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4.9.23

Racconigi “Sculacciami” e “Pornodiva”: adesivi con frasi sessiste alla festa di paese, i genitori contro i dj di radio Gran Paradiso ma dovrebbero spiegare ai loro figli \e perchè non va bene

Era  ora che qualche genitore si svegliasse ed indignasse giustamente contro tale messaggio . Speriamo che all'indignazione segua anche una risposta educativa che spieghi al loro figli \e perchè ciò non va bene . Solo cosi si pu.ò evitare che la protesta sia solo un fuoco di paglia e visto che i figli lo vedono solo come chiusura mentale da arte di genitori e trasgrediscono andando alla ricerca di quello che viene a loro proibito oppure peggio fiscono per autolimitarsi se va bene o per fare stupri .
Ecco i fatti da

“Sculacciami” e “Pornodiva”: adesivi sessisti alla festa di paese, i genitori contro i dj di radio Gran Paradiso
Il Comune di Racconigi si dissocia: “Iniziativa di pessimo gusto”. La gaffe per difendersi: “Era tarda sera, pensavamo fossero rimaste soltanto persone maggiorenni”

No, gli adesivi con la scritta “sculacciami”, “ingoio tutto” o “cerco una banana”, “pornodiva”, non sono passati inosservati. E non sono piaciuti. Un’iniziativa festaiola da sagra di paese che si è trasformata in un boomerang, in un periodo in cui le immagini dello stupro di Palermo, così come delle violenze di Caivano, ancora freschissime, sono ancora negli occhi di tutti. Sono stati in molti a non gradire affatto le scritte sugli adesivi che i disk jokey di Radio Gran Paradiso hanno distribuito, qualche sera fa, alla festa del Borgo Macra di Racconigi, nel Cuneese. Adesivi che in realtà girano già da un po’ di tempo nelle feste promosse dalla storica radio del Canavese, che trasmette dal 1976 in tutto il Piemonte da via Arduino a Cuorgnè. Una vera istituzione locale, perché Radio Gran Paradiso è anche sinonimo di festa, serate disco e latino americano, dj che da anni fanno ballare interi paesi.
Questa volta, però, la festa di Racconigi ha alimentato una feroce polemica sulla piazza virtuale dei social. A sollevare il caso sono state alcune famiglie, dopo che nei giorni successivi all’evento, qualche ragazza si è dichiarata preoccupata dopo aver visto le fotografie della festa, con quegli adesivi espliciti incollati sui vestiti, pubblicate sul web.Tanto che, dopo le segnalazioni arrivate al Comune di Racconigi e all’ente che ha organizzato la serata, qualcuno ha pensato anche di rivolgersi a un legale. L’amministrazione comunale, con una nota ufficiale, si è poi dissociata da quanto accaduto, prendendo le distanze «nel modo più totale e assoluto dagli adesivi riportanti parole ed epiteti di pessimo gusto». E dato che palazzo civico ha concesso un contributo economico, l’amministrazione ha dovuto anche precisare che nessuna bozza degli adesivi è stata mai condivisa con gli uffici o con gli amministratori. Ovviamente il comitato organizzatore ha negato di essere stato messo a conoscenza dei gadget, «stampati e portati alla festa in modo del tutto autonomo dalla radio alla quale era stata affidata l’animazione della serata».
Stranamente sorpresi dalle polemiche, i responsabili di Radio Gran Paradiso hanno fatto ammenda. Le immagini e i video postati sui canali social sono stati rimossi ed è arrivata anche l’assicurazione che, alle prossime feste, i dj non faranno più uso di quegli adesivi. «Radio Gran Paradiso si è sempre caratterizzata per essere la radio della gente e ha sempre agito cercando di rispettare la sensibilità di tutti - conferma, per l’emittente, Loredana Comolli -. Siamo dispiaciuti per il fatto che la distribuzione degli adesivi abbia suscitato polemiche e disagio, è la cosa più lontana dal nostro operare, da sempre volto all’intrattenimento e al divertimento della gente. Gli adesivi sono stati distribuiti a tarda ora, presumendo che non ci fossero più minori non accompagnati dai genitori. Ci scusiamo per avere urtato la sensibilità di alcune persone». Quindi, tutto bene se gli adesivi fossero stati distribuiti a dei maggiorenni?

6.7.23

non educhiamo i bambini all'edonismo ma essere felici con poco ed altre storie di gente speciale per gente normale gente normale per gente speciale

12 h fa
Fa la cameriera per arrotondare, bidella 51enne multata: «L'ho fatto per mantenere le mie figlie»

Storia di Redazione Web  12 h faHa iniziato a lavorare in un bar, fuori orario scolastico, per arrotondare. Ma Francesca Galati, che di mestiere fa la bidella, non ha avvertito la dirigente scolastica dell'Istituto Trentin di Lonigo, in provincia di Vicenza, e adesso è stata sanzionata dalla Guardia di Finanza, anche se lei (al momento) non ha ricevuto nessuna notifica e lo è venuto a scoprire dai giornali. Una multa pari ai soldi percepiti dal lavoro di cameriera: 2.170 euro da versare al ministero dell'Istruzione, che sicuramente peseranno sulle casse della donna che aveva iniziato un secondo lavoro

proprio per racimolare soldi in più. E al Corriere della Sera, Francesca racconta la sua versione: «Non posso parlare di sanzione visto che ancora non ho ricevuto nulla. Io stessa sono venuta a saperlo tramite i giornali, il che rende la vergogna ancora più grande. Ora mi sento veramente a pezzi». La donna spiega di aver agito in buona fede e non sapeva minimamente di dover avvisare la preside per il suo secondo lavoro. «Ho pagato le tasse, denunciando i compensi ricevuti dal bar nel 730», rivela Francesca Galati. Per la 51enne i 1.300 euro percepiti per il lavoro di collaboratrice scolastica non le permettono di mantenere le sue figlie e, proprio per questo motivo, ha deciso di rimboccarsi le maniche e faticare il doppio. La gara di solidarietà Nel frattempo i messaggi di solidarietà nei confronti della mamma si sono moltiplicati. Parenti, amici, ma anche sconosciuti. Tutti le hanno espresso vicinanza per la situazione kafkiana in cui si ritrova in questo momento: consapevole di essere stata multata senza aver avuto notizie, con le spese da pagare e due figlie da far crescere. La storia è finita sui social scatenando la solidarietà dei comuni cittadini ma anche del mondo della politica. Più di qualcuno si è offerto di pagare la multa di tasca propria.

 





Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone
Stefano. È un bambino molto vivace. All’asilo chiede un pennarello. Vuole disegnare. La maestra lo guarda incantata. A 9 anni la catechista gli chiede di disegnare la Madonna con un bambino. Nessuno crede che quel disegno lo abbia realizzato proprio quel bambino vivace.
Dipinge, Stefano. Nel suo cuore c’è la Sardegna. Cresce, si cerca un lavoro. Fa l’elettricista. E dipinge. Poi il manutentore. E dipinge. Nelle tele spuntano le barbe folte degli anziani, i sacrifici delle donne sarde, i colori dei piccoli paesi. “La mia vita è questa, dipingere”.
Lascia il lavoro sicuro. Insegue il suo sogno. Le sue opere arrivano a Roma, Palermo, Londra. Vince dei premi. Uno dopo l’altro. È il 2020. Lo chiamano per esporre a New York. Sempre con la Sardegna nel cuore.
Si cimenta nei murales. Immense pareti prendono vita. Parlano, hanno un’anima. A Muravera, San Vito, Sant’Andrea Frius, Esterzili, Iglesias, Senorbì. Un successo dopo l’altro. Oggi Stefano è uno degli artisti più amati. Non solo in Sardegna.






Maturità 2023, Alexein Ezra Aghib si diploma con 100 dopo aver cambiato tre scuole: “da transgender ho avuto problemi”




Al corso serale del liceo delle scienze umane indirizzo economico sociale dell’istituto Frisi si è diplomato con 100 Alexein Ezra Aghib. Potrebbe sembrare una notizia non rilevante, se non per il fatto che lo studente ha dovuto cambiare tre scuole prima di sentirsi integrato nell’ambiente. A Repubblica ha raccontato la sua storia, invogliando anche gli altri a non mollare davanti alle barriere: “Penso che avrei voluto un ambiente come quello del Frisi da subito e che sono stato fortunato ad avere accanto mia
madre, che si è sempre battuta per me. Se guardo indietro penso che vorrei affrontare tutto con la


mentalità che ho adesso: se iniziassi il liceo oggi non lo abbandonerei e stringerei con i compagni quei legami che non ho sviluppato perché cercavo di rimanere in disparte, per non dover spiegare”.
E continua: “Al Frisi ho percepito l’impegno della scuola e degli insegnanti per aiutarmi, mi sono sentito accolto. Sono dislessico e discalculico, per la prima volta ho avuto strumenti adeguati per gestire il lavoro a casa e lo studio. Così è cambiata la prospettiva: ho sviluppato passione per lo studio e anche le materie in cui avevo problemi sono diventate semplici da seguire”.
Alexein spiega anche cosa è successo negli anni passati: “Prima di arrivare al Frisi ho frequentato tre licei e ho lasciato la scuola tre volte. Sembrava che nessuno volesse venirmi incontro e superare i pregiudizi. Davanti ad ambienti e professori che ponevano ostacoli, invece di aiutarmi a superarli, percepivo la scuola come un luogo respingente e la abbandonavo. La mia disforia di genere ha un ruolo importante in tutto questo, ma le difficoltà erano iniziate prima che facessi coming out, a 15 anni”.
“Gli ormoni, modificando il mio aspetto, hanno aiutato – continua lo studente – ma l’ambiente è fondamentale. Se non vivi bene la scuola vuoi lasciarla: il tasso di abbandono scolastico tra gli studenti transgender è del 42 per cento, conosco persone che hanno finito la scuola a 23 anni o hanno lasciato dopo la terza media”.
E per quanto riguarda la carriera alias, tanto discussa negli scorsi mesi, lo studente afferma: “Non l’ho chiesta io, mi sembrava impossibile da ottenere, pensavo che gli insegnanti non sarebbero stati d’accordo. Me ne ha parlato il professore di francese, mi ha chiesto se pensavo di poterne trarre beneficio e io ho risposto di sì. Nella scuola precedente gli insegnanti avevano accettato di usare il nome d’elezione, ma non tutti lo facevano e avevo il terrore dell’arrivo dei supplenti: ero obbligato a spiegare davanti a tutti perché sul registro ci fosse un nome diverso. Quando sapevo di avere ore vuote evitavo di andare a scuola. È stato molto difficile soprattutto prima dell’inizio della terapia ormonale, ero consapevole che gli altri mi vedessero come una ragazza mentre io non mi sentivo tale”.






Ottantadue anni ed ex imprenditore edile lui, 77 anni lei. Rosino Tata e Serafina Rosati, originari di Alvito, in provincia di Frosinone, sono sposati da 59 anni e nella loro vita non hanno mai rinunciato all’idea di ottenere il diploma di terza media. Non essere riusciti a ottenere quel titolo di studio, dovendo far fronte a tanti problemi e ristrettezze durante la loro giovinezza, pesava ai due anziani. Ora hanno coronato il loro sogno dopo essersi iscritti alla scuola serale dell’istituto comprensivo “Antonio Sebastiani” di Minturno, il centro della provincia di Latina dove da tempo vivono, e a raccontare la loro storia è il presidente della Commissione cultura del Comune del sud pontino, Matteo Marcaccio.“Esaudito un grande sogno – scrive l’esponente dem sui social – di quelli che solo la scuola riesce a realizzare”. I due anziani hanno superato l’esame e stanno diventando un esempio per i tanti giovani pontini.Insieme a loro ha ottenuto inoltre la licenza media anche la 26enne Najla, una giovane di origine tunisina, che si è presentata all’esame insieme ai suoi due figli. "Un grande grazie ai docenti coordinati dalla professoressa Tucciarone e alla dirigente scolastica Daniela Caianiello, perché senza di loro questi sogni non sarebbero mai diventati realtà", ha concluso Marcaccio.

Roberta Broccia Madre Terra e amici di ❤
“Tuo nonno mi chiese di sposarlo con una caramella. Non avevamo niente, si inginocchiò e mi disse :'non ho nulla ora, solo una caramella, ma se vuoi possiamo costruire tutto insieme'
"E tu?"
"Ho aperto la caramella, l'ho divisa in due e l'abbiamo mangiata. Da quel momento abbiamo diviso e condiviso tutto. Siamo caduti, ci siamo rialzati e abbiamo costruito.
Tutto insieme. Abbiamo vissuto momenti difficili, di stanchezza, ma ci siamo sempre stati l'uno per l'altro. Fino all'ultimo"
"Altri tempi nonna"
"Il tempo non cambia il modo di amare.
Quello che è cambiato è che non avete più esempi belli da seguire.
Adesso avete paura di tutto. Non vi sposate per paura di non riuscire a costruire. Appena litigate vi lasciate perché poi pensate di trovarne uno migliore. Siete sempre alla ricerca della perfezione, come se poi esistesse.
Vi manca la percezione della realtà. Della felicità nelle piccole cose.
Fate ste grandi dimostrazioni, anelli da migliaia di euro, un video esagerato per le proposte di matrimonio e poi vi perdete il momento. Quella cosa intima che custodite in due, solo in due per tutta la vita.
È questo che vi manca. Il coraggio di vivere la vita e l' amore per quello che sono e non per come lo immaginate" Una caramella e 50 anni insieme.”



Preferiti  
La prof che non ha mai preso un giorno di riposo in più di 30 anni - Video Tgcom24

La prof che non ha mai preso un giorno di riposo in più di 30 anni
Mentre tiene banco il caso della docente assente 20 anni su 24 da scuola e poi destituita, spunta unʼaltra storia da record da raccontare, stavolta al contrario. La professoressa Nicoletta Minelli, a un passo dalla pensione, in 36 anni di lavoro non ha mai preso un giorno di riposo, di ferie o di permesso. Insegnante dal 1987, non si è (quasi) mai assentata da scuola per senso del dovere e per attaccamento al suo ruolo educativo. Complice anche una salute di ferro


 concludo      con  questa  
orriere  della     calabrua   Pubblicato il: 05/07/2023 – 19:20  di Emiliano Morrone

RTI MARZIALI

Taekwondo, la sangiovannese Ilaria Nicoletti convocata in nazionale – FOTO

La giovanissima atleta fa parte dell’Asd Taekwondo in Fiore: «Cercherò di portare una medaglia d’oro alla mia comunità»

SAN GIOVANNI IN FIORE Cintura nera e già medaglia d’oro e d’argento ai campionati italiani, Ilaria Nicoletti riceve dal maestro Zeno Mancina la lettera di convocazione nella nazionale di taekwondo. Segue un lungo applauso, sentito, intenso, corale. La dodicenne ha talento e manifesta soddisfazione. Dopo sorride e si mostra centrata e decisa. «Cercherò di portare una medaglia d’oro alla mia comunità di San Giovanni in Fiore», dice cosciente dei propri mezzi e con la sicurezza conferita dalla disciplina sportiva.
Nella Sila Grande è un’insolita serata di fine giugno. Fresco e umidità impongono una maglia in più addosso; anche nelle vicine campagne, in genere surriscaldate, su cui si staglia il borgo collinare di Caccuri, noto per la letteratura, l’arte pasticciera e la qualità olearia.

Gli allenamenti degli atleti dell’Asd Taekwondo in Fiore


I soci dell’Asd Taekwondo in Fiore si sono ritrovati a qualche chilometro dallo svincolo per Caccuri: a Vurdoj, dove un’antica grangia, fondata dai monaci dell’abate Gioacchino, ospita un agriturismo con prato raso ed ampia piscina, tra ulivi secolari e profumi del Sud, segni di storia e Mediterraneo. Sono più di una cinquantina, un record, i minori, tra cui Ilaria, presenti all’appuntamento, al saluto per l’inizio delle vacanze estive caratterizzato da ore di convivialità e consolidamento dello spirito di gruppo.
Si tratta degli allievi della scuola di taekwondo che Mancina – cintura nera, tra gli allenatori della squadra regionale e docente di Educazione fisica – ha fondato una quindicina d’anni fa a San Giovanni in Fiore e oggi dirige insieme a Jessica Talarico, che ha gli stessi titoli tecnici e la carica di vicepresidente del Comitato calabrese della Fita, la Federazione italiana taekwondo, del quale fa parte il campione mondiale Simone Alessio, diventato l’idolo dei giovanissimi praticanti.

Gli allievi dell’Asd Taekwondo in Fiore


Lo scorso 9 giugno, come altri bimbi, la promettente Greta, sangiovannese Doc, aveva ottenuto l’autografo di Alessio al Gran Prix di Roma, al Foro Italico, dove circa 2mila ragazzini, lei compresa, erano andati per partecipare al Kim e Liù, una sorta di campionato italiano di taekwondo riservato ai più giovani. Anche la Calabria era dunque presente, e con numerosi collettivi dalle varie province, attrezzati e insieme vincenti. Salvatore, dieci anni e allora cintura blu-rossa, aveva vinto contro un avversario che sembrava imbattibile; il piccolo Antonio, allora cintura verde, aveva dimostrato una classe da adulto e Rosario, un bimbo agilissimo di meno di 20 chili, aveva conquistato l’oro nella sua categoria. «Il taekwondo è anzitutto uno sport mentale», puntualizza Mancina.
Un mondo ancora sconosciuto si muove in contesti del genere: tecnici, collaboratori, atleti agli esordi o maturi, squadre regionali con i loro staff e intere famiglie appassionate, con parenti che seguono ogni evento e perfino si allenano e gareggiano.

Il maestro di taekwondo Zeno Mancina

Come il maestro Salvatore Mazza, che ha guadagnato la cintura nera a 44 anni e, per la gioia di vivere con i propri figli gli allenamenti, l’agonismo e la salubrità del taekwondo, aveva già cambiato abitudini personali, quasi rinunciando alla carne e andando in palestra tre volte alla settimana, dal pomeriggio a tarda sera.
È un ambiente, quello del taekwondo, in cui si sviluppano amicizia, solidarietà e altri valori: il rispetto delle regole e dell’avversario, mai visto come nemico, e il sacrificio costante per migliorarsi nel carattere, nel fisico e nella capacità di giudizio. Non è poco, in una Calabria in cui tende a prevalere il livellamento generale, il desiderio di soldi, potere e fama oppure l’irregolarità furba o la violenza bruta, tipiche della cultura, della società chiusa della ’ndrangheta.

I piccoli allievi Asd Taekwondo in Fiore


I bambini vengono abituati all’impegno, alla fissazione di obiettivi, «all’innalzamento progressivo – spiega Mancina – dell’asticella», come ad «un’alimentazione sana e regolare, al confronto con atleti, anche di altre regioni o nazioni, più avanti di loro nella preparazione, nella concentrazione e nell’equilibrio psicofisico. Infatti, senza il confronto non c’è crescita». «Nel nostro tempo dilagano – dice poi ai suoi, nella serata a Vurdoj priva di mosche e zanzare – la debolezza, l’infelicità facile, la noia da abbondanza. Noi insegnanti, voi allievi e i vostri genitori, abbiamo una missione: insieme dobbiamo sconfiggere la mancanza di passione che domina nel presente, che impedisce di costruire un futuro migliore e che causa patologie, senso di frustrazione e problemi sociali diffusi. Dobbiamo creare sinergie ed armonia tra persone, prima che tra sportivi, puntando sempre ad elevare la nostra qualità, umana, sportiva e relazionale. E poi bisogna pensare a vincere, piuttosto che semplicemente ad esserci. Qualcuno potrebbe storcere il naso, ma la regola è che ci si prepara per superare ogni ostacolo, non per fermarsi lì davanti e dirci che comunque siamo stati bravi. Impariamo ad essere critici ma costruttivi, a determinare un ambiente stimolante nel quale i più giovani non sentano affatto il bisogno di perdersi con cattivi maestri e pratiche distruttive».

Asd Taekwondo in Fiore premiata

È evidente che il messaggio di Mancina trascenda il terreno del taekwondo e abbia un’alta valenza pedagogica e sociale. Forse è questo lo specifico della scuola, intesa, a prescindere dalle singole discipline, come sede di formazione del carattere e della mente; quale luogo in cui si riescano a trasmettere approcci all’esperienza, prima che alla conoscenza, e in cui gli allievi possano un giorno raccogliere il testimone. Come per la promozione a coach di Antonio Caratozzolo, ventitreenne e cintura nera di taekwondo tra le più forti della Calabria. O, per dirla con il filosofo Maurizio Iacono, come nel caso della «madre di Winnicott, che lascia spazio al suo bambino standogli accanto ma senza sovrapporglisi». (redazione@corrierecal.it)

30.1.23

L’educazione dei ragazzi di Maria Giuseppina Tamponi ( alias Peppy .ta1)

E' vero  dopo la la  laurea    ,  anche    se  ho amici\che  insegnanti  ,  non frequento più  la  scuola   e  non  h  mai  insegnato  . Ma   concordo  con  questo  post  

Si parla di cosa sia più giusto dare come valutazione, smile voto scritto o numerico, si parla di come non bisogna demonizzare il web, si parla di comprensione. Peccato però che non si fa affatto un mea culpa su come siamo arrivati ad avere ragazzini di 14 anni che spingono un coetaneo sotto un treno per motivi non futili di più, di ragazzini che bullizzano i propri insegnanti, di ragazzini che rapinano mini market… forse qualcosa è andato storto, forse dovremmo fare un piccolo esame di coscienza e riportare questi ragazzi nel mondo reale dove i brutti voti spesso te li da la vita, dove le porte chiuse sono assai di più di quelle aperte, dove nulla viene regalato come incoraggiamento!
non solo aggiungo che mi fa piacere che lo faccia una persona giovane lontana dalla mia generazione dove non c’era tutta questa comprensione e giustificazione da parte dei genitori se combinavi qualcosa di grave anzi a casa quando tornavi prendevi “il resto” come diceva mia mamma per  quelle  più gravi . Concludo    con  quanto  dice  Spano Marianna  : <<  Dietro
questi figli ci sono dei genitori che hanno fallito alla grande, quando nasci e cresci con dei valori queste cose non accadono. Dalle chat di classe capisco tanti comportamenti di alcuni ragazzini perché i primi a non sapersi comportare sono proprio i genitori e qui mi fermo.
La parola dei miei genitori era sacra ai miei tempi, spesso non condividevo e non accettavo cercando spesso di ribellarmi, ma infondo ascoltandoli perché dietro quelle parole sapevo ci fosse un motivo x il mio bene.
Fare il genitore è difficile e complicato al giorno d'oggi, ma abbiamo avuto ottimi insegnamenti e faccio affidamento su quelli. >>

6.12.22

meno male che in questo mondiale [ Qatar 2022 ]c'è un poi ' di educazione il caso della squadra giapponese che fa da contro altare a quella del regime del Qatar

  da  ttps://www.fanpage.it/sport/calcio/  5\12\2022

 
 Il Giappone lascia i Mondiali con una lezione di educazione: questo non è un semplice inchinoLezione di civiltà, rispetto ed educazione da parte del Giappone e del suo ct, dopo la sconfitta agli ottavi contro la Croazia. L’inchino ha un significato speciale.

A cura di Marco Beltrami

Sugli spalti e in campo i giapponesi hanno dato una lezione di grande civiltà ai Mondiali e possono tornare a casa a testa altissima. Se i tifosi in occasione delle partite della loro squadra e non solo, hanno ripulito lo stadio, i calciatori eliminati agli ottavi dalla Croazia hanno dimostrato di saper perdere. Il Ct della nazionale del Sol Levante in particolare si è reso protagonista di un atteggiamento esemplare, con un gesto particolare molto bello e significativo.




I nipponici torneranno a casa con la soddisfazione di aver battuto Germania e Spagna, e la delusione per aver perso la chance di qualificarsi ai quarti arrendendosi solo ai rigori alla Croazia di un super Livakovic. Al termine del match degli ottavi, l'atteggiamento della squadra del Giappone è stato encomiabile. Tanta delusione, ma anche grande compostezza da parte di tutto il gruppo e del suo condottiero Hajime Moriyasu.

Il ct del Giappone ha parlato a tutta la squadra dopo la sconfitta con la Croazia

L'ex calciatore e attuale commissario tecnico del Giappone, si è contraddistinto per la sua forte personalità. Dopo la fine del confronto, non ha perso tempo e invece di lasciarsi prendere dal fisiologico sconforto, ha riunito tutta la squadra consolando i calciatori, uno per uno. Dopo aver ricompattato il gruppo ecco l'arringa, per una scena che siamo abituati a vedere magari dopo ben altri tipi di risultati. Si è battuto il petto ripetutamente Moriyasu, che ha trasferito le sue emozioni all'intero Giappone.Dopo il proverbiale "rompete le righe", l'allenatore ha pensato ai tanti connazionali che hanno seguito la squadra in Qatar. Avvicinatosi agli spalti, si è inchinato profondamente, restando in questa posizione per diversi secondi. Quello del commissario tecnico nipponico è un gesto di grande valore. Per comprenderne appieno il significato, bisogna conoscere la cultura giapponese.
Per questo popolo infatti l'inchino ha un valore importante, fondamentale per esprimere rispetto e cortesia. Proprio per questo ci sono diversi tipi di inchini, con il significato che cambia a seconda dell'inclinazione. Quello del ct del Giappone Moriyasu rientra nella categoria dei Saikeirei, ovvero il più profondo e ossequioso di tutti. Cosa vuol dire? Viene utilizzato per mostrare il massimo rispetto, in

questo caso nei confronti dei tifosi del suo Paese, che hanno garantito un supporto costante.
E nel post-partita in conferenza stampa, il selezionatore ha dimostrato di credere ciecamente nei suoi giocatori e nelle loro possibilità: "I giocatori possono pensare di competere contro il mondo intero dallo stesso livello. Ci hanno mostrato il futuro del calcio giapponese, una nuova era. Abbiamo battuto la Germania, abbiamo battuto la Spagna, abbiamo battuto due campioni del mondo. Se pensiamo di andare avanti invece di ristagnare, il futuro cambierà sicuramente. I giocatori hanno davvero fatto del loro meglio. Non siamo riusciti a colmare di nuovo il divario, ma penso che i giocatori ci abbiano mostrato una nuova era. Se il calcio giapponese continua a voler essere sul palcoscenico migliore, sono fiducioso che saremo in grado di superare questa barriera". Si può vincere, anche perdendo.


  Questo atto che  in occidente  stiamo perdendo    può essere  considerato una  risposta  , soprattutto  il  primo   post     a quello che  ho raccontato qui  nel  post  precedente   


  da   <<  Mondiali, il sarcasmo (via Twitter) della principessa del Qatar: «A casa la feccia d'Europa». Bufera social  >> (ilgazzettino.it)     dove  potete  trovare    se  non gli vedete  qui  gli screenshott   dei post  twitter  della principessa   

Mondiali, il sarcasmo (via Twitter) della principessa del Qatar: «A casa la feccia d'Europa». Bufera social

Coppa del Mondo, il sarcasmo (via Twitter) della principessa del Qatar: a casa la feccia d'Europa. Polemiche

La principessa del Qatar, Maryam Al Thani, ha pubblicato un feroce tweet sulle squadre europee che hanno partecipato ai Mondiali. Un post che ha sollevato non poche polemiche. Al Thani ha scritto sulla sua pagina ufficiale: «La feccia del vecchio continente è fuori dai Mondiali», e ha continuato: «(Inghilterra e Francia) restano, e i miei migliori auguri per loro sono l’uscita anticipata dagli ottavi di finale».

 

 

In altri tweet separati, Sheikha Maryam ha pubblicato una foto (ironica) della nazionale tedesca, con il commento: “Fuori”


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 E in un altro tweet ha scritto in inglese (l’aeroporto è in quella direzione, il volo è per solo andata)





La Germania ha dato l’addio ai Mondiali, nonostante la vittoria sulla nazionale costaricana, in una partita che si è giocata sul terreno dell’Al Bayt Stadium, giovedì scorso. E così per la seconda volta consecutiva è fuori alla prima fase, un flop pesantissimo.

emergenza femminicidi non basta una legge che aumenti le pene ma serve una campaga educativa altrimenti è come svuotare il mare con un secchiello

Apro l'email  e tovo  queste  "lettere "   di  alcuni haters  \odiatori  ,  tralasciando  gli  insulti  e le  solite  litanie ...