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04/03/19

GASPARE MELE Il poeta che a 107 anni continua a spedire i suoi versi nel futuro

chi lo dice    che   per  esssere poeti bisogna  essere  laureati   ?   la  storia   di  Gaspare Mele – per i compaesani “tziu Gasparru” – è nato il 29 aprile 1911 a Orotelli, dove vive tutt'ora. Ha lavorato fin da piccolo, in campagna. Ha vissuto l’esperienza della guerra e per un breve periodo è dovuto emigrare per cercare lavoro. Infine è stato
capocantiere in una ditta che si occupava di strade ed acquedotti. La poesia è una passione che lo accompagna da sempre e che gli ha permesso di raccontare in versi i temi fondamentali della vita: l’amore, l’amicizia, la solidarietà, il senso del divino, il rispetto per la natura.

 da  lamiaisola  inserto settimanale  della  nuovasardegna  del  2\3\2019







I misteri della mente, malgrado i ripetuti tentativi degli studiosi di scandagliarne gli abissi e lati più oscuri, rimangono tali. Ma sta forse anche qui l’aspetto più affascinante e ricco di sorprese che alimenta l’arcano. Per questo appare incredibile in un uomo di 107 anni, Gaspare Mele, di Orotelli, il connubio così duraturo con la poesia. E se tanti versi sono stati una certezza, una presenza continua mai venuta meno, colpisce profondamente, quasi fosse uno scherzo o un miracolo il suo ricordare una mattina al risveglio un’ottava cantata ben 90 anni prima con alcuni amici.
Insomma, in un’età dove

28/08/18

storie speciali per gente normale , storie normali per gente speciale

CRONACA » TETI

Romina Cambedda, vice sindaco di Teti e cieca a vent'anni: la volontà oltre gli ostacoli

Martedì 21 Agosto alle 12:21 - ultimo aggiornamento alle 19:35

Romina Cambedda
I suoi occhi non vedono la persona con cui parla. Eppure il suo sguardo penetra fino al senso profondo della vita. Romina Cambedda, 31 anni, non è una che si ferma davanti agli ostacoli. Non vedente dai vent'anni, dottoressa in Scienze politiche, in procinto di laurearsi per la seconda volta (Giurisprudenza), è vice sindaco di Teti. E tante altre cose.
Una forza di volontà e una pace interiore fuori dal comune: sono le prime sensazioni che si provano davanti a lei. Romina trasmette sicurezza, entusiasmo per la vita. Ma non è sempre stato così. "Quando avevo 3 anni - racconta a L'Unione Sarda - mi è stato diagnosticato il diabete mellito e poi una malattia rara che porta gradualmente alla cecità. Il periodo dell'adolescenza è stato quello più critico, non mi accettavo e allo stesso tempo non riuscivo a inserirmi e soprattutto ad affrontare il problema".
Doloroso il percorso fino all'accettazione e alla consapevolezza che la vita è il bene più importante. "A vent'anni ho perso completamente la vista e stavo veramente male. Devo ringraziare la mia famiglia e gli amici, che mi hanno dato la forza, mi hanno aiutata a non rinchiudermi in me stessa, ad uscire e ad essere d'esempio".
Un'altra immagine di Romina Cambedda
Per Romina Cambedda è stato importante il confronto con gli altri, con i loro problemi e dolori. "Ora ad essere sincera, posso dire di vedere più di prima, perché ho la sensazione di riuscire a cogliere tutte le cose più belle e il senso profondo della vita".
Grazie all'Istituto dei ciechi Romina ha imparato poi a muoversi nel mondo. E un plauso, raro di questi tempi, va alla Sanità pubblica: "Il sistema sanitario fa tanto per le persone con problematiche come le mie, e ci consente di vivere al meglio".
Da circa un anno Romina è vice sindaco di Teti. Nel suo pantheon politico ci sono Aldo Moro ed Enrico Berlinguer. E molto entusiasmo per la nuova esperienza. "Fare politica è impegnativo - afferma - ma mi piace tanto. I colleghi più esperti mi aiutano e stando sul campo ci si accorge che dalla teoria alla pratica è un mondo totalmente diverso".




L'Unione Sarda.it » Cronaca » Una vita a far nascere bebè: Capoterra, nonna Marina compie 101 anni
CRONACA » CAPOTERRA
Una vita a far nascere bebè: Capoterra, nonna Marina compie 101 anni
Oggi alle 15:00 - ultimo aggiornamento alle 17:03


Marina Cocco assieme al sindaco di Capoterra

Grazie alla sua memoria invidiabile riesce a raccontare ancora gli episodi più significativi della sua vita, come quando, durante la Seconda guerra mondiale, salvò il marito dal plotone di esecuzione.
O quando nel cuore della Barbagia veniva prelevata dai banditi in piena notte per accudire le loro donne partorienti.
Grande festa a Maddalena spiaggia per i 101 anni di Marina Cocco, la nonnina che durante la sua lunga carriera di ostetrica ha fatto nascere centinaia di bambini.
Nonna Marina, che vive con la sua unica figlia, Giuliana Teresi, e il genero, Paolo Ena, ha ricevuto la visita del sindaco, Francesco Dessì, che le ha donato una targa a nome di tutta la cittadinanza.

                 "Alla forza preferisco la testa": Adriana Cammi, "regina" della Mobile di Cagliari

Domenica 05 Agosto alle 15:54 - ultimo aggiornamento alle 18:07

Adriana Cammi, capo Reparto Mobile di Cagliari
Mettiamola così: la prima donna in Italia alla guida del reparto più muscolare della polizia non è esattamente come te l'aspetti. Adriana Cammi ha un garbo fuori dal comune ed è capace di regalare sorrisi enormi con i quali si prepara a dirigere una truppa di soli uomini. Protagonista della rivoluzione annunciata da Franco Gabrielli nell'aprile scorso con lo storico ingresso delle donne nei reparti riservati ai maschi, sembra non curarsi troppo di questo primato. Modesta fino all'umiltà, pensa solo a mettersi subito al lavoro.
Sa che la chiamano the queen, la regina?
No, a giudicare dallo sguardo sbalordito, non lo sospettava nemmeno. Sgrana gli occhi verdi, ci pensa un po' su e si compiace quel tanto che basta. "Mi sembra comunque un apprezzamento".
Nata (in casa) a Quartu, nel 1963, due figli e una sfida senza precedenti in Italia.
Quanti agenti guiderà?
"Il reparto è composto da 150 uomini e due impiegate civili".
Come ci si sente a essere la prima in Italia a rivestire il suo ruolo?
"Sono molto lusingata ed emozionata perché è una grossa responsabilità anche nei confronti di tutte le altre colleghe".
La celere è la sezione più muscolare della polizia. Ha scelto lei di dirigerla?
"Diciamo che mi piace mettermi in gioco. A Cagliari c'era un avvicendamento naturale e ho cercato un incontro tra la mia disponibilità e il momento storico che l'amministrazione stava vivendo".
Qualcuno dei suoi colleghi avrebbe voluto il suo posto?
"Non lo so".
Il primo obiettivo come dirigente?
"Prendere conoscenza delle peculiarità dell'ufficio, diventare padrona della materia e cercare di dirigerlo al meglio".
Cosa significa per una donna fare ordine pubblico?
"Ha lo stesso significato che ha per un uomo. Non leggo questa differenza. Certo, è un contesto operativo imprevedibile con situazioni che evolvono continuamente".
Conta di più la testa o il fisico?
"Sicuramente la testa. Poi è chiaro che c'è una presenza fisica, ma quella possono averla anche le donne. Servono soprattutto doti strategiche, equilibrio, buon senso, capacità di organizzazione e tecnica".
Ha mai picchiato qualcuno?
"Per carattere sono più portata alla mediazione".
Mai avuto paura durante il servizio?
"No, forse è stata fortuna, ma non mi sono mai trovata in contesti simili".
Una donna può essere più forte di un uomo?
"Sì, tutto dipende dalle caratteristiche individuali".
Come si fa rispettare dai suoi sottoposti?
"All'inizio ero preoccupata dal fatto di avere un carattere docile e amichevole. Poi ho capito che con il sorriso e le buone maniere si ottiene di più che con atteggiamenti duri e autoritari. Penso di essere una brava persona".
Se non fosse riuscita a fare la poliziotta cosa avrebbe fatto?
"Avrei studiato per il concorso in magistratura".
Il momento più difficile della sua carriera?
"Non ho un ricordo particolarmente difficile. Ci sono tanti momenti in cui ti capitano delle cose che ti mettono alla prova".
Quindi non ha mai pensato di mollare?
"Mai".
Come si concilia il suo ruolo con quello di madre?
"È un lavoro impegnativo, come tanti altri. Faccio come tutte le donne che gestiscono una famiglia. Forse è solo un pochino più difficile rispetto ai maschi, ma si può fare grazie alla forza che i figli ti trasmettono".
Dopo cosa farà?
"Preferisco darmi un obiettivo alla volta. Ora devo concentrarmi su questo".
Ha mai detto no a un superiore?
"Non dico mai dei no netti. Quando non sono d'accordo cerco di convincere gli altri e, normalmente, ci riesco".
Ha mai rifiutato di eseguire un ordine che non condivideva?
"Diciamo che l'ordine legittimo deve essere comunque eseguito".
                                             Mariella Careddu

CULTURA » TERRALBA

Dina Pala, l'artista di Terralba: "Tutto è nato da una sfida"

Giovedì 21 Giugno alle 15:02

Dina Pala
Un affascinante viaggio a Terralba per incontrare Dina Pala, pittrice e scultrice che realizza opere molto particolari e che fa parte di un nuovo movimento artistico, il "fluttuismo". Il suo ritratto realizzato dal nostro lettore Alessio Cozzolino.
***
Dina Pala, una simpatica signora attempata, dalla statura minuta, il volto ben delineato, le mascelle possenti, gli occhietti scuri, non sembra, almeno in apparenza, la settima artista al mondo: ha la vaga aria di una Miss Marple di paese.
Invece, l’apparenza inganna.
Pittrice e scultrice ottantacinquenne sarda, vive a Terralba, in provincia di Oristano. La sua, una casa seicentesca, un raro frammento storico in un quartiere relativamente giovane, è un’abitazione museale.
Per scoprire Dina e il suo talento, non si può non andare a farle visita.
Nelle giornate di Monumenti Aperti, tra il 26 e il 27 maggio 2018, la sua bella "domu" è stata resa visitabile al pubblico. Decine le persone che, incuriosite dalla magnifica mano della pittrice e scultrice, hanno colto l’occasione per incontrare dal vivo l’artista e "saggiare" la sua tecnica.
"È una gran soddisfazione - spiega - poter vedere i propri lavori apprezzati". Dina ha raggranellato un grande tesoro: 227 sono le opere da lei fatte ancora in suo possesso, così ripartite: 157 pitture e 70 sculture.
"Non è nato tutto l’altro ieri - si giustifica - ma da 75 anni di vita 'da pittrice e scultrice'. Dipingo e scolpisco da quando avevo 10 anni".
Nella sua "domu" regna un atavico silenzio, interrotto ogni tanto da un lieve cicaleccio proveniente dall’esterno. A rompere davvero la quiete profonda della casetta, però, ci pensano i quadri, che rappresentano spaccati di vite quotidiane delle donne e degli uomini del suo paese, amanti, nudi, giochi tra fanciulli, unioni familiari: vere e proprie opere eloquenti.
A questi, che cambiano di forme e dimensioni, colori e tecniche, si affiancano le statue, non secondarie nella vita della terralbese, che infatti ha cominciato ad affacciarsi al mondo dell’arte con le sculture. "Precisamente - spiega - con la realizzazione di un presepe in argilla".
E tutto per "colpa" di una sfida: gira un curioso aneddoto circa l’iniziazione artistica di Dina. Pare che, da giovanissima, abbia ingaggiato una sfida con una sua amica: chi delle due avesse realizzato il più bel presepe avrebbe ottenuto un riconoscimento. Mentre l’amica andò a comprarsi le statuette preconfezionate, Dina si avventurò in campagna alla genuina ricerca di argilla e vinse quindi la competizione.
L’arte dell’ottantacinquenne ha presto varcato i confini nazionali, espandendosi perfino negli altri quattro continenti, finendo quindi nelle case di collezionisti stranieri. È infatti l’unica interprete di un movimento artistico nuovo: il fluttuismo, nato da una personale visione del futurismo, riconosciuto nel 1999 a New York per l’Art Expò.
I soggetti che sta rappresentando, in questo momento, sono tipici dei canoni bocciani, in cui le linee flessuose si avviluppano in sfondi dai colori mozzafiato, fino a creare particolari forme geometriche, animali, umani.
"Piacciono tantissimo, specialmente ai giovani. Sai?". E aggiunge: "Un pittore deve sempre sperimentare e studiare per non rimanere indietro".
Dina lo ha sempre fatto: dopo la formazione dell’obbligo, da autodidatta ha costruito la sua carriera. Come? Da uditrice, ha frequentato lezioni di pittura e scultura presso le Accademie di Venezia e Firenze. A Parigi, grazie a un certo Maurice, venne introdotta nel mondo dell’arte di Ville Lumiere. E proprio in questo periodo ebbe la fortuna di conoscere il cubista Picasso. "Averlo incontrato mi ha lasciato strane sensazioni - racconta - ma la parte migliore è stato vederlo lavorare, con tanto ardore e zelo".

21/10/17

cosa è rimasto di : Caporetto , della rivoluzione d'ottobre ( 1917-20017 ) e dei 50 anni della morte di Ernesto chè Guevara ( 1967-2017 )


  • mia  dolce  rivluzionaria  - Modena City Ramblers 
  • destra-sonistra  -   Giorgio Gaber 
  • Stagioni (Tributo a Ernesto ''Che'' Guevara) e  Canzone per il Che -  Francesco Guccini


come promesso precedentemente ecco da figlio della della guerra fredda , in particolare le ultime frasi cioè 1985-1989\1991 ed la sua fine \ crollo [? ] dallle ideologie classiche ( fascismo e comunismo ) del XX secolo ma che ancora caratterizzano questo attuale nalla ricerca di una nuova definizione [ I II ] Cercherò di rispondere ad una delle classiche domande da





e di riportare il mio punto di vista su tre eventi storico \ culturali di cui quest'annoi si celebra o si è celebrato 50 anni per il primo ( la morte di Ernesto Che Guevara ) ., la battaglia di caporetto e la rivoluzione d'ottobre ( il secondo ed il terzo ) .
Da quale incomincisamo ? mumble... mumble .... dagli Ultimi due .



                                                                Caporetto 

La battaglia di Caporetto, o dodicesima battaglia dell'Isonzo (in tedesco Schlacht von Karfreit, o zwölfte Isonzoschlacht), venne combattuta durante la prima guerra mondiale tra il Regio Esercito italiano e le forze austro-ungariche e tedesche.
Lo scontro, che cominciò alle ore 2:00 del 24 ottobre 1917, rappresenta la più grave disfatta nella storia dell'esercito italiano[7], tanto che, non solo nella lingua italiana, ancora oggi il termine Caporetto viene utilizzato come sinonimo di sconfitta disastrosa.    continua    alla  voce   Wikipediana :  la  battaglia  di  Caporetto 
Un  esempio  di  maccelleria  e  disorganizzazione   come  fa  notare  questo  interessante articolo di https://www.bergamonews.it di cui     riporto  l'incipt  



Uno degli episodi della prima guerra mondiale sul fronte italo-austriaco su cui si sono spese più pagine è certamente la sconfitta di Caporetto: eppure, nonostante l’enorme massa di materiali, testimonianze e riflessioni sulla grande battaglia dell’ottobre 1917, permane, tra la gente comune e, talvolta, perfino tra gli esperti di storia militare, una certa confusione circa gli avvenimenti che portarono, in pochi giorni, al quasi collasso di un esercito che, pure, aveva combattuto valorosamente per più di due anni, senza cedere un passo e, anzi, conquistando terreno all’avversario.
Com’è possibile, dunque, che la 2a armata del generale Capello, una grande unità che, soltanto qualche settimana prima, era stata sul punto di infliggere una sconfitta strategica al Leone dell’Isonzo, Boroevič, si sia sfaldata in brevissimo tempo, sotto i colpi di un attacco che non solo non era imprevisto, ma di cui si conoscevano perfino giorno ed ora?A questa domanda, nel corso dei decenni, sono state date numerose risposte, talvolta assai diverse tra loro, a seconda delle finalità di chi le forniva: difesa ad oltranza del proprio operato, intenti politici, semplice scaricabarile, interesse scientifico, manipolazione della storia, protezione dell’onore militare e così via. In molte di queste risposte, ovviamente, risiedeva, in varie percentuali, una parte di verità, tuttavia, questa massa di informazioni e di valutazioni, sovente contrastanti, ha contribuito ad avvolgere Caporetto con una nebbia addirittura più densa di quella che protesse l’avanzata delle truppe d’assalto austro-tedesche, la mattina del 24 ottobre 1917.Forse, questo dipese dal fatto che noi Italiani abbiamo un talento particolare nel dire male di noi stessi, oppure dai moltissimi interessi che stavano dietro ad una vulgata dura a morire: fatto sta che una sconfitta del tutto spiegabile, comprensibile e, in qualche misura, giustificabile, si trasformò, nella narrazione storica, in una catastrofe senza precedenti, rapidamente riscattata da un miracolo altrettanto straordinario, quello del Piave   (  ....  ) 
Infatti  ancora  non  si  è  riuscito a   ricordare   senza  polemizzare   e tentare di sminuire   come dimostrano  le discussiioni    create  da   mio post  provocatorio


 secondo me tali tesi di Federico Gozzi su caporetto , vedi articolo sotto , [   https://goo.gl/1QoDtH tesi sono revisioniste al limite del negazionismo . tesi sche vengono smerntite da testimonianze dai reduci e sopravvisuti di ambole parti in guerra . secondo voi ?


La Grande Guerra assume un ruolo fondamentale nella Storia d'Italia, poiché essa fu la prima vera difficoltà affrontata dall'intera Nazione dopo l'unificazione, contribuendo a saldare la neonata e fragile identità nazionale. Infatti l'ammassamento di uomini…
DIFESAONLINE.IT

sui  i seguenti   gruppi  dui  facebook
1)   grande guerra  1915-1918     qui  la  discussione 
2) La Grande Guerra 1915 - 1918 qui  la discussuione 

Infatti   disfatta   o  sconfitta      che  sia   concordo   con  il  commento  lasciatomi  qui  sul  gruppo facebookiano   Storia moderna e contemporanea, spunti e riflessioni



Ernesto Nieri Non condivido. Le carte, le fonti più accreditate e la storiografia più attenta dimostrano che si trattò di una colossale disfatta,provocata dalla criminale incapacità del generalissimo Cadorna. Miracolosa fu poi invece la successiva resistenza che portò alla Vittoria con Armando Diaz al comando.

e  su ,  che accolgo  con il tentativo  ,  accolto con favore  , di  Paolo  Rumiz 

Per noi fu ed è ancora oggi "la" disfatta. Ma cosa fu quella battaglia per i tedeschi? Cento anni dopo siamo tornati nei luoghi dell'offensiva condotta da Rommel, la futura "Volpe del deserto" nazista. Ecco il racconto, giorno per giorno, dal suo punto di vista.





                          Rivoluzione d'ottobre

La rivoluzione russa del 1917 in particolare " la fase " bolscevica cioè quella d'ottobre è quello che ne seguì : lo scontro tra le fazioni Menscevichi e bolscevichi con la relativa presa del potere fino al 1989/91 ( secondo alcuni 1985  i processi di riforma legati alla perestrojka e alla glasnost', di   Michail Sergeevič Gorbačëv, spesso traslitterato anche come Mikhail Gorbachev o Gorbaciov  ) ha caratterizzato ed ancora caratterizza il dibattito tra storici e non solo . 
Risultati immagini per rivoluzione d'ottobre

Infatti


Da circa 60 anni si è affermato un curioso modo di fare storia per anniversari: si parla di un determinato argomento nell’anno un cui cade il ventennale, trentennale, cinquantenario o secolo da un certo avvenimento (meno osservate sono le altre decine: quarantesimo, sessantesimo, settantesimo, ottantesimo e novantesimo) ed allora gli editori sfornano in quantità titoli su fenomeno o il personaggio celebrato, gli autori di predispongono da due o tre anni prima alla scadenza, giornali e tv propongono speciali eccetera. Dopo di che, di quell’argomento non si parla più sino al successivo anniversario.
Questa è la regola generale. Poi ci sono le eccezioni: gli anniversari che passano sotto silenzio o in tono minore; questo talvolta dipende da una qualche distrazione o dalla scarsa notorietà del personaggio di cui cade l’anniversario. Ad esempio, in nessuna scadenza si è dedicata attenzione (e lo stesso sarà nel centenario che cade nel 2025) alla ricorrenza della morte di Alexander Helfand (detto Parvus), personaggio storico tutt’altro che marginale, ma conosciuto solo dagli specialisti. Ma ci sono anche altre ragioni che possono indurre al sottotono di una determinata ricorrenza, sono gli “anniversari imbarazzanti” che sono quelli che interessano di più, perché l’imbarazzo dipende dal fatto che essi sono “disturbanti” il che dice che la sua eredità è ancora attuale. Sono i personaggi e gli avvenimenti che “non disturbano” quelli che ricevono la maggior attenzione, perché parlando di qualcosa che è definitivamente assimilato dal presente, omologato e risolto senza strascichi.
E’ accaduto con il centocinquantesimo dell’Unità Nazionale che è stato celebrato decisamente in tono minore: pochi libri (e pochissime opere di valore come il Cavour di Viarengo), un diluvio di noiosissime e vuote celebrazioni istituzionali, un po’ di speciali dei giornali (ma senza esagerare), distratte trasmissioni televisive, ma non un solo vero dibattito storiografico capace di fare un bilancio di 150 anni di vita unitaria.
A dire del livello della discussione sul perché l’unità sia stata un bene, ricordo una frase per la quale “Il Regno di Sardegna o quello delle Due Sicilie non avrebbero vinto il campionato mondiale del calcio”.
Ma come “maneggiare” un argomento così ingombrante mentre la retorica europeista e globalizzante celebra (o auspica) la fine dello stato nazionale ? Si può esaltare l’unità nazionale, a rischio di rafforzare il senso di appartenenza nazionale mentre si celebra la “cittadinanza europea” che quelle identità nazionali vuol sostituire? Molto meglio affogare tutto nelle trombonate del grande oratore di turno e nelle curiosità storiografiche e nel colore (il sito della Presidenza del Consiglio sul tema fu una importante vetrina della gastronomia nazionale).Questo sta accadendo, almeno sinora, anche per il centenario della rivoluzione russa: pochi libri, almeno sinora, e prevalentemente ripubblicazioni di testi di mezzo secolo fa, come le memorie di Victor Serge, qualche serie di articoli giornalistici (forse solo Repubblica), rare trasmissioni televisive e, soprattutto, nessun vero dibattito storiografico. Dopo la “volgare vulgata” dei vari Conquest, Courtois, Whert ecc., sono comparse opere un po’ più meditate, meno faziose, ma i tentativi di trovare un punto di equilibrio fra riconoscimento e condanna non superano, nella maggior parte dei casi, la riproposizione di vecchi argomenti precedenti la caduta dell’Urss, o semplici constatazione di buon senso che restano ancora decisamente al di sotto della portata del tema che richiede una visione di insieme e di lungo periodo capace di indagare in pieghe sin qui poco osservate, tanto più che abbiamo a disposizione una massa documentaria importante.
Questo accade non tanto perché manchino, a livello mondiale, storici della capacità metodologica o delle conoscenze necessarie, ma perché questo problema storiografico si interseca fatalmente con il dibattito politico attuale, creando non pochi nodi assai ardui da districare. La schiera degli storico comunisti, o comunque, simpatizzanti dell’ottobre russo, si è grandemente assottigliata ed è ormai uno sparuto gruppo residuale, più impegnato nello sforzo di difendere tutto, o quasi, di quella esperienza che di tentare una interpretazione nuova di essa. (... continua su http://www.aldogiannuli.it/rivoluzione-ottobre/

Ecco quindi che ecco dunque che : [....] Tutti noi ce la prendiamo con la storia \ ma io dico che la colpa é nostra \ é evidente che la gente é poco seria \ quando parla di sinistra o destra. [ .... Destra \
sinistra - Giorgio Gaber ] . Per gente intendo sia l'opinione pubblica non acculturata e gli pseudo storici giornalisti ( ovviamente senza generalizzare perchè ci sono anche quelli serio semi seri come lo speciale di ezio Mauro qui gli articoli e qui i video sullo speciale 1917-2017 ) come esempio l'articolo de “Il Sole-24 Ore”, quotidiano della Confindustria, lo “celebra” pubblicando un articolo - dall’ambizioso titolo “La verità sulla Rivoluzione d’ottobre” che, in poche righe, riesce ad accumulare  (     cosa     di tutt'altra pasta, uno dei  più interessanti  , almeno per  il momenti  ,   fin'ìorta letti  di   come la  destra  specialmente    quell  neofascista  ,  veda  la rivoluzione d'ottobre  se pur    in ambito neofascista  e  d'estrema  destra    è quest'articolo di  https://www.ilprimatonazionale.it )  talmente tanti falsi storici da poter essere inserito nel Guiness dei primati. Articolo smentito da questo sito di parte e magari un po’ rétro ma meritevole di essere letto fino alla fine li analizza e li svela, uno per uno
Cosa ha significato e cosa significa oggi dunque ? , fun Fu una Grande Rivoluzione o un colpo di Stato criminale ? mi rifaccio e prendo spunto da questo articolo de ilfattoquotidiano del 16 settembre 2017 di Giulietto Chiesa





[..... ]  <<   Il fatto che la Rivoluzione d’Ottobre sia stato un enorme evento della storia mondiale mi sembra di una evidenza palmare. Essa ha impresso un segno decisivo sulla storia del XX secolo, influenzando tutti i successivi sviluppi della storia del mondo. E un tale influsso continua a segnare la storia del mondo, fino ai giorni nostri. Io credo che la Russia di oggi non sarebbe esistita, e la sua forza e influenza mondiale non esisterebbe, con le sue attuali caratteristiche, se la Russia non avesse prodotto la Rivoluzione d’Ottobre. Ciò, nonostante il fatto che nel 1991 l’Unione Sovietica sia stata cancellata e in Russia sia tornato il capitalismo.Prendere in esame l’intero periodo sovietico come un mostruoso errore, o addirittura come un evento delittuoso >>   e   soprattutto  unire in unico  giudizio    due  eventi  collaterali   (  la  rivoluzione  socialista  ,  succcessivament  diventata   bolscevica   - comunista    con la relativa  guerra  civile  e la presa  del potere dei comunisti  ,  e  e  la  dittatura   durante     con tutte  e  due  i rovescui della medagia  fiuno al 1991  ) << significa ignorare la partecipazione di larghe masse del popolo russo a quella vicenda. Che fu, certo, contrassegnata da grandi violenze e lutti, ma che fu, al contempo un punto di riferimento e di speranza per tutti i popoli oppressi del mondo. Non si può giudicare l’esperienza sovietica né sulla base delle idee dell’intelligencija russa, né sulla propaganda antisovietica e russofobica che accompagnarono e contrastarono tutta quella esperienza, durante la guerra civile e durante l’intera Guerra Fredda. La storia della Rivoluzione Sovietica e della sua fine deve ancora essere scritta. Quella che conosciamo è la storia dei vincitori che, com’è noto, non è mai vera. [....]  Lei vede qualche analogia tra l’attuale situazione della Russia (2017) e quella di allora (1917) ?


 Forse qualche lontana analogia è possibile tracciarla. Nel 1917 appariva sulla scena del mondo una forza nuova. L’Occidente comprese che sarebbe diventata pericolosa per il suo dominio, fino ad allora incontrastato. E attivamente la contrastò, senza successo. Aveva inuito giustamente. Il «contagio» dell’Ottobre produsse la rivoluzione cinese. E oggi vediamo che un altro gigante si contrappone all’Impero d’Occidente. Oggi la Russia è risorta come potenza politica e militare (non economica). E rappresenta un ostacolo insormontabile ai piani di dominio dell’Impero. Questa è l’unica analogia che vedo. Penso che l’Occidente non sia in grado di capire e di accettare l’esistenza
Infatti concordo , di solito lontano anni luce dal mio modo di pensare , con quanto dice MassimoCacciarti sull'espresso online del 16\10\2017 
   
Rivoluzione e Riforma: due parole oggi scomparse che potrebbero tornare
Un secolo da quando i bolscevichi prendevano il Palazzo degli Zar. E 500 anni da Lutero. Due forme per creare un ordine nuovo, per far svoltare la Storia. Che oggi, nel grande caos globale, sembrano in esilio. Ma nessuno può affermare che la loro assenza ne significhi la morte definitiva
Che cosa unisce e che cosa separa questi due termini fatali del destino dell’Occidente, Riforma e Rivoluzione, il cui significato letterale sembrerebbe, peraltro, quasi coincidere? Ri-volgendo il divenire, passando quasi a contropelo la storia, dovremmo poter riattingere a una forma, a un Ordine, forse dimenticati, forse traditi, forse mal compresi o custodenti in sé valori ancora inascoltati, capaci di rinnovare la nostra vita, di ri-fondarla su principi finalmente stabili e giusti.
È sempre dal fondo dell’angoscia che suscitano le epoche di irreversibile crisi, che questa voce si leva. Grande Riforma e Rivoluzione parlano perciò sempre un linguaggio profetico, in cui la critica più radicale per lo stato e le potenze del presente si collega a un’estrema tensione per la fondazione di un ordine nuovo. La differenza cade sul modo in cui tale ordine è inteso e può essere raggiunto. In quella Riforma, di cui ricorre l’anniversario, è il timbro religioso-teologico a dominare (paradossale, si noti tra parentesi, che oggi il termine si usi per indicare proprio quei movimenti politici, i vari “riformismi”, che meno con quel timbro hanno a che fare - paradossale e rivelatore della perdita di ogni spirito profetico e utopico nel linguaggio politico dell’Occidente). 
quindi     secondo me  bisogna     ripartire  da quanto dice  Cacciari  e     riadattare    l'utopia  oggi   in quanto : << [....]  l'utopia è rimasta la gente è cambiata,\la risposta ora è più complicata! [ ...]  >> ( mia  dolce  rivoluzionaria -   Modena  city Ramblers  )



                                 Ernesto che  Guevara

Su tale  fatto  , cioè i  50 anni della sia  morte  , eviterò  uno  spiegone     come  i due  fatti  precedenti  , perchè   si  èà già detto  tutto  e il  contrario di tutto    durante le celebrazioni in pompa magna rispetto ai due eventi prima citate . Quindio passerò a rispondere , almeno a provorcarci , in quanto sono di una generazione ( sono degli anni 70 più ptrecisamente del 1976 ) successiva alla suia morte , cosa è riomasto di Lui ? Un  eroe romantico e repressore. Uomo d’azione e intellettuale. Persona schiva diventata icona globale. Mito e realtà di un emblema del Novecento  questo   è queloche  ho  scorto  nei  suoi scritti  ,   quelli politici ,  ma  soprattutto   quello "non  politico \   ideologico  "  (  e dal film da esso  tratto  i diari  della motocicoletta  ) Notas de viaje, conosciuto anche come Latinoamericana .  Ma  soprattuto    nei link  che  leggevo    e trovo  in rete   per  aiutare  un mia  amica   ( https://www.facebook.com/betty.pinna ) che  ha  fatto   una  tesi di laurea  su chde  guevara  ,  le  canzoni di  Guccini sopra  citaste    e  il  disco    terra e libertà   dei  Mcr   in  particolare   questa  



  1. tesi confermata :  dal racconto del suo maggiore biografo
  2. da questa presentazione




 di Giulio Girardi (1926-2012) è stato un presbitero, teologo, filosofo e docente universitario italiano.In questo video, Giulio presenta un suo libro "Che Guevara visto da un cristiano" presso la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova (8 ottobre 2005).

 con questo  è tutto


01/04/17

Modena, nonna Desdemona va dal Papa, a 103 anni fa l’autista per don Gregorio Ha appena rinnovato la patente per altri quattro anni guida spesso e porterà il popolare monaco da Papa Francesco

  non sempre  ci sono vecchi  rincoglioniti

ecco la storia  di nonna Desdemona che  ha  103  anni  e  guida  l'automobile  storia   tratta    da http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca del 01 aprile 2017  è  non è un scherzo di  primo aprile  




di Carlo Gregori

MODENA. «Vado a Carpi da papa Francesco con una donna di 103 anni. Pensa, io e lei insieme. Che emozione!» Ascolti don Gregorio Colosio, il più famoso monaco modenese, lo vedi gesticolare entusiasta a 78 anni e lo immagini scendere dal suo immancabile scooter e accompagnare in auto un’anziana per fare un gesto caritatevole. In realtà, è il contrario. Sarà una donna di quasi 103 anni lucidissima e arzilla, intelligente e spiritosa, a dare un passaggio al monaco. Domenica mattina lo porterà a Carpi. Guiderà la sua auto per cercare di incontrare il Santo Padre. Non chiamatela “nonna sprint”, sicuramente se ne avrebbe a male. E avrebbe ragione. Desdemona Lugli è tutto tranne che la classica vecchietta. Nonostante l’età, è completamente indipendente e vive da sola con la sua gatta Titti in un piccolo appartamento di via Scanaroli, pulito curato e ben arredato.
Desdemona esce dal garage al volante della sua fiammante Mazda 2 comperata sei anni fa.




Modena: in auto con nonna Desdemona, 103 anni, pronta per andare da Papa FrancescoEcco le immagini di nonna Desdemona Lugli 103 anni da Modena. Si dice orgogliosa di poter guidare senza alcun problema. Il 2 aprile ha offerto a Don Gregorio un passaggio per andare insieme a Carpi per assistere alla messa solenne di Papa Francesco. Ecco la sua storia in viaggio con lei. Video di Gino Esposito

{}«Gliel’ho benedetta io!», esclama orgoglioso don Gregorio. E il monaco benedettino la guarda divertito avanzare in retromarcia. «Guida molto bene. Mi sento sicuro con lei». Desdemona sorride. «La patente mi scade tra poche settimane – racconta l’ultracentenaria – ma l’ho appena rinnovata per altri quattro anni. Potrò guidare almeno fino quasi a 107 anni». Lei al volante, don Gregorio accanto e una badante sul sedile posteriore. La badante è solo un simpatico escamotage per arrivare più avanti possibile a contatto col papa: sarà l’accompagnatrice di Desdemona, anche se non ne ha proprio bisogno. Come ha bisogno del bastone fino a un certo punto, anche se è ormai gracile: lo tiene per compagnia e c’è da giurare che lo sa brandire contro i malintenzionati. Quando si fa la solita domanda sul segreto della longevità, risponde: «Niente primi piatti, un pranzo sostanzioso e tanta cioccolata. Vado pazza per la cioccolata!», confessa. Più fortunata di così: abita vicino alla fabbrica Dolcem ed è anche amica dei titolari. «Vorrei arrivare davanti, di fronte a papa Francesco. Vorrei toccargli la mano. È un grande, è una persona democratica, è attento ai poveri», dice questa donna mai sposata che tra le foto racchiuse nelle cornici d’argento ne ha messe alcune coi volti di papi. «Sono cattolica da una vita intera». Desdemona è nata il 25 agosto 1914. «In quei giorni stava scoppiando la Prima Guerra Mondiale. Ricordo ancora nel 1917 dopo Caporetto – avevo tre anni - quei poveri soldati che erano arrivati fin qua e mi prendevano in braccio. “La putina”, mi chiamavano i veneti». Desdemona è cresciuta in casa di uno zio facoltoso fino alla maggiore età. Poi lo zio è fallito e lei, appena diciannovenne, è dovuta andare a Roma da una parente cercando fortuna. «Avevo il diploma scolastico – racconta – e sono riuscita a farmi assumere al Viminale. Sono stata una delle prime funzionarie del Ministero dell’Interno a occuparsi di stupefacenti. C’era già tanta “polvere”. Ma tanta cocaina! Me ne sono occupata con un collega per otto anni, avevamo due cani eccezionali che la scovavano dappertutto. Poi nel 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale, mi sono trasferita a Modena per lavorare alle Poste. Per tanto tempo sono stata la funzionaria che si occupava di frodi e denaro falso. Ho lavorato alla sede centrale di via Emilia fino al 1974, poi basta. Sono in pensione da 42 anni, insomma».L’auto e la bici sono la sua passione. Anche se abita a due passi dalla fermata di Gigetto, dice di non aver mai preso il trenino, preferisce girare per la città per conto suo con i suoi mezzi. E anche ieri dopo pranzo è andata a fare un giro in auto…




mezzi. E anche ieri dopo pranzo è andata a fare un giro in auto… Tags

27/06/16

Lanciano, a 103 anni accompagna il figlio alle nozze

DA http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca del  27\6\2016

Lanciano, a 103 anni accompagna il figlio alle nozze

Elsa, mamma ultracentenaria, ha gioito nel “consegnare” il proprio figlio 63enne, rimasto vedovo da tre anni, alla sua dolce metà nel giorno del fatidico "sì"
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La bella cornice familiare ha avuto come scenario la cattedrale della Madonna del Ponte, a Lanciano. L’arrivo in auto d’epoca, sotto il sole cocente, e poi l’ingresso in chiesa, dove don Leo, parroco della cattedrale, ha celebrato le nozze, alle ore 11,30. La cerimonia si è svolta sabato scorso.
Il sacerdote ha unito nel vincolo matrimoniale l’ex generale del Comando generale della Finanza di Roma, Vincenzo Travaglini, lancianese, che ha atteso insieme alla sua cara mamma Elsa, di 103 anni, la sua dolce metà, Fiorella Forte, anche lei originaria di Lanciano.
Allo sposalizio, che si è concluso con un pranzo presso un ristorante del luogo, non ha voluto mancare il figlio del generale, Giuseppe, ingegnere, insieme alla famiglia, oltre ai parenti e amici della coppia, e colleghi della finanza di Travaglini arrivati per l’occasione
da Roma. Poi i neo coniugi Travaglini, come viaggio di nozze si sono regalati una romantica crociera nei Paesi del Nord, mentre nonna Elsa a conclusione del matrimonio, compiaciuta, ha esclamato: «È riuscita na’ bella festa!». Linda Caravaggio

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