31/01/18

All'ospedale di Montebelluna le dottoresse suonano per i pazienti Montebelluna. Il concerto nel reparto di chirurgia dell’ospedale San Valentino

Canzone - lucio  dalla 

notizie  come  questa      riportata   sotto     presa  tramite la pagina  facebook  di geolocal     da  http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2018/01/30
testimonia     :  che  la musica non è solo solo cd , internet , e concerti , ma è anche a prirsi tra la gente come il caso citato nel titolo del post d'oggi. proprio come  la  canzone   di  Lucio Dalla  scelta  per  la colonna sonora  d'oggi

MONTEBELLUNA. Concerto nel reparto di chirurgia del San Valentino. Strumentiste dottoresse e infermiere con la passione per la musica, violoncello e violini al seguito, alle 14.30, hanno smesso il camice per regalare ai pazienti ricoverati un po’ di serenità sulle note di Morricone, Bach e altri compositori.Una prima volta ricca di significati quella di oggi nel reparto di chirurgia. 



“Musica in corsia” oggi ha visto svolgersi uno speciale concerto direttamente nel reparto di chirurgia generale. E' stato un evento speciale anche perché a interpretare musiche di Morricone, Bach, Mozart, Pachelbel, Armstrong e Carpentier sono stati medici tirocinanti e infermiere. «Vogliamo ringraziare di cuore Veronica Volpato e le sue colleghe perché ci regalano una grande opportunità», spiega Maurizio De Luca, direttore di Chirurgia generale dell’ospedale San Valentino, «Dar vita a un concerto in reparto sicuramente ha un impatto differente da quello, pur di valore, che si possa prevedere in una sala conferenze dell’ospedale. Speriamo davvero di regalare ai nostri pazienti un po’ di serenità e soprattutto che questa iniziativa abbia un seguito».
Il Concerto nel reparto di chirurgia del San Valentino ha  visto  come  protagoniste del concerto, Veronica Volpato, medico tirocinante proprio nella Chirurgia di Montebelluna al violoncello, Chiara Cauzzo, medico tirocinante nella chirurgia di Castelfranco Veneto al violino, Maria Giovanna Baccarelli, infermiera dell’azienda ospedaliera di Padova al violino e Nikolsa Palma, studentessa di Farmacia sempre al violino. Dottoresse e infermiere con la passione per la musica, le  quali  con violoncello e violini al seguito, alle 14.30, hanno smesso il camice per regalare ai pazienti ricoverati un po’ di serenità sulle note di Morricone, Bach e altri compositori.Una prima volta ricca di significati quella di oggi nel reparto di chirurgia. “Musica in corsia” oggi ha visto svolgersi uno speciale concerto direttamente nel reparto di chirurgia generale. 
.




«Sappiamo tutti quanto sia importante la musica come straordinario strumento di comunicazione», sottolinea Francesco Benazzi, direttore generale dell’Usl 2 Marca trevigiana, «Queste attività sono benvenute nella nostra Usl in quanto sposano completamente il nostro sentire in merito all’umanizzazione delle cure».

Editore friulano pubblica il Mein Kampf "per smontare Hitler con la forza delle idee"

leggi anche 
Il fascino macabro dell’Uomo Piccolo ci tormenta ancora


 da http://messaggeroveneto.gelocal.it/tempo-libero/2018/01/30/

Luca Taddio spiega il successo dell’edizione critica delle pagine piú tragiche del totalitarismo. Lo storico Pinto ha ricostruito la struttura logica del dittatore: "Nella nostra società non ci devono essere ombre né tabú"
Germania: il "Mein Kampf" torna in libreriaDopo 70 anni il libro simbolo del nazismo firmato da Adolf Hitler, "Mein Kampf" torna disponibile nelle librerie tedesche. La decisione - già annunciata lo scorso anno - è stata presa dall'Institut für Zeitgeschichte (Istituto di Storia) di Monaco. Il libro è stato pubblicato con un commento critico

Per saperne di più ci siamo rivolti al direttore editoriale Mimesis, il filosofo Luca Taddio, tra i fondatori della autorevole editrice.

Quali dunque le novità di questa edizione di “Mein Kampf”? 

«La novità più rilevante è che si tratta della prima edizione critica italiana integrale. L’edizione che abbiamo realizzato prende spunto dal lavoro condotto dall’Istituto di Storia Contemporanea di Monaco ed è arricchita da un significativo apparato di note, indici, glossario e bibliografia. È il frutto di un decennio di lavoro e di ricerca: la stesura finale si basa sull’edizione filologica tedesca del 2016. Questa edizione, non si concentra tanto sulle parole del testo, quanto sulla sua struttura logica: ne emerge, per esempio, che Hitler fu uno dei primi politici ad aver fatto uso di uno stile argomentativo particolare, cioè quello dell’abduzione, per conquistare i suoi lettori-elettori».

“La resa dei conti”, così il sottotitolo del volume, a che cosa si riferisce di preciso?

«L’opera è stata pubblicata in due volumi e presenta un sottotitolo per ciascun tomo: “La resa dei conti” (volume I) e “Il movimento nazionalsocialista” (volume II). La “resa dei conti” di cui parla espressamente Adolf Hitler, si riferisce alla rivalsa che il Führer auspicava nei confronti dei soggetti identificati come principali colpevoli dei mali della Germania del suo tempo: gli ebrei, i socialdemocratici e i marxisti. Alla diagnosi della “malattia” effettuata nel primo volume, si contrappone, nel secondo tomo, la definizione di una “cura”, e cioè la costituzione del movimento nazionalsocialista».

"Lui è tornato", se Hitler fosse tra noiIl film, tratto dal bestseller di Timur Vermes, è il caso cinematografico tedesco di questa stagione. Tra fiction e candid camera, il Führer riappare ai giorni nostri, diventa un fenomeno su YouTube e in tv. E riscuote insospettabili simpatie.


Non c’è il rischio che, divulgando queste si rinfocoli il già preoccupante antisemitismo di movimenti e partiti neonazisti che sta pericolosamente montando in Europa? 

«No, affatto. È vero l’esatto contrario. E le spiego perché: noi italiani, in modo particolare, viviamo all’interno di una politica ancora fortemente “emotiva” e questo denota un certo grado di arretratezza del dibattito. Vuole un esempio? Prendiamo l’attuale campagna elettorale: converrà con me che se un soggetto politico avanza proposte difficilmente realizzabili in teoria dovrebbe perdere consenso in quanto poco credibile; se, invece, guadagna consenso ciò significa che tale consenso è l’effetto di un’onda emotiva».
La satira con Hitler degli studenti anti-collettivi: "Tornello simbolo del male""I tornelli sono il simbolo del male! Tutti gli studenti devono pensarla come noi!". Così urla e si arrabbia Hitler, a capo dei collettivi universitari, quando gli dicono che, oltre all'arresto di due compagni di lotta, sono addirittura partite delle petizioni online a favore degli ormai famosi tornelli nella biblioteca di Lettere in via Zamboni a Bologna, al centro di violenti scontri tra polizia e manifestanti nei giorni corsi. La pagina Facebook "UniBo Libera Dai Collettivi" ha così pubblicato la parodia del film "La caduta", che racconta gli ultimi giorni del Fuhrer


E dunque? 

«Per ricondurre il dibattito al piano prettamente razionale ogni fenomeno va studiato analizzato e discusso in modo scientifico e rigoroso».

Anche per un testo tanto pericoloso?

«Nel caso del “Mein Kampf” si rischia solo di alimentare falsi miti. Nella nostre società non ci devono essere né ombre né tabú. L’unica via è cercare di indagare e comprendere la storia e l’attualità senza, per quanto possibile, preconcetti ideologici. Oggi il tema dell’informazione è decisivo: potersi basare, anche su internet, su informazioni corrette e non distorte ad arte o frutto di informazioni prive di una base documentata e verificata è fondamentale per poter “scegliere” e “deliberare”. Il tema dell’informazione sta alla base del senso stesso della democrazia: di come oggi la vogliamo intendere e interpretare».

E l’ondata neonoazista? 

«Per tornare alla sua domanda: i movimenti di estrema destra si alimentano a partire da paura e sentimenti che non vanno ignorati, bensì studiati e compresi e, soprattutto, per contrastarli bisogna fornire delle risposte solide e ben fondate – dobbiamo spingerci ben al di là di facili retoriche “buoniste”».

30/01/18

fakenews cosa fanno facebook e l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ? per il momento niente si lmitano a dare i soliti consigli ma niente di concretto

ROMA - Facebook ci riprova, o almeno così sostiene, e annuncia in Italia una serie di iniziative volte a aiutare le persone a prendere decisioni più consapevoli su cosa leggere e condividere sulla sua piattaforma. Malgrado altrove non pare abbiano poi funzionato così bene. “La tutela della sicurezza dell’informazione e la lotta contro le notizie false sono prioritarie per Facebook”, sostiene il social network.
In dettaglio partirà l’Attività di Fact-Checking in collaborazione con Pagella Politica, firmataria dei Poynter International Fact Checking Principles. A partire dalla prossima settimana, Pagella Politica rivedrà e valuterà l’accuratezza delle storie presenti su Facebook. Se una storia verrà giudicata falsa o parzialmente falsa, Facebook mostrerà, per dare più contesto, nella sezione sottostante, l’analisi scritta dal fact-checker, e la storia potrà comparire più in basso nel News Feed. Inoltre, le persone riceveranno una notifica se una storia che hanno condiviso è stata giudicata falsa.



Ci sarà anche uno "Strumento educativo" contro la disinformazione in collaborazione con Fondazione Mondo Digitale, anche questo già provato altrove. Attraverso 10 suggerimenti, le persone verranno aiutate ad individuare le notizie false e a prendere decisioni dentro e fuori Facebook. Questo decalogo sarà disponibile da oggi su Facebook nella parte alta del News Feed e verrà anche pubblicato, dal 5 all’11 febbraio, su alcuni dei principali quotidiani italiani.

per  il momento accontentiamoci  di twli  suggerimenti  alcuni  scontati ed  ovvi   ma ripeterli    giova  


Vogliamo fermare la diffusione di notizie false su Facebook. Scopri di più su ciò che stiamo facendo. In Italia, Facebook ha aderito all’iniziativa di contrasto alla disinformazione online promossa dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni mediante l’istituzione del Tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell’informazione sulle piattaforme digitali (Delibera n. 423/17/CONS). Ci stiamo impegnando per limitare la diffusione delle notizie false e ti vogliamo fornire alcuni suggerimenti che ti aiuteranno a capire a cosa fare attenzione:
  1. Non ti fidare dei titoli: le notizie false spesso hanno titoli altisonanti scritti tutti in maiuscolo e con ampio uso di punti esclamativi. Se le affermazioni contenute in un titolo ti sembrano esagerate, probabilmente sono false.
  2. Guarda bene l'URL: un URL fasullo o molto simile a quello di una fonte attendibile potrebbe indicare che la notizia è falsa. Molti siti di notizie false si fingono siti autentici effettuando cambiamenti minimi agli URL di questi siti. Puoi accedere al sito per confrontare l'URL con quello della fonte attendibile.
  3. Fai ricerche sulla fonte: assicurati che la notizia sia scritta da una fonte di cui ti fidi e che ha la reputazione di essere attendibile. Se la notizia proviene da un'organizzazione che non conosci, controlla la sezione "Informazioni" della sua Pagina per scoprire di più.
  4. Fai attenzione alla formattazione: su molti siti di notizie false, l'impaginazione è strana o il testo contiene errori di battitura. Se vedi che ha queste caratteristiche, leggi la notizia con prudenza.
  5. Fai attenzione alle foto: le notizie false spesso contengono immagini e video ritoccati. A volte, le immagini potrebbero essere autentiche, ma prese fuori contesto. Puoi fare una ricerca dell'immagine o della foto per verificarne l'origine.
  6. Controlla le date: le date degli avvenimenti contenuti nelle notizie false potrebbero essere errate e la loro cronologia potrebbe non avere senso.
  7. Verifica le testimonianze: controlla le fonti dell'autore per assicurarti che siano attendibili. La mancanza di prove o il riferimento a esperti di cui non viene fatto il nome potrebbe indicare che la notizia è falsa.
  8. Controlla se altre fonti hanno riportato la stessa notizia: se gli stessi avvenimenti non vengono riportati da nessun'altra fonte, la notizia potrebbe essere falsa. Se la notizia viene proposta da fonti che ritieni attendibili, è più probabile che sia vera.
  9. La notizia potrebbe essere uno scherzo: a volte può essere difficile distinguere le notizie false da quelle satiriche o scritte per divertire. Controlla se la fonte è nota per le sue parodie e se i dettagli e il tono della notizia ne rivelano lo scopo umoristico.
  10. Alcune notizie sono intenzionalmente false: usa le tue capacità critiche quando leggi le notizie online e condividile solo se non hai dubbi sulla loro veridicità

29/01/18

Benevento, infermiera a ghanese: "Torna in Africa". Lui la scusa: "Gesto di stizza per la stanchezza"

leggendo  questa  storia  preesa  da  http://www.repubblica.it/cronaca/2018/01/29/ mi  viene da pensaere  ma come .....  fai a giustificarla o sei un #buonista o ne ha subiti talmente tanti d'episodi del genere che ormai non ci fai più caso e te ne freghi   tanto  da  giustificarli  

Benevento, infermiera a ghanese: "Torna in Africa". Lui la scusa: "Gesto di stizza per la stanchezza"
Un collaboratore della Caritas insultato al pronto soccorso: "Perché sei qui? Viva Salvini!". La denuncia su Facebook e la solidarietà di tutta la città. "Non mi aspettavo tanto clamore, vorrei rivedere la signora per guardarla negli occhi e abbracciarla"


di CRISTINA NADOTTI



Musah Awudu (da Facebook) 

ROMA - Lo sfogo per l'insulto razzista su Facebook e lo stupore per la solidarietà. Così Musah Awudu, mediatore culturale che collabora con la Caritas di Benevento, decide di porgere l'altra guancia alla donna che lo aveva insultato e le chiede di incontrarsi per mostrarle che non porta rancore.
Il post appare su Facebook sabato scorso. Musah Awudu, 37 anni, ha avuto un banale incidente domestico ed è al pronto soccorso dell'Ospedale civile per farsi medicare. "L'infermiera di turno non si sta preoccupando della mia salute, è molto infastidita dalla mia presenza, quindi mi chiede perché sono venuto in italia. Io: "Chiedimi del mio problema, per favore". Lei: "No no, questo è il mio paese e se non ti piace torna in Africa". Awudu osserva: "E comunque ha la croce e il quadro di padre Pio appesi dapertutto, glielo faccio notare, sfidando la sua fede e la sua professionalità. Si infastidisce ancora di più: "Viva Salvini, viva l'Italia", esclama. Io sono ancora in fila per vedere il medico".
In pochi minuti il post è condiviso 160 volte, i commenti indignati chiedono il licenziamento per l'infermiera, c'è chi conferma il racconto di Awudu perché si trovava lì, chi osserva che la maleducazione regna sovrana nei pronto soccorso e i bianchi non ricevono trattamenti migliori. C'è anche chi condivide un post di Salvini in cui il leader della Lega se la prende con i meridionali, chiedendosi che ne pensa l'infermiera.
Sono tante le attestazioni di stima per Awudu, che a Benevento vive da anni ed è molto conosciuto e apprezzato per il suo lavoro e il suo stile di vita. Il mediatore culturale però è frastornato dal clamore che il suo messaggio ha creato in città, perché non si aspettava di finire sotto i riflettori: "Sto parlando con i miei amici per chiedere consiglio, davvero ho bisogno di riflettere - dice - Il post è stato una reazione a caldo, non mi aspettavo davvero tutta questa pubblicità".
Subito dopo l'accaduto aveva detto che avrebbe voluto incontrare l'infermiera, sta cercando di farlo? Al telefono, Awudu è davvero laconico: "Lasciatemi tempo, non ho risposto a nessuno per due giorni, devo riflettere".
Intanto chi lo conosce bene assicura che il suo stupore è autentico, che tutto avrebbe voluto fuorché trovarsi sotto i riflettori: "Ma glielo abbiamo detto - racconta un'amica - tu sei il nostro Musah, come potevi pensare che la città non sarebbe insorta?"

quando un popolo che ha subito la shoah l'applica a gli altri . ma che lo dice viene bollato di antisemitismo

sul  gruppo  ho postato    questo post  (  che  trovate  anche qui    quindi pote pure  saltarlo    se  volete  )

perchè anche se è una rottura di ... e un a ipocrisia celebro la giornata del 27 gennaio per .... continua qui http://bit.ly/2DWpBWw

ora  mi  ha risposto  , secondo  me   concordando    con la lapide  sopra  riportata  . perchè  stanno facendo la stessa    cosa   che   fu fatta loro  nel corso dei milleni.  Questo  è il ringraziamento   per   avergli dato una  nuova patria    ovvero lo stato  d'israele  .

Alessandro Bianchi

A PROPOSITO DI LEGGI RAZZIALI

E DI RAZZISMO







Si fa un gran parlare delle leggi razziali promulgate in Italia 80 ANNI FA. Ma perché nessuno parla delle leggi vigenti OGGI nello stato di Israele?Il sistema giuridico israeliano si basa su due categorie di cittadinanza. La categoria A vale per gli «ebrei» cui la legge conferisce un accesso preferenziale alle risorse materiali dello Stato e ai servizi sociali. La categoria B, riservata ai cittadini israeliani di origine palestinese (circa due milioni, cioè il 22% della popolazione), è discriminata dalla legge che le vieta la parità dei diritti, compresi quelli di accesso alla terra e all’acqua.Salim Joubran, giudice della Corte suprema israelian

a ha dichiarato: «I cittadini arabi dello Stato vivono in una realtà di discriminazione. Ci sono divari nell’educazione, nell’impiego, nell’assegnazione di terreni per le costruzioni, ...».Un rapporto dell’ONU (del 15 marzo 2017) accusa Israele di aver «stabilito un regime di apartheid e di praticare un sistematico regime di dominazione razziale».Ma già.... quello è il «popolo eletto»







le ideologie e lo scontro ideologico del XX secolo continua a dividerci e a far litigare . guai a mettere indiscussione le giornate ipocrite del 27 gernnaio e del 10 febbraio

tra poco iniziera un altra giornata rompi maroni . quella a senso unico delle foibe
"E' impossibile cancellare il ricordo di quei giorni, anche se di anni ne sono passati settantacinque". © ANSA
ANSA.IT

Mi piace Commenta Condividi 



Immacolata Serra Giuseppe sei esagerato con questi commenti
Sigh · Rispondi · 57 min


Giuseppe Scano
Cara  Immacolata Serra perchè a te piace la retorica e l'ipocrisia o la memortia a senso unico come nel casdo dele foibe e l'uso strumentale , senza per questo assolvere la dittatura di tito che le pratico ? oche si parli e si condanni ( più che giusto ) i crimini comunisti ma si assolvono o sminuiscono quelli italiani che sono poi all'ìorigine della vile reazione di Tito . . a me no . a ter piace che si riocordi solo lì'olocausto del popolo ebreo quando nei lager morirono anche rom , omosessuali , handicappati e malati di mente , politici ? e si tenta salvo eccezioni di nascondere o sminuire la politica razziale del fascimo e poi della repubblica sociale ? a Me no forse è vero sarò stato volgare ma tale cose mi fanno incavolare . perchè o si ricorda a 360° o non si ricorda
Mi piace · Rispondi · 50 min


Paola Scano Giusè, un commento a mio avviso indecente! Non mi rispondere per carità!
Ahah · Rispondi · 46 min


Giuseppe Scano 
cara  zia  Paola Scano . leggi la risposta che ho dato ad immacolata e poi ne riparliamo
Mi piace · Rispondi · 45 min
Paola Scano e Immacolata Serra io non ho detto che non voglio ricordare e celebrare . ma è il modo ufficiale con cui tali eventi complessi come le vicende del confne orientale ( foibe ed esodo ) in questo  caso vengono celebrati
Mi piace · Rispondi · 42 min


Paola Scano Della serie "arrampicarsi sugli specchi"...


Mi piace · Rispondi · 41 min

Giuseppe Scano Paola Scano😂🤣
Mi piace · Rispondi · 24 min · Modificato





Pier Paolo Cabras Scusa Giuse.. Ma oggi era una giornata rompi??
Mi piace · Rispondi · 39 min


Giuseppe Scano no quella era ieri  caro   Pier Paolo Cabras
Mi piace · Rispondi · 39 min

Pier Paolo Cabras So scusa ho perso il conto di tutte queste giornate... Volevo dire quella di ieri era una giornata rompi??
Mi piace · Rispondi · 37 min


Giuseppe Scano Pier Paolo Cabras dal punto di vista ufficiale si
Mi piace · Rispondi · 37 min

Pier Paolo Cabras Concordo con te, sono delle giornate rompi, perché servono a dividere gli animi e non a riappacificarli... Purtroppo... Poi le giornate imposte, con tutti i link di destra e sinistra non mi vanno.... Io le giornate le celebro quando voglio io.... Ho celebrato quelle della memoria andando ad Auschwitz, a matausen a dacau... E quella della memoria presso le foibe... Per me i morti sono tutti uguali... Ugualmente Caduti innocenti di totalitarismi senza senso... Onore a tutti ed è vero che ogni ortolano vanta le proprie cipolle
Love · Rispondi · 30 min


Giuseppe Scano
Pier Paolo Cabras una volta tanmto concordiamo

28/01/18

gennaio non è solo shoah ma anche ... intermezzo scolastico e non solo .

Nessun testo alternativo automatico disponibile.
Per i moltissimi tra voi che vanno a scuola, questo è uno dei periodi più faticosi dell’anno. Fine quadrimestreo sessioni straordinarie ( ed a volte anche non ) d'esami universitari .IL che significa: compiti in classe, interrogazioni dell’ultimo minuto, voti in bilico ... o ultimi ripassi . Che ansia! Che stanchezza !
Io  dal ontano 1995  non ho la pagella in consegna e  da  7  anni ho finito all'università ma per una serie di concomitanze mi sento un po’ sotto esame anche io. Giorno dopo giorno e ora dopo ora mi rendo conto che, in situazioni ad alto livello di stress, l’importante è non lasciarsi trascinare nelle grinfie della “spirale negativa”, quel pensiero funesto e assillante che si può sintetizzare con un “non ce la farò mai, che ti porta a vedere le cose molto più nere di quel che sono in realtà  e  farti prendere  dal panico  ed  andare  male   . 
Quando ci sentiamo risucchiati, l’antidoto è… pensare a cose belle. Che sono capitate o che capiteranno.
Io, per esempio, proprio oggi ho recuperato su fb un video che avevo cancellato per sbaglio dal mio canale di youtube che mi ha reso particolarmente felice in quanto questo personaggio uno dei cattivi maerstri degli anni '60\70 difficilmente rilascia interviste . Se  volete  saperne   di  più vedee i  mie video  su facebook nella sezione  profilo  . 

amico fragile di Matteo Tassinari


Amico Fragile




Durante il rapimento mi aiutò la fede negli uomini,proprio dove latitava la fede in Dio.Ho sempre detto che Dio è un'invenzione dell'uomo, qualcosa di utilitaristico  una toppa sulla nostra fragilità. Tuttavia, col sequestro qualcosa si è smosso. Non che abbia cambiato idea,
ma bestemmiare oggi come minimo m'imbarazza.
FABER



Luoghi meno comuni e più feroci  Mi disgustarono



Questo mondo è diviso in vincitori e vinti. Solo che i primi sono 3 ed i secondi 3 miliardi.
Come si può vivere ottimisti?
Probabilmente la sua canzone più  IMPORTANTE



di Matteo Tassinari





I cosiddetti “migliori” di noi se avessero il coraggio di sottovalutarsi almeno un po’vivremmo in un mondo infinitamente migliore



FABER ED I GIGLI DI PAPA'

... che abbia mai scritto Fabrizio De André, è molto probabilmente "Amico fragile". Quando scherzava ed era in zonaburlana diceva che lui era in realtà "Bocca di Rosa" (il suo spirito libertario emergeva prepotentemente come l'esplosione di un vulcano in"Bocca di Rosa"). Ma quando gli argomenti s'imbrunivano e assumevano colori tersi nell'oscurità (difficile, eh...) e bè... li s'intristiva ed aleggiava sempre dalle parti di "Amico fragile", come farebbe un aquila col suo rifugio, un luogo del conforto, un'ultima Thule anche per lui, un luogo dove sai che ritornerai sempre, perché sarà il luogo della tua morte, del ritrovo con te stesso nella tua nullità completa e totale. Troppo ottimista?No... è così! Aveva una convinzione granitica in quel che raccontava che t'infondeva una certezza e condivisione proprio per quel che diceva. L'imparavi subito, a memoria. Le parole, anche quelle sceme, s'imprimevano nella mente. Troppo esplosivo, spiazzante, imprevedibile nei ragionamenti, originale per le mie vedute o visioni che un borghese convenzionalista non sono proprio, o meglio, quelle che mi parevano visioni e invece erano realtà sognate piccine... Gli credevi proprio, eri persuaso del suo discorso carsico, e ti piaceva gargantuescamente sentirlo a parlare e guardarlo in faccia. A pensarci ora, davvero non sembra vero. Mentre era con me, avrei voluto che ci fossero state le telecamere di tutto il mondo che ci riprendessero ad urlare: "Ci sono io con Fabrizio 'sto giro". Io e lui, a zonzo in centro a Riccione, sconciamente sbronzi di Chivas. A pensarci adesso mi viene da sorridere e soffrire, primo perché è successo, secondo perché non potrà succederà più.


Lo avvertivi quel vento...

Lo avvertivi quel vento trasportatore, per lamiseria se lo avvertivo. Quel little big man, uno come pochi, forse nessuno, sapeva perdonare anche quando aveva ragione, come sapeva aggredire spudoratamente se gli stavi sulle palle, allora qualcosa d'errato l'avevi fatto, qualcosa che non era da fare l'avevi compiuta. Un capo indiano, un autentico capo indiano, stesso carisma, stessa postura, stesso modo di pensare, stessa indipendenza (meglio, autonomia). Che "Amico fragile" fosse la più importante, a dirlo non sono io, ma De André stesso, in più d'una occasione, anche lui ne era innamorato e non gliel'ho mai chiesto il motivo, neanche ci vedessimo tutte le sere. Quella volta, e altre due molto circoscritte e ufficiali come cerimonia, era una intervista di gruppo al cantautore in una sala stampa. E sì, che fu un episodio acerbo ancora sul nascere, quando vinse la strana entità che l'aggrediva impietosamente ogni volta che doveva salire sul palcoscenico, che gli offriva la vista di migliaia di persone che lo aspettavano con ferocia solidale.

CHE TACHICARDIE


"Chi non sa tenersi compagnia difficilmente la sa tenere ad altri. Può fingere".

Allora, forse, un pò di tachicardia è purenormale che t'arrivi in coppa, a pensarci... Erano i primi anni '80 e De André era un gran figo, proprio era pieno di donne, il classico donnaiolo, ogni sera una diversa e per di più lo si vedeva in televisione a cantare con Mina. Un tripudio di notorietà e celebrità che il gagà Faber non si lasciava certo sfuggire, vanitoso com'era anche se non sopportava questo aspetto del suo carattere, e la faceva pesare sulla bilancia, fischia, lo faceva vibrare il fatto che lui aveva cantato con Mina, e che aveva avuto quella incoscienza lì, come sguazzare in uno stagno con il cigno più bianco. Un dandy libertario che divenne anche poeta decadentista rimanendo anarcoide e permissivo. Curioso e stellare, il percorso di Faber. Come si diceva all'epoca, era un buon "partito". Famiglia dell'alta borghesia genovese, bello, coi soldi, era perfetto Fabrizio. Ma a Fabrizio era proprio questa perfezione plastificata che gli stava stretta per questo cercava incessantemente un'altra vita, forse nei carrugi con Riccardo Mannerini poeta e grande scacchista, grande fumatore di pipa, e per lui, Faber, ha sempre nutrito per lui grande rispetto e stima di essere suo amico fragile, anche perché Mannerini, fatto da non dimenticare, era fortissimo a scacchi.


Uno scorcio di Parco Portobello di Gallura

Era considerato un mitodel momento nella Sardegna dei Vip e quella sera (forse avrebbe dovuto anche capire che era una sorte quasi obbligata) nel parco residenziale di Portobello di Gallura, c'era anche lui. Nell'aria si respirava più il fatto che ci fosse De André, più della festa stessa. Fabrizio era stato trasformato in una festa nella festa in pratica. "Volevano sentire suonare e cantare con Fabrizio De André", per portarsi via una canzone scippata in gruppo e che lo voleva mettere su una sedia facendolo cantare a tutti i costi come un Juke Box. Cosa che Fabrizio non sopportava, figuriamoci. Anzi, erano dinamiche, queste ingerenze, che detestava, odiava, non tollerava proprio.h
Una tremebonda imponderabilità

Quei giorni perduti a rincorrere il vento a chiederci un bacio e volerne altri cento

In quella seratacalda, estiva, camicie di seta sbottonate e rigorosamente bianche stirate di pane o Lacoste casual verdi bottiglia a non finire. Quando Faber con la prima moglie Puny, andarono ad una festa in una di quelle ville nel parco residenziale di Portobello di Gallura, zona frequentata da personaggi noti, certamente ricchi, si pensava al solito incontro fra gente coi soldi e occupata sempre in questioni poco chiare ma assai remunerative, a quanto pare. Medici, avvocati, politici, imprenditori, magistrati, presenti alla festa di quella sera dove c'era anche Dori e Fabrizio. Faber voleva partecipare tranquillamente alla festa, non si faceva certo problemi, un po di whisky e ogni argomento per discutere era buono, senza mettere i vestiti della star e avere addosso anche quella sera l'attenzione del gruppo. Anzi, gli sarebbe piaciuto parlare per sapere la loro opinione su quello che aveva detto Papa Paolo VI sugli esorcismi e altro, magari accompagnati da qualche drink. "Amico fragile" l'ha scritta in quella notte di tremebonda e imponderabile fatalità e alcol, lampi e fulmini nella mente di Faber e forse anche in cielo, sopra il garage estivo. Me lo immagino, quasi al buio e fuori quai totalmente coi sensi, nel concentrarsi sulla parte più centrsale della lettera più importante. Alla ricerca dello stip che sappia con saggezza ed ironia, saper rispondere ai suoi fulmini. Scosso, spaventato in una notte che i "gigli di papà (come li definiva Faber) col Rolex d'oro e tutto il borsame di Louis Vuitton", volevano il cantante, non l'uomo. La sua opinione sembra quasi non fosse importante. Era già stato deciso. Fabrizio doveva cantare! Ci mancava che gli mettessero la chitarra a tracolla e le avevano provate tutte. Non c'era verso di fargli cambiare idea. Del resto, quella, era gentaglia non abituata a sentirsi rispondere no! Ebbene, grazie a De André, quella fu una di quelle volte che dovettero accettare la malasorte.

Dall'ingenuità possono nascere piccoli miracoli o anche grandi stronzate

Gli rispose un NO secco e anarchicofolle come l'azzardo, l'assurdità e il delirio contro borghesi in Mercedes in Sardegna, terra non loro: "ma dovunque andassero, sembravano loro i padroni!". Da qui il comprendere e condividere, da parte mia, il banditismo sardo, come risposta al consumismo di gente abituata alle feste e che arrivava con tanti nichelini e macchinoni. A aspettarli a casa, una villa con piscina e maggiordomo con campo da tennis. Non è giusto questo. Penso che il banditismo sardo, sia anche una naturale conseguenza delle diversità fra uomini e dell'aggressione". La situazione difficile e oscura, s'inghiottì Fabrizio fino a ridurlo ad essere molto più ubriaco di noi tra tuoni, intuizioni, saette, barlumi, chiarori, buio, ombre, guizzi, flash, ricordi obnubilati, frammenti di memoria liquidi, saette ed ebbrezza, rapimento e amore, slancio farneticante, estasi ed entusiasmo, composizione furiosa come un'improvvisa e violenta invasione d'estasi mal sopportata.





Prima piangi per poi essere corrisposto





Evaporato in una nuvola rossa in una delle molte feritoie della notte

Da quel momento  le decisioni di Faber, in quel contesto ormai divenuto ostile ad ogni ricettore ancora attivo. In pratica, sono tutti tentativi abortiti ancor prima di nascere, quelli che ti danno il messaggio che tutto è sotto controllo, quando sei in alto mare, ne hai una fottuta necessità. Garantisco, se ce ne fosse la "bisognia", è così. Non sa dove andare Faber, restare, andare via, incazzarsi e far una scenata a voce alta o far finta di nulla. Ma non ci riuscì. Inizia a camminare da solo, in silenzio. La gente, lo nota, capirai. Dice un "Vi saluto belin" ad alta voce e si dirige verso casa con una bottiglia di whisky in mano fregata al baccanale. o happening involuto. Un party da dimenticare. E' una notte che De André piange per "essere corrisposto nelle serate estive", ma lo fa senza capirlo, perché è l’unico modo di dimostrare di voler bene al mondo ed essere accolto, ma il meccanismo è cosi labile, fragile che non s'avvera, come non s'avvera neppure per noi. Niente! Anche quella sera, De André, finì con la chitarra in mano, con suo grande disgusto per quella gente che lo voleva a tutti i costi dietro un microfono improvvisato su di un soppalco realizzato al momento un pò goffamente. Ma quello che+è più grave per Fabrizio, è che tutti se ne sono fottuti dei suoi stati d'animo, del suo umore, come voleva passare la serata. No, doveva cantare e come stesse lui, non gliene fregava nulla a nessuno.



ERO MOLTO PIU' UBRIACO..., DI VOI




Allora mi sono rotto le palle, ho preso una sbronza terrificante, hoinsultato tutti e sono tornato a casa. Qui mi sono chiuso nella rimessa e in una notte, da ubriaco, ho scritto 'Amico Fragile'. La Puny miha stanato alle otto del mattino, non mi trovava nè a letto nè da nessunaparte, ero ancora nel magazzino che finivo di scriverla. Genesi di uncapolavoro.

27/01/18

piccole storie per gente normale storie speciali per gente speciale amore nato nei lager nazisti e Chi ha salvato il diario di Anna Frank? La storia di Miep Gies

leggi anche   e  senti 


Giorno della memoria, le testimonianze di Andra e Tatiana BucciDal dvd realizzato dal liceo "E.Fermi" di Cecina, insieme al Comune di Cecina e Anpi, ecco la toccante intervista alle sorelle Bucci: Andra e Tatiana raccontano la loro esperienza ad Auschwitz quando ancora erano bambine







Henrica e Angelo, un amore nato nel lager

La scintilla fra un soldato lucchese e una polacca nel campo di Boizemburg: poi la liberazione e 50km in bici sotto le bombe per salvare la donna scelta

LUCCA. Attaccato alla vita, proprio nel momento in cui ha rischiato di vederla svanire per sempre. Siamo nel 1945 e la guerra si sta trascinando lentamente verso la fine: l’Armata Rossa ha fatto saltare in aria le ultime roccaforti naziste, e adesso si appresta a liberare anche il campo di lavoro di Boizemburg, città che di lì a poco diverrà uno dei punti di contatto tra le due Germanie.
Angelo Del Bianco, classe’22 di San Lorenzo a Vaccoli, appena comprende di essere tornato un uomo, libero, decide di rincorrere l’amore, che dista 40 chilometri in bicicletta, sotto le bombe delle SS. Deperito, provato anche da una pleurite che non gli ha dato tregua, sale in sella e va incontro ad una follia, che si chiama Henrica: è polacca, di sei anni più giovane di lui, non parla italiano, come Angelo non parla polacco, né tedesco. Alcuni bigliettini scambiati di nascosto nel campo li hanno resi inaspettatamente amanti, ma la scintilla è scoppiata durante la convalescenza di lui: quell’acqua nei polmoni che ha costretto il bombardiere pesante della Regia Aeronautica della S. R. A. M. (sezione riparazione aeromobili motori) di stanza all’aeroporto di Gorizia fin dal 1941, al “riposo” forzato. Sdraiato, male, insieme ad altri cento all’interno di alcune baracche prestate all’infermeria.Qui, a dare una mano insieme alle altre, proprio Henrica, sua futura moglie, che lo cura, e gli lenisce le pene dell’animo, oltre che quelle del fisico. I ritmi sono allucinanti all’interno del lager: 14 ore al giorno in cui Angelo si occupa di aggiustare motori e veicoli per la guerra voluta dai tedeschi. Il tempo che resta non basta per il riposo e il cibo, una sbobba liquida che non nutre abbastanza, nausea solo all’odore.Un po’di forza in più gli arriva dalle patate che mangia intere, crude, rubate qua e là quando i tedeschi non guardano. “Sostentament” urla un internato alle guardie appostate: una mitragliata ad un metro dalla gamba zittisce le sue speranze e quelle di Angelo di avere qualche razione in più. Deportato in Germania, subito dopo le pagine prive di dignità seguite all’8 settembre del ’43; la colpa di Del Bianco fu quella di aver giurato infedeltà allo Stato fantoccio della neonata Repubblica Sociale di Salò.Con le tradotte (i carri bestiame utilizzati dai tedeschi per i deportati) giunge al campo lager di Boizemburg alla fine del ’43: nessuna fermata intermedia, quattromila persone tutte in piedi stipate: nel conteggio al termine della guerra ne mancheranno più di un decimo. Gli assegnano un numero: 1.604, che rimanda ad una sigla, IMI, che sta per internauti militari italiani, i “traditori” , coloro che si sono rifiutati di seguire Mussolini, riabilitato dai tedeschi. A Boizemburg ha la “fortuna” di intendersi di meccanica e motori: ne aggiusta a decine ogni giorno, senza sosta. Scrive lettere e riempie diari, ma la nazi-censura gli soffia sul collo. Nei suoi scritti rincuora la madre e si affida a Dio, tenace.Henrica invece, sta insieme alle altre nel campo riservato alle donne: cecoslovacche, serbe, polacche, tutte assieme: si capiscono poco, e male. Preparano i contenitori per i viveri ai prigionieri del campo; una catena di montaggio al femminile, inesauribile, pena la morte. Che rischia la madre di Giovanni, colui che ci racconta la storia dei suoi genitori che è anche la storia di un Paese, come l’Italia, che spesso dimentica il suo passato.Una di loro, per protesta, blocca la produzione, intenzionalmente: la repressione è durissima, le SS del campo ne prendono 12 a caso e le portano fuori, nella pubblica piazza, e le mettono in fila, tra loro c’è Henrica: «O salta fuori il nome o vi fuciliamo tutte» . Nessuna demorde, nessuna piega la testa: la sfrontatezza e l’orgoglio di una dozzina di donne vestite di stracci dell’Est Europa che sfida un plotone di soldati teutonici in divisa, armati fino ai denti. La resistenza paga, e i tedeschi, vinti, possono solo sfogare la loro rabbia sulle schiene delle “colpevoli” , a suon di frustate.La libertà giunge inaspettata: i sovietici irrompono nel campo e mettono fine ad un’agonia lunga più di due anni, per Angelo Del Bianco. Più forte della voglia di casa, sente il bisogno di mettere in salvo quella donna minuta, coi capelli biondissimi che a lui aveva già salvato la vita una volta. Sa che le internate venivano spedite nella Rsfsr (l’allora Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa): di fronte a loro un poco edificante destino. Assieme ad un ufficiale italiano, si presenta dai russi e chiese di potersi occupare di Henrica, allora 16enne.Ci riesce, e con una bicicletta di fortuna la rincorre, dopo il trasferimento a quasi 50 km dal lager di Boizemburg. Si rivedono, ma non c’è bisogno di aggiungere parole; si erano già scelti, inconsapevolmente. Dopo la liberazione, il viaggio verso l’Italia, snervante: due treni da prendere, uno a Bolzano e l’altro a Bologna, sono i centri di raccolta e smistamento. Una volta giunti a Lucca, devono farsela a piedi fino a San Lorenzo a Vaccoli.È fine agosto del 1945, e il sole splende basso: in lontananza un gigante altissimo e una ragazzina bionda coi pantaloni alla zuava, inusuali in quegli anni, mano nella mano. San Lorenzo è una piccola frazione, la gente li vede ed esce per strada, e subito riconosce Angelo: tanti piangono, commossi dal quasi inaspettato ritorno, altri battono le mani. L’aveva promesso nelle sue lettere quel soldato lucchese: se fosse tornato, l’avrebbe fatto con lei.


  tramite  l'app per  cellularti  newsrepubblic   Jan. 27, 2018,


L'immagine può contenere: pianta, albero, spazio all'aperto e natura






Chi ha salvato il diario di Anna Frank? La storia di Miep Gies

Anne Frank la conosciamo tutti così come tutti conosciamo il suo diario, Il Diario di Anne Frankappunto. Ma chi l'ha salvato? Come è arrivato a noi ?
A salvare il diario di Anne Frank è stata Miep Gies, una donna morta nel 2010, quando aveva 101 anni, dopo essere stata, durante la Seconda Guerra Mondiale, colei che aiutava gli ebrei nascosti dai nazisti.E tra le famiglie per le quali ha rischiato la vita c'era anche quella di Anne Frank, simbolo dell'Olocausto e di quell'orrore consumato contro gli ebrei e i perseguitati del regime nazista che oggi, 27 Gennaio 2018, si ricorda con la Giornata della Memoria”.
Miep Gies e la famiglia Frank .Miep Gies portò ogni giorno i viveri alla famiglia Frank fino al tragico momento in cui, a seguito di una denuncia, il loro nascondiglio segreto fu scoperto e loro deportati.Gies era l'unica ad entrare in quel rifugio nascosto e Anne nel suo diario la cita spesso, ma questo Gies lo scoprì solo in seguito perché quando decise di salvare il diario della piccola Frank lo fece pensando di restituirglielo una volta tornata a casa.In realtà tornò solo suo padre, Otto Frank: Anna morì di tifo nel campo di concentramento di Bergen Belsen e Gies consegnò proprio ad Otto i fogli che, successivamente, divennero il racconto di quell'orrore e quel pezzo di storia che non si può dimenticare.Miep Gies, testimone delle persecuzione contro gli ebrei fino alla morte  Miep Gies sfogliò le pagine del diario di Anne Frank solo dopo la seconda pubblicazione, divenne testimone di quanto accaduto e portò avanti la causa contro chi tentava di negare la Shoah e lapersecuzione degli ebrei fino alla sua morte Conosceva Anne da quando era bambina perché era impiegata nell'ufficio di Otto Frank, ricevette minacce e un giorno si vide puntare una pistola alla testa con il seguente messaggio:

«Non si vergogna di aiutare quei rifiuti umani di ebrei?»

Ma lei continuò a battersi per loro e si salvò perché l'ufficiale nazista era austriaco come lei. Finita la guerra ospitò Otto Frank per sei anni e scrisse il famoso libro “Si chiamava Anne Frank”, il libro autobiografico che per la "Giornata della Memoria" è stato ripubblicato e dal quale è tratto il documentario "Anne Frank Remembered", vincitore del premio Oscar nel 1995.
Articolo pubblicato su SoloLibri.net da Genny Di Filippo