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2.4.25

Sara, chirurga torinese di 31 anni: «Costretta a pagare 4 mila euro per il congelamento degli ovociti e diventare mamma al momento giusto»

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«Viviamo in un Paese anziano e con un governo che dice di voler promuovere la maternità. Peccato, però, che le donne che lavorano e vogliono congelare i propri ovociti per diventare genitori al momento giusto siano costrette a pagare quasi quattromila euro perché il servizio sanitario nazionale non copre la spesa. E così rimangono tagliate fuori tutte le fasce più deboli».
Sara (nome di fantasia) è una torinese di 31 anni, si è appena specializzata in chirurgia e «da grande» vorrà una famiglia numerosa. «Almeno tre figli, ma non adesso – aggiunge –, altrimenti la mia carriera professionale, appena all’inizio, subirebbe una battuta d’arresto impossibile da recuperare dopo i mesi trascorsi a casa, in maternità». La rabbia espressa da Sara fa riferimento al fatto che oggi, in Italia, abbiano accesso gratuitamente alla
preservazione della maternità tramite il congelamento degli ovociti solo le donne malate di tumore. «Quando si parla di politiche per la famiglia, e di diritto delle donne di non dover scegliere se essere madri o lavoratrici ma di potersi realizzare su entrambi i piani, bisognerebbe avere la coerenza di favorire questi processi con azioni concrete – conclude – piuttosto che con misure ideologiche come quelle attuali che, invece, non fanno altro che assegnare un piccolo, e altrettanto inutile, sostegno “una tantum”», conclude la signora riferendosi, per esempio, al fondo Vita Nascente che assegna mille euro a quelle donne che, rimaste incinta, decidono di non abortire e proseguono la gravidanza. O ai fondi destinati dal Piemonte alle associazioni antiabortiste (un milione di euro l’anno), di fatto per promuovere la vita dall’istante del concepimento.Nonostante la procedura di congelamento degli ovociti sia decisamente costosa, a Torino la richiesta di accesso al trattamento è aumentata del 28% passando da 70 a 100 richieste l’anno. «Questi numeri fanno riferimento agli ultimi dati raccolti dal centro Genera Livet, che fa parte del più grande network specializzato in Italia, la cui rete comprende sette strutture di medicina e biologia della riproduzione su tutto il territorio nazionale – spiega Francesca Bongioanni, ginecologa e direttrice del centro di Torino -. Un decimo di tutte le richieste in Italia che, nel 2024, hanno toccato quota mille a livello nazionale».
D’altra parte, una banca dati nazionale non esiste visto che il servizio sanitario nazionale copre solo le richiedenti affette da patologie oncologiche. Tra le ragioni che spingono sempre più donne al «social freezing» ci sono la ricerca di un partner stabile, la necessità di avere una propria stabilità lavorativa ed economica. E la libertà di scelta. «Le donne italiane sono sempre più inclini alla crioconservazione degli ovociti perché vogliono difendere il proprio potenziale riproduttivo ma allo stesso tempo pianificare la gravidanza – spiega Bongioanni –. Nel corso di questo anno abbiamo visto aumentare le richieste di accedere a questa procedura che consente di mettere da parte un “tesoretto” di ovociti che potranno poi essere utilizzati se, eventualmente, negli anni si avranno problemi nel concepimento naturale».Una buona notizia, ma comunque ancora «molto lontana da una diffusione su larga scala, ma fortunatamente abbiamo notato anche un aumento di donne che vengono indirizzate a questo percorso dai loro medici di famiglia o ginecologi di fiducia». In quali casi è indicato il congelamento degli ovociti? «La capacità riproduttiva di una donna – aggiunge la direttrice - può essere compromessa da terapie tossiche per il sistema riproduttivo (dette gonadotossiche) per patologie oncologiche, come il tumore della mammella, dell’ovaio e dell’utero, per patologie sistemiche o per malattie ginecologiche come l’endometriosi severa che, pur essendo una malattia benigna, può compromettere gravemente il patrimonio ovarico diminuendo così la riserva ovarica». Inoltre, l’1% delle donne può essere esposto ad un rischio genetico di menopausa precoce che può insorgere prima dei 40 anni.
«Nei nostri centri arrivano soprattutto donne che optano per questo trattamento proprio per motivi personali anche se poi, per ragioni economiche, non tutte si sottopongono al trattamento - conclude Bongioanni -. A questo proposito, consigliamo di procedere con la conservazione ovocitaria entro i 35 anni di età, lasciando poi alla valutazione del medico specialista in medicina della riproduzione l’opportunità di procedere oltre questa soglia».

10.4.22

e poi dicono che in Italia non si fanno figli il caso della famiglia Levi -D'ancona che aspettano il sesto figlio


  

  se  invece di finanziare  la guerra  e le  opere  inutili   finanziassero famiglie  come queste o che fanno  figli oltre  il primo       risolveremo il problema  del paese  a crescita zero 




Francesca Levi D’Ancona attende il sesto, ha preso un’altra laurea e ha successo su Instagram mostrando come se la cava. Ci ha ospitato a casa sua: già, come se la cava?

Francesca Levi D’Ancona se ne sta sul divano di casa, mangiando pezzetti di uovo di cioccolato (ma non dovrebbe, confessa), piedi allungati e una pancia più grande di lei, qualcosa simile a una Cima di Lavaredo su un corpo minuto. Francesca è al nono mese di gravidanza, data prevista per il parto il 1° maggio.Nella casa ora c’è silenzio, d’altra parte sono le 10 di sera. Paolo e Silvia dormono nei loro letti a castello in una stanza, in un’altra ci sono Maria, Sara e Elena. Elena però non dorme nel suo letto ma in quello di Maria, nel suo letto ci dorme il cane Puffo, nella doccia c’è il coniglio Lelli. Casa Levi D’Ancona-Brunetti a Firenze è questo: 5 figli in scala, in una casa grande ma non troppo e un profilo social da oltre 62 mila follower gestito da Francesca: come fate con5. Come da stereotipi, ma in questo caso è anche realtà, le bimbe hanno occhioni da cartone Disney mentre il maschio fa lo scorbutico. In certi sensi un ossimoro perché Paolo prende lezioni di danza classica, l’arte più gentile per definizione. E qui si apre un nuovo capitolo: Silvia sta imparando a suonare il piano e fa danza anche lei come tutti in famiglia. Il sabato Paolo fa il boy-scout, ma suona anche la chitarra, mentre con Silvia gioca a tennis. C’è da perdersi. Francesca e il marito Alessio, va da sé, fanno avanti e indietro tra scuola e extra.



Zero capricci, si mangia quel che c’è e tutti, tranne la più piccola, si vestono da soli Sono molto magri entrambi. Costituzione certo, ma viene il sospetto che il loro movimento

semiperpetuo contribuisca. Una mattina standard, ad esempio, vede il papà che con la bici porta due figli a scuola, uno sul seggiolino davanti e uno sul seggiolino dietro. Poi torna a casa e carica gli altri due. Poi va al lavoro. La mamma o la nonna vanno a prenderli. «Come fate con 5?», è la domanda che più spesso i follower rivolgono a Francesca. Lei cerca di rispondere con una miriade di storie Instagram, circa una ventina ogni giorno con le quali racconta la vita della famiglia dal mattino fino a quando si va a dormire («Se non faccio stories per qualche ora, mi scrivono “Tutto ok?”». Ebbene, come fanno? Francesca, sdraiata sul divano alle 10 di sera, dopo che i figli hanno scombinato persino i tappeti di casa, racconta: «I segreti sono pochi. Niente capricci, si mangia quel che c’è e tutti, tranne Sara, si vestono da soli e vanno a letto da soli». Cerca di focalizzarsi sulle altre domande che le fanno: «Molti sono interessati all’economia familiare. Siamo fortunati perché abbiamo la casa di proprietà, ma poi ci sarebbe forse da vergognarsi se fossimo stati ricchi? Per il resto io non vado dal parrucchiere, non vado dall’estetista, non mi interessa lo shopping. Non sono rinunce per me. Preferisco con i soldi risparmiati pagare la scuola ai bambini che è privata ma vicina a casa ed è la stessa per tutti e quattro i più grandi. Un grande vantaggio». Per quel che può valere, Francesca ci sembra dire la verità. Ci sono due piccoli indizi a dimostrarlo: tutti i bimbi mangiano senza fiatare quello che viene portato in tavola. Lattosio, cibi bio, allergie immaginarie non esistono: il primo è un piatto di tortellini del supermercato con panna e piselli, secondo i gloriosi menu anni ‘80, se non piace tolgono i piselli e via. E poi Francesca è sì avvolta in un’incantevole tuta a fiori, manca un bottone e uno dei pizzi è un filo rovinato. Vero: ai vestiti e al trucco bada poco.  Ha la riposta pronta anche alla più classica domanda: perché sei figli? «Perché no?», controbatte. «Con Alessio volevamo una famiglia, entrambi. Al terzo figlio ci siamo detti “perché no il quarto?” e poi “perché no il quinto?”. E ora sono in gravidanza». Francesca ha 36 anni, una seconda laurea presa ora, quando si è sposata era già incinta. Un amore molto veloce. Letteralmente: lei e Alessio si sono messi insieme a luglio 2013, si sono sposati a ottobre, lei di tre mesi. Lui era rimasto folgorato dopo averla vista a una festa con gonnellino hawaiano e conchiglie come reggiseno. Il viaggio di nozze ha toccato la Crimea e Odessa. Ricorda Alessio: «Odessa era piena di parchi e famiglie. Vedere adesso i sacchi di sabbia per difendere la città sotto assedio mi sembra impossibile», sospira incredulo. Si amano anche se non è tutto rose, come potrebbe esserlo con cinque figli e mezzo? Francesca ha perso un figlio, Elia: «Ero a fare l’ecografia ed ero sola, mi hanno detto che non c’era più il battito». Sono state le follower a fare rete attorno a lei, oltre alla famiglia e a una mamma molto presente. E poi lei e Alessio litigano, eccome. Si amano ma litigano perché a volte ad Alessio manca lo spazio, quello temporale non metrico. Gli manca non poter avere più tempo per la mountain bike, la sua passione. Poi guarda Sara, la figlia che sistema puntigliosa i tappeti di casa, lasciati in disordine dalle sorelle, o Maria che vestita da Elsa di Frozen accarezza il bianco coniglio e si sente squisitamente felice.

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