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26.3.25

anche l'autismo ha la sua giornata ipocrita è il 2 aprile

  anche  l'autismo    ha  la  sua  giornata   ipocrita  è il 2  aprile  


All'istituzione    della giornata   ( il 2  aprile  )  per  la giornata    dell'autismo  . Mi  chiedo   , come  ho

già fatto  per quella  sul bullismo  ,   ma se  invece  di  fare  queste  giornate  celebrative  per  lo  più ipocrite  e lavacoscienza  perchè   non  si  fanno  progetti   ed iniziative  per  tutto l'anno ?

 1..  2 ... 3  stormshift   e  accuse di cinismo  in arrivo  .  Ma sinceramente    non m'importa  perchè  so   di non esserlo  ma  soprattutto    come  riporto  dal botta  e risposta  ripreso  dal Fq  del 24\3\2025    non sono  l'unico a  pensarla  cosi  

Autismo Un giorno di celebrazioni, poi la Politica dorme sonni tranquilli

Si parla  di    “cambiamento”, ma resta solo una parola vuota, usata anche per la disabilità, settore sempre più trascurato. Con l’avvicinarsi del 2 aprile, torneranno le solite celebrazioni ipocrite: un solo giorno dedicato all’autismo, mentre per i restanti 364 non si fa nulla di concreto. Non bastano documenti inutili, tavoli di lavoro politici o convegni autoreferenziali: servono impegni reali, tempi certi e il rispetto dei diritti, senza doverli elemosinare. Chi non ha il coraggio di lottare per questo dovrebbe farsi da parte. Le famiglie continuano a combattere un sistema che, invece di garantire i diritti, li ostacola. Investire oggi nell’autonomia di un bambino autistico significherebbe garantirgli indipendenza domani, ma le leggi esistono solo sulla carta e restano inapplicate. Il prezzo lo pagano sempre le famiglie, sempre più sole. Il “Dopo di Noi” è lasciato alle fondazioni private, l’inserimento lavorativo si trasforma in sfruttamento, mentre il progetto di vita personalizzato diventa un business per consulenti a pagamento. La disabilità è diventata un affare per chi specula sulle difficoltà altrui, ma la dignità umana non può dipendere dalle possibilità economiche. Non devono esistere servizi e vite di serie A e B. Il 2 aprile sarà solo una vetrina per politici e associazioni in cerca di visibilità. Le famiglie dovrebbero boicottare queste celebrazioni vuote e trasformarle in una vera lotta. Dobbiamo unirci per un obiettivo comune: garantire ai nostri figli il diritto a una vita dignitosa e felice.

GIANFRANCO VITALE (PADRE DI UN ADULTO AUTISTICO GRAVE)


CARO GIANFRANCO, il problema delle “Giornate per” purtroppo non riguarda solo l’autismo. Pensi al 25 novembre, Giornata contro la violenza sulle donne, quando tutti si ricordano dell’“emergenza”. Ma certo, nei casi come la disabilità, la presa in giro appare maggiore. Da sempre, la politica si riempie la bocca di intenti, promesse, provvedimenti che rimangono tali solo sulla carta e la sensazione, come scrive, è che ci siano cittadini di serie A (che si possono permettere cure e prestazioni) e cittadini di serie B, abbandonati a loro stessi. Io non so se boicottare le celebrazioni serva a svegliare la classe dirigente. So che la nostra Costituzione prevede che nessuno debba rimanere indietro e che, se la politica non è in grado di garantirne l’applicazione, i cittadini dovrebbero quanto meno scegliersi dei rappresentati diversi.

6.1.25

Macché censura, Tony Effe è lo specchio del mondo quindi non rompete se va a san remo on è nè indagato nè ha commesso reati cioè non ha pendenze con la la legge

Chiedo scusa per coloro avessero già letto i miei post su un fìnto ribelle o un nuddu miscato cu' niente ( cit dal film I cento passi ) di tony effe dove sa dare sfogo ( non è il solo purtroppo  ma è un fenomeno del 95 % della musica italiana recente rap e della trap compresi ) alla sua frustrazione e delusioni \ urti della vita con volgarità gratuità e misoginia
Quindi  sia che siate pro o  contro la sua partecipazione a San remo non ci scassate e lasciatelo cantare.c cosi facendo  gli si va solo pubblicità gratuita visto che << C'è una assenza che spicca nelle classifiche radio di fine anno. 
Quella di Tony Effe (foto  sotto  al centro  ) ma  non solo la sua  è  quella di rap e trap che vanno oltre, che sono misogini, sessisti e gender shamer. Nella Top 10 dei brani più trasmessi nel 2024 Tony Effe è presente solo con Gaia per Sesso e samba e stop. E nella prima rilevazione 2025 nei primi cinquanta posti non ci sono suoi brani tratti dal suo disco da solista Icon (né quelli di altri trapper o rapper simili). Soltanto poche emittenti come Radio Zeta lo trasmettono, ma in misura non significativa. Insomma la radio, come la tv, è un filtro (attenzione: filtro, non censura). In radio passano tantissimo rap (Marracash ad 
esempio) e tanta trap (Ghali, se ancora si può definire trapper). 






Ma non si ascoltano versi tipo «metti un guinzaglio alla tua ragazza» cantati (cantati?) da uno che «canto quello che vivo».
La radio è ancora un vero termometro nazionalpopolare al quale prima o poi puntano tutti i trapper, anche quelli che io per carità no. 
Infatti e qui concordo con , trovate sotto l'articolo integrale , quanto dice Tomaso Montanari su il Fatto Quotidiano 5\1\2025


Difficile fare peggio dell’amministrazione comunale di Roma, nella faccenda del Concertone di capodanno. Sia chiaro, ‘censura’ è una parola usata in modo grottescamente abusivo : il Comune di Roma ha il sacrosanto diritto di usare il suo (pubblico) denaro come ritiene giusto. Ma qualcuno, nell’amministrazione, si era effettivamente domandato cosa sarebbe stato ‘giusto’ promuovere, in uno spazio pubblico? L’errore, incredibile, era stato ingaggiare Tony Effe senza sapere cosa canti, o (peggio) sapendolo benissimo, e cercando di cavalcare l’onda del suo successo commerciale. Qualcosa dovrebbe pur distinguere la politica culturale di una giunta di sinistra da quella di una giunta di destra: anche se sappiamo bene che questo non è vero, da decenni, nemmeno per i governi nazionali, tutti egualmente proni al mercato (salvo le velleità neofasciste di quello attuale, per ora approdate, sul versante culturale, a risultati più comici che tragici: vedasi l’incresciosa mostra sul Futurismo). Ancora peggio è motivare l’esclusione finale con la sensibilità ferita delle donne: perché se i testi di Tony Effe danno fastidio solo alle donne – se sono le donne a dover ‘chiedere’, per l’ennesima volta: chiedere di non pagare coi loro soldi quelle parole – il problema è smisuratamente più grande di quei testi. E sappiamo bene che è proprio così: e la discussione sul dito del cantante non riesce a investire la luna della realtà che indica.Le parole del trapper sono estreme: ma l’ideologia e l’immaginario retrostanti non sono certo minoritari, e nemmeno originali, semplicemente Certi tempi L’errore era stato ingaggiare il trapper senza sapere cosa canti, o (peggio) sapendolo benissimo, e cercando di cavalcare il suo successo commercialecoincidono con lo stato delle cose. Anche per questo è grottesco parlare di censura: Tony Effe sta dalla parte del mondo com’è, dominato dai maschi, e con le donne ridotte a corpi sessualizzati – ad oggetti. Un mondo in cui la violenza (verbale, morale: e alla fine fisica) dei maschi sulle donne è un dato endemico. Una parte cospicua dei maschi che in queste settimane hanno difeso la libertà artistica del trapper, lo ha fatto perché in realtà aderisce a quella stessa visione. Gli stessi strenui difensori della libertà artistica, sarebbero stati i primi a invocare una vera censura, e anzi la gogna, se, invece che con le donne, i testi del cantante se la prendessero con Israele (‘antisemita’!), o con le bombe della Nato (‘putiniano!’). Tony Effe dichiara che chi prende alla lettera i suoi testi, deve farsi curare: ma sa benissimo di fare soldi e successo grazie anche (e forse soprattutto) a chi lo prende alla lettera. I suoi testi sono scritti da un “figlio sano del patriarcato” e del capitalismo rapace e omicida dei nostri giorni. Se sono interessanti, è proprio perché esplicitano e stilizzano ciò che è sottinteso nelle politiche, nelle pubblicità, nei rapporti di forza economici e professionali che tengono in piedi la civiltà occidentale: una democrazia di maschi bianchi benestanti. “L’arte e la scienza sono libere”, dice la Costituzione: guai a impedirgli di scrivere e cantare queste cose. Ma è libera anche la critica, e l’automatica solidarietà corporativa di artisti e artiste ha scritto una pagina imbarazzante: se Tony Effe è libero, lo sono altrettanto (da interessi di immagine, e cioè commerciali) i suoi tanti colleghi difensori? Se le spaventose linee guida del ministro Valditara per l’educazione civica non portassero la scuola italiana in direzione diametralmente opposta (quella di una maschia educazione patriottica e di una entusiastica adesione ai valori del made in Italy: mercato e moschetto), sarebbe utile che le e gli insegnanti consci del loro scopo (quelli che assomigliano a Christian Raimo, per intenderci) leggessero e discutessero i testi di Tony Effe in classe. Perché quelle canzoni fanno parte del mondo delle ragazze e dei ragazzi, e ciò che serve non è rimuoverle (sarebbe sbagliato, e comunque impossibile), ma invece interpretarle, commentarle, criticarle insieme. Per esempio, sarebbe utile tenere insieme, in una lettura critica comparata, alcuni dei testi di Tony Effe e alcuni dei messaggi di Filippo Turetta a Giulia Cecchetin: per capire quale filo colleghi l’esaltazione del possesso dei maschi sul corpo delle donne e l’esito finale del femminicidio. Il che non vuol dire che il cantante istighi alla violenza pratica, ma vuol dire che c’è una oggettiva continuità di immaginario, una complicità culturale che è esattamente quella contro cui dobbiamo combattere, dentro e fuori di noi. Parlando dell’opera di Jeff Koons, il New Yorker tempo fa scrisse: “If you don’t like that, take it up with the World”. Vero, ma fino a un certo punto: perché l’opera di Koons (e così quella di Tony Effe) aderisce talmente bene ai rapporti di forza stabiliti, da aiutarli a restare tali. Ci sono artisti scontenti del mondo e capaci di preparare il cambiamento, ce ne sono altri che al mondo si adattano perfettamente, e cooperano nel mantenerlo così com’è. È tutto legittimo: ma è legittimo anche vederlo. Anche dirlo.


Infatti secondo sempre IL GIORNALE di oggi . << [...] La prova del nove sarà il brano di Tony Effe al Festival di Sanremo (bravo Carlo Conti a prenderlo). Sarà senza porcate varie, passerà in radio e un altro finto ribelle si trasformerà semplicemente in un cantante che vuol farsi ascoltare dal maggior numero di persone. Punto. Alla faccia di proclami e oscenità varie per non dire gratuite e non necessarie [ corsivo mio ]  da E in radio Tony Effe non passa (msn.com)  >> . Quindi lasciomolo cantare e smettiamo di farglibpubbli

23.11.24

femminicidio \ violenza di genere come è difficile fare prevenzione i casi di Michela Noli Uccisa nel 2016 e di Stefania Secci, ex modella e attivista contro la violenza sulle donne, rifiutata dalle inizative scolastiche sul 25 novembre perchè ci sono delle sue foto di nudo artistico in rete .

Come prova ,  vedere  i  miei  post  precedenti  in particolare  questo  ,   delle  diverse  sfacettaure    tanto da  non   riuscire  a    definire   in mainnera  chiara  ed  univoca  (  almeno  per me   che  :  donna  non sono  ,  che non  sono  ne  antropologo   ne addentro  ai centri  antiviolenza  )        tanto  da  confondere  ilfemminicidio  in violeza  di genere  e  viceversa ,  c'è la  storia    d'oggi   .  O meglio  due   storie    che  dimostrano  di  come  ancora  siamo  molto indietro nella  prevenzione   . Ma  andiamo  con  ordine  .

La  prima    da  una lettera     sul  il FQ  d'oggi  


 SIAMO I GENITORI DI MICHELA, che il 15 maggio 2016 ha perso la vita per mano dell’ex marito, che subito dopo si e suicidato. Da quel giorno il nostro intento è quello di far
capire come possa essere accaduto e come si possa prevenire ed evitare che fatti come questo non succedano più.

Soltanto leggendo il verbale delle indagini siamo venuti a conoscenza del fatto che i genitori e gli amici sapevano che l’ex marito soffriva di disturbo bipolare, per il quale era stato in cura fino all’eta di 21 anni, e che fino a quella sera la malattia era stata tenuta gelosamente nascosta. lnoltre i genitori dichiaravano che il figlio aveva detto loro quello che intendesse fare così come anche gli amici dichiaravano che l’ex marito aveva detto loro quali fossero le proprie intenzioni e come avrebbe messo in opera il suo progetto criminale, spiegandolo nei minimi particolari.Anche il neurologo e la psicoterapeuta, che avevano in cura l’ex marito, dichiaravano che sapevano della malattia, per la quale era stato in cura dai 16 ai 21 anni dal direttore sanitario e scientifico dell’istituto di Neuroscienze dell’università di Firenze e dal direttore del dipartimento di Psichiatria dell’università di Pisa, ma hanno ritenuto opportuno non infrangere il segreto professionale. Noi pensiamo che sarebbe stato sufficiente inviare anche solo un messaggio a noi o a nostra figlia per evitare questa tragedia. Lei non sarebbe scesa per prendere la valigia, che si è rivelato un tranello per farla salire in macchina. La domanda che ci poniamo è se avremmo potuto prevenire fatti di questo tipo e, secondo noi,la risposta sta nell’attivazione di due procedure:

  •  Chiunque venga a conoscenza dell’intento altrui di commettere un reato di violenza e abbia consapevolezza che la persona sia realmente in grado di metterlo in pratica, deve denunciare. Altrimenti può essere incriminato per omissione di “soccorso”.
  • Dobbiamo attivare un protocollo specifico al quale deve attenersi uno psicoterapeuta e un neurologo o, più genericamente, i medici professionisti che hanno in cura il paziente bipolare, che preveda non solo la possibilità, ma l’obbligo di rompere il segreto professionale. Pensiamo che, almeno nei casi simili al nostro, si possa fare opera di prevenzione e salvare la vita delle persone.

Il nostro intento è quello di sensibilizzare chi ritenga opportuno fare propria questa mozione nell’interesse sociale.


La  seconda   tratta  da     rainews  del   TGR Piemonte 
 che  è ancora  legata    ad  un  ateggiamento    bachettone    che confonde  eros  e  pornografia  ,  e  vede  la   donna   colpevole  di   provocare   gli istinti animaleschi  dell'uomo  ( l'uomo  non  è  solo un pezzo di legno 



E'diventato un caso l'invito a scuola di Stefania Secci, ex modella e attivista contro la violenza sulle donne, che ha denunciato e fatto arrestare il fotografo Paolo Ferrante. L'Istituto tecnico Vittone di Chieri e la Scuola media di Pino Torinese l'avevano invitata a parlare in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. Ma sono spuntate alcune sue foto, nuda, sui social. Che sono immediatamente circolate sulle chat di ragazzi, genitori e docenti. E così l'incontro di Chieri è stato annullato. “Si comunica che l'intervento previsto

per il 25 novembre 2024 non avrà luogo in quanto l'istituto ha acquisito ulteriori informazioni sulla signora Secci e, al momento, non si ritiene che il suo incontro con gli studenti possa avere una ricaduta didattica e/o educativa”, si legge nella circolare. Altrettanto potrebbe fare la dirigenza scolastica di Pino Torinese. Foto che però, secondo quanto dichiarato alla Stampa dagli assessori Vittoria Moglia (Chieri) ed Elisa Pagliasso (Pino Torinese) “sono state scattate contro la volontà della Secci, e che ora è per vie legali”. Consenso, libertà, violenza sulle donne. Il dibattito è aperto.

28.7.24

per allungare il brodo la stampa pubblica un coloquio fra turetta e il padre in cui il padre sminuisce le responsabilità del figlio

IL settimanale  giallo e   il corriere  dela sera  pubblicano  le dichiarazioni del padre di filippo turretta La conversazione, intercettata dagli investigatori e all'interno del fascicolo processuale. Lo so  che    nei post recedenti  m0ero promesso di non riportare  più nessuna news  sulla  vicenda    in quanto   non s'aggiuge  niente   di nuovo  che  non si  sapia  già   . Ma    riporto quest'ultima  novità  , rischgiando di  di predicare bene  ma   razzolare male . Ma  non lo  faccio   per youverismo mediatico   in quanto non aggiunge niente se non che la cultura patriarcale e misogena anticamera dei femminicidi \ violenza di genere è diura a morire talmente è radicata  , ma per dovere di cronaca .

Turetta,il padre:"Momento di debolezza"
"Hai fatto qualcosa, però non sei un  mafioso, non sei uno che ammazza le persone, hai avuto un momento di debolezza. Non sei un terrorista.Devi farti  forza.Non sei l'unico. Ci sono stati  parecchi altri. Però ti devi laureare". 


ma è ancora più grave l'ipocrisia e l'indignazione censoria delle autorità . Infatti oltre a criticare i giornali ed invitarli al rispetto delle parti coinvolte perchè in questo caso la vicenda è un dramma per le due famiglie si dovrebbe fare autocritica , non rendere pubblicabili imponendo il segreto istruttorio o
processurale o se non attinenti alle indagini distruggerle , Ma soprattutto sorvegliare meglio : avocati , cancellieri , segretari delle procure e dei tribuali che passano con o senza € ai giornalisti o loro amici l carte evitrando o riducendo fughe di notizie . E' notizia di ieri che il il segretario dell'Unione Camere Penali, Rinaldo Romanelli, ha commentato

"Grave diffusione parole padre Turetta.La pubblicazione delle intercettazionidei genitori di Turetta è un fatto grave. Non aggiunge nulla alle indagini né alla cronaca,si tratta solo di voyeurismo fuori luogo che rischia peraltro dimettere a repentaglio la stessa incoluumità di due persone che, non solo non hanno commesso alcun reato, ma si trovano a vivere un'atroce sofferenza".

la pubblicazione delle intercettazioni tra il padre e Filippo Turetta durante un colloquio in carcere. Scusate ma come ci si può stupire di quello che ha detto il padre di Turetta? Ciò che ha fatto il figlio è il risultato di quel tipo di genititorialitá in cui si mette il figlio al centro del mondo come essere perfetto e speciale, non gli si insegna ad accettare e metabolizzare un NO e un rifiuto, si trova sempre una scusante a determinati atteggiamenti senza responsabilizzare e se qualcosa non va, non è mai colpa del figlio ma degli altri che sono brutti e cattivi.

23.6.24

Fragole ( e non solo ) rosso sangue, l’Italia è fondata sull’ipocrisia da https://www.thesocialpost.it/




Fragole rosso sangue, l’Italia è fondata sull’ipocrisia Giovanni Pizzo
Idee
Pubblicato: 23/06/2024 10:50


Incredibile. Scopriamo oggi che le fragole, con quel colore rosso intenso che ci fa venire l’acquolina in bocca, sono in realtà dipinte dal sangue. Come i San Marzano a Nocera, la frutta a Rosarno, il radicchio nei campi a Treviso, i datterini a Pachino, dove gli schiavi, perché nuovi schiavi sono, li vedi in piazza a fine giornata, ma poi qualcuno scompare senza lasciare traccia della propria esistenza in questo Bel Paese.
Lavorano in schiavitù da decenni, perché di schiavitù si tratta, e noi che facciamo? Nulla. Ci mangiamo la pesca dell’Esselunga, commuovendoci con lacrime di coccodrillo allo spot della bambina con la madre separata, mentre l’Italia ha ormai divorziato dalla verità, dalla legittimità, dalla liceità.
Ma poi facciamo di peggio, facciamo leggi che nessuno rispetta perché allo Stato non interessa farle rispettare. La legge sul caporalato prevede addirittura la confisca dell’azienda, come nel 416 bis, qualcuno si è spaventato di tutto ciò? No, perché sanno che è una delle tante foglie di fico di un Paese bello che vive di brutte cose, l’importante è che la verdura, sempre più cara per gli intermediari commerciali, non certo per la remunerazione delle aziende agricole e soprattutto di chi ci lavora, sia in tavola, la frutta nella terrina, magari a marcire, come i campi riarsi dalla siccità che il sangue dei morti non può alleviare.
L’ipocrisia maggiore è quella dei contratti collettivi di lavoro: si rifiutano le gabbie salariali, la decontribuzione, perché tanto poi c’è il lavoro nero, irregolare, la schiavitù come ai tempi dei Faraoni. Poi ci sono le truffe, l’olio extravergine italiano non può per i reali costi della produzione andare sotto i dieci euro al frantoio; se lo troviamo a meno, molto meno al supermercato, è una truffa, non è italiano, anche se venduto per tale, e forse non è neanche olio, certamente non vergine, ma meretrice.
Ma intanto il Bel Paese va avanti, ammazza di lavoro nei campi in nero, come il colore delle loro carni sotto i 40 gradi, orde di lavoratori/schiavi, a cui si sequestra il passaporto, a chi ce l’ha, perché gli italiani questi lavori non li fanno più da 50 anni. Ma noi gridiamo allo straniero, nero, che ci toglie il lavoro, che non deve venire, con quei barconi fatiscenti, che spaventano i turisti, quando poi sguatteri, camerieri, cuochi pagati da lavapiatti sono sempre loro.
Rispetto ai dati dei vari governi si è già capito che per mantenere i livelli attuali di vita dei vecchi italiani ne servirebbero il triplo di stranieri, li dovremmo andare a prendere, non respingerli. Ma poi agli italiani che gli diciamo? Un po’ di ipocrisia ovviamente. Ne abbiamo più del petrolio, è la risorsa primaria nazionale e, soprattutto, non costa nulla. A parte la morte di un uomo senza un braccio, che muore dissanguato, buttato nella discarica del nostro quieto vivere.

10.3.24

ancora a saperlo sei Nicola Gratteri: “Ora le mafie comunicano con Tik Tok”




niente di nuovo sotto il sole nelle parole di #nicolaGratteri . ma è sempre bene precisarlo anche se ormai la mafia è diventata stato e anche i politici consumano droga . Ma ipocriticamente la combattono con il proibizionismo e la repressione , no intervenendo con politiche sociali per ridurne l'uso e il consumo

da the  social post   del 10/03/2024 16:47
Nicola Gratteri: “Ora le mafie comunicano con Tik Tok”

                                              di Giorgio Renzetti 

“Le mafie oggi utilizzano i social per fare proseliti tra i più giovani. Come fanno gli influencer”. Così il magistrato Nicola Gratteri intervistato questa mattina a “Timeline”, rubrica settimanale di Rai3. Il procuratore capo di Napoli, che ha da poco pubblicato un nuovo libro (“Il Grifone”, Mondadori) scritto con Antonio Nicaso, ha risposto con la consueta schiettezza alle domande. Come a quelle sulla diffusione delle sostanze stupefacenti riscontrata sul territorio.E’ di questa settimana la notizia che la cocaina è tra le polveri rilevate dalle centraline per l’inquinamento a Roma: per Gratteri non c’è da stupirsi. “Anni fa nelle analisi delle acque dei fiumi Tevere e Arno si trovarono tracce consistenti di cocaina, e che oggi si riscontrino nelle polveri non è una novità. Del resto l’aumento di tossicodipendenti in Italia e in Europa è continuo e sono in aumento le morti da infarto di 40-50-60enni per l’uso di cocaina”. L’anomalia è invece sull’impatto sociale delle tossicodipendenze sulla cittadinanza, molto minore rispetto agli anni 70-80 del secolo scorso.
“Prima c’era l’eroina a far paura, oggi la droga fa meno impressione e nessuno ne parla perché non c’è l’ago: anche l’eroina si sniffa”. Ma sulla rilevanza relativa, se non proprio della sottovalutazione, del fenomeno droga sulla popolazione italiana Gratteri intravede mutamenti. “Sono preoccupato – spiega il procuratore – perché a fine anno arriverà anche da noi, in modo significativo, il Fentanyl. Negli Stati Uniti sta provocando più morti della guerra in Vietnam ed è stato il secondo argomento di confronto tra Biden e Xi Jinping quando si sono visti. Arriverà anche in Europa e bisogna attrezzarsi, ma è difficile da contrastare perché è una droga sintetica”.
Le mafie parlano attraverso i social
Proprio in relazione alle comunicazioni su argomenti sensibili, come sono quelli legati alla tossicodipendenza, il magistrato non tralascia i riflessi delle azioni che la criminalità sfrutta attraverso i social. Ricorda Gratteri: “Nella seconda metà del Novecento le mafie utilizzavano sia le squadre di calcio, gestendole con i loro soli e presentandosi negli stadi per avere il consenso delle tifoserie; e sia le processioni, sfilando al fianco delle autorità e facendo donazioni alle chiese locali. Erano fenomeni di esternazione del loro potere. Oggi utilizzano i social”.
Gratteri spiega che nel libro (“Lo abbiamo iniziato due anni fa e ci sembrava proiettato nel futuro, ora che è uscito è già contemporaneo”, sottolinea) si racconta come “sono stati i messicani a iniziare a comparire su Facebook, mentre in Italia hanno iniziato i camorristi. I figli dei quali mostravano le loro ricchezze. Oggi TikTok è la vetrina delle mafie, che pubblicizzano la loro ricchezza e potenza lanciando il messaggio ai giovani: ‘Vieni con noi’. E molti ragazzi pensano che quello lì possa essere il loro futuro. Proprio come fanno gli inluencer mostrando l’effimero”.
Una vita sotto scorta dal 1989
Va aggiunto che Gratteri ha una pagina Fb (“Che non curo io”) con 363 mila follower e i suoi video su TikTok sommano 97 milioni di visualizzazioni. Per la ‘ndrangheta è il nemico numero uno (ha lavorato per molti anni in Calabria, anche alla Dda) ed è accompagnato dalla scorta del 1989. “La paura? Ognuno di noi ha paura – ha risposto a Marco Carrara nel programma di approfondimento dedicato ai social media – ma bisogna imparare a razionalizzarla, a ragionarci. Fino a capire di poter convivere con la paura”.
Naturale conseguenza è l’accostamento della sua storia professionale (e non solo) a quella di Falcone e Borsellino con un commento sulle stragi di mafia del ’92: “Falcone è stato ucciso quando non si pensava che potesse essere ancora nel mirino. Mentre Borsellino è morto sapendo di morire: quando è diventato Procuratore di Palermo – ricorda Gratteri – tutti sapevamo che sarebbe stato ammazzato, lui per primo: era un conto alla rovescia. E’ questa la grandezza di Borsellino”.

15.2.24

guai a parlare di patriarcato se è uno straniero ., il piagnisteo dei sui fischi A Geolier ., ipocrisie belliciste

 Silenzio. Dove sono le femministe ? Nulla  o  almeno cosi  mi  sembra  . Eppure la storia è tremenda: un uomo ha abusato della moglie, l’ha percossa, insultata (“stupida, non sai niente”), l’ha costretta ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà, l’ha picchiata con pugni alla testa. La sua colpa? Aver deciso di frequentare un corso di italiano dove c’erano anche altri uomini.

 In un’occasione è stata anche abbandonata dal marito senza alcun mezzo di sostentamento. Riassumo: una donna, madre di due figli piccoli, stuprata, pestata e posta in stato di soggezione solo perché , sencondo   il becero sito     , da  cui ho  preso tale   news  ,  voleva parlare italiano. In altre occasioni avremmo avuto fiumi di editoriali e prime pagine. Invece niente o quasi solo   post  di propaganda   anti immigrazione    della destra  xenofoba   visto    che  si dice   : <<   Forse perché l’uomo in questione non è bianco e non è occidentale, etero sì, ma viene dal Marocco. >> In questo caso guai a parlare di patriarcato. O finisci col passare per razzista .

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A qualche giorno di distanza   dalla  fine  del festival   posso dirlo  : il piagnisteo napoletano dei vari Saviano e De Magistris sul presunto razzismo territoriale er  lecritiche  ed  i  fischi  contro Geolier fa a pugni col fatto che  Angelina Mango non è nata né a Trento né a Milano. Ma a Maratea, cioè in Basilicata, ed è cresciuta a Potenza, quindi più a sud del rapper. Solo che ha avuto il buon gusto di non portare a Sanremo una canzone incomprensibile .

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A scuola  e non solo  da bambini ci hanno sempre spiegato che le bombe atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki erano “necessarie” per far finire una guerra che altrimenti si sarebbe protratta a lungo. Centinaia di migliaia di morti, civili. Quando Obama nel 2016 andò in Giappone per la prima volta, pur ponendo una corona di fiori al memoriale della pace e abbracciando uno dei sopravvissuti, non chiese ,  secobndo  la  rubrica  zuppa  di porro  ,  scusa per quanto fatto in passato perché ritenne che l’allora presidente Harry Truman prese quella decisione “per motivi giusti” e per “far cessare una guerra terribile”. Oggi gli stessi chiedono a Netanyahu di non esagerare sulla striscia di Gaza. Vero è che dal passato occorre imparare, ma sarebbe anche giusto non risultare ipocriti .


4.2.24

DIARIO DI BORDO N°34 ANNO II Non c’è più religione! Ci mancava proprio un prete esibisce sui social il suo fisico palestrato ., falso giustizionalismo della destra ., crisi matrimoniale


Non c’è più religione! Ci mancava proprio un prete esibisce sui social il suo fisico palestrato che fa eccitare gentili donzelle da ogni parte del globo
IL BRACCIO MUSCOLOSO DI DIO – SU TIKTOK È DIVENTATO FAMOSO DON GIUSEPPE FUSARI, SOPRANNOMINATO “IL PRETE CULTURISTA”, PARROCO DI BRESCIA CHE SOTTO LA TONACA NASCONDE UNA FISICO DA PALESTRATO – IL PRETE, 57 ANNI BEN PORTATI, È SUI SOCIAL PER PORTARE LA PAROLA DI DIO MA, DAI COMMENTI, SEMBRA CHE LE FOLLOWER GRADISCANO BEN ALTRO: “MI FAREI CONSACRARE” – “INCENSAMI TUTTA” – “MI SENTO MOLTO PIÙ VICINA ALLA RELIGIONE” – E MOLTE NOTANO UNA CERTA SOMIGLIANZA CON GIANLUCA VACCHI




Ora non è per far il moralista , il bachettone , ecc ma qui si tratta di coerenza ed etica ed rispetto verso
l'abito talare ed i suoi valor di dignità , umiltà morigeratezza , spesso violata ipocritamente da chissà
 quanti preti morigerati, umili e discreti conosco con figli e relazioni segre . Lo  so che Magari è un buon
 sacerdote! L' abito e in questo caso ,il fisico, non fa il monaco !!  Ma  un o' di discrezione  e  meno
 esibizionismo non guasterebbe  

Giuliano Cocco per www.leggo.it

Le vie del Signore sono infinite, dicono i fedeli. E allora, in chiesa c’è spazio anche per figure non convenzionali, come Don Giuseppe Fusari, soprannominato “il prete culturista”. Su TikTok esiste un proflilo (non gestito dall’interessato), con quasi 20mila follower, dove appaiono video del don che parla di Dio ai più giovani e non solo. Appare con un look curato, con barba e capelli sempre in ordine.

A spiccare però, è il fisico scolpito, che svela l’attività parallela di culturista. Davanti alla telecamere posa con una camicia attillata, che non contiene le braccia muscolose sulle quali sono impressi alcuni tatuaggi.Don Giuseppe Fusari ha 57 anni. È stato ordinato nel 1991, ormai 32 anni fa, ed è presbitero della diocesi di Brescia. Sul suo profilo LinkedIn spiega di essere anche insegnante all’Università Cattolica del Sacro Cuore da 25 anni. Sui social il profilo che pubblica i suoi video ha attirato le attenzioni di migliaia di utenti: merito del suo look, decisamente particolare per un don.

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Ragazzina di 13 anni stuprata da 7 giovani clandestini, anche oggi Alessia Morani riesce a fare schifo: condanna il gesto, dimenticando di citare l’origine delle bestie

da : << Ragazzina di 13 anni stuprata da 7 giovani clandestini, anche oggi Alessia Morani riesce a fare schifo: condanna il gesto, dimenticando di citare l’origine delle bestie >> di https://www.dcnews.it del 4\2\2024




mi fa ridere il giustizialismo d'accatto di questi destronzi che s'eccittano quando a commettere una barbarie come lo stupro è uno straniero a prescindere se di prima o di seconda generazione , se regolare o clandestino . Per poi diventare pecorelle ( con rispetto per esse ) garantiste quando fra gli stupratori ( veri o presunti che siano ) ci sono figli del pesidente del senato . Beee... Beeee

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«Mia moglie ha tradito il suo ex con me e ora
sono io ad avere le corna. Lei è stufa della routine ma non vuole lasciarmi. Che devo fare?»



Un marito disperato e in preda alla confusione non sa proprio più che fare con la moglie. Lei lo ha tradito ma non vuole che lui la lasci e non vuole nemmeno lasciarlo. La storia è un po' complicata perché lei si sarebbe stancata della solita routine, mentre lui non si fida più. Come risolvere la situazione? Puo seguire quanto gli ha risposto l'esperta dell'amore, Bel Mooney, che dà consigli sentimentali sul Daily Mail a cui il protagonista s'era rivolto : : << instaura un dialogo vero e sincero: ditevi tutto e ricominciate da capo. So che è difficile, ma devi cercare di ridarle fiducia e di farla sentire come una regina, anche se ha sbagliato. Se la ami davvero ci riuscirai e se lei ti ama davvero, non sbaglierà più perché la sua routine le piacerà così tanto che non avrà bisogno di cercare nulla altrove >> oppure accordatevi per uno scambio di coppia o il triangolo cioè rapporto a tre








9.11.23

indi gregory staccate le macchine curarla non era più possibile sarebbe stato accanimento terapeutico

 Nel post precedente consideravo   la decisione  inglese  come qualcosa  d'insensibile    e  che  <<   [ ....]
In casi come  questi   così personali ed  privati    lo  stato ed la religione  dovrebbero  lasciare  decidere   se  scegliere  di vivere sotto    accanimento   terapeutico  o dipendenza  macchine   oppure   porre  fine  alle  proprie   sofferenze  \  agonie   [...] >>. 
  Ma  soprattutto commentando    sulla   mia bacheca  di fb     tale  news  



Daniela Tuscano
 di fatto, dove c'è la cd "libertà di scelta" decide lo Stato. Inutile girarci intorno, se scegli l'"inverso" i risultati sono questi. Prova a confutarla, di fronte a una bambina che muore.
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Autore
Giuseppe Scano
non è vera libertà dovrebbero essere i genitori a decidere sia nel suo caso sia in casi simili a quello di eluana englaro o simili . non lo stato


Ora Portare in Italia la piccola Indi, affetta da una malattia gravissima e da feroci sofferenze, senza alcuna speranza di miglioramento, sarebbe stato un atto di vero accanimento terapeutico.E quindi   non biasimo la  scelta   dei giudici inglesi. Non stiamo salvando una bambina da una guerra o da una pericolosa epidemia, o   da  una semplice  malattia  ma  : <<  vogliamo strapparla a uno degli ospedali pediatrici migliori del mondo, dove eccellenti medici hanno decretato che tenerla in vita attaccata a delle macchine è disumano”  >>. Sono le parole a Repubblica di Lorenzo D’Avack, giurista, docente di bioetica e filosofia del diritto, ex presidente del Comitato di bioetica di cui è uno dei pochi membri laici,




utilizza parole nette.  Lo stesso  D’Avack: a  thesocialpost  <<La scelta dell’Italia di concedere alla bambina la cittadinanza è stato un atto ipocrita .Il giurista ritiene che la scelta dell’Italia di concedere alla piccola Indi la cittadinanza sia stato un “atto ipocrita, in nome di un astratto diritto alla vita che, nel caso di Indi, vuol dire sofferenza e va contro la dignità della vita stessa. Un atto politico non umanitario”. >>Il professore, durante l’intervista, ha  ammesso  di capire il dolore tremendo di quel padre e quella madre. Però so che i medici, in Italia come in Inghilterra, fanno sempre l’impossibile per salvare una vita, perché l’imperativo è curare, salvare, pur in assenza di guarigione. Ma i medici conoscono i limiti della sopportazione di un essere umano. E quando si arriva a staccare la spina vuol dire che ormai in quella vita c’è soltanto dolore. Ecco  quindi      che <<  anche in Italia, di fronte a situazioni simili a quella di Indi, in caso di disaccordo tra genitori e medici è il giudice a dover decidere. Lo prevede la legge 219 del 2017. L’accanimento terapeutico è vietato anche nel nostro Paese, se a Indi venissero somministrate terapie che ne acuiscono le sofferenze questi l’ospedale potrebbe essere denunciato>>, spiega ancora il professore a Repubblica. Che aggiunge anche   << come la scelta di non farla morire a casa, come hanno chiesto i genitori Dean e Claire, è per per alleviare al massimo le sue sofferenze. Per poterle assicurare quelle cure palliative e quell’accompagnamento alla morte che in un hospice, o nell’ospedale in cui è ricoverata, sono sicuramente più efficaci. Disonesto illudere i genitori >> Come noto, l’ospedale Bambino Gesù di Roma ha dichiarato di essere disponibile ad accogliere Indi. Parliamo di un eccellente ospedale pediatrico i cui medici conoscono bene le condizioni senza speranza di Indi. <<  E c’è un comitato etico – sottolinea il docente – che certamente non accetterebbe un accanimento terapeutico sulla bambina. Quindi illudere i genitori di Indi che in Italia la loro figlia sarebbe curata ad ogni costo è disonesto.>>  Infatti  Ci sono organizzazioni pro-life che speculano sul dolore e sull’ignoranza scientifica dei genitori. Lo abbiamo già visto nei casi di Alfie Evans e Charlie Gard. Sull’intervento dell’ospedale capitolino, D’Avack, in conclusione, dice:  <<  Posso solo rispondere che si tratta di un grande ospedale cattolico espressione del Vaticano .La vera pietas è accompagnare la piccola Indi e i suoi genitori >>
Il professore cita, poi, le parole di Giada Laudati, direttrice di Vidas: <<Credo che la piccola Indi e i suoi genitori possano solo essere accompagnati con le cure palliative. Cercando di lenire il più possibile la sofferenza sua e il dolore del padre e della madre >>. Ed è l’unica cosa che accadrebbe in Italia”. Accompagnare dunque.<<Esattamente come vuole fare il “Queen medical center” di Nottingham. Questa è la vera pietas. Non l’atto ipocrita di un governo che in otto minuti dà la cittadinanza italiana a una bambina inglese che nel suo Paese ha tutte le cure possibili. Come mai Meloni – conclude il professore a Repubblica – non riserva lo stesso interesse a bimbi che sono sotto le bombe o negli ospedali africani dove si muore perché mancano gli antibiotici? Non meritano anche questi bambini la nostra cittadinanza?>>.

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