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07/03/18

SASSARI, UNA VITA DIETRO AL VOLANTE nel suo taxi star e criminali


ne  deve aver  vissuto  di storie    il taxista  Antonio Ruzzeddu     che giuda   da 33 anni ma ama il suo “mestieraccio”. Nel cuore il ricordo di una corsa speciale: «Che emozione l’incontro con la Fracci» 
                                            
  da la  nuova sardegna del 5\3\2018

di Luca Fiori

SASSARI. Una gelida notte di dicembre di 14 anni fa dal suo taxi fermo davanti a un hotel del centro di Sassari, scese una donna esile, avvolta in un cappotto bianco, che lo lasciò senza parole. Con un piccolo gesto quella donna elegantissima e minuta gli regalò una ragione in più per amare quel «mestieraccio» senza orari e con tanti disagi, che dopo 33 anni non lo ha ancora stancato. Un lavoro ereditato a 21 anni da suo padre Aldo, classe 1932, tra i primissimi tassisti della storia della città.




«Signor Ruzzeddu, lei è sposato?» chiese quella donna infreddolita ma dai modi gentili, lasciando perplesso il tassista, a cui nessun cliente fino a quella notte aveva mai rivolto una domanda simile.
«Benissimo - sorrise la donna prima di infilarsi nella hall dell’albergo - quelle rose rosse che ha messo nel bagagliaio mi farebbe piacere se le tenesse lei. Ora faccia come le dico, torni a casa in silenzio, entri in punta di piedi in camera da letto - si raccomandò quella signora gentile - e senza svegliare sua moglie le poggi sul comò. Domani mattina quando la sua signora aprirà gli occhi e le sorriderà - gli disse quella passeggera speciale prima di salutarlo e ringraziarlo - vedrà che sarà felice di aver fatto tardi per colpa mia stanotte».
Quella donna dai modi gentili, avvolta in un cappotto bianco, era Carla Fracci, una delle più grandi ballerine che l’Italia abbia mai avuto. Antonio Ruzzeddu, sassarese di 54 anni, l’aveva riportata in albergo dopo lo spettacolo al teatro Verdi e l’artista lo ricompensò per la sua gentilezza con il più grande dei numerosi mazzi di fiori che quella sera i sassaresi le portarono in camerino. «In 33 anni di carriera al volante per le strade della città - racconta Antonio Ruzzeddu, conosciuto da tutti come “Lello” - ho visto e conosciuto persone di tutti i tipi, ma l’emozione di quella notte è uno dei ricordi più dolci di tutti questi anni». E dal 20 luglio del 1985 quando suo padre, dopo 32 anni di lavoro, gli consegnò la licenza e le chiavi del taxi e gli augurò buona fortuna, Lello ha visto veramente di tutto. In tanti anni ha aperto la portiera a grandi artisti, politici, prostitute, corrieri della droga, normali cittadini e in più di un’occasione a donne con il pancione che hanno rotto le acque proprio sulla pelle nera dei suoi sedili.
«Mi è capitato anche qualche brutto episodio - ammette Lello - una notte mentre guidavo mi ritrovai una lama puntata su un fianco. Era un criminale che era salito a bordo in porta Sant’Antonio - racconta il tassista - e poco prima di arrivare nel punto concordato tirò fuori un coltello, mi ordinò di fermarmi e poi saltò fuori dalla macchina e se la diede a gambe levate». Antonio Ruzzeddu è una dei 35 tassisti in possesso della licenza rilasciata dal Comune. In 27 fanno parte della Cooperativa taxi Sassari Service, mentre gli altri 8 (compreso Ruzzeddu) lavorano in proprio. Per mettersi alla guida di un taxi è necessario sostenere un esame e ottenere il cosiddetto Kb, il certificato di abilitazione professionale rilasciato dalla Motorizzazione civile. A Sassari il numero delle licenze è bloccato dal 1969, quando il Comune ne concesse 10 nuove che andarono ad aggiungersi alle 25 che già esistevano da un pezzo. «Una di quelle 25 - racconta con orgoglio Lello Ruzzeddu - era di mio padre Aldo». I primi veri taxi comparvero in città nel 1953 e fino ad allora il trasporto pubblico era affidato alle carrozze.




«In quegli anni - racconta Lello Ruzzeddu - il taxi lo utilizzavano le famiglia della “Sassari bene”, i giudici, i notai e l’alta borghesia». I benestanti della città oltre a utilizzare i taxi per accompagnare i figli a scuola erano soliti contattare i tassisti in occasione di matrimoni e battesimi, perché all’epoca quasi nessuno possedeva un’automobile. Dal centro della città gli invitati venivano accompagnati nei ristoranti di Ernesto a Platamona o da Fofò a Castelsardo e poi riportati a Sassari a festa conclusa. Erano i tempi i cui una corsa semplice in città costava tra le 5 e le 10 lire. Oggi per una trasporto all’interno della cinta urbana si spendono in media una decina di euro, mentre per un viaggio dal centro fino all’aeroporto di Alghero ne occorrono 39. «Quando iniziai a fare questo lavoro nel 1985 - racconta Lello - avevo appena 21 anni, ma notai subito che la nostra categoria aveva bisogno di mettersi al passo coi tempi». Le chiamate arrivavano per tutti a una “colonnina a terra” situata accanto alle stazioni di “fermata”, le più importanti erano in piazza Castello e all’Emiciclo Garibaldi. I telefoni cellulari ancora non esistevano, ma quando nel 1992 comparvero sul mercato, il giovane Lello che tre anni prima era diventato presidente di categoria, capì che l’occasione era da cogliere al volo. «Pagai tre milioni e mezzo di lire - racconta il tassista - e fui il primo in città a installare un telefono veicolare sul mio taxi». I colleghi anziani inizialmente lo guardarono come un marziano, ma piano piano tutti dovettero adeguarsi. Ma qual è il segreto per continuare dopo tanti anni ad amare ancora un lavoro che ti costringe a stare sempre in giro e ad accontentare i clienti? «L’incontro con persone nuove ogni giorno - spiega Lello - continua ad affascinarmi. Da parte mia continuo a metterci l’impegno e la professionalità che ho imparato da mio padre - spiega - e naturalmente una pulizia maniacale del mio taxi». Eppure molta gente vi guarda con sospetto, perché? «Non saprei - conclude Ruzzeddu - sono tantissimi anche quelli che ci ringraziano e ci lasciano la mancia». Per non parlare di chi si spinge fino a regalare al tassista un mazzo di rose rosse, ma quella è tutta un’altra storia.


10/11/13

intervista a Corben Sofia di www.psicotaxi.it





 Musica  consigliata   preda  dal  suo blog  e  non  : 1) Bill Withers - Ain't No Sunshine  :,  2)  Five blind boys of Alabama - Sins forgiven  .,  3)  Five blind boys of Alabama - Sins forgiven

 Inizio  questa  post  citando l'incipit o quanto meno  un pezzo del libro  in questione

libreria Feltrinelli di Milano   .  foto dalla bacheca di facebok dell''autrice


Appartengo a un'antica dinastia di stronze. La reincarnazione esiste. Sono la somma delle generazioni di vipere che mi hanno preceduto. Ero cattiva ancor prima di nascere." dal libro Psicotaxi - Ed. Unicopli di Sofia Corben ;)



Ora cazzeggiando in  rete   e su facebook  scopro   che  la mia amica  del blog  psicotaxi.it di  lei avevo    già  parlato  ( me  n'ero  anche  dimenticato    )  .  Colmoquesta mia lacuna  con   url   qui sotto   del mio vecchio  post

Ora  apprendendo  dal suo   facebook Psicotaxi Story e dal  suo sito  

Psicotaxi diventa un libro in una collana di narrativa: Metropolis per le Ed. Universitarie Unicopli. Nella stessa scrittori del 900, come Massimo Bontempell (http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Bontempelli ) giornalista di guerra, amante del Surrealismo, scrisse sulle principali testate italiane e Saggi per La Terza, Mondadori, ecc.... Per me è una gioia pubblicare nella stessa collana, accanto a uomini che hanno amato la parola, vissuto e sofferto, quando ancora neppure esistevo. Mi dà il senso della memoria. Per me, che non ho una grande fiducia in me, insomma è un grande piacere. Ne sono felice sorridente
e ci  ho trovato anche questo articolo  (  vedere  foto  sopra ) quest'articolo di repubblica edizione milano del 17\4\2013









ma soprattutto , mentre cercavo ispirazione per l'intervista , trovo   non ricordo  se  da lei o in giro per la rete  la trama del suo libro . Un taxi di notte entra nelle vite delle persone. È lo Psicotaxi, ovvero la tentazione di alleggerire il bagaglio dei segreti con un compagno di viaggio incontrato per caso. Succede quando i clienti scoprono che il loro autista è una donna con una laurea in Filosofia. È il viado che una notte viene ritrovato morto, strangolato e, secondo la polizia, la tassista c'entra qualcosa..."Eppure, mi bastava la patente",dice Sofia Corben, che solitaria percorre le trame della città e delle vite dei passeggeri, come quella di vecchio cinese, con una lunga treccia bianca e sfilacciata, che stringe al petto un misterioso fagotto, o, come Monica, unghie laccate, polpacci da ciclista e una quarta di seno. 
dopo questa premessa ecco l'intervista rilasciatami    dalla  gentilissima  e solare ( anche se  solo  via email   visto le distanze   , lei sta  sulla terraferma io  su un isola  ) autrice 




In questa   tua foto hai scritto come didascalia : << Non lavoro di   domenica, è contrario alla mia religione! E il fatto che sia atea è un dettaglio. Sono una non cattolica praticante. ->> di che religione sei allora   ? 

da http://www.psicotaxi.it/le-mie-foto/

Nessuna. Essere atei significa proprio questo, però, non sono anticlericale. Ho un grande rispetto per chi ha fede. Conosco parroci in prima linea, come Don Vittorio dell'Ospedale Niguarda di Milano, che con la raccolta di tappi di plastica costruisce pozzi in Kenya, in Tanzania. Ne ha già raccolti 615 tonnellate. Inoltre ho amiche Arabe, anche loro sono molto religiose ma c'è sempre un confronto che parte da una reciproca accettazione. La tolleranza è una scelta, si può imparare a non giudicare. 

E' per quello che hai detto a maxgazetta.it  l'anno scorso , che preferisci continuare a fare la taxista e non hai scelto di fare concorsi per insegnare o simili ? oppure c'è dell'altro ? 
potrei anche farli, mi sono laureata tardi. Sono sempre stata un pessimo studente. Mi ha sorpreso che un editore che collabora con l'Università e pubblica Docenti Universitari mi abbia proposto di pubblicare. A volte i cattivi studenti funzionano! 


come ci si sente a fare , almeno da q quelle poche volte che ho preso il taxi , visto che generalmente anche nelle grandi città vado a piedi , un lavoro maschile ?
 non credo ci sia un lavoro maschile o femminile. Il lavoro è lavoro, diciamo che storicamente è stato svolto da uomini ma, purtroppo, per ogni professione è così 

il'episodio più brutto 
quando vedo gli incidenti. Mi mette sempre una tensione sgradevole, soprattutto il piacere macabro di quelli che si fermano a guardare. Ricordo una nonna con due bambini rimase ore, io ero imbottigliata nel traffico, prima di andarsene disse ai bimbi che non era giusto fermarsi a guardare!

l'episodio più bello  
 Il più bello con una persona molto creativa e intelligente. Sono felice di averla aiutata ad entrare in contatto con un Editore. Sono molto generosa quando riconosco negli altri la bellezza del talento e poi mi piacciono le persone sincere, è una questione di sintonia...
 quello più curioso


 che ne pensi delle liberalizzazioni dei taxi ?

L'argomento richiederebbe una discussione articolata. In generale, non sono per il liberismo sfrenato ma per una politica al servizio del mercato, invece avviene il contrario. Se vogliamo liberalizzare dobbiamo tutelare i lavoratori e non creare nuove forme di sfruttamento ma questa è solo la mia opinione. Ognuno ha la propria e le rispetto tutte, quello che però detesto è la superficialità dei dibattito politico, ormai è solo una rissa da bar che promuove la guerra tra poveri, vale per ogni argomento ed è svilente. Diffido da chi vuole salvare il mondo ma credo che ognuno di noi dovrebbe cercare di essere migliore. Siamo tutti un ingranaggio del sistema.

lavori solo di notte oppure qualche volta ti è capitato anche di giorno ? Se si ci hai trovato qualche differenza ?

Faccio volontariato con le donne straniere, le aiuto a prendere la patente ma sono una solitaria, non faccio testo nella mia Categoria, è il bello di questo lavoro: non accollarsi i colleghi rompi scatole o un capo ma c'è pur sempre il traffico e lo stress, anche per questo mi piace la notte.


hai mai portato vip o politici ( politicanti ) ?
ti rispondo con una riga del mio libro: "I tribunali sono come i taxi, riempiti dell'umanità più varia" [Psicotaxi Ed. Unicopli]

mandatami via  @  dall'autrice stessa 

Ma Ora basta , non vorrei annoiarti o finire per farti domande banali e scontate , parlare di lavoro parliamo del tuo salto di  da taxista a scrittrice . 
è solo il primo libro. Avevo già delle pubblicazioni alle spalle, per lo più racconti su riviste e quotidiani. Ovviamente vorrei continuare. Vedremo...

come mai Sofia Corben ? e da dove nasce questo 

pseudonimo ?

Voglio scrivere di ciò che conoscono, il mio personaggio è una tassista ma non volevo l'autobiografia, non sono mica così importante. Allora ho usato ho creato trame e avventure per un alter ego, ecco perchè uno pseudonimo. Ho una formazione filosofia Sofia, la cui etimologia è correlata alla Filosofia. 

come è avvenuto il salto dal blog al cartaceo ?
 è stato l'editore a contattarmi, anche per i giornali, per la mia partecipazione ad incontri e dibattiti, l'anno scorso sono stata ospite come blogger al Festival del Giornalismo Internazionale, un evento molto prestigioso. Mi hanno invitato loro. Non ho santi in Paradiso, vengo dal basso e ho solo fatto un grandino in più. Una volta ero ambiziosa e tormentata, oggi, voglio divertirmi mentre faccio ciò che amo: è questa la mia ambizione.


Non è che qualche cliente si riconosca nei tuoi racconti visto che : << Ha iniziato ad ascoltare, e a raccontare, a partire dal 2007, quando ha aperto il blog: uno spazio in cui «spiffera» al mondo i nipotina di Scerbanenco,«mezza donna e mezza macchina»segreti inconfessabili che ha raccolto, archiviato, romanzato.>>   da (  http://www.psicotaxi.it/rassegna-stampa/ )

Non è una cronaca, sarebbe noiosa... M'ispiro alla realtà ma il resto lo fa la fantasia, altrimenti come potrei costruire un delitto, un colpevole una trama, come ho fatto in questo libro.

colonna  sonora  del  tuo lavoro  ?
nessuna risposta  . Evidentemente  le  vanno bene  le canzoni citate  all'inizio   di questo  post  intervista
qualche cosa  da rettificare   \  d'aggiungere

 non risponde   e  partita  con  il  suo taxi verso l'isola  che non c'è

concludo andando ad ascoltarmi il cd doppioThe Bootleg Series Vol. 7: No Direction Home: The Soundtrack. colonna sonora  del film omonimo ( no direction home   )  di  Martin scortzese  

22/10/13

Due viaggi al giorno, 300mila chilometri all’anno sulla 131 È il servizio di “noleggio con conducente a chiamata” Sassari-Cagliari e ritorno: vita in taxi dei fratelli Panai

  musica  consigliata    io  cd  :
riportando tutto a casa de Modena  city ramblers
No  drection home    dio Bob Dylan

dalla  nuova  sardegna del 21\10\2013
SASSARI Si chiama Roberto come il mito De Niro, il grande Robert che nel 1976 interpretò Taxi Driver di Martin Scorsese strappando Oscar, trionfando a Cannes e nelle sale cinematografiche di mezzo mondo. Ha pure alcuni tratti somatici del Robert giovanile di casa a
Manhattan. E la simpatia e il sorriso. Ma nulla ha da dividere col marine Travis Bickle reduce dal Vietnam interpretato dall'attore neworchese. C'è sempre un taxi di mezzo (quello sassarese è oggi decisamente più elegante e confortevole). Ma la guerra del nostro tassista – tutta girata in Sardegna – è meno traumatica. È un percorso di vita quotidiana, per tutti i giorni dell'anno, da Sassari a Cagliari e viceversa. Anche quando a Campeda soffia la buriana e la neve ti blocca. Centocinquantamila chilometri all'anno per collegare le due più grandi città dell'isola per Roberto, altrettanti per il fratello Gigi. In due trecentomila chilometri all'anno. Sosta a Marrubiu in discesa verso il Capo di sotto, a Tramatza in salita al Capo di sopra. Di mattina alle 6 Roberto parte da Sassari e rientra alle 13 da Cagliari. Di sera partenza per Cagliari alle 14 con Gigi al volante e ripartenza per Sassari alle 18. Viaggi il più delle volte al gran completo. Segreto professionale. Clienti di tutti i tipi: cittadini comuni che devono andare negli ospedali, professori pendolari, studenti universitari, dirigenti pubblici e commercianti, frati e suore, consiglieri ma anche assessori regionali. E deputati. «Niente nomi, segreto professionale», dice scendendo da una lussuosa Mercedes Sprint classe E Viano nera parcheggiata nel colle di Monte Urpinu a Cagliari con vista sul Castello. Campanilista manco poco poco. Con convinzione dice: «Cagliari e Sassari sono due città sorelle, entrambe belle. Perché? Non sono belle Tempio e Ozieri? Lanusei e Alghero? Tutta bella è la Sardegna». È, suo malgrado, uno dei testimoni privilegiati del calvario della Carlo Felice cantiere eterno delle incompiute targate Sardegna con la maledizione di un'Anas che dei camel trophy obbligati dei sardi se ne strafrega. È, suo malgrado, testimone delle impennate della grande crisi economica, lui la paga soprattutto col prezzo dei carburanti («incidono per più del 35 per cento nella gestione della nostra azienda»). Goleador. Così parla Roberto Panai, 45 anni, celibe impenitente, a suo tempo ala destra e goleador del Latte Dolce, lettore appassionato dei libri del suo concittadino Alberto Capitta, fan di Manuela Arcuri («è una statua greca, l'ho portata alcune volte in discoteca»). Ha casa e officina nella zona di Tàniga Baldella, di fronte al san Camillo, 5mila metri di giardino usato per la rimessa. È anche lui, come molti imprenditori grandi e piccoli in Sardegna e in Italia, figlio d'arte. A ottenere la prima “licenza di noleggio da rimessa con conducente” era stato il padre, Antonino Panai, nato nel 1931 a Monteleone Roccadoria, fino al 1958 vive a Romana quando si trasferisce a Sassari per fare il tassista. Bastoni fra le ruote delle burocrazie comunali e prefettizie, inizia come tutti da abusivo, multe e contravvenzioni a gogò, fino a quando - anno 1975 - riesce a mettersi in regola e può usare la sua patente di guida Kb. Inizia con una Fiat 600 multipla. I primi viaggi con le insegnanti che dovevano raggiungere Alghero, Tottubella e Portotorres. I servizi di trasporto pubblico, si sa, in Sardegna sono un disastro. Panai ti viene e prendere a casa e ti lascia sull'uscio di scuola. Impara un po' di inglese e può dire di svolgere un servizio door to door, porta a porta. È un'altra cosa. Arriva la petrolchimica e per babbo Panai è la manna col viavai tra Portotorres e Sassari, dirigenti Sir da portare all'aeroporto di Fertilia. «Anche quindici viaggi al giorno faceva». Il lavoro cresce. Trasporta i giornali per La Nuova Sardegna in alta Gallura, Tempio, Santa Teresa, Arzachena, Palau, Olbia. «Si alzava all'una e mezzo di notte, alle due era in via Porcellana e poi a correre a portare il quotidiano». Arrivato a Sassari «si riposava quando poteva, poi sempre col volante in mano». Lascia le Fiat e passa alla Peugeot, e di macchine ne compra più d'una. Sposa Marianna Mazzone di Buddusò, è padre di otto figli, cinque donne, tre maschi. Roberto è il quinto. Dopo le elementari a San Donato, le medie e poi a lavorare. Le ciminiere della Marinella fumano meno ed è Roberto, col fratello Luigi, a diversificare. Nasce il collegamento quotidiano fra Cagliari e Sassari, con lo stesso metodo di papà Tonino, door to door, macchine pulite ed efficienti, prezzi quanto basta, cortesia. I pullman sono a nove posti. Silenziosi. Modelli preferiti Mercedes e Renault. Prenotazioni. Nasce così «il servizio collettivo a domicilio». Prima le telefonate per le prenotazioni arrivavano al telefono del bar di Antonino Dedola in corso Vico, di fronte alla stazione dei treni. «Oggi, con i telefonini, è molto più semplice per noi ma anche per i clienti. Le attese vengono ridotte al minimo sia quando prendiamo i clienti da casa o da un albergo sia quando li facciamo scendere nel punto che loro ci indicano». E scatta anche la diversificazione perché, col rispetto dei turni e degli orari di lavoro, le ruote girano anche di domenica. «Eravamo impegnati con le trasferte delle società sportive di atletica, basket, pallamano. Non sono mancati i guai perché spesso fioccavano contestazioni che ritenevano che il nostro fosse un servizio di linea e non, invece, un vero e proprio noleggio con conducente a chiamata. Anche oggi noi lavoriamo con i clienti che ci chiedono di essere presi in tale punto o in talaltro. Mica andiamo a sottrarre viaggiatori ai mezzi pubblici. C'è da lavorare per tutti». Emozioni. Da lavorare e, per tornare a Robert De Niro, anche da vivere emozioni di natura non proprio cinematografica. Succede questo. Roberto Panai martedì 18 giugno del 2002 deve fare una consegna alla Deutsche Bank di via Cocco Ortu, pieno centro nel quartiere San Benedetto di Cagliari. All'incirca è mezzogiorno. L'Italia è incollata ai televisori per seguire da Daejeon la partita della World Cup con la Corea del Sud, match che gli azzurri perdono anche per le follie arbitrali di Byron Moreno. Un rapinatore ha pensato di approfittarne ed eccolo entrare a mano armata nell'istituto di credito. Mascherato, si fa consegnare 7mila euro in contanti. Roberto Panai sta per entrare e si accorge di tutto. Il bandito se la cava bene con la porta girevole blindata ma esce, inforca una moto. Panai ha capito tutto, lo rincorre con un'altra moto all'altezza del teatro lirico di via Sant'Alenixedda, lo agguanta, lo immobilizza e lo consegna bell'e pronto alla volante della squadra mobile che era già stata avvisata e stava circondando la zona con i carabinieri. Panai dovrebbe ripartire per Sassari con i clienti ma deve rispondere alle domande degli inquirenti e firmare i verbali. Li avvisa: «Ripartiremo con qualche ora di ritardo». Sulla Carlo Felice diventa radiocronista placcatore dei rapinatori con pistola. Chissà quanto lo avranno ricompensato in banca. «Macché. Non m'hanni dadhu mancu un francu, solu grazie di lu diretori». Il giorno dopo è fatto santo sui giornali. Qualche cronista lo chiama eroe. Taxi porta a porta ma non solo. Anche servizi matrimoniali («uno degli ultimi c'è stato richiesto da una coppia di cinesi che hanno festeggiato in pompa magna al T hotel di Cagliari e hanno voluto una limousine tirata a lucido e bordata di fiocchi bianchi»). Un pullman da cinquanta posti, un altro da venti. Per altre esigenze. E poi il servizio da Corriere Espresso gestito da Pina, sorella di Roberto. Caffè a metà strada. La giornata di Roberto taxi driver comincia alle 5 del mattino. Alle sei è sotto casa dei clienti. E poi la grande marcia verso Cagliari con un caffè a metà strada. Durante le soste giornali o un bel libro. Rientro verso le 15-16. Lettura di altri giornali, controllo e pulizia dei mezzi e poi un po' di tivù, ma «solo quanto basta». Massimo alle 23 a nanna. In attesa della sveglia. Prima di ripercorrere cinquecento chilometri al giorno, perché «ci si sposta tanto in centro, sia a Sassari che a Cagliari». Soddisfatto? «E perché no? Di che cosa avrei potuto vivere? Di un impiego pubblico? Certo che no. Il grande merito è stato di mio padre che ha creduto in un servizio che proprio non esisteva e che oggi è diventato utile, ce lo dicono i clienti».

08/11/12

Con Raffaella e il suo psicotaxi, in una Milano noir piena di segreti e bugie


da http://max.gazzetta.it/lifestyle/ 11\10\2012

Tassista di notte e blogger di giorno, Raffaella, una laurea in filosofia e un lavoro "sporco", romanza e spiffera le vite degli altri. Le abbiamo chiesto un passaggio. Ci ha raccontato storie incredibili. 

Mi dà appuntamento un lunedì, a mezzanotte: perché, dice, «è il giorno migliore per quello che cerchi». Mi torna in mente un post del suo blog Psicotaxi e penso che ha capito tutto: «La notte a Milano arriva di lunedì, quando la gente per bene dorme, dentro le lenzuola che odorano di pulito, mentre io lavoro dentro il mio taxi, bianco come un lenzuolo sudicio, sporcato dalla notte: dalla luce giallastra dei lampioni, dall'odore dei clienti, non come quelli del sabato, tosati e pettinati come aiuole». Chi scrive si chiama Raffaella ed è la nostra «guida ghandiana» alla notte, per questa notte.
Stasera tocca a lei raccontarsi, lei di solito così abituata ad ascoltare: mi parla di sé e mi guida attraverso tre quartieri milanesi che hanno fatto da sfondo ai suoi post. Isola,Centrale e  Chinatown (vedi i tre video qui sotto). Chi sale sul suo taxi, spiega, spesso si confida: sarà perché è notte, sarà perché le donne tassiste di notte sono rare, sarà per un certo suo modo di parlare, confortevole e ovattato. «Quando poi scoprono che sono laureata in filosofia si lasciano andare, come se, solo perché ho studiato Kant, avessi più risposte di loro sulle grandi questioni», spiega. Da un'aula universitaria al taxi, il passaggio è stato facile: «Avevo bisogno di soldi, mio padre era tassista e così ho iniziato a fare i turni di notte nel weekend: era il mio modo per arrotondare, invece di fare la cameriera». Con il passare degli anni ci ha poi preso gusto, sia al taxi, sia alla notte. Perché «la gente di giorno è più nervosa, il traffico più folle: mentre il buio calma, tranquillizza». Ha iniziato ad ascoltare, e a raccontare, a partire dal 2007, quando ha aperto il blog: uno spazio in cui «spiffera» al mondo i segreti inconfessabili che ha raccolto, archiviato, romanzato. Una nipotina di Scerbanenco, «mezza donna e mezza macchina».
«Vengono fuori gli animali più strani, la notte: puttane, sfruttatori, mendicanti, drogati, spacciatori di droga, ladri, scippatori. Un giorno o l'altro verrà un altro diluvio universale e ripulirà le strade una volta per sempre». Così De Niro in Taxi Driver. Tanti di quegli animali strani passano anche sul sedile posteriore del taxi di Raffaella, e, come sul lettino di un analista, parlano: senza inibizioni. E lei senza inibizioni li ascolta e ne scrive.

Le stesse atmosfere noir che animano il blog fanno da sfondo anche al racconto I frutti dell'odio, che sarà pubblicato a novembre nella raccoltaUltimo Bar a Sinistra: il libro è edito da Edizioni Ligera, che fa capo all'enoteca Ligera di via Padova (un posto in cui fare un salto, e non solo perché ci potreste incontrare Raffaella). «Sullo sfondo della storia, la vecchia Milano di Via Padova, con il naviglio Martesana e le vecchie case di ringhiera, e quella nuova, dell'immigrazione, con i dormitori clandestini e tutte le difficoltà, speranze ed esperienze dei nuovi e dei vecchi italiani», spiega Raffaella, «ma per l'occasione pubblico con uno pseudonimo, Sofia Corben».


Erika Riggi