29/11/11

che palle s'avvicina il natale [come sopravvivere alle festività di natale e fine d'anno introduzione ]


  
Già  d'adesso  ( siamo a  fine novembre  )  s'inizia a sentire l'atmosfera natalizia fatta di  :  1) commistione  di ipocrisia  e di felicità 2)  spasmodica  attesa  dei grandi e piccini , 3)  buonismo  a tutti  i costi
Quest'anno cercherò  di rimanerne il più possibile  immune o almeno non farmi contagiare passivamente e  acriticamente   già   dalla  fine  di novembre . Infatti in tv   ( vedi spot  wind  e  sky , Condorelli , ecc )  ed nei supermercati  grandi ( il Lidol esempio  )  e  piccoli   iniziano già ad essere  presenti i panettoni  e i dolci natalizi  . Ma  anche    le consuete polemiche natalizie   fra  chi vuole  le  luminarie  a tutti i costi e  chi  no  .
Eccone  un esempio locale  , Emiliano Deiana  sindaco  di Bortigiadas  (  paese  di  800\900  abitanti  )  come  l'anno   scorso che non speso niente per le luminarie e  << Lo dico in maniera chiara: quest'anno niente luminarie. Abbiamo raccattato tutti i fondi di bilancio per garantire gli aiuti di 1.000 euro alle famiglie con figli a carico. Nella crisi preferiamo aiutare chi ha bisogno e non incentivare le intermittenze colorate e le vanita'.>> ( Dalla  sua bacheca di facebook )  e  ha preferito  utilizzare quei €  per  il bonus  alle famiglie   che  hanno  bambini fra 0 e  i 6  anni  .Alcuni l attaccheranno  per  tale decisione ,  e lo si può  capire  perché  le luminarie sono belle, mettono allegria, danno l'idea della festa e magari incentivano gli acquisti ma in periodi di crisi come questo bisogna pur fare una scelta ... fra  lo sperpero economico ed  ecologico  ed  aiutare  chi  soffre  o  chi non ce la  fa' . Bravo Emiliano !!! ecco  l'articolo della  nuova Sardegna del 26\11\2011 .

Bortigiadas non accende le luminarie di Natale
26 novembre 2011 —   pagina 09   sezione: Olbia

 BORTIGIADAS. Un Natale con meno luci nelle strade e più soldi nelle case. La crisi economica spinge il sindaco di Bortigiadas, Emiliano Deiana, a cancellare le luminarie natalizie. Un risparmio di circa 5mila euro che consentirà all’amministrazione di tenere fede al suo programma elettorale. Ovvero la consegna di un assegno annuale di 1000 euro a tutte le famiglie che, a prescindere dal reddito, hanno un figlio da 0 a 6 anni. «In un momento di crisi mi sembra una scelta obbligata - afferma Deiana -. Anche perchè mettere le luminarie avrebbe significato diminuire il contributo per le famiglie. E siccome i bambini sono in programma e le luminarie no, non ho avuto dubbi. Tra l’altro, la mia non è una iniziativa “spot”. È dal 2005, da quando sono stato eletto sindaco per la prima volta, che ogni anno il Comune elargisce 1000 euro a tutte le famiglie che hanno un figlio fino ai 6 anni». L’iniziativa di Deiana ha riscosso una marea di consensi su Facebook, c’è chi ha addirittura invitato il proprio sindaco a imitare il collega di Bortigiadas, ma ovviamente non mancheranno le critiche di quei cittadini che vogliono a tutti i costi il Natale con le strade illuminate. «Non avevamo altra scelta. Abbiamo raccattato tutti i fondi del bilancio per garantire il contributo alle famiglie. In caso contrario, avrei dovuto tagliare i bonus. Ogni cittadino, però, potrebbe compensare l’assenza delle luminarie addobbando ingressi o balconi». (al.pi.)
barbara  canu  dicembre 2010 tempio pausania ( OT )

idem

  
Infatti volevo evitare , per  non ripetermi  . Ma spronato da dall'email  alcune futili  altre stimolanti ed  interessanti scrivere altri post  simili come quelli  dell'anno scorso   che troverete   se  vi và   nell'archivio  sia  di  splinder  (  fino al  31  gennaio  poi  chiuderà non chiude  )  e  di  blogger  nei mesi  di novembre \ dicembre   e  faro un altra guida   ( qui  l'ultima puntata  della mia precedente  guida  dell'anno scorso  http://cdv.splinder.com/post/23750607 con gli url   delle precedenti ) . Sarà  forse colpa della situazione generale in cui viviamo, intrisa di un inquietante senso di precarietà  e rabbia repressa, fatto sta che la SFN non si cura affatto dell’aspetto religioso e simbolico del Natale ( ovviamente poi dipende da caso a caso ), ma si concentra con inconscia irritazione su quello meramente pratico e consumistico dei cosiddetti festeggiamenti
I sintomi caratteristici   della SFN: Sindrome Fobica Natalizia. Infatti  è innegabile che, ogni anno di più, l’avvicinarsi del 25 dicembre provochi in molti di noi provochi una  SFN i cui  sintomi   manifestano gradatamente.
Di solito tutto comincia con un occhiata accusatoria al calendario (Come sarebbe a dire che siamo GIA’  a dicembre?), ed evolve al peggio quando si notano le prime luminarie appese per le strade (Che spreco di energia elettrica!) o si osservano i primi addobbi nei negozi ( Uffa devo pensare ai regali ), venendo sempre più colti da una irrefrenabile voglia di ribaltare i banconi dei grandi magazzini stracolmi di statuette di presepe nonché  di fare a tirassegno con le palline colorate appese agli abeti.
Con il trascorrere dei giorni e l’avvicinarsi della data fatidica gli affetti da SFN s'incupiscono sempre più, rimuginando pensieri assai poco gentili nei riguardi del consumismo maledetto, dell’ipocrisia dei buoni sentimenti una volta all'anno, e pensando con crescente disagio alla incombente sarabanda di inviti, visite, auguri, doni, pranzi e parenti.
Per evitare crisi piu’ acute del previsto, ecco una serie di suggerimenti per sopravvivere senza troppi traumi, e rispettando il bon ton senza  ovviamente  scadere  nell'ipocrisia  e  nel politicamente corretto a tutti i costi .Ne  approfitto per  inaugurare   dal prossimo  post  la  consueta  guida   di come  SOPRAVVIVERE AL NATALE 

24/11/11

La donna "drogata" di Coca Cola 7300 bottiglia in 10 anni



Anche la Coca Cola può provocare dipendenza. Lo dimostra il caso della trantaseienne inglese Claire Ayton: è andata dal dottore accusando problemi di stanchezza, di eccessiva sensazione di sete e di sovrappeso, e alla fine è emerso che il suo problema è la quantità di Diet Coke che assume. Ogni settimana, negli ultimi 10 anni, 14 bottiglie da 2 litri alla settimana. Il che equivale a 7.300 bottiglie in un decennio. Un folle record che ha sicuramente danneggiato la sua salute  .  Infatti 
 VI SIETE MAI MERAVIGLIATI DEL FATTO CHE DOPO AVER BEVUTO COCA COLA VI VIENE DA RIDERE? Il motivo è che… vi sballa! Hanno tolto la cocaina dalla bevanda quasi un secolo fa. Sapete perché? Era ridondante.
Nei primi 10 Minuti:
10 cucchiaini di zucchero colpiscono il tuo organismo (100% della razione giornaliera raccomandata). La reazione immediata a questa dolcezza così eccessiva sarebbe il vomito ma ciò è impedito dal fatto che l’acido fosforico diminuisce il sapore permettendoti di mantenere la bibita nello stomaco
20 Minuti:
L tua glicemia schizza in alto causando un massiccio rilascio di insulina. Il tuo fegato risponde trasformando tutto lo zucchero che può “catturare” in glicogeno (zuccheri di riserva per il corpo) e grasso.
40 minuti: la caffeina è stata assorbita completamente. Le pupille si dilatano, la pressione del sangue aumenta e come risposta il tuo fegato rilascia altro zucchero nel sistema circolatorio. I recettori cerebrali dell’adenosina si bloccano per prevenire la sonnolenza.
45 Minuti:
Il corpo aumenta la produzione di dopamina stimolando il centro del piacere del cervello. E’ lo stesso meccanismo di azione della cocaina…..
60 Minuti:
L’acido fosforico lega il calcio, il magnesio e lo zinco nell’intestino, causando un ulteriore spinta al metabolismo. Inoltre le alte dosi di zucchero e la dolcezza artificiale aumentano l’escrezione urinaria di calcio.
;60 Minuti:
Le proprietà diuretiche della caffeina entrano in gioco. E’ ora assicurato che con le urine verranno eliminati il calcio, il magnesio e lo zinco che erano in realtà destinati alle ossa, oltre al sodio, a vari elettroliti e all’acqua.
>60 Minuti:
Dopo l’eccitazione iniziale si avrà un crollo della glicemia. Potresti diventare irritabile e/o apatico. Avrai anche eliminato con le urine tutta l’acqua presente nella bibita, ma non prima di averla infusa con preziosi nutrienti che il tuo corpo avrebbe potuto usare per scopi fondamentali: idratare i tessuti, rafforzare le ossa e i denti.Tutto questo sarà seguito nelle prossime ore da un crollo della caffeina. Ma….fatti un altra Coca-Cola, ti farà sentire meglio.
Nota: il nemico non è la Coca-Cola bensì la combinazione di dosi eccessive di zucchero unite alla caffeina e all’acido fosforico. Questa combinazione la si può trovare nella maggior parte delle bibite gassate.
fonte. psichesoma.com
Redatto da Pjmanc  http://ilfattaccio.org

13/11/11

pensieri sparsi

saranno confusi  ,ma  sono stati scritto appena  alzato e    riportati  qui  senza   essere  rielaborati  e  coretti  e pi  io 


Abbiamo in testa idee meravigliose,
che raramente coincidono con le cose:
voliamo alto, se non capite niente
peggio per voi, mica scriviamo per la gente...

e parte la corazzata Potemkin
in un tripudio di bandiere festanti,
e si consegnano premi,
e si proclamono geni
e gli altri tutti dietro
in barca a remi...
qua e là sul ponte gira un verso d'amore
un po' spaesato in mezzo a tanto splendore:
sinestesie fulminanti,
allitterati non sensi,
mani morte senza complimenti,
due battutine sui colleghi assenti,
piccole piccole, così innocenti:

tira l'ancora, gira l'elica,
com'è bello andar
liberi sul mar!
(...)



non sempre l cose  vanno come  si vorrebbero  bisogna  accontentarsi

non sempre i provvedimenti  drastici    sono i migliori ed  efficaci  

prende coscienza  dl nostro io  interiore  siamo solo  formiche  nell'universo  

non sempre  si  può fuggire 

esiste  anche  un  ecologia degli affetti  perché  sprecare  i complimenti quando si possono riciclare ? 

chi ha un perchè abbastanza  forte può superare  un qualsiasi come 

mai giudicare  dalle semplici apparenze    :  molto spesso ci sono più cose  in una  zucca vuota  che in una piena 

a  volte mi sembra    di non aver  trovato quello  che  stavo cercando  . Ma  ho cercato quello   che  non stavo trovando  


non c'è  soddisfazione  a raggiungere risultati senza merito . impegnarsi  per ottenerli  con le proprie  forze rende felici  .  ecco cos'è la   felicità

la verità non è facile d'accettare .ma questo non significa  che non sia  la  verità 

 a  volte una martellata  è  meglio di tanti ragionamenti

vale sempre la pena  d'uscire  e di conoscere il mondo  

viaggiare  è meglio che  arrivare

L'odore del silenzio

C'è sempre, in ogni vicenda umana, un momento di ricapitolazione, una pausa in cui il respiro rallenta, o addirittura si ferma. E' un momento timido, che svanisce non appena ne percepisci la presenza; eppure è anche una luce. Te ne puoi nutrire, senza però possederla. Devi fare un passo indietro, permetterle di invaderti. E allora, lei ti restituisce a te stesso. Pienamente, completamente.

Quando usciva dal Quirinale, nella lunga notte di ieri, Silvio Berlusconi è stato restituito, o forse donato, a sé stesso. Non coglierà l'occasione, lo sappiamo. Tornerà, entro brevissimo tempo, il Berlusconi che abbiamo sempre conosciuto: un Berlusconi non super-umano, non post-umano, bensì para-umano. Qualcosa che sta accanto all'umanità senza esserlo. Una carcassa vuota, un'apparenza di vita, esattamente come le immagini dei dépliant pubblicitari.

Perché questo e null'altro è stato il senso della sua avventura "politica": una strenua difesa della roba (sua), una roba per la quale s'è immolato - e da cui, ironia della sorte, è stato disarcionato -, con un fideismo da martire. Martire del profitto, dell'accumulazione. "Credo nella società occidentale, credo nel libero mercato" è stato uno dei primi slogan da lui lanciati, in quel para-italiano semplificato da piazzista tv. Semplificato, ma non insignificante. In quelle due frasi si condensava tutta la para-filosofia berlusconiana: l'identificazione della "società occidentale" (crocifissi in legno versus crocifissi della vita, Bianco Natale e dio Po, bestemmie in barzelletta e orge in abito da suora) col "libero mercato", quasi fossero sinonimi. Non tanto per contrapposizione al collettivismo comunista (tra i migliori amici del Cavaliere, oltre a dittatori e satrapi, figurava l'ex agente Kgb Vladimir Putin), quanto per marcare una differenza antropologica, diremmo razziale (il mercato è razzista) tra "noi" e "loro". "Noi", quelli per cui il pensiero è un inutile fardello, quelli per i quali la vita si mangia e si ruba, e non puoi guardare in faccia nessuno: nemmeno tua madre (cfr. Terry De Nicolò, una delle tante prostitute foraggiate da B.). Noi, quelli che hanno successo - o s'illudono d'averlo: e poi, sullo sfondo, reietti, tutti gli altri. Noi, quelli che viva gli oggetti. L'anima non c'è. Dopo questa esistenza non ce ne sarà un'altra.

Ma ieri, solo ieri, in quei fuggevoli istanti, Berlusconi ha avuto l'opportunità di lasciarsi invadere da quella timida luce. E ne avrebbe avuta ancor di più, se invece del giubilo e dei fischi da stadio che hanno accompagnato la sua uscita di scena (intonati, peraltro, da figuranti in larga parte, e in tempi non lontani, suoi accaniti sostenitori) l'avesse accolto un lungo silenzio; un silenzio severo, anche giudice, ma lento e contemplativo; misericordioso. La misericordia non dimentica, ricrea; la misericordia non cancella il passato, lo condanna con forza; ma salva l'attimo di sincerità dell'uomo. Anche dell'uomo Berlusconi. Della sua debolezza, della sua fragilità, del suo dolore, della sua vecchiaia che mai come ieri è apparsa così crudele e impietosa.

Egli non coglierà l'attimo, dicevamo. Possiamo, dobbiamo però coglierlo noi.

Ci attende un percorso tutto in salita. Senza guide, senza sogni plastificati, senza (para) uomini della Provvidenza, soffocati e attossicati da una roba dal cui dominio è necessario liberarsi. Non è il periodo delle maschere urlanti. Ci hanno già storditi troppo. E' l'avvento del silenzio. Quotidiano, alacre, essenziale. Enrico Deaglio ha affermato che il '94, anno della fatale "discesa in campo" (un altro dei para-linguaggi di questo tempo violentato), è stato un anno inodoro, asettico, televisivo e abbastanza crudele. Il silenzio, invece, ha un odore: l'odore inconfondibile e discreto della casa, della normalità, degli affetti, dei libri, dei mobili e dei ricordi. E' un odore strano, cui siamo talmente abituati da non sentirlo nemmeno più. E, per questo, lo copriamo con insensati, chiassosi odori artificiali. Solo quando manca, ci sentiamo soffocare.

09/11/11

Senza nome

Quel giorno proprio non ne poteva più. Fradicio fino al midollo per le cateratte che mai e poi mai volevano richiudersi. Scuro tra gli alberi scuri, fra le foglie che sembravano anch'esse liquefarsi come gelido piombo. Pioveva, e pioveva, e pioveva. Era la sua vita, si avvicinava il momento in cui non avrebbe più trovato, tra i solchi abbandonati o tra i rami fioriti, una briciola, un seme, un insetto di cui cibarsi. Lui, uno dei tanti passeri clandestini e al tempo stesso familiari in quel nugolo di comignoli, vegetazione, tombini e budelli che gli umani chiamano città.

Dalla scorsa estate lui, lo zingaro volante, aveva un appuntamento fisso sul balcone di alcuni umani. Sebbene sapesse che di loro non ci si poteva fidare, vi si avventurava egualmente. Il gusto del brivido, la fame, la consapevolezza della propria velocità gli avevano infuso un coraggio guascone. Anche perché lì aveva conosciuto due nuovi amici.

Alati come lui, ma con un nome. Cipria e Fiammetta, una coppia di canarini, maschio e femmina. Quando gli avevano chiesto quale fosse il suo, non aveva capito.

Cipria e Fiammetta vivevano prigionieri. In una strana scatola che a loro sembrava confortevole e ampia. In effetti, il vitto era abbondante; l'avevano invitato diverse volte a condividerlo, e lo straniero non si era fatto pregare. Beccuzzava con piacere sia i semi di canapa, sia la succulenta spiga di panico sporgente dalla gabbia. E Fiammetta, col suo sguardo vezzoso e rosato, gli piaceva proprio. Non avrebbe mai offeso il suo ospite, si capisce. Ma si era accorto che il suo fascino randagio aveva colpito la bella reclusa. Ma il nome, che significava avere un nome?

In seguito, capì. Il nome era la prigione.

Cipria e Fiammetta! Sillabe astruse, aliene, impossibili da riprodurre. Loro preferivano modulare trilli, in quel modo leggiadro che anche lui gl'invidiava. Il loro canto oltrepassava le grate della cella, echeggiava nei cieli superni, invocava fratelli sconosciuti, immemore e remoto, limpido e aereo come le ardimentose virate dello straniero. La voce erano le ali che qualcuno aveva loro tarpato, e che adesso gli ricadevano sui fianchi, candide e vane. Il nome li possedeva e li delimitava, perché era un nome umano, scelto dagli umani.

Uh, gli umani! A questa parola, un frizzo più gelido del rigore invernale gli sibilò attraverso le ossa cave.

Eppure, gli aveva spiegato Fiammetta, a loro non mancava nulla: cibo sempre abbondante e di ottima qualità, pulizia, tepore, persino un bagnetto tiepido tutti i giorni. E, d'estate, lunghi tragitti su un oggetto meccanico e tenebroso, un po' terrificante, ma, alla fine, ecco un altro balcone, un altro giardino, un nuovo sole, l'aria marina.
Lo zingaro crollò il capo bruno. Lui conosceva sia il sole dei tramonti urbani sia le albe del Madagascar, e la brezza marina lo conduceva tra eriche e corbezzoli e nuove avventure, trascinato e folle, e aveva spezzato cuori, alimentato speranze, disseminato figli, fuggito paurosi animali. Cipria e Fiammetta vivevano di balcone in balcone, lui era preda dell'aria, cioè di nessuno. Perché non aveva nome.
Certo, però... quella volta, il vento e l'acqua s'erano scatenati come un immenso drago bigiognolo. E i suoi amici lo aspettavano, non più sul balcone, ma nella stanza accanto, al riparo, asciutti e soffici come un nido vaporoso. Fiammetta era più seducente che mai. Li raggiunse. Sorrise. Becchettò. Fece appena in tempo ad avvertire uno strano, circonfuso calore di legno e di spigo.

Ma un'ombra lunga apparve. Un'ombra umana. Lo straniero ebbe un ansito. - Non scappare! - supplicò Fiammetta - Ci vuole bene, ci porta da mangiare...

Ma lui le lanciò un'occhiata triste e fulminea. Il sole, fuori, tornava a rischiarare l'orizzonte. Era nato senza nome, senza patria, senza cibo. Ladro di vita, la vita lo attraversava tutto.

In un attimo, fu di nuovo nell'aria di cristallo. Scappa, fuggi, e salva qualche cosa in te.

07/11/11

Lega shock: "Grazie a pioggia sgomberati campi rom a Torino"



Visto  che nel  commentare  questa  ennesima idiozia (  trovate  sotto la news  )  malpancista  della  Sega ops  Lega Nord    non mi vengono in mente    altro  che  frasi  fatte  e volgarità (  ed  non mi va  di  abbassarmi al  loro  livello )   faccio mie  le parole , spcie  qulle  da  01.10 di un grande poeta  che  ancora   ha molto  da  dire 


 repubblica  online 


Il maltempo, dichiara Davide Cavallotto, deputato del Carroccio,è riuscito laddove aveva fallito Fassino: l'evacuazione dell'insediamento  sul lungo Stura. Rosa Callipari, Pd: "Lo ispirano cinismo e razzismo". L'ira di Fassino: frasi assurde, intanto anche i roma sono rientrati nei loro campi


"Ora che la pioggia è riuscita nell'impresa in cui aveva fallito il sindaco Piero Fassino, ossia lo sgombero del campo nomadi abusivo sul Lungo Stura Lazio, mi auguro che il comune provvederà all'identificazione di tutti gli irregolari che vivevano in quel campo". Lo dichiara il deputato della Lega Nord Davide Cavallotto. "Se questo non dovesse accadere, e i nomadi dovessero rioccupare abusivamente quell'area - aggiunge in una nota - la responsabilità sarà solo del sindaco. I torinesi vogliono meno salotti radical chic e meno zingari irregolari".
"Soltanto cinismo e razzismo possono aver ispirato le parole del deputato leghista che invoca l'effetto anti-rom della pioggia torrenziale che ha seminato morte e distruzione in tutt'Italia". Lo dice Rosa Villecco Calipari, vicepresidente dei deputati del Pd.
"Leggere la nota di Cavallotto nella quale scrive che 'la pioggia è  riuscita nell'impresa in cui aveva fallito il sindaco Fassino, ossia lo sgombero del campo nomadi abusivo sul lungo Stura Lazio mentre ancora si piangono i morti di Genova e Napoli, ci riempie di rabbia - prosegue- qualcuno dei suoi può intervenire?". E Giorgio Merlo (Pd) aggiunge: frasi che si commentano da sole. E Della Seta sostiene: " I nubifragi non fermano gli imbecilli".

06/11/11

Gli italiani in Libano e la loro "caccia cieca" guerra alla guerra


 fonte unita donline  del 6\11\2011

Gli “hurt locker” italiani, come da titolo del film premio Oscar di Kathryn Bigelow, hanno gli occhi profondi del luogotenente Nicola Sgherzi, medaglia d'argento per aver salvato la vita di una donna saltata su una mina a Sarajevo nel febbraio del 1996. “Arrivammo sul posto assieme ad un collega attirati dall'esplosione e dalle urla – racconta – C'era questa signora a terra orribilmente mutilata ed alcuni militari che la guardavano. Ho deciso subito di intervenire senza aspettare l'arrivo della squadra: c'era la neve e l'unico modo per raggiungerla era camminare fino al punto dove si trovava mettendo i piedi sulle sue orme. Arrivai lì, me la caricai sulle spalle e mi misi sotto braccio la gamba che la mina le aveva fatto saltare via. Poi feci il cammino a ritroso fino a portarci in salvo”. 
Sgherzi, oggi cinquantaquattrenne alla sua sedicesima missione all'estero, assieme ai genieri della brigata Pinerolo è arrivato da pochi giorni nella base libanese di Shama. Sono qui per raccogliere il testimone dai colleghi della Aosta che assieme al resto della brigata stanno ripartendo per l'Italia, per la Sicilia, alla fine dei sei mesi della loro missione. Sei mesi trascorsi in ginocchio a pochi metri dalla “Blue Line”, la linea ideale che marca il ritiro dell'esercito israeliano dopo l'invasione, ad analizzare il terreno con la strumentazione in grado di rivelare la presenza delle mine antiuomo e a strappare un centimetro alla volta la terra all'orrore della guerra.
A marcare i 118 chilometri della linea, infatti, ci sono i cosiddetti “Blue Pillar”, i bidoni blu con il simbolo delle Nazioni Unite sulla cui collocazione i rappresentanti dell'esercito israeliano e quelli delle forze armate libanese discutono (ma è un eufemismo) nel corso delle riunioni tripartite che si svolgono all'incirca una volta al mese, con la mediazione dell'Unifil, in un edificio proprio a cavallo della “Blue Line” nel settore di responsabilità del contingente italiano.
Di la’ della linea Israele, con i suoi controlli elettronici da Grande Fratello, la sua rete elettrificata e la striscia di sabbia “pettinata” a perfezione quasi ogni giorno per poter rivelare qualsiasi traccia di una eventuale intrusione; di qua il Libano e i campi minati che l'esercito di Tel Aviv si è lasciata alle spalle al momento del ritiro. E l'unico modo per poter piantare in sicurezza i “Blue Pillar”, dopo le lunghe trattative e l'intervento delle squadre di cartografi dei due paesi, è quello di bonificare la zona e mettere in sicurezza il corridoio necessario per raggiungerla attraverso i campi minati.
Un lavoro che, nel settore ovest del Libano del sud, spetta proprio al genio guastatori: agli uomini della Aosta, fino ad oggi, a quelli della Pinerolo domani quando sarà completato l'avvicendamento. Un lavoro lungo e pericoloso, un avanzare di un metro appena al giorno lungo un corridoio largo altrettanto: prima analizzando il terreno con una strumentazione simile ad un sofisticato metal detector, poi sondando la terra con uno stiletto che sembra un lungo cacciavite per rilevare l'eventuale presenza di ordigni. A guidarli nel buio di una ricerca in cui gli occhi non servono, ci sarebbero le cartine che le forze armate isreliane hanno consegnato dopo la pace e dove sono segnalate le zone minate e l'esatta dislocazione delle mine. Ma anni di maltempo, smottamenti, combattimenti e passaggi hanno modificato profondamente l'aspetto di queste colline brulle e così fidarsi pienamente di quanto riportato nelle mappe è impossibile. Resta solo la caccia cieca. Dall'alba al tramonto, sotto il sole d'estate o nel vento freddo d'inverno, a turni di venti minuti a testa. “Perché più a lungo – spiega il tenente colonnello Antonio Micunco, settima missione in teatri esteri – sarebbe impossibile resistere e restare concentrati con addosso una dotazione che fra casco e imbottiture pesa oltre tredici chili”. 
Un lavoro che dà i suoi frutti, però, visto che dal 2006 ad oggi i guastatori italiani hanno scoperto e fatto brillare ben 51 mine, bonificando corridoi per un area di quasi 2000 metri quadrati. Cinque i corridoi aperti soltanto negli ultimi sei mesi di operazioni, quelle condotte dagli uomini della brigata Aosta guidati dal tenente colonnello Gabriele. “Nei giorni successivi al salvataggio – ricorda ancora il luogotenente Sgherzi – ricordo che per le strade di Sarajevo erano stati affissi dei cartelli su cui c'era scritto 'Grazie Italia, grazie soldati italiani'. Fu un'emozione incredibile”. Diventato eroe per aver salvato una donna che su una mina c'era saltata, oggi è qui assieme ai suoi colleghi per evitare che domani possa capitare lo stesso a qualcun altro.


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