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01/04/17

Modena, nonna Desdemona va dal Papa, a 103 anni fa l’autista per don Gregorio Ha appena rinnovato la patente per altri quattro anni guida spesso e porterà il popolare monaco da Papa Francesco

  non sempre  ci sono vecchi  rincoglioniti

ecco la storia  di nonna Desdemona che  ha  103  anni  e  guida  l'automobile  storia   tratta    da http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca del 01 aprile 2017  è  non è un scherzo di  primo aprile  




di Carlo Gregori

MODENA. «Vado a Carpi da papa Francesco con una donna di 103 anni. Pensa, io e lei insieme. Che emozione!» Ascolti don Gregorio Colosio, il più famoso monaco modenese, lo vedi gesticolare entusiasta a 78 anni e lo immagini scendere dal suo immancabile scooter e accompagnare in auto un’anziana per fare un gesto caritatevole. In realtà, è il contrario. Sarà una donna di quasi 103 anni lucidissima e arzilla, intelligente e spiritosa, a dare un passaggio al monaco. Domenica mattina lo porterà a Carpi. Guiderà la sua auto per cercare di incontrare il Santo Padre. Non chiamatela “nonna sprint”, sicuramente se ne avrebbe a male. E avrebbe ragione. Desdemona Lugli è tutto tranne che la classica vecchietta. Nonostante l’età, è completamente indipendente e vive da sola con la sua gatta Titti in un piccolo appartamento di via Scanaroli, pulito curato e ben arredato.
Desdemona esce dal garage al volante della sua fiammante Mazda 2 comperata sei anni fa.




Modena: in auto con nonna Desdemona, 103 anni, pronta per andare da Papa FrancescoEcco le immagini di nonna Desdemona Lugli 103 anni da Modena. Si dice orgogliosa di poter guidare senza alcun problema. Il 2 aprile ha offerto a Don Gregorio un passaggio per andare insieme a Carpi per assistere alla messa solenne di Papa Francesco. Ecco la sua storia in viaggio con lei. Video di Gino Esposito

{}«Gliel’ho benedetta io!», esclama orgoglioso don Gregorio. E il monaco benedettino la guarda divertito avanzare in retromarcia. «Guida molto bene. Mi sento sicuro con lei». Desdemona sorride. «La patente mi scade tra poche settimane – racconta l’ultracentenaria – ma l’ho appena rinnovata per altri quattro anni. Potrò guidare almeno fino quasi a 107 anni». Lei al volante, don Gregorio accanto e una badante sul sedile posteriore. La badante è solo un simpatico escamotage per arrivare più avanti possibile a contatto col papa: sarà l’accompagnatrice di Desdemona, anche se non ne ha proprio bisogno. Come ha bisogno del bastone fino a un certo punto, anche se è ormai gracile: lo tiene per compagnia e c’è da giurare che lo sa brandire contro i malintenzionati. Quando si fa la solita domanda sul segreto della longevità, risponde: «Niente primi piatti, un pranzo sostanzioso e tanta cioccolata. Vado pazza per la cioccolata!», confessa. Più fortunata di così: abita vicino alla fabbrica Dolcem ed è anche amica dei titolari. «Vorrei arrivare davanti, di fronte a papa Francesco. Vorrei toccargli la mano. È un grande, è una persona democratica, è attento ai poveri», dice questa donna mai sposata che tra le foto racchiuse nelle cornici d’argento ne ha messe alcune coi volti di papi. «Sono cattolica da una vita intera». Desdemona è nata il 25 agosto 1914. «In quei giorni stava scoppiando la Prima Guerra Mondiale. Ricordo ancora nel 1917 dopo Caporetto – avevo tre anni - quei poveri soldati che erano arrivati fin qua e mi prendevano in braccio. “La putina”, mi chiamavano i veneti». Desdemona è cresciuta in casa di uno zio facoltoso fino alla maggiore età. Poi lo zio è fallito e lei, appena diciannovenne, è dovuta andare a Roma da una parente cercando fortuna. «Avevo il diploma scolastico – racconta – e sono riuscita a farmi assumere al Viminale. Sono stata una delle prime funzionarie del Ministero dell’Interno a occuparsi di stupefacenti. C’era già tanta “polvere”. Ma tanta cocaina! Me ne sono occupata con un collega per otto anni, avevamo due cani eccezionali che la scovavano dappertutto. Poi nel 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale, mi sono trasferita a Modena per lavorare alle Poste. Per tanto tempo sono stata la funzionaria che si occupava di frodi e denaro falso. Ho lavorato alla sede centrale di via Emilia fino al 1974, poi basta. Sono in pensione da 42 anni, insomma».L’auto e la bici sono la sua passione. Anche se abita a due passi dalla fermata di Gigetto, dice di non aver mai preso il trenino, preferisce girare per la città per conto suo con i suoi mezzi. E anche ieri dopo pranzo è andata a fare un giro in auto…




mezzi. E anche ieri dopo pranzo è andata a fare un giro in auto… Tags

27/06/16

Lanciano, a 103 anni accompagna il figlio alle nozze

DA http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca del  27\6\2016

Lanciano, a 103 anni accompagna il figlio alle nozze

Elsa, mamma ultracentenaria, ha gioito nel “consegnare” il proprio figlio 63enne, rimasto vedovo da tre anni, alla sua dolce metà nel giorno del fatidico "sì"
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La bella cornice familiare ha avuto come scenario la cattedrale della Madonna del Ponte, a Lanciano. L’arrivo in auto d’epoca, sotto il sole cocente, e poi l’ingresso in chiesa, dove don Leo, parroco della cattedrale, ha celebrato le nozze, alle ore 11,30. La cerimonia si è svolta sabato scorso.
Il sacerdote ha unito nel vincolo matrimoniale l’ex generale del Comando generale della Finanza di Roma, Vincenzo Travaglini, lancianese, che ha atteso insieme alla sua cara mamma Elsa, di 103 anni, la sua dolce metà, Fiorella Forte, anche lei originaria di Lanciano.
Allo sposalizio, che si è concluso con un pranzo presso un ristorante del luogo, non ha voluto mancare il figlio del generale, Giuseppe, ingegnere, insieme alla famiglia, oltre ai parenti e amici della coppia, e colleghi della finanza di Travaglini arrivati per l’occasione
da Roma. Poi i neo coniugi Travaglini, come viaggio di nozze si sono regalati una romantica crociera nei Paesi del Nord, mentre nonna Elsa a conclusione del matrimonio, compiaciuta, ha esclamato: «È riuscita na’ bella festa!». Linda Caravaggio

05/02/16

Castelvetrano, la prof centenaria Pietra Coniglio, che dà lezioni gratis di greco e latino

    tra le tante storie   \ fatti curiosi che  condivido sulla bacheca  di fb e   di twitter  (   gli account  li trovate  cercando nell'archivio del blog  )  ecco quella di Pietra Coniglio,  centenaria    ed  ex docente  di latino e greco  che .........

 lucidità e cultura in questa splendida centenaria che in tutto il nostro parlamento.

Cento anni e non sentirli. Pietra Coniglio, di Castelvetrano, ha toccato il traguardo del secolo e il prossimo 14 febbraio compirà 101 anni. Si è laureata nel 1938 e per 42 lunghi anni è stata una docente di italiano, latino e greco ne licei della sua città. Dal 1980 è in pensione e durante questi ultimi 35 anni non ha mai perso la passione per l’insegnamento. E anche ora, superato il secolo di vita, l’insegnamento è rimasto uno dei suoi passatempi preferiti. “A scuola venivo pagata come docente – spiega – per le lezioni private e le ripetizioni a casa, invece, non mi sono mai presa una lira”. Quest’anno nella sua piccola casa di Castelvetrano, dove vive da sola, assistita dal nipote Francesco Bonsignore, tiene lezioni di ripetizione a Chiara Calcara, 16 anni, studentessa del classico “Giovanni Gentile”. “Quella d’oggi è caduta in basso, ma la scuola italiana di una volta era conosciuta non soltanto in Europa e si studiava sul serio. Ai giovani? Insegnare a ragionare con la loro testa”. (di Max Firreri e Salvino Martinciglio)

 C'è più lucidità e cultura in questa splendida centenaria che in tutto il nostro parlamento.

14/01/16

alla faccia di chi dice che i vecchi sono solo da mettere in un ospizio e gettare via .



da  l'unione sarda 

Non c'è limite d'età per imparare, ve lo dimostrerà la nostra Clotilde con questo video... Attenzione ha più di 97 ANNI ed è la prima volta che utilizza un Pc! . 

La vecchietta di 97 anni usa per la prima volta il pc. "Ora il mio testo mettetelo su facebook"

Ieri alle 07:41 - ultimo aggiornamento alle 13:17

Clotilde Serpi, 97 anni ben portati. Da anni è ospite di una casa di riposo a Samassi ed è tra le più attive.
A 92 anni ha scritto un libro, ieri ha utilizzato per la prima volta un notebook divertendosi a scrivere un testo. Poi, quando ha finito, ha sorpreso di nuovo tutti: "Mettiamolo su facebook così facciamo propaganda".



video

Posted by Lago e Nuraghe Cooperativa Sociale on Lunedì 11 gennaio 2016

È un giorno molto speciale per Luigi Zara: oggi ha compiuto 99 anni e come fa da tantissimi anni ha deciso di festeggiare correndo nella pineta comunale di Rosmarino, col fedele cagnetto Toby.
Nonno Luigi si può definire in sostanza l'ultimo minatore: nato ad Iglesias, poi giunto prima a Bacu Abis nel 1932 e di seguito a Carbonia dopo aver combattuto nella Seconda guerra mondiale, è stato prima armatore in galleria poi addetto alla sicurezza.
La sua dedizione al lavoro e al servizio verso i compagni, gli è valso l'appellativo di "schiavo della miniera".
Da tempo, nonostante l'età, ama frequentare i percorsi ginnici della pineta di Rosmarino, fra l'affetto dei tanti sportivi che lo conoscono e lo salutano.

02/12/14

Riacquista la vista a 103 anni dopo un intervento a Oristano . ne vale la pena ?

 Leggendo la storia  che trovate  sotto mi chiedo , ma  che  se  ne  fa  , una che  è arrivata   già  malata   a  quell'età  della vita  , non è meglio  stare  come  si sta   ed  acettare  la situazione  di fatto , senza ricorrere  ad interventi  o meno  ?

unione sarda   Martedì 02 dicembre 2014 16:56


.



La felicità dev'essere arrivata tutto d'un colpo, per la nonnina di 103 anni che dopo un delicato intervento è tornata a vedere i colori, i volti delle persone, i dettagli delle cose.
L'anziana signora ha infatti riacquistato la vista, persa molti anni fa, grazie a un delicatissimo intervento chirurgico eseguito ieri nel Reparto di Oculistica della Casa di Cura Madonna del Rimedio di Oristano. La paziente era cieca a causa di una cataratta inveterata totale complicata all'occhio sinistro e di un'atrofia del nervo ottico all'occhio destro.

video


L'equipe del dottor Giorgio Mattana ha utilizzato la tecnica di "facoemulsificazione", che ha permesso di eliminare la cataratta e contemporaneamente di impiantare una lentina intraoculare di ultima generazione e il successo dell'intervento, spiega la Casa di Cura, è stato reso possibile "anche dallo spirito collaborativo e motivato della paziente".



10/11/14

speriamo che con il centenario della grande guerra il 4 novembre sia giornata di memoria condivisa e sia ricordato senza becera retorica e a 360 gradi

In sottofondo   l'esecuzione avvenuta   Il 27 luglio 2009 a Forte Dossi Delle Somme di  Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura de il  brano "Del Soldato in Trincea" composto per il film di Ermanno Olmi "Torneranno i prati" al termine del concerto dedicato al centenario della Prima Guerra mondiale

Lo so che  con questo post   perderò amici\che  ,  specie  quelli  che  ancora  sono  legati << ai miti
da  facebook
eterni dea patria  e dell'eroe (  
cit. musicale ) >> e giudicano chi parla di queste cose  come  quelle  di cui riporto sotto   un disfatta o  uno che non ha   rispetto  di coloro   sono morti   combattendo  e  menate  varie  .
Purtroppo la grande  guerra  anche  questo  è stato . Ed  solo  ricordando a  360 gradi  che il  4  novembre  smetterà  d'essere  solo qualcosa  di retorico e  vuoto  ed  diventerà  una  giornata  condivisa   .  E  sarà definitivamente  identità collettiva   e  di tutti  . E certi  fatti come   quello   della  prima  storia   sia  recuperati dall'oblio  Ma  ora  basta  è veniamo  alle storie  del post  d'oggi

da  https://www.facebook.com/apibeco.milano
La prima è quella del Comandante Giovanni Airaldi di Cuneo . la  cui  storia  è raccontata  in (  vedere  copertina a sinistra )  Il caso Arialdi  di Gerardo Unia |-  Editore L'Arciere - 2002 - pp. 139 - ISBN 8886 398 913 .

Egli  fu  un  Tenente Generale che si oppose allo scriteriato massacro dei suoi uomini.Giunto al fronte ad ottobre 1915 al comando della 23ª divisione, è costretto a mandare i suoi soldati all’attacco di forti posizioni austriache sul basso Carso: posizioni quali il monte Sei Busi e Vermegliano, vero e proprio baluardo difensivo imperiale sulla via per Trieste. A più riprese agli uomini di Airaldi sono richiesti attacchi all’arma bianca, alternati ad attacchi dimostrativi per “distrarre” il nemico da azioni su altri settori del fronte: azioni che costarono 
Il Generale Airaldi scrisse così al suo superiore, il generale Guglielmo Pecori Giraldi, al comando del VII Corpo d’Armata, che non intendeva più mandare all’attacco le sue truppe per azioni dimostrative, a meno che non si volesse esporre le truppe ad inutile sacrificio. Airaldi fu uno dei pochi Autentici Ufficiali Generali a mettere in discussione gli ordini superiori, perché convinto che non fosse possibile effettuarli con successo neppure a prezzo dei maggiori sacrifici, mentre è ovvio che questi si possono e devono affrontare soltanto a patto che sia almeno probabile il conseguimento dei risultati voluti. Insomma, Airaldi vedeva la totale inutilità degli attacchi ordinatigli, ma soprattutto della morte dei suoi uomini.
La sua franchezza ed umanità, naturalmente, fu malvista: Airaldi fu destituito e messo a riposo, dimenticato da tutti fino alla sua morte, avvenuta nel 1935.

agli uomini delle brigate Trapani e Napoli perdite ingenti a cui si assommarono feriti e mutilati.



la seconda che  può essere  approfondita   da   questo   due  pagine http://www.cjargne.it/alpinortis_1.htm e per  i successivi sviluppi    http://www.cjargne.it/alpinortis.htm   da  cui è tratta  la  foto  a sinistra  del monumenti     è fatta da due persone che lottano perchè nelle celebrazioni per il centenario della grande guerra ci sia  << il REINTEGRO a pieno titolo dei fucilati del ‘15-’18 nella memoria nazionale.Vittime come gli altri.
Soldati che hanno sofferto come gli altri. il primo protagonista è il sostituto procuratore di Padova Sergio Dini, ex magistrato militare, che ha già chiamato in causa il ministro della difesa Pinotti. «Assistendo a luglio al concerto di Redipuglia, dove il maestro Muti ha radunato orchestrali di tutti i Paesi belligeranti, il presidente Napolitano ha fatto un passo importante di riconciliazione con l’ex nemico. Ora manca solo la riconciliazione con noi stessi, l’abbraccio ai ragazzi della mala morte. Le Forze armate dovrebbero capirlo, a meno che non vogliano negare che quelle esecuzioni — dal loro punto di vista — siano servite a qualcosa. Se i fucilati ebbero una funzione, essa sia riconosciuta. Non farlo sarebbe accanimento. Anche perché si fucilarono solo soldati semplici, povera gente. Vogliamo portarci dietro ancora. >>
Il secondo il sindaco Edimiro Della Pietra, Il primo a far erigere , il primo in anche il primo in Europa monumento ai fucilati.  << È accaduto diciotto anni fa a Cercivento, sui monti della Carnia, sul luogo di una delle più ingiuste esecuzioni, il pra dai fusilâz, un prato che per decenni i valligiani rifiutarono di falciare in segno di protesta. Una memoria tenace, passata di bocca in bocca, che ha dato vita a un corpus di memoria orale ancora vivissimo e al quale nel ‘96 mettendosi contro le autorità militari rischiando una denuncia di apologia direato, ha voluto dar forma di monumento. >>

L'Italia riabilita i fucilati

L’ultima ferita della Grande guerra
“L’Italia riabiliti i militari fucilati"

Rumiz_-_31.10.2014-001

di Paolo Rumiz

REINTEGRO a pieno titolo dei fucilati del ‘15-’18 nella memoria nazionale.Vittime come gli altri. Soldati che hanno sofferto come gli altri. Manca questo riconoscimento perché possa dirsi completa in Europa la partecipazione dell’Italia alle onoranze ai Caduti della Grande guerra. I principali Paesi belligeranti— Francia, Germania, Inghilterra — ci hanno pensato da tempo, con atti politici, interventi presidenziali, monumenti, e l’aggiornamento delle liste dei Caduti. Quasi ovunque i condannati sono stati tolti dal ghetto della vergogna e della rimozione. Manca il nostro Paese, quello che ha fatto più largo uso della giustizia sommaria: 750 fucilati con processo,200 colpiti da decimazione per estrazione a sorte, e un numero incalcolabile di soldati uccisi per le vie brevi dai loro ufficiali o dai carabinieri per codardia, ribellione o episodi di pazzia.
«Se non ora, quando?», si chiede il sostituto procuratore di Padova Sergio Dini, ex magistrato militare, che ha già chiamato in causail ministro della difesa Pinotti. «Assistendoa luglio al concerto di Redipuglia, dove il maestro Muti ha radunato orchestrali di tutti i Paesi belligeranti, il presidente Napolitano ha fatto un passo importante di riconciliazione con l’ex nemico. Ora manca solo la riconciliazione con noi stessi, l’abbraccio ai ragazzi della mala morte. Le Forze armate dovrebbero capirlo, a meno che non vogliano negare che quelle esecuzioni — dal loro punto di vista— siano servite a qualcosa. Se i fucilati ebbero una funzione, essa sia riconosciuta. Non farlo sarebbe accanimento. Anche perché si fucilarono solo soldati semplici, povera gente. Vogliamo portarci dietro ancora questo anacronismo di classe?».
E dire che l’Italia è stata uno dei primi Paesia porre il problema con film (Uomini contro, di Francesco Rosi), con libri e ricerche storiografiche. Ed è stato anche il primo in Europaa erigere un monumento ai fucilati. È accaduto diciotto anni fa a Cercivento, sui monti della Carnia, sul luogo di una delle più ingiuste esecuzioni, il pra dai fusilâz, un prato che per decenni i valligiani rifiutarono di falciare in segno di protesta. Una memoria tenace, passata di bocca in bocca, che ha dato vita a un corpus di memoria orale ancora vivissimo e al quale nel ‘96 il sindaco Edimiro Della Pietra, mettendosi contro le autorità militarie rischiando una denuncia di apologia direato, ha voluto dar forma di monumento. 
Quella di Cercivento è una storia che riassume le altre. È il giugno del ‘16. Gli austriaci stanno sfondando su Vicenza con la Strafexpedition. Nella zona del Monte Coglians c’è il battaglione alpini Tolmezzo, considerato infido dagli ufficiali «forestieri» per via dei cognomi mezzi tedeschi dei carnici arruolati e dei tanti di essi che hanno lavorato da emigranti in terra d’Austria. Hanno una perfetta conoscenza del terreno, ma gli alti comandi non si fidano a sfruttarla e insistono a ordinare azioni suicide. Quando viene deciso un attacco alle rocce della cima Cellon in pieno giorno e senza supporto di artiglieria, alcuni soldati suggeriscono di compiere l’assalto colfavore della notte. È quanto basta perché il comandante,un napoletano di nome Armando Ciofi, coperto dal tenente generale Michele Salazar, comandante della 26ª divisione, gridi alla «rivolta in faccia al nemico» e ordini la corte marziale.
Il processo si svolge di notte, in una cornice lugubre, nella chiesa che il prete di Cercivento, terrorizzato, è obbligato a desacralizzare. Sul processo incombono le circolari Cadorna, che chiedono «severa repressione»,diffidano da sentenze che si discostino «dalle richieste dell’accusa» e ricordano il «sacro potere» degli ufficiali di passare subito per le armi «recalcitranti e vigliacchi». Gli accusati sono decine, e ciascuno ha nove minuti per l’autodifesa.
Un’ora prima dell’alba, la sentenza. Quattro condanne alla fucilazione. Tutti carnici: Giambattista Corradazzi, Silvio Gaetano Ortis, Basilio Matiz e Angelo Massaro, emigrante in Germania che ha scelto di rientrare «perservire la patria». Mentre lo portano via grida: «Ecco il ringraziamento per quanto abbiamo fatto». Il prete, don Zuliani, confessa i morituri. È sconvolto, propone inutilmente disostituirsi ai soldati davanti al plotone. Dopo, non vorrà più rientrare nella chiesa «maledetta» e diverrà balbuziente a vita. La prima scarica uccide tre condannati, solo Matiz è ferito e si contorce urlando. Lo rimettono sulla sedia. Nuova scarica e non basta ancora. Perché sia finita ci vogliono tre colpi di pistola alla testa.
La gente assiste senza parole. Solo un vecchio grida: «Vigliacchi di italiani, siete venutia portare guerra! Con gli austriaci abbiamo sempre mangiato, e voi venite ad ammazzarci i figli!». L’ufficiale risponde secco: «Vecchio taci, che ce n’è anche per te». L’intero reparto sarà trasferito per punizione sull’altopiano di Asiago e lassù, un po’ di tempo dopo, il comandante Ciofi sarà fatto secco in zona non battuta da fuoco nemico, quasi certamente per vendetta. Settant’anni dopo, il nipote di Gaetano Ortis, un militare di carriera, chiederà la revisione del processo, ma il tribunale militare di sorveglianza di Roma risponderà con una beffa che resterà nella storia: la domanda non può essere accettata «perché non presentata dall’interessato».
Pure Caporetto sarà pagata da soldati semplici. L’allora vescovo di Treviso, Longhin: «Sei tedeschi saranno come questi nostri sciaguratiitaliani, cosa ci resterà? Qui si fucila senza pietà. Preghiamo». E intanto nessuno toccherài veri responsabili della disfatta, i generali Capello o Badoglio. Il secondo sarà addirittura promosso. Diversa la sorte di Andrea Graziani, noto per avere fucilato uno che l’aveva guardato con la cicca in bocca. A guerra finita sarà trovato morto lungo la ferrovia dopo il passaggio del suo treno. Ma molto piùa lungo si trascinerà nella memoria nazionale il senso di un’irrisolta ingiustizia.


Ed  Grazie  alle  discussioni sul  gruppo  facebookiano   prima guerra mondiale    in merito  alle  fucilazioni  dei soldati italiani durante il primo conflitto mondiale




Dai racconti del  viaggio   di  Paolo Rumiz sui luoghi della Prima Guerra Mondiale pubblicati  su  repubblica   e poi  ripresi  con  extra n un DVD inedito  (  vedere  foto sionistra  )  , .
Se sono passato a  vedere  il 4 novembre come giornata  nel bene  e nel male  come  giornata  di ricordo  e  di memoria , attraverso due  stadi . Il  primo i  festeggiamenti forzati ( nonno paterno   e  suoi  fratelli  , almeno  quelli che  ho conosciuto io  ,  tutti fascisti    che ti "obbligavano "  in cambio delle paste  ad andare , idem la scuola elementare anche se Dal 1977 in poi, a causa di una riforma del calendario delle festività nazionali introdotta per ragioni economiche con lo scopo di aumentare il numero di giorni lavorativi con la legge 5 marzo 1977 n. 54, è stata resa "festa mobile" che cadeva nella prima domenica di novembre. Nel corso degli anni '80 e '90 la sua importanza nel novero delle festività nazionali è andata declinando .   Il  secondo  ,    ed  in parte  è ancora  cosi  . Infatti sono  riandato   per  fare  foto  alla  ricorrenza  ma       non sono andato nè  alle funzioni religiose  nè dopo la deposizione   della corona  al monumento  cittadino  ,  al rinfresco con le autorità  ) ,  a vedere  le  celebrazioni ufficiali   una cosa  retorica   fatta   da  <<  Geniali dilettanti  in selvaggia  parata  >> (  da  Linea Gotica - ex CSI   qui  il testo  e  le note storiche  di  questa  canzone )  . E  celebravo  in silenzio (  e credo che continuerò a farlo per  tutti gli altri  3  anni delle celebrazioni del centenario   ) come antidoto alla retorica militaresca  
 e  fuori da   qualunque   la morte  di mio prozio  materno un ragazzo del  1899  morto  a 18  su una mina a  caporetto ,  e sepolto ora    nel cimitero  ricordavo  i racconti indiretti  di mìo  padre   di un suo zio ufficiale  medico   sull'altipiano d'Asiago   

  








04/05/14

Padre Generoso da Pontedecimo alias di attilio ghiglione


sulla    vicenda di Attilio Ghiglione  e  sugli alpini 




sulla 1  guerra mondiale  


  • gli articoli usciti  ad  agosto  dell'anno  scorso su repubblica  (     ora   ripresi con  video ed  altro materiale  nel dvd    l'albero delle trincee )   di Pietro rumiz   sul  suo  viaggio attraverso i luoghi dove nostri bis nonni   e prozii  - come nel mio caso -   combatterono il  primo conflitto  , ne  ho parlato   in questo precedente  post    disponibile  su  dvd 


visto che da  quest'anno fino  al 2018    si  celebra  il 100  della  I guerra mondiale  ,  racconterò  storie    riguardanti tali eventi  .Iniziamo  con questa   di Padre Generoso da Ponte decimo alias di  attilio ghiglione

Navigando per  conto di  un mia amica  che  mi ha chiesto  un riassunto  di una puntata    sul sito della trasmissione chi l'ha  visto  mi  sono imbattuto  in questa  storia  

Genova - L’unico indizio, trovato accanto ai resti di un uomo sepolto ai margini di un bosco, è un nome di donna inciso su un bastone di legno. Nel corso della puntata di “Chi l’ha visto?” in onda domani sera su RaiTre si parlerà anche di una vicenda di settant’anni fa, nel tentativo di dare un volto ai protagonisti: una storia d’amore che riemerge dalla tragedia della seconda guerra mondiale
                                                                                  da il secolo XIX .it

Di Erminia Riva, la donna al centro della ricerca, non si sa nulla. Probabilmente era la giovane fidanzata di un alpino richiamato alle armi da Mussolini («Spezzeremo le reni alla Grecia») per quella che si sarebbe rivelata una spedizione disastrosa, se a ribaltare provvisoriamente le sorti non fossero intervenute le armate tedesche. Erminia, la donna senza volto, aveva forse vent’anni, oggi se è viva sarebbe ultranovantenne.
Dell’alpino che ha inciso il suo nome si sa con certezza che faceva parte della Brigata Julia, battaglione Gemona, ma poteva provenire da qualsiasi parte d’Italia ed essere stato aggregato all’ultimo ai militari inviati in Grecia. mandati al massacro e costretti a retrocedere fino al monte Golico in terra albanese; l’ultimo confine dove gli alpini arginarono la reazione dei greci per quaranta giorni, pagando però un prezzo altissimo.
«Gli alpini non dimenticano i loro morti», racconta Giancarlo Militello, curatore (cinque anni fa) della pubblicazione delle memorie di padre Generoso da Pontedecimo, il cappellano degli alpini che avrebbe aiutato migliaia di feriti e seppellito un numero inimmaginabile di morti proprio sul Golico e poi in Russia. Ma i diari di padre Generoso, al secolo Attilio Ghiglione, accanto alle descrizioni minuziose della quotidianità della guerra accompagnate da fotografie, conservano qualcosa di unico: la dettagliata mappatura dei luoghi delle sepolture, realizzata con l’aiuto di un cartografo dell’esercito, con l’indicazione per ciascun tumulo di ogni elemento utile alla futura individuazione dei resti: a cominciare dalla quota e dalla collocazione della sepoltura.
Padre Generoso in realtà benediceva e seppelliva tutti i morti che poteva, italiani o greci o russi, così come assisteva i feriti di ogni nazionalità. I resti dell’alpino senza nome di cui si parlerà nella puntata di “Chi l’ha visto?” sono interrati sul monte Golico in un luogo indicato da padre Generoso come «bosco tra quota 1143 e quota 1250, tomba numero 34». Padre Generoso lo aveva poi identificato così: «Sconosciuto con segno identificativo giberne ed accanto un bastone con scritta Riva Erminia».
«Gli alpini tornano ogni anno nei luoghi dove hanno perso tanti compagni - riprende Militello - e non perdono mai la speranza di dare un nome e una sepoltura onorevole ai corpi ritrovati lontano da casa».

Incuriosito  da  questo frate   ho fatto in base  agli indizi ivi contenuti  delle ricerche ed  ecco cosa  ho trovato  su di lui

la prima news  è  questo libro   tratta  da http://www.avianieditori.com/

l'altra     da  due siti :   il primo  dell'Ana ( associazione nazionale alpini  )    di cui  trovate  l'url sopra  ad  inizio post  ., il secondo    da  http://www.polcevera.net/


da www.ilgiornaledivicenza.it/galleries/Foto/fotodelgiorno/400484/?refresh_ce


Padre Generoso da Pontedecimo, Attilio Ghiglione fu Tenente Cappellano Militare degli Alpini (8° Battaglione Gemona ) Ha partecipato dal 16.12.1940 al 23.Aprile 1941 col Btg. Alpini e dal 23.4.1941 col Btg. Gemona alle operazioni di guerra sul fronteGreco-Albanese.Dal 8.8.1942 al 13.3.1943 è in Russia col Btg.Alpini Gemona. Dal 25 Settebre 1943 al 28 Aprile 1945 opera con la formazione partigiana 1° Div: Ioppo Friuli ,.Gli viene riconosciuta la qualifica di "Partigiano Combattente" del Triveneto. Decorato con medaglia di guerra al V.M.
Ad Arma di Taggia il suo nome è ricordato sul cippo dedicato agli Alpini.Era sempre presente ai raduni. Ogni tanto tornava in Friuli per trovare i coetanei Alpini, era un Alpino tra gli Alpini.Morì nell'ospedale di Pontedecimo il 26 Novembre 1962. La funzione funebre alla presenza di molti Alpini e confratelli religiosi si tenne nella chiesa del Convento di Pontedecimo. Il suo corpo riposa nel cimitero di Cesino.Il 29 aprile 1995 gli è stato dedicato il nuovo piazzale antistante la piscina.



Era sempre presente ai raduni. Ogni tanto tornava in Friuli per trovare i coetanei Alpini, era un Alpino tra gli Alpini.Morì nell'ospedale di Pontedecimo il 26 Novembre 1962. La funzione funebre alla presenza di molti Alpini e confratelli religiosi si tenne nella chiesa del Convento di Pontedecimo. Il suo corpo riposa nel cimitero di Cesino.Il 29 aprile 1995 gli è stato dedicato il nuovo piazzale antistante la piscina.



Per desiderio della sorella il suo cappello da alpino è stato donato alla Sez. Alpini di Pontedecimo.


04/09/13

L’albero tra le trincee di pietro rumiz

voglio iniziare  scusatemi  , ma sentendo i tg , sull'ulteriore  ampliamento della guerra  in Siria  , non riesco a farne a meno  . Il primo è  una  famosda poesia  , fatta studiare  a scuola  mi pare alle  elementari  

La guerra che verrà


non è la prima. Prima

ci sono state altre guerre.
Alla fine dell'ultima
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.

(Bertolt Brecht)


La  seconda   è  un estratto dalla   prima puntata   o quanto  meno  una delle prime   di Rumiz  : << Sono due mesi che viaggio su questo fronte, due mesi col sole e col vento, il fango e la neve, e ancora non riesco a riprodurre la percezione del macello, il fiato corto, le scariche di paura. Non ce la faccio a entrare in quelle scarpe e in quei vestiti di panno rancido. È come se, di trincea in trincea, questa guerra anziché avvicinarsi diventasse più lontana e inconcepibile. Ho davanti a me il paradigma dell'inumano e dell'insensato, qualcosa che è vano cercar di rivivere. Forse, come mi ha detto un bravo generale, alla mia umana percezione manca l'unica cosa non riproducibile. L'odore. >>



dopo il  toccante  racconto a puntate pubblicato  dal 4  agosto al  4  settembre   ( eccetto la domenica  )  concluso  oggi  . 
Potete  trovare  qui tutte le puntate del reportage di Rumiz   e qualche estratto video  ,  il  10 settembre  uscirà in edicola in dvd con Repubblica da martedì 10 settembre 2013,Il film Qui   racconta il viaggio di Rumiz raccontato in 27 puntate nell'agosto 2013, e si tratta di un'ora e mezza di materiale inedito, di cui i lettori di Repubblica hanno avuto un assaggio attraverso le pillole del backstage pubblicate quotidianamente  su repubblica  .  esce  il dv  di tale viaggio Di ritorno da un lungo viaggio attraverso i luoghi della Grande guerra, Paolo Rumiz scrive una lettera ai suoi figli, ripercorrendo racconti, leggende, piccole grandi storie tramandate da custodi della memoria incontrati durante il percorso
  


Luoghi di straordinaria bellezza, teatri di sanguinose battaglie ora sepolte tra le cime delle montagne. Una linea infinita di pinnacoli, camminamenti, trincee e fortini, balaustre su un'Italia stupenda e selvaggia. 
Un percorso che comincia dal 1914, quando Trieste era ancora asburgica e austriaci di lingua italiana andarono a combattere in Galizia per l'Impero Austro-Ungarico e prosegue attraverso tutto il fronte italo-austriaco, tra Trieste e lo Stelvio, dal Pasubio al Pal Piccolo, tra l'Ortigara e il Grappa, alla ricerca di segni di un tempo che sembra lontano e invece è vicinissimo.
La  storia  del  primo conflitto raccontata  anche dalla parte  dei vinti    senza la retorica  stucchevole nazionalista  che  si celebrerà  dall'anno prossimo fino al 2018 .  E  di cui   in cui , insieme alla passione per la storia  e le  storie delle persone  ( in quanto  la storia  siamo noi come dice  anche  una  famosissima  canzone poesia   )  sono stato impregnato da  bambino in quanto :  1) i  rituali del  4  novembre    e  per  i  80 e poi  90 anni della  brigata  Sassari    e  del primo conflitto mondiale , infatti  la mia città  è stata  quella  che  ha  dato i  natali il 1° Marzo del 1915 151° ( l'altro il 152° fanteria,venne creato a Sinnai (CA) ) fanteria della  brigata  Sassari   ., 2) I racconti  indiretti  dei miei nonni  paterni (  del 1905  e  del  1911  )  e  materni  ( 1910  e  1914  ) . Ho avuto   dei  prozii  da  parte  di madre :  uno   che  parti  appena  18  enne  e  mori  neppure  un mese  dopo  a  caporetto  saltando su una mina   e  si  trova al    Sacrario di Redipuglia ., ed  un altro  che   mori  (  io avevo 1-2  anni  )  a  93  anni  .  3) le letture  scolastiche  e non :   Emilio Lussu un anno sull'altipiano   e le poesie  de il porto sepolto di  Giuseppe Ungaetti  , opere come  Addio alle armi , Niente di nuovo sul fronte occidentale , Gli intrepidi sardi della brigata Sassari  di Leonardo Motzo  ,  fanterie sarde all'ombra  del tricolore di Alfredo  Graziani  il tenente  scopa  del libro   di   Emilio Lussu ,  e per  finire  storia  della   brigata  Sassari di Giuseppina  Fois   regalatomi da   un amico  di babbo    ex  generale   della Sassari   e  la  storia  d'italia  a fumetti  di  Enzo Biagi   , in particolare  Da Napoleone alla Repubblica italiana.   Grande rumiz   cosi  la storia  dovreebbe essere insegnata  a scuola . Solo  cosi  si ha e  si può parlare di memoria condivisa  

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