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25/07/19

Notte da incubo per una coppia piemontese dopo la fiction su Rosy Abate e la mafia

ma si può essere cosi coglioni ( sottoscritto  compreso perchè a volte ha creduto in una cosa simile , facendo le  sue  classiche  figure 💩 e prendendosi i relativi insulti   ed improperi . Ma a  differenza  loro non è mai arrivato a minacciare stupri o violenze )
Concordo salvo che nella  chiusa     perche'  ci sono casi  ,  come  è capitato  a me  ,   lo fa  perchè  è in buona fede   visto  che è sempre più  difficile   distinguere  quando  una  cosa  scritta sui muri  con relativo n  di cellulare ,    nel  mio caso  ,  per  esempio  sia  vera  o  falsa  . Anchje  se  un minimo d'analisi   a freddo o dubbio    non guasterebbe e non farebbe male  prima d'agire  ad  impulso  cioè  a caldo      con  questo articolo   di   https://www.bufale.net/

Notte da incubo per una coppia piemontese dopo la fiction su Rosy Abate e la mafia


Ci sono segnalazioni che ci lasciano, francamente, sconvolti. Stupefatti, perplessi, a volte confusi.Storie che mostrano il peggio dell’umanità indinniata, il coacervo di individui che formano una vera e propria folla manzoniana 2.0: confusa, precipitosa, incline all’ira ed all’azione violenta ma poco usa a scusarsi delle conseguenze provocate.E che tendono a mostrarci un ritratto a tinte fosche di alcuni di coloro che interagiscono casualmente con la nostra pagina, pronti a giurare sulla veracità del “corrieredelcu*o” o altre testate del tutto anonime quando descrivono improbabili parenti del politico di turno, facili all’ira e pronti alla ribellione contro improbabili storie chiaramente inventati, ma improvvisamente scettici fino all’inverosimile e pronti a chiederci di “scoprire le bugie dei giornali”… che stanno semplicemente riportando una notizia.  ci è stato più volte chiesto di dimostrare che questa notizia fosse una bufala, solo in quanto pubblicata da La Stampa [  vedi articolo sotto   ] ,non solo non ci siamo imbattuti in alcun elemento di mendacio o falsità, ma abbiamo ulteriormente approfondito ulteriori dettagli.
La storia, del tutto vera, è quello che si ottiene quando ad un pubblico ottenebrato, incapace di distinguere la realtà dalla finzione in una sorta di delirio permanente indotto da dosi da cavallo di videodipendenza, analfabetismo funzionale e bisogno di rissosità, viene eccitato da stimoli immaginifici comprensibili per una mente comune.
Siamo a Domodossola, all’alba della trasmissione della fiction Rosy Abate, spin off di Squadra Antimafia che racconta le avventure dell’omonimo personaggio immaginario, una ex capomafia in cerca di una nuova vita al nord.
In una scena della fiction dei mafiosi contattano la protagonista con un pizzino, un minaccioso bigliettino con un numero di telefono da contattare per interagire con una cosca particolarmente ostile.
Problema: il finto numero di telefono corrisponde ad un numero di telefono reale, ed è stato appena passato in TV ad un pubblico di veri e propri videodipendenti in perenne delirio.
Persone che, naturalmente, non hanno trovato di meglio da fare che chiamare ripetutamente il numero di telefono, aspettando di trovarsi di fronte un mafioso immaginario, se non l’eponima “Regina della Mafia”, e minacciare di morte chiunque avessero di fronte.
In questo caso, una coppia di Domodossola, peraltro composta da un uomo di origini siciliane ed una donna incinta all’ottavo mese in una gravidanza difficile, subissati sin dalla prima serata di minacce di morte di ogni tipo.
Ci vuole davvero una folle dose di delirio per chiamare una sconosciuta di notte urlandole che siccome lei è “Rosy Abate” andrai ad ucciderla: ma ancora peggio per chiamare in branchi, terrorizzando una donna incinta.
Per questo, a parte l’ovvio consiglio di cambiare numero di telefono, la coppia di Domodossola non intende fermarsi: l’avvocato della donna è stato già contatto, e qualcuno pagherà per questa grave colpa.
Nelle grandi produzioni americane infatti, salvo alcuni sporadici casi in cui viene usato un numero di un call center, nel quale un nastro registrato ripete ai chiamanti uno spirito easter egg, uno scherzo relativo alla trasmissione, viene usato un numero preceduto da un prefisso inesistente, per rendere eventualità come questa impossibili.
Pertanto, vi confermiamo che sì, è una storia vera e sì, chi chiama numeri di telefono reali minacciando di morte personaggi immaginari si espone a gravi conseguenze.
A parer nostro, tutte meritate.


articolo    della stampa  


Un numero di cellulare scritto con un pennarello nero, ben visibile, su un bigliettino di carta. Con tanto di messaggio: "Non avrai un’altra occasione, ciao Rosy" e faccetta sorridente. È andato in onda ieri sera durante la serie tv "Rosy Abate" su Canale 5, la storia di una giovane donna della mafia siciliana che, lontano dalla sua terra, riprova a farsi una vita in Liguria. Un numero di cellulare che doveva essere finto e far parte della fiction, appunto, ma che invece esiste realmente. E che, complice l’averlo mostrato in modo chiaro in televisione in una fiction che ha fatto un boom di ascolti, sta rovinando la vita a una giovane coppia di Domodossola che da ieri sera poco prima delle 22 è stata letteralmente tartassata dalle telefonate.
Il loro numero appare nella fiction "Rosy Abate", notte da incubo per una coppia di Domodossola
locandina  fiction 
Chiamate di fan che, non riconoscendo forse la differenza tra finzione e realtà, pensavano di parlare realmente con Rosy, interpretata da Giulia Michelini. Con tanto di minacce, insulti, qualche parolaccia e qualche richiesta a dir poco strana. "E tanta paura - racconta la donna al telefono - Sono incinta all’ottavo mese inoltrato e ho avuto una gravidanza a rischio. Stanotte non ho dormito. Abbiamo ricevuto decine di chiamate fino a quasi le 4 di notte e ho avuto davvero il terrore che qualcuno potesse arrivare fin sotto casa nostra. Possibile che nessuno abbia controllato che quel numero non fosse attivo e che nessuno si sia preoccupato di nascondere qualche cifra?’’ si chiede. Una domanda lecita visto che quel numero il marito, 38 anni e un lavoro che lo porta spesso all’estero, lo ha da ben 13 anni.     
Il loro numero appare nella fiction "Rosy Abate", notte da incubo per una coppia di Domodossola
Il loro numero appare nella fiction "Rosy Abate", notte da incubo per una coppia di Domodossola
frame della scema  incriminata  
‘’Abbiamo fatto fatica a capire cosa capitasse - racconta - Non abbiamo nemmeno visto quella fiction. Eravamo a cena al McDonald quando abbiamo iniziato a ricevere le telefonate. Ci hanno chiesto se fossimo parenti di Rosy Abate, qualcuno ci dà dei mafiosi e c’è chi ci ha perfino minacciato. Alcuni chiedevano se fossimo della produzione e li potessimo raccomandare. In molti chiamavano con numeri privati e poi, una volta risposto, mettevano giù la chiamata. Uno mi ha addirittura suggerito di rivolgermi alla produzione di Mediaset. Ma a farmi davvero paura è stato un uomo, a notte fonda, che mi ha detto: 'Rosy Abate, non mi fai paura. Io ti ammazzo'”.
È stata lei a rispondere fino a notte inoltrata alle chiamate sul cellulare del marito, che questa mattina doveva partire presto per un viaggio di lavoro fuori dall’Europa. “All’inizio ho pensato fosse uno scherzo di qualche nostro amico, qualcuno che ci voleva prendere in giro. Ma quando ho iniziato a vedere che le chiamate erano continue ho realizzato ciò che stava succedendo: quella fiction da tutti così attesa e seguita per noi è invece diventata un vero incubo che ci sta rovinando la vita. Tra l'altro siamo siciliani, ma ovviamente con la mafia non c'entriamo. Cosa deve pensare chi ci conosce?”.
Catapultati dalla realtà direttamente nella fiction, senza nemmeno volerlo. Per questo la coppia, 30 e 38 anni, che vive alle porte di Domodossola, ha deciso di rivolgersi all'avvocato di famiglia e denunciare sia Mediaset che le persone che li hanno chiamati. “Ho subito scritto a Mediaset per capire come potesse essere successa una cosa simile. Non ho ancora avuto risposta – afferma la donna-. Quello che mi è stato detto però è che la fiction è stata registrata lo scorso anno. Peccato che questo numero noi lo possediamo da almeno 13 anni. Ora i carabinieri ci hanno anche suggerito di cambiarlo. Ma per noi vuol dire perdere tutti i contatti che ci siamo creati. Ci hanno rovinato davvero la vita. Per questo abbiamo deciso di prendere provvedimenti, fare denuncia per violazione della privacy e rivolgerci al nostro legale (l’avvocato Vicini di Domodossola). Perché se c’è stato un errore qualcuno dovrà risponderne”.
Proprio per evitare episodi di questo genere da decenni l'industria cinematografica hollywoodiana ha introdotto un escamotage utilizzato ogni volta che sullo schermo deve apparire un numero telefonico: lo fa precedere dal prefisso "555" (che negli Stati Uniti non è previsto), in modo da creare un numero inesistente e mettersi così al riparo da spiacevoli conseguenze. La produzione di "Rosy Abate" deve esserselo dimenticato.


21/11/18

Cos'ė meglio bullizzare come viene accusato Burioni i no vax analfabeti di ritorno e funzionali per di più oppure cercare di comprenderli ?



Inizialmente davo ragione a  questo intervento  di


Dario Corallo, il più giovane (e il meno noto) tra i candidati alla segreteria del Partito Democratico,  al congresso del partito. Il giovane politico, 30 anni e una laurea in filosofia, ha cercato di spiegare un errore che avrebbe commesso il Pd negli utlimi anni, quello di aver "elevato a scienza vera e assoluta quelle che sono posizioni squisitamente politiche", mortificando "come un Burioni qualsiasi" il 99% delle persone meno preparate che esprimono dubbi o curiosità.



Perché come ho risposto a questa discussione sul (anche vostro, visto che è una bacheca pubblica ed aperta ,se volete seguire i miei aggiornamenti o commentare i miei post e d'altri miei compagni di strada ) mio account fb

Tommaso Spartaco Secondo te, dicendo queste cose non si attacca Burioni? Stai scherzando vero?
."Un Burioni qualsiasi si diverte a bulleggiare chi invece con le proprie parole ha espresso semplicemente un dubbio"
."Un Burioni qualsiasi si diverte a bulleggiare chi invece con le proprie parole ha espresso semplicemente un dubbio"

 Al termine attaccare è stato dato un significato non suo tant'è vero che si confonde con criticare . Io non lo di sta  " attaccando " mi criticando . Non per quello che dice che condividiamo  noi ma per come lo dice . É come se io.insegnante mi.metto ad insultare ed ridicolizzare gli alunni  che non capiscono le mie spiegazioni  e poi mi lamento se mi mandano a fncl  o peggio . 
Poi  : leggendo questa  intervista e questo articolo oltre a seguire i suggerimenti di   sempre  di  


Tommaso Spartaco Se seguissi Burioni sulla sua pagina sapresti che se dialoghi con lui in maniera civile lui risponde civilmente. Certo che se il primo capitato laureato su facciadalibro, si mette a dare lezioni di medicina a offenderlo, che non capisce niente e che è un venduto alla big e ccc. , la blastata ci sta tutta e anche qualche calcio in culo. Quella è l'uscita infelice di un ragazzotto che volendo fare un esempio di arroganza ha scelto Burioni che, quando parla, ha titolo per farlo avendone competenza e, se risponde spesso duramente, è perché lui per primo è stato attaccato in modo volgare
 m'accorgo che Burioni  non ha tutti i torti   anche  se  dovrebbe accettare   le  critiche  ovviamente    quelle   costruttive  . Anche se però continuo

   trovandomi  d'accordo     con   quanto   dice  Corradino Mineo
Nessun testo alternativo automatico disponibile.


 a ribadire che vista la drammatica situazione culturale italiana bisogna : 1)    non bullizzare  e deridere  chi espirime  un dubbio ,  dovuto  al suo essere  sei   " ignorante perchè ignori  "  ed  a credere  alle   fke news  \   bufale   .2)   rincominciare per internet come si fece in TV  con  la  trasmissione   
 Alberto manzi   promovuendo    iniziatice  come quella  di     della  pagina  fb     te lo spiego  
Video animati spiegati con parole semplici per aiutare a capire meglio l'attualità e il mondo che ci circonda. ecco un esempio spiegato in maiera semplice e chiara


o educazione  ai media  come  suggerito   dala  zanardi  prima  con il corpo  delle donne  ed ora con   Senza chiedere il permesso  






16/10/16

curare \ ridurre la depressione senza uso ( se non in casi eccezionali ) di farmaci ed antidepressivi

In attesa che si placassero le polemiche e trovare ( soprattutto le parole adatte per parlare di tali argomenti senza venire accusato di lanciare accuse d'insensibilità ( vedere discussione sula mia bacheca ) verso tali tematiche, ho deciso di parlarne solo ora ,dopo un periodo d'ibernazione
A  farmi cambiare  idea    sono  stati   : 1  )  quest'articolo e  questo video  su  Piero cipriani  ., 2)  la  canzone  (  che    sto sentendo in sottofondo   con spotfiy mentre  scrivo  il post  )   le  storie che  non conosci   di  Samuele Bersani - Pacifico   e   questa   cover  di Bob Dylan



 che sentite  e sentirete  ancora  riecheggiare   sui media   ufficiali  e  non   fino al   10  dicembre  ovvero quando  sarà consegnato    il  nobel  ( non   sto a  dilungarmi  troppo  le  rispettive polemiche ,   su pro e  i contro     che  esso  ha  suscitato  , ne  dirò   da  che  parte  sto   anche  se  chi  legge iil  blog  e  i  interventi  su  facebook   sà  che  sono  fautore  del sincretismo culturale  e   della  contaminazione delle  arti  e  quindi lo capirà ) a  Bob  dylan  il premio nobel  per la letteratura  del  2016  .

Ora  dopo questo  spiegone  vediamo  di chiarire   il mio pensiero già  espresso    nella  discussione avvenuta  sul  mio  fb  (   collegamento righe  precedenti  )




Io non volevo   come sono stato accusato  anche  molto  duramente   d'offendere  chi  chi ne  soffre   ,  ne ha sofferto  in maniera    diversa  e\o più o  meno ciclicamente    ne esce  e    e   ci  ricade  (  come il  sottoscritto  )
Ovviamente  dipende  da  caso a caso  per  me    o per  altri  tali metodi   senza  medicine  funzionano   e  me  li attenua  (  perchè  io  ,  da profano  penso  che  tali problemi  siano per  sempre  )  altri  non  funziona  ed   hanno bisogno anche  del supporto di tali medicine   . come  queste    testimonianze  . La prima presa  dal mio post


le  altre  due  dalla

09/05/16

Integrazione e/o Convivenza ?

  in sottofondo Sud sound system Le radici ca tieni 

Il mio quesito vedere il titolo  nasce    dopo aver letto   sula bacheca  di una mia utente   questo post    preso  dal classico  sito  bufalista http://www.imolaoggi.it/  (  sito  noto per  i suoi  rigurgiti exenofobi e    identitari  chiusi  ) che  addirittura  sembra  stravolgere  (  vedere  l'articolo originale ) la  sua stessa  fonte 

Vescovo in moschea: la sala resta vuota, neanche l’imam si presenta


moschea-pordenone
                                 foto messaggero veneto

PORDENONE. Una sala vuota, con dentro solo le autorità e uno sparuto manipolo di invitati italiani e giornalisti. Interventi solitari dal palco, con gli ospiti d’onore lasciati tra un pubblico che non c’era. Lo scrive il messaggero veneto
E’ quanto accaduto ieri pomeriggio al centro islamico, in occasione del convegno “Fermiamo la violenza”, di particolare significato specie a qualche mese dall’omicidio di via San Vito, con moglie e figlioletta uccise da un musulmano.
Ma nonostante la storica presenza del vescovo Giuseppe Pellegrini, alla sua prima volta in moschea, i musulmani non hanno risposto all’appello. Assente anche l’imam. Il moderatore dell’incontro, Imrane Filali, ha dovuto ridurre la scaletta e accelerare i tempi, scusandosi con le autorità.


IL  quesito  che propongo  nel titolo  del post   è riferito agli immigrati  ,che  sono  presenti  e  vengono  nel nostro Paese,  di qualsiasi nazionalità (  europei  ed  extra  europei ) , e volendo lo si può allargare a tutti coloro che per una qualsiasi ragione giusta o sbagliata percepiamo a  volte  ipocritamente  come "diversi", diverso colore della pelle, diversa religione praticata, diverse abitudini nella sfera sessuale, diversa estrazione sociale , sessuale  etc etc.
Vorrei fare alcune brevi premesse e raccomandazioni, vista l'alta infiammabilità dell'argomento, rivolgo un'invito a chi vuol partecipare ad usare toni soft, cercando di evitare di andare sopra le righe, e pur nella polemica e nella dialettica che ha volte può essere "aspra" di non cercare lo scontro personale, ma di discutere e confrontarsi solo ed esclusivamente sul Tema proposto.
Altra raccomandazione è quella di non parlare di casi specifici (d'attualità in questi ultimi giorni) ma semmai di citarli solo ed esclusivamente come spunti, senza però poi "perdersi" nella disanima di questo o quell'altro fatto di cronaca, e di ritornare subito al Tema e al concetto generale.
Del resto anch'io ho preso spunto da questi fatti di cronaca, che hanno suscitato interesse e partecipazione da parte degli iscritti, per proporre questo thread.
Stavolta , non voglio fare un primo post chilometrico, in cui esternare i miei pensieri e le mie opinioni personali su questo argomento, preferisco partire da zero e discutere via via con chi è interessato a questo Tema, i vari aspetti che man mano verranno sottoposti all'attenzione e al dibattito pubblico, da chi vuol intervenire.


Raccomando la Tolleranza  (  non sopporto  la  parola   la  tolleranza in quanto come dici ilvideo sotto è nella maggior parte  dei casi  usata   in senso  passivo  \  acritico


  vedere  fra  1.30-1.45 )  

il rispetto  , ovviamente   quando esse  non sconfinano  nell''exenofobia  e   e nel  razzismo  ,  per tutte le opinioni, anche le più estreme, tutte le opinioni hanno diritto di essere espresse, e hanno diritto di cittadinanza, la cosa importante IMHO e che siano espresse senza prepotenza-arroganza e in termini educati e civili.

03/02/15

Serve ancora il giorno della memoria ?

 Dopo  quest fatti  
  da  Milano repubblica   del 2\II\2015

Milano, scritte antisemite contro il convegno sulla Brigata Ebraica: la denuncia del Pd

L'atto vandalico alla sede della Provincia denunciato dal Pd milanese. Bussolati: "Condanniamo ogni provocazione contro una pagina importante della guerra di Liberazione dai nazifascisti"


"Non ci fermano e non ci condizionano le scritte ingiuriose apparse nottetempo davanti a Palazzo Isimbardi, in vista della conferenza sulla Brigata Ebraica". Il Pd metropolitano milanese così prende posizione sulle scritte comparse ('Sionisti assassini') su palazzo Isimbardi, dove prende il via la serie di eventi del programma di 'Bella Ciao Milano!', l'iniziativa promossa dal Partito Democratico Area Metropolitana di Milano per ricordare, celebrare e narrare il 70° anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo. continua   qui

 Mi "  marzuullo  "  cioè mi faccio domanda e risposta   se    come   suggerisce  ,  questo articolo   di http://caratteriliberi.eu/   che trovate  sotto    di   cui ho ripreso  apposta    il titolo . 
N.B
 Ho riportato   integralmente  l'articolo in quanto   la risposta  che  do' alla mia domanda elucubrartoria  e  forse  ovvia  \ scontata   per  me  chje ricordo  a  360  la  giornata del 27  gennaio di  ogni anno  stessa     è alla fine  più  precisamentre  : << ( .....)   questa delega alla memoria ebraica mostra una sempre più scoperta vocazione a collocare l’intera storia della Shoah in una storia ebraica e solo ebraica. Quasi che anch’essa vada assegnata al dolore “privato” di ciascun popolo che la storia ha nel tempo percosso e offeso, non importa neppure in che misura.
Eppure, se non si prende coscienza del fatto che il carattere mostruosamente inedito di quello sterminio riguarda l’intera Europa, compresi soprattutto i non ebrei, la Shoah continuerà a restare inesplicata, macigno rimosso che continuerà a gravare sulla coscienza pubblica e privata d’Europa, ombra pesante al cui riparo altre ombre potranno di nuovo allungarsi. >>

                        Serve ancora il giorno della memoria  ?
                         di Marco Brunazzi

Da tempo alcuni intellettuali ebrei in Italia (David Bidussa, Alberto Cavaglion, Elena Loewenthal e non pochi altri) si interrogano su quella che a loro pare la progressiva irrilevanza culturale e sociale di quella commemorazione e la sua perdita di significato etico-civile.
Non si tratta soltanto dell’effetto saturazione o, peggio, di”business”, peraltro, in vario modo e peso presenti entrambi. Si tratta proprio della constatazione della distorsione che si sta determinando, pur con le migliori intenzioni delle istituzioni, delle finalità stesse dell’iniziativa e della sua legge istitutiva, ormai quindici anni fa.
In sostanza, si constata che per troppi quelle commemorazioni sono percepite ormai come risarcimenti simbolici agli ebrei vittime della Shoah e dunque come qualcosa che riguarda “loro” e non “noi” e quindi, tutto sommato, persino stucchevoli: dopo tutto, che ognuno pianga i suoi morti e non ci stia a importunare oltre. Ovviamente, le vittime non ne hanno alcun bisogno, in quanto tali, ma sono tutti gli altri, le non-vittime che ne avrebbero sempre più bisogno. Infatti, il nodo della memoria della Shoah è il nodo irrisolto della domanda su come sia potuta accadere quella mostruosità incrociata di “barbarie e modernità”. E tutto ciò nella “dotta e civile Germania”, come scriveva Thomas Mann, ma per estensione collaborativa anche da parte di tutti i”volenterosi carnefici” in tutta Europa, Italia compresa.
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 dalla rete  un estratto del film  Il bambino con il pigiama a righe di   Mark Herman Usa  2008        
 
Qui sta appunto il problema, il comandamento ebraico della memoria riguarda certamente un imperativo di sopravvivenza culturale di un popolo da duemila anni almeno esposto alla minaccia dell’annientamento (violento o per assimilazione più o meno pacifica). Ma per l’Europa tutta quel dovere di memoria non dovrebbe affatto essere soltanto un atto di dovuta solidarietà per “le povere vittime”. Al contrario, dovrebbe essere un serio tentativo di fare i conti, finalmente, con le radici oscure di un passato che si crede di demonizzare su qualcuno soltanto (i nazisti, in primis, certo) ma senza alcun serio sforzo di analisi sulle origini e natura di quel terreno fecondo (culturale, politico, sociale) che nutrì il nazismo e il razzismo omicida che ne scaturì. E poiché questa autocoscienza riguarda tutti, ma innanzitutto quei paesi che posero mano per tempo all’edificio ignobile del razzismo antisemita (tra cui l’Italia, con le sue leggi del 1938 e l’attivo concorso alle deportazioni verso i Lager da parte della Repubblica neofascista dopo l’8 settembre 1943), forse occorre che anche in Italia si cominci a ragionare senza più compiacenti indulgenze.
Da parecchi anni la letteratura storiografica ha affrontato il tema delle leggi antiebraiche del 1938 in Italia (le c.d. leggi razziali) e valga citare, tra le prime e più accurate, le ricerche di Michele Sarfatti. Così, il complesso lavorìo che portò a quella odiosa legislazione è oggi riscontrabile in tutti i suoi aspetti politici, giuridici e amministrativi.
Grazie a tali ricerche appaiono oggi ormai inadeguate e superate le spiegazioni che puntavano sulla occasionalità e superficialità di decisioni attribuite essenzialmente all’ondivago umore di Mussolini in materia.
E così pure smascherata si rivela l’infondatezza della opinione, presentata quasi come senso comune, per la quale quelle leggi sarebbero state in complesso blande e tali da non arrecare grave nocumento alla vita degli ebrei italiani, per i quali invece la sciagura della deportazione nei Lager e della persecuzione anche cruenta sarebbero iniziate soltanto con l’occupazione tedesca e soltanto per causa esclusiva dei Tedeschi stessi.
Al contrario, le gravi responsabilità del regime fascista, sia prima dell’8 settembre 1943 e soprattutto dopo, con l’instaurazione della Repubblica Sociale Italiana, sono oggi chiaramente individuate e documentate.

Certo, ancora aperto resta il dibattito sulle ragioni decisive che indussero Mussolini a quella svolta, anche se qui oramai il problema non si pone più nei termini esclusivi e deterministici ancora presenti nella storiografia meno recente (come nel pur apprezzabile e originale lavoro di Meir Micaelis, per esempio).
In realtà, a quel passo concorsero, sia pure con intensità, tempistica e gradazioni diverse, una molteplicità di fattori che andavano dall’antisemitismo latente (ma non troppo) nella cultura fascista alle esigenze di politica estera non meno che di quella interna e di riposizionamento del partito fascista in vista di una guerra ormai ritenuta comunque imminente e, presumibilmente, da condursi a fianco della Germania nazista.
In questo quadro, finalmente preciso e documentato, hanno da tempo assunto crescente rilevanza le vicende dei “giusti” che si prodigarono, non di rado con grave rischio personale, per recare soccorso e salvezza agli ebrei perseguitati e ricercati per essere avviati alla deportazione. Tali vicende hanno spesso occupato e con larga risonanza l’informazione e la divulgazione pubblicistica.
Non infrequenti sono state anche le trasposizioni letterarie e cinematografiche (basti citare la storia di Perlasca o quella, in realtà tuttora controversa, di Palatucci). Anche la memorialistica ha apportato, in misura crescente, nuovi contributi, così come le stesse procedure avviate, da parte ebraica, per pervenire al riconoscimento ufficiale del ruolo di “giusto” nei confronti di personaggi prima sconosciuti anche se, per altre ragioni, di storica notorietà (basti citare il recente caso del campione del ciclismo Gino Bartali).
D’altra parte, che tali riconoscimenti siano oggi accolti molto favorevolmente dall’opinione pubblica italiana è facilmente comprensibile, ma non solo per l’ovvia soddisfazione di vedere così migliorata l’immagine della propria identità etico-civile in sede storica.
In realtà, questi riconoscimenti sembrano poter confermare e corroborare la vulgata da tempo presente nella memoria diffusa e nel senso comune. Che cioè gli italiani non sono mai stati antisemtiti, tranne frange estreme del fascismo più filonazista; che le leggi razziali vanno addebitate totalmente alla spregiudicatezza politica del Duce e ai suoi errati calcoli opportunistici per compiacere l’alleato tedesco; che sino all’occupazione tedesca “nessun ebreo perse la vita per causa di tali leggi”; che di fronte alla brutalità nazista all’opera nell’Italia occupata la stragrande maggioranza degli italiani, civili e religiosi, antifascisti e anche fascisti, si prodigarono per mettere in salvo quanti più ebrei poterono.
Queste semplificazioni storiche sono da tempo smascherate, dalla storiografia più attenta, per quelle che sono: mezze verità che sono anche, inevitabilmente, bugie intere, raccontate con finalità autoconsolatorie e di “giustificazionismo” per una storia altrimenti troppo imbarazzante.
In tali edificanti racconti non hanno quasi mai posto le numerose delazioni che, per denaro o qualsivoglia altra ragione, consegnarono invece non pochi ebrei ai loro carnefici; per non parlare dell’attivo ruolo svolto dalle istituzioni e dalle varie autorità civili e militari della RSI nella ricerca, cattura e consegna delle vittime al loro destino.
Si ha insomma l’impressione che in tutta la storia sciagurata e tragica delle persecuzioni contro gli ebrei italiani continuino a mancare alcuni tasselli fondamentali. Primo fra tutti quello di una indagine più capillare della rappresentazione dell’ebreo nell’immaginario italiano del 1938 e poi anche dopo.
Naturalmente, molto è stato finora indagato, anche a livello documentario, dalla storiografia più recente, ma molto deve essere ancora ricercato. Ad esempio in quelle minute notizie di cronaca locale nelle quali spesso si nasconde l’ombra del pregiudizio, pur se solo indirettamente richiamato. Né andrebbe trascurato il lessico corrente, specialmente là dove la natura del suo luogo di elezione (la comunicazione pubblicitaria, quella di intrattenimento, ecc.) potevano facilmente e subdolamente (persino inconsapevolmente) veicolare messaggi di sottinteso razzismo antiebraico.
Si vuole dire insomma che un fenomeno come quello dell’inaspettato irrompere di un antisemitismo istituzionale in una società apparentemente sino allora esente, complessa e articolata come quella italiana (e sia pure costretta nelle forme di un regime autoritario e tendenzialmente totalitario), richiede un supplemento di analisi che tenti di andare più a fondo nella comprensione della “dimensione “molecolare” di quell’evento stesso.
Come è potuto accadere tutto ciò, anzi, che cosa è accaduto davvero in una realtà di diffusa e profonda assimilazione della minoranza ebraica, di fronte all’ improvviso ribaltamento formale e sostanziale di quella stessa realtà? La memorialistica e la sua rielaborazione letteraria (pur di dignitosa qualità e onestà autocritica, si pensi ad esempio a “La parola ebreo” di Rosetta Loy) non paiono sufficienti a fornire un quadro adeguato.
Si consideri che, a tale scopo, assai più significativo e probante del punto di vista degli ebrei italiani e della loro memoria (necessariamente sofferta, oscillante, soprattutto nei primi anni dopo la fine della guerra, tra rimozione e minimizzazione) sarebbe stato fondamentale scandagliare il punto di vista degli italiani non ebrei. Qui le stesse fonti memorialistiche sono scarse e troppo spesso autoassolutorie rispetto alla diffusa passività con le quali quelle leggi infami furono accolte.
Oramai è troppo tardi, per le ovvie ragioni del venir meno fisiologico dell’era del testimone, ma si pensi quanto sarebbe stato interessante avviare una sorta di questionario diffuso, almeno tra gli “opinion makers”del tempo. Giornalisti, insegnanti, magistrati, avvocati, operatori sociali e culturali, che provassero onestamente a raccontare come vissero, pur nel silenzio e nella imperturbabilità delle forme esteriori del loro vivere civile e professionale, quella inaspettata “novità”. Novità che non era solo normativa, ma di sovversione di un costume, di una pratica di relazioni condivise, di un codice etico implicito oltre che esplicito. Oggi possiamo soltanto tentare di coglierne qualche riflesso nelle avare testimonianze documentarie e memorialistiche, ma con tutti i limiti prima ricordati.
E anche per il tempo dell’occupazione nazista, quanto effettivamente è rimasto di quelle delazioni, quali tracce, non soltanto nelle rare, sfuggenti e ambigue carte, ma nella memoria personale di chi seppe, di chi tacque, di chi rimosse una vicenda subito collocata nel generico contenitore dei “mali” della guerra?
Insomma, nonostante i reiterati “giorni della memoria”, continuiamo a sapere ben poco di ciò che realmente accadde nella coscienza degli italiani del tempo.
Eppure, l’antisemitismo (come altri pregiudizi, del resto) non è mai riducibile alla sua dimensione istituzionale e formale. Esso presuppone una ben più grande e profonda estensione sottostante, proprio come la scontata immagine dell’iceberg può utilmente suggerire.
Il fatto è che qui entra in gioco l’autorappresentazione storica di una società, prima ancora che di un popolo (termine di per sé già ambiguo e di scarsa maneggiabilità scientifica). Di fatto, tale autorappresentazione continua ad essere affidata alle fonti ristrette delle retoriche del discorso politico-culturale e delle sue finalità moralistiche e consolatorie, senza alcun vero tentativo di indagine sul campo.
Si badi che tale problema, di uno sforzo tuttora latitante per spiegare la realtà di una vicenda che ha segnato orribilmente la storia europea del ventesimo secolo, non riguarda solo l’Italia. Dalla Francia alla Polonia, tanto per citare due altri importanti paesi, pur con le loro distinte peculiarità, questo stesso sforzo è apparso tardivo e ancora incompleto.
E’ come se la coscienza pubblica e privata degli europei tutti cercasse di sottrarsi ancora, a quasi ottant’anni dagli eventi, a quel doloroso compito di elaborazione di un lutto che le generazioni di allora e di dopo non seppero e non vollero affrontare sino in fondo.
Così, ci si continua di fatto ad affidare all’imperativo ebraico della conservazione e trasmissione della memoria, per non lasciar cadere nell’oblio della banalizzazione e della insignificanza comparativa l’altrimenti inesplicabile e “aliena” Shoah.
Ma questa delega alla memoria ebraica mostra una sempre più scoperta vocazione a collocare l’intera storia della Shoah in una storia ebraica e solo ebraica. Quasi che anch’essa vada assegnata al dolore “privato” di ciascun popolo che la storia ha nel tempo percosso e offeso, non importa neppure in che misura.
Eppure, se non si prende coscienza del fatto che il carattere mostruosamente inedito di quello sterminio riguarda l’intera Europa, compresi soprattutto i non ebrei, la Shoah continuerà a restare inesplicata, macigno rimosso che continuerà a gravare sulla coscienza pubblica e privata d’Europa, ombra pesante al cui riparo altre ombre potranno di nuovo allungarsi.


17/01/15

parodia di topolino su dylan dog accordo reciproco per rilanciare il primo o semplice omaggio un po' anticipato per i 30 anni di dylan dog ?

Lo  so che leggo troppi fumetti  ma   non ci reisto  mi piace  evadere  , farmi due risate  ,  mi piacciono le arti  , sono cresciuto a  fumetti , ecc .
 Cazzeggiando  in cerca  d'anteprime  sulla pagina fb    di dylan dog   leggo   questo post  sulla prossima  uscita  di  topolino in cui  ci sarà  una parodia   su  DD .




ed  ecco alcune chicche  della  storia  in questione




Il  dubbio come ho espresso   dal titolo   è  di breve  durata    . Infatti   ripnsandoci  bene   credo che  l'omaggio a Dylan Dog non ha nulla a che vedere con il rilancio. È solo un omaggio , forse  un po' anticipato   visto che  ancora ai 30 ann di  DD   mancano  quasi  de  anni  ( settembre  2016 )  a un personaggio popolare della Bonelli ( e del fumetto italiano in generale) che segue l'omaggio a Tex di qualche tempo fa scritto e disegnato da Mastantuono. E  che il post  riportato sopra  sia  una  congettura     in quanto  l'autore del post  :  1) non ha   dati  del calo o crescita  degli ultimi  numeri di  DD  ., 2) ne  fonti anonime  .,  3)  se siti  che  riportino boatos   Bonelliani  . Comunque  aspettimo appena  uscirà  la parodia  ed  in rete ci saranno altri   commenti  magari    con meno  acredine   e  meno rancorosi  di  fans  delusi   che non capiscono   (  vedere quanto dico  in il cambiamento di dylan dog non piace a tutti\e . troppo abitudinari o c'è quialcosa che non va ?
   che  un  fumetto   che non viene ripreso in mano da   quasi  30    e per  giunta  da  un  nuovo   editore responsabile   ha  bisogno  di tempo  (  almeno un anno )  per  svecchiarlo e   farlo rinascere 






15/07/14

scontrino e fattura sono uguali o differenti ?



eri vado a ritirare , la  ricarica  della mia stampante  ,  ed il  negoziante mi chiede  con fattura  (  38  € )  o senza  fattura  ( 30 €  )   . Io inconsciamente     rispondo senza  fattura  . 
Poi  però  uscendo   leggo  un cartello  appeso    su banco :  <<  senza  fattura \  scontrino  , la merce   non si cambia  >> .  Allora  per  paura  che  non possa  cambiare   la ricarica  e  per  un eventuale (? )  controllo   della finanza ,  ho chiesto  lo scontrino  .  Allora   lui  ,  ma  allora  devo  farti   38  . Io avevo  i  soldi  contati   .  e  non ho insistito  , perchè credevo che   scontrino  e  fattura  fossero due  cose  differenti  . Invee  come   mi  ha detto poi  lui    sono  la stessa  cosa   perchè  sempre  il 22 %  d'iva  c'è 

07/01/13

cori razzisti in serie A indignazione ma nessun fatto concreto come Milan-pro patria

Come volevasi dimostrare  il dubbio  espresso nel post precedente  riguardo  all'abbandono   dell'abbandono  dei giocatori    del milan e  della pro  patria  durante  l'incontro  , trova  conferma  da questo  fatto    e dalla mancanza  di proteste  e   solo  una  normale  indignazione .  Ma  perchjè  c... non passano  all'azione   invece  di  bla  ....  bla...   . Tutti a parole   lo condannano ma   quelli che  contano  sono  i fatti

unione  sarsda  Domenica 06 gennaio 2013 07:09

Pinilla condanna i cori contro il rossoblù
Anche Boateng solidale con Ibarbo

Pinilla condanna i cori contro il rossoblù Anche Boateng solidale con IbarboIL TWEET DI MAURICIO PINILLA
Ieri la punta rossoblù si era scagliata contro il pubblico via Twitter: "Non imparate niente...!!!". Poi sulla sconfitta decisa da un rigore inesistente commenta: "Ora basta c..." Oggi, anche il milanista ha solidarizzato con il giocatore del Cagliari.Il caso Boateng era destinato a far discutere, questo si sapeva. Certo non era prevedibile che cori razzisti si sarebbero sentiti già da stasera, allo stadio Olimpico nel corso di Lazio-Cagliari. Il rossoblù Mauricio Pinilla lo fa notare su Twitter. "Cori razzisti contro Ibarbo all'Olimpico...Non imparate niente...!!!" Poi l'attaccante retwitta un post di Skysport: "Buu razzisti nei confronti di Ibarbo, a breve un comunicato dello stadio. In caso non cessino probabile stop".
SULLA GARA ALL'OLIMPICO - Sono trascorsi pochi minuti dalla fine della sfida con la Lazio e Pinilla non ci pensa due volte a postare su Twitter poche parole: "BASTAAAAA C...."
OGGI ANCHE BOATENG su Twitter - "E' triste sentire questi cori razzisti due giorni dopo che noi abbiamo lasciato il campo dopo aver ricevuto simili insulti. Molto triste!!!". Con questo messaggio su Twitter il milanista Kevin Prince Boateng ha commentato gli ululati contro il colombiano del Cagliari Victor Ibarbo ieri nella partita con la Lazio.

25/06/07

nessun crack ha violato Harry Potte

nessun crack ha viilato  harry potter   . 


 da http://punto-informatico.it/

Roma
 "Hanno craccato Harry Potter", "Svelato il finale dell'ultimo Harry Potter", "Gli hacker (?) sconfiggono il mago": se ne potrebbero citare tanti di titoli con cui in tutto il Mondo in questi giorni è stato annunciato che un'email infetta ha consentito ad un hacker di accedere al testo dell'ultimo volume della saga di Harry Potter contenuto sui server della Bloomsbury Publishing fino a pubblicarne il finale, un "super-spoiler" apparentemente destinato ad impattare negativamente sulle vendite dell'ultima fatica dell'autrice. Una notizia-bomba, vista la popolarità della saga, che però non ha fondamento: il libro non è stato... craccato.
L'intera vicenda è infatti il prodotto di un'opera di sana disinformazione, quella studiata per mettere in allerta pubblico e giornalisti su quanto facilmente una news del tutto fasulla possa conseguire le prime pagine, e quanto poco ci voglia perché una bufala diventi un dato di fatto per milioni di utenti. Non è certo il primo esperimento del genere ma, vista la eco mediatica ottenuta dalla vicenda, è sicuramente uno dei più riusciti nel recente passato. "In meno di 48 ore - raccontano gli autori - una notizia fasulla è uscita su 200 quotidiani, 10mila blog, è stata oggetto di reportage televisivi dall'India all'America Latina".

In un messaggio di "smentita" spedito dagli autori di questo attacco mediatico si parla di un evento attuato utilizzando metodologie psicologiche militari (note come psyop(s)). "Vogliamo che la gente sappia - spiegano gli autori - quanto spesso sono vittime di attività psyop mascherate da parte di governi e grandi lobby economiche".

Gli autori spiegano come il metodo seguito per "colpire" con la storia di Harry Poter si sia fondato sull'utilizzo di un argomento superficiale quanto popolare per il quale in tutto il mondo si nutrono aspettative. In più ci si è messa dentro una insalata di religionel'impossibilità per l'editore di smentire la notizia ("altrimenti tutti avrebbero pensato che allora è vero"). A funzionare anche il fatto che la "notizia" sia stata "distribuita" su una mailing list utilizzata perlopiù da esperti di sicurezza e hacker e che sia arrivata da un'indirizzo email di una free webmail con una connessione protetta da Tor.
Per dirla con gli autori: "Metti insieme tutti gli ingredienti, incollali con l'inglese stentato del wannabe annoiato medio e con un minimo di descrizione tecnica del furto, anonimizza la connessione con Tor, crea un account su una free webmail e pubblica il messaggio in certi ambienti. Poi aspetta che appaia sui media mainstream, potendo contare sul fatto che Harry Potter è un argomento ben noto a gente di ogni genere, che i giornalisti amano le notizie su hacking e dintorni e che la motivazione religiosa è anche attraente".
La dimostrazione della bufala è stata inviata nelle scorse ore non solo a giornali e associazioni per i diritti umani ma anche a bugtraq ed esperti di sicurezza, per dimostrare la "potenza" delle azioni psyop, "ampiamente utilizzate da governi non democratici di molti paesi nel mondo e dalle grandi lobby politico-economiche nei paesi occidentali". "Il nostro scopo - spiegano gli autori della bufala - è stato fornire ai cittadini del mondo una prova della vulnerabilità della società dell'informazione di oggi, e di spingerli a ragionarci sopra seriamente".
A detta degli autori, dunque, psyop vengono condotte regolarmente e di continuo in tutto il Mondo, spesso con schemi assai più complessi: "Possiamo distinguere ciò che è vero da ciò che è manipolato? Sei consapevole che la guerra dell'informazione è una cosa reale e non solo un buon tema per il best seller di qualche scrittore?". Sull'intera questione degli psyop gli autori hanno pubblicato quattro PDF, disponibili qui, qui, qui e qui.
In conclusione, dicono gli autori della bufala, rivolgendosi all'autrice della saga di Harry Potter "o a chiunque altro sia interessato", se quanto accaduto fa loro piacere e se ritengono utile il nostro metodo, allora possono fare una donazione a EFF, Free Software Foundation o Tor. (l'hacker citava il Papa e un suo vecchio riferimento al maghetto della Rowling), di tecnologie e linguaggio e su tutto questo giocava

02/09/06

Senza titolo 1424

Finalmente  qualcuno che dice  no . Non più di qualche anno fa avrebbe ancora provocato qualche moto di indignazione. Poi ci fu il diluvio: alla pubblicità, tranne rari casi, le canzoni le hanno date tutti, i Rolling Stones, Madonna, perfino il vecchio scorbutico Bob Dylan che, spiazzando tutti, mise a disposizione della catena di lingerie Victoria's secret non solo la sua musica ma anche la sua screpolata e poco femminile faccia. In Italia lo stesso: Zucchero, Lucio Dalla, Baglioni, Giorgia, Ennio Morricone, e per ultimo Vasco Rossi, il quale però alla terza richiesta di una canzone per la campagna Fiat, ha detto no . La decisione di Vasco Rossi «Mai più le mie canzoni per gli spot» «Ho sbagliato. Non voglio vendere più i miei sogni che sono anche quelli dei miei fans»


   corriere dela sera  ( 
www.corriere.it )

1  settembre  2006

ROMA

Vasco Rossi dice basta all'utilizzo delle sue canzoni per gli spot pubblicitari.Stavolta infatti il Blasco ha deciso di non concedere 'Ti prendo e ti porto via' per il nuovo spot della Fiat perchè intende preservare il suo repertorio «dal rischio di un uso eccessivo negli intervalli pubblicitari». A renderlo noto è il suo entourage.


Pentito delle scelte fatte in merito finora e con tutta l'intenzione di non «vendere» quelli che lui definisce «i miei sogni che sono poi anche quelli dei miei fans» dichiara oggi: «Ho sbagliato. Ma, come sempre mi è accaduto nella vita, dovevo prima provare sulla mia pelle per capirlo. Quando un'azienda come la Fiat, qualche mese fa, si è rivolta a me per inserire 'Senza parole' nello spot di lancio della nuova Punto, gliel' ho concessa volentieri...beh, era la Fiat! Alla seconda richiesta, invece, (Rewind) ero già molto più dubbioso. Ora che mi si ripresenta l'occasione con 'Ti prendo e ti porto via' ho deciso di dire di no, non voglio più che una mia canzone venga legata a uno spot».
«È un fatto personale - specifica Vasco Rossi - non ho nulla contro la pubblicità nè giudico chi la fa. Ma per quel che riguarda me, adesso sento primaria la necessità di proteggere le mie canzoni da un'esposizione che ritengo esagerata in pubblicità. Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico come recita un vecchio e saggio proverbio. E io ho scelto, per quanto sta nelle mie possibilità, di non vendere i miei sogni, che sono poi anche quelli dei miei fans».

 sempre   dal corriere ma stavolta  del  2 settembre  2006

l cantante dice addio alla promozione Fiat. L' azienda: scelta che rispettiamo. Da Ligabue a Zucchero, gli altri casi
«Basta con gli spot», Vasco ritira la sua canzone
Il cantautore: esposizione esagerata in pubblicità, non vendo più i miei sognitv & musica

ROMA - «Non voglio più che una mia canzone venga legata a uno spot», Vasco Rossi ha detto basta e ha rifiutato di dare la sua «Ti prendo e ti porto via» al nuovo filmato della Fiat a cui aveva già «prestato», un anno fa, «Senza parole» e poi, lo scorso aprile, «Rewind». «Ho sbagliato», spiega adesso il rocker. Ma il suo non è un pentimento tardivo: «Come sempre mi è accaduto nella vita, dovevo prima provare sulla mia pelle per capirlo». E lui, che già in passato aveva prestato la sua musica per altri spot, aggiunge: «È un fatto personale, non ho nulla contro la pubblicità né giudico chi la fa. Ma per quel che riguarda me, adesso, sento primaria la necessità di proteggere le mie canzoni da un' esposizione che ritengo esagerata in pubblicità. Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico recita un vecchio e saggio proverbio... E io ho scelto, per quanto sta nelle mie possibilità, di non vendere i miei sogni, che sono poi anche quelli dei miei fan». Garbata la risposta che arriva dall' azienda di Torino: «Quella di Vasco Rossi è una scelta artistica che noi rispettiamo». E, infatti, è già pronto il nuovo spot, in onda da domani. La colonna sonora sarà «l' inno non ufficiale» della nazionale italiana ai mondiali di calcio, quel «po-po- ro-po-po-po» cantato in coro dai tifosi e rubato a «Seven Nation Army», la canzone dei White Stripes. «Abbiamo puntato sulla celebrazione dell' Italia e dei suoi successi, in Europa e nel mondo - sottolinea Giovanni Perosino, responsabile marketing communication della Fiat -. Ci sembrava che la musica dei White Stripes fosse coerente con quest' idea». Insomma, il matrimonio si è rotto, ma senza polemiche. Ed è sparito da radio e tv anche lo spot Omnitel legato a «Happy Hour» di Ligabue, tormentone dell' estate. Ma in questo caso, per la prima volta, il rocker aveva concesso soltanto un brano e per un periodo molto limitato (due mesi): un' operazione di marketing, fatta per raggiungere gli adolescenti, in concomitanza con il tour negli stadi del Liga. «Prestare» una canzone per una pubblicità è un rito al quale in pochi si sottraggono. Persino l' ombroso Bob Dylan ha dato (fra le polemiche) la sua voce e la sua immagine a un filmato che pubblicizzava lingerie. L' inafferrabile Mina nel 2001 ha scelto di farsi rivedere in tv, dopo 23 anni di assenza, nel film (breve) di una marca di telefonini. La voce di Madonna è servita per lanciare un profumo. Le canzoni di Zucchero, Giorgia, Enrico Ruggeri hanno accompagnato le immagini di omogenizzati, macchine, calze autoreggenti. Spesso è una scelta che ai giovani porta fortuna. Come al pianista Giovanni Allevi: la sua musica è stata preferita ai brani di Springsteen e Santana dal regista Spike Lee per «mostrare» la nuova Bmw. «Il progetto ha fatto il giro del mondo - racconta Allevi -. Dopo quello spot ci sono state sei ristampe dello spartito del mio album. A me è sembrato di aver vinto le Olimpiadi». Il cantante emiliano ha prestato la sua «Happy Hour» per lo spot a puntate della Vodafone con Laura Chiatti (in alto). Ma solo per due mesi

ora  su indymedia  forum  il pubblico si divide  sulla  sua  scelta   : 1) Ma fottiti Blasco....sei finito!!!! E' troppo tardi ormai, coglione!!  ; 2) anto di cappello invece dopo che mostri sacri della musica hanno venduto alla pubblicità tutto il vendibile lui dopo due canzoni dice basta   Io sono  un po' scettico   e allo stesso tempo fiducioso  .
Scettico = perchè  sta  andando di moda  e fa vendere di più  dopo  l'ultimo  cd  di caparezza  andarfe contro  il sitema e contro corrente  .
Fiducioso  = perchè  vasco mi sembra  coerente con gli editoriali scritti  su XL  (  mensile del gruppo  repubblica  )  e  con il suo andare  sempre contro corrente  e  sperimenbtare sempre  nuovii persorsi  . E quindi se V ha  fattto tale scelta   deve averlo fatto perchè  ha sentito il rigurgirto che  viene dai fans  club .Comunque  chi vivrà vedrà cioè sara il tempo   dire  se  sarà stato coerente  o meno   con questa scelta   che speriamo sia seguita  da altri  cantanti italiani  come il Liga  che hanno ceduto le loro canzoni alla  macchina  degli spot 


per saperne di più

http://www.vascorossi.net/
dove  fra le news potete trovare , più precisamente  qui   la versione integrale del comunicato stampa