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16.2.26

Il fair play di Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, si sono inchinate a Federica Brignone dopo la fine della prova femminile di slalom gigante,

Le competizioni internazionali , olimpiadi comprese soprattutto quando vengono fatte nel proprio paese risvegliano il patriottismo che é in me . Ecco perché do molto spazio agli atleti /e italiane . Dopo questa replica . Veniamo al post d'oggi . Lo so che non dovrei , come dice Questa frase iconica, "Non fare di me un idolo, mi brucerò", è tratta dalla canzone "A tratti" dei C.S.I. (Consorzio Suonatori Indipendenti) (voce di Giovanni Lindo Ferretti), pubblicata nel 1994 nell'album Ko de mondo. Il brano esprime il rifiuto di Ferretti di essere idealizzato o trasformato in un portavoce politico/ideologico ed in questo caso mediatico come il caso della Brignone. ma quando un atleta è ( è stata) così tenace , determinata da riprendersi dopo un bruttissimo incidente e ritornare a gareggiare in una manifestazione ad alto livello vice di addirittura due  d'oro sfidando se stesso/a gli onori spontanei (come credo vedendo il video , vedere articolo sotto , di fanpage ) o ipocriti /di circostanza sono più che meritati.



Questa è già, per distacco, l’immagine simbolo delle Olimpiadi Milano-Cortina.
Al momento dell’arrivo, dopo che Federica Brignone ha appena vinto il suo secondo, clamoroso, oro olimpico in Slalom Gigante, le due avversarie più forti, Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, arrivate seconde a pari merito, si sono avvicinate a lei e si sono letteralmente inginocchiate dinnanzi a questa straordinaria campionessa italiana.
Uno dei gesti più belli e commoventi che ho visto nello sport in generale: un misto di rispetto, sportività, stima profonda e umiltà.
Mi inchino anch’io a Federica, ma profonda ammirazione per le due campionesse che saliranno con lei sul podio.
Questo sono o dovrebbero essere le  Olimpiadi.
 Infatti    le  due sciatrici, Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, si sono inchinate a Federica Brignone dopo la fine della prova femminile di slalom gigante, vinta da quest'ultima con una gara eccezionale in cui ha dominato dall’inizio alla fine. Brignone ha 35 anni e negli ultimi tre giorni ha vinto due ori olimpici nello sci alpino. Hector e Stjernesund sono arrivate seconde a pari merito. Brignone ha vinto nello slalom gigante tre giorni dopo l’inaspettato oro nel Super G, ed è diventata la prima sciatrice italiana di sempre a vincere due medaglie d’oro nelle stesse Olimpiadi. È un successo straordinario, arrivato dieci mesi dopo il grave infortunio che aveva subito alla gamba sinistra, che dimostra la forza e il talento di Brignone. Altro  che  il  calcio      cme   fa  giustamente  notare   l'amico  







  da  fan page  

Perché Hector e Stjernesund si sono inchinate a Federica Brignone dopo aver perso la medaglia d’oro
Il motivo di quel gesto è nella profonda ammirazione nutrita nei confronti della campionessa e della resilienza che l’ha aiutata a tornare ad altissimi livelli a 35 anni, dopo un gravissimo infortunio.




L'inchino di Sara Hector e Thea Louise Stjernesund non è stato un semplice atto di cortesia verso la vincitrice dell'oro, Federica Brignone ma il riconoscimento pubblico di un'impresa che va oltre il cronometro e il valore sportivo della medaglia conquistata dall'italiana (il secondo metallo prezioso nel giro di pochi giorni) alle Olimpiadi Invernali 2026. Il motivo di quel gesto è nella profonda ammirazione nutrita nei confronti della campionessa e della resilienza che l'ha aiutata a tornare ad altissimi livelli a 35 anni, dopo un gravissimo infortunio che le avrebbe potuto pregiudicare la carriera. Invece no, la sciatrice dell'Arma dei Carabinieri è tornata più affamata e competitiva di prima.





Un gesto nato dalla stima profonda dopo un argento ex aequo
In discipline dove la corsa contro il tempo è tutto, vedere un'avversaria inginocchiarsi al cospetto di chi le ha appena strappato l'oro dalle mani (Brignone lo messo al collo per 62 centesimi) è scena iconica. Per la svedese e per la norvegese l'italiana è molto più di una "semplice" rivale ma una delle "atlete più forti a livello mentale" del circo bianco e meritava di esser celebrata con un tributo d'eccezione. E le parole di Sara Hector alla tv svedese ribadiscono il concetto: "Che Federica sia tornata a questi alti livelli dopo così tanto tempo è assolutamente incredibile. È davvero bello vederla ed è fonte di ispirazione in tanti modi diversi, una bravissima ragazza per il nostro sport".
La forza di tornare: l'impresa di Brignone oltre lo sport
A impressionare Hector non è stata certo la capacità di sciare in maniera pulita, rasentando la perfezione, di Brignone. No, quale fosse il suo valore tecnico lo sapeva già. Al colpirla non è stata certo la velocità in pista ma il percorso umano che l'italiana ha fatto nell'anno più difficile e angosciante della carriera e della vita: s'è ritrovata con la gamba in frantumi e un grande dolore dentro, oggi è lassù sul podio più alto a festeggiare un trionfo. Che storia, davvero. "Le ho detto che ero molto felice di vederla gareggiare di nuovo – ha aggiunto Hector -. È davvero una persona così gentile e sono così felice di essermi battuta con lei per così tanti anni".La forza di tornare: l'impresa di Brignone oltre lo sport
A impressionare Hector non è stata certo la capacità di sciare in maniera pulita, rasentando la perfezione, di Brignone. No, quale fosse il suo valore tecnico lo sapeva già. Al colpirla non è stata certo la velocità in pista ma il percorso umano che l'italiana ha fatto nell'anno più difficile e angosciante della carriera e della vita: s'è ritrovata con la gamba in frantumi e un grande dolore dentro, oggi è lassù sul podio più alto a festeggiare un trionfo. Che storia, davvero. "Le ho detto che ero molto felice di vederla gareggiare di nuovo – ha aggiunto Hector -. È davvero una persona così gentile e sono così felice di essermi battuta con lei per così tanti anni".
La forza di tornare: l'impresa di Brignone oltre lo sport
A impressionare Hector non è stata certo la capacità di sciare in maniera pulita, rasentando la perfezione, di Brignone. No, quale fosse il suo valore tecnico lo sapeva già. Al colpirla non è stata certo la velocità in pista ma il percorso umano che l'italiana ha fatto nell'anno più difficile e angosciante della carriera e della vita: s'è ritrovata con la gamba in frantumi e un grande dolore dentro, oggi è lassù sul podio più alto a festeggiare un trionfo. Che storia, davvero. "Le ho detto che ero molto felice di vederla gareggiare di nuovo – ha aggiunto Hector -. È davvero una persona così gentile e sono così felice di essermi battuta con lei per così tanti anni".
Sara e Federica hanno parlato a lungo dopo la prima manche quando tutto era ancora in bilico e sarebbe bastato uno sbuffo di neve per determinare un tempo da oro. Si conoscono da anni, in pista hanno condiviso sfide sul filo dei centesimi e oggi la svedese sottolinea come la presenza di Brignone sia un "grande esempio a livello sportivo e umano. È una persona generosa e speciale. Merita tantissimo e sono felice di vederla ottenere questi risultati".



La commozione di Federica dinanzi a quel tributo inatteso
L'emozione provata da Brignone è stata travolgente quando, dopo aver ottenuto il secondo oro in casa, ha visto le Hector e Stjernesund genuflesse. "Ero un po' a disagio – dice la campionessa olimpica -. Con Sara ho già condiviso altri podi ma, in generale, con loro ho un bellissimo rapporto. E penso che ci sia un bel rispetto reciproco tra di noi e sono delle grandissime atlete".

4.2.26

Ecco, questa sì, è una grande notizia. E un grande orgoglio italiano. Nicolò Govoni, fondatore e volto di Stil I Rise, è stato scelto come portabandiera olimpico ai Giochi invernali di Milano-Cortina?

Nicolò Govoni, fondatore e volto di Stil I Rise, è stato scelto come portabandiera olimpico ai Giochi invernali di Milano-Cortina. Un onore e un riconoscimento internazionale straordinario per questo giovane uomo di Cremona che ha creato dal nulla una delle più importanti organizzazioni no profit al mondo che “garantisce istruzione di eccellenza gratuita per i bambini profughi e vulnerabili nel mondo”. Sarà lui,
insieme a Filippo Grandi, a rappresentare l’Italia a Milano, a reggere la bandiera coi cinque cerchi, a incarnare - come ha fatto in tutti questi anni - un altro modo possibile di abitare il mondo, fatto di empatia, cura del prossimo, ma anche grande rigore e trasparenza e denunce spesso scomode di ipocrisie e ingiustizie plateali, con gli occhi di chi le vive tutti i giorni. Questo riconoscimento ripaga Nicolò di tutti gli enormi sacrifici. « Non è un premio » da quel che  dice legggo   su lorenzo Tosa   «- anche se lui è stato anche candidato al Nobel per la Pace - è un modo per riconoscere e testimoniare al mondo il valore di quello che fa.» Una  bella   notizia   su  qu,este  olimpiadi    vicine  all'inizio  nate    nel segno  delle polemiche  ( i teodofori , i lavori  fatti male  ed  in ritardo  ,  lo spreco di. denaro  pubblico e  i disastri ambientali  , ecc  )   e  il segno dell’Ice, bello sapere che quella bandiera passerà anche dalle sue mani.

16.4.25

cosa diranno i "prima gli italiani" su Sara Curtis ( madre nigeriana padre italiano ) che ha battuto il record della Pellegrini

 da  Lorenzo Tosa  

Bisogna che si parli di quello che ha appena combinato in vasca questa ragazza qui, Sara Curtis da Savigliano (Cuneo), che a 18 anni ha buttato giù di 17 centesimi il record italiano sui 100 stile libero che apparteneva da nove anni alla Divina Federica Pellegrini.Le sarebbe bastato un 53.8 per qualificarsi ai Mondiali. Lei ha toccato nel tempo monstre di 53.01, 8 decimi prima, con una nuotata che non si vedeva da anni con questo mix di grazia e potenza. Primo posto per distacco, pass per Singapore e miglior crono stagionale al mondo. Tutto insieme. E poco fa si è ripetuta nei 50 stile, nuotati in 24.52, quattro centesimi meno del suo stesso primato italiano. Figlia di madre nigeriana e padre italiano, Sara è anche l’emblema di una nuova Italia che molti ancora si rifiutano di vedere e riconoscere, a meno che non siano campionesse, ovvio… Non chiamatela “la Ceccon femminile”. Come se, per una donna, l’unico modo per essere riconosciuta fosse quello di essere accostata a un collega maschio.Sara è solo Sara, quella che a due anni era già in vasca e che a 18 anni non ha nessuna intenzione di smettere di studiare. Anzi, vorrebbe pure iscriversi a Psicologia. “Nuotare mi aiuta a studiare”. E viceversa.Più del record (straordinario), mi ha colpito Sara Curtis come persona, la semplicità, l’umiltà, il garbo con cui racconta e si racconta.L’augurio è che si goda tutto, senza ansia e con la minima pressione

possibile (un po’ è inevitabile quando hai un talento del genere), coi tempi giusti e senza perdere nulla del percorso.
La strada è quella giusta.




Sara non è “la Ceccon femminile”. Sara è Sara Curtis, ed è già un nome che risuona fortissimo da solo. Una ragazza che unisce talento, umiltà e voglia di conoscenza: un modello autentico per l’Italia che verrà, quella che accoglie, cresce e splende con orgoglio.Grazie Sara per questa emozione. E avanti tutta, con il cuore leggero e lo sguardo fiero!

10.6.24

Gli eroi dell’atletica sono i ragazzi europei che molti dei nostri politici non vorrebbero affatto e gli usa come cartina tornasole

DI COSA STIAMO PARLANDO

Sventurata la terra che ha bisogno di eroi. 
 diceva  Bertol Brecket   ( 1898-1956 ) in Vita di Galileo .  Infatti   fin quando   un fascista   , exenofobo , ecc  un malpancista  insomma   prende  alle   elezioni 500  mila  voti   alle  elezioni europpe   e     ci sono suoi  fans   che   sui  social    replicano  sghignazzano con faccine sorridenti , con domande idiote   del  tipo << E quindi?>> o quando  fanno  un ntervento  decente    si giustificano  riprendendo le teorie di Nicefaro ed Lombroso   condannate  dalla storia   davanti a  tali meme  



per   un  fatto  che     dovrebbe  essere  normale   per  tutti\e  e non solo   normale   per  gente    speciale    speciale   per  gente  normale (  cit musicale  )   tali  esaltazioni   è  tali meme   saranno sempre  più necessari   anche   spesso risultano  ipocriti  ed  caramellosi    vedi  il fatto del mancato ius  solis   o  cittadinanza  speciale i figli  d'immigrati   che    studiano ed  lavorano   qui  . 
Infatti  secondo  : <<    La Nazionale di atletica leggera, cartina tornasole di un’Italia nuova che fa errori vecchi - di Francesco Caremani La Nazionale di atletica leggera, cartina tornasole di un’Italia nuova che fa errori vecchi - di Francesco Caremani >>  editoriale di gariwo.net

Dai cittadini italiani alle seconde generazioni resta il tema della difficoltà di ottenere la cittadinanza per i minori stranieri, a prescindere che pratichino o meno uno sport.C’è un Italia che corre, che salta, che esulta, in questi giorni, ed è quella dell’atletica leggera che sta letteralmente dominando l’Europeo di Roma. Ragazze e ragazzi italiani che secondo qualcuno non avrebbero le caratteristiche somatiche per definirsi tali.La globalizzazione ha posto tutti noi di fronte a nuove sfide, culturali prim’ancora che sociali, economiche e politiche. E il mondo si è spaccato in fazioni, che non sono certo una novità. C’è chi pensa che questo fenomeno vada contrastato erigendo muri e sottolineando differenze e chi invece ritiene che l’unico modo sia abbattere confini e identità nazionali, con varie zone di grigio, più o meno scuro e oscuro.La storia dell’umanità è costellata di fenomeni storici che ne hanno cambiato il corso, sin dalla preistoria, fenomeni che sono stati spesso, inutilmente contrastati, perché la storia non si ferma davanti a un portone (cit musicale.).

Infatti   come    notare   lo  stesso   articolo   La globalizzazione poteva essere (  ed  ancora  può esserlo    se  s'interviene  seriamente  )  un’opportunità, così come la rivoluzione digitale, fenomeni che andavano studiati, capiti, interpretati e non osteggiati a prescindere a difesa del particolare che in questo mondo può avere un valore solo se capace di stare in una prospettiva globale  e non  chiudendosi   in  se  stesso . Le forze reazionarie, il voto europeo è sotto gli occhi di tutti, hanno fatto leva in questi decenni sulle differenze, sui muri da erigere, sul niente da difendere di fronte alla storia che avanza, riuscendo a convincere molto persone, con la paura, che questa sia la strada da seguire.Di fronte a queste considerazioni, è sotto gli occhi di tutti la multietnicità della Nazionale italiana di atletica leggera, che però non deve trarre in inganno. Queste ragazze e questi ragazzi, infatti, sono cittadini italiani, per adozione o per uno dei due genitori che  sono  riusciti   ad  ottenere   la  famigerata  cittadinanza  . Sono l’espressione di un’Italia multietnica nei fatti ma non nelle leggi e tantomeno in quella per ottenere la cittadinanza italiana, cioè non sono espressione delle seconde generazioni di migranti nel nostro Paese.
Infatti ,  tanto per essere chiari, in Italia la cittadinanza si ottiene per ius sanguinis, cioè se si nasce o si è adottati da genitori italiani. Altrimenti si può acquisire o richiedere. Si acquisisce se si nasce sul territorio italiano da genitori apolidi, da genitori ignoti o che non possono trasmettere la propria cittadinanza, secondo la legge dello Stato di provenienza. Si richiede per matrimonio o residenza, nel secondo caso rispettando tutta una serie di requisiti. La legge del 20 gennaio 2016 riconosce il principio dello ius soli sportivo, il quale permette ai minori stranieri di essere tesserati dalle federazioni sportive italiane; concedendo loro di fare sport ma non di essere inseriti nelle selezioni nazionali, per le quali, ancora oggi, è necessario avere la cittadinanza italiana.
Secondo la norma attuale i minori stranieri, regolarmente residenti in Italia, almeno dal compimento del decimo anno di età, possono essere tesserati per fare sport, con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani. Il limite dei dieci anni, secondo l’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), “determina l’esclusione di molti minori il cui diritto alla parità di trattamento con quelli italiani è garantito dalla Convezione ONU sui diritti del fanciullo”. Poiché il Testo unico sull’immigrazione prevede che il minore non possa mai essere considerato giuridicamente irregolare, indipendentemente dalla posizione giuridica dei genitori, sempre secondo l’Asgi: “il concetto di ‘regolarmente residenti’ deve essere interpretato guardando alla dimora abituale e quindi alla semplice presenza del minore sul territorio, indipendentemente dalla condizione di regolarità o meno del soggiorno dei genitori”.Il limite dei dieci anni è imputabile al calcio e al rischio che il minore possa essere vittima di football trafficking, parola inglese che racchiude sia la tratta che il traffico di minori; pratica illecita che, purtroppo, investe anche altre discipline sportive. L’articolo 19 dell’RSTP (Regulations on the Status and Transfer of Players) della Fifa regola in maniera restrittiva il trasferimento dei minori e pure nei casi previsti questi vengono ammessi solamente dopo avere ricevuto parere favorevole da una sottocommissione della Fifa. Da quando, però, lo ius soli sportivo è diventato legge questa procedura non è più compatibile con l’ordinamento italiano perché più gravosa. Attualmente, tutti quei minori che oggi, grazie allo ius soli sportivo, praticano una disciplina, potranno chiedere la cittadinanza – procedura complicata e irta di ostacoli – solamente una volta diventati maggiorenni; senza la quale la Nazionale resta un sogno.E tutto ciò porta a un’ulteriore considerazione.È giusto che si ottenga la cittadinanza italiana solo per meriti sportivi? È giusto che tutti gli altri minori siano esclusi? È dignitoso che un Paese che si ritiene civile sia ancora qui a chiederselo?Secondo l’ISTAT: «La popolazione residente di cittadinanza straniera al 1° gennaio 2024 è di 5 milioni e 308mila unità, in aumento di 166mila individui (+3,2%) sull’anno precedente. L’incidenza sulla popolazione totale tocca il 9%. Il 58,6% degli stranieri, pari a 3 milioni 109mila unità, risiede al Nord, per un’incidenza dell’11,3%. Altrettanto attrattivo per gli stranieri è il Centro, dove risiedono un milione 301mila individui (24,5% del totale) con un’incidenza dell’11,1%. Più contenuta la presenza di residenti stranieri nel Mezzogiorno, 897mila unità (16,9%), che raggiunge un’incidenza appena del 4,5%. Le iscrizioni per trasferimento di residenza dall’estero nel 2023 sono pari a 416mila, in lieve aumento (+1,1%) rispetto al 2022, ma in decisa crescita rispetto alla media dell’ultimo decennio (circa 314mila l’anno)».E ci pare evidente, guardando per esempio alla Nazionale italiana di calcio, che oriundi a parte – una costante del nostro movimento sin dagli anni Trenta del secolo scorso –, le seconde generazioni siano sottorappresentate. Michael Folorunsho al momento è l’unico, quando considerando la percentuale degli stranieri in Italia dovrebbero essere almeno due o tre. Perché? Perché è difficile per loro ottenere la cittadinanza italiana E se questo ha i suoi risvolti sportivi, immaginatevi, a cascata, i risvolti sociali ed economici di questo gap, di questo impedimento all’accesso alla nazionalità italiana. Un tema che una parte politica affronta digrignando i denti e un’altra con troppa timidezza.Se, quindi, le medaglie multietniche dell’atletica leggera hanno un senso, al di là dello sport, è di farci riflettere su chi la cittadinanza non ce l’ha, in un Paese che ti strizza l’occhio con lo ius soli sportivo solo quando sei già un’eccellenza – e magari spinge per fartela avere comunque –, ma ti ‘impedisce’ di diventarlo da cittadino e cittadina italiana.





Aspettando le paraolimpiadi elogio a differenza dei media ufficiali anche i quarti e i quinti posti alle olimpiadi

 Aspettando  le  paraolimpiadi  di cui     quest 'anno  celebreranno i 50 anni dalla prima edizione del 1976 con oltre 600 atleti in 79 ...