30/04/19

La storia di Milena Zambon, internata in Germania per aver provato a salvare ebrei e perseguitati. Ma è proprio nell'inferno che è cambiata (per sempre) la sua vit

dalla resistenza    molti uscirono cambiati  \  trasformati  ed è il caso    che  voglio raccontare  oggi  ,  un po' distante  dalla melassa ( la maggior  parte  ) retorica    \  strumentale  ormai diventato  solo derby   fascisti  - comunisti    quando    come potete  leggere  nel  post e  nei link riportati in esso    qui sotto   tale   periodo (  1943-1945  )    di guerra  civile   \ lotta  di liberazione non   fu solo quello .


Partigiana a 20 anni, sopravvissuta al temuto lager di Ravensbrück, sperimentando la vicinanza di Dio, poi monaca benedettina di clausura. «Mi sono salvata solo grazie al Rosario», diceva Milena Zambon (1922-2005), poi diventata per tutti Suor Rosaria (Avvenire, 27 aprile).
Nata a Malo (Vicenza) nel 1922 e ultima di otto fratelli, nel 1944 viene arrestata a Padova per aver favorito l’espatrio di ex prigionieri alleati e perseguitati politici e destinata ai campi di Ravensbrùck e Wittenberg.

Perché fu arrestata

Quando le amiche sorelle Martini (oggi nomi noti della Resistenza) le chiedono aiuto per la rete clandestina di padre Placido Cortese, la “Catena di salvezza”, Milena dice sì: «la proposta mi entusiasmò oltre ogni dire», scrive nelle sue “Memorie”. Scorta in treno al confine di Como ex prigionieri alleati, ebrei e perseguitati politici «nonostante la caccia delle Ss tedesche. Mi ero messa in quell’impresa pericolosa per carità cristiana. Mi affidavo alla Madonna, ricorrendo a lei con cieca fiducia in ogni mio bisogno», chiedendo salvezza non per sé ma per i profughi.
Arrestata, torturata nelle carceri di Venezia e Bolzano, non rivelerà i nomi della rete. Fa lo stesso anche padre Cortese, che verrà trucidato. Nel giardino dei Giusti di Padova sono ricordati entrambi con i giovani della Catena. La condanna alla fucilazione verrà commutata in lager a Ravensbrück (123mila prigioniere da 20 nazioni), poi a Wittemberg, a 100 chilometri da Berlino.

La liberazione dal lager

Nel 1944 le truppe dell’Armata rossa liberano il campo e anche lei fugge, curandosi nelle infermerie militari. A Wittemberg, durante il saccheggio della città, prenderà per sé pane nero e un Rosario. Nel 1945 torna in Italia gravemente malata; trascorre due anni in case di cura.
E’ fidanzata, ma le cose vanno male. Il 12 maggio 1948 avverte che la sua vita deve volgersi in un’altra direzione: entra nel monastero benedettine di Sant’Antonio in Polesine a Ferrara dove, col nome di suor Rosaria, ha vissuto la sua vita di monaca di clausura.

“Come fossimo in due…”

Nel silenzio di un ex deportata solo Dio può guardare: «nei continui terrori avevo sentito sempre il Signore accanto come fossimo in due», annota, «come un aiuto soprannaturale a non spegnere la voce della coscienza e a non perdermi».
Prenderà il nome di suor Rosaria e per obbedienza scriverà le sue Memorie. E andata in cielo il 23 ottobre 2005 (eventa.it, 2017).

taranto Suona il violino mentre i chirurghi la operano per un tumore al cervello



Leggo su https://notizie.tiscali.it/ e su https://video.lanuovasardegna.it/ da cui ho tratto il video questa bellissima notizia anche se non nuova ( l'unica cosa nuova è che uno dei pochi interventi simili fatti in italia con tale tecnica sia stato fatto nel bistrattato Sud del paese ) in quanto Nel 2014 fece scalpore un altro intervento di questo tipo, a cui fu sottoposto Roger Fritsch, un violinista della Minnesota Orchestra, affetto da tremori alle mani di origine neurologica. I chirurghi della Mayo Clinic di Rochester nel Minnesota decisero di impiantare degli elettrodi in una particolare zona del cervello e di collegarli ad una specie di pacemaker cerebrale. Ma per essere sicuri che l'operazione fosse realmente efficace fu necessario che gli elettrodi venissero impiantati con estrema precisione. I chirurghi d'accordo con il paziente, decisero che il paziente non solo doveva restare sveglio durante l'operazione, ma anche suonare il violino. Dopo un mese dall'operazione, Frisch tornò a suonare con la Minnesota Orchestra.

 ecco  il  video    del suo intervento










Una violinista di 23 anni, affetta da un tumore al cervello, è stata operata mentre suonava il violino. E' accaduto nell'ospedale SS.Annunziata di Taranto per curare una neoplasia cerebrale frontale sinistra a basso grado di malignità. E' il primo intervento del genere nel Sud Italia e "pochissimi altri - spiega l'Asl - ne sono stati effettuati nel Paese". La Neurochirurgia è già punto di riferimento nazionale per la tecnica dell''awake surgery L'intervento, di oltre 5 ore, è stato effettuato dal direttore dell'Unità Operativa Complessa, dottor Giovanni Battista Costella, e dal dottor Nicola Zelletta, con la fondamentale collaborazione dell'anestesista, dottor Angelo Ciccarese", equipe completata dai dottori Gounaris e Cantone.Ed è proprio lui a spiegare l'efficacia dell'awake surgery: "Al paziente è richiesta collaborazione, e la procedura nel complesso non è un'esperienza semplice, ma in sala operatoria c'è un'equipe altamente preparata e un team multidisciplinare composto da anestesisti, neuropsicologi e neurofisiologi. Sembra surreale, ma si fa conversazione con il paziente, spiegando cosa si sta facendo in modo da tranquillizzarlo il più possibile e monitorare la situazione in maniera più attenta"Ed una novità im qiuanto è la prima volta che accade al Sud: l'intervento è durato cinque ore, e consentendo alla ragazza di suonare e parlare è stato possibile agire con precisione, evitando di toccare le aree del cervello deputate al linguaggio e alla coordinazione dei gesti e azzerando i danni neurologici.














"Sembra surreale, ma si fa conversazione con il paziente - spiega Costella - spiegando cosa si sta facendo in modo da tranquillizzarlo il più possibile e monitorare la situazione in maniera più attenta". La metodica chirurgica adottata dall'equipe, implementata dall'ausilio di dispositivi di ultima generazione come il neuronavigatore e il monitoraggio neurofisiologico di cui dispone il reparto, ha permesso di rimuovere il tumore evitando danni neurologici, soprattutto disturbi della parola e cognitivi ed evitare difficoltà nella coordinazione dei gesti.Il paziente è cosciente e collabora
Stimolando nella fase operatoria specifiche zone cerebrali, sono stati evocati disturbi sensitivi complessi. "Questa tecnica - conclude Costella su tiscali notizie - è particolarmente indicata nei casi in cui è necessario rimuovere lesioni localizzate in zone critiche. Certo, al paziente è richiesta collaborazione e la procedura nel complesso non è una esperienza semplice".

il problema è che una donna è stata stuprata (non CasaPound) fatto strumentalizzato per bassi fini politici, invece che usato per riflettere sul ruolo del maschio nella società

leggi anche 

N.b  
non pensate     che  stia  sminuendo   i fatti   , anzi  . Ecco   un dibattito fra me  e l'amica  Tina 




Informazioni su questo sito web

La cultura dello stupro? Dal Circeo a Franca Rame è una storia fascista

Si esorcizza la xenofobia con un moto bipolare delle notizie: da un lato l’estraneo affetto da priapismo violento, dall’altro i pellegrini in fuga dalla disperazione
Si esorcizza la xenofobia con un moto bipolare delle notizie: da un lato l’estraneo affetto da priapismo violento, dall’altro i pellegrini in fuga dalla disperazione

Giuseppe Scano non completamente vero succede anche a sinistra purtroppo cara Tina Galante
  • Tina Galante Giuseppe Scano un conto è che succeda, altro è avercelo come idea fondante.
    Ma sai come considerano le donne i fascisti?
    Per loro non sono delle persone, ma solo delle cose da usare all'occorrenza per trastullarsi o per dare "bambini confezionati" alla patria.
Giuseppe Scano Tina Galante sono d'accordo con te

Sono  d'accordo con quanto dice  l'articolista  che  Il problema non è chi commette lo stupro, il problema, semmai, è che si commetta lo stupro. Ed è avvilente vedere un caso di cronaca come quello di Vallerano strumentalizzato per bassi fini politici, invece che usato per riflettere sul ruolo del maschio nella società  e  sul suo potere   violento
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Povera quella nazione nella quale l'antifascismo e la sinistra ed anche  la  destra   vedere  url   gli url sopra   [ corsivo mio   ] hanno bisogno di uno stupro per accrescere il proprio peso politico. La politica si sta mangiando tutto, dignità, decoro, istituzioni, tutto. Sembra ieri che si applaudiva alle parole di Simone rivolte agli esponenti di CasaPound durante gli scontri a Torre Maura. «Il problema mio non è chi mi svaligia casa, il problema mio è che mi svaligiano casa», aveva detto, e per un attimo era sembrato che la limpidezza di pensiero fosse tornata a valere qualcosa in questo Paese.
Invece, in presenza di una donna di 36 anni colpita a pugni in pieno volto fino a perdere conoscenza e abusata sessualmente da due uomini poi incastrati dal video che loro stessi hanno girato durante l’aggressione, tocca riprendere la metafora di un «pischello» e ribadire l’ovvio: il problema mio non è chi mi svaligia il corpo, il problema mio è che mi si svaligi il corpo. Gli stupratori si chiamano Francesco Chiricozzi, diciannovenne consigliere comunale di CasaPound, e Marco Licci, 21 anni, altro militante di estrema destra, ma i loro nomi non hanno alcuna importanza rispetto alla brutalità dell’aggressione, anche se è accaduta a Vallerano, dove i «fascisti del terzo millennio» hanno ottenuto oltre il 21% alle ultime amministrative di giugno 2018, anche se i due erano soliti diffondere messaggi razziali legati al tema delle «donne da proteggere» dagli immigrati. In un Paese civile questi aspetti finiscono nei fascicoli dei giudici in fase processuale, non nei tweet di politici, intellettuali e chef in fase rivendicativa.
Tutto diventa avanspettacolo politico, anche per la sinistra, improvvisamente ringalluzzita all’idea di farsi largo e riguadagnare qualche punto elettorale nello scenario politico, e invocare – ora sì, con voce piena - lo sgombero di Casapound
Un Paese che ama definirsi «progressista» ora si metterebbe di buona lena e approfondirebbe la crisi del maschio italico, sempre più sprovvisto di strumenti e codici per comprendere che il modello della tradizione arcaico-patriarcale è ormai superato, e proverebbe a dare strumenti di riflessione condivisa. Invece tutto diventa avanspettacolo politico, anche per la sinistra, improvvisamente ringalluzzita all’idea di farsi largo e riguadagnare qualche punto elettorale nello scenario politico, e invocare – ora sì, con voce piena - lo sgombero di Casapound.
Casapound non deve essere sgomberata perché due bestie all’interno dei suoi militanti hanno stuprato una donna, ma perché abusiva e in contrasto con la Costituzione italiana.
Così come la sinistra non dovrebbe proprio pensare di contrastare l’egemonia della destra prendendo in prestito la sua bile e i suoi umori, e tuttavia lo sta facendo, perché avverte il morso alle calcagna di un popolo ormai estraneo. Avremmo volentieri fatto a meno dello spettacolo, invece eccola, la sinistra, insignita dell’odioso mestiere di esattore fiscale, china a fare i conti in tasca all’ideologia degli aggressori anziché riflettere sul fenomeno delle violenze e cercare di fare quadrato con quante più forze politiche in merito alla Commissione d'inchiesta monocamerale sul femminicidio e alle proposte di legge volte a rafforzare le tutele processuali delle vittime di reati violenti.
Legiferare e operare a sostegno delle donne è del resto complicato in un Paese ancora incapace di discutere della violenza di genere (che va dagli stupri ai femminicidi, dalla restrizione della libertà di aborto alla difesa della famiglia tradizionale, dalle aggressioni omofobe alla guerra contro l'ingresso della questione di genere nelle scuole) senza connotarla etnicamente e politicamente. Una miseria spirituale prima ancora che dialettica quella in corso, che a furia di inscenare il gioco «loro ce ne hanno date, noi gliele abbiamo dette» finisce per strizzare l’occhio alla categoria estetica del «grottesco triste» dove ogni sentimento del tragico nei confronti delle vittime è assente.


29/04/19

Libertà ,rispettare la tua non significa che puoi essere omofobo o razzista. Tanto meno fascista o neofascista





 canzoni suggerite 


la tua libertà - francesco Guccini
Questa democrazia - Giancarlo Cobelli


Risultati immagini per libertàDopo   anni  da  uno o  più post   sulla libertà  , quest articolo  (  da  cui  ho  copiato il titolo  del post   )  preso da  ilfattoquotidiano del 26\4\2019   me che trovate  sotto  e le    due  canzoni  citate  all'inizio  del post insieme   alla   classica <<  la  libertà di  Giorgio Gaber  >>    che fungono da  colonna sonora   confermano il mio percorso   del mio blog  ed   del mio account  social  ,  e  soprattutto del perch+è  non elimino (  salvo casi eccezionali   )   nessiuno\a    ,    ma   aspetto  che     siano  ad   ad eliminare me  o    a  rimuoversi  
di Margherita Cavallaro
Una delle cose che mi sono sempre sentita ripetere dagli adulti ogni volta che litigavo con mio fratello (più o meno ogni 20 secondi) era: “la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Un sano principio frutto della saggezza popolare e, mi sono resa conto ieri, di un tempo in cui il rispetto della libertà non era così scontato. La Giornata della Liberazione dunque, che nulla ha a che vedere con i diritti di tutti gli unicorni glitterati come me. O forse sì.La Liberazione è stato l’apice della lotta per far sì che la propria libertà fosse rispettata come limite alla libertà degli altri, mentre in una società fascista ognuno è libero solo nella misura in cui si conforma a un modello imposto, sia questo religioso, politico, etnico, sessuale o qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. Una realtà senza differenze e senza eccezioni, in cui tutti sono uguali non perché hanno uguali diritti, ma perché sono tutti schiavi allo stesso modo. Un ideale sociale che sembrerebbe ovvio rigettare, eppure gli italiani di terra, di cielo e di mare ultimamente sembrano essere attratti da tale ideologia, proprio come ogni tanto ci viene voglia di chiamare quell’ex che ci ha rovinato la vita. Come è possibile, mi chiederete? Possibile che nonostante il/la tuo/a ex ti abbia lasciato cicatrici emotive non sembri aver imparato la lezione? Possibile che quando quell’ex ti chiama ancora rispondi, anche se l’ultima volta che vi siete visti qualcuno ha dovuto chiamare la Polizia (o le Forze Alleate)? Che ancora, ogni tanto, pensi di dargli/le una chance per un futuro assieme, anche se sta sul belino ad amici, parenti, vicini di casa e conoscenti tutti (tanto che si preoccupano anche le testate internazionali)? Possibile che gli italiani siano così stupidi da cedere ancora a quell’ex (politico)?
In realtà non è un problema di stupidità, ma di debolezza al sofismo. Uno dei diritti conquistati dalla Liberazione è il classico: “io ho la libertà di dire quello che penso”. Sacrosanto. Il problema è che quando quello che uno pensa è fascista/razzista/omofobo/transfobico/ecc. sembra ci si imbatta in un circolo vizioso, in un loop etico e filosofico senza uscita, se non fosse per quella benedetta saggezza contadina a cui non importa niente del sofismo e che quindi lo ara col buon senso. La tua libertà finisce dove comincia la mia. Puoi dire quello che pensi, ma nel momento in cui quello che pensi lede la mia libertà di fede, di amare chi mi pare, di vivere in quanto donna, disabile o persona di colore, allora devi tacere. E non vale dire “io ho la libertà di non voler vedere due uomini che si baciano” perché quella libertà tu ce l’hai già: sei libero di guardare dall’altra parte. Due uomini che si baciano non ti toglie la libertà di baciare una persona del sesso opposto, ma il tuo rendere la loro vita un inferno toglie loro la libertà di baciarsi. Lo stesso principio, insomma, per cui se costruisci una Sinagoga nella tua città tu puoi sempre continuare ad essere cattolico e andare in Chiesa, ma se fai l’antisemita togli alle persone la libertà di essere (o sopravvivere essendo) ebree. Questo ovviamente non l’hanno mai capito quelli della Lega, tanto che hanno proposto un bonus solo per le coppie che si sposano in Chiesa con rito cattolico. Niente bonus se sei ebreo, musulmano o ateo, niente bonus se sei gay, niente bonus se per una qualsiasi ragione in Chiesa non ti ci vuoi sposare. Ovviamente questa proposta è anticostituzionale, ma figurarsi se conoscono la Costituzione i membri (o teste di) un’armata Brancaleone che dai contadini ha ereditato le ruspe, ma non la saggezza? Nel frattempo, nella terra degli Alleati, è passata una legge che rende obbligatoria l’inclusione dell’insegnamento di tematiche Lgbt+ in tutte le scuole.La Liberazione ha portato libertà e la vera libertà crea ancora più libertà, perché questa non discrimina, abbraccia tutti. Il Fascismo si maschera da libertà di essere razzista, omofobo, transfobico, antisemita, islamofobico, sessista, per toglierla, pezzetto per pezzetto, a tutti. Il Fascismo vuole solo per se stesso la libertà di urlare ciò che annienta la libertà di tutti gli altri. No cari amici, non avete la libertà di urlarmi contro frasi omofobe o razziste o discriminatorie o di apologia fascista. L’unica libertà che avete è il silenzio. Una libertà che vi è stata concessa, per altro, da persone come nonna Femia e nonno Gastone che hanno vissuto sui monti quella giovinezza che voi passate riempiendovi la bocca di veleno e piatti regionali.

28/04/19

Quartu, la filosofia del "professore che non boccia": "Educo senza essere un generale" -Fabio Cocco, 48 anni, docente di Italiano, Storia e Geografia alla scuola media De Amicis,



Leggendo questa news sotto riportata , mi sono fatto una domanda ed contemporaneamente riposto si può insegnare senza bocciare e senza note ? Si si può' . IL caso del prof Fabio Cocco . Quest'uomo merita molta attenzione dai media e dai colleghi che fanno lo stesso suo lavoro. La scuola, negli anni passati, spesso hanno dato risultati negativi proprio per l'incapacità di attuare un metodo moderno, e se posso dirlo, già usato nei paesi del nord Europa da decenni .


  dall'unione  sarda

SCUOLA
Quartu, la filosofia del "professore che non boccia": "Educo senza essere un generale"
Anche grazie a Fabio Cocco, 48 anni, docente di Italiano, Storia e Geografia alla scuola media De Amicis, le non ammissioni sono calate



Interrogazioni programmate, percorsi personalizzati e colloqui costanti con i genitori.
È questa la ricetta vincente adottata da Fabio Cocco, 48 anni, professore di Italiano, Storia e Geografia alla scuola media De Amicis (ex Lao Silesu) in via Perdalonga, che ha ridotto drasticamente le bocciature e fatto lievitare le iscrizioni nella scuola, passando dai 78 alunni del 2015 ai 360 del 2019.


                                                                Fabio Cocco

"Perché si può educare senza ergersi a generali", ottenendo risultati sorprendenti "negli ultimi quattro anni le non ammissioni sono scese a meno dell'un per cento".

Professore, come ha fatto a raggiungere questi risultati?

"Noi siamo abituati a una scuola vista come una via di mezzo tra un ospedale psichiatrico e un riformatorio, che sia lì per dare regole e basta. Io non dico che le regole non ci debbano essere ma per farle recepire bisogna condividerle, far sì che i ragazzi siano consapevoli del loro percorso di crescita".

Per questo dal suo registro sono bandite le note?

"Avere una collezione di provvedimenti disciplinari spesso può arrivare a dare l'effetto opposto. Nel senso che, tra virgolette, ci si può vantare di essere quello che ha avuto più note".

E allora cosa si fa se uno studente non rispetta le regole?

"Hai un comportamento non adeguato? Cerchiamo di capire perché, quali sono i motivi, non mettendo una nota sul registro. Occupiamoci dei ragazzi inserendoli in percorsi personalizzati. L'organizzazione stessa della scuola è pensata proprio per andare incontro a questi bisogni. Abbiamo prima di tutto ridotto il tempo scuola: il sabato stanno tutti a casa e durante la settimana non si seguono più di tre discipline per volta, con tre pause di 15 minuti dopo ogni lezione. In questo modo si tiene vivo l'interesse senza sovraccaricare".

Anche le interrogazioni a sorpresa sono bandite?

"Non avrebbero senso. Io faccio un calendario delle interrogazioni in modo che gli studenti abbiano il tempo di prepararsi. Ciò significa più tranquillità e la possibilità di mettersi in pari con il programma. La verifica non è il giudizio divino, così come la classe non è un formicaio: c'è chi ha la possibilità di raggiungere dieci, chi meno. Ognuno ha caratteristiche e traguardi diversi. Individualizzare significa includere".

Stesso discorso per le bocciature.

"Che senso ha bocciare? Alla fine diventa quasi un giudizio sulla personalità. Negli ultimi quattro anni le non ammissioni sono scese a meno dell'un per cento e hanno riguardo per lo più chi per un motivo o per l'altro, non frequentava. Ma se i ragazzi frequentano, io ho il dovere di recuperarli in qualsiasi modo. Un elemento fondamentale in questo senso è, ad esempio, la relazione con i genitori. Noi abbiamo contatti continui. Uno studente senegalese che è arrivato da noi che non sapeva niente d'italiano e che scriveva soltanto in arabo adesso frequenta con successo la seconda superiore e ancora siamo rimasti in contatto. Ovviamente tutto questo percorso si può realizzare se si trova anche il dirigente giusto che dà fiducia, come è qui Tiziana Diomedi".

Che cosa sono per lei i suoi studenti?

"Sono prima di tutto persone in crescita e, per me, sono una continua scoperta. Sono il banco di prova di quello che faccio, per mettere in discussione quello che so e quello che non so".

                                       Giorgia Daga     
                                                                                                                                                                  Molti hanno commentato sul sito in particolare all'ultimo 



Violet2012
da un giorno
Caro docente, sei soltanto uno che non vuole grane. Saranno sicuramente aumentate le iscrizioni ma anche gli asini e i maleducati.

mannu
da un giorno
Speriamo di non avere suoi alunni nella scuola dove insegno, perchè programmare le interrogazioni non è educativo. in bocca al lupo per il suo lavoro
Bagarzu
da  un giorno
fatto lievitare le iscrizioni nella scuola, passando dai 78 alunni del 2015 ai 360 del 2019"... e grazie al piffero, chi è il fesso che si iscrive in una scuola in cui si deve studiare?!?


  ha brillantemente  ed  efficacemente (  visto   che     sono rimasti  zitti   e  non  hanno replicato  )  l  riposto  Lo stesso Fabio Cocco 


user217085
Buonasera. Sono Fabio Cocco. Nella scuola in cui insegno, gli studenti studiano e raggiungono traguardi soddisfacenti. Pensi che a scuola sono anche sempre presenti e sereni.Provo con ordine a rispondere o chiarire alcune questioni. 1. Insegnare non è una missione: è una professione complessa che richiede preparazione non solo in termini di contenuti ma, soprattutto, in riferimento alla conoscenza dei processi di apprendimento che, di norma, variano di persona in persona. 2. Per imparare bene, ovvero per far sì che le persone apprendano, è importante che conoscano le procedure.S può dire tutto: si può ritenere non corretto "non bocciare" (premesso che è il consiglio di classe che sulla questione si esprime sulla base di criteri oggettivi e verbalizzati) purché con riferimenti epistemologici chiari. Osservo, al contrario, che il dibattito sulla scuola è affidato a un'idea di insegnamento scollegata dalla osservazione del panorama sconcertante di questo paese, proprio quello nel quale l'analfabetismo di ritorno e la dispersione scolastica sono tra le più alte d'Europa
Lì entra in gioco la riflessione da fare con gli studenti sul come si apprende, ovvero sulle strategie individuali. L'obiettivo è che ciò accada in modo consapevole e responsabile. Fiducia e responsabilità sono le parole sulle quali costruire una dinamica educativa e quindi finalizzata all'apprendimento.



Aggiungo le mie risposte  frutto   di  " eredità "  genitoriali  in quanto  figlio  di   ex  insegnanti 

a persone come Vilet2012 dico che è proprio il contrario. Un insegnante che opera nel modo descritto nell'articolo le grane se le cerca. Richiede molto più impegno e dedizione cercare di seguire gli alunni col metodo del prof. Cocco e si possono ottenere risultati incredibili anche coi soggetti apparentemente più difficili.Infatti in un periodo in cui l'alta percentuale , una delle più alte ( se non la più alta ) a livello europeo, d'abbandono scolastico riuscire a far portare a termine la scuola fino al diploma ( la terza media d'oggi per un lavoro decente ) ai dei ragazzi o far aumentare le iscrizioni nelle scuole superiori a gente che non continua dopo i primi due \ tre anni di superiori ( di scuola media visto che molti ripetono) anni visto che l'obbligo è stato aumentato a 16 mi sembra già un primo successo. E poi se un ragazzo invece di mettere solo una nota o sospendere gli si fa capire i propri errori \ sbagli e lo si educa dandogli aiuto come propone il prof in questione e si usano i provvedimenti disciplinari solo per i casi gravissimi e di recidiva i maleducati ed i bulli credono che si riducano fino ad estinguersi . Ora  ciò  non vuol  dire     che   non dev'essere punito    con note  e\o sospensioni   ma  esse devono essere  l'eccezione  non la  norma .  C'è il voto do condotta  .  Si possono evitare  o  ridurre  se    motivati e stimolati  e soprattutto quando  gli  s'insegna oltre  alla  materia   anche a    vivere 



  A Mannu ed Bagarzu e persone che la pensano come loro chiedo ma allora gli esami universitari che sono a priori programmati in date certe sono diseducativi ?  

Quindi bisogna non bocciare ? Si ma con giudizio . Infatti concordo con quanto ha risposto ( vedi secondo url sopra ) ad una domanda simile Armando Palma, esperto di sistemi formativi 
Se l’obiettivo della scuola è la “promozione” della persona, comprensiva di conoscenze e abilità, allora si parte dalla personalizzazione dei percorsi formativi, si prosegue con l’orientamento, per arrivare a sostenere chi ha bisogni educativi speciali. Un circolo virtuoso che è già tratteggiato dalla normativa, in modo articolato sia che si tratti della formazione generale o vocazionale. Per converso se si manovra solo l’asticella del risultato non si può che pervenire alla selezione. Ai docenti di decidere come gestire il rapporto tra insegnamento e apprendimento.
Il vero problema per cui è stato tirato in ballo don Milani è che ancora oggi, come allora, la selezione cade spesso su coloro che hanno meno strumenti per i quali la nostra Costituzione prevede uguaglianza di opportunità. E poi a guardarci bene un ragazzo che ottiene un buon successo formativo, frutto di un percorso adeguato e motivante, apprezza maggiormente la propria formazione, ed è meno indotto a “copiare”, anche di fronte ad un mondo del lavoro che oggi certo non produce entusiasmo. Forse è meglio investire i soldi pubblici nel migliorare il proprio progetto di vita piuttosto che ripetere per due o più anni le stesse cose.

non so che altro dire    se  non alla prossima  .  

27/04/19

Aggiornamento e svelamento bufale sui fatti del «Trieste Running Festival»alla sarebbe stata vietata l'iscrizione alla Maratona per gli atleti africani. La realtà è un'altra

di cosa stiamo parlando



Ringrazio l mio contatto facebook  Giusy Luordo
per   avermi segnalato  l'articolo  sotto riportato  di    https://www.open.online/



Alla Maratona di Trieste possono partecipare atleti africani  David Puente - 27/04/201913:47Aggiornato 27/04/2019 16:21



al 2 al 5 maggio 2019 si terrà presso il capoluogo della regione Friuli Venezia Giulia il «Trieste Running Festival», una serie di maratone per giovanissimi, amatori e professionisti divisi nelle rispettive categorie di gara. A far discutere è stato l'annuncio che alla competizione non potranno partecipare atleti africani dando l'esclusiva ai soli atleti europei, scatenando la protesta che ha portato ad accusare gli organizzatori di essere razzisti. Molti sono i dubbi su quanto è stato deciso a Trieste, anche il gruppo comico Macete, dal nome del programma televisivo locale e testimonial del Festival, hanno espresso dalla propria pagina Facebook il loro sconcerto:




Alla Maratona di Trieste possono partecipare atleti africani foto 1





«Per riassumer: xe un gran casin, spetemo de saver qualcossa, ve tenimo aggiornadi», scrivono alla fine del post i membri del team Furian e Maxino. La confusione viene alimentata anche dai media locali come TriestePrima che intitolano «Trieste Running Festival: atleti africani fuori dalla mezza maratona», ma anche da quelli nazionali come Fanpage con «Alla Maratona di Trieste iscrizione vietata agli atleti africani» e Repubblica con «Maratona vietata agli atleti africani. Polemica a Trieste». In realtà possono iscriversi e partecipare, vi spieghiamo cosa è successo.
In realtà qualunque atleta, anche africano, può iscriversi a tutte le gare previste dal Festival. La questione nasce dal fatto che gli organizzatori vorrebbero contrastare «i manager sfruttatori» che fanno gareggiare i propri atleti senza poi pagarli adeguatamente o addirittura lasciandoli «in mutande». Fabio Carini, presidente del comitato organizzatore, ha rilasciato una dichiarazione ai microfoni del TGR del Friuli Venezia Giulia che ci fa comprendere di cosa stiamo parlando: «Ecco perché, fino a che non cambierà lo stato delle cose, noi inviteremo soltanto atleti europei».




Si tratta proprio di inviti, e non propriamente di iscrizioni alla Maratona. Qualunque atleta, europeo o africano o sudamericano che sia, può iscriversi alla Maratona e competere per i premi previsti - 600, 400 e 200 euro per i primi tre arrivati, come dichiarato a Open dagli organizzatori - mentre per dare un segnale forte si è deciso di non invitare atleti africani che diano «spessore» alla manifestazione. Abbiamo contattato Fabio Carini al telefono, che ci ha spiegato le motivazioni e gli obiettivi di questa loro scelta.
Sergio Lautizer | Uno degli atleti dell'edizione 2017 mentre giunge al traguardo



Gli atleti professionisti hanno un valore di mercato e per invitarli a partecipare a un evento come quello triestino vanno pagati adeguatamente. Secondo Fabio Carini, succede che a parità di prestazioni «un atleta che corre in un ora e un minuto una mezza maratona se africano vale 1, se è europeo vale 5», un elemento che porterebbe ad abbassare il valore del mercato per gli atleti europei e una disparità di trattamento nei confronti di quelli africani. Questo è uno dei punti che l'iniziativa della manifestazione, contestata dai media e dalla politica, vorrebbe far affrontare.
Alla Maratona di Trieste possono partecipare atleti africani foto 2
Alla Maratona di Trieste possono partecipare atleti africani foto 2
                               Giada Genzo | Uno degli atleti dell'edizione del 2017




Sempre a Open, Fabio Carini racconta il secondo punto. Due anni fa un atleta africano si era ritrovato a Trieste senza soldi e senza il biglietto del treno per tornare a casa, nonostante fosse giunto sul podio e il manager impose all'organizzazione di ricevere il pagamento del premio senza passare su un conto corrente dell'atleta, di cui era addirittura sfornito. Quel giorno furono gli organizzatori a pagare il biglietto all'atleta, un compito che aspettava al suo manager.






                                         Il post Facebook di Fabio Carini

Arriviamo al terzo punto. Perché c'è stata questa scelta, provocatoria, invece di fornire un modello che sia da esempio per contrastare il fenomeno? Anche perché risulta comunque difficile comprendere se un manager è in buona fede oppure no, che l'atleta sia africano o europeo. Secondo Fabio Carini per parlare di un problema bisogna fare rumore riuscendo a «scoperchiare il vaso di Pandora», come scrive nel suo post Facebook, mentre per l'edizione dell'anno prossimo si impegneranno a proporre un modello sperando che qualcun altro li anticipi. Per contrastare il fenomeno, secondo Fabio e gli organizzatori del Festival di Trieste, bisognerebbe stabilire un modo ben chiaro di come gli atleti giungono in Italia e come vengono pagati, facendo in modo che ci sia un tariffario chiaro dove gli atleti vengono pagati adeguatamente e trattati in egual modo senza distinzione della loro origine, che siano africani o europei. Le spiegazioni date da Fabio le potevamo intuire grazie anche alle dichiarazioni da lui riportate e pubblicate nella pagina Facebook del Festival il 26 aprile 2019 alle ore 15:17:






Per ribadire che non c'è un divieto di iscrizione, basta leggere il regolamento pubblicato sul sito internet del Festival al punto 2 intitolato «Requisiti di partecipazione atleti non tesserati in Italia»:


Possono partecipare:

a) atleti italiani/e e stranieri/e non tesserati/e in Italia, limitatamente alle persone da 18 anni in poi (millesimo d’età) compiuti alla data della manifestazione, in possesso di uno dei seguenti requisiti:
Atleti/e con tessera di club affiliati a Federazioni Estere di Atletica Leggera riconosciute dalla Iaaf. All’atto dell’iscrizione dovranno in alternativa presentare: l’autocertificazione di possesso della tessera riconosciuta dalla Iaaf. L’autocertificazione andrà poi, comunque, firmata in originale al momento del ritiro del pettorale.
b)Atleti/e in possesso di Runcard (valevole come assicurazione sportiva e permesso a competere), limitatamente alle persone da 20 anni in poi alla data della manifestazione; la partecipazione è comunque subordinata, oltre che al possesso della “RUNCARD”,:
a) o alla presentazione di un certificato medico di idoneità agonistica specifica per l’atletica leggera, in corso di validità, che dovrà essere esibito agli organizzatori in originale e conservato, in copia, agli atti della Società organizzatrice di ciascuna manifestazione. Il certificato medico per gli stranieri non residenti può essere emesso nel proprio paese, ma devono essere stati effettuati gli stessi esami previsti dalla normativa italiana: a) visita medica; b) esame completo delle urine; c) elettrocardiogramma a riposo e dopo sforzo; d) spirografia.
b) o alla verifica da parte dell’organizzatore della validità di un certificato medico di idoneità agonistica specifica per l’atletica leggera attraverso il database Runcard.
c) o alla verifica da parte dell’organizzatore della validità di un certificato medico di idoneità agonistica specifica per l’atletica leggera attraverso l’app scaricata su qualsiasi mezzo elettronico.

In nessuna parte del regolamento vengono citati atleti africani o qualunque riferimento al continente africano. Confrontandolo con il regolamento dell'edizione 2018, le richieste per gli atleti stranieri sono praticamente le stesse.
Questa scelta dell'organizzazione viene comunque criticata, del resto ne sono consapevoli. Paolo Menis, consigliere comunale del M5S a Trieste, aveva contattato lo stesso Fabio Carini per poi scrivere questo post Facebook:

Alla Maratona di Trieste possono partecipare atleti africani foto 5



Non è la prima volta che accade una cosa del genere, Paolo Menis ricorda bene. In un articolo di Butac del 2018 viene riportato l'episodio di Lucca dove si sosteneva l'esistenza di un divieto di iscrizione degli atleti africani, mentre si era deciso di escludere tutti i «top runner». Scelte diverse da quelle di Trieste, ma di fatto in entrambi i casi nessun divieto di iscrizione a seconda del colore della propria pelle o origine etnica.
Conclusioni

Secondo quanto accertato:
ritenere che l'iscrizione alla Maratona sia vietata agli atleti africani è una falsità;
non si tratta di una scelta razzista da parte dell'organizzazione contro gli atleti provenienti dall'africa, altrimenti avrebbero vietato anche atleti dalla pelle nera provenienti da altri continenti;
l'organizzazione ha deciso di non invitare atleti africani per contestare il fatto che sono sottopagati e sfruttati da alcuni manager senza scrupoli;
l'organizzazione è consapevole del rumore generato dalla loro scelta, era un loro obiettivo, ma è stata travisata sostenendo che ci sia stato un divieto di iscrizione