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03/02/20

Camminare è decisivo per noi umani, ma purtroppo lo scopriamo tardi o smettiamo presto



in sottofondo 
  CAMMINARE- Modena City Ramblers  la prima  di  questa  play  list  https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20130613075834AAZkC7O


Risultato immagini per macchina fotografica digitale canon"
Rileggendo l'articolo di Enzo Bianchi  che  trovate  sotto mi    sa  che  dovrei  riprendere  a  camminare  senza  i miei compagni di strada  elettronici e non (  cellulare  ed  macchine fotografiche   digitali e  power point  ) .  
Riprendere  come un  tempo , in particolare quando ero all'università   che  venivano preso in giro   perchè    non prendevo  mezzi pubblici    e mi facevo  fra  andare  e tornare  40  minuti al giorno di   cammino  , a  volte anche  di più   quando tornavo   a piedi  by  night tornando  da  cene  fra  studenti  compaesani    facendo spaventare  i colleghi  sassaresi   fissati  con la sicurezza  .
Secondo questo articolo  8  ( vedere  sotto) www.perquelchevale.it/  che  riporto nella  sua  quasi integrità in quanto a  differenza di quello che  trovate  sotto i repubblica  e  free     Ippocrate non sbagliava quando affermava che “il camminare è la miglior medicina per l’uomo“.  Infatti  secondo http://www.perquelchevale.it/il-senso-della-vitascoprilo-camminando


Ricordate sempre che le cose più semplici nascondono la verità. Dove troviamo risposte complesse e si aprono spazi interpretativi, ci allontaniamo dalla verità. Sforziamoci di riconoscerne l’artificiosità. La nostra filosofia si sviluppa attorno a tutto ciò che è naturale. Nessuna scorciatoia. Le risposte sono sempre chiare, limpide ed oggettive.
Se in questo momento dovessi darmi una martellata sul pollice, non vi è dubbio alcuno che avrei fatto un danno al mio corpo. Qualcuno potrebbe però ribattere “Se il martello fosse di gomma, non ti saresti fatto nulla”. Chiaro. Ma quindi di cosa stiamo parlando? Di un giocattolo a forma di martello o di un martello? Questo esempio sciocco può farvi comprendere come si possa essere facilmente deviati. Questo vale per ogni aspetto dell’esistenza. La relatività intellettuale sembra possedere ormai tutte le fonti comunicative ed il sentire comune viene quindi virato a piè spinto senza nessuna difficoltà. Questo per dire: tenete sempre d’occhio l’obbiettivo. Semplicità è la parola d’ordine.
Torniamo al camminare. Sicuramente l’atto più semplice e naturale che possiamo compiere. Vi è mai capitato di dover sostenere una telefonata importante e particolarmente stressante? Ecco, penso che tutti, nessuno escluso, in quel frangente si sarà ritrovato a girare nella stanza come una trottola. Attraverso il movimento fisico traduciamo ed espelliamo quelle forze interiorizzate che possono causare uno squilibrio del sistema. Non ci metteremo a fare piegamenti o salti. Ci limiteremo a camminare. Ed in maniera inconscia. Il nostro cervello B, quello che ci permette di guidare la macchina mentre parliamo con il nostro compagno di viaggio, per intenderci, attiva il pilota automatico. La natura prova a farci smaltire l’eccesso di energia.
In un contesto lavorativo e sociale particolarmente stressante, dove tutta la comunicazione verte ad allontanarci dal nostro sentire più intimo attraverso distrazioni di ogni genere, è ancora più importante incentivare l’atavico bisogno di movimento. Se prendessimo l’abitudine di scaricare la tensione fumando o concentrando l’attenzione su apparecchi tecnologici, per esempio, capite bene che si innescherebbero meccanismi sgraditi al corpo e che nulla hanno a che fare con lo stato naturale. Parliamo di martelli o giocattoli a forma di martello? Avete compreso la differenza? Il camminare risulta la panacea di ogni male. E per diversi motivi. Non vi immaginereste mai quanti. 

Eccone  alcuni  

–È a costo zero. Il primo fattore da considerare, soprattutto in epoca di crisi, è che camminare è gratis. Non richiede nessuna iscrizione e particolari attrezzature. Un paio di scarpe comode, un abbigliamento a strati e via.

–Rende più intelligenti. Uno studio dell’Università del Kansas ha dimostrato come la pratica di esercizi aerobici a basso impatto possa prevenire l’insorgenza precoce di demenza. Ha altresì riscontrato un volume maggiore dell’ippocampo (porzione di cervello deputata alla memoria ed all’apprendimento).

–Aiuta la vista. Camminare comporta un aumento delle capacità del corpo di richiamare ossigeno. L’attivazione dell’apparato respiratorio ha la capacità di sviluppare i vasi sanguigni e le cellule celebrali. Abbiamo quindi una miglior efficienza di tutti gli apparati con conseguente alleggerimento della pressione generale e della pressione oculare. Questo determina una minor insorgenza di glaucoma.

–Fa bene al cuore. Come già detto, richiamando più ossigeno, vi è l’attivazione anche della pompa che rende il ciclo sanguigno più efficiente. Con conseguenze positive che potete ben immaginare a livello di stato generale e prevenzione di malattie cardiache.

–Migliora la digestione. Niente di meglio di quattro passi per facilitare la digestione. Il camminare contribuirebbe ad una miglior digestione dei cibi ed a regolarizzare il movimento intestinale. Una bella abitudine che potrebbe addirittura prevenire il tumore al colon.

–Previene il diabete. Migliora sensibilmente la tolleranza al glucosio. Uno studio durato sei mesi della Duke University ha riscontrato una miglior tolleranza al glucosio fino a 6 volte maggiore rispetto a chi pratica la corsa.

–Tonifica la muscolatura. È dimostrato che 10000 passi al giorno, con tratti di salita, possono migliorare sensibilmente il tono muscolare. Questo aggiungerebbe una miglior resistenza articolare e scheletrica.

–Aumenta la vitamina D. La produzione endogena di vitamina D avviene tramite esposizione ai raggi solari. La pratica all’aperto è un buon metodo per spendere il tempo libero in qualcosa che non solo apporta benefici a livello di struttura ma che può essere un vantaggio anche a livello di sistema immunitario.

–Contrasta la depressione. La concomitanza di fattori metabolici legati al movimento ed alla produzione di vitamina D, correlata con livelli ottimali di ormoni endogeni, fanno riscontrare un migliore stato mentale.

–Si può praticare ad ogni età. Camminare è l’unica pratica sportiva che si può praticare ad ogni età. Anche la corsa, che sicuramente apporta benefici simili, possiede dei fattori negativi che, a lungo andare, possono provocare danni.

Insomma, camminare è tutto questo ma anche molto di più. Oltre che una grande valvola di sfogo ed una medicina efficacissima, è anche filosofia, passione e socialità. E’ un qualcosa che unisce ai nostri simili, come i compagni di camminata con cui condividiamo ore di relax e chiacchiere infinite  o  almeno dovrebbe     vist che  siamo   schiavi   della tecnologia   da non farne  a meno neppure camminando  . Unisce a comparse estemporanee in cui ci si può incappare per caso e che sanno donare un valore aggiunto al camminare. Ma soprattutto unisce l’uomo alla natura. E quindi apre le porte all'essere più profondo ed intimo. Ci spogliamo di ruoli e doveri e siamo noi stessi. Camminare è democratico e  rivoluzionario . Siamo tutti sullo stesso livello. E rappresenta , sempre  secondo il sito citato prima  , <<  per me una forma di ribellione e di uscita nei confronti di un sistema che ci vuole addomesticare la domenica pomeriggio al centro commerciale. >> Camminare è sentire. E’ vita. 


   


Nel cammino il senso della vita

Camminare è decisivo per noi umani, ma purtroppo lo scopriamo tardi
Ho camminato tanto nella mia vita, e ora che sono vecchio non posso più camminare a lungo, ma paradossalmente in me si è molto accresciuto il desiderio di fare passeggiate. Camminare significa mettere un piede davanti all'altro e spingersi verso un altrove, lasciando che il proprio corpo si muova e percorra un tragitto segnato da altri che hanno camminato prima di noi, fino a lasciarne le tracce. "Camminando si apre cammino", aveva ben intuito il grande poeta M Machado. Camminare è decisivo per noi umani, ma purtroppo lo scopriamo tardi, così come tardi ci accorgiamo che la vita è un cammino da percorrere giorno dopo giorno, verso una meta che non sempre abbiamo chiara davanti a noi. Non rifletto dunque sul cammino dei pellegrini sulle vie sante, che portano a Compostela, Roma o Gerusalemme.
Oggi il camminare non è più una pratica quotidiana necessaria, perché ricorriamo all'auto o ai mezzi pubblici. Un tempo, invece, lungo la strada c'era sempre gente che camminava con i suoi bagagli, con i suoi "fagotti" e i suoi pesi da portare, a volte schiaccianti.
Oggi i medici raccomandano di dedicare almeno mezz'ora al giorno al camminare spedito, perché è un esercizio benefico per la salute del corpo, ma secondo me lo è soprattutto per la salute della mente e dello spirito. Anche perché, se si cammina veloci, lo si fa da soli, e allora, nella concretezza del mettere un passo dietro l'altro, silenzio e solitudine diventano fecondi, stimolati da tutti i sensi accesi dal camminare. Non a caso il filosofo greco Diogene ripeteva, di fronte agli interrogativi più difficili: "Solvitur ambulando", "camminando il problema sarà risolto". E quando si passeggia in due, allora la conversazione, gli sguardi incrociati, diventano linguaggi carichi di complicità, affettività e tenerezza.
Camminare insieme a un altro è mai inutile, mai tempo perso, ma guai a fare passeggiate, in mezzo alla natura, eliminando il silenzio con musiche o voci immesse direttamente nei padiglioni auricolari. Solo nel silenzio, infatti, si può fare l'esperienza che "niente è senza voce", come scriveva Paolo di Tarso. Sì, quando cammino e non resto distratto o chiuso in me, ogni cosa ha un messaggio da offrirmi, anzi diventa essa stessa una parola. È così che emergono presenze insospettate, domande essenziali, e avvengono anche dialoghi immaginari con una volpe che ci osserva o un corvo che ci saltella davanti...
Nel camminare, soprattutto in campagna e tra i boschi, c'è un'adesione del corpo alla terra che ci fa sentire più che mai terrestri. Camminare su questa terra è immergersi in un flusso di vita in cui siamo co-creature, tutte conviventi - umani, animali, alberi, muschi, fiori, sassi - e in questo fiume spetta a noi farci loro voce e loro pensiero, in una reale comunione. Mi diceva un monaco dell'Athos: "Ho camminato tanto nella mia vita, e ora che sono vecchio e paralizzato alle gambe posso dirmi: "Siediti e cammina!"


10/03/19

social o no social ? Nascono i “locali del pensare”: niente cellulari, tv, video solo scambi relazionali

Risultati immagini per social o non social leggo questa    notizia  che   riporto ne  post  d'oggi     e     confermo in parte   quanto  già  detto   ne precedente    post     :   e poi  i  miei mi dicono di  non pubblicare    cose  miei    sui social Ecco un uso razionale   della   rete  senza  esserne  dipendenti  ,  cosa  a cui nessuno  (  sottoscritto compreso  )    riesce  ad essere  immune  , nonostante   non sia  millenians  , ma  delle  generazioni precedenti  cioè   a  cavallo    tra  gli anni  70  e  80   .  Una  buona    news   ed  iniziativa  che testimonia   come    si possa  usare  la  rete   ormai    sempre  più necessaria    per   far  circolare  idee  ed  iniziative     ed  non essere  tagliati  fuori    dal mondo    in maniera    razionale    e  non compulsiva  o  solo per  insultare  e  scaricare  gli  acidi    dello stomaco   verso chi la pensa  o pratica  iniziative  diverse   ( o  che noi  non abbiamo il coraggio di  fare   )   dalle   nostre  .  La  storia        da me ripresa  è   presa  da     https://focus-psicologia.it/2019/01/28







Nascono i “locali del pensare”: niente cellulari, tv, video solo scambi relazionali


E’ stata proposta in rete l’idea di creare i “locali della consapevolezza”, luoghi per pensare, sentire i propri bisogni emotivi ed entrare in relazione con le altre persone.Questa proposta nasce dal bisogno di ricreare bar, caffè, ristoranti tipici del ‘900. Locali in cui erano privilegiati gli incontri relazionali, lo scambio di idee, il confronto tra appassionati di arte.Tutto questo in quel periodo contribuì alla creazione e nascita di nuove correnti di pensiero, nuove scoperte, nuovi movimenti artistici e culturali. Una vera e propria evoluzione sociale.





Locali pubblici frequentati da persone realmente in relazione, momenti per parlare, riflettere, sentirsi, ascoltare, far circolare idee. Questo è quello che ci si aspetta da questa proposta progettuale.
Per ottenere il riconoscimento dei “luoghi della consapevolezza” è indispensabile che ci sia un’assenza di smartphone, computer, tv, musica ad alto volume, niente video…Tutto il necessario si riduce ad uno spazio minimo che consenta di socializzare: tavolo, sedie, cuscini, confort utili alla comunicazione frontale tra 2 o più persone. Obbiettivo principale insomma è la circolazione libera di idee piuttosto che il numero di like da ottenere nei social network.
Ecco qui li link di chi ha creato questa meravigliosa iniziativa, per avere maggiori informazioni ed andarli a trovare. Cliccate qui!


28/04/16

come si vive senza internet nel 2016 ? Facebook di strada e Whatsapp a gettoni in Molise e più precisamente a Civitacampomarano, paesino di 400 abitanti in provincia di Campobasso

  da    http://milano.repubblica.it/cronaca  del 28.4.2016
 
Come si vive nel 2016 senza Internet? Per scoprirlo, lo street artist milanese Biancoshock si è trasferito per un periodo in Molise e più precisamente a Civitacampomarano, paesino di 400 abitanti in provincia di Campobasso dove la scarsa copertura di rete rende complicato navigare sul web e utilizzare qualsiasi dispositivo elettronico. Così è nato il progetto "Web 0.0", realizzato in occasione del festival CVTà Street Fest: Biancoshock ha applicato i loghi di alcuni dei più noti siti e social network ai loro equivalenti offline, usati quotidianamente dagli abitanti di Civitacampomarano. La cassetta postale è la loro Gmail, la donna più anziana  [  vedere  foto  sotto  per le  altre  qui ]

del paese fa le veci di Wikipedia perché ci si rivolge a lei per avere qualunque informazione, invece di twittare si spettegola su una panchina e la bacheca virtuale di Facebook torna alle origini identificandosi con lo spazio delle affissioni comunali. Ma ci sono anche la cabina telefonica Whatsapp, il furgoncino WeTransfer e così via. "È una sorta di Internet in the real life, che dimostra come le dinamiche virtuali che molti di noi ormai ritengono fondamentali per la vita di tutti i giorni siano in realtà sempre esistite e possano essere replicate anche senza computer e smartphone" spiega l'artista (Lucia Landoni)

07/03/13

Pedalando lungo il mare tra le braccia di Alghero


Ingredienti: un bagaglio leggero, strettamente personale, con  i jeans di ricambio, una giacca a vento peso-piuma e il libro del momento ma  anche  non , oppure  moleschina  \  pc portatile     e macchina  
fotografica  e video camera  . Un percorso breve (100, 120 chilometri al massimo), una cena già prenotata e una camera per la notte o  un sacco a pelo  .
Far marinare il progetto per un paio di giorni, contrattare (ma non troppo) con i compagni di viaggio, fissare i dettagli e partire. È un anticipo di quello che verrà, delle vacanze di Pasqua se ci saranno,
dell’estate ancora lontana ma che si avverte già, dell’insopprimibile impulso di scrollarsi di dosso preoccupazioni contingenti e grigiore invernale. Insomma, è il weekend o la settimana  se  siete in pensione  , che in Italia può portarci alla scoperta di luoghi incantati, appartati, sorprendenti: la
chiesa che custodisce un unico, preziosissimo dipinto rinascimentale,il piccolo museo curioso e unico al mondo, dagli ombrelli agli spazzacamini, dalle pipe ai cappelli, il treno o il battello d’epoca
rimessi in funzione, sbuffanti e cigolanti, piacevolmente lenti.
Su questo “piccolo” ma prezioso turismo, che da solo anima per tutto l’anno le mete meno note, sono nati network specializzati (come www.talentitaliani.it che unisce piccoli alberghi, ristoranti,bed & breakfast e tour operator locali in tutta Italia con lo slogan“l’Italia migliore”) che progettano e offrono pacchetti per chi vuolestaccare la spina di sabato e domenica.
Marzo e aprile, Pasqua esclusa, sono il momento ideale per trovare offerte a piccoli prezzi e costruire da sé il proprio itinerario, fuori dalla folla dell’alta stagione. Per chi è in fuga dalle città, questo è anche il periodo migliore per riscoprire mete vicino a casa  e non : laghi, itinerari da centellinare a piedi o in bici, le prime mostre della stagione e i preparativi per il pranzo di Pasqua che portano nelle trattorie i prodotti della primavera e le nuove ricette dei cuochi. Lonely Planet,fino a ieri specializzata perlopiù in mete esotiche, lontane, e in consigli “alternativi” per le capitali alla moda, ora si è lanciata anche in questo campo, e propone riscoperte italiane a prezzi light e a pochi chilometri (www.lonelyplanet.it). E molte regioni, dal Piemonte alla Puglia, dalla Liguria alla Basilicata, hanno scelto di coltivare la clientela italiana (che paga più dei turisti europei la crisi economica) che arriva lungo tutto il corso dell’anno, offrendo pacchetti che spesso uniscono l’ingresso ai monumenti e ai musei principali, a prezzi convenzionati dove dormire e sconti per mete particolari.
Marzo, infine, è anche il mese nel quale la maggior parte delle beauty farm made in Italy e delle classiche stazioni termali rinnovano i propri programmi e offrono nuovi trattamenti, magari da
condividere con gli amici\le amiche  o il partner  o  l'amante  
Difficilissimo trovare una scusa per restare a casa !


L'itinerario che propongo  è preso da  repubblica  viaggi  del 6\3\2013  


DAL NOSTRO INVIATO  CRISTINA NADOTTI



ALGHERO Visto dalla spiaggia di Las Tronas sembra di poterlo toccare: la sagoma di Capo Caccia ricorda un capodoglio. La pista ciclabile parte neanche trecento metri più a sud,dove inizia la passeggiata del lungomare Dante. Percorsa verso il centro città è in discesa. Questo è il primo punto dove vale la pena fermarsi e guardare Alghero e la sua costa. Il castelletto liberty della villa dei conti
Arborio Mella di Sant’Elia — oggi hotel Las Tronas — dove alloggiavano i regnanti di casa Savoia quando venivano in vacanza in Sardegna, è una delle costruzioni che dominano il paesaggio. In estate la spiaggetta qui sotto è gremita, ma in questa stagione è un punto meraviglioso per fermarsi a calpestare la sabbia bianca e godersi il sole che riscalda le spalle.
Con il mare sulla sinistra, la pista  ciclabile continua lungo la passeggiata e sulla destra altre ville del primo Novecento testimoniano la vocazione turistica di Alghero, una delle prime città in Italia ad aprire
uno stabilimento balneare, di sicuro la prima in Sardegna a fare degli alberghi e della ristorazione i perni della sua economia. La pedalata è sciolta, anche perché in lieve pendenza,fino a piazza Sulis. La tozza torre dello Sperone (ma ormai tutti la conoscono come torre di Sulis,dal rivoluzionario Cagliaritano che vi fu rinchiuso per ventidue anni all’inizio dell’Ottocento) ha intorno i cannoni recuperati da un galeone spagnolo affondato al largo di Algheronel Cinquecento. Il periodo storico non coincide, ma quegli armamenti sono per molti anche un simbolo della battaglia che la Sardegna combatté nel XIV secolo contro gli aragonesi, gli invasori.
I caffè sulla piazza sono uno dei punti clou di ritrovo e in estate è impensabile,nonostante la zona pedonale,riuscire a proseguire agevolmente in bici verso i bastioni che cominciano dalla torre di Sant’Elia
Da giugno in poi però, vale la pena fare una levataccia e continuarea pedalare sulla passeggiata aggirando il centro storico, per andare verso il porto quando arrivano i pescherecci e comprare direttamente dalle cooperative. Dal bastione Pigafetta, infatti, si accede alla banchina con una deviazione verso la cattedrale di santa Maria e il passaggio in piazza Civica, dove si
affacciano bei palazzi del Cinquento e Seicento. Passando sotto l’arco si esce sul porto e da lì si continua sul lungomare. La pista ciclabile corre parallela a via Garibaldi e presto il porto lascia spazio alla spiaggia di San Giovanni e poi del Lido.
Se soffia maestrale può essere dura, si pedala contro vento, ma è comunque una pedalata spettacolare,
con il mare sia di lato che, in pratica, di fronte, perché la costa piega verso sinistra e Capo Caccia è sempre là davanti. Sulla destra si affacciano i complessi turistici del Lido.
Per i più allenati, con una deviazione ai margini dello stadio del Calik,
si può arrivare alle spiagge delle Bombarde e del Lazzaretto. Ma già la pineta di Maria Pia è un ottimo
punto per scendere dal sellino e fare un bagno. La sabbia è bianca e l’acqua cristallina. Quel che ci si
aspetta dalla Sardegna.

COME ARRIVARE
L’aeroporto di Fertilia dista circa 5 chilometri  dalla città (c’è un collegamento di bus urbani) in attessa  potete  visitare    la cittadina  e  i suggestivi dintorni  ( il ponte romano  e  la  chiesa di San Marco   qui maggiori  dettagli .Voli diretti  da Milano  e Roma (anche Ryanair) e, in alta  stagione, anche  da altre città
DOVE DORMIRE
La vocazione turistica  di Alghero  ha reso l’offerta molto varia  Si possono trovare ottimi b&b
e hotel di lusso,la maggior parte attrezzati per parcheggiare la bicicletta Nell’hotel San Francesco,
nel centro storico,la mattina si fa colazione con vista  sullo splendido chiostro del XV secolo
www.sanfrancescohotel.com
DOVE MANGIARE
TRATTORIA MARISTELLA
Ottimo rapporto qualità prezzo Oltre a buoni piatti  di mare ci sono anche assaggi  della cucina
sarda di terra Via Kennedy 9 Non si può dire di essere stati ad Alghero se non si è assaggiato
una focaccia del MILESE  in via Garibaldi,www.barmilese.it
L’APERITIVO
CAFÈ LATINO  Sui bastioni Magellano,con vista sul porto. Oppure  in  alternativa la terrazza dell’hotel CATALUNYA www.hotelcatalunya.it dal settimo  piano si domina con una vista  suggestiva  tutto il golfo 
NOLEGGIO BICI

Sono molti i punti in cui è possibile noleggiare le biciclette in città . Raggi di Sardegna oltre ad affittare le due ruote (in due diverse zone) organizza anche ciclotour con guida   (   per   maggiori dettagli  www.algherorentabike.com
  
notevoli anche i dintorni d'Alghero 

le grotte  di nettuno nei pressi di   di capo caccia

il  villaggio nuragico di Palmavera

Se nel caso invece   decidete  di girare oltre  alla bicicletta  ( se  amate lo slow  life  )  o in camper  o in moto   ecc un altro percorso 

LUIGI PIERANTONI

OLBIA

L’altra faccia della Sardegna, lontana dai luoghi comuni, fuori stagione. Basta un weekend per capire che l’isola non è solo spiagge bianche e mare cristallino. La moto [ma non solo ] è il mezzo ideale per muoversi: si possono apprezzare così gli improvvisi cambi di paesaggio,la varietà di profumi della macchia mediterranea e le sfumature della primavera. Il bagaglio ideale? Ridotto, ma deve includere tuta antipioggia, maglia e pantaloni termici.Può capitare di essere sferzati dal maestrale. Lasciata alle
spalle Olbia e la costa orientale, si percorre la statale127 -- Se  volete  passare  a trovarmi siete  sulla strada  (  tempio pausania  )  ---


 attraversando la Gallura tra massi granitici, vigneti e sugherete.
Dopo poco più di un’ora si raggiunge Ardara con la bella chiesa di Santa Maria del Regno. A quindici chilometri da Ardara c’è Codrongianos. Qui si trova la basilica medioevale della Santissima Trinità di Saccargia, uno dei  monumenti sardi più fotografati. Costruita in basalto nero e calcare bianco vanta un effetto cromatico che la rende unica. Sull’altro lato della costa conviene percorrere le provinciali dove per chilometri non s’incontra nessuno.Destinazione: Argentiera, un villaggio minerario a ridosso del mare nell’estremo lembo Nord occidentale della Sardegna.La miniera di argento, chiusa all’inizio dei Sessanta,è un esempio raro di archeologia industriale e dal 2001è parte dell’ Unesco. Si visita su prenotazione e un piccolo museo ne racconta la storia. Per tornare a Olbia fate dietrofront sulla costa settentrionale: tra una curva e l’altra il paesaggio ha infinite sfumature di azzurro. È bene fermarsi al calar del sole a Capo Testa, a pochi chilometri da Santa Teresa di Gallura, per ammirare le scogliere granitiche. Sembra sprofondino nelle Bocche di Bonifacio.





15/07/12

LA RUOTA



 da http://www.volontari.org/lettere/





C'era una volta una ruota alla quale mancava un pezzo. La ruota voleva essere completa, perfetta, cosicché partì per cercare il pezzo che le mancava. 
Siccome era incompleta, però, non poteva rotolare bene ed ebbe così molto tempo per guardare i fiori, gli alberi e tutte le meraviglie del creato, godendo anche dei raggi del sole. 
Durante la sua ricerca trovò molti pezzi di ruota, ma nessuno che corrispondesse al suo pezzo mancante. 
Continuò così a cercare nello stupore delle cose che via via vedeva.
Un giorno trovò un pezzo che le andava perfettamente, e finalmente poté essere completa: non le mancava proprio niente ed cominciò così a rotolare con molta rapidità, tanto rapidamente che non vedeva più né fiori né alberi, né aveva il tempo per godere dei raggi del sole. 
Quando si rese conto di questo, non ci pensò due volte, e lasciò sul bordo della strada il pezzo che aveva trovato, ricominciando così a rotolare lentamente.
Quando accettiamo che l'imperfezione sia parte di noi stessi e viviamo senza rinunciare a godere della vita, abbiamo conquistato l'integrità alla quale gli altri possono solo aspirare.
Il Signore non ci chiede di essere perfetti, né che non commettiamo mai errori, ma di essere integri. Se abbiamo sufficiente cuore per amare, per perdonare, per rallegrarci delle piccole cose, e saggezza per riconoscere il valore immenso che rappresentiamo per Dio, allora saremo completi, benché possiamo sembrare di essere imperfetti.

TI POTREBBERO INTERESSARE  :


http://www.vivereconlentezza.it/node/124
http://naturalmentefelice.blogspot.it/2012/06/vivere-lentamente-e-consapevolmente.htm
il mio precedente  post  anzi  che viaggi grandi   faccio  viaggi piccoli 

19/02/12

bisognerebbe educare alla bellezza e alla lentezza

La  storia     che  voglio raccontare  oggi  potrebbe  sembrare   una catena  di sant'antonio  o leggenda  metropolitana  , ma   come testimonia il video sotto non lo è  



in fin dei conti è proprio la bellezza che salva il mondo.... non quella chirurgica, ovviamente !!! :-). Una mia amica  di fb  con cui l'ho condiviso sulla sua bacheca mi ha  replicato  : << (...)  mi pare un po' guidato come studio, l'avessero fatto fuori peak hour ci sarebbero stati decisamente altri risultati, è ovvio che ci siano delle priorità anche davanti alla bellezza sorprendente purtroppo, magari speravano di trovarlo lì al loro ritorno da lavoro e poterlo ascoltare con calma. anche davanti alla dama con l'ermellino ad un certo punto ti chiude il museo e devi uscire. >>. A me  sembra  spontaneo   ed  è un ottima provocazione   e  una trovata  originale  per   analizzare  \ sondare  l'educazione  della gente  alla  bellezza Per  l'ultimo aspetto  del discorso  non la  si può biasimare  
tale  storia   e il video annesso  mi fa  venire  in mente   due  canzoni che poi  casualmente  sono quelle  che ho in canna  nel cd   che sto ascoltando in questo    : 1)  Ambaradan  del gruppo    Yo Yo Mundi   ( video  e  testo )  spercie   gli ultimi versi

(....)
in un momento qualunque
bussando forte alla porta
e poco importa se sarà il vento o qualcuno con cattive intenzioni
forse è soltanto la vita che
ci viene a cercare.



2) lavorare  con lentezza di  Enzo  del  Re    (   testo e video  ) .Ma   anche  se  dovesse essere  una  delle  due   cose  di cui parlavo prima   che  importanza  ha  ?  . L'importante  è che   non sia  bufala   e   che  faccia    riflettere   da  qualunque  parte  essa  viene  è  utile   se  scuote  anche per  un attimo le  coscienze   dal torpore   ed   come  dice  questo video  qui sotto  educa alla bellezza



prima che  sia  troppo tardi  .

La  storia  è  questa

Un uomo era seduto in una stazione della metropolitana di Washington DC e iniziò a suonare il violino, era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo lasso di tempo, poiché era l'ora di punta, è stato calcolato che 1.100 persone sarebbero passate per la stazione, la maggior parte di loro sull ' intento di andare a lavorare. Passarono tre minuti e un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo, si fermò per alcuni secondi, e poi si affrettò per riprendere il tempo perso. Un minuto dopo il