
"Siccome egli è anche stato duro coi traditori, si sappia che per essere rivoluzionari bisogna avere forti sentimenti di fondo. Cosa ne pensate....o sapete?"

"Siccome egli è anche stato duro coi traditori, si sappia che per essere rivoluzionari bisogna avere forti sentimenti di fondo. Cosa ne pensate....o sapete?"
| « Noi viviamo insieme, agiamo e reagiamo gli uni agli altri; ma sempre, in tutte le circostanze, siamo soli. I martiri quando entrano nell'arena si tengono per mano; ma vengono crocifissi soli. » | |
(Aldous Huxley, Le porte della percezione) |
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Caro Augias,
sono un pastore valdese e le scrivo a proposito della lettera del sig. Gavazzi e della sua risposta. Ha ragione nel dire che sulle domande poste dal sig. Gavazzi, e dunque sulla questione della teodicea, "nessuno ha finora saputo trovare una risposta soddisfacente". Premetto perciò che la mia non intende essere quella risposta soddisfacente, che in questo mondo non c’è. Ma entrambi i vostri contributi si concludono con il richiamo all’angoscia e dunque vorrei intervenire per questo. Mi permetto di suggerire al sig. Gavazzi la lettura di un libro che affronta le tematiche da lui enunciate e denunciate. L’autore non è un teologo o un filosofo che si metta a ragionare in astratto sul problema della teodicea con l’unico intento di giustificare e riabilitare Dio. E’ un rabbino, Harold S. Kushner, che fa sulla sua pelle l’esperienza del giusto che soffre ingiustamente: il figlio gli muore a 14 anni per una malattia terribile che si chiama progeria e che porta il corpo di chi ne è affetto ad invecchiare e giungere alla morte precocissimamente. Alla morte del figlio il rabbino si rende conto che nessuna delle risposte tradizionali della fede gli è di conforto, incluse le risposte che lui aveva a suo tempo dato da rabbino sia dal pulpito che nei colloqui privati con credenti che si sentivano colpiti ingiustamente da lutti, malattie o catastrofi e chiedevano "perché Dio l’ha permesso?" Il libro, in traduzione italiana, si intitola appunto "ma cosa ho fatto per meritare questo?" (il titolo originale è invece "When bad things happen to good people"). Prendendo spunto dalla sua esperienza e rileggendo il libro biblico di Giobbe (per eccellenza nella Bibbia ebraica il giusto che soffre ingiustamente), Kushner riflette sulla questione della bontà, della giustizia e della onnipotenza di Dio (un po’ come Hans Jonas, da lei giustamente citato) arrivando a dire che nel caso di Giobbe, come in tutti i casi che richiamano la questione della teodicea (e dunque anche le questioni richiamate dal sig. Gavazzi e da lei stesso) diventa evidente che Dio non può essere tutte e tre le cose: buono, giusto e onnipotente. Se è onnipotente, bastano le questioni richiamate dal sig. Gavazzi per affermare che non è né buono né giusto. Se invece è buono e giusto dovremo allora rinunciare all’idea che sia onnipotente. E a questa rinuncia arriva Kushner. Non so se posso far mie fino in fondo le sue conclusioni sulla non onnipotenza di Dio; mi piace però che il suo libro non si concluda con un lamento angoscioso e angosciato. Alla domanda dov’è Dio nella nostra sofferenza e nelle ingiuste tragedie che colpiscono il nostro prossimo e il mondo, Kushner risponde che Dio è colui che ci da la forza di affrontarle e superarle, colui che ha dato la forza agli ebrei sopravvissuti agli orrori dei lager nazisti di ricostruirsi una vita e andare avanti, che ha dato a lui e a tante persone la forza di riprendersi da esperienze di lutto e dolore dalle quali non avrebbero mai pensato di poter uscire; Dio è colui che ispira tante persone a dedicarsi alla cura di coloro che sono colpiti dalle tragedie che la vita comporta, e il miracolo che talvolta Dio compie e di riportare la speranza in situazioni di cupa disperazione. Da pastore valdese sono stato per anni cappellano ospedaliero e ho fatto esperienza di tutto questo. Ho compreso che la domanda "perché Dio mi fa questo?", molto spesso, più che una domanda sulla teodicea è una richiesta d’aiuto e che la mia risposta non deve consistere nel tentativo di giustificare Dio, come fanno gli amici di Giobbe, ma nello stare accanto a chi soffre, accettandone e talvolta perfino condividendone le bestemmie. Mi è già capitato di vedere come persone gravemente e ingiustamente colpite da mali terribili che maledicevano Dio, come vedendo in lui l’origine dei propri mali, siano poi giunte a riconoscerlo non più e non tanto nella loro malattia, o nella mancanza di guarigione, quanto piuttosto nella presenza costante di coloro che le hanno accompagnate, aiutate e sostenute, con amore, pazienza, rispetto, senza alcuna forma di giudizio o pregiudizio. Non ho visto tante guarigioni miracolose, ho visto però quest’altro genere di miracoli: persone la cui unica preghiera poteva essere "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" (Salmo 22,1) che hanno concluso la propria esistenza dicendo "Anima mia, benedici il Signore" (Salmo 103,1). So bene che purtroppo in molti casi la vita si conclude comunque con quel grido terribile: "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?", sono anche le ultime parole di Gesù sulla croce, ma da credente mi consola il fatto che la risposta di Dio a quella preghiera, per Gesù come per noi, esiste e si chiama resurrezione.
Sergio Manna ser.manna@tin.it (pastore valdese)
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L'UOMO E IL MARE
(I fiori del male - Baudelaire)
Uomo libero, sempre tu amerai il mare! Il mare è il tuo specchio; tu miri, nello svolgersi infinito delle sue onde, la tua anima. Il tuo spirito non è abisso meno amaro.
Ti compiaci a tuffarti entro la tua propria immagine; tu l'abbracci con gli occhi e con le braccia, e il tuo cuore si distrae alle volte dal suo battito al rumore di questo lamento indomabile e selvaggio.
Siete entrambi a un tempo tenebrosi e discreti: uomo, nessuno ha mai misurato la profondità dei tuoi abissi; mare, nessuno conosce le tue ricchezze segrete, tanto siete gelosi di conservare il vostro mistero.
E tuttavia sono innumerevoli secoli che vi combattete senza pietà né rimorsi, talmente amate la carneficina e la morte, eterni lottatori, fratelli implacabili.
Spero che la mia fine sia allegra e spero di non tornare mai più(Frida Kahlo)

Ya me canso de llorar y no amanece
Yo no se si maldecirte o por ti rezar,
Tengo miedo de buscarte y encontrarte
Donde me aseguran mis amigos que te vas.
Hay momentos en que quisiera mejor rajarme
Pa'arrancarme ya los clavos de mi penar,
Pero mis ojos se mueren sin mirar tus ojos
Y mi cariño hoy con locura te vuelven a buscar.
Ya agarraste por tu cuenta la parranda,
Paloma negra, paloma negra donde estaras
Ya no juegues con mi honra parrandera, si
Tus caricias deben ser mias de nadie mas.
Aunque te amo con locura ya no vuelvas,
Paloma negra tu eres la causa de mi sufrir,
Quiero ser libre, vivir mi vida con quien
Yo quiera, Dios dame fuerzas que me
Estoy muriendo por irla a buscar.
Ya agarraste por tu cuenta la par
Non perdiamo mai la speranza.....crediamo sempre nei nostri sogni,sono quelli il motore della nostra vita......

Carissimi \e
Lo so dovrei lasciare perdere e cestinare detterminate email , cosa che farò visto che la maggioranza sono di persone in malafede , e che dovrei seguire l'esempio dell'avvelenata di Guccini ( evito di riportare ie il link perchè è stato da me più volte riportato in questo blog e poi lo trovate fra le faq ) , ma non ci riesco . Sperando che questa sia l'ultima volta che debba mandare a vaffanculo vfncl lo faccio utilizzando loa rubrica quotidiana del fronte del video di maria Novella Oppo sull'unità di oggi 9\IX\2005 intitolata Te la do io l’America : << GIOVEDÌ È TORNATA finalmente l'informazione televisiva. E non solo con Matrix su Canale 5, ma anche con uno Speciale di Gaia e Primopiano su Raitre.Equi, con la conduzione di Maurizio Mannoni e Mario Tozzi, ci è stato spiegato quali cause abbiano reso tanto disastrosa l'alluvione di New Orleans. E cioè la scelta della destra Usa di decurtare tutte le spese pubbliche, comprese quelle ambientali. Abbassando le tasse ai più ricchi, rifiutando gli accordi di Kyoto e finanziando ricerche scientifiche di comodo (petrolifero), per dimostrare che l'effetto serra non esiste. All'inviato
di Repubblica, Rampini, che documentava questi fatti, ilministro La Malfa dallo studio ha replicato che, sì, va bene, noi europei certe cose non le capiamo,ma le sue erano tesi antiamericane. La solita solfa: chi attacca Bush è antiamericano. Perciò i primi antiamericani sono proprio gli americani, visto che Bush è in minoranza nel suo Paese. Mentre i veri amici dell'America sono LaMalfa, Berlusconi e Ferrara, chesono in minoranza in Italia. >> a voi decidere se sonoa nti Americano oppure no . Mi raccomando se o fate via email o qui cercate ( anche se d'opinioni contrarie alle mie non impoprta anzi meglio voci contrarie ceh appiattite come le pecore a quello che io dico )d'essere i più costruttivi possibili nelle critiche GRAZIE

Il diavolo, vedete, è l'amico che non resta mai sino alla fine
Bernanos
"... Vorrei difendere questo momento
e penso di sentirmi confusa e felice..."
Carmen Consoli
Il ricordo ostacola il cammino della speranza.