31/10/19

l'islam non è solo burka o Isis ma sono i terroristi ed i fondamentalisti a renderlo fascista” il caso di Ludovic-Mohamed Zahed il primo Imam dichiaratamente gay


Infatti  non esiste  solo l'islam  brutale  ed  inumano    come quello   che ha dovuto subire  Amani El Nasif *  (  vedere   ultimo  link degli approfondimenti  di fine post o  seguire  l'asterisco   )  
Ora Non ho altro  d'aggiungere  se  non quanto dichiarato nel   titolo      e quanto  riportato  da questo  articolo   intervista ,  a  cui  vi lascio  insieme  ai consueti approfondimenti    che  trovate  come sempre   all'interno   del  post   del coraggioso   sito 



Il primo Imam dichiaratamente gay : “Il vero Islam non discrimina, sono i terroristi a renderlo fascista”


Intervista al primo Imam dichiaratamente gay

Ludovic-Mohamed Zahed è il primo Imam ad essersi dichiarato omosessuale. Da alcuni anni si batte affinché l’Islam riconosca la comunità Lgbt. Non a caso nel 2012 ha fondato la più antica moschea inclusiva d’Europa, nella città di Parigi, ed è attualmente impegnato all’Istituto CALEM , dove accoglie omosessuali e transessuali musulmani che sono stati cacciati dalle loro famiglie. Ha celebrato diversi matrimoni tra coppie gay ed è stato sposato con un uomo per alcuni anni. Lo abbiamo intervistato per TPI.


Ci racconta la sua storia?
Il mio nome è Ludovic-Mohamed Zahed. Sono nato in Algeria nel 1977. Intorno ai 17 anni mi sono reso conto che ciò che provavo verso altri uomini era chiamato “omosessualità”. Compresi che nella mia cultura questo “stato” era condannato e gran parte della mia famiglia era di religione islamica.
Dopo circa sette anni, smisi di considerarmi un musulmano e mi avvicinai alla spiritualità grazie alla meditazione, al buddismo, al cristianesimo. Poi, qualche tempo dopo, sono finalmente ritornato all’Islam, perché ho capito che c’è bellezza in tutte le culture. Grazie a Dio, sono stato capace di trovare di nuovo la pace non dovendo scegliere tra una parte di me e l’altra, dividermi tra l’omosessualità e la spiritualità.


imam gay islam                     Ludovic Mohamed Zahed Credit: Davide Traglia

Ed ora?



Adesso vivo a Marsiglia, dove ho un istituto – “Calem Institute” – in cui tutti sono i benvenuti. Offriamo formazione e sostegno a coloro che fuggono dalla guerra civile o che vengono cacciati dalle proprie famiglie perché di diversa identità sessuale.
Questo è ciò che faccio ora: insegno, trasmetto e cerco di aiutare quanto posso le persone omosessuali a sentirsi accettate e a fare dell’Islam una religione basata sull’emancipazione e non più sull’oppressione e sul fascismo.



Eppure, l’idea che molti hanno dell’Islam è quella di una religione violenta…




L’Islam non esiste da sé, non puoi chiamarlo o mandargli una email. Non risponderebbe. L’Islam non è vivo, noi invece lo siamo. Purtroppo i terroristi dichiarano di essere gli unici veri islamici e i musulmani progressisti sono accusati di infangare la reale identità di questa religione.
L’Islam deve essere una filosofia umanistica universale della vita, deve basarsi su consigli e valori etici e non essere una legge che ci dice cos’è proibito e cosa concesso. È importante educare la nostra gente anche oltre oceano, per fare in modo che si lascino andare, che capiscano che la religione musulmana vuole che siano liberi, in pace con se stessi.




Avrebbe potuto fare quello che fa oggi restando in Algeria?



Assolutamente no, perché lì è ancora un crimine essere omosessuale, promuovere l’omosessualità e parlare dei diritti LGBT come faccio io. Mi sarebbe potuto costare fino a dieci anni di prigione: non soltanto tre per essermi dichiarato gay, ma dieci per averlo promosso.
Sfortunatamente in questo paese si sta sfruttando una sfaccettatura fascista dell’Islam per controllare la popolazione e tenerla lontana dalla democrazia. Lo stesso discorso vale per l’Egitto e l’Arabia Saudita. Ma è un sistema che sta morendo. È morto in Europa, grazie a Dio, e sta pian piano terminando nelle altre parti del mondo.



In Italia le politiche anti-immigrazione hanno portato la destra, da Salvini a Meloni, ad ottenere ampio consenso. Da franco-algerino-musulmano che vive in Francia, qual è il suo parere?



Il razzismo nasce in una società quando si ha paura per la propria sopravvivenza e per quella dei propri figli. In psicologia sociale questo meccanismo è definito “istinto animale” e non ha nulla a che fare con la cultura o con Dio.
Abbiamo visto, grazie a due guerre mondiali, cosa può succedere assecondando questi istinti brutali. Spero che, in Europa come dall’altra parte del mondo, si abbia la forza e l’illuminazione accademica per evitare un altro conflitto globale e la distruzione dell’ambiente – che ci costringerebbe a vivere in porzioni di Terra sempre più piccole – accettando l’idea di essere tutti uguali e di avere, indistintamente, il diritto alla sopravvivenza e alla vita.
Nessuno vuole lasciare il Paese in cui è cresciuto di punto in bianco. La mia famiglia ha lasciato l’Algeria perché c’era una guerra civile, perché le persone morivano ogni giorno per le strade e avevamo le bombe lungo il percorso per tornare a casa. Lasciamo le nostre terre perché come tutti vogliamo sopravvivere.
Credo di potermi definire con modestia un esempio di ciò che un immigrato può diventare grazie alla libertà, all’emancipazione economica e alla formazione che abbiamo qui in Europa. Dobbiamo incoraggiare le persone a liberarsi nei propri Paesi ma nel caso fossero impossibilitati devono venire qui e trovare una stabilità. Dobbiamo accoglierli con dignità, umanità amore e protezione.

quando l'uccidere una persona sofferente non e liberazione ma omicidio . il caso Catania, uccideva i malati sull’ambulanza per «venderli» alle pompe funebri

 di cosa stiamo   parlando

 corriere  della sera  del 22 dicembre 2017

Catania, uccideva i malati sull’ambulanza per «venderli» alle pompe funebri: arrestato
Catania, arrestato un barelliere. Tre casi accertati, ma si indaga su 50 morti sospette
di Felice Cavallaro





CATANIA Ha ucciso almeno tre malati terminali, ma il sospetto è che ne abbia fatti passare all’altro mondo cinquanta. Opera di un barelliere diventato assassino, Davide Garofalo, 42 anni, casa e famiglia ad Adrano, fino alla scorsa estate in servizio davanti all’ospedale di Biancavilla su un’ambulanza privata trasformata in carro funebre anche per conto della mafia. Mani esperte e rodate. Una siringa usata per iniettare aria nella cannula dei pazienti che morivano per embolia all’interno dell’ambulanza, stando all’accusa e a un testimone, un giovane collaboratore dei clan, un pentito adesso pronto a confermare una verità echeggiata lo scorso maggio in tv: «La gente non moriva per mano di Dio». ....  continua   qui 

La notizia   dell'arresto di Davide  Garofalo  ( vedere  sopra  e qui  )  mi ha  riportato  alla mente    il  n 1    della  collana  le   storie  della bonelli  il boia  di  parigi ( da me   recensito in queste pagine   e  di  cui  trovate nel  video  sotto  maggiori informazioni )



Risultati immagini per il boia di parigi
 ovvero Charles-Henri Sanson, il “boia del Re”, ha servito con diligenza la  monarchia   ma ora – divenuto “boia del popolo”   e uccisore  di  Luigi XVI e  di maria  Antonietta  d'Austria  .

Dove in questo albo Sanson viene rappresentato come un uomo disincantato e scettico, che rifiuta l'appellativo di macellaio e preferisce quello di carnefice, cioè colui che dà la morte cercando di arrecare meno dolore possibile, tanto da aver richiesto lui stesso, con una lettera al Ministro della Giustizia, la costruzione di una ghigliottina. Sanson prende molto seriamente il mestiere di boia e vede come un dovere morale assistere i condannati a morte, visitando personalmente ognuno di essi alla prigione della Conciergerie per pregare e parlare con loro, preparandoli al momento della dipartita. Il boia disprezza in egual misura il Popolo, da lui definito "barbaro e incivile", e i cosiddetti "Rivoluzionari" come Robespierre e Saint-Just, pur essendo molto amico di Danton, che considera degli arrivisti demagoghi. A un certo punto Sanson si trova, senza volerlo, esaltato come un eroe dal popolo, che prima lo disprezzava e che ora, adesso che taglia la testa ai nobili, lo esalta come il "boia del popolo" anche per idea di Robespierre, che cerca di usarlo come strumento per garantire il proprio potere a Parigi. Sanson si rifiuta di essere la marionetta del dittatore, attirandosi l'odio di Robespierre e del suo sgherro Saint-Just, ed è schifato dal Terrore instaurato dal Comitato di Salute pubblica, che ha trasformato le esecuzioni in uno spettacolo da circo denaturandole della loro sacralità. Gli tocca assistere impotente a quella che lui definisce la macellazione di Luigi XVI, che gli era stato impedito di incontrare per il rito della preparazione, a causa di un errore degli uomini di Robespierre nel montare la ghigliottina e dopo ciò, in un colloquio con l'Incorruttibile, gli confesserà il suo disprezzo per la sua demagogia: "Come vi riempite la bocca di questa parola... "popolo". Voi non capite il popolo più di quanto il popolo capisca voi" - "Diversamente da voi, vero, Sanson?" - ribatte Robespierre sarcastico - "Voi ricambiate la loro devozione con tutto il cuore!" - "No. Io li disprezzo profondamente... Sono barbari, incivili... Ma la differenza è che io non mento loro." Alla fine, spinto dal suo amico Danton (che aveva dovuto decapitare) e da una nobildonna (cui era molto affezionato perciò Robespierre, sperando in questo modo di fiaccarne la resistenza, lo incaricò della sua esecuzione), ordisce un piano per liberare Parigi della tirannia giacobina, che porterà alla caduta di Robespierre, il quale verrà infine, con estrema soddisfazione di Sanson, ghigliottinato dal boia stesso.

Ora  qui non si tratta   di uccidere  per  pietà   o alleviare  le sofferenze  ( testamento  biologico , cure  palliative  , suicidio assistito o eutanasia  su richiesta  )  insomma  far morire  con dignità  malati terminali o  gravi    che non hanno altra  speranza  che  la  morte per  mettere  fine alle  sofferenze  . Ma  di  un omicidio   vero e proprio   , senza  nessuna  motivazione  ed  a freddo  come  quello    descritto   da questo bellissimo   romanzo  

«Addossati al cespuglio, il caporale ed io rimanemmo in agguato tutta la notte, senza riuscire a distinguere segni di vita nella trincea nemica. Ma l’alba ci compensò dell’attesa. […] Il nemico, il nemico, gli austriaci, gli austriaci!… Ecco il nemico ed ecco gli austriaci. […] Macchinalmente, senza un pensiero, senza una volontà precisa, ma così, solo per istinto, afferrai il fucile del caporale. […] Avevo di fronte un ufficiale, giovane, inconscio del pericolo che gli sovrastava. Non lo potevo sbagliare. Avrei potuto sparare mille colpi a quella distanza, senza sbagliarne uno. Bastava che premessi il grilletto: egli sarebbe stramazzato al suolo. Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo. Un uomo! Un uomo! […] Fare la guerra è una cosa, uccidere un uomo è un’altra cosa. Uccidere un uomo, così, è assassinare un uomo. […] “Sai… così… un uomo solo… io non sparo. Tu vuoi?” Il caporale prese il calcio del fucile e mi rispose: “Neppure io”».


30/10/19

Il vero artista, quello che ha qualcosa da dire e comunicare, non ha bisogno di essere adorato. È se stesso e questo basta, a prescindere dal risultato e dai successi ottenuti.il caso degli Stone Roses

  fonti





Ogni grande capolavoro  noto o poco  noto   ha una storia da raccontare. Ed  è  questo  il caso d'oggi .  

Nella storia  della musica ( e  non solo  )    capita  che  ci siano eventi  di    durata inferiore  ad una meteora   e finiti nel  dimenticatoio  dai media ufficiali (  salvo  che  non  finiscano per  essere usati  per  un colonna sonora  di grido    o  dalla pseudo cultura  del reveival  ). Infatti , come dicevo  dal titolo   del post  d'oggi   ,  c'è un gruppo, meno conosciuto di tanti altri, senza il quale non sarebbe esistita l’ondata brit-pop inglese. Infatti essi hanno fortemente influenzato gran parte della scena rock alternativa britannica a venire: gruppi come Oasis, Kasabian, Arctic Monkeys e Kings of Leon hanno esplicitamente ammesso di aver preso il gruppo di Manchester come riferimento essenziale per la loro musica.
Gli Stone Roses sono considerati importanti esponenti della scena musicale Madchester che, conciliando i ritmi dell'acid house a influenze rock,avrebbe gettato le fondamenta del britpop.Si ispirano a stili quali il garage rock, il krautrock, il northern soul e il punk rock nonché ad artisti quali i Beatles, i Rolling Stones, i Beach Boys, i Byrds, Johnny Marr, Jimi Hendrix, i Jesus and Mary Chain, i Led Zeppelin, i Sonic Youth, i Sex Pistols e i Clash[15][16][17][18]. I loro due unici album differiscono stilisticamente. Se l'omonimo esordio (1989) unisce "chitarre rock, melodie avvolgenti e un apparato ritmico vicino al funky e alla musica da discoteca", con il successivo Second Coming (1994) si sono allontanati dalle atmosfere eteree del primo capitolo introducendo riferimenti alla musica dei Led Zeppelin.
Il loro album d’esordio è un capolavoro e al suo interno è presente una canzone ipnotica e trascinante, I Wanna be Adored, forgiata dalla ritmica della coppia Mani-Reni, rispettivamente basso e batteria, sempre ricca di estro e inventiva, sulla quale Ian Brown canta: “Voglio essere adorato”.

Il brano in realtà nasce per comunicare proprio l’opposto. Ian non voleva che la gente lo adorasse, stava cercando di dire che se vuoi essere adorato commetti un peccato, come una lussuria, un’ingordigia o qualcosa del genere. Perché? Semplice: il piacere dell’apoteosi è effimero e un vero artista lo sa. E, infatti, lui non deve vendere la sua anima, la fiamma della creatività brucia già dentro di lui.

Buon ascolto 

29/10/19

c 'era una volta i vecchi conservatori - retrogradi pilloniani il caso della statua donata papa francesco dai vescovi amazzonici

Sono nato post a cavallo fra il la pèrotesta degli anni '60\70 e il reflusso ed l'edonismo degli anni 80\90 .Ma avendo conosciuto gli schieramenti ideologici \ culturali della guerra fredda . Davanti ala reazione di pillon ( il nome è tutto un programma 😆🤪) . mi viene un po' di nostalgia dei vecchi retrogradi \ conservatori rispetto a quelli d'oggi . infatti  Prima   almeno   si replicava  correttamente     adesso     e ci s'informava  chi  si voleva       contestare  o replicare  , oggi invece     no .
Ne trovate un  esempio  sotto


L'immagine può contenere: testo


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 non so    chi fa   più  schifo   se  tali seguaci  ormai  succubi  della propaganda     e  della  nuova  ideologia   retrograda    o  i loro leader   . Ecco  cosa   scrive  ed poi  voista  la malaparata  rimuove  pillon (il nome  è  tutto un programma 😜🤣)


  ed  ecco  come replica  alle  accuse

Un sito di esoterismo mi attacca per il mio post sulla Pachamama, paragonandomi all'ISIS.
Pensate se qualcuno avesse portato le statuette in una moschea...




Individui come --- ed qui anche se libertario concordo con questo articolo del portale https://www.antrodellamagia-news.it ----- questo a mio avviso dovrebbero stare molto lontani da posizioni di potere, sono persone altamente pericolose e che rischiano di riportare l’Italia vicina ai periodi bui di quando la supremazia ariana regnava su mezza europa. Persone come lui che si professano “Cristiani” ma che con le loro azioni e parole travisano totalmente il messaggio d’amore che Gesù ha lasciato, sono persone come queste che rendono le religioni pericolose. Quindi    gli si  da  troppo  spazio  
Concludo  con    condividendo  ,  d'altronde  la  strada ed il viaggio  (  e  quindi  il titolo del blog  ) sono anche  condivisione   questa bellissima  risposta     presente     sulla bacheca  dello  stresso Pillon al post  prima  citato  
  
Luca Martinatto Maritano Tra le opere d'arte pagane dovremmo distruggere anche quelle greche, egiziane, romane?
Complimentarsi per la distruzione di opere d'arte, indipendentemente dalla confessione religiosa, è un comportamento indegno. Indegno proprio della nostra tradizion
e. I Romani rispettavano le opere delle altre culture e cercavano di imparare dagli altri popoli.Graecia capta, ferum victorem cepit scrisse Orazio. Famoso autore pagano, tra l'altro.

Con questo  è tutto   alla prossima  

20/10/19

perchè abbiano paura di cambiare ? e la nostalgia che essa porta il caso di daniele carbini

Leggendo   questa    frase

TUTTI ABBIAMO PAURA DI CAMBIARE.UNA DELLE RAGIONI PRINCIPALI DELLA RESISTENZA A COMPRENDERE,E' LA PAURA DEL cambiamento C.Rogers
 

mi è  venuto  in mente    questa  storia    pubblicata   sulla pagina  fb   di   Daniele Carbini  ,  mugniaio  , foilosofo  , creatore artigiano di pipe  e penne   , da me  precedentemente intervistato per  queste pagine 


Stasera per un attimo sospendo il mio rehab da social e non vi parlo di pipe e non vi mostro solo pipe, ma qualcosa di profondamente ignoto a molti.
Quelli che vedete in foto 
Nessuna descrizione della foto disponibile.

si chiamano laminatoi, ovvero quelle macchine che macinano il chicco di grano in diversi passaggi, da cui poi escono sfarinati e sottoprodotti.
Ebbene, oggi dopo, 33 anni di servizio, gli operai e mio padre hanno cominciato a smontare i nostri laminatoi perchè da domani comincerà la sostituzione con dei laminatoi nuovi, più moderni e più efficienti.
A fine serata sono entrato a vedere il punto della situazione, ho scattato qualche foto e le lacrime scendevano copiose, senza riuscire a trattenerle, vinto dall'emozione.
L'immagine può contenere: ciboQuei laminatoi, che sono stati i rulli macinanti delle nostre farine dal 1986 ad oggi, tonnellate di farine, da cui sono stati realizzati pane, pasta, pizze e dolci, ci saluteranno e andranno in pensione.
Quei laminatoi hanno permesso a me di studiare, ai miei fratelli uguale, alla mia famiglia di realizzarci un futuro ed un presente, faticoso ma fatto anche di soddisfazioni e di moderata agiatezza. Ci hanno dato da mangiare e vestire, case, auto, sfizi e necessità, copertura di malattie e feste di gratitudine.
Scendono in me le lacrime copiose e non sono riuscito a trattenere l'emozione, perchè l'industria artigiana non è solo il prodotto finito che il consumatore vede e usa, ma è anche le macchine da cui vengono fuori, che ne hanno permesso la realizzazione, quelle macchine che sono state fedeli servitori di 
decine di operai che si sono succeduti in tanti anni, in 33 anni, sotto l'amorevole e meticolosa guida di mio padre.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

Quando pensate ad un nostro pacco di farina non pensate solo al prodotto finito che vedete e che toccate con mano, che usate con soddisfazione, ma pensate a tutto ciò che ne ha permesso la realizzazione. Pensate che spesso dietro c'è una piccola storia di vita molto importante, per me molto importante, c'è la storia mia e della mia famiglia.
Scusate per questo post, per un'ora mi sono chiesto se era il caso di condividere una cosa pare me così importante ed intima con il mondo social di oggi. Non faccio altro che ripetermi che non dovrei farlo, che è intimo, personale.
A voi sembrerà curioso, scrivo molto, amo scrivere, amo dialogare e anche scontrarmi, vi sembra che dica moltissimo e quasi tutto di me. Non è così, ci sono moltissime cose che tengo profondamente nascoste e che non condivido con nessuno. L'amore ad esempio, difficilmente ne parlo, anche con gli amici più cari. Quando lo faccio dico un millesimo e mi fermo subito. Non ne parlo. Non lo farò. È roba mia. Lo tengo per me. Il lavoro che mi offre da vivere e da mangiare lo stesso, non ne parlo mai. È intimo e radicato allo stesso modo. Sono moltissime le parti di me fortemente ignote e che vogliono che rimangano tali o al limite condivise solo con chi li ha vissute con me. In quei rulli c'è un pianeta intero di amore, fanculo. Bene, ritorno nel rehab. 
*vi chiedo scusa.

vi lascio      con queste    due  canzoni   

Paolo Bonfanti - Bei tempi andati
bei tempi -  J-Ax 

Per gli adolescienti ogni cosa è senza limiti. Ma una cosa senza limiti si chiama deserto. O abisso. il caso della chat shoa party

“Secondo gli psicologi e i criminologi,(  che  non capiscono niente  secondo  me  perchè altrimenti   non si capirebbe  come   mai  quando  si parla   d'immigrazione  o  d'educazione   civica  ti  anno      al  98 %  dei casi  discorsi  tipo quelli di casa pound  o primato nazionale  ed   affini  )    dei casi  quando entrano in una chat gli adolescenti non percepiscono la differenza tra giusto e sbagliato. Per loro ogni cosa è senza limiti. Ma una cosa senza limiti si chiama deserto. O abisso. Buonasera.”

Concordo però  con l'ultima .    << Per loro ogni cosa è senza limiti. Ma una cosa senza limiti si chiama deserto. O abisso. Buonasera.” >>   . Ma  però   oltre  a condannare   bisogna  comprendere e  spiegare loro perchè  sono teorie    errate  ed  aberranti  e cosa     hanno significato   nella storia non giustificare perchè certe cose  non sono   ammissibili ne  giustificabili   oltre  a  condannare    altrimenti  si  sfoccia  nella repressione  e  finirà  che  essi  avranno paura   nell'esprimere    le  loro  opinioni e  cresceranno    indifferenti  e  apatici  . Scadendo   nel conformismo  acritico \ passivo  cioè  finiranno vittime  della propaganda ovvero 



Mio fratello ha rinunciato ad avere un opinionemio fratello ha rinunciato in cambio di un padroneche sceglie al suo posto e che non può sbagliareperché ormai nessuno lo riesce a giudicare"



Alessandra Capone combatte il cancro anche col cibo. E la sanità pubblica non è sua alleata

Salute, Alessandra combatte il cancro anche col cibo. E la sanità pubblica non è sua alleata
da  https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/19  trovate  l'articolo   sotto  
Lo so che la  componente  maschilista  o maschio alfa    dei. mie social     e  non che seguono     i miei  scritti   obietteranno     con espressioni del  tipo : <<  ma  solo storie di donne  sai  raccontare   , ecc  >> . Ma  tiro  avanti ed  non me  ne curo  più  di tanto   . Infatti  la  battaglia  che sta  conducendo   Alessandra Capone  (  foto a sinistra  ) balllerina di flamenco   è una battaglia  per  tutti\e  quelli    che  hanno direttamente  o indirettamente  ( un amico  , un familiare  , un parente  , un conoscente  )  tali problemi di salute  .  


Alessandra e la lotta al cancro: “Ho ancora molte cose da fare. Voglio continuare a ballare”
L’appello di Alessandra Capone, 47 anni, che da tempo combatte contro un tumore al seno con metastasi al fegato. Sul web ha lanciato una raccolta fondi per ricavare il denaro necessario a coprire le spese per un costoso trattamento a cui si sta sottoponendo a Francoforte: “Sono tornata a ballare e voglio continuare a farlo”.

CRONACA ROMAROMA 7 MAGGIO 2019  17:38

di Ida Artiaco

Alessandra Capone, 47 anni (GoFundMe).
in foto: Alessandra Capone, 47 anni (GoFundMe).


Alessandra Capone ha 47 anni e una grande passione: il ballo. Dopo aver appeso le sue scarpette al chiodo anni fa, è tornata in pista. Non l'ha fermata neanche un tumore al seno aggressivo, contro cui combatte da tempo. Per questo, supportata da alcune amiche, ha lanciato sulla piattaforma GoFundMe un progetto, che si chiama "Alè Ale, torna a ballare" (la vignetta di apertura è firmata dalla vignettista Anarkikka), per raccogliere i fondi necessari a sostenere le spese di un costosissimo trattamento a cui si sta sottoponendo presso la Klinikum der Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte e che rappresenta al momento la sua unica speranza di miglioramento.
Alessandra, che oggi vive a Roma, scopre nel 2010 di avere un tumore al seno e si sottopone ad una operazione chirurgica e ai protocolli tradizionali, dalle chemio alle radioterapie intraoperatorie. Il peggio sembrava passato, ma nel 2015 si manifesta una recidiva: si sottopone ad accertamenti che mostrano la presenza di metastasi al fegato e ai linfonodi. Così, decide di associare alle cure tradizionali anche quelle integrate, oltre a cambiare stile di vita e alimentazione. "Ho rivoluzionato la mia dieta, ho iniziato agopuntura, migliorato il mio stile di vita, meditato, intrapreso un percorso psicoterapeutico di conoscenza e consapevolezza. E poi ho ripreso le scarpette da danza da anni appese alla parete", ha scritto Alessandra su GoFundMe.
Ad aprile, un medico tedesco le ha detto che "è un miracolo se è ancora viva" e che se si sottoponesse ad un ulteriore ciclo di chemio questo potrebbe ucciderla. Per questo, il 29 aprile ha cominciato un trattamento di chemioperfusione e chemioembolizzazione al fegato a Francoforte, dove accettano di prendere in carico casi gravi come il suo, che "altrove sarebbero rifiutati. Ho il fegato con parecchie metastasi, alcune in posizioni davvero critiche, e sono proprio queste da trattare il prima possibile per evitare che, una volta entrate nelle vie biliari, mi rendano assai difficile sopravvivere", ha scritto ancora Alessandra. Ogni seduta costa quasi quattromila euro e lei deve farne almeno tre o quattro. Il prossimo appuntamento con la clinica tedesca è all'inizio di giugno. "A questa cifra – ha aggiunto – si devono aggiungere le spese di viaggio e alloggio per me e un accompagnatore, necessario per sostenermi dopo il trattamento e aiutarmi a causa dei pesanti effetti collaterali".
Eppure, se di "miracolo" si può parlare, Alessandra e le sue amiche sanno a cosa è dovuto. "La conosco da 6 anni – racconta a Fanpage.it Cecilia, amica inseparabile di Alessandra -. Non ha mai fatto mistero della sua malattia, con la quale tuttavia non si è mai voluta identificare. L'abbiamo convinta a lanciare la raccolta fondi non solo per raccogliere i soldi necessari alle cure, ma anche per creare una rete e lanciare un messaggio: bisogna essere tenaci e perseveranti, cercando di collettivizzare la patologia, sia nei momenti difficili che in quelli belli. La sua storia è speciale, perché speciale è la sua protagonista". Alessandra ha anche ripreso a ballare flamenco e non ha intenzione di fermarsi di nuovo: "Ho ancora un sacco di cose da fare in questa vita e queste cure sono importanti per migliorare la mia prognosi e la mia qualità di vita", ha scritto.


Insomma  una  battaglia  per  tutti noi    , ma  soprattutto  per la  nostra salute  e la  nostra prevenzione . Curare tali malattie senza    :  l'abuso di medicine ed  cure  dagli effetti  collaterali   " distruttivi " .,   cioè  usandole     con criterio  e  alternandole a  cure  alternative  scientificamente  provate  e verificate  . Usando  quindi  prevenzione e con i metodi alternativi ( da non confondere con le fake news che danno false illusioni alle persone e non si scrivono stupidaggini soprattutto sui tumori  qui  su https://www.tumoremaeveroche.it/ scoprite quali ).  Il resto    della  storia  in questo articolo   del

19/10/19

Modena, Erika Borellini, 25 anni,assiste da sei anni la madre invalida ma non può iscriversi alla Magistrale per voto di laurea: lanciata petizione su Change.org

Risultati immagini per erika borellini
 Odio  le  petizioni.  online , anche  se  a  volte  poche in realtà    le ho sostenute  ed  questo  è uno dei casi  .Essa  è la  storia   di Erika  Borrelini   di 25  anni   25 anni, ha dovuto dividere lo studio con l'assistenza h24 alla mamma, colpita da aneurisma cerebrale, da quando ha 19 anni. Si è laureata con 84/110, ma per un solo punto non può iscriversi alla specialistica che ha sempre sognato: "A chi è nella mia situazione non vengono riconosciute nemmeno le agevolazioni degli studenti-lavoratori. Ma accudire una persona invalida è un impiego a tempo pieno"
perchè  dimostra  come  la  scuola   sia  priva  , ovviamente   dipende  da  caso a  caso  ,  d'umanità  e di buon senso  . insomma   legata  ancora    ,   salvo eccezioni appunto  a quello che  contestava  don Lorenzo Milani ( 1923-1967 )  in lettera  ad  una professoressa, vedere  il   video   riportato  sotto sotto magistralmente interpretata  nell'opera teatrale cara-professoressa  da  Beppe  Casales 
  



E questa storia      \  caso  n'è  l'emblema  




Erika Borellini, 25 anni, ha dovuto dividere lo studio con l'assistenza h24 alla mamma, colpita da aneurisma cerebrale, da quando ha 19 anni. Si è laureata con 84/110, ma per un solo punto non può iscriversi alla specialistica che ha sempre sognato: "A chi è nella mia situazione non vengono riconosciute nemmeno le agevolazioni degli studenti-lavoratori. Ma accudire una persona invalida è un impiego a tempo pieno"


                                   da  il fatto quotidiano  del 18.10.2019 
                                                       di Martina Milone

“Io voglio studiare e mi dispiace se il mio voto non è adeguato per proseguire con la magistrale. Ma rifarei tutto da capo perché un punto non vale la salute di una persona”. Erika Borellini viene da vicino Carpi, nel Modenese, ha 25 anni e da sei è la caregiver di sua madre, colpita da un aneurisma cerebrale il 20 maggio del 2013. Lo scorso febbraio si è laureata all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia nella triennale di Ingegneria elettronica, ma la sua votazione, secondo i regolamenti della facoltà, non è sufficiente per l’accesso alla magistrale. Un solo punto la separa dalla possibilità di proseguire gli studi in quella che è la sua passione, con l’obiettivo un giorno di realizzare attrezzature biomediche. “Ho preso 84 su 110 – spiega a Ilfattoquotidiano.it – Ma per la specialistica servono almeno 85 punti. E non esiste nessun esame integrativo, se ci fosse studierei volentieri. Ma è un numero di sbarramento e non ci sono altre possibilità di accesso”.
Un’ingiustizia secondo Erika che, per sbloccare la situazione, dopo aver provato senza risultati a presentare il suo caso al rettore Angelo Oreste Andrisano, ha deciso di lanciare una petizione su Change.org. In poco più di una settimana, l’appello di Erika ha raggiunto oltre 80mila firme, arrivando anche in Parlamento con un’interrogazione presentata dalla senatrice del Movimento 5 stelle, Maria Laura Mantovani.
Petizione studentessa
Volume 100%


“In Italia la figura del caregiver familiare (circa 9 milioni di persone, ndr) – dice ancora Erika – non ha le giuste tutele legislative e non è riconosciuta a tutti gli effetti come un lavoro. Ci sono dei procedimenti in corso, ma comunque in nessuno viene posto il problema dei figli che studiano e devono accudire i loro genitori”. È il caso anche dell’ultimo ddl relativo al tema presentato in Senato, il 1461. Negli 11 articoli proposti si parla di riconoscere la figura del caregiver, definito come “la persona che gratuitamente assiste e si prende cura in modo continuativo del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro il secondo grado”, di garantirgli una tutela previdenziale, “fino a un massimo di tre anni di contributi figurativi”, e di fornirgli un supporto in ambito sociale, come quello psicologico o formativo. Ma, appunto, non c’è traccia del caso dei giovani che, sottolinea la 25enne, “spesso hanno anche 16 o 17 anni e assistono genitori o parenti malati di Sla o di bipolarismo“.
Se fosse stata riconosciuta come studentessa-lavoratrice, Erika non sarebbe stata considerata fuori corso e avrebbe avuto diritto ai 2 punti aggiuntivi per la laurea, riuscendo ad accedere alla magistrale. Ma il problema sarebbe rimasto. “Secondo il regolamento dell’Ateneo, con il part-time avrei potuto solo spalmare un anno di studio in due, quindi fare l’università in sei anni invece di tre. Ma avrei potuto dare il 50 per cento degli esami all’anno, con una tabella di marcia da definire nel piano di studi a inizio anno o da integrare con una richiesta al Consiglio – racconta ancora – Ma il lavoro di caregiver non è prevedibile, un giorno mia mamma sta bene il giorno dopo non lo so. Come studentessa-lavoratrice avrei solo rallentato il mio percorso ma con delle tempistiche non flessibili che invece servirebbero agli studenti come me”.
In questi mesi, dalla laurea ad oggi, quando ormai le iscrizioni per il corso di studi magistrale stanno per scadere, Erika ha provato di tutto. “Già prima di laurearmi sapevo che il mio punteggio non sarebbe stato sufficiente, quindi ho scritto al direttore di corso raccontando la mia situazione e allegando i documenti del tribunale e quelli dei medici che attestavano quanto fosse stata importante la mia presenza a fianco di mia mamma. Ho aspettato per mesi una risposta dal Rettore che è arrivata in via ufficiosa solo ad agosto – continua – Mi hanno convocata dicendo, in pratica, che fare un’eccezione avrebbe leso uno dei pilastri dell’università che è l’uguaglianza fra studenti. Poi mi hanno risposto anche in via ufficiale, sempre negativamente, anche a settembre”.
Intanto, però, la 25enne ha scoperto che, se per il corso di studi magistrale il suo voto di laurea è considerato “troppo basso”, al contrario per dare singoli esami non è così. “Per loro io posso tranquillamente dare esami pagandoli singolarmente, anche 200 euro l’uno. E, per ipotesi, laurearmi in moltissimo tempo, visto che con questo sistema ne potrei dare solo tre per anno accademico”, spiega sottolineando il controsenso. “In pratica non vado bene per seguire un intero corso, ma sono sufficientemente preparata per i singoli esami di quel corso. Assurdo, vista anche la mancanza di ingegneri con laurea magistrale in Italia “.
Per non “stare con le mani in mano”, comunque, Erika ha provato a iscriversi alla magistrale di Ingegneria meccatronica, a Reggio Emilia, per la quale basta una votazione di 80 su 110, ma le difficoltà sono molte. “Vengo da un percorso di studi totalmente diverso, quindi per accedere dovrei acquisire altri 40 crediti formativi universitari integrativi in materie meccaniche – dice ancora – In pratica l’equivalente di cinque esami. Avendo ricevuto la risposta solo ad agosto è praticamente impossibile che io riesca a prepararli entro dicembre, quando scadono le iscrizioni. Devo capirli e per me le cose vanno fatte bene o non si fanno per niente”.
L’impegno di Erika con la mamma Lorenza in questi sei anni è stato costante. “Dopo l’aneurisma è stata un anno in neuroriabilitazione a Correggio. Poi è iniziato il lungo travaglio a casa. Era piena di infezioni, con la tracheotomia e il sondino per mangiare”. In sei anni Lorenza ha subito sei interventi. In tutti Erika era al suo fianco. “Lei comunica solo con gli occhi e io le facevo da ‘traduttrice’ per i dottori – spiega – Ero quasi h24 con lei. Studiavo seduta vicino al letto dell’ospedale e da lì andavo direttamente a dare gli esami”. Anche la gestione in casa non è stata semplice. “Abbiamo una signora che ci aiuta, ma trovarne una che andasse bene anche a mia madre è stato difficile”. Una dedizione che però ha dato i suoi frutti in questi anni. “È migliorata molto. È considerata totalmente cosciente, tanto da aver riottenuto il diritto di voto lo scorso anno. E ora mangia per bocca”.
Dal 2013 la routine quotidiana di Erika ha dei ritmi scanditi, diversi da quelli di una normale studentessa. “Mi sveglio alle 6,30 e faccio l’igiene quotidiana a mia madre. Poi vado a lezione e torno per darle da mangiare a pranzo – racconta – Poi riparto per le lezioni al pomeriggio. La sera le faccio un po’ di fisioterapia, per evitare le piaghe. Alle 22,30 dopo averla messa al letto, sono distrutta anche io, quindi vado a dormire e difficilmente riesco a mettermi a studiare”. E poi, ancora, il sabato è dedicato alla preparazione degli “omogeneizzati” da dare alla madre per tutta la settimana, “e di domenica usciamo anche insieme a mio padre. La portiamo al centro commerciale o, quando è caldo, al lago o al mare”.
È per tutte queste ragioni che Erika, spinta anche dagli amici, ha deciso di lanciare la petizione. La studentessa si è rivolta al ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, e alla ministra delle Pari opportunità e della Famiglia, Elena Bonetti, chiedendo che gli studenti caregiver possano godere dello stesso trattamento degli studenti lavoratori. Magari con una flessibilità maggiore. Per il suo caso specifico, invece, ha provato nuovamente a rivolgersi al Magnifico Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia per chiedergli di “rivedere il regolamento universitario prevedendo la figura del caregiver al suo interno” e di darle “una proroga così da potermi iscrivere al corso di Laurea Magistrale”. “Il rettore ha già risposto dicendo che gli dispiaceva ‘per la studentessa’ – conclude Erika – ma che ‘non vuole dare privilegi’. Beh, vorrei proprio vederli questi miei privilegi”.


Un rettore  ottuso , insomma  un passacarte    che  non distingue  la regola   dall'eccezione