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08/02/19

Salgado regala una mostra ad un locale di reggio emilia e sarà esposta l’Africa di Sebastião Salgado sarà in mostra dal 9 febbraio al 24 marzo

sono riuscito a trovare quell'articolo o quanto meno una sia versione di cui avevo parlato tempo fa e cher apparso su La Repubblica il 20 gennaio 2019


   DA  http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2019/02/08/

In mezzo al nulla, tre ragazzi, un caffè e Salgado

Bisogna puntare alle cose impossibili. “Sono le uniche che si realizzano” sostiene Claudio, seriamente. Per esempio, questo posto era impossibile: un caffè letterario raffinato al centro del quartiere più degradato, o forse più calunniato di Reggio Emilia. Invece eccolo, ci siamo dentro.
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Sebastião Salgado: During a demonstration in support of the MPLA. Luanda, Angola, 1975. © Sebastião Salgado / Amazonas images, g.c.
Era impossibile anche il sogno nato cinque mesi fa, prima per gioco, poi per sfida: portare qui il più grande fotografo del mondo. Ed ecco, è successo: nel pomeriggio di domani, sabato 9 febbraio, al Binario 49s’inaugura Africa, grande mostra di Sebastião isogna puntare alle cose impossibili. “Sono le uniche che si realizzano” sostiene Claudio, seriamente. Per esempio, questo posto era impossibile: un caffè letterario raffinato al centro del quartiere più degradato, o forse più calunniato di Reggio Emilia. Invece eccolo, ci siamo dentro.
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Sebastião Salgado: During a demonstration in support of the MPLA. Luanda, Angola, 1975. © Sebastião Salgado / Amazonas images, g.c.
Era impossibile anche il sognonato cinque mesi fa, prima per gioco, poi per sfida: portare qui il più grande fotografo del mondo. Ed ecco, è successo: nel pomeriggio di domani, sabato 9 febbraio, al Binario 49s’inaugura Africa, grande mostra di Sebastião Salgado, inedita per l’Italia. Gliel’ha regalata lui. Regalata: costo zero. Quando ha saputo chi sono questi tre ragazzi e i loro amici, e cosa vogliono. Ossia una cosa semplice e difficile: “combattere il brutto col bello”.
Arrivare qui non è complicato. Esci dalla stazione, giri a sinistra e punti verso “il nulla nel mezzo del nulla”, dicono da queste parti. Un quartiere di cinquemila abitanti che non è riuscito neppure a farsi dare un nome: lo chiamano solo “zona stazione”. Ti ci conducono le molliche da Pollicino di un paesaggio urbano da città multi-qualcosa del terzo millennio: moneytransfer, chinamarket, kebabberie, slotmachine, macellerie halal.
Condomini multipiano molto cementosi, negli anni Settanta forse qualche pretesa da new town, poi una classica vicenda di sostituzioni e decadenza comune a tante periferie, ed ora ecco, 80 per cento di immigrati, cinquanta nazionalità diverse, titoli allarmisti sui giornali, “ma le statistiche dei reati non sono poi così diverse dal resto della città”.
Il tipico agglomerato urbano impoverito, lungo i binari, dove abitano “quelli lì”, dove i reggiani non vanno mai, dove la Lega insedia un centro operativo e Forza Nuova allunga gli artigli con cortei “rimpatri subito”.
Binario 49 è una penisola di cemento vetrato in mezzo ai giardinetti. Era un circolo Arci, morto di consunzione come una candela, “non ci andava più nessuno”. Un anno fa il Comune lancia un bando, senza troppe speranze, per “rivitalizzarlo”. Ci sono tre amici di una associazione cultural-sociale, Casa d’altri.
Binario492Dei tre, solo Alessandro Patroncini ha qualche esperienza specifica, lavora nelle cooperative sociali. Khadija Lamami lavora in banca, qualche anno fa si era inventata le docce solidali: un gruppetto di persone che offriva un bagno caldo alle famiglie con il riscaldamento tagliato per morosità. Claudio Melioli è sospeso fra cielo e terra: di giorno ricercatore astrofisico all’università, di sera ceramista.
Binario491Partecipano al bando. Lo vincono. Si trovano fra le mani questo rottame edilizio, in mezzo al quartiere del nulla. Si calano i caschetti da cantiere in testa. Il comune ci ha messo gli impianti. Loro e una dozzina di soci, tutti volontari, mani spalle e sudore.
Ed eccolo, Binario 49. Una cosa che neanche in centro. Libri sugli scaffali, arredo di design minimalista, tavolini artigianali di cocciopesto. Spazio, luce, calore. “Deve essere un posto bello”. Gli dicevano: fate troppi sforzi, siete in zona stazione, lì basta poco. “Ma è proprio così che tanti interventi sociali nascono morti. Il brutto nel brutto”, dice Khadija. Quel multiculturalismo al ribasso, assistenziale, paternalista e senza fantasia, l’idea che integrazione degli immigrati sia una festicciola col couscous.
Loro, il 15 settembre scorso inaugurarono con uno spettacolo teatrale su Pertini. Poi musica live, presentazioni di libri, film, ancora teatro. “Hanno cominciato a venire quelli che in zona stazione non c’erano mai stati”. Dalle salette in fondo arriva il brusio del doposcuola per trentadue di ragazzi del quartiere. C’è un’aula informatica. Un laboratorio di musica e artigianato per homeless. In un ufficetto appartato ricevono gli avvocati di strada: permessi di soggiorno, sfratti eccetera.
Qualcuno sorride, perché siamo in tempi così. Cosa volete fare ancora. Una grande mostra di fotografia, dicono. Reggio è una capitale della fotografia, ogni maggio ospita il festival più importante in Italia. Sfottò: “Bravi, portate Salgado allora!”. Be’, buona idea. “Ho pianto per il suo libro sulla polio”, ricorda Khadija, “anche io ho avuto la polio”.
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Sebastião Salgado:In Kalema camp, west of Tigray, thousands of refugees have just arrived from an all night trek to avoid being machine-gunned by the Migs of the Ethiopian air force. Ethiopia, 1985. © Sebastião Salgado / Amazonas images, g.c.
Claudio ha lavorato dieci anni in Brasile, anche là un po’ ricercatore di stelle, un po’ operatore sociale. “Ho ancora buoni amici a Vitória, nelle zone dove vive Salgado. Ho ripescato l’agenda telefonica. Qualcuno conosce Salgado? Gli può far arrivare un messaggio?”.
E una domenica mattina assonnata, dopo un sabato notte al caffè, gli ronza il cellulare: “Sono Salgado, so che mi state cercando. Cosa posso fare per voi?”. Ci manca poco che Claudio risponda dai, chi sei, non fare il cretino.
Salgado ha ascolta. Capisce. Decide di regalare una mostra, Africa, cento fotografie originali, il riassunto di trent’anni di viaggi nel continente devastato e rapinato, i reportage dalle carestie e dalle guerre che logorarono l’animo del fotografo e dell’uomo. “Un regalo immenso”, dice Alessandro, “consapevole. Ciò che Salgado ha fotografato vent’anni fa in Africa ora bussa alla nostra porta, ora è qui, nelle nostre città”.
C’è un libro, con un testo commovente dello scrittore mozambicano Mia Couto. Ma la mostra, per l’Italia è un’anteprima assoluta. Niente grandi musei, stavolta. Ma un bar nel mezzo del nulla.
Panico: la mostra è troppo grande, al Binario non ci sta. Bene, si fa avanti Lorenzo Immovilli dello Spazio Gerra, il raffinato museo civico d’arte contemporanea di Reggio: “Quel che non ci sta da voi lo prendiamo noi”, è un altro luogo comune che si ribalta, la cultura da “decentrare”: ora è la periferia che fa un regalo al centro.
Proverà a venire di persona, Salgado, se glielo permetterà un’operazione per un tendine rotto durante i suoi sopralluoghi nella foresta amazzonica.
Verrà sicuramente suo figlio Juliano, autore delle sequenze di quello che, assieme a Wim Wenders, è diventato il film Il sale della terra: terrà un workshop per videomaker.
Nel grande seminterrato due ragazzi albanesi montano a tempo di record il cartongesso per la mostra. Al centro del nulla sta nascendo qualcosa che nell’Italia di oggi non sembrava previsto.
"Nessun male dura per sempre"
Intervista a Sebastião Salgado
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Sebastião Salgado: Young worker at the Mata tea plantation. Rwanda, 1991. © Sebastião Salgado / Amazonas images, g.c.
Un regalo “per questi amici che non ho mai incontrato”. Per lui, l’Omero dei migranti, il cercatore della Genesi, è una cosa naturale. La voce di Sebastião Salgado arriva dal suo Brasile, in un momento di pausa tra le spedizioni nella foresta amazzonica, per il suo prossimo e ultimo grande affresco in bianco e nero, un’epica degli indios minacciati dalla civiltà. “Un amico ci ha messo in contatto. Li ho ascoltati. Stanno facendo una cosa molto importante, molto umana. Dovevo aiutarli. Voi dovete aiutarli”.
Noi giornalisti?
“Voi italiani. Quello che sta succedendo ai nostri due paesi è molto simile. Qui la vittoria di Bolsonaro è una minaccia per gli indios, i neri, la povera gente. Da voi cresce la paura e l’ostilità per i migranti. Chi lavora controcorrente deve essere aiutato”.
La sua mostra può farlo?
“Ho scelto la mostra sull’Africa non solo perché in Italia nessuno l’ha ancora vista. Ma perché spero possa far vedere agli italiani cosa c’è alla radice delle migrazioni che li spaventano. Che cos’è stata in questi decenni la sofferenza assoluta di un continente derubato. Perché queste persone sono costrette ad abbandonarlo, prendendosi enormi rischi per farlo, giocandosi la loro stessa vita.”.
Crede che sia possibile recuperare un senso di umanità, attraverso le immagini?
“Credo che sia necessario recuperarlo dentro le persone. Non esiste un ‘essere umano italiano’, esistono gli esseri umani. Noi brasiliani, chi siamo? Italiani, portoghesi, nativi, tedeschi, polacchi, spagnoli, africani. Voi italiani, chi siete? Figli di migranti che arrivarono, figli di migranti che partirono. Come è possibile dimenticare tutto questo?”
Non sembra il momento migliore per ricordarlo alla gente.
“Nulla è statico nel mondo. Siano governati da politici ostili, ma non durerà. Non c’è una legge biologica che ci faccia razzisti. Le cose cambiano, perché al fondo ci sono sentimenti che sopravvivono alla paura del momento. Non opprimere l’altro, non rubare, non odiare. La prova sono questi ragazzi di Reggio. Seri, onesti, nonostante tutto”.
Dopo tutto quello che ha visto, in Africa e nel mondo, lei è ottimista sull’uomo?
“In Brasile c’è un proverbio. Não ha mal que sempre dure nem bem que nunca se acabe. Non c'è male che dura per sempre o bene che non finisce mai. È come un’altalena. Dipende dalla spinta che diamo noi”.
[Versioni di questo articolo e dell'inter, inedita per l’Italia. Gliel’ha regalata lui. Regalata: costo zero. Quando ha saputo chi sono questi tre ragazzi e i loro amici, e cosa vogliono. Ossia una cosa semplice e difficile: “combattere il brutto col bello”.





premetto  che 
😪😥👎 non potrò  andare   causa   pochi  €  e problemi d salute  a vedere   la  mostra   in questione   ma    posso dire  avendo  visto la sua    mostra  Genis  a  Genova    due  anni  fa     ancora  mi rodo  (  era  un sacrificio che  si poteva  fare   anche   costava  un  esagerazione  )      di non  aver  preso  il   catalogo     che  ne   varrà   sicuramente  la pena    ,  E' come    trovarsi  in quei luoghi    e  con  quella  persone ed  animali    che lui  ha  fotografato   .  Egli  è  riuscito  a  bloccare  il mondo  e  la  sua  diversità   prima   della  sua  distruzione  e  della   scomparsa  

20/01/19

Il regalo del fotografo Salgado ai ragazzi di Binario 49, una mostra con le sue foto inediteBinario49 ha condiviso una foto. 2 h · Già è tutto vero ! La realtà, se si vuole, è un sogno meraviglioso.


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Inizialmente ero  incredulo ,  credevo  fosse  una   bufala  \ fake news    perchè  è rarissimo (   ed  questo  è uno dei rarissimi casi  )    in  cui  fotografi  professionisti   e  altamente  quotati  come  Salgado       regali    ad  un locale  appena  aperto   un anteprima  nazionale  di una  mostra    , per  lo   più  con foto inedite  . Ma   poi  leggendo   un post        trovato  sulla pagina    facebook  del locale in questione  Scopro   che  ciò'  È tutto vero. 

Ecco    quindi   La storia dei ragazzi di provincia che convincono @sebastiaosalgadoofficial a portare una sua mostra, inedita in Italia, in via Turri a Reggio Emilia è reale. È in arrivo una nuova esposizione a Binario49 e Spazio Gerra, organizzata da Casa D’Altri con il nostro Team e con il contributo del @comunedireggioemilia



Ora    va bene ed è  comprensibile    che   Repubblica (    trovate  sotto   un mio  tentativo   di  riportane  una  foto     con l mio cellulare  )   non pende più  sold pubblici e  si basa  sugli abbonamennti dei  lettori  ,  ma  almeno  gli articoli  più  importanti  potrebbe  metterli   o  free     oppure   far  pagare lo  quell'articolo e non costringerti  ad  abbonarti  all'intero  giornale  

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  Un post  che  sarebbe rimasto  incompleto  ,   visto  che  gogle  riportava   solo  l'articolo  a  pagamento  di repubblica  ,  ma  per  fortuna ho  avuto l'intuizione  di   cercare  su  fb     (  di vui  trovate  la  foto  a  centro )    la  pagina  del  locale che  mi  ha permesso di trovare





questo articolo  di  https://www.reggiosera.it/2019/01/



Il regalo di Salgado ai ragazzi di Binario 49, una mostra con le sue foto inedite

Sarà inaugurata il 9 febbraio nel locale di via Turri e nello spazio Gerra: cento scatti mai visti dei suoi viaggi in quel continente. Il grande fotografo: "Chi lavora controcorrente deve essere aiutato"
REGGIO EMILIA – Una mostra in prima nazionale, il 9 febbraio, a Binario 49, del grande fotografo brasiliano Sebastião Salgado, inedita per l’Italia. Si chiamerà Africa (nella foto un’immagine della mostra “Africa” (Etiopia 1985). Foto Sebastião Salgado / Amazonas Images) ed è stata regalata dall’artista che si è innamorato del progetto dei tre giovani reggiani, Claudio Melioli, Alessandro Patroncini e Khadija Lamami, che hanno scommesso sull’apertura di un caffè letterario in via Turri, nel cuore del quartiere più multetnico e problematico della nostra città.
Non è un caso che Salgado abbia scelto questi ragazzi. Proprio una riproduzione gigantesca della affollatissima stazione di Bombay, presa da una foto scattata da Salgado, è appesa al muro di Binario 49, a ricordare che, in fondo, tutti questi posti sono uguali: luoghi di scambio, brulicanti di umanità. E Claudio Melioli, ricercatore astrofisico e ceramista, ha lavorato per dieci anni in Brasile come operatore sociale e come astronomo.
Claudio ha pensato che le cose impossibili sono, forse, le uniche che si possono realizzare e, tramite suoi amici brasiliani, ha iniziato a cercare Salgado fino a che, una domenica mattina, il grande fotografo lo ha chiamato e gli ha detto: “Sono Salgado, so che mi state cercando. Cosa posso fare per voi?”. Dopo la conversazione telefonica ha deciso di regalare una mostra a Binario 49. Si chiamerà Africa: cento foto originali, il riassunto di trent’anni di viaggi in quel continente. La mostra è talmente grande che non starà tutta a Binario 49, ma verrà suddivisa fra via Turri e lo Spazio Gerra.
Binario
Salgado proverà a venire per l’inaugurazione se ce la farà, dato che ha subito un’operazione per un tendine rotto durante i suoi sopralluoghi nella foresta amazzonica. Ci sarà sicuramente il figlio Juliano, autore delle sequenze di quello che, assieme a Wim Wenders, è diventato il film “Il Sale della tera”.
Ha detto il grande fotografo in un’intervista a Repubblica: “E’ il mio regalo a questi amici mai visti. Quello che sta succedendo ai nostri due Paesi è molto simile. Qui la vittoria di Bolsonaro è una minaccia per gli indios, i neri, la povera gente. Da voi crescono la paura e l’ostilità verso i migranti. Chi lavora controcorrente deve essere aiutato”.




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