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30/07/18

cosa dobbiamo aspettarci ancora che per ammettere che l'italia sta diventando un paese sempre più razzista ? il caso Daisy Osakue

Dopo l'ennesimo caso di violenza a danno di una persona di colore ( vedere qui l'elenco delle precedenti   )  per  giunta  cittadina  italiana  a tutti  gli effetti ,


Daisy Osakue, 22 anni, nella nazionale azzurra di atletica leggera, ha subito un’aggressione durante la notte a Moncalieri. La giovane stava tornando a casa con delle amiche, quando da un’auto in corsa le sono state lanciate delle uova. Osakue è stata colpita nell’occhio e deve ora essere operata. In un primo momento si considerava a rischio la sua partecipazione agli Europei di atletica leggera, che si terranno dal 6 al 12 agosto a Berlino.


mi  chiedo  sempre  più   come



Nessun testo alternativo automatico disponibile.
amite Instagram 
<>  ,ecco  due  commenti  revisionisti fatto sulla mia bacheca  hanno cosi  coommentato lìeventoi in questione   



Giandomenico Vanni d'Archirafi
Vediamo I neri quante violenze hanno fatto in 50gg, compresi i reati.



Mario de Carlo
Quelli non sono razzisti,ma solo coglioni che vanno decapitati ,cazzo però anche voi fate del razzismo,perché non postate quando uno straniero violenta uccide o peggio fa del cannibalismo ,andate avanti così ,che i coglioni razzisti prendono più potere

<< l’ondata di violenza razzista >>


Ora  sia    che si tratti  di razzismo  vero o presunto  in quanto

Pierluigi Catellani Notizia incompleta e scorretta
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Giuseppe Scano Perché ?  aiutaci tu allora a completarla
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Pierluigi Catellani Giuseppe Scano a Moncalieri c’è un gruppo di ragazzi che si diverte a tirare uova dalla macchina contro le persone, qualche giorno fa hanno colpito 3 donne bianche e qualche giorno prima un anziano pensionato bianco, non c’entra niente il razzismo.
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Giuseppe Scano Pierluigi Catellani ok grazie della precisazione
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 ed  la  testimonianza  di  un mio amico non solo  facebookiano   

Luigi Agus
La situazione è di piena regressione culturale. Siamo tornati ai tempi della Colonna Infame purtroppo... L'altra sera passeggiando per Marsala nella piazzetta ad inizio corso, centralissima, c'era un predicatore con tanto di microfono e Bibbia alla mano che aveva parole di fuoco contro gli omosessuali. La gente stava là imbambolata ad ascoltare le sue cretinate... tempi davvero bui...
come dice Gianfrano Masia sul fatto quotidiano d'oggi 30\7\2018 << (... )  licenziata dal ministro Salvini con una battuta di quarta categoria. Proprio oggi, in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, è venuto il momento di diffondere e difendere la verità contro chi semina odio e crea Fake News ad arte per giustificare e fomentare questa violenza razzista e xenofoba. Che trova origine solo dalle bugie come quella su Josefa, inventate e condivise dai professionisti dell’odio.Undici casi in 50 giorni, e ho voluto citare solo i più eclatanti, senza contare le decine di violenze subite in silenzio da uomini, donne e bambini e mai denunciate. E chi è il mandante di tutto questo? Probabilmente lo stesso ministro che tenta di minimizzare. E per il quale sarà il caso di organizzare una mobilitazione nazionale quanto prima possibile. iffondiamo quanto più possibile questo elenco dei casi di razzismo e violenza inventati dalla “sinistra” [.... continua qui >>
 Se tali fatti sciolgono la lingua ad un tipo silenzioso , come il presidente della repubblica , tanto d'aver ricevuto da molti gioornalisti e non solo l'epiteto di mummia ( solo per rimanere tra i più eleganti ) siamo proprio messo male . La situazione politico culturale non é delle migliori. Copio  da  un post   facebook  di Guido Melis non   riesco a  trovarlo sulla  bacheca ,   vado a menoria  ,  Nella distrazione semi-totale si susseguono atti di violenza razzista. E' ormai uno stillicidio. Ora anche una campionessa nazionale azzurra di atletica. La cosa più strabiliante, se non fosse scandalosa, è che nessuno, dico nessuno, del Governo dice una parola. Né Salvini, che anzi reagisce da quel razzista in pectore che è, né i suoi alleati del M5s, che dimostrano una volta di più di essere fascisti 2.0. Nessuno ricorda il 1938 e le leggi razziali (e dire che cade proprio ora l'anniversario),nessuno organizza manifestazioni di reazione. In altri tempi avremmo riempito piazza San Giovanni a Roma. Oggi l'unica voce che capita di sentire è quella, onesta e giusta, del presidente Mattarella. Ma possiamo affidare la nostra storia e la nostra civiltà al solo Mattarella ? No..non possiamo...abbiamo il dovere morale e civico di denunciare anche su Facebook ogni atto di orrore! E sottolineo ogni! I nostri fucili devono sparare parole e fiori...mai violenza! Abbiamo dalla nostra la cultura storica, il buon senso, la sensibilità..il voler rimanere umani! La violenza non deve essere mai la via Da qualsiasi parte arrivi!

10/02/17

Norma Cossetto emblema della sofferenza femminile nell'Istria e Graziano Udovisi, italiano di Pola, l'ultimo superstite delle foibe istriane, scampato per miracolo alla morte nel 1945

Con questo post  e  i link  riportati  sotto   si conclude  per  quest'anno  il mio 10 febbraio o  giorno del ricordo

 Per lo stesso motivo espresso nei post  precedenti  sempre  dedicato  al giorno del ricordo   racconto la storia  di  Norma  Cossetto (   trovate  sopra  in cima    i link  da  cui  ho appreso  news ) e l'intervista del 2006 fatta    da  famiglia  Cristina   a Graziano Udovisi, italiano di Pola, l'ultimo superstite delle foibe istriane, scampato per miracolo alla morte nel 1945: «Fui bollato come collaborazionista e sono finito in galera per due anni. Non hanno guardato se avevo combattuto per salvare i miei connazionali e le nostre famiglie. Sono stato umiliato»
Lo so che qualcuno potrà dire : ma come racconti la storia di fascisti ? e contraddittorie specie la prima piena di ombre, proprio perché, in possesso di poca documentazione e solo sulla base d testimonianze di parte, la cui vicenda risente dell'influsso negativo dei pochi elementi disponibili ?
Per  quanto riguarda  la  prima   rispondo  con accenni alla sua storia  . 
 Certo  Il padre, Giuseppe Cossetto, era un dirigente locale del Partito Nazionale Fascista: ricoprì a lungo l'incarico di segretario politico del Fascio locale e di commissario governativo delle Casse Rurali. Inoltre fu anche podestà di Visinada. Nel 1943 era ufficiale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e in seguito ai fatti dell'8 settembre fu trasferito presso il Comando della Milizia di Trieste[1].(  dalla  voce  Norma  Cossetto   di   Wikipedia  )  .Ma  cosa  importa   non è detto che per forza un figlio ( figlia in questo caso ) debba essere delle stesse idee politiche \ culturali dei propri genitori . Inoltre l'ipotesi di Giacomo Scotti (che non cita alcuna fonte in merito), secondo la quale al primo arresto rifiutò di rinnegare la sua adesione al fascismo, non sarebbe confermata  .  E poi   anche  se    fosse  stata fascista  ( (   in  maniera  autonoma    cioè non influenzata   dai genitori o   perchè da  essi  influenzata  ))    visto  che  aveva aderito  ai  Gruppi Universitari Fascisti   cosa  cambia  ?  sempre  un abuso della sua persona     una  volta   catturata . Sia  che   fosse  fascista   o perchè come le donne uccise  durante  la  guerra  civile  Colpevoli spesso di essere mogli, madri, sorelle o figlie di persone ritenute condannabili dal regime, molte donne in quegli anni vennero catturate al posto dei loro congiunti, usate come ostaggi o per scontare vendette personali. (  da  http://www.enciclopediadelledonne.it)   è  stata  commessa  su  di lei  e  sul suo  corpo   una  serie  indicibile  di violenze  e  brutalità . Infatti  <<  La sua vicenda è lo spunto per riflettere sulla brutalità della guerra, che annulla la dignità di qualsiasi essere umano o comunità. Nessuno può considerarsi al riparo da violenza e terrore, quando il meccanismo dell'odio è in pieno funzionamento.>>  (  "  bugiardino  "  del libro 'Foibe rosse', di Frediano Sessi  Collana: Gli specchi della memoria Anno edizione: 2007  Pagine: 149 p. , ill. , Brossura EAN: 9788831791472   )



























Norma Cossetto, talvolta menzionata erroneamente come Norma Corsetto ( Visinada17 maggio 1920 – Antignana, 4 \ 5 ottobre 1943),
la  storia   di   Graziano Udovisi   mi porta a  rispondere  la  domanda  che    sicuramente  mi verrà   sicuramente  fatta    come mai hai scelto  il suo caso  ?
non esiste  un  motivo  specifico per  cui   ho scelto   tali casi . Forse  perchè  sui   massacri delle foibe  termine  con cui  s'indica  indicano  gli eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia,avvenuti durante la seconda guerra mondiale ad iniziare  dal 1942\3  1945   e nell'immediato secondo dopoguerra.
IL loro caso   sono quelli  che    credo  mi sono rimasti  più  impressi   per i  motivi  di cui  ho parlato  nelle  righe precedenti e  perchè furono le prime   notizie  che  senti su tali atrocità nei racconti   che mi facevano degli amici di mio nonno paterno   alcuni esuli  da quelle  zone   e  lessi   dai  suoi libri  fascisti  .
 Non riuscendo  a trovare  altre parole  su  tale evento  drammatico 😈😔😪  lascio  le  parole   all'articolo  che ho letto   (  e    riportato  integralmente    per  paura   essendo  dell'anno  scorso   scomparisse e magari  non fosse  più disponibile   nel mare   magnum  che  è internet  )   http://notizie.tiscali.it/


Spesso mi sorprendo al cospetto delle nuove generazioni che ignorano la Storia, che non l’amano come dovrebbe essere amata. Ho sempre dovuto reprimere un brivido di intimo rifiuto leggendo quel “la storia non è magistra di niente che ci riguardi” con cui Montale sembra ammonire che nell’esercizio della memoria ci si rifugia forse più per devozione che per la ricerca della verità
Norma Cossetto
da http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/norma-cossetto/
Ma si può chiedere ancora alla Storia di insegnarci qualcosa ? A volte credo,  come  La stessa  Laura  Venezia  ,  che i più giovani se ne discostino perché sembra che nel ricordare il passato non ci sia nulla che si avvicini alla quotidianità. Eppure, nelle mie solitarie scorribande attraverso la rete, alle ricerca  di storie   sula  giornata  del 10  febbraio  mi imbatto più volte nella figura di una donna, Norma Cossetto ,che prima di essere ricordata come un’eroina era soprattutto una ragazza, che poi sarebbe diventata l’emblema della sofferenza femminile nell'Istria e nella Venezia Giulia in quella manciata di anni che va dal 1943 al 1945.
Perché la Storia, e in modo particolare il ricordo del massacro delle foibe  e  dell'esodo  che  n'è  seguito   che cade ogni anno il 10 di Febbraio, insegna soprattutto questo: che a volte nella vita possono contare più alcuni giorni o mesi piuttosto che tanti anni. Così fu per la giovane Norma, studentessa universitaria istriana, della quale restano i ricordi dei coetanei, soprattutto la memoria della sorella Licia da  cui apprendiamo   che : Norma era una ragazza che amava lo sport e la filosofia (si laureò in lettere e divenne insegnante), parlava bene le lingue straniere, studiava pianoforte e canto. Nel 1943 comincia a raccogliere del materiale per la sua tesi di laurea sul territorio istriano così ricco di bauxite e intitolata appunto “La terra rossa”. La sua vita di ragazza normale termina nel Settembre dello stesso anno, quando un gruppo di partigiani titini irrompe in casa Cossetto; Norma viene arrestata e, opponendo un netto rifiuto alla possibilità di collaborare con il Movimento Popolare di Liberazione, viene seviziata, torturata e poi gettata nella foiba di Villa Surani.




Adesso la   storia  di Graziano Udovisi  raccontata  da



Alberto Laggia  Alberto Laggia alberto.laggia@stpauls.it



“Sopravvissuto e umiliato”: questo è il titolo con cui usciva nel febbraio del 2006   su  Famiglia Cristiana l’intervista all’unico sopravvissuto delle foibe istirane, Graziano Udovisi  (  morto  nel 2010 ) Milite nella Milizia Territoriale fascista specializzata nella lotta senza quartiere ai partigiani che aveva deciso di raccontare, dopo tanti anni, la sua terribile storia di “infoibato”, salvatosi per puro caso. Nel 2010 è morto all’età di 84 anni. Raccontò la sua storia nel libro-testimonianza “Sopravvissuto alle foibe”.
Lo sfogo è di chi per troppi anni ha dovuto tacere: ”Bisogna che si sappia come un italiano è stato trattato. Dopo tutto quello che ci è accaduto, nel 1945 il Tribunale di Trieste, che era sotto il Governo alleato, mi ha bollato come collaborazionista e sono finito in galera per due anni. Non hanno guardato se avevo combattuto per salvare i miei connazionali e le nostre famiglie. Sono stato umiliato”.
L'esperienza della prigione, dopo l'esodo nel '45, non l'aveva ancora raccontata a nessuno, Graziano Udovisi, ottantenne istriano di Pola, l'unico superstite italiano alla tragedia delle foibe ancora vivo. Stringendosi al pugno con orgoglio la statuetta dell"'Oscar Tv 2005" ricevuto al galà televisivo in cui si premiava Il cuore nel pozzo, fiction sulle foibe trasmessa dalla Rai all'inizio dello scorso anno, Udovisi, ex-maestro elementare che da molti anni vive a Reggio Emilia, racconta ancora una volta tra le lacrime la sua terribile esperienza di "infoibato".
Non è da molti anni che ha trovato il coraggio di far memoria pubblica della sua vicenda personale. D'altra parte non è da molto che è stata vinta la cosiddetta "congiura del silenzio" attorno alle stragi compiute dai partigiani titini nell'autunno del '43 in Istria e poi nel '45 soprattutto a Trieste e a Gorizia. È solo dal 2005 che in Italia si commemorano nel "Giorno del ricordo" (il 1O febbraio) i morti delle foibe e i profughi dell'esodo istriano, alcune migliaia i primi, quasi 300.000 i secondi.
L'8 settembre del '43, il diciottenne Udovisi, neodiplomato alle magistrali, figlio di un macellaio istriano e di una triestina, stava passeggiando per le strade di Pola quando apprese della firma dell'armistizio. La guerra era finita. “Per l'Italia era una benedizione, ma per noi una maledizione. Fin da subito le notizie dell'occupazione da parte dei partigiani slavi di alcune città istriane erano accompagnate da voci di atrocità perpetrate sui nostri connazionali, soldati e civili”, racconta Udovisi.
“Ma di foibe ancora non si parlava. Fu a metà di ottobre che le voci diventarono tragiche certezze. Partecipai alla prima ricognizione fatta a Vines, in una grossa fenditura rocciosa del terreno dove si sospettava fosse finito il padre di un ragazzo di Albona. Ne usciva un odore nauseabondo”. Quella di Vines era una delle centinaia di profonde cavità naturali di cui è traforata tutta l'Istria (foiba è un latinismo che significa proprio "buco", "fossa"), e i vigili del fuoco di Pola vi estrassero i primi cadaveri. “Il primo corpo a essere recuperato fu quello del l'autista italiano della Questura. Alla seconda ricognizione si trovarono altri due corpi, legati tra di loro da un cavo d'acciaio. In pochi giorni furono rinvenute 84 salme a profondità diverse, fino a 150 metri”. Vines passerà alla storia come la prima foiba.
Nelle mani dei partigiani slavi
“Fu quell'orrore che mi convinse ad arruolarmi nel secondo reggimento della Milizia difesa territoriale (Mdt) che Libero Sauro stava costituendo per fronteggiare le truppe di Tito”. E si arriva al 1945. Pochi giorni dopo il 25 aprile, il sottotenente Udovisi, sciolto il presidio, decise di consegnarsi al comando dei partigiani slavi che erano entrati in Pola. “Venni subito imprigionato e ammanettato con del filo di ferro. Il primo trasferimento a piedi fu a Dignano, a 10 km da Pola. Durante gli interrogatori mi ruppero i timpani facendomi esplodere dei colpi di fucile vicinissimo alla testa”, racconta mostrandoci gli apparecchi nelle orecchie necessari per udire. “Proseguimmo fino al borgo detto di Pozzo Littorio, ai piedi di Albona. Venimmo rinchiusi nella palestra di una scuola dove stavano altri giovani soprattutto italiani, che erano costretti a correre a testa bassa e a schiantarsi contro la parete. Fatti rinvenire a secchi d'acqua e calci, dovevano ripetere la corsa. La notte del 12 maggio siamo arrivati a Fianona. Ci hanno spogliato di tutto, lasciando ci solo i pantaloni, e rinchiuso in una stanzetta di quattro metri per tre, in trenta, privi di cibo. Disidratati, imploravamo dell'acqua e ci hanno allungato un fiasco pieno d’urina”.
Alla sera del giorno dopo hanno iniziato a torturare l'ufficiale italiano con una verga di fil di ferro piegato in cima, a mo' d'uncino. Una donna tra gli aguzzini lo colpisce col calcio di una pistola, fratturandogli la mascella. “Quindi ci le gano in sei, l'ultimo dei quali era a terra svenuto e viene trascinato con il filo di ferro legato al collo. Ci portano fuori e ci trascinano fin davanti alla foiba. Mentre legano un grosso sasso all'ultimo del nostro gruppo, mi metto a pregare”, continua in lacrime. E mentre i cinque slavi iniziano a sparare col mitra, Udovisi si getta nel buco. Quel gesto disperato sarà la sua salvezza, “perché dopo un salto di 15-20 metri, o uno spuntone di roccia o un colpo di mitraglia spezza il filo di ferro che ci univa tutti in questo assurdo connubio. Sono finito sott'acqua e una mano s'è liberata permettendomi di risalire in superficie e tirare per i capelli un compagno che era vicino a me. I partigiani, però, hanno iniziato a sparare e a tirare un paio di granate che per fortuna ci hanno solo ferito di striscio”. Fermi tra gli anfratti per lunghe ore, i due sono risaliti la sera successiva e, sempre procedendo di notte, Udovisi in quattro giorni è riuscito a tornare a Pala allo stremo delle forze. «Erano otto giorni che non mangiavo. Alla porta di casa mia sorella mi ha aperto, ma senza riconoscermi».
Il sopravvissuto istriano ha conosciuto, subito dopo, il dramma dell'esodo e l'infamia del carcere. Non è più tornato nella sua "amatissima" terra, non ha più avvicinato una foiba. È rimasto in vita, ma la foiba gli ha inghiottito l'esistenza. Se la memoria di queste stragi è riemersa dall'abisso dell'oblio lo deve anche alla sua dolente voce.
La sola colpa di Norma  e Graziano  , come di tante altre donne e uomini uccisi  ed alcuni sopravvissuti   gettati nelle foibe, fu quella di attraversare il mondo e la Storia in uno dei suoi momenti più tragici, soprattutto in uno dei territori più divisi e tormentati in quella terra rossa tra Italia, Slovenia e Croazia ovvero il confine orientale  di cui si può ancora trovare una traccia in qualche sbiadito dagherrotipo dell’epoca. Il 10 Febbraio, così vicino al giorno del ricordo della Shoah, va celebrato ,ovviamente  senza metterle sullo stesso piano   vista la  loro diversità  anche se  uniti  dall'aberrazione umana proprio per non dimenticare la terra rossa come il sangue.>>
Concocordo  con  http://www.wumingfoundation.com  (   per  l'articolo   vedi  url  inizio post  ) << Quindi i I morti saranno forse «tutti uguali» (qualunque cosa significhi), ma sono diverse – a volte opposte e inconciliabili – le cause per cui si muore. Se non si riconosce questo, l’uguaglianza tra i morti è solo una supercazzola per difendere un sistema basato sulla disuguaglianza tra i vivi.  >>
Viviamo --  sempre  dall'articolo   di http://notizie.tiscali.it -- il tempo della velocità, delle connessioni rapide e della solitudine più profonda. Un tempo che si addice poco alla memoria e alla lentezza, e che è tanto più inquietante perché assomiglia alle foibe, quegli inghiottitoi carsici che furono il buco nero di tante vite di italiani. Ricordare è necessario. La Storia ci dice che non possiamo fare niente di più giusto.


con   queste parole  concludo  il post  d'oggi  alla  prossima ......

24/01/14

post dedicato ai revisionisti estremi \ negazionisti dell'olocausto \ shoah [ perchè ricordo l'olocausto ]

Come da titolo il post d'oggi è dedicato a tutti quelli \ e che con


prende per  oro colato    gruppi  e siti  revisionisti estremi- negazionisti  

tale  gruppo (  facente  caèpo a  http://olodogma.com/ o  http://olodogma.com/wordpress/  ed  al  gruppo  facebook https://www.facebook.com/RevisionismoStorico è  stato condanato  come potete  leggere   da  questa   sentenza  http://snipurl.com/28ht7m0  in cui viene rigettato  il loro ricorso  


N.b
uso questo termine  per  1) per  distinguerlo dal normale  revisionismo  che a  volte  può essere    funzionale alla storia  e ala  sua ricerca  , in quanto  niente  e per  sempre   \  fisso definitivo   e  determinati eventi  ed opinioni  \  interpretazioni possono essere messi in discussione   da  nuovi documenti  e\o testimonianze  , ecc ., 2) per il labile  confine tra  revisionismo e  negazionismo  

 ed  è per  questo che   l'unica  arma che ci rimane  è  il ricordo per evitare che similei  stronzate diventino verità ,e che la verità diventi bugia
Ma soprattutto 

Non dimenticateVi chiedo una sola cosa: se sopravvivete a questa epoca non dimenticate. Non dimenticate né i buoni né i cattivi. Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi. Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia. Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi. Erano persone, con un nome, un volto, desideri e speranze, e il dolore dell 'ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà. Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi. Julius Fucik eroe e dirigente della Resistenza cecoslovacca, impiccato a Berlino l’8 settembre 1943




http://ita.vho.org/
http://it.wikipedia.org/wiki/Revisionismo
http://it.wikipedia.org/wiki/Revisionismo_storiografico
http://it.wikipedia.org/wiki/Negazionismo
http://it.wikipedia.org/wiki/Negazionismo_dell%27Olocausto
http://www.olokaustos.org/saggi/saggi/negaz-ita/negaz0.htm
http://olokaustos.org/saggi/saggi/revisionismo/index.htm  con  le relative pagine




03/03/13

quando il negazionismo nega la verità e la realtà

 non sono ( e non  lo sarò mai  )   d'accordo   con  le lobby ed  in particolare  quelle  delle armi   ora  dopo questo articolo    di repubblica   del 28\2\2013. Esso  è stato    ritrovato  oggi  , mentre   prendevo dei giornali vecchi   per  accendere il  fuoco del camino . Ora  posso capire  l'opposizione alla  riforma  obama  sulle  armi  , ma  non la bassezza  ed  il modo presunto con cui viene applicata  .Infatti  ,  a me  che in parte  sono complottista  ed appassionato di misteri ed intrighi  ,  talke cosa mi sta  dando  a nausea  , perchè in questo cvaso il complottismo non c'è  e si presta  ad un uso strumentale  di  tale  triste  vicenda 
Prima dell'articolo  riportato sotto   trovate   qui  a  sinistra  un breve  sunto  della  vicenda  in questione

I negazionisti  della strage dei bimbi  l’ultima follia che indigna l’America  Newtown presa d’assalto. Il sospetto che dietro ci sia la lobby delle armi


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE  FEDERICO RAMPINI

NEW YORK
È l’ultimo oltraggio inflitto a Newtwon. La cittadina del Connecticut martoriata  dalla strage di 20 bambini il 14 dicembre scorso, ora deve subire anche questo: l’invasione dei negazionisti.
Arrivano da tutta l’America.Sono seguaci dell’ultima teoria del complotto. Vogliono  raccogliere le prove: che la strage  non è mai avvenuta, è una montatura,una finzione. Orchestrata dai media di sinistra. Ordita forse da Barack Obama per ottenere limiti sulle armi. Sembra troppo crudele eppure è vero: i genitori dei bambini massacrati nella scuola elementare Sandy Hook sono assediati da questa folla di invasati. Li aspettano sotto casa per fargli domande, coglierli in fallo, scoprire versioni che non coincidono su quel che accadde il 14 dicembre. Il dilagare di questo macabro negazionismo lo hanno scoperto per primi,a loro spese, i redattori del  piccolo giornale locale The Newtown Bee. Ora la loro denuncia viene rilanciata a livello nazionale dal New Yorker.
Non è un fenomeno ristretto a pochi fanatici. Ha già avuto oltre dieci milioni di spettatori un mini documentario di 30 minuti che è il film-culto dei negazionisti.
S’intitola “Sandy Hook Shooting – Fully Exposed”, cioè tutta la verità su Sandy Hook messa a nudo. Il video riprende le cronache televisive andate in ora nelle prime ore dopo la strage dei bambini, per sottolineare con maniacale e paranoica pignoleria ogni discrepanza, rettifica,contraddizione: sulla cronologia della sparatoria, sul tipo di armi usate. Nel rivedere e commentare quelle immagini televisive, gli autori del documentario notano con sospetto che i genitori di tre bambini (“presunte” vittime)
non sembrano «abbastanza addolorati » davanti alle telecamere.
Sono dunque dei simulatori? Un altro cittadino di Newtown  intervistato dalle tv subito dopo la strage, Gene Rosen, secondo il documentario-denuncia sarebbe un «noto attore», specializzato nel recitare in «situazioni di  crisi». I reporter del Newtown Beesono tra i bersagli dell’invasione negazionista. «Quando le troupe televisive lasciarono Newtown –scrive Rachel Aviv sul New Yorker – e cioè poco dopo gli ultimi funerali dei bambini, una nuova categoria di investigatori prese il loro posto. Appartengono a The Sandy Hook Truther Movement ». La sigla di questo movimento ne evoca un’altra.


“Truther” cioè difensori della verità,così si definivano anche coloro che volevano dimostrare che Barack Obama non è nato alle Hawaii bensì in Kenya, dunque è un impostore, un alieno ineleggibile come presidente.Nel fuoco della campagna elettorale del 2012, fino al 30% degli elettori repubblicani si convinsero della teoria dei “truther”. A nulla servì che la Casa Bianca esibisse il certificato rilasciato dal
reparto maternità nell’ospedale delle Hawaii.Ora questo nuovo Truther Movement ha una certezza ben
più agghiacciante: il massacro di Newtown non è mai avvenuto,quel giorno andò in onda una gigantesca
messinscena, con la finalità di limitare il diritto costituzionale alle armi. L’invadenza dei negazionisti è ossessiva: il piccolo municipio di Newtown è assediato da domande di certificati di decesso, richieste sull’ubicazione specifica delle tombe dei bambini. Il sindaco sta cercando  di varare delle limitazioni sull’accesso pubblico all’anagrafe,perché non riesce a star dietro a tutte queste domande. La più tartassata è la fotografa del giornale Newtown Bee, Shannon Hicks. Fu lei a scattare la maggior parte dei servizi fotografici nella prima ora dopo la strage, quando non erano arrivati gli inviati della stampa nazionale né le troupe televisive da fuori. Una in particolare: la foto dei bambini evacuati dalle maestre, che si tengono per mano (a occhi chiusi per non vedere i cadaveri dei compagni) uscendo dalla scuola. Su
quella foto la Hicks ha ricevuto email e telefonate da tutta America,con domande insidiose per coglierla in fallo, smascherarla come un’impostora. Un negazionista è arrivato in macchina fin da Ottawa in Canada, e si è introdotto nella redazione del  Newtown Bee per chiedere dov’è  finito «il secondo sospetto interrogato dalla polizia, poi sparito».
Il direttore e il caporedattore del  Newtown Bee, sono tempestati  di domande sull’assassino Adam Lanza. Perché si sa così poco di lui? Perché la sua vita a Newtown sembra quasi non avere lasciato tracce ? Esisteva davvero, costui ?


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