23/08/16

il burquini è come il fazzolletto sardo e quindi meditteraneo perchè vietarlo ?

Lo so che avevo detto in  un post  precedente   BASTA  PARLARE DI  BURQUINI ....  ma  non ho  resistito   davanti a post   d'islamicofobia  ed  xenofobici  , dettati specie  da   ignoranza  , del tipo : << ci  vogliono imporre  il velo  ,   ecc  >>    ignorando   (  i più   ) che  : 1)    esso   fu  ed  ancora resiste  nel sud   d'italia   2)  che anche  le  suore      e  ai matrimoni   alcune  spose portano il velo  ., 3)  che  in oriente   è molto usato anche da donne cattoliche e cristiane  .

da  la  nuova  Sardegna del 21\08\2016



ecco perchè  da  sardo  il velo   i diversi  tipi di velo    ( vedere  url   sopra per  maggiori approfondimenti   )    delle  donne islamiche   eccetto  il burqua  che non  è velo  tradizionale  ma  un interpretazione  esasperata   del corano  oltre ad  non aver  nessun rapporto  con la  cultura  meditteranea ed  è contrario  alle  nostre leggi ,  non mi da  fastido  o alergia  come certi  malpancisti    . Quindi se  l'uso  è  1)   spontaneo  ed  è  una libera  scelta  della donna   anzichè   un imposizione  ,  2)    non contrasta  e\o  crea problemi   nell'identificazione   della persona  3  ) non è degradante  a  differenza  del burqua   perchè  proibirlo o fare tante  storie  di lana  caprina  come  nel  caso del burquini  ?

22/08/16

anche gli animali sono umani la volpe di sedini adottata dall'agriturismo


scusate  se  riporto la  slide  , ma  non ne  ho  voglia  di  fare  ,  è  una  rottura  rispetto  a un sito o una  pagina  web ,    di fare  copia  & incolla    dell'articolo dal  pdf  del giornale  scaricato con avaxhome
sa la  nuova  sardegna  del  21\8\2016


errata corrige sul post : esempi di umilta' , d'arroganza e spocchiosità

leggi   anche
esempi di umilta' , d'arroganza e spocchiosità

Nella  foga  della notizia   capita  che  il quotidiano  sbagli un nome  .  Infatti  la  nuova  sardegna  del  21.8.2016  pubblica  la  correzione  

John Holmes, l'attore più dotato di matteo tassinari



Il più completo tra gli attori di matteo tassinari 






John Curtis Holmes
Assegnato alla notorietà e celebrità dei posteri al pari se non di più di star del cinema come Humphrey Bogart, Cary Grant o Clint Eastwood (ed altri animali cinematografici armati di revolver in celluloide), John Curtis Holmes, il più “completo” tra gli attori porno della storia del cinema, ebbe la determinazione di terminare il suo memoriale poco prima di spirare per Aids in una clinica di Los Angeles, il 13 marzo 1988.
Aveva 44 primavere sulle spalle e aveva navigato, come scrive sua moglie Misty Dawn: "Un’esistenza singolare o decisamente atipica, che lo aveva portato ad essere considerato una sorta di Totem per tutti, la cinematografia e l’intera società americana”. Il suo aforisma preferito era: “Vivi velocemente, muori giovane come una rockstar, un mito pop, una divinità discesa sulla terra a Pickaway County”. Holmes era molto diverso da Rocco Siffredi, quest’ultimo in grado di avvicendare l'operosità a tre x con pubblicità inoffensive o comparsate in movie e programmi per tutti, ma non per John! La vitalità della sua esistenza s’è rivelata un’autentica imprudenza, una sconsiderata quanto avventata esistenza, degna dei componimenti narrativi a luci rosse più terrorizzanti ed orribili. Come lanciarsi ai 200 all’ora contro una sequoia gigante, senza neanche sfiorare la martinicca (freno a ceppi che si aziona manualmente).
 "Costretto" alla carne
Era l’8 agosto 1944 in Ohio, mentre la furia bellica nazista compiva la sua andatura sostenuta attraverso l’Europa e i popoli formavano file in attesa di vedere “Since You Went Away” (Da quando te ne andasti) e“Going My Way” (La mia via), una serie televisiva statunitense in 30 episodi trasmessi per la prima volta dal 1962 al 1963. 
Quando uscì nei cinema “Wonderland”, il film di James Cox dove un anfetaminico Val Kilmer incarna “Mister 35 centimetri”, è incentrato su una delle vicende più tragiche e terribili dell’esistenza dell’attore porno. Due persone e due donne amiche di Holmes, furono brutalmente uccise nel momento in cui festeggiavano la riuscita di una rapina in un appartamento di Wonderland Avenue. La strage, dove il personaggio chiave fu proprio John Holmes, è una delle vicende più tetre e incredibili degli avvenimenti criminosi americani. Si trattò di una rappresaglia nata per rivalsa a causa di una rapina in una abitazione del malavitoso Nash.
Vocazione per
l'eccesso

Holmes durante uno dei suoi processi
Nei primi anni ottanta, per aver rubato due chili di cocaina e tante altre situazioni oltre il limite, il porno attore, ormai in declino artistico, si ritrovò con la malavita di Los Angeles addosso che voleva ucciderlo perché aveva scoperto che faceva il doppio gioco con l'altra band di criminali. Un'affronto terribile, secondo i codici della malavita! Per non farsi ammazzare dalla criminalità di Woonderland, organizzazione criminale a metà tra un cartello della droga e una banda di strada che gestiva la rete del traffico di droga, cocaina in particolar modo, nell'area di Los Angeles a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, disse ai boss dei movimenti più alti e importanti, che il leader di una di queste bande, Eddie Nash, teneva nella sua abitazione mazzette di dollari per milioni di dollari, pietre preziose, oro e tanta, ma tantissima cocaina da rotolarsi come nella sabbia, aiutando la criminalità avversa ad organizzare un furto in grande stile ai danni del boss Nash. I morti furono quattro, tutti membri di prim’ordine dell'organizzazione di Eddie Nash. Ma lui non si preoccupava di queste cose, anche se capiva che rischiava non poco, continuava a scopare sul set, sniffare cocaina tutto il giorno e tenere un'erezione in tiro per almeno 20 minuti .
Uscì una nuova tiratura di un milione di copie del libro di Porn king, testo convulso e spasmodico, già visto nel 1999 su Holmes e Woonderland. Un libro postumo e prodotto dall'ex moglie, la vedova che aveva custodito scrupolosamente il manoscritto per quattordici anni. Non l'aveva pubblicato prima per questioni legati ai procedimenti dei diversi tribunali, d’avvocati e giudici. Non solo, perché la famiglia di John, infaticabili lavoratori del Midwest, non gradivano di sicuro che venisse ricordata ancora la storia di quel “degenerato e snaturato”, divenuto, certamente, celebre, ma per ragioni impressionanti e sgradevoli, moleste ed estremamente inaspettate per gente così, persa nell'immensa campagna americana.
Holmes mentre spara nell'episodio che sconvolse
l'america a Woonderland Avenue
 Mr.   35 cm. 
Successo, trionfo e crollo fisico di Mr. 35 cm (come ricorda Elio & Le Storie Tese che però si fermarono a 30 centimetri nel loro brano "John Holmes, una vita per il cinema”. Di fronte ad un personaggio di questo tipo, la fantasia sessuale perversa della gente strabordava dalle menti perverse. Si diceva, ridendo, che un cavallo gli faceva 'na sega al "tosto Holmes" e che se ti capitava per sfiga di passargli vicino, dovevi stringere forte il culo e allungare i passiLa fantasia popolare, della gente, è sempre la "migliore" e la più "cinica".
Non ho nulla da nascondere, cioè...
Perle di saggezza popolare, le definirei. Ma forse l'aneddoto più tosto e buffo, era quello che raccontavano nel New Jersey:"Edal nostro incontro di quella sera di tanti anni fa con John Holmes che Poirot cammina così",raccontò ad una giornalista il motivo della tipica camminata dell'investigatore belga. Era il momento della ricchezza, donne, droga e soldi e i film porno si giravano anche 4 al giorno. Tutto ancora in pellicola e anche (o soprattutto) con pochi soldi e tempi brevi. Erano film porno dove si cercava, anche con una certa attenzione alla sceneggiatura e performance, magari ottenendo il massimo delle prestazioni grazie all’uso di droghe e pura follia.
  4.000 $ al giorno

Negli anni settanta,  interpreta a tempo vertiginoso, flirta con le cocaina in modo esagerato (si parla di un consumo di dieci grammi al giorno), frequenta spacciatori di livello altissimo, boss, pusher di strada, trafficanti di coca ed armi, consuma sesso fuori e dentro il set cinematografico con una cifra scioccante di donne senza alcuna protezione. Non può che finire in carcere un soggetto del genere. Qui, scopre la sua sieropositività al virus dell’Aids. Concentrarsi nella lettura delle sue inquietanti imprese criminali, significa sprofondare nella sua vita sventata e temeraria ed avvertirne il fremito della sua vocazione a quel tipo di vita. Non avrebbe saputo proprio vivere in altro modo. Col tempo viene a galla la debolezza di un essere che oltre alle chiare“potenze organiche”, possedeva, stranamente, un grande senso dell’ironia e all’apparenza quasi scemo.
  “Incinto      eabbandonato"
In realtà, era un comportamento furbo per sfuggire alle domande pressanti e certo non carine dei poliziotti o criminali. La sua carica umana con questa gentaglia era più un’arma, una difesa piuttosto che un reale comportamento dell’attore. Chi lavorò con lui in quel frangente, dice che Holmes era cambiato, molti ironizzando abbastanza ferocemente dissero che era giù, perché:"incinto e abbandonato". 
 La fase calante
Appariva spesso sotto l'effetto di droghe mentre "ci dava" con tre bionde dalle folte e ricciolute chiome americane, così la sua dipendenza comincio ad influenzare le prestazioni di Holmes, fino a rendergli impossibile sostenere un'erezione per più di due minuti. Cominciò una fase calante, direi prevedibile considerate i vizi e il modo di vivere del personaggio raccontato.
Cominciò a non essere neanche più puntuale sul set e le offerte di lavoro, per forza di cose, iniziarono a calare. Famosissimo fu l’episodio quando Holmes, a letto con una donna, (o forse quattro), avverte rumori in giardino. Per la paura decise di fuggire quasi nudo sulla strada. Iniziarono a sparargli addosso non so quanti colpi senza colpirlo, ma lui, anche preparato atleticamente, riuscì a spingersi verso la sua macchina per poi perdere i sensi appoggiano la testa sul clacson che suonava in continuazione. Ma la città degli Angeli, Los Angeles, si sa, è una città dove prima che qualcuno si accorga di un’altra persona in crisi, ci vuole molto. Quando si sveglierà dal “coma” indotto dalle droghe e colpi di pistola, si trovò addosso un paio di poliziotti che l’inchiodarono di domande sull’evidente lesione alla schiena. Lui, senza scomporsi, rispose: "Faccio lo stuntman nei film. Stavo provando una scena quando mi è partito un colpo. Non sapevo fosse una vera pistola e soprattutto ch fosse carica, almeno io non l’avevo caricata", una risposta che sa di presa in giro e che da il polso del personaggio estremo.

Il T.S.O.: tortura pura di matteo tassinari


INTRODUZIONE
Quanto segue è un fatto realmente accaduto e dal quale ho preso spunto per poter scrivere quanto leggerete. Ho sezionato "tutto" il materiale del Web inerente a questa persona e mi sono accorto violentemente, che non potevo stare zitto, pur sapendo che non smuoverà nulla questo post, non è mica il Corriere! E' da circa da sempre che mi chiedo se il cosiddetto T.S.O. (Trattamento. Sanitario. Obbligatorio.) non sia una pura pratica accettata di tortura senza porsi troppe domande. Somiglia, un poco, come la pena di morte negli Stati Uniti. Una sconfitta immensa. Perché ritengo che ci siano metodi d'intervento, anche in casi gravi e difficili, per non etichettarli sempre come soprusi ed episodi d'aggressività, più umani, tollerabili soprattutto per il "malato" stesso, ma anche per chi non rimane indifferente a questa pratica violenta e legalizzata. Ho visto sempre, anche perché le cerco sempre quando vado in un nuovo ospedale, queste casupole. In ogni ospedale d'Italia, non manca il reparto psichiatrico.
Cambia poco dai manicomi, soprattutto se visitiamo certe "strutture" sotto Napoli compresa. Certo, l'elettroshock non lo fanno più, come sono stati aboliti medicinali che per i loro devastanti principi attivi robusti e poderosi anche per un cavallo e che negli anni '70 andavano come le giuggiole ad ottobre. Come va a finire? Che alla fine il malato s'ammala anche di queste cure, diciamo energiche, solo perché mi piacciono gli eufemismi. Ma con i matti, come si fa a far valere le loro ragioni, proprio la, nei luoghi della cancellazione individuale, dove dominano gli apparati statali, il linguaggio burocratrese, luoghi amministrativi, autentici gineprai.
E lo sapete, dai! Non è possibile che un "matto" superi questi muri che hanno dell'insuperabile e che il "matto" incontra, suo malgrado, nella sua esistenza rapita non i sa mai da chi! Sono invisibili, ma sono altrettanto numerosi. Ne esci che sei sfinito, l'anima è indebolita, spossata, affaticata e il mondo fa davvero paura. Troppi di noi non hanno potuto vivere le loro aspirazioni perché gli sono state imposte le loro paure. Così hanno scoperto una verità assoluta: non sai mai quanto sei forte fino a quando essere forte è la sola scelta che hai. (M.T.)







Il T.S.O.:
tortura pura


Michael Moore

"È anche vero che voi siete stati governati negli ultimi anni da un governo di centro destra, quello di Berlusconi, che cercava di imitare gli Usa e ha ridotto i finanziamenti al sistema sociale e sanitario lasciandovi in una condizione 'non ottimale' e ora il Governo deve risolvere il 'casino' che è stato lasciato. Ma questo io, che non sono italiano, non lo posso dire. Il sistema sanitario è sotto finanziato e invece di mettere soldi con gli Stati Uniti per combattere guerre illegali sarebbe meglio finanziare la sanità". (Michael Moore)





Dio deve
rimboccarsi le maniche di Matteo Tassinari



Quanti fatti accadono ogni giorno nel mondo? Quanti avvenimenti cruenti e felici finiscono senza che nessuno lo sappia e i Tg non lo diranno? Vicende singole di bambini sfruttati in qualsiasi modo, quanti sono? Quanti episodi di violenza e aggressività si consumano nella segretezza delle case? E le faccende private sporche che tali rimangono in una perdita di contatto totale col reale?

Dio deve rimboccarsi le maniche per salvare tutti i barboni, le signore che fanno brillare i loro diamanti, le prostitute così affamate di vita e dignità. Puoi vederle e insultarle, per scaricare in compagnia buona, il tuo falso e bieco moralismo, sulla strada le potevi incontrare a tutte le ore della notte. Ti chiedono un favore, dargli dei soldi, loro ti danno il loro amore ma anche con 1000 uomini attorno sarebbero sempre sole. Le conosco, alcune sono care amiche. Sono tante, troppe, le peripezie umane, che alla fine rimane solo il ricordo violento senza sentir alcun dolore.





In un'epoca di pazzia, credersi immuni da essa, è una forma di follia. "folli" meritano
gli applausi rubati
Sfoggi di "pensiero" senza mai la parvenza di un reale struggimento, le grettezze penose come l'umano e narrate come romanzi dell'orrore, mentre è tutto vero. Queste trasmissioni hanno indici d'ascolto altissimi. Un abisso di voci e verdetti, un'infinità di condanne, anche molto carine nelle loro forme, micidiali nella sostanza, e anch'io, che evito accuratamente questi bordelli di cinismo, sono più coglione di prima.

Non mi viene da pensare che sia per solidarietà, ma per sfogare certi subdoli e perversi meccanismi mentali, forse inconsci, così almeno c'è un'attenuante. Il liberismo è una strada possibile, praticabile, certo. Ma se non è scelto, diventa una schiavitù, una prigionia, un asservimento, mancanza di riscatto, oppressione ripugnante, mancanza di emancipazione, vincolo assoluto imposto, mancanza di indipendenza, subordinazione assoggettata ed una catena infame di violenze dalla quale un matto non ce la farà mai! Spero che abbiate la coordinate per non fraintendermi, perché non ho mica voglia di difendere - e non lo farò mai - quello che penso e quindi scrivo.



Disgrazie svergognate e libidinose che soddisfano il languore di certi soggetti avidi ed eccitati, rapaci seriali che alle nove di sera, dopo una vuota giornata di sfigato lavoro, si piazzano davanti alla tv per vedere quei programmi di persone uccise e tagliate a pezzi. Per poi, il mattino conseguente, timbrare alle otto il loro triste e doloroso cartellino. Scopri storie che invece meriterebbero davvero tanto di più, per la loro infinita ricchezza umana e garbata bellezza. Come il caso dello "zio dei giochi", morto nel reparto psichiatrico dell'ospedale di un ospedale in provincia di Salerno.





Era lo zio dei giochi, quello che lasciava saltare i nipotini sul letto e mangiare la coppa Malù, col cioccolato e la panna. Era lo zio preferito dei suoi nipotini. Un maestro di scuola elementare. Alcuni suoi ex alunni hanno raccontato che durante l'intervallo, a scuola, leggeva il vocabolario. "Perché?" gli chiesero. "Perché in questo modo s'impara una parola, magari bella, al giorno". Pensarono a 'bassa voce': "Che strano modo d'insegnare!". Lo Zio dei giochi, capì quegli sguardi e senti quei pensieri.

Il regista Nanni Moretti

Al chè replicò: "Le parole sono importanti. Chi parla male, vive male", lo so, non è nuova, ma ci stava così bene che non ce l'ho fatta a tenerla per me, o grande e amico Nanni Moretti ad ancora (abbiamo parlato per un paio d'ore mentre girava "La stanza del figlio" ad Ancona nel 2001). Ma poi chissenefrega! Però è accaduto e per me furono due ore d'intensa vitalità. Io gli dissi dei miei malanni, lui mi parlò del suo tumore al petto che riuscì a sconfiggere. Ci credo, uno che fa dei film così unici e originali, non può che batterlo un tumore.



Legato al letto  per 4 giorni


"Perché così ogni giorno s'imparano parole nuove", cara saggia semplicità, benvenuta! Non so se avesse problemi psicologici, ma se li aveva, aveva anche trovato il modo di nasconderli e non credo senza dolore. Quello che m'interessa, è che invece di prendersi cura di lui, lo hanno legato ad un letto per quattro giorni fino a farlo morire. Era l'estate del 2009, quando venne ricoverato in psichiatria con un T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio) che per quasi tutti gli psichiatri, in certi casi è inevitabile. Dicono: "Perché lo psichiatra, col T.S.O., impedisce la distruzione del malato di mente. E' un po’ quello che fa il chirurgo: procura una lesione per curare una malattia". Si capisce da solo, nulla da aggiungere.

Dopo il caso Mastrogiovanni, gli psichiatri hanno replicato alle accuse in questo modo che puzza di assoluto spaesamento: “Il fine è la cura, contenere un malato serve per evitare che faccia male a sé e agli altri”, quando è morto dopo 82 ore passate legato ad un letto chiedendo aiuto. Niente, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, sarà pure un proverbio, ma è come la freccia di Robin Hood, un vero Galantuomo, non come alcune macchiette che si credono don Chisciotte solo perché lavorano con gente che in fondo invidiano e perché Hanno un camice bianco che li onora secondo Ippocrate. Ma son incontenibili e continuano ad impedire di capire con parallelismi inquietanti:Pazzesco! Ci sono rimedi meno violenti e più umani che ottengono migliori risultati. Ma sappiamo che la sanità, quando c'è da tagliare la spesa pubblica, è la prima ad essere sforbiciata. E fra queste, i più indifesi, sono i primi che si vedono trattati in questo odo perché i soldi servono alle campagne elettorali dei politici, ai loro svaghi, anche quelli che fanno male, autentici consumatori abituali di cocaina. E alla fine del mese 5 mila euro gli piovono dritte nelle tasche dal Cielo. Sono convinto che arriverà anche per loro, il momento della Giustizia, dove non ci saranno privilegi per pochi e sfighe maledette per tanti.Piangere per un peccato può pure andare bene, ma piangere per essere onesti è francamente un pò troppo. Eppure il mondo ha fame anche di queste pene dalla forza di mille agonie.





Il malato di mente ha sempre 'torto'





Il T.S.O. è tortura pura, checchè ne dicano gli esperti. E' innegabile. Con tutti i prodotti farmaceutici che oggi, grazie a Dio ci sono, non penso che ancora dobbiamo ricorrere a metodi così violenti e aggressivi come legare persone ai letti e lasciarli lì per giorni e giorni senza un briciolo di affetto ma solo grugni, e spesso si è arrivati a metodi ancora più pesanti come le botte e percussioni fisiche. Non è un problema, quando hai a che vedertela con un malato di mente, non c'è ne: lui avrà sempre torto e il dottore, psichiatra o infermiera che sia, avrà sempre ragione con tutto il reparto schierato d'ufficio a favore del sano di (o sana) di mente. Cosa può fare uno che si dimentica di prendere le pillole?
E' un dato di fatto, narrato dalla storia dei tempi. Talvolta, grazie al T.S.O., hanno tenuto legato al letto persone, anche per settimane. Non so cosa ne pensi tu, mi disse il medico anziano, con quell’aria da tenente Colombo da finto tonto che poi ti frega. Non so cosa ne pensi. Ma la mia idea, rispetto al legare malati di mente ai loro letti di "manicomi", è che questa pratica, che pure viene considerata un atto medico professionale, sia in realtà non molto diversa dalla tortura. Non trovi?


No, non me la date da bere! Il 

TSO è pura tortura messicana, quella che avviene nei sobborghi di Tijuana in Messico, una delle città più violente e criminali al mondo e le lame saltano fuori all'improvviso per trovartele fulminee nel torace. Lo Zio dei giochi aveva la mente affastellato di pensieri, gli era già successo alcuni anni prima d'essere ricoverato improvvisamente, ma i ricordi sono meno che nitidi per divenire traccia, ricordo, sfregio, nulla di diverso dalla cicatrici . Sua sorella si ricordava che per i primi tre giorni i medici non ammettevano visite. Perché? Mi nascondevano forse qualcosa? In fondo non mi pareva di chiedere a luna, ma di vedere soltanto mio fratello che improvvisamente mi era stato tolto e rapito dalla mia vita. No, non mi fido più, fu la conclusione.
Anche se oggi sembra assurdo, all'epoca tutta la famiglia si fidava dei dottori alle prese con le difficoltà dello zio dei giochi. Il terzo giorno, sempre sua sorella, andò a trovarlo in ospedale, ma le infermiere, indottrinate dai dottori, non vollero che avvenisse l'incontro (perché?) e risposero: "Sta bene, è meglio lasciarlo riposare". Telefonò a sua madre: "Domani mattina vieni tu?".



Domanda inutile, perché lo zio dei giochi morì proprio quella notte. Oggi la sorella ricorda: "Se mi avessero detto, guardi, non può vederlo, è vietato", avrei reagito. L'hanno costretta a vivere con il rimorso. All'epoca, come ho già scritto, si fidavano tutti di questi pessimi dottori, tanto che neppure dopo sospettarono qualcosa. L'autopsia stabilì che morì per edema polmonare. "Come un pesce tirato fuori dall'acqua", così liquidarono la sorella in cerca di suo fratello ricoverato da 2 settimane con il TSO.

"È successo all'improvviso", si giustificarono, invece è stata una fine graduale. Quando la sorella vide il suo corpo, s'accorse che aveva segni sulle caviglie e sui polsi, ma non poteva immaginare che fosse stato legato al letto forzatamente per molto tempo. Fu il medico legale a far partire l'iter giudiziario. La polizia sequestrò il video delle camere di sorveglianza. Ottantasette ore di violenza gratuita, uno spettacolo inumano.



Lo vide e rivide, secondo per secondo, percependo tutta la sofferenza del TSO, che io, Matteo Tassinari, lo paragono, come metodo "curativo" medico, all'elettroshock di una volta, tecnica terapeutica basata sull'induzione di convulsioni nel paziente successivamente al passaggio di una corrente elettrica che attraversava zone del cervello.

La sorella quando vide quel corpo nudo, immobilizzato, non vedeva suo zio. Lui aveva gusto nel vestire. Curava il suo aspetto. Crollò alla fine, quando portarono via tutto e rimase una rete vuota e cigolante e un anima che era già partita per il suo posto. Questo spinse la sorella dello Zio dei giochi, a mollare gli studi in comunicazione d'impresa, scegliendo un indirizzo di studi diverso laureandosi in diritti umani. Il corso della sua vita cambiò e non in meglio. Dopo la morte dello Zio dei giochi, il dolore dei ricordi bastardi, passati e vissuti. Gli attacchi di panico, prima mai avuti, emersero come farebbe un pallone gonfio d'aria nell'acqua. Non era capace di uscire di casa e parlare con la gente, come non riusciva più a coordinare i movimenti e bere un bicchiere d'acqua perché gli tremavano le mani a causa delle violenze subite e dei T.S.O. dispotici per quanto autoritari. E la notte, i dottori, andranno a dormire nelle loro calde e belle ville in letti con materassi speciali. Mi chiedo: ma come fanno ad addormentarsi?

Sentirsi continuamente  fuori luogo
Come non l'avessi mai fatto, mi sembrava, improvvisamente, un'effettiva impresa spiegarmi, seguire i discorsi degli altri. Mi sentivo sempre fuori contesto, come se dovessi chiedere scusa d'esistere ed essere lì e scusarmi per questo. Uno stato di disforia e sottomissione acuto e pungente. Il sentirmi continuamente fuori luogo, stava diventando la mia dimensione personale. Capì che il mio vero problema era l'adattamento ai luoghi e alle persone, per questa ragione non riuscivo più a creare rapporti. La solitudine divenne la mia amica selezionata e scelta.


Penso sia normale, e penso pure che ognuno di noi, in un momento di fragilità, potrebbe trovarsi ad avere a che fare con i medici sbagliati, com'è successo allo zio dei giochi. In questi anni mi sono chiesto più volte perché accadono certe cose. Forse quando entri in certi reparti psichiatrici smetti di essere considerato persona. Tutto qui, una misura incolmabile.


Un compagno di stanza dello zio dei giochi, che si era ricoverato volontariamente per depressione, era stato legato ai polsi per settimane. Nel video, lo si vede avvicinare al comodino coi piedi, facendo cadere una bottiglietta per leccare l'acqua che si era versata a terra.Costretti a slegarci
Quando la sorella incontrò l'amico di stanza dello zio dei giochi, gli disse: "Quando è morto, hanno dovuto slegarci. Forse sono vivo grazie a lui". Voglio, io, Matteo, che le porte dei reparti di psichiatria vengano aperte tutte. Il trattamento sanitario obbligatorio può essere prolungato per mesi. In questo modo, alla fine, quei posti diventano piccoli manicomi. Voglio, sempre io, che sia restituita tutta la dignità a tutti i malati di mente che hanno subito la grandezza degli uomini sani e che nessuno debba più morire in quel modo.

20/08/16

esempi di umilta' , d'arroganza e spocchiosità



La prima è di un vip anzi attore molto famoso che rifiuta di passare le vacanze nel jet set della costa Smeralda e preferisce luoghi altrettanto suggestivi della mia sardegna










da la nuova sardegna del 20\8\2016




In taxi con Robert De Niro per le strade della Maddalena

L’attore italoamericano ha pranzato nell’isola con la famiglia e alcuni amici. Giuseppe Meo: «Una persona squisita, si è addirittura scusato del ritardo»







 
 Robert De Niro a bordo del taxi di Giuseppe Acciaro




LA MADDALENA. Farsi un selfie in auto col proprio idolo, scambiare qualche parola con lui, scoprire che è una persona a modo e gentile. Ritrovarsi a fare, insomma, il taxi-driver del taxi-driver per eccellenza, il mito Robert De Niro.Giuseppe Meo, tassista alla Maddalena da quattordici anni, ha sentito un brivido lungo la schiena quando dal tender che era appena attraccato a Cala Gavetta stava scendendo il grande attore italoamericano e a lui sarebbe toccato l’onore di accompagnarlo al ristorante nel quale lo attendevano alcuni amici. «Capita spesso che ci chiamino per riservare il taxi a qualche vip - racconta - e poi invece l’informazione risulta priva di fondamento». Stavolta invece era tutto vero.




De Niro in posa con lo staff del ristorante La Locanda del Mirto




Robert De Niro sta trascorrendo nel mare della Sardegna qualche giorno di vacanza con la famiglia su uno yacht affittato per l’occasione e come al solito ha deciso di tenersi lontano dai riflettori del gossip, evitando la bolgia della Costa Smeralda e dei frequentatissimi locali. Lo yacht è stato ormeggiato a Porto Rafael e da lì la famiglia De Niro si è spostata col tender fino all’isola di La Maddalena, dove l’attore aveva appuntamento con un fotografo amico di vecchia data. Ed è scattata la telefonata al tassista: «Mi hanno chiamato una prima volta per chiedermi la disponibilità, annunciando che stava arrivando un ospite molto importante - racconta Giuseppe Meo -. Dopo un po’ mi hanno richiamato per dirmi che la persona in questione era Robert De Niro. Una notizia che ho preso con un po’ di scetticismo, proprio perché altre volte al posto di qualche vip erano arrivati degli sconosciuti». Invece quel signore con la barba bianca vestito in maniera casual, bermuda e camicia bianca, non poteva essere assolutamente confuso. Specie da uno che ha visto «quasi tutti i suoi film. Quando è salito sul mio taxi, lo ammetto, mi sono emozionato. A parte che è molto bello vedere che uno come lui sceglie La Maddalena e non la Costa Smeralda».
La piccola carovana, composta dalla famiglia De Niro e alcuni membri dell’equipaggio, ha preso la direzione del ristorante La bottega del mirto. E il taxi-driver della Maddalena ha potuto scambiare qualche parola col suo idolo: «Quello che voglio assolutamente dire è che De Niro si è dimostrato molto educato e umile. Quando è arrivato si è subito scusato per il ritardo e per avermi fatto attendere: a causa del mare mosso il tender era infatti arrivato in porto con oltre due ore di ritardo rispetto all’ora, ma non mi aspettavo che si scusasse. Non avevo mai trasportato un divo del suo calibro, devo confessare che in altre occasioni ho avuto come clienti personaggi famosi della televisione italiana o calciatori e qualche volta sono rimasto deluso dal loro comportamento, diciamo che non erano così simpatici come apparivano in tv. Robert De Niro è stato invece di una semplicità quasi disarmante. Non è stato molto loquace, abbiamo scambiato qualche battuta e in italiano ha detto poche parole, poi gli ho detto che anche io, come i suoi nonni sono nato in Abruzzo, lui ha sorriso e mi ha dato una pacca sulla spalla».
Al ristorante si è ripetuta la stessa scena. Il titolare Pino Olivieri aveva avuto bisogno di un paio di telefonate per avere la certezza che l’ospite importante fosse proprio De Niro e aveva preparato il personale per un’accoglienza adeguata. Il locale a quell’ora non era molto affollato, c’erano giusto un paio di famiglie che quando il gruppetto è entrato nel locale non sono riuscite a nascondere la sorpresa. Il menù del pranzo è stato rigorosamente sardo: polpette, ravioli, porcetto. E ovviamente per chiudere, come digestivo il mirto. Specialità che “Bob” De Niro ha gradito particolarmente, tanto da chiedere al titolare di poter acquistare una bottiglia. L’ha avuta, ma in regalo. E fuori dal locale Giuseppe Meo ha atteso con pazienza la fine del pranzo, chiuso “ufficialmente” dall’immancabile foto ricordo dello staff con l’attore.
Nello stesso giardino del locale è stato poi il tassista a chiedere a De Niro di posare per uno scatto, quindi è arrivato il momento del ritorno al porto. Dentro l’auto di servizio di Giuseppe Meo è rimasta la copia del New York Times che Robert De Niro aveva in mano quando è arrivato e che per il tassista diventerà una sorta di reliquia, un ricordo tangibile di una mattinata indelebile: cinque ore dedicate, anzi consacrate, a uno dei suoi attori preferiti. Il quale si è congedato con una bella mancia per il disturbo di cinque ore e mezzo, giusto per confermare l’impressione lasciata all’inizio: «Una persona “normale”. Insomma, quando mai puoi immaginarti che vai a prendere Robert De Niro al
porto e lui per prima cosa ti chiede scusa per il ritardo?».





la seconda è quella de del borgomastro Bastian Rosenau che in passato aveva premiato un suo concittadino che si era distinto per particolari attività sociali, senza sapere che l'uomo era stato un sergente delle Waffen-SS, uno dei reparti più sanguinari e responsabnile dela strage diSan terenzo Monti . Ma poi saputo della strage ammette il su errore visita il luogo e chiede pubblicamente scusa 




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Il presidente Mattarella ha inviato un messaggio: "La memoria di quella tragedia deve vederci tutti impegnati in un'opera di costante rafforzamento delle riconquistate libertà democratiche"















Bastian Rosenau (al centro), borgomastro del paese tedesco di Engelsbrand, parla al microfono a San Terenzo



Parla scandendo il suo tedesco morbido e attendendo con pazienza la traduzione dell'interprete. Ma almeno quattro volte fa fatica ad arrivare in fondo alle frasi che ha costruito con attenzione e che legge da un foglietto. E almeno quattro volte l'applauso di chi lo ascolta, e sono tanti, lo aiuta a controllare la commozione, a lasciare che le lacrime che sente arrivare restino dentro di sé.
Siamo a San Terenzo Monti, nel comune di Fivizzano. Siamo nel luogo dove le SS, settantadue anni fa, uccisero 159 persone: 82 uomini, 63 donne, 14 bambini. È il giorno della commemorazione e del ricordo. Il cimitero, la messa, le corone. Alla fine sul palco, accanto al sindaco di Fivizzano, Paolo Grassi, c'è questo alto e giovane borgomastro di un paese non lontano da Stoccarda, Engelsbrand. Si chiama Bastian Rosenau, ha 36 anni e qualche mese fa ha dato un'onorificenza comunale a un suo concittadino che si era distinto per particolari attività sociali a favore della comunità. Ma non sapeva, nessuno gli aveva detto, nessuno sospettava che quel “bravo cittadino” era stato un soldato delle Waffen-SS, sergente in uno dei reparti più sanguinari, quello comandato da Walter Reder, il battaglione responsabile dei massacri più efferati. Da Marzabotto, a Sant'Anna di Stazzema e, appunto, Fivizzano. Quel sergente delle SS diventato un “bravo cittadino”, di nome Wilhelm Kusterer, ebbe un ruolo attivo nelle stragi compiute dal battaglione. Tanto da essere definitivamente condannato, in Italia, a due ergastoli: per Marzabotto e per Fivizzano (nel territorio del Comune furono più di 400 le persone uccise dai nazisti).

Appena si sa dell'onorificenza, il sindaco Rosenau è travolto da accuse e polemiche. Si appella alla propria buona fede e il consiglio comunale delibera il ritiro della medaglia. Ma al sindaco di Fivizzano non basta. Paolo Grassi, insieme a Roberto Oligeri, responsabile per il Comune della conservazione della Memoria delle Stragi nazifasciste, parte per Engelsbrand. Vuole parlare di memoria e di pace con il suo collega tedesco e vuole invitarlo a San Terenzo per l'anniversario della strage. Vuole che sia lui a tenere l'orazione ufficiale.
Così ieri Bastian Rosenau ha parlato a uomini e donne che da settantadue anni portano dentro di sé il terribile dolore di quei giorni.
«Anche se questi fatti sono accaduti molto tempo prima che io fossi nato e anche se non ho partecipato a questi crimini, è difficile per me rivolgervi la parola oggi come sindaco di Engelsbrand», (applausi).
«Sono andato a leggere i racconti dei testimoni negli atti dei processi. Ne sono rimasto sconvolto e sento una grande vergogna quando penso alle azioni dei soldati tedeschi nei vostri confronti e nei confronti delle vostre famiglie»,(applausi).
«Mi sono chiesto: che cosa si può dire di una cosa così mostruosa? È difficile trovare le parole giuste per parlarne. Io sono padre di tre piccoli bambini e quando penso alle donne, alle madri, ai bambini, a tutti gli innocenti vittime di uccisioni così sadiche e terribili, mi viene un profondo lutto e compatimento»,(applausi).
«Ci tengo davvero tanto a commemorare, con il vostro permesso, le vittime della violenza germanica e a inchinare il capo di fronte ai morti. E oggi sono venuto anche per chiedervi scusa perché noi, con la nostra onorificenza, abbiamo riaperto senza saperlo vecchie piaghe e provocato ferite profonde a voi e ai vostri concittadini. Non era nostra intenzione e ce ne rammarichiamo molto», (applausi).
Prima di essere circondato da chi vuole ringraziarlo e stringergli la mano Bastian Rosenau aveva voluto sottolineare l'eccezionalità della giornata: «All'epoca l'Europa era ridotta a macerie e l'odio era il sentimento prevalente. Chi avrebbe mai pensato che sarebbe stato possibile incontrarci oggi uniti dall'amicizia e dalla fratellanza in un'Europa unita?».
E insieme a Grassi si è poi avviato verso un altro luogo della memoria, a Vinca, dove, pochi giorni dopo San Terenzo, il 24 agosto 1944, le SS di Reder e Kusterer, insieme a cento brigatisti neri, massacrarono centosessantadue persone: 59 uomini, 58 donne, 14 bambini.







la terza è quella spocchiosa . 

Ora  va  bene che della tua casa , una villa in questo caso , ne fai fai quel che vuoi decidendo tu a chi darla in affitto , per quanto tempo , ecc.  purché ci paghi le tasse. Ma  se poi non le paghi te  ne  assumi le responsabilità non è che inventi scuse banali e poi reagisci in maniera acida e d arrogante . Se te lo fanno notare , meglio ti stai zitto    o  inventi scuse plausibili  che fa più bella figura 




qualche tempo fa a Venezia durante un controllo del fisco 



Venezia, dimora di gran lusso fantasma per il Fisco
Scoperta della Finanza e dei vigili: l’attività frutta dai 13 ai 25 mila euro alla settimana ma è del tutto abusiva. Nel mirino anche affittacamere-tuguridi





VENEZIA. Nel palazzo di Castello sono stati accolti da un maggiordomo in livrea mentre nell’appartamento di Cannaregio da un giovane turista con le gambe mangiate dagli insetti come certificato dal referto del pronto soccorso. Per finanzieri e vigili urbani, che nelle scorse settimane hanno bussato alla porta di entrambe le strutture, almeno un aspetto in comune c’è: l’attività di locazione è abusiva, totalmente sconosciuta al fisco e al Comune. Gestori e proprietari sono stati inoltre segnalati alla procura per la mancata comunicazione degli ospiti alla questura, come imposto alle strutture ricettiva dalla legge sulla pubblica sicurezza. È un nuovo tassello dell’operazione Venice Journey che da mesi finanzieri e vigili urbani stanno portando avanti in centro storico contro i furbetti dei bed&breakfast.
Palazzo “Di Pietro”. Anche se non ha un vero e proprio nome è così che la palazzina viene presentata sui principali siti turisti di lingua inglese dedicati alle vacanze nelle case si lusso. Nell’edificio a fianco della chiesa di San Pietro, a Castello, si può godere di vasca idromassaggio, bagno turco, terrazza panoramica e attracco privato per l’ingresso dal canale, quattro piani incluso il loft per ospitare fino a 15 persone. I controlli di finanzieri e vigili urbani non potevano passare inosservati in una casa entrata nel volume, presentato pochi mesi fa, Vivere a Venezia, un percorso in laguna all’interno delle case e dei palazzi privati più belli.
Proprio come la palazzina di San Pietro, restaurata di recente, dai coniugi Giorgio e Ilaria Miani, offerta a turisti facoltosi di tutto il mondo - dai 13 ai 25 mila euro alla settimana - ma in modo irregolare e senza alcuna comunicazione al fisco, secondo gli accertamenti di vigili urbani e finanzieri che si preparano a comminare una maxi-multa, non ancora quantificata, ma stimata in alcune decine di migliaia di euro. Sia per la violazione delle norme sulla locazione turistiche che per l’impiego, in nero, di almeno tre persone: il maggiordomo e altri due aiutanti che i finanzieri hanno trovato quando hanno suonato alla porta di casa. Tre dipendenti al servizio di una dozzina di turisti inglesi. Di tutti i militari hanno raccolto la testimonianza. La Finanza inoltre, essendo la coppia residente a Roma, ha segnalato ai colleghi della capitale la vicenda, per i necessari approfondimenti anche in virtù dell’esiguo reddito che risulta dichiarato al fisco.
Il tugurio. Non è necessario spendere 13 mila euro a settimana per dormire a Venezia, lo si può fare anche con 140: basta accontentarsi di un appartamento stipato con venti brandine a castello, di cui due alloggiate nel pergolo. Una camerata come nel peggiore degli ostelli, bagno e ambienti comuni in condizioni precarie. Il gestore dell’appartamento è una vecchia conoscenza della polizia municipale, è un iraniano residente in città che già in passato era stato pizzicato, per gli stessi motivi.
Affittacamere. Singolare il controllo partito invece da Strada Nuova. Un pattuglia delle Fiamme gialle ha fermato un cittadino pachistano che faceva foto nei pressi del Ghetto ebraico. Il turista ha spiegato di essere ospite di una struttura trovata online: i controlli hanno verificato che era a casa di una veneziana che solita affittare una delle sue stanze: anche per lei sono scattate multa e denuncia




Ora anziché starsi zitti .o tirare fuori le solite scuse che i ricchi ( vip o non vip ) tirano fuori quando scoprono che hanno evaso hanno risposto in maniera arrogante ed acida 


«La casa a Venezia affittata a 25 mila euro in nero? Facciamo quello che vogliamo»
Parlano i proprietari romani del palazzo: è un palazzo privata, i clienti sono selezionatidi Nadia De Lazzari














VENEZIA. In campo San Pietro di Castello, accanto all’antico e pendente campanile, spicca una palazzina rosa di 500 metri quadrati con un attracco privato sull’omonimo canale. Nei tre piani: tre cucine, otto bagni con vasca idromassaggio e bagno turco e un’altana. L’abitazione è attorniata da un pugno di case abitate da veneziani e da una siepe di oleandri, rose, ibisco. 
"Questa è una casa privata e io e mia moglie Ilaria facciamo quello che vogliamo; a volte l’affittiamo ma alla gente che vogliamo noi. Le persone sono selezionate e qualificate, non sono certo i barboni che vengono a distruggerti la casa. Sono restauratore di immobili, non sono un architetto e mi avvalgo continuamente della loro collaborazione". Esordisce così Giorgio Miani conversando sulla propria abitazione


















"Io e mia moglie non abbiamo la residenza qui, siamo di Roma e a Venezia siamo liberi di vivere come vogliamo e di ospitare chi vogliamo. Abbiamo tanti amici famosi", spiega l’uomo. "Questa casa è stata acquistata e ristrutturata nel 2010. Appare in note riviste francesi, inglesi, americane e in numerosi siti nazionali e internazionali. Siti che né io mia moglie, arredatrice, abbiamo realizzato, e nemmeno le nostre tantissime società. Quei siti appartengono alle agenzie di viaggio che non sono state autorizzate da noi e nemmeno le foto che pubblicano. Sono abusive. La loro non è un’opportunità, è una pubblicità aggressiva; ci stanno creando problemi".
Sulla questione Giorgio Miani aggiunge: "Le agenzie di viaggio attirano clienti e poi ci contattano. Se ci va si concorda un prezzo e si ospitano i clienti. È già successo. Qui arrivano le cuoche delle agenzie ma ne conosciamo anche noi. Non ci sono maggiordomi, viene un signore a spazzare nel piano terra il salso che cade dal muro. È l’umidità della città".Giorgio Miani dichiara che con il Fisco è in regola: «Qui non c’è niente di clandestino e di non trasparente. I pagamenti avvengono in conto corrente». Poi, però, ammette: «Non abbiamo mai pagato la tassa di soggiorno».






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