05/02/20

smontiamo la leggenda che vede le foibe uguali alla shoah e quello della pulizia etnica delle foibe

Risultati immagini per si è ucciso troppo poco foibe
Dopo    aver   smontato l'anno scorso  (  qui il post  )   , nonostante le accuse , che  mi scivolano  via , di  negazionismo   \  revisionismo  su  tale  evento ,   il mito \ leggenda  urbana   del  silenzio   sule  foibe  .  quest'anno proverò  a   smontare   due  quella  della pulizia  etnica  e  quella   della nostra shoah  .
Quale  prende  in esame per  prima  ?  Iniziamo dall'ultimo   che poi  è anche il più  grave  come  gettare  benzina  sul  fuoco come segnala https://capodistria.rtvslo.si/      soprattutto    per il fatto che   con l'istituzione della  giornata  del 10 febbraio  dedicata  alle  foibe  e  il dramma dell'esodo  si  fa   ( giustamente se  fosse  fatto bene   )  ricordare   anche  nelle scuole .
L'anno scorso   una  due  \  settimane  dopo  il  giorno del ricordo   si è tenuto  un convegno che avrebbe potuto  dovuto essere un’occasione di riflessione sul modo in cui il dramma dell’esodo e la tragedia delle Foibe sono stati affrontati dalla maggior  parte  della stampa e  dei media  .
Ma  l’incontro organizzato dall’Unione degli istriani nella sala principale del palazzo della Regione a Trieste sembra destinato  , dopo  il solito   scontro diplomatico fra l’Italia e i governi di Slovenia e Croazia, ad alimentare nuove polemiche.
L'incontro  in questione  aperto dal presidente della Regione  del Friuli venezia  giulia   , Massimiliano Fedriga, vedeva fra i relatori il presidente dell’Unione degli istriani, Massimiliano Lacota, l’ex parlamentare, Roberto Menia, e i giornalisti Elisabetta de Dominis, Fausto Biloslavo e Marcello Veneziani. In collegamento video è intervenuto anche il direttore editoriale di Libero, Vittorio Feltri.
In apertura Fedriga ha parlato di un “rigurgito negazionista” sulle Foibe e la Regione, ha aggiunto, “sarà al fianco di coloro che sosterranno la battaglia contro chi vuole negare queste sofferenze".Fin qui  scelta  condivisibile   visto che  c'è ancora  chi le  nega   o  le  esalta  ,  ma  allo stesso tempo dubbiosa   visto  che nel calderone dei negazionisti  vengono messi   anche storici  che  cercano  di  smontare  tali leggende con  l'uso  di documenti   e    di riportare   lo studio della storia  el confine  orientale   e quindi  del periodo  delle  foibe  e  dell'esodo   inquadrandolo  nel contesto precedente   al  8  settembre  1943  ed  eliminando   la  confusione e  uso strumentale   quando    si parla  di tale  periodo  .
Il sito https://capodistria.rtvslo.si/ in particolare quest'articolo  ( di cui non ritrovo l'url diretto  )   riporta  che    fra  << 
Gli interventi hanno proposto le rispettive esperienze sulla narrazione dell’esodo, ma è stato Vittorio Feltri l’autore delle dichiarazioni più forti: in una dura requisitoria contro il comunismo, ha accusato giornalisti ed editori di aver taciuto sulle Foibe, ha chiesto ai comunisti di pentirsi, (“i partigiani non possono perché per fortuna sono morti tutti”, ha aggiunto) e ha affermato che quella delle Foibe è stata una tragedia “addirittura peggiore rispetto a quanto avvenuto nei campi di concentramento in Germania”.
La comparazione fra la Shoah e le Foibe è stata ripresa anche da Marcello Veneziani, sia pur in maniera più sfumata: “Io non amo questi paragoni - ha detto - perché in effetti ogni tragedia è una storia a sé e quindi la comparazione non è mai giusta, ma quello che però si può notare è il diverso trattamento mediatico: da un punto di vista strettamente di storia nazionale, la tragedia delle Foibe con il relativo esodo ha una dimensione anche numericamente più grande rispetto agli Ebrei italiani che sono morti nei campi di sterminio”.>>
Meno  male che  a replicare  ci  ha pensato  Alessandro Salonichio, presidente della Comunità Ebraica di Trieste, << “Mettere assieme tragedie terribili, ma con connotazioni profondamente diverse, come la Shoah e le Foibe, non aiuta alla comprensione e non fa onore a chi cerca questi paragoni”, ha detto. “La Shoah è stata caratterizzata da un metodo scientifico, mentre la tragedia delle Foibe, altrettanto tragica, ha avuto connotazioni diverse. Mettere tutto sullo stesso piano è pericoloso e fuorviante e spiace trovarsi di nuovo a commentare fatti di questo tipo.”>>
E' vero ed  innegabile   che nelle foibe  e   anche     dopo  a  guerra  finita       come dice il testo «Relazioni italo-slovene 1880-1956», "ignorato e passato sotto silenzio dai 10 febbraio " la relazione approvata all’unanimità il 27 giugno 2000 dalla Commissione storico-culturale italo-slovena, costituitasi nel 1993 sotto l’egida dei ministeri degli esteri dei due paesi e formata da storici italiani e sloveni (consultabile qui).che dopo aver liberato il Litorale adriatico dai nazifascisti, l’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo mise in atto (sottolineatura mia e di https://www.wumingfoundation.com/giap/ più recisamente qui da cui l'ho tratta )

«un’ondata di violenza che trovò espressione nell’arresto di molte migliaia di persone – in larga maggioranza italiane, ma anche slovene contrarie al progetto politico comunista jugoslavo – , parte delle quali vennero a più riprese rilasciate; in centinaia di esecuzioni sommarie immediate – le cui vittime vennero in genere gettate nelle “foibe” –; nella deportazione di un gran numero di militari e civili, parte dei quali perì di stenti o venne liquidata nel corso dei trasferimenti, nelle carceri e nei campi di prigionia (fra i quali va ricordato quello di Borovnica), creati in diverse zone della Jugoslavia.
Tali avvenimenti si verificarono in un clima di resa dei conti per la violenza fascista e di guerra ed appaiono in larga misura il frutto di un progetto politico preordinato, in cui confluivano diverse spinte: l’impegno ad eliminare soggetti e strutture ricollegabili (anche al di là delle responsabilità personali) al fascismo, alla dominazione nazista, al collaborazionismo ed allo stato italiano, assieme ad un disegno di epurazione preventiva di oppositori reali, potenziali o presunti tali, in funzione dell’avvento del regime comunista, e dell’annessione della Venezia Giulia al nuovo Stato jugoslavo.»

ma Il ritornello «tutti i morti sono uguali» si trasforma, quando si tralasciano le dimensioni e il contesto dei fenomeni, in « alcuni morti sono più uguali degli altri».
L’equivalenza tra foibe e Shoah tanto cara ai neofascisti e ai loro complici «democratici» nasce dall'affermazione che le truppe jugoslave avrebbero ucciso delle persone «in quanto italiane», esattamente come i nazisti avevano ucciso delle persone «in quanto ebree». Ma si tratta di un ritornello propagandistico, senza alcuna valenza storiografica. L’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo – compresi i non pochi partigiani italiani in esso inquadrati – arrestò e in diversi casi uccise persone «contrarie al progetto politico comunista jugoslavo», qualunque fosse la loro appartenenza nazionale.Naturalmente nessuno intende giustificare queste uccisioni, in molti casi assolutamente sommarie, ma è doveroso ricordare che i bambini infoibati esistono solo nell'immaginazione malsana dei propagandisti di destra e che la larghissima maggioranza dei casi interessò appartenenti agli eserciti nazifascisti o loro collaboratori. Recentemente anche il Corriere della Sera si è accorto che ben 300 «martiri delle foibe» decorati dalla Repubblica Italiana dopo l’istituzione del «Giorno del Ricordo» nel 2004 erano in realtà combattenti nelle formazioni repubblichine e collaborazioniste, alcuni dei quali si erano anche macchiati di efferati crimini di guerra.Mettere le due cose sullo stesso livello non è la peggiore offesa, la peggiore banalizzazione che si possa fare della tragedia della Shoah? A questo punto infatti qualunque atto di violenza diventa «come la Shoah!».
Adesso veniamo  alle  foibe   come pulizia etnica    degli slavi verso gli italiani   . Altro mito e  leggenda , ormai diventata  quasi verità  e  guai  a metterla  indiscussione    altrimenti  ti  tacciono  di negazionismo  e  ti dicono  che insulti la memoria del  ricordo , sulle foibe   e  sulla storia del  confine  orientale , diffusa    dalla destra  ( una  delle oche  cose in comune  tra la destra parlamentare  e quella extrapaprlamentare   ) ed  [ sic  ]   anche  dalla sinistra parlamentare  .
 Inizialmente

18/10/19

che differenza c'è tra la Germania nazista e l'Europa dei nostri giorni ?

 vedendo questo  spettacolo   di Beppe Casales


Nazieuropa è uno spettacolo che viaggia su due binari: la parola e le immagini.Esso  è quindi insieme una lettera a una figlia, e un viaggio che parte dalla Germania degli anni '30 e arriva fino all'Europa dei confini, del nuovo nazionalismo e del razzismo diffuso. 
Nazieuropa è il desiderio di sottrarsi all'indifferenza, di guardare con gli occhi ben aperti e di chiamare le cose con il loro nome.

16/10/19

vietato entrare a scuola con i telefonini il caso drastica direttiva emanata da Tiziano Badà, preside dell’istituto comprensivo del quartiere di Chiavazza di Biella. ? nuovo proibizionismo ?

Di cosa  stiamo  parlando 



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Vietato anche solo entrare a scuola con smartphone e tablet. E' la drastica direttiva emanata da Tiziano Badà, preside dell’istituto comprensivo del quartiere di Chiavazza di Biella. Il dirigente scolastico ha vietato l'uso di dispositivi elettronici in classe, ma non solo. Se gli studenti, al momento dell'ingresso nell'istituto, fossero sorpresi ad utilizzarli, verranno sequestrati e riconsegnati al termine delle lezioni.

E' vero caro preside che : << sul piano educativo >> come giustamente dice lei << è importante trasmettere ai ragazzi il messaggio che si può stare insieme gli altri senza smartphone >> , visto l'alto numero adolescenti costantemente "attaccati "ad esso con relativi rischi per l'abuso

    . Ma   qui     si tratta  di proibizionismo  perchè un conto  è   la semplice accensione di ogni dispositivo di telefonia elettronico durante tutto l’arco delle lezioni e  che  gli  studenti tuttavia potevano comunque tenerlo e conservarlo negli zaini o in una busta   e  poi riprenderlo  una volta finite le lezioni , un  altro   è il  vietare   d' entrare a scuola con smartphone e tablet. Se invece d'usare   tali mezzi  proibizionisti   s'insegnasse     d'accordo  con i genitori  ad un uso  consapevole ovvero quando  spegnerlo    ed  accenderli  , ecc  

Biella, il preside dà l'altolà: vietato venire a scuola con smartphone e tablet

voi  cosa  avreste fatto



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15/10/19

quando la si finirà di mettere nei necrologi di un omicidio suicidio prima il nome del suicida assasino e poi quello del vittime ? il caso della famiglia Santolupo -Curcelli di Foggia

Lo so  che   dovrei smetterla  o  al massimo limitarne l'uso  di pensieri e cose  non mie  per  esprimere    tali concetti  e commentare  tali fatti  .  Ma  a  volta   capita  che  davanti a teli fatti   cosi tristi e  terribili    non riesca   a tirare  fuori  da te   quello   che provi  . E poi   capita  che ci siano  associazioni  persone  (  quelli che io chiamo  compagni di viaggio \  di strada )    che  riescono a  esprimerlo meglio di te  .


Basta! Atroce rappresentazione della realtà.

L'immagine può contenere: 5 persone, testo
Questo è il manifesto funebre apparso sui muri di Foggia. Sono Teresa, Miriana e Valentina. Una mamma e le sue figlie uccise da Ciro, il marito di Teresa e padre di Miriana e Valentina. Ciro, dopo la mattanza, si è suicidato. Secondo questo manifesto Foggia piange la famiglia, piange per "la scomparsa dei cari". Ciro citato per primo. Ciro “carissimo” che ha caramente ammazzato le care figlie e la cara moglie. Sosteniamo che è anche questo un modo di coltivare una cultura #misogina e #violenta#Labodifsegnala (grazie a NarrAzioni Differenti)

Troppi gli orfani di femminicidio Un network per non lasciarli soli In Italia viene uccisa una donna ogni 72 ore. I loro figli sono le vittime indirette di questa violenza. Per aiutarli è nata l’associazione Edela


sara pure stato un evento radical chic o borghese ma è stato importante perchè , è la prima volta che io leggo e sento d' una associazione che oltre a denunciare tali brutalità faccia o almeno ci prova revenzione su un argomento cosi delicato come quello degli orfani di femminicidio . E' nata l’associazione Edela, che opera in tutta Italia per offrire supporto gratuito agli orfani di femminicidio. Che sono tanti, duemila ragazzi e ragazze rimasti senza madre. E spesso senza padre.
Troppi gli orfani di femminicidio Un network per non lasciarli soliPer aiutare e sostenere gli orfani di femminicidio, si è enuta l'11 ottobre a Palazzo Parigi di Milano una cena di gala #inpiedipertutte, con madrina Barbara De Rossi: un evento promosso da Feminin Pluriel Italia, associazione presieduta da Diana Palomba che ha l’obiettivo di creare un network internazionale tutto «al femminile», promuovendo al contempo attività finalizzate all’educazione, formazione e protezione di donne e bambini. «Tutto questo - ha spiegato Palomba – mettendo sempre al centro la prevenzione, forse l’aspetto più importante della questione, una prevenzione che deve necessariamente partire dalla scuola, perfino dall’asilo, affinché possa cambiare un linguaggio sessista che spesso è la prima causa degli atteggiamenti che sconfinano nella violenza». Il ricavato della cena sarà suddiviso tra una serie di realtà impegnate in questo campo: l’associazione Edela, l’associazione Salvamamme (che aiuta le madri vittime di violenza), il progetto Centri Milano Donna del Comune di Milano e la Ginecologia e Ostetricia del Pronto soccorso del Policlinico di Milano.

13/10/19

La politica degli incapaci, l’uso spregiudicato della minaccia. DI Galluranews

«Quanto straripante è l’ignoranza individuale per carenza patologica di istruzione, nutrito il menefreghismo sociale, latitante il civismo, il disprezzo per il bene comune, la disonestà sistematica e patologico il familismo amorale, tanto maggiore è la putrescenza della comunità di cui si è parte. Virulente malattie sociali che degenerando oltre i limiti dell’eccezione divengono regolare cancrena, finendo parallelamente nelle istituzioni contagiandole attraverso i loro rappresentanti reclutati nello stesso terreno culturalmente infetto (Omar Massaro, Il Fatto Quotidiano)»






La politica degli ultimi decenni ci ha abituato all’uso spregiudicato delle armi minatorie, quelle che usano sostituirsi alla reale incapacità di efficacia amministrativa o di semplice visione delle oggettività. Il politico attuale ha solo spregiudicatezza, fame di arrivare a ricoprire un proprio ruolo che ritiene non solo un prestigio personale ma una vera arma da brandire contro chi semplicemente pone domande.
Dal momento che giungono ad avercela quella seduta comoda, credono di essere onniscienti e potenti al punto di potersi permettere qualsiasi azione per difendersi quel ruolo. Osano al limite delle licenze consentite dal loro ruolo. E quando anche quel limite lo varcano, credono di godere di qualsiasi tutela, anche se ben oltre il confine stabilito dalle leggi vigenti. Possono, forse perché qualcuno glielo ha fatto intendere o perché sono finalmente riusciti a colmare una vita senza colore e con tanta, troppa, disinvolta arroganza.
La politica degli incapaci, di coloro che frettolosamente hanno bruciato le tappe del potere senza avere una minima idea di cosa sia e di come anche il potere meno essenziale, debba essere gestito. Perché ci sono poteri e poteri, sistemi e modi per arrivarci e altrettanti per restarci con cognizione e veridicità. Quando la sete cresce, e con essa l’ambizione patologica, inevitabili arrivano gli errori, le scivolate, o gli interventi a gamba tesa. Perché, a loro dire, il potere, purché si espliciti in una qualche misura, va protetto, difeso, mica gestito o messo a disposizione della collettività. E nel momento stesso che questo avviene, chi non dispone di necessaria preparazione di base, pensa di potersi permettere di tutto. Dalle minacce alle querele, come se piovesse. Che nessuno osi infrangere il mio sogno. “Sono arrivato e nessuno mi deve ostacolare”.La politica crea mostri incapaci e improvvisati.
A parte che alla maggior parte della gente poco importa di chi raggiunge una posizione privilegiata. Penso e spero che si pensi di più ai risultati che un politico riesce a raggiungere per il bene comune. A me che uno diventi sindaco, assessore, ministro, interessa relativamente. Mi piacerebbe che chiunque ricopra un ruolo istituzionale, lavori per la gente che lo ha eletto e lo faccia pensando al bene collettivo e non alle becere questioni personali, o peggio, al denaro e alla posizione economica certamente favorevole. C’è differenza tra chi si barcamena tra pensioni risicate o stipendi mortificanti e chi percepisce emolumenti elevati per mettersi a disposizione della popolazione.
La differenza è solo economica ma si pretendono almeno regole e doveri.
La prima regola è che quel bonus economico gli dia il tempo per fare ciò per cui è stato chiamato a gestire la cosa pubblica.
La seconda è che lo faccia nel rispetto delle leggi vigenti, con coraggio e assoluta dedizione. Pur se personalmente mi interessa di più che il lavoro la politica lo svolga nell’interesse dei cittadini, detesto chi le leggi le infrange compromettendo quel bene comune per cui è chiamato a lavorare. Garantisti quanto si vuole, ma leggere e sapere che esistono politici (sanitari) che hanno agito per sistemare amici e parenti, mi da nausea. E quando quel politico viene acchiappato dalle maglie della giustizia, non è che mi faccio prendere dalla disperazione. Non godo, ma nemmeno mi tormento.
Questa politica ha creato dei mostri del tutto incapaci, improvvisati e ligi esclusivamente a proseguire un percorso personale, una carriera nel partito, con spolverate di decisioni, azioni verso l’interesse comune. Prevalentemente tracotanti, baldanzosi, spregiudicati, arroganti ma del tutto inservibili in quelle posizioni raggiunte.
A questa politica manca il rispetto per la gente .
Si nascondono, agiscono spesso all’ombra della stessa gente che li ha chiamati a rappresentarla. Non tutti, per fortuna, ma una buona e succulenta porzione di soggetti che hanno scelto il carrierismo a tutti i costi. Individui che intrecciano rapporti con il sistema che dovrebbero combattere. Si lasciano avvolgere dall’incarico ricevuto e si scordano del perché lo abbiano voluto e raggiunto.
Non sono chiacchiere da bar queste, è il sentire comune della gente quando riflette sulle azioni tese alla salvaguardia del ruolo ricoperto e non del solo scopo che dovrebbero esplicitare con il loro operato. Allora si lasciano andare ad esternazioni populiste, volte a colpire avversari dubbiosi così come semplici concittadini che chiedono ragione della loro azione. Senza alcun rispetto, vanno avanti spavaldi al punto di minacciare veementi azioni legali contro chi osa mettersi in mezzo. “Lei non sa chi sono io!”. Tipica espressione di chi non ha rispetto, ma lo pretende. Un classico a cui non dovremmo mai abituarci e che pesa come una minaccia.
Chi, da comune cittadino, commette uno sbaglio, diventa in automatico un fuorilegge, chi la legge la considera uno strumento da usare per i propri fini, è solo un politico che viaggia ai limiti della legge stessa. Non è uno slogan, è la frase che rispecchia questa politica inservibile creata da incapaci improvvisati.

10/10/19

meglio le mappe tradizionali o quelle internet ? il caso Google maps vietato in barbagia , troppi turisti dispersi nel Supramonte




Articolo completo e altri servizi nel giornale in edicola e nella sua versione digitale
"Non usare Google Maps", in Sardegna arrivano i cartelli salva-turistiA Baunei, in Sardegna, molti turisti in cerca delle spiagge più suggestive non riescono a raggiungerle per colpa di Google Maps: l'app suggerisce di percorrere stradine sterrate in mezzo alla natura, peccato che sia possibile attraversarle solo a piedi o con dei fuoristrada. Così il comune sardo ha installato diversi cartelli stradali che sconsigliano l'uso dell'app ai viaggiatori. Nei mesi estivi molti automobilisti sventurati sono stati recuperati grazie all'aiuto non solo delle forze dell'ordine, ma anche dei pastori locali che pascolano nel Supramonte. A cura di Roberta Lancellotti
la news   ha  fato scalpore     che   anche  i media  nazionali    se  ne   sono occupati



Sardegna, spuntano i cartelli anti Google Maps: «Non seguite il navigatore»
10 ottobre 2019 -
Nel Comune di Baunei troppi i turisti ingannati dal navigatore di Mountain View. E l’amministrazione locale corre ai ripari


In tanti, in troppi, si sono avventurati lungo le strade di campagna, rimanendo intrappolati e costringendo persone del luogo e Vigili del Fuoco a fare gli straordinari per tirarli fuori dai guai.
Per questo motivo il Comune sardo di Baunei (NU) ha deciso di installare dei cartelli che invitano gli automobilisti di passaggio a non seguire le indicazioni di Google Maps.
Pare, infatti, che il navigatore di Mountain View abbia tracciato come transitabili i difficili sterrati del Supramonte percorribili invece solamente a bordo di 4x4, che sono diventati per via dei suggerimenti errati del navigatore una trappola per turisti.
«Sono decine gli interventi effettuati dai vigili del fuoco e pastori locali, per aiutare i malcapitati visitatori del nostro Supramonte, in seria difficoltà, indirizzati da Google maps su queste carrarecce e sterrati con camper e semplici utilitarie. Consigliamo sempre di informarsi su regole e prescrizioni da seguire prima di avventurarsi nel nostro territorio», ha annunciato l’amministrazione locale contestualmente all’installazione dei cartelli nelle strade per Margine direzione Bidonie-Trekking per Cala Luna e strada per Us Piggius, direzione Baccu Linnalbu-Goloritzè.

Ora    non bisogna  condannare    e mappe   informatiche   perchè   hanno  pregi  e  difetti . Usarle con criterio . Infatti ho usato Google Maps per entrare nella 131, la superstrada che percorre tutta la Sardegna, e nonostante mi trovassi vicinissimo mi portava in una strada secondaria. Consiglio a tutti di usare Waze, l'ho usato spesso nei paesini di provincia per lavoro e ti fa percorrere sempre le strade più sicure e veloci. Waze è aggiornato costantemente dagli utenti.Oppure https://www.openstreetmap.org/ un progetto comunitario per la cartografia chiamato che permette a tutti gli utenti di aggiungere e/o modificare i tracciati. Da alcuni anni e' molto valido e ci sono applicazioni per la navigazione molto complete

07/10/19

Il destino dei cani pastori: da guardiani a rottamati

Per i miei detrattori questo non è un post per attirare i like dei cinofili o animalisti.  Ma  una triste  storia   a  cui  ,   tali cani    sono condannati dopo una  vita  di onorato servizio   .

da  la  nuova  sardegna del  6\10\2019

Il destino dei cani pastori: da guardiani a rottamati

Da anziani non riescono a badare al gregge, allora i padroni li abbandonano



SASSARI. La loro storia è scritta nel nome: uno si chiama Gruviera, perché il suo corpo era pieno di buchi scavati dai bigattini. Un altro cagnolone anziano all’anagrafe fa Ignazio, perché è stato ritrovato in fin di vita a Norbello, davanti alla chiesetta di Sant’Ignazio: aveva l’addome squarciato da una profonda ferita, la gabbia toracica sfondata, un polmone perforato da una costola fratturata, e per non farsi mancare niente anche un rosario di pallini conficcato sottopelle. Fronte invece è stato battezzato così per i segni delle bastonate sulla testa. E poi ci sono Biancone, Yomo, Laccio e tutti quegli altri cani con la sfiga prestampata nel dna. Il comune denominatore è questo: nessuno è battezzato dal santo pedigree, al limite un trisavolo maremmano nella genealogia, niente microchip, quella lanuggine bianca che li fa tanto assomigliare alle pecore, e la maledizione che si legge sui corpi, tatuata nell’anima e sulla pelle, con cicatrici profonde, e quel modo di stare accucciati in un luogo solitario e distante. Una tristezza fiera che impregna gli occhi di chi ha imparato ad accettare la sorte.
La dottoressa Monica Pais, della clinica veterinaria di Oristano, li chiama i fantasmi bianchi. Sono i cani rurali, le cui vite si consumano silenziose nelle campagne, mimetizzate nel biancore delle greggi, dentro il quale la loro esistenza si diluisce fino a scomparire. Per poi riemergere con la vecchiaia, riesumati da un impietoso turnover: da guardiano a randagio in un attimo. Via il cane anziano, fedele ma troppo consumato per badare il gregge, spazio al cucciolo, infaticabile e pronto a dare la vita per proteggerlo.
Ed ecco i cani vaganti, rottamati perché inutili, gettati via come si fa con le auto vecchie senza targa e matricola. «Ne raccogliamo sempre tanti – dice la dottoressa Pais – ma ultimamente nel nostro ambulatorio ne sono arrivati nove nell’arco di un mese. Erano tutti imparentati con i maremmani, hanno avuto un padrone, nessun microchip, ed erano dei relitti vaganti. Questo ci ha fatto pensare».
Significa che queste anime bianche non hanno alcun diritto alla pensione, come alcuni colleghi più fortunati. I cani poliziotto, ad esempio, dopo il congedo in genere si godono il meritato riposo nel tepore domestico del loro addestratore. «I cani bianchi sono di serie b. Certamente meno nobili del Fonnese, che è stato promosso al rango di razza, e per questo non verrà mai abbandonato. E anche per gli esemplari da caccia in genere il destino è meno ingrato. Perché tra un vecchio Setter e il cacciatore si è instaurato un rapporto a due, forte, personale, anche di riconoscenza, che si conserva anche quando l’animale non può più fare il suo lavoro. Spesso nelle campagne è diverso. E sottolineo spesso perché non è giusto generalizzare: per fortuna non sempre è così, e ci sono allevatori che trattano benissimo i propri cani». Ma in altri casi i cani da pastore vengono lasciati vivere da soli col gregge, con una paga molto avara di carezze, giusto una ciotola di cibo e un riparo. «Hanno un carattere duro e coraggioso, sono intelligenti, sanno badare a loro stessi. Non chiedono nulla in cambio, si accontentano di poco, ma darebbero la vita pur di fare il proprio dovere di guardiano». Eppure il loro sacrificio non viene riconosciuto, sono sempre stati soli e lo saranno fino alla fine. Nessun dio ad allungargli una carezza, e d’altronde nemmeno il dio più distratto giocherebbe in questo modo sui loro corpi così martoriati. Solo l’uomo ne è capace, quando decide di sbarazzarsi di un ammasso di pelo ormai inutile. Così approdano in questa oasi di Oristano pieni di pallini, o devastati dai parassiti, o mangiati vivi dai vermi della mosca carnaria. «Solo i microchip potrebbero salvarli da tale barbarie. Perché li sottrarrebbero dalla condizione di anime bianche vaganti. Cacciarli via, girarsi dall’altra parte quando si allontanano, non cercarli più, ai proprietari non costa nulla. E trovo incredibile che per questi cani, visualizzati da 15mila utenti Fb, finiti spesso in Tv o sui giornali, non ci sia mai un padrone che si faccia vivo. Possibile che siano tutti rinchiusi nelle caverne senza una connessione internet?».
Così Ignazio, Gruviera, Biancone e gli altri lontani discendenti di quel benedetto trisavolo maremmano, approdano alla Clinica Due Mari con la loro esistenza naufragata. Restano però attaccati alla vita e all’orgoglio

di cane pastore. La solitudine ne ha indurito un po’ i modi, non sono mai sottomessi o servili. Guardano gli altri alla pari. Dovrebbero essere infuriati con la razza a due zampe, e invece, quando una mano si allunga per una carezza, trovano sempre la forza di scodinzolare.

La Curia gli paga gli studi in teologia: a Firenze il primo imam a insegnare religione cattolica a scuola

ho  letto    l'aggregatore per  smartphone  e    news  repubblica  questa  news  tratta


Hamdan Al Zeqri, 33 anni  (  foto     sottto  )  , da 16 in Italia, il 15 ottobre discuterà la tesi e diventerà dottore in scienze religiose, titolo che lo abilita anche a insegnare la religione cattolica nelle scuole. E sarà il primo imam a farlo. "Resto musulmano, ma amo Gesù, perché Islam e Cristo sono vicinissimi", afferma l'ex profugo yemenita, attuale guida spirituale musulmana nel carcere di Sollicciano. Gli studi alla Facoltà teologica dell'Italia centrale gli sono stati pagati dalla Curia di Firenze.

 cronaca, Hamdan Al-Zeqri, imam, teologia cattolica, firenze


Mediatore culturale in tribunale e, come detto, ministro di culto presso il carcere di Sollicciano, Al-Zeqri è cittadino italiano dal 2017 e lavora in un'azienda aerospaziale del Mugello.
I suoi studi sono stati pagati dalla Curia, mentre l'iscrizione a Teologia cristiana è stata fortemente voluta dalla Comunità islamica fiorentina nell'ottica di rafforzare il dialogo interreligioso anche attraverso la conoscenza diretta della religione cristiana. Per quattro anni Al-Zeqri ha studiato a fianco di seminaristi, sacerdoti e suore. "Molti dei miei migliori amici sono preti - spiega. - E' stata un'esperienza per andare oltre gli stereotipi e i pregiudizi, per conoscere gli altri oltre i luoghi comuni. Ho scoperto che Islam e Cristianesimo hanno tantissimo in comune sul piano umano e sociale. Resto un musulmano ma sono innamorato di Gesù. Più capivo chi era Gesù, meglio vivevo il mio essere islamico".
Per Al-Zeqri, "la verità è che studiare la religione degli altri non significa affatto rischiare di convertirsi ma capire loro fino in fondo". "Sia ben chiaro - osserva ancora - la Diocesi di Firenze, a tutti i livelli, non solo non ha tentato di convertirmi. ma mi ha appoggiato in tutti i modi e cercato di farmi sentire a mio agio come islamico".
Nella comunità islamica fiorentina Al-Zeqri siede nel consiglio direttivo ricoprendo il ruolo di responsabile del dialogo interreligioso e della formazione spirituale coranica dei giovani.
Il neo dottore diventerà il primo esponente di una comunità islamica italiana, con incarichi ufficiali, a laurearsi in Scienze religiose. Titolo della tesi "Profilo e responsabilità del ministro di culto islamico in carcere". Alla discussione della tesi sono attesi sacerdoti, imam e autorità religiose islamiche da tutta Italia.

Ed    non capisco  i commenti   indignati ,   fatti  d'ignoranza   preconcetti  ,    propagandistici  

06/10/19

femminicidi di serie A e femminicidi di serie B

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CUCAIO
@DDonenico

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Il vero amore Non lascia lividi Il vero amore Non ti minaccia mai Se offendi una donna Per sentirti un vero uomo Hai fatto il primo passo
Per smettere di esserlo...




CON QUESTO  NON  STO  SMINUENDO  IL  CRIMINE  ABERRANTE  CHE IL FEMMINICIDIO  E'  , MA   EVIDENZIANDO   COME    I MEDIA  LI TRATTANO  . 

Un #femminicidio operato da un italiano fa poco scalpore #Zinaida aveva solo 36 anni, uccisa da suo marito Ma qualcuno non ne parla, forse non lo ritiene importante L'omicida ha la pelle bianca, è cittadino italiano Fa poco audience E la vita di una ragazza perde valore 💔

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Ecco  quindi  che  Si parlerà poco di questo   ennesimo  Femminicidio, perché Zinaida è moldava e lui italiano È una storia che non porta voti Non suscita indignazione  se non  solo   in pochissime  (  vedere     i  leggi anche proposti sopra  ad  inizio post  )     persone   Solo un dolore #Infinito ... e tre figlie sole 💔
Infatti  e   qui concludo  gli uomini sono figli delle donne ma non sono come noi ( cit, Mia Martini)

P.s   
  su twitter   mi avevano detto  ,  in un commento  mi si dice    che sono  bla  ... bla  ...   ovvero tutte  chiacchiere  e  distintivo ,  e  che  non propongo   ma  so  solo  indignarmi  .
Vero . Ma  non sono un sociologo    ed  non ho la bacchetta  magica  .  posso   dire  solo   questo




04/10/19

capita che gli zingari violentemente osteggiati e maltrattati possano integrarsi benissimo e diventare simbolo di una città . il caso di Pamela diventata uno dei simboli di Olbia

Lo  so    che  ogni  volta  che   parlo di  rom   e  zingari  , mi      si vede   ridurre  il numero degli iscritti odele persone cher   seguono i miie aggiornamenti sia  qui  che  sui miei social , perchè  come testimonia  anche  questa puntata  di una trasmissione di lenner   ci  sono  molti sia a  destra  che a  sinistra  duri a  morire , ma   a me non  importa  . Io racconto, per  chi  mi vuole  ascoltare  e leggere  , storie   degli ultimi  e degli   emarginanti . E   chi mi dice  perchè  dico  ascoltate  o riascoltate se  non o  avete  capito bene   anima salve  di  de  Andrè    ed in particolare  l'appendice  di  avevamo gli occhi troppo belli

da  www.galluraoggi.it



Si è spenta Pamela, la storica “zingara” diventata uno dei simboli di Olbia





Si è spenta questa notte, nel campo di Sa Corroncedda di Olbia, una delle figure più note tra gli “zingari” di Olbia. Aveva quasi 62 anni Pamela, ma come osservano in molti è come se avesse vissuto per oltre un secolo.
Pamela ha rappresentato, volendo o non volendo, una parte dell’immagine di Olbia. Quella degli anni della crescita sfrenata della città, delle grandi trasformazioni e delle molte contraddizioni. Impossibile non notarla quando all’esterno dei supermercati ti avvicinava chiedendoti l’obolo.
Ti augurava buona fortuna e negli ultimi anni non aveva nemmeno più bisogno di ricordarti che doveva “mangiare” o che servivano per i suoi “numerosi figli”. Pamela era Pamela. Punto.
E anche se, in base al regolamento del campo nomadi, non avrebbe dovuto chiedere l’elemosina, per lei era spesso un’eccezione tollerata. Era arrivata giovanissima a Olbia dalla Serbia e si era subito ambientata. Di lei si racconta che abbia almeno dieci figli.
Per capire l’importanza simbolica che ha rappresentato per Olbia, basti ricordare la sua foto, insieme al famoso vigile urbano Tottoi Sanciu, nel calendario comunale dato alle stampe sulla fine degli anni Novanta. Nella notte Pamela è morta. Come tradizione, la sua salma sarà ora riportata in Serbia per la sepoltura.

 se  non vi  bene ....   vostri   io   continuerò  lo stesso chi  vuole  seguirmi  mi segue    chi  non mi  vuole seguire    peggio  per  lui     concludo  con  questa  citazione  musicale     talmente  nota  e  stra nota ed usata  nei miei post  (  se  non la  ricordate    , capita  man mano  che  s'invecchia 😎😜😁, o  non la  conoscete trovate qui il testo )

Ma s'io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fessoe quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!
  alla  prossima

03/10/19

spesso il classico è più moderno del moderno stesso il caso del chittarista Giapponese Kazuhito Yamashita ed altre elucubrazioni mentali -pessimistiche

ricollegandomi ad una discussione avvenuta ieri sul mio fb ,  dove ho scritto come stato che stavo ascoltando la terza sinfonia ( l'eroica ) di Bethooven diretta da Herbert von Karajan (1908-1989) e   commentavano  i miei  giusti musicali : << qualcosa di più moderno no >> riporto questo video di    eseguito dal chitarrista   Giapponese Kazuhito Yamashita 




che dimostra come un altro commento in mia  difesa  che : << Il classico è sempre moderno >> 🎶🎶🎶🎶🎶.  Ora  , come  da  titolo    ascoltando  in successione  casuale    su youtube  questo   video



  seguito   quello citato  prima , mi chiedo visto  che ascolto musica  classica  o  barocca  è un periodo  non è che starò invecchiando un po' troppo precocemente 🤣🙄🤔  o è frutto della mia educazione artistica culturale poliedrica , già segnalata in diversi post sia dell'ex cdv.splinder che dell'attuale blog avuta fin dall'infanzia che ha unito influenze familiari ed esterne del mondo circostante ? 
Concludo   con questa  citazione   (  lo so  che   è stata  ripetuta  più  volte  in  molti post  del  blog  ) ma   si  adatta bene     a questo contesto  ) << Il fatto  che non  s'inventa   più nulla  d'almeno  due millenni ...  si rimescolano le  carte , ogni volta  viene una mano diversa  ... ma  il mazzo in fondo  è sempre lo stesso  . (... ) lo stesso per  tutte le  galassie   e per  tutti i mondi possibili . L'Importante  è non perdere  la  voglia di giocare  ... sedersi al tavolo con i fuori classe  .. apprezzarne il loro  stile .....  e soprattutto non barare  (...)  >> ([Martin Mystere  La  terza  stirpe   n 318 ) 

02/10/19

storie dalla strada . Emily Zamourka, violinista di professione e di formazione classica finita on the road ed altre storie


  in sottofondo 
Notturno Camden Lock - Modena City Rambelrs




Senzatetto intona Puccini e incanta la metropolitana di Los Angeles: svelata la sua identità





Questa donna ha affascinato i passeggeri della metropolitana di Los Angeles con un'esecuzione strabiliante dell'aria "Oh mio babbino caro" dall'opera di Giacomo Puccini "Gianni Schicchi". Dopo giorni dalla sua performance è stata finalmente identificata come Emily Zamourka, 52 anni. La donna ha detto di essere arrivata negli Stati Uniti dalla Russia all'età di 24 anni. Violinista e pianista di formazione classica, ha fatto l'insegnante di musica prima di iniziare a soffrire di gravi problemi di salute, che l'hanno costretta a diversi lavori per sbarcare il lunario e affrontare le spese sanitarie. Ha anche suonato il violino per strada prima che il suo strumento venisse rubato tre anni fa mentre si esibiva in centro. Da quel momento, non riuscendo più a pagare l'affitto e le bollette, è stata sfrattata ed è diventata una senzatetto. Il suo canto era stato registrato in un video virale alla fermata della metropolitana Normandie / Wilshire della Purple Line nel quartiere di Koreatown da un agente di polizia. La clip caricata ora sulla pagina Facebook del dipartimento di Los Angeles ha lasciato migliaia di persone incantate. La donna ha detto di essere rimasta sbalordita nell'apprendere della sua popolarità sui social media e spera che questo possa aiutarla a cambiare vita e a tornare a lavorare con la musica.


l'altra storia  è questa

Camerun: la storia di Chi, il ragazzo che trasforma i rifiuti in giocattoli telecomandati

Troppo povero per comprare i giocattoli, ha deciso di costruirseli da solo. È la storia di Chi Blaise Awa, diciassettenne del Camerun, che costruisce giocattoli telecomandati usando i rifiuti. Chi Blaise ha lasciato la sua città di origine a causa del conflitto esploso nella sua regione. Costretto per questo a abbandonare la scuola si è trasferito a Douala, sulla costa. Grazie a una raccolta fondi promossa da alcuni blogger, ora Chi è tornato a studiare e ha aperto un sito su cui pubblica le foto dei suoi lavori.


con Salvini è tutto un tortellino

  capisco  che   molti    come me  avranno  Di questa storia dei #tortellini i coglioni ripieni.  e  che  ci sono cose  ben  più  importante     che le  sparate      di un politico  ormai  in crisi  che  pur  di  ritornare  al  governo   s'attacca  alle  boiata  del più becero   sovranismo  .  Fncl   i #coglioni, pappagalli ammaestrati con neuroni in vacanza,o il cervello all'ammasso continuano ad applaudire ed i media a parlare a tutto spiano  Ma   Salvini oltre  a contraddire  se  stesso   vedi  la  condanna   del reddito di cittadinanza  da lui votato  , non ha meglio  di    cui occuparsi   ?  Allora  perchè ne parli  si diranno i molti   .  per  denunciare    il  suo populismo   ed perchè  con Salvini  tutto  finisce    in tortellini



Immagine




 Infatti   concordo con questi  due  post  twitter 





Caterina Coppola

@catirafaella

·1 ott

Votano gente come Matteo Salvini, stipendiato dagli italiani da 28 anni, che attualmente conduce importanti battaglie come quella sul #crocifisso o contro i #tortellini al pollo. Però poi i “gretini” sono i milioni di ragazzi che scioperano per il clima. Ah, ok.


Ma  soprattutto perchè  lo  so  che avrei dovuto    evitare di perdere   tempo  nel rispondere ed  intavolare  discussioni  ad  questo   post  su  fb   ma  non ho resisto  .  almeno   (   per ora  ) mi sono tolto   una  soddisfazione   quella  di mettere  in crisi  ed  smontare   un leghista  uno di quelli  dele righe precedenti

Degre Mars Non ci volevo crederere: leggo scemi che danno del razzista/sovranista (che novità la semplficazione delle opinioni con le etichette ad hoc) a chi dice che quella cosa che si chiama <>, alimento tipico emiliano, preparazione alimentare specifica, si fa con un disciplinare definito e storico riguardo agli ingredienti del suo ripieno. Per cui, altre paste ripiene, possibilissime, si chiamino in altro modo e punto.
Stanno fuori. Salvini li tiene tutti per le palle e per i neuroni.
  • Tortellini al pollo, Franceschini: 'Per gli emiliani un'offesa, i romagnoli hanno già i cappelletti senza carne'
    VIDEO.REPUBBLICA.IT
    Tortellini al pollo, Franceschini: 'Per gli emiliani un'offesa, i romagnoli…
    Tortellini al pollo, Franceschini: 'Per gli emiliani un'offesa, i romagnoli hanno già i cappelletti senza carne'
  • Degre Mars le ricette si possono anche inventare, con un nome appropriato. chi le difende non è un sovranista (eccheppalle!), chi lo definisce tale è uno scemo. il tortellino non si fa col pollo così come gli involtini lardellati non si avvolgono nella pelle di tacchino, punto. gli scemi di cui sopra si rendono conto di come siano letteralmente dominati e condizionati dai legaioli? non credo.
  • Il Tulipano - Il Web Magazine Indipendente scritto dal Popolo Degre Mars
    È vero che l'equazione nazionalismo o sovranismo che dire si voglia non sempre si equivalgono anche se la distinzione fra i termini è labilissima / sottilissima. Infatti e qui faccio un esempio storico ( lo che sono periodi storici differe
    nti ma come mi hanno insegnato ed è hanno delle analogie ed poi una delle poche cose che non mie che tengo , la storia è maestra di vita sia che debba costruire qualcosa di nuovo che rimanere legato al passato )di quando noi italiani emigravamo ( e lo facciamo ancora oggi ) in Europa e poi nelle Americhe o dal sud al nord del paese e i nazionalisti o regionalisti (ma non è questo il caso) ci prendevano e lo fanno anche ora in giro usando stereotipi del tipo Italiani spaghetti e pizza rimanendo nell'argomento del cibo .infatti non sto contestando la difesa del tortellini ( di altri prodotti locali ) cosa giusta in se contro l'omologazione ed una globalizzazione che uccide le differenze omologandole ad un pensiero dominante ma come la s'applica / si mette in atto è contro i media ed l'informazione che nei titoli ( la gente sottoscritto compreso legge solo quello o le prime righe e poi s'esprime ) si chiamano cose che non sono quelle . 2) il fatto che le tradizioni non sono, o lo rarissimamente come la differenza ( secondo alcuni quello originale rimasto alle intatto ) tra il parmigiano ori se prodotti dalla italiana la cui ricetta ed il metodo di lavorazione fu portato da gli emiliani emigrati negli Usa fra la fine 1800 primi del primi 30 anni del 1900 ,si modificano da una generazione ad un altra 3) che esistono all''interno di ogni regione diverse varianti di piatti o alimenti tradizionali ed un vero nazionalista ed amante delle tradizioni dovrebbe saperlo . Se vuoi ( contattami qui su messanger oppure eccoti la mia email redbeppe@gmail.com ) potrei ma non vorrei divulgarmi troppo citarti quelli della mia sardegna visti che non sono esperto conoscitore delle traduzioni emiliane e romagnole 4) ed ultima strumentalizzazioni non sono accettabili neanche in campagna elettorale . Infatti dovrebbe sorprendere ma ormai non ci si fa più caso purtroppo che una normale regola di accoglienza e di riguardo verso gli invitati sia interpretata come offesa alla tradizione”. Ciononostante, per tutta la giornata i tortellini al pollo hanno animato polemiche culinarie e politiche. “Il tortellino è una ricetta non è un pensiero”, dice a ilfattoquotidiano.it Alessandra Spisni, sfoglina e titolare de La Vecchia scuola bolognese. “I tortellini – afferma – sono quelli classici, tutto il resto è un’altra cosa. Come dice la parola stessa, la tradizione bolognese non può essere diversa dalla tradizione: se vuoi fare un’altra cosa non la chiami “tortellino”.
    Anche Ivanna Barbieri ( che non riesco a biasimare pur essendo diversa la sua linea di pensiero dalla mia ) chef e dirigente della Federazione italiana cuochi, è critica: “Abbiamo tante altre cose nella cucina bolognese, non solo il tortellino. Si poteva scegliere qualcosa di diverso”, osserva la chef. Che aggiunge: “Non è che non si vuole accogliere, la cucina abbraccia tante culture. Però non si possono confondere le tradizioni. di scioperare contro il tortellino senza il maiale: “La Curia lo chiama il ‘tortellino dell’accoglienza’ ma per i bolognesi doc sarebbe come per un romano fare la cacio e pepe alla bolognese col ragù. Mi espongo ancora di più: come il kebab al maiale per essere accolti dai musulmani”. secondo alcuni giornali La polemica contro la scelta di Zuppi, che proprio sabato sarà ordinato cardinale in piazza San Pietro a Roma, non si ferma agli ‘addetti ai lavori’, ma si scatena anche in ambiente politico, con la Lega e Fratelli d’Italia pronti a criticare chi “sta cercando di cancellare la nostra storia” nel nome del “rispetto”. Per Matteo Salvini, per dire, il tortellino senza carne di maiale è “come dire il vino rosso in Umbria senza uva per rispetto”. Ma lo stesso ex viceministro pochi mesi fa in un post su Twitter aveva pubblicato una foto di tortellini emiliani al ragù di salsiccia, altrettanto lontani dalla ‘vera’ tradizione della città.
    La tradizione e la cultura di Bologna per tanti però sono diverse da quelle di cui parla Salvini: “La simbologia delle Due Torri e il tortellino a Bologna è anche la possibilità di gustare in un altro modo e in un’altra forma un piatto della nostra tradizione”, afferma sempre ilfattoquotidiano.it Roberto Morgantini, fondatore di Cucine Popolari, la mensa per persone che beneficiano di pasti offerti dalle imprese del territorio, con l’obiettivo di arricchire la scena del welfare chiedendo la partecipazione di attori non convenzionali. “Con i tortellini al pollo si aggiunge qualcosa, non si toglie – continua Morgantini – Penso che sia proprio una bella mescolanza. Anche perché non si tratta del “nuovo tortellino”, ma di un allargamento di una simbologia per includere e non escludere: il tortellino senza carne di maiale è semplicemente un modo per includere altri in una tradizione”.E poi non era imposto era stato fatto soia che fosse in buona fede cioè fatto un tentativo d'incontro fra genti di diversa cultura identità sia che fosse buonista o radical chic d'accatto . Infatti "Il tortellino non fa l'integrazione". Lo dice all'Adnkronos Foad Aodi, presidente dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (Amsi) e delle Comunità del mondo Arabo in Italia (Co-Mai), commentando la decisione dell'arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, di festeggiare il santo patrono con il tortellino al pollo invece che con il maiale per non offendere i musulmani.
    Con il tortellino di maiale "nessun musulmano si sarebbe sentito meno accolto" osserva Foad Aodi per il quale "modificare le ricette oppure togliere il crocifisso dalle scuole sono iniziative individuali, non richieste dalle nostre comunità. Chi di noi decide di vivere in Europa sapendo che ci sono diverse culture e diverse tradizioni deve essere in grado di rispettare le diversità, questa è integrazione: rispetto e solidarietà reciproco. Altrimenti deve prendere la valigia e andarsene".
    "La maggioranza dei musulmani non mangia carne di maiale ma non per questo pretende che si trasformino leggi o tradizioni. Io vivo tra Roma e l'Emilia Romagna, mia suocera è romagnola - racconta Foad Aodi - conosco bene le usanze di quei posti. Tra l'altro - chiarisce - dobbiamo considerare che l'85% dei musulmani in Italia, quelli arrivati negli anni '70, integrati e sposati con cittadini italiani, sono laici". Inoltre      visto che  sei  per le  identità  ti consiglio   questa  canzone  
    https://youtu.be/z8_fl2UL0L0