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01/10/19

sono italiana anche se con un cognome straniero ma per lo stato non lo sono la storia di Alessia Korotkova campionessa italiana di taekwondo ma non puo fare gare di livello superiore perchè non gli si permette d'avere la cittadinanza






lo so che certe storie sono all'ordine del giorno e che alcuni specialmente certi destronzi o i vecchi centristi mi diranno che sono buonista oppure prima gli italiani , ma io mene infischio e continuo o stesso a parlarne magari la cosa finora per mettere (  parafraso un vecchio gruppo indie italiano   ancora  in attività ) radici nel cemento e nell'ottusità mentale dei nostri nazionalisti ops sovranisti ( e non solo vedere mio post https://www.facebook.com/redbeppeulisse/posts/10220611267541579) che non solo hanno paura del diverso , ma rinchiudendosi nelle ormai astruse teorie della purezza della razza sconfitte dalla storia non si sono accorti oppure per cavalcare le masse specialmente quella parte malpancista fanno finita di non accorgersene che il paese ormai è cambiato . Ed  la  canzone .  in canna nello stereo in questo momento  ,  io non mi sento Italiano - giorgio gaber , mi  sempre    corrispondente  ed  attinente  alla storia  d'oggi

da https://www.reggionline.com/





1 ottobre 2019


Alessia, la campionessa senza cittadinanza: la Prefettura annuncia verifiche


                              Alessia Korotkova (foto da Facebook)



Korotkova ha 21 anni e fa incetta di titoli taekwondo. Nata in Russia ma cresciuta a Reggio, rischia di dover dire addio al suo sport perché non può più gareggiare con la nazionale azzurra






REGGIO EMILIA 
 La Prefettura di Reggio avvierà delle verifiche sulla pratica per ottenere la cittadinanza italiana presentata nel 2017 da Olesya ‘Alessia’ Korotkova, 21 anni, campionessa di taekwondo nata in Russia (a Krasnojarsk, in Siberia meridionale) ma cresciuta nella nostra città. Rischia di dover dire addio al suo sport perché non può più gareggiare con la nazionale azzurra.Sul caso – rilanciato oggi da Repubblica con un’intervista all’atleta – interviene il Prefetto Maria Forte: ‘La trattazione dei fascicoli avviene secondo un ordine cronologico da rispettare. Mi informerò al fine di verificare se eventualmente mancano dei documenti. Lungaggini burocratiche? Abbiamo un numero elevatissimo di pratiche e poi c’è una questione di determinate tempistiche dell’istruttoria. Prima del decreto Salvini il limite massimo per il rilascio era di due anni, ora si è allungato a quattro’.La giovane atleta vincitrice di un campionato italiano juniores e quattro Coppe Italia, non avendo la cittadinanza tricolore, una volta maggiorenne non ha potuto più gareggiare. ‘Temo di essere finita nel tritacarne delle lungaggini burocratiche’, ha raccontato Alessia a Repubblica. ‘Ho presentato domanda alla prefettura di Reggio Emilia due anni fa’, aggiunge, ma ‘sono ancora in attesa di una risposta’. ‘Il paradosso è che non posso nemmeno gareggiare per Mosca, perché non sono residente in Russia. Insomma non ho una casa davvero mia, sono una sorta di apolide’.

  da  l'intervista   sotto   riportata  ,   a repubblica  del  1\10\2019  ,    si evidenzia    tutta  la sua tristezza   nel sentirsi , infatti  è  19  che  risiede   nel nostro paese   ,    Italiana   ma  per  ottusità   burocratica ed politica  non esserlo  .  InfattiAlessia si è arresa. Per la prima volta in vita sua è andata al tappeto. A sconfiggerla non è stata un'avversaria, ma la burocrazia italiana e una legge del '92. Alessia Korotkova è una campionessa nazionale di taekwondo, ma anche una "nuova italiana" appesa al permesso di soggiorno: "A 21 anni devo fermarmi, senza cittadinanza rischio di dover rinunciare a quello che era il mio sogno, da sola non posso farcela".
da  https://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2019/10/01
Qual era il suo sogno? "Era di poter continuare ad allenarmi, di combattere con la maglia azzurra e di rappresentare l'Italia, il Paese in cui vivo e in cui sono cresciuta, in tutte le gare internazionali. Ma tutto questo mi viene negato".
Perché? Di dov'è originaria la sua famiglia? "Il mio vero nome è Olesya, ma tutti mi chiamano da sempre Alessia. Sono nata a Krasnojarsk, una città russa della Siberia meridionale. Ma il mio Paese è l'Italia. Mi sono trasferita qui con i miei genitori che avevo solo tre anni. Siamo venuti a vivere a Reggio Emilia. Qui sono cresciuta, ho studiato, ho preso la maturità".
Quando ha cominciato a combattere? "Ho iniziato nel 2012 e subito ho capito che sarebbe stato un grande amore. Il taekwondo è un'arte marziale d'origine coreana, molto difficile e spettacolare. Bisogna allenarsi ogni giorno, se si vogliono raggiungere certi risultati".
A che livello è arrivata in questo sport? "Ho vinto quattro coppe Italia e un campionato italiano juniores. Ma non credevo di fermarmi qui. Anzi questo doveva essere solo l'inizio".
Cosa l'ha fermata? "Ero tesserata con la federazione tricolore. Ma il problema è l'età: finché sei minorenne puoi partecipare ai campionati italiani juniores, ma da maggiorenne per indossare la maglia azzurra devi avere per forza la cittadinanza".
E lei non è ancora cittadina italiana? "No, non ancora e non per colpa mia. Ho presentato domanda alla prefettura di Reggio Emilia due anni fa. Ma temo di essere finita nel tritacarne delle lungaggini burocratiche e sono ancora in attesa di una risposta".
Oggi si riparla di una riforma della cittadinanza, lei che ne pensa? "Che chi nasce, cresce, studia qui deve potersi dire italiano. Senza incertezze. L'assurdo è che io sono italiana, non sono certo un'immigrata".
Oggi cosa fa? "Mi sono messa a lavorare, non posso sostenere le spese di una sportiva professionista, senza una federazione alle spalle. Il paradosso è che non posso nemmeno gareggiare per Mosca, perché non sono residente in Russia. Insomma non ho una casa davvero mia, sono una sorta di apolide".                                       

30/12/17

ho fatto un sogno che a certe persone fosse tolta la cittadinanza italiana visto che secondo salvini e company se la devono meritare


canzoni consigliate
patience-Guns Roses
Pink Floyd - Another Brick In The Wall
Stanotte  , per  problemi di stomanco  , mi  sono  svegliato alle  03.30\4      ed  per  cercare  ( cosa  sbagliata   , vero  , ma  non  potevo acendere  la  luce  grande   , essendo la bajour  fulminata  , per   leggere  avrei rischiato di disturbare  i matusa      che  dormono nella stanza  affianco  ) di  riprendere  sonno ho  accesso il cellulare   ed  ecco che leggo   oltre  , alla  news   sotto    , quest'altra news    che cosi ho commentato 
Mi chiedo se Il leghista in questione pare essere un infermiere
Come si comporterà quando, durante lo svolgimento del suo lavoro, si troverà di fronte un paziente non appartenente al suo partito ( partito?) O con il colore della pelle i nazionalità diversa ?
Nausea
                                                                                                                                                                   Saverio Tommasi
16 h ·


L'uomo in foto si chiama Giampiero Borzoni ed è consigliere comunale e segretario della Lega a Vercelli.
Nella notte fra il 19 e il 20 dicembre il padre di Giampiero Borzoni si è sentito male e ha chiamato il 118.
E' arrivata la Croce Rossa per soccorrerlo, ma Borzoni ha insultato uno dei soccorritori, di origine nordafricana, chiamandolo "marocchino di m...", sia durante le operazioni di soccorso - cioè mentre il barelliere stava soccorrendo suo padre! - che poi dopo, al pronto soccorso.
L'operatore della Croce Rossa, però, ha registrato le offese e ha denunciato Borzoni. E solo a quel punto Borzoni si è scusato.
Riassumendo: un operatore della Croce Rossa soccorre tuo padre, ma tu non trovi di meglio che insultarlo per la sua provenienza geografica, mentre lui prova a salvargli la vita.
Onestamente, non ho parole.

Poi  dopo che ho ripreso sonno   ho fatto il sogno descritto   dal titolo  cioè che     come provocatoriamente     suggerisce   Ilham Mounssif  in italiana da    20 anni ( ma   ancora  non  ha diritto alla cittadinanza  italiana  )     forse  tolta  la  cittadinanza  a    certa gente  .  
da http://www.giornalettismo.com del 29.12.2017 

Ilham Mounssif
 | 

L’ATTIVISTA ILHAM MOUNSSIF: «PERCHÉ NON SI LEVA LA CITTADINANZA A SALVINI?»

Lei si chiama Ilham Mounssif è nata in Marocco 22 anni fa ma da 20 anni vive in Italia e non ha ancora ottenuto la cittadinanza italiana. Divenne tristemente celebre perché il suo ingresso per lei, premiata dall’Onu, fu respinto alla Camera dei deputati. Respinta perché formalmente marocchina. La giovane era poi stata accolta dalla presidente della Camera Laura Boldrini, con tanto di scuse. Ilham è sarda, è cresciuta in Italia e rappresenta alla perfezione la necessità dello Ius Solinel nostro paese.



Ilham Mounssif@ilham_mounssif
Ricordi di un fatto in sé triste ma che ha segnato per sempre il mio percorso di vita e crescita.Tanti auguri di un sereno 2018, Presidente @lauraboldrini Un anno ricco, intenso (speriamo in positivo) ci attende tutti.
18:40 - 28 dic 2017
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   «Matteo Salvini dice che la cittadinanza va desiderata, maturata e meritata? Allora possiamo anche iniziare a toglierla a lui, visto che sul tricolore e sulla Costituzione i leghisti hanno sempre sputato e hanno detto di tutto», ha spiegato la ragazza nel corso di un’intervista rilasciata a EuroNews. Un’intervista che ha fatto adirare non poco siti leghisti come Il Populista:

Mounsiff, nata in Marocco ma residente in Sardegna da quando aveva due anni, è diventata nota nel marzo 2017 quando fu respinta da Montecitorio perché non aveva il passaporto italiano. E che c’è di meglio se non prendersela con la Lega e con Salvini, anziché con se stessa per non essere in regola?
«Se veramente fossero questi i requisiti lui sarebbe il primo a vedersela negata», ha concluso Mounsiff.  Mounssif ha espresso la sua delusione per la mancata discussione della legge sullo ius soli al Senato. «La conclusione di questo percorso con un parlamento che diserta è proprio triste». «Coloro che soffrono di più per la mancata riforma sono quelli nella mia situazione, noi che siamo cresciuti ma non nati in questo Paese. Non c’è una disposizione che disciplini la nostra situazione».



Ma poi , poco fa , leggendo i nuovi commenti alla discussione sul  mio fb a tale news ho ripensato a questaversione italiana della pietra miliare ( una delle mie prime canzon ascoltate da ragazzo ) di Like a rolling stone di Bob Dylan




e   mi sono accorto che     ha ragione questo mio contatto facebook 
 

Antonio Rossino credere che questo mondo è questa terra sia un fatto privato Nell'era in cui viviamo credo sia solo.... Anzi vorrei che fosse una egoista utopia....

03/02/12

repliche alle destre destre e alla sinistra destra ecco perchè per la cittadinanza italiana agli immigrati


da  diario di Repubblica  del 2\2\2012

Tre anni fa mi trovavo a Toronto, in Canada, per  un festival internazionale di letteratura. Ricordo, in particolare, un incontro interessante con un simpatico musicista. Mi disse che aveva da  poco ottenuto la cittadinanza italiana con estrema facilità, era bastato il certificato di nascita del bisnonno  immigrato dal Veneto all’inizio del secolo scorso. Niente esame di lingua, di storia, di cultura, di costituzione,per misurare la sua italianità. «Non parlo l’italiano – ripeteva ridendo – e non sono mai stato in Italia, Paese di cui conosco pochissime cose. Per essere sincero mi sento completamente canadese». Gli chiesi: «Allora perché hai deciso di diventare cittadino italiano?». Mi rispose: «Per far felice la nonna, l’unica in famiglia che  parla ancora qualche parola di italiano».


Gli raccontai la mia storia per ottenere la cittadinanza italiana, una cittadinanza “sudata”, non regalata. Un lungo percorso durato 12 anni di residenza, una maturazione profonda e una lenta italianizzazione fatta con la mente, la lingua, la conoscenza, il dialogo, la scrittura e soprattutto con il cuore.
Mi torna in mente spesso la storia del “canadese” quando incontro ragazze e ragazzi nati in Italia e con genitori immigrati. Mi colpisce la loro determinazione e  maturità: non hanno dubbi identitari, si sentono italiani a tutti gli effetti. Capiscono che il problema non sono loro, ma il contesto in cui si trovano, fatto di propaganda, ipocrisia, cattiveria e mancanza di buon senso. Ricordo che una volta una ragazza nata a Roma, di origine marocchina, mi spiegò con poche parole la grande frustrazione e ingiustizia in cui vivono giovani come lei: «Quando sono a Roma mi chiamano la marocchina, e quando vado in Marocco mi chiamano l’italiana». Non  parla arabo, però va fiera del suo romanesco, si considera una grande tifosa della nazionale di calcio e conosce a memoria le canzoni di Lucio Battisti. Poi, con un tono pieno di tristezza e di sofferenza: «Sono un’italiana con il permesso di soggiorno!». È umiliante e assurdo chiamarli “immigrati di seconda generazione”. Sono i genitori che sono immigrati, non loro. Aveva ragione il grande scrittore arabo Abu Hayyan Al-Tawhidi (morto nel 1023) quando sosteneva che «lo straniero più straniero in assoluto è quello che vive da straniero nella propria patria». In questi ultimi anni è stata concessa la cittadinanza italiana a tanti, soprattutto all’estero, in base solo allo ius sanguinis. Molti di loro votano anche se non pagano le tasse e possono condizionare la vita politica italiana. Invece i figli di immigrati nati in Italia sono esclusi perché non hanno un antenato italiano nel loro albero genealogico, cioè qualche goccia di sangue italiano nelle vene. Così si vedono costretti al diciottesimo anno a chiedere il permesso di soggiorno. L’Italia non dovrebbe essere il loro Paese? Perché continuare a rigettarli e a trattarli come figli illegittimi? Ne conoscono la cultura, la cucina, la storia, la geografia, lo sport e la politica. Ne parlano la lingua e i dialetti locali. Condividono con gli italiani “puri” felicità e dolori, pregi e difetti,  caratteri e umori. Insomma amano questo Paese e vogliono essere amati.Non dare la cittadinanza a chi è nato in Italia è semplicemente “vergognoso

qui il resto del numero dedicata appunto al tema  della   cittadinanza     e sul diritto dei figli di immigrati nati nel nostro paese a non essere discriminati per le loro origini   e la  loro provenienza  http://download.repubblica.it/pdf/diario/2012/02022012.pdf


dato che ci sono ne  approfitto per  rispondere  anche ai fanatici di forza  nuova  .
da quando  ho configurato la mia email  redbeppe@gmail.com  su  blogspost contattami (  a  disposizione   per   chi volesse  scrivermi )    ho ricevuto  diverse  email  di  gente  vicino  a tali elementi  o  di tali elementi stessi    vedere titolo  e  post   su Altan  e gli  insulti di Forza Nuova (  nuovo  mascherato da  vecchio )




 e  affini  .Lo so  che  direte , cancella  e cestina ,  vero  ma  non sempre  è possibile  con gente ipocrita  e bugiuarda  che nega l'evidenza  dei fatti   come dimostra  l'articolo  che