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07/03/18

SASSARI, UNA VITA DIETRO AL VOLANTE nel suo taxi star e criminali


ne  deve aver  vissuto  di storie    il taxista  Antonio Ruzzeddu     che giuda   da 33 anni ma ama il suo “mestieraccio”. Nel cuore il ricordo di una corsa speciale: «Che emozione l’incontro con la Fracci» 
                                            
  da la  nuova sardegna del 5\3\2018

di Luca Fiori

SASSARI. Una gelida notte di dicembre di 14 anni fa dal suo taxi fermo davanti a un hotel del centro di Sassari, scese una donna esile, avvolta in un cappotto bianco, che lo lasciò senza parole. Con un piccolo gesto quella donna elegantissima e minuta gli regalò una ragione in più per amare quel «mestieraccio» senza orari e con tanti disagi, che dopo 33 anni non lo ha ancora stancato. Un lavoro ereditato a 21 anni da suo padre Aldo, classe 1932, tra i primissimi tassisti della storia della città.




«Signor Ruzzeddu, lei è sposato?» chiese quella donna infreddolita ma dai modi gentili, lasciando perplesso il tassista, a cui nessun cliente fino a quella notte aveva mai rivolto una domanda simile.
«Benissimo - sorrise la donna prima di infilarsi nella hall dell’albergo - quelle rose rosse che ha messo nel bagagliaio mi farebbe piacere se le tenesse lei. Ora faccia come le dico, torni a casa in silenzio, entri in punta di piedi in camera da letto - si raccomandò quella signora gentile - e senza svegliare sua moglie le poggi sul comò. Domani mattina quando la sua signora aprirà gli occhi e le sorriderà - gli disse quella passeggera speciale prima di salutarlo e ringraziarlo - vedrà che sarà felice di aver fatto tardi per colpa mia stanotte».
Quella donna dai modi gentili, avvolta in un cappotto bianco, era Carla Fracci, una delle più grandi ballerine che l’Italia abbia mai avuto. Antonio Ruzzeddu, sassarese di 54 anni, l’aveva riportata in albergo dopo lo spettacolo al teatro Verdi e l’artista lo ricompensò per la sua gentilezza con il più grande dei numerosi mazzi di fiori che quella sera i sassaresi le portarono in camerino. «In 33 anni di carriera al volante per le strade della città - racconta Antonio Ruzzeddu, conosciuto da tutti come “Lello” - ho visto e conosciuto persone di tutti i tipi, ma l’emozione di quella notte è uno dei ricordi più dolci di tutti questi anni». E dal 20 luglio del 1985 quando suo padre, dopo 32 anni di lavoro, gli consegnò la licenza e le chiavi del taxi e gli augurò buona fortuna, Lello ha visto veramente di tutto. In tanti anni ha aperto la portiera a grandi artisti, politici, prostitute, corrieri della droga, normali cittadini e in più di un’occasione a donne con il pancione che hanno rotto le acque proprio sulla pelle nera dei suoi sedili.
«Mi è capitato anche qualche brutto episodio - ammette Lello - una notte mentre guidavo mi ritrovai una lama puntata su un fianco. Era un criminale che era salito a bordo in porta Sant’Antonio - racconta il tassista - e poco prima di arrivare nel punto concordato tirò fuori un coltello, mi ordinò di fermarmi e poi saltò fuori dalla macchina e se la diede a gambe levate». Antonio Ruzzeddu è una dei 35 tassisti in possesso della licenza rilasciata dal Comune. In 27 fanno parte della Cooperativa taxi Sassari Service, mentre gli altri 8 (compreso Ruzzeddu) lavorano in proprio. Per mettersi alla guida di un taxi è necessario sostenere un esame e ottenere il cosiddetto Kb, il certificato di abilitazione professionale rilasciato dalla Motorizzazione civile. A Sassari il numero delle licenze è bloccato dal 1969, quando il Comune ne concesse 10 nuove che andarono ad aggiungersi alle 25 che già esistevano da un pezzo. «Una di quelle 25 - racconta con orgoglio Lello Ruzzeddu - era di mio padre Aldo». I primi veri taxi comparvero in città nel 1953 e fino ad allora il trasporto pubblico era affidato alle carrozze.




«In quegli anni - racconta Lello Ruzzeddu - il taxi lo utilizzavano le famiglia della “Sassari bene”, i giudici, i notai e l’alta borghesia». I benestanti della città oltre a utilizzare i taxi per accompagnare i figli a scuola erano soliti contattare i tassisti in occasione di matrimoni e battesimi, perché all’epoca quasi nessuno possedeva un’automobile. Dal centro della città gli invitati venivano accompagnati nei ristoranti di Ernesto a Platamona o da Fofò a Castelsardo e poi riportati a Sassari a festa conclusa. Erano i tempi i cui una corsa semplice in città costava tra le 5 e le 10 lire. Oggi per una trasporto all’interno della cinta urbana si spendono in media una decina di euro, mentre per un viaggio dal centro fino all’aeroporto di Alghero ne occorrono 39. «Quando iniziai a fare questo lavoro nel 1985 - racconta Lello - avevo appena 21 anni, ma notai subito che la nostra categoria aveva bisogno di mettersi al passo coi tempi». Le chiamate arrivavano per tutti a una “colonnina a terra” situata accanto alle stazioni di “fermata”, le più importanti erano in piazza Castello e all’Emiciclo Garibaldi. I telefoni cellulari ancora non esistevano, ma quando nel 1992 comparvero sul mercato, il giovane Lello che tre anni prima era diventato presidente di categoria, capì che l’occasione era da cogliere al volo. «Pagai tre milioni e mezzo di lire - racconta il tassista - e fui il primo in città a installare un telefono veicolare sul mio taxi». I colleghi anziani inizialmente lo guardarono come un marziano, ma piano piano tutti dovettero adeguarsi. Ma qual è il segreto per continuare dopo tanti anni ad amare ancora un lavoro che ti costringe a stare sempre in giro e ad accontentare i clienti? «L’incontro con persone nuove ogni giorno - spiega Lello - continua ad affascinarmi. Da parte mia continuo a metterci l’impegno e la professionalità che ho imparato da mio padre - spiega - e naturalmente una pulizia maniacale del mio taxi». Eppure molta gente vi guarda con sospetto, perché? «Non saprei - conclude Ruzzeddu - sono tantissimi anche quelli che ci ringraziano e ci lasciano la mancia». Per non parlare di chi si spinge fino a regalare al tassista un mazzo di rose rosse, ma quella è tutta un’altra storia.