mi chiamo Samanta Di Persio sono una ragazza di 28 anni precaria, membro del Comitato Centrale del Pdci. Non scrivo per me.
Il 1° maggio Lei ha consegnato le medaglie ai familiari dei Caduti sul lavoro della ThissenKrupp e di Molfetta. Lei sa che l’anno scorso sono morte 1047 uomini e donne. Lei sa che l’anno prima ne sono morti 1341, e sono morti l’anno prima ancora, ancora e ancora. L’Eurispes ha stimato che dal 2003 al 2006, nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati 5.252.
Quante lacrime, quanto dolore.
Lei ha vissuto la guerra, la resistenza. Io no. Lei ha potuto combattere per dei valori, per la libertà da una dittatura. Io no.
Oggi si devono portare avanti altre battaglie. Anch’io volevo lasciare qualcosa: un libro. Ho deciso di iniziare un viaggio per l’Italia, parlare con le persone che hanno perso i loro familiari sul lavoro. Quando ho iniziato ero digiuna sulle condizioni di lavoro, nel senso: so dai giornali, dalla televisione. Ma poi, quando ascolti e vedi con le tue orecchie e con i tuoi occhi, ti senti impotente di fronte all’inciviltà del nostro Paese. continua qui sul sito gemello
martedì 7 febbraio 2012
Milano "Palazzo Marino censura i siti gay per chi si collega sul wi-fi gratuito"
La denuncia dell'associazione Certi diritti: le motivazioni sono le più curiose e spaziano
martedì 8 settembre 2009
In mutande e in pantaloni
gnità. Ebbene in questi giorni, molti lavoratori, al Nord come al Sud, sono in mutande. Per lo più nel chiassoso silenzio dei media, in tutt'altre faccende affaccendati. "Devi attirare l'attenzione delle telecamere, altrimenti non esisti": frase che suona grottesca perché non esce dalla bocca di Fabrizio Corona, ma da uno degli operai della Esab di Mesero, alle porte di Milano, che da giorni, coi compagni, grida sui tetti - il Vangelo coglie sempre nel segno - la sua lotta e la sua resistenza ai licenziamenti. Il regime videocratico impone leggi ferree: tanto vale sfruttarle a proprio vantaggio, visto che le protezioni sociali si affievoliscono sempre più. Hanno creato anche un blog, Quelli del tetto. La rete sembra essere rimasta l'unica arma per far udire le voci libere e disperate.
ashir, quello delle str
agi silenziate del Darfur, che solo due anni fa è stato ricevuto dalle alte cariche del nostro Paese e dal Papa, la si confronta con quella di Lubna, e non occorre aggiungere altro.venerdì 12 giugno 2009
Inquietante...
giovedì 11 giugno 2009
Niente crisi per i mercanti di armi
ll'economia internazionale tanto fiorente quanto poco vantato e pubblicizzato, almeno al di fuori delle riviste specializzate. Intanto il dato globale, che è eccellente: nel 2008 le spese militari nel mondo sono cresciute del 4%, raggiungendo 1.464 miliardi di dollari, ovvero oltre 900 miliardi di euro, pari al 2,4% del pil globale e a 217 dollari a persona. E anche se la crisi in realtà, ha un po' inciso anche sui profitti delle aziende che lavorano nel sttore della "difesa", resta la bella sicurezza di operare in un ramo dove nel medio periodo, dieci anni, l'aumento del volume d'affari è stato del 45%. Tanto più che, secondo il Sipri, dal 2002 il valore delle armi è cresciuto del 37%. Come per ogni altro settore industriale ci sono delle eccellenze e delle congiunture particolarmente favorevoli. Ad esempio: «Durante gli otto anni della presidenza di George W. Bush la spesa militare è aumentata a livelli che non si registravano dalla Seconda guerra mondiale: questo periodo ha dato continuità all'industria delle armi, che si era consolidata già nei primi anni Novanta». Gli Usa del resto primeggiano tanto come produttori - il 66% delle industrie di armamenti sono americane - quanto come consumatori, detenendo il primo posto al mondo per le spese militari con 607 miliardi di dollari nel 2008. L'Europa si deve accontentare del 31% della produzione e sente il fiato sul collo di new entry più recenti ma già agguerrite come Russia, Giappone, Israele e India. Fra i mercati emergenti più promettenti spicca la Cina che, sempre nell'anno passato, ha speso 85 miliardi di dollari per la difesa, in un'ascesa apparentemente inarrestabile: più194% nel periodo 1999-2008 . Seguita dalla Francia che, grandeur oblige, ne ha spesi 65 e dalla Russia che ha dedicato al settore 58 miliardi. L'Italia, con i suoi 40 miliardi, che comunque gravano su ogni cittadino italiano nella misura di 689 dollari annui pro capite data la relativa scarsità della popolazione, si colloca solo all'ottavo posto di questa speciale classifica e pesa appena per il 2,8% sulle spese mondiali per la difesa. Però, si sta impegnando per fare di più: il budget militare è aumentato dell’1,8% rispetto al 2007. Un cliente eccezionale - e seguendo le cronache non stupisce più di tanto - è l'Iraq, dove il budget militare è cresciuto del 133% rispetto al 2007. La "guerra al terrore", del resto, è un bel volano. Insieme, le guerre in Afghanistan e in Iraq sono costate agli Stati Uniti 903 miliardi di dollari. Non manca un grido d'allarme. Se, scoraggiate dalla crisi, le nazioni del mondo virassero durante l'anno in corso al pacifismo e riducessero le spese militari per risollevare i bilanci - così pare voglia fare l'Italia, imitata da Lituania, Serbia, Spagna, Svezia e Lettonia - le industrie che producono armi potrebbero affrontare un brusco calo della domanda. Ne resterebbe danneggiato anche il nostro Paese che detiene l'ottavo posto anche come produttore e che ha tra le compagnie di spicco Finmeccanica, al nono posto nella classifica ’Top 100’ dei produttori, con armi vendute per un totale di 9,8 miliardi di dollari e un profitto di 713 milioni di dollari. Ma consola a questo proposito sapere che Cina e Russia hanno triplicato le spese dal 1999 e Corea del Sud, Arabia Saudita e Stati Uniti hanno avuto un aumento del 50%. Segnali incoraggianti anche dall'America Latina dove le spese militari sono aumentate del 50% nell’ultimo decennio, «spinte dalla corsa intrapresa dal Brasile per ottenere lo status di potenza regionale e la scalata delle spese in Colombia legate al suo conflitto». Scriveva Marinetti: Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo.lunedì 20 aprile 2009
Rai, se il buongiorno si vede dal mattino preparate i parapioggia adessoi censurano anche ui senatori a vita
Camilleri, l’italiana più importante del secolo ha compiuto un secolo di vita e fa paura al centro destra. Rita Levi Montalcini, scienziata e premio Nobel, rischiava di essere censurata da Mauro Masi, neo direttore generale Rai, che non la voleva da Fazio il 26 aprile: non può essere invitata perché “è una senatrice”. Il giornalista Loris Mazzetti ha avvertito l'associazione Articolo21 e lo stop è rientrato. Il cavallo che Caligola nominò senatore si chiamava “Incitatus”. E quanti sono gli “Incitatus” ai quali la Rai non fa mancare la biada di microfono e telecamera? Per un minimo di par condicio, fra cavalli e premi Nobel, almeno ogni cento “Incitatus”, Masi si conceda il lusso di invitare una Rita Levi Montalcini! Il buongiorno si vede dal mattino, e il mattino della nuova dirigenza Rai promette una giornata da cappotto e parapioggia. I primi atti sono stati censori e intimidatori: la
richiesta di una puntata “riparatrice” a Santoro; l’espulsione di Vauro con un gelminiano 5 in condotta; la richiesta, rientrata, di non far partecipare a una puntata di Fazio il premio Nobel Rita Levi Montalcini, per i suoi cento anni. La scusa era che, essendo la Montalcini anche una senatrice, la sua presenza avrebbe alterato i delicati equilibri della par condicio che, però, non vengono alterati dall’ossessiva presenza di Berlusconi in ogni Tg pubblico e privato. «Lo riprendiamo in quanto presidente del consiglio» si difendono i direttori Tg. E che così si fa un’indiretta ma redditizia campagna elettorale. «A me la morte non fa paura», ha dichiarato la Montalcini. È vero: sono i vivi a fare paura, soprattutto se appartengono a quel grande allevamento di cavalli berlusconiano da dove vengono scelti, sì, gli «Incitatus» senatori, ma anche ministri, onorevoli, manager, direttori generali.
martedì 9 dicembre 2008
la destra non vuole che la gente ragioni i caso soru da fazio
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L'effetto-Soru ha fatto scomodare Maurizio Gasparri, inviperito contro Fabio Fazio. Il capogruppo del Pdl al Senato, da sempre il più berlusconiano di Alleanza nazionale, ha addirittura invocato l'intervento nientemeno che di Rosario Villari. Quello scelto dalla destra nelle file del Pd per presiedere la commissione di vigilanza Rai: rimasto stoicamente al suo posto nonostante la successiva indicazione unanime per Sergio Zavoli. Villari è stato poi espulso dal Pd, dove era approdato dall'Udeur di Mastella: coerenza, innanzitutto. Indubbiamente una figura di altissimo profilo morale politico, la più adatta a sanzionare eventualmente Fazio per aver ospitato a “Che tempo che fa” Renato Soru. Deve aver lasciato davvero il segno, l'intervista di domenica, se oltre Gasparri anche il suo vice Francesco Casoli, è all'attacco del conduttore. Ma il fatto più sorprendente è che i due non contestano il contenuto dell'intervista. Non hanno censurato la trasmissione per una sola parola di Soru. Non potevano. Non è stato un comizio né una sparata politico-elettorale, non ci sono state parole forti e neanche polemiche verso Berlusconi, il centrodestra o gli avversari nel Pd. Ha proposto la sua idea della politica, le sue ragioni, solo pacatamente confermando la linea arcinota sulla situazione alla Regione e la decisione di continuare a fare politica in e per la Sardegna, escludendo un orizzonte nazionale. “Schivo e pensieroso”, lo ha definito il “Corriere della Sera”, che come altri quotidiani nazionali segue come mai è accaduto in passato il percorso di un presidente della Sardegna non più alieno ma certo anomalo nella politica nazionale. Non le parole ma solo la presenza di Soru da Fazio hanno scatenato le ire di Gasparri e Casoli. Forse neanche gli applausi scroscianti, l'ultimo particolarmente vibrante e prolungato, di un pubblico che non è una doppia claque di sinistra e destra come a “Ballarò” o unilaterale come da Santoro: meno schierato e impegnato politicamente ma non per questo meno sensibile a temi alti. Evidentemente è stato davvero notevole l'impatto del Soru più tranquillo e in palla, disteso, sorridente ma intenso visto finora in tv. Sicuramente ha dato grande fastidio che da una platea televisiva nazionale ad alto gradimento e di elevata audience arrivasse l'immagine e la sostanza che un altro politico non solo è possibile ma anche c'è: stride con i mestieranti vocianti, ottiene naturaliter un consenso complessivo ben superiore a quello in caduta libera del Pd. La reazione di Gasparri non è solo indirizzata alla Sardegna e alle probabili elezioni anticipate, in vista delle quali crea disagio e fastidio un sicuro candidato credibile e convincente come è apparso il presidente dimissionario. All'esponente della destra è riuscito sicuramente sgradito che in un momento di grande difficoltà di Veltroni e del Pd, il maggior partito di opposizione proponesse di sé l'immagine di una personalità ormai stabilmente all'attenzione di tutto il Paese, non solo della Sardegna. È ormai è chiaro e noto a tutti che Soru ha conquistato tanta parte degli italiani, sicuramente anche il rispetto dell'elettorato di destra, con la sua sobrietà, la diversità dell'approccio ma anche la semplicità e profondità efficaci e coinvolgenti delle sue affermazioni. È ugualmente noto che ai sardi in transito in tanti ambienti della penisola - specie tra personalità prestigiose, simpatizzanti e dirigenti di base del centrosinistra - accade sempre più spesso di sentirsi dire: “Beati voi che avete Soru”. Questo non è un dato encomiastico: è un dato e basta, segnale di una popolarità e di un gradimento estesi e consolidati, a ragione o torto, piaccia o non. Soru ha fatto breccia nel comun sentire nazionale. Come pesa e peserà in Sardegna, dove mai nessuno è stato profeta in patria se non per brevi stagioni? E soprattutto, quale impatto avrà fra gli avversari di Soru nel Pd, alcuni davvero lividi per l'attenzione e il rispetto che gli tributa la grande informazione, anche quella molto severa nei confronti del centrosinistra? Senza dimenticare le recenti parole nient'affatto ostili dello stesso Berlusconi alla presentazione del G8 di la Maddalena. Insomma, la domanda era e resta: conquistati tanti italiani, Soru conquisterà o riconquisterà i sardi e il consenso ottenuto nel 2004, confermato nei primi due anni, declinato nel 2007 e che pare essere fortemente risalito per le sue dimissioni contro gli avversari interni in sinergia col centrodestra? In questo periodo circolano e vengono diffusi abusivamente i sondaggi più stravaganti con una caratteristica: se ne parla e se ne scrive senza mai che qualcuno rispetti l'obbligo di indicare chi l'ha commissionato e la metodologia impiegata. Soru non ne ha ordinato alcuno, mentre è di questi giorni la notizia che sta provvedendo il Pd per volontà di Veltroni. Sondaggi più o meno fasulli e strumentali a parte, ora si tratta di capire se anche la performance da Fazio gioverà o nuocerà a Soru nella valutazione degli oppositori del Pd. Che ne disarmi l'ostilità, è quasi da escludere. Ci sono personaggi che vogliono la sua testa e basta: la sua popolarità nazionale crescente potrebbe rinfocolarne l'avversione rancorosa. Sembrano totalmente indifferenti al fatto che anche i sondaggi segnalano oggi e per giugno il Pd in grave caduta di consensi per le europee rispetto alle politiche di aprile. E che a oggi la Sardegna potrebbe essere un argine all'avanzata del centrodestra: sempre che il marasma nazionale del Pd non travolga tutto e tutti. Ma non è affatto probabile perché il Pdl, tutto ancora da costruire, resta fortemente diviso, senza un candidato credibile da opporre a Soru. E che tanti sardi non hanno dimenticato la tremenda esperienza del Polo alla Regione. Segnata - altro che questione morale - anche da una serie impressionante di illeciti sfociati in una stagione giudiziaria che ha visto e vede tanti suoi esponenti di primo piano (inclusi un presidente e tanti assessori regionali) alla sbarra, condannati o costretti al patteggiamento. Servirà tutto questo a raffreddare le tensioni? Non è affatto detto. Tra Cagliari e Roma si deve decidere se nominare un commissario autorevole che guidi il partito,specie se si andrà alle elezioni, anche nella formazione delle liste. Per superare la disamistade attorno alla segretaria Francesca Barracciu, di fatto non riconosciuta da una parte e impedita nello svolgimento di un mandato fragile, servirebbe un personaggio di grande autorevolezza fra i pochi rimasti nel Pd: del livello di Bersani o Letta, giusto per esemplificare. Quanto alle elezioni anticipate, con tutte le comprensibili riserve e dubbi, sembrano un esito inevitabile. Non si è trovato un accordo in oltre un anno, del tutto impensabile che ci si arrivi adesso, in una settimana. Il ricorso alle urne, paradossalmente, stringendo i tempi e riducendo i temi ai punti decisivi, potrebbe indurre o imporre una qualche intesa. Oppure lasciare le cose come stanno e che comunque marcirebbero e peggiorerebbero se si decidesse di tirare a campare. Infine tirando le cuoia a giugno, quando il voto europeo - col Pdl avanti di dieci punti, almeno a oggi - trainerebbe la destra anche alla Regione. Ci sono sempre stati dei passaggi cruciali in cui il ricorso alle urne è stata non un'avventura ma un liberazione da nodi che si possono recidere, mai sciogliere. Quello in atto sembra appunto uno di questi momenti senza vie d'uscita negoziabili. Si rischia una scissione nel Pd, viene detto. E dove, verso un ipotetico terzo polo? Con la legge elettorale in vigore, non c'è trippa per gatti terzi e quarti. Il vincitore relativo incamera i seggi del listino, il ruolo di opposizione va al secondo maggior schieramento, ad altri neanche le briciole. E comunque, la quadratura del cerchio non è ancora riuscita ad alcuno. Perciò, accada quel che può, succeda quel che deve.
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Sono stati cinque anni pieni di contraddizioni ma anche di forti conquiste. Soru non è un presidente perfetto, ma di sicuro il migliore degli ultimi decenni. Le sue idee daranno frutto in futuro,spero che in questi mesi i sardi riescano a chiarirsi le idee senza dare retta ai mass media isolani soprattutto le tv
domenica 7 dicembre 2008
adesso è ufficiale youtube censura
Capisco che si debbano potegere i minori da certe cose ed prevenire che si facciano gesti di emulazione , ma ndfava bene come era prima , cioè cera l'etichetta \ l'avviso sei sicuro che vuoi vederlo , tale video è adatto ad un pubblico maggiorenne o, ecc ma ora ecco come intitola l'articolo di repubblica online del 7\12\08 sotto riportato
La svolta moralista di YouTube
Censura di clip e filmati sexy
Regole rigide su video da bollino rosso e violenti: via dalla prima pagina di ALESSANDRO LONGO
Sorprende, questa svolta, perché YouTube è stato da sempre il completo opposto: l'insegna dell'anarchia creativa, dove ci si può trovare di tutto. L'adolescente che fa o dice cose bizzarre e si guadagna 15 minuti di notorietà, videogiornalismo dal basso, cori di neonazisti (di recente banditi dal portale), video pirata tratti senza permesso dalla tivù tradizionale. Questi ultimi hanno valso numerose denunce a Google da parte delle emittenti, anche da Mediaset. Il motivo è che su YouTube tutti possono pubblicare i propri video senza controlli preventivi. Un clic e sono subito visibili al mondo. Solo in un secondo momento, se si scontrano con qualche regola, vengono eliminati o bollati dagli amministratori. Questa libertà, nel bene o nel male, ha dato a milioni di persone l'opportunità di esprimersi. Ha ribaltato gli schemi dei media tradizionali, in nome di una visione libertaria che è alle origini del web e in fondo anche di Google agli esordi.
Che cosa è cambiato, allora? "È noto che YouTube ancora non dà profitti ma solo grane legali a Google, che per comprarlo ha speso un'enormità, 1,65 miliardi di dollari", spiega Adam Daum, esperto di questi temi per l'osservatorio di ricerca Gartner. YouTube si dovrebbe reggere solo sulla pubblicità, ma finora ha spaventato grossi sponsor, che non gradiscono far comparire il proprio marchio vicino a certi contenuti. La crisi, che colpisce anche Google, aumenta l'ansia di profitti. Di qui il cambio d'immagine, che parte da lontano. Da tempo YouTube sta aumentando il numero di video provenienti da accordi con le emittenti televisive, sport e intrattenimento tradizionale. Così il ruolo degli utenti diventa sempre più marginale. E ora subiscono regole che sembrano uscite dal sermone di un predicatore puritano.
domenica 16 novembre 2008
L'ultimo tabù
L'immagine della ragazza crocifissa sul letto, che Telefono Donna di Milano ha lanciato per la ricorrenza del 25 novembre, ha scosso i nervi all'assessore Cadeo (Maurizio, non Cesare), di Alleanza nazionale. Secondo quest'ultimo, il ritratto offenderebbe la tradizione cristiana.
nto di resa invitante. La frase 'Chi paga i peccati dell'uomo?' è sovrapposta al pube". Questa lunga citazione non manca di sorprendere, data la sua completa consonanza col giudizio ben più grossolano, ma senzainfingimenti,dell'assessore Cadeo.
Anche Cristo era nudo; il Crocifisso di Santo Spirito, opera giovanile di Michelangelo, lo è poi totalmente. Privo persino di quel nubente e arioso panneggio che svela più di quanto vorrebbe celare e che si confonde con le tenere e lattee carni d
el Redentore. La casta virilità del Buonarroti non poteva accettare questi eufemismi pittorici: maschi o femmine, indistintamente, avevano per lui un'essenzialità spartana e sacrale. Via tutto, nel segno del definitivo incontro con Dio, di fronte al quale ognuno compare irrimediabilmente disadorno.
che ne ha fatto una sorta di icona: curiosando sul web ho trovato questa breve carrellata, piuttosto accurata anche se non vi compare un piccolo gioiello della cinematografia contemporanea, il Sebastiane di
Derek Jarman).
olto reverendo dove l'avrebbe collocata, dato che si parla di stupro.
senza Ratzinger, da cardinale, combatté vigorosamente. Anche qui, per lo stesso motivo: la donna non è degna di rappresentare Dio. venerdì 31 ottobre 2008
BINETTI (PD). BENE LA CHIESA SU PRETI GAY, COSì SI COMBATTE LA PEDOFILIA

domenica 17 agosto 2008
Mediaset vs Youtube: Cosa Fare
APPELLO URGENTE
DIFFONDETE QUESTO VIDEO!
Se trovate difficoltà nella visualizzazione ecco il link diretto: it.youtube.com/watch
lunedì 16 giugno 2008
«Benedetto Bush! Povera Chiesa! Misera Italia»
. 1000) e fu fatta predisporre nel giardini vaticani da papa Benedetto XV, al secolo Giacomo della Chiesa, genovese di nascita, che fu il papa che definì la 1a guerra mondiale «una inutile strage». A molti, anche all’interno del Vaticano, è sembrata una dissacrazione perché mai un pontefice è stato così accogliente e generosi di elogi verso un capo di Stato come Benedetto nei confronti del texano Dabliu Bush.
xtra legem Silvio Berlusconi e i suoi compari, alimentando la paura come sistema che diventa terrore diffuso per distogliere le attenzioni dai veri problemi che il governo non è in grado di risolvere perché non ha il senso dello Stato e delle Istituzioni. 2500 soldati dislocati anche solo nei capoluoghi di provincia che sono n. 107 fanno 23,36 soldati per provincia, cioè un insulto alla intelligenza e al buon senso. Solo gli allocchi possono cadere nella trappola mediatica del governo che mira solo a fare proclami di effetto che a risolvere i problemi reali.
come si possono presentare alla gente a chiedere credibilità e autorevolezza? Note a làtere:
2. Molti operai morti lavorano in nero in ditte del Nord e del Sud: il nero unifica la Nazione che Bossi vorrebbe divisa. La colpa non è delle ditte che assumono in nero, ma degli immigrati che non solo lavorano in nero, contribuendo all’economia sommersa e alla evasione delle tasse, ma vengono anche ad arrecare danni gravi venendo a morire qui, mentre potrebbero tirare le cuoia al loro paese. Ingrati, non si contentano mai.
3. I difensori della «vita dal concepimento alla morte naturale», come mai sono afoni di fronte a queste morti ingiuste, indegne e orripilanti? La vita è diversa se riguarda gli immigrati o i nativi oriundi? Se così fosse vorremmo conoscere la graduatoria e la priorità.
4. Il ciellino Formigoni, vergine a suo dire, ci può dire i termini del contratto con la clinica di Santa Rita di Milano, clinica privata e lautamente convenzionata con la Regione Lombardia? Visto che siamo in argomento, l’esimio e cristianissimo presidente, mancato senatore, ci potrebbe fornire l’elenco delle convenzioni e relative competenze economiche con la Compagnia delle Opere a gestione di Comunione e Liberazione?
5. Apprendo da comunicazioni di amici che «Il Giornale» di proprietà dei Berlusconi, un giorno sì e l’altro anche chiede la mia sospensione a divinis, e questa è la prova che ormai il giornale del padrone ha perso la sinderisi se si sente minacciato (?!) da un parroco del centro storico di Genova e pretende che tutti osannino e s’inchinino al passaggio di sua bassezza (riferito alla statura – absit iniuria verbi! – ), senza se e senza ma. Poiché non leggo giornali pornografici, non leggo codesto foglio, anche se ogni tanto qualcuno mi passa qualche appunto che regolarmente cestino. Sono ansioso di essere ricevuto dal mio vescovo per potere leggere insieme a lui i miei scritti e verificarli alla luce della dottrina e della morale della Chiesa. Informo comunque per buona pace degli scribi berlusconiani che finora non sono stato mai richiamato né ho avuto appunti da parte dell’autorità di riferimento perché quello che scrivo e dico è perfettamente lecito e non sconfinano affatto dai due ambiti di competenza che sono appunti la dottrina e la morale. Ho l’impressione invece che «Il Giornale» non goda di buona fama presso gli ambienti seri, anche dentro la Chiesa.
lunedì 19 maggio 2008
appello per una cultura partecipata e non d'elitè
Ricevo e pubblico molto volentieri questa lettera
Il testo di questo articolo è stato inviato a:
Presidenza della Repubblica
Ministero per i Beni Culturali
Fondazioni promotrici del Manifesto denominato “Italia – Paese della cultura e della bellezza” e ai relativi responsabili
ConvEMergenze
A Cannes portiamo sullo schermo i vizi italiani ben rappresentati dai due migliori registi di casa nostra. Nel frattempo, dalle emittenti e sui quotidiani parliamo poco di malapolitica e di camorra. Trascuriamo mafia e ‘ndrangheta, come fossero fenomeni organici con i quali convivere. I nostri mali sono gli accampamenti Rom e le badanti prive di permesso.
Accumuliamo “nuove” emergenze dopo averne ignorato l’esistenza per decenni. La mondezza ricopre un’intera regione. Diffuse testimonianze di disperazione giovanile vengono archiviate con noncuranza e l’assenza di futuro per milioni di ragazze e ragazzi diventa fattore marginale rispetto alle ultime esternazioni di Adriano Celentano.
Una prodigiosa ondata di convergenze si profila magicamente all’indomani di una lunghissima stagione di veleni che hanno indebolito l’Italia rendendo grottesco, volgare o stucchevole, a seconda dei casi, il nostro panorama istituzionale. Nei fatti abbiamo un governo di solidarietà (unità?) nazionale che tenta di gestire il tracollo prodotto dagli stessi uomini che si autoincaricano di risolverlo. Nessuna pregiudiziale e nessun commento. Non possiamo far altro che augurarci che ci riescano.
Noi ggente (da gens) siamo alle prese con altri problemi: affitto, spesa, attese per analisi e ricoveri, istruzione allo sfascio, giustizia lenta e diseguale, precarietà, salari da fame e chi più ne ha più ne metta. Siamo società civile e abbiamo il problema della quotidianità. Della sopravvivenza.
Alle incantevoli convergenze si aggiungono fusioni dal suggestivo tempismo e dichiarazioni di intenti che annunciano l’avvento di principi azzurri e cenerentole, in un paese delle meraviglie in cui gli orribili Shrek del potere diventano cavalieri senza macchia.
In questo fiabesco scenario non mancano naturalmente i paladini della cultura che ogni 365 giorni propongono la loro pozione magica per la difesa di qualcosa su cui già spadroneggiano.
Un anno fa la corporazione dei 100 autori raccolse 940 firme (da Citto Maselli a Ramona Badescu, da Ray Lovelock a Nadia Bengala. Non firmarono né Sorrentino né Garrone) su un documento che venne presentato al Presidente della Repubblica. L’allora Ministro dei Beni Culturali Rutelli partecipò alle riunioni dei notabili del cinema e accolse con favore il loro accorato grido di dolore. Un passaggio di quella lettera recitava così: ” Il 7 maggio, per la prima volta dopo molto tempo, noi del cinema abbiamo deciso, in tanti, tutti assieme, che siamo pronti a lottare e ad accendere fuochi anche nelle altre arti e nell’informazione per riaffermare l’idea che la cultura è momento fondante dell’identità del nostro Paese ed elemento strategico del suo sviluppo.” A un anno di distanza i 100 autori sono tornati nel loro etereo regno dell’invisibile accordo dopo esser corsi ad incontrare il neoeletto Barbareschi per trovare nuove protezioni.
Fortunatamente un nuovo Mago Merlino ha escogitato un nuovo incantesimo per rinverdire l’impeto delle forze del bene. Alan Elkann ha presentato un manifesto al quale hanno aderito a oggi (18 maggio) 1.160 aristocratici italiani. Non c’è più Ramona Badescu ma moltissimi dei 100 prodi autori ricompaiono puntuali nella lista. E poi Fedele Gonfalonieri, Giovanni Cobolli Gigli, Lapo Elkann, Raffella Carrà, Federico Moccia, Mario Ciancio, Marco Tronchetti Provera, Klaus Davi, Rita Forte e cosi via così
Una nuova lettera al Presidente della Repubblica e un altro significativo intervento dell’appena nominato Ministro dei Beni Culturali Bondi.
Molti passaggi di questo manifesto sono stati copiati dai nostri documenti programmatici e possiamo esserne onorati. Molti firmatari di questo manifesto avevano però contrastato la nostra iniziativa e ce ne dispiace, ma noi non c’eravamo rivolti alle elite per elemosinare protezioni e abbiamo operato in quanto società civile, nella società civile. Le nostre forze, la nostra grande unione sono parte della quotidianità che ci riguarda e con cui facciamo i conti ogni giorno. Noi conosciamo il pese reale. Noi siamo il paese reale. Noi abbiamo sollevato per primi il problema della cultura e dell’indipendenza artistica. Noi abbiamo lavorato sul territorio con passione e impegno. Non siamo figli di papà, né mariti di mogli o viceversa, né picciotti, né padrini. Spesso non abbiamo nemmeno un conto in banca e non possiamo pagare un affitto, ma abbiamo dignità da vendere e amiamo sul serio il nostro paese. Sul serio abbiamo scelto di farlo rinascere dalle degenerazioni che le elite organiche hanno prodotto.
I documenti che stiamo per presentare alle Istituzioni non sono frutto di accordi ristretti e aristocratici. Non nascono nel privilegio e non si rivolgono ai compari. Sono il risultato di scelte direttamente approvate tra Cittadini. Sono esperienza diretta e consapevole. Una nostra testimonianza di partecipazione derivata dal lavoro sul campo vale quanto 50.000 firme di baroni ottenute grazie alla potenza mediatica e alla relazione particolare.
I soliti schemi elitari che hanno distrutto il tessuto popolare italiano cancellando identità e valori condivisi non sono più accettabili.
In questi prossimi 20 giorni qualcuno dovrà risponderci e dovrà dialogare con noi. Ce lo auguriamo. Molti Cittadini italiani se lo augurano. I moltissimi giovani che stanno partecipando attivamente a questo progetto di civiltà se lo augurano.
Noi viviamo in Italia e non nel Regno delle Favole.
La prima richiesta d’incontro è già giunta al Sindaco di Roma Giovanni Alemanno.
Entro questa settimana un altro invito al confronto per un tavolo di lavoro verrà inviato al Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi.
Tutti i firmatari del Manifesto denominato “Italia – Paese della cultura e della bellezza” da un’iniziativa di Alan Elkann e lo stesso promotore con le fondazioni collegate, sono ugualmente invitati ad un confronto democratico e partecipato con gli artisti indipendenti e i Cittadini.
Rivolgiamo pertanto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un appello, affinché venga prestata maggiore attenzione alle istanze che provengono dalla Società civile e che costituiscono metodo imprescindibile di partecipazione democratica e di crescita e armonia sociale, nel rispetto della nostra Costituzione e nel segno di un sempre più vivo impegno profuso a favore del bene comune.
Stefano Pierpaoli
Risposta di napolitano a Samanta di Persio
venerdì 16 maggio 2008
Senza titolo 541
Senza titolo 536
Sul Blog Censurato abbiamo spesso parlato di fumetti censurati e dello stesso Tex Willer, il cui nome sarebbe un caso di autocensura degli autori.
In questo post segnaliamo il sito web www.tinosimonetti.it ( trovate alla fine del post le pagine dirette su Tex più altri link per tutti coloro che desiderano approfondire su tex , sui fumetti Western , censura e altro trovate sotto ala fine del post una serie di link )
Gli anni Cinquanta furono un periodo difficile per i fumetti; inserite in un contesto generale di restaurazione e di moralizzazione "all'americana" furono ad essi rivolte accuse di immoralità e di corruzione dei ragazzi costretti a leggerli quasi clandestinamente
Pur senza raggiungere gli eccessi degli Stati Uniti, dove si bruciavano nelle piazze cataste di "comics", i fumetti erano da più parti criminalizzati e banditi. Nel 1951 due deputati democristian [ sempre loro ] presentarono un disegno di legge con il quale si intendeva istituire un controllo preventivo sulle pubblicazioni a fumetti; cioè ogni fumetto prima di arrivare nelle edicole doveva passare il vaglio di una apposita commissione. Il progetto di legge passò alla Camera ma non al Senato. Proposte analoghe furono presentate negli anni seguenti senza mai essere convertite in legge, ma misero in allarme gli editori che decisero di correre ai ripari. Alcuni di essi, tra cui Bonelli, stabilirono di adottare un codice di autoregolamentazione per le pubblicazioni a fumetti, identificando i fumetti realizzati nel rispetto di tale codice con il marchio di Garanzia Morale, che all'inizio degli anni Sessanta comparve sulle copertine di numerose testate."


Il termine scagnozzi è stato rimpiazzato da "uomini"
"Nelle storie inedite erano bandite le scene eccessivamente violente, i vestiti e le pose "sconvenienti", soprattutto per i personaggi femminili, il linguaggio crudo e scurrile (per cui era frequente che un malvivente disarmato o preso a pugni dall'eroe di turno esclamasse un improbabile "Accidempoli!" invece di ben altre più realistiche espressioni); inoltre doveva sempre trasparire il rispetto per la Patria, per le istituzioni, per i sani principi.
Per le pubblicazioni che ristampavano storie già edite in precedenza, come nel caso di Tex Gigante II serie, si trattava di modificare quanto, nei testi e nei disegni, non fosse rispettoso del codice morale di autoregolamentazione. E' a queste modifiche che ci si riferisce quando si parla di censure nei Tex II serie. Dato il contesto in cui si trovavano, gli editori erano sempre all'erta, per cui dopo una prima serie di modifiche, ritenevano opportuno rimaneggiare ulteriormente edizioni successive dello stesso albo, in una progressiva opera di autocensura. Esistono infatti edizioni diverse dello stesso albo di Tex, che si differenziano solo per l'entità delle modifiche apportate. Dal numero 15, "La montagna misteriosa", le modifiche furono apportate fin dalla prima edizione. I primi 14 numeri, invece, furono pubblicati in una prima edizione non censurata e furono poi modificati progressivamente nelle edizioni e ristampe successive. Non è semplice, perciò, riconoscere gli albi completamente non censurati. Vi sono però in essi delle vignette che furono probabilmente le prime ad essere modificate, per cui se esse sono non censurate anche l'albo relativo lo è, purchè esso risponda anche ai requisiti esposti nella sezione .


Nell'analisi delle censure nei primi 14 albi, saranno indicate le strisce e le singole vignette da esaminare per stabilire se l'albo è o no censurato. In ogni albo vi sono numerosi casi di censura. Si è cercato, di solito, di indicare i casi di più facile controllo, quindi per lo più le strisce all'inizio o alla fine di un albo..."
Per Approfondire su tex , sui fumetti Western , censura e altro eccovi una serie di link
- www.tinosimonetti.it/TEX/Guida1.htm
- www.tinosimonetti.it/7.htm
- censurato.splinder.com/tag/fumetti
- Fumetti western
- Western
- Tex sul sito della Sergio Bonelli Editore
- Tex Willer su uBCFumetti.Com
- Tex Unofficial Site - Sito non ufficiale
- Tex Willer online - Sito non ufficiale con forum
- Tex Willer Space - Sito non ufficiale su Tex; Il forum di Tex Willer Space - Attivo e con autori Texiani
- Tex Killer - parte prima ; parte seconda ; parte terza
- Tex e il signore degli abissi (film)
venerdì 28 marzo 2008
Senza titolo 375
da sito gemello www.censurati.it ricevo e pubblico volentieri
Abbiamo creato una Petizione [ per firmare la petizione in questione http://www.censurati.it/voxpeople/arciere/ oppure cliccare vi ci porta direttamente , il banner sotto ] perchè stare vicini a un combattente a vittoria finita è da codardi. Un esercito di straccioni e di sognatori, non si piega con queste intimidazioni di palazzo.
Firma la petizione anche tu e diffondila più che puoi
Ecco il testo
estratto dell'ordinanza
"…per Ravera ci si trova di fronte a un'unica spericolata manovra compiuta una volta saggiato il terreno dal quale poteva scaturire un'operazione che AVREBBE POTUTOIN TERMINI DI IMMAGINE E DI CARRIERA". FRUTTARE UN RICONOSCIMENTO RILEVANTE
Al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Tempo fa, si parlava dell'impossibile cattura del boss di Cosa Nostra. Latitante per decenni, fu affidata alla squadra di Ultimo la sua cattura.
Dopo tre mesi di estenuante lavoro e di sacrifici, l'impresa riuscì. In tanti sono stati a sollevare dubbi su Ultimo, ma nessuno ha sollevato dubbi su chi per decine di anni, non ha neanche tentato la ricerca del pericoloso latitante. Questo, si sa, è lo Stato che premia "chi non fa", e punisce "chi fa" il proprio dovere.
A distanza di 15 anni il fatto si ripete. Avviene un furto dall'entità colossale. Nessuno trova la refurtiva. Ci riesce un semplice maresciallo, che trova anche qualcosa in più di quello che era stato trafugato. Medaglia al valore? Negativo! Una meritata punizione. Arrestato per aver "tentato un'estorsione". Nessuno ha voluto ascoltare le dichiarazioni del maresciallo, che non aspettava altro che essere ascoltato da un pm. Si è preferito passare direttamente al rinvio a giudizio. Così come è avvenuto per UItimo, adesso è il suo turno. In tanti ci chiediamo come mai in privato non è stato possibile spiegare come sono andate le cose (anche perchè nulla è stato fatto senza il consenso della Procura).
Ci chiediamo se sia di utilità a Cosa Nostra, più che a un tribunale italiano, sapere il modus operandi di questi uomini, che uno per uno sono stati puniti, umiliati, processati. Se dubbi vi sono stati, sarebbe bastato ricevere il maresciallo Ravera (nome ormai pubblico) e ascoltare le sue spiegazioni, più che rendere note le tecniche investigative.
Pensiamo che questa operazione voglia essere un deterrente verso le persone che combattono contro la criminalità organizzata.
La chiarezza e la trasparenza ci sarebbero state comunque, senza portare in tribunale e di dominio "pubblico a TUTTI" le tecniche investigative usate, oltre che le generalità di chi ha combattuto Cosa Nostra in modo serio e non per apparire in talk show, ma per dovere morale.
Chiediamo che al più presto venga fatta luce sull'accaduto, con la certezza assoluta della totale estraneità dei fatti di cui è accusato "Arciere", ma chiediamo anche che si cominci a indagare su chi sta facendo un favore a Cosa Nostra con queste operazioni punitive, atte solo a mettere un mirino intorno alle persone che hanno contribuito alla cattura di Riina.
Distinti saluti
Gruppo del Capitano Ultimo
hanno già aderito all'appello
- www.censurati.it
- www.lesiciliane.org/casablanca/ Rivista antimafia catanese
- desaparecidos.it/homepage.html informazione da La Maddalena e non solo
mercoledì 17 ottobre 2007
mastella sei un caffone e poco democratico
WWW De Magistris e il movimento di ammazzatecitutti
domenica 7 ottobre 2007
per sensibilizzare le persone
visto che le campagne educative di sensi bilizzazione al 90% lasciano il tempo che trovano e non ottengono nessun effetto duraturo riporto questo due video
Essi sono presi dal bravissimo e coraggiossimo compagnodistrada cemsurato
N.B
I video non è sono adatti e sono sconsigliati a persone impressionabili.
il primo è spot contro la velocità sulle strade
Esso è uno spot andato in onda in Irlanda, dove per affrontare un tema così importante non sono stati usati mezzi termini. Poichè in Italia è emergenza morti sulle strade e visto che non ci spingeremmo mai a realizzare uno spot così crudo, lo proponiamo in queste pagine.
il secondo un post sull'abbandono dei cani
Le vacanze estive sono finite ormai da qualche tempo, chi di voi avverte una strana assenza in casa? L'80% dei cani abbandonati finisce così.
Non abbandonate i cani ( e gli animali in genere ) bastardi !
