xmlns: OG = 'http: //ogp.me/ns#' compagni di strada e di viaggio ex compagni di viaggio ( splinder )

17.1.21

anche i ladri hanno un cuore . i ladri restituiscono l'auto speciale rubata a una disabile

la storia letta oggi su repibblica.it e trovata anche su altri siti per vedere se fosse una bufala sembra testimoniare quello che diceva una critica alle due canzoni della colonna sonora vedi sotto , a volte anche i ladri hanno un cuore

"Scusateci, anche noi abbiamo un cuore": i ladri restituiscono l'auto speciale rubata a una disabile
La Fiat Doblò è stata rinvenuta dai carabinieri. La figlia Rita: "Questo è un segno di speranza, quel briciolo di fiducia per il genere umano che non dovrebbe abbandonarci mai "


 "Anche noi abbiamo un cuore, scusateci non sapevano della vostra patologia. Scusateci ancora, i ladri".Sono ritornati sui loro passi, mossi dalla compassione, i malviventi che mercoledì 13 gennaio hanno rubato una Fiat Doblò speciale dall'area mercatale adiacente l'ospedale "Di Venere" di Bari. Ovvero l'auto di famiglia di Maria Elena Barile Damiani, 56 anni, affetta da sclerosi multipla: l'unico mezzo di locomozione per la donna che affronta spesso visite mediche. La figlia Rita, appena informata del furto dai genitori, aveva scritto un post sui social network ed è partita la macchina solidarietà con centinaia di like e condivisioni. Una solidarietà che probabilmente è stata decisiva per il ritrovamento dell'auto da parte dei carabinieri: "Averla ritrovata rappresenta un segno di speranza, quel briciolo di fiducia per il genere umano che non dovrebbe abbandonarci mai", dice Rita. Il furgoncino sarà rimesso in moto lunedì 18 dopo "un controllo dall'elettrauto, perchè i fili di accensione sono stati manomessi", spiega la giovane. "In queste ore si sono moltiplicati i pensieri: ci siamo visti crollare il mondo addosso e abbiamo pensato ai tanti disabili che, come noi, non rientrano nei parametri del Comune per usufruire del servizio pubblico, che - aggiunge la giovane - non possono permettersi una macchina di questo tipo. Sarebbe bello avviare una raccolta fondi per mettere a disposizione una macchina così, con noleggio gratuito per chi ne avesse bisogno".




Restituita l’auto a Maria Elena, i ladri: “Scusateci anche noi abbiamo un cuore

  


“Anche noi abbiamo un cuore. Non sapevamo della vostra patologia, scusateci”. Recita così il biglietto lasciato dai ladri sul sedile della Fiat Doblò rubata il 13 gennaio dal parcheggio dell’ospedale Di Venere.
Maria Elena soffre di sclerosi multipla dal 1990 e la sua auto era l’unico mezzo che le dava libertà. La macchina è stata ritrovata integra, compresa di pedane e caricabatteria per il telefono, in via Squicciarini nel territorio di Valenzano. L’unico danno riportato è al cilindretto, che i ladri però hanno lasciato all’interno del mezzo.



Al momento non sappiamo se i ladri abbiano deciso di restituire l’auto per pentimento o perché messi con le spalle al muro, ma il loro gesto ha fatto felice Maria Elena e la sua famiglia.
Dall’episodio nasce una proposta: raccogliere fondi per l’acquisto di un’auto attrezzata per il trasporto dei disabili da mettere a disposizione dell’intera città di Bari. Qualcuno, infatti, ha pensato a una raccolta fondi per comprare una nuova auto a Maria Elena. Visto il ritrovamento, la famiglia ha proposto di destinare i soldi raccolti all’acquisto del mezzo a scopo sociale.


 canzoni suggerite 

Etta James - Don't Cry Baby
Guns Roses - Don't Cry (Original)
        "          - Don't Cry (Alternate Lyrics)



Memoria e retorica



Quest'anno alle due e classiche giornate retoriche ( 27 gernnaio e 10 febbraio ) s'aggiunge quella per i 100 anni della scissione di Livorno ovvero l nascita del partito comunista . Ora si rafforza di più in me ,
la classica elucubrazione mentale sega mentale destinata a essere risposta o con una risposta standard su cosa scrivere su tali eventi che non siano le solite frasi \ articoli di circostanza o lava coscienza destinati  a volrare nel vento ( cit musicale ) . Ma poi  riascoltando questa  canzone   soprattutto     con l'introduzione  di una sorella dei fratelli cervi 

 Nessuna conquista è per sempre: c'è sempre qualcuno che è interessato a toglierla. Per cui resistere è, non solo un dovere, ma è anche una necessità dei giovani d'oggi, altrimenti non si va avanti."
                                                                                              Maria  Cervi 


 

Infatti mi è ritornata alla mente quello che aveva scritto Antonio Gramsci non ricordo se negli scritti dal carcere ( come riporta Fusaro il Gramsci di destra ) o qualche altro scritto giovanile

“Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio”.
Perchè  così dovremmo sempre fare nella nostra vita. Senza far sì che il pessimismo dell’intelligenza sopravanzi l’ottimismo della volontà.  Sembra  facile   a dirsi  . Infatti la vera  memoria  




 non sta    nelle  iniziative   retoriche   e lava  coscienza    fatte una  volta  l'anno  ma  ma  nel silenzio  cioè  nel  ricordare lontano   dall'ufficialità   e dal ricordo  obbligatorio  .  Infatti preferisco  quelli \e   che la  coltivano   cosi  o in anticipo  che  quelli che     ricordano   perchè  va  di moda  o   non ricordano  affatto  o peggio  usano la memoria  (  vedi il  10 febbraio )  a senso  unico  o   come  clava   ideologica   ovvero in maniera  strumentale  


16.1.21

con il n 100 della collana le storie di sergio bonelli chiude in bellezza e fra polemiche

Mi Dispiace molto, soprattutto perché non penso di continuare la serie con Cult, non mi sento interessato (  poi dipenderà da  cosa  ristampano )  nelle ristampe dei tempi che furono. Parlando del volume, editoriale molto triste che si focalizza sui menagrami (!).


Cento di queste Storie!

Martedì 12 gennaio esce il numero 100 di Le Storie. Un traguardo non da poco, per la nostra serie antologica nata nell'ottobre del 2012. E anche se la testata chiude i battenti proprio col numero 100, in realtà non chiude davvero i battenti ...

Stando a un vecchio e quantomai arguto adagio, «anche un orologio rotto segna l'ora esatta due volte al giorno» ed è in omaggio a questo principio che le ricorrenti voci con cui si preconizza l'imminente chiusura de Le Storie ricevono finalmente conferma. Di queste voci non ci lamentiamo, anzi.Otto anni sono trascorsi da quando Mauro Marcheselli, con l'imprimatur di Sergio Bonelli, varò questa nave. In quanto cantiere permanente e opera aperta, la nostra-vostra collana non può essere "completata", ma neppure "spezzata a metà" - il punto in cui oggi si sceglie di interromperla è tutto sommato identico a ogni altro e, a ben guardare, lascia spazio e nutrimento a un solo dubbio: forse la prossima Storia sarebbe stata più bella? E quella dopo ancora?... Pazienza.Detto ciò, Le Storie non vi abbandona, perché dopo un mese di pausa diventa CULT.«Uffa!... Basta con tutte queste parole inglesi!». Qualcuno tra voi - immaginiamo - reagirà con insofferenza di fronte al nome che abbiamo scelto per il nuovo corso de Le Storie. Ma "Cult", francamente, ci è sembrato il candidato ideale, perfettamente calzante all'idea che ci frullava per la testa. Proprio come un Cult Movie - espressione che non sembra suscitare sdegno in nessuno - le avventure che vi proporremo in questo 2021 sono infatti piccoli gioielli, gemme nascoste nel sottosuolo, "tizzoni d'inferno" pronti a ravvivare il fuoco della fantasia.

[...]  segue  https://www.sergiobonelli.it/news/2021/01/11/gallery/cento-di-queste-storie-1009104/ 

 Senza fare autocritica . Infatti non Sono rimasto sorpreso dall'editoriale ( visto che è successo anche con altre colane s'interrompono in edicola e poi senza un perchè continuano in libreria ) ,

 


 dove ancora una volta sembra che i responsabili della chiusura siano il destino  cinico e baro o i menagrami ... Dispiace che a una affezionata comunità di lettori non siano mai state fornite informazioni di sorta, tanto che la conferma è arrivata solo all'ultimo numero nonostante le tante domande dei mesi scorsi

Un atteggiamento opaco che a mio avviso non fa bene in primis all'editore e che impedisce a noi lettori di provare a mettere in campo qualunque tentativo di invertire la rotta. Finale di partita, amen. E' proprio vero  che    le  cartucce migliori     si usano alla  fine .  Una  storia  Notevole, molto particolare, stimola molto l'intelligenza  e  l'attenzione      non una semplice  lettura  di  una mezz'oretta  per  passarci il tempo  di chi legge. Disegni favolosi. Le Storie chiudono con un albo degnissimo  con   Interessanti Easter egg lungo la storia: il numero 100 riproposto, il titolo stesso che si rifà all'opera di Beckett, un personaggio ispirato nelle fattezze proprio a Beckett e un altro a Ian Holm, il logo della casa sull'astronave. Concordo   con   un commento       della  pagina  fb de  le storie    si  detto  : 


<< maledetti detratto purtroppo gli “utili detrattori” (per non chiamarli in altro modo), fanno danni inenarrabili. Inconsapevoli, vengono strumentalizzati da anni. Mi ricorda la questione costo degli albi: costano poco. E da allora gli editor hanno preso la palla al balzo aumentandone il costo a dismisura. Facciamoci del male da soli parte seconda.>>  

Infatti  hanno preso  una   dolorosa   e  saggia  decisione   quella   di  chiudere    e  di lasciare la  collana   come  come  raccolta     di  fondi  magazzino  . S'era passati  da storie ed autori sopraffini la collana si era trasformata [  dipende  dai  gusti       aggiunta  mia  ] in uno sterile contenitore di albi di artisti alle prime armi o di serie (meglio ristampe  o  integrazioni  a  vecchie  serie   in modo   d'attirare   anche  lettori     d'esse  ) non pubblicabili in economica altrove. Le mini di Legs, Napoleone, Cassidy che dovevano essere edite come collane a se stanti sono state inserite nella serie, confondendo i lettori. E la colpa della chiusura? Il momento economico critico o il il nostro che non abbiamo appoggiato il loro progetto. Un modo di lavarsi le mani che va avanti da anni ormai. E adesso avanti con la riesumazione dei fondi di magazzino  che giacciono nei cassetti da anni. 
  La    situazione    si  sarebbe potuta  evitare    unendo in  un unica  collana   i romanzi    bonelli     con  le storie   magari  facendone  una  collana  io avrei visto bene una collana magari semestrale ,o quadrimestrale   alternando  storie    a    con più di  100  pagine  o storie  di cento  . Oppure  con edizione cartonata da libreria ,visto il target dei lettori penso che ci poteva stare ,un volumozzo magari di 96 pagine inedite. Una  decisione  che ha  spiazzato  molti lettori che  ancora  (   almeno  chi  non lo ha   capito  o  voluto  capire    leggendo      tra le righe   \    non passivamente   l'introduzione  )   se per    Serie Cult  si tratta  di  ristampe o Storie già scritte, inedite ma per un motivo o l'altro mai pubblicate : Se fosse la 2° ipotesi , come  credo  ,  ma  mai  dire mai  ,   mi sa che la qualità delle sceneggiature non sia di un certo livello.  Cosi  come    non si  è  (  questo  vale  anche  per  me  )  to il senso di mantenere il nome "le storie" alla prossima collana "cult", che niente ha a che vedere con la precedente...sembra che sia soltanto un malriuscito artificio per garantirsi almeno un piccolo zoccolo di collezionisti de Le Storie.. A meno che    non sia   una  trovata  per   sfruttare la smania complottista dei lettori più affezionati. Per quanto mi riguarda, non attacca visto  che  il  trucco è  già vecchio  ed  stantio   fatto   da  tutte  le  case editrici   e non solo  di  fumetti   .   Però lasciatemi dire che questa collana, nonostante nell'ultimo periodo    cioè  negli ultimi 3  \4  anni   abbia iniziato forse a barcollare, ha regalato delle storie di una bellezza preziosa, ne ho letti ed  ne  leggo ancora  un fottio di fumetti ma storie di una tale potenza le ricordo raramente. Penso siano state toccate, di tanto in tanto, delle vette allucinanti. Quindi grazie e tanto de cappello. Infatti   a  freddo    penso   che   la collana è stata chiusa non è certo per fare un dispetto ai lettori. Forse un po’ più di chiarezza nel momento in cui è stata presa la decisione sarebbe stato preferibile ma purtroppo così è stato. Piuttosto forse bisognerebbe fare un discorso un po’ più ampio: quale è l’età media dei lettori della casa editrice? Sono gli stessi lettori degli anni 80/90 che adesso hanno 40/50 anni o (ma ne dubito) se ne sono aggiunti di nuovi e più giovani? il prodotto da edicola funziona ancora ed è ancora adatto per questi lettori ?Secondo i  molti  comenti  sui  social    , non  a  torto  ,  La  casa editrice    ha    ha commesso un errore, la collana doveva continuare come riempitivo per artisti emergenti e le ristampe non le comprerò .  Infatti  alcuni  lo considerano  (  e  come non  biasimarli )   <<  Ultimo numero, vuol dire che avete fallito >>  , ma  non sono d'accordo   completamente   perchè arrivare  a  Cento numeri, di una serie del genere (  anche  se  fra  alti  e  bassi  )   , a me invece sembra un successo.  E  poi do  ve  sarebbe  i fallimento    se  60\70  su 100  (  mio  giudizio personale  )   erano   buone   ed  alcune eccellenti  quindi    non vedo  dove  stia  , come dicono alcuni    sui  social  ,    fallimento  .  Concludo   con  un rammarico     e  con un vello   di  nostalgia   Era forse una delle migliori serie bonelli, l'idea delle storie è stata geniale. Era partita alla grande e ha tenuto bene per molti anni, poi negli ultimi tempi è stata sempre più inquinata da troppe ristampe ( la spina dorsale della serie Cult) e infine chiusa malamente.  Se posso dare un consiglio da ignorante i ambito editoriale  , dovrebbero concentrarsi maggiormente sulle scelte editoriali e sulla qualità del prodotto, non sul merchandising da 4 soldi (veramente brutto). A mio parere la Panini sta rovinando questa azienda con una campagna marketing penosa. Spero solo che la serie del giovane "Tex Willer" tenga duro, perché è un vero capolavoro (moderna, adulta e ben sceneggiata), spero solo non faccia la fine de "Le Storie" diventando  come  sembra   di capire  dall'introduzione    una semplice  collana   di raccolte e    di  fondi  di magazzino  .  Comunque sia andata, pur con tutti i suoi alti e bassi, è stata una serie bellissima. Sono contento di averla seguita quasi  interamente

15.1.21

anche con poco o addirittura niente si può essere felici e fare arte Bolle e la bambina nigeriana che danza scalza sotto la pioggia: "Ha la grazia di una étoile"

IL famoso ballerino Roberto Bolle lancia sul suo profilo Instagram il video di una bambina che in Nigeria balla con assoluta grazia, sotto la pioggia in una delle città più povere del mondo.



 È lui stesso a scrivere: "Lascia senza parole e fa riflettere vedere il sorriso e la gioia di danzare di questa bambina. Siamo a Lagos, in Nigeria, nella periferia di una città tra le più povere del mondo. Eppure, questa bambina scalza danza già con la grazia di una etoile. E sorride al futuro". Poco meno di un anno fa era diventato virale il video girato nello stesso luogo di un altro bambino. Il piccolo Anthony
da https://www.prealpina.it/
Mmesoma Madu, proprio grazie alle sue doti di ballerino immortalate sui social, ottenne una borsa di studio della ABT Jacqueline Kennedy Onassis School of Dance di New York. Diversi i commenti sul post di Bolle che esprimono meraviglia e ammirazione per la bambina danzatrice. "Roberto aiutala, ti prego", scrivono alcuni. Chissà, forse un altro sogno si realizzerà.



 se   repubblica non dovesse  bastarvi  o essere  affidabile    c'è il corriere  della sera    del  15 gennaio 2021 (modifica il 15 gennaio 2021 | 10:43  qui  l'articolo completo

 [...] 
Il video di Anthony: dalla Nigeria a New York

C’è un precedente che risale allo scorso giugno. Un giovane ballerino della Scuola professionale di balletto nigeriano, la Leap of Dance Academy, si allena danzando sotto la pioggia a piedi nudi. Il video ha appassionato il web. Lo sfondo è esattamente lo stesso dove balla anche la ragazzina notata da Bolle. E quel video ha portato tanta fortuna al ballerino. Anthony Mmesoma Madu, un ragazzino nigeriano di 11 anni - filmato da alcuni passanti mentre ballava sotto la pioggia, a piedi nudi, esibendosi in salti e piroette con una grazia innata — è diventato virale, attirando l’attenzione anche di alcuni personaggi dello spettacolo. Cynthia Harvey, direttrice artistica della ABT Jacqueline Kennedy Onassis School of Dance di New York, lo ha rintracciato e gli ha offerto una borsa di studio all’American Ballet Theatre, dove frequenterà una scuola estiva nel 2021. L’attrice hollywoodiana di origini africane, Viola Davis, (Il dubbio, The help, Le regole del delitto perfetto) quando ha visto Anthony ballare non è riuscita a trattenere delle lacrime di commozione e ha condiviso il video su Twitter scrivendo: “Mi ricorda la bellezza della mia gente. Creiamo, ci alziamo in volo, immaginiamo, abbiamo passione sfrenata e amore. Nonostante i terribili ostacoli che sono stati messi davanti a noi… possiamo volare!” Anche la produttrice cinematografica nigeriana Fade Ogunro, che gestisce la piattaforma di talent scout Bookings Africa, si è offerta di pagare tutto il percorso formativo del ragazzo fino alla laurea, in qualsiasi parte del mondo. Ma non è finita qui. Per Anthony si sono aperte anche altre porte: lo scorso luglio, infatti, ha vinto il primo premio della South African International Ballet Competition, che comprende una borsa di studio per frequentare corsi di danza negli Stati Uniti.

Anthony: «Grande opportunità per me andare negli Usa»

«Sono rimasto molto sorpreso: non pensavo assolutamente che quel video sarebbe diventato virale. La parte migliore sarà andare a ballare negli Stati Uniti, poche persone qui hanno questa opportunità», ha detto Anthony Mmesoma Madu alla Cnn. «La mia passione per il ballo è nata quando, a tre anni, ho visto il cartone Barbie e le 12 principesse danzanti. Ho detto a mia madre che volevo danzare anch’io». Così Anthony ha cominciato a frequentare un’accademia di ballo di Lagos che offre lezioni gratuite ai bambini che non sono in grado di pagare la retta: da quel momento sono emerse le sue innate capacità. «Con pochissime o nessuna risorsa i nostri bambini si stanno allenando per essere il meglio che possono. Bambini che sono pronti a ballare in qualunque condizione. Immagina cosa potremmo ottenere se avessimo di più», ha scritto la scuola di danza, la Leap of Dance Academy, sui social. Dalle strade di Lagos ai teatri di New York, una storia di dedizione e passione che ha commosso la rete.

13.1.21

ipocrisia e uso ideologico della morte A Massa nelle mani della destra un minuto di silenzio per i 'golpisti' trumpiani morti


come  se  non bastasse   di come 

  da  Osservatorio sul complottismo 11\12020 18.40

L’ESTREMA DESTRA STA TRASFORMANDO ASHLI BABBIT IN UNA MARTIRE PER INCITARE I SOSTENITORI DI TRUMP ALLA VENDETTA

Sulle chat dell’estrema destra americana Ashli Babbit, la trentacinquenne californiana uccisa durante l’assedio al Campidoglio, è sempre più ritratta come una martire, una sorta di “George Floyd dei conservatori”. [....] 



Va bene  avere   pietà per i morti perchè : << [...] Qui dentro, lo vuoi capire, che siamo uguali? Morto sei tu e morto sono anche io; ognuno come a un altro tale e quale [...] ( A Livella Di Totò ) >>. Ma  qui  c'è   un uso strumentale ideologico delle vittime . 
E notizia di questi giorni che Una giunta   comunale  Italiana  che fa un minuto di silenzio per i morti trumpiani (e una loro vittima, un agente ucciso con un colpo di estintore in testa) dell'assalto al Campidoglio. A questa miseria si è ridotta la politica nella città di Massa e non solo .


Infatti leggo su globalist  del  12 gennaio 2021




                       di Marco Rovelli


 [...] Stiamo parlando di una giunta che come primo atto ha chiuso gli Sprar come gesto forte di identità, ha chiamato studiosi fascisti a relazionare sulle foibe, ha innalzato una lapide al vecchio podestà fascista Bellugi, ha approvato un regolamento di Polizia Urbana in cui si prevedono sanzioni pecuniarie per donne ree di "indossare abiti suscettibili di ingenerare presunzione di prostituzione”, ha negato il patrocinio al Toscana Pride dando invece il suo sostegno al “Congresso Mondiale delle Famiglie” di Verona, ha dichiarato “obiezione di coscienza” per unioni civili, e in tempi di Covid distribuisce
mascherine ai “capifamiglia”. E che, di recente, ha deliberato di non utilizzare negli atti pubblici il linguaggio di genere, ma di cancellare il femminile – certo, loro hanno scritto che utilizzeranno solo il “neutro”, vagli a dire che nella lingua italiana non esiste.
Si aggiungano poi dichiarazioni di singoli consiglieri, come quella di un leghista che definì Pertini “brigatista rosso e assassino”, o quella di un meloniano che inneggiava alla dittatura franchista. E si potrebbe continuare, non ci si fa mancar nulla in questa terra apuana che fu terra partigiana.
Fino, appunto, alla sceneggiata del consiglio comunale online dell'11 gennaio. Inizialmente un consigliere leghista chiede di commemorare Ashley Babbitt, la trumpiana seguace della teoria cospirazionista Qanon rimasta uccisa durante l'assalto al Campidoglio, poi interviene il capogruppo di maggioranza chiedendo di allargare la celebrazione a “tutte le vittime”, in un gesto di ipocrisia politica da manuale.
Il presidente del consiglio comunale, di antica provenienza fascista, accoglie la proposta, negando l'intervento a un consigliere dell'opposizione. I consiglieri di maggioranza si alzano in piedi, a cominciare dal sindaco Persiani, e regna un silenzio che mostra la natura di una maggioranza politica che ha vinto le elezioni grazie alla fragilità di una sinistra in crisi, e che ha portato nelle stanze del Comune un gruppo di potere che si ammanta di populismi eversivi dove la tragedia e la farsa non smettono di confondersi.



tale cronaca è confermata da https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/01/12/massa-consigliere-della-lega-chiede-un-minuto-di-silenzio-per-la-fan-di-trump-uccisa-a-capitol-hill-video/6063722/


“Chiedo un minuto di silenzio per Ashli Babbitt, la ragazza uccisa durante l’occupazione del Campidoglio”. A parlare, in apertura di Consiglio comunale, è stato il consigliere della Lega di Massa, Luca Guadagnucci. Gli amministratori della città toscana, dopo la richiesta dell’esponente della Lega, sono rimasti in silenzio per quasi una trentina di secondi, finché non è intervenuto Matteo Bertucci (gruppo Persiani sindaco) che ha chiesto di estendere il minuto di silenzio non solo alla fan di Trump, ex veterana e sostenitrice delle teorie complottiste di QAnon, ma anche alle altre tre persone rimaste uccise nel corso dell’irruzione a Capitol Hill. Le parole di Guadagnucci (e di Bertucci) hanno sollevato diverse polemiche, soprattutto dal centrosinistra. “Mi vergogno e chiedo scusa a tutti coloro che amano la democrazia”, ha detto la deputata del Pd, Martina Nardi, “lo faccio a nome di tutte le cittadine e i cittadini di Massa che purtroppo hanno la sventura di essere governati da un’amministrazione di destra, che ha osservato un minuto di silenzio per dei terroristi“. “La maggioranza ha dimostrato chiaramente di stare dalla parte di Trump e dalla parte di chi scandiva gli slogan ‘Hang Pence’ (impicca Pence, ndr) e sfoggiava simboli dell’estrema destra suprematista”, ha dichiarato Elena Mosti (gruppo Volpi sindaco).



12.1.21

mi sa che non basta più il 27 gennaio le merde nazi fasciste agiscono prima Svastiche e insulti antisemiti: su Zoom l'irruzione neofascista contro il libro "La generazione del deserto" della scrittrice Lia Tagliacozzo e Auschwitz, “Il vaccino rende liberi”: l’ignobile post e le sterili giustificazioni del consigliere Marco Ferrara

se questo è il prologo cosa sarà , ovviamente sullo stesso piano in quanto sono due fatti storici anche se intrinsechi di aberrazioni ideologiche e consecutivi ma divergenti , la settimana della memoria ( 27 gennaio ) e di quella del ricordo ( 10 febbraio ) . Speravo che come già detto precedentemente in : << speriamo che il QAnon italiano e i loro seguaci non ripetano nella giornata della memoria ( 27 gennaio ) quanto fece Alessandro Meluzzi su twitter l'anno scorso con l'immagine del cancello di Auschwitz >> non ci fossero cose del genere.  Invece  si  sono verificati  due  incresciosi fatti  . 
Il primo

  da  https://roma.repubblica.it/cronaca/ 11\1\2021  e   da  repubblica  del   12\1\2021


Svastiche e insulti antisemiti: su Zoom l'irruzione neofascista contro il libro sulla Shoah

                                                    di Viola Giannoli

Un'incursione vera e propria, studiata, organizzata, violenta - come fosse in una sala, ma andata tutta in onda online - da parte di un gruppo rimasto anonimo ma contro cui ora partirà una denuncia alla polizia postale. È accaduto durante la presentazione del volume "La generazione del deserto" della scrittrice Lia Tagliacozzo: "È stato scioccante"


Lia Tagliacozzo 

Insulti antisemiti, urla, minacce, svastiche, immagini di Hitler. Tutto durante la presentazione di un libro sulla memoria della Shoah e l'uso che di quella memoria si può fare oggi, come strumento di civiltà.
È accaduto domenica in diretta Zoom quando Lia Tagliacozzo - scrittrice, giornalista, autrice di "La generazione del deserto", edito da Manni - aveva appena preso la parola per discutere della sua ultima opera in un incontro online organizzato dall'Istituto piemontese per la storia della Resistenza in collaborazione con il Centro di Studi ebraici di Torino
A raccontare l'accaduto sono stati per primi i suoi due figli, su Facebook, scioccati, arrabbiati, disgustati da quanto avvenuto in rete. "Un gruppo di persone organizzate - scrive Sara, 20 anni, romana - sono entrate in massa nella riunione Zoom della presentazione, mentre stava parlando mia madre. Zittendola. Hanno iniziato ad urlare "ebrei ai forni", "sono tornati i nazisti" ,"vi bruceremo tutti", "dovete morire tutti". Impostando come foto identificativa immagini di Hitler e svastiche enormi".
                      La copertina del libro di Lia Tagliacozzo, edito da Manni

 Un'incursione vera e propria, studiata, organizzata, violenta - come fosse in una sala, ma andata tutta in onda online - da parte di un gruppo rimasto anonimo ma contro cui ora partirà una denuncia alla polizia postale.
"Mi era già successo - aggiunge Sara - in altri contesti non ebraici di trovarmi in situazioni di tensione e anche di scontro con gruppi fascisti e neonazisti. Questa volta è stato diverso. Questa volta era diretto proprio a me, proprio a "noi", per il fatto di essere ebrei. Non mi era mai successo. Non così. Non mi hanno mai augurato di finire nei forni. Non davanti alla mia mamma".
Quando Lia raccontò a sua figlia, per la prima volta, la storia della loro famiglia, deportata durante il rastrellamento del Ghetto e tradita, in un altro episodio, da persone che credevano amiche, "iniziai a piangere disperata - racconta ancora Sara - E mia mamma mi disse: 'Non dobbiamo essere tristi. Dobbiamo essere arrabbiate'. Ebbene sì, oggi mi si sta rompendo il cuore... Dalla rabbia"."
Oggi - dice la ragazza - ho capito quanto sia importante non chinare la testa, costruire un mondo in cui i fascisti che mi vogliono nei forni spariscano".
Non abbassare la testa, andare avanti, come ha fatto sua mamma e gli altri organizzatori del dibattito: "È stato scioccante ma non ci hanno fermato, la nostra presentazione è andata avanti, abbiamo continuato a parlare, a ragionare. Mentre loro, dopo due minuti, sono stati allontanati: loro hanno perso, noi abbiamo vinto".
La vittima dello zoombombing di domenica: "Bussarono a questa stessa porta durante il rastrellamento del Ghetto, per portare via la mia famiglia, dimezzata nei campi di concentramento. Ma stavolta hanno fallito". La figlia: "Non mi era mai capitato che mi augurassero di finire nei forni"
"I nazisti mi sono entrati in casa un'altra volta, come fecero quando bussarono a questa stessa porta, il 16 ottobre del '43 durante il rastrellamento del Ghetto, per portare via la mia famiglia, dimezzata nei campi di concentramento".
Stavolta è successo in maniera certo incomparabilmente drammatica, ma comunque oltraggiosa, violenta, inquietante su Zoom, durante la presentazione del libro sulla memoria della Shoah La generazione del deserto (Manni editore) di Lia Tagliacozzo, scrittrice e giornalista romana ed ebrea, nipote di deportati ad Auschwitz, figlia di due sopravvissuti all'Olocausto.
È stata Sara De Benedictis, vent'anni, a sua volta figlia di Lia, a raccontare su Facebook l'irruzione neofascista: "Domenica un gruppo di persone organizzate sono entrate in massa nella riunione Zoom mentre stava parlando mia madre. Hanno iniziato ad urlare 'ebrei ai forni', 'sono tornati i nazisti', 'vi bruceremo tutti', 'dovete morire' ".
Un'azione studiata, organizzata, e codardamente anonima: al posto dei nickname i cognomi di famiglie ebraiche per farsi accettare dagli organizzatori - l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e il Centro di studi ebraici di Torino -; al posto delle foto immagini di Hitler e svastiche. Almeno una decina gli incursori, voci giovani, ora denunciati alla polizia postale per risalire alla loro identità.

Uno zoombombing - così si chiama il fenomeno sempre più dilagante - di stampo fascista e razzista, a Roma già accaduto ad esempio a novembre durante un dibattito sui rider organizzato dal Pd. Solo "l'ultimo degli episodi inquietanti di questi giorni" secondo la presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello, "che dimostra come non si debba abbassare la guardia. L'antisemitismo sul web non è il terreno di qualche folle isolato, ma una rete organizzata che va repressa e non sottovalutata".
A scioccare i partecipanti è stata la modalità del blitz e la violenza dei contenuti. "In altri contesti mi era già successo di trovarmi in situazioni di tensione e scontro con gruppi fascisti e neonazisti - si sfoga Sara - Ma questa volta, seppur dietro uno schermo, è stato diverso: era diretto proprio a me, a "noi", per il fatto di essere ebrei. Non mi hanno mai augurato di finire nei forni. Non davanti alla mia mamma"
Quella mamma che, quando Sara aveva 8 anni, le ha raccontato per la prima la storia della sua famiglia: "Iniziai a piangere, non ci potevo credere e lei mi rispose 'Non dobbiamo essere tristi. Dobbiamo essere arrabbiate'. Oggi mi si sta rompendo il cuore dalla rabbia. E ho capito che sta a me costruire un mondo in cui chi mi vuole nei forni sparisca", dice ancora sconvolta.
L'azione del manipolo di fascio-hacker è durata appena due minuti. "Una brutta storia - dice Lia Tagliacozzo - ma non hanno vinto: loro sono stati allontanati, noi abbiamo continuato a parlare. Questa credo sia la morale: non me l'aspettavo, è stato inquietante ma hanno fallito, non ci hanno impedito di fare quello che volevamo. Davanti alla violenza bisogna andare avanti a discutere e difendere i diritti".



fatto non nuovo , ma non per questo da sminuire e da prendere sotto gamba in quanto ad ogni presentazione o ricordo d'eventi o altre manifestazioni non necessariamente legati alla storia del fascismo o della 2 guerra mondiale ci sono interruzioni ed insulti di fascisti o o loro simpatizzanti come dimostra cio che è avvenuto a novembre dell'anno scorso ( qui maggiori dettagli ) durante un'iniziativa online sui rider organizzata da circolo Giustizia del Pd. Tra gli ospiti dell'evento "Garanzia e diritti, la tutela dei nuovi lavori, rider e tematiche dello sfruttamento" c'erano anche la consigliera regionale e presidente della commissione Lavoro Eleonora Mattia e l'avvocata penalista Cristina Michetelli.


il secondo ed è questo quello più grave ( senza sminuire la gravità del primo ) da https://www.frosinonetoday.it/politica/ 11 gennaio 2021 10:30


Auschwitz, “Il vaccino rende liberi”: l’ignobile post e le sterili giustificazioni del consigliere Marco Ferrara

Auschwitz, “Il vaccino rende liberi”: l’ignobile post e le sterili giustificazioni del consigliere Marco Ferrara

Parola alla difesa: "Un concetto espresso male"

Nel frattempo, tra lo sdegno del web e facendo balzare inevitabilmente il Capoluogo ciociaro ai disonori della cronaca nazionale, è stato duramente attaccato dal Pd nazionale, regionale e provinciale, dal resto della sinistra nonché dalla comunità ebraica. D’altro canto, il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani, coordinatore provinciale della Lega, ha stigmatizzato a suo modo il post di Ferrara: “Ha espresso male il concetto del dolore e per questo ha chiesto scusa”. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, invece, ha preso nettamente le distanze: “Non fa parte del gruppo FdI Frosinone - ha precisato l’assessore Pasquale Cirillo e i consiglieri Domenico Fagiolo, Maria Rosaria Rotondi e Thaira Mangiapelo - bensì di una lista civica”. 
Le accuse da sinistra: a Ferrara ma anche al "trumpista" Gizzi 
Ai democrat, a partire dal deputato Emiliano Fiano, noto per il suo attivismo contro il neofascismo, le scuse e le prese di distanza non bastano: vogliono la sua testa. Al pari di Possibile Frosinone, rappresentato da Anna Rosa Frate, nonché della consigliera regionale Marta Bonafoni (Lista civica Zingaretti) e del coordinatore del movimento Pop Sergio Grossi: “Nel giro di due giorni - hanno creato un parellelo - prima il bizzarro delirio sovranista a favore di Trump dell’assessore alla cultura di Ceccano Stefano Gizzi. Poi l'aberrante fotomontaggio del cancello di Auschwitz in chiave negazionista”. In quanto a Gizzi, si parla della sua giustificazione delle tesi complottiste di QAnon sulle elezioni Usa e del violento assalto a Capitol Hill, sede del Congresso americano, nel giorno dell’Epifania. 

Il post dell'assessore alla Cultura di Ceccano Stefano Gizzi-2


Ferrara tenta di giustificarsi e rincara un po’ la dose 
“Preciso che il post che ho pubblicato era a titolo personale, non riguardava nè la "Lista per Frosinone" nè alcun partito politico nazionale, il post è stato da me semplicemente condiviso su Facebook senza testo scritto, preciso che la realizzazione del fotomontaggio non è stata opera mia ma di un altro utente di Facebook. Ho voluto semplicemente fare riferimento alle sofferenze che stiamo vivendo in questo periodo e al fatto che sono per la libertà nella scelta di vaccinarsi o meno con il vaccino anti-coronavirus. Se il governo italiano imponesse questo vaccino come obbligatorio, coloro che decidessero di non vaccinarsi potrebbero essere emarginati o addirittura perseguitati da leggi illiberali”. 
“Chiedo scusa a tutta Italia per avere espresso male il concetto di dolore, accostando in modo inopportuno due eventi tristi quali la pandemia e le persecuzioni nei campi di concentramento. Considero l'olocausto il maggiore crimine che è stato perpetrato ai danni dell'umanità e sono contro ogni forma di persecuzione e di discriminazione degli esseri umani. Sono contro anche a un'eventuale discriminazione e "persecuzione" che si dovesse andare a determinare, nei prossimi mesi, nei confronti di coloro che sceglieranno di non vaccinarsi contro il Covid19: sono liberi di non farlo, allo stesso modo di chi decide liberamente di vaccinarsi”. 
Zevi (Hans Jonas): “Ancora indietro per il vaccino contro gli idioti” 
Così Tibia Zevi, presidente dell’Associazione di cultura ebraica Hans Jonas: “Sì, il vaccino per il Covid ci riconsegnerà la libertà di poter tornare a vivere come amiamo. Riguardo il vaccino contro gli idioti invece è evidente che siamo ancora molto indietro. Nota di colore: il consigliere comunale in questione poteva essere di qualsiasi partito e invece guarda caso appartiene a Fratelli d’Italia”. 
A ruota gli “Amici di Israele”: “Ha utilizzato la scritta posta all’ingresso del Lager di Auschwitz, come in altri Lager nazisti, per mostrare a tutti non solo il suo estremismo no vax, ma anche la vergognosa mancanza di rispetto di una certa parte politica, nei confronti della sterminio programmato e realizzato di milioni di persone la cui unica colpa era stata quella di nascere ebrei o Sinti o di essere omosessuali o Testimoni di Geova o altro, e dunque nei confronti di una delle più grandi tragedie umane mai vissute. È vergognoso. Purtroppo questa è una parte della destra italiana. Anzi non solo italiana”. 
L’attacco del Pd nazionale, regionale e provinciale 
“’Il vaccino rende liberi’ scritto davanti al campo di Auschwitz è il fotomontaggio più vergognoso e aberrante che un uomo potesse fare - ha postato il deputato Fiano, per conto del Pd nazionale - Oggi l'ha realizzato Marco Ferrara, politico di Fratelli d'Italia, che ha utilizzato la scritta posta all’ingresso del Lager di Auschwitz, come in altri Lager nazisti, per mostrare a tutti non solo il suo estremismo no vax, ma anche la vergognosa mancanza di rispetto di una certa parte politica, nei confronti della sterminio programmato e realizzato di milioni di persone la cui unica colpa era stata quella di nascere ebrei o Sinti o di essere omosessuali o Testimoni di Geova o altro, e dunque nei confronti di una delle più grandi tragedie umane mai vissute. È vergognoso. Purtroppo questa è una parte della destra italiana. Anzi non solo italiana”. 
Sulla stessa lunghezza d’onda in quota Ciociaria, oltre al segretario provinciale dem Luca Fantini (“Non ci sono scuse, giustificazioni o travisazioni che reggano. Chiediamo subito le sue dimissioni”), anche i consiglieri regionali Mauro Buschini e Sara Battisti. Il primo ha richiesto un’immediata presa da distanza da parte del sindaco Ottaviani: “Questa volta, la prego, di dare una risposta seria, che metta da parte la sua ironia. Su questi episodi c’è poco da scherzare”. La Battisti, poi, non l’ha affatto gradita: “Io non mi aspetto le scuse da parte dei ‘fratellini’, la matrice è sempre quella. Mi aspettavo, però, che il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani prendesse una posizione più dura. A questo punto spero nelle dimissioni del consigliere”. 
Le parole di Ottaviani 
"Il Consigliere comunale Marco Ferrara ha espresso male il concetto del dolore e per questo ha chiesto scusa - ha commentato il primo cittadino di Frosinone - Ha poi chiarito che l'accostamento di due vicende tristi, davvero incommensurabili, la pandemia e l'eccidio del popolo ebraico, ha segnato pagine buie della storia contemporanea. La vera differenza, però, consiste nel fatto che la pandemia non si sa ancora se è originata dall'errore dell'uomo in un laboratorio, mentre l'eccidio dei fratelli ebrei è stato causato, certamente, dalla insana follia di alcuni, che rinunciarono all'intelletto e al dono di essere uomini". 
La replica di Frosinone in Comune 
Il consigliere Stefano Pizzutelli, immediatamente all’assalto di Marco Ferrara (“lo stesso consigliere negazionista che, però, in Consiglio comunale ci viene con la FFP2, perché negazionista in pubblico e prudente in privato”), si scaglia anche contro Ottaviani: “Per difendere il suo consigliere negazionazista interviene il sindaco con un comunicato capolavoro in cui afferma, in base, immaginiamo, a prove scientifiche inconfutabili, che il Covid sia nato in un laboratorio cinese. Ah già, giusto, oggi lo ha ripetuto Salvini ed il sindaco che di Salvini è un obbediente e umile soldatino, non può che aderire alla stessa tesi complottista”. “Benvenuti a Frosinone, benvenuti in Ciociaria - dichiara in conclusione - Benvenuti nel medioevo prossimo venturo”. 
Anche Frosinone Indipendente prende le distanze 
“Non ipotizziamo nessuna spiegazione plausibile – esterna il gruppo consiliare di opposizione formato da Fabiana Scasseddu, Marco Mastronardi e Daniele Riggi - Sono immagini di cui dobbiamo tenere memoria viva per quello che hanno rappresentato. A nostro avviso non sono eticamente "utilizzabili" in nessun altro contesto e per nessuna ragione. Prendiamo, altresì, le distanze da un comportamento reiterato poco idoneo a chi rappresenta, con il proprio ruolo, i cittadini della nostra città. Riteniamo che tutte le forze politiche presenti in Consiglio, vicine o lontane al Consigliere, debbano manifestare una posizione ferma che lo induca a rivedere le continue esternazioni che hanno inevitabilmente deragliato”.

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ecco perchè se pur critico certi loro atteggiamenti non riesco ad essere anti LGBT(Q ). Enzo è diventato Carla: la nuova vita dell'ex poliziotto

Ogni mio ulteriore  commento alla  storia   di Enzo  (uso  ancora  il nome  maschile  in quanto  anagraficamente  e chirurgicamente  non è  donna  )    che leggerete sotto  è inutile  ed  non aggiunge  niente  di più  a quanto   detto   sotto    da lui  stesso  .   Ser non    queste  poche  righe  prese  dall'articolo  riportato sotto  

 La    sua  è  una  storia    particolare  in quanto  Innocenzo Giagoni ha 55 anni ed è nato a Roma dove ha vissuto fino al 1992 per trasferirsi, poi, in Sardegna. Nel 1986 è entrato in polizia. Dopo aver chiesto e ottenuto il trasferimento nell'isola, ha lavorato nei diversi reparti della polizia della provincia di Sassari. Nel 2010 è arrivato in città ed è entrato in servizio alla polizia stradale di Olbia, successivamente, nel 2013, l'anno in cui il ciclone Cleopatra devastò la Gallura provocando la morte di 13 persone, tra cui la compagna di 42 anni e la figlia di quasi due anni, lavorava alla polizia di frontiera all'aeroporto "Olbia Costa Smeralda"

Detto questo  lascio la parola  alla  sua  storia   presa   Da  la   nuova  Sardegna  del  12\1\2021

Enzo è diventato Carla: la nuova vita dell'ex poliziotto

                        Carla durante l'intervista (foto vanna sanna)

Giagoni, 55 anni, era sopravvissuto all'alluvione che gli aveva strappato moglie e figlioletta. Ora sta diventando donna

OLBIA. Carla Baffi non è una persona qualunque. E non solo perché Carla prima era Enzo, ma soprattutto perché Carla, quando era ancora Enzo, è sopravvissuta all’alluvione del 18 novembre 2013 a Olbia. Ha visto morire davanti ai suoi occhi la compagna Patrizia e la loro figlia Morgana di 23 mesi, trascinate via dalla piena. Una ferita che nel suo cuore non guarirà mai.Enzo Giagoni, 55 anni, romano, ex poliziotto, con trent’anni di servizio alle spalle, ha deciso di cambiare sesso e lo ha fatto dopo un lungo travaglio interiore. Un percorso che deve ancora concludere. «Sono Carla. E ora sono quella che sono sempre stata. Non potevo più continuare a farmi del male costringendomi a vivere una vita che non sentivo mia».


 «Sono Carla. E ora sono quella che sono sempre stata. Non potevo più continuare a farmi del male costringendomi a vivere una vita che non sentivo mia». La gonna ha preso il posto dei pantaloni, i tacchi hanno soppiantato le scarpe basse, la parrucca nasconde i riccioli neri ribelli. Ma il suo animo è sempre stato quello di una donna anche quando indossava giacca e cravatta o la divisa da poliziotto. Così è stato fin da quando era bambino e di nascosto infilava i collant e indossava i vestiti delle clienti dell'affittacamere di sua madre. «Ho dovuto far morire Carla mille volte rinnegando me stessa, il mio vero essere, per non far soffrire gli altri. Ora è tempo di essere liberamente, fisicamente e totalmente Carla», dice. Nella sua nuova vita non c'è più spazio per Enzo Giagoni. L'uomo che è stato per quasi cinquant'anni vive solo nei documenti. Per la legge lei è ancora uomo, ma Carla Baffi - così ha scelto di chiamarsi - da un anno ha cominciato il suo complesso percorso di transizione che la porterà ad essere riconosciuta anche legalmente donna, col cambio di generalità e i conseguenti interventi chirurgici. Accavalla le gambe avvolte dagli stivali neri. Gli occhi brillano sotto i capelli a caschetto. È pronta per raccontare. Dice che spiegare, per lei, è liberatorio. Sì, perché Carla, o meglio Enzo, 55 anni, romano, ex poliziotto, con trent'anni di servizio alle spalle, non è suo malgrado una persona qualunque. È sopravvissuto all'alluvione del 18 novembre 2013. Ha visto morire davanti ai suoi occhi la compagna Patrizia e la loro figlia Morgana di 23 mesi, trascinate via dalla piena. Una ferita che nel suo cuore non guarirà mai. «Cinque anni dopo la loro morte ho deciso di dire basta: non potevo più continuare a nascondermi. Ho deciso di uscire allo scoperto. E di combattere per essere me stessa. Quasi tutti ormai sanno di Carla e io mi sento felice e libera di esserlo. Non indosso più abiti maschili, me ne sono disfatta. Racconto di me perché voglio che sia chiaro a tutti una cosa: quella che sono ora, non è un riflesso o una conseguenza del trauma subito nella tragedia di sette anni fa. Voglio demolire preconcetti o idee sbagliate: Carla è sempre esistita, è sempre stata dentro di me, ma non potevo farla vedere agli altri», spiega. E va avanti, con l'impeto di chi vuole far emergere la verità. «Ho avuto quattro donne nella mia vita, tutte importantissime. E tutte sapevano. Alcune hanno accettato la mia parte femminile, altre no. E io per non perdere il loro amore, nascondevo Carla, la reprimevo. Spesso le persone con cui parlo mi chiedono se sono sicura di ciò che sto facendo, se sia la cosa che desidero. La mia risposta è sì, è ciò che ho sempre desiderato. Non rinnego nulla della vita di Enzo perché mi ha dato due splendide figlie, la più grande che ha 30 anni, nata dal mio matrimonio, e la piccola Morgana, avuta con Patrizia, ma col senno di poi, vedendo la serenità con cui vivo ora e la conflittualità che Enzo aveva dentro se stesso e nelle relazioni con le donne, mi dico che avrei dovuto cominciare il percorso molti anni fa. Avrei dovuto far nascere Carla prima anziché farla morire continuamente per non far soffrire gli altri».I ricordi affiorano veloci nel suo racconto. Immagini ed emozioni del passato, forti e nitide come allora. «Sono stata consapevole del mio essere femminile fin da quando avevo sette anni. Amavo i collant, rimanevo incantata a guardare gli abiti sui letti e negli armadi delle clienti della piccola pensione che mia madre adottiva, mamma Michelina, aveva a Roma. Ho vissuto con lei fino al 1992. Andavo con mamma a pulire e sistemare le camere e qualche volta, di nascosto, indossavo i loro vestiti. Quando lei mi beccava, piangeva. Non capiva. Io ricordo benissimo la sensazione che provavo quando mettevo quegli abiti: mi sentivo bene, tranquilla, protetta. Ma quando vedevo mamma piangere, facevo sparire tutto. Non volevo che soffrisse». Parlare e spiegare della sua nuova vita alle persone che hanno conosciuto Enzo e che ora si ritrovano davanti Carla, non è certamente facile. «"Guarda che non sono più quello di prima: quando ci vediamo capirai"», avvisa prima di incontrare - puntualmente vestita con gonna e tacchi - chi ancora non lo sa. «So che ci vuole tempo per metabolizzare, è normale, lo capisco. Ma per me affermare la mia vera identità è fondamentale. Spero di realizzarmi presto anche sotto l'aspetto professionale, trovare un lavoro ora è molto difficile, molti non capiscono la natura di una transgender». Carla un anno fa, ha cominciato il percorso di transizione. È seguita dal Saifip (Servizio di adeguamento tra identità fisica e identità psichica) del San Camillo Forlanini di Roma che ha accertato la disforia di genere (disturbo dell'identità sessuale), ed è sotto terapia ormonale al Policlinico Umberto 1 di Roma. Con le relazioni finali delle due strutture sanitarie, quando arriverà il momento, potrà chiedere al tribunale il cambio delle generalità e iniziare il percorso chirurgico, come prevede la legge. «A mia mamma biologica, mamma Teresa, che oggi ha 90 anni, ho cercato prima di farglielo capire e poi gliel'ho detto chiaramente. "Ti ho partorito come Enzo, per me è difficile accettarlo", mi ha detto. Ma, poi, un giorno l'ho vista che mi lavava un vestito, un altro giorno mi ha consigliato di usare la piastra per i capelli come fanno le mie sorelle perché mi lamentavo dei miei ricci... Mi ama e piano piano si abituerà. Ci vuole tempo per tutti. Ma io in questo tempo che serve agli altri, continuerò a percorrere la mia strada. Chi mi vuole bene, capirà»

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Ma  soprattutto    ha  avuto  sempre  dalla nuova   sardegna  


IL  ricordo doloroso di quel giorno: «Volevo morire con loro. Ora chiedo giustizia»
«L'acqua me le ha strappate via»

OLBIA
Il 22 dicembre scorso Morgana avrebbe compiuto 9 anni. E anche quest'anno, come ad ogni compleanno, Carla le ha portato il regalo. L'ha poggiato sulla sua tomba, nel cimitero di Calangianus, dove la piccola è sepolta insieme alla mamma. «Le ho regalato la trousse di Barbie. La sua prima trousse. Sono certa che a 9 anni, vispa com'era e desiderosa di essere una signorina più grande, avrebbe chiesto a me e alla mamma i trucchi». Morgana aveva 23 mesi quando la piena ha travolto l'auto sulla quale viaggiava insieme ad Enzo, che era alla guida, e a Patrizia che la teneva in braccio nel sedile a fianco. La macchina finì nel canale di via Belgio, diventato un tutt'uno con la strada. L'inferno vissuto quel giorno è un ricordo vivo nella mente di Enzo, oggi Carla. Un mese fa, l'ha ripercorso davanti alla Corte d'Appello di Sassari dov'è è in corso il processo di secondo grado (l'alluvione provocò sei vittime in città) per i quattro imputati, ex amministratori e dirigenti del comune di Olbia, tutti assolti in primo grado. «Ho cercato di aprire lo sportello di Patrizia ma non ce l'ho fatta. Ho dato una spallata al mio e si è aperto. Ho afferrato la manina di Morgana che era in braccio alla mamma convinto di poter trascinare tutte e due fuori dalla macchina, ma in quel momento è arrivata l'ondata e me le ha strappate via... La macchina è sparita», ricorda. Quando capì che erano morte, tentò il suicidio tuffandosi nello stesso canale. «Volevo morire anch'io». Era stato salvato da un abitante della zona che lo aveva afferrato per le maniche del maglione e legato alla ringhiera del suo giardino. È stato in malattia per un anno e mezzo e poi riformato dalla polizia al compimento del trentesimo anno di servizio. Un anno dopo Cleopatra, insieme ad altri olbiesi, si era infilato gli stivali di gomma ed era andato a spalare fango in un paesino ligure devastato da un'altra alluvione. Per questo gesto aveva ricevuto il "Premio bontà", un riconoscimento che ogni anno premia degli olbiesi impegnati nel sociale.Non si è costituito parte civile nel processo. Ma porta avanti la sua battaglia in sede civile (assistito dall'avvocato Angelo Merlini). Nell'ultimo anno la vita di Enzo si è trasformata. Ha deciso di "liberare" quella donna che sentiva di essere da sempre e che viveva imprigionata nel corpo di un uomo. Ma la sua fiducia nella giustizia non è mutata, né tanto meno la determinazione nel volerla raggiungere. «Se nel canale ci fosse stata la barriera che c'è ora, la macchina non ci sarebbe finita dentro - ribadisce - Non mi fermerò finché non avrò giustizia. Arriverò fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo se sarà necessario».