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4.12.23

NEL 1996 IL DELITTO DI VICKY DANJI, GIOVANE MAMMA UNGHERESE ASSASSINATA E DECAPITA DAL FIGLIO DI LUI SU ISTIGAZIONE DELLA EX MOGLIE

le polemiche di cui ho parlato in : << il  femminicidio   e  non solo   di  Giulia Cecchettin nel marketing morboso: dalla vita di Turetta in carcere alle relazioni tossiche trasformate in vanto>> mi hanno riportato alla mente questo fatto di cronaca locale che trovate sotto . Il che dimostra e spiega perchè non sempre i famminicidi o violenza di genere sono   di  tipo  patriarcale . 

DA  GIALLO   SETTIMANALE  
                                                        Di Silvasna  Giaccobini 

Maria Antonietta Roggio riuscì a convincere il figlio e un suo amico, entrambi minorenni, a compiere l’omicidio e ottenne il suo atroce trofeo. Non accettava che il marito l’avesse lasciata per un’altra, da cui aveva avuto un bimbo Una delle tragedie meno conosciute e più cruente scri!e da Shakespeare è “Tito Andronico”, il cui protagonista è un generale romano del tardo impero. Nella fitta trama in cui s’intrecciano tradimenti e assassini all’ombra del potere, spicca la ferocia con cui i due giovani Chirone e Demetrio a!uano la vende!a istigata dalla madre, la regina dei Goti Tamora, nei confronti dell’indifesa Lavinia, la figlia del generale,e la violano e mutilano nel modo più infame e spietato. Nella tragica vicenda il genio letterario inglese descrive il lato bestiale umano che arriva ad azioni così efferate da renderne impossibile la giustificazione, così crudeli da apparire frutto di una fantasia malata. Eppure la realtà può superare l’immaginazione, compresa l’arte visionaria del drammaturgo inglese. È accaduto nel 1996 con il caso che sconvolse l’opinione pubblica non soltanto italiana a causa dell’efferatezza di cui fu vittima una ragazza
ungherese, Vicky Danji, il cui corpo fu violato e oltraggiato, le fu tagliata anche la testa.  
 IL GIALLO DEL BOTTINO DI 400 MILIONI 
Lo sfondo dell’orribile crimine era un residence situato a Platamona, la località balneare a quindici chilometri da Sassari. I colpevoli furono due minorenni, Riccardo Pintus, quindicenne, e Francesco Nuvoli, diciassettenne, istigato al delitto dalla madre, Maria Antonietta Roggio, che voleva vendicarsi di Vicky Danji. Torniamo allora indietro nel tempo, al 1996. Era l’anno del trionfo dei Pink Floyd, Ron vinceva Sanremo con “Vorrei incontrarti tra cent’anni”, a marzo scoppiava la prima guerra cecena, Mel Gibson sbancava l’Oscar con cinque premi al suo “Braveheart”, i principi del Galles Diana e Carlo divorziavano, la Juventus conquistava la seconda Champion League.
Lo sfondo dell’orribile crimine era un residence situato a Platamona, la località balneare a quindici chilometri da Sassari. I colpevoli furono due minorenni, Riccardo Pintus, quindicenne, e Francesco Nuvoli, diciassettenne, istigato al delitto dalla madre, Maria Antonietta Roggio, che voleva vendicarsi di Vicky Danji. Torniamo allora indietro nel tempo, al 1996. Era l’anno del trionfo dei Pink Floyd, Ron vinceva Sanremo con “Vorrei incontrarti tra cent’anni”, a marzo scoppiava la prima guerra cecena, Mel Gibson sbancava l’Oscar con cinque premi al suo “Braveheart”, i principi del Galles Diana e Carlo divorziavano, la Juventus conquistava la seconda Champion League. Vicky Danji era nata in Ungheria e, bella e disperata, aveva scelto l’Italia in cerca di fortuna e per fare un po’ di soldi trovò lavoro come entraineuse in un locale notturno. Lì era cominciata la sua relazione con Michele Nuvoli, un boss pregiudicato per vari reati. L’incontro era stato casuale, ma la conoscenza si era approfondita fino a sbocciare in una relazione sentimentale stabile. La passione li aveva travolti, anche se lui era sposato e padre di due figli. La moglie di Michele Nuvoli si chiamava Maria Antonietta Roggio, era alla soglia dei quaranta anni ed era accecata dalla rabbia e dalla gelosia, obbligata da Michele a condividerlo con la più giovane Vicky.
Quando la ragazza ungherese rimase incinta aveva da poco compiuto vent’anni, era nel pieno della bellezza e della giovinezza. Mise al mondo un bel maschietto e lo chiamò Michele junior, era il nome del padre Michele Nuvoli e la chiara indicazione che sulla paternità non dovevano esserci dubbi. Maria Antonietta Roggio si sentì sfidata e quasi impazzì, inferocita al pensiero che Michele, il suo uomo, trascurasse non solo lei ma anche i loro figli, Barbara,
 quasi coetanea dell’amante del marito, e Francesco, 17 anni. Non aveva importanza che fossero separati per colpa della ragazza, Maria Antonietta non si rassegnava, l’avrebbe sempre potuto riprendere se non ci fosse stata di mezzo l’ungherese. Maria Antonietta Roggio sospettava che Michele volesse abbandonare definitivamente la famiglia per scappare via da Sassari con la madre di Michele junior. Ma non solo. C’era anche una questione di soldi. Tanti soldi. Dove era finito quel mucchio di milioni di lire, ben qua$rocento, che Michele con la sua banda qualche anno prima aveva rapinato al Banco di Sardegna? Di sicuro potevano essere nascosti in mano alla Danji e invece Maria Antonietta era convinta che quei soldi spettassero a lei e ai suoi figli. Il marito li avrebbe dovuti condividere solo con loro. Nel fra$empo il pregiudicato Michele Nuvoli stava scontando una pena in carcere a Badu e Carros, a Nuoro. Così era fuori gioco, non poteva proteggere la madre del neonato, era il momento buono per agire e stanare i milioni. LI LASCIÒ ENTRARE, ERANO DEI RAGAZZINI... Per di più, la Roggio era venuta a sapere che Vicky stava rinnovando i documenti d’identità, forse stava organizzando il ritorno in Ungheria e quindi Michele poteva espatriare per rifarsi una vita con lei e il "glio di sei mesi. Maria Antonietta Roggio era decisa, pianificò l’omicidio di Vicky, si trattava di una questione di vendetta e di denaro, anche se in seguito la donna volle disperatamente, e inutilmente, negare di averlo fatto. Arriviamo così al 14 agosto. Tanti turisti avevano scelto come meta delle vacanze la bellissima Sardegna,






 con tante attrazioni per trascorrere giorni spensierati. Anche Vicky Danji voleva trascorrere il tempo al mare accudendo il piccolo Michelino. Le piaceva Platamona, a pochi chilometri da Sassari, nel golfo dell’Asinara, e aveva scelto come abitazione un residence vicino alla spiaggia con le acque limpide, che adorava. Francesco Nuvoli, il figlio del pregiudicato, il 14 agosto si presentò alla porta dell’apppartamento del residence di Platamona con un amico, il vicino di casa quindicenne Riccardo Pintus. Vicky conosceva Francesco, era il fratello di sangue del suo piccolo che dormiva sereno nella culla, e non ebbe sospetti, l’altro era un adolescente. Li fece entrare. Cominciò una discussione. Francesco l’accusò di volere andare all’estero col padre e i soldi. Lei negò, voleva solo far conoscere il bambino ai parenti ungheresi. Secondo la ricostruzione fatta in seguito da parte della polizia scientifica e basata sulle confessioni dei minorenni, cominciò l’orrore, colmo di dettagli raccapriccianti. Francesco tirò fuori dal giubbotto un coltello affilato. L’aveva portato perché sapeva che gli sarebbe servito. Prese a tirare fendenti a Vicky. Era una donna giovane e forte, ma più forte era Francesco, che era spalleggiato da Riccardo Pintus. Una contro due. Ormai incapace di difendersi, era diventata preda inerme dei complici mentre il piccolo Michelino piangeva disperato. Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, Riccardo aveva fatto qualche praticaccia nella macellazione degli animali. Fu lui, Riccardo Pintus, con il coltello insanguinato di Francesco a tagliare la testa a Vicky Danji. Non era facile disarticolare la testa in un mare di sangue e soprattutto richiedeva un’assoluta, crudele, orribile detterminazione. Francesco la mise in un sacco di plastica e la portò alla madre Maria Antonietta Roggio come un macabro trofeo, ma soprattutto come la prova certa che la vendetta era stata compiuta. La testa della povera Vicky sarà ritrovata in un fossato qualche giorno dopo dove l’aveva buttata Francesco. Passeranno sei mesi prima dell’arresto al termine di una complessa indagine delle autorità investigative. Nella tragedia antica di Shakespeare di Tito Andronico i protagonisti erano la personificazione del male, crudeli e spietati nell’infliggere violenza e dolore, nella realtà le grandi spinte del male, l’odio, l’invidia, la gelosia e l’avidità avevano avuto ra￾gione di ogni senso di pietà. Maria Antonietta Roggio è stata condannata all’ergasto￾lo per istigazione all’omicidio e vilipendio di cadavere, Francesco Nuvoli a 19 anni e Riccardo Pintus 8 anni e 6 mesi da scontare in un carcere minorile. La sorella di Francesco, Barbara Nuvoli, 19 anni, aveva testimoniato che era stato proprio Francesco a mostrare la testa della ragazza a sua madre. L’orrore l’aveva provata fsicamente e psicologicamente. Cercò un po’ di pace in un Istituto di suore. Morì giovane nel 2000 nel suo letto per infarto. L’orribile crimine e il suo strascico di dolore avevano fatto un’altra vittima.

14.2.22

come raccontare san valentino ai bambini senza sdolcinature ed censure . il caso della storia di Topolino “Ho sposato una strega

 le  varie storie   sdolcinate  sull'ultimo n  di  topolino (  vedere    copertia    sinistra ) e la  striscia  d'oggi della  rubrica  /  foto sotto a  centro di  penauts     proposta  da  Il Post  d'oggi    mi  hanno  riportato alla  mente una storia  bellissima    storia  degli anni  90    che letta  oggi    sarebbe   considerata  da  educande  ma    al'epoca   c'erano    ancora   forti  sacche  di  perbenissimo  e  bigottismo . Essa  s'intitola    Topolino in: “Ho sposato una strega”   ( SIC  a  non averlo  conservato oggi  varebbe  un  bel  po' di €  visto  che stando alle dichiarazioni rilasciate da Marconi in un’intervista del 2008, le tavole originali dovrebbero essere state distrutte  . 
Meno male  che    c'è la  rete   a supllire   tale  mancanza    e desiderio di rileggerla  o leggerla per  la   prima  volta  .  Infatti  : 
Questa “parodia del celebre film di René Clair interpretato da Fredric March e Veronica Lake (1944) non ha avuto vita facile. Non è mai stata ristampata, ma, di più, si potrebbe dire: non è mai stata stampata correttamente; infatti nell'unica edizione (quella su "Topolino" numero 1785 dell'11 Febbraio 1990) le tavole 17 e 18 sono state stampate rispettivamente a pagina 22 e 21 anziché a pagina 21 e 22 come sarebbe stato esatto.
Per questi motivi offriamo per la libera consultazione questa storia, fatti salvi i diritti di ciascuno e con l'impegno di togliere dalla rete queste pagine non appena sarà disponibile in qualsiasi forma una ristampa della storia.  >>   da inducks.org  dove  potete  trovare  l'intera storia  

 C’è chi   come  me  prova nostalgia  per averla scoperta  ed  letta  in tenera età, chi la ricorda con affetto per le sue scelte coraggiose e il suo finale malinconico e persino chi la cita con una punta di sarcasmo, riferendosi al polverone che sollevò pochi giorni dopo la sua uscita in edicola, l’11 febbraio 1990. Da allora, infatti, Topolino in: “Ho sposato una strega” non è da  quel  che     so  ed  ho letto sull'articolo  dell'ottimo  e  inmformatissimo    https://www.fumettologica.it/  : <<   La storia d'amore più "scandalosa" mai apparsa su "Topolino"  >> di   che  trovate sotto  di   che   mai stata ripubblicata e (anche) per questo gode ormai di una grande fama.

 
topolino ho sposato una strega
Il frontespizio di Topolino in: “Ho sposato una strega” (da Topolino 1785)

Prima del matrimonio

La storia, come molte altre pubblicate all’epoca, nasceva da un’esigenza precisa: svecchiare Topolino. Il detective dalle grandi orecchie stava diventando antipatico, borioso, saccente, ed era sempre meno popolare tra i lettori. Risolveva velocemente anche i casi più difficili, senza vacillare; non si cacciava mai nei guai e trattava gli amici con fare da superiore. Era raro che ricoprisse un ruolo comico, perché sulla carta era privo di difetti e se non avesse mostrato le sue fragilità più profonde (come sapevano fare Pippo o Paperino) non avrebbe fatto ridere nessuno. Per molti era solo un tipo noioso che cominciava ad aver vissuto troppe avventure.
Alcuni sceneggiatori, però, la pensavano diversamente, e tra questi c’era Massimo Marconi. Era molto noto nell’ambiente per essere stato tra i primi a cimentarsi nelle storie su commissione, realizzate in collaborazione di enti come la F.I.S. o per promuovere il lancio di alcuni gadget, e i suoi rapporti con la redazione si erano intensificati nel 1985, quando aveva iniziato a vagliare i soggetti altrui e coordinare l’attività dei colleghi. La sua influenza sull’agenda della rivista era enorme, ed essendo in ottimi rapporti con il direttore di allora, Gaudenzio Capelli, poteva permettersi il lusso di osare nei propri fumetti, che di fatto sottoponeva al suo stesso giudizio.«Quando sono diventato il responsabile delle storie mi sono subito preoccupato di Topolino, il personaggio più debole che c’era allora», ricorda Marconi a Fumettologica. «Tra le varie idee c’era la volontà di uscire dall’impasse che si era creata tra Topolino e Minni, che, a differenza di Paperino e Paperina, non litigavano mai: la loro era una relazione un po’ fiacca. Io volevo dare a Topolino la possibilità di innamorarsi sul serio». In passato era già capitato che il Topo si invaghisse di un’altra, ma alla fine, com’era logico aspettarsi, aveva sempre trionfato l’affetto per Minni. Questa volta, però, le cose sarebbero andate diversamente. Dopo una lite più dura del solito, Topolino si sarebbe concesso una piccola pausa ricreativa fuori città, conoscendo Samantha, una ragazza di cui si sarebbe innamorato e che avrebbe deciso di sposare, nonostante fosse una strega. «Era sicuramente una scelta rischiosa», prosegue Marconi, «ma, se non li avessi fatti sposare, la storia non sarebbe stata così intensa, e io non volevo che si trattasse di una sbandata come tante altre. Dovevano sposarsi».

topolino ho sposato una strega
Topolino in: “Scene da un matrimonio”

Marconi era la persona più indicata per portare a termine un’operazione del genere. Già altre volte, in passato, aveva dovuto modellare il comportamento dei personaggi per far fronte alle esigenze di turno (dalla presentazione di un gadget alla réclame di un torneo sportivo) senza tradire la loro natura o lo spirito della rivista. Stavolta, però, c’era di mezzo un matrimonio, e la difficoltà più grande stava nel fare ritorno alla situazione iniziale. Topolino e Samantha si sarebbero dovuti conoscere, innamorare, sposare e poi dividere per sempre: tutto dovevano sembrare fuorché marionette che obbedivano a una volontà superiore. Per scongiurare questo rischio, Marconi trasformò la storia in un’anti-parodia dHo sposato una strega, una commedia romantica hollywoodiana dove un uomo rispettabile (ma noioso) perdeva la testa per una fattucchiera seducente che si comportava come una ragazzina. Del film rimase soltanto l’idea di fondo, com’era già capitato in un fumetto di qualche anno prima che omaggiava Il tempo delle mele.  Lo scopo non era rivisitare i film in chiave disneyana, ma utilizzarli come pretesto per far dire qualcosa di nuovo ai personaggi. Nella fattispecie, grazie all’intervento della magia era possibile mostrare la vita matrimoniale di Topolino e Samantha senza che i due si fossero realmente sposati. In seguito a un incantesimo lanciato dal padre di lei (anch’egli stregone, come nel film), i due coniugi avrebbero vissuto in una dimensione alternativa, il tempo necessario per capire che tra di loro non avrebbe potuto funzionare. Sulla carta, se si escludevano i riferimenti nuziali, c’era ben poco di trasgressivo, ma il rischio di essere fraintesi era dietro l’angolo. A un certo punto della sceneggiatura, nelle intenzioni di Marconi, Topolino e la strega avrebbero dovuto dividere lo stesso letto durante una breve lite, ma il disegnatore, Giorgio Cavazzano, colonna portante della rivista da più di vent’anni, non se la sentì di osare a tal punto e li fece sedere in poltrona. Subito prima di quel dialogo, però, aveva appena disegnato una vignetta destinata a far infuriare migliaia di italiani, buona parte dei quali, di solito, Topolino neanche lo leggevano.

topolino ho sposato una strega
Fate attenzione al riquadro in basso a sinistra…

Una storia al di sopra di ogni sospetto

Marconi sapeva fin dall’inizio che “il matrimonio di Topolino” avrebbe attirato l’attenzione della stampa generalista. «All’epoca qualunque cosa pubblicassimo che avesse un riferimento alla realtà o che fosse un minimo notevole finiva sui giornali», dice riferendosi ai fumetti tradotti in latino o alle caricature di Mike Bongiorno e Gianni Agnelli. Lui stesso, sperando di smuovere le acque, aveva inviato un comunicato stampa a qualche testata, ma senza ottenere risultati. La scintilla scoccò quando l’inserto satirico dell’Unità (il settimanale Cuore, fondato e diretto da Michele Serra) riportò la notizia a modo suo. Mise in prima pagina la vignetta in cui i due sposini cominciavano a spogliarsi e titolò con enfasi: «Topolino tromba! Ecco le prove».

topolino tromba
Particolare della copertina di Cuore del 18 febbraio 1990. «Un altro muro è crollato» è un probabile riferimento a quello di Berlino, caduto pochi mesi prima 
«In quel periodo Cuore riceveva moltissime segnalazioni dai lettori», spiega a Fumettologica Andrea Aloi, caporedattore delle pagine culturali e futuro direttore del periodico. «C’era chi ci segnalava le insegne dei negozi più clamorose, articoli di cronaca bizzarri o articoli di politica scritti in modo incomprensibile. Sono convinto che anche quella notizia ci sia stata segnalata, perché poi siamo andati in edicola e abbiamo acquistato l’ultimo numero di Topolino.» Cuore realizzò anche un breve servizio che ricalcava lo stile delle riviste scandalistiche, con tanto di dichiarazioni scioccate rilasciate da alcuni personaggi Disney («una perdita incolmabile per il movimento gay», constatava Pippo sconsolato). Nessuno si prese la briga di specificare che tra Topolino e l’«appetitosa biondina» non c’era stato proprio niente, nella storia originale. Lo scopo era chiaramente dissacratorio, come ricorda Aloi: «Avevamo fatto un titolo un po’ forte, com’era nel nostro costume, ma anche molto ironico perché di fianco ci avevamo messo una trombetta. Più che altro l’idea di andare a rompere le scatole al puritanesimo Disney ci aveva fatto piacere. Eravamo degli adulti che si divertivano a fare questo genere di cose». L’equivoco, quindi, nacque per caso. La vignetta era stata estrapolata dal suo contesto e non era possibile coglierne il senso senza aver letto la storia. Lo scambio di battute e le azioni dei personaggi non fecero che peggiorare la situazione, perché sembravano proprio riferirsi a un rapporto carnale, con Topolino che si rimetteva le scarpe e Samantha che gli domandava se gli fosse piaciuto. Sarebbe bastato uno sguardo un po’ più acuto per capire che entrambi si stavano spogliando, non rivestendo, dato che lei si era appena sfilata il velo con la mano.In poco tempo la vicenda fu ripresa dai grandi giornali. Su Repubblica apparve un articolo di cronaca che ospitò le dichiarazioni dello sceneggiatore, chiarendo finalmente il malinteso e riportando – per primo – la trama completa della storia. Il pezzo portava la firma di Alessandra Longo, che era anche una sporadica lettrice di Topolino e aveva apprezzato particolarmente il fumetto incriminato, dato il suo odio per Minni. «All’epoca lavoravo in Cronaca Nazionale», ci spiega, «e l’articolo è stato ospitato in quelle pagine. Avevo trovato il “tradimento” di Topolino molto divertente, adatto ai lettori di Repubblica di allora. Un approccio ironico e leggero, che solo qualche moralista non ha apprezzato». Ma la percezione della storia era già inevitabilmente compromessa. La redazione di Topolino cominciò a ricevere telefonate e lettere di protesta e una trasmissione radiofonica molto nota, Chiamate Roma 3131, ospitò le lamentele di un’ascoltatrice che aveva letto presumibilmente solo la copertina di Cuore senza informarsi, e si scagliava contro le «cose pornografiche che si fanno nei fumetti». In un’epoca in cui, come rileva Marconi, «tutti i fumetti erano Topolino». Le polemiche esplosero circa sette giorni dopo l’uscita della storia in edicola, e questo fece sì che molti lettori occasionali o semplici curiosi acquistarono, senza saperlo, il numero seguente, che riuscì a vendere un 10% di copie in più rispetto al solito. Ma se in Italia la vicenda stava prendendo una piega positiva, attirando l’attenzione dei giornali e incrementando le vendite, presto la notizia raggiunse la casa madre, in America, dove le disposizioni dei dirigenti non furono affatto concilianti.  Dopo aver esaminato la storia, infatti, l’amministratore delegato di The Walt Disney Company Michael Eisner, chiese le dimissioni di Capelli e ordinò che fossero bruciate le pellicole di stampa dell’intero numero, senza limitarsi all’oggetto di scandalo. Cosa che fu prontamente fatta, tanto che per le ristampe successive delle altre storie contenute nel numero, la Disney stessa si è dovuta basare su scansioni dell’albo stampato. Capelli alla fine rimase al proprio posto, ma, stando alle dichiarazioni rilasciate da Marconi in un’intervista del 2008, le tavole originali di Topolino in: “Ho sposato una strega” dovrebbero essere state distrutte.È probabile che Walt Disney avesse agito così per non compromettere ulteriormente la propria immagine. Ormai nel dibattito pubblico italiano la storia era stata associata allo scandalo che aveva generato: non era più un fumetto coraggioso in cui Topolino si innamorava davvero, ma un racconto di sesso e depravazione, e come tale andava estirpato, epurato, cancellato dalla memoria collettiva.
Il primo litigio tra Topolino e Samantha, che in origine si sarebbe dovuto svolgere nel loro letto matrimoniale. Cavazzano, invece, optò per una location più rassicurante

Fino a quel momento la casa madre non aveva mai esercitato un vero controllo sulle storie scritte in Italia. L’unico parametro a cui dovevano rispondere, già dalla fine degli anni Settanta, era il rispetto delle minoranze etniche, ripetutamente prese di mira o stereotipizzate dagli autori del periodo precedente. Dopo quello scandalo, osservano Dario Ambrosini e Marco Barlotti in un volume monografico su Giorgio Pezzin, dalla Disney americana arrivò «un deciso giro di vite per limitare i voli pindarici degli sceneggiatori italiani».Il primo a pagarne le conseguenze fu proprio Pezzin, che aveva appena consegnato una storia di stretta attualità dove Topolino e Pippo viaggiavano nel tempo per sventare un colpo di stato ai danni di Michail Gorbaciov. Il progetto era stato approvato (dallo stesso Marconi) ma l’iter di produzione fu subito interrotto.

«Mi sarebbe piaciuto averti come genero»

Topolino in: “Ho sposato una strega” non deluse le aspettative di Marconi per via delle controversie che si crearono, ma perché quasi nessuno, tra i critici e gli addetti ai lavori, si interessò al suo effettivo contenuto. Sarebbe stata da lodare, invece, la caratterizzazione di Topolino, debole e imperfetto come non lo si vedeva da tempo e che finalmente metteva in campo tutti i risvolti della propria personalità, dallo sprezzo del pericolo alla goffaggine un po’ ingenua. Anche i disegni di Cavazzano avrebbero meritato un plauso. «Quando Giorgio si cimentava con questo genere di storie lavorava benissimo», osserva Marconi. «Era capace di realizzare un capolavoro quando lavorava col piede sinistro. Figuriamoci quando lavorava col destro.» Si potrebbero spendere fiumi d’inchiostro sulla precisione del suo tratto, sulla bravura con cui muoveva i personaggi sulla scena o sulla sua padronanza della tavola, ma in questa storia saltano subito all’occhio i costumi, mai così diversi dal solito. Vestaglie, giacche sportive, tute da ginnastica, panciotti, pantaloni col risvolto, salopette e, ovviamente, abiti da sposa. Nell’incipit persino Basettoni indossa una camicia di lana alla moda al posto della solita divisa. Il focus sul guardaroba permise a Cavazzano di interpretare alla grande anche il personaggio di Samantha, che non doveva risultare né poco attraente né troppo lontano dai canoni. Il solo modo per dire qualcosa di più sul suo conto e sui suoi gusti personali fu di farle sfoggiare un outfit dopo l’altro, rendendola memorabile nonostante la stringatezza della sceneggiatura.

topolino ho sposato una strega
Qualcuno ha per caso detto #lunedìfeels?

La storia, però, non era esente da critiche. Già nel 1991, Romano Scarpa aveva rilasciato dichiarazioni al vetriolo in un’intervista, definendo il progetto «un passo incauto» perché «esclude, toglie di mezzo Minni. Minni non può venire ignorata in quel modo». E in parte è sicuramente vero: la sua sfuriata iniziale può sembrare esagerata o artificiosa, e di certo qualche tavola in più avrebbe giovato, ma è altrettanto evidente che nei piani di Marconi il ruolo di Minni era tutt’altro che secondario.Se in apertura fosse comparsa Samantha, e Topolino avesse tradito subito la fidanzata, sarebbe stato lecito stupirsi, ma nel caso specifico era fondamentale che Mickey conquistasse le simpatie dei lettori, subendo le ire di una figura femminile palesemente nel torto. Solo così il pubblico avrebbe toccato con mano il disagio sentimentale dell’eroe, ingabbiato in un fidanzamento lungo più di 60 anni. Nonostante oggi ne siano passati più di 30 dall’uscita di Topolino in: “Ho sposato una strega”, Marconi la ricorda ancora come una delle più importanti che abbia mai scritto: «È servita a far capire a mia mamma che facevo un lavoro importante, perché sono finito su Oggi», conclude con orgoglio. Ma anche perché, come rilevava Andrea Tosti, mise in evidenza «la capacità di Marconi nel far emergere in maniera naturale e spontanea il lato romantico, e quasi “erotico”, dei propri personaggi; sempre con discrezione, naturalmente». E in modo tutt’altro che scandaloso.

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