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05/08/19

Budoni, dopo 3 anni ritrova l’angelo che le salvò la vita Federica incontra per caso il poliziotto-eroe nel punto in cui rischiò di annegare Marco Antonio Pasin portò fuori dal mare agitato la donna e altre 4 persone



  di cosa  stiamo  parlando 

CAPANNIZZA_WEB

Budoni, poliziotto-eroe salva cinque bagnanti in balìa delle onde

Marco Antonio Pasin, nuorese, si è tuffato più volte. Nel 2005 è stato premiato per il suo coraggio al Quirinale



Leggendo le  notizia  che   trovate    sotto    e  il precedente    mi   viene in mente   una parafrasi    di  una  vecchia  ed  omonima   canzone   degli anni    '60   stessa  spiaggia stesso  mare  🤣😁.  


 la  nuova  sardegna   4\8\2019

Budoni, dopo 3 anni ritrova l’angelo che le salvò la vita

Federica incontra per caso il poliziotto-eroe nel punto in cui rischiò di annegare Marco Antonio Pasin portò fuori dal mare agitato la donna e altre 4 persone

Budoni
Dopo tre anni, nella stessa spiaggia in cui aveva rischiato di annegare, Federica Zedda di Siamanna ha incontrato per caso il suo angelo salvatore. Il fato ha voluto che Marco Antonio Pasin, poliziotto in forza alla stradale di Frosinone ma nuorese di nascita, tornasse nella spiaggia di Sa Capannizza, nel lungomare di Budoni. Un luogo che ricorda bene, perché nell'estate 2016 si era reso protagonista di un salvataggio plurimo a causa di un improvviso cambiamento delle condizioni del mare: cinque persone avevano rischiato di annegare ed erano riuscite a salvarsi proprio per l'eroismo del poliziotto.Dopo aver steso l’asciugamano, Pasini si è trovato di fronte una ragazza che dopo averlo guardato si è avvicinata e tenendo un bimbo per mano gli ha detto: “Ciao, devo di nuovo dirti grazie perché se non fosse stato per te mio figlio non sarebbe venuto al mondo. Se quel giorno non ti fossi tuffato per trarmi in salvo ne io ne lui saremmo qui”. Entrambi si sono poi commossi ricordando quel giorno di luglio del 2016. Una splendida giornata di sole con migliaia di persone ad affollare la spiaggia grande di Budoni, il mare ingrossatosi improvvisamente, aveva però messo in difficoltà tante persone. Marco Antonio, che nel 2005 aveva già ricevuto una medaglia di bronzo dal Quirinale per aver salvato dalle onde un malcapitato, non ci aveva pensato due volte e si era subito tuffato. Prima aveva raggiunto riportato a riva una bimba di sei anni poi subito dopo un sedicenne. Vicino a lui c’era un altro ragazzino in balia delle onde e il poliziotto assieme ad un altro turista coraggioso, Domenico Chiacchio, aveva tratto in salvo anche lui.Ma non era ancora finita perché una donna, proprio Federica, veniva trascinata al largo dalla corrente. Marco Antonio ha continuato a nuotare e non senza difficoltà a causa della stanchezza l’aveva agganciata e riportata a riva. “Abbiamo ricordato insieme quei momenti drammatici”, spiega Marco Antonio che vive con la moglie e i quattro figli a Frosinone ma torna ogni anno in Sardegna per le vacanze.“Quando l’ho raggiunta, le gambe non le sentivo più, ero stremato, la stavo lasciando perché non ce la facevo più: lei mi ha preso il braccio e mi ha implorato. Non lasciarmi, ti prego perché a riva c’è una bambina che mi sta aspettando. Mi sono fatto forza e piano piano, siamo riusciti a guadagnare la riva ma è stata dura davvero. Un emozione unica quindi rivedere Federica – prosegue – lei si è messa a piangere e mi sono commosso anche io, quando lei mi ha detto ti devo ringraziare perché senza di te non sarebbe nato Luca, che ora ha un anno e mezzo, poi mi ha presentato suo figlio”



20/02/19

ha senso oggi parlare di razzismo ed esiste ancora viste le nuove scoperte in ambito genetico che dicono che le razze non esistono ?

per  approfondire



La mia elucubrazione  :   ha senso  oggi parlare  di razzismo  ed esiste  ancora  viste  le  nuove  scoperte   in ambito  genetico    che  dicono che  le razze  non esistono ? che avrebbe dovuto essere il post d'oggi , ma che ho mantenuto nel titolo trova risposta in questo pamphlet ,     di prossima uscita di Don Luigi Ciotti
L'immagine può contenere: 3 persone


anche se  non    condivido   tanto  Don Ciotti   in quanto  mi sembra   appartenente  alla categoria    dei  professionisti  dell'antimafia come li definiva   Leonardo  Sciascia ( 1921-1989   )  in un articolo sul corriere  della sera     che trova  conferma    a  30 anni   di distanza o antimafia  da  salotto  questo caso  ha  ragione.  Infatti  il  problema del razzismo nel mondo - oggi - è strettamente legato all'aumento delle discriminazioni a seguito dei flussi migratori e delle intolleranze nei confronti delle minoranze religiose e sessuali. Le società europee, in particolare, sono attraversate da preoccupanti spinte razziste, di carattere xenofobo, nei confronti soprattutto dei migranti, della popolazione rom e degli omosessuali. Particolarmente gravi sono gli atteggiamenti di discriminazioni nei confronti degli stranieri provenienti della aree più povere del pianeta. Di fronte alle numerose e crescenti miserie, ingiustizie economiche, guerre e corruzione, che lacerano i tanti sud del mondo, migrare rappresenta per milioni di uomini, donne e bambine l’unica strada per cercare di costruirsi un futuro di speranza, pace e dignità. La crescita della presenza di stranieri è vissuta, ma più spesso percepita attraverso i mezzi di comunicazione, da molti cittadini come una minaccia.Pertanto, a fronte di un’apparentemente inarrestabile globalizzazione economica, --- sempre secondo https://www.unimondo.org/Guide/Politica/Xenofobia-e-razzismo/(desc)/show -- si è assistito( e si assiste corsivo mio ) al ritorno di spinte politiche dichiaratamente nazionaliste e xenofobe e al verificarsi di episodi di violenza e di intolleranza verso gli immigrati poveri. Alcuni governi e parlamenti degli stati europei hanno varato leggi sull'immigrazione che spesso entrano in contrasto con le loro costituzioni, con il trattato di Nizza o con le carte dei diritti umani delle Nazioni.Particolarmente complesso è il caso italiano; infatti, l’istituzione nel 1998 dei Centri di permanenza temporanea (CPT) - poi rinominati nel 2008, Centri di identificazione ed espulsione (CIE) - e l’introduzione del reato di clandestinità, approvato all'interno del cosiddetto “pacchetto sicurezza” varato nel 2009 dal governo Berlusconi, hanno sollevato molte critiche da parte di diversi settori della società civile e di molte ong italiane ed internazionali. Per la prima volta nella storia della Repubblica, uomini e donne sono di fatto arrestati e rinchiusi da 2 e 6 mesi solo per essere venute in Italia senza permesso di soggiorno; Medici senza Frontiere e Amnesty International hanno più volte denunciato, nell'ultimo decennio, le condizioni in cui vengono rinchiusi i migranti senza permesso di soggiorno e le violenze operate nei loro confronti da parte delle forze dell’ordine. Inoltre, secondo i rapporti di Amnesty International, accade che molti dei detenuti che hanno la possibilità di denunciare gli abusi di potere decidano di rinunciare ad intraprendere le vie legali mentre si trovano ancora nei Centri per paura di ritorsioni.

24/11/18

seghe mentali e riflessioni varie



Ogni tanto mi vengono in mente delle elucubrazioni \ seghe mentali che dovrebbero essere " lasciate morire " cioè non cisi dovrebbe soffermare sopra e lasciarle libere nel vento . Ma stavolta deciso di bloccarla e di fermarla mettendovela per iscritto .




Da ragazzo , ed ora lo faccio di nuovo , chiedevo cosa è puiù costruttiva l'utopia o l'illusione ?
Come al solito l'altra parte di me , quella che lotta per   eliminarle  , in quanto   da quanto ho  appreso dalla lettura    di  Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita di  Giulio Cesare Giacobbe libro di pubblicato da Ponte alle Grazie nella collana Saggi
Risultati immagini per come seghe mentali

 che solo le più dure vanno eliminate  le  altre  le   sue  può ridurre    e  poi  se   vuoi    eliminarle , mi  dice   :  << ma  che  razza    domande    ti  fai   ? logico  che  sai   analizzi le  due   definzioni  

utopia
/u·to·pì·a/
sostantivo femminile
Quanto costituisce l'oggetto di un'aspirazione ideale non suscettibile di realizzazione pratica.
"è un'u. la perfetta uguaglianza tra gli uomini"
PARTICOLARMENTE
Ideale etico-politico destinato a non realizzarsi sul piano istituzionale, ma avente ugualmente funzione stimolatrice nei riguardi dell'azione politica, nel suo porsi come ipotesi di lavoro o, per via di contrasto, come efficace critica alle istituzioni vigenti.
Origine
Nome coniato da Thomas More nel 1516, con le voci greche ū ‘non’ e tópos ‘luogo’; propr. “luogo che non esiste”
Ulteriori   approffondimenti   https://it.wikipedia.org/wiki/Utopia



illuṡióne
Vocabolario on line
illuṡióne s. f. [dal lat. illusio -onis «ironia» (come figura retorica) e nel lat. tardo «derisione», der. di illudere: v. illudere]. – 1. In genere, ogni errore dei sensi o della mente che falsi la realtà: un remo immerso nell’acqua dà l’i. di esser piegato; il pittore crea con la prospettiva l’i. della profondità; i. dei sensi, della fantasia, dell’immaginazione. In psicologia, ogni percezione della realtà falsata dall’intervento di elementi rappresentativi associati allo stimolo sensoriale così strettamente da essere considerati di natura oggettiva e riferiti all’oggetto che il soggetto crede di percepire (distinta quindi dalla allucinazione, che è invece la percezione di una realtà totalmente inesistente); i. da disattenzione, affettive, ottico-geometriche, dovute rispettivamente a un insufficiente stimolo sensoriale, a particolari stati emotivi, al contrasto tra ciò che si vede e la realtà fisica dell’oggetto (per es., una serie di linee effettivamente parallele che invece appaiono variamente convergenti o divergenti; v. fig. a p. 772). 2. Inganno della mente che consiste nell’attesa di un atto o di un fatto destinato a rimanere irrealizzato, nel concepire speranze vane, nel formarsi un’opinione inesatta (in genere troppo ottimistica o favorevole) su persone o cose, nel dar corpo a ciò che non ha consistenza reale: vivere, pascersi d’illusioni; cullarsi nell’i.; distruggere, dissipare un’i.; non ci facciamo illusioni e guardiamo in faccia la realtà; e seguito da complemento o da prop. oggettiva: vivere nell’i. di un futuro migliore, di poter cambiare il mondo; scròllati di dosso l’i. che siano gli altri a dover pensare a te. 3. ant. Derisione: la i. di Cristo (Cavalca).


hai gia risposta  e sai  già qual  è  quella  costruttica e quedlla distruttiva 
ok  grazie  

Dopo  aver , per  l'emnnessima  volta  ,   sviscerato  questa mia    sega mentale     , ecco altre riflessioni   

  • E' inutile stare  al mondo  e  riflettere  sul  su starsi   se non prendi delle responsabilità
  • quando una cosa ed una persona    non ti da' niente  o  ti  dà solo  negatività lasciala   prima  che   sia  troppo tardi  e  diventa  più complicato  e  difficvile  uscirne   \  liberarsene  
  • le paure  vanno affrontate      cosi fanno meno   paura  
  •  i ricordi    devono  ad  andare  avanti  non bloccarti  facendoti  cadere nella  nostalgia  e  nel rimpianto 
  • non sempre  sei tu a cercare  i guai ma  sono loro  che  cercano te   quindi non  farti venire  problemi  dandoti addosso 
  •  ci sono vittorie  che valgono come una sconfitta





28/05/17

Non sempre , parlare in dialetto significa arretratezza , come affermano i puristi ( fra cui anche i miie genitori 😌😨)


come dicevo dal titolo  questa  storia riportata  da  http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/articoli/2017/05/27/ci-stanno-certe-fuosse/ lo  dimostra  

Fra Montaguto, paese irpino di 400 abitanti, e Toronto è nato il primo, almeno che io sappia, telegiornale bilingue che fa (quasi del tutto) a meno della lingua italiana: gli anchormen parlano dialetto irpino e inglese. Può sembrarvi una bizzarrìa, ma nel grande capitolo del “chi va, chi torna, chi resta” il canale on line www.montaguto.com si propone il nobile compito di tenere in contatto la comunità montagutese emigrata molti decenni fa negli Stati Uniti e in Canada e i quattrocento rimasti, e nel frattempo nati o tornati.L’inglese, lingua madre degli irpini di seconda o terza generazione nati in America del Nord, traduce i messaggi in dialetto, e viceversa. Bisnonni e pronipoti comunicano sul web. La vecchia Adelina manda tanti cari saluti da oltreoceano ai paesani, i paesani raccontano agli emigrati i fatti di casa. “Vogliamo mettere, anzi rimettere in contatto gli irpini a distanza”, mi dice Michele Pilla, direttore del giornale on line.Scrive. “In questo piccolo borgo in provincia di Avellino abbiamo sentito il bisogno di raccogliere le testimonianze dei nostri vecchi, di far parlare il paese con chi se ne è andato tanti anni fa, con chi è cresciuto senza mai tornare. Le loro radici e le nostre si intrecciano anche se un oceano le separa”. “’Cerase cerase… ognuno a la casa’”, va  in onda sulla nostra pagina web: insieme a me ci lavorano Francesco Mascolo e l’anchorman Domenico Del Core, da Toronto. Del Core legge le notizie in inglese per tutti i montagutesi che vivono all’estero e non capiscono il dialetto. Così poco a poco lo ritrovano, tornano ad impararlo. Quasi tutti lo hanno sentito in casa dai nonni emigrati, poi lo hanno perduto. D’altra parte anche a chi vive a Montaguto è utile imparare meglio l’inglese, o impararlo daccapo, per comunicare coi congiunti lontani. Videomessaggi, saluti, notizie domestiche e un tg”.Le rubriche s’intitolano “Lu paès”, “Lu tiemp”, “Andò stim”. C’è una fondamentale sezione necrologi. In “Montagutesi abroad” si apprendono notizie di paesani a Boston e si recuperano ritagli di giornale che celebrano la vita e le opere di chi è partito e ha fatto anche solo relativa fortuna. Dal paese partono informazioni sullo stato delle strade (“ci stann certe fuosse che ponno scassà le ruote”), la situazione dei funghi e dei cinghiali. Il pezzo forte è il tg, vale la pena andarlo a cercare su Youtube. Non ha frequenza regolarissima, l’ultimo è di aprile di quest’anno, ma il sito e Facebook sono aggiornati. “In inglese e dialetto diamo notizie di attualità, rubriche di approfondimento, videoselfie, vecchie foto del paese, passeggiate tra i vicoli di Montaguto e la voce dei tanti montagutesi sparsi per il mondo con saluti audio e video”.Un vecchio saluta col detto “Omme se nasce, brigante se more”, sempre attuale. Alla fine resta la strana sensazione di un mondo sospeso fra un tempo remoto e un presente lontano, ma l’Italia dei paesi è tutta così. Ovunque ci sono Montaguto abitate da chi è rimasto, coi pronipoti che tornano a riaprire le case di campo dei nonni e farne, se possono, un resort. Ovunque, dall’Irpinia al Veneto, le comunità divise dall’emigrazione del secolo scorso (e di questo) si rimpiangono, si cercano, si tramandano raccomandazioni. E’ anche un modo per capire meglio, a partire dalle nostre, le migrazioni degli altri.
Infatti a volte  ritornao  

Storie di emigrazione: dagli Usa a Belluno in cerca delle radici


Il viaggio di Christine Cannella, signora americana di origini pontalpine, è partito da un cucchiaino






L'emozione di Christine: dagli Usa a Belluno per trovare le sue radici
Christine Cannella ha realizzato il suo sogno: vedere i luoghi da cui la sua famiglia è partita alla ricerca del "sogno americano". Una storia che affonda le sue radici nel secolo scorso e che oggi, a quasi cent'anni di distanza, è ancora capace di emozionare. Eccola mentre si racconta durante la sua visita al MiM Belluno LEGGI L'ARTICOLO

BELLUNO. Si dice che in ogni racconto, insieme agli altri componenti che ne costituiscono l’ossatura, ci sia sempre un "oggetto magico", ossia quell’elemento che permette al protagonista di tirare le fila e raggiungere l’obiettivo che si è prefissato. Quella di cui parleremo, anziché un racconto o una fiaba, è una storia vera, ma vede comunque la presenza di un oggetto magico, in questo caso un cucchiaino d’argento con impresse decorazioni floreali e la sigla “MB”. Ma per capire bene il ruolo che ha rivestito questo manufatto bisogna partire dall’inizio, raccontando la storia di Christine Cannella Carrara, che da sempre vive negli Stati Uniti, ma le cui origini sono bellunesi, precisamente pontalpine.






Sin da quando era bambina Christine ha nutrito un desiderio: riscoprire le proprie radici. Un sogno che ha realizzato in questi giorni, riuscendo ad arrivare per la prima volta, insieme al marito Marty Carrara, in provincia di Belluno.Martedì, accompagnata dalla guida turistica Paola Bortot, è stata prima all'Archivio storico di Belluno e poi in parrocchia a Cadola. Nel pomeriggio ha visitato il Mim, Museo interattivo delle migrazioni dell'Abm. E lì l’abbiamo intervistata. «Mia nonna, Virginia Bridda, nacque il 29 settembre 1900 a Roncan. Suo papà si chiamava Giovanni», racconta Christine, che non parla italiano, in quanto, come spiega, era considerata dai suoi avi la "lingua degli adulti".



«Mio nonno, Antonio Viel, era nato invece il 9 dicembre 1891 a Quantin, da Luigi e Maria Luigia Viel». Antonio emigrò in Florida il 28 maggio del 1909, a 17 anni. Poi si spostò a Cresson, in Pennsylvania, dove andò a lavorare in una miniera di carbone. «Mia nonna inizialmente rimase a Ponte nelle Alpi», dice ancora Christine. «Dalle ricerche fatte in parrocchia a Cadola ho trovato il certificato di battesimo di mio nonno e quello di matrimonio con Virginia: si sposarono il 14 febbraio del 1920, proprio a Cadola. Il 28 dicembre dello stesso anno nasceva il loro primo figlio, Luigi Giovanni».Nel 1930 Antonio si spostò a Edison, in New Jersey, dove iniziò a lavorare per la Johnson & Johnson e stabilì lì la sua famiglia. «Antonio e Virginia misero poi in piedi un locale, "Viel's Tavern"», continua Christine. «Dopo la morte del nonno, mia nonna, che ho sempre chiamato "Nonni", continuò l'attività. Con lei anche mio padre e mia madre, Carmen Charles Cannella e Maria Eliza Viel, e mia zia Florence Emma. Personalmente ero molto attaccata a nonna Virginia e il mio compito da bambina era preparare i tavoli. Un giorno ho trovato un cucchiaino d’argento. Per me era bellissimo e ho chiesto alla nonna di chi fosse: mi rispose che apparteneva a sua madre. Anni dopo scoprii che le iniziali "MB" erano quelle della mia bisnonna, Maria Antonia Bortot. Quel cucchiaino per me fu come un mistero, una favola, la "scarpina di Cenerentola". Ed è proprio in quel momento che è iniziato il mio sogno di scoprire le origini della mia famiglia».



Un desiderio che è cresciuto nel tempo e che si è concretizzato due anni fa quando, tramite i social network, Christine ha contattato Nick Simcock, volto noto a Belluno, chiedendogli aiuto: «Gli ho scritto dicendogli che mi ponevo l'obiettivo di realizzare il mio sogno per il mio sessantesimo compleanno». Compleanno che "cade" proprio quest'anno e Christine e si è fatta questo grande regalo: arrivare a Belluno. «L’emozione che sto provando è indescrivibile», mette in risalto. «Per me è un miracolo che si realizza». Ieri pomeriggio il suo viaggio ha visto come tappa Quantin, con la visita al cimitero, dove è ancora sepolto il bisnonno Luigi. «Tra l’altro, quello che fino a poco tempo fa era l’orologio del campanile di Quantin era stato donato da mia nonna alla morte del marito», ricorda Christine. «Allora aveva commissionato alla una ditta di Cadola di realizzare e installare quest’orologio». Ieri Christine e il marito Marty hanno incontrato il parroco, don Giorgio Aresi, che per l’occasione ha anche celebrato una messa, seguita da un rinfresco alla vecchia latteria del paese.



 paese.

30/04/17

Il fascino vintage delle cartoline resiste ai social ?

il passato che ritorna infatti secondo http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/ 29 aprile 2017
sta ritornando
Il fascino vintage delle cartoline resiste ai social
Collezionisti e turisti regalano nuova linfa E non mancano i nostalgici fra gli under 35
Gli studenti squattrinati le acquistano come souvenir a basso prezzo. I collezionisti, al contrario, sono disposti a spendere follie per accaparrarsi le più rare. Le cartoline stanno tornando in voga, a discapito dei nuovi mezzi di comunicazione, e Trieste è un teatro privilegiato del fenomeno, che qui è duplice. Nel capoluogo giuliano infatti sono in aumento sia le cartoline inviate sia quelle ricevute.
Una passione tutta triestina
Il legame speciale tra la cartolina e Trieste è testimoniato dalla presenza in città di uno degli otto spazi filatelici esistenti in Italia, dedicati ai collezionisti, dove è possibile acquistare prodotti postali speciali. Gli altri spazi filatelici sono a Venezia, Milano, Torino, Genova, Firenze, Roma e Napoli. Qui la direttrice del Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa, Chiara Simon, saluta il ritorno della cartolina: «Il mio messaggio è “mandatevi le cartoline, un giorno saranno il vostro archivio personale”. Oggi abbiamo infinite possibilità di comunicare, tutte però aleatorie. Miniature del Trecento sono arrivate fino a noi. Lo stesso non accadrà agli sms, ma alle cartoline forse sì».






L’aumento del turismo
Antonella, da anni impiegata negli sportelli dello Spazio filatelico cittadino, racconta: «C’è un doppio revival della cartolina, alimentato dai collezionisti da una parte, dai turisti dall’altra. In quest’ultimo caso, riconduco la crescente domanda di cartoline al fenomeno più generale della recente crescita di visitatori in città. Un’infinità di turisti passa da noi. Tedeschi, ma anche giapponesi e americani. Tra questi ultimi, molti discendono da famiglie di origine dalmata e istriana, migrate negli Stati Uniti nel secolo scorso: per loro una cartolina di Trieste è un’emozione speciale».
Anche la proprietaria della Tabaccheria San Giusto, in piazza Unità, è dello stesso parere. «Negli ultimi anni si è detto che le cartoline sono state surclassate, ma non è vero. Io le ho sempre vendute. Forse di recente c’è stato un aumento della richiesta da parte dei clienti, ma lo attribuisco all’aumento dei turisti in generale». E svela un ulteriore target di consumatori di cartoline: «Sono soprattutto i ragazzi delle scolaresche ad acquistarle. Non le spediscono perché il francobollo costa più che la cartolina stessa, ma le conservano come ricordo. Un souvenir alla portata di tutte le tasche».
Il ritorno di fiamma
A Trieste e dintorni le cartoline non solo si inviano, ma anche si ricevono. Eleonora, portalettere a Muggia, racconta che «sono sempre di più le cartoline che mi capita di consegnare». L’impressione di Eleonora è confermata dai destinatari della posta, tra cui alcuni giovanissimi, come la triestina Clelia, 18 anni: «Le invio spesso, quando vado in vacanza, ma adoro soprattutto riceverle. Il bello delle cartoline è che ti fanno sapere che qualcuno a cui vuoi bene, mentre stava visitando un posto nuovo, si è ricordato di riservare un pensiero a te». Clelia è più un’eccezione che la regola: tra i suoi coetanei intervistati, è l’unica a fruire abitualmente delle cartoline; gli altri non sono interessati o preferiscono affidarsi all’invio di foto tramite i social network.
Il target privilegiato
I giovani nostalgici della carta stampata sono invece quelli della fascia d’età compresa tra i 25 e i 35 anni. Moltissimi tra loro mandano cartoline e, soprattutto, le ricevono. Massimiliano, 30 anni appena compiuti, commenta: «Le informazioni in passato avevano bisogno di un supporto fisico su cui viaggiare. Le cartoline rappresentano per questo uno spaccato di vita: dopo anni le ritrovi e ti ricordi di una persona, del perché te l’aveva inviata. Ecco perché mi piace riceverle. Anche se, confesso, quando viaggio ho la cattiva abitudine di dimenticarmi di spedirle». Giulia,
che di anni ne ha 27 e da parecchi vive all’estero, racconta, non senza ironia: «Il progresso uccide il romanticismo. Mando sempre cartoline ai miei amici ma loro rispondono con foto su whatsapp. . Allora preferisco inviarle alle nonne, che sanno apprezzarle».





Allora preferisco inviarle alle nonne, che sanno apprezzarle».