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06/08/19

la fine di tutti i guai spiegato da Sergio Cammariere

Cercando un incipit     a post  intervista      a Sergio Cammaniere    mi viene  da  canticchiare  La fine di tutti i guai  che  poi da  il titolo    al suo ultimo  album . Ora        lo  so che  m'ero  promesso    di non citarla    ,  non perchè non sia bella  sia    musicalmente     sia per  il  videoclip  un capolavoro di eleganza, semplicità e originalità ! , in quanto  troppo abusata  a  scapito  dele altre canzoni  in particolare  le mie preferite   : danzando   nel vento , io  so ,  se  conosci il blues  , il  tuo amico di sempre  (  di cui trovaste  sotto  il  video  ) 



Ecco che   finito  di  canticchiarla    ritrovo    l'email con le  sue  risposte    alle mie  domande  . E credo che   bastino    queste    per  il  post    senza  grandi ricami introduttivi . 

1)  parliamo del tuo ultimo disco "La fine di tutti i guai"   uscito lo scorso 10 maggio. Undici tracce che compongono un grande viaggio musicale nei generi e nelle citazioni come  fa  il  tuo  ultiumo  disco  "La fine di tutti i guai" ,  il decimo da cantautore, uscito lo scorso 10 maggio. Come  fa  Un disco un bellissimo  disco    di Undici tracce che compongono un grande viaggio musicale nei generi e nelle citazioni  ad essere  considerato un disco  d'amore     se   dal titolo e  dall'ascolto  del  singolo  fine dei  guai sembra  più  un cd  interiore ? La duttilità che caratterizza questo disco è la naturale evoluzione di alchimie consolidate, a partire dalla storica continuità collaborativa con  Roberto Kunstler, che ha scritto i testi, ma anche da una sapiente chiave strategica perfettamente in linea con i moderni temi dell'ecumenismo interculturale.

2) come sei riuscito a fare una riuscita svolta pop e black, senza tradire l’amato jazz che  ti  aveva   portato alla ribalta a Sanremo 2002 con l'indimenticabile brano Tutto quello che un uomo  ?

La fine di tutti I guai è il mio decimo album da cantautore, ma nel frattempo ho lavorato per il cinema ed il teatro, pubblicando una ventina di colonne sonore e abbracciando tutti i generi musicali. Questo nuovo disco è una sintesi di tutti quei contenuti musicali che appartengono al mio mondo. Ci troviamo le sonorità jazz, i ritmi e le contaminazioni latine, il blues, l’ immancabile 6/8 nel brano “Ma stanotte dimmi dove stai”, ma anche un po’ di country rock e soul. È un disco in qualche modo diverso dagli altri, ma che segue comunque un principio di continuità; alla base sono spinto sempre da una grande curiosità, dalla voglia di sorprendere attraverso gli arrangiamenti dei brani. L’aspirazione e le premesse sono le solite, tutto parte dalle mie composizioni pianistiche 

3) quale testo hai usato di “Io so”, un canto di gioia e di speranza dalle atmosfere pasoliniane, quello  che  avevi suonato nel 1997 al Premio Tenco,  di cui esisteva una versione da studio incisa da Roberto Kunstler ma con un altro testo o   una  nuova  versione  ?

 In tutti questi anni ci ha unito l’amore verso la poesia, oltre che la musica stessa. Insieme cerchiamo di creare delle canzoni che rimangano nel tempo, non pezzi destinati ad una sola stagione, bensì brani che ci auguriamo possano essere ricordati come quelli dei nostri grandi maestri e predecessori. È una nobile ambizione, con “Tutto quello che un uomo” ci siamo riusciti e a distanza di 16 anni dalla sua pubblicazione è uno dei brani più coverizzati in Italia, basta entrare su youtube e cliccare il titolo, vengono fuori migliaia di interpretazioni diverse, anche in altre lingue. Credo che lo scopo di ogni musicista sia proprio questo, fare in modo che le proprie opere siano fruite nello spazio e nel tempo, regalando a più persone possibili un momento di pace e di serenità. In questi anni, spinti dal desiderio che ci accomuna e innamorati dell’endecasillabo, dell’ottonario mascherato, dell’alessandrino, siamo stati molto attenti a non usare accenti errati, evitando le aporie. Trattandosi di musica sappiamo che ogni parola comunque è suono, quindi non ci accontentiamo più solamente di un bel testo, ma vogliamo che i testi delle canzoni suonino al massimo delle loro possibilità. Quando la parola deve stare dentro il periodo musicale, usiamo spesso formule certosine, trattasi di intarsi very e propri. Curiamo le bozze quotidianamente insieme ore e ore su skype cercando la giusta parola che deve entrare in quella specifica misura musicale. Una canzone comunque è fatta di melodia, armonia, tempo e parole. La melodia non è altro che un susseguirsi di note nel tempo una dopo l’altra o di alcune note concomitanti seguite da altre, mentre il tempo scorre. L’armonia è la veste complessiva ed è anche la griglia sulla quale ogni singola nota si appoggia, insieme alla melodia si muove la triade armonica, la prima la terza e la quinta…. L’armonia a volte può avere delle sostituzioni, come accade spesso nel jazz, aggiungendo nuovi accordi…. Le nostre canzoni sono concepite in modo da fornire a chi le risuona la possibilità di fare interventi che cambino l’armonia, il tempo, ma anche la struttura: l’inizio, il centro o la coda del pezzo. Nel ‘ 97 a Sanremo al premio Tenco cantai il brano “Io so”, ma se vai a confrontarlo con il testo che ho cantato ultimamente nell’album noterai che sono cambiate alcune rime e quasi tutte le chiusure delle quartine, è un brano sempre aperto, work in progress.

4) in una recente  intervista https://recensiamomusica.com  tu  hai detto  :  <<  (  ... )   Purtroppo la musica in Italia è finita da quando non ci sono più artisti come Lucio Dalla, Pino Daniele e Lucio Battisti. Nel mio piccolo, attraverso la mia musica, cerco di trasmettere riferimenti e valori a loro affini. >>quindi  vuol  dire  che   non c'è  ormai nessuno\a  che abbia raccolto l'eredità? oppure  qualcuno\a si trova  cercando fuori dai circuiti ufficiali  ?
  La canzone d’autore ormai si rivolge ad un pubblico di nicchia, così come il jazz o la musica classica. Quello che preoccupa sono le nuove mode e tendenze nella canzone pop italica, sempre più lontana dalla tradizione melodica, quella dei Tenco, Modugno, Guccini.

 5) Mi racconti la tua storia con Rino Gaetano?

Eravamo nella stessa casa discografica, la IT di Vincenzo Micocci ed ho scoperto di avere un legame di parentela con lui soltanto dopo la prematura scomparsa. Nella primavera del ‘96, ricordo quel pomeriggio come fosse ieri. Maria, la madre di Rino, mi contattò e mi disse che avrebbe voluto incontrarmi, ci vedemmo per un caffè e mi rivelò che io e Rino avevamo avuto lo stesso nonno, mio padre e lei erano fratello e sorella. Maria Gaetano era figlia illegittima di mio nonno Francesco, per via di quelle articolate vicende che spesso capitano nelle famiglie del sud quando sono troppo numerose. La prima cosa che ho pensato è stata: - allora è vero che la passione per la musica è nel sangue-, poi mi sono tornate in mente le sue canzoni e mi sono accorto di ricordarle ancora tutte, è stato un pomeriggio emozionante, abbiamo parlato di Rino, di quanto avrebbe ancora dato alla musica italiana se quell’alba maledetta non fosse andato incontro ad un destino beffardo. Certamente, lui è stato un precursore dei tempi, una voce fuori dal coro, realista e malinconico, al tempo stesso profondo e auto-ironico. Non per niente canzoni come Gianna o Ma il cielo è sempre più blù sono ancora nella memoria di tutti. Uno dei suoi mitici cilindri, quello con cui si presentò a Sanremo, mi è stata regalato da sua sorella Anna: avrà pensato che quella tuba con me sarebbe stata in cassaforte, ed infatti è così. Rino era un uomo che non cedeva a compromessi, ha scritto canzoni che ancora oggi sono attuali. Avrei voluto conoscerlo ed averlo come amico, per scrivere insieme, ridere e magari tornare ogni estate alla nostra terra e al nostro mare. Una cosa insieme alla fine però l’abbiamo fatta, esiste e si può facilmente trovare. Cercando sul canale Sky on demand il format “33giri master” viene fuori una puntata intitolata “Mio fratello è figlio unico” completamente dedicata all’album di Rino Gaetano. Nel filmato risuono con il mio piano questa canzone sulla voce indimenticabile di Rino.

6) Come si fa a mandare avanti il cantautorato italiano, con le case discografiche che invece spremono come un limone l’artista? Come contemperare questo sistema attuale

Ad un giovane aspirante cantautore potrei portare il mio esempio e dire che per raggiungere l’ obbiettivo si devono compiere sacrifici necessari, nel mio caso ho lasciato la mia terra e pian piano son riuscito a creare una certa indipendenza, non solo suonando ma anche facendo lavori più svariati: dall'aiuto orafo al runner per una agenzia di assicurazioni, dal pianista nei posti più strani al venditore di frutti di mare appena pescati. Fondamentale e, quindi determinante, è vivere alla giornata, senza rincorrere la notorietà, e poi fare la gavetta, quella che mi ha portato prima a suonare in tutti i locali, dalla Lombardia alla Calabria isole comprese, e dopo alla consacrazione. Il successo comunque e qualcosa che si costruisce nel tempo, con l’esperienza, ascoltando quelli più bravi, soprattutto la Musica dei grandi Maestri, con umiltà. 

08/06/19

Lu tempu

Oggi    sono molto malinconico     e lascio  le mie  emozioni  a questa  poesia  di   Gavino Pes (Don Baignu) (Tempio Pausania31 luglio 1724 – 24 ottobre 1795


Risultati immagini per tempo passato


                                                             Palchì no torri, di', tempu passatu?

Palchì no torri di', tempu paldutu?
Torra alta 'olta, torta a fatti meu,
tempu impultanti, tempu priziosu,
tempu, chi vali tantu cant'è Deu
par un cori ben fattu e viltuosu.
Troppu a distempu, tempu caro, arreu
a cunniscitti, oh pesu aguniosu!
Cantu utilosu mi saristi sta tu,
tempu, haènditi a tempu cunnisciutu!
Tempu, ch'in un cuntinu muimentu
poni tutta la to' stabbilitai,
chi la to' chietù, lu to' assentu
cunsisti in no istà chietu mai,
ritruzzedi pal me ch'era ditentu,
candu passesti, da un sonnu grai:
Ah! Si tuffai, tempu malgastatu,
chi bè, chi t'haarìa ripaltutu!
Tempu, chi sempri in ghjusta prupulzioni
di lu to' motu in ghjru andi a la sfera,
n'hagghj di me, ti precu, cumpassioni,
ritorrami a prinzipiu di carrera;
di l'anni mei l'ultima stasgioni
cunveltil'alta 'olta in primmaera.
L'esse lu ch'era a me sarà nicatu,
ch'insensibili tanti hani uttinutu?
L'alburu tristu senza fiori e frondi,
vinendi magghju, acchista frondi e fiori:
a campu siccu tandu currispondi
un beddhu traciu d'allegri culori;
supelvu salta d'invarru li spondi
riu d'istìu poaru d'umori:
e l'anticu vigori rinuatu
no sarà mai in un omu canutu? .
La salpi 'ecchja chidd'antichi spoddhi
lassa, e si 'esti li so' primi gali;
da li cìnnari friti, in chi si scioddhi,
chiddha famosa ceddha orientali
rinasci, e tantu spiritu rigoddhi,
ch'agili come prima batti l'ali:
e l'animu immultali rifulmatu
no vidarà lu so' colpu abbattutu?
La notti è pal vinè, la dì s'imbruna
candu lu soli mori in occidenti;
a luci poi torTa tutt'in una
candu rinasci allegro in orienti:
e la sureddha, la candida luna,
da li mancanti torTa a li criscenti:
e un omu cadenti in chiddhu statu
no de' turrà, da undi è dicadutu?
Tempu dispriziatu, torTa abali,
c'hagghju di ca sé' tu cunniscimentu;
Torr'ogghj chi cunnoscu cantu 'ali,
chi pruarè tutt'altu trattamentu.
Ah! D'haetti trattatu tantu mali,
no possu ditti cantu mi ni pentu!
Cunniscimentu, a cantu si' taldatu!
A passi troppu lenti sé' inutu!
No timì, tempu meu, d'impriatti
in bassi e falsi immagghjnazioni,
in fa' teli di ragni, o in chiddhi fatti
cuntrari a lu bon sensu, a la rasgioni,
in chimeri, in dillirii, in disbaratti,
muttìi di la me' paldizloni.
N'haggi cumpassioni, tempu amatu,
d'un cori afflittu, confusu e pintutu.
Di dugna stanti toiu apprufittà
voddhu, senza passacci ora oziosa:
nè pensu più palditti in cilibrà
li grazii, li primori d'una rosa,
ch'in brei in brei a cunnisci si dà
cantu è vana, caduca, e ispinosa.
Dulurosa mimoria, ch'ispu:ddhatu
m'hai di gusti, e di peni 'istutu!
Si cuminiciàa di nou a viì,
dia usà diffarenti ecunumia:
nè palticula mancu di la dì,
senza imprialla bè', passacci dia:
chi ben pruistu, innanzi di muri,
pa l'ultimu 'iagghju mi saria.
Oh alligria! Oh tre volti biatu,
tempu, candu da te fussi attindutu!


per  chi non capisce , anche  se  secondo molti miei amici\che    del  continente    della penisola ,  i il  gallurese \  sardo  Corso  una delle  varianti del sardo   è la più semplice   in quanto vicino all'italiano  ,  trova  qui  la  traduzione  . Poesia    rese  in musica   in modo  
 magistrale  dal trio  Roberto Diana (  chitarra )  , Giulia Cartasegna (  violino )  Marco Muntoni ( voce  )  e  contenuta    nell'album   Ispiriendi  ( il concerto  \ presentazione  da me   recensito  e  fotografato  in questo precedente  post  ) e  disponibile   sulla piattaforma    https://store.cdbaby.com/cd/ispiriendi2

05/01/17

senza titolo di © Daniela Tuscano

L'immagine può contenere: cielo, nuvola e spazio all'aperto
Scia di sole, pallida e tarda,
Solo tu puoi capire 
Quell'assurda, insperata gioia
Mentre l'ora s'abbruna

Si convive, la morte addosso
Quando s'ama anche il dolore
E sbocci sempre, e non lo sai

© Daniela Tuscano

14/01/16

storie di viaggi ne di scalate con annessa : musica , poesia , fotografia



Le  due  storie    che trovate  sotto , mi  hanno fatto venire  in mente  oltre   :  il libro on the  un romanzo autobiografico, scritto nel 1951, dello scrittore statunitense Jack Kerouac ed  il film da esso tratto , ed la storia  di topolino n 3109  (foto a destra )  ad esso ispirata  , ed  il cd   sulla strada di de  Gregori 
Mi hanno riportato alla mente queste  due immaginiche ricevetti tempo fa  su   wzp ed  ho deciso di condividerle  con  voi   prima  di  raccontare  \   riprendere  le due  storie  d'oggi 







 


La  prima storia   viene  dala mia  sardegna  , più  precisamente   da i  piedi del Supramonte di Baunei ci sono 35 vie di arrampicata dedicate a Fabrizio De Andrè. Nel 17mo anniversario della sua morte il free climber Maurizio Oviglia, le ha risalite. Il servizio è di Daniela Usai. L intervistato è: lo stesso  MAURIZIO OVIGLIA 



La  seconda   a storia di  
Darinka Montico, 35 anni, nata sul Lago Maggiore, ha lasciato l’Italia a 19 anni. All’estero si è specializzata in fotografia. È stata insegnante di inglese in Asia, volontaria dopo lo Tsunami in Malesia, spogliarellista in Nuova Zelanda, barista in bikini nelle miniere australiane, ristoratrice in Laos, barista a Hong Kong, massaggiatrice di teste di giocatori di poker durante i tornei. Poi ha lasciato tutto e ha cominciato a percorrere tutta l’Italia a piedi. Dal suo viaggio è nato un libro “Walkaboutitalia. L’italia a piedi, senza soldi, raccogliendo sogni” (Edizioni dei Cammini, 2015). Info: www.walkaboutitalia.com





Ecco la  sjua storia  tratta  da  www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=2092 dove  trovate  le altre   7 foto  


L’Italia a piedi, senza soldi con una scatola piena di sogni
Darinka Montico: con uno zaino in spalla verso l’ignoto
Lun 21 Dic 2015 | di Claudia Bruno | Bella Italia




Lasciare tutto, cambiare vita e affrontare l’ignoto con lo zaino in spalla e neanche un euro nelle tasche. È quello che ha fatto Darinka Montico, fotografa, nata sul Lago Maggiore, che dopo aver vissuto per più di sedici anni all’estero ha deciso di tornare in Italia e girarla tutta, a piedi. Senza utilizzare mezzi di trasporto né accettare passaggi, Darinka è partita da Palermo con le scarpe da ginnastica ai piedi e tra le mani una scatola vuota ed è arrivata a Baveno – un  piccolo paese in provincia di Verbania, in Piemonte – sette mesi dopo, con le scarpe consumate e la scatola piena dei sogni delle persone che aveva incontrato lungo la strada. Da questa originale esperienza è nato un libro,“Walkaboutitalia” (Edizioni dei cammini, 2015), che Darinka ha appena presentato in tutta Italia, girandola ancora a modo suo, questa volta in groppa a una bicicletta di bambù. «Se posso dare un suggerimento ai viaggiatori: non fate troppi programmi, perché se non fai programmi non puoi sbagliare, le cose vanno sempre diversamente da come te le aspettavi». 

Come nasce l’idea del tuo viaggio, come l’hai deciso, cosa facevi prima.
«Ho lasciato l’Italia a 19 anni poi ho vissuto in diverse nazioni, facendo i lavori più disparati. Sono stata insegnante di inglese nelle scuole elementari in Asia, volontaria dopo lo Tsunami in Malesia, spogliarellista in Nuova Zelanda, barista in bikini nelle miniere australiane, ho aperto un ristorante in Laos, ho fatto la barista a Hong Kong, e molte altre cose. Poi tre anni fa sono tornata in Europa con il mio ex e ho trovato lavoro come massaggiatrice di teste di giocatori di poker durante i tornei. Lui mi ha chiesto di sposarlo e io ero felice, ma dopo un mese mi ha lasciata. È stato un momento difficile. Un giorno sono andata a lavorare e non sapevo più cosa ci facessi in quel posto. Mi sono resa conto che non volevo trovarmi lì e che non mi sentivo più bene con me stessa dopo la fine di quella relazione. Ricordo di aver guardato la suola delle mie scarpe e c’era scritto “go walk”. Ho detto, va bene, vado a farmi una passeggiata per schiarirmi le idee, e da lì ho iniziato a chiedermi quali fossero davvero i miei sogni. La risposta la sapevo già: viaggiare, scrivere, fotografare, sognare. Così ho deciso di combinare tutto questo in un viaggio solo. L’ho chiamato “Walkabout”, un riferimento alle passeggiate degli aborigeni nell’outback australiano in età adolescenziale, per riconnettersi con le loro origini ancestrali».

Perché l’Italia a piedi, perché raccogliere sogni?
«Sono sempre stata una persona lenta. Avevo in testa una frase che mi ripetevano anche a scuola: “Darinka sveglia! Il tempo è denaro, il tempo è denaro”. Allora ho pensato, beh ma se davvero il tempo è denaro e io mi permetto di essere lenta, allora sono una persona molto ricca. E così ho cercato di trasformare questa mia lentezza in un punto di forza: il modo più lento di viaggiare è farlo a piedi. Il mio viaggio è durato sette mesi, ho percorso circa tremila chilometri, sono partita senza un euro in tasca, non avevo risparmi da parte. È stato un salto nel buio, ma volevo provare e vedere cosa sarebbe successo». 
E cosa è successo?
«È successo che  proprio l’essere partita senza soldi si è rivelato il lato più interessante del viaggio. Perché senza soldi l’unica merce di scambio che hai è la fiducia. Quindi per dormire e mangiare tutti i giorni dovevo accettare l’aiuto di
chiunque. Contenta di aver ritrovato i miei sogni, andavo in giro con questa scatola per raccogliere i sogni degli altri, chiedevo a loro di esprimere a parole su un foglio cosa sognano, cosa vogliono fare nella vita. E poi, siccome sono sempre stata una grandissima fan de “La storia infinita”, mi piaceva l’idea di impersonarmi in Atreyu, con la missione di sconfiggere il nulla, combattere quello che si intromette tra noi e il nostro pensiero libero e indipendente, tutto ciò che ci omologa. Credo che chi ha un sogno, un progetto suo, possa essere considerato un piccolo ribelle. Se poi i sogni li mette pure in pratica, allora è un rivoluzionario. E in questo viaggio ne ho incontrati tanti».
Se dovessi raccontare qual è stata l’Italia che hai incontrato nel tuo viaggio, che paese ti sei trovata davanti, cosa diresti?
«Basta aprire la scatola e pescare lì dentro, tra i sogni che ho raccolto. I sogni spesso rappresentano quello che non si ha e nella scatola ho trovato soprattutto sogni di un paese più funzionale, “normale”, senza così tanta burocrazia, con più meritocrazia, senza corruzione, senza mafia, specialmente in alcune regioni. Ma il sogno più ricorrente è stato quello della serenità. Un sogno che inizialmente non capivo, perché pensavo, va bene, tutti vogliamo essere sereni, felici, però c’è bisogno di sognare qualcosa di specifico per arrivarci, a questa serenità. E allora sono andata a consultare il dizionario dei sinonimi e dei contrari, e ho visto che il contrario di serenità è “paura”. E in effetti quella che ho trovato è stata un’Italia spaventata. La diffidenza e la sfiducia nei confronti del prossimo è molto diffusa, anche se poi i modi per aggirare questo ostacolo culturale ce li abbiamo sotto il naso. A me è andata benissimo, perché in sette mesi di viaggio sono rimasta senza un posto dove dormire soltanto per dieci giorni, tutti gli altri sono stata ospite di qualcuno che mi ha accolta. L’Italia mi è sembrata un paese dove stare al sicuro».
Ci sono stati, invece, momenti in cui hai avuto paura tu? Non fanno che ripeterci che una donna da sola per strada si mette automaticamente in una situazione di pericolo. Com’è stato viaggiare da sola, a piedi, per sette mesi in un corpo di donna?
«Da un lato sono partita senza pregiudizi, perché avendo vissuto fuori dall’Italia per i precedenti quindici anni non immaginavo una serie di dinamiche così consolidate nel senso comune. Una volta partita, mi sono imbattuta, certo, in una serie di personaggi che hanno cercato di abbordarmi per strada solo perché ero una donna, facendo riferimenti sessuali, allora portavo sempre con me uno spray al peperoncino che tenevo in tasca. Ricordo che in uno dei primi giorni di cammino pioveva, ero completamente sola in strada, si avvicina a me un camionista, abbassa il finestrino e mi fa una proposta sessuale. Io gli rispondo “no grazie, come se avessi accettato”. Avevo le mani che mi tremavano, non sapevo bene cosa sarebbe successo dopo. Poi alla fine mi ha lasciato in pace. Sarebbe stato il primo di tanti, a cui giorno dopo giorno ho imparato a rispondere che stavo facendo un documentario e c’era la mia troupe che mi seguiva. Questo e altri piccoli “trucchetti” imparati nel corso del viaggio sono serviti ad allontanare gli scocciatori e a farmi stare tranquilla».
Tra i luoghi che hai attraversato, ce ne sono alcuni che ti sono rimasti nel cuore più di altri? 
«Mi sono completamente innamorata della Sicilia. Tanto che questo inverno mi trasferirò a Ustica, dove resterò a scrivere il mio prossimo libro per quattro mesi. E poi la Toscana, una regione che dovrebbe essere un modello per tutto il resto dell’Italia, per il modo in cui riesce a far combaciare così armoniosamente passato e futuro. Ricordo la Francigena, ma anche le colline spettacolari che si vedono dalle strade asfaltate. Di posti che mi hanno conquistata ce ne sono infiniti. C’è anche qualcosa che mi ha colpita in negativo. Per esempio la sporcizia, è tanta, e ovunque. Siamo un paese sommerso di spazzatura».
E le persone, dei loro sogni cosa ti rimane?
«Ho avuto a che fare con le persone più disparate e persone molto diverse tra loro mi hanno ospitata. Da quella particolarmente aperta che ti invita a casa sul momento, al Sindaco del paesino sperduto, alle suore, fino al ragazzo con la svastica tatuata o l’immigrato. Ce ne sono alcune di cui conservo un ricordo più vivido. Come un signore tedesco sulla sessantina, meraviglioso, che mi ha ospitato a Ispica, un paesino vicino Modica, in Sicilia. È stato trascinato dalla moglie in Italia negli anni ’80, poi lei se n’è tornata a vivere in Germania, mentre lui è rimasto. Il sogno di quest’uomo era di avere una casa tutta sua con un giardino grande, così ha comprato un appezzamento di terra davanti a delle grotte e ha realizzato la sua dimora in queste grotte. Coltiva tutto da solo, ha una compost toilet, fa il pane, ha i pannelli solari sopra le grotte, un frigo autopropdotto e vive in modo quasi completamente autosufficiente e sostenibile. Il suo sogno l’ha realizzato. “Magari ne hai anche un altro?”, gli ho chiesto. E lui mi ha risposto di sì, che voleva andare sull’isola di Pasqua, ma non avrebbe mai avuto i soldi per il biglietto. Così ha deciso di scolpire delle maschere come quelle dell’isola di Pasqua e se le sta mettendo in giardino».
Questo viaggio ti ha cambiata? 
«Quando sono partita ero insicura, col cuore infranto, sciupata, perché dopo la fine della mia relazione mi ero data alla droga e all’alcol, ero una specie di zombie. A guardarmi adesso, sono sicura che sto facendo quello che avrei sempre dovuto fare, che sono sulla strada giusta. Sto conoscendo tante persone meravigliose, alcune leggono il mio libro o vengono a conoscenza della mia storia e mi contattano per chiedermi consigli. Se penso che anch’io prima di partire ho chiesto dei consigli a camminatori esperti, mi sento in evoluzione, oltre che felice di poter dare a mia volta suggerimenti a chi vuole intraprendere viaggi simili. E, poi, la cosa fondamentale che ho imparato è che se ti comporti come se vivessi nel mondo che sogni, piano piano il mondo si adatta a te». 
E chi ti ferma adesso. Cosa farai?
«Mi sono fatta costruire una bicicletta di bambù su misura dai ragazzi di “Carrus Cicli” di Savona e da lì ho fatto di nuovo il giro dell’Italia per andare fino in Sicilia e tornare indietro. Ho percorso più di seimila chilometri in bicicletta per presentare il mio libro. Ricontattando persone che mi hanno ospitata l’anno scorso o altre che nel frattempo si erano appassionate al mio viaggio. Ho fatto 70 presentazioni in tutta Italia da maggio: mi sono divertita come una matta e ho deciso che partirò per il giro del mondo in bicicletta l’anno prossimo».                               
A




http://www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=2083 azzardo+

08/11/15

occhio cattivo di © Daniela Tuscano






OCCHIO CATTIVO

Certo. Forse trovo
Affinità ovvie, forse siamo
Tutti uguali, in penombra,
Corrucciati.
Forse, però
Nello sguardo, duro e fisso
Vedo il tuo, il mio tormento.
Vedo lande desolate,
Una fine ormai prescritta,
Sudata, spenta, espiata.
Non sei angelico. Sei bieco,
Hai l'occhio senza luce,
La pupilla braccata,
Inchiodata ai troppi guai. 
Da quel giorno, in cui peccasti,
Il tuo umano è deflorato
E il tuo corpo ormai resiste
Puro e casto, nei tuoi versi,
In un'anima preziosa,
Barocca, egra, mendica.
Così io; ci son ferite
Prive di misericordia,
E la pace è un'illusione.
Solo l'arte, o la sua eco
Può lenire tanto strazio.

(A Pier Paolo Pasolini)

© Daniela Tuscano

02/09/15

MOHAMED, CHE NON CAMMINAVA SULLE ACQUE © Daniela Tuscano


Mohamed non camminava sulle acque
per via della sua tumida testa.
Mohamed non camminava sulle acque
e non separava i flutti
perché non era Isa né Mousa,
non era profeta né inviato,
non era Dio e miracoli
non ne faceva.
Mohamed non si chiamava nemmeno Mohamed,
aveva forse quattr'anni, quel momento
breve ed esausto,
ricolmo di gioia
in cui non hai religione, ma solo
te stesso:
la tua carne fragrante e compatta,
docile allo sguardo
dove nessuno a nome tuo
parla all'Eterno
e per questo sei dorato
ma, se ti prende
quel Dio dal troppo cuore
sa esser così, violento,
circolare e crudele.
Mohamed non camminava sulle acque
e, se vuoi illuderti, ora ascende al cielo;
ma qui era piovuto,
qui doveva fiorire.

“Tutta colpa del Whisky”. Chiacchierata -intervista con Cristian A. Porcino Ferrara

    musica  in sottofondo   
Giovanni Lindo Ferretti - Per Me Lo So (Video Lyric Ufficiale)   versione    del  Brano tratto dall'album: Giovanni Lindo Ferretti in concerto A Cuor Contento


Per  chi aveva nostalgia  delle mie interviste eccovene una fatta  di recente    con Cristian Porcino sul suo  ultimo lavoro  Il libro in vendita su www.amazon.it     m'incuriosisce  eccoti alcune domande 

   1) Come mai questa  alternanza  fra prosa  e poesia?

 Non è la prima volta che mi cimento in libri del genere. Proprio l’anno scorso è stato pubblicato da una casa editrice americana  il mio primo libro in lingua inglese: Born too late to a world too old. In quel caso il libro era suddiviso in poesia e prosa. Tale ripartizione è necessaria perché la poesia è istintiva, sgorga dal profondo dell’essere, mentre la prosa è più ragionata ma non meno incisiva.»

2) Come è stato passare  dal linguaggio filosofico, delle tue  opere precedenti,  a  quello   letterario   che usi  nell'ultimo ?

Per me letteratura e filosofia non sono due sorellastre in gara perenne per farsi apprezzare da un burbero capo famiglia. Entrambe fanno parte dello stesso nucleo familiare. Sfido chiunque a considerare Shakespeare o Pirandello solamente degli scrittori. Le loro opere, ad esempio, sono intrise di filosofia.  Quindi per me è stato un passaggio del tutto naturale.»

3) In Servi dell'orinale   si denota  un po'  di populismo  \ qualunquismo   come  mai  tu  che nelle tue opere precedenti  te  ne sei tenuto alla larga?

Sinceramente ho sempre rifiutato le etichette. Il pensiero libero non può essere catalogato. In un certo qual modo mi lusinga la tua critica e la rispetto, in quanto diversi scrittori, del passato e presente, sono stati accusati di populismo soltanto perché si sono ribellati al sistema vigente. Penso a Balzac, Zola, Maupassant, Moravia, Pasolini, Vassalli, Bradbury e molti altri. Ciò che tu chiami qualunquismo è il grido d’indignazione di un cittadino che non accetta più  di buon grado la corruzione di chi governa e amministra la Res publica. Parlare ancora oggi di qualunquismo e populismo mi fa venire in mente la risposta che Mario Martone fa dire nel film “Il giovane favoloso” al suo Giacomo Leopardi: “Pessimismo, ottimismo…che parole vuote”. Ecco io considero qualunquismo e populismo parole vuote. Il populista cerca di accalappiare facili consensi e nella mia attività non ho mai scritto nulla per compiacere qualcuno, se mai il contrario. Sono stato querelato per aver detto il vero. Nel nostro Paese è la verità che viene punita e non la menzogna!

 4) Cosa intendi   per  umano disumanizzato in  Disumano ?

Premetto che ogni termine non può essere rivelato prima di essere letto; però posso anticiparti che intendo ciò che conduce un individuo a ripudiare la propria umanità. Quando si annienta l’empatia, che è connaturale alla nostra specie, allora tutto diventa una parodia dell’umano. Non basta vestirsi con giacca e cravatta per definirsi esseri umani. Purtroppo questa sottospecie di esercito di cyborg dell’indifferenza mostruosa avanza sempre più.

5) Disprezzi  il genere  umano,  come ti consideri  allora?

Caro Giuseppe io non disprezzo nessuno. Se mai, per parafrasare Socrate, io sono semplicemente un tafano che punge la cavalla e spero di non dover bere anch’io la cicuta. Come ti dicevo prima disdegno chi annienta la propria umanità e si riduce ad automa. Poi il discorso si estende alla mancanza di educazione e all’ossessione per il tu vedi L’Elogio del Lei, o all’ignoranza vedi  L’Oriana e la mistificazione surreale dello scandalo Elogio del Piffero. Pier Paolo Pasolini affermava: “L’uomo tende a addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica”. Noi letterati manifestiamo nelle opere che pubblichiamo la nostra indignazione verso un sistema che non può più essere tollerato. La nostra rabbia intellettuale, che tu prima hai definito qualunquismo, io la chiamo proprio come Pier Paolo: furia filosofica

  6) In La virtù degli sciocchi    s'intravede  un riferimento  a idiot  wind di Bob Dylan   o sbaglio? 

Apprezzo la liricità dei testi di Dylan ma confesso che non è mai stato un mio punto di riferimento musicale. Quindi non posso dirti se esistono dei richiami con le sue canzoni. Il Vero Sapere comprende ogni ramo dello scibile umano e non solo, quindi  si possono scorgere ovunque e in modo inconsapevole tracce del proprio percorso artistico.

7) Ho trovato ottimo in  Selfami, una delle  mie preferite,   una corrosiva   risposta   alla  mania  dilagante  dei  selfie *  .... ehm.... autoscatti (  scusa ma  preferisco usare   visto che  esiste il termine  italiano contro l'imperante     abuso     dei termini  anglo \  americani  ).   E'  nata   come  immagino   dallo spazio dedicato in rete  e sui media  agli autoscatti   dei vip  e  non solo ?

Come affermo ne  L’elogio del Lei io non seguo le mode e me ne tengo alla larga. Le mode servono per la massa. Il popolo vuole essere indirizzato dalle lobby per uniformarsi al gregge. La società odierna vive del riflesso dei social network. Come direbbe Giorgio Gaber vediamo: “Una specie di massa senza più l’individuo”.  Per quanto riguarda la questione della terminologia straniera con me sfondi una porta aperta. Trovo avvilente per un popolo mortificare la propria lingua cioè la propria essenza per prendere termini in prestito da altre culture. Prova ad andare in Francia, Germania, Inghilterra e Usa e vedi quanto termini italiani trovi nel loro lessico familiare. Nessuno!

8) Oltre gli evidenti   richiami diretti    a Catullo in  Odio e  amo  ad  Allen Ginsberg , alla  beat  generation,  a  Gramsci,  ecc  ed indiretti a   Charles Bukowski  in Maestri dell'esistere    quali sono  i  tuoi  punti di riferimento in  Tutta  colpa del wisky ?

Nessuno in particolare. Chi legge e recensisce un’opera, solitamente, è portato a fare paragoni e a intravederne tributi e similitudini. Talvolta ci azzeccano, ma nella stragrande maggioranza non corrispondono al vero. Quando scrivo un libro non ho in mente nessun testo pubblicato da altri. Ascolto solamente la mia voce interiore.  Ne I maestri dell’esistere ho reso omaggio a coloro che per me sono stati dei veri maestri e maestre. Io li ho definiti, infatti, maestri dell’esistere; con le loro opere mi hanno insegnato a vivere e a sviluppare il mio talento ed un percorso artistico indipendente. Non ci sono mitizzazioni.

9) Quale  genere   musicale  e  quali gruppi  o cantanti  
sceglieresti   per  questo tuo  ultimo saggio ?

La musica è la mia principale fonte d’ispirazione. Ogni genere musicale è utile ad accompagnare la lettura del mio libro. Dai compositori contemporanei come Sakamoto, Glass alla musica pop e rock. Non a caso nei ringraziamenti finali è citato Miguel Bosè.

10) Classico  o moderno   visto che    hai affermato << Al nuovo che avanza preferisco il vecchio che arretra! Non è l’età anagrafica che determina la novità, ma la giovinezza e onestà intellettuale che si possiede. >>

Classico e moderno camminano insieme e non possono essere separati. L’onestà intellettuale, però, non dipende dall’età anagrafica. Pasolini scriveva: “Ciò che spinge a tornare indietro è altrettanto umano e necessario di ciò che spinge ad andare avanti”.

11)  Concludendo   con questa  proposta,    visto il  tuo potenziale   nel destreggiarti nell'inserire  la filosofia  fra   le arti,   ha mai  pensato di riversare   i tuoi  pensieri  in  un fumetto? o  di scrivere   per  dylan dog  o  orfani  , opere letterarie  e  filosofiche ( io  ho imparato  di più  da  DD    che    da  una barbosa   lezione   liceale  di filosofia)  allo stato puro?

Da anni dipingo e disegno, diciamo sin dall’età di sei anni. Ho già all’attivo diverse mostre e realizzazioni di copertine, inclusa quella di Tutta colpa del whisky. Quindi non escluso tale possibilità, anzi. Anch’io da ragazzino leggevo Dylan Dog e Topolino, poi durante l’adolescenza i miei interessi si sono rivolti altrove e ho smesso di frequentarli. Ciò non toglie che i fumetti possono assolutamente occuparsi di filosofia. Bisogna solamente trovare un editore che non rifiuti a priori tale opzione perché poco commerciale.