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26/12/19

La storia del musicista che ritornò a Palermo dopo esser stato costretto a vivere 40 anni nella DDR



Lo so che l'ubriacatura celebrativa ed ideologica del trentennale della caduta del muro è ormai passata , ma questa storia è , oltre ad essere affascinante , piena di bugie non so se le racconta il musicista o l'autore dell'articolo. fino al 1961 il musicista avrebbe potuto andarsene con tutta tranquillità a Berlino Ovest e ritornare in Italia. se non lo ha fatto avrà avuto le sue ragioni e non c'entra la DDR, almeno nel primo periodo in questo caso .






da https://amarcord1983.wordpress.com/











L’alba della libertà è nascosta dentro un viaggio premio a Palermo a 40 anni di distanza dal doloroso distacco. Quella del musicista Gian Luigi Costanzo è una storia palermitana che unisce il Natale con il trentesimo anniversario del crollo del Muro di Berlino. La straordinaria vita del “Maestro”, costretto a vivere 40 anni nella Ddr – la Repubblica Democratica Tedesca – si intreccia con una curiosa coincidenza, un’apparizione “europea” in tv, e con l’estate più florida per gli italiani, quella “mondiale” del 1982. Sofferenza, desideri, ambizioni crollate, orizzonti chiusi, umanità, empatia. C’è tutto questo nella vita di Costanzo al di là del Muro.
Sposatosi all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, ha due figli piccolissimi, quando da militare, lascia Palermo e parte volontario in Russia. Durante la tragica ritirata riusce a sfuggire alla morte fingendosi cadavere tra i cadaveri dei suoi commilitoni morti. Nel dopoguerra, dopo tante peripezie il giovane musicista palermitano si ritrova nella Berlino controllata dai sovietici: aveva grandi ambizioni di compositore ma il suo impatto con la nuova realtà è complicato. La guerra e la separazione in due della Germania gli sconvolgono l’esistenza. Da quel momento non può più uscire dalla Ddr, non può più mettersi in contatto con la famiglia rimasta in Italia e deve iniziare una penosa vita di artista in un Paese, distrutto dalla guerra e stretto nella morsa del “socialismo reale” che – in quei primi anni – mostra poca considerazione per la musica. Costanzo rischia di condividere la casa con altre famiglie, ha pochi i soldi in tasca e conduce una vita grama. Con il passare del tempo, rassegnato si rifà una famiglia, proprio con la donna che lo aveva salvato tra i cadaveri.
Inizia a far carriera lavorando per gli enti musicali statali, ma sempre più controllato dalla Stasi, la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio della Repubblica Democratica Tedesca, che “sorvegliava le vite degli altri”. Nel frattempo il maestro palermitano diventa di nuovo papà, di Astrid. Ma resta vivo il ricordo della sua terra e della sua famiglia palermitana, di altri due figli quasi sconosciuti. La moglie italiana, senza notizie e dopo anni di vane ricerche, si rassegna intanto. E lo considera ormai morto.
Il tempo passa e, negli anni 70, alcuni parenti palermitani assistono in tv a una competizione musicale tra nazioni europee in cui partecipa la Repubblica Democratica Tedesca. Sullo schermo appare la scritta con l’autore della canzone concorrente per la Germania Est: “Gian Luigi Costanzo”. Cugini e nipoti palermitani, si chiedono meravigliati se quel Costanzo non sia proprio lo zio Luigi e in loro si riaccende la speranza che si tratti del parente scomparso e ritenuto morto. Ma come fare per avere conferme qui in Occidente, in piena ‘guerra fredda’, da un paese blindato coma la Ddr? Un’impresa ai limiti dell’impossibile.
E infatti trascorrono altri anni e agli inizi degli Ottanta, la famiglia italiana di Gian Luigi riceve una telefonata da Berlino… Ovest. Una voce in un italiano “germanizzato” annuncia: “Sono Luigi, sono vivo. Ho vissuto a Berlino Est e non ho potuto mettermi in contatto con voi fino a oggi che sono pensionato. Tra poco verrò in Italia e voglio andare a Palermo. Finalmente il maestro Costanzo può varcare il famigerato Muro e contattare i familiari italiani. In effetti la Ddr concedeva “passaggi a Ovest” e dei “viaggi premio”, però soltanto in casi eccezionali, e soprattutto se si trattava di persone di un certo livello, possibilmente già in pensione, ovvero “non più produttive per lo Stato”. Tutto sempre sotto l’occhio vigile della Stasi e con l’obbligo del rientro in patria. In caso contrario le famiglie avrebbero avuto delle ritorsioni terribili.
Incredulità, stupore, rabbia, costernazione ed in fine comprensione; questi i sentimenti contrastanti che esplodono nei familiari di Gian Luigi che, nell’estate del 1982, ritorna in Italia dopo oltre 40 anni. A Palermo viene ospitato da cugini e nipoti. “E qua, nella loro villa dell’Addaura lo incontrai – racconta oggi Cesare Calcara, architetto palermitano e testimone di questo storico incontro -. Non ho potuto far a meno di chiedergli qualcosa della sua incredibile vita. Alla fine dell’avvincente conversazione gli ho fatto una domanda della quale subito mi pentii: ‘Maestro, per lei cosa è la libertà?’. Lui si guardò un attimo intorno e mi indico il cancello della villa e, con molta tranquillità, mi disse: ‘Vede quel cancello, ebbene lei se vuole entra, poi esce, poi entra. E poi se vuole esce di nuovo’. Rimasi zitto. Poi ringraziandolo mi scusai per avergli fatto quest’ultima domanda, che avrebbe potuto turbarlo. Mi sorrise salutandomi calorosamente da buon siciliano. In effetti, quello turbato fui soprattutto io, pensando come quel regime comunista possa aver drammaticamente sconvolto la vita di milioni di uomini tra cui quella del Maestro Costanzo. Qualche tempo dopo – conclude Calcara – la nipote che lo ospitò, mi confidò che prima di spostarsi, anche per pochi chilometri, da Palermo, lo zio Luigi faceva una telefonata e parlando in tedesco riferiva dove sarebbe andato, con chi, quando e per quanto tempo si sarebbe assentato da Palermo. E il numero telefonico a cui chiamava aveva il prefisso 091!”. L’alba della libertà dentro il tramonto del Muro. In mezzo c’è la vita di un uomo privato per 40 anni della sua città, ma che sotto il cielo di Berlino ha trovato la forza di rinascere.

01/09/19

Il medico di Lampedusa, oggi europarlamentare, continua a essere presenza fissa sul molo Favaloro. Perché 30 anni non possono essere dimenticati, e tanto ancora si può fare

da https://www.vanityfair.it/news/storie-news del 31\8\2019


 

20/07/19

Come il caso Bibbiano è diventato uno strumento di guerra sporca contro PD e comunità LGBT ed allo stesso tempo dall'altra parte si sminuiscono le responsabilità del pd



alla faccia di che dice che la politica non c'entra nel caso bibiano   e  di chi si  lamenta   quando ne parlo     e che dovrei aspettare  il processo  .  allora  lasciamo   disinformazione   e  fango  a ste   merde ?

https://www.esquire.com/it/news/politica

DI SIMONE ALLIVA 18/07/2019


Come il caso Bibbiano è diventato uno strumento di guerra sporca contro PD e comunità LGBT
Se pensavate che la politica italiana non potesse scendere più in basso, sappiate che Di Maio e la Lega stanno usando un caso di cronaca per cercare di associare PD e pedofilia.




GETTY IMAGES



E allora cosa pensate dei fatti di Bibbiano, da che parte state, in quale tifoseria vi iscrivete? Da nessuna, dovremmo poter dire. Di fronte alle notizie orribili che arrivano dall’inchiesta “Angeli e demoni”, in cui alcuni bambini sarebbero stati manipolati e sottratti alle famiglie di origine per darli in affido ad altre, dovremmo poter dire: scelgo il silenzio. Mi allontano da questo circo osceno di opinioni nette, urlate. È certo una storia nera, orribile. Prima o dopo sapremo con certezza dalle carte giudiziarie e dai processi chi sono le vittime e i colpevoli in questa vicenda di abusi di potere, sulla quale davvero non ci sono parole che bastino. Funzionari pubblici, assistenti sociali e psicoterapeuti, bambini allontanati intenzionalmente dalla propria famiglia. E ancora le accuse di frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso e lesioni personali gravissime.
La scena è questa. Basterebbe questo. Invece no. Questa è una vicenda di cronaca che parla da sola, eppure media e politica hanno deciso di trasformarla in altro per il proprio tornaconto elettorale e non solo. “Angeli e demoni” è già il titolo perfetto, ricorda già un altro romanzo di successo. Una fiaba nera con orchi e torture, lobby potentissime (quella Lgbt naturalmente) e l’eterno ritorno dei comunisti mangiatori di bambini. È questo l’effetto che fanno, del resto, certi dibattiti tv e certe riflessioni lette in questi giorni.
A Ferrara Fratelli d'Italia ha proposto di indagare sull'orientamento sessuale delle famiglie affidatarie: un altro passo verso il triangolo rosa sui cappotti degli omosessuali
Ma ci sono i fatti e poi ci sono le opinioni. Sembra inutile scriverlo ma ci siamo lasciati divorare dalle opinioni. Come succede ormai da tempo in questo paese sempre acceso. “Angeli e demoni” parla di un sistema in cui i bambini erano indotti a raccontare violenze subite dai familiari. Il motivo è chiaro: soldi. Ogni famiglia riceveva tra i 600 e 1200 euro al mese; mentre gli psicologici che supportavano i bambini avrebbero preso circa 135 euro a seduta.
Questi i fatti. Questa la scena. Ma come sempre la scena non conta, non interessa. Quello che non si vede affascina, seduce e aumenta il consenso: l’elettroshock somministrato ai bambini per fare il “lavaggio del cervello” ( notizia che non ha mai trovato riscontro). L’arresto del sindaco Andrea Carletti del Partito Democratico. Carletti viene arrestato “in merito alla presunta violazione delle normative degli appalti. Non ha accuse in concorso con le violenze ai bambini”. Non importa, conta solo quello che non c’è: Luigi Di Maio pubblica un post su Facebook che non lascia dubbi: “ARRESTATO” scrive in caratteri cubitali per il “business orribile sui minori”.
Il Partito Democratico viene ribattezzato “Partito di Bibbiano”. L’hashtag che si diffonde è definitivo: #PDofili. E ancora vignette, insulti e anche tentate aggressioni come l’irruzione da parte di due militanti di Forza Nuova nella sede nazionale del PD a Roma. Alle accuse su Moscopoli che travolgono la Lega di Matteo Salvini, i leghisti rispondono “Parliamo di Bibbiano”. La difesa somiglia a quei giochini che fanno i bambini in età prescolare: pari e patta, specchio specchio, quei giochi lì.
Poi, nella fiaba nera di Bibbiano, entra in scena un altro antagonista: il gender. “Il mostro arcobaleno vuole i vostri figli in pasto”, scrivono i militanti di Forza Nuova mentre ritraggono una signora intenta a mangiare un bambino (ricorda qualcosa?). Perché? Semplice: tra gli affidi manipolati c’è anche il caso di una bambina assegnata a una coppia di due donne, anche loro indagate per maltrattamenti.
Un caso gonfiato dai soliti noti: le associazioni omofobe come Pro-Vita, il giornale diretto da Belpietro, per fare alcuni esempi. A Ferrara Fratelli D’Italia ha presentato un’interpellanza per chiedere al Comune di entrare nella privacy dei genitori affidatari ferraresi e di quantificarli in base all’orientamento sessuale. Cioè schedare le famiglie arcobaleno. Un altro passo verso il triangolo rosa sul cappotto per gli omosessuali.
“Il mostro arcobaleno vuole i vostri figli in pasto”, scrivono i militanti di Forza Nuova
Il problema nella narrazione di Bibbiano resta la cortina tossica che lascia dietro. Le campagne ideologiche creano effetti domino. Mentre una parte di popolazione riesce a comprendere, non lasciarsi distrarre dall’obbligo di indignazione permanente, moltissimi non riescono a fare filtro per merito o per colpa. La Fiaba Nera di Bibbiano alimenta quel vento misterioso che non si sa da dove viene ed è inutile cercare, un vento dentro che gonfia il discorso d’odio, prende a pugni la pancia di un pezzo non minoritario della popolazione e poi incendia i tessuti sociali. È un tema di prossimità. Il vicino di casa legge dell’ex psicologa lesbica che “strappava i figli ai genitori per darli in pasto al gender” e reagisce in un unico modo: prendendo di mira chi trova assimilabile alla notizia, a prescindere dalla responsabilità personale.
Ci siamo seduti su una bomba mentre la morbosità e lo squilibri tra informazione e disinformazione sta portando la conflittualità di su un altro livello. Se anziché urlare nel mucchio ci occupassimo di capire eviteremmo tutto questo. Basta fare domande semplici, quelle che fanno i bambini. Tipo: se la psicologa lesbica fosse stata eterosessuale e avrebbe dato la bambina in affido a una coppia etero, l’abuso d’ufficio sarebbe meno grave? Ribaltare quel dettaglio su un altro piano ridimensiona la colpevolezza? Il fatto che la madre affidataria sia l’ex compagna incide sul piano penale? Aggiungere particolari voyeuristici non cambiano il rilievo penale della vicenda e neanche la responsabilità individuale. Eppure qualcuno ha inventato “il movente ideologico Lgbt dietro il complesso sistema degli affidi” – le parole sono del consigliere ferrarese Soffitti. Un movente che oscura l’intera vicenda solo perché una delle sette coppie è una coppia lesbica. Un dettaglio che diventa così la storia, la fiaba nera mentre il resto è contorno. Siamo tutti dentro, attori e spettatori, vittime di un sortilegio che ci intrattiene e ci fa avvelena, incapaci di fare silenzio e in attesa del primo tragico finale.


  riporto    qui     questa interessante  discussione  (  è ancora  in corso  aspetto  la contro  risposta  )      avvenuta     ed  in corso  qui  sulla pagina  facebook  

Daniele Lo Zio Tarasco I Amme' 'o PD Nun me piace. 
Ha troppi torti e troppe scelte 
conservatrici-reazionarie sulla coscienza.

Ma sul terribile caso di Bibbiano 
il PD non c'entra nulla.
Il sindaco PD di Bibbiano non è responsabile degli illeciti sugli affidi.
La responsabilità Penale , Morale , Giuridica , Sociale , Professionale è delle Assistenti Sociali che gestivano i casi dei minori.
Della Responsabile del Servizio Sociale ( poi bisogna vedere se il socio assistenziale è gestito in proprio o in un consorzio.) che autorizzava, avallava le pratiche ( è il responsabile del settore e il responsabile del servizio che firma e deve controllare ),
Del tribunale dei minori che deve decidere deliberare l'allontanamento e l'affido ( in comunità o in famiglie ) dei minori segnalati e seguiti dai servizi.
Dei " periti " in questo caso dello psicoterapeuta Dott. Foti di Hansel e Gretel di Moncalieri TO, e degli operatori , educatori e assistenti sociali e psicologi e chi altro ancora, che hanno poi fatto le relazioni finali. In base ai " protocolli " specifici sulla osservazione e la rela zione con i minori , ad es. Il protocollo di Noto, stilato e riconosciuto dalla comunità scientifica sociale italiana.
Ma questo è l'aspetto tecnico .
C'è un aspetto Sociale Politico.
Il Dott. Foti, non riconosceva il protocollo di Noto. Aveva sviluppato un suo metodo, che era diventata SCIENZA, in cui il minore non lo si ascoltava osservava , in modo razionale , empatico, non verbale , usando tecniche non invasive/manipolative, ma lasciandogli libertà di esprimersi tramite il disegno ( la tecnica più usata ) ma anche con il racconto/fiaba , il canto autoreferenziale e altre tecniche delle artiterapie e della comunicazione non verbale )
Ma intervenendo con suggerimenti, interpretazioni, forzature, con la presunzione certa dell'abuso subito dal minore.
Il " metodo " Foti/Hansel e Gretel, era usato come formativo da molti servizi socio assistenziali. E in molte comunità per minori come metodo di " osservazione " dei minori e degli operatori.
Personalmente DIFFIDO di chi ha granitiche certezze, di chi non subirà mai di se stesso e del proprio operato.
Da anni il Tribunale dei Minori di Torino non usa il Dott. Foti come perito/consulente/giudice onorario, ma il Dott Foti è stato spesso nominato come perito di parte nei casi di affidamento tra coniugi.
Quello che è aberrante è il mercimonio , il LUCRARE sui bambini ( così come il lucrare sui rifugiati e richiedenti asilo ) che è stato fatto a Bibbiano. MA.... Per fortuna è stato scoperto.
Quello che mi stupisce oggi è il silenzio degli ordini di Psicologi e Assistenti Sociali, dei Tribunali dei Minori, dei Servizi Sociali , specie quelli piemontesi che si avvale ano dei servigi di Hansel e Gretel.
In tutto questo, cari merdaioli fascio leghisti e pentastellati che : " i bambini di Bibbiano, gli altri possono esser buttati in mezzo a una strada o morire annegati nei mari.
In tutto questo il PD non c'entra.
C'entra invece l'assenza di un agire sociale umano e non solo professionale.
C'entra l'assenza di verifiche e controlli.
C'entra l'assenza di formazione verificata e di supervisione.
Ma io sono solo un Musicoterapista che si è schierato dalla parte dei minori , del disagio , dell'handicap. Che prova a lavorare coi loro tempi , non con il tempo digitale o analogico, ma con il tempo individuale del disagio e della disabilità.
Ma io sono solo un vecchio brontolone oramai insofferente.
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27/04/19

Aggiornamento e svelamento bufale sui fatti del «Trieste Running Festival»alla sarebbe stata vietata l'iscrizione alla Maratona per gli atleti africani. La realtà è un'altra

di cosa stiamo parlando



Ringrazio l mio contatto facebook  Giusy Luordo
per   avermi segnalato  l'articolo  sotto riportato  di    https://www.open.online/



Alla Maratona di Trieste possono partecipare atleti africani  David Puente - 27/04/201913:47Aggiornato 27/04/2019 16:21



al 2 al 5 maggio 2019 si terrà presso il capoluogo della regione Friuli Venezia Giulia il «Trieste Running Festival», una serie di maratone per giovanissimi, amatori e professionisti divisi nelle rispettive categorie di gara. A far discutere è stato l'annuncio che alla competizione non potranno partecipare atleti africani dando l'esclusiva ai soli atleti europei, scatenando la protesta che ha portato ad accusare gli organizzatori di essere razzisti. Molti sono i dubbi su quanto è stato deciso a Trieste, anche il gruppo comico Macete, dal nome del programma televisivo locale e testimonial del Festival, hanno espresso dalla propria pagina Facebook il loro sconcerto:




Alla Maratona di Trieste possono partecipare atleti africani foto 1





«Per riassumer: xe un gran casin, spetemo de saver qualcossa, ve tenimo aggiornadi», scrivono alla fine del post i membri del team Furian e Maxino. La confusione viene alimentata anche dai media locali come TriestePrima che intitolano «Trieste Running Festival: atleti africani fuori dalla mezza maratona», ma anche da quelli nazionali come Fanpage con «Alla Maratona di Trieste iscrizione vietata agli atleti africani» e Repubblica con «Maratona vietata agli atleti africani. Polemica a Trieste». In realtà possono iscriversi e partecipare, vi spieghiamo cosa è successo.
In realtà qualunque atleta, anche africano, può iscriversi a tutte le gare previste dal Festival. La questione nasce dal fatto che gli organizzatori vorrebbero contrastare «i manager sfruttatori» che fanno gareggiare i propri atleti senza poi pagarli adeguatamente o addirittura lasciandoli «in mutande». Fabio Carini, presidente del comitato organizzatore, ha rilasciato una dichiarazione ai microfoni del TGR del Friuli Venezia Giulia che ci fa comprendere di cosa stiamo parlando: «Ecco perché, fino a che non cambierà lo stato delle cose, noi inviteremo soltanto atleti europei».




Si tratta proprio di inviti, e non propriamente di iscrizioni alla Maratona. Qualunque atleta, europeo o africano o sudamericano che sia, può iscriversi alla Maratona e competere per i premi previsti - 600, 400 e 200 euro per i primi tre arrivati, come dichiarato a Open dagli organizzatori - mentre per dare un segnale forte si è deciso di non invitare atleti africani che diano «spessore» alla manifestazione. Abbiamo contattato Fabio Carini al telefono, che ci ha spiegato le motivazioni e gli obiettivi di questa loro scelta.
Sergio Lautizer | Uno degli atleti dell'edizione 2017 mentre giunge al traguardo



Gli atleti professionisti hanno un valore di mercato e per invitarli a partecipare a un evento come quello triestino vanno pagati adeguatamente. Secondo Fabio Carini, succede che a parità di prestazioni «un atleta che corre in un ora e un minuto una mezza maratona se africano vale 1, se è europeo vale 5», un elemento che porterebbe ad abbassare il valore del mercato per gli atleti europei e una disparità di trattamento nei confronti di quelli africani. Questo è uno dei punti che l'iniziativa della manifestazione, contestata dai media e dalla politica, vorrebbe far affrontare.
Alla Maratona di Trieste possono partecipare atleti africani foto 2
Alla Maratona di Trieste possono partecipare atleti africani foto 2
                               Giada Genzo | Uno degli atleti dell'edizione del 2017




Sempre a Open, Fabio Carini racconta il secondo punto. Due anni fa un atleta africano si era ritrovato a Trieste senza soldi e senza il biglietto del treno per tornare a casa, nonostante fosse giunto sul podio e il manager impose all'organizzazione di ricevere il pagamento del premio senza passare su un conto corrente dell'atleta, di cui era addirittura sfornito. Quel giorno furono gli organizzatori a pagare il biglietto all'atleta, un compito che aspettava al suo manager.






                                         Il post Facebook di Fabio Carini

Arriviamo al terzo punto. Perché c'è stata questa scelta, provocatoria, invece di fornire un modello che sia da esempio per contrastare il fenomeno? Anche perché risulta comunque difficile comprendere se un manager è in buona fede oppure no, che l'atleta sia africano o europeo. Secondo Fabio Carini per parlare di un problema bisogna fare rumore riuscendo a «scoperchiare il vaso di Pandora», come scrive nel suo post Facebook, mentre per l'edizione dell'anno prossimo si impegneranno a proporre un modello sperando che qualcun altro li anticipi. Per contrastare il fenomeno, secondo Fabio e gli organizzatori del Festival di Trieste, bisognerebbe stabilire un modo ben chiaro di come gli atleti giungono in Italia e come vengono pagati, facendo in modo che ci sia un tariffario chiaro dove gli atleti vengono pagati adeguatamente e trattati in egual modo senza distinzione della loro origine, che siano africani o europei. Le spiegazioni date da Fabio le potevamo intuire grazie anche alle dichiarazioni da lui riportate e pubblicate nella pagina Facebook del Festival il 26 aprile 2019 alle ore 15:17:






Per ribadire che non c'è un divieto di iscrizione, basta leggere il regolamento pubblicato sul sito internet del Festival al punto 2 intitolato «Requisiti di partecipazione atleti non tesserati in Italia»:


Possono partecipare:

a) atleti italiani/e e stranieri/e non tesserati/e in Italia, limitatamente alle persone da 18 anni in poi (millesimo d’età) compiuti alla data della manifestazione, in possesso di uno dei seguenti requisiti:
Atleti/e con tessera di club affiliati a Federazioni Estere di Atletica Leggera riconosciute dalla Iaaf. All’atto dell’iscrizione dovranno in alternativa presentare: l’autocertificazione di possesso della tessera riconosciuta dalla Iaaf. L’autocertificazione andrà poi, comunque, firmata in originale al momento del ritiro del pettorale.
b)Atleti/e in possesso di Runcard (valevole come assicurazione sportiva e permesso a competere), limitatamente alle persone da 20 anni in poi alla data della manifestazione; la partecipazione è comunque subordinata, oltre che al possesso della “RUNCARD”,:
a) o alla presentazione di un certificato medico di idoneità agonistica specifica per l’atletica leggera, in corso di validità, che dovrà essere esibito agli organizzatori in originale e conservato, in copia, agli atti della Società organizzatrice di ciascuna manifestazione. Il certificato medico per gli stranieri non residenti può essere emesso nel proprio paese, ma devono essere stati effettuati gli stessi esami previsti dalla normativa italiana: a) visita medica; b) esame completo delle urine; c) elettrocardiogramma a riposo e dopo sforzo; d) spirografia.
b) o alla verifica da parte dell’organizzatore della validità di un certificato medico di idoneità agonistica specifica per l’atletica leggera attraverso il database Runcard.
c) o alla verifica da parte dell’organizzatore della validità di un certificato medico di idoneità agonistica specifica per l’atletica leggera attraverso l’app scaricata su qualsiasi mezzo elettronico.

In nessuna parte del regolamento vengono citati atleti africani o qualunque riferimento al continente africano. Confrontandolo con il regolamento dell'edizione 2018, le richieste per gli atleti stranieri sono praticamente le stesse.
Questa scelta dell'organizzazione viene comunque criticata, del resto ne sono consapevoli. Paolo Menis, consigliere comunale del M5S a Trieste, aveva contattato lo stesso Fabio Carini per poi scrivere questo post Facebook:

Alla Maratona di Trieste possono partecipare atleti africani foto 5



Non è la prima volta che accade una cosa del genere, Paolo Menis ricorda bene. In un articolo di Butac del 2018 viene riportato l'episodio di Lucca dove si sosteneva l'esistenza di un divieto di iscrizione degli atleti africani, mentre si era deciso di escludere tutti i «top runner». Scelte diverse da quelle di Trieste, ma di fatto in entrambi i casi nessun divieto di iscrizione a seconda del colore della propria pelle o origine etnica.
Conclusioni

Secondo quanto accertato:
ritenere che l'iscrizione alla Maratona sia vietata agli atleti africani è una falsità;
non si tratta di una scelta razzista da parte dell'organizzazione contro gli atleti provenienti dall'africa, altrimenti avrebbero vietato anche atleti dalla pelle nera provenienti da altri continenti;
l'organizzazione ha deciso di non invitare atleti africani per contestare il fatto che sono sottopagati e sfruttati da alcuni manager senza scrupoli;
l'organizzazione è consapevole del rumore generato dalla loro scelta, era un loro obiettivo, ma è stata travisata sostenendo che ci sia stato un divieto di iscrizione


05/07/18

errata corrige al post: << quante vittime e aderenti acritici della propaganda malpancista si trovano su sui social e non solo . .. >>



Ieri (  vedere url  sopra  ) sono incappato in una fake news, anzi meglio  una news    non aggiornata   e spacciata  subito per  vera  .Me  ne dolgo, per  aver  attaccato  (  ma  anche  lui  poteva  fare  come ha  fatto un altro  mettermi  il video che  riporto sotto e  che  smentiva la news  ingigantita  dei fatti di Sassari  )  in parte  ingiustamente   una persona  . Ci starò   più attento,almeno  ci proverò , ma  in un mondo   in cui  l'informazione  va  troppo veloce   è  difficile  sapere  quando   una news  è parziale  oppure   è falsa   ,  in futuro.
Ho  solo   un  appunto   da  farmi  : la differenza tra una persona intelligente ed una stupida consiste proprio in questo. Nella presenza o nell'assenza della capacità di fare autocritica, di migliorarsi e di crescere.L'unica vera competizione è quella con sé stessi. Superarsi è l'obiettivo.
Infatti
Rileggendo un virtù dell'aggiornamento i fatti di Sassari  dove ,vedere  video sotto La registrazione delle telecamere di videosorveglianza, viene  smentito  in parte  il racconto della giovane nigeriana e confermerebbe la versione del sassarese accusato


 mi accorgo e faccio parziale ammenda ., infatti sia  sia hanno ragione sia  , fra  cui  lo stesso   lo stesso  protagonista    deifatti  d'ieri che  affermano   

L'immagine può contenere: testo

 Perché i giornali danno un informazione distorta sia nell' 'uno razzismo sia nell'altro antirazzismo vedere ( vedere  mio precedente  post  ) Ma non é modo  [vedere commento su fb   ] di far notare che hai preso una cantonata o hai condiviso una notizia parziale non aggiornata .

28/06/18

Modena, «Sì ho votato Salvini, ma ora ho paura» Dea Debarre, sinta italiana, vive in città e teme un’escalation: «Invocano le camere a gas, schedare una razza è atroce >>



Tutti abbiamo Delle paure ma solo pochi sanno e riescono a gestirle senza buttarle addosso a gli altri. Ė sulle diversità che dobbiamo costruire il futuro. Infatti , riprendo quandi detto ptrecedente leggi o rileggi oltre  la  stroria  riportata  sotto  anche il precedente   post : la difesa dea razza : rom \ sinti li chiamano razza maledetta
Cosi faccio chiarezza ,, a chi avesse ancora dubbi sul mio modo di pensare su tali argomenti , e rispondo a chi mi dice : << (....)Prendere provvedimenti come si vuole fare non vuol dire generalizzare, ma credimi bisogna farlo x difendere noi tutti ma anche quelli di loro immigrati o zingari o chi che sia che si comportano bene e hanno diritto ad essere accolti tra di noi ...ma c'è troppa ingiustizia e gente di malafede incontrollata ..bisogna dare manforte a chi ha coraggio di fare tutto questo (...) ., ecc  >>



Modena, «Sì ho votato Salvini, ma ora ho paura»

Dea Debarre, sinta italiana, vive in città e teme un’escalation:  Invocano le camere a gas, schedare una razza è atroce»



MODENA. 
 Debarre, un cognome piuttosto noto in città e nella provincia. Una famiglia allargata e simbolo dei luna park itineranti, una famiglia italiana, ma sinti. Dea Debarre ha 36 anni, 4 figli, un marito che lavora. Vive in una casa popolare di via Terranova, sogna di poter tornare in una microarea “perché quel senso di libertà ce l’hai dentro”.Ci ospita a casa sua, ci accoglie con una tavola imbandita e poi inizia a parlare. Lo fa mentre il telefono continua a squillare con le notifiche dei social network: li tiene monitorati, controlla pagine facebook in cui si incita all’odio razziale verso i nomadi, in cui si invocano le camere a gas e il napalm. La paura c’è sia per le conseguenze che il “suo” popolo potrebbe subire, ma anche per quel flebile equilibrio sociale che negli ultimi anni si è instaurato. «Non so cosa potrebbe accadere - dice - se due gruppi di giovani si dovessero sfidare. Vale anche per Modena: non vorrei scattassero delle provocazioni legate alle idee del ministro».
Dea, lei ha votato Salvini ?«Sì».
E adesso, dopo il progetto di censire i nomadi.«Sono dalla parte del ministro, è partito molto bene con la strategia sugli sbarchi, ma mi aspetterei più coerenza per quanto il discorso sui nomadi italiani. È vero che tra noi c’è chi sbaglia e si comporta male, ma è anche vero che tra i nomadi italiani ci sono famiglie e persone per bene, che pagano utenze, le tasse e lavorano onestamente. Il pregiudizio e la discriminazione sono figli dell’ignoranza, si tratta di razzismo. E tutto dettato sempre dalla mala informazione. Tra l’altro è arrivato il momento di finirla con la confusione tra rom e nomadi italiani»
Proviamo a fare chiarezza
«I nomadi italiani sono qui da generazioni. Noi siamo sinti, la stragrande maggioranza è sinti, i rom sono altro. Siamo più stanziali noi, ormai, rispetto a tante famiglie italiane che vivono nelle case e magari in estate prendono il camper e vanno in giro».
Ma adesso cosa teme?
«Ho paura. Il progetto di Salvini ha acceso gli animi, leggo di gente che invoca le camere a gas per gli “zingari”, che vorrebbero sterminarli. Così è complicato vivere. Non posso dimenticare i blitz della Uno Bianca in cui ho perso alcuni familiari. È stato uno choc per chi, come noi, ritiene le forze dell’ordine il simbolo dello Stato. Non vorrei che qualche persona perdesse la testa, sentendosi legittimato all’odio»
.Lei ha il codice fiscale?«Certo, guardi (mostra il suo curriculum lavorativo, ndr)»
.Ed è registrata all’anagrafe?
«Ovvio».
Quindi è già conosciuta allo Stato italiano?
«Come tutti coloro che vivono nella legalità o che sono cresciuti o nati in Italia. L’idea della schedatura di una razza è atroce. Cosa diversa è sapere chi arriva, ma senza distinzioni di etnia o altri fattori personali».
Cosa sogna?
«Non sono né quattro mura né una roulotte a cambiare lo stile di vita di una persona. Ognuno ha diritto di vivere come meglio crede e di pagare ciò che c’è da pagare. In questa casa mi sento rinchiusa, il mio animo è libero, non lo si cambia. Mi sento una sinta, non rinnego il mio sangue. Ci sono sinti che vorrebbero una casa, io vorrei una microarea, spero che il Comune possa indicarmene una da acquistare e farmi trasferire con la famiglia. Lo sapete vero che nelle microaree tutte le utenze le pagano i residenti? Ormai qualcosa è cambiato anche in noi, l’inclusione, la conoscenza, l’integrazione si sta realizzando».


23/02/18

bufale e disinformazione elettorale . il caso 35 euro in bolletta della luce per pagare il debito dei morosi

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premetto    che  .......  com'ero   anch'io sono incappato in questa  fake news  o disinformatia   ed  anche    a  causa  di questo    ho litigato con  alcune persone  sui social  . 
Poi una mia  amica su WhatsApp mi  ha  fatto leggere l'ottimo  l'articolo  di https://www.ultimenotizieflash.com/cronaca/attualita-italiana/2018/02/22/ che  riporto sotto  


35 euro in bolletta della luce per pagare il debito dei morosi: cosa c'è di vero? Vi spieghiamo da dove nasce la bufala delle 35 euro in bolletta 


In questi ultimi giorni, dopo un articolo pubblicato dal Sole24ore molto specifico e quindi di non facile lettura per tutti, circola in rete una strana teoria secondo la quale nelle prossime bollette della luce, per dirlo in termini spiccioli, ci saranno da pagare delle more. Gli italiani che pagano le bollette, secondo questa notizia diventata virale in pochissimo tempo, troveranno un nuovo addebito sulle utenze della luce. Ci sarebbero 35 euro in tutte le bollette degli italiani onesti che servirebbero per pagare le more di chi invece da tempo non paga le bollette dell’energia elettrica. 


In questi ultimi giorni, dopo un articolo pubblicato dal Sole24ore molto specifico e quindi di non facile lettura per tutti, circola in rete una strana teoria secondo la quale nelle prossime bollette della luce, per dirlo in termini spiccioli, ci saranno da pagare delle more. Gli italiani che pagano le bollette, secondo questa notizia diventata virale in pochissimo tempo, troveranno un nuovo addebito sulle utenze della luce. Ci sarebbero 35 euro in tutte le bollette degli italiani onesti che servirebbero per pagare le more di chi invece da tempo non paga le bollette dell’energia elettrica. Come potrete immaginare la notizia data in questi termini è una bufala ma parte da un articolo veritiero, di un giornale serio, che dà una notizia reale. Poi, come sempre più spesso accade, c’è chi cerca di utilizzare l’ignoranza e l’analfabetismo digitale di tanti italiani che si indignano e condividono, senza porsi nessun genere di domanda, immagini provocatorie sui social. Cosa c’è quindi di vero nella storia delle 35 euro in bolletta della luce, la nuova catena che sta girando su Facebook e Whatsapp nelle ultime ore?Iniziamo dall’articoli del Sole 24 ore da cui questa bufala prende il via. L’articolo inizia con una frase che se, semplificata, può generare quello che poi è successo nelle ultime ore: “Si stima attorno al miliardo di euro l’insoluto totale delle bollette elettriche non pagate dai morosi, non i morosi che oggi s’inteneriscono per San Valentino ma quelli di ben altra specie che evadono la fattura della corrente. Al posto loro ne pagheranno una parte tutti gli altri consumatori elettrici, quelli che saldano con regolarità il conto della luce.”

E’ proprio questa ultima frase ad aver scatenato l’indignazione di chi ha poi creato la bufala del 35 euro in bolletta e del conseguente bollettino da andare a pagare con la sola cifra delle utenze ( cosa che ovviamente non si può fare). L’articolo continua:  “sarà distribuita fra tutti i consumatori una prima fetta di “oneri generali” elettrici pari a circa 200 milioni arretrati.

Diverse aziende elettriche erano entrate in crisi, e qualcuna aveva addirittura dovuto chiudere i battenti, quando si è trattato di saldare ai fornitori alcune voci parafiscali della bolletta che erano state fatturate ai consumatori ma non erano state incassate. Altre aziende erano state colpite da politiche commerciali poco indovinate.”E c’è poi una frase che dà modo di pensare alle famose more che tutti i consumatori dovrebbero poi pagare: ” sulle bollette della corrente già cariche di risarcimenti, di oneri, di voci e di incentivi si aggiunge un nuovo capitolo, ovvero saremo noi consumatori a rimborsare alle società elettriche di distribuzione della luce una parte del buco creato negli oneri parafiscali delle aziende in crisi da chi evade la bolletta della corrente.”E ancora: “Quant’è il valore da saldare? Per ora è impossibile dare una cifra esatta: le morosità complessive rivendicate dalle società elettriche ammontano a cifre superiori al miliardo di euro, ma per ora questa delibera sfilerà dalle nostre tasche una prima fetta di circa 200 milioni.Altre delibere ancora allo studio dovrebbero essere messe a punto nei prossimi mesi per completare le procedure con cui noi consumatori rimborseremo ciò che non è stato pagato dai furbetti della bolletta.”Ma quali sono i motivi di questa morosità? In Italia vige la regola del furbetto per cui ci sono molte persone che si allacciano in modo abusivo ai contatori dell’energia elettrica e non sempre poi possono risarcire il danno fatto. Quella che però è stata fatta è solo una stima indicativa, non è detto che si vada avanti e si possa recuperare la cifra per intero. A tal proposito sempre nell’articolo del Sole 24 ore ( qui il link per leggere l’articolo completo) viene spiegato anche quello che è il fenomeno del turismo dell’elettricità. Si legge: “Il fenomeno delle morosità è più ricorrente nel Mezzogiorno ed è più forte sul mercato libero, dove si può cambiare fornitore di corrente con un clic del mouse. Viene chiamato “turismo dell’elettricità”, e si basa sul fatto che prima di poter portare a conclusione la sigillatura del contatore ci vogliono carriolate di bollette non pagate. Il “furbetto della bolletta” straccia un po’ di bollette bimestrali e prima che si attivi la procedura di recupero credito cambia vittima, cioè cambia società di fornitura elettrica, con la quale ricomincia.”Dal Giornale.it: “L’Autorità, dice che la misura serve a bilanciare il sistema e da la colpa alle sentenze del Tar che hanno annullato le regole che imponevano ai gestori di energia elettrica di prestare garanzie finanziarie in favore dei distributori anche a copertura degli oneri generali di sistema. Insomma il Tribunale ha preso una decisione senza però valutarne a fondo, come spesso accade, le spiacevoli conseguenze.”Da chi è partita la notizia dei 35 euro in bolletta? La risposta arriva da AffariItaliani.it: “Fate girare! Nella prossima bolletta luce ci saranno 35 euro in più per i morosiche non pagano. Io non

 li pagherò. Facciamolo tutti!”. Firmato Antonio Santo (nella foto a sinistra). Questa volta la rivolta contro le aziende elettriche capeggiate dall’Enel è guidatata da un famoso oncologo di Verona, noto in passato anche per alcune battaglie alle case farmaceutiche, e non dal singolo consumatore sconosciuto che su Facebook lancia il suo grido di rabbia contro i rincari delle bollette.”Altra precisazione da Repubblica.it: “gli oneri vengono pagati da tutti noi in bolletta ma non finiscono nelle casse del gestore che ci vende l’energia: quest’ultimo è tenuto a versarli alle imprese di distribuzione, che a loro volta li gireranno a Csea (Cassa per i servizi energetici e ambientali) e Gse (Gestore dei servizi energetici). In caso di bollette non pagate, infatti, le società di distribuzione non riescono più a ottenere questi soldi – che nel frattempo hanno anticipato – dai venditori.”E’ chiaro quindi che di fronte a un modo di fare tutto italiano, qualcuno prima o poi debba pagare per gli errori commessi da altri. Un rischio che non ci sarebbe se fossimo tutti onesti. A fronte di una notizia reale, è nata quindi una bufala: nessun italiano dovrà pagare 35 euro in bolletta per le famose more. Probabilmente, se si andrà in fondo a questa storia, ci sarà l’ennesima voce in bolletta ma, come purtroppo succede spesso, sarà qualcosa di impercettibile. La storia dei sacchetti di plastica bio al supermercato vi dice qualcosa? 





Infatti L aumento se ci sarà pare irrisorio secondo alcuni ( comuque ingiusto) e partirà dal prossimo anno. Ma soprattutto è un'accisa. Ma llora su fb ho chiesto chi a colei ha fatto il commento


( IO ) ed un ccisa non è un costo aggiuntivo ?
ecco la sua risposta
( ******** ) Infatti. Così si capisce. Hanno sparato una bufala per nascondere la verità.
Cioè aggiungono una piccola quota costante alle spese fisse


l dibattito s'è aggiunta un altro  contatto


******
Appunto!......leggiamolo tutti fino all'ultima riga (...".se" si andra fino in fondo,sarà qualcosa di impercettibile). smentisce la storia fasulla dei 35 euro, quante accise paghiamo in ogni goccia di benzina e nessuno si lamenta, ci siamo incavolati fino allo sfinimento per i sacchetti bio e nessuno se ne ricorda piu. Lasciamo perdere tutti questi paladini che raccolgono firme per avere visibilità.....in campagna elettorale !
Da 0,18 cents al mese a 35 euro c'è una bella differenza......far pagare a chi ha sempre pagato le morosita dei disonesti è un discorso a parte

quindi  occhio  alle bufale   \  fake news   soprattutto   quelle    elettorali