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11.3.26

Calcio in crisi, il ciclismo arranca, ma vinciamo pure con rugby e baseball: si è capovolta l'Italia ?

meno male che sono cresciuto grazie a famiglia e ai maestri e prof di educazione fisica interessandomi e non fissandomi su un unico sport

dalla gazzetta dello sport "In Italia ci sono cinquanta milioni di ct". Era la frase che si usava ogniqualvolta si criticavano le scelte del selezionatore azzurro. Era sinonimo della popolarità del calcio, di un popolo di
pallonari. Lo siamo ancora, per carità, purtroppo non è la passione a essere scemata, sono le vittorie che sono svanite. Anche il ciclismo, da Coppi e Bartali a Moser e Saronni, per arrivare a Pantani e Nibali, ci ha sempre visto primeggiare. Ora non più. Ma in molte discipline dove non sempre siamo stati maestri, anzi, in alcune siamo proprio carneadi, ora primeggiamo.

La  crisi  del  calcio italiano  a livello europeo e  mondiale   è  nota   . Infatti     si  è Dagli ultimi due Mondiali senza l'Italia, col prossimo ancora da conquistare attraverso i playoff? Dall'ultima Champions vinta che risale ormai al 2010? Dalle zero italiane ai quarti di quell'attuale (dando per scontato - ahinoi - che l'Atalanta non vinca con 6 gol di scarto in casa del Bayern Monaco)? Da una Serie A lontana anni luce dalla Premier dopo essere stata a lungo il campionato più bello del mondo? Una cosa è certa: da Berlino 2006 sono passati 20 anni, il cielo sopra la penisola non è certo più azzurro.
  
 Cosi  come     ,  ma   anche   tiene    è un altro sport    che  ha   dato talenti     all'Italia ,  il   
Ciclismo




La lista degli italiani che hanno fatto la storia del ciclismo è lunghissima: Ganna, Girardengo, Binda, Bartali, Coppi, Magni, Adorni, Motta, Gimondi, Moser, Saronni, Bugno, Pantani, Basso, Nibali. Poi, il vuoto. Lo Squalo è stato l'ultimo italiano a vincere il Giro d'Italia, ormai 10 anni fa. E' stato anche l'ultimo dei nostri sul gradino più alto del podio al Tour (2014). Ballan nel 2008 è stato invece l'ultimo azzurro a trionfare in un Mondiale in linea. Per fortuna c'è Filippo "Top" Ganna che ci tiene a galla coi suoi successi in crono. Oltre alle ragazze dell'inseguimento a squadre, oro ai Mondiali 2025 con Martina Alzini, Martina Fidanza, Vittoria Guazzini e Federica Venturelli.

Per  fortuna      Ci   sono  sport  che  erano  in declino  tanto  d'essere  considerati   minori  o poco significativi    negli ultimi   20  anni   
  Il  Nuoto

Ai Mondiali 2025 a Singapore abbiamo conquistato 19 medaglie: 2 ori (Chiara Pellacani e Matteo Santoro nel trampolino 3m sincro misto e Simone Cerasuolo nei 50m rana uomini), 11 argenti e 6 bronzi. Chiusa l'epopea della Divina, Federica Pellegrini, non siamo rimasti a... bocca asciutta. Un nome su tutti: Sara Curtis, 18 anni, il futuro delle gare veloci.




Volley




Qui nessuna sorpresa. Siamo sempre stati ai vertici nella pallavolo. Mai però nella storia di questo sport, eravamo riusciti a vincere Mondiale maschile e femminile nello stesso anno, il 2025 nella fattispecie. Gli unici a compiere quest'impresa in precedenza erano stati i sovietici nel 1952 e 1960. In assoluto l'Italvolley maschile ha conquistato 5 titoli iridati, quella femminile due e uno olimpico. Anche a livello di club siamo in prima fila. La Champions maschile nelle ultime due edizioni è stata conquistata da Trentino Itas e Sir Sicoma Monini Perugia tra gli uomini, e dall'Imoco Conegliano (doppietta) in quello femminile





L' Atletica



Siamo reduci dal record di medaglie ai Mondiali 2025, con sette podi. Abbiamo vinto l'oro nel lungo con Furlani, l'argento con Dellavalle nel triplo, con Nadia Battocletti nei 10.000, con Antonella Palmisano nei 35 km di marcia. Abbiamo un talento emergente come la 16enne Kelly Doualla. Il futuro potrà ancora tingersi d'azzurro, con l'obiettivo puntato sui Giochi di Los Angeles 2028


Sport invernali





Una volta - negli anni 70 - c'erano la Valanga Azzurra di Gustav Thoeni e Piero Gros (oltre a De Chiesa, Rolando Thoeni, Plank, Schmalzl, Pietrogiovanna, Besson, Stricker, Bieler e Radici) e quella Rosa di Maria Rosa Quario, Daniela Zini, Claudia Giordani e Paoletta Magoni. Dominavano la scena sciistica mondiale. Poi è venuta l'era di Alberto Tomba e quella di Deborah Compagnoni. Oggi ci sono Federica Brignone, Sofia Goggia, Laura Pirovano, ma anche Dominik Paris e Giovanni Franzoni. Se poi allarghiamo il discorso al pattinaggio con Arianna Fontana e Francesca Lollobrigida, andando pure oltre con snowboard e altro, ci troviamo a chiudere le Olimpiadi invernali 2026 con 30 medaglie di cui 10 ori. Da quelle vette scendiamo con gli sci, letteralmente, ma metaforicamente siamo sempre lassù.




Tennis





Vabbè, dobbiamo proprio fare il nome? Non è il caso, tanto lo conoscete tutti. E' stato il primo italiano a vincere Wimbledon, ha fatto diventare l'Italia un popolo di tennisti, tutti a parlare di smash e volée come fossero cross e punizioni. Altro che pallonari. Ma non c'è solo Jannik Sinner, che è andato oltre l'eredità dei vari Gardini, Merlo, Pietrangeli, Panatta, Bertolucci, Barazzutti. Oggi vinciamo la Davis come se nulla fosse, piazziamo tre azzurri nella top 15 del ranking Atp (Sinner 2, Lorenzo Musetti 5 e Flavio Cobolli 15). E il discorso vale anche per le ragazze, con Jasmine Paolini al 7° posto della classifica Wta, finalista al Roland Garros (dove ha pure vinto il doppio con Sara Errani) e a Wimbledon. Ancora, due Billie Jean King Cup (la vecchia Fed Cup) conquistate di fila.
  
nuovi  come 
 
 il Rugby

"Italia, il cuore non basta". Quante volte abbiamo letto questo titolo. Inizialmente ci stava pure. Eravamo entrati nell'élite del rugby mondiale, il Cinque Nazioni nel 2000 era diventato Sei Nazioni includendo gli azzurri. Però perdevamo, spesso, tanto, troppo. E alla fine pure loro, i protagonisti, non si accontentavano più di onorevoli sconfitte. Quest'anno il boom: la vittoria sulla Scozia (prima in classifica, unico ko) e nei giorni scorsi lo storico trionfo all'Olimpico di Roma contro i maestri inglesi, battuti per la prima volta nella storia. Nella palla ovale non siamo più la Cenerentola.

Baseball



Partiamo dall'attualità, dal successo dell'Italia sui maestri statunitensi nel World Baseball Classic, una specie di Mondiale ma dove gareggiano i giocatori delle Major League stelle e strisce, basta che abbiano anche un trisavolo del Bel Paese. Non scende sul diamante la vera nazionale. Ma questo non sminuisce il valore dell'impresa perché dall'altra parte di quell'8-6 che rischia pure di eliminare clamorosamente gli Usa padroni di casa dal torneo, c'erano alcuni tra i più forti al mondo


Cricket





E' lo sport anglosassone per eccellenza. Partite che durano giorni, una delle discipline più lontane dalla nostra mentalità. Eppure anche lì stiamo emergendo. Come dimostra la recente partecipazione, per la prima volta, ai Mondiali T20 2026 svoltisi tra India e Sri Lanka. Gli azzurri hanno ottenuto una storica vittoria contro il Nepal e hanno concluso l'esperienza con una sconfitta contro le Indie Occidentali il 19 febbraio.


20.2.26

IL BRACIERE LE STIME SUGLI EFFETTI MIRABOLANTI DELLE SPESE OLIMPICHE SUL PIL Olimpiadi a Milano. Demogorgoni, soldi e miracoli economici di gianni barbacetto





  • Il Fatto Quotidiano
  • GIANNI BARBACETTO

  • Il braciere olimpico all’arco della pace di Milano attira visitatori, turisti e curiosi, aiutati anche dall’eterno rito milanese dell’apericena nei locali della zona. Speriamo che Netflix non accusi di plagio Marco Balich, autore del braciere, visto che evoca i bagliori rossastri di Stranger Things, ma speriamo soprattutto che i demogorgoni non assaltino i tavolini dei baretti attorno. Intanto si fanno già le prime valutazioni sui prodigiosi benefici economici che le meravigliose Olimpiadi invernali 2026 porteranno a Milano, a Cortina e alla Nazione tutta. Per lo più è propaganda, marketing urbano dell’oste che dice che il suo vino è buono. Di certo c’è solo la spesa: 7 miliardi di euro, di cui 5 miliardi di soldi che saranno prelevati dalle nostre tasche, malgrado le promesse di costi pubblici zero. Però gli effetti saranno mirabolanti, giura l’oste, perché – oltre alle tante medaglie – Milano, Cortina e la Nazione tutta otterranno benefici miliardari. Le ricerche realizzate finora stimano un valore aggiunto dai 2 (la più prudente) ai 5 miliardi di euro (la più ottimista). Assolombarda prevede, grazie a uno studio di Milano&partner, che “i

    Giochi genereranno sul territorio milanese una produzione complessiva stimata in circa 2,5 miliardi di euro, a cui corrisponde un valore aggiunto pari a 1,045 miliardi”, con circa 0,4 punti percentuali di Pil generato dall’avvio dei lavori a oggi.

    Sono dati attendibili? Gli studiosi indipendenti sono più cauti. Jérôme Massiani, docente all’università Milano Bicocca, su lavoce.info definisce “illusione ottica” le stime fin qui realizzate, che “si basano su ipotesi molto semplificatrici, si interessano a pochi effetti e, più in generale, non recepiscono il perfezionamento delle tecniche valutative”. Il professor Marco

    Ponti, sul Domani, ricorda che qualunque investimento genera Pil, anche se la spesa è insensata. I conti si fanno in molti casi sommando le spese legate all’evento e applicando un moltiplicatore per gli effetti indiretti e indotti: risultato sempre strabiliante, oste sempre contento.

    Lo si fece ai tempi di Expo Milano 2015, quando un centro studi della Bocconi stimò che 12,5 miliardi d’investimento avrebbero generato 34,7 miliardi: l’apoteosi del moltiplicatore economico, un campo dei miracoli in cui per ogni zecchino sotterrato se ne ritrovano tre la mattina successiva. Gli studi sull’impatto economico delle grandi opere “nascono proprio per questo: misurano quanto una spesa impatta sull’economia, creando occupazione e attività per le imprese. E questo impatto”, constata Ponti, è “sempre positivo, qualsiasi sia la spesa, anche la meno sensata”.

    Alle analisi di impatto sarebbe più opportuno sostituire le analisi costi-benefici. Ma è “meglio non far venire inutili dubbi alla popolazione festante”. Quanti benefici sarebbero stati generati spendendo la stessa cifra impegnata per le Olimpiadi in un grande piano per realizzare piscine pubbliche o palestre (pensate: in Lombardia, che pure è la regione più avanzata d’italia, soltanto il 44 per cento degli edifici scolastici ha una palestra)? Sappiamo che gli studi indipendenti sulle Olimpiadi del passato elencano disastri dal punto di vista economico. Anche senza ricordare il picco negativo dei Giochi di Atene, che hanno contribuito a far sprofondare la Grecia, Massiani cita una ricerca di France-stratégie dopo le Olimpiadi di Parigi “che indica una perdita socioeconomica fino a circa 3 miliardi, pur includendo una serie importante di benefici come, per esempio, la più alta pratica sportiva e i benefici occupazionali”. Ma è difficile uscire dal coro festante. Chi chiede cifre certe, critica la propaganda, allinea dubbi, pone domande, viene catalogato come disfattista, “contro Milano” e “contro la Nazione”: alleato dei demogorgoni che sonnecchiano (per ora) nel varco con il Sottosopra nascosto nel braciere olimpico.

    Milano Cortina 2026, il triste clickbaiting ha invaso anche le Olimpiadi: l’unica difesa che abbiamo è scegliere con cura chi ascoltare

    da europort

    Pubblicato 20/02/2026 alle 08:31 GMT+

    MILANO CORTINA 2026 - Le Olimpiadi sono un gigantesco spettacolo
    ambulante che rappresenta il vertice impareggiabile per chiunque viva di sport, o chiunque lavori raccontandolo, o chiunque c’è cresciuto appresso. Un megafono di visibilità per gli altri. Un’occasione come un’altra di far indignare la gente, di farla saltare a conclusioni affrettate, di farla arrabbiare, un virgolettato alla volta
    Decine di migliaia di addetti ai lavori, provenienti da ogni angolo del pianeta.
    Api operaie, spesso altamente specializzate, che scavalcano montagne, sorvolano oceani, guidano per sentieri sterrati. Coriandoli di linguaggi stranieri, di culture differenti, che piovono sul nostro Paese onorando la festa carnevalesca che abbraccia l’Italia. Ognuno con il suo schema di valori. La sua agenda. Le sue priorità editoriali.




    Giornalisti, scrittori, fotografi, social media manager, content creator, brand ambassador. Che producono tonnellate di materiale: dall’estremamente tecnico alla contaminazione glamour. Dal fashion al populista. Da chi conosce tutto di un atleta a chi ne impara il nome sul posto.
    Ho conosciuto persino una vincitrice di Premio Pulitzer, per uno scandalo sessuale, giunta fin qui per raccontare ai lettori del più importante giornale di tutti, quali sono i nostri costumi.
    Un flusso disordinato eppure controllatissimo, di menti creative, di pensatori, di atleti del passato. Uomini e donne che si muovono su di un terreno scivoloso e monumentale insieme, moderati da regole infrangibili, che separano ciò che è notizia da ciò che non lo è. E tutto ciò che non lo è, allora, è soggetto a revisione. A controllo.
    Ad una minuziosa valutazione dall’alto, per comprendere se e come si sta invadendo il delicato ecosistema olimpico, fondato sulla mitologia, ma prosperato sul business. Come è normale che sia. Decine di migliaia di addetti ai lavori. Non tutti giunti sul posto, anzi sui posti, con buone intenzioni.
    Il "diritto alla cronaca", pilastro strutturale di interi codici deontologici, conquistato dai nostri predecessori a suon di battaglie e guerriglie di carta stampata, scivola lentamente verso un’area di grigio, scoria della digitalizzazione estrema. Della frammentazione della realtà. Del clickbaiting.
    Un esercito disordinato di penne e tastiere si aggira per le nostre venue, affamato di storie, commosso dal viaggio, speranzoso di lasciare agli altri almeno un pezzetto di quello che prende, grazie all’unicità dei Giochi. Il solo luogo al mondo dove cronaca e storia si materializzano nello stesso istante. Una marea d’inchiostro che ci arricchisce. Che per due settimane grattugia il nostro relativismo culturale. Che lo stupore, come la bellezza, è sempre nell’occhio di chi guarda. O ascolta. O legge.
    Per questo è un dolore doppio constatare come ci sia anche, ben nascosta nella massa festante, una piccola resistenza al contrario. Un certo approccio utilitaristico, che genera piccoli cortocircuiti narrativi, creati ad arte (e, purtroppo, con maestria) nel ricamo della letteratura olimpica. Interviste mezze-rubate, con o senza addetti stampa al seguito. Frasi strappate dal contesto, sfruttando lo sfinimento fisico e mentale a cui sono sottoposti gli atleti nel momento più complicato, e difficile, e totalizzante della loro carriera. Non più cronaca, ma astrazione.
    Gioco d’azzardo a somma zero. Se vince chi fa la domanda sbagliata al momento giusto, perde l’atleta. E perde anche chi legge. È una percentuale minuscola delle penne presenti. Ma il fatto che non si parli d’altro rende l’idea di quanto impatto possa avere una polemica montata a scopo di interazione social. Titoli volutamente doppio-sensisti. Semplificazioni e mercificazioni. I processi alle intenzioni, oppure al passato, schiaffato sulla prima pagina, nel giorno in cui conta di più. Forse nell’unico giorno in cui conti qualcosa, per il pubblico generalista.
    Un carotaggio della nostra società, come il sasso lanciato nello stagno, che fa un buco e fa rumore. Che genera le onde, e che quando però le ultime increspature arrivano a riva ci si è scordati di chi è la mano da cui tutto è partito. Il telefono senza fili: all’ultimo ricevente arriva solo un brandello della frase.
    Ieri ho fatto mezz’ora d’auto, la prima dall’inizio dei Giochi, e ho sentito tra diverse stazioni radio generaliste chiedere agli ascoltatori cosa ne pensassero della "pattinatrice olandese" che sbava apposta il rimmel e fa vedere il reggiseno. Giorni dopo una gara che non hanno visto, probabilmente. E ad altrettanta, se non maggiore, umiliazione sono stati sottoposti gli atleti, costretti a giustificarsi per non essere migliori amici. O addirittura a spiegare a chiunque come gestiscono in cuor loro il dolore di un lutto.



    La verità è che le Olimpiadi sono un gigantesco spettacolo ambulante, che rappresenta il vertice impareggiabile per chiunque viva di sport, o chiunque lavori raccontandolo, o chiunque c’è cresciuto appresso. Che sono la maggior parte di chi le frequenta. E sono un megafono di visibilità per gli altri. Un’occasione come un’altra di far indignare la gente, di farla saltare a conclusioni affrettate, di farla arrabbiare, un virgolettato alla volta.
    Nei giorni in cui il nostro calcio dà il peggio di sé, con l’affaire Bastoni, un pezzetto piccolo ma rilevante della nostra stampa fa altrettanto, prendendo un contatto minimo, quisquiliante e stropicciato, e trasformandolo nella simulazione dell’anno. "Il contatto c’è", si dice nel calcio. E qui c’è poca differenza.
    Immaginate per un istante il giorno del vostro matrimonio, quello della laurea, quello di un colloquio importante, quello in cui ricevete una diagnosi terribile, o gestire un dolore improvviso. Immaginate di avere sotto al naso un taccuino, un cellulare o un microfono. E immaginate infine che chi lo regge abbia il solo scopo di giocare con le vostre tensioni, per farvi inciampare. Non importa se per due o tre ore siete stati perfetti e puntuali, basterà mezza frase, per marchiarvi sulla pubblica piazza. Semplificati, ridotti a titolo. Sasso lanciato.
    Le Olimpiadi sono una grande opportunità per tutti. Purtroppo, anche per chi cerca solo traffico digitale. Forse l’unica difesa che abbiamo dalla nostra fame di indignazione, è scegliere con cura chi ascoltare. Cercare le firme che allo sport e agli atleti danno del tu. Quelli che restano quando le luci si spengono.
    Quei professionisti magnifici che ci portano dentro le vicende piano piano, anno dopo anno, perché sono parte integrante del tessuto di ciò che raccontano.
     





    Ne conoscono le sfumature, i dettagli, le minuzie. Quelli che anche dopo le Olimpiadi continueranno a indagare ogni cosa: le antipatie, i limiti, gli inciuci e i difetti del sistema. Con serietà. Perché quello "di cronaca" non è soltanto un diritto di chi scrive. È un patto con chi legge. E non può essere usa e getta.


    18.2.26

    Altra mazzata su Rebecca Passler l'hanno tratta come un appestata e una reietta ., Arif Mohammad Khan Finisce lo slalom olimpico con 50 secondi di ritardo, ma nel suo Paese è un eroe .,


    perché la trattano d'appestata quando ancora le indagini sono in corso ?



    © Getty Images

    Sfuma il sogno olimpico per Rebecca Passler. La biatleta altoatesina, inizialmente esclusa per la positività al letrozolo e reintegrata dopo che la Corte d’Appello di NADO Italia ha certificato che l’assunzione della sostanza è avvenuta in modo totalmente accidentale, non parteciperà alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, essendo stata esclusa dalla staffetta femminile di biathlon
    La Federazione Italiana Sport Invernali, infatti, ha annunciato il quartetto che prenderà il via alla staffetta 4×6 femminile, in programma mercoledì 18 febbraio alle ore 14.45 all’Antholz-Anterselva Biathlon Arena: Hannah Auchentaller, Dorothea Wierer, Michela Carrara e Lisa Vittozzi. La FISI ha deciso di non convocare la Passler, che aveva ripreso gli allenamenti negli ultimi giorni.
    “Sono stati giorni molto difficili – aveva detto Rebecca Passler dopo la riammissione ai canali ufficiali della Federazione -. Ho sempre creduto nella mia buona fede. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato, dagli avvocati che hanno seguito la mia situazione, alla Federazione Italiana Sport Invernali, ai miei familiari e amici. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al cento per cento sul biathlon”.
    Rebecca Passler è nipote d’arte: suo zio Johann Passler ha conquistato due bronzi olimpici e quattro medaglie ai Mondiali, comprese due d’oro in staffetta. Si avvicina al biathlon intorno agli otto anni, spinta dall’esempio della sorella maggiore Greta e da una tradizione molto radicata tra i giovani della Valle di Anterselva.
    Nel suo percorso giovanile raccoglie risultati di rilievo, con cinque podi ai Mondiali juniores. Tra questi spicca l’oro nella staffetta femminile 4×6 km ottenuto a Soldier Hollow nel 2022. Debutta in Coppa del Mondo alla fine di novembre 2021, nella tappa svedese di Östersund.






    Il miglior piazzamento individuale arriva nel dicembre 2025, quando chiude undicesima la mass start di Annecy-Le Grand Bornand, sfiorando la top ten. Un risultato che riesce a replicare poche settimane dopo, a inizio 2026, con l’undicesimo posto nella sprint di Oberhof, in Turingia.








    Arif Mohammad Khan è diventato un eroe in India dopo la sua partecipazione alla gara dello slalom olimpico alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Lo sciatore, primo atleta indiano in assoluto a partecipare a due Olimpiadi Invernali consecutive, si è piazzato 39esimo nella prova di slalom maschile a Bormio.
    Khan è stato tra i 44 sciatori che non hanno inforcato né sono caduti, ed è arrivato al traguardo con 50 secondi di ritardo dal primo in classifica. Nella prima manche in mattinata, svolta sotto una fitta nevicata, non ha voluto prendersi rischi e ha affrontato lo slalom con calma, senza errori, arrivando all’arrivo con 27 secondi di ritardo dal leader McGrath.
    Nella seconda manche è stato altrettanto solido, scendendo in modo prudente e senza commettere sbagli, arrivando sul traguardo con 50 secondi di distacco complessivi dal vincitore della gara, lo svizzero Loïc Meillard.
    Lo sciatore 35enne è stato portabandiera dell’India nella cerimonia inaugurale ed è senza dubbio lo sciatore più conosciuto e più forte del Paese. “Se sei un atleta, questo dovrebbe essere il tuo sogno”, aveva scritto su Instagram all’arrivo ai Giochi di Milano Cortina.
    Arif ha dovuto affrontare infortuni e difficoltà finanziarie sulla sua strada per i Giochi: “Il mio percorso non riguarda solo me stesso. Si tratta di dimostrare ai giovani atleti che, indipendentemente da dove si provenga, se si sogna in grande e si lavora sodo si può raggiungere qualsiasi obiettivo”.
    La sua fonte d’ispirazione è stato Gul Mustafa Dev, il primo atleta indiando in assoluto a partecipare alle Olimpiadi Invernali di Calgary nel 1988, tracciando la strada ai futuri sciatori indiani.

    16.2.26

    Cortina, Ali Mohamed Hassan,commesso dice «Palestina libera» davanti a un gruppo di israeliani nel negozio delle Olimpiadi: licenziato dopo le lamentele La scena è stata immortalata in un video. Ali Mohamed Hassan ha perso il posto di lavoro. Per la ong StopAntisemitism erano «espressioni ostili a Israele»

    FONTI LORENZO TOSA E IL https://www.ilgazzettino.it/

    Il suo nome è Ali Mohamed Hassan, è un dipendente di uno store ufficiale delle Olimpiadi Milano-
    Cortina 2026.
    O meglio: era.Mentre stava lavorando, è entrato nel negozio un gruppo di tifosi israeliani che sventolava bandiere del proprio Paese davanti al personale.E lui, a quel punto, ha risposto solo con due parole: “Free Palestine”. “Palestina Libera”.Una delle israeliane lo ha sfidato a ripeterlo: “Dillo di nuovo”.E Hassan lo ha fatto. Più volte. E, ad ogni provocazione lui ha continuato a ripeterlo senza lasciarsi intimidire: “Free Palestine!”Nessuna offesa. Nessuna discriminazione. Men che meno alcuna traccia di antisemitismo.Solo una speranza condivisibile da chiunque sia rimasto umano: “Palestina libera”.Eppure, per questa ragione, su richiesta degli stessi israeliani, Hassan è stato licenziato dagli organizzatori delle Olimpiadi. La “motivazione”: “Non è appropriato esprimere opinioni politiche”

    .Come se invocare la libertà per un popolo vittima di genocidio, occupazione e apartheid fosse un’opinione politica.Il video è stato diffuso da Eye on Palestine e rilanciato da "No Justice No Peace”, e Hassan ha ottenuto la solidarietà immediata di migliaia di utenti indignati, come lo sono io, per come è stato trattato.Viviamo in un clima distopico e allucinante in cui viene protetta e applaudita la nazione il cui governo sta compiendo un genocidio e punito un commesso che ha osato difendere il popolo che lo sta subendo.Non solo Israele non viene bandito da ogni competizione internazionale - come è accaduto alla Russia - ma colpiscono chiunque civilmente si opponga.Io, invece, per quello che vale voglio dire GRAZIE ad Ali Mohamed Hassan per averci messo la faccia e pure il proprio lavoro per ribadire un diritto e difendere un popolo.Altro che licenziamento.

    (Aggiornamento: Una tifosa ha sentito e gli ha chiesto di ripeterlo, volendo misurare il “coraggio” del commesso. Alì lo ha ripetuto, immortalato da un video. «Ecco, hai liberato la Palestina», hanno detto i presenti con un malcelato sarcasmo. Da qui l’ong «StopAntisemitism», ha attivato la segnalazione pubblica di espressioni ritenute ostili a Israele, chiedendo la testa del dipendente. L’organizzazione dei Giochi lo ha licenziato dopo poche ore: «Non è appropriato che il personale dei Giochi esprima opinioni politiche personali durante il lavoro», hanno detto confermando e ufficializzando la decisione. il Comitato Olimpico ha spiegato di averlo “solo” richiamato, e non licenziato, confermando la ferma condanna alle parole del dipendente).

    Il fair play di Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, si sono inchinate a Federica Brignone dopo la fine della prova femminile di slalom gigante,

    Le competizioni internazionali , olimpiadi comprese soprattutto quando vengono fatte nel proprio paese risvegliano il patriottismo che é in me . Ecco perché do molto spazio agli atleti /e italiane . Dopo questa replica . Veniamo al post d'oggi . Lo so che non dovrei , come dice Questa frase iconica, "Non fare di me un idolo, mi brucerò", è tratta dalla canzone "A tratti" dei C.S.I. (Consorzio Suonatori Indipendenti) (voce di Giovanni Lindo Ferretti), pubblicata nel 1994 nell'album Ko de mondo. Il brano esprime il rifiuto di Ferretti di essere idealizzato o trasformato in un portavoce politico/ideologico ed in questo caso mediatico come il caso della Brignone. ma quando un atleta è ( è stata) così tenace , determinata da riprendersi dopo un bruttissimo incidente e ritornare a gareggiare in una manifestazione ad alto livello vice di addirittura due  d'oro sfidando se stesso/a gli onori spontanei (come credo vedendo il video , vedere articolo sotto , di fanpage ) o ipocriti /di circostanza sono più che meritati.



    Questa è già, per distacco, l’immagine simbolo delle Olimpiadi Milano-Cortina.
    Al momento dell’arrivo, dopo che Federica Brignone ha appena vinto il suo secondo, clamoroso, oro olimpico in Slalom Gigante, le due avversarie più forti, Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, arrivate seconde a pari merito, si sono avvicinate a lei e si sono letteralmente inginocchiate dinnanzi a questa straordinaria campionessa italiana.
    Uno dei gesti più belli e commoventi che ho visto nello sport in generale: un misto di rispetto, sportività, stima profonda e umiltà.
    Mi inchino anch’io a Federica, ma profonda ammirazione per le due campionesse che saliranno con lei sul podio.
    Questo sono o dovrebbero essere le  Olimpiadi.
     Infatti    le  due sciatrici, Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, si sono inchinate a Federica Brignone dopo la fine della prova femminile di slalom gigante, vinta da quest'ultima con una gara eccezionale in cui ha dominato dall’inizio alla fine. Brignone ha 35 anni e negli ultimi tre giorni ha vinto due ori olimpici nello sci alpino. Hector e Stjernesund sono arrivate seconde a pari merito. Brignone ha vinto nello slalom gigante tre giorni dopo l’inaspettato oro nel Super G, ed è diventata la prima sciatrice italiana di sempre a vincere due medaglie d’oro nelle stesse Olimpiadi. È un successo straordinario, arrivato dieci mesi dopo il grave infortunio che aveva subito alla gamba sinistra, che dimostra la forza e il talento di Brignone. Altro  che  il  calcio      cme   fa  giustamente  notare   l'amico  







      da  fan page  

    Perché Hector e Stjernesund si sono inchinate a Federica Brignone dopo aver perso la medaglia d’oro
    Il motivo di quel gesto è nella profonda ammirazione nutrita nei confronti della campionessa e della resilienza che l’ha aiutata a tornare ad altissimi livelli a 35 anni, dopo un gravissimo infortunio.




    L'inchino di Sara Hector e Thea Louise Stjernesund non è stato un semplice atto di cortesia verso la vincitrice dell'oro, Federica Brignone ma il riconoscimento pubblico di un'impresa che va oltre il cronometro e il valore sportivo della medaglia conquistata dall'italiana (il secondo metallo prezioso nel giro di pochi giorni) alle Olimpiadi Invernali 2026. Il motivo di quel gesto è nella profonda ammirazione nutrita nei confronti della campionessa e della resilienza che l'ha aiutata a tornare ad altissimi livelli a 35 anni, dopo un gravissimo infortunio che le avrebbe potuto pregiudicare la carriera. Invece no, la sciatrice dell'Arma dei Carabinieri è tornata più affamata e competitiva di prima.





    Un gesto nato dalla stima profonda dopo un argento ex aequo
    In discipline dove la corsa contro il tempo è tutto, vedere un'avversaria inginocchiarsi al cospetto di chi le ha appena strappato l'oro dalle mani (Brignone lo messo al collo per 62 centesimi) è scena iconica. Per la svedese e per la norvegese l'italiana è molto più di una "semplice" rivale ma una delle "atlete più forti a livello mentale" del circo bianco e meritava di esser celebrata con un tributo d'eccezione. E le parole di Sara Hector alla tv svedese ribadiscono il concetto: "Che Federica sia tornata a questi alti livelli dopo così tanto tempo è assolutamente incredibile. È davvero bello vederla ed è fonte di ispirazione in tanti modi diversi, una bravissima ragazza per il nostro sport".
    La forza di tornare: l'impresa di Brignone oltre lo sport
    A impressionare Hector non è stata certo la capacità di sciare in maniera pulita, rasentando la perfezione, di Brignone. No, quale fosse il suo valore tecnico lo sapeva già. Al colpirla non è stata certo la velocità in pista ma il percorso umano che l'italiana ha fatto nell'anno più difficile e angosciante della carriera e della vita: s'è ritrovata con la gamba in frantumi e un grande dolore dentro, oggi è lassù sul podio più alto a festeggiare un trionfo. Che storia, davvero. "Le ho detto che ero molto felice di vederla gareggiare di nuovo – ha aggiunto Hector -. È davvero una persona così gentile e sono così felice di essermi battuta con lei per così tanti anni".La forza di tornare: l'impresa di Brignone oltre lo sport
    A impressionare Hector non è stata certo la capacità di sciare in maniera pulita, rasentando la perfezione, di Brignone. No, quale fosse il suo valore tecnico lo sapeva già. Al colpirla non è stata certo la velocità in pista ma il percorso umano che l'italiana ha fatto nell'anno più difficile e angosciante della carriera e della vita: s'è ritrovata con la gamba in frantumi e un grande dolore dentro, oggi è lassù sul podio più alto a festeggiare un trionfo. Che storia, davvero. "Le ho detto che ero molto felice di vederla gareggiare di nuovo – ha aggiunto Hector -. È davvero una persona così gentile e sono così felice di essermi battuta con lei per così tanti anni".
    La forza di tornare: l'impresa di Brignone oltre lo sport
    A impressionare Hector non è stata certo la capacità di sciare in maniera pulita, rasentando la perfezione, di Brignone. No, quale fosse il suo valore tecnico lo sapeva già. Al colpirla non è stata certo la velocità in pista ma il percorso umano che l'italiana ha fatto nell'anno più difficile e angosciante della carriera e della vita: s'è ritrovata con la gamba in frantumi e un grande dolore dentro, oggi è lassù sul podio più alto a festeggiare un trionfo. Che storia, davvero. "Le ho detto che ero molto felice di vederla gareggiare di nuovo – ha aggiunto Hector -. È davvero una persona così gentile e sono così felice di essermi battuta con lei per così tanti anni".
    Sara e Federica hanno parlato a lungo dopo la prima manche quando tutto era ancora in bilico e sarebbe bastato uno sbuffo di neve per determinare un tempo da oro. Si conoscono da anni, in pista hanno condiviso sfide sul filo dei centesimi e oggi la svedese sottolinea come la presenza di Brignone sia un "grande esempio a livello sportivo e umano. È una persona generosa e speciale. Merita tantissimo e sono felice di vederla ottenere questi risultati".



    La commozione di Federica dinanzi a quel tributo inatteso
    L'emozione provata da Brignone è stata travolgente quando, dopo aver ottenuto il secondo oro in casa, ha visto le Hector e Stjernesund genuflesse. "Ero un po' a disagio – dice la campionessa olimpica -. Con Sara ho già condiviso altri podi ma, in generale, con loro ho un bellissimo rapporto. E penso che ci sia un bel rispetto reciproco tra di noi e sono delle grandissime atlete".

    15.2.26

    Il legame tra atleti e atlete di bob e skeleton,con le proprie slitte: la vera storia d'amore di Milano Cortina 2026



    Olympics.com ha parlato con chi scivola con bob e skeleton a tutta velocità giù per il Cortina Sliding Centre: prendersi cura delle slitte è fondamentale per essere più veloci possibile.



    Foto di 2025 Getty Images

    Di Michele Pelacci6 gennaio 2026 16:23 

    Il rapporto tra chi pratica uno sport e il mezzo che permette di farlo è spesso insondabile e misterioso.

    Un oggetto inanimato, da muovere, evitare o colpire, sta al centro di tantissime discipline. Nelle cosiddette discipline invernali di scivolamento – bob, skeleton e slittino – lo strumento con cui si gareggia è tanto importante da essere omonimo della disciplina stessa.
    Nel bob, nello skeleton e nello slittino, infatti, si gareggia sopra (o dentro, nel caso del bob) mezzi molto particolari. Allo stesso modo, chi li guida deve fare azioni piuttosto uniche: spingere un peso immobile di centinaia di chili su una superficie ghiacciata (un bob a quattro pesa parecchio) oppure lanciarsi a testa in giù a oltre 120 km/h (è il caso dello skeleton).
    Per tanti motivi il legame che si crea tra atleta e slitta (termine con cui spesso si comprendono sia le varie tipologie di bob, che gli skeleton, che gli slittini) è molto profondo e duraturo nel tempo. Quasi fosse un rapporto d’amore.
    In occasione della prima tappa di Coppa del mondo 2025-2026 di bob e skeleton, disputata nel novembre 2025 al Cortina Sliding Centre, Olympics.com ha parlato con atleti e atlete di queste due discipline per farsi raccontare quale sia il loro rapporto col mezzo che usano, trasportano o manutengono per molti giorni dell’anno.
    “Come in ogni cosa, nella vita e nello sport, nella nostra relazione abbiamo alti e bassi” dice con un sorriso la skeletonista britannica Freya Tarbit, riferendosi proprio al rapporto che si è instaurato negli anni con la propria slitta.
    “Ma sappiamo che questa cosa (competere ai massimi livelli nello skeleton, ndr) la stiamo facendo assieme” aggiunge.
    C’è chi alla propria slitta dà nomi bellissimi, chi la considera una grande amica, chi passa ore a coccolarla. Una cosa è certa: migliore è il legame tra atleta e mezzo, migliore sarà la prestazione in pista.

    olimpiadi non sono solo business ma anche occasioni di riscatto il caso di Katrin Beierl alle Olimpiadi, sfida il ghiaccio dopo un ictus e un piede rotto: “Mai smettere di sognare”

     La campionessa austriaca può scrivere a Milano Cortina l’ultimo capitolo di una bella storia di resilienza: si candida a una medaglia nel bob. “È una sensazione indescrivibile”.


    Tre settimane fa Katrin Beierl è scivolata mentre eseguiva un esercizio coi pesi e s'è rotta un piede. È finita sotto i ferri e adesso, contro ogni logica medica, l'austriaca è pronta a infilarsi nel bob per gareggiare alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. "Non smettere mai di sognare", è la frase

    che ha ripetuto a se stessa più volte. Niente può fermarla. Anzi, sfidare la pista ghiacciata e la discesa è nulla rispetto a quanto le è accaduto 4 anni fa quando, durante una vacanza in Perù, quella che sembrava solo una forte emicrania era il sintomo di qualcosa di ben più grave. Credeva le sarebbe bastato un po' di riposo, fu colpita da un ictus. "Pensavo che la mia carriera sarebbe finita", dice oggi che quei brutti momenti, accompagnati dalla paura di non poter tornare a condurre una vita normale, sono passati.

    L'ictus e il timore di una carriera compromessa

    I postumi furono preoccupanti: aveva problemi alla vista, avvertiva vertigini croniche e un senso di spossatezza tale da rendere impossibile anche solo ipotizzare di riprendere gli allenamenti molto duri di un bobbista. Per un anno fu costretta a stare ferma: niente slitta, niente gare. Nulla. E ha dovuto attenderne quasi due (21 mesi) tra una gara ufficiale e l'altra. Perse i Giochi di Pechino 2022 e rinunciò, suo malgrado anche alla Coppa del Mondo (2023) che si disputò proprio nel suo Paese.

    Il recupero e la rinascita sportiva dopo la paura

    Il percorso di recupero è stato lungo e silenzioso, scandito dall'ansia di lasciare tutto alle spalle e ricominciare. E quando è finalmente riuscita a tornare in gara, s'è preso tutto quanto era suo. I numeri raccontano la rinascita sportiva di Beierl: 5° posto in classifica combinata di Coppa del Mondo nella scorsa stagione, 4° posto assoluto e tre medaglie conquistate in questa stagione, ai Giochi invernali si


    candida a conquistare una medaglia. Domani (domenica) e lunedì si presenta alla prova di monobob come una delle legittime favorite alla vittoria o, almeno, a salire sul podio."Aver raggiunto di nuovo questo grande, grandissimo obiettivo dopo l'ictus, e partecipare alla mia terza Olimpiade, è una sensazione indescrivibile – le parole di Beierl ai media austriaci -

     

    Mi sono sempre detta: non smettere mai di sognare. E sono davvero molto orgogliosa di rappresentare ancora una volta l'Austria. Non vedo l'ora di poterlo fare". Cosa vuoi che sia un piede ancora convalescente dopo un'operazione? È solo l'ultimo capitolo di una storia di resilienza che ha già vinto la sua sfida più importante, in attesa di infilare al collo anche una medaglia.

    13.2.26

    la squadra di hockey canadese un misto tra zen e snobismo ., Stati Uniti-Canada, ci siamo: la rivalità dell'hockey che scuote il ghiaccio e la politica

      fonte       gazzetta  dello sport  e  il giorno 

    A Milano Cortina è il giorno del debutto, contro Lettonia e Repubblica Ceca, delle due nazionali favorite, che in questi Giochi possono contare sulle stelle della Nhl. Un duello storico che potrebbe riproporsi nella finale per l'oro


    "The wait is over". C’è un evento che più di altri attira l’attenzione dei grandi network nordamericani. Tv, siti, social. Spot, articoli, post, reel. "L’attesa è finita", ed era ora. Perché da settimane, da Boston a Vancouver, non si parla che del torneo maschile di hockey. In mezzo c’è finita anche l’Arena Santagiulia, costruita con criteri che hanno a vedere più con l’acustica di un buon concerto pop che con il puck e definita da tanti commentatori una sorta di incubo a forma di palazzetto. Salvo ovviamente ricredersi a miracolo avvenuto, quando all’apertura dei Giochi tutto è filato per il verso giusto, come da tradizione italiana.

    STAR SUL GHIACCIO

    —  

    Oggi si comincia: alle 16.40 Repubblica Ceca-Canada; alle 21.10 Lettonia-Stati Uniti. Tocca alle superpotenze dopo il debutto dei campioni olimpici della Finlandia - battuti 4-1 dalla Slovacchia - e dell’altra squadra da corsa, la Svezia, che ha faticato non poco contro una bellissima Italia ma pur sempre degna di guardare negli occhi i più forti (i canadesi, che hanno vinto un anno fa lo scontro finale nel 4 Nations). C’è più di un motivo per giustificare tanta attesa. Primo fra tutti il ritorno dopo 12 anni di assenza delle superstar della Nhl, il campionato più bello e importante al mondo. Quasi 150 quelle arrivate a bordo dello stesso charter organizzato dalla Nhl, come se fossero parte di un unico team. Molti giocatori li abbiamo visti in tram o in metropolitana in questi giorni grazie ai video girati dai tifosi, piuttosto increduli di avere a portata di mano campioni come Sidney Crosby dei Pittsburgh Penguins, una leggenda di questo sport, l’uomo del gol decisivo nella finale olimpica del 2010, in casa, e di molto altro. Da oggi toccherà anche a Auston Matthews, che gioca a Toronto con i Maple Leafs e guadagna 13,25 milioni di dollari l’anno, Connor McDavid, Jack Eichel, i fratelli Brady e Matthew Tkachuk, Tage Thompson e Clayton Keller. La lista è lunga e comprende tutti quelli che giocano nella Nhl (la Svezia ne ha 25 su 25): tutte le magnifiche 12 ne hanno almeno uno, tranne l’Italia, che però ha la faccia tosta giusta per giocarsela come abbiamo visto.

    LA POLITICA

    —  

    Sullo sfondo si muovono anche pezzi di un puzzle più grande. Il presidente Donald Trump non farà mancare il suo "supporto" a Team Usa. Un anno fa il suo botta e risposta istituzionale con il primo ministro Trudeau incastrò le tensioni causate dalle "rivendicazioni" della Casa Bianca sui vicini nordamericani a quelle puramente sportive durante il 4 Nations Face-Off, il torneo vinto dal Canada nel duello tiratissimo contro Team Usa (3-2 all’overtime). La finale per l’oro è fissata per il 22 febbraio, la domenica che chiuderà i Giochi e che – se le previsioni saranno confermate – riproporrà una contesa tra le più accese di sempre. L’ultimo oro a stelle e strisce risale al 1980, il "Miracle on Ice" che ispirò il film del 2004 con Kurt Russell, il trionfo di una squadra di studenti e dilettanti sugellato nel match decisivo contro l’Unione Sovietica (ancora la politica). L’ultimo Mondiale però lo ha vinto proprio Team Usa. Ci sarà da divertirsi.




    Milano – Hanno resistito appena due giorni all’interno del Villaggio Olimpico e per concentrarsi meglio sul torneo di hockey (in cui sono fra i favoriti) si sono trasferiti in un hotel a cinque stelle. Ma gli atleti supermilionari della nazionale canadese (solo considerando il valore dei loro compensi da contratto, il team viene valutato oltre i 220 milioni di dollari) hanno mostrato tutta la loro normalità quando sono stati avvistati in metropolitana per muoversi fra sedute di allenamento e tempo libero.





    Miliardari pendolari in metrò

    L’Olimpiade delle contraddizioni è anche questo, di sicuro agli occhi stupiti di tanti curiosi quei ragazzoni atletici e ingombranti, tutti in rosso, giacca e cappellino, con la foglia d’acero a undici punte bene in vista, non sono passati inosservati sulle carrozze affollate della metro come normalissimi pendolari.

    Una tifosa canadese nel centro di Milano

    Altro che pullman privati o auto di lusso, nei video diventati “virali” si vedono i campioni NHL camminare fra i fan, presentarsi ai tornelli e salire. E i primi ad essere sorpresi sono stati i “media“ canadesi che solo poche ore prima avevano dovuto affrontare un altro caso riguardante la Nazionale: perché dai Cinque Cerchi alle Cinque Stelle (inteso come hotel) il passo è stato breve
    Il trasloco nell’hotel di lusso: perché
    Nel senso che la nazionale ha lasciato il Villaggio Olimpico dopo appena due pernottamenti, e la notizia è stata confermata da Logan Thompson, portiere di punta del team americano. Doppia motivazione che spiega il cambio di alloggio: la privacy (nel villaggio era partita una sorta di caccia all’autografo) e il comfort.
    Di qui la decisione di trasferirsi in un lussuoso e “blindato“ hotel per restare più concentrati. “Non credo che lo stiamo facendo per offendere nessuno. Non siamo irrispettosi nei confronti di alcuno, lo standard del Villaggio è elevato, ma vogliamo semplicemente vincere la medaglia d’oro e stiamo creando le migliori condizioni possibili per noi stessi”, a costo di estraniarsi dalla magica atmosfera olimpica vissuta nella struttura residenziale di Porta Romana.

    I vincitori dell’oro nella danza sul ghiaccio hanno due brutte storie Soprattutto lui, Guillaume Cizeron, che è stato accusato dalla sua ex partner sportiva di violenza psicologica

    Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron (Tim Clayton/Getty Images)
    Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron (Tim Clayton/Getty Images)


    due pesi e due misure hanno escluso Boldi per una battuta (certo di dubbio gusto ) o escludono per un casco che vuole solo omaggi.are degli amici e connazionali fra cui degli sportivi alcuni futuri olimpiadi ma poi ammettono a gareggiare per la medaglia gente che ha tali storie . Non è questione di essere moralisti ma di usare due pesi e due misure . Ma soprattutto perché,parlo da profano, Nel pattinaggio di figura si eseguono salti molto impegnativi e veloci, che richiedono uno sforzo fisico e una concentrazione tali da far assumere al viso degli atleti espressioni particolarmente buffe. Alcune facce, però, sono volute, dato che una parte del punteggio finale tiene conto anche dell’espressività del pattinatore. È una cosa che si nota soprattutto nella danza su ghiaccio, l’unica specialità del pattinaggio di figura in cui i salti sono pochi e a contare di più è l’interpretazione artistica della coreografia e  quindi  delle  espressioni  del viso 




     Fonte il post  del   Giovedì 12 febbraio 2026

    Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron (Tim Clayton/Getty Images)
    Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron (Tim Clayton/Getty Images)

    I vincitori dell’oro nella danza sul ghiaccio hanno due brutte storie

    Soprattutto lui, Guillaume Cizeron, che è stato accusato dalla sua ex partner sportiva di violenza psicologica



    Mercoledì, alle Olimpiadi invernali, i pattinatori francesi Laurence Fournier Beaudry e Guillaume Cizeron hanno vinto l’oro nella danza sul ghiaccio, una disciplina di coppia che rientra nella categoria del pattinaggio di figura. I due si sono fatti particolarmente notare, oltre che per la riuscita del loro programma, anche perché avevano cominciato a pattinare insieme da poco, a marzo dell’anno scorso, cosa abbastanza rara a questi livelli.Il motivo è che, per via di due brutte storie che li hanno coinvolti, entrambi si erano trovati senza un partner con cui gareggiare quando mancava poco tempo per prepararsi alle Olimpiadi. Addirittura Beaudry, che fino a poco tempo fa era nella squadra olimpica canadese, ha ottenuto nel 2025 la cittadinanza francese proprio per poter gareggiare con la Francia alle Olimpiadi
    Il mese scorso Cizeron è stato accusato dalla sua ex partner sportiva Gabriella Papadakis — con cui aveva vinto l’oro alle Olimpiadi del 2022 — di aver instaurato una relazione molto squilibrata, in cui lei si sentiva sotto il suo controllo. In un libro autobiografico uscito poche settimane fa Papadakis lo ha descritto come «controllante ed esigente» e ha raccontato che Cizeron l’avrebbe ricattata dopo che lei gli aveva detto di voler rendere pubblica una violenza sessuale subita da un ex allenatore.
    I due pattinavano insieme da quando erano piccoli e nel dicembre del 2022, alcuni mesi dopo la vittoria alle Olimpiadi, avevano annunciato di voler prendere una pausa. Nel 2024 avevano detto che non avrebbero più lavorato insieme.




    Gabriella Papadakis e Guillaume Cizeron nel 2023 (Hannes Magerstaedt/Getty Images)

    Cizeron ha commentato subito le frasi che lo riguardavano all’interno del libro definendole diffamatorie, e ha diffidato Papadakis. Dopo la pubblicazione del libro lei ha perso il ruolo di commentatrice delle Olimpiadi per l’emittente televisiva statunitense NBC. Secondo NBC il libro creava un «evidente conflitto di interessi».
    Le parole di Papadakis hanno avuto un certo impatto anche perché nella danza sul ghiaccio la condotta degli atleti è fondamentale. Come ha spiegato Kate Walsh, regista della docuserie Netflix Glitter & Gold: la danza su ghiaccio, «questo sport si basa sulla costruzione di relazioni», non solo tra i partner, ma anche con allenatori e «persino con i giudici». Visto che è una disciplina in cui le impressioni soggettive dei giudici contano molto, gli atleti «sanno che non verranno giudicati solo per ciò che fanno sul ghiaccio, ma devono anche essere consapevoli della loro immagine pubblica fuori».
    La vicenda in cui è coinvolta Beaudry invece è cominciata nel 2023 dopo che il suo allora compagno di coppia e fidanzato, Nikolaj Soerensen, era stato denunciato per stupro all’ufficio del Commissario per l’integrità nello sport (OSIC) del Canada da un’ex atleta (il cui nome non è mai stato divulgato per ragioni di privacy). La donna aveva raccontato di essere stata stuprata da lui durante una festa nel 2012 ad Hartford, in Connecticut, e di aver provato a opporsi e respingerlo senza riuscirci.




    Laurence Fournier Beaudry e Nikolaj Soerensen nel 2023 (Pablo Morano/BSR Agency/Getty Images)

    L’OSIC aveva aperto un’indagine sulla condotta di Soerensen e nell’ottobre del 2024 la federazione di pattinaggio di figura canadese lo aveva sospeso da tutte le competizioni ufficiali per sei anni. Nel giugno del 2025 la decisione è stata annullata dal centro canadese per la risoluzione delle controversie sportive. La decisione è stata ribaltata perché al tempo dei fatti denunciati Soerensen non era ancora cittadino canadese pertanto l’OSIC non aveva l’autorità legale per espellerlo o sanzionarlo.
    Beaudry in questi anni ha sempre difeso il suo compagno. Nel documentario Glitter & Gold: Ice Dancing, uscito poco prima delle Olimpiadi, Beaudry si era espressa sulla vicenda dicendo che l’impatto dell’espulsione di Soerensen non era stato solo molto difficile perché non potevano più pattinare insieme, ma anche perché la vicenda riguardava la loro integrità: «Conosco il mio fidanzato al 100 per cento e rimaniamo uniti insieme».
    Lo scorso 6 febbraio, pochi giorni dopo l’uscita del documentario su Netflix, la donna che aveva denunciato Soerensen ha commentato le parole di Beaudry con USA Today Sports sostenendo che il fatto che una campionessa olimpica si pronunci contro la testimonianza di una donna che denuncia uno stupro «rafforza ulteriormente la cultura del silenzio nel pattinaggio artistico». A Beaudry è stato chiesto di commentare ulteriormente questa dichiarazione ma ha preferito non rispondere.

    chi l'ha detto che solo la vittoria emozioni il caso di Giuseppe Romele, per tutti “Beppe pluri atleta paraolimpico

      Nato 34 anni fa con una rara patologia congenita, ha primeggiato in molti sport, partecipando a Parigi 2024 nel paratriathlon ed a Milano ...