Visualizzazione post con etichetta morte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta morte. Mostra tutti i post

sabato 14 aprile 2012

lo schifo resta la bellezza muore . 5 aprile, triste giorno per il grunge



a volte fra lavoro e cazzeggio mi sfuggono news importanti .Ma va beh non sempre si può stare dietro a tutto o per rimanere in musica :<< Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento? Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento. >> ( una famosissima canzone di Guccini non riporto il titolo perchè è talmente famosa e stra nota che anche mia nipote che ha 6 anni la conosce )


da http://fabiocaironi.wordpress.com/

5 aprile, triste giorno per il grunge



Sono morti entrambi il 5 aprile. Entrambi sono stati grandi alferi del grunge, e sono scomparsi al termine di un percorso di autodistruzione, spia di un profondo malessere. Kurt Cobain e Layne Staley, rispettivamente leader di Nirvana e Alice in Chains, condivisero i successi in vita, e il giorno della morte.
Cobain se ne andò nel 1994, Staley otto anni più tardi, nel 2002. Paladini di un movimento, il grunge, che non morì con Cobain e con Staley, anche se perse quella spinta propulsiva che lo aveva visto trionfare sul mondo. Il grunge è visto con molta nostalgia dai trentenni di oggi, che allora furono adolescenti e trovarono in quei riff rabbiosi e nei testi profondi e a volte strazianti un’istantanea della loro condizione. Quella musica veniva da Seattle, quasi dall’altra parte del mondo, eppure era terribilmente vicina ed attuale.

Giorno tragico, il 5 aprile. Mentre terminavo di scrivere questo post ho letto della morte di Jim Marshall, fondatore dell’omonimo amplificatore che ha rivoluzionato il modo di fare musica, creando i presupposti per la nascita del rock.


Poi  stà a

lunedì 7 dicembre 2009

Quelle piccole morti quotidiane

 


Vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo, vivere ogni giorno come se fosse l'unico. Quale disperazione, quale noia, quale nostalgia ed attaccamento alla vita, da quando il mio ultimo giorno bussa alla porta ogni mattina ed ogni notte, con la sua missiva d'addio tra le mani e fiori bianchi tra i capelli. Quale mancanza di gioia, nell'alzarsi al mattino, spazzolare i capelli priva della felicità dell'abitudine. E quella pochezza di senso che si impadronisce di me, quando ogni gesto diviene potenzialmente unico, potenzialmente l'ultimo, spoglio della bellezza della routine. Privata dell'incanto della distrazione, del piacere dell'attesa di tempi migliori, di un futuro incerto, di un domani possibile. L'attaccamento alla vita fugace, l'urgenza disgraziata di un unico giorno, di un ultimo giorno, la prepotenza dell'allarme di perdita, quanto mi derubano, per ogni istante che passa, della delizia della mia monotonia. Dimenticare le chiavi di casa con la certezza che avverrà ancora, rinunciare alla panna sul caffè perchè domani ne avrò il tempo, la sicurezza del rimandare, dell'aspettare, del fare piano, del non far rumore, del vivere lento. Vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo, vivere ogni giorno come se fosse l'unico. E non concedersi più il tempo di fermarsi ad interpretare le nuvole e i suoni, ed a fare progetti. Non posso cedere, non posso crederci, non devo piegarmi. Ribellarsi, alla fugacità dei giorni, alla vita precaria, al cogliere l'attimo. Sia maledetto, quell' angoscioso carpe diem. Se la vita mi priva della quiete dell'attesa, io non sono più nulla.

Vivere ogni giorno come se fosse il primo, vivere ogni giorno come se fosse uno.




Parole e pensieri da MariLouLou, casa mia: http://trattidanima.splinder.com

sabato 19 settembre 2009

Abominio - 2

Mette a dura prova i nostri ideali, ma le tentazioni appartengono alla vita umana. Proprio perché non sono un'imbelle irenista, e ho sempre scritto con onestà, non temo di mostrare il seguente filmato.



E poiché, anche in queste ore buie per l'umanità, non temo le parole, spero abbiate fissato bene i volti dei due assassini di Sanaa Dafani, la cui vicenda ricalca quella della tristemente nota Hina Saleem. Li ho nominati al plurale, perché, se solo il maschio ha scatenato materialmente la sua furia belluina ("voleva decapitarla", ha accusato il fidanzato), la femmina che giustifica il suo complice-padrone è colpevole quanto lui. Maschio e femmina, non uomo e donna, non marito e moglie, non padre e madre, non famiglia. 45 anni lui, 39 lei, e ci appaiono così decrepiti e inguardabili. Tanto bella la ragazza, quanto brutti gli assassini. Orrenda la femmina, orrendo e senza scampo quel suo sguardo fisso, ottuso, cieco. La bruttezza dell'ignoranza, della cattiveria, e, sì dell'inferno che certamente attende lei e il suo compare. Bene ha fatto il Comune a giudicarla indesiderata e, come speriamo, a toglierle la potestà sulle altre due bimbe, sorelline di Sanaa, concepite in modo insano e inconsapevole (anche i ratti figliano) assieme al correo, nella probabile, vana attesa del nuovo Maschio Dominatore, l'Erede del Capo di Casa.


L'ignoranza non merita perdono umano, perché alla sua base c'è sempre un atto di volontà. Tutto il resto, la sventatezza, l'annullamento, deriva da questa radice malata. Non ho più nulla da aggiungere se non l'affilata condanna di Michele Serra, comparsa ieri su "Repubblica":


La pena peggiore, per il padre assassino di Sanaa Dafani e per tutti quelli come lui, sarebbe esere costretto ad assistere al futuro del mondo. Vedere morire lentamente il dominio dei padri, dei fratelli, dei mariti sulle mogli e le figlie. Vedere morire lentamente tutte quelle orribili leggi scritte da preti (maschi) di ogni religione bestemmiando e usurpando il nome di Dio, leggi e regole fonte di prigionia, di lutto, di mortificazione, di tristezza, di senso di colpa, di ignoranza, di esclusione, di discriminazione, di sottomissione per miliardi di esseri umani passati e presenti. Vedere la forza dell'eros che schianta l'albero fradicio della supersitizione e della costrizione. Vedere il disordine della libertà che vince sull'ordine cupo e idiota nel quale credono i padri padroni e le loro vecchie mogli asservite. Vedere la giovinezza (Sanaa aveva diciotto anni) trionfare sulla decrepitezza delle regole arcaiche.

Succederà. Ci vorranno ancora secoli, ma succederà. Peccato che il padre di Sanaa, e tutti quelli come lui, non possano essere puniti assistendo fino in fondo al crollo del loro orribile mondo, che mostra il bastone, la frusta, il coltello alla figlia che tenta la fuga. Famiglia e religione devono servire alle persone. Nessuna persona deve essere serva della famiglia e della religione.


Michele Serra



Fotogramma dal film Una questione d'onore (1965): un contadino sardo (Tognazzi) canta una serenata alla fidanzata. Pur amandola, l'uomo la uccide sospettandola di adulterio: tutto il paese (donne comprese) approva il gesto.

venerdì 26 giugno 2009

Suicidio?


Ossessionato dalla vecchiaia e dalle malattie aveva un tumore della pelle a conoscenza di pochi e 250 milioni di dollari di debiti  presso i tribunali per le tante cause che aveva dovuto sostenere..
Dicono stroncato da un infarto, ma faranno un autopsia che non viene mai fatta a chi muore d'infarto. Aveva 50 anni, avrebbe dovuto fare una serie di concerti questa estate a Londra. L'amico ed ex manager accusa i medici "criminali e ciarlatani". Ma, dopo la visita alla villa di Bel Air della squadra omicidi di Los Angeles,si suppone un suicidio con la collaborazione della famiglia.

domenica 15 marzo 2009

GRAZIE!

caroamico_titoloA me non interessa sapere quel che fai nel tuo Paradiso.


Il Grande UOMOrino-logo-PR


 


Io voglio sapere se ancora soffri,

per che cosa soffri, insomma se ancora piangi!

Se osi sognare di osservare ancora la passione del tuo cuore.

A me non interessa sapere quanti anni avresti nel mondo di oggi,

 insomma se oggi saresti giovane o vecchio,

Io voglio sapere se rischieresti di sembrare un pazzo per amore,

per i tuoi sogni mancati, per l'avventura divina di non essere più qui.

A me non interessa sapere quali pianeti

sono in quadratura con la tua luna.

Io voglio sapere se hai toccato il centro del tuo proprio dolore,

se sei stato aperto ai tradimenti della vita

o se ti sei ritirato e chiuso per paura di ulteriore dolore! triste_PV__

Voglio sapere se puoi star seduto con il dolore, il mio o il tuo,

senza far niente per nasconderlo, o mascherarlo o immobilizzarlo.

Voglio sapere se puoi stare con la gioia, la mia o la tua;

se puoi danzare selvaggiamente

e lasciare che l'estasi ti riempia

fino alla punta delle dita e delle dita dei piedi

senza ammonirci di stare attenti, di essere realisti,

o di ricordare le limitazioni dell'umano.

A me non interessa se la storia che hai raccontato fosse vera.

Voglio sapere se puoi deludere altri per essere vero con te stesso.

Se puoi sopportare l'accusa di tradimento e non tradire la tua anima.

Voglio sapere se puoi essere fedele e quindi affidabile.

calcio 2Voglio sapere se puoi vedere la bellezza da lassù

anche quando non è carina tutti i giorni,

e se puoi nutrire la tua vita della Sua presenza.

Voglio sapere se puoi vivere con il fallimento, il tuo e il mio,

e ancora ergerti sulla riva di un lago,

tirare un sorriso e gridare all'argento della luna piena, e urlare con tutto il fiato:

“SÌ! VOGLIO!!” giovane uomo che piange

A me non interessa sapere dove vivi ora

Oppure quanti Angeli sono li con te …

Voglio sapere se puoi alzarti dopo una notte di pena e di disperazione,

addolorato e ferito fino alle ossa e fare ciò che c'è da fare per i tuoi cari.

A me non interessa sapere chi sei ora

e perchè ora non sei più qui tra noi.

Voglio sapere

se sarai al centro del fuoco insieme a me

e non ti ritirerai nell’estasi e nell’oblio di un Inferno infame.

Non mi interessa sapere dove o cosa o con chi hai pregato,

se ancora ti inchini al tuo Dio che hai davanti a te.

Voglio sapere che cosa ti sostiene dall'interno

quando tutto il resto cade giù,

compreso il tuo Dio che oggi mi appare

fragile, attonito, inutile e deridente!

Voglio sapere se puoi stare da solo con te stesso,

Voglio sapere se veramente ti piace la compagnia che sento dentro

E che mi dai nei momenti vuoti.

VOGLIO SAPERE SE,

il 23 Marzo di ogni anno che verrà …..

 RIUSCIRAI A SOPPORTARMI!!!

Ciao Rino, ti ho immensamente amato! 100

Dedico a te, al tuo ricordo,

all'anniversario della tua dipartita .....

il mio Post n°100!

Rino 01


n.d.r.....

Rino è venuto a mancare all'affetto dei suoi cari il 23 Marzo 2007, a soli 19 anni e tre mesi, dopo nove mesi di dignitosa lotta contro una LEUCEMIA FULMINANTE! Era un ragazzo dolce, sano, forte, sorridente e nobile perfino. Vi offro il suo ricordo perché io stesso, perennemente illuminato dal suo amore rivelato,  NON dimentichi più il suo valore e la Sua grandezza!








by forzaragazzi

martedì 17 febbraio 2009

Senza titolo 1277

Queste storie non sono vere, giornali e tv non ne parlano
e  anche su internet non si trova quasi niente.
Il grande fratello- quello vero -decide che è solo una favola
bella o brutta non importa  che illude e c'illude
che questi bambini sono solo comparse di un film senza distribuzione



Ero il re del mondo 
e tu la mia regina 
non ero entrato in niente
e niente era entrato in me
sognavo io e te nel mondo bianco splendente


Photobucket


poi sei arrivata tu 
vita
madre natura



 
hai fatto del tuo meglio per farmi nel sole  andare
nel mondo bianco e rosso -hai detto -
non ci potevo stare
un sole cosi' forte senza protezione
che neri, neri ci ha fatto diventare


 




Cos' è  questo mondo selvaggio
non è cosi' che l'avevo sognato


 

sì, in qualche modo me ne andrò in giro
quaranta kilometri al giorno per prendere l'acqua
e  a questo che serve la mia vita?

solo bambini come carne da macello?
organi da trapiantare?
un Kalaskinov in mano a quattro anni
è per questo che mi hanno messo al mondo?
un Africano sono io
uno nato nero per tua fortuna non sarai mai

ma mentre vivevo e respiravo

mi hai sussurato non c'è più niente da mangiare
mi sono perso e questa terra non ha più un nome
 con dittatori che ci fanno morire di fame

sei morta mamma che  mi tenevi vivo
chi sono io che sono arrivato fino a qui?

in questo accampamento trattato come un animale

mentre io sognavo di vivere e girare il mondo
 
in silenzio tu con tanti nomi mi hai ucciso
 
ma non ti perdono anche se non serve a niente
 
cuori freddi vedono e ascoltano il nostro calvario
-qualcuno dei potenti ci deve pensare-
sei bimbi come me ogni quattro secondi muoiono di fame
e non ha senso ripetere  ancora una volta questa storia
non è colpa vostra se noi crepiamo,


**********************************
Nel silenzio mediatico per interessi commerciali e industriali,
nel continente Africano è in corso la prima guerra mondiale Africana,
guerra paragonabile alla seconda guerra mondiale con stermini di intere popolazioni, colpevoli solo di appartenere all'etnia più sfortunata.
Bambini di 10 anni vengono rapiti e con un Kalaskinov in mano vengono messi a guardia degli accampamenti , dalla paura si abituano a non dormire piu'


Bambine di 12 anni rapite e stuprate per non restare in cinta vengono date in pasto alle truppe e mandate a rifornire le truppe attraversando campi minati.




 LETTURE










 

VIAGGIO ALLE RADICI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE AFRICANA 17/11/04



Jean Léonard Touadi (giornalista congolese )

CONGO
Ruanda Burundi
Le parole per conoscere

Editori Riuniti pp. 135, euro 9,00




Mercoledi' 17 Novembre 2004
“Da otto anni(ora 12 anni) (1996-2004), nella Repubblica democratica del Congo (RdC) si sta consumando la prima guerra mondiale africana nel silenzio dei grandi mezzi di comunicazione e nella cinica indifferenza della comunità internazionale”. Queste parole, che vanno dritte al cuore del problema, aprono un libro snello ma accurato e intelligente che, come indica il sottotitolo, punta a spiegare la complessa crisi della regione africana dei Grandi Laghi e i legami di causa-effetto che uniscono i destini di Congo, Ruanda e Burundi. . Touadi  permetteì anche al lettore più estraneo di avvicinarsi e approfondire le ragioni di una guerra che non ha mai “bucato lo schermo”. E così, oltre a fare conoscenza con i protagonisti della crisi, dal presidente post-genocidio del Ruanda, Paul Kagame, al successore di Mobutu alla guida dell’ex Zaire, Laurent-Désiré Kabila, e di suo figlio Joseph, l’attuale presidente della RdC, è possibile riportare alla luce le cause della crisi. Che da un lato rimandano indietro al momento dell’indipendenza e alla pessima gestione degli affari congolesi nei successivi trent’anni da parte di Mobutu, mentre dall’altro si legano a nodo doppio al genocidio del Ruanda del 1994. A fare da background e da terreno di cultura delle pretese dei contendenti, la corsa allo sfruttamento delle ricchezze del Congo e i contrapposti interessi di protettori d’eccezione, Francia e Stati Uniti, come spiegano bene le voci “materie prime” e “competizione franco-americana”.
Il quadro che emerge non sembra rassicurante. I paesi della regione si trovano in una fase molto critica e le sfide per il futuro sono tantissime. Il Burundi sta affrontando una difficile transizione. In Ruanda, il tutsi Kagame ha creato un regime autoritario sfruttando a proprio favore la difficile eredità del genocidio. Le regioni orientali del Congo, il Kivu e l’Ituri, sono ancora altamente instabili. C’è da affrontare il problema dei profughi, come anche quello della circolazione di un ingente numero di armi. “Purtroppo – sostiene Touadi – molto dipenderà da come si comporterà la comunità internazionale. Innanzitutto l’Onu, su cui pesano le responsabilità degli errori degli anni Sessanta e che ha preso impegni concreti sia in Burundi che in Congo. Bisognerà vedere se saprà mantenerli in modo coerente. L’altra grande incognita è costituita dal braccio di ferro tra gli interessi anglo-americani e quelli francesi. Non solo nella regione dei Grandi Laghi, ma anche in Angola e altrove. C’è poi la prospettiva interna: Kagame continua a pensare che il Kivu sia lo sbocco naturale del Ruanda, dove la questione demografica è un problema reale. Per risolvere tutti le questioni sul tappeto, a partire dalla sovrappopolazione di Ruanda e Burundi e passando per la gestione dei flussi di profughi, si potrebbe riattivare la comunità economica dei Grandi Laghi. Serve una soluzione globale ai problemi della regione, non è pensabile che ognuno faccia per sé, pestando i piedi al vicino. Questo può scatenare solo altre tensioni.”Il Congo presenta un punto di forza. È la sua società civile, una delle più vitali del continente, che ha un ruolo importante nella pacificazione del paese. “Durante gli ultimi anni di Mobutu lo stato era praticamente inesistente – ricorda Touadi. Questo ha scatenato la spontanea reazione della popolazione, che doveva trovare degli strumenti per la sopravvivenza, soprattutto economica. . Una società che si potrebbe definire “dell’indisciplina”, che si sta sviluppando anche in altri paesi martoriati, come Liberia e Sierra Leone: nel caos politico ed economico si assume l’indisciplina come struttura alla vita civile, ottimizzando l’anarchia. Può sembrare un paradosso, ma è un paradigma che può funzionare. “E aiuta a riscoprire i saperi basici dell’Africa – aggiunge Touadi. 

Recensione di Irene Panozzo


domenica 18 gennaio 2009

La crisi di Giulio

Le cose cominciarono ad andar male. All'inizio Giulio pensava che andassero male per tutti. Ne parlavano in giro, la "crisi" dicevano. E in effetti la crisi c'era, la sentivi nell'aria, lo vedevi al supermercato quando col tuo stipendio non riuscivi che a comprare l'indispensabile, lo capivi dalle pubblicità, quelle che ti facevano sembrare il prestito la scelta più giusta da fare quando invece sapevi benissimo che era solo ua stronzata, lo capivi dagli sguardi di solidarietà della gente, quella in fila alla posta, quella che attraversava a piedi la strada, quella che gremiva le chiese. C'era crisi ma si sopportava, era un male condiviso e stranamente se sono in tanti a soffrire della stessa pena uno si abitua a pensare che in fondo non sta così male. Invece a Giulio andò che un giorno, oltre a dover convivere con la crisi (come tutti), beh, un giorno Giulio diede di matto. In realtà non è che impazzì davvero ma a tutti sembrò così, e si sa se tutti pensano una cosa meno che uno, anche se quell'unica persona dice il vero non c'è ragionevole dubbio che tenga, i "tutti" avranno la meglio e nella storia, noi posteri, diremo: un giorno Giulio diede di matto.
C'era la crisi e la crisi piano piano crea silenzio, tanto silenzio. A volte Giulio scendeva in strada a passeggiare un po' e si rendeva conto che nessuno aveva più voglia di stare in giro. Risparmiavano, anche sui passi. Giulio però non ci stava, non voleva arrendersi alla crisi. Giulio arrotolò con le mani la carta del fornaio, quella stessa carta in cui erano state avvolte le sue due ciabattine di semola, la arrotolò a mo' di megafono. Uscì per strada e, parlando nel megafono, attento a non strozzarsi con qualche briciola sopravvissuta alla sua fame, invitò i suoi compaesani ad uscire dalle case, li invitò a partecipare a una specie di festa in strada. Da principio non ricevette risposta poi qualcuno si degnò di mettere dei passi fino alla finestra e, chi in malo modo chi più gentilmente ma con aria scostante, declinarono tutti l'invito. Sconsolato Giulio torno a casa. Mentre avanzava nell'ingresso udì il trillo fastidioso e insistente del telefono. Andò a rispondere con l'espressione stanca. Si sentiva tradito dal paese, dalla gente con cui fino a quel giorno aveva condiviso sorrisi, giornate, cene e banchetti. L'avevano preso a persiane in faccia.
"Pronto?"
Dall'altra parte del telefono Giulio distinse chiaramente un singulto.
"Giu..Giuu..Giuulioo, scusami se ti disturbo a quest'ora..."
"..."
Giulio non aveva ancora ben chiaro con chi stava parlando, aveva solo capito che era il preambolo ad una cattiva notizia.
"Giulio, sono la zia... ascolta, non esiste un modo migliore per dirlo... zio è morto. "
SDENG. Giulio percepì nella testa il suono metallico equivalente a quello di una badilata e si sedette tramortito in terra. Aveva ancora l'orecchio attaccato al ricevitore del telefono quando si rese conto che la zia continuava a parlare.
"Zia, zia, scusa... mi dispiace, ma come... stai?" Per un attimo si stava lasciando sfuggire un 'Come è successo?' ma mentre lo pronunciava si sentì un verme, uno di quelli cresciuti con Porta a Porta e la fastidiosa voce di Vespa che nelle orecchie ripeteva: "Sì, ma quanti morti? Quanti feriti? Cosa è accaduto?". Decisamente indelicato. La zia naturalmente riprese a parlare, sembrava un fiume, sembrava che nessuno glel'avesse chiesto prima di suo nipote. Le parole galoppavano, l'una dietro all'altra, veloci, precise, ordinate, sembrava che stesse leggendo invece si sfogava. E Giulio reggeva l'urto della sofferenza altrui, pazientemente, quasi fosse la sua vocazione, ascoltava. Avrebbe voluto fare di più ma in gola sentiva crescere un groppo che gli impediva di deglutire senza provare una fitta allo stomaco. Sentiva il magone allargarsi a tutta la pancia, crescergli dentro e poi salire su fino a condensarsi in pesanti lacrime. Gli restarono sull'uscio degli occhi, non vennero giù, almeno quel giorno, se ne restarono lì a rammentargli che le cose non andavano bene. Quando chiuse quella strana telefonata senza saper cosa dire, senza aver il coraggio di riattaccare per primo, si accasciò. Perse tutte le forze.

Mi girava la testa, con gli occhi lucidi continuavo a cercare di mettere a fuoco le mani che si tormentavano cercando una risposta. La risposta al perché tutto mi andasse così male, la risposta al perché proprio a me, la risposta alla tristezza, al senso di colpa che provavo nell'esatto istante in cui pensavo alla mia tristezza e non a quella della zia, la risposta ai miei stentati tentativi di dialogo al telefono. La testa si faceva sempre più pesante e avevo bisogno di respirare a pieni polmoni. Così uscii in strada e una volta in strada sentii chiara la necessità di correre e mentre correvo mi fu immediato chiudere gli occhi, allargare le braccia e lasciare che dalla mia bocca uscisse un suono rauco e persistente. Continuai a urlare con la stessa intensità per tutta la mia corsa, anche quando incespicavo, anche quando andai a sbattere contro il lampione, anche allora, non mi fermai che un attimo per accorgermi che piangevo e ripresi a fuggire dalle responsabilità, dalla crisi, dalle crisi.

venerdì 5 dicembre 2008

6 dicembre Giornata Nazionale del Ricordo e dell'Azione sulla Violenza contro le Donne

Il 6 dicembre 1989 il 25enne Marc Lépin uccise 14 donne all'École Polytechnique di Montreal (Canada).

Cominciò entrando in un'aula, dove urlò alle donne presenti: "Siete un branco di femministe! Io odio le femministe!" .
Separò le 10 studentesse presenti dagli uomini, fece uscire gli uomini, quindi sparò sulle donne, uccidendone sei.
Poi uscì dall'aula, senza che nessuno osasse fermarlo, e proseguì, sparando e ferendo alcuni studenti e alcune studentesse.
Poi entrò nella mensa e sparò ad alcune donne presenti, uccidendone tre.
Salì al piano superiore e sparò ad un'altra donna e a due uomini.
Entrò in un'altra aula e sparò due caricatori sulle studentesse presenti.
Studenti e studentesse cercarono riparo sotto i banchi: lui perlustrò l'aula sparando alle donne rannicchiate, uccidendone quattro.
La prima studentessa a cui aveva sparato agonizzava sul pavimento: lui la uccise con un coltello.
Poi si sedette e si suicidò.
In totale aveva ucciso 14 donne e aveva ferito 13 studenti di entrambi i sessi.


Le donne uccise erano:

Geneviève Bergeron, 21 anni;
Hélène Colgan, 23 anni;
Nathalie Croteau, 23 anni;
Barbara Daigneault, 22 anni;
Anne-Marie Edward, 21 anni;
Maud Haviernick, 29 anni;
Barbara Maria Klucznik, 31 anni;
Maryse Laganière, 25 anni;
Maryse Leclair, 23 anni;
Anne-Marie Lemay, 22 anni;
Sonia Pelletier, 28 anni;
Michèle Richard, 21 anni;
Annie St-Arneault, 23 anni;
Annie Turcotte, 21 anni.


Nella tasca di Marc Lépin venne trovata una lettera in cui spiegava i motivi "politici" del suo gesto.
La lettera riportava anche una lista con 19 nomi di "femministe radicali", che non aveva avuto il tempo di "giustiziare" .
Si trattava di donne che lavoravano in ruoli non tradizionali: una donna pompiere, la donna a capo della polizia, donne impegnate in politica...

Dopo questo fatto il governo del Canada ha dichiarato il 6 dicembre Giornata Nazionale del Ricordo e dell'Azione sulla Violenza contro le Donne.
Sono nati anche diversi gruppi di uomini che si sono assunti la responsabilità di fermare la violenza degli uomini sulle donne.La Campagna del Fiocco Bianco (fiocco che si appuntano gli uomini che dichiarano di assumersi questa responsabilità ) è una delle iniziative nate in seguito a questo episodio.


Nei dieci anni successivi a questo massacro, le studentesse di ingegneria in Canada sono passate passate dal 13 al 19 per cento sul totale degli iscritti.


http://www.chebucto.ns.ca/CommunitySupport/Men4Change/memoriam.html





sabato 29 novembre 2008

Né pane, né rose

Me ne dolgo, ma non c'è più gioia, non più trasporto né speranza in me per la Giornata della Colletta Alimentare.

Sfileremo, oggi, per la nostra "buona azione annuale". Molti di noi con la morte nel cuore, in verità, perché prevedono che saranno i prossimi beneficiari di quella colletta. Sfileremo davanti a supermercati che, per gli altri 364 giorni dell'anno, mantengono in vita un sistema che non solo ha prodotto, ma considera strutturale la povertà. Come ha acutamente osservato Giorgio Cremaschi, la povertà è indispensabile per il capitale e, paradossalmente, lo arricchisce e l'ingrassa.
La locandina della colletta. Qui si può scaricare l' elenco dei supermercati che partecipano all'iniziativa.




Non c'è gioia, nella nostra carità dalle spalle curve, che s'appresta a diventare essa stessa scarto. Come afferma non casualmente Brunetta il luminare, citando a sproposito ma con cinica ferocia Manzoni: "La crisi è, come la peste, una scopa". Vale a dire, secondo lui, che spazzerà via molti di noi, lazzaroni, fannulloni, sinistrorsi, disfattisti e chi più ne ha, più ne metta. Abbiamo ancora una colpa: quella di non voler morire, di non toglierci di mezzo. Cosa aspettiamo?

Non c'è gioia. Non c'è gioia nel contemplare con occhi sfatati il collasso d'un mondo che ha prodotto ricchezza effimera ed egoista in una sola parte, e piccola, del pianeta. Non c'è gioia, perché non esiste giustizia. E la carità senza giustizia è paternalismo peloso, che genera soltanto tedio, strazio, raccapriccio.

E non avremo nemmeno più il diritto di lamentarci. Stanno mettendo il bavaglio a tutto, e ci riusciranno. Perdonatemi. Non riesco a proseguire. E non so per quanto tempo ancora potrò scrivere su questo blog.


 


 


 

mercoledì 27 febbraio 2008

Senza titolo 257

Ciccio e Tore...Angeli.




Ciccio e Tore … Perché nessuno li ha sentiti?


Quello che mi sconvolge è la consapevolezza


“della morte lenta”


e che nessuno  li abbia sentiti  nonostante


 fossero a poca distanza da casa …


 


Nel mio giardino oggi non si parla di poesia.


Nel mio giardino


ci sono due fiori strappati alla Vita


e altri spariti nel nulla …


Il mondo deve essere salvato


non dobbiamo permettere


che ci sfugga dalle mani …


Dio ci ha creati con mani e piedi uguali  a “GESU’”…


Propongo a chiunque volesse, di accendere un lume


per non dimenticare i nostri cari Angeli.


piccolalù



domenica 21 ottobre 2007

Senza titolo 2129

IL VERO VOLTO DI ANAKE
Sono anzi ero un redattore di rossovenexiano disgustato da quello che scrive anake
Post di anake redazionale:
Pare ci sia una talpa o un talpo nella redazione di Rosso Venexiano... uno stronzo che può copiare dati riservati e leggere i pvt avendo rubato la password a cui dedico il faccia di culo day numer two.
Ho letto in blog fetecchia, dei post demenziali e commenti altrettanto farneticanti (scritti dalla stessa persona che fa i post ovviamente per darsi credito da solo... ma è malato? Lo curino con la mazza da base-ball!!)
dove sembra che sti poveretti di Rosso Venexiano, abbiano commesso chissà che se, su oltre 1400 iscritti una parte non pubblica... e allora? Cazzo ce ne frega scusate? Che devono fare quelli di Rosso Venexiano, eliminare chi non scrive? Qual è il problema? A chi dà noia? Negli altri collettivi è uguale.. embè cazzo ci frega?
Sono dati normalissimi per un collettivo così imponente e di grande successo. Ora in home splinder contano 284 post settimanali e 1435 commenti... il blog dello stronzo yoghi invece ha 335 post (copia incolla lui tutta la notte fra una sega e l'altra guardando la foto di Manu) e 75 commenti (copia incollati anche quelli)... ecco perchè rompe il cazzo così... invidia profonda ossessione... poi che Manuela sia anche una bella donna e lui un vecchio babbione... invidia ancor più grande... lei sa anche scrivere... lui per carità... capito tutto: invidia di quella cattiva che se credi in Dio, vai all'inferno e lì trovi i blogkillers che ti fanno un culo tanto... e fanno bene!!! Magari gli piacerebbe anche... che gli facessero il culo... credo di si. Ok scrivo io a Rocco e gli chiedo di procedere.
Chiaro che fa molta invidia e qualche farlocco per non dire di peggio ci casca anche, ma forse pensa di distruggere il lavoro di tante persone (che sto conoscendo e sono veramente eccezionali) e lo fa vomitando merda... ma fa una grande pubblicità così a Rosso Venexiano, che poi quando uno lo vede il blog di Manuela e confronta il blog, la sua eleganza e ne osserva ogni dettaglio, e fa un paragone coi post farneticanti e pittoreschi nonchè sgrammaticati del pazzo che li sta spammando, beh a parte farsi una risata accompagnata da una sonora scoreggiona dedicata al persecutore, e pensare che di vermi ce n'è più in internet che al cimitero... che può pensare se non essere solidale con Manu e Rosso Venexiano?
La calunnia è un venticello ma qui c'è una tromba d'aria di un trombone presto trombato (auguri Manu siamo tutti con te, vedrai che lo convincono a deporre i chupa chups gusto merda e a cambiare spacciatore perchè fuma roba cattiva lo vediamo gli effetti devastanti che ha).
Io ho visto le querele fatte da Anake... non c'è mica da ridere su questa cosa eh, dove sono invece le millantate denunce mai viste e mai fatte dal pazzoide? Ma non ha un cazzo di dignità sto ebete anziano e rincoglionito che rompe il cazzo notte e dì con un sacco di nick... ma quando dorme? Dormi benedetto che sei schizzato.
Io faccio fatica a star dietro a un blog... ah si ma io sono normale (mia madre sa ridendo... che ho detto?), questa è la differenza.
Io credo non sia una talpa nè un talpo... vi ricordate gli effetti della mucca pazza? Ecco, io penso abbia mangiato troppa carne contagiata. Ma poi... perchè mette avatar di ragazzi/e sarà mica pervertito e pedofilo oltre che scassa maroni? Certo che coi suoi 57 anni che compie a novembre, ne fa 4 di ragazzi /e fasulle... figo l'elisir di eterna giovinezza... ma va a caghèr.

Vorrei dirgli a ricchioneeeeeeeeeeeeeee ma perchè offendere i ricchioni se li adoro?

Mo perseguita anche me... anzi dirà che io sono Anake, tutti sono Anake, anche lui stesso si sta trasformando in una copia perfetta di Anake... scriva quel che vuole: embè chissenefrega? Io mica lo querelo... vado a Bologna con mio fratello e gli facciamo un culo spaziale poi ci pianto in centro l'ombrellone, si fa prima e ci si capisce immediatamente.

Organizziamo una gita a Bologna? ... Credo ci vogliano almeno 8 pulman.... madonna mia... che figata!!!

Per venire in gita a Bologna, dovete esporre nei blog il seguente banner (anche la Manu se ne ha il coraggio)


Venite gente, venite: più gente entra più bestie si vedono!!

però non lo vedo... se non va bene dimmelo ok?
E' per chiarire un po' di cose e per difendere chi non ha difesa e finora ha sempre subito offese ok?
Inutile fare le crociate a favore della pace e fregarsene di chi soffre ingiustizie vicino a noi.


Un redattore di rossovenexiano
( anonimo per non subire il trattamento persecutorio riservato
a chi non pensandola come lei fugge dal suo blog)

giovedì 16 agosto 2007

Sul valore dell'esperienza (e della vita)

    Il dottor Rogé ha bevuto il suo calvados. Il suo gran corpo s'affloscia, le palpebre gli s'abbassano grevi. È la prima volta che vedo il suo viso senza occhi. Sembra una maschera di cartone, come quelle che si vendono oggi nei negozi. Le sue guance hanno un colore rosa orribile. La verità m'appare d'un tratto: quest'uomo morirà presto. Di sicuro lo sa anche lui; basta che si sia guardato ad uno specchio: di giorno in giorno rassomiglia sempre più al cadavere che sarà. Ecco che cos'è la loro esperienza; ecco perché mi son detto tante volte che odora di morte: è la loro ultima difesa. Il dottore vorrebbe pur credervi, vorrebbe mascherarsi l'insopportabile realtà: ch'egli è solo, che non ha capito nulla, che non ha passato; con un'intelligenza che gli s'intorbida, e un corpo che si sfascia. E allora egli ha apprestato ben bene, ha ben sistemato e imbottito il suo piccolo delirio di compensazione: dice a se stesso che progredisce. Il suo pensiero ha delle falle? Vi sono momenti in cui il cervello gira a vuoto? è perché il suo giudizio non ha più l'impazienza della gioventù. Non capisce più quel che legge nei libri? Ma è perché è così lontano dai libri, ormai. Non può più fare l'amore? Ma l'ha fatto. Aver fatto l'amore è molto meglio che farlo ancora: a distanza, si può giudicare, si può confrontare, si può riflettere. E in quanto a quell'orribile viso di cadavere, per poterne sopportare la vista sullo specchio si froza di credere che vi siano impresse le lezioni dell'esperienza.


tratto da: Jean-Paul Sartre, La nausea, Einaudi, 2007, pagg. 97-98

Slideshow

Loading...