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17.9.24

diario di bordo n 75 anno II . IL coraggio di Miss Mamma. La violenza sessuale e la gravidanza. "Ma scelsi di tenere il bambino ., Comune rischia dissesto per sostegno famiglia in 'codice rosso' ., Kosta Runjaic, l’allenatore venuto dal nulla che fa sognare l’Udinese. E che si ispira a Jfk

 dopo le  polemiche  su  Cinzia Dal Pino, 65 anni  [ è il secondo  articolo ]  e   fedez ( I II III )    riprendiamo   con    storie  più allegre o quasi 


Roma, 17 settembre 2024 – Un racconto forte come un pugno nello stomaco. Un amore materno sconfinato che sottomette l’orrore di uno stupro. Il desiderio di dare la vita che trionfa sull’annichilimento e la morte. Semou Diagne – origini senegalesi, anconetana d’adozione – è stata incoronata a Bellaria-Igea Marina Miss mamma italiana 2024. Sul palco della manifestazione, durante la prova di abilità richiesta alle concorrenti del contest nazionale – ideato dalla Te.ma spettacoli di Paolo Teti – la 33enne ha esibito il suo coraggio. "Sono madre di un ragazzo nato da una violenza sessuale che ho subìto nel mio Paese – ha rivelato ai giurati e al pubblico –. Ho deciso di portare  avanti comunque la gravidanza, rinunciando successivamente all’adozione. Mio figlio l’ho amato dal primo momento. Vorrei tanto che le donne che hanno vissuto l’esperienza terribile dello stupro capissero che è possibile non arrendersi, rialzarsi e trovare il proprio riscatto. La fede mi ha aiutato a credere che a ogni notte buia segue un giorno luminoso".Parlare pubblicamente dell’incubo vissuto quando era poco più che un’adolescente, è stato tuttavia non facile per la neo Miss, sguardo malinconico e fisico statuario. "Ripercorrere l’accaduto ha risvegliato quei fantasmi protagonisti di un trauma mai del tutto sopito – ha detto –. Ho pagato un prezzo altissimo, ma se questo dolore può servire ad aiutare altre donne, lo accetto quasi con gioia. Oggi mi sento più forte". Semou è giunta in Italia diversi anni fa, dopo la violenza, grazie all’aiuto di un’organizzazione internazionale, integrandosi perfettamente nel capoluogo marchigiano, dove lavora, studia e fa volontariato sulle ambulanze. Cosa che non ha impedito ai leoni da tastiera di rivolgerle svariati insulti per la partecipazione al concorso.“Durante le prefinali ho pianto – racconta –. Sono stata attaccata per il colore della mia pelle. Tanti giudicano senza sapere e questo mi ha ferito molto. Considero Ancona la mia casa, ho trovato amici stupendi, veri, che mi hanno sempre sostenuto nei momenti difficili. Sono riconoscente per quanto ho ricevuto. La scelta di fare volontariato è dettata anche dal desiderio di offrire il mio contributo a una città che mi ha dato tanto " Nonostante un matrimonio fallito, da cui ha avuto un secondo bambino, Semou – segni particolari, resilienza – continua a credere nei sentimenti. "Dopo lo stupro gli uomini mi facevano paura. È stata dura rimettersi in gioco. Attraverso la separazione da mio marito ho imparato però ad accettare che le relazioni possono finire. L’importante è custodire l’affetto e il rispetto reciproco. Ma non smetto di sperare di incontrare il compagno giusto". La corona di Miss Mamma l’ha arricchita di nuovi stimoli. "Vincere ha accresciuto la mia autostima, anche se vorrei continuare la mia vita in modo tranquillo, portando avanti gli studi. Mi piacerebbe lavorare come infermiera. Amo essere d’aiuto agli altri".Miss Mamma Italiana – patrocinato dal Comune di Bellaria-Igea Marina e dalla Fondazione Verdeblù, giunto alla 31esima edizione – ha portato alla luce altre storie di soprusi e sofferenze. Come quella di Sabina Zagaria, 30 anni, di Andria, che nel suo monologo ha invitato le donne a non mettere mai la testa sotto la sabbia. "Denunciate chi vi maltratta, mancandovi di rispetto. Io l’ho fatto".

 
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(ANSA) - FOGGIA, 16 SET - Una intera famiglia, madre e quattro figli messa sotto le tutele del 'codice rosso' per le minacce ripetute del padre, e un Comune che non riesce a sostenere la spesa necessaria che ammonta ad oltre 11mila euro al mese e che ha già accumulato un debito di 200mila euro. E' la denuncia del sindaco di Carlantino, Graziano


Coscia, che ha rivolto un appello alla presidente del consiglio, ai ministri della Famiglia e della Giustizia, al presidente della Regione e al prefetto annunciando che "se nelle prossime settimane non riceverò risposte dagli enti preposti valuterò seriamente le dimissioni e il mio Comune dovrà chiudere per assoluta mancanza di fondi".La vicenda, spiega il sindaco, è legata all'applicazione della legge del codice rosso ad una famiglia di Carlantino. "Più di un anno fa - sottolinea il sindaco - una donna di Carlantino con i suoi quattro figli veniva condotta presso una casa rifugio in un'altra città, a seguito della denuncia fatta contro le minacce telefoniche ricevute dal coniuge. Quella denuncia ha attivato procedure e azioni previste dal codice rosso". "Nonostante una proposta di percorso alternativo, attuabile tramite un contributo per fittare una casa e con prospettive lavorative -sottolinea - le autorità preposte hanno comunque pensato di applicare rigidamente quella che è l'attuale norma del codice rosso. Il problema è che il costo dell'alloggio presso la casa rifugio è a totale carico del comune di Carlantino. Il costo è pari 375 euro al giorno, ben 11.250 euro al mese. Ad oggi, l'ente carlantinese è debitore di quasi 200.000 euro nei confronti della casa rifugio". "Una cifra enorme e spropositata - aggiunge - per un Comune che si trova in una situazione finanziaria alquanto precaria, oltre a essere entrato in un piano di riequilibrio finanziario stabilito dalla Corte dei conti". Coscia sottolinea che "l'interesse è quello di proteggere i cittadini del mio paese. Ma non è possibile legiferare in tal senso senza prevedere un fondo dal quale gli enti comunali possano attingere risorse per far fronte a tali situazioni di emergenza. Lo Stato non può fare leggi e poi chiedere ai Comuni di sostenerle economicamente". (ANSA)

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Kosta Runjaic, chi è l'allenatore dell'Udinese capolista in serie A: palloni giganti e foot volley in allenamento, vendeva assicurazioni in Germania
Il tecnico dei friulani arriva dalla periferia del grande calcio. Ma sta stupendo grazie al suo gioco che ha proiettato i bianconeri in testa alla classifica. Dai “funny games” alle calamite per individuare i giocatori: vi raccontiamo i suoi segreti



“Kosta, chi è costui?”. Nel calcio globalizzato del 2024 l’arrivo di un nuovo allenatore in Serie A, lo scorso 14 giugno, ha costretto tifosi e appassionati a cercare lumi sul web. Tanti non conoscevano il

tedesco Runjaic, l’ex tecnico del Legia Varsavia scelto dall’Udinese per sostituire Fabio Cannavaro, che pure aveva salvato la squadra dalla B all’ultima giornata del campionato passato vincendo lo scontro diretto in casa del Frosinone.Siamo molti felici, ma non significa niente». Kosta Runjaic è il protagonista per caso di questo avvio di serie A con la sua Udinese che non ha sbagliato un colpo e può godersi una settimana da capolista dopo il successo in rimonta 3-2 a Parma, davanti alle big d'Italia grazie ai gol di Lucca e Thauvin. Non succedeva dai tempi di Francesco Guidolin. Ma il tecnico tedesco sa bene che il campionato della sua squadra non potrà essere quello che dice attualmente la classifica.Nato a Vienna, origini della Croazia ma nazionalità tedesca. Nel 2010, Runjaic parte dalla terza serie in Germania con il Darmstadt. Sarà il Kaiserslautern la squadra del suo biglietto da visita per l’Europa dei grandi grazie alla semifinale di Coppa di Germania raggiunta nel 2014. Nelle ultime stagioni Runjaic ha potuto finalmente abbandonare il suo primo e vero lavoro da assicuratore per potersi dedicare a tempo pieno nel calcio. Prima di essere chiamato all'Udinese che la scorsa stagione si era salvata solo all'ultima giornata dalla retrocessione, l’ultima positiva esperienza era stata con il Legia Varsavia in Polonia. La Conference League è stata la sua vetrina e la famiglia Pozzo lo ha ingaggiato con un biennale da 750 mila euro a stagione.
«Siamo però nella direzione giusta - ha detto dopo la rimonta a Parma l'allenatore tedesco - anche per il modo in cui abbiamo vinto, dimostrando carattere e passione. Per noi è importante fare il maggior numero di punti in questo inizio stagione. La chiave è essere connessi in attacco e difesa, mettere intensità in campo. Nel primo non abbiamo giocato benissimo, ma neanche male, poi nel secondo è cambiata l'energia e questo ha fatto la differenza. Siamo entrati velocemente in connessione con tutto l'ambiente e abbiamo trovato anche una grande connessione con i nostri tifosi».Runjaic utilizza solitamente dei palloni giganti, specie durante il ritiro estivo. Secondo lui sono utili per valutare la reazione dei calciatori rispetto a qualsiasi situazione di gioco. In poche parole, una simulazione del reale. Per lo stesso motivo, non sono mancate le gare di foot volley per provocare imprevedibilità e senso del pericolo. Tecniche di allenamento all'apparenza singolari, ma che visti i risultati funzionano alla grande.
Udinese prima in solitaria dopo tredici anni: sui bookie spunta la quota
Dall’incubo retrocessione, evitato soltanto nei minuti finali dell’ultima partita della scorsa Serie A, al primo posto in classifica dopo quattro giornate di campionato. Un cambio drastico per l’Udinese che grazie al nuovo corso Runjaić è in vetta dopo tredici anni. In quell’occasione la formazione bianconera raggiunse poi il terzo posto e la qualificazione alla Champions League, un’opzione difficile ma non impossibile per gli esperti di Sisal, che vedono Thauvin e compagni nelle prime quattro posizioni alla 38^ giornata a 66 volte la posta. Tuttavia, un inizio così dovrebbe evitare le sofferenze dello scorso anno, quando la squadra è rimasta costantemente nelle zone basse della classifica. Come riporta Agipronews si gioca infatti a quota 10 su William Hill un ritorno in Serie B per l’Udinese, campionato nel quale è assente ormai dal 1994/95.




11.7.15

Maturità, storia di Silvia studentessa Down da centoMaturità, storia di Silvia studentessa Down da cento

 queste  sono storie    e fatti altro che gossip . Ora  è vero che    << i commissari ho presentato una tesina su di me. Devo dire che me li sono conquistati, soprattutto i prof di inglese e di filosofia: hanno apprezzato tantissimo le mie poesie>> Ma Silvia Barbarotto, quasi 20 anni, è una studentessa affetta dalla sindrome di Down. Ha appena finito il liceo di Scienze umane all’istituto Virgilio di Milano. Con il massimo dei voti: cento centesimi. Certo, la prova non era quella ministeriale, ma un esame adatto al suo «Pei», cioè il percorso educativo individualizzato sviluppato nel corso dei cinque anni grazie a una rete di insegnanti di sostegno. E non avrà il valore di una normale maturità infatti : Silvia riceverà un «certificato di competenze acquisite». Ma è comunque un risultato di cui essere fieri.

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Silvia, appassionata di poesia, è uscita dal liceo Virgilio di Milano con il massimo dei voti nella prova personalizzata. «Da grande vorrei imparare a fare i massaggi»
di Alessandra Dal Monte











«Ai commissari ho presentato una tesina su di me. Devo dire che me li sono conquistati, soprattutto i prof di inglese e di filosofia: hanno apprezzato tantissimo le mie poesie». Silvia Barbarotto, quasi 20 anni, è una studentessa affetta dalla sindrome di Down. Ha appena finito il liceo di Scienze umane all’istituto Virgilio di Milano. Con il massimo dei voti: cento centesimi. Certo, la prova non era quella ministeriale, ma un esame adatto al suo «Pei», il percorso educativo individualizzato sviluppato nel corso dei cinque anni grazie a una rete di insegnanti di sostegno. E non avrà il valore di una normale maturità: Silvia riceverà un «certificato di competenze acquisite». Ma è comunque un risultato di cui essere fieri.
Dalla poesia ai massaggi
«Sono molto contenta — racconta Silvia —. Nel primo scritto ho dovuto commentare un testo di Pirandello mentre nella prova di Scienze sociali un brano sulla situazione di un ragazzo. Poi all’orale, oltre all’autopresentazione, ho portato diverse materie: filosofia, inglese, matematica, storia, italiano, scienze sociali. E ho parlato tanto di poesia, che per me è una vera passione». Silvia legge alcuni suoi versi al telefono. Asciutti e incisivi. «Il mio poeta preferito è Ungaretti. Ma mi piacciono anche Shakespeare, Pascoli, Leopardi, Omero. E un po’ D’Annunzio». Da quando la scuola è finita Silvia è un po’ dispiaciuta. «Mi sono trovata bene in classe con i miei compagni. Adesso non so bene cosa farò: mi piacerebbe andare all’Istituto San Giusto — la scuola di Milano che insegna un lavoro ai ragazzi Down attraverso laboratori pratici (giardinaggio, ceramica, cucito, cucina e bar, informatica), ndr —. E, in futuro, imparare a fare massaggi».
Un futuro difficile
Mentre Silvia sogna, mamma Cristina fa i conti con le questioni pratiche: «I posti al San Giusto sono molto pochi. E proseguire gli studi è difficile. Intanto dovrei far riconoscere la maturità di Silvia, magari in questo mi può aiutare l’associazione Gpd, genitori persone Down, a cui siamo iscritti. Ma poi? Purtroppo dopo le superiori per chi è affetto da questa sindrome c’è il nulla. A maggior ragione devo ringraziare il liceo Virgilio, che l’ha accolta e seguita per cinque anni. Questo percorso Silvia l’ha finito alla grande. Adesso ci rimettiamo in pista per il futuro».

7.5.15

cosa è L'amore ? Eccone alcune sfumature




a tutti i miei tredici lettori\trici fissi , ma anche no , che mi chiedevano storie ecco tre al pezzo di una .  Ho provato  qui a raccogliere   tre  diversi tipi  sfumature  \ sfaccettature  dell'amore  . Se  voi ne avete  qualcun'altra  da   suggerirmi  usate  o  i commenti o la classica  email  del sito    redbeppe@gmail.com  




La prima



Fidanzati da nove anni, sposi per tre giorni e poi subito il divorzio
La crisi è arrivata durante il viaggio di nozze a Parigi. Con la nuova normativa, fra sei mesi sarà tutto finito

di Ilaria Purassanta da http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/ del 04 maggio 2015









Galeotta fu Parigi, ma per il divorzio. Sono bastate 48 ore di luna di miele ai due novelli sposi – lei pordenonese, 38 anni, lui pugliese, un anno più vecchio – per il dietrofront a tempo di record. Nozze lampo per la coppia, dopo un fidanzamento all'antica, durato invece nove anni.
La meta più romantica per antonomasia non ha prodotto l’effetto sperato. Anzi. All’ombra della Tour Eiffel si è consumato l’epilogo della storia d’amore coltivata a distanza. Per l’impiegata postale e il militare il viaggio di nozze è stato il primo vero test di convivenza sul campo. Dopo due notti insieme, l’incantesimo si è infranto per entrambi, tanto che i due sposini hanno rifatto anzitempo le valigie per ritornare in Italia. Ognuno a casa propria.
E a tre giorni dal fatidico sì pronunciato in municipio si sono presentati agli uffici della Fondazione nazionale consumatori per avviare le pratiche di divorzio consensuale.
Ora sono separati di fatto. Fra sei mesi, non avranno più nulla in comune, grazie alla formula del divorzio breve: nessun figlio, né beni immobili o conti correnti. Se non quella firma apposta dianzi all'ufficiale dello stato civile, il mese scorso, a suggellare nove anni d’amore, tramontato poi sotto un beffardo cielo parigino.

«Secondo i nostri consulenti di coppia – spiega Giovanni Rossetti, della Fondazione nazionale consumatori, che ha sede a Roma– non si tratta di dinamiche così strane: se due fidanzati non hanno mai convissuto, alla prova dei fatti può capitare che comprendano di non essere fatti l’uno per l’altra. 
Secondo quanto riferisce il sodalizio che tutela i consumatori, i due ex promessi hanno deciso di istruire una pratica in Tribunale, «non potendo accedere al divorzio in Comune per motivi burocratici». La scelta è stata condivisa da entrambi, «in modo pacifico, nonostante il difficile momento».
Il problema, come spiega Rossetti, è che in caso di sposi con comuni di residenza differenti rispetto al luogo della celebrazione, si complicano le procedure di trascrizione dei matrimoni in calce all’atto di nascita.
«La celerità della trascrizione – aggiunge il referente del sodalizio – varia da Comune a Comune. Se si desidera convolare a nuove nozze, in calce all’atto di nascita deve comparire lo stato civile di celibe e nubile. Il paradosso è che entro sei mesi il divorzio è sulla carta, ma poi bisogna magari aspettare un anno per la trascrizione: è un problema che ci è stato segnalato da vari colleghi. Se ci si rivolge, invece, al Tribunale, il giudice dispone l’immediata trascrizione. I nostri due associati hanno scelto pertanto questa strada».
Dal momento che la coppia aveva optato per il solo rito civile, senza presentarsi all'altare, fra un semestre potranno festeggiare la ritrovata libertà.
Ma probabilmente passerà del tempo, prima che un nuovo amore li convinca a rimettere la fede al dito.Il dato insolito, in questo caso, è la brevità del matrimonio».


la seconda un po' più allegra  da http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca del 2\5\2015
LOVE STORY IN SALA



Sul maxi schermo appare l'happy end: "Mi vuoi sposare?"
Isabel Maggio e Giacomo Coppola: lei va a vedere un film con le amiche ma appare un video del fidanzato che l'aspetta fuori in Limousine: «Ho un anello per te»di Elisabetta Giorgi










         Giacomo Coppola e Isabel Maggio ad agosto 2014, quando si lanciarono con il paracadute

GROSSETO. Luci spente, buio in sala. Zitti tutti, comincia “Adaline, l’eterna emozione” di Lee Toland Krieger. Partono i trailer degli altri film ma poi l’imprevisto si materializza e sul grande schermo balza senz’alcun preavviso la proposta di matrimonio più pazza che c’è. Straordinariamente appassionata e confezionata ad arte per lei, la donna della sua vita. «Mi vuoi sposare? Fuori c’è una Limousine che ti aspetta».

Il film che diventa realtà Il “promo” cui Giacomo Coppola ha lavorato per mesi proiettandolo al cinema di Grosseto



Di fronte a decine di grossetani sbigottiti che credevano di gustarsi un altro film Isabel rabbrividisce mentre vede scorrere la sua vita in formato gigante: un video con foto e frasi d’amore del fidanzato che si è inventato un modo speciale per farla capitolare ai suoi piedi per sempre. «Ci ho messo cinque mesi - sorride lui, Giacomo Coppola, 27 anni - ma ne è valsa la pena».
Finito il video i grossetani in sala capiscono e applaudono. Le amiche (complici di lui) sorridono birichine mentre lei schizza fuori dal fidanzato. Gli salta al collo, atterra nel macchinone, pronuncia il fatidico sì e si fa infilare dritto dritto l’anello al dito. «Come potevo dire no?», racconta riavvolgendo i fili di una storia fantastica che dura da cinque anni e piena di colpi di scena, sane follie e romanticismi d’altri tempi. Come in un film, ma stavolta è tutto vero.
Isabel Maggio ha 29 anni, fa la parrucchiera nel proprio salone “Déjà-vu” in via Brigate Partigiane mentre lui gestisce un’impresa edile: si amano da cinque anni di un amore vero. Lei è stata già sposata e ha due figli, il primo dal precedente matrimonio e il secondo da lui, Giacomo, l’uomo che fin dal primo sguardo ha deciso di corteggiarla e sorprenderla per sempre. Partenza soft, quasi pudica. «All’inizio mi invitò a prendere un aperitivo», racconta Isabel. C’erano timidezza, tanta delicatezza nell’aria. Poi è stato un crescendo di sentimenti: una passione seria e sanguigna con vene fanciullesche e naïf.
''La nostra vita come al cinema: lui mi ha chiesto di sposarmi così''Era in sala con le sue amiche quando il fidanzato le ha formulato la proposta di matrimonio proiettando il film della loro vita
«In effetti ho sempre avuto una componente di stranezza nel mio carattere - ammette Giacomo con un sorriso buono e l’espressione gentile - ma non l’avevo mai manifestata così per nessuna donna: lei è l’unica persona al mondo per la quale faccio follie. Prima, quando non ero innamorato, potevo anche partire da solo per un viaggio all’improvviso, ma tutto finiva lì. Ora Isabel mi ha fatto proprio aprire la vena...». Come quella volta che lui l’ha raggiunta a Rimini: lei era là per un corso da parrucchiera.

«Le mie colleghe - racconta Isabel - mi dicono: c’è un ragazzo che ti cerca. Io: boh, vediamo chi è. Era lui. Arriva da me, mi stampa un bacio in bocca e riparte». Manco il tempo di un caffè, non c’era tempo.
L’anno scorso altro round e altra follia, stavolta più a lungo termine: è Natale, tempo di regali. E sotto l’albero Isabel trova un megapacco con materiali vari, paglia e bigodini. «Fruga fruga c’è pure una chiave: chiedo cosa sia e scopro che lui mi ha regalato un salone da parrucchiera.. Quello dove attualmente lavoro insieme a sua sorella...».
In questi cinque anni sono stati molti i viaggi e le passioni comuni. Vacanze all’estero, passatempi di tutti i tipi. E persino il volo, altra follia cresciuta pian piano. Così il 18 agosto 2014 Isabel e Giacomo sperimentano la vertigine di un amore ad alta quota. Si lanciano da 4mila metri d’altezza alla Parrina, ognuno con il proprio istruttore.

                                          Isabel che si lancia con il paracadute



«E anche qui - ride la ragazza - mentre siamo in volo carichi di un’adrenalina pazzesca lui trova il modo di farmi un cuoricino con le mani». Per la verità, anche in quel caso lui la spiazza per un altro verso. «Mi aveva detto che voleva chiedermi di sposarlo in volo, invece niente. Siamo atterrati e la dichiarazione non è arrivata».
Che avesse cambiato idea? «No, era una finta».
Infatti il 24 aprile scorso lei se ne va al cinema con le amiche: sei ragazze di cui una diventata madre, tutte complici di Giacomo che da Natale ha preparato il suo piano alla zittina chiedendo all'amico Simone Giardini di fare un video. «Mi sono accordato con il cinema, poi ho coinvolto le sue amiche che l’hanno portata a vedere il film: tutte hanno retto bene la parte». Iniziano a scorrere i trailer, lei non sospetta nulla. Tra una pubblicità e un’altra vuol andare alla toilette ma le amiche la bloccano. «Nooo!», urlano. Lei le guarda sbigottita e pensa che siano impazzite, finché non compare una possente sigla della 20 Century fox. «A Jack Coppola production. 11 luglio 2015».

Coppola? Forse è Francis Ford. E invece no: ecco le prime foto: la foto del suo Jack, Giacomo. Loro due, due fedi intrecciate. E «vieni: sono qui ad aspettarti». Isabel va in iperventilazione. Le amiche gioiscono, gli spettatori applaudono. Gioia e lacrime. Lei corre fuori, c’è una limousine bianco latte. Poi l’anello, bicchieri e brindisi. A bordo del bolide la coppia inizia un giro per la città e programma la data.


                            Un frame del video di Giacomo per Isabel




Le nozze saranno celebrate l’11 luglio al Cassero: a celebrarle sarà un’amica della sposa. Poi partenza per Messico, Giamaica e Bahamas. Ultima follia evaporata (ma solo in parte)? «Il giorno del matrimonio volevamo lanciarci col paracadute e atterrare col vestito da sposi dalle parti del ristorante, ma ci dicono che non si può fare». Poco male: se è possibile «lo faremo lo stesso il giorno prima alla Parrina».
Sarà un bel volo da 4000 metri, antipasto di un’altra vertigine che durerà tutta la vita.






La terza ed ultima  da  unione sarda  online del  5\V\2015 

Tenta il suicidio davanti al figlio 13enne Lui la salva trattenendola per un braccio


Il                                                      il ponte di Introd


Il gesto sventato in Val d'Aosta grazie alla reazione del bambino, che ha avvisato la zia con un sms.
Voleva togliersi la vita davanti al figlio di 13 anni che, disperato, tentava di farla desistere.
La donna, residente a Saint-Vincent, in Val d'Aosta, e da tempo depressa, è stata salvata grazie all'allarme lanciato dal ragazzino con un sms alla zia: "Siamo su un ponte molto alto", che ha avvisato i carabinieri.
L'intento era quello di gettarsi dal ponte di Introd: dopo essere andata a prendere i figli a scuola, oltre al 13enne anche un bambino di cinque anni, li ha portati dai nonni. Ha detto loro "addio" e li ha abbracciati.
Il più grande però ha capito che qualcosa non andava e risposto alla madre: "Vengo con te". Questo non ha fermato la donna, che ha raggiunto il ponte in auto.
Lì ha mostrato le sue intenzioni, ossia gettarsi di sotto. Il figlio ha scritto il messaggio col telefonino e intanto tratteneva la mamma per un braccio: "Non farlo mamma, non farlo", le gridava.
Poi sono arrivati i carabinieri, che hanno tratto in salvo la donna: "Sarà per la prossima volta", sono state le sue parole. E' stata accompagnata in ospedale.




18.5.14

i Dottori le Dicevano che non Avrebbe Mai Camminato ma Lei Diventa CAMPIONESSA OLIMPICA Grazie alla Madre!

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<< che  io possa  vincere   ma se  non ci  riuscissi   , che  io possa  tentare  con tutte  le mie forze  . >>Giuramento   dell'atleta   Special olympics.


mai perdere la speranza  . Non esiste  la  previsione assoluta .  e  questo caso lo dimostra.




Tutti le dicevano che non avrebbe mai camminato né parlato eppure la Madre ha sempre creduto in sua figlia fino a portarla alla partecipazione delle olimpiadi come atleta! Una storia bellissima e commovente che ci insegna quanto sia forte l'amore di una madre verso i propri figli.

GRAZIE AI SOCIAL RACCONTARE I VIAGGI è DIVENTATO UN LAVORO

 Parliamo  di cose  più allegre   va