30/08/06

Senza titolo 1420

Molti di voi  mi scrivono via  email che   ho perso quello smalto che aveva il blog  , in quanto non  parlo  più   di me  e  delle mie esperienze  e problemi  . Ora  in parte  è vero  , pero  alcune  sono  cose troppo personali  e  non ancora  "archiviate  " o ben  metabolizzate   da metterle  qui  sul blog sono ancora  alla  frase  di precordi e  quindi ho preferito  ( ancora  per il momento )  tenerle nell'archivio cartaceo  .
Ma  proprio ieri notte  dopo aver letto  l'ultimo numero di dylan dog   SPOLLER    il quale  nel finale si chiede   :  emntrando in loop   : <<    esiste  l'esistrenza  ?  >>  e  si da anche la risposta Si e No  .  >> SPOLLER   poichè la  risposta mi sembra  banale  , ho provato  a  scrivere  sul mio archivio cartaceo  a  fare  oo srtesso processo psicologico  , ma non riuscendevi o riuscendovi parzialmente  ho scritto  degli sms  a dei cdv  (  noin necessariamewnte iscritti a questo  blog  o internetttianisalvo  due  \  tre  )  .
Prima di riportare i  loro sms  di risposta  e la mia  risposta   voglio sentire  il vostro parere  in merito  .  in attessa  vi saluto 
.

29/08/06

Senza titolo 1419

E ADESSO AMMAZZATECI TUTTI

Un urlo nella sera, un urlo nella testa,
cinque colpi che tu senti in questa stanza;
hanno sporcato di sangue la tua festa
ma quando finirà questa mattanza…
L’hai sentito alla radio, ti han descritto la scena
Fujitivìndidassàtici ‘sta terra ai farabutti”
ma tu stavolta gridi a voce piena:
E adesso ammazzateci tutti!”
Piangono i giovani, ma non sono piegati,
loro son stanchi di chi ruba la speranza.
Monta lo sdegno, ormai si son stancati:
hanno capito di questa lotta l’importanza.
Non c’è silenzio a Locri sulla sabbia,
la voce corre come in tutti i lutti,
ma non è un pianto, è un grande urlo di rabbia:
E adesso, ammazzateci tutti!”
Vengono i giovani, a pulire il sangue,
vengono da Polistena, da Reggio,
col volto bello, pallido ed esangue,
hanno capito che la paura è il peggio.
Si abbracciano, conoscendosi per strada,
si abbracciano, fratelli in mezzo ai flutti,
sanno che solo il coraggio sarà rada:
E adesso, ammazzateci tutti!”.
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti
se
avete tanto piombo, ammazzateci tutti!
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti
se
avete tanto piombo, ammazzateci tutti!
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti
se avete tanto piombo, ammazzateci tutti!
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti
se
avete tanto piombo, ammazzateci tutti
!Brilla la pioggia della terra di Montalto
piange anche il cielo su quel luogo profanato,
scivola come pianto di madre, sull’asfalto,
innocente del sangue lì versato.
Per pochi maledetti siamo sputtanati
per
pochi infami siamo sporchi e brutti,
noi invece siamo in tanti, e siam rinati:
E adesso, ammazzateci tutti!”
Nessuno parli di odio, nessuno invochi morte,
Nessuno parli di sangue, nessuno invochi lutti
chi
tanto ha sofferto, non augura stessa sorte.
E se ci riuscite “Adesso, ammazzateci tutti!”
La guerra la vinciamo se rinunciamo ad odiare
la
guerra la vinciamo col lavoro uniti tutti.
‘Sta guerra la si vince con il coraggio di amare:
e voi mafiosi oggi avete perso: ammazzateci tutti!
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti
se
avete tanto piombo, ammazzateci tutti!
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti
se
avete tanto piombo, ammazzateci tutti!
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti
se
avete tanto piombo, ammazzateci tutti!
Siam dieci, cento, mille, e non siam tutti
se
avete tanto piombo, ammazzateci tut

AMMAZZATECI TUTTI!
AMMAZZATECI TUTTI!
AMMAZZATECI TUTTI!
MMAZZATECI TUTTI!
AMMAZZATECI TUTTI!
AMMAZZATECI TUTTI!
AMMAZZATECI TUTTI!
AMMAZZATECI TUTTI!
AMMAZZATECI TUTTI!  
AMMAZZATECI TUTTI!
AMMAZZATECI TUTTI!
AMMAZZATECI TUTTI!
AMMAZZATECI TUTTI!
AMMAZZATECI TUTTI!
 A M M A Z Z A T E C I … T U T T I !!!


 


 


 


 


Credits:


Testo: Giovanni Pecora


Musica: Pino Barillà - Alessandro Luvarà


Arrangiamenti e realizzazione: Alessandro Luvarà


Chitarre: Giancarlo Mazzù


Seconda voce e cori: Tania Borgese ed alcuni "ragazzi di Locri"


Registrazioni, mixaggi e mastering: Alessandro Luvarà presso SpainAudio Studio - Molochio (RC)


Canta: Pino Barillà


 


contatti: info@pinobarilla.it - info@polistena.net


tel. 0966  0966 935 206 (tel. e fax) - 0966 936 036


cell. 338 8057236 - 349 366 8216


fax 178 227 1483 (attivo h24)

Senza titolo 1418

RIVIERA DI ULISSE”



MEMORIAL GENNARO SPARAGNA



PRIMA EDIZIONE 2006




PREMIO INTERNAZIONALE



DI POESIA



RIVIERA DI ULISSE”



MEMORIAL GENNARO SPARAGNA



PRIMA EDIZIONE 2006









Il premio si articola in due sezioni






1-SEZIONE POESIA



Si partecipa inviando una poesia, inedita.






2-SEZIONE SILLOGE



Si partecipa inviando una raccolta di 40 poesie inedite.



Regolamento





  1. si può partecipare ad entrambe le sezioni




  2. è richiesta tassa di lettura di 5,00 euro a sezione. Suddetta quota può essere direttamente allegata agli elaborati, o tramite versamento su postepay (numero 4023600400730174 intestata a Sparagna Irene) in tal caso allegare fotocopia dell’avvenuto pagamento.




  3. i testi, completi dei dati anagrafici (solo su una copia), dell’indirizzo, del recapito telefonico e del curriculum dell’Autore, eventuale e-mail (più copia dell’opera in floppy disc per inserimento nel sito internet), dovranno essere inviati entro il 10 settembre 2006, in 10 copie al segretario del premio: Sparagna Irene – via Stazione snc - 04020 Tremensuoli (LT) recapito telefonico 393-6593511 indirizzo e mail irenezago@tiscali.it indirizzo web www.irenesparagna.it




  4. Il giudizio della Giuria è insindacabile;




  5. La cerimonia di premiazione avrà luogo in data da stabilirsi, entro dicembre 2006, nella Sala Consiliare Del Palazzo Municipale della Città di Minturno , (Lt), via Principe di Piemonte, n.9




  6. Ai vincitori del premio di poesia andranno 1000,00 (mille) euro, equamente ripartiti, tra le due sezioni, il testo della motivazione, pergamena di merito.




  7. Ai secondi e terzi classificati di entrambe le sezioni andranno opere artistiche, il testo della motivazione, pergamena di merito.




  8. I vincitori, ai quali sarà tempestivamente comunicata la data di premiazione, dovranno assicurare, con telegramma o con lettera prioritaria, la Loro presenza alla cerimonia conclusiva. L’inosservanza di questa norma comporterà, per i concorrenti, la perdita del diritto alla riscossione dei premi.








Giuria del Premio






Presidente : Renato Filippelli



Segretario: Irene Sparagna



Componenti: Giuseppe Bianco; Marcello Cali-man; Sandra Cervone; Giuseppe Limone; Mario Rizzi; Elodia Rossi; Ines Scarparolo; Luciano Somma; Raimondo Venturiello









Il premio si articola in due sezioni






1-SEZIONE POESIA



Si partecipa inviando una poesia, inedita.






2-SEZIONE SILLOGE



Si partecipa inviando una raccolta di 40 poesie inedite.



Regolamento





  1. si può partecipare ad entrambe le sezioni




  2. è richiesta tassa di lettura di 5,00 euro a sezione. Suddetta quota può essere direttamente allegata agli elaborati, o tramite versamento su postepay (numero 4023600400730174 intestata a Sparagna Irene) in tal caso allegare fotocopia dell’avvenuto pagamento.




  3. i testi, completi dei dati anagrafici (solo su una copia), dell’indirizzo, del recapito telefonico e del curriculum dell’Autore, eventuale e-mail (più copia dell’opera in floppy disc per inserimento nel sito internet), dovranno essere inviati entro il 10 settembre 2006, in 10 copie al segretario del premio: Sparagna Irene – via Stazione snc - 04020 Tremensuoli (LT) recapito telefonico 393-6593511 indirizzo e mail irenezago@tiscali.it indirizzo web www.irenesparagna.it




  4. Il giudizio della Giuria è insindacabile;




  5. La cerimonia di premiazione avrà luogo in data da stabilirsi, entro dicembre 2006, nella Sala Consiliare Del Palazzo Municipale della Città di Minturno , (Lt), via Principe di Piemonte, n.9




  6. Ai vincitori del premio di poesia andranno 1000,00 (mille) euro, equamente ripartiti, tra le due sezioni, il testo della motivazione, pergamena di merito.




  7. Ai secondi e terzi classificati di entrambe le sezioni andranno opere artistiche, il testo della motivazione, pergamena di merito.




  8. I vincitori, ai quali sarà tempestivamente comunicata la data di premiazione, dovranno assicurare, con telegramma o con lettera prioritaria, la Loro presenza alla cerimonia conclusiva. L’inosservanza di questa norma comporterà, per i concorrenti, la perdita del diritto alla riscossione dei premi.








Giuria del Premio






Presidente : Renato Filippelli



Segretario: Irene Sparagna



Componenti: Giuseppe Bianco; Marcello Cali-man; Sandra Cervone; Giuseppe Limone; Mario Rizzi; Elodia Rossi; Ines Scarparolo; Luciano Somma; Raimondo Venturiello

Senza titolo 1417

mentre mi prendevo una pausa  dalla palla  di HEGEL che devo studiarfe per l'esame di storia dela filosofia  ,   nei  titoli  ansa  del tg  dele  18.30 ho letto : <<  attacco al  forum di http://www.ammazzatecitutti.org/

 >>  e mi  è  venuta  in mente 

Cento passi   dei Modena  city ramblers 

"Sei andato a scuola?Sai contare?""Come contare?""Come contare?1,2,3,4,sai contare?""Si,so contare""Sai camminare?""So camminare""E contare e camminare insieme lo sai fare?""Si!Penso di si!""Allora forza!Conta e cammina!dai... 1,2,3,4,5,6,7,8...""Dove stiamo andando?""Forza!Conta e cammina!9... 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100!Lo sai chi ci abita qua?A?U zù Tanu ci abita qua!!""Cento passi ci sono da casa nostra,cento passi!"
(tratto dal film "I cento passi" di M.T.Giordana)
E' nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato..
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore..
"Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura
contando cento passi lungo la tua strada"..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!
"Noi ci dobbiamo ribellare" (dal film)
Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare..
Gli amici, la politica, la lotta del partito.. alle elezioni si era candidato..
Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato..
Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato..
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani"
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)
Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto..
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno stato..
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani"..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)
"E' solo un mafioso, uno dei tanti"
"E' nostro padre" "Mio padre! La mia famiglia! Il mio paese!Io voglio fottermene!Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare!" (dal film)



e mentre la canticchoiavo  s ono andato  subito sul sito   e ho avuto  la conferma  ufficiale  :


(ASCA) - Locri (Rc), 29 ago - ''Vi abbiamo fregato il server. Firmato ...''. La frase era scritta in inglese, e seguiva il nome di un hacker a cui non vogliamo certo dare il gusto di avere pubblicita' gratuita. Ecco come si presentava questa mattina ai visitatori la pagina d'ingresso del forum telematico dei ragazzi di Locri del movimento ''E adesso ammazzateci tutti''.
In pratica un hacker, dopo essere riuscito ad intrufolarsi nel database, aveva effettuato non solo quello che in gergo tecnico si chiama ''defacement'', cioe' la sostituzione di una o piu' pagine di un sito con una pagina falsa, riportante frasi ingiuriose e a volte oscene (di questo genere di attacchi ormai il sito non ne conta piu' il numero), ma addirittura questa volta mettendo praticamente K.O. quasi mortalmente l'intero forum telematico''.

La storia viene raccontata in un comunicato dell'Associazione dei Ragazzi di Locri (Rc) ''E Adesso Ammazzateci Tutti''.
''Di solito eravamo abituati a leggere queste notizie in relazione ai siti di importanti istituzioni come banche, ministeri, agenzie internazionali, dove i delinquenti del web si misurano per dimostrare la loro folle ed inconcludente bravura informatica. Molta meraviglia ha suscitato tra i responsabili del sito www.ammazzatecitutti.org - continua la nota - vedere che oggetto delle ''attenzioni'' di uno di
questi delinquenti virtuali il proprio sito, certamente uno dei piu' conosciuti in Italia nel settore dell'impegno sociale della lotta alla mafia, ma certamente di alcun interesse dal punto di vista economico o istituzionale.
''Chi ha effettuato questa mascalzonata - scrive Aldo Pecora, ideatore e gestore del sito e del forum - non ha puntato certamente ad arrecarci un danno economico. E' evidente che l'intento e' quello di danneggiarci e comunque di colpire l'esistenza di un forum che ormai ha superato i 1.300 iscritti, diventando di fatto il piu' importante luogo di aggregazione virtuale in Calabria, ed anche in Italia, dei
giovani antimafiosi. E questi numeri a qualcuno evidentemente danno fastidio. Adesso bisogna capire a chi''.
''L'atto di oscurarci il sito con un'azione di criminalita' informatica - continua Aldo Pecora - equivale ne' piu' ne' meno ad un attentato. E' come se alla sede di un'associazione si appiccasse il fuoco nella notte, e per questo la nostra risposta e' identica a quella che avremmo avuto se ci avessero incendiato la sede, e cioe' la denuncia immediata alle Autorita' di Polizia. Speriamo che un'indagine condotta dagli specialisti della Polizia delle Comunicazioni possa produrre rapidamente risultati risalendo all'autore di questo crimine.
Ai nostri affezionatissimi visitatori ed agli iscritti al forum diciamo solamente che stiamo lavorando come matti per ripristinare al piu' presto possibile la condizione di normalita'. Certo, il rischio c'e': perdere oltre dieci mesi di lavoro.
Al delinquente che l'ha effettuata, ed eventualmente al mandante che l'ha commissionata, mandiamo a dire che non solo non ci intimoriscono e non ci demotivano con queste azioni, ma che invece raddoppieremo la nostra presenza ed i nostri sforzi per essere sempre piu' punto di riferimento e testimonianza vivente di quella Calabria che non vuole piegarsi piu' alle prepotenze delle diverse mafie che l'hanno umiliata per secoli''.
''Il forum di Ammazzatecitutti.org - conclude Aldo Pecora - e' l'esempio piu' bello di voce libera e priva di censure che in meno di dieci mesi e' riuscita ad unire l'Italia della legalita' e dell'antimafia da Bolzano a Pantelleria. E questa volta il ''pizzino' lo mandiamo noi: guai a quella mafia che oggi sta al passo coi tempi e crede, anche virtualmente, di poterci tappare la bocca''.

CI HANNO OSCURATO IL FORUM !!











AVVISO A TUTTI GLI UTENTI DEL FORUM

Questa notte (28-29 agosto) ignoti hacker hanno oscurato per intero i l CUORE di questo sito internet: il nostro Forum telematico.
Questa è un'ulteriore prova che il nostro Movimento evidentemente sta dando troppo fastidio. Ci resta da capire A CHI.
Stiamo cercando di risolvere il problema, ma questa volta non è come le altre. Anche i tecnici del server hanno detto che potrebbe trattarsi di parecchie ore di lavoro. E non è assicurato che dopo il ripristino saranno ripristinate anche tutte le discussioni del Forum.
Il rischio è quello di perdere più di dieci mesi di Antimafia attiva e libera!
Naturalmente faremo l'impossibile per evitarlo e NATURALMENTE SULL'ACCADUTO STA GIA' INDAGANDO LA POLIZIA POSTALE E DELLE TELECOMUNICAZIONI.




Ora  è   evidentre  che    fare antimafia dal basso dà fastdio   soprattutto quando si pubblicano  commenti   che i media  nazionali  o  ignorano o  riportano  in piccolim trafiletti  o  quelli   locali li considerano come piccole  beghe  locali . E  poi  a simboleggiare l'attualità  della loro protesta  e  che  tale  vile gesto  è  stato fatoi proprio   nella notte  fra  il 28-29 cm  ,  esarttamente  15 ad oggi in cui hganno ucciso libero grassi  un imprenditore  che  s'era rifiutato  di pagare il pizzo


[ IL COMMENTO ]

"Basta con l'antimafia di parata!"
Due paroline alla signora Adriana Musella da una 17enne "ragazza di Locri"...



Il 4 agosto scorso la Consulta Regionale Antimafia ha promosso ad Ardore (Rc) un seminario dal tema “Legalità e territorio”, al quale hanno preso parte i sostituti procuratori della DDA di Reggio Calabria e di Firenze, Nicola Gratteri ed Ettore Squillace Greco, la signora Adriana Musella, l’On. Maria Grazia Laganà, il presidente del consorzio di cooperative GOEL Vincenzo Linarello e due delegazioni di studenti provenienti dalla regione Toscana e Lazio.


Se da un lato l’incontro si è rivelato interessantissimo, soprattutto grazie agli interventi dei due magistrati, i quali hanno ribadito quanto siano necessarie leggi più moderne per combattere la ‘ndrangheta, dall’altro è stato davvero molto deludente.
Con amarezza ho constatato ancora quanto si perseveri nell’antimafia di parata e nella falsità più ipocrita.
A farmi “assaporare” questa ipocrisia, che credetemi, questa volta ha sfiorato i limiti dell’assurdo, è stata proprio la signora Adriana Musella, Presidente dell’associazione "Riferimenti", nonché segretaria della Consulta Regionale Antimafia e non so che altro ancora ha scritto nel suo preziosissimo biglietto da visita.
Io una cosa da aggiungere ce l’avrei: organizzatrice di parate antimafia, nonché apparente convinta sostenitrice dei ragazzi di Locri, che tanto ama ed incita, ma che quando uno di questi chiede la parola per intervenire al seminario organizzato dalla Consulta Regionale Antimafia e da lei stessa moderato, ti risponde “No, preferisco che parli un altro”. Un altro?
La signora Musella non è colei che puntualmente ad ogni conferenza o intervista dichiara la sua vicinanza ai giovani, e invita tutti quanti a sostenerli? E però nei fatti poi si smentisce e non li fa neppure parlare. Vogliamo dare un nome a questo atteggiamento che è di prepotenza?
Mi dispiace per la signora Musella, ma in questa nostra regione sfortunata, un giovane che vuole testimoniare il suo impegno antimafia, soprattutto se è un “ragazzo di Locri”, lo si ascolta sempre, indipendentemente dal fatto che il suo intervento sia o meno gradito dalla moderatrice  del dibattito, nonché presidente di “Riferimenti”, nonchè segretaria della Consulta.
Che bella figura ci ha fatto la moderatrice-presidente-segretaria, che rappresentava in quel momento la Regione Calabria, quando il pubblico presente ha nei fatti imposto la concessione della parola alla sottoscritta? Cosa avranno pensato i due magistrati sconcertati?
Col senno di poi non posso che dare ragione a chi le aveva già cantate di santa ragione alla signora Musella ed al suo modo di “fare” antimafia.
Basti pensare al “Valantain”, il ristorante di Villa San Giovanni costretto a chiudere a seguito delle continue estorsioni ed attentati minatori. Della vicenda fu la stessa Musella a riempirsene la bocca di belle parole in TV, disertando poi, però, la manifestazione di solidarietà del 2 giugno.Mi piacerebbe capire quale sia la posizione della Musella anche sul caso del povero Fedele Scarcella, il testimone di giustizia bruciato vivo nella sua auto a Briatico. La signora Musella sostiene che <<prima di parlare devi INFORMARTI tu e i tuoi amici di AMMAZZATECI TUTTI! Fedele Scarcella non è morto perché ha denunciato alcune cosche>>.
Ma del caso Scarcella dove si “informa” la Musella, visto che ciò che noi umili mortali sappiamo lo sappiamo solo attraverso i giornali?
Mi spieghi anche perché lei stessa si batte tanto affinché non ci siano vittime di serie A e di serie B, quando poi obietta persino su casi simili!
Penso che Fedele Scarcella fosse una persona onesta, un uomo a cui è stata tolta la vita ed io, cara signora, ho il dovere di pretendere giustizia, anche per la sua morte.
E mi disgusta terribilmente leggere su un giornale di Calabria, una pagina intera dedicata alle “amare” confessioni di una donna che sfrutta ogni occasione per piazzarsi sui giornali, minacciando di lasciare la Calabria e (quel che è peggio) screditando l’operato “genuino” di noi ragazzi.
Come sarebbe a dire, signora Musella, che <<c’è del veleno tra alcuni ragazzi di Locri>>, che <<ci sono serpi>>? Ma non si vergogna solo a pensarle certe cose?
Di veleno ho toccato con mano il suo, che con acredine ha tentato di censurarmi (e francamente non ne comprendo il motivo, sebbene cerchi invano di trovare un “perché” all’ostile atteggiamento che ha assunto nei miei riguardi) rivelandosi un’altra persona rispetto a quella che avevo conosciuto qualche mese fa.
<<Nell’antimafia c’è mafiosità. Mi sono resa conto che coloro che si definiscono antimafiosi agiscono con prevaricazione, prepotenza, arroganza, cercando di sopraffare l’altro per non farlo parlare, per limitarne gli spazi>>, ha dichiarato la stessa signora Musella.
Ma, signora Musella, non è che lei sta parlando proprio di se stessa? Chi ha alzato la voce e con un “TACI, DEVI TACERE” più grande di me, voleva “sopraffarmi affinché non parlassi”?
Inviterei invece la signora Musella ad impiegare le sue gerbere per qualcosa di più concreto.
Se si dedicasse “con tutta se stessa” alle iniziative per le quali noi ragazzi così “avvelenati” come ci ritiene lei (io invece direi “indignati… e di brutto”) ci stiamo battendo, sarebbe tanto di più guadagnato…fermo restando, che non so quanto guadagni in termini monetari già lei di suo, grazie alla nostra Regione… su questo mi “INFORMERÒ”, può starne certa!Il dottor Gratteri nel suo intervento al seminario di Ardore sottolineava il fatto che qui da noi occorrono delle leggi serie! Benissimo, a tal proposito, le propongo, gentile signora, di sostenere nei fatti  il “DdL Lazzati”, disegno di legge che si pone l’obiettivo di recidere la sporca collusione tra delinquenza, politica e malaffare al momento elettorale. Già approdato in Parlamento 14 anni fa, questo disegno di legge, ispirato dal giudice di Cassazione nonché fondatore del Centro Studi “Lazzati” Romano De Grazia, è stato ad oggi sottoscritto, anche grazie all’impegno di noi ragazzi, da oltre 120 parlamentari a Montecitorio e 35 al Senato.
Se il DdL Lazzati dovesse finalmente divenire legge dello Stato si avrebbe una legge-orgoglio per la nostra terra, in risposta alle leggi-vergogna della Regione Calabria.
La SUA Regione Calabria, cara signora Musella, nasconderà gli atti amministrativi e i conti della REGIONE, impedendone per motivi di “privacy” la loro pubblicazione sul Bollettino ufficiale! E’ doveroso fare appello a tutti coloro che hanno a cuore la democrazia e soprattutto se stessi ad urlare "VERGOGNA" a chi propone una legge simile!
Ma tutte queste parole sono sprecate, perché purtroppo anche lei, la Musella, fa parte del “Palazzo” e non tralascia occasione per schierarsi contro proprio i ragazzi, quei ragazzi con i quali dovrebbe condividere lo stesso sogno: perché alla fine la mia Calabria è anche la sua, nonostante tutto.

Maria Grazia Messineo, 17 anni, una “ragazza di Locri”

  Siderno, 7-8-2006 


il che  mi rioncuora  sapere   che  non tutti gli adolescenti sono   smns  o  mms  dipendenti  o  non hanno mandato il cervello all'ammasso o  hanno  le fette di melone  a gli occhi  o   sfogano il loro disagio  senza  fare   bravate  vandaliche  come  dale mie  parti  . concludo dedicando  a  Maria Grazia   e altri ragazzi di locri    voglio dedicare questa  canzone  sempre dello stesso  gruppo che ha aperto i la colonna sonora di questo post    e che  mi sembra  adatta   a questa situazione 


LA  BANDA  DEL  SOGNO INTEROTTO


A Palermo nel cuore del centro c'è un'antica focacceria davanti alla Chiesa di San Francesco, si ritrovano sempre lì;
seduti al tavolo che fu di Sciascia a bere Heineken e caffè
sono la banda del sogno interrotto di una Sicilia che non c'è
c'è Isidoro e c'è Simone e Peppe il biondo della Pantera
Alex De Lisi l'artista da guerra che usa il pennello come una bandiera
il loro capo Ottavio Navarra è stato eletto e adesso sta a Roma
si è comprato un vestito decente ma dentro ha ancora più rabbia di prima
Didilala-hey didilala-hay
se non sono ancora stanchi non si stancheranno mai
non li fermano con gli spari, non li fermano con le TV
sono veri siciliani e non si fermeranno più
Hanno sfilato in manifestazione, raccolto distratta solidarietà
hanno pianto Falcone e gli altri, hanno guardato sbarcare i parà
Volantinato Zen e Acquasanta e non so quanti altri quartieri
intanto il governo ha sbloccato gli appalti e la mafia riapre i cantieri
Non so se noi ne avremo il coraggio, se prenderemo la via del nord
o meglio ancora la via dalle palle e fare in culo a tutti voi
perchè nella banda del sogno interrotto non sono molti i fortunati
sono in tutto quaranta persone di cui trentotto disoccupati
Didilala-hey didilala-hay...






Senza titolo 1416

In  un paese  dove   regnava   l'omerta    le  cose stanno  cambiando  .
Dalla nuova sardegna  del  29\08\2006



Bici rubate ma subito restituite a Orgosolo  Il paese si è mobilitato dopo il furto ai danni di alcuni camperisti di Modena

MARIA GIOVANNA FOSSATI

ORGOSOLO. Ladri di biciclette ma per poche ore. Tutto il paese si mobilita perché ai turisti - una famiglia di Modena - sia restituito immediatamente il maltolto. Ma come, non siamo a Orgosolo, il paese che sull’omertà ha costruito la propria fama? La domanda è venuta spontanea a Nino Balboni che con consorte, figlia e nipote, trascorreva a Orgosolo qualche giorno di vacanza.
 Due ragazzi sono entrati in azione ieri intorno alle 10 in piazza don Muntoni, approfitando dell’assenza dei proprietari del camper, in giro per le vie dei murales. Hanno smontato le quattro biciclette sul mezzo in sosta, ma sono riusciti a portarne via solo due: forse si sono sentiti spiati e probabilmente i “rinforzi” che avrebbero dovuto montare in sella alle altre due, sono scappati. E pensare che il camper della famiglia Balboni era parcheggiato di fronte al commissariato di ps, su consiglio di un orgolese, «perché stessero al sicuro».
 Recuperate le bici, Nino Balboni chiama il giornale, vuole ringraziare i cittadini di Orgosolo, dai quali - vista la fama del paese - non si aspettava tanta solerzia: “Io turista emiliano a Orgosolo, mi sarei aspettato un atteggiamento del tipo: non so niente, non ho visto niente. Invece prima che ancora io sapessi del furto, una pattuglia della polizia - messa sull’avviso dagli avventori del bar nelle vicinanze del camper - ci ha informato dell’accaduto, nel frattempo il paese si mobilitava alla ricerca dei ladri”. Balboni racconta l’arrivo a Orgosolo domenica sera: la sua famiglia condividerà la disavventura, ma anche l’ospitalità del paese barbaricino con una famiglia di Padova: “Siamo arrivati a Orgosolo verso le 20 - racconta ancora Balboni - qualche attimo dopo, arrivano anche gli amici di Padova alla ricerca di un posto dove dormire. Si sistemano vicino a noi e dopo aver fatto conoscenza, tutti insieme ci rechiamo al bar vicino per un aperitivo. Quando siamo andati alla cassa ci hanno detto che era già tutto pagato. Siamo rimasti senza parole, ma contenti per il gesto ospitale”. Il copione si ripete la mattina seguente: stesso bar per la colazione, ma ancora una volta quando ci si reca alla cassa, niente da fare è già tutto pagato. Ad offrire cappuccino e cornetti è un avventore del locale che qualche ora dopo, nota i ladri, che in maniera quasi fulminea si impossessano delle biciclette.
 Dopo aver sparso la voce in paese, il signore in questione, riesce a scovare uno dei colpevoli e - a quanto pare - usando le maniere forti si fa dire chi è il complice e dove sono custodite le biciclette. I nomi dei due ladruncoli non sono noti, né si è saputo se siano stati denunciati, ma Marco il nipote tredicenne di Baldoni sentenzia: “Saranno due balordi, di un paese pieno di gente bravissima, dove mi piacerebbe tornare presto”.




27/08/06

Senza titolo 1415

Clandestino (  Manu chao )

Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Para burlar la ley
Perdido en el
corazon
De la grande Babylon
Me dicen
el clandestino
Por no llevar papel
Pa' una ciudad
del norte
Yo me fui a trabajar
Mi vida la deje
Entre Ceuta
y Gibraltar
Soy una raya
en el mar
Fantasma
en la ciudad
Mi vida va prohibida
Dice la autoridad
Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Por no llevar papel
Perdido en el
corazon
De la grande Babylon
Me dicen
el clandestino
Yo soy
el quiebra ley
Mano Negra
clandestina
Peruano clandestino
Africano clandestino
Marijuana ilegal
Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Para burlar la ley
Perdido en el
corazon
De la grande Babylon
Me dicen
el clandestino
Por no llevar papel
Peruano clandestino
Nigeriano
clandestino
Boliviano
clandestino
Mano Negra ilegal



Proprio mentre  in radio   va  questa  canzone  leggo sul  giornale   di questa  storia   di cui  parla  Michele Serra 

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Iris, baby sitter eroe e clandestina
senza permesso di soggiorno



Una ragazza honduregna, in Italia senza documenti, è morta nel mare dell'Argentario nel tentativo, riuscito, di salvare la bimba che le era stata affidata. La sua storia ricalca quella dell'operaio senegalese scomparso due estati fa nel mare toscano mentre cercava di soccorrere un bagnante italiano in difficoltà tra le onde.
Si tratta di comportamenti esemplari, di quelli che si imprimono nei sentimenti di una comunità e lasciano una scia di gratitudine.
E fanno da utile contrappasso alle fosche cronache di stupri e altri delitti che - quando commessi da immigrati - sollevano un'onda di comprensibile diffidenza, frammista a inammissibile pregiudizio.
Al netto di questa equivoca contabilità, che la politica intorbida e falsifica, quanto rimane è in realtà molto più semplice e insieme molto più potente. Rimane la presenza silenziosa e indispensabile, accanto ai nostri vecchi e ai nostri bambini, di un piccolo esercito di stranieri che li accudiscono in nostra vece, in cambio di un salario che per gli italiani è trascurabile, ma per gli immigrati equivale al mantenimento in patria dei loro figli e dei loro anziani, abbandonati a oceani di distanza con indicibile patimento.
La fine generosa e memorabile di questa tata senza contratto dimostra, se ce ne fosse bisogno, quanto seria e preziosa sia l'opera di questi assistenti familiari, senza i quali la complicata e spesso turbinosa dinamica delle nostre vite si troverebbe scoperta e vulnerabile.
Piuttosto che litigare astrattamente sulle questioni della compatibilità culturale, delle difficoltà di inserimento, del faticoso impatto con usi e costumi, sarebbe più realistico e insieme più civile prendere atto del formidabile e insostituibile servigio che queste persone, già da tempo, assicurano a una società - la nostra - non più avvezza alla cura quotidiana dei figlioli e dei genitori anziani.



Un mondo iper-adulto, concentratissimo su vita lavorativa e consumi, che fatica a badare a tutto ciò che sta prima e dopo della produzione: l'infanzia e la vecchiaia. E ha trovato negli immigrati un supporto di incalcolabile valore economico, e di ancora più straordinario valore sociale.
Il lavoro delle baby-sitter, delle e dei badanti, implica una supplenza affettiva ben nota a chiunque ne abbia esperienza, spesso sentendosene rassicurato ben al di là della paga corrisposta. (Né le salaci storie su anziani raggirati da giovani badanti dell'Est vanno poi prese troppo sul serio: se non per aggiungere, magari, che lo smacco degli eredi rimasti a bocca asciutta spesso non vale l'insperata felicità senile del cosiddetto raggirato...).
E dunque, se davvero queste persone, ormai a centinaia di migliaia, rammendano gli sbreghi della nostra vita familiare, assistono chi è solo, imboccano neonati e puliscono vecchi, la cosa più ovvia e urgente da fare sarebbe buttare uno sguardo davvero politico sul loro status. E davvero politico, ovviamente, significa l'esatto contrario delle risse ideologiche su Est, Ovest, Nord e Sud.
Significa sveltire l'accidiosa burocrazia che rende infernali le pratiche di cittadinanza e di ricongiungimento (chi scrive ha passato una notte sul marciapiede della Questura di Bologna per verificare l'inutile bivacco degli immigrati in coda davanti a uno sportello che si sarebbe aperto la mattina successiva). Significa verificare che i datori di lavoro mettano in regola persone che hanno un compito così intimo, e così delicato: nessuno è meno clandestino di colui che ti abita in casa.
Significa provare a mettere ordine in una branca così nevralgica del lavoro precario, capire se i salari sono adeguati alle prestazioni, agevolare l'inserimento di queste persone a partire dal riconoscimento di ciò che già è in atto, il lavoro reso, il sostegno fornito, l'intelligenza spesso sorprendente con la quale gente venuta dall'altro capo del mondo afferra le nostre situazioni, le affronta, le sbroglia: e poche situazioni, questo è sicuro, sono più complicate da affrontare, anche psicologicamente, come l'assistenza ai vecchi e ai bambini.
Poi, ovviamente, è anche giusto discutere sul numero di anni necessario per assumere la cittadinanza. Sulle barriere da erigere contro i tabù religiosi, qualora configgano con le nostre leggi, e contro le violenze di tipo tribale o familiare. Ma sono discussioni che è meglio fare levando spazio ai fantasmi del futuro, e dandone il più possibile al bilancio concreto degli ultimi anni.
E in ogni modo la cittadinanza italiana, almeno postuma, si può conquistare anche in tre minuti, salvando la vita alla bambina che ti è stata data in consegna e poi sparendo in quel mare che ospita, ormai, così tanti migranti che il conto è perduto.
>>

Ora  mi  viene in  mente   "Kowalsky" dei Gang  ed in particolare  questo pezzo : << [...] Kowalsky come un gallo\tirando le sue frecce \chiese a Robin Hood\"quante sono le tue stanze\che fanno la tua terra?\la mia si chiama guerra\non ci tornerò più"  [...]   >> qui il testo integrale .
Ora  mi chiedo
  se invece  di  denunciare    chi cerca di  far  uscire  dalla clandestinità   gli extrra comunitari  dandogli un lavoro onesto , anzi   che  lasciarli  in balia dei novi  mercanti di schiavi   che  li fanno entrare clandestinamente  e  li constringono per  pagare  il passaggio a prostituirsi  o  a spacciare  o a vendere   paccotiglia o dvd e cd  masterizzati  e merce falsa  , talvolta  anche  a  sotto costo  perchè  perchè  il padrone  gli paghi     le  nostre   "bene amate"  forze dell'ordine  arrestassero  e faccessero   più controlli   versi  : 1) chi  produce  tali cose ; 2)  chi  li schiavizza facendoli fare tali cose  . la  clandestinità sarebbe più  umana  .  E  se  i nostri  beneamati  pitici  non m'importa se di destra o di sinistra  ( lo so d'essere qualunquista  , ma  purtroppo  , provando tali cose  sulla mia pelle   avendo  mia nonna  novantenne bisogno  di una  bandante  che l'assista perchè  non più sufficente  e  nessuna  o sempre di meno fra  gli italiani la vogliono fare ,  si ricorre  agli eìxtracomunitari ) mettessero da parte  per una  volta le loro beghe ... ehm contrasti  ....    e  facessero una  buona legge sull'immigrazione   sarebbe  un segno  di  civiltà  .
Concludo    rispondendo alle  email che  m'arrivano  e   anticipando  sicuiramente  quelle che m'arriveranno dopo questo post 
1) che  io  sono per il numero chiuso  , ma  fatto in maniera civile  e democratica  e non come  la  Bossi - Fini  non  perchè sonoi razzista o conservatore  , ma perchè   non possiamo accogliere tutti , per evitare  d'alimentare  ulteriormnente  forme  di  capo espriatorio   e  di razzismoi spicciolo tiopo :  <<  ci fregano il lavoro  ,  ci fregano le case  , ecc  >>   che  già covano sotto la cenere  .
  2) per la cittadinanza   breve   che preveda  una conoscenza delal nostra  lingua  e  delle  nostre legge  (  se  senza  per  questo  che  l'iimmigrato  sia  costretto  a ripudiare  le  sue usanze  e le  sue tradizioni  per  potersi  omlogare a noi  , ma  che integri al  sua cultura  con la nostra    ripudiando  ogni forma  di  fanatismo  o fondamentalismo estremo
3) un miglioramento e  uno snellimento   nel concedere lo statui  di  rifugiato politico dato che  molti d'essi vengono  da dove ci sono dittature e  guerre  .





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Senza titolo 1414


Gian Paolo Ghisetti


E dopo il cupo inverno,

innevato, ma ormai stanco,

arrivò la primavera,

stagione lieve e dolce

come l’ armonioso suono di violino.

Ritmo, diverse volte  impalpabile,

altre, quasi tangibile

come il tocco leggero di un bacio.

Con l’arrivo delle rondini

tornasti tu amore.

Cantasti per me le melodie più tenere.

Mi accarezzasti come piuma

che si posa delicata sul dorso di mano.

Copristi le mie carni di tenere carezze,

di morbidi sguardi.

Non  fu  ironia

la mia incapacità d’amare

resti di altri tuoi amori finiti.

La mia certezza non eri più tu.


Silvana Bilardi

26/08/06

Senza titolo 1413

Lunedì 28 agosto alle ore 18.00 presso l'ufficio turistico a Tempio Pausania, per la rassegna "Incontri con l'autore" ,organizzata dala libreria  di massimo dessena  Marcello Fois presenterà il suo ultimo libro: Memoria del vuoto, Edizioni Einaudi introducono e presentano Daniele Carbini e Franco Fresi.
Ecco  alcune  news  riguardanti l'ultimo libro riguardante l'autore :
 
Marcello Fois Foto al lato )  racconta la vita di uno dei banditi sardi più spietati - l'uomo su cui Mussolini mise la taglia più alta - e attraverso la storia di una vita che in molti modi fu eroica, racconta anche il sacrificio di una terra che negli stessi anni era in cerca un'identità. Da bambino Samuele Stocchino sa molte cose, anche della sua vita futura; ma le ha dentro, senza una lingua per esprimerle. Da soldato in trincea recita silenzioso l'eroe senza macchia e torna in patria italiano e decorato. Dopo aver disertato a Caporetto è rispedito a morire: ritorna cambiato. I compaesani si sono spartiti i suoi averi e la sua vita: nasce il bandito, l'ultima deriva di un morto vivente.

Per chi volesse saperne  di più  su tale  autore   trova qui  ulteriori news 
 

 Ecco   un  articolo dela nuova sardegna  edizione  Gallura   del  26\08\06

Marcello Fois e la solitudine dei banditi dei banditi
Lo scrittore presenta l’ultimo libro, ritorna il passato della Gallura

TEMPIO.
La memoria può essere un’arma dalla doppia virtù: grave e pneumatica. Grave perché i ricordi, quando riaffiorano, possono pesare come macigni, pneumatica, perché la lunga rimozione può anche averla svuotata, fiaccandola e rendendola inoffensiva. È questa, se si vuole, una delle tante, possibili chiavi di lettura dell’ultimo libro di Marcello Fois, «Memoria del vuoto», che per la rassegna «Incontri con l’autore» sarà presentato a Tempio lunedì 28 agosto. Lo scrittore nuorese incontrerà i lettori galluresi, alle 18, nel salone dell’ufficio turistico comunale. A tenergli compagnia e ad introdurne l’ultimo lavoro saranno Daniele Carbini e Franco Fresi, entrambi scrittori e soci fondatori dell’associazione culturale «Carta Dannata», che, in sinergia con la Libreria Max 88, programma e organizza la serie di incontri letterari.
 Edito da Einaudi, il libro di Fois, racconta la vita di uno dei banditi più leggendari della storia della Sardegna: quel Samuele Stocchino che diede più di una gatta da pelare alla polizia del Fascio, costringendo Mussolini ad appioppargli la taglia più alta mai messa sulla testa di un fuorilegge. Scrittore noto in modo particolare per la saga narrativa incentrata sul personaggio di Sebastiano Satta, il poeta detective che viene a capo di intricati casi giudiziari, Fois racconta a suo modo una dimensione della Sardegna che gli è cara e di cui la vita del bandito leggendario, che uno strano e incontrovertibile destino sembrava aver marchiato sin dalla nascita, è la cartina di tornasole. Fois ripercorre la biografia di Stocchino, l’infanzia magicamente tragica precorritrice di un destino già avvertito dal protagonista, la partecipazione alla campagna di Libia, dove impara non solo ad imbracciare un fucile, ma ad uccidere, quindi la Grande guerra, la fuga da Caporetto e l’infelice ritorno al fronte. Dopo la guerra, lo attenderà una vita da spendere nella macchia, un’esistenza clandestina che farà parlare di sé le cronache dei giornali. Niente a che vedere, secondo Camilleri, con la mondanità di un Salvatore rispetto al quale la «disperata solitudine» di Samuele Stocchino racconta realmente di un altro mondo. (g.pu.)


 

 

25/08/06

Senza titolo 1412

 Leggendo republica d'ieri ( 24  agost0 )  ho riocorda la mia maestra   dalla 3  elementare  alla  5  . chi sà  che non lascim anche  a noi  una  cosa  simile 



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Dal testamento i soldi per la prima elementare del 1971 di un paese abruzzese: ma non potete usarli da soli La maestra che lasciò l'eredità agli alunni della sua scuola Venticinquemila euro con un obbligo: fate beneficenza insieme





di GIUSEPPE CAPORALE




<B>La maestra che lasciò l'eredità <br>agli alunni della sua scuola</B>

La prima classe del 1971 di Orsogna (Chieti). Sullo sfondo la maestra Ilia Pierantoni




CHIETI -
Un testamento. Morale e materiale. A scriverlo, è la maestra: "Lascio ai miei ex alunni della prima classe del 1971 della scuola elementare di Orsogna, la somma di 25 mila euro, con il vincolo di non poterli usare separatamente. Che ciò serva, per farli restare uniti negli anni, per aiutare chi, tra loro, avrà difficoltà o problemi di sorta, ed anche per avviare attività benefiche assieme. Sempre a loro, lascio i miei libri".
Sapeva che le restava poco da vivere Ilia Pierantoni, insegnante di scuola elementare ad Orsogna. Nubile, aveva dedicato tutta la vita ai suoi alunni, trattandoli come figli. In special modo quelli della prima elementare dell'anno scolastico 1971. Così, alla soglia degli 84 anni, proprio negli ultimi mesi di vita, aveva deciso di inserire una clausola nel suo testamento, riservata a loro. Un gesto concreto, quasi un appello, per non far cancellare dal tempo quello che lei riteneva il suo insegnamento più importante: "Restate insieme".
La maestra lo ripeteva sempre. Durante le gite, in classe, nell'ora di lettura di Quasimodo. Sempre, raccontano. Anche l'ultimo giorno di scuola. "Promettete che resterete assieme, che vi aiuterete l'un l'altro". "Promesso", risposero in coro l'undici giugno del 1976, poco prima dello squillo dell'ultima campanella.
Il testamento, dopo la sua morte, è rimasto custodito, nel comodino della sua casa, per alcuni mesi. Poi, alla lettura delle sue ultime volontà, tra lo stupore dei tanti parenti, è stato letta la parte dedicata agli ex alunni.

A Lorena, nipote della maestra, anch'essa alunna di quella classe (oggi biologa), il compito di andare a ritrovare, uno per uno, i bambini di allora (oggi quarantenni vedere foto al lato  tratto  da un   giornale  Spagnolo Elperiodico de Catalunya   d'oggi (  25 agosto  )  che  ha ripreso e  commentato , qui l'articolo sudetto giornale Catalano  , la news  di repubblica   e comunicare la notizia. Un compito non semplice. Marco Jajani è diventato geologo. Giuseppe Bucci, svolge la professione di medico chirurgo all'ospedale di Udine. Marco Paone, è un funzionario del ministero della Giustizia a Roma Anna Iocco, insegna, proprio come la sua maestra, a Pescara. Pino Politi, è un docente universitario all'Aquila. Emiliano Ferrante, un alto funzionario dei Carabinieri. Pierluigi Tenaglia, avvocato con incarico a Bruxelles. Elisa Del Greco, vive in Svizzera e si occupa di marketing, Angela Nasuti, lavora come infermiera a Lanciano. Il più difficile da rintracciare, Domenico Pace, ingegnere, da molti anni vive in Brasile.
Ad aiutare Lorena nella ricerca, una giornalista del tg abruzzese della Rai, Angela Trentini, anche lei in quella classe. Impossibile, invece, rintracciare un altro alunno, Giuseppe Tucci. Di lui non si hanno notizie, spiegano gli amici. Semplice invece prendere contatti con Mery Curti, oggi titolare di un negozio in provincia di Chieti.
 



Tutti sbalorditi, sorpresi e felici. Il testamento è servito da tam tam per richiamarli ad Orsogna e ritrovarsi, qualche giorno fa, in un inedito quadretto di scuola. Ancora assieme. Come voleva la maestra.



"All'inizio, non lo nascondo, c'è stato un po' di imbarazzo" conferma uno di    loro soprattutto  nei confronti della famiglia della maestra. Temevamo di essere considerati degli intrusi. Eravamo pronti a rinunciare al lascito, se questo avesse in qualche modo minato la tranquillità di quella famiglia". Poi è scattato l'entusiasmo, la voglia di trasformare quella eredità, in una nuova iniziativa comune e ottemperare così al senso di quella richiesta. Una fondazione. Questo sembra l'orientamento."Credo che siano tutti d'accordo - sostiene Angela Trentini - nel istituire una fondazione intitolata alla nostra cara maestra, e utilizzare non solo quei fondi, ma anche nostre donazioni per svolgere attività benefiche".


Degli insegnamenti della maestra ricordano una frase ricorrente: "La mattina quando vi alzate pensate subito a sbrigare le faccende basilari: fate il letto, pulite la vostra stanza, e poi venite a scuola".
Responsabilità, dunque. Questo insegnava la maestra che arrivava a scuola con la lambretta, e che indossava un grembiule azzurro "per non sporcarsi", diceva. Invece il grembiule dei suoi alunni, era disegnato proprio da lei con il tocco di una cravatta per i maschietti, e con i pallini a' pois per le femminucce. 
>>
Ma   quello che  più  mi ha commosso   è l'articolo    commento sempre  nello stesso   numero di repubblica  di Michele Serra  .  infatti  egli dice  : << Secondo una [ è non a  torto ] delle più classiche lamentele contro i media, le buone notizie non hanno mai spazio [ salvo rari casi ]  mentre dilaga l'efferato supermarket delle notizie macabre e scostumate e violente. Il problema è che non esiste solo la banalità del male. Esiste anche la banalità del bene: e l'esaltazione della virtù sfocia molto facilmente nella retorica e nella melassa.
Un triplo hurrà, dunque, per la maestra elementare abruzzese che è riuscita - e ci vuole talento - a confezionare per noi una notizia buona, anzi ottima, però fantasiosa, creativa, decisamente fuori dal comune.  Bella da raccontare, bella da ascoltare. L'idea di lasciare in eredità una discreta sommetta a una sua vecchia classe di scolari, costringendo (affettuosamente) persone oramai adulte e distratte a rimettersi in contatto, ritrovarsi e infine costituire una piccola assemblea benefica, destinando il gruzzolo alle opere buone, è anticonformista a partire dal suo assunto: che è un assunto didattico, quasi autoritario nel richiamo postumo alla disciplina e alla moralità. >> continua  qui oppure anche qui
 
Sempre  a proposito  di eredità     ci sono aggiornamenti sulla vicenda  Pioddi  ne  avevo parlato  in un post precedente  ( quel sardo che  tutti cercavano  per  l'eredità    e poi l'ha  rifiutata  )  . 
Il motivo  è  il seguente
  ( fonte  Tgcom )  : 

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Eredità rifiutata, svelato segreto Madre offese Piroddi: "Dovevi morire"



E' stato forse svelato il mistero sull'eredità di Angelo Piroddi  (  foto a  destra  )  il cameriere sardo residente in Inghilterra che ha rinnegato la propria famiglia sino a rifiutare un'eredità di 2,5 milioni di euro. Secondo il settimanale Gente, il gesto sarebbe dovuto al fatto che la madre, Anselma Chiai, alla morte dell'altro figlio Giovanni Maria, investito da un bus, gli avrebbe detto: "Se avesse investito te sarebbe stato meglio".
Stando alla ricostruzione giornalistica, "la donna, preda del dolore, inveì contro il figlio Angelo subito dopo il funerale del figlio minore, morto accidentalmente investito da un autobus a soli 19 anni. Il cameriere non perdonò mai la madre per quelle parole e da lì la decisione di emigrare e far perdere le proprie tracce".
In una lettera del 1991, si rivolge alla donna chiamandola gelidamente 'Signora Chiai' e la invita a non cercarlo più. "Mi dimentichi - scrive Piroddi alla madre -. Qualsiasi tentativo di raggiungermi può comportare conseguenze davvero sanguinose".
Una vicenda che ha fatto clamore non solo in Italia, ma anche in Inghilterra, dove l'uomo lavora e risiede da 25 anni. Piroddi, 45 anni e celibe, finora ha continuato sulla sua strada e per questo sono in molti a voler mettere le mani su quell'eredità lasciata libera.


>>
   Sempre  secondo la stessa fonte


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 Caso Piroddi: eredità alla badante ?Il figlio non vuole ricevere la fortuna


Angelo Piroddi, l'uomo che ha ereditato dalla madre 2,5 milioni di euro ed è stato ritrovato dopo anni di ricerche, non vuole i soldi. Si è aperto quindi un caso su chi si impadronirà della somma. Secondo La Stampa, la fortuna potrebbe andare alla badante della donna, vicino a lei negli ultimi anni di malattia. L'interessata si trincera dietro un "no comment", dispiacendosi solo dell'atteggiamento di Angelo."La mamma gli ha voluto un bene infinito e ha continuato a parlarmi di lui per tutto il tempo che le sono stata vicino, fino al suo ultimo respiro", dice la signora Luciana. "Gli voleva un bene particolare, come se fosse un figlio da stimare e da proteggere. Aveva persino pagato un investigatore privato perché lo trovasse", continua la donna, senza commentare l'ipotesi di diventare lei la beneficiaria dell'eredità.Angelo Piroddi, da parte sua, non avrebbe niente da ridire: ha solo chiesto che quei soldi non vadano al parentado. Ma neanche a lui, che preferisce la sua vita modesta da impiegato a ogni possibilità di riccchezza: "Voglio restare povero, voglio restare quello che sono", ripete. L'uomo, nato in provincia di Nuoro e trasferitosi a Londra come lavapiatti nel 1985, ora lavora alla Thames Water, società di gestione delle acque per Londra e la valle del Tamigi.Chi, invece, potrebbe non condividere questa nuova linea di successione sono le zie. Le cinque sorelle di Anselma hanno fatto ricorso e hanno ottenuto una sentenza favorevole dal Tribunale, che dava loro la somma in affidamento. "E' vero che Anselma ha detto che non dovevamo toccare uno spillo. Ma noi volevamo soltanto difendere l'eredità di Angelo dalle mire di qualcun altro", si difende una di loro.Certo è che la ricomparsa del Piroddi fa cadere la motivazione. Sarà quindi lui a decidere la chiave di volta di quell'eredità contesa.


Senza titolo 1411


Il mondo.. alla rovescia!


Che cos’è che ti fa stringere i denti, che ti fa gridare; che ti fa guardare il mondo con occhi spalancati e labbra chiuse? Che cos’è che ti fa tacere mentre il grido ti scuote l’anima, le ossa, ti toglie il respiro? Che ti fa mandare giù l’assurdo; masticare il torto a torto? Cos’è che ti fa perdere la fiducia nel mondo, nella giustizia, nella bontà del tempo quando il tempo è buono? Cos è che ti fa morire di fame davanti ad un bel tavolone apparecchiato? Cos è che ormai fa girare il mondo secondo leggi contro la gravità?

La domanda è sempre quella, che ti fai tutti i giorni quando al risveglio, senti al telegiornale la morte, vedi il sangue, vivi l’atrocità dell’animo umano? Quando estendi la bandiera color dell’arcobaleno con sopra la scritta candida “Pace” e nello stesso momento la macchina della guerra coglie anime innocenti. È la stessa quando vuoi costruire i ponti mentre gli altri li bruciano. La stessa quando chi ha sofferto della guerra scopre di averne una vicina, assai in vista. Quando parli di Dio con persone che non lo conoscono, o non lo vogliono conoscere. Quando dal tuo posto nel mondo, ovunque questo sia, guardi e trovi tutto, proprio tutto alla rovescia!

Fate in mondo che quel che resterà di quel mondo sarà comprensibile.

Grazie


24/08/06

Senza titolo 1410

APPELLO PROMOSSO DA:
Padre Alex Zanotelli, Ennio Abate, Cristina Alziati, Angelo Baracca, Ernesto Burgio, Chiara Cavallaro, Paola Ciardella, Patrizia Creati, Mauro Cristaldi, Manlio Dinucci, Antonino Drago, Giuseppe Gozzini, Alberto L'Abate, Paola Manduca, Alfonso Navarra, Giorgio Parisi, Claudio Pozzi, Giovanni Sarubbi, Alberto Tarozzi, Andrea Trentini, Riccardo Troisi, Monica Zoppè


24/08/06

Sembra essersi formato un consenso generale sull'opportunità/necessità che l'Italia partecipi alla Forza Internazionale di Interposizione in Libano. È indubbio che per arrestare la spirale di violenza che sempre più insanguina il Medio Oriente, e si estende pericolosamente al resto del mondo, sia più che mai necessario un impegno attivo della comunità internazionale, sotto la guida dell'Onu. L'esito di un tale impegno dipende tuttavia in modo determinante dalle condizioni in cui verrà attuato e condotto. Sembra più che mai necessario richiamare l'attenzione del Governo, del Parlamento e di tutti i cittadini su alcuni punti molto delicati.
Una prima considerazione doverosa è che la guerra in Libano ha occultato il problema palestinese. Non sembra accettabile, in particolare, che la comunità internazionale ignori completamente il fatto che Ministri e Parlamentari di un paese che dovrebbe essere sovrano siano stati sequestrati (ancora dabato 19 agosto il vice-premier, Nasser-as-Shaer), imprigionati, ed almeno in un caso anche torturati. In nessun altro Paese un simile intervento straniero potrebbe venire tollerato: perché nessuno reagisce nel caso di Israele? È inaccettabile il silenzio del Governo italiano.
Venendo alla costituzione di una Forza Internazionale di Interposizione, essa deve ubbidire ad alcune condizioni fondamentali ed elementari: è evidente che non possono farne parte militari di un paese che non sia rigorosamente equidistante tra i due belligeranti. L'Italia ha stipulato lo scorso anno un impegnativo Accordo di Cooperazione Militare con Israele, che inficia in modo sostanziale e irrimediabile la nostra equidistanza. Il Diritto Internazionale impone, come minimo, la preventiva sospensione di tale Accordo, i cui termini dettagliati devono assolutamente essere resi noti all'opinione pubblica.
È il caso di ricordare ancora che Israele ha partecipato a manovre militari della Nato svoltesi in Sardegna, nelle quali si saranno indubbiamente addestrati piloti ad altri militari israeliani, impegnati poi nella guerra in Libano. Da queste circostanze discende una ulteriore condizione: è necessaria una garanzia assoluta che il comando di questa Forza di Interposizione rimanga strettamente sotto il comando dell'Onu, e non possa essere trasferita in nessun momento alla Nato.
È assolutamente necessario, inoltre, che le spese della missione non gravino ulteriormente sul bilancio dello stato italiano, e in particolare non comportino riduzioni delle spese sociali, ma rientrino nel bilancio del Ministero della Difesa per le missioni militari italiane all'estero.
Queste sembrano condizioni fondamentali e irrinunciabili per la partecipazione del nostro paese.
Rimangono però altre riserve. Appare singolare e tutt'altro che neutrale il fatto che una Forza Internazionale di Interposizione venga schierata sul territorio di uno dei due Paesi belligeranti, quello attaccato, e non sul loro confine. Deve essere chiaro pertanto che, finché tale forza opererà in territorio libanese, essa deve essere soggetta alla sovranità libanese, e che non potrà in alcun modo essere incaricata del disarmo né dello scioglimento di Hezbollah. Queste condizioni operative esporranno comunque i militari che compongono questa forza ad agire nel caso in cui avvengano (reali o pretese) provocazioni: come potranno opporsi con la forza all'esercito israeliano, tutt'ora presente in territorio libanese? Non ci si facciano illusioni sulle regole d'ingaggio, che verranno decise dall'organismo che guiderà la missione, e non dal nostro Governo. Riteniamo giusto richiedere anche che il contingente militare sia affiancato da un congruo numero di volontari disarmati.
Deve infine risultare estremamente chiaro che questa Forza di Interposizione non potrà mai, e in alcun modo, essere coinvolta in una ripresa o in una estensione del conflitto. Così come deve essere escluso un suo impiego per proteggere le ditte italiane che si lanceranno nel lucroso business della ricostruzione del Libano.
É necessario fugare con molta chiarezza qualsiasi illusione che l'interposizione militare, anche nelle migliori condizioni, sia risolutiva per il conflitto in Medio Oriente, soprattutto per risolvere la fondamentale questione palestinese. Chi arresterà la distruzione delle case, delle coltivazioni e delle infrastrutture dei palestinesi, gli omicidi mirati (in palese violazione di qualsiasi norma giuridica)? Chiediamo pertanto che, prima di inviare un contingente italiano, il nostro Governo ponga con forza a livello internazionale l'esigenza irrinunciabile del dispiegamento di una forza internazionale di pace anche a Gaza e in Cisgiordania, a garanzia della sicurezza di Israele e come condizione per la creazione di uno Stato Palestinese.
Chiediamo che su queste questioni fondamentali vengano prese ufficialmente decisioni chiare, esplicite e trasparenti, e si esigano le dovute garanzie a livello internazionale.

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Fonte: http://www.ildialogo.org/

23/08/06

Senza titolo 1409


































 
I piccoli poeti crescono (molto) i successi al premio De André   avvenuto il  4  agosto  avevo pubblicato   qui  sul blog  il  bando di concorso   organiuzzato  dalla libreria  unico  centro culturale  non ufficiale  del mio paese  del mitico  Massimo  Dessena    che  io chiamo  come la  sua  libreria eccovi  (  anzi  rieccovi per chi non avesse  voglia  di sfogliarsi tutto l'archivio ) il suo dito http://www.libreriamax88.com  che  fa parte dell'associazione Librai Sardi Indipendenti ed e' Sede Regionale dei Presidi del Libro ed  è  tale  libreria organizza manifestazioni culturali ed incontri con gli autori. In questo modo cerchiamo di favorire il dibattito e lo scambio di idee: indiscussi elementi di crescita culturale  ed interiore   .  Con essa  collaboranbo  e  sono  Partners nell'organizzazione degli eventi sono :1) l'Ufficio Beni Culturali della Curia Vescovile ; 2) Il Cotton Club bar  musicale\ letterario ; la neonata associazione "Carta Dannata"  ( trovate  la pagina   al'interno del sito di massimo dessena ) è appunto   grazie  a  tali ininiziative  che    culturalmente  tampio     vive   ( ma   diciamo che sopravvive  ) ancora   e dimostrano  c he  tempio può risorgere e  non vuole  anche se  sono pochi   come   IL MATTO  dei Modena city ramblers
:

Il matto arriva con la schiena curva
Con il secchio, il pennello e l'atlante
Ha la bocca piena di poesie e parole
Ha una scorta che è sempre abbondante
Di storie e di offese
E di belle speranze
Il matto porta pacchi di carne e pesce
Di scarpe, di libri e vestiti
Di cappotti vecchi e di bambole tristi
Di giochi e preservativi
Di cause perse
E di buoni motivi
Il matto arriva con le pezze al culo
E se ti vede ti tende la mano
Il matto parla con lo sguardo perso
Sogna forte
E vede lontano
Il matto parla e grida e scherza
E ti guarda, poi ride di gusto
Ha la faccia innocente di un bimbo
Ha il furgone che sa di lambrusco
Ha negli occhi la luce
Del folle e del giusto
"Io sono il chiodo che picchia nel muro
Sono il vino nascosto in cantina
Sono lo specchio storto che riflette il mondo
Sono il grillo davanti al camino
La coscienza sporca
Che si avvicina"
Il matto arriva con le pezze al culo
E se ti vede ti tende la mano
Il matto parla con lo sguardo perso
Sogna forte
E vede lontano  
 
Cosa  che  è  invece successa  politicamente vedere  il   blog dell'utente  Paslam   un ragazzo di destra  mio concittadino che   non ha mandato il cervello all'ammasso e  non si  lasciato ( almeno totalmente   come altri  )  abbinbdolare dal cavalier  crescina  ops  Berlusconi  www.tempioprovincia.splinder.com
 
 articolo tratto dala nuova sardegna del  23\08\2006
 
GIUSEPPE PULINA



 TEMPIO.
 Di Pietra e di Rima. Tempio città nota e apprezzata per le sue granitiche architetture diventa sempre più la città dei poeti. Parlare di una primavera lirica sarebbe forse esagerato, così come sarebbe impropria la formula di una Pes-renessence, e cioé di una rinascita della poesia attuata in nome del primo grande poeta della città, quel Gavino Pes, maestro di stile che stimola ancora oggi la creatività di chi all’italiano continua a prediligere il gallurese.
 La dimostrazione che a Tempio sta mettendo radici un promettente movimento viene anche dai primi letterari che enti e associazioni stanno promuovendo. Come cresce il loro numero, così si intensifica anche il loro numero dei partecipanti, e tra questi è in costante aumento la presenza di autori locali. Per la lirica e la narrativa ci sono ora sezioni riservate anche a chi scrive in italiano. Segno che la salvaguardia del gallurese non passa più solo attraverso l’esclusiva di premi letterari che non contemplavano l’italiano. E’ un po’ come dire che l’italiano fa meno paura a chi tiene alla tradizione e che l’una e l’altra possono non ostacolarsi.
 Oltre ai nomi di scrittori già affermati (Giulio Cossu, Franco Fresi, Piero Canu, Gianfranco Garrucciu, Pasquale Ciboddo), iniziano a farsi strada tanti giovani promettenti. Non tutti praticano la poesia, preferendo spesso la narrativa pura, e pochi di loro si dilettato con il gallurese. I risultati sono però più che incoraggianti. E non solo per i numeri, ma anche per lo spessore qualitativo. La prova è venuta dal concorso letterario dedicato a De André, di cui Giorgio Todde (un nome, in questo caso, vale più di una garanzia) aveva presieduto la giuria.
 Dei circa 150 scrittori iscritti al premi meno di un terzo era sardo. Per gli autori sardi, poi, quasi la metà è risultata essere però di Tempio o dei dintorni. Si possono ricordare alcuni nomi (attingendo non solo dal registro del concorso), e a puro titolo, perché l’elenco è davvero lungo. Ci sono Nicola Comerci, insegnante di filosofia  nel liceo classico  cittadino e    docente  a sassari  nella facoltà di  lettere e filosofia   con il pallino per la “Bella” novella, Francesco Pasella, storico redattore della  rivista  adesso solo online Gemellae (   dall'antico nome del paese  ) Maria Antonietta Pirrigheddu, la  bravissima  artista  ( ne  ho parlato  nel post  di gennaio  ) a tutto tondo che espone quanto produce in un proprio sito internet www.lunadivetro.it ), Aldo Pintus (   ho recensito il suo libbro   di poesie )   in qualche  che ha dato di recente alle stampe la sua opera prima, e Francesco Cossu, poeta “italianista” ispiratore di un movimento che sta chiamando a raccolta i tanti autori sparsi nei diversi angoli della Sardegna. All’appello non possono mancareDaniele Carbini e le gemelle Pischedda, e soprattutto Riccardo Mura  anche lui insieme  a Cossu e  a pasella   facente parte dela rivista  Gemellae  scrittore che piace per la sobria e creativa disinvoltura con la quale pratica l’esercizio della scrittura.