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10/02/19

quando si potrà parlare del confine orientale ( e tutti gli avvenimenti fino al 1954 ) senza scannarsi e senza strumentalizzare ?

colonna sonora del post Kings - La risposta nel vento
 Parole e musica di Bob Dylan qui l'originale ( 962) Traduzione di Mogol



Lo so  che    come  il sottoscritto  ,  non  ne  potete  più  di  sentire  parlare  di    foibe   , esodo ,    e  tutte le  polemiche  sempre  uguali   che  si iniziano     ,  non appena   terminata  la  bisettimanale    giornata  del  27 gennaio  ,  fino  al   12  febbraio   e  in alcuni  siti nazionalisti anche  dopo  .  



Ma    alcuni  fatti 

1)   la  disinformazione ed  uso  distorto  fatta      da  ilprimatonazionale,it  


Roma, 9 feb – Alla fine, all’alba del Giorno del Ricordo, anche il Partito Comunista di Marco Rizzo si è unito al vergognoso carrozzone dei revisionisti-censori che nei giorni scorsi hanno fatto a gara per infangare la memoria di coloro che morirono nelle Foibe massacrati per mano dei partigiani titini. Dal convegno negazionista di Alghero quello di Parma passando per le dichiarazioni dell’Anpi di Rovigo e gli sfregi vandalici a Ramelli e Norma Cossetto: mancavano giusto all’appello le dichiarazioni di Rizzo e soci a completare il quadro.  [....  continua  qui  ] 
  sulle  parole    di   Marzo Rizzo   

  direttamente  dal sito incriminato  

RIZZO (PC): «SU FOIBE CONTINUE FALSIFICAZIONI. L’ANPI SBAGLIA A DISSOCIARSI».

08 febbraio 2019di 
«Sulla vicenda delle foibe ormai è impossibile esprimere in Italia un giudizio legato alla verità storica e alla contestualizzazione degli eventi. Chiunque affermi il vero, e cioè che quello che è avvenuto non puo’ definirsi genocidio, nè pulizia etnica, e soprattutto che le vittime non erano nell’ordine nè delle centinaia di migliaia nè dei milioni come arrivano ad affermare settori di destra, viene tacciato di negazionismo. Sbaglia l’ANPI a dissociarsi da serie iniziative di storici che mirano a contrastare con il rigore della ricerca questo mare di propaganda» Così Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista. «Sulle vicende del confine orientale è stata costruita una narrazione che ha stravolto la realtà, che non fa i conti con le responsabilità dell’Italia fascista, alimenta il mito del “buon italiano”, utile alla propaganda nazionalista anche per l’oggi. Una cosa sono episodi di giustizia sommaria e rappresaglie, per quanto brutali, pero assai comuni durante la guerra, e nella maggior parte in risposta ai crimini perpetrati dalla colonizzazione fascista. Altro è quello che la propaganda revisionista afferma oggi a reti unificate. La costruzione della memoria collettiva è demandata a sceneggiati privi di reale riscontro storico come quello che andrà in onda sulla Rai questa sera. Si parla di ricerca della “memoria condivisa” ma in realtà si nobilita la falsificazione. La sinistra che ha appoggiato questa tendenza, è corresponsabile tanto quanto la destra, anzi forse di più. Al contrario – conclude Rizzo – difendere la verità storica significa evitare che narrazioni tossiche influenzino il senso comune, costruendo il terreno per nuove campagne belliciste che si profilano all’orizzonte e che nulla hanno a che fare con l’interesse dei popoli, a partire da quello italiano».






2)
 l'accettazione passiva dell'Anpi  tanto  da  rinnegare  o ritenere poco opportuno   farlo il  10  febbraio   la  contro celebrazione   e di certa sinistra delle tesi ufficiali delle commemorazioni del dieci febbraio ovvero soltanto il cavallo di troia usato dai fascistoidi (o presunti tali) per fare propaganda anticomunista al fine di nascondere i loro crimini ed esaltare quelli dell' "avversario " e dove non ci riescono equiparare i fascisti con i comunisti.... vecchia storia. 

<< i negazionisti >> come dice un commento al mio post su fb in cui riportavo ( la trovate anche qui sul blog ) la mia recensione sul film red land \ rosso d'istria << sono quelli che rifiutano la shoah, non quelli che fanno notare che si, qualcuno è stato infoibato, ma non è assolutamente paragonabile ne con i numeri ne con la modalità, con gli eccidi nazifascisti. Poi chiamami stupido quanti vuoi se non voglio piegare la realtà al revisionismo storico odierno. >>



  3)

 l'insistere   da  sinistra    ed  il caso    del  Partito della Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, La Talpa e l’Orologio, Gruppo teatrale l’Attrito  d'Imperia   che  nella      loro  giustissima     e  condivisibilissima  tesi  , ma    errata  in un punto   quella    nel vedere     fra   gli  infoibati  solo   ed  esclusivamente  fascisti  o collaborazionisti  e    non ammettere     o  non parlare   ed  lasciare    che  a  farlo  ed uso  e  consumo loro  sia  una determinata  parte   politica   di  quelle  che  avvennero   a  guerra  finita  e  di tutte le  sofferenze  come  se  non bastassero quelle  subite    durante la  guerra  e  la  sofferenza dell'esodo    ed   il   :  negarlo  ,   sminuirlo  ,  il   separarlo    dalle  vicende  prima  successe  per motivi ideologici è vomitevole oltre che molto pericoloso. La storia va affrontata per quello che è, se vogliamo che ci insegni qualche cosa!  Infatti   Nelle foibe ci sono anche comunisti, italiani che erano contrari al governo slavo, l'odio non ha limiti e porta a comportamenti aberranti come   questi a  cui ,   anche   se    c'è  ufficialmente una  risposta  , ma  mi sembra  troppo  banale   e riduttiva  cioè    reazione  alla  politica  fascista  e  nazista ,  risposta  non  c'è     come dice la  canzone   cita  come  colonna  sonora 

Dopo      i tali    motivi  ecco  perchè  è  necessario  ancora  parlare  del  confine  orientale  e  delle   foibe .  Evitiamo  che     dopo  un  cinquantennale silenzio  quasi totale    se ne parli   e  si ricordi in maniera  distorta  ed   strumentalizzata 
 ecco     che riporto  , anche  se  non concordo  con lui   che  definisce negazionisti    coloro  che tentano di  smontare  le  esagerazioni  numeriche   e le   leggende  ed  l'uso  strumentale  fatto    dalla destra  e  purtroppo   da  molta  sinistra  ,     questa  intervista   ad  uno dei massimi esperti   sulle  foibe   e  sul  confine   orientale     


  [.....] 
TPI ha chiesto a Raoul Pupo, professore di Storia contemporanea all’Università di Trieste e uno dei massimi conoscitori dell’argomento, di fare luce su alcuni aspetti ancora poco chiari nell’immaginario collettivo.
Professore, quali furono le conseguenze del fenomeno foibe e esodo?
Questi eventi messi insieme hanno provocato la scomparsa quasi integrale della componente autoctona bilingue e cultura italiana nei suoi territori di insediamento storico a Zara, Fiume e Istria in generale.
Le foibe in realtà non hanno avuto un ampio effetto, le migliaia di morti hanno provocato gravi ferite della memoria ma non hanno inciso particolarmente sugli equilibri nazionali e di potere della regione. Quello che ha provocato la principale frattura storica dall’epoca della romanizzazione è l’esodo, in quanto ha significato la sparizione di una delle componenti storiche della regione.
Mio nonno, esule, mi parlava spesso di quei “comunisti titini” e mi diceva che ai tempi di Mussolini viveva meglio. Non era il solo esule a pensarla cosi. Dire che gli esuli erano fascisti è soltanto uno stereotipo?
Gli esuli istriani erano saldamente anticomunisti, avevano provato sulla loro pelle cos’era il socialismo reale ed erano scappati via, quindi erano tutto meno che comunisti. Non è vero che fossero tutti fascisti, la maggior parte di loro nel dopoguerra votava Democrazia cristiana, soltanto alcuni piccoli gruppi votavano per il movimento sociale.
Quella degli esuli era una realtà popolare conservatrice, e quando qualcuno diceva che ai tempi di Mussolini stava bene vuol dire allora stava meglio rispetto a quello che ha vissuto dopo. Avendo rischiato la vita e vissuto situazioni invivibili a casa loro, il paragone con il passato è tutto a vantaggio dello stesso. Durante il fascismo l’Istria era stata una terra di povertà, dagli anni Venti ci fu una crisi economica dalla quale iniziò ad uscire appena dalla fine degli anni Trenta. Subito prima della guerra ci fu in seguito alla politica autarchica un inizio di ripresa economica e si cominciavano a vedere orizzonti migliori rispetto a una miseria secolare. Poi è arrivata la guerra che per loro ha voluto dire la fine di tutto.
Naturalmente questo riguardò la componente italiana della popolazione. La comunità slovena e croata aveva giudizi diversi, in quanto minoranza oppressa dal regime. La politica del fascismo era volta a distruggere la loro identità e a trasformarli in italiani. Anche dal punto di vista economico e sociale stavano peggio rispetto a prima, sloveni e croati erano per lo più braccianti senza terra o coloni. Nell’ultimo periodo dell’amministrazione asburgica, grazie a un tessuto di cooperative, erano riusciti ad avere un miglioramento del loro stato sociale riuscendo a comprare della terra. Poi il fascismo da una parte distrusse tutto il tessuto redditizio cooperativo che li sosteneva, poiché connotato in senso nazionale, dall’altro impose una fiscalità più grave: il risultato è che molti di loro persero la terra.
Chi furono i colpevoli dei vari eccidi?
Fondamentalmente i quadri del movimento di liberazione jugoslavo, movimento contro i tedeschi occupatori ma anche contro gli italiani. Gli esponenti del movimento erano alle origini figli di esuli istriani sloveni e croati che durante il ventennio avevano dovuto abbandonare quella terra. Arrivati in Istria si collegano con i loro parenti, esponenti del tradizionale nazionalismo croato, e su questa base creano prima il partito comunista croato poi il movimento di liberazione. Sono dei quadri che hanno un forte antagonismo sia sociale che nazionale nei confronti dell’italiano, che viene percepito come fascista, quindi poi quando hanno il potere si lasciano andare ad angherie di tutti i tipi.La violenza delle foibe scavò un solco di terrore fra la popolazione italiana. Le intimidazioni, bastonature, arresti e sparizioni del dopoguerra rafforzarono il clima di paura. Le ragioni dell’esodo sono però molto più complesse. In sintesi, il collasso della società italiana, dovuto alla duplice rivoluzione, nazionale e sociale, attuata dalle autorità jugoslave. Ciò creò una situazione di invivibilità generalizzata. Di conseguenza, quando – con ritmi diversi nei diversi contesti – le comunità italiane si resero conto che la dominazione jugoslava era divenuta definitiva, scattò il meccanismo dell’esodo.
Perché fu istituito il giorno del ricordo?
Venne istituito per cercare di sanare la ferita aperta nella coscienza degli esuli e dei parenti delle vittime delle foibe. Nonostante la loro integrazione perfettamente riuscita nel tessuto sociale italiano avevano dovuto silenziare le loro origini per ragioni non solo politiche ma antropologiche. Si erano inseriti nell’Italia del boom economico, l’Italia che voleva lasciarsi alle spalle tutto quello che voleva dire guerra, sconfitta, miseria. Non c’era posto per rivangare queste storie terribili.
Gli esuli rimasero zitti, molto spesso non avevano trasmesso queste storie nemmeno ai figli, le loro vicende erano conosciute all’interno dei circuiti speciali dei profughi ma quasi per nulla all’interno della comunità nazionale. Ne continuavano a parlare ossessivamente tra di loro, ma all’esterno era una storia che non interessava a nessuno.
Dopo la fine della guerra fredda c’è dappertutto in Europa una riscoperta di storie che prima erano state messe da parte, fra queste c’è anche la storia del confine orientale. Attraverso un complesso iter parlamentare arriva questa proposta per l’istituzione della giornata del ricordo che viene approvata in parlamento con una maggioranza larghissima, alla camera con pochissimi voti contrari e al senato addirittura senza opposizione.
Non trova che il Giorno del ricordo venga usato per esaltare la patria o l’italianità di certe zone più che per ricordare il dramma di queste persone?
Il Giorno del ricordo viene usato in tanti modi e può venire usato in senso puramente strumentale: è stato usato e continuerà a venire usato da parte di componenti politiche di estrema destra. Già dagli anni Novanta era partita una campagna dall’allora partito di Alleanza Nazionale per l’istituzione di vie e piazze ai “martiri delle foibe”. Era un’operazione politica di matrice neofascista.
Ma il Giorno del ricordo si presta sia per riconciliare la memoria degli esuli e delle vittime delle foibe sia per riscoprire tutta la storia del confine orientale, che è una storia abbastanza complessa, perché oltre le foibe e l’esodo c’è anche tutto quello che è successo prima. Va sempre tenuta presente una cosa: il giorno del ricordo cade il 10 febbraio del 1947, che è la data della firma del trattato di pace che segna la perdita della Venezia Giulia per l’Italia. Quel trattato di pace riguarda la guerra iniziata dall’Italia col fascismo, che è entrata in guerra per sua scelta a fianco della Germania, quindi ha invaso e distrutto la Jugoslavia annettendola parzialmente. L’inizio della catastrofe, quindi, è l’attacco dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale con la responsabilità del fascismo.

08/02/19

ben venga la denuncia di Giorgietti di Fdi contro l'Anpi cosi almeno sapremo cosa fiurono realmente le foibe e s'evitera' di usarle strumentalmente politicamente ed ideologicamente



Leggo tramite googlenews che  da   questo articolo  de il secolo d'italia  Il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Massimo Giorgetti,(   a  sinistra  nella foto   con Giorgia  Meloni    )
 ha deciso «di passare dalle parole ai fatti», come spiegato da lui stesso, preparando un esposto contro il convegno di Parma patrocinato dall’Associazione partigiani e previsto proprio per il 10 febbraio, Giorno del Ricordo.
Ben venga tale denuncia ed eventuale esposto , sarà ( anche se è doloroso che lo per far capire all'opinione pubblica ed ala maggior parte del web e e dei giornali che il 10 febbraio non è altro che una giornata usata per usare strumentalmente ed a senso unico tali complessi e dolorosi avvenimenti del confine orientale ) un processo come quello intentato dal negazionista David Irving contro Deborah Lipstadt  ed  raccontato dal  film  La verità negata (Denial) 2016 diretto da Mick Jackson, con protagonista Rachel Weisz.Cosi almeno , speriamo la si finirà di dare del negazionista a chiunque cerchi di ricordare e le foibe a 360 gradi ed non solo da una parte o di fae il solito piagnisteo dicendo che su d'esse c'è silenzio o censura . 
Con questo è tutto in attesa di vedere il film #redland o meglio #rossodistria film su #normacrossetto e vedere chi ha la ragione se la destra vittimistica che parlava di censura e #boicottaggio nella sale o i compagni della sinistra più estrema come loro https://www.wumingfoundation.com/giaprossoditria /2019/01/fantasy-norma-cossetto-1-red-land/#sovranismo
accusati    d'essere  negazionisti  , cosa  secondo me    da  quel poco  che  ho letto    dei loro interventi     non  vero    al massimo  li   si può  considerare revisionisti    . riporto qui  a beneficio  di    chi  non ha  letto  il  miei post precedenti    su tale argomento .  


Dalla   Wikipediana  , l'enciclopedia libera.  https://it.wikipedia.org/wiki/Revisionismo_storiografico
«Che cosa è la storia se non un gioco su cui tutti si sono messi d'accordo?»
(Napoleone BonaparteMemorie)
Nel settore accademico della storiografia, il revisionismo è il riesame critico di fatti storici sulla base di nuove evidenze o di una diversa interpretazione delle informazioni esistenti, considerando tutte le parti politiche e sociali in causa come testimoni importanti. L'uso negativo del termine revisionismo si riferisce invece alla manipolazione della storia per scopi politici. Inoltre occorre non confondere il revisionismo a tutti gli effetti con la pseudostoria, il revisionismo politico, il negazionismo e le teorie del complotto


  a presto    



30/07/18

cosa dobbiamo aspettarci ancora che per ammettere che l'italia sta diventando un paese sempre più razzista ? il caso Daisy Osakue

Dopo l'ennesimo caso di violenza a danno di una persona di colore ( vedere qui l'elenco delle precedenti   )  per  giunta  cittadina  italiana  a tutti  gli effetti ,


Daisy Osakue, 22 anni, nella nazionale azzurra di atletica leggera, ha subito un’aggressione durante la notte a Moncalieri. La giovane stava tornando a casa con delle amiche, quando da un’auto in corsa le sono state lanciate delle uova. Osakue è stata colpita nell’occhio e deve ora essere operata. In un primo momento si considerava a rischio la sua partecipazione agli Europei di atletica leggera, che si terranno dal 6 al 12 agosto a Berlino.


mi  chiedo  sempre  più   come



Nessun testo alternativo automatico disponibile.
amite Instagram 
<>  ,ecco  due  commenti  revisionisti fatto sulla mia bacheca  hanno cosi  coommentato lìeventoi in questione   



Giandomenico Vanni d'Archirafi
Vediamo I neri quante violenze hanno fatto in 50gg, compresi i reati.



Mario de Carlo
Quelli non sono razzisti,ma solo coglioni che vanno decapitati ,cazzo però anche voi fate del razzismo,perché non postate quando uno straniero violenta uccide o peggio fa del cannibalismo ,andate avanti così ,che i coglioni razzisti prendono più potere

<< l’ondata di violenza razzista >>


Ora  sia    che si tratti  di razzismo  vero o presunto  in quanto

Pierluigi Catellani Notizia incompleta e scorretta
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Giuseppe Scano Perché ?  aiutaci tu allora a completarla
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Pierluigi Catellani Giuseppe Scano a Moncalieri c’è un gruppo di ragazzi che si diverte a tirare uova dalla macchina contro le persone, qualche giorno fa hanno colpito 3 donne bianche e qualche giorno prima un anziano pensionato bianco, non c’entra niente il razzismo.
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Giuseppe Scano Pierluigi Catellani ok grazie della precisazione
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 ed  la  testimonianza  di  un mio amico non solo  facebookiano   

Luigi Agus
La situazione è di piena regressione culturale. Siamo tornati ai tempi della Colonna Infame purtroppo... L'altra sera passeggiando per Marsala nella piazzetta ad inizio corso, centralissima, c'era un predicatore con tanto di microfono e Bibbia alla mano che aveva parole di fuoco contro gli omosessuali. La gente stava là imbambolata ad ascoltare le sue cretinate... tempi davvero bui...
come dice Gianfrano Masia sul fatto quotidiano d'oggi 30\7\2018 << (... )  licenziata dal ministro Salvini con una battuta di quarta categoria. Proprio oggi, in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, è venuto il momento di diffondere e difendere la verità contro chi semina odio e crea Fake News ad arte per giustificare e fomentare questa violenza razzista e xenofoba. Che trova origine solo dalle bugie come quella su Josefa, inventate e condivise dai professionisti dell’odio.Undici casi in 50 giorni, e ho voluto citare solo i più eclatanti, senza contare le decine di violenze subite in silenzio da uomini, donne e bambini e mai denunciate. E chi è il mandante di tutto questo? Probabilmente lo stesso ministro che tenta di minimizzare. E per il quale sarà il caso di organizzare una mobilitazione nazionale quanto prima possibile. iffondiamo quanto più possibile questo elenco dei casi di razzismo e violenza inventati dalla “sinistra” [.... continua qui >>
 Se tali fatti sciolgono la lingua ad un tipo silenzioso , come il presidente della repubblica , tanto d'aver ricevuto da molti gioornalisti e non solo l'epiteto di mummia ( solo per rimanere tra i più eleganti ) siamo proprio messo male . La situazione politico culturale non é delle migliori. Copio  da  un post   facebook  di Guido Melis non   riesco a  trovarlo sulla  bacheca ,   vado a menoria  ,  Nella distrazione semi-totale si susseguono atti di violenza razzista. E' ormai uno stillicidio. Ora anche una campionessa nazionale azzurra di atletica. La cosa più strabiliante, se non fosse scandalosa, è che nessuno, dico nessuno, del Governo dice una parola. Né Salvini, che anzi reagisce da quel razzista in pectore che è, né i suoi alleati del M5s, che dimostrano una volta di più di essere fascisti 2.0. Nessuno ricorda il 1938 e le leggi razziali (e dire che cade proprio ora l'anniversario),nessuno organizza manifestazioni di reazione. In altri tempi avremmo riempito piazza San Giovanni a Roma. Oggi l'unica voce che capita di sentire è quella, onesta e giusta, del presidente Mattarella. Ma possiamo affidare la nostra storia e la nostra civiltà al solo Mattarella ? No..non possiamo...abbiamo il dovere morale e civico di denunciare anche su Facebook ogni atto di orrore! E sottolineo ogni! I nostri fucili devono sparare parole e fiori...mai violenza! Abbiamo dalla nostra la cultura storica, il buon senso, la sensibilità..il voler rimanere umani! La violenza non deve essere mai la via Da qualsiasi parte arrivi!

10/02/17

Norma Cossetto emblema della sofferenza femminile nell'Istria e Graziano Udovisi, italiano di Pola, l'ultimo superstite delle foibe istriane, scampato per miracolo alla morte nel 1945

Con questo post  e  i link  riportati  sotto   si conclude  per  quest'anno  il mio 10 febbraio o  giorno del ricordo

 Per lo stesso motivo espresso nei post  precedenti  sempre  dedicato  al giorno del ricordo   racconto la storia  di  Norma  Cossetto (   trovate  sopra  in cima    i link  da  cui  ho appreso  news ) e l'intervista del 2006 fatta    da  famiglia  Cristina   a Graziano Udovisi, italiano di Pola, l'ultimo superstite delle foibe istriane, scampato per miracolo alla morte nel 1945: «Fui bollato come collaborazionista e sono finito in galera per due anni. Non hanno guardato se avevo combattuto per salvare i miei connazionali e le nostre famiglie. Sono stato umiliato»
Lo so che qualcuno potrà dire : ma come racconti la storia di fascisti ? e contraddittorie specie la prima piena di ombre, proprio perché, in possesso di poca documentazione e solo sulla base d testimonianze di parte, la cui vicenda risente dell'influsso negativo dei pochi elementi disponibili ?
Per  quanto riguarda  la  prima   rispondo  con accenni alla sua storia  . 
 Certo  Il padre, Giuseppe Cossetto, era un dirigente locale del Partito Nazionale Fascista: ricoprì a lungo l'incarico di segretario politico del Fascio locale e di commissario governativo delle Casse Rurali. Inoltre fu anche podestà di Visinada. Nel 1943 era ufficiale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e in seguito ai fatti dell'8 settembre fu trasferito presso il Comando della Milizia di Trieste[1].(  dalla  voce  Norma  Cossetto   di   Wikipedia  )  .Ma  cosa  importa   non è detto che per forza un figlio ( figlia in questo caso ) debba essere delle stesse idee politiche \ culturali dei propri genitori . Inoltre l'ipotesi di Giacomo Scotti (che non cita alcuna fonte in merito), secondo la quale al primo arresto rifiutò di rinnegare la sua adesione al fascismo, non sarebbe confermata  .  E poi   anche  se    fosse  stata fascista  ( (   in  maniera  autonoma    cioè non influenzata   dai genitori o   perchè da  essi  influenzata  ))    visto  che  aveva aderito  ai  Gruppi Universitari Fascisti   cosa  cambia  ?  sempre  un abuso della sua persona     una  volta   catturata . Sia  che   fosse  fascista   o perchè come le donne uccise  durante  la  guerra  civile  Colpevoli spesso di essere mogli, madri, sorelle o figlie di persone ritenute condannabili dal regime, molte donne in quegli anni vennero catturate al posto dei loro congiunti, usate come ostaggi o per scontare vendette personali. (  da  http://www.enciclopediadelledonne.it)   è  stata  commessa  su  di lei  e  sul suo  corpo   una  serie  indicibile  di violenze  e  brutalità . Infatti  <<  La sua vicenda è lo spunto per riflettere sulla brutalità della guerra, che annulla la dignità di qualsiasi essere umano o comunità. Nessuno può considerarsi al riparo da violenza e terrore, quando il meccanismo dell'odio è in pieno funzionamento.>>  (  "  bugiardino  "  del libro 'Foibe rosse', di Frediano Sessi  Collana: Gli specchi della memoria Anno edizione: 2007  Pagine: 149 p. , ill. , Brossura EAN: 9788831791472   )



























Norma Cossetto, talvolta menzionata erroneamente come Norma Corsetto ( Visinada17 maggio 1920 – Antignana, 4 \ 5 ottobre 1943),
la  storia   di   Graziano Udovisi   mi porta a  rispondere  la  domanda  che    sicuramente  mi verrà   sicuramente  fatta    come mai hai scelto  il suo caso  ?
non esiste  un  motivo  specifico per  cui   ho scelto   tali casi . Forse  perchè  sui   massacri delle foibe  termine  con cui  s'indica  indicano  gli eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia,avvenuti durante la seconda guerra mondiale ad iniziare  dal 1942\3  1945   e nell'immediato secondo dopoguerra.
IL loro caso   sono quelli  che    credo  mi sono rimasti  più  impressi   per i  motivi  di cui  ho parlato  nelle  righe precedenti e  perchè furono le prime   notizie  che  senti su tali atrocità nei racconti   che mi facevano degli amici di mio nonno paterno   alcuni esuli  da quelle  zone   e  lessi   dai  suoi libri  fascisti  .
 Non riuscendo  a trovare  altre parole  su  tale evento  drammatico 😈😔😪  lascio  le  parole   all'articolo  che ho letto   (  e    riportato  integralmente    per  paura   essendo  dell'anno  scorso   scomparisse e magari  non fosse  più disponibile   nel mare   magnum  che  è internet  )   http://notizie.tiscali.it/


Spesso mi sorprendo al cospetto delle nuove generazioni che ignorano la Storia, che non l’amano come dovrebbe essere amata. Ho sempre dovuto reprimere un brivido di intimo rifiuto leggendo quel “la storia non è magistra di niente che ci riguardi” con cui Montale sembra ammonire che nell’esercizio della memoria ci si rifugia forse più per devozione che per la ricerca della verità
Norma Cossetto
da http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/norma-cossetto/
Ma si può chiedere ancora alla Storia di insegnarci qualcosa ? A volte credo,  come  La stessa  Laura  Venezia  ,  che i più giovani se ne discostino perché sembra che nel ricordare il passato non ci sia nulla che si avvicini alla quotidianità. Eppure, nelle mie solitarie scorribande attraverso la rete, alle ricerca  di storie   sula  giornata  del 10  febbraio  mi imbatto più volte nella figura di una donna, Norma Cossetto ,che prima di essere ricordata come un’eroina era soprattutto una ragazza, che poi sarebbe diventata l’emblema della sofferenza femminile nell'Istria e nella Venezia Giulia in quella manciata di anni che va dal 1943 al 1945.
Perché la Storia, e in modo particolare il ricordo del massacro delle foibe  e  dell'esodo  che  n'è  seguito   che cade ogni anno il 10 di Febbraio, insegna soprattutto questo: che a volte nella vita possono contare più alcuni giorni o mesi piuttosto che tanti anni. Così fu per la giovane Norma, studentessa universitaria istriana, della quale restano i ricordi dei coetanei, soprattutto la memoria della sorella Licia da  cui apprendiamo   che : Norma era una ragazza che amava lo sport e la filosofia (si laureò in lettere e divenne insegnante), parlava bene le lingue straniere, studiava pianoforte e canto. Nel 1943 comincia a raccogliere del materiale per la sua tesi di laurea sul territorio istriano così ricco di bauxite e intitolata appunto “La terra rossa”. La sua vita di ragazza normale termina nel Settembre dello stesso anno, quando un gruppo di partigiani titini irrompe in casa Cossetto; Norma viene arrestata e, opponendo un netto rifiuto alla possibilità di collaborare con il Movimento Popolare di Liberazione, viene seviziata, torturata e poi gettata nella foiba di Villa Surani.




Adesso la   storia  di Graziano Udovisi  raccontata  da



Alberto Laggia  Alberto Laggia alberto.laggia@stpauls.it



“Sopravvissuto e umiliato”: questo è il titolo con cui usciva nel febbraio del 2006   su  Famiglia Cristiana l’intervista all’unico sopravvissuto delle foibe istirane, Graziano Udovisi  (  morto  nel 2010 ) Milite nella Milizia Territoriale fascista specializzata nella lotta senza quartiere ai partigiani che aveva deciso di raccontare, dopo tanti anni, la sua terribile storia di “infoibato”, salvatosi per puro caso. Nel 2010 è morto all’età di 84 anni. Raccontò la sua storia nel libro-testimonianza “Sopravvissuto alle foibe”.
Lo sfogo è di chi per troppi anni ha dovuto tacere: ”Bisogna che si sappia come un italiano è stato trattato. Dopo tutto quello che ci è accaduto, nel 1945 il Tribunale di Trieste, che era sotto il Governo alleato, mi ha bollato come collaborazionista e sono finito in galera per due anni. Non hanno guardato se avevo combattuto per salvare i miei connazionali e le nostre famiglie. Sono stato umiliato”.
L'esperienza della prigione, dopo l'esodo nel '45, non l'aveva ancora raccontata a nessuno, Graziano Udovisi, ottantenne istriano di Pola, l'unico superstite italiano alla tragedia delle foibe ancora vivo. Stringendosi al pugno con orgoglio la statuetta dell"'Oscar Tv 2005" ricevuto al galà televisivo in cui si premiava Il cuore nel pozzo, fiction sulle foibe trasmessa dalla Rai all'inizio dello scorso anno, Udovisi, ex-maestro elementare che da molti anni vive a Reggio Emilia, racconta ancora una volta tra le lacrime la sua terribile esperienza di "infoibato".
Non è da molti anni che ha trovato il coraggio di far memoria pubblica della sua vicenda personale. D'altra parte non è da molto che è stata vinta la cosiddetta "congiura del silenzio" attorno alle stragi compiute dai partigiani titini nell'autunno del '43 in Istria e poi nel '45 soprattutto a Trieste e a Gorizia. È solo dal 2005 che in Italia si commemorano nel "Giorno del ricordo" (il 1O febbraio) i morti delle foibe e i profughi dell'esodo istriano, alcune migliaia i primi, quasi 300.000 i secondi.
L'8 settembre del '43, il diciottenne Udovisi, neodiplomato alle magistrali, figlio di un macellaio istriano e di una triestina, stava passeggiando per le strade di Pola quando apprese della firma dell'armistizio. La guerra era finita. “Per l'Italia era una benedizione, ma per noi una maledizione. Fin da subito le notizie dell'occupazione da parte dei partigiani slavi di alcune città istriane erano accompagnate da voci di atrocità perpetrate sui nostri connazionali, soldati e civili”, racconta Udovisi.
“Ma di foibe ancora non si parlava. Fu a metà di ottobre che le voci diventarono tragiche certezze. Partecipai alla prima ricognizione fatta a Vines, in una grossa fenditura rocciosa del terreno dove si sospettava fosse finito il padre di un ragazzo di Albona. Ne usciva un odore nauseabondo”. Quella di Vines era una delle centinaia di profonde cavità naturali di cui è traforata tutta l'Istria (foiba è un latinismo che significa proprio "buco", "fossa"), e i vigili del fuoco di Pola vi estrassero i primi cadaveri. “Il primo corpo a essere recuperato fu quello del l'autista italiano della Questura. Alla seconda ricognizione si trovarono altri due corpi, legati tra di loro da un cavo d'acciaio. In pochi giorni furono rinvenute 84 salme a profondità diverse, fino a 150 metri”. Vines passerà alla storia come la prima foiba.
Nelle mani dei partigiani slavi
“Fu quell'orrore che mi convinse ad arruolarmi nel secondo reggimento della Milizia difesa territoriale (Mdt) che Libero Sauro stava costituendo per fronteggiare le truppe di Tito”. E si arriva al 1945. Pochi giorni dopo il 25 aprile, il sottotenente Udovisi, sciolto il presidio, decise di consegnarsi al comando dei partigiani slavi che erano entrati in Pola. “Venni subito imprigionato e ammanettato con del filo di ferro. Il primo trasferimento a piedi fu a Dignano, a 10 km da Pola. Durante gli interrogatori mi ruppero i timpani facendomi esplodere dei colpi di fucile vicinissimo alla testa”, racconta mostrandoci gli apparecchi nelle orecchie necessari per udire. “Proseguimmo fino al borgo detto di Pozzo Littorio, ai piedi di Albona. Venimmo rinchiusi nella palestra di una scuola dove stavano altri giovani soprattutto italiani, che erano costretti a correre a testa bassa e a schiantarsi contro la parete. Fatti rinvenire a secchi d'acqua e calci, dovevano ripetere la corsa. La notte del 12 maggio siamo arrivati a Fianona. Ci hanno spogliato di tutto, lasciando ci solo i pantaloni, e rinchiuso in una stanzetta di quattro metri per tre, in trenta, privi di cibo. Disidratati, imploravamo dell'acqua e ci hanno allungato un fiasco pieno d’urina”.
Alla sera del giorno dopo hanno iniziato a torturare l'ufficiale italiano con una verga di fil di ferro piegato in cima, a mo' d'uncino. Una donna tra gli aguzzini lo colpisce col calcio di una pistola, fratturandogli la mascella. “Quindi ci le gano in sei, l'ultimo dei quali era a terra svenuto e viene trascinato con il filo di ferro legato al collo. Ci portano fuori e ci trascinano fin davanti alla foiba. Mentre legano un grosso sasso all'ultimo del nostro gruppo, mi metto a pregare”, continua in lacrime. E mentre i cinque slavi iniziano a sparare col mitra, Udovisi si getta nel buco. Quel gesto disperato sarà la sua salvezza, “perché dopo un salto di 15-20 metri, o uno spuntone di roccia o un colpo di mitraglia spezza il filo di ferro che ci univa tutti in questo assurdo connubio. Sono finito sott'acqua e una mano s'è liberata permettendomi di risalire in superficie e tirare per i capelli un compagno che era vicino a me. I partigiani, però, hanno iniziato a sparare e a tirare un paio di granate che per fortuna ci hanno solo ferito di striscio”. Fermi tra gli anfratti per lunghe ore, i due sono risaliti la sera successiva e, sempre procedendo di notte, Udovisi in quattro giorni è riuscito a tornare a Pala allo stremo delle forze. «Erano otto giorni che non mangiavo. Alla porta di casa mia sorella mi ha aperto, ma senza riconoscermi».
Il sopravvissuto istriano ha conosciuto, subito dopo, il dramma dell'esodo e l'infamia del carcere. Non è più tornato nella sua "amatissima" terra, non ha più avvicinato una foiba. È rimasto in vita, ma la foiba gli ha inghiottito l'esistenza. Se la memoria di queste stragi è riemersa dall'abisso dell'oblio lo deve anche alla sua dolente voce.
La sola colpa di Norma  e Graziano  , come di tante altre donne e uomini uccisi  ed alcuni sopravvissuti   gettati nelle foibe, fu quella di attraversare il mondo e la Storia in uno dei suoi momenti più tragici, soprattutto in uno dei territori più divisi e tormentati in quella terra rossa tra Italia, Slovenia e Croazia ovvero il confine orientale  di cui si può ancora trovare una traccia in qualche sbiadito dagherrotipo dell’epoca. Il 10 Febbraio, così vicino al giorno del ricordo della Shoah, va celebrato ,ovviamente  senza metterle sullo stesso piano   vista la  loro diversità  anche se  uniti  dall'aberrazione umana proprio per non dimenticare la terra rossa come il sangue.>>
Concocordo  con  http://www.wumingfoundation.com  (   per  l'articolo   vedi  url  inizio post  ) << Quindi i I morti saranno forse «tutti uguali» (qualunque cosa significhi), ma sono diverse – a volte opposte e inconciliabili – le cause per cui si muore. Se non si riconosce questo, l’uguaglianza tra i morti è solo una supercazzola per difendere un sistema basato sulla disuguaglianza tra i vivi.  >>
Viviamo --  sempre  dall'articolo   di http://notizie.tiscali.it -- il tempo della velocità, delle connessioni rapide e della solitudine più profonda. Un tempo che si addice poco alla memoria e alla lentezza, e che è tanto più inquietante perché assomiglia alle foibe, quegli inghiottitoi carsici che furono il buco nero di tante vite di italiani. Ricordare è necessario. La Storia ci dice che non possiamo fare niente di più giusto.


con   queste parole  concludo  il post  d'oggi  alla  prossima ......

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