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23/02/19

Abbiamo smarrito il senso di ciò che succede , abbagliati dal pensiero dominante come testimonia il bliz dei fascisti di blocco studentesco al convegno dell'anpi sulle foibe



Si puo capire che non si sia d'accordo e potrebbe essere anche << E’ assurdo che una simile tragedia venga ancora lasciata raccontare dalle parole di chi vorrebbe sminuirla e renderla oggetto di negazionismo >> ma che fine ha fatto la libertà di parole e d'espressione ? invece di fare un simile gesto di lontana memoria ,




perchè non chiedete la parola d'intervenire e vi confrontate , mettendo a confronto le vostre interpretazioni con quelle degli altri ? Insomma, sarebbe anche ora che per vicende complesse e dolorose come queste non ci si fermasse a semplificazioni superficiali da una parte e dall'altra . Non basta citare qualche storico qua e là per non inciampare in assunti erronei o quantomeno discutibili. E l'argomento è troppo importante per facili ricette e strumetalizzazioni .Non sarebbe meglio cominciare a pubblicizzarevdibattiti di storici magari con prospettive diverse ma che divrebbero essere in grado di analizzare i fatti di allora ?

.









10/02/19

quando si potrà parlare del confine orientale ( e tutti gli avvenimenti fino al 1954 ) senza scannarsi e senza strumentalizzare ?

colonna sonora del post Kings - La risposta nel vento
 Parole e musica di Bob Dylan qui l'originale ( 962) Traduzione di Mogol



Lo so  che    come  il sottoscritto  ,  non  ne  potete  più  di  sentire  parlare  di    foibe   , esodo ,    e  tutte le  polemiche  sempre  uguali   che  si iniziano     ,  non appena   terminata  la  bisettimanale    giornata  del  27 gennaio  ,  fino  al   12  febbraio   e  in alcuni  siti nazionalisti anche  dopo  .  



Ma    alcuni  fatti 

1)   la  disinformazione ed  uso  distorto  fatta      da  ilprimatonazionale,it  


Roma, 9 feb – Alla fine, all’alba del Giorno del Ricordo, anche il Partito Comunista di Marco Rizzo si è unito al vergognoso carrozzone dei revisionisti-censori che nei giorni scorsi hanno fatto a gara per infangare la memoria di coloro che morirono nelle Foibe massacrati per mano dei partigiani titini. Dal convegno negazionista di Alghero quello di Parma passando per le dichiarazioni dell’Anpi di Rovigo e gli sfregi vandalici a Ramelli e Norma Cossetto: mancavano giusto all’appello le dichiarazioni di Rizzo e soci a completare il quadro.  [....  continua  qui  ] 
  sulle  parole    di   Marzo Rizzo   

  direttamente  dal sito incriminato  

RIZZO (PC): «SU FOIBE CONTINUE FALSIFICAZIONI. L’ANPI SBAGLIA A DISSOCIARSI».

08 febbraio 2019di 
«Sulla vicenda delle foibe ormai è impossibile esprimere in Italia un giudizio legato alla verità storica e alla contestualizzazione degli eventi. Chiunque affermi il vero, e cioè che quello che è avvenuto non puo’ definirsi genocidio, nè pulizia etnica, e soprattutto che le vittime non erano nell’ordine nè delle centinaia di migliaia nè dei milioni come arrivano ad affermare settori di destra, viene tacciato di negazionismo. Sbaglia l’ANPI a dissociarsi da serie iniziative di storici che mirano a contrastare con il rigore della ricerca questo mare di propaganda» Così Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista. «Sulle vicende del confine orientale è stata costruita una narrazione che ha stravolto la realtà, che non fa i conti con le responsabilità dell’Italia fascista, alimenta il mito del “buon italiano”, utile alla propaganda nazionalista anche per l’oggi. Una cosa sono episodi di giustizia sommaria e rappresaglie, per quanto brutali, pero assai comuni durante la guerra, e nella maggior parte in risposta ai crimini perpetrati dalla colonizzazione fascista. Altro è quello che la propaganda revisionista afferma oggi a reti unificate. La costruzione della memoria collettiva è demandata a sceneggiati privi di reale riscontro storico come quello che andrà in onda sulla Rai questa sera. Si parla di ricerca della “memoria condivisa” ma in realtà si nobilita la falsificazione. La sinistra che ha appoggiato questa tendenza, è corresponsabile tanto quanto la destra, anzi forse di più. Al contrario – conclude Rizzo – difendere la verità storica significa evitare che narrazioni tossiche influenzino il senso comune, costruendo il terreno per nuove campagne belliciste che si profilano all’orizzonte e che nulla hanno a che fare con l’interesse dei popoli, a partire da quello italiano».






2)
 l'accettazione passiva dell'Anpi  tanto  da  rinnegare  o ritenere poco opportuno   farlo il  10  febbraio   la  contro celebrazione   e di certa sinistra delle tesi ufficiali delle commemorazioni del dieci febbraio ovvero soltanto il cavallo di troia usato dai fascistoidi (o presunti tali) per fare propaganda anticomunista al fine di nascondere i loro crimini ed esaltare quelli dell' "avversario " e dove non ci riescono equiparare i fascisti con i comunisti.... vecchia storia. 

<< i negazionisti >> come dice un commento al mio post su fb in cui riportavo ( la trovate anche qui sul blog ) la mia recensione sul film red land \ rosso d'istria << sono quelli che rifiutano la shoah, non quelli che fanno notare che si, qualcuno è stato infoibato, ma non è assolutamente paragonabile ne con i numeri ne con la modalità, con gli eccidi nazifascisti. Poi chiamami stupido quanti vuoi se non voglio piegare la realtà al revisionismo storico odierno. >>



  3)

 l'insistere   da  sinistra    ed  il caso    del  Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, La Talpa e l’Orologio, Gruppo teatrale l’Attrito  d'Imperia   che  nella      loro  giustissima     e  condivisibilissima  tesi  , ma    errata  in un punto   quella    nel vedere     fra   gli  infoibati  solo   ed  esclusivamente  fascisti  o collaborazionisti  e    non ammettere     o  non parlare   ed  lasciare    che  a  farlo  ed uso  e  consumo loro  sia  una determinata  parte   politica   di  quelle  che  avvennero   a  guerra  finita  e  di tutte le  sofferenze  come  se  non bastassero quelle  subite    durante la  guerra  e  la  sofferenza dell'esodo    ed   il   :  negarlo  ,   sminuirlo  ,  il   separarlo    dalle  vicende  prima  successe  per motivi ideologici è vomitevole oltre che molto pericoloso. La storia va affrontata per quello che è, se vogliamo che ci insegni qualche cosa!  Infatti   Nelle foibe ci sono anche comunisti, italiani che erano contrari al governo slavo, l'odio non ha limiti e porta a comportamenti aberranti come   questi a  cui ,   anche   se    c'è  ufficialmente una  risposta  , ma  mi sembra  troppo  banale   e riduttiva  cioè    reazione  alla  politica  fascista  e  nazista ,  risposta  non  c'è     come dice la  canzone   cita  come  colonna  sonora 

Dopo      i tali    motivi  ecco  perchè  è  necessario  ancora  parlare  del  confine  orientale  e  delle   foibe .  Evitiamo  che     dopo  un  cinquantennale silenzio  quasi totale    se ne parli   e  si ricordi in maniera  distorta  ed   strumentalizzata 
 ecco     che riporto  , anche  se  non concordo  con lui   che  definisce negazionisti    coloro  che tentano di  smontare  le  esagerazioni  numeriche   e le   leggende  ed  l'uso  strumentale  fatto    dalla destra  e  purtroppo   da  molta  sinistra  ,     questa  intervista   ad  uno dei massimi esperti   sulle  foibe   e  sul  confine   orientale     


  [.....] 
TPI ha chiesto a Raoul Pupo, professore di Storia contemporanea all’Università di Trieste e uno dei massimi conoscitori dell’argomento, di fare luce su alcuni aspetti ancora poco chiari nell’immaginario collettivo.
Professore, quali furono le conseguenze del fenomeno foibe e esodo?
Questi eventi messi insieme hanno provocato la scomparsa quasi integrale della componente autoctona bilingue e cultura italiana nei suoi territori di insediamento storico a Zara, Fiume e Istria in generale.
Le foibe in realtà non hanno avuto un ampio effetto, le migliaia di morti hanno provocato gravi ferite della memoria ma non hanno inciso particolarmente sugli equilibri nazionali e di potere della regione. Quello che ha provocato la principale frattura storica dall’epoca della romanizzazione è l’esodo, in quanto ha significato la sparizione di una delle componenti storiche della regione.
Mio nonno, esule, mi parlava spesso di quei “comunisti titini” e mi diceva che ai tempi di Mussolini viveva meglio. Non era il solo esule a pensarla cosi. Dire che gli esuli erano fascisti è soltanto uno stereotipo?
Gli esuli istriani erano saldamente anticomunisti, avevano provato sulla loro pelle cos’era il socialismo reale ed erano scappati via, quindi erano tutto meno che comunisti. Non è vero che fossero tutti fascisti, la maggior parte di loro nel dopoguerra votava Democrazia cristiana, soltanto alcuni piccoli gruppi votavano per il movimento sociale.
Quella degli esuli era una realtà popolare conservatrice, e quando qualcuno diceva che ai tempi di Mussolini stava bene vuol dire allora stava meglio rispetto a quello che ha vissuto dopo. Avendo rischiato la vita e vissuto situazioni invivibili a casa loro, il paragone con il passato è tutto a vantaggio dello stesso. Durante il fascismo l’Istria era stata una terra di povertà, dagli anni Venti ci fu una crisi economica dalla quale iniziò ad uscire appena dalla fine degli anni Trenta. Subito prima della guerra ci fu in seguito alla politica autarchica un inizio di ripresa economica e si cominciavano a vedere orizzonti migliori rispetto a una miseria secolare. Poi è arrivata la guerra che per loro ha voluto dire la fine di tutto.
Naturalmente questo riguardò la componente italiana della popolazione. La comunità slovena e croata aveva giudizi diversi, in quanto minoranza oppressa dal regime. La politica del fascismo era volta a distruggere la loro identità e a trasformarli in italiani. Anche dal punto di vista economico e sociale stavano peggio rispetto a prima, sloveni e croati erano per lo più braccianti senza terra o coloni. Nell’ultimo periodo dell’amministrazione asburgica, grazie a un tessuto di cooperative, erano riusciti ad avere un miglioramento del loro stato sociale riuscendo a comprare della terra. Poi il fascismo da una parte distrusse tutto il tessuto redditizio cooperativo che li sosteneva, poiché connotato in senso nazionale, dall’altro impose una fiscalità più grave: il risultato è che molti di loro persero la terra.
Chi furono i colpevoli dei vari eccidi?
Fondamentalmente i quadri del movimento di liberazione jugoslavo, movimento contro i tedeschi occupatori ma anche contro gli italiani. Gli esponenti del movimento erano alle origini figli di esuli istriani sloveni e croati che durante il ventennio avevano dovuto abbandonare quella terra. Arrivati in Istria si collegano con i loro parenti, esponenti del tradizionale nazionalismo croato, e su questa base creano prima il partito comunista croato poi il movimento di liberazione. Sono dei quadri che hanno un forte antagonismo sia sociale che nazionale nei confronti dell’italiano, che viene percepito come fascista, quindi poi quando hanno il potere si lasciano andare ad angherie di tutti i tipi.La violenza delle foibe scavò un solco di terrore fra la popolazione italiana. Le intimidazioni, bastonature, arresti e sparizioni del dopoguerra rafforzarono il clima di paura. Le ragioni dell’esodo sono però molto più complesse. In sintesi, il collasso della società italiana, dovuto alla duplice rivoluzione, nazionale e sociale, attuata dalle autorità jugoslave. Ciò creò una situazione di invivibilità generalizzata. Di conseguenza, quando – con ritmi diversi nei diversi contesti – le comunità italiane si resero conto che la dominazione jugoslava era divenuta definitiva, scattò il meccanismo dell’esodo.
Perché fu istituito il giorno del ricordo?
Venne istituito per cercare di sanare la ferita aperta nella coscienza degli esuli e dei parenti delle vittime delle foibe. Nonostante la loro integrazione perfettamente riuscita nel tessuto sociale italiano avevano dovuto silenziare le loro origini per ragioni non solo politiche ma antropologiche. Si erano inseriti nell’Italia del boom economico, l’Italia che voleva lasciarsi alle spalle tutto quello che voleva dire guerra, sconfitta, miseria. Non c’era posto per rivangare queste storie terribili.
Gli esuli rimasero zitti, molto spesso non avevano trasmesso queste storie nemmeno ai figli, le loro vicende erano conosciute all’interno dei circuiti speciali dei profughi ma quasi per nulla all’interno della comunità nazionale. Ne continuavano a parlare ossessivamente tra di loro, ma all’esterno era una storia che non interessava a nessuno.
Dopo la fine della guerra fredda c’è dappertutto in Europa una riscoperta di storie che prima erano state messe da parte, fra queste c’è anche la storia del confine orientale. Attraverso un complesso iter parlamentare arriva questa proposta per l’istituzione della giornata del ricordo che viene approvata in parlamento con una maggioranza larghissima, alla camera con pochissimi voti contrari e al senato addirittura senza opposizione.
Non trova che il Giorno del ricordo venga usato per esaltare la patria o l’italianità di certe zone più che per ricordare il dramma di queste persone?
Il Giorno del ricordo viene usato in tanti modi e può venire usato in senso puramente strumentale: è stato usato e continuerà a venire usato da parte di componenti politiche di estrema destra. Già dagli anni Novanta era partita una campagna dall’allora partito di Alleanza Nazionale per l’istituzione di vie e piazze ai “martiri delle foibe”. Era un’operazione politica di matrice neofascista.
Ma il Giorno del ricordo si presta sia per riconciliare la memoria degli esuli e delle vittime delle foibe sia per riscoprire tutta la storia del confine orientale, che è una storia abbastanza complessa, perché oltre le foibe e l’esodo c’è anche tutto quello che è successo prima. Va sempre tenuta presente una cosa: il giorno del ricordo cade il 10 febbraio del 1947, che è la data della firma del trattato di pace che segna la perdita della Venezia Giulia per l’Italia. Quel trattato di pace riguarda la guerra iniziata dall’Italia col fascismo, che è entrata in guerra per sua scelta a fianco della Germania, quindi ha invaso e distrutto la Jugoslavia annettendola parzialmente. L’inizio della catastrofe, quindi, è l’attacco dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale con la responsabilità del fascismo.

09/02/19

red land . un ottimo cast per un film propagandistico un occasione persa per parlare in maniera obbiettiva di foibe ed norma cossetto senza cadere nella strumentalizzazione

Risultati immagini per norma cossetto
Come già annunciato   sulla  mia  bacheca  di  Fb

Ho finito di vedere il film Red Land / rosso d'Istria . Ecco un mio giudizio parziale. Ottimo cast per un film mediocre e di propaganda . Occasione sprecata per parlare in maniera obbiettiva delle foibe. E rendere omaggio a norma cossetto senza usarla ideologicamente. Voto 4.5 . Ne parlerò domani più dettagliatamente bel blog . Notte a tutti/e

  ecco ora   il mio giudizio completo sul film Red Land /rosso d'Istria .



Ottima la fotografia ed ottimo cast. Film partito bene ed in maniera originale il flash black / viaggio a ritroso nella memoria alla dylan dog e ottima la descrizione del 25 luglio e del 8 settembre ma poi si scade nella solita propaganda anticomunista ed nella storiografia a senso unico e deleterio per ricordare in periodo cosi doloroso e complesso come quello del confine orientale . Molte inesattezze nel contesto storico segnalate da questo articolo del sito collettivo https://www.wumingfoundation.com/giap/ . Infatti nel film non si vede nessuna reazione ne dei gerarchi fascisti o degli italiani fascisti quando gli slavi parlano la loro lingua come se il fascismo ed poi la sua appendice repubblicana l avevano vietato . Occasione sprecata per parlare in maniera non strumentale ed ideologica di  foibe  e di Norma Crossetto . Si parla continuamente dell’esercito “titino” in arrivo. Viceversa, le esecuzioni sommarie e le violenze del settembre-ottobre 1943 in Istria si devono a partigiani locali; le truppe titine arriveranno solo nell’aprile-maggio di due anni dopo;
Si spiega che papà Cossetto era un gerarca fascista locale, ma si omette di raccontare che convintamente fascista era quasi tutta la famiglia, compresa la povera Norma (naturalmente, non per questo dovevano venire ammazzati). Un racconto onesto e completo avrebbe spiegato i motivi di risentimento di molti contadini istriani nei confronti dei “padroni” italiani-fascisti, che spesso li avevano trattati dall’alto in basso, vietandogli perfino di usare la loro lingua. Non a caso, alcuni storici accreditati (es.: Raoul Pupo) per le violenze dell’autunno 1943 hanno usato anche il termine di “jacquerie” (rivolte popolari-contadine). 

Infatti   da  https://www.ilgazzettino.it/lettere_al_direttore  del  8\2\2019 


Egregio direttore,
si avvicina il Giorno del Ricordo e inevitabilmente si innescano le polemiche e le prese di posizione, in parte rispettose della verità, in parte no. Una cosa credo si possa comunque dire con certezza, non esiste negazionismo sulla tragedia delle foibe. Qualcosa però è cambiato negli ultimi anni sulla valutazione di quanto accaduto sul fronte orientale e in particolare in Istria. La giovane storiografia non parla più di pulizia etnica ma di resa dei conti, sulla base della ricerca storica che ha approfondito e portato alla luce quanto accaduto in Slovenia e in Croazia nel corso della seconda guerra mondiale. Mi riferisco ai crimini commessi dalle truppe italiane che hanno causato la morte di centinaia di migliaia di persone, la distruzione di interi villaggi e la deportazione di vecchi, donne e bambini nei campi di concentramento per slavi dove hanno trovato la morte migliaia di innocenti. E nonostante ciò, il generale Robotti ebbe a scrivere in una famosa circolare inviata agli ufficiali superiori di tutte le divisioni operanti in Slovenia e Croazia: Si ammazza troppo poco. Per concludere è giusto che la Rai proietti il film Rosso Istria sulle foibe ma vale la pena ricordare che la stessa Rai ha acquistato il documentario della BBC Il retaggio del fascismo sui crimini commessi dai soldati italiani in Etiopia, Grecia e Jugoslavia con il solo scopo di non mandarlo in onda. Le giovani generazioni non avrebbero forse il diritto di conoscere anche questo aspetto della realtà?
                                        Costantino Di Paola


Caro lettore,
non sono così convinto che non esista più negazionismo sulle foibe. O meglio: dopo anni di silenzi e dopo l'emergenza di prove inoppugnabili, anche i sostenitori della teoria che le foibe erano un'invenzione o un falso storico inventato da qualcuno che aveva come unico obiettivo quello di screditare i partigiani comunisti, hanno dovuto rassegnarsi ed ammettere le atrocità che sono state compiute nei territori della ex Jugoslavia. Al negazionismo si è però sostituito il riduzionismo. Cioè il tentativo, alimentato da ricerche storiche, di minimizzare il numero delle vittime delle foibe (riducendo quindi l'importanza e il valore del fenomeno) o quello di giustificare le foibe come una reazione, per quanto esecrabile e tragica, alle azioni compiute dai fascisti. In entrambi i casi mi sembra evidente il tentativo di assegnare alle foibe un ruolo minore e marginale in quella che è stata la storia degli anni finali del conflitto mondiale e della guerra di liberazione. Una operazione culturale che conferma l'incapacità di fare i conti fino in fondo con la Storia.

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Tanto per dire dell’animus dei Cossetto, nel settembre del 1944 la sorella di Norma, Licia, volle andare a conoscere personalmente Mussolini anche per raccontargli gli avvenimenti istriani. A proposito di quell’incontro l’ormai anziana Licia Cossetto ha raccontato nel 2006 a “Il Secolo D’Italia”: «non dimenticherò mai quei due occhi di un azzurro profondo e intenso [di Mussolini; ndr] (…) nella mia vita mi capiterà una sola altra volta di vederne di simili: quelli di Giorgio Almirante» (articolo di L. Garibaldi, 12/1/2006). Intervistata da Frediano Sessi, Andreina Bresciani (compagna di Norma Cossetto al liceo, all’università e nella loro camera di Padova) descrive l’amica in questi termini: “Aveva una vera e propria passione per la politica. Ricordo che partecipava con entusiasmo alle manifestazioni per la guerra d’Africa e non faceva mistero del suo nazionalismo spinto. Posso dire che sentiva molto decisamente la sua italianità. E diceva sempre che in Istria erano gli sloveni e i croati a essere fuori posto; perché gli italiani abitavano quella terra con più diritti”.
Noterete che nel film i contadini italiani, che si piegano/convertono al comunismo, soffrono comunque dubbi/contraddizioni; gli unici ad essere feroci senza sfumature sono gli slavi;
In questo senso, al presunto ufficiale titino il regista impone un ruolo talmente malvagio e maniacale da risultare caricaturale. (Curiosamente, Romeo Grebenšek, l’attore sloveno cui hanno voluto far impersonare la perfidia etnica assoluta, è la figura centrale del manifesto del film ma tra gli interpreti viene sempre citato per ultimo).
In conclusione, purtroppo la storia di Norma Cossetto è da decenni oggetto di strumentalizzazioni nazionalistiche intese ad attizzare l’odio tra italiani e “slavi”. E questo film – secondo me – dà un ulteriore contributo in questo senso.
La persecuzione anti-slovena e anti-croata esercitata in Istria da noi italiani, proibendo le scuole, l’uso della lingua etc., nel film viene accennata una volta sola di sfuggita quando un anziano (croato) esorta un bambino a non parlare nella loro lingua.
Colpisce infine che nel film i nazisti vengano visti come liberatori, senza che la sceneggiatura aiuti a storicizzare tale situazione (stato d’animo per altro comprensibile da parte di chi temeva per la propria vita a causa di prevedibili vendette).


Qualcuno potrebbe dirmi che allora non bisognerebbe parlare della barbarie che ha subito o dovuto subire Norma e delle foibe . Io non ho detto questo . Certo che se ne deve parlare, ma come ho già detto e ripetuto più volte con onesta storica ed obbiettiva . Per quanto riguarda Norma Cossetto anche è doveroso . Ma un conto è romanzare la su vicenda , aggiungendovi cose non vere o ingigantite . Parlarne ma riportare " la versione ufficiale " ma corredata da note che dimostrano come tale vicenda sia ingigantita 

 Norma Cossetto viene sempre associata al suo ( presunto secondo alcuni storici ) stupro, al punto da renderlo quasi un elemento più importante della stessa uccisione. Le prove addotte, sono quantomeno traballanti: la testimonianza di una sconosciuta e lo stato della salma, sulla quale peraltro i resoconti si contraddicono. Sembra che la violenza sessuale sia un “a priori” incontestabile per una giovane donna italiana rivenuta in una foiba, di cui si sottolinea ossessivamente il bell’aspetto. Le ricostruzioni s’avvitano più che altro nel cercare di spiegare come questa certezza sia potuta giungere fino a noi, visto che a parte i presunti colpevoli non ci sono testimoni.La certezza di una violenza sessuale particolarmente efferata è legata a doppio filo all’identità dei responsabili, sempre invariabilmente “slavi”, sebbene a tutt’oggi non siano mai stati fatti dei nomi precisi. La prima fonte a insistere sulla «barbarie balcano-comunista» come causa della morte, lo abbiamo visto, fu il necrologio pubblicato il 16 dicembre 1943 sul quotidiano «Il Piccolo», allora alle dipendenze dirette del ministero di Goebbels. Nell’articolo che rendeva conto delle riesumazioni, nello stesso numero, si diceva che nella foiba sarebbero state rinvenute 17 bustine con la stella rossa. Si riferiva inoltre che i partigiani avrebbero trasferito i prigionieri da Parenzo ad Antignana.
È lo zio di Norma, l’ammiraglio Emanuele Cossetto, a riportare per primo il giorno esatto dell’arresto: 26 settembre 1943 (relazione datata 1° marzo 1945), aggiungendo inoltre che la nipote sarebbe stata rilasciata e poi riarrestata tre volte. Dalla sua relazione si viene a conoscenza che i particolari del suo supplizio sarebbero stati estorti a partigiani catturati dai tedeschi. Per molto tempo, fino a quando non spunterà la storia della «dirimpettaia nascosta dietro le imposte», questa rimarrà la giustificazione alla dovizia di dettagli sull’episodio.Quando il 12 luglio del ’45 gli Alleati interrogano Arnaldo Harzarich, capo dei vigili del fuoco reclutati a suo tempo dai tedeschi per il recupero degli infoibati, lui si limita a riferire la vox populi, che sembra cercare di unire i puntini incongrui di questa storia: Norma Cossetto sarebbe stata legata ad un tavolo della caserma dei Carabinieri di Antignana (identificato da Il Piccolo come luogo di detenzione «logico» – data la vicinanza alla foiba di Surani) e qui violentata da ben 17 partigiani “slavi” (i «balcano-comunisti»), ovvero il numero delle bustine rinvenute nella foiba secondo «Il Piccolo», gettate quindi da ogni singolo stupratore per “firmare” sprezzantemente il delitto. Un vero e proprio controsenso: la tumulazione dei corpi in una foiba serviva ad occultarli velocemente per evitare le rappresaglie.Quando nel 1949 l’ex-collaborazionista Luigi Papo pubblica il suo libello Foibe emergono le prime testimonianze conflittuali sulla salma e sui responsabili, nonché l’unico nome mai fatto fino ad oggi: tale Antonio Paizan, capo dei partigiani di Antignana. Papo lo qualifica come un doppiogiochista che «tradì l’Italia, gli slavi, i tedeschi, gli slavi ancora e da questi, alla fine, fu arrestato per furto». Nel testo si allude vagamente a un primo abuso subito da Norma Cossetto proprio da parte di Paizan. Anche qui gli aguzzini sono comunque slavi ma ridotti a 16, poi catturati dai tedeschi su delazione estorta da altri partigiani prigionieri (come riferito da Emanuele Cossetto) dai quali sarebbe venuta «così alla luce la verità». Costoro sarebbero poi stati rinchiusi nella cappella di Castellier di Visinada a vegliare sulla salma semi-decomposta di Norma Cossetto. Tre partigiani sarebbero impazziti per il rimorso prima di venir tutti falciati dai mitra tedeschi.La ricostruzione di Papo – altamente contraddittoria rispetto alle altre – verrà dimenticata e con essa sparirà il nome di Antonio Paizan, ma curiosamente il dettaglio dei prigionieri impazziti nella veglia alla salma sarà mantenuto nei successivi racconti, a testimonianza di come nella narrazione del martirio di Norma Cossetto vengano selezionati i dettagli più suggestivi rispetto a quelli più verosimili.In teoria dunque i responsabili sarebbero stati presi e trucidati anche se rimanevano ignoti.
Il caso Cossetto viene “riaperto” e quindi ulteriormente ingigantito ed usato ancora di più a scopo strumentale dall’articolo di Antonio Pitamitz del 1983 e da quel momento cominciano a moltiplicarsi le varianti della storia. Nella cronistoria degli arresti sparisce la detenzione a Parenzo per essere sostituita da quella più vicina a Visignano. I dettagli delle sevizie sarebbero poi stati confessati dalla stessa Norma a una misteriosa donna accorsa in seguito ai suoi lamenti e non dai partigiani catturati. Nella ricostruzione di Guido Rumici del 2002 i particolari dissonanti anziché contraddirsi si sommano, per cui Norma Cossetto sarebbe andata prima a Visignano (volontariamente assieme a un partigiano che conosceva), poi rilasciata dopo le presunte offerte di collaborazione e quindi riarrestata e condotta a Parenzo, infine tradotta ad Antignana per ordine del Comitato Popolare di Liberazione di Parenzo (italiano). I presunti responsabili catturati e poi giustiziati sarebbero stati però solo 6 sui famigerati 17 (tre dei quali impazziti).Da allora i divulgatori, i parenti più o meno lontani – tutti testimoni – e i cultori vari di Norma Cossetto, come Pierpaolo Silvestri e Mario Varesi, cominciano a moltiplicarsi e con essi si moltiplicano le già molteplici versioni a seconda dell’estro del narratore, non rendendo certo un buon servigio alla memoria di Norma Cossetto, a prescindere dalle opinioni che si possano avere sulla sua figura. A Sessi Licia Cossetto dichiara addirittura che l’omicidio della sorella non avrebbe avuto ragioni politiche ma proprio sessuali e che le presunte profferte dei partigiani rifiutate da Norma sarebbero state «proposte indecenti».Negli ultimi tempi le commemorazioni vengono officiate da una cugina “acquisita”, Erminia Dionis Bernobi, che dichiara di essere scappata dall’Istria per aver pubblicamente dato del vigliacco a un uomo che si stava vantando di aver personalmente ucciso Norma Cossetto, fatto che avrebbe deciso di rivelare solo di recente dopo la sua morte, eppure continuano a mancare i nomi e i cognomi.
Claudia Cernigoi ha addirittura ventilato l’ipotesi che Norma Cossetto possa essere stata uccisa dai tedeschi assieme ai partigiani.In quel marasma tutto era possibile Ciò potrebbe giustificare il dettaglio delle bustine rinvenute nella foiba. L’ipotesi non è del tutto peregrina: la data della sua uccisione corrisponde in effetti con l’arrivo dei tedeschi nella zona e assieme al suo corpo furono ritrovati dei cadaveri non identificati, peraltro non mancarono casi in cui i nazisti abbiano ucciso sia i carcerieri che i loro prigionieri, sospettati di essere passati dall’altra parte, come avvenne con il podestà di Grisignana. Tuttavia sembra più logico che Norma Cossetto sia stata uccisa dagli insorti, assieme agli altri prigionieri, per evitare di venir identificati all’arrivo dei tedeschi, che è poi quello è successo . Infatti su sua denuncia di Licia i soldati tedeschi catturarono sedici partigiani che avevano partecipato alle sevizie e li costrinsero a vegliare tutta una notte la salma di Norma, per poi fucilarli all'alba del giorno successivo: di questi tre partigiani impazzirono nel corso della notte.
Ma Secondo Giacono Scotti i veri responsabili dell'omicidio di Cossetto non furono partigiani jugoslavi, ma «cani sciolti» italiani inquadrati nella Resistenza, e la condanna a morte fu sommaria e fatta senza riguardo per le eventuali responsabilità dei giustiziati.Rimane il fatto che i colpevoli rimangono a tutt’oggi ignoti,infatti e forse anche questo dettaglio non è casuale: non conoscendo l’identità dei responsabili, i loro moventi e i loro eventuali precedenti, non si può escludere nemmeno l’ipotesi dello stupro rimane improbabile, specie se Norma Cossetto – come appare abbastanza chiaro – fosse stata sotto la custodia dei partigiani, in quella fase letteralmente braccati dai tedeschi.Sarebbe pertanto corretto ricorrere perlomeno al condizionale quando se ne parla, cosa che non avviene mai: l’impressione è che sia assolutamente “necessario” dire che Norma fu violentata – e da “slavi”.

08/02/19

ben venga la denuncia di Giorgietti di Fdi contro l'Anpi cosi almeno sapremo cosa fiurono realmente le foibe e s'evitera' di usarle strumentalmente politicamente ed ideologicamente



Leggo tramite googlenews che  da   questo articolo  de il secolo d'italia  Il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Massimo Giorgetti,(   a  sinistra  nella foto   con Giorgia  Meloni    )
 ha deciso «di passare dalle parole ai fatti», come spiegato da lui stesso, preparando un esposto contro il convegno di Parma patrocinato dall’Associazione partigiani e previsto proprio per il 10 febbraio, Giorno del Ricordo.
Ben venga tale denuncia ed eventuale esposto , sarà ( anche se è doloroso che lo per far capire all'opinione pubblica ed ala maggior parte del web e e dei giornali che il 10 febbraio non è altro che una giornata usata per usare strumentalmente ed a senso unico tali complessi e dolorosi avvenimenti del confine orientale ) un processo come quello intentato dal negazionista David Irving contro Deborah Lipstadt  ed  raccontato dal  film  La verità negata (Denial) 2016 diretto da Mick Jackson, con protagonista Rachel Weisz.Cosi almeno , speriamo la si finirà di dare del negazionista a chiunque cerchi di ricordare e le foibe a 360 gradi ed non solo da una parte o di fae il solito piagnisteo dicendo che su d'esse c'è silenzio o censura . 
Con questo è tutto in attesa di vedere il film #redland o meglio #rossodistria film su #normacrossetto e vedere chi ha la ragione se la destra vittimistica che parlava di censura e #boicottaggio nella sale o i compagni della sinistra più estrema come loro https://www.wumingfoundation.com/giaprossoditria /2019/01/fantasy-norma-cossetto-1-red-land/#sovranismo
accusati    d'essere  negazionisti  , cosa  secondo me    da  quel poco  che  ho letto    dei loro interventi     non  vero    al massimo  li   si può  considerare revisionisti    . riporto qui  a beneficio  di    chi  non ha  letto  il  miei post precedenti    su tale argomento .  


Dalla   Wikipediana  , l'enciclopedia libera.  https://it.wikipedia.org/wiki/Revisionismo_storiografico
«Che cosa è la storia se non un gioco su cui tutti si sono messi d'accordo?»
(Napoleone BonaparteMemorie)
Nel settore accademico della storiografia, il revisionismo è il riesame critico di fatti storici sulla base di nuove evidenze o di una diversa interpretazione delle informazioni esistenti, considerando tutte le parti politiche e sociali in causa come testimoni importanti. L'uso negativo del termine revisionismo si riferisce invece alla manipolazione della storia per scopi politici. Inoltre occorre non confondere il revisionismo a tutti gli effetti con la pseudostoria, il revisionismo politico, il negazionismo e le teorie del complotto


  a presto    



06/02/19

che rottura ... la giornata del ricordo e che quanta ipocrisia ed strumentalizzazioni ed faziosità

Risultati immagini per foibeQualcuno\a  dirà  ma  allora  perchè    ci  ....  scrivi post  ?  per  evitare  che simili obbrobri siano dimenticati    ma  soprattutto     siano mal  ricordati  ed  usati ad  uso  politico \  ideologico   , ed  si pratichi  una memoria  distorta    di fatti  storici   cosi  complessi   (  visto il verificarsi  in quelle  zone     di  tre  dittature e  tre  nazionalismi   diversi  lasciando  in esse   un  carico  di   :  sangue  ,  genocidi,  barbarie  ed   violenza  ,  esodo più  o meno  forzato    di popolazioni  )   come quelli  avvenuti  nel  confine  orientale  . Ed  ancora  lo scontro    \  contrapposizione   ideologica ( che si credeva   scomparsa    con   gli avvenimenti del 1989\92 )     che    già ha  fatto danni enormi   per lo studio     e la memoria  di quei fatti   ed   il ricordo     "  forzoso  ed   obbligato  "   continua    ad essere  impregnato    del più  cieco  nazionalismo  .




 IL  che  porta  a    ricordare  male    ed in maniera   incompleta   tali avvenimenti tristi e  dolorosi  .  Ed    a  definire   negazionista    anche    chi  non lo  è  , solo  perchè  ricorda   tali vicende ( a  volte  è vero  in maniera   faziosa  e  di parte  )   in maniera    completa    e non parziale  come   avviene   nel 90  %     delle celebrazioni  del 10  febbraio .  Travisando lo  stesso  significato di revisionismo    : 
Nel settore accademico della storiografia, il revisionismo è il riesame critico di fatti storici sulla base di nuove evidenze o di una diversa interpretazione delle informazioni esistenti, considerando tutte le parti politiche e sociali in causa come testimoni importanti. L'uso negativo del termine revisionismo si riferisce invece alla manipolazione della storia per scopi politici. Inoltre occorre non confondere il revisionismo a tutti gli effetti con la pseudostoria, il revisionismo politico, il negazionismo e le teorie del complotto
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<<  Al processo che portò alla legge sul Giorno del Ricordo contribuirono anche alcuni storici, al prezzo però di chiudere un occhio sul metodo utilizzato per ricostruire le vicende delle foibe. Era infatti impossibile concedere un margine di “gioco” a discorsi  sviluppati in ambienti revanscisti senza che l’alchimia politica intaccasse il rigore del metodo, soprattutto rispetto alle foibe la cui narrazione è retta anche da fallacie logiche ad ignorantiam – la famosa «teiera di Russell» fluttuante nello spazio fino a impossibile prova contraria – e ragionamenti post hoc ergo propter hoc.L’esempio più classico di fallacia ad ignorantiam: ci sono 1.700 “foibe” (cavità carsiche) in Istria, solo una minima parte fu setacciata dopo l’ottobre del ’43, ergo in tutte le foibe inesplorate si celavano cadaveri ora non più recuperabili.L’esempio più classico di ragionamento post hoc:  dopo le foibe  – quanto dopo non importa –  gran parte degli italiani lasciarono l’Istria, ergo le foibe furono una pulizia etnica per mandare via gli italiani.Proprio nel momento in cui si raffinava il metodo della storia orale, che guadagnava faticosamente riconoscimento scientifico grazie a regole rigorose, sul confine orientale si apriva invece la porta alle leggende metropolitane.>> o    quanto meno  a tesi storico  parziali . Infatti    sempre secondo    quanto  dice   il sito  www.wumingfoundation.com/giap/  <<  Per capire quanto sia facile imbastire storie da pochi dettagli basta dare un’occhiata a questo post pubblico di Pierpaolo Silvestri, proprio lui, l’«interlocutore privilegiato» di Sessi nella ricostruzione della morte di Norma Cossetto:

Silvestri all’opera, tra horror, splatter e madri profanate. «La memoria per parlarci ha bisogno anche di questi passatori.» (Frediano Sessi, parlando di Silvestri)
Partendo da una bislacca interpretazione dell’epitaffio sulla tomba di una giovane sposina istriana morta negli anni della guerra – in un’epoca peraltro in cui l’Istria era sotto il tallone di ferro nazista – viene tirata fuori da chissà dove un’allucinante storia splatter. Nessuno dei nominativi indicati risulta nemmeno nei più “generosi” tra gli elenchi di caduti RSI e martirologi degli infoibati.Il discorso revanscista e nazionalista predilige gli articoli di fede alle evidenze storiche perché è un discorso che mira a persuadere e non ad analizzare, celando dietro il codice del lutto un intento eversivo sul piano storico. Così la ricerca storica viene sottoposta al ricatto morale del pietismo e un debunking sulle leggende non verificate sulle foibe viene respinto come un’offesa al dolore dei congiunti.E se l’articolo di fede sostituisce l’evidenza storica è facile manipolare anche il concetto di negazionismo: da termine usato per qualificare coloro che negano le evidenze storiche dello sterminio nazista diventa interdizione a effettuare verifiche e contestualizzazioni storiche sulle foibe.Un esempio di questo dispositivo lo troviamo nella risposta che a suo tempo una serie di personalità legate all’associazionismo nazionalista «giuliano-dalmata» firmò in reazione alla nostra lettera aperta ad Internazionale, dalla quale scaturì il relativo speciale:
«come sopravvissuti e testimoni della Shoah vengono interpellati in occasione del Giorno della Memoria ed i tentativi revisionisti o negazionisti vengono silenziati, così anche la comunità degli esuli chiede rispetto per i propri lutti, empatia per le proprie sofferenze e assenza di livore e di velleità giustificazioniste nelle ricerche storiche che li riguardano da vicino».
Lo stesso argomento lo troviamo usato dal senatore Maurizio Gasparri in un attacco ad ANPI Brescia, che aveva segnalato la prima puntata di questa miniserie.
A questo ribaltamento semantico contribuirono indirettamente anche quegli studiosi che avevano intrapreso un processo di negoziazione con le realtà politiche che volevano il Giorno del Ricordo. Raoul Pupo e Roberto Spazzali, nel loro volumetto Foibe uscito per Bruno Mondadori nel 2003, elaborarono una curiosa classificazione a mo’ di «gironi danteschi» di storici, ricercatori ed opinionisti che avevano trattato la storia del confine orientale nel secondo dopoguerra (perlopiù triestini e qualche sloveno).Pur non richiamando esplicitamente i negazionisti della Shoah, Pupo e Spazzali annoverarono nella categoria «negazionismo e riduzionismo» sia i comunicati partigiani jugoslavi dell’epoca che tentavano di contrastare la propaganda nazifascista, come la relazione di Anton Vratuša al CLNAI, sia coloro che più di cinquant’anni dopo intrapresero verifiche sugli elenchi dei caduti come Claudia Cernigoi. Accomunati dal tentativo di «giustificare» le foibe.Ma queste classificazioni che si propongono di sistematizzare in maniera definitiva un canone storiografico sono in realtà facilmente rinegoziabili. Basta un niente per ritrovarsi nel gradino più basso dell’’nferno. Nel 2011 uscì il libro Nel nome di Norma (Solfanelli) di Luciano Garibaldi e Rossana Mondoni che, dopo aver messo esplicitamente Claudia Cernigoi e Alessandra Kersevan accanto ai negazionisti della Shoah, infilava gli stessi Pupo e Spazzali in «quella storiografia che li annovera tra i cosiddetti “giustificazionisti”».
Forse è troppo tardi, forse il danno è già irreversibile, ma   si  vuole comunque rivolgere un accorato appello a tutti gli storici : la storia non è negoziabile con chi rifiuta il metodo storico, farlo significa permettere a costoro di distruggere la credibilità delle istituzioni storiche, e fidatevi, non mostreranno alcuna pietà per chi li ha fatti entrare.

In attesa  d vedere  il  film  su norma  crossetto      con questo  è  tutto