31/05/09

...come foglia - ...amati.

…come foglia.

 

(Sonetto)

***

…forse  perché aldilà , calda è la luna

Tu  sei calore   a me  si  amore dai

O foglia ! E come  ti raccolsi  fosti vera

Le stelle azzurre e i  ruscelli vivi ,

 

E quando dal rossore appresi

Nella fatale vita mi giochi ancora

E’ il bene che io  ti voglio…ti vorrei

Le foglie cadono, vestite di perle e di aurora .

 

 

…sei lo spazio a me sempre più  vicina

all’alba serena , del  mattino ,

universo candido ,mi ispira....

 

…come foglia avanzi e ti quieti

tra  i  corridoi bui ,l’inverno sprechi

fai il tuo  nido in cuori e taci…

 

****


…amati.

 

(Sonetto)

***

…si saziano di voglia i fini amati

consumano l’amplesso nei boschi della selva

ciechi e innamorati fan cornuti i mariti

si purificano l’anima andando in una chiesa…

 

…vivono di insonnia le donne maritate

il diavolo le tenta e non si danno tregua

la notte le accalora e le fa signore

scelgono la preda a loro comunanza…

 

…chè io ingenuo sognatore gli vado appresso

col capo chino gli mostro il mare

mirando lei mi vezzeggio e fo l’oppresso…

 

…ed è ciò che la vita sfuma

questa aria calda non ha più profumi

ti scansi o ti pigli la puttana…

 

il poeta narratore.

Senza titolo 1508


 Prato - Un ultimo incontro presso il comitato lettorale dell'Italia dei Valori prima dell'election day avrà luogo

Martedì 2 giugno 2009 alle ore 19 presso la sede del comitato elettorale in via Muzzi.

 Parteciperanno il coordinatore regionale IDV Giuliano Fedeli, l'On. Fabio Evangelisti e l'On. Nicola Tranfaglia, candidato alle elezioni europee per l'Italia dei Valori.

Le tematiche della serata saranno legate al distretto e all'integrazione sociale per quanto riguarda Evangelisti, e alla questione dell'informazione nella politica per quanto concerne Tranfaglia.




 

30/05/09

Amici vi presento...

Cari amici oggi ho fatto copia incolla e vi presento Pino Santoro.



Il mio amico è bravissimo ha realizzato anche le copertine della mia trilogia oggi ho fatto copia incolla e ho scritto per lui una mia poesia.

Questo è il suo post:

 


Non è una favola




Una farfalla, per nulla intimorita dalla mia presenza, si posa leggera sulla mia mano. Non mostra nessuna voglia di allontanarsi svolazzando dalle spalle alle mani. Decido di fotografarla e, come una perfetta modella, si è fatta immortalare in diverse pose. Finalmente si libra nell'aria e, compiendo alcuni giri intorno a me, si allontana dirigendosi verso una rosa.



...forse sperava di essere immortalata in questo modo.




Questo è il mio commento. 


Sogni per noi


Ogni tua immagine
nasconde una favola.
I tuoi dipinti...
narrono storie d'amore,
di sofferenza, di odio, di pace.
Radici ben piantate
nella tua amata terra.
Raccontaci o poeta errante
con i tuoi colori
le tue parole d'amore
perchè tutti
possono comprendere
i tuoi sogni che per noi
hai lasciato sulla bianca tela.


franca bassi


 


IMMERSI NEGLI ETNOMONDI








Cari amici, ecco finalmente il NUOVO numero 29 di Etnomondi, BELLISSIMO!



 


http://etnomondi1.splinder.com/


 


IN QUESTO NUMERO:


EDITORIALE                                      


NEWS FROM…EL ALAM


INTERVISTANDO…GIORGIO DALL’ETIOPIA


I KOALA


ULURU


MOSTRE E RASSEGNE


NUOVI FUMETTI MEDIORIENTALI


ISLAM IN AUSTRALIA


TRACCE SULLA SABBIA


LE TELENOVELAS BRASILIANE


NI HAO MA?


ANUTA


RADIO NI HAO


RISTORANTI ETNICI


METROPOLI MULTIETNICA


DARFUR: CRISI O GENOCIDI?


SPECIALE CORTOMETRAGGI PARTE II


ANIME GIAPPONESI: GUNDAM


NAM JUNE PAIK


VOCI DAL NILO


I CALCIATORI BRASILIANI IN ITALIA


LA POESIA HAIKU


LE PORTE DELL’ORIENTE: SINGAPORE


MASCHERE INDIOS


VISIONI ESOTICHE


DENTRO AL DRAGONE: SAN VALENTINO IN CINA


IL RICETTARIO


I MARONITI


DAL SOL LEVANTE: BAMBOLE KOKESHI


ETNOSITI


FIUMI DI VITA: SELENGA 

Tutti Fratelli

Photobucket

29/05/09

I Ragazzi Che Si Amano - 1




 
Ecstasy_by_NoBarriers      Foto dal Web.  


I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è soltanto la loro ombra
Che trema nel buio
Suscitando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo i loro risolini
la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Loro sono altrove ben più lontano della notte
Ben più alto del sole
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore.


Jacques Prévert
Dal Volume Poesie d'Amore e Libertà

Ascoltare la paura per esprimere il coraggio di vivere


Viviamo in anni di grandi cambiamenti e trasformazioni che ci coinvolgono a tutti i livelli:
naturale, sociale, tecnologico. La velocità che muove queste trasformazioni spesso ci
travolge, ci crea difficoltà, ci fa avvertire un disagio interiore. Non riusciamo a seguirla
tanta velocità, non riusciamo ad adeguarci al nuovo, perché il nuovo non si ferma, è in
mutamento costante e a questo mutamento costante di ciò che ci sta al di fuori, spesso
non corrisponde una altrettanto profonda ricerca interiore, necessaria alla creazione e al
mantenimento dell’equilibrio e dell’armonia tra dentro e fuori. Come dire, restiamo
dissestati, frammentati: ci barcameniamo nell’attesa che qualcosa cambi, quando
potremmo – avendo a disposizione tutto questo ben di dio – indirizzarci al concreto
miglioramento della nostra qualità di vita.


Tutto questo accade per una ragione ben precisa, che si chiama paura.
La paura di non essere idonei. Di non essere accettati. Di non essere amati.
Ciascuno di noi, sia pure in diversa misura, si trascina sulle spalle l’enorme senso di colpa
di non essere degno d’amore.
La paura ci rende aggressivi. La paura crea barriere, difese. La paura ci allontana da noi
stessi e dagli altri. La paura crea separazione.
È una grandissima illusione, la paura. Ci coccola custodendoci in un bozzolo tiepido e
accogliente, ci consola con ogni pretesto disponibile, ci seduce con la promessa di salvarci
dalla sofferenza primordiale. Come potremmo mai deluderla, non nutrirla.
In realtà è proprio così che, nel momento stesso in cui la alimentiamo, stiamo creando il
terreno fertile per la nostra sofferenza. Non ne siamo coscienti. È solo che, a causa di
questa paura, viviamo giornalmente la nostra vita in modo talmente automatico, così
lontani dall’essere nel momento presente, che non ce ne rendiamo conto.
C’è una soluzione a tutto questo?


La soluzione è una fusione composta da molteplici ingredienti, a cui è necessario attingere
per la completa realizzazione del sé.


Il primo è il Genitore Omologo: la profonda radice della nostra identità psico-sessuale.
Il Genitore Omologo è il genitore del nostro stesso sesso.
Amare il genitore dello stesso sesso e accettarlo così come è – ora non dico che sia
semplice, soprattutto ove vi siano situazioni di conflitto – è la chiave per aprire il nostro
cuore. Con questa chiave preziosa apri la porta e all’interno trovi il regalo più bello: l’amore
per te stesso. Questo processo d’amore porta ad amare il genitore del sesso opposto, ad
accettarlo, a comprenderlo, e porta ad amare tutta la famiglia d’origine.
Il puzzle adesso è completo.
L’accettazione e l’amore per se stessi sciolgono la paura. L’accettazione e l’amore per noi
stessi ci fanno superare la paura di essere amati.
Forti di questa nuova consapevolezza, sostenuti da questa esperienza, siamo
conseguentemente portati all’integrazione nel sociale.


Il secondo ingrediente della nostra fusione è il corpo.
Il corpo è il fantastico contenitore della coscienza. Ci permette la nostra unicità visibile
(siamo tutti diversi) e di essere, contemporaneamente, tutti sullo stesso piano (siamo tutti
mortali). Ci permette di riconoscerla, l’unità. La nostra e quella degli altri esseri viventi.
La corporeità ci consente di sentirci uniti agli altri esseri viventi.
Accettare il corpo, in particolare il nostro corpo, ci permette di superare la paura di non
sentirci all’altezza, o di non essere idonei.


Terzo componente della fusione è la mente.
Attraverso i pensieri generati dalla nostra mente ci permettiamo di essere felici o infelici: è
una nostra libera scelta aderire alla negatività o alla positività anche se, spesso, non ne
siamo consapevoli. Superare le credenze limitanti, trasformare i pensieri negativi ci
permette di superare la paura di realizzarci.


E, infine, il mondo emozionale.
Il mondo emozionale è il cibo dei nostri pensieri.
Conoscerlo e trasformarlo ci permette di esprimerci e realizzare ciò che vogliamo
veramente. Trasformare le emozioni ci permette di superare la paura di non saper gestire
la parte emotiva di noi, o di non saperla completamente controllare.


Tutte queste componenti sono sorrette dal grande mistero che costituisce la nostra parte
spirituale, quella parte che è la fonte da cui sgorgano fiducia, fede e forza.
Quella parte che, riuscendo a mantenerne la percezione, ci consentirà risultati fino ad ora
per noi inimmaginabili.
La spiritualità, attraverso la preghiera e la meditazione, ci permette di avere fiducia e di
mantenere la percezione, che la storia è a lieto fine.


Tutte queste componenti sono quelle che ci permettono di essere delle persone solide e
amorevoli, radicate e solari.
Ancora, per sapere interamente chi siamo, abbiamo continuo bisogno di confronto e di
dialogo con l’esterno, con gli altri.
È attraverso la relazione che noi possiamo riscoprirci: è attraverso la relazione che ci si
riconosce in quanto se stessi.
Ed è sempre attraverso la relazione e il confronto che, una volta che ci siamo riconosciuti,
possiamo passare dalla famiglia d’origine alla famiglia più allargata, che è quella
planetaria.
Amando la famiglia, amando noi stessi, possiamo davvero permetterci di amare gli altri.

28/05/09

Andiamo al mare?


altri tempiAndiamo al mareAndiamo al mare2

Cari amici avete preparato: il secchiello, la paletta, e il rastrello per fare le telline? E' tempo di mare, se  vi manca il costume prendente spunto. Visto i tempi magri, aprite  un vecchio baule, sicuro che troverete qualcosa alla moda. Che belle queste immagini antiche! Come erano eleganti gli uomini e le signore, portavano tutti, scarpe di pezza alla schiava. Avete notato, le cabine di legno su palafitte? "Lungomare di Ostia". Che tempi! Io ancora non ero nata. Ma ricordo ancora negli anni 50, quando prendevamo il vecchio tram su rotaie, poi il treno alla Piramide Cestia, finalmente si arrivava a Ostia, noi bambini  tutti felici di corsa a giocare sulla sabbia nera; in mutandine e canotta, ci nascondevamo sotto il pontile di legno, ancora ricordo l'odore delle alghe sui tronchi viscidi. Che  festa! Si sentiva solo la voce  di noi bambini e il rumore delle onde, vabbè anche qualche mamma che gridava per la paura quando noi ci nascondevamo e sparivamo al suo sguardo, con poco eravamo felici: un cerchio di legno, ossi di pesca seccati al sole, e facevamo tanti castelli di sabbia.  Quando era l'ora del pranzo, mia madre apparecchiava  sull'arenile riparati dal sole, un telo a quadretti profumato di bucato. Come era buono, il purè di patate fatto la mattina all'alba.Franca Bassi


In cammino per la pace... e altre storie


Di Giorgio Schultze ho parlato parecchio in questi giorni, qui e altrove: in occasione del 25 aprile, delle sparate di Salvini e del governo su sicurezza e immigrati, dalla crisi a riarmo e occupazione, passando per la lotta contro l'ignominiosa "riforma" scolastica, il nucleare, discriminazioni d'ogni tipo (cfr. la nota al seguente post) e incipiente pauperizzazione. In ogni caso, cliccando sul suo nome, gli interessati possono scaricare il programma completo.

La mia insistenza ha però ragioni precise, che esulano dall'amicizia personale e dalla stima verso un uomo onesto e preparato. E, se ci pensiamo, i miei interventi non sono nulla in confronto alla pletorica kermesse di gigantografie, video, tg asserviti, talk show tramutati in spot elettorali, divi e divette compiacenti, che ci circondano e ci mostrano un'unica realtà: Berlusconi, Berlusconi e ancora Berlusconi.

Un Berlusconi ancora, e convintamente, sostenuto dai poteri forti, da Confindustria alla Cei, mentre l'onnipresente Brunetta, dopo gli attacchi ai dipendenti pubblici, ai rom e ai poliziotti "panzoni", adesso scioglierebbe l'Antimafia, e chissà che prima o poi (più prima che poi) non ci riesca: "Troppo ideologica", si capisce. La giunta milanese l'aveva capito per prima, l'efficienza forzista-ciellina è d'altronde proverbiale. Affrettatevi a guardare il link, il video è già stato censurato.




La manifestazione contro i tagli della Gelmini, ieri al Provveditorato milanese, ha visto gli umanisti in prima linea.

D'altro canto, il malessere della sinistra delusa non può essere colmato dai soliti volti stanchi e riciclati, da litigiosi gruppuscoli fuori del tempo e della storia, privi peraltro di qualsivoglia programma concreto che non si riduca all'aduso slogan: non votate il Cavaliere.

Sebbene da sempre impegnato in campagne per i diritti umani e civili, Giorgio è una figura nuova per la maggioranza degli elettori. Questa volta scende direttamente nell'agone politico, con la schiettezza che lo contraddistingue. Riporto pertanto con piacere l'intervista da lui rilasciata a Orizzonte Universitario, che non a caso ha come sottotitolo Gli ideali e innerva l'agire di Giorgio in ogni campo. Buona lettura!


Una Marcia che attraversi il mondo per ricreare una coscienza nonviolenta. Un evento storico, che segni l’uscita dalla “preistoria umana”, che ha fatto della violenza lo strumento per la risoluzione delle questioni sia personali che nazionali. Una Marcia che per la prima volta ha l’ambizione di smuovere i governi dei paesi attraversati con 5 precise istanze politiche: “Il disarmo nucleare a livello mondiale, il ritiro immediato delle truppe di invasione dai territori occupati, la riduzione progressiva e proporzionale delle armi convenzionali, la firma di trattati di non aggressione tra paesi, e la rinuncia dei governi a utilizzare le guerre come metodo di risoluzione dei conflitti” (www.theworldmarch.org). Ne parliamo con Giorgio Schultze, portavoce europeo della Marcia Mondiale e candidato indipendente con Italia dei Valori alle prossime elezioni europee. Ci incontriamo a Milano, nel locale Umanista Punto d’Incontro.

- Che cos’è la Marcia Mondiale e quali sono i suoi obiettivi?

«È la prima Marcia che si organizza proprio con l’obiettivo di coinvolgere tutto il pianeta. Vogliamo coinvolgere tutte le nazioni, sia sul piano istituzionale, che su quello di associazioni e anche singoli cittadini con interventi nelle scuole o in altri ambiti della vita quotidiana. Il percorso originale, che partiva da Wellington il 2 ottobre 2009 per terminare a Punta de Vacas, nelle Ande argentine, il 2 gennaio 2010, si è andato via via intessendo fino a diventare un fiume in cui stanno convergendo una serie di iniziative. Un’équipe base di circa 100 persone farà tutto il percorso e verrà accompagnata da eventi in ogni paese attraversato. Dalle attuali 500 città già mobilitate si pensa di poter arrivare a migliaia, a patto che le iniziative nel calendario si svolgano in contemporanea, perché altrimenti tre mesi non bastano. La Marcia vuole essere un momento di sensibilizzazione su un tema fondamentale: è necessario ed urgente avviare un processo di pace con una metodologia nonviolenta. Andare a ripescare concetti propri del Corano, della Bibbia o del Talmud, come la regola aurea “tratta gli altri come vorresti essere trattato” o “chi uccide una persona uccide l’intera umanità così come chi salva una persona salva l’umanità”, concetti semplici ma rimasti sepolti sotto secoli di barbarie; serve proprio a segnare il superamento della preistoria umana. Al primo posto, come priorità assoluta, la Marcia Mondiale avrà il disarmo nucleare. Uno può dire, con tutti i problemi del mondo perché proprio il “disarmo nucleare”? Perché in questo momento siamo davvero ostaggi - non sempre consapevoli - di questa nuova corsa al riarmo, che può provocare reazioni a catena sul piano mondiale».

- In che frangente pensi si sia corso il rischio di un conflitto nucleare?

«Ad esempio, quello che è successo a Gaza. Durante l’ultimo dei virulenti scontri che si protraggono ormai da decenni, (“Operazione piombo fuso”, ne ha parlato anche Orizzonte Universitario, ndr) è comparsa per la prima volta questa dichiarazione da parte ovviamente di una minoranza del governo israeliano: “perché non utilizzare una bomba atomica su Gaza?”, che è come dire che Brescia tira una bomba su Bergamo. È un concetto che segue quella logica demenziale dell’eliminazione fisica del proprio nemico».

- In questo caso qual è la risposta nonviolenta che verrebbe proposta? Cioè, in che modo la Marcia Mondiale può suggerire una risposta ad un conflitto come quello israelo-palestinese?

«Per fortuna - e questo è uno degli aspetti più straordinari dell’evento - con la Marcia sono state messe in moto quelle associazioni pacifiste e nonviolente, per ora minoritarie, che stanno cercando di trovare una soluzione che preveda la convivenza civile tra i due popoli. Se ci si riesce in Israele-Palestina bisognerebbe riuscirci in tutto il mondo. Uno potrebbe dire che tutto questo è già stato scritto ed è già stato detto, ma non si fa per motivi economici e politici di fondo. Mai come in questi ultimi otto anni la curva di vendita di armi negli Stati Uniti e non solo è cresciuta in maniera tanto vertiginosa. L’incremento annuo è stato del 3,4% per arrivare ad un totale del 40% tra il 2001 e 2009. Anche l’Italia ha avuto un ruolo vendendo armi all’Iraq, all’Iran ai palestinesi e agli israeliani. Dietro questi fortissimi interessi lobbistici non ci sono quei valori, che non appartengono solo agli umanisti ma sono parte di un bagaglio culturale di popoli di tutto il mondo, come la convivenza pacifica e il dialogo. Quest’idea di introdurre come necessità una metodologia che imponga il dialogo, diventa indispensabile e la Marcia è un mezzo per far tornare questi problemi alla ribalta, anche mediatica. Pensiamo allo stesso concetto di “guerra di confine”. È assurdo nel XXI secolo! Pensate solo ai flussi migratori di questi ultimi anni, alla rapidità con cui stanno cambiando le società... ».



- Dalle zone di guerra dolorosamente note, siamo passati a problemi che riguardano l’Europa più da vicino. Oltre alla violenza mossa contro i migranti, quali sono le altre situazioni che richiedono una soluzione nonviolenta?

«La prima è il conflitto nei Balcani. Questa è ancora una guerra calda, che serve a mantenere irrisolta, nel cuore dell’Europa, una situazione che così si dimostra vantaggiosa solo per il traffico di armi, di droga e di persone. I focolai di guerra diventano zone di interesse mafioso-militare. La Marcia anche in questo caso vuole sollevare il problema per cercare una soluzione nuova, né violenta, né armata».

- Arriviamo all’Italia. Prima di tutto quando passerà la Marcia? Cosa è previsto dal calendario?

«Per ingresso, che ipotizziamo circa per il 5 di novembre a Trieste, quindi dal ramo della Marcia proveniente dai Balcani, si farà un passaggio in quella che è stata definita la A4, cioè Trieste, Vicenza, Brescia, Ghedi (dove si chiederà la chiusura dell’aeroporto militare che ha al suo interno 40 testate nucleari), per terminare a Novara e Cameri dove ci sono i costruendi F35 che rappresentano un altro lato inquietante della nostra economia industriale. Un altro spezzone proveniente dal Nord Europa si congiungerà a quello “balcanico” a Milano, per poi passare da Firenze e Roma. Questo era già parte del percorso originario, ma la cosa più interessante è che in zone come Bari o la Sicilia si sono sviluppati nuovi appuntamenti. Basti pensare che in Sicilia si è già tenuto il forum per il disarmo del Mediterraneo che ha visto coinvolti ricercatori, professori e rappresentanti politici. È il segno della comprensione che il Medio Oriente, affacciandosi sul Mediterraneo, è più parte dell’Europa che dell’Asia, è parte integrante della nostra “geografia sociale”. Le iniziative, come si vede, sono numerose e non interesseranno solo le città da cui passerà la Marcia».

- Da chi sono proposte le varie iniziative che si svolgeranno nei tre mesi di Marcia Mondiale?

«Possiamo dire che in questo momento ci si sta muovendo su tre livelli: il primo è quello istituzionale. Stiamo chiedendo direttamente ai governi di aderire alla Marcia, impegnandosi a promuovere iniziative sulla nonviolenza in tutta la nazione per il 2 ottobre, come per esempio è accaduto in Bolivia e Cile con i presidenti Evo Morales e Michelle Bachelet. In altri casi, l’istituzione può anche essere la Provincia, il Comune o organismi minori, come nel caso di Milano e del suo hinterland. Il secondo livello è quello delle ong e delle associazioni nonviolente che si stanno occupando di organizzare una parte della Marcia. Queste associazioni si occuperanno anche di raccogliere del materiale che formerà una sorta di biblioteca vivente che accompagnerà tutta la Marcia. Il terzo ed ultimo livello riguarda la popolazione e se ne occupa il Comitato Promotore. In zone dove non ci sono associazioni e il governo se ne frega - prendiamo la Cina, ad esempio - ci sono studenti universitari che via email ci hanno contattato per diventare i promotori della Marcia nei diversi Paesi. Magari questi eventi non saranno visibilissimi, ma attraverso il materiale quotidianamente raccolto dalla parte giornalistica dell’equipe base, si potranno aggirare anche i divieti dei vari paesi, dato che da questo punto di vista la rete si è già dimostrata potentissima. Si potrebbero anche aprire dei varchi in quella che oggi è la dittatura dell’informazione. Sarà la testimonianza di un cambiamento nonviolento della storia. Ci siamo accorti, con grande sorpresa, che il mondo è pieno di piccoli Gandhi, ragazzi che stanno facendo battaglie incredibili, di cui non parla nessuno, e che il passaggio della Marcia renderà finalmente note».


- Cosa rispondi a chi parla ancora di pacchetto sicurezza e di emergenza clandestini e crede di essere minacciato da civiltà diverse e non riconosce il dialogo come risoluzione delle questioni internazionali?




Schultze a Milano con Antonio Di Pietro, nell'aprile scorso.




«Credo che ci sia della cattiva fede nel dare responsabilità a chi non ne ha. Gran parte di questi “clandestini” sono persone che sfuggono da situazioni di fame e miseria, come per esempio dalla zona del Corno d’Africa, il Darfur, il Sudan. La fuga è l’unica via d’uscita per molti. Da lì la richiesta da parte di molte persone di essere accolte come profughi e rifugiati politici, diritto che è loro garantito sia dalla Convenzione di Ginevra che dalla Carta dei diritti dell’Uomo. Dall’altra parte è notorio che, anche qui in Italia, ci sono imprese mafiose che sfruttano gli immigrati proprio come se fossero schiavi, come ha testimoniato il giornalista Gatti. Perciò noi sosteniamo che l’Italia debba per forza dare una risposta adeguata alle convenzioni internazionali ed è chiaro che tutta la propaganda “è colpa dello straniero” non risolve il problema. Esistono questioni che vanno risolte a livello regionale e quando parlo di regione intendo l’Africa, l’Europa, l’Asia, ecc. Qui abbiamo anche la fortuna di avere il primo parlamento continentale ed è uno strumento per risolvere le questioni più importanti non solo a livello nazionale. In una situazione del genere non si può dare la colpa ai disgraziati che scappano, queste logiche sono punitive e spettacolari e mostrano il pugno duro con il più debole, con il disgraziato che non sa dove rifugiarsi.. Si risolvano invece i problemi laddove si creano ed eventualmente andiamo lì a scoprire quali sono le forme di violenza che costringono le genti a fuggire».

- In sostanza, quindi, quale credi possa essere una soluzione nonviolenta alla questione immigrazione, l’ultima delle emergenze del nostro paese?

«L’Italia si deve mettere in testa prima di tutto di rispettare le convenzioni internazionali a cui ha aderito, come la Convenzione di Ginevra sottoscritta nel ’51, condizione premessa affinché l’Italia si metta alla testa della regione Europa, luogo davvero di accoglienza e solidarietà e di risposta ai problemi delle persone. Dall’altra parte andiamo a vedere con gli altri paesi come si può fare a risolvere questo problema. Non credo che chi affronta le disavventure di un profugo lo faccia per il gusto di delinquere. Credo invece che sia solo in cerca di una speranza di vita. Chi vuole delinquere ha ben altri circuiti. Allora è una scusa che rientra nelle modalità violente di questo governo l’esprimere in modo pubblicitario delle soluzioni che non hanno nulla a che vedere con le risposte concrete».

- Hai scelto di candidarti come indipendente nella Lista di Italia dei Valori per le elezioni europee oltreché mantenere il tuo ruolo di Portavoce Europeo della Marcia Mondiale. Perché hai fatto questa scelta, proprio con Italia dei Valori?

«In verità non mi aspettavo nemmeno questa chiamata. Se penso anche a tutto ciò che già è stato fatto a livello europeo, come la battaglia promossa dal Movimento Umanista contro lo scudo spaziale americano in Repubblica Ceca e la base missilistica in Polonia, che in fondo siamo riusciti a vincere grazie a molte mobilitazioni».

- Quali azioni pensi siano necessarie affinché avvenga questo cambiamento?

«Io credo che ci sarà da fare una battaglia enorme. C’è da fare davvero un cambiamento epocale. Così come gli Stati Uniti sono federazione di stati che hanno però un'unica linea sugli aspetti più importanti della politica internazionale, anche l’UE deve avere una sua visione di politica estera. Ci sono delle modificazioni strutturali da fare. E così mi è stato proposto di partecipare a questa battaglia con Idv, che mai avevo considerato in questo senso. Io ho chiesto due condizioni: da un lato di presentarmi con un mio programma (e sono i cinque punti di cui abbiamo parlato), dall’altra di consultarmi con tutta la struttura del Movimento Umanista, anche se non ci sono stati accordi strutturali tra MU e Idv».




- E nessuno ti ha mai chiesto di cedere una tra le tue due veci, cioè portavoce della MM e candidato di Idv?


«Di dimettermi da portavoce europeo del Movimento Umanista no, da portavoce della Marcia qualcuno sì. Nel momento in cui ci sarà qualcuno che sta organizzando la Marcia a livello mondiale allora cederò il mio posto, se invece la richiesta dovesse venire da un’altra associazione che magari non sta neanche organizzando la Marcia, mi domando solo cosa voglia da me o da noi francamente! In verità mi hanno chiesto esplicitamente di restare, perché non c’è alcuna implicazione politica nell’essere candidato indipendente e portatore di quei contenuti. Semmai qualche problema potrebbe averlo Idv, partito molto attento alla giustizia e meno sensibile a queste dinamiche. In realtà però si sta dimostrando più ricettiva del previsto, soprattutto sul tema del nucleare. Sul tema della pace e del disarmo non era scontato che Idv accettasse».



(a cura di Lorenzo Bagnoli e Riccardo Canetta)

Senza titolo 1507

Prato  - L'election day si avvicina. Ecco il programma della candidata a consigliere comanale per il comune di Prato Loredana Ferrara per la lista "Di Pietro - Italia dei Valori".


Loredana Ferrara ha scritto:


 


Il mio impegno per chi ha bisogno di ascolto;


il mio impegno per combattere ogni forma di sopruso e violenza;


il mio impegno per un sociale più attento ai bisogni dei cittadini;


il mio impegno per ofire a Prato nuove opportunità di sviluppo;


il mio impegno per la gtrasparenza nelle istituzioni;


il mio impegno per il rispetto della legalità da parte di tutti;


il mio impegno per una città più sicura;


il mio impegno per una concorrenza leale e rispettosa delle regole;


il mio impegno per una Prato moderna e multietnica;


il mio impegno per le donne, i giovani e gli anziani;


il mio impegno per migliorare l'efficienza dell'Ente Comune;


il mio impegno per la riduzione dei costi della politica.


Dalla centralità dell'individuo alla responsabilità delle istituzioni.


Questo è il mio modo di essere di sinistra":


 Per sostenere la lotta alla criminalità invito i cittadini pratesi a votare la candidata al consiglio comunale di Prato Loredana Ferrara dell'Italia dei Valori. Loredana Ferrara da anni è impegnata nella lotta contro l'usura e l'estorsione. Lei è la responsabile Regioale dell'associazione Airp (Associazione Italiana Riabilitazione Protestati) ed è la responsabile nazionale del dipratimento anti - usura dell'Italia dei Valori. Lei è stata Assessore al Comune di Prato dal luglio 2004 al gennaio 2007. Attualmente è segretaria provinciale dell'Italia dei Valori di Prato. e- mail: lory.ferrara@alice.it.


Senza titolo 1506

Roma 14.03.09. - In una dimostrazione dell'utilità che può avere l'integrazione dell'area andina, diverse associazioni di immigrati in Italia provenienti dei 4 paesi andini (Bolivia,  Colombia, Ecuador e Perù), hanno raggiunto l'obiettivo di lavorare unite intorno ad una prospettiva comune: migliorare le condizioni di vita dei bambini più poveri delle Ande. 
Il 27 febbraio del 2009 fu un punto culminante di questo lavoro che viene realizzandosi contro ogni difficoltà e contro ogni ostacolo trovato. Quel giorno, in un evento realizzato a Roma, si annunciò pubblicamente il meccanismo di aiuto e l'inizio dell'invio di 80 milla euro provenienti della prima campagna a beneficio dei 4 progetti, che in questa prima tappa le associazioni di emigranti appoggiano.  Un progetto in ogni paese andino in favore di bambini handicappati, bambini lavoratori e bambini vittime della violenza.  
Inviarono saluti il Segretario Generale della Comunità Andina di Nazioni, Dr. Freddy Ehlers, chi segnalò che si tratta della prima esperienza mondiale di integrazione concreta tra emigranti andini, per quello sarà seguito da vicino per la CAN, per aiutare a consolidare questo innovatore processo. Ugualmente, il cardinale del Honduras Oscar Rodriguez Maradiaga inviò un messaggio da Tegucigalpa,  mandando un buon augurio a questa esperienza d'integrazione e ringraziando a nome della Chiesa per la bella alleanza costruita "tra i poveri del primo mondo, gli immigrati, ed i poveri più piccoli e dimenticati del terzo mondo." 
"È importante segnalare che il principio fondamentale nell'invio delle risorse ottenute in favore dei progetti sarà la Trasparenza", segnalò il presidente di questa associazione di associazioni, Dr. Juan Velasquez Quispe. "Per quello tutta l'informazione, documentazione e la resa di conti dettagliati saranno inserite nella pagina web di Juntos por los Andes: http://www.juntosporlosandes.com










Associazione Las Americas accoglieranno a Napoli


la prossima assemblea di


Juntos por los Andes

Napoli - L'associazione di immigranti latinoamericani nella regione Campania "Las Americas",


si rallegra in ricevere il prossimo 30 di maggio a Napoli alle associazioni che formalmente


appartengono ad Juntos por los Andes. Quel giorno realizzeremo la nostra assemblea ordinaria annuale,


quella che permetterà di conoscere il lavoro elaborato l'anno 2008, pianificare il lavoro


della prossima campagna e potere scegliere alla nostra Giunta Direttiva 2009-2010.
L'assemblea permetterà di dare vita una nuova campagna di solidarietà,


riconoscendo il successo ottenuto della campagna "Aiutiamo i Bambini di Le Ande".


Sta segnalare che Juntos por los Andes è un'esperienza riconosciuta come unica nel suo


genere, perché associazioni di immigranti provenienti da diverse nazioni latinoamericane si sono


messi di fronte ad un lavoro unito e solidale appoggiando segmenti deboli dei loro Paesi di origine.


 



Più informazione:


las.americas@ymail.com

05/05/2009


 



Asociación Las Americas acogerá en Nápoles


la próxima asamblea de


Juntos por los Andes

 



Napoli.- La asociación de inmigrantes latinoamericanos en la región Campania "Las Américas", se complace en recibir el próximo 30 de mayo en Napoli a las demás asociaciones que formalmente pertenecen a Juntos por los Andes. Aquél dia realizaremos nuestra asamblea ordinaria anual, la que permitirá conocer el trabajo elaborado el año 2008, planificar el trabajo de la próxima campaña y poder elegir a nuestra Junta Directiva 2009-2010.


La asamblea permitirá dar vida a una nueva campaña de solidaridad, reconociendo el éxito obtenido de la campaña "Ayudemos a los Niños de Los Andes" el 2007-2008. Cabe señalar que Juntos por los Andes es una experiencia reconocida como única en su género, en donde asociaciones de inmigrantes provenientes de diversos países latinoamericanos se ponen al frente de un trabajo conjunto y solidario para apoyar a segmentos débiles de nuestros países de origen.



Mayores informes a :


las.americas@ymail.com

05/05/2009


 





 

Senza titolo 1505

Nasce il primo programma di solidarietà transnazionale


donazioni da parte di 20 associazioni di migranti andini sarà moltiplicata da partner pubblici e privati italiani e andini per


costituire un fondo destinato a finanziare la realizzazione di progetti sociali e di solidarietà.


4+1 che coinvolge la diaspora Andina in Italia. La raccolta di

JUNTOS POR LOS ANDES


BOLIVIANI,COLOMBIANI, ECUATORIANI E PERUVIANI IN ITALIA


E’ PROMOSSO DA 20 ASSOCIAZIONI DI MIGRANTI

Consulente scientifico e organizzativo



CeSPI


con la collaborazione di


Partner che hanno aderito al Programma


/SIDRIAL ed ETIMOS/BANCA ETICA

REGIONE LOMBARDIA, FONDAZIONE CARIPLO, BCC (Banche di Credito Cooperativo), BANCA DI


CREDTO DEL PERU’, INTERBANK PERU’ , MPS



Le migrazioni internazionali oggi più che mai dimostrano che è possibile mantenere contatti e


legami tra Paesi – di origine e destinazione – e tra connazionali, nonostante le distanze geografiche.


Non solo i migranti mantengono aperto il dialogo con la terra d’origine, ma diventano un ponte


tra le due realtà. In tal modo, la diaspora immigrata va a ricoprire un fondamentale ruolo di attore e


agente di sviluppo del proprio Paese.


In questa prospettiva, una dimensione centrale nel legame transnazionale riguarda l’invio di


denaro – le rimesse – a familiari, amici e comunità d’origine. Le risorse monetarie delle rimesse


possono adottare la dimensione individuale (dal migrante ai familiari), imprenditoriale (dal


migrante verso attività di investimento economico) e collettiva (da gruppi di migranti alla comunità


d’origine). Data la consistenza e la stabilità di questi flussi internazionali di risorse, da più parti


stanno emergendo proposte e iniziative per canalizzare e valorizzare l’impatto delle rimesse nei


Paesi d’origine, sia direttamente da parte dei migranti che da parte di attori istituzionali, pubblici e


privati, nazionali e internazionali.


In questo contesto si iscrive la nascita in Italia del primo fondo di solidarietà diretto a


massimizzare l’impatto delle rimesse collettive (4+1) verso progetti a sostegno delle comunità di


origine. Il progetto


ogni euro raccolto dalle associazioni dei migranti, si aggiungono 4 euro donati da partner pubblici e


privati.


Il meccanismo moltiplicatore del fondo di solidarietà promosso dai migranti ha avuto origine


nell’esperienza della diaspora messicana negli Stati Uniti, dove i migranti hanno creato una rete di


associazioni cittadine per supportare progetti sociali e di piccola infrastruttura civile nella propria


regione di origine. Grazie anche ad una politica del governo messicano per una valorizzazione delle


rimesse dei migranti, dai primi anni Novanta sono nati i programmi 3x1, integrati con risorse del


Governo federale, regionale e municipale, oltre che dalle donazioni raccolte dalle associazioni di


migranti messicani negli Stati Uniti. L’esperienza ha avuto un grande successo, mostrando le


potenzialità della partecipazione della diaspora come interlocutore per lo sviluppo del proprio Paese


di origine. Prova ne sono i 1.438 progetti realizzati nel 2004 in Messico (per lo più progetti di utilità


sociale e per le infrastrutture) e l’attivazione di 527 associazioni messicane distribuite in 31 stati


americani.


Juntos por los Andes si basa su un semplice meccanismo moltiplicatore: per

FONDO ITALO-ANDINO DI SOLIDARIETÀ 4+1



Nel caso italiano, sotto la spinta di


Colombia, Ecuador e Perù (acclusa la lista delle associazioni) e sotto lo stimolo e la consulenza di


CeSPI/SID (


avviato in Italia il primo Programma 4+1 volto a coinvolgere la comunità andina presenti sul


territorio per canalizzare le rimesse collettive in progetti di solidarietà transnazionale. Il programma


4+1 Italiano presenta alcune specificità rispetto al modello messicano.


Innanzitutto, il Programma


non ad un singolo Paese. Ciò segue lo scopo di consolidare il legame fra i migranti delle varie


nazionalità andine presenti in Italia e dare un contributo al processo di integrazione latinoamericana.


Inoltre, il programma coinvolge direttamente il Paese ospitante, l’Italia, mediante il partenariato di


istituzioni e associazioni italiane.


Le 20 associazioni di migranti si sono impegnate a raccogliere complessivamente una quota


25.000 euro


campagna di raccolta fondi, che ha preso avvio e visibilità attraverso l'evento pubblico tenutosi a


Roma, nella sede dell’


novembre 2007.


La quota raccolta dai migranti verrà poi replicata dagli altri partner dell’iniziativa, per cui


ciascun partner verserà altrettanti 25.000 euro andando a costituire il


Solidarietà


destinati a bambini bisognosi (vedi più avanti) e che la quota dei migranti (€25.000) sia moltiplicata


da altri 4 partner (€100.000), in modo di destinare ai 4 progetti un ammontare complessivo di


€125.000. Le quote non utilizzate andranno ad accrescere il


rotativo che assicuri le contropartite finanziarie delle successive iniziative delle associazioni andine


e quindi la sostenibilità del Fondo.


Per il primo Programma 4+1, le 20 associazioni hanno identificato quattro progetti di solidarietà


volti a migliorare le condizioni di bambini particolarmente bisognosi che verranno sostenuti nei


quattro Paesi di origine dei migranti andini:


20 associazioni di migranti provenienti dalla Bolivia,Centro Studi di Politica Internazionale e Society for International Development) è statoJuntos por los Andes si rivolge alla Regione Andina nel suo insieme ediattraverso una “riffa”, rivolta principalmente ai membri della comunità immigrata. LaAssociazione Bancaria Italiana (ABI), il 5 marzo 2007*, si concluderà il 10Fondo Italo-Andino di. Il meccanismo del Fondo prevede che il primo programma sia destinato a 4 progettiFondo, in prospettiva di un contributo

Progetto Associazione beneficiaria Luogo/Paese beneficiario



La Casa de Danilo y el


Centro Atiende para niños


huérfanos y diversamente


hábiles


La Casa de Danilo Cochabamba, BOLIVIA


Plan Hermano: por los


niños víctimas de las minas


antipersona


Fundación Mi Sangre Antioquia, COLOMBIA


Una Familia de Familias Centro del Muchacho


Trabajador


Barrios marginales de Quito,


ECUADOR


Apoyando a los niños


trabajadores migrantes de


Lima


Movimiento de Niños y


Adolescentes Trabajadores Hijos


de Obreros Cristianos


(MANTHOC)


Zona marginal urbana de Yerbateros,


Lima, PERU’



I partner che fino a questo momento hanno aderito all’iniziativa sono: Regione Lombardia, BCC


(Banche di Credito Cooperativo), MPS.


La Banca Etica ed Etimos cureranno la trasparenza e la gestione del Fondo.


OBIETTIVO LAVORO è lo sponsor ufficiale della RIFFA.


L’importanza di questa iniziativa risulta non solo dalla realizzazione dei progetti in sé, ma anche


dalla nascita di uno strumento in grado di moltiplicare l’impatto delle rimesse collettive nei Paesi


d’origine. Inoltre esso si presta ad un’azione sostenibile e replicabile e offre un’enorme potenzialità



FONDO ITALO-ANDINO DI SOLIDARIETÀ 4+1



di utilizzo, come potrebbe essere il suo evolvere in un fondo di garanzia per il sostegno di


attività produttive tra le comunità d’origine.


Indubbio risulta quindi il valore, il potenziale e le virtuose implicazioni che questo programma


rivolto alle comunità immigrate ha, sia in Italia che nei Paesi di origine.



Associazioni Andine del Programma


Juntos Por los Andes

1. Associazione Residenti Andini di Ancona (Ancona)


2. Associazione Casa dei Boliviani (Bergamo)


3. Associazione Colombia Es - Onlus (Firenze)


4. Associazione Italia Viva (Roma)


5. Associazione Mitad del Mundo (Milano)


6. Associazione Continenti Uniti (Genova)


7. Associazione COPEI (Roma)


8. Associazione ACUBOL (Torino)


9. Associazione Comunidad Peruana de Roma (Roma)


10. Associazione CENTROPER (Torino)


11. Associazione Gran Paititi Kluedo (Roma)


12. Associazione Fratelli nel Mondo (Genova)


13. Associazione Sabor Latino (Napoli)


14. Associazione Afroecuadoriana (Roma)


15. Associazione Sudamerica Unida (Roma)


16. Associazione Amigos de Colombia (Monza)


17. Associazione Folklor e Cultura Colombiana (Bergamo)


18. Associazione ACODEL (Genova)


19. Associazione Culturale Las Américas (Caserta)


20. Associazione Caminos del Inca (Verona)


27/05/09

La Cei, il papi e la regina

 1. E’ di oggi un pesante articolo non firmato (quindi molto autorevole) del Financial Times e dell'Independent di Londra che certamente non sono comunisti che definiscono il sultano di villa Certosa «Un pericolo» per l'Italia, dopo il Times di Londra, quotidiano filo conservatore e il Guardian, quotidiano filo laburista. Essi definiscono il presidente italiano del consiglio dei ministro «un pericolo per l'Italia e un maligno esempio» e «corruttore dell’avvocato David Mills». La differenza con i giornali nostrani è abissale.
2. La Cei ha parlato. Dovremmo essere tutti contenti e soddisfatti che finalmente i vescovi, riuniti a Roma per la loro 59a conferenza (25-29 maggio 2009). I giornali hanno parlato di parole forte, di critiche al governo per le misure promesse e non mantenute e al comportamento personale del capo del governo. Insomma, un rigurgito di etica sana a salutare. Per un momento mi sono sentito orgoglioso che i vescovi avessero tutto ad un tratto acquistato quella libertà di parola che piagnucolano ad ogni piè sospinto. Mi è venuto il dubbio che essendo domenica prossima Pentecoste, lo Spirito Santo avesse fatto una deviazione e li avesse investiti a loro insaputa. L’illusione è durata poco.
3. I giornali hanno sintetizzato in poche frasi 15 cartelle suddivise in 10 punti, lette dal card. Angelo Bagnasco (e non potrebbe essere diversamente), dando così l’impressione che l’eminenza avesse detto parole di fuoco contro un signore che ha occupato il posto di primo ministro, che frequenta le minorenni, che è aduso all’harem (30/40 vergini alla volta), che è malato (sempre parola della moglie), che dice bugie in pubblico e al governo; che del terremoto finita la passerella nulla si sa più; che i giornali di tutto il mondo deridono, solidali con la Repubblica e le sue dieci domande inevase.
4. Dopo avere letto i giornali inglesi, vado a leggere la prolusione del card. Bagnasco e cosa trovo? Nulla. Il nulla del vuoto, anche del vuoto spinto. Quattro pagine di saluti ai nuovi vescovi e a quelli morti e infine l’inno consueto di omaggio al papa, felicemente regnante, con il suo luminoso esempio di magistero in Italia, nella visita ai terremotati di Abruzzo e in Palestina. Manca sola la prostrazione materiale per il bacio della sacra pantofola.
5. Il cardinale dice che il papa è stato fatto «bersaglio» di ostilità per la bella lettera che ha inviato ai vescovi di tutto il mondo dove spiegava le sue ragioni per la revoca della scomunica ai lefebvriani e dove prende le distanze dal negazionista Williamson. Il cardinale si dimentica che fu il papa a prendere come bersaglio il concilio ecumenico Vaticano II, concedendo la revoca della scomunica senza pretendere la sottomissione al magistero conciliare: fu lui ad aprire la falla della divisione perché i tradizionalisti ora esigono che il concilio venga dichiarato non vincolante. Io credo che il papa abbia commesso un illecito e non ne aveva diritto ed è responsabile dello scisma silenzioso che serpeggia nella chiesa. Penso che debba essere il papa a chiedere scusa a quanti ha ferito con le sue scelte poco cattoliche e molto scismatiche.
6. Poi il cardinale nella più tradizionale delle forme diplomatiche diluisce, sopisce sparge parole anche forti ma in diluvio di parole oppiacee per cui «auspica un fisco più leggero» e non quindi parla non di «operai», ma di «leva occupazionale»: «Contraendosi gli ordinativi e le commesse, dalle imprese viene azionata la leva occupazionale, talora in tempi e modi alquanto sbrigativi, come si trattasse di alleggerire la nave di futile zavorra». In questo contesto «a patire le maggiori ripercussioni è la fascia dei precari.. Per questi lavoratori gli ammortizzatori previsti sono davvero modesti».
7. Francamente non mi pare una messa in mora del governo che non ha mantenuto una sola promessa, che è responsabile del degrado lavorativo e sociale di tutto il paese. Mi pare al contrario una carezza con una piuma di struzzo che nasconde la testa per no vedere la tragicità della realtà.
8. Poi al punto 8 a pag. 11, si parla di immigrazione: «Nell’ultimo periodo si è parlato molto di immigrazione … a causa del disegno di legge sulla sicurezza che … peraltro non ha superato tutti i punti di ambiguità. In secondo luogo a causa della concomitante ripresa degli attraversamenti del Mediterraneo … Ad essi le nostre Autorità hanno infine risposto con la controversa prassi dei respingimenti, già sperimentata in altre stagioni come pure in altri Paesi» cui segue il pistolotto d’obbligo sulla «dignità della persona e bla bla bla».
9. Finalmente al punto 9 a pag. 11 ci si aspetterebbe che il presidente della Cei fosse informato su quanto avrebbe fatto, detto, non fatto e smentito il presidente del consiglio, suo socio in affari di stato e di chiesa. Invece con un linguaggio clericale e cantilenante, l’eminenza sua parla di «emergenza educativa» e riesce a dire che «in certa misura, il problema dei giovani sono gli adulti! Il mondo adulto non può gridare allo scandalo, esibire sorpresa di fronte alle trasgressioni più atroci che vedono protagonisti giovani e giovanissimi, e subito dopo spegnere i riflettori senza nulla correggere dei modelli che presenta ed impone ogni giorno. Sono modelli che uccidono l’anima, perché la rendono triste e annoiata, senza desideri alti perché senza speranza. Ma il cuore dei giovani, anche quando sembra inerte o prigioniero del nulla, in realtà è segnato da una insopprimibile nostalgia di ideali nobili, e va in cerca di modelli credibili dove «leggere» ciò che veramente riempie la vita».
10. A me pare evidente che il cardinale parli di Berlusconi e del suo «maligno esempio», eppure chi legge non capisce nulla: le parole eminenti dell’eminenza sua valgono per tutti, per il genitore disoccupato e precario come per il ricco che se ne frega altamente delle parole eminenti, salvo usarle per dire che i Vescovi non hanno nemmeno nominato Berlusconi.
11. I vescovi si ritengono custodi della morale: ma chi custodisce i custodi? il loro linguaggio diplomatico e vellutato ha quasi lo scopo di non recar danno eccessivo al manovratore, corruttore di vergini (?) e corruttore di avvocati. Un’occasione mancata. Poteva venire dalla Cei un insegnamento di alto livello che poteva aiutare gli Italiani a invertire la tendenza del degrado etico e invece i vescovi fanno colazione con il latte di gallo perché loro non giudicano, loro non interferiscono.
12. L’indomani il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, si defila ancora di più e dice espressamente: «Nessun giudizio, ognuno ha la propria coscienza, aggiungendo – bontà sua! – che «non si può essere incuranti degli effetti che certi atteggiamenti producono, e ciò vale a seconda della visibilità di ciascuno». Che delicatessa! Non serve nemmeno l’anestesia!
13. Eppure, è l’intero governo che è di «maligno esempio», esempio che ha corrotto anche i vescovi se è vero come è vero che il vescovo dell’Aquila, tale Giuseppe Molinari che ebbe a rimproverare Franceschini del PD che osava criticare il premier sulla questione della verginella di Casoria.
14. Invece di esigere che i cattolici prendano le distanze da un uomo che ha dilapidato il tessuto etico del Paese, piegandolo ai suoi bassi interessi e scomunicando quanti lo appoggiano in politica, in affari e pederastia, i nostri beneamati pastori non «sono incuranti degli effetti». Ci fosse Totò, si lascerebbe scappare dal profondo del cuore: «Ma mi faccino il piacere … !!!!».

Ci auguriamo un degrado sempre più profondo e senza fine, sperando un giorno di toccare il fondo per avere un punto di appoggio per risalire la china. Intanto preghiamo la Carfagna, la Gelmini e le altre «scoperte» dal sultano di villa Certosa di curare il loro papi con affetto, condizione essenziale per mantenere il posto di impiegate del capo.

Genova, 27 maggio 2009
Paolo Farinella, prete – Genova