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26/03/20

Fake news, l'ex analista Cia: Cindy Otis, ex analista Cia, specialista di fake news e autrice del libro "True or False" "Conoscere fonte delle informazioni. Mai accontentarsi

ELICOTTERI che spargono disinfettante dal cielo, soldati di potenze straniere pronti ad approfittare dell’emergenza sanitaria per avviare un colpo di Stato, e naturalmente complotti di scienziati più o meno folli, decisi a conquistare il mondo a cavallo di virus incontrollabili. Fra social network e ansia di informazione, il vortice di notizie false, leggende metropolitane e teorie della cospirazione ha avuto un’accelerazione parossistica. Un’esperta come Cindy Otis, ex analista della Cia e autrice del libro “True or False” (Vero o falso) in uscita negli Stati Uniti da McMillan, può aiutare a trovare una bussola per sopravvivere al bombardamento di bugie.

Signora Otis, con la pandemia che infuria sarebbe essenziale poter distinguere tra notizie vere e false. Secondo la sua esperienza, quale potrebbe essere il metodo?
“In un momento come questo è fondamentale sapere di poter disporre di buone fonti. L’approccio corretto prevede prima di tutto di conoscere l’origine delle informazioni: è un sito Web del governo, un organo di stampa che conosciamo, o semplicemente il post sui social media di un account che non cita da dove trae informazioni? Non ci si deve accontentare se qualcuno scrive ‘Ho sentito che...’, ma bisogna sempre chiedere da dove provengono le informazioni, voci e pettegolezzi non sono fonti affidabili. Dobbiamo anche guardare la data di un articolo, per assicurarci di avere le notizie più recenti, e non fermarci al titolo di un articolo. Chi usa i social media deve assicurarsi di seguire esperti con esperienza nel proprio settore, non account casuali che affermano di “sapere”. Online si può affermare di essere chiunque si desideri, è indispensabile prendere il tempo necessario per controllare le persone, prima di condividere i loro post. Molti contenuti falsi diventano virali, solo perché le persone condividono senza pensare”.

Un'emergenza globale sulla salute, come quella per il coronavirus, sembra spingere le persone a diffondere notizie false ancora più del solito. Perché?
“Durante una pandemia le nostre emozioni sono intense. Quando questo succede è più probabile che condividiamo informazioni false o sbagliate. Cerchiamo di condividere ciò che abbiamo sentito con tutti quelli che conosciamo, per aiutarli a prepararsi, ma anche per non sentirci soli in una situazione spaventosa. Ma è proprio in queste situazioni che false informazioni, bufale e voci non provate diventano virali”.

Quali potrebbero essere i pericoli legati alla diffusione di informazioni false sui temi della pandemia?
“Ci sono molti potenziali pericoli. Informazioni false potrebbero creare un livello ingiustificato di isteria, tale da travolgere gli ospedali, i negozi di alimentari, o da portare alla violenza. D’altro canto lato, informazioni false possono minimizzare un evento che invece dovrebbe essere preso più sul serio. In eventi come questo, online circolano costantemente anche false terapie, che possono davvero essere pericolose. E i governi stranieri che cercano di influenzare altri Paesi amano approfittare di tempi caotici come questo per diffondere false informazioni per esacerbare la divisione politica”.

Esiste un riscontro economico nella creazione di notizie false? Quali sono gli interessi, quali i guadagni?
“C'è chi fa affari con le notizie false. C’è un crescente settore della disinformazione mercenaria, e sempre più persone usano queste tecniche a scopo di lucro. In una pandemia come questa, queste persone possono usare informazioni false per attirare il traffico su un sito Web e guadagnare più denaro dagli annunci pubblicitari. Potrebbero anche vendere false terapie, usando false informazioni per indurre le persone a comprarle”.

Nei Paesi in cui i media non godono di libertà le teorie del complotto e le informazioni false sembrano avere più presa. Pensa che un sistema di comunicazione sano possa essere una soluzione? O, al contrario, dobbiamo accettare la presenza delle notizie false, come piccolo prezzo da pagare per la libertà di stampa e la libertà di parola?
“Nei Paesi senza libertà di stampa, il governo di solito usa la propaganda come ‘stampa’. Ma le società democratiche con stampa libera sono anche focolai di teorici della cospirazione, media di parte e notizie false, perché non c’è censura. Un solido sistema di comunicazione ha un ruolo enorme da svolgere nel combattere le informazioni false. Così come funge da controllo per i politici, denuncia la corruzione, eccetera, può anche aiutare a denunciare chi diffonde notizie false. Credo che dovremo misurarci sempre con una certa quantità di false informazioni, ma questo significa che è più importante che mai sostenere il buon giornalismo, costruire una società alfabetizzata ai media e rendere responsabili sia le piattaforme tecnologiche che i politici”.

Un lettore ordinario potrebbe immaginare i creatori di notizie false come disadattati, che lavorano in una sottoscala buio, arruolati a seguire interessi stranieri per esigenze di vendetta personale. È davvero così? Si può disegnare un ritratto antropologico di un "tipico" creatore di bugie?
“Il panorama dei creatori di notizie false è abbastanza vario. Ci sono quelli che cercano di guadagnarci: anche se usano contenuti politici fasulli, potrebbero non essere ideologicamente motivati. Nel 2016, per esempi, un gruppo di adolescenti macedoni hanno varato siti Web di notizie false sulla politica americana. Volevano fare soldi e non gli importava chi avesse vinto le elezioni presidenziali. Poi ci sono aziende in tutto il mondo che offrono servizi di ‘disinformazione a noleggio’, per esempio offrono una fattoria di troll sui social media per aiutare un cliente. Ci sono quelli che sono ideologicamente motivati, vogliono aiutare il loro partito o il loro candidato a vincere un’elezione. Possono agire da soli o come parte di un gruppo. Un esempio è il BJP indiano, che durante le ultime elezioni ha usato le cosiddette ‘celle IT’, grandi reti di account di social media falsi e reali, per diffondere contenuti in gran parte falsi, inclusi video, meme e immagini modificate. Infine, anche i governi usano notizie false per influenzare eventi interni e all'estero”.

C'è qualche soluzione possibile, che non metta in pericolo le libertà democratiche?
“La soluzione deve coinvolgere tutti: le normative del governo, le piattaforme di social media, gli accademici, le organizzazioni no profit e le scuole, che aiutano a formare i cittadini nell'alfabetizzazione mediatica. Più che per ogni altro problema di sicurezza nazionale, il rimedio contro le notizie false è educare all’informazione. I cittadini medi sono quelli che più spesso creano le informazioni false e le diffondono senza volere: per questo devono essere la prima linea di difesa, diventando consumatori responsabili dell’informazione”.

22/03/20

La lezione dell'isolamento: provo a mettere ordine, non solo nei cassetti di casa e nelle tasche dei vestiti dimenticati nell’armadio, ma in noi stessi







leggi anche
questi due miei interventi su facebook


 https://www.ponzaracconta.it/2020/03/09/il-meglio-dai-media/



Sono giorni durissimi in cui abbiamo tutti modo di riflettere sul significato delle parole e su tutti quei gesti quotidiani piccoli e preziosi che ci mancano.
Stiamo vivendo la prova più dura e inattesa che ci potessimo trovare di fronte ma potremmo uscirne migliori per davvero se, lasciando da parte l'eccesso di paura o al contrario rimozione, provassimo a fare un esercizio di consapevolezza e di auto analisi . Per imparare a guardare in noi stessi, per provare ad ascoltarci e a specchiarci nell'altro anche se è difficile perchè : << [.....] se fossi stato al vostro posto...\ma al vostro posto non ci so stare... [ .... qui il resto della canzone ] >> e soprattutto per ordinare le cose da cui ricominciare e perchè sono fare un po' di ripulisti ed liberarsi delle cose inutili o che non servono più esempio della mia libreria fatta di doppia e tripla fila di cd , dvd , libri , libretti , fumetti , ec. INFATTI 


non solo fisicamente e ma anche mentale
Sì, proviamo a mettere ordine, non solo nei cassetti di casa e nelle tasche dei vestiti dimenticati nell'armadio, ma in noi stessi.
Propongo un esercizio che potrà tornarci utile per quando arriveranno giorni migliori.
L'immagine può contenere: il seguente testo ""Andrà tutto bene". Odio questa Mi ricorda tutte le volte in cui la gente mi ha preso per il culo... Preferisco: "andrà come deve andare" E se andrà veramente bene, esulteremo festosi tutti insieme."
Aggiungi didascalia

 E, stiamone certi, arriveranno.Mettiamo in fila, tutti insieme, le cose che ogni giorno stiamo imparando. Che sono tante. Tantissime, quante sono le parole.
Ecco quindi che sull'esempio dei vari vip della cultura e delle arti vedere qui sul lato destro di tale video di repubblica  l'elenco in continuo aggiornamento oppure  sentite la  puntata    speciale  , di Domenica 22 marzo alle 10.45 su Radio3   , della trasmissione la   Lingua Batte dedicata al Lessico della tenacia :   do   ve  è stato chiesto  a chiesto ad artisti, studiosi, intellettuali, attori di scegliere una parola per loro significativa in questo particolare momento e di illustrarla. Da Noi a Lentezza, da Invisibile a Trasmissione, da Finestre a Gioia, da Connessione a Stringersi, da Pubblico a Unità, un dizionario in fieri per attraversare un tempo inatteso e unico, per non dimenticare, per non disperare . E  da  qui   faccio mia tale proposta ( mi farebbe piacere leggere i vostri ) . E Come suggerito da Stefano Massini     ( foto   sotto  al centro ) sempre  su repubblica  mi  sono chiesto anch'io cosa ho imparato da questo virus. <<  Poi mi sono corretto, il verbo è incauto, non si possono desumere catechismi da un calvario ancora in svolgimento, ed è forse proprio questa la madre degli insegnamenti a seguire: non possiamo archiviare di fretta ciò che non ha alcuna intenzione di svanire in  fretta, stavolta siamo noi a dover allargare quei tempi solitamente contratti dall'ansia spasmodica della modernità. Ed è una rivoluzione copernicana, ci troviamo in balia di qualcosa che decide per noi, per cui ci agita il sentirci completamente privi di quel diritto di veto con cui l’umana congrega spadroneggia il creato. Ma come ?
  

 Abbiamo disboscato foreste, calpestato ecosistemi, abbiamo fatto estinguere specie animali, scongelato ghiacciai, plastificato oceani, abbiamo arbitrariamente alzato di svariati gradi il clima del pianeta… e adesso tutti in ginocchio a supplicare di clemenza un minuscolo pallino omicida? Sì. Piaccia o non piaccia, è così.
L’unico grande insegnamento che resterà, credo, è la drastica presa di coscienza dei veri equilibri di forza: gente, noi non comandiamo niente di niente, siamo inezie, ospiti su un pianeta che in qualsiasi momento potrebbe smetterla di tollerarci. >>  La  risposta     sembra  provenire     da

Preethaji on Coronavirus outbreak  Get the latest informations from the World Health Organization about Coronavirus

N.B. – Sul sito è stato caricato il video con la traduzione italiana sottostante, ma il video originale che si trova su YouTube (vedi sotto) è sponsorizzato dalla WHO – World Health Organization – Organizzazione Mondiale della Sanità
Aggiornamento del 12 marzo. Un articolo segnalato da Enzo Di Fazio


Tutto il resto è a seguire, oltre che marginale e progressivo. Dirò quindi, semmai, "cosa sto imparando", con riserva di integrare o modificare la lista a consuntivo, dopo i titoli di coda che ancora paiono lontani. Ad ogni modo, nel bel mezzo del guado, un terzetto di cose le ho messe più o meno a fuoco, e provo a elencarvele. >>  Comunque  ,  oltre   alcune messe  in  atto (  vedere  i  link in cima  al post  ) ed  ricadute  , sto   cercando  di farne  sempre  di meno  .  Onde  evitar e che  quando mi presentano  o   parlano di e  alle  persone   che non mi conoscono  ,  appena   sentono il mio nome o   gli parlano di me   ,  oppure    gli  fanno  vedere  la mia foto sui  social  ,    dicano  : <<   ho capito chi  è lo conosco   di fama   è  quello che fa  polemiche  , ecc >>  .  Ecco     quindi il mio percorso






1. Devo rimettere in ordine la mia scala di valori per scoprire quel che veramente è importante.
2. Quando tutto ciò sarà finito, devo attenermi alla suddetta scala di valori     ed    stabilire  cosa  è effettivamente   lasciato ed  rimasto  cioè  come  è  andato il processo di  battere e levare 
3. La cosa che di sicuro più conta è stare vicini alle persone a cui vogliamo bene.
4. Devo ricordarmi che è ora di riconnettermi con la Terra e con l’ecosistema: solo rispettandone l’equilibrio ne saremo rispettati e saremo preservati.
5. Mi sono reso conto che le cose capitano anche contro la volontà degli uomini: non siamo onnipotenti.
6)   che  certe  cose    è  meglio     che siano Let it be  (  come  la  famosa  canzone  )
7)  Ho riscoperto il valore di alcune parole e concetti che troppo in fretta avevamo liquidato:   ascoltare  l'altro   nonostante i miie  limiti  (  ribellione  e sordità )  ,   che   anche   il  silenzio  ci  parla
8 ) . Mi sono ripromesso di non accettare più nessuna forma di cinismo: in questo momento così duro è comunque bello volersi bene e sentirsi parte della stessa cosa.Ma  davanti  a  certi atteggiamenti irresponsabili   non ci riesco  completamente  
9)  Ho imparato che siamo connessi per davvero e non solo in rete.  Infatti  A volte le cose più semplici possono diventare straordinarie se sono fatte assieme alle persone giuste."( Nicholas Sparks ) 
10 . Mi sono reso conto , ancora  di più  ,  che i confini non esistono e che siamo tutti sulla stessa barca  che  : << [...]  il terreno su cui ogni giorno camminiamo noi non lo possediamo lo occupiamo\E non è italiano africano\ è un dono che è stato fatto ad ogni essere umano\I confini le barriere le bandiere sono giunti dopo \Aiutando l'odio la guerra e il razzismo a fare il loro gioco
[...continua qui 
oppure  tra  la  colonna  sonora    sotto  a fine post  ]>>
10  che  il  lavoro    non ti fa  pensare  alla noia anche se per il momento non ha cambiato questo ( vedere sotto ) 


ma fino a quando ?  ,  quest'altro.mio modo di pensare
11) Ad essere meno impulsivo 
12) che il piacere del viaggio dipenda forse più dall'atteggiamento mentale con cui partiamo che non dalla destinazione scelta. Se solo riuscissimo a vivere il nostro ambiente quotidiano con lo spirito del viaggiatore, dunque, potremmo scoprire che esso non è affatto meno interessante degli alti passi montani e delle giungle popolate di farfalle del Sudamerica di Humboldt. (Alain de Botton) descrivendo \ recensendo Viaggio intorno alla mia camera (Voyage autour de ma chambre) è un romanzo di Xavier de Maistre, scritto tra il 1790 e il 1794.
13 )  a  Lavarmi di più le mai  non solo prima  di mangiare   ,  d'apparecchiare  o  svuotare  la   lavastoviglie   .  Ma  quando   torno  a casa     da lavoro  , palestra   e quando   sono andato in bagno    o   ho fatto  .....    quella  robina la  ....   ci siamo capiti  😏😜😛    che    con la  quarantena     aumenta  

Elencate anche voi, nei commenti qui sotto, le cose che state imparando.  Concludo    con  la  clonna  sonora



  • NELLA MI ORA  DI LIBERTA'   - DE  ANDRE' 
  • The Man Who Sold The World (Live On MTV Unplugged, 1993 / Unedited) -  Nirvana
  • COME UNA PIETRA  SCALCIATA -  ARTICOLO 31 
  • lET BE -THE  BEATLES
  •   LAVORARE  CON LENTEZZA - ENZO DEL RE
  • Pearl Jam - Black (Live) MTV Unplugged 
  • per me lo so - cccp






12/03/20

la primavera non s'accorge del coronavirus

 canzone  suggerita
I Treni A Vapore - Ivano Fossati 


Inizialmente  leggendo  le  ultime news      canticchiavo   in contemporanea  al suo passaggio  in radio  (  una  delle mie  compagnie  oltre  alla rete  in tempi   quarantena  da  coronavirus  )   questa  canzone   e  proprio da  questo sono stato preso  dal pessimo     sentendo    i suoi  ultimi versi  : << Se avremo ancora un po' da vivere\ La primavera intanto tarda ad arrivare >>.  Ma  poi  ecco  chje  mi arriva  su  watzapp   questo messaggio poesia  che allego sotto   che insieme  alla  bella  giornata  sospesa tra  l'inverno    e la primavera  (  vedere  mie  foto allegate     di una   nostra pianta  )  







Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla.
Ed i fiori iniziavano a sbocciare,e il sole a splendere, e tornavano le rondini.






Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse.
Era l’11 marzo 2020 e i ragazzi studiavano sui pc da casa.
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa.
Dopo poco chiusero tutto, anche gli uffici.
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali e la gente si ammalava.
Era l’11 marzo del 2020 e tutti furono messi in quarantena obbligatoria: i nonni, le famiglie e anche i giovani.
Allora la paura diventò reale, e le giornate sembravano tutte uguali.
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire.
Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno.
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri, l’anno in cui il mondo sembrò fermarsi e l’economia andare a picco.
L'immagine può contenere: testoMa la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti.
E poi arrivò il giorno della liberazione.
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita e che il virus aveva perso...
Che gli italiani tutti insieme avevano vinto.
E allora uscimmo per strada
Con le lacrime agli occhi
Senza mascherine e guanti
Abbracciando il nostro vicino
Come fosse nostro fratello.
E fu allora che arrivò l’estate, perché la primavera non lo sapeva e aveva continuato ad esserci...
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte.
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita 🌸



11/03/20

storie dal coronavirus fra coscienza , sacrificio , ed incoscienza



Parla Elena Pagliarini, 40 anni, infermiera a Cremona, ritratta stremata e addormentata in una foto che è diventata un’icona


                         DI PAOLO GRISERI

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MILANO - Poi ha spinto la tastiera verso il computer e ha piegato un lenzuolo sulla scrivania, per appoggiarci la testa. "Non era ancora finito il turno ma ero stremata". Elena Pagliarini quasi si giustifica. A 40 anni, da 15 in ospedale, si stupisce ancora: "Dopo quella foto mi chiamano in tanti. Mi ringraziano. In un periodo normale mi avrebbero criticato".



per  non perdere  la memoria  di questi giorni    e  lasciare  testimonianza  a chi   sopravviverà ecco alcune storie     su tale  fenomeno
La prima  triste ed  emblematica    che  dovrebbe  far  riflettere  a  coloro    che ancora   lo sottovalutano e credono alle  bufale  ed  ai ciarlatani  ed  non vogliono fare  sacrifici  . In cina   ed  a  codogno  ( primo focolaio italiano  ) lo  hanno fatto e stanno rincominciando a vivere  , sperando  che   il loro sacrificio non sia   stato inutile a causa  d'incoscienti 

da repubblica  online de  11\3\2020

Coronavirus, bloccata in casa con cadavere marito forse contagiato
E' accaduto a  Borghetto Santo Spirito, nel Savonese. Per rimuovere salma è necessario aspettare l'esito del tampone. In quarantena fiduciaria i sanitari intervenuti per i soccorsi


fotogramma 
Costretta a rimanere in casa, in autoisolamento, con il cadavere del marito. E' quanto accade a una donna di Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona. L'uomo 76 anni, che da tempo mostrava sintomi riconducibili al coronavirus è deceduto nella notte, stroncato probabilmente da un malore. La moglie, anche lei potenzialmente infetta, ha chiamato subito i soccorsi: i militi di una pubblica assistenza sono entrati nell'abitazione per tentare di salvarlo con un massaggio cardiaco ma non c'è stato nulla da fare e sono ora in quarantena fiduciaria.
La salma si trova ancora adesso per terra, a faccia in giù in una stanza della casa: trattandosi di un potenziale contagio, il protocollo sanitario prevede che prima di rimuovere il cadavere si attenda l'esito del tampone, effettuato nel pomeriggio. Una situazione da incubo: "Non so nemmeno definirla a parole - ha detto il sindaco Giancarlo Canepa, giunto sul posto - Sono vicino al dolore della donna e dei parenti che stanno vivendo questa situazione surreale".
La donna fortunatamente non mostra sintomi, ma visto il potenziale contagio non può uscire di casa e per questo ha passato parte della giornata sul balcone: per tranquillizzarla le ha telefonato anche il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. "E' disperata, non sa cosa fare e come comportarsi - hanno spiegato i parenti - non c'è nessuno con lei ad aiutarla e consolarla. Forse si potevano prevedere casi del genere e evitarle questo calvario".
Secondo quanto ricostruito l'uomo sarebbe morto per un arresto cardiaco, ma è necessario capire se avesse o meno contratto il Covid-19 e se questo possa aver influito sulle sue patologie. L'uomo avrebbe iniziato ad accusare i sintomi alcuni giorni fa e, su consiglio del medico, avrebbe anche svolto degli esami radiologici al torace dopo i quali, però, sarebbe stato dimesso. Se i tamponi dovessero rivelarsi positivi per la moglie e le altre persone venute a contatto con la vittima scatterà la quarantena.
"In riferimento al caso della donna di Borghetto Santo Spirito che si trova nella propria casa con la salma del marito, deceduto la scorsa notte, Asl2 precisa quanto segue: L’azienda esprime vicinanza alla famiglia e in particolare alla vedova. Questa sera si recherà nell’abitazione personale incaricato, non di ASL 2, per l’adeguata sistemazione del defunto, in attesa del referto del tampone faringeo. Domani mattina, secondo le procedure di legge, si provvederà al trasferimento della salma e agli accertamenti del caso".




La  seconda    da  rep.repubblica   del 11\3\2020 


Io, in quarantena tra i monti. Dove la solitudine è la norma: solo l'orso non sa degli appelli a stare in casa
Nei masi sopra Montès stare a distanza è un appello incomprensibile: dai tempi della Spagnola non ci si stringe più la mano per salutarsi. E la zona rossa del Lodigiano sembra lontanissima





                                         DI GIAMPAOLO VISETTI

Montès (Trento) - Sulle gemme già gonfie degli alberi più coraggiosi, all'alba è tornata la neve. I larici stavano preparando i primi fiori rossi, ma si sono fermati. Di giorno l'erba sgela e diventa morbida. La notte il freddo indurisce gli steli come bastoni. Ignaro di tutto si è invece svegliato l'orso. Non è stato avvisato che prolungare il letargo questa volta poteva essere un gesto educato. Il virus, da Milano e dalla pianura Padana, risale invisibile anche le montagne. Adesso lo sanno tutti che è meglio rintanarsi e diventare un po' orsi. Tutti a parte lui. Non segue, ormai è chiaro, i bollettini della Protezione civile. Il sole scalda e dopo mesi si ferma, una bestia sa solo che lentamente deve far ripartire lo stomaco. Così è uscito dalla tana, sui crinali sopra Bolentina, e di buon passo ha raggiunto un apiario a Claiano. Da qui vede la Presanella e il passo del Tonale che scende verso Ponte di Legno. Controlla con il naso alzato gli ultimi sciatori che lasciano le piste chiuse e gli alberghi deserti per rientrare nelle città spazzate dalla febbre. A fine inverno non c'è miele nei telaini. Ha mangiato api e larve perché anche l'orso, come tutti in questi giorni sospesi, ha il problema di sopravvivere in qualche modo. 
La quarantena in un maso isolato d'alta quota, per chi è reduce dalla zona rossa del Basso Lodigiano e dal centro mentalmente svuotato di Milano, riserva piccoli privilegi. Migliaia di persone, rifugiate nei luoghi del mondo più lontani anche da un tampone, lo sanno. Mezzo metro di neve fresca distesa su tre chilometri di pista forestale, calano un muro insuperabile tra un uomo e gli altri. Il medico, allertato per obbedienza allo Stato, è solo una voce remota nascosta nel telefono. Dice però che ha chiamato i carabinieri. Tocca a loro controllare che qui, tra Mangiasa e Montès, il letargo umano anti Covid-19 non venga interrotto. Sarà la disperazione, ma in caserma sono di buon umore. Osservano che marciare nella neve per vedere da lontano un tipo che spacca la legna per la stufa, con i tempi che corrono li lascia perplessi. Chiedono cosa sta piuttosto succedendo a Milano e questa parola viene scandita con il riguardo che si riconosce al fronte di un'estrema resistenza: a un eroe immaginato invincibile. Il patto è che, quando il letargo a termine dell'umano a rischio sarà scaduto, gentilmente si avvisi chi di dovere. Quel giorno, fatti i conti, sarà anche l'inizio della primavera. Tra le città di pianura e i villaggi di montagna, la quarantena non fa differenza: si fonda sulla fiducia ed è questa, da sempre, a permettere alle persone di vivere insieme.
Qui poi, cambiando discorso, il coronavirus nel vocabolario è già superato. A quota 1.400 metri i paesani lo chiamano "chel laòr". Ad essere pedanti, in italiano, può essere tradotto in "quel lavoro". Sulle Alpi, tra Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli, non è bello quando con sottili sfumature fonetiche si definisce qualcuno "chel laòr". Il marchio, a quel punto, resta indelebile per generazioni perché lavorare, per chi ancora lo fa con le mani, non è come bere un rosso con gli amici all'osteria. Bene, per gli ignorati delle montagne italiane che in questi giorni, dopo tanto tempo, tornano a pensare al nostro Paese malato senza più disprezzo e con una serietà che ricorda l'amore, il virus cinese è nella sostanza "chel laòr". Un "lavoro" ed è ovvio che i vecchi, i contadini e tutti quelli che ancora vivono seguendo prima di tutto la natura, vogliono dire che sono vicini a chi tra Milano, Bergamo e Venezia, oggi combatte contro questo brutto mestiere di andare avanti un giorno alla volta. 
Una differenza, tra Milano e i masi sopra Montès, ad essere onesti c'è. Sui pascoli che salgono alle malghe del Brenta, chi è isolato non si sente solo. Stare a distanza è un appello incomprensibile. Restare in casa, mentre fiocca sul coperto di larice, è un invito puerile. È dai tempi della spagnola che qui si stringe la mano del vicino solo quando alla fiera si compra la sua vacca, o un amico accompagna un parente al cimitero. Situazioni memorabili: per il resto, per salutarsi, si alza il cappello e in mancanza di questo è sufficiente sollevare il mento a bocca chiusa. Nessuno, tra chi resta sulle montagne italiane, ha finito tutte le scuole e le università. Istintivamente sentono però, non per colpa del virus, che toccarsi e parlarsi nei denti non si fa mai a cuor leggero. Le mani sono sempre state nella terra e nella stalla. Quando qualcuno dopo attente riflessioni "apre bocca", lo si ascolta con preoccupazione e restando alla giusta distanza: quella che si deve a una parola obbligatoria.
  La solitudine, quando in paese si è rimasti in quindici, non è trascorrere i giorni da soli. È sentirsi abbandonati. A Milano e nelle città chiuse, tutto questo adesso può succedere. La scomparsa della folla risulta un cimento spaventoso e insopportabile. Sulle Alpi e nelle cascine sparse di pianura, dove quietamente si accetta quello che viene, la quarantena invece non esiste perché ci si entra quando si nasce e non se ne esce più. Nessuno si sente solo, o abbandonato, perché mai qualcuno ha concepito l'idea di arrivare un passo più in là delle proprie forze. "Chel laòr" è un maestro che ha insegnato il segreto di arrivare soli in fondo al proprio destino. In alta quota si vive fino a quando si riesce ad aspettare ancora. È questo il coraggio che permette al gruppo di essere una comunità, unita davanti alla vita e alla morte che nella natura ogni giorno si danno affettuosamente la mano.
Nei luoghi anonimi, ignorati e lontani, il virus così non è ancora arrivato. Gli abbandonati dell'Italia percepiscono il ritardo come un piccolo, inconfessabile risarcimento. Del resto se tarda ad arrivare il 5G - dicono - è sacrosanto tardi a venire anche il Covid-19. Sognano sempre di trasferirsi a Milano, questo sì. Adesso però c'è meno fretta di scappare subito perché anche una metropoli, se le togli le persone e le loro idee, sembra un grande paese impreparato a resistere. Piuttosto: come se nulla fosse qui l'orso si è svegliato puntuale dal letargo. Non è un dettaglio. È il prodigio della vita, più forte anche di noi: il regalo che la montagna fa a chi, in questi giorni, costretto in città o isolato su un prato, sente che più di tutto a fargli male è la nostalgia di respirare vicino agli altri, senza pensarci e a bocca aperta.

   La  terza  
è  parziale  ma  : 1)  è tratta  dalla versione   di rep.repubblica.it  ovvero la sezione  a  €  di repubblica  ., 2)    non ne  ho voglia  , come  faccio di  solito ,  ed  ho fatto anche  prima   , di  trasformare  il testo    cioè  fare  i passaggio da  stile pagina  base  a  nessuno  stile   o  di  modificare la  sorgente  della  pagina    come  faccio spesso  .  Ma  trovate    nel video sotto la sua storia  




repubblica  10.3.2020

Coronavirus, l’infermiera della foto simbolo: “Scusate se sono crollata prima della fine del turno”

Risultato immagini per Elena Pagliarini
MILANO - Poi ha spinto la tastiera verso il computer e ha piegato un lenzuolo sulla scrivania, per appoggiarci la testa. "Non era ancora finito il turno ma ero stremata". Elena Pagliarini quasi si giustifica. A 40 anni, da 15 in ospedale, si stupisce ancora: "Dopo quella foto mi chiamano in tanti. Mi ringraziano. In un periodo normale mi avrebbero criticato". [...] 









P.s
mentre stavo scrivendo la chiusa del post d'oggi , butto l'occhio su quanto ha detto Il viceministro allo Sviluppo economico Buffagni  che  non si  può  chiudere  tutto vero . Ma  è  a causa  (  e storie    ce ne sarebbero   ma  ne  sono piene i media nazionali e  locali  o la nostra pagina  fb  ed  il mio account   fb  , ne  abbiamo  a anche   qui in sardegna    dove è a  causa  di gente  incosciente  venuta    dalle  zone in quarantena    che non sopportando la  quarantena ed  l'isolamento  è fuggita  nelle   case al mare  anticipando le  vacanze  )   di    gente, ma  non slo loro  anche  i gestori  degli aereporti ,   che   ancora   non ha  capito   le istruzioni   e le raccomandazioni    del ministero  o del Oms  e  creano  problemi al paese    .



11 marzo 2020



ROMA - “Dovrebbero essere controlli per difenderci dal virus, qui invece siamo da due ore in coda ammassati come bestie. Altro che prevenzione, questo e il perfetto incubatore per il corona virus” dice una signora esasperata. Sono le 5 e 30 di mattina all’aeroporto di Fiumicino e al controllo passaporti degli arrivi internazionali i varchi aperti per gli europei sono tre su 40 postazioni. La coda di viaggiatori si snoda per decine e decine di metri tra volti stanchi, abbronzati, mascherine di tutti i tipi, da quelle più tecnologiche al fai da te del fazzoletto. Hanno tutti passato lo scanner che controlla la febbre ma questo ormai non rassicura nessuno vista la quantità di casi senza sintomi. In mano tengono tutti il foglio che da quando l’Italia e stLa maggior parte sta rientrando dalle vacanze. Partiti quando il virus sembrava faccenda solo della Cina e al massino del nord del Paese, hanno visto da lontano lo scenario cambiare completamente, avanzare le zone rosse, arrivare divieti, imposizioni. Fino al timore non rientrare in patria mentre le compagnie straniere cancellavano i voli e ripetizione e gli italiani venivano banditi dai luoghi di sogno della vacanza.
“Io torno a casa e starò attenta a non uscire troppo, ho una nipotina di due anni, una nuora incinta, bisogna stare accorti, lo faccio più per loro che per me, bisogna pensare anche agli altri”, sbotta Cinzia Innocenti, toscana verace che non la manda a dire quando critica la disorganizzazione all’indomani del decreto zona rossa.




“Lo sapevano da ieri che dobbiamo consegnare queste autocertificazioni, a Fiumicino non potevano riorganizzare i turni, aumentare gli addetti? Il risultato di questa inefficienza è che da due ore e mezza stiamo qui stretti come sardine e non è sano se tutti ripetono che bisogna stare anche a tre metri...” E’ stanca ma combattiva dopo un viaggio in crociera in cui ha visto soprattutto navi nei porti e mare aperto ma poche città perché nessuno dei Paesi orientali tra Malesia, Tailandia voleva le navi con italiani. “Qualcuno ha detto che vi erano dei positivi a bordo, cosa non vera, e ci trattavano come appestati anche l’unica volta che siamo scesi a Singapore. Meno male che Costa ci ha ripagato tutto”.
“Se ne dovrebbe ricordare il signor Salvini cosa significa sentirsi discriminati, noi in Italia abbiamo fatto ben di peggio, alcuni cinesi visti come untori sono stati malmenati” ricorda Vincenzo Calabrese, 37 anni, avvocato societario di ritorno da una lunga vacanza nelle Filippine. “Quando sono partito tutti mi dicevano: ma sei matto, il pericolo e lì. Ora negli ultimi giorni è l’opposto: ma sei proprio sicuro che vuoi tornare?”
La coda va a passo di lumaca, le mascherine si alzano, si abbassano, perdendo la loro funzione ma la stanchezza e tanta quanto l’arrabbiatura. Perché se all’inizio erano tutti convinti che il virus riguardasse gli altri, ora la realtà e più tangibile.
“Da lontano, all’inizio, ci sembravano notizie un po’ montate. Ora invece di andare in palestra andrò a correre a parco o al mare”, dice Giuseppe, pensionato che trova assurdo usare la polizia per “queste faccende burocratiche di autocertificazioni. Siamo in emergenza, polizia e medici hanno già troppo e troppe cose serie da fare, usino qualche d un altro`”.
Anche Giuseppe, che se ne torna a Grosseto, “dove c’erano pochi casi prima che i Lombardi venissero a piazzarsi li nelle seconde case” cambierà stile di vita. Fa il pasticcere, lavorerà solo di notte producendo prelibatezze da vendere al mattino. In beata, sicura solitudine. Sempre che questa coda finisca. Alle 7 arriva qualche rinforzo in divisa, ma anche gli aerei atterrati sono aumentati e la coda non accenna a diminuire.





non oso pensare  cosa  sarà  con la stagione estiva  quando tutti  vorremo andare  al mare











02/03/20

ha più diffusione una fake news che una precisazione o scusa che corregge una cosa esatta o espressa male i caso di zaia ed i topi dei cinesi

 Nonostante     Zaia  ( uno dei pochi politicanti  che  ammette  , per  carattere  \  personalità o  opportunismo , non  è  il caso  in questo post  di dilungarci  nella questione,    i propri errori  comunicativi   )    si  sia   scusato  per  le  sue  dichiarazioni (  vedi post  precedente )   


Coronavirus, Zaia chiede scusa per la frase sui topi
di Luca Mastinu | da https://www.bufale.net/ Febbraio 29, 2020

Raggiunto dalle polemiche, il governatore del Veneto Luca Zaia è stato ascoltato dal Corriere della Sera e si è scusato per le parole spese ai danni del popolo cinese:
È tutto il giorno che vengo massacrato per quel video. Nella migliore delle ipotesi sono stato frainteso, nella peggiore strumentalizzato.
Risultato immagini per zaia si scusaSì, certo. Quella frase mi è uscita male, d’accordo. Se qualcuno si sente offeso, mi scuso. Non era mia intenzione fare il qualunquista e tanto meno generalizzare. Intendevo fare una riflessione più compiuta.
Volevo parlare delle fake news e dei video che hanno girato prima che l’epidemia arrivasse da noi. Hanno preparato la culla per il neonato. Qui non è arrivato il virus, ma il virus della Cina. Prova ne sia l’aumento esponenziale della diffidenza nei confronti dei cinesi, creata dai social
Volevo solo dire che le certificazioni sul fronte della sicurezza alimentare e sanitaria variano da Paese a Paese. Era una riflessione a 360 gradi su un paese che ha metropoli moderne e altre zone che sono il loro esatto opposto.
Il governatore è stato ascoltato anche dall’Adnkronos e ha ribadito che il suo discorso voleva essere più disteso, ma che le parole sono uscite male. Per la sua frase offensiva sui cinesi e il Coronavirus Zaia chiede scusa e sottolinea che voleva evidenziare alcune differenze culturali.
nei commenti nei  siti online  dei  giornali  ufficiali  e  non   solo   continuano  o criticarlo  (  anche  con insulti feroci  )  o a difenderlo  alcuni  anche   rammaricandosi   perchè  si  sia  dovuto piegare  alle tirate  d'orecchio del politicamente  corretto  . 
Ecco quindi   Ai cari leghisti e  non solo  che difendono Zaia continua a sfuggire il punto: c’è un luogo per le chiacchiere da bar e ce n’è uno per la politica. La politica si fa in una prospettiva di cooperazione internazionale. Dire che il coronavirus è colpa dei cinesi che mangiano i topi è una colossale idiozia diplomatica, peraltro non vera ma basata su un video visto su un tabloid britannico. Verrebbe da chiedersi che razza di giudizio ha Luca Zaia se non è in grado di capire cosa sta guardando ma soprattutto cosa deve dire in televisione.  infatti 
Non esiste , almeno   dalle ricerche    fatte da me  in rete  ,  (  se  poi qulciuno\a   ha  testimonianze  o notizie  diverse    me  lofaccia sapere   )   un piatto cinese a base di topi vivi ne  fra Quelli proibiti  ne  fra  quelli   " normali "
I video citati  da  i  supportes  leghisti   e   dalla  truppe  cammellate   sono una serie di video che circolano in rete dal 2016 e che mostrano alcune persone (peraltro non cinesi) che mettono in bocca dei topi vivi. Si tratta di una challenge virale, una sfida online,Non è assolutamente da escludere che in Cina  vista  l'immensità  del suo territoprio e la  varietà \  pluralità di cucine   qualcuno abbia mangiato topi vivi, come nel resto   dell'asia  ( e  ora   anche  in occidente  visto     che per moda    e  non  si diffondono  cucine    diverse  )  vengono mangiati scarafaggi, lucertole, lumache, serpenti. Ma non si tratta affatto di una ricetta tradizionale. I cinesi, insomma, non hanno l'abitudine di servire feti di topo per cena. Peraltro, il video originale indicava la nazionalità del ragazzo come vietnamita.   Il   resto  sono  bufale  ,  di leggende   metropolitane   (  come  si  può leggere  qui e  qui    ) non di una tradizione.
   Inoltre  sappiate   che    anche  noi  


SOLO IN CINA SI MANGIANO I TOPI? LA MOSTRA CITATA DA ZAIA SUL SUO PROFILO FACEBOOK 

Il post pubblicato da Zaia sulla propria pagina
 Facebook il 26 novembre 2018
Insomma, nessun “qualunquismo” e nessuna “generalizzazione”, però è anche vero che “le condizioni che abbiamo qui sono diverse da quelle in Cina”. Forse è vero, almeno adesso, e dando una sbirciata tra i piatti della tradizione gastronomica delle regioni italiane, non sembra che tra le ricette compaia la carne di topo. Troviamo però, potrebbe fare notare qualcuno, la carne di gatto, di rana, d’anguilla, non considerando che per molte popolazioni del mondo – per motivi culturali e religiosi – è impensabile concepire l’idea di cibarsi di carne di maiale o di vacca.
Tralasciamo però per il momento questa digressione gastronomica e torniamo alla frase di Zaia, secondo cui “le condizioni che abbiamo qui sono diverse da quelle in Cina”. Nel 2020 in Italia non si mangiano topi, è vero, però abbiamo documenti fotografici che attestano che fino a un secolo fa, e proprio in Veneto, cibarsi di topi non era poi una stranezza. E a dircelo è stato proprio lo stesso Zaia, citando sulla propria pagina Facebook una mostra tenutasi a Belluno due anni fa!



27/02/20

effetti collaterali del coronavirus

  prometto , speriamo di riuscirci che questo sarà l'ultimo  post  sul coronavirus   perchè mi sta  scartavetrando  i ...... oltre  a  gettarmi  nel dubbio   s e ridere  o piangere  in quanto    : << Na cosa buona di sto Coronavirus è avere conferma di essere circondati da coglioni.>>  (  francesco corallo  facebook   ) . 
ha  ragione l'amico  marco barone in questo  articolo  sul suo blog   https://xcolpevolex.blogspot.com quando dice   :   << Ovunque si parla di coronavirus. Da giorni e giorni i media non parlano che di questo. E' stata creata una situazione di panico, volendo o non volendo, ed infatti, quando si sono resi conto che la situazione stava scappando di mano, che si fa? Si dice che il coronavirus è una semplice influenza con percentuali di mortalità inferiori rispetto alla vecchia SARS e non solo. Insomma, non c'è di che preoccuparsi. Intanto, decreti d'emergenza, ovunque, schizofrenia da ricovero negli ospedali chiusi da Basaglia, verrebbe da dire.  Mentre nel mondo l'Italia viene vista come un Paese 'untore'. Un mondo che dichiara di prepararsi alla pandemia cosa che in Italia nella nuova narrazione soft dopo quella da grande panico viene sminuita. [...] >>  Infatti  e' successo di tutto e di tutto ancora accadrà. Casi di razzismo contro i cinesi ma anche contro i lombardi ed i veneti. Poi nel tempo si aggiungeranno quelli delle altre regioni "infette". Parlare  con l'accento  veneto o lombardo  , in giro per l'Italia, comporta l'attirarsi l'attenzione  ed   gli insulti denigratori 





 << [.... ] Se prima quell'accento non diceva nulla ai più,>>  sempre    secondo  Marco B  <<  ora, nella mente del cittadino scatta l'allarme. Poi, se ti scappa uno starnuto, magari scatta pure una "delazione". Veneto (  o Lombardo  aggiunta  mia  ) , più starnuto, uguale, infetto. Che poi magari sei allergico a qualcosa e sei sano come un pesce, questo può nel momento non contare un cazzo. Insomma, si è iniziato a capire che parlare la propria lingua può essere un problema. Cose che in Italia non si vedevano da tempo, erano la normalità sotto il fascismo contro gli sloveni    , ad esempio, e diffuse, negli anni del boom economico contro i meridionali nel nord Italia. Tutti a comprare amuchina e mascherine. Ma inspiegabilmente in molte città dove queste mascherine sono andate esaurite, in giro vedi poche persone con le mascherine e se la indossi magari ti prendono per il culo. >> e  quindi   battibecchi  tipo  questo  raccontato   qui  
Francesco Capelli
24 febbraio alle ore 20:46
"Stamattina ero a Nuoro, sono entrato alla Lidl e c'era questa signora con la mascherina, la guardavano tutti, uno si gira e le dice: "eh Zia me' esagerada, bi chi in Nugoro su coronavirus non b'est arribbau"!
Quella si toglie la mascherina e risponde: "deo so maladia pro sos cazzos meos...cravatichelu a culu su coronavirus"... è calato il gelo"

 Ma   << E soprattutto capisci cosa significa portare quella mascherina quando hai dei problemi di salute. Ti guardano tutti. Un virus che è in Italia probabilmente prima della sua esplosione e che ha fatto implodere il Paese. Chi invocava con atti di sciacallaggio la chiusura dei confini, ed i soliti nauseanti bla, bla, bla, ora deve assistere alla situazione paradossale che è l'Italia ad essere isolata dagli altri Paesi. >>  e che   << i veri confini sono sorti all'interno del Bel Paese, dove è andata letteralmente a quel paese l'unità d'Italia. L'autonomismo non ha fatto   [ corsivo mio ed  non fa  ] una bella figura. In certe mani è meglio non averlo. Su alcune materie non dovrebbe esistere, su alcune questioni d'emergenza nazionale, servirebbe l'emergenza nazionale e non regionale. E qui invece ognuno ha fatto  ed   fa  quello che minchia ha voluto  . Chi chiudeva le scuole, chi sospendeva solo le lezioni, chi questo, chi quello. Follia totale. Intanto, niente scioperi, niente assembramenti, niente riunioni, niente cultura, qualcosa resiste, non si è osato chiudere i centri commerciali, i ristoranti, si è osato chiudere le biblioteche ed i teatri. Ai lavoratori esposti, dai mezzi pubblici ecc, non sono state date le mascherine, ma intanto spuntano le tende davanti agli ospedali di alcune realtà e gli assalti ai supermercati. Controlli negli aeroporti, prima sui voli esteri, poi capiscono che non bastavano ed eccoli spuntare su tutti in teoria, anche se non è così nella realtà, controlli sui treni, ma sfuggono gli autobus, gli accessi dall'autostrada, dalle strade comuni. Non si può controllare tutto. Non si può mettere in quarantena un Paese intero. Il coronavirus ha dimostrato la vulnerabilità dell'Italia, un paese dove è saltato letteralmente il lume della ragione. Finita questa pagina vergognosa, saranno tante le cose da dover chiarire, sono diverse le cose che non tornano. E comunque una cosa va detta, gli sciacalli sovranisti della politica italiana hanno fatto   >>  ,  speriamo   <<  capire agli italiani, almeno a quelli dotati di cervello, cosa significherebbe lasciare il paese nelle loro mani.  Sarebbe un disastro totale.>>





22/02/20

Il coronavirus sarà sconfitto o ridotto dalle grandi case farmaceutiche oppure con un rimedio naturale come quello di Youyou Tu, Nobel per la medicina 2015, che ha sconfitto la malaria ?

cazzeggiando su  vari aggregatori di   notizie   e  sulla  home  di fb   ho  trovato questa  notizia

da  http://italian.cri.cn/notizie/ 2020-02-11 15:33:19

UNESCO consegna a Tu Youyou l’Equatorial Guinea International Prize for Research in the Life Sciences




UNESCO consegna a Tu Youyou l’Equatorial Guinea International Prize for Research in the Life Sciences
Lunedì 10 febbraio presso la sede generale dell’Unione africana di Addiss Abeba, capitale dell’Etiopia, l’UNESCO ha consegnato a tre persone, fra cui la scienziata cinese Tu Youyou, il premio internazionale Equatorial Guinea International Prize for Research in the Life Sciences.
Questo premio è assegnato alle eccellenti ricerche condotte nell’ambito delle scienze della vita che migliorano la qualità della vita umana; il soggetto autore della ricerca può essere rappresentato da un singolo individuo o da un’organizzazione. La prof.ssa Tu Youyou dell’Accademia cinese delle Scienze mediche, già vincitrice del Premio Nobel per la Medicina (Fisiologia) nel 2015, ha conseguito questo premio per le sue ricerche sulle malattie parassitarie

Poi  sfogliando le bacheche dei miei contatti ho trovato  questo post
L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi
Youyou Tu, Nobel per la medicina 2015, ha sconfitto la malaria con un rimedio naturale.
Oggi mi chiedo se un’altra Youyoy Tu potrà sconfiggere il coronavirus in Cina.
Se fosse vissuta nel Seicento, Youyou Tu sarebbe stata bruciata come una strega. La sua, infatti, è la storia incredibile di una scienziata che, partendo dalla medicina tradizionale di 1600 anni fa, ha trovato un modo per debellare quella malattia mortale, attraverso un principio attivo derivato dalla pianta dell'Artemisia.
Isolata dal mondo e dimenticata per decenni, la "maga delle erbe" è nata in Cina a Ningbo, nello Zhejiang, il 30 dicembre del 1930 ed è stata tra le prime donne ammesse alla facoltà di scienze farmaceutiche dell' Università di Pechino.
Laureata a 25 anni, si è tuffata nello studio della medicina tradizionale visitando migliaia di villaggi, parlando con stregoni ed erboristi, trascrivendo oltre 2 mila ricette popolari, memorizzando testi antichi ed estraendo 380 rimedi da oltre 200 piante. Si è poi iscritta all' Accademia della medicina cinese tradizionale e dopo 5 anni la sua fama di "maga delle pozioni" le ha riservato il passaggio decisivo.                                                                                                 Nel 1967, il Vietnam e gli alleati cinesi del Sudest asiatico contro gli Usa erano sconvolti dalla malaria, prima causa di morte anche in patria. In piena Rivoluzione culturale, Mao Tse-tung istituì un "piano farmaceutico segreto" per sconfiggere la "malattia delle risaie" che decimava i militari e a guidare il "Progetto 523" venne chiamata proprio Youyou Tu, non ancora quarantenne. Aveva un marito che fu mandato a lavorare nei campi e due figlie piccole affidate ai parenti.                                                             Dopo anni di esperimenti e ricerche, il colpo di genio le venne nel 1972, studiando le reazioni dell’ “Artemisia annua”: scoprì che bollirla la privava dei princìpi attivi, mentre l'estrazione a basse temperature salvava tutte le qualità.                                                                                                            Creò dunque l'"artemisina" e pubblicò, in anonimato, il quaderno «Raccolta di singole prescrizioni pratiche anti-malaria in 640 consigli», lo studio che, grazie al salvataggio di milioni di malati in Asia e in Africa, le è valso il Nobel.Lei stessa ha rivelato di essersi limitata a modificare una antica ricetta della medicina tradizionale cinese, confidata da una vecchia erborista dello Yunnan. E sempre Youyou Tu ha ammesso di essere stata costretta all'anonimato fino al 1977, l'anno successivo alla morte di Mao, di essere rimasta isolata dalla comunità scientifica internazionale fino al 1979 e di essere stata promossa ricercatrice dell'Accademia cinese solo nel 1980.                                                                                        Youyou Tu ha oggi lo studio nel suo povero appartamento, nascosto nel quartiere di Dongcheng, a Pechino. Chi l'aveva dimenticata adesso la ringrazia: e guarda con occhi meno prevenuti all'arte medica delle dinastie imperiali, che allo shock della cura preferisce la gentilezza della prevenzione.Per saperne di più: Sara Sesti e Liliana Moro, "Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie", pag. 250, 16 €, Ledizioni, Milano 2020. In vendita nelle librerie e on line su Amazon, Ibs, Feltrinelli. Richiedibile a info@ledizioni.it

30/01/20

contro l'ignoranza non c'è vaccino che tenga . la psicosi da coronavirus



va bene scherzarci su , come mi è successo nei giorni scorsi al lavoro , dove un cliente sentendo un colpo di tose ( sono raffreddato ) mi dice : << non avrai il coronavirus ? >> . Ma oltre le bufale come quella che il virus sia nato in un laboratorio militare dunque finora non c'è alcuna tesi che dia conferme né certezze su dove e su come si a originato il virus per ora è dunque prudente non diffondere allarmismi di alcun tipo che non comprendano le norme d’ igiene e di protezione avvalorate da fonti valide e sicure.Ma soprattuttto smettere con la psicosi e l'imbecillità che sfiora il razzismo 
  da  https://www.ilmessaggero.it/roma/news  Mercoledì 29 Gennaio 2020


Coronavirus, è psicosi: a Roma clienti in fuga da negozi e ristoranti cinesi
ROMA > NEWS di Camilla Mozzetti

Coronavirus, clienti in fuga da negozi e ristoranti cinesi

Nel cuore dell'Esquilino, tra le vie che abbracciano piazza Vittorio, i commercianti cinesi restano sull'uscio delle attività. «Non siamo in Cina ma la gente ha un po' di paura», dice uno di loro in via Napoleone III. Non si palesa ancora come una vera e propria psicosi anche se i sintomi sembrerebbero proprio quelli perché la diffusione del coronavirus ha comunque innalzato i livelli di allerta e di preoccupazione tra le persone che frequentano il quartiere, da anni abitato dalla comunità cinese, pur non avendo fatto registrare casi di contagio nella Capitale.
Virus Cina, anche nelle scuola di Roma è psicosi contagio
Il risultato? I negozi restano vuoti nonostante i prezzi molto convenienti; che si tratti di abbigliamento, calzature, biancheria, «oggi abbiamo battuto appena cinque scontrini», dice la commessa di una delle tante attività commerciali sotto i portici di piazza Vittorio.
«C'è la crisi ma gli affari ne stanno risentendo, noi diciamo di star tranquilli non siamo lì, ci troviamo a Roma, i nostri parenti sono a casa laggiù, ma la gente preferisce non entrare, passerà». Ad essere maggiormente colpiti, sono i ristoranti cinesi e non solo quelli dell'Esquilino.
TAVOLI VUOTI
Mediamente in tutta la Capitale ci sono oltre 400 esercizi di somministrazione cinesi e in questi giorni le prenotazioni sono crollate del 70 per cento. Vale a dire che sette ristoranti su 10 hanno visto ridurre la clientela a pranzo e a cena e disdire le prenotazioni in una settimana importante come quella del Capodanno cinese, fanno sapere dalla comunità. Tavoli vuoti e cucine ferme. «Sta venendo meno gente - racconta il titolare di un ristorante sulla Tiburtina - qui è tutto sicuro ma il calo c'è». «I clienti più affezionati sono rimasti - aggiunge Anna Chiang storica titolare del ristorante Ruyi in via Valadier a Prati -. Speriamo che le cose migliorino, così è difficile. Da quando si è saputo del virus, tanti tavoli restano deserti». Il fenomeno si è esteso anche a quei bar, gestiti ad esempio, sempre intorno a piazza Vittorio da cittadini asiatici.
LE MASCHERINE
Per strada, all'Esquilino, si incontra più di un passante con il volto coperto da una mascherina. Italiani e cinesi non c'è differenza. E anche dentro quelle attività che, nonostante la paura, lavorano un po' di più è il caso dei parrucchieri e delle estetiste i dipendenti si proteggono il naso e la bocca. «Solo un'accortezza per chi lavora da noi e per i clienti ma per ogni tipo di virus», spiega il titolare di un salone in via Carlo Alberto. Di certo, «a meno che non sia proprio necessario - racconta Nilde P., di fronte agli ex magazzini Mas - non entro in questi negozi pur servendomi spesso da loro. Sarà una sciocchezza ma preferisco in questo periodo non avere troppi contatti».
PARTENZE POSTICIPATE
Non finisce qui perché oltre ai ristoranti e ai negozi, a restar vuote sono anche le agenzie di viaggio specializzate sull'Oriente. Il coronavirus ha fatto scendere le prenotazioni dei viaggi verso la Cina. Molte delle agenzie che da tempo operano sempre all'Esquilino da via Conte Verde a via Foscolo hanno mediamente registrato un calo e un cambio sulle prenotazione del 5%. «Diversi clienti hanno preferito spostare il biglietto e rimandare al partenza al prossimo mese spiega una dipendente dell'agenzia Lantian cielo blu nonostante i festeggiamenti per il Capodanno cinese. Una scelta personale e precauzionale anche se credo che la situazione sia sotto controllo. I miei genitori sono in Cina, stanno bene ma certamente stanno facendo molta attenzione: restano in casa ed escono di meno»


La psicosi non distingue mai. "Chiediamo che finiscano intolleranza e discriminazione" spiega Lucia King, portavoce delle comunità cinesi in Italia. "  su repubblica  d'oggi  Abbiamo bisogno non di donazioni, ma di comprensione".
Per i più spaventati va detto che l'ospedale Amedeo di Savoia di Torino sta mettendo a punto il test diagnostico del coronavirus: sarà pronto tra meno di una settimana. Un tempo in realtà lunghissimo, dal momento che la psicosi è quasi incontrollabile. Per l'ignoranza, purtroppo non esistono vaccini.