22.9.20

Siamo certi che visioni patriarcali e sessiste siano state sradicate? dalla discutibilissima pubblicità attira “clienti” di una chupiteria di Milano sembra di no

musiche  consigliate 

 Le fughe, i ritorni (Vittorio Nocenzi,Viola Nocenzi)

C'è un'aria Giorgio gaber


 davanti a  simili    iniziative  pubblicitarie  di sessismo e oggettificazione del corpo della donna come discutibilissima pubblicità attira “clienti” di una chupiteria di Milano situata in viale Bligny, a pochi passi dall’Università Bocconi.più precisamente affissa su un muro adiacente al locale “The Social Chupiteria“,  


Mi chiedo come fa la pagina fb https://www.facebook.com/peoplexplanetn Siamo così sicuri che ci stiamo dirigendo verso un’Italia in cui il divario di genere si stia accorciando? Siamo certi che visioni patriarcali e sessiste siano state sradicate? Io penso di no e penso che l’usa e getta sia ancora più marcato, agevolato oltre che dai media , dalle pubblicità anche da silenzio della gente e dalla stupidità di alcune donne che come bigliettino da visita offrono solo tette e lato B o come il caso della prof liceo di Roma vedere post precedenti intrise di cultura sessista



Laleh Osmany: l'influencer che vorrei ha dato un nome a tutte le donne afgane.

In Afganistan c'è una legge che vieta di chiamare le donne in pubblico con il loro nome, tanto che viene considerato un insulto. Così le donne vengono identificate come “figlia di” “moglie di” “madre di” seguito dal nome del parente maschio.Il loro nome non appare nemmeno nei loro documenti, nel loro certificato di nascita, nelle ricette del medico, negli inviti del matrimonio, nei certificati di nascita dei figli o addirittura nel loro certificato di morte e nella loro lapide al cimitero.La loro identità non esiste, se non in relazione ad un uomo.Un giorno, una donna è andata dal medico il quale le ha prescritto una ricetta per dei farmaci. Lei gli ha dato il suo nome, una volta ritornata a casa, il marito ha visto il nome della moglie nella ricetta del medico e l'ha picchiata, dicendole che l'aveva disonorato.“In Afghanistan secondo le logiche tribali, il corpo di una donna appartiene a un uomo. E con esso anche il volto e il nome che lo identifica”, ha spiegato il socioloco afgano Hassan Rizayee,  al New York Times. Tre anni fa, una giovane donna di 25 anni di nome Laleh [  foto a sinistra   ] 

ha deciso che non si poteva più accettare questa situazione, avere un nome è un “diritto umano fondamentale”. 
E così ha iniziato la campagna “Where is my name” - “Dov'è il mio nome?”.  È stata insultata dagli uomini che dicevano che voleva mettere il suo nome perché non sapeva chi era il padre di suo figlio, di fatto dandole della “poco di buono”.È stata contrastata da diverse donne, le quali ritenevano più importante rispettare l'onore degli uomini che avere il diritto ad una propria identità.Molte altre donne, fortunatamente, si sono unite a lei in questa campagna, soprattutto le donne afgane emigrate all'estero.“Fin dalla giovane età, le donne sono condizionate a credere di essere un’appendice di un uomo, ma la maggior parte dei limiti imposti alle donne non ha alcun fondamento nella religione islamica”, spiega Laleh.“Una donna è prima di tutto un essere umano e solo dopo è una moglie, una sorella, una madre o una figlia. E ha il pieno diritto di essere riconosciuta per la sua identità”, ha dichiarato Sayeed, un'attivista dei diritti delle donne e famosa cantante afgana.“Dobbiamo rompere un tabù e riportare il nome e l’identità delle donne al primo posto” dice Safiqeh Mohseni, un'altra donna che supporta la campagna.“L’unico modo per spezzare il silenzio sulla condizione delle donne è proprio dare loro voce partendo dal nome” dichiara un'altra sostenitrice. E finalmente, dopo 3 lunghi anni, è arrivata la vittoria: il governo ha annunciato che il nome della madre sarà incluso sulla carta d’identità nazionale e, grazie a questo, si darà alla madre il potere e l’autorità per ottenere documenti per i figli, iscriverli a scuola e viaggiare. Un grande passo in avanti per le donne di tutto l'Afganistan.Laleh Osmany, una donna coraggiosa, risoluta, tenace. Una donna che ha dato il nome a milioni di donne facendo sentire la sua voce e non accettando di soccombere ai dettami imposti dalla società.

20.9.20

Il cortocircuito della campagna per cancellare Netflix è la perfetta rappresentazione di tutte distorsioni della vita online, dove è sempre più difficile uscire dalla logica dell’oltraggio e delle tribù

 Leggendo  l'articolo di DANIELE RIELLI  https://www.editorialedomani.it/   del 19\9\2020  che trovate  citato nel post  d'oggi   sotto  ,  credevo  che i censori  moderni  non fossero   cosi  ignoranti    e  che     non esistono più  i  censori di  una  volta   quando  si     censurava nella maggior  parte   delle  volte   sapendo   cosa  si censurava  . 
 Da quando netflix ha messo online Mignonnes un film francese che tratta dell’ipersessualizzazione delle bambine, e lo ha annunciato attraverso una locandina che ha scatenato una campagna di boicottaggio che ha fatto perdere miliardi in borsa all’azienda.


Quando l’intera architettura comunicativa della piattaforma digitale permette l’estrapolazione emotiva di un contenuto dal suo contesto nessun discorso che non sia quello dell’oltraggio subito è più possibile.
Si tratta di uno dei primi grandi boicottaggi che arrivano dall’area conservatrice, che sta facendo tesoro delle modalità di azione degli attivisti radicali.
Ora nel momento in cui scrivo la campagna di boicottaggio #CancelNetflix ha raccolto 640mila firme in tutto il mondo e causato una grossa perdita in borsa al titolo del gigante americano. Soprattutto, #CancelNetflix si è dimostrata una campagna estremamente simbolica di alcuni meccanismi chiave del nostro tempo. Questo, in breve, il riassunto di quello che è accaduto: Netflix ha messo online Mignonnes, 

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un film francese premiato al Sundance film festival – un’opera che tratta dell’ipersessualizzazione delle bambine – e lo ha annunciato attraverso una locandina in grado di attirare l’attenzione di quel genere di persona che sta tutto il giorno su Twitter a controllare che non ci sia per sbaglio al mondo qualcosa che non risponda esattamente al suo volere per poi denunciarlo seduta stante. Nel caso specifico l’immagine ritraeva le attrici preadolescenti di Mignonnes nella scena più disturbante del film, il climax drammatico del lungometraggio, il momento cioè in cui, vestite come le ballerine dei video musicali, si esibiscono in pose ricalcate in maniera grottesca e inquietante su quelle delle loro omologhe adulte. Il risultato è stato un boicottaggio globale contro il film, accusato immediatamente di istigare alla pedofilia.Ora Netflix si è scusata ma sull’onda dell’indignazione popolare  aprioristica  (e in un momento comunque di difficoltà per alcuni titoli tech) ha perso 8 miliardi di dollari di valutazione in borsa. Non è chiaro a quanto ammonti precisamente il danno dovuto al boicottaggio e quanto invece la perdita sia da attribuire ad altri fattori tra cui quello congiunturale, ma è certo che il boicottaggio ha avuto  almeno  fin ora  un effetto economico negativo per il servizio di streaming americano, e tutt’altro che residuale. <<Il film>> come  giustamente fa ,  e  come  lo si  può vedere  vedendolo  prima di  sparare   crociate ,  notare   questo intervento  del nuovo  quotidiano  Domani  << ben lungi dall’essere un’apologia della pedofilia, è come detto una critica – ben riuscita – alla prematura sessualizzazione delle bambine nella società digitale, non una sua celebrazione, ma l’indignazione su Twitter non è nata dalla visione del film completo, bensì dal singolo manifesto o dalla clip del già citato ballo di gruppo nel finale, estratti del tutto parziali ma comunque più che sufficienti per causare l’ira istantanea di centinaia di migliaia di persone in tutto il pianeta.>> In pratica sul social ed  purtroppo   non solo   si è perso il contesto e il contenuto ha finito così per significare l’esatto contrario di quello che voleva significare originariamente, e ha triggerato quei censori di mezzo mondo che in maggioranza non perdono un secondo a capire a cosa si trovano di fronte ma promuovono seduta stante quei boicottaggi con cui possono avere la sensazione di salvare il mondo comodamente dal loro pc .  
<< Va da sé che un alieno che vedesse su un ipotetico TwitterGalaxy questi tweet terresti che denunciano, riportandoli, i manifesti e i video del film potrebbe lanciare un boicottaggio contro i boicottatori perché mostrano immagini compromettenti di bambine. Il punto di tutta la vicenda è, infatti, che quando l’intera architettura comunicativa della piattaforma digitale permette l’estrapolazione emotiva di un contenuto dal suo contesto – anzi l’incentiva perché chi denuncia un presunto scandalo ottiene attenzione, la moneta corrente del mondo social –  nessun discorso che non sia quello dell’oltraggio subito è più possibile, perché non è più possibile alcuna reale argomentazione, solo ombre di significati, reazioni morali istintive che finiscono per ottenere il risultato opposto a quello che si prefiggono e nascondo, con il loro rumore assordante, ogni possibile obiezione. Tantomeno è possibile ogni forma di critica, visto che per definizione la critica deve riproporre al suo interno anche l’oggetto di cui sta parlando e questo mette in moto il circolo vizioso descritto qui sopra.  I boicottatori vanno dal senatore repubblicano Ted Cruz ai numerosi complottisti di QAnon, un gruppo di persone che crede che Hollywood e l’industria dell’intrattenimento siano dominate dai pedofili. Molti di loro hanno ammesso di non aver visto Mignonnes (Cuties, nella sua versione inglese), sottintendendo che non ci sia bisogno di vedere un film tanto oltraggioso prima di condannarlo. Per la cronaca io Mignonnes l’ho visto, ed è un bel film, molto divertente nella prima parte, quella in cui si forma la piccola gang di teppistelle ossessionate dai video online, proprio come le loro coetanee nel mondo reale sono consumatrici e produttrici di video di balletti su TikTok su YouTube,  e poi mano a mano più drammatico, fino ad un finale che si interroga sulla prematura perdita dell’innocenza delle bambine nella nostra epoca. La regista è Maïmouna Doucouré che per sua fortuna – visto quello che è accaduto – almeno non è un maschio bianco etero con antenati vichinghi ma una franco-senegalese e ha un tocco assieme leggero e drammatico, realistico e poetico, insomma, è brava. Non edulcora nemmeno per un momento la drammatica condizione subalterna delle donne all’interno della comunità musulmana in cui vive la protagonista del film – la madre della protagonista deve subire obtorto collo il secondo matrimonio del marito, poligamo proprio come il padre della regista – racconta anche le ossessioni per la magia delle donne di famiglia e insomma mette ben in chiaro come anche il decadimento dei nostri costumi, rispetto a tutto questo, possa risultare attraente per una bambina che cresce a cavallo di due culture e che in quella occidentale può comunque trovare più riconoscimento per il suo corpo e per la sua libertà individuale. Come questo richiamo non però sia a sua volta privo di rischi è precisamente il tema del film. Insomma, parecchia carne al fuoco ma Doucouré la gestisce sempre con sicurezza. Questo non le ha impedito – una volta scatenatosi il boicottaggio globale – di ricevere numerose minacce di morte, ma anche il sostegno del governo francese che ha annunciato che il film sarà usato come materiale didattico nelle scuole (ve la immaginate il ministro Azzolina prendere una decisione del genere? ). Due altre osservazioni che si possono ricavare da questa ennesima campagna di boicottaggio.>>                                                                                            
Anche i Conservatori ovviamente senza generalizzare perchè anche fra loro ci sono gente con un po' di cultura eccone un esempio Andrea Fagioli mercoledì 16\\9\2020 su https://www.avvenire.it/ qui per l'artricolo completo

Il boicottaggio. "Mignonnes" (Cuties) è un film duro, ma educativoNon si spiega la campagna contro Netflix: non c’è alcuna «scandalosa sessualizzazione di adolescenti» come hanno scritto alcuni tra i 600mila firmatari di una petizione


Gli utenti che si sono indignati con Netflix lanciando una campagna di sabotaggio contro la piattaforma online per il film Mignonnes, conosciuto con il titolo internazionale Cuties, o non l’hanno visto o si sono limitati davvero alla locandina. Altrimenti non l’hanno capito o l’hanno guardato con occhi sbagliati. Il film della regista franco-senegalese Maïmouna Doucouré non ruota intorno a una «scandalosa sessualizzazione di adolescenti » né ovviamente «incentiva la pedofilia», come invece hanno scritto alcuni tra gli oltre 600 mila firmatari di una petizione contro il colosso della distribuzione di film e serie tv via internet.
 I nuovi  conservatori  e  i    loro referenti  politici  stanno   cioè facendo tesoro delle modalità di azione  sia    degli antagonisti e  poi   dei social justice warrior (Sjw) – i censori del politicamente corretto – e in uno dei primi tentativi con questa tecnica di lotta ottiene un successo clamoroso. Questo perché se i boicottaggi che riguardano il mondo dei media, i creativi e i militanti digitali – che tutti assieme sono una piccola minoranza, per quanto influente, della popolazione – possono avere un peso, ma il peso di azioni simili quando vengono adottate proprio da quel popolo che di solito è oggetto di critiche di ogni tipo da parte delle élite culturali, l’effetto economico può rivelarsi molto più pesante ed  preoccupante  .
Faccio un esempio concreto di quello che intendo: fortunatamente la stragrande maggioranza delle persone non sono né razziste né omofobe quanto vengono dipinte dai Sjw, ma mettiamo per ipotesi che lo fossero davvero e incominciassero ad utilizzare i boicottaggi economici come forma di lotta a favore di queste idee sbagliate, chi credete che finirebbero prima o poi per appoggiare, prima velatamente e poi apertamente, le multinazionali quotate in borsa che devono rispondere ai loro azionisti? La maggioranza dei loro consumatori o la minoranza dei militanti? Ecco un altro buon argomento contro boicottaggi   fatti  a .... e censure: <<   la libertà di espressione >>  sempre   secondo  l'articolo    sopracitato  <<  sul lungo periodo tutela sempre le minoranze più che le maggioranze, è nata, anzi, proprio per questo scopo. Non andrebbe anche mai dimenticato che i primi a normare il cosiddetto «discorso d’odio» furono la Germania del secondo reich nel 1871 e il regime fascista nel 1930. Naturalmente a loro favore.>>
Ecco quindi  che  non non bisogna però nemmeno compiere l’errore – sempre più di diffuso – di pensare che gli “altri” siano in tutti stupidi, per cui bisogna anche ammettere che almeno una parte dei boicottatori avranno capito perfettamente come il film volesse essere una critica ma ciononostante non credono che sia legittimo mostrare immagini di quel tipo (non pedopornografiche ma comunque disturbanti  e   tabù ) di bambine anche se con esse si vuole compiere una critica sociale. Questa è senz’altro un’opinione legittima alla quale però si dovrebbe rispondere che nella società occidentale è garantita la libertà di espressione così come quella artistica, anzi, fra tutte le caratteristiche delle democrazie avanzate questo genere di libertà sono fra le più preziose perché si fanno precondizione per tutto il resto. Buona fortuna però a chi volesse sostenere questo argomento dopo aver promosso per anni censure, bigottismi, lottizzazioni, identity politics, caccia alle streghe e tutto quello che può contribuire a distruggere l’arte come strumento impareggiabile per la conoscenza dell’essere umano. 
Non si è molto credibili a difendere il diritto di critica dopo che con una leggerezza imperdonabile assieme a degli autentici colpevoli si sono aggredite anche le vite, le carriere e le famiglie d’innocenti – vale a dire anni di lavoro, d’impegno, di legami e di emozioni umane – e tutto per il solo piacere lungo trenta secondi di un tweet. È probabile che ora nelle parole di coloro che riscoprono la libertà di espressione solo quando riguarda la loro tribù, il resto del mondo riesca a sentire solo rumore di unghie sugli specchi. Perché quando si distrugge il discorso pubblico, si rinuncia al dialogo e al dibattito, alla sfida intellettuale, al confronto per sostituirlo con la censura e si divide la società in infiniti sottogruppi che hanno la pretesa di definire in toto una persona, si apre un vaso di Pandora le cui conseguenze possono diventare del tutto fuori controllo.

  Non ho una frase univoca e a effetto per concludere il ragionamento: in generale la polemica che è montata – come  fa notare    questo interessante  articolo  di  http://https://www.rollingstone.it/ - e che sta purtroppo   continuando a montare – mi sembra basata sul nulla, originata più dai timori, dall’ipocrisia e dalle inibizioni del pubblico adulto. È però purtroppo lo specchio (l’ennesimo) del tempo malato in cui ci tocca vivere, che gode nel vedere solo   del marcio ovunque, in Woody Allen, in Roman Polanski, in Via col vento, nel trailer di We Are Who We Are di Luca Guadagnino, in Jodie Foster che interpreta una prostituta adolescente in Taxi Driver, in Amy e nelle Mignonnes. Un tempo malato in cui la gente non sa decodificare più nulla, e che mi lascia con un’unica, laconica certezza: preparatevi, ché ad andare avanti così si salverà solo Peppa Pig. E se invece fosse solo una storia molto verosimile che non sappiamo (o vogliamo) accettare  ed   la  nascondiamo  sotto  i tappeto  o  faciamo crescere i nostri  figli\e   sotto  una  cappa falsamente ed ipocritamente  iperprottettiva non allenandoli alle  brutture  e a cercare   di ridurle   del mondo che  ci  circonda    ? 

Ma Fausto Leali ha capito che l’obiettivo è arrivare in finale e non dire cagate ogni giorno rischiando l’espulsione de programma Gf Vip ? oppure è realmente razzista ed fascista ? per me la seconda vista la sua recidività

L

lo so che non dovrei dare spazio a simili vaccate ma la gente continua a dire che sono fake news o d

ifenderlo spudoratamente . Qui non c'entra una cippa se uno è di destra o di sinistra c'è il fatto che uno è razzista oppure cosa che non credo vista la sua recidività usa simili cose solo per creare polemiche e far parlare dki se , usando il sempre collaudato metodo : sparare ..... perchè si parli di te bene o male purché se ne parli . Infatti come dice https://www.thesocialpost.it/2020/09/20
/


Non accenna a placarsi la polemica attorna a Fausto Leali, già a rischio squalifica da questa edizione del Grande Fratello Vip. Il cantante, però, sembra proprio andarsele a cercare: in un video ormai diventato virale, si esibisce in una frase decisamente razzista nei confronti di Enoch Barwuah, il fratello di Mario Balotelli. È lui stesso a riprenderlo, dopo che Leali imperterrito continua a chiamarlo “negro“.Fausto Leali, frase razzista a Enoch: “Negro è la razza“ [... segue    qui ]
Visto    che Dopo pochi giorni dalla pesante polemica sulla frase su Mussolini, il cantante ci è cascato ancora secondo  me è  un  fascista  ed  razzista  . E  quei vip  o pseudo vip   che   gli danno spago  e  non prendono una posizionme seria    , salvo  quella voce   ,  non chiedetemi chi sia    perchè non  guardo tali vaccate   (    mi è già bastato  il  primo  20 anni  fa , ma  questa  è  un  altra storia  ed  un altro contesto e chi ,mi segue sapra chedesto certi programmi spazzatura e sono ipercritico verso i vip e certi programmi )  ,  che dice    farai la fine di mussolini  Per    chi   mi dicesse   che  sono fakenews  ecco il video della vicenda    



non ho nient'altro d'aggiungere a tali miserie umane che prima attirano come gli orsi al miele gli haters \ odiatori asia per delegittimare un avversario politico cultiurale ( vedi il caso già trattato su queste pagine più precisamente qui il caso di Marco gervasoni e Elly Schlein ) e poi se ne lamentano quando ricevono insulti anche pesanti ed personali .
alla pèrossima

Proseguire - diario di un’insegnante

 dal blog https://ilfarodibabysnakes.wordpress.com/  ecco un interessante   articolo dell'amica  e  collaboratrice    decennale  Daniela Tuscano

Proseguire

diario di un’insegnante

Mattina. Riprende il solito rituale, colazione, libri infilati in borsa, anche se il primo giorno non li userai.  C’è sempre una sospensione, o un residuo timore, quando rientri a scuola. Che non t’abbandona mai. Che l’esperienza non riesce a vincere. Che l’età non arriva a sopire. Li ritroverai tutti, colleghi e alunni, invecchiati, cresciuti, incerti o indifferenti, sempre umani. E l’umanità altrui, della quale avrai cura, la vivi, ti scorre dentro, con la sua volubilità e le domande inespresse. È proprio davanti a questo non-detto che avverti un’immane inadeguatezza, e vorresti rinunciare, o fuggire. Ma non lo farai, e ne sei consapevole. Dunque cominci. Quest’anno, assieme ai libri, devi ricordare molto altro: coprirti il viso, sentire nel naso e nella gola, forse nelle vene, quel persistente odore d’ospedale, asettico e bianco, impersonale e freddo, che ti protegge dagli abbracci, e ti fa strabuzzare gli occhi, per imporre al tuo (non troppo, speri) vicino le distanze di sicurezza. Un odore di contraddizione e spostamento. Non tocchi perché ami, e lo sguardo spaventato può mutarsi in quelle braccia che devi costantemente contenere. Le aule sono aerate, come sempre nella stagione che langue. Ma non c’è allegria, nemmeno incoscienza, quanto una rassegnazione, un fatalismo lunare, nei tuoi studenti non più maturi né più consapevoli, come vorrebbe far credere la propaganda di regime. Dove li trovano, questi ragazzi composti e fidenti, ligi al dovere, fermi nelle avversità, capaci di regalare pensieri alati, degni dello Zibaldone leopardiano? Li vedi, semmai, storditi, con desideri piccoli, anche meschini: quest’anno si farà autogestione? resisteremo fino all’inverno?Nessun banco a rotelle. Spazi sgombri, entrate e uscite scaglionate, percorsi alternati e un tentativo d’abitudine. Quelle domande ti irritano, li vorresti impegnati, responsabili. Vorresti inculcarglielo, l’altruismo della rinuncia. Ma avverti pure, nella loro vacuità, un grido d’aiuto. La loro scioltezza è limitata, e in qualche confuso modo, cercano di contenerla. È debole, questa giovane Italia. Ma è l’unica che ti resta, su cui devi contare. Allora apri il libro, e spesso sono lezioni frontali, in attesa che i computer vengano riattivati. Dentro di te, non ti dispiace. Hai sempre preferito quelle ore – adesso ridotte – in cui l’infinito dovevi immaginarlo, dietro la siepe delle pareti. Riappropriarsi di sé nella mancanza: illusioni, dice il filosofo. Ma l’umanità non ha sempre camminato così, senza traguardo e con tenacia?Tu lo sai: usciranno, non rinunceranno agli allenamenti, alla danza. Ti auguri che dietro la maschera non sogghignino di te. Li pensi, negli autobus affollati, sballottati fra ordini scomposti, contraddittori e irrisi. Glielo dici, che non hai la pazienza d’un tempo, e procedi ormai per sottrazione, perché il tempo improvvisamente s’è ristretto. Detesti il trito slogan “ritorno alla normalità”, e parli di altra vita, e sorridi quando qualcuno di loro esclama: ma allora, entreremo nei libri di storia! Sì; ci siamo finalmente piovuti, in questo guazzabuglio che non è un lungo fiume tranquillo. Avvezzi a una libertà obbligatoria, si muovono in un mondo infetto, di cui devono imparare tutto. È mattina, un altro settembre d’inutile e sbuffante calore. Ogni giorno una scommessa: sto ancora bene, li ho ritrovati ancora tutti, nella loro umanità barcollante, comunque privilegiati rispetto a chi, altrove, invidia la loro precarietà. è tardi e presto per tutto. Machiavelli e amuchina, gli Etruschi e le finestre che mi raccomando, spalancale più che puoi. Un giorno d’ordinaria fatica. E quella fiducia malgrado tutto gliela devi, e la solitudine la rimandi a domani.

Daniela Tuscano



Basta una minigonna a scatenare gli istinti sessuali di ogni uomo ?

 Qualche giorno fa In una scuola di Roma, più precisamente Al liceo Socrate di Roma, quartiere Garbatella, una vicepreside ha consigliato alle ragazze di non indossare vestiti troppo poco coprenti per evitare che ai professori «cada l’occhio». Le studentesse  giustamente   il giorno seguente hanno
rivendicato contro i benpensanti  (  vedere  foto  a destra  )   il loro diritto a vestirsi come  gli pare  e  si sono presentate tutte in gonna per protestare contro l’episodio e la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha annunciato di voler approfondire la questione.
Il consiglio della professoressa, pur motivato  da un istinto protettivo, distorce il problema: non è accettabile che i professori ( maschi siano considerati animali incapaci di trattenere i propri istinti. 
Ora   e a   freddo  e  spronato da  , vedi  titolo    del  post   ,   dalla  domanda  che  intitola l'ottimo    l'editoriale  di LISA DI GIUSEPPE  , su  https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/   del  19 settembre 2020    ( di cui    trovate qui l'articolo  e  sotto al centro   ed  a  sinistra     foto e  vignetta   ) . Finalmente  un articolo    o un editoriale    che   sposta il fuoco dalle solite vecchie e perniciose categorie  \  sovrastrutture mentali  (uomo bestia /donna vittima) che servono solo a polarizzare un problema, da sempre. Io come uomo mi
dall'articolo   di DOMANI 
sono sentito offeso e indignato da una criminalizzazione animalesca a priori basata sul solo genere, e se fossi un docente sarei su tutte le furie, indignato è offeso anche professionalmente nel modo più basso.
Non ultimo l’appiattimento aprioristico delle ragazze al ruolo di vittime. Siamo sempre lì, ruoli assegnati in base al solo genere secondo vecchie categorie decrepite e controproducenti. Meno male  che articoli come questo  di  Lisa de Giuseppe   rendono il solco della comprensione e comunicazione un po’ meno profondo riconoscendo un uomo come un uomo e non solo come cacciatore potenziale,bavoso,pedofilo,ecc.
 e una donna come donna e non come provocatrice o vittima di prevaricazione, angherie, appetiti sessuali , insomma preda

idem  foto precedente  

Ecco quindi    che  pure  io da uomo , in lotta contro la sua porno dipendenza e il suo maschio alfa , mi pongo oltre la stessa domanda dell'editoriale e mi chiedo preoccupato se la preside lo ha fatto per mettere in guardia e proteggere le allieve dopo aver notato qualche atteggiamento pericoloso o ambiguo da parte di qualche docente , ovviamente senza generalizzare ? Se fosse così, perché l'atteggiamento pericoloso non è stato segnalato alle autorità ? oppure se anche essa ha una cultura ( o è influenzata d'essa ) impregnata di patriarcato . Bisogna distinguere tra l’impulso e l’azione, lo stimolo non possiamo negare che arriva, poi però  interviene  la razionalità  o  meno che   non ci sia qualche  problema 
Infatti mi stupisce a pensarla cosi sia una donna che ha nella formazione dei ragazzi un    ruolo cosi importante , che appunto quello di preside \ dirigente scolastico .
Finché si sceglierà di imporre divieti e norme di comportamento alle donne usando come criterio di riferimento : le idee, lo sguardo (o le presunte pulsioni  \  istinti  ) degli uomini si avalleranno sessismo e discriminazione di genere. E poi chi vuole violentare una donna lo fa anche se è vestita da suora, doverlo specificare è un po' come parlare ai cretini. concordo con  il commento   di  
Daniele Accolla
Sono libere di vestirsi come gli pare ma devono essere anche coscienti che così facendo attirano gli sguardi dell'altro sesso e non possono indignarsene. Io credo che guardare sia nella natura umana, senza che l'uomo o la donna che lo fanno (cade l'occhio anche alle donne) debbano per questo essere chiamati maiale e puxxana, uscite da questi steccati ideologici.


 lasciato sull'account  fb     del  giornale prima  citato   .  Ma  soprattutto   fin quando    non s'inizierà  ad insegnare completamente  e non solo  alla  semplice  iniziativa    del singolo   insegnante con un ottima  apertura  sul mondo   in famiglia , nelle  scuole , negli oratori  , centro  scout  ,ecc  e  si lascerà allo sbando \   stato brado (  come dicono i miei  genitori  )  o  parcheggiati  su   internet    come Babysitter  , non insegnare : a tua figlia ad essere preda e a tuo figlio a non essere cacciatore come suggerisce la poetessa libanese joumana haddad ( .Lo so di ripetermi nelle citazioni ma essa è più attuale che mai in cointesti come questi ) sarà sempre peggio e tali episodi continueranno

 concludo   lasciandovi          con questa  discussione    avvenuta, commentando  l'articolo  di  Domani , sulla mia  bacheca  fb  

  • In Inghilterra stanno tutte in minigonna, anche se sovrappeso, e la gente non ci fa caso. E’ una questione di testa non di occhio.
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  • Il problema è che la vista serve il cervello, il cervello poi elabora i dati, se uno è stato educato per stereotipi, è normale che elabori il dato sulla base del suo modo di pensare, della sua mentalità. E' chiaro che la vedi, ma è come ragioni su quello che vedi il problema.
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  • Giuseppe Scano
     in Italia c'è la pesante cappa del cattolicesimo che vede tutto come peccato, il corpo come scandalo inconcepibile, specie quello femminile. Secoli di misoginia non si cancellano facilmente.
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  • Mary Blindflowers
     esatto . quando dicevo entrambe intendevo proprio quello che ha deto tu
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  • Mary Blindflowers
     vero soprattutto quello pre concilio vaticano II
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  •   con questo  è tutto  a  voi raccontare  o qui   ed  le  sue  appendici   social    oppure   via  ermail  redbeppe@gmail.com