano


 qindi  concordo con

per me è inspiegabile e fortissimo il sentimento che provo pensando al suo cambiamento: dolore e lacerazione, ma amore e stima e comprensione....non offendetelo...provata ad ascoltarlo e capire... vi ricordate "non fare di me un idolo , lo brucerò. Trasformani in megafono e m'incepperò. Come fare e non fare non lo so" se lo amiamo davvero capiremo.




28/04/17

Essere costretti a vivere in carrozzina non è una sentenza di morte, è solo attraversare il mondo con un altro punto di vista, la storia di Luca Paiardi e Danilo Ragona

anche se molto spesso le storie riportate da concitra sono troppo zuccherose e melenese come d'altrond e quelle storie che parlano solo con il cuore o tropppo con il cuore e poco con la ment e , sono un ottimo spunto di riflessione , e soprattutto contribuiscono a far si che certe storie non siano solo ai margini  o   si parli  di  loro   solo quando   si h  successi olimpici  osi  è  Vip     come  Zanardi

Luca Paiardi e Danilo Ragona in una tappa del loro viaggio
Luca Paiardi e Danilo Ragona in una tappa del loro viaggio
Grazie alla segnalazione di Selene Baiano e Francesca Mariotti
Essere costretti a vivere in carrozzina non è una sentenza di morte, dicono questi due ragazzi: è solo attraversare il mondo con un altro punto di vista, più basso… Forse avete già sentito parlare della storia di Luca Paiardi e Danilo Ragona, due amici torinesi che da quasi vent’anni vivono in carrozzina.“Quasi vent’anni in piedi e quasi vent’anni seduti. Sappiamo bene com’era la vita prima e stiamo lavorando perché la vita oggi e la vita dopo sia sempre più facile, per tutti. Migliore”. Luca e Danilo hanno avuto un incidente che non avevano ancora compiuto vent’anni. Da allora sono in sedia a rotelle. Luca è diventato architetto, ha continuato a giocare a tennis e a suonare: è il bassista degli Stearica. Danilo è un progettista e designer che si dedica oggi molto alle tecnologie in sostegno della disabilità.
Per Luca Paiardi e Danilo Ragona lo sport è parte integrante del "viaggio"
Per Luca Paiardi e Danilo Ragona lo sport è parte integrante del "viaggio"
Da tre anni hanno fatto della loro vita un manifesto di intenti: sono loro stessi il progetto che vogliono realizzare. Girano l’Italia unendo sport, avventura, musica, solidarietà. Potete vederli nel loro sito. Quest’anno, il terzo, saranno fino a dicembre in viaggio dal Piemonte alla Basilicata passando per la Sardegna. Con una novità: vogliono arrivare in Spagna e forse in altri paesi d’Europa.Durante la scorsa edizione del viaggio avevano lanciato una raccolta di fondi per acquistare uno speciale furgone per Danilo Neri, rimasto tetraplegico a 17 anni. Il furgone è arrivato e Danilo si unirà a loro in una delle tappe: quella di luglio, a Sestriere. In ogni tappa c’è sempre un momento in cui si fa sport insieme agli altri e uno in cui si visitano le unità spinali del luogo. Le unità spinali sono il posto dove chi ha avuto un incidente può ricominciare a vivere.Lo sport è il compagno della riabilitazione. “Oggi però lo sport per noi è diventato soprattutto il nostro modo di raccontare che un’altra vita è possibile: ogni tipo di sport, anche estremo. L’esempio e la testimonianza che vogliamo dare a tutti coloro che si trovano nella nostra condizione è semplice. Se lo puoi pensare lo puoi fare”. Quest’anno l’obiettivo del loro viaggio è (anche) quello di comprare alcune carrozzine da donare alle più importanti unità spinali d’Italia.“La nostra associazione no profit si chiama B-free, sostiene e sviluppa progetti sull’eliminazione delle barriere architettoniche. Possiamo e vogliamo andare ovunque, la sola differenza è che noi vediamo il vostro e il nostro mondo da un angolo diverso. Seguiteci”. Se non di persona, che sarebbe meglio, anche su Facebook. ‘Viaggio Italia’. Seguiamoli.

17/04/17

eroi , alternative agli smartphone e alla tecnologia , la morte fa parte della vita dichiarazioni di un ragazzo prima di morire di leucemia ed altre storie

come il proverbio \ dettpo : << ti devo dare due notizie , inizio da prima da quella bella o da quella cattiva ' >> ho scelto d'iniziare , a prescindere dal titolo da quella buona

N.B
Ora  sia  della prima   che della seconda   storia      Le  avrei   riportate  tutte  ma  bisogna  sapere  scegliere    ed  io ho fatto  . comunque  ecco  gli url     delle   gallerie fotografiche in questione

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/04/14/foto/ischia_la_romantica_sfida_della_libraia_bimbi_giocate_con_gli_aerei_di_carta_-162996317/


Ischia, la romantica sfida della libraia: “Bimbi, giocate con gli aerei di carta”

Poesia e voli, rigorosamente di carta. Nel grazioso angolo di via Marina, a Forio, sull’isola d’Ischia, va in scena una gara di aerei di carta. La poesia di un gioco senza tempo, che qui si rinnova grazie all’iniziativa di una libraia, Barbara Pierini, che con la sua “Libereria” chiama a raccolta i bimbi dell’isola. La locandina fa il giro dei social, i genitori ci credono: contro la tirannia degli smartphone, abbracciando la primavera di Ischia. La libraia, che è anche arbitro, precisa sorridendo: “Chi non soffia sulla punta ha poche speranze di vittoria”. Iscrizione rigorosamente gratuita, per partecipare bisogna essere bambini. Qualche adulto ci prova, la libraia annuisce. I fogli si piegano, la fantasia corre. Poi è una questione di tecnica. E di fantasia. Tre i parametri valutati: la distanza percorsa, la permanenza in volo dell’areo di carta e la qualità delle piroette. Qualche aereo finisce sulle aiuole fiorite, la parabola di qualchedun' altro termina sui balconi colorati che affacciano sul vicolo. Sorrisi, applausi, la carta che si scopre rediviva nell’era degli smartphone e della tecnologia. “Qui non c’è spazio per i videogame”, sorride la libraia. Alle premiazioni, foto di rito e appuntamento alla prossima. Vincono tutti, naturalmente. (testo pasquale raicaldo - foto licia punzo)


http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/16/foto/autobomba_ad_aleppo_la_disperazione_del_fotografo_eroe_in_ginocchio_dopo_l_attacco_suicida-163150676/1/?ref=fbpr#1

  Autobomba ad Aleppo, la disperazione del fotografo eroe: in ginocchio dopo l'attacco suicida

E' a terra, in lacrime, con la macchina fotografica in mano. Una fotocamera che doveva documentare l'arrivo ad Aleppo di civili in fuga da Foua e Kefraya, due villaggi siriani controllati da ribelli islamisti e gruppi terroristi. Abd Alkader Habak, nel giorno dell'attacco suicida che ha causato la morte di almeno 126 persone, si è ritrovato invece a salvare vite. Poco dopo l'esplosione, con altri colleghi presenti sul posto, ha messo da parte la fotocamera e ha provato a trascinare via dalle fiamme bambini e adulti. Il suo coraggio e il suo dolore, testimoniati dagli scatti di altre persone presenti sul posto, sono diventati immediatamente un simbolo della strage di Rashideen del 14 aprile, condivisi migliaia di volte su Twitter e Facebook. Nello scatto originale, accanto ad Abd Alkader Habak, c'è il corpo di un bambino ucciso dalla bomba (che abbiamo deciso di non mostrare, ndr). Sul suo profilo Twitter il fotografo, dopo l'attentato, ha scritto: "Quello che io e i miei colleghi abbiamo fatto dovrebbe ispirare l'umanità e tutti coloro che hanno contribuito a uccidere i bambini di Khan Sheikhan".

concludo  due    storie  la prima  triste   ma   piena di vita  e  di speranza  \   accettazione della  morte    la  seconda  allegra e spensierata     una  vita  on the road

  
Prima di morire pubblica il suo ultimo saluto su Instagram. Le parole di questo ragazzo vi commuoveranno


Chi ha conosciuto Pablo Ráez di Marbella, sa che era una persona speciale, piena di vita e di sogni. Il ragazzo, spagnolo, il 26 marzo del 2015, ad appena 18 anni, ha scoperto di avere una malattia terribile: la leucemia. Era un giovane atleta e questa scoperta gli ha sconvolto letteralmente la vita. Per evitare il peggio, ha dovuto sottoporsi a cicli di chemioterapia e a un paio di trapianti di midollo osseo.Ormai passava più tempo in ospedale che a casa o a scuola. Per lui la speranza si riaccese quando l’ultimo trapianto di midollo osseo si rivelò di successo: il cancro era in remissione. Forse avrebbe potuto riprendere in mano la sua vita e progettare un futuro con la sua ragazza, Andrea. Ma anche questa speranza, nei mesi si è rivelata vana.
Solo dieci mesi dopo, la leucemia è tornata. Il midollo osseo del suo papà non aveva funzionato. Trovare un donatore era molto difficile. Pablo non voleva arrendersi, così con la poca forza che gli rimaneva, lanciò una campagna sui social media – #retounmillón – con lo scopo di raccogliere in tutta la Spagna un milione di donatori. Il suo obiettivo era quello di informare la gente sull’importanza di donare. Ecco quali sono state le sue parole: “Sarebbe triste morire solo perché non ho trovato il midollo compatibile. Chiunque potrebbe aumentare le mie possibilità di sopravvivere”.
Ha condiviso ogni giorno la sua quotidianità con la rete, per sensibilizzare il maggior numero di persone a quest’atto di solidarietà. Grazie a questa campagna, il numero dei donatori di midollo osseo in Spagna è cresciuto del 1.000%. Ormai era stato soprannominato, il “gladiatore”. I suoi follower su Instagram, più di mezzo milione, lo sostenevano tutti i giorni. Nell’ottobre del 2016, erano arrivate delle buone notizie: c’era un donatore compatibile.
 Solo dieci mesi dopo, la leucemia è tornata. Il midollo osseo del suo papà non aveva funzionato. Trovare un donatore era molto difficile. Pablo non voleva arrendersi, così con la poca forza che gli rimaneva, lanciò una campagna sui social media – #retounmillón – con lo scopo di raccogliere in tutta la Spagna un milione di donatori. Il suo obiettivo era quello di informare la gente sull’importanza di donare. Ecco quali sono state le sue parole: “Sarebbe triste morire solo perché non ho trovato il midollo compatibile. Chiunque potrebbe aumentare le mie possibilità di sopravvivere”.xHa condiviso ogni giorno la sua quotidianità con la rete, per sensibilizzare il maggior numero di persone a quest’atto di solidarietà. Grazie a questa campagna, il numero dei donatori di midollo osseo in Spagna è cresciuto del 1.000%. Ormai era stato soprannominato, il “gladiatore”. I suoi follower su Instagram, più di mezzo milione, lo sostenevano tutti i giorni. Nell’ottobre del 2016, erano arrivate delle buone notizie: c’era un donatore compati
Ecco cosa scrive sui social in questo momento assai positivo della sua vita: “Mi hanno chiesto dove trovassi la forza, la voglia di vivere e come riuscissi comunque a sorridere nonostante la situazione tragica. Ma io non ho paura della morte, mi sento libero. Quando smetti di aver paura sei libero, ed è allora che trovi la forza”.

Purtroppo, non è andato come sperava. Il destino aveva in serbo altro per lui. Dopo il secondo trapianto inutile, le speranze erano ridotte al minimo. Ma ha, fino all’ultimo giorno, trovato il coraggio per affrontare le sfide e non buttarsi giù. Lo scorso 25 febbraio 2017, a soli 20 anni, Pablo si è spento. Ecco cosa ha scritto su Instagram qualche giorno prima di morire:
“Ho pensato a qualcosa che vorrei condividere con voi. Viviamo in una società dove si lavora, si guadagna denaro e tutto è regolato dal tempo. Quindi viviamo per il tempo. Viviamo schiavi di un sistema basato sulla burocrazia. Il pianeta si sta deteriorando poco a poco e siamo noi che lo stiamo distruggendo: i poli si stanno sciogliendo, continuiamo a costruire con noncuranza, causiamo le guerre, uccidiamo altra gente e facciamo di tutto per portare questo mondo verso la fine. Lo facciamo per i soldi.
Non siamo felici di quello che abbiamo, vorremmo sempre di più. Dovremmo vivere più semplicemente, e in un sistema che si prenda cura delle persone e del nostro pianeta meraviglioso. Dovremmo essere più felici e accorgerci di quello che stiamo facendo per questo mondo. Dovremmo capire cosa è veramente importante. C’è bisogno di più amore, più sorrisi, abbracci e pace. Proviamo ad essere la migliore versione di noi stessi. Proviamo ad essere riconoscenti alla vita perché ci dona ogni giorno il lusso di svegliarci. Siamole riconoscenti”.
Il 28 febbraio, Pablo avrebbe dovuto ricevere una medaglia al valore dalla città di Marbella. Purtroppo, non è riuscito in tempo a riceverla. Ecco come concludeva il commovente post: “La morte fa parte della vita, ecco perché non dovrebbe essere temuta ma abbracciata”.

Andrea, la fidanzata, della quale Pablo aveva chiesto la mano qualche mese fa, ha ripubblicato questo scatto che i due avevano fatto qualche mese prima. Lei è rimasta sempre al suo fianco, durante questo travagliato cammino. Pablo aveva dedicato alla sua amata ragazza delle parole molto belle:
“Ti amo Andrea e non amo solo te, ma anche la vita e vivere al massimo. Non importa quello che mi succederà, sarà comunque un dono della vita. Grazie alla vita e a te, Andrea”.
Anche se è stata molto breve la sua vita, nessuno si dimenticherà di lui e di quello che ha lasciato al mondo intero.



Milano, mollo tutto e vado a vivere in camper: Pier e Amelia da 5 anni nomadi felici


Pierluigi Galliano e Amelia Barbotti sono marito e moglie. Cinque anni fa hanno deciso di licenziarsi, di vendere casa, mobili, auto per girare il mondo in camper. Hanno lasciato Milano e l'Italia per andare all'avventura. Lui lavorava come cameraman a Mediaset, lei come impiegata in un'azienda di rubinetteria. "Non mettiamo mai piede in un ristorante, gestiamo con oculatezza i risparmi di 50 anni di lavoro in due, non frequentiamo le aree di sosta a pagamento". Pentiti? "Nemmeno per sogno: siamo nomadi felici"

Video di Francesco Gilioli




10/02/17

avere paura o non avere paura della morte ? tanto qualunque sia la risposta essa viene e ci prende per mano

Risultati immagini per la morte
 Dopo aver   visto   (  lo recensisco prossimamente   ) il  film   :  k-pax  da un altro mondo mi è venuta  la  rifelessione (  vedere  titolo   e discussione sotto  ). Essa  mi ha  ,   dopo  la perdita  ( ovviamente  in  senso  metaforico   e non  fisico  in  quanto non ho più avuto notizie  di  lui  )  di Danilo Pilato    confondatore del vecchio blog  cdv.splinder , permesso  di trovare  anche  se    su facebook   ( a differenza  di quella  con Danilo . P alias  danny   che  era  avvenuta  online   ) un altra    devo solo chiederli   se  li va   di collaborare  anche  qui  se gli  va  



Risultati immagini per la morte




per  il momento beccatevi questo dialogo avvenuto  fra me  e lei su facebook  






la morte è un qualcosa di cui non abbiamo nessun il controllo , quindi perchè sprecare tempo ed energie ad aspettarla ( tanto quando viene viene ) ed averne paura
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Commenti
Alessandra Marsilii Viviamo come già risorti 
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Alessandra Marsilii Caro Giuseppe, la paura della morte è amica, nel senso che ci da uno dei doni più importanti della vita: la prudenza. Quest'altra amica, a sua volta, ci dona l'equilibrio. Lui, grandioso amico, ci dona ciò di cui non dovremmo mai stancarci: miss logica. Logica x logica senza AMORE PER IL BENE noi non potremmo districarci da quelli che amano il Male... Così, "quando viene viene" si spalancano le porte dell'infinito: una x chi andava per la via del Bene, una x chi brama il Male. Insomma, oltre lo spazio ed il tempo, resta il senso: chi sei. La morte ti completa, l' ESSERE è infinito. Ingannare la mente con la "solfa" che non c'è vita dopo la morte è una immensa troijata tirata in mezzo x non fare i conti con se stessi. Esisti oggi? Sei nell'Universo, detto anche "Cosmo" che significa "Ordine". La nostra unica arma è la libertà, o libero arbitrio: possiamo usarla per ubbidire al buon senso o per essergli nemici. Mi spaventa di più mettermi contro il Signor " Cosmo" e preferisco ...vivere ogni momento come se fosse l'ultimo... x restare nell'aere armonica con "Lui" e non stonare da "scarabocchio"!!!!!!! sono già risorta 
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Giuseppe Scano infatti Alessandra Marsilii è per questo che io dico che non bisogna aver paura della morte . infatti 





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