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05/05/19

ma quando si parla di un femminicidio o una violenza sulle donne non sappiamo usare altri termini oltre a quello dell’istinto e della bestialità

  mettendo come sempre  i  giornali  nella differenziata  della  carta   , leggo  nei  titoli  e  in alcuni articoli    sui  fatti  di viterbo i termini   istinto  è bestialità . E mi  chiedo  ma  i media  e  purtroppo  non  solo  non  si conosco  altri  termini    per  descrivere   un atto  infame   e    cosi  vigliacco  ?


Cristiano-Maria Bellei   2 maggio alle ore 08:26

L'immagine può contenere: una o più persone e cibo Non se ne può più di questa manfrina dell’istinto e della bestialità. Attirare una donna in una trappola, stordirla di pugni, spogliarla con calma, violentarla per ore umiliandola in tutti i modi possibili, non ha nulla a che fare con le pulsioni, e nemmeno con l’essere bestie, dato che nessun animale si prenderebbe MAI la briga di mettere a fuoco il telefonino per filmare un crimine e condividerlo con il proprio padre e gli amichetti.(....)  

Infatti le ragazze \ le donne hanno desideri sessuali, persino più forti e cogenti di quelli dei maschietti, solo che non vanno in giro a massacrarli dopo averne trasformato i corpi in sacchi di carne su cui scaricare voglie e frustrazioni.
Immagine di copertina

Infatti << (....) La verità è che finché continuerete con questa assurdità dell’uomo che deve fare i conti con la sua parte primordiale, non solo sarete complici di questo scempio, ma non capirete MAI che siamo di fronte ad una schifosa questione di potere. Chi stupra lo fa perché si sente legittimato dalla cultura dominante, dal fatto che la donna sia considerata un oggetto di servizio, dalla convinzione di restare impuniti, dalla condizione di strutturale debolezza in cui la vittima viene relegata, altro che richiamo della giungla.>> E concludo con lei ( e e i suoi fans e non solo ) caro Ministro Salvini: << la pianti con la cretinata della castrazione chimica, buona solo per nascondere inadeguatezze e fallimenti, pensi piuttosto a fare il suo lavoro, che non è quello di comminare pene via social, ma di tutelare la sicurezza delle persone, indipendentemente dai genitali che madre natura gli ha messo tra le gambe.>> Ed  applicate   si è  , anche se  con notevole   ritardo rispetto  ai paesi del nord  europa   dove  tale  cosa  è in vigore  da  decenni  ,  l'educazione  di genere  e   uscita  della  astruse  teorie     della  cultura  gender

Immagine di copertina

E  voi giornalisti  e  titolisti  ,  OVVIAMENTE  senza  generalizzare     perchè   in mezzo ....   a  pessimo  giornalismo posso esserci  anche    usate  degli  ottimi colleghi    e  d  ottimi  articoli  d'analisi    come  questo  e   questo di https://www.tpi.it/ (un  distinto   cosa   rara    tra  tanto pattume  e  clickbait  )    i  termini a proposito   andando  oltre  a  gli stupidi  tabù 

09/03/19

ma come sta diventando l'italia in questi ultimi 30 anni ? non è che si stava meglio quando si stava peggio come dicevano i miei nonni ?


da  Angelo Renda  21 h


STUPRO DI NAPOLI, APPLAUSI AI TRE VIOLENTATORI FUORI DAL COMMISSARIATO: QUESTA E’ L’ITALIA DA FOGNA CHE VA DISINFESTATA SENZA PIETA’!
IGNOBILE SCENA ALL’USCITA DAL COMMISSARIATO: PARENTI E AMICI ACCLAMANO I DELINQUENTI, LA POLIZIA STA A GUARDARE!




Nella zona di San Giorgio a Cremano, si è consumata la violenza sessuale ai danni di una ragazza di 24 anni nell’ascensore della circumvesuviana.
Gli aggressori sono stati tre e sono stati tutti riconosciuti. Si tratta di Antonio Cozzolino, Alessandro Sbrescia e Raffaele Borrelli.
I tre protagonisti della vicenda sono stati trattenuti in commissariato dalle ore 2.00 alle ore 8.30 del mattino.
Al termine dell’interrogatorio, i tre ragazzi sono usciti e sono stati acclamati dalla folla di parenti e conoscenti che li attendeva.
Fuori dal commando di polizia, infatti, c’erano, parenti, conoscenti e amici che hanno incominciato a piangere e a mostrare nei confronti dei tre aggressori segni di approvazione e conforto
Un padre ha anche applaudito. E loro hanno sorriso.
Una scena penosa che deve interrogare tutti e far pensare a quanto peso abbia la responsabilità dei genitori rispetto ai figli che commettono atti violenti o criminali.
Tra i tre, scrive Il Mattino, è “Sbrescia a farsi notare maggiormente per la propria esuberanza. Una caratteristica sempre al limite tra stravaganza e illegalità, visti i precedenti per droga che il ragazzo, classe 2001, vanta a curriculum.Uno dei tre è figlio di una famiglia benestante dei quartieri alti.
Il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli ha preso un’iniziativa: “Uno dei capitoli più inquietanti della triste vicenda dello stupro nella stazione della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano sono gli applausi e gli incoraggiamenti rivolti ai colpevoli dai genitori. Scene censurabili che vanno ben oltre l’accettabile. Abbiamo dato mandato all’avvocato Angelo Pisani per valutare gli estremi per l’avvio di un’azione legale che permetta di censurare l’atteggiamento di queste persone. Allo stesso tempo sto valutando gli estremi per procedere con un’azione volta a chiedere la revoca della patria potestà e della capacità genitoriale dei soggetti che hanno incitato e applaudito i figli, accusati di un reato particolarmente grave”.

  da  
Torino, ipovedente minacciata sul bus “Scenda o butto giù il suo cane”


a questo si aggiunge     non meno grave  quest'altro  fatto  . Che dimostra  ignoranza  e  cattiveria  oltre   alla bieca indifferenza  e  silenzio    da parte  del resto della gente ivi presente  e poi quan do essa  per  far  valere  i suoi  diritti   e    risptto  ha  chiesto l'intervento dei carabinieri   e  quindi il fermo dell'autobus  per  10 minuti     oltre  a non intervenire   se  la  sono presa  con Lei e non  con Lui   .

  da   Notizie.it  8 marzo 2019 16:44
Le minacce ricevuta da Loretta Rossi, ipovedente, su un mezzo pubblico: un passeggero voleva buttare giù dal bus il suo cane guida.


Erano le 15.45 di martedì 5 marzo quando Loretta Rossi, donna ipovedente di 65 anni, è salita a Bruino su un bus della linea extraurbana Giaveno-Torino. Insieme a lei Quicky, un flat coated retriever nero, suo cane guida. Non appena la donna è salita sul mezzo, Quicky l’ha accompagnata verso i posti per disabili. Quasi immediata la reazione del passeggero a lei vicino: un uomo con una carrozzina per bambini. “Questo animale tocca mia figlia, qualcuno lo faccia scendere o lo butto fuori dal bus” avrebbe cominciato a inveire l’uomo. Loretta Rossi, intervistata da Repubblica, ha raccontato tutta la vicenda.“Aggredita, non c’era nessuno a difendermi”
“Non voleva il mio cane sul bus e ha cominciato a minacciarmi dicendo che lo avrebbe buttato fuori” ha raccontato Loretta Rossi. La sessantacinquenne è referente dell’associazione di ipovedenti di Orbassano dell’Apri e ha bisogno di un cane guida per potersi spostare in autonomia. “Quando sono arrivata al sedile mi sono accorta che lì vicino c’era qualcuno ma io mi sono seduta con Quicky accanto“.Immediata la reazione dell’uomo accanto a lei.
“I cani non possono salire. Lo deve far scendere. Questo animale tocca mia figlia, qualcuno lo faccia scendere o lo butto fuori dal bus” avrebbe detto bruscamente l’uomo. “Io ho cercato di spiegargli che non avrei potuto spostarmi e che il cane era con me perché ho gravi problemi alla vista“. Le spiegazioni di Loretta Rossi non sono però valse a far calmare l’altro passeggero. “Mi sto innervosendo, ho il sangue rosso arabo io” avrebbe proseguito l’uomo.L’indifferenza dei passeggeri del bus
“Mi sono sentita aggredita e sono andata verso l’autista. Quello che mi fa più male non è tanto l’aggressione, fatta da chi non conosce le esigenze delle persone come me e da chi ha pensato che forse, essendo donna, potevo essere aggredita più facilmente, ma il silenzio di tutto il bus. Nessuno mi ha aiutato” ha poi raccontato Loretta Rossi. L’autista ha così richiesto l’intervento dei Carabinieri per risolvere la situazione. “A quel punto il bus si è dovuto fermare per una decina di minuti e tutti i passeggeri se la sono presa con me. E’ stata una situazione terribile” ha commentato la donna.
L’intervento dei militari dell’Arma dei Carabinieri ha permesso la risoluzione del diverbio senza denunce. Interrogato l’uomo ha spiegato che si è innervosito perché il cane avrebbe leccato la faccia della bambina. “E’ la prima volta che un fatto simile si verifica in Italia” ha commentato il presidente di Apri-onlus Marco Bongi.

  da    https://www.open.online/cronaca/2019/03/08/

donna fermata alla dogana di Fiumicino per il colore della pelle



Razzismo, la denuncia: “All’aeroporto un addetto alla dogana ha detto che poiché sono nera non posso essere europea”
Eshoe Aghatise è un’avvocatessa italiana. Il 4 marzo 2019, rientrando a Roma dall’aeroporto Heathrow di Londra, ha raccontato di essere stata vittima di un episodio razzista: un membro del personale dell'aeroporto di Fiumicino l'ha richiamata mentre faceva la coda per superare la dogana. Il motivo? Il colore della sua pelle, considerato «non europeo». La donna ha denunciato l'episodio con un post su Facebook.


Cosa è successo?
«Rientravo da Londra dall’aeroporto di Heatrow con una mia amica britannica (Julie Bindel, accademica e firma del quotidiano The Guardian). Avevamo un impegno a Napoli, quindi dovevamo andare a prendere il treno da Roma per Napoli. Alla dogana c'è un bivio: passaporti europei e passaporti extra-europei. La mia amica e io ci siamo messe nella fila dei passaporti europei, ma un ragazzo giovane - avrà avuto 20 anni - mi ha fermato all’improvviso. "Dove va?", mi ha chiesto. Io gli ho risposto: "Vado a farmi controllare il passaporto".

Lui ha ribattuto che non potevo mettermi in quella fila specifica, e alla mia richiesta di spiegazioni ha risposto che stavo seguendo la fila sbagliata. Ho fatto notare che non ero nella fila sbagliata, ma ho chiesto comunque dove dovessi recarmi e perché. Il ragazzo ha risposto: "Deve venire da quest’altra parte perché è nera. Non può essere europea se è nera, quindi non può passare di là". A quel punto la mia amica è intervenuta chiedendo perché l’avesse chiesto solo a me e non a tutti gli altri passeggeri: lui ha ribadito che io non potevo seguire quella fila».

E lei come ha reagito?
«A quel punto gli ho detto: «Si rende conto che quello che mi sta dicendo è razzista?». Lui ha subito risposto: «Ma che razzista!». A quel punto ho cominciato a parlare in italiano, in modo da farmi capire il più possibile. Lui ha continuato a ripetere che non fosse razzista, sostenendo di avere parenti africani. Continuava a insistere sul fatto che io fossi nella fila sbagliata per il colore della pelle».

Lei ha esibito il passaporto?
«Lui ha chiesto di vedere il mio passaporto, ma ho ritenuto quella domanda molto offensiva in quel determinato momento e contesto di pressione, e quindi gli ho detto no, perché non spettava a lui il controllo. Nel frattempo la mia amica ha tirato fuori il suo cellulare per riprendere quello che stava succedendo. In quel momento è intervenuto un collega di questo ragazzo, un po’ più anziano, e l’ha fermata, minacciando anche di arrestarla».

Questa seconda persona era delle forze dell’ordine o faceva parte del personale dell’aeroporto?
«Non siamo riuscite a capirlo, perché non era in divisa. In quel momento non ci ho molto fatto caso perché non mi aspettavo proprio di ritrovarmi in una situazione del genere e quindi non ho prestato molta attenzione».

C’erano altre persone intorno? Hanno reagito in qualche modo?
«Non c’era tanta gente: c’erano alcuni passeggeri del nostro aereo, ma ognuno andava per i fatti suoi. Quando si è creato un po’ di trambusto per l’insistenza del personale e i toni di voce si sono alzati qualcuno si è accorto che c’era qualcosa che non andava, ma non è intervenuto nessuno».



Aeroporto di Roma. Scendo dall'aereo, in arrivo da Londra e mi dirigo verso la dogana. Al bivio dei passaporti: cittadini europei e tutti gli altri mi giro verso l'uscita cittattadini europei. Ero in compagnia di Julie Bindel. Un giovane della dogana mi ferma e mi dice che dovrò andare dall'altra parte, nell'uscita tutti i passaporti. Dico no, sono nel posto giusto. Lui insiste. Chiede di vedere se davvero ho un passaporto europeo. "No!", dico. "Sa, so leggere io!" Non capisce. Julie gli chiede perché ha fermato solo me e non lei e tutti gli altri. Dice che mi trovavo nella fila sbagliata. Chiedo perché. Risponde: "lei è di pelle scura e non può essere europea". 
Davvero?!!! Razzista! Reagiamo fortemente e Julie sta per iniziare a firmare cio che sta accadendo. Arriva un collega del giovane a sbollire la situazione. Siamo di fretta. Abbiamo un treno da prendere per Napoli e dobbiamo andare. Che rabbia! Il giovane insiste comunque di avere ragione. Nega di essere razzista perché: "sa, ho parenti africani". Lo rende ancora peggio. Ma lui non capisce comunque. Lo invito a tornare a scuola. Quel livello di ignoranza è pericoloso particolarmente in questi tempi di Salvini. 
Vi aggiornerò!
Rome Airport. I exit the plane, on arrival from London and move towards the customs barrier. At the two entrance areas for passports: European citizens and all other passports, I move towards exit for European citizens. I am with Julie Bindel. A young customs man stops me and say I must go to the other exit for other passports. I tell him I am in the correct queue. He insists and asks to see my passport. I refuse. "I can read, you know!" I tell him. He doesn't understand. Julie asks him why he stopped only me and not her or anyone else. He replies that I am in the wrong queue. I ask why he thinks I am in the wrong queue. "You're black. You can't be European!" Really?!!! Racist! We react strongly and Julie gets her phone out to start filming. A colleague of the young man, who realises what was about to happen quickly moves in and threatens to arrest Julie! We're in a hurry. We have a train to catch for Naples. The anger of it all! The young man insists he's right anyway. He denies being racist because, " you know, I have African relatives!" That makes it even worse. He doesn't understand anyway. I advise him to go back to school. That level of ignorance is very dangerous especially now in the Salvini era.
More to come!
Lei nel suo post di denuncia su Facebook fa leva sull’ignoranza e mancanza di cultura del ragazzo, ma fa anche riferimento a Salvini. Perché?
«In questo momento ci sono delle affermazioni da parte di Salvini che mi preoccupano. Una persona in una posizione autorevole come la sua e che fa certe affermazioni sembra non rendersi conto di quanto impatto abbia. Le “persone comuni” si sentono in diritto di potersi comportare così anche loro nel quotidiano, perché è un modo di fare ormai sdoganato. Poi certo, hanno anche già una certa predisposizione a discriminare gli altri, è già insita in loro».

Da quanti anni è in Italia?
«Sono in Italia da quasi 27 anni».

Ha notato un cambiamento nell’approccio agli stranieri?
«In quest'ultimo periodo comincia a preoccuparmi molto, prima no. In passato ci sono stati alcuni episodi poco piacevoli, ma non ho mai avuto paura di vivere alcune situazioni quotidiane. Adesso però il clima è cambiato, basti vedere come si son permessi di aggredire persone come l’ex ministro Kyenge, piuttosto che l'onorevole Boldrini».

Però sarebbe più accostabile alla misoginia che al razzismo.
«Sì, anche. Vengono perpetrate entrambe».

All’estero le sono mai capitate situazioni simili?
«È la prima volta che mi succede una cosa simile. Sono stata in Paesi dell’Est dove ci sono pochissime persone nere - e quindi c’è maggiore tendenza a notare la differenza - ma non ho mai avuto paura. Sono rimasta molto scioccata da quello che è successo a Roma, perché quel ragazzo, molto giovane peraltro, non aveva bisogno di dirmi dove dovevo andare: c'erano le indicazioni. Inoltre il continuo riferimento alla mia pelle era da razzista».

Denuncerà questa persona?
«Sì, sono stata contattata dal direttore della dogana che si è sentito chiamato in causa e a lui è dispiaciuto molto quello che è successo. Vorrebbe capire chi sono queste due persone».

Oltre a questo, lei sporgerà comunque anche denuncia presso le autorità competenti?
«Sì, esatto».

Lei ha fondato l’associazione Iroko, che aiuta le donne vittime di tratta e di violenza. Come associazione cosa offrite?
«Noi ci occupiamo di donne vittime di tratta e di violenza. Abbiamo due case di accoglienza e accompagnamento ai servizi: facciamo tutto quello che serve per aiutarle a uscire e per allontanarle dalle condizioni di difficoltà in cui si trovano. Aiutiamo anche cittadine italiane, specialmente le vittime di violenza domestica».

04/09/18

non esistono più i dandy ed i libertini \ casanova di una volta . il caso di Federico Pesci.



da



Lo vedete questo “campione”? 
Si chiama Federico Pesci.
È uno dei tanti Peter Pan che popolano questo paese. Uomini cosiddetti che si credono eterni ragazzini. Potere dei soldi che il buon Pesci amava ostentare, prassi sempre più diffusa in questa povera Italia, in quel di Parma dove il nostro ha la sua catena di negozi di abbigliamento.
Belle macchine, moto, locali e la neve. Tanta neve. Non quella delle piste di Sci, ma quella delle piste di Coca.
Sono tre giorni che pensavo di leggere post indignati e schifati.
Nulla. Questo fenomeno (di anni 46) , ha convinto una ragazza di 21 anni a uscire con lui. Fin qui nulla di strano. L’ha attirata dicendo che voleva farla lavorare per suoi brand di moda (quanti ce ne stanno pure a Napoli di cialtroni così...). L’ha portata in un bel locale, hanno bevuto. Poi se l’è portata a casa.
Dove l’ha stuprata e picchiata per ore con la complicità di un altro pezzo di merda, noto per essere il suo pusher di fiducia.
Da giorni leggo “se l’è cercata” (la ragazza) “doveva aspettarselo” (sempre la ragazza) ecc ecc.
Come se una ragazza che accetta di uscire con uomo deve essere per forza stuprata, drogata e picchiata. Non si può concludere una serata con un bacio o anche con un consenziente rapporto sessuale. No.
Se una ragazza di 21 anni esce con un uomo di 46 deve “aspettarsi” qualsiasi cosa.
Come al solito l’Uomo è Figo qualsiasi cosa faccia, e la Donna è puttana. A prescindere.
Quando è stato arrestato il Pesci ha esclamato, non è uno scherzo, “ma perché cosa ho fatto di male? Io sono uno apposto!” Proprio così.
Pesci non è un immigrato nero e dunque questo post non avrà molti like e condivisioni.
Ma non importa. Voglio dire che a me quelli come Pesci fanno schifo. Di qualunque razza etnia credo religioso essi siano.
Più di loro mi fanno schifo quelli che scrivono “la ragazza se l’è cercata”.
E se la ragazza fosse stata vostra figlia?
Che tristezza.









soprattutto nel fatto che vedendo questo video ( ringrazio l'utente fb https://www.facebook.com/sonia.bonifacio.1 )







risalente a 40 anni fa nulla sia cambiato e che ancora bisogna lottare e che ci vuole una guerriglia culturale










Nel 1978 quattro uomini finiscono in tribunale per lo stupro di una 18enne. Ma, sotto processo, come spesso accade, ci finisce la vittima.

“Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Se questa ragazza si fosse stata a casa, se l’avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente.”


Sei registe femministe diressero il documentario RAI “Processo per stupro” che mostrò, per la prima volta, la realtà dei procedimenti per stupro e sconvolse l’opinione pubblica italiana. In 40 anni è davvero cambiato qualcosa?

12/05/18

Stuprata dal branco, il prof choc: «Nessuna violenza, sono sicuro che la ragazza ha goduto»



da https://www.leggo.it/esteri/news/ Venerdì 11 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 12:00




Non ci sono solo le mobilitazioni di protesta contro una sentenza giudicata troppo blanda. Il caso de 'La Manada' (la mandria in spagnolo), il gruppo di cinque amici che nel 2016, durante le celebrazioni di San Firmino a Pamplonaviolentò una 18enne, continua a far discutere e c'è anche chi ha difeso a spada tratta il branco, condannato a nove anni a fronte di una richiesta di 25 anni e sei mesi da parte della pubblica accusa. Uno di questi è un professore universitario, Luciano Mendez Naya, docente all'università di Santiago de Compostela.
L'uomo chiede l'assoluzione piena per tutti gli imputati, sostenendo che la sentenza sia stata ingiusta. E lo fa utilizzando parole forti, in un video pubblicato su Facebook: «Come fate a dire che è stato uno stupro? Quella ragazza era da sola e ubriaca, nessuno l'ha costretta a farsi abbordare dal gruppo. Sono sicuro che quella notte ha goduto, quindi non parlerei di violenza sessuale». Come se non bastasse, nel filmato registrato in casa il docente universitario rincara la dose poco dopo: «La ragazza, evidentemente, ha fatto sesso non protetto e ha deciso di denunciare il presunto stupro per avere più facilmente la pillola del giorno dopo. Siamo di fronte ad una vera e propria assurdità sociale, quei ragazzi andavano assolti ma alla fine sono stati condannati per evitare tensioni, la sentenza è il frutto di un accordo tra i giudici che sapevano benissimo che il massimo della pena fosse una richiesta inattuabile, ma evidentemente sapevano anche che un'assoluzione avrebbe generato proteste ancora più feroci». Luciano Mendez Naya, poi, ricomincia a negare la tesi dello stupro: «Magari abbandonarla in strada dopo quel rapporto sessuale di gruppo è stato un gesto poco elegante, ma non c'è alcuna violazione della legge».
Il video ha generato numerose polemiche, anche perché il docente universitario non è nuovo a commenti sessisti. Nel 2016, come riporta 20minutos.es, Mendez Naya era stato infatti denunciato per aver fatto apprezzamenti del tutto privi di eleganza sulla scollatura di una sua allieva.

  se  non lo sentite  ecccovelo qui preso  dal fb  del piutribondo figuro


la legge del contrappasso ci vuole per 💩🤮del genere . e qui mi fermo altrimenti m'abbasso ai suoi livelli

04/11/17

Basta con i porci veri o presunti alla Weinstein e le attrici ed attricette che pur di farsi pubblicità dopo vent anni denunciano il caso di mic di michela trevisan contro giuseppe tornatore



Alle  mie  amiche  e  utenti  donne dico:    di  non fermarsi al titolo  ma  di leggere  tutto   l'articolo  .,  2)  non sto   giustificando ne  assolvendo    tali uomini  . Infatti


bisogna  quindi  distinguere  tra   sporcaccioni\ maniaci  e   strupratori .
Sto semplicemrnte  ponendomi  tale  dubbio   , ma  un attrice  o  aspirante  tale  che  va  a  fare un proivino o  un audizione   , specie    quando  essa  è già  affermata   , potrebe  scappare  e dire  no  grazie  ?   ma  soprattutto    se  girano  voci  ed  avvisi    dalla stesse attrici o persone    del  gotha  dello spettacolo     come  

Courtney Love, in un'intervista del 2005, aveva messo in guardia le donne da Harvey Weinstein
Durante un'intervista, la moglie di Kurt Cobain aveva infatti detto: "Se Weinstein vi invita a una festa privata, non andateci"
  da  http://www.huffingtonpost.it/
16/10/2017 10:34 CEST | Aggiornato 16/10/2017 10:38 CEST

Mentre si allunga a dismisura la lista della donne abusate e violentate da Harvey Weinstein, c'è chi ricorda che la cantante Courtney Love aveva messo in guardia le star del cinema dal comportamento del produttore di Hollywood parecchio tempo fa e più precisamente nel 2005, 12 anni or sono. Come affermato su Twitter dalla stessa moglie del defunto Kurt Cobain, l'ex leader delle Hole è stata bannata dall'agenzia creativa americana CAA per aver consigliato alle donne, nel corso del red carpet per un film da lei interpretato, di non appartarsi da sole con Weinstein, se da lui richiesto.




"Non sono tra le sue vittime" ha comunque specificato Courtney Love, che poi ha linkato un articolo di TMZ, il sito di informazione che per primo ha recuperato l'intervista in cui la cantante parla male del produttore cinematografico.Nel filmato si vede infatti una giornalista che chiede alla Love di dare qualche dritta alle giovani ragazze che vogliono entrare a Hollywood. "Mi denunceranno per diffamazione se lo dico..." esordì l'interprete di Sid & Nancy, prima di proseguire: "Se Harvey Weinstein vi invita a una festa privata al Four Seasons, non andateci".
L'episodio è stato poi riportato da Asia Argento - che nei giorni passati ha accusato di stupro Weistein - sul suo profilo Instagram. Già nel 2001, comunque, la Love aveva parlato ai media dei gusti sessuali produttore, tanto che in un colloquio col New York Daily News la cantante sostenne che l'uomo non sarebbe mai andato a letto con lei in quanto donna non ebrea.Harvey Weinstein è accusato di aver abusato di almeno 33 donne, cinque delle quali hanno riferito di essere state violentate da lui. A causa dell'enorme scandalo che si è scatenato intorno alla sua figura, la Academy of motion, pictures, arts and sciences - che assegna i premi Oscar - ha deciso di espellerlo, mentre il produttore è stato lasciato dalla moglie, la stilista Georgina Chapman. Attualmente Weinstein si trova in una clinica riabilitativa per sesso-dipendenti in Arizona.

 che  dopo  20  anni    denunci  ?    come  il  caso  di




PEOPLE
Miriana Trevisan: "Scappai da Tornatore che mi spinse contro un muro"

  3\11\2017  da  http://www.repubblica.it/spettacoli/people/






L'attrice ha riferito a Vanity Fair un episodio di vent'anni fa: "Lui non si ricorderà ma io sì". La replica: "Respingo le insinuazioni, tutelerò la mia onorabilità"
PROTAGONISTI:miriana Trevisangiuseppe tornatore"È una storia di vent'anni fa. Probabilmente lui neanche se ne ricorda. Ma io sì. E ricordo anche molto altro". Miriana Trevisan, showgirl che ha esordito con Non è la Rai per poi passare a Striscia la notizia e La ruota della fortuna, ha rivelato a Vanity Fair un caso di molestie che coinvolge il regista Giuseppe Tornatore.
Si aggiunge quindi un nuovo nome a quelli coinvolti nelle rivelazioni seguite al caso Weinstein, il produttore americano accusato da un'inchiesta del New Yorker di violenza su decine di attrici. Dopo l'accusa a Weinstein, migliaia di donne - anche non famose - si sono fatte avanti raccontando la propria storia su Twitter con l'hastag #metoo. E decine di attrici hanno coinvolto altri colleghi, come Dustin Hoffman, accusandoli di molestie. Anche Kevin Spacey è stato travolto dalle accuse di un collega, accuse che hanno convinto/costretto l'attore a fare coming out.
"Vent'anni fa - racconta Trevisan - andai negli uffici di Tornatore. Era un appuntamento che mi aveva organizzato il mio agente. Non era un provino, ma un primo incontro in vista di un film in lavorazione, La leggenda del pianista sull'Oceano. C'era una segretaria che mi accolse ma poi se ne andò. Rimanemmo soli. Dopo qualche tranquilla chiacchiera sul film, quando ci stavamo salutando, il regista mi chiese di uscire con lui quella sera per andare a mangiare una pizza. Io risposi che avevo già un impegno, lo ringraziai e mi alzai per andarmene".
Continua l'attrice: "Lui mi segui fino alla porta, mi appoggiò al muro e cominciò a baciarmi collo e orecchie, le mani sul seno, in modo abbastanza aggressivo. Riuscii a sfilarmi e scappai via. Ero entrata sentendomi una principessa, a un passo da un sogno che si realizzava, pensavo 'forse farò un film con un regista premio Oscar' e sono uscita sentendomi uno straccio".

Marjane Satrapi disegna un logo per le vittime di abusi: è il pugno di Asia Argento


inRead invented by Teads"Sono lusingato che una giovane donna si ricordi di me dopo tanti anni", è la replica di Tornatore che aggiunge: "Io rammento solo un incontro cordiale, pertanto respingo le insinuazioni mosse nei miei confronti riservandomi di agire nelle competenti sedi a tutela della mia onorabilità".

23/09/17

quando il sessimo colpisce anche le donne e quando si mescola con il razzismo e la xenofobia il caso ed i commenti facebokkiani sull'intervento di elida Giulia Casati


Considerate la vostra semenza:fatti non foste a viver come bruti,ma per seguir virtute e canoscenza". »
( dante  Alighie Inferno  c20 vv.112-120  )

a chi mi accusa di essere sessista o sostenere il sessimo per i commenti del mio post  su  facebook  precedente (   https://goo.gl/ErVBZ9   ) sull'ennessima sparata razzista   mistra  stavolta  a sessimo ed  ad razzismo  sappia che il mio pensiero collima con quello di Edoardo Bizzarri ( che trovate sotto ) e se pubblico commenti sessisti e al limnite fra il razzisdmo e la xenofobia è perchè la mia bacheca  del mio accountr e  pagina   di  fb   è liberà ed aperta  a  tutti\e   ed  a  tutti  gli sfoghi   e  pi  concordo    con quianto dice    Dante   Alighieri     nel  20  canto dell' Inferno   uniche  regole   :  1)  ciascuno  è responsabile  in ambito  giudiziario     di  ciò  che scrive  .,  2) buon senso  e  rispetto 


Ho avuto la possibilità di leggere un post di una certa Elida Giulia Casati sullo stupro commesso da un migrante a Bergamo ai danni di un'operatrice.

L'immagine può contenere: sMS


Dopo aver letto questo post posso dire che la violenza di genere è commessa o comunque sostenuta anche dalle appartenenti allo stesso genere.
Sei una donna squallida, di scarsa morale e credo che la tua intelligenza sia paragonabile a quella di un sasso.
Di sicuro non ti auguro uno stupro abbassarmi al tuo scarso livello cerebrale non mi interessa ben che meno augurarti qualsiasi tipo di male a quello ci ha pensato già la sorte facendoti venire al mondo.



13/04/17

care donne II Treviso: "è lui", insegue e fa catturare l’uomo che l’ha stuprata Ventottenne s’improvvisa detective insieme al fidanzato e riconosce un giovane di colore: «È stato lui». Arriva la polizia

N.b
Indipendentemente   dall'appartenenza   etnica   del criminale  in questione  ,  questo  è l'esempio    che  " le  nostre " (  ma non solo  )  dovrebbero  seguire  sia    verso i  partner  ( vedere  prima url  sotto  )    sia   verso gli altri
   
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Treviso: "è lui", insegue e fa catturare l’uomo che l’ha stuprata
Ventottenne s’improvvisa detective insieme al fidanzato e riconosce un giovane di colore: «È stato lui». Arriva la polizia 




Lunedì notte era stata violentata, umiliata ed offesa per quasi due ore nei giardini di porta Altinia. Dopo la violenza, la polizia l’aveva soccorsa e all’ospedale i medici avevano confermato gli abusi. Ma lei, nonostante lo choc ed il peso di una così efferata violenza fisica e psicologica, non si è data per vinta ed ha voluto reagire, senza piangersi addosso per una cicatrice che l’ha segnata per sempre. Ha raccontato ai genitori e al fidanzato quello che era successo nella notte tra lunedì e martedì. E all’indomani delle dimissioni dall’ospedale, assieme al fidanzato, si è messa a caccia del suo violentatore. Ha battuto palmo a palmo la zona di via Roma tra i giardini di porta Altinia, Riviera Santa Margherita e i giardinetti di Sant’Andrea. In cuor suo sentiva che lì l’avrebbe trovato. E così è successo.Nel tardo pomeriggio di ieri, dopo qualche ora di ricerche, quando ormai il pessimismo stava per prevalere sulla sua forza di volontà, la giovane donna di 28 anni, che due notti prima, nei 
giardini di porta Altinia, era stata violentata (come confermerebbero i primi esami effettuati al Ca’ Foncello), ha riconosciuto in un uomo di colore il presunto autore degli abusi di lunedì notte ed ha chiamato la polizia. La donna, con il fidanzato, l’ha seguito a distanza, ha tentato di fermarlo, c’è stata anche una colluttazione finché, grazie alle indicazioni via cellulare, la pattuglia della squadra volante l’ha bloccato davanti all’Armeria Piacentini in via Roma. L’uomo è stato poi portato in questura a Treviso dove le procedure di riconoscimento e le verifiche da parte degli investigatori sono continuate fino a tarda sera.
Il fatto è successo pochi minuti prima delle 18. È nella zona dei giardinetti di Sant’Andrea che la 28enne trevigiana, assieme al fidanzato, riconosce in un giovane di colore colui che, tra le 23 e l’una della notte tra lunedì e martedì, l’ha violentata. La giovane prende il cellulare e chiama il 113. «Sono la donna che è stata violentata due notti fa, presto venite in Riviera Santa Margherita: l’ho riconosciuto è qui».
Dalla questura vengono fatte convergere un paio di pattuglie della volante. La 28enne, assieme al fidanzato, lo seguono a piedi e per telefono danno alla centrale le indicazioni sulla via di fuga. In Riviera trovano anche una pattuglia della polizia locale. Anche i vigili fanno la loro parte e si lanciano a piedi all’inseguimento del giovane di colore indicato dalla donna. Il fidanzato riesce anche a bloccarlo. C’è una breve ma violenta colluttazione. Lo straniero riesce a sfuggire. Ma la breve fuga termina in via Roma, davanti all’Armeria Piacentini dove gli agenti della polizia locale e i colleghi della questura, giunti nel frattempo sul posto, bloccano il fuggitivo che viene portato a bordo di una pattuglia della squadra volante nella sede di piazza delle Istituzioni, dove gli accertamenti sono proseguiti fino a tarda sera.




08/06/16

VI ABORRO… di © Daniela Tuscano

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Lo ammetto, vi aborro. Aborro voi, la vostra brutalità, la vostra (in)cultura dello stupro, la società di diseguali – dove la diseguaglianza è considerata nullità – che avete incubato, alimentato e cresciuto a dismisura. Aborro quel corpaccione chiamato maschilismo, l’origine d’ogni violenza, razzismo e discriminazione. L’aborro perché è morto, e voi lo sapete, ma ne mantenete artificialmente l’esistenza. Vi serve per conservare il potere. E per il potere siete disposti a tutto. Cioè al ginocidio. Ginocidio, sì. Perché voi, maschi impazziti e feroci, disprezzate il mio sesso. Da sempre. E io non voglio più capirvi. Non voglio più capire un mondo che si reputa progredito berciando contro i roghi di Daesh e poi impugna una penna per chiedere a un giudice di non punire il figliolo, stupratore sì, ma per soli venti minuti, preda dei fumi dell’alcool e d’un’imprecisata “promiscuità” (palese, fra le righe, l’accusa alle femmine troppo libere, quindi tentatrici). Non voglio più capire un mondo – il vostro, fatto a vostra immagine, somiglianza e prepotenza – in cui ci s’interroga se una violenza durata una manciata di minuti sia effettivamente violenza. Non voglio più capire il mancato conato di vomito davanti all’infamia di siffatta domanda. Vi aborro perché m'avete costretta a rivelare qualcosa di molto, troppo intimo. Prima un’aggressione – in tutto, durata una quindicina di secondi – e prima ancora, quand’ero giovanissima, un’aggressione se possibile anche peggiore.
Quanto sarà stato ? Forse un quarto d’ora.

 Un quarto d’ora e quindici secondi che mi hanno rovinato, per sempre, la vita. Che mi hanno deturpato e rubato anzitempo la giovinezza. Chi mai potrà ripagarmi? Voi siete preoccupati che il vostro figliolo maschio non possa più andare agli allenamenti, che non trovi un lavoro, che non mangi più. Quello v’importa, e nient’altro. Non voglio più capire un giornalismo che definisce “timido autista di provincia timoroso di diventare padre” un tentato uxoricida e figlicida. Aborro la
vostra stupidità. Niente di più pericoloso. Non è soltanto inumana. È pre-umana. Molto peggio. Con questa pre-umanità avete dominato il mondo. Asservendo e negando tutte le dimensioni esistenziali diverse dalle vostre. Negando la donna, avete negato dignità al nero, all’indio, all’immigrato, al gay/lesbica, allo schiavo – che mai avrebbe dovuto essere schiavo -. Ma anche alla natura, all'ambiente in cui vivete. E avete dato vita a un sistema economico basato sullo sfruttamento e l’accaparramento. Avete costruito un Dio maschio, leggi maschie – quelle leggi per cui, ancora adesso, lo stupro è un’inezia la cui entità va conteggiata in minuti, le donne eterne inferiori indegne di votare, compiere determinati lavori (le avete però ritenute sempre degne di salire sul patibolo – Olympe de Gouges insegna! – anzi con loro avete esercitato il massimo rigore fino ad attribuirle responsabilità per reati inesistenti e perversi), accedere a ordini religiosi, comparire nei testi scolastici, ecc. – alle quali non si può derogare, pena la morte: e infatti uccidete. Non potete tollerare d’essere abbandonati, la donna è vostro esclusivo possesso. E non solo lei: mentre scrivo mi giunge la notizia che, nel mio Paese, due cosiddetti “padri di famiglia” (naturalmente, secondo la stampa maschia, sempre tale pur se scritta da donne asservite, dipinti come uomini modello, affettuosi, teneri ecc.) non si sono accontentati di assassinare le loro compagne, ma pure i figli; è la logica della roba. “Roba mia, vientene con me”: a volte vi suicidate (in molti altri casi fingete soltanto, nella speranza dello sconto d’una pena comunque lieve) e dietro di voi non deve rimanere nessuna e nessuno. Come nell’antica Roma, come dappertutto: siete voi, l’origine e il fine (la fine) di tutto. Vi siete nominati Dio: siete blasfemi. Vi aborro perché nemmeno in questo frangente vi ho sentiti solidali. In qualche caso ci avete addirittura irrise. Una donna non lotta mai solo per sé stessa, ma si sente umanamente, umanisticamente vicina a tutti gli oppressi. Ma che cosa accade a quegli uomini oppressi, una volta liberatisi delle loro catene? Ci sono vicini? Condividono le nostre battaglie? Sanno capirci, amarci? Si rendono conto che le violenze sessiste sono una questione di cultura e non fatti privati di cronaca nera ? A me non pare. Vorrei essere smentita. Ma pubblicamente, apertamente. Lucidamente. È bene che quella lettera vergognosa sia stata vergata da un padre. Un padre wasp.

Essa mette definitivamente a tacere anche quell’autolesionismo femminile per cui, se un figlio è criminale, la colpa ricade sull’incapacità della MADRE [ Un esempio recente di questa mentalità si trova qui: http://www.huffingtonpost.it/milene-mucci/madri-figli-maschi-uomini-violenti-_b_10219426.html , cui ho fatto seguire una replica http://culturaalfemminile.blogspot.it/2016/06/sbagliata-di-daniela-tuscano.html ]. I padri non compaiono mai sul banco degli imputati, pur essendo sempre stati considerati i capifamiglia, le guide morali, spirituali ecc. Insomma, la solita storia: tutti i privilegi, nessun dovere, nessunissima responsabilità. Lo ammetto, vi aborro. Per lo stesso motivo per cui vi ho amati. Proprio perché vi ho amati. Ma non si può continuare ad amare chi ritiene degradante chiedere perdono.

23/07/15

L’ANNO ZERO © Daniela Tuscano

la sdentenza in questione
https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/07/23/firenze-testo-sentenza-di-assoluzione-per-stupro-di-gruppo-alla-fortezza-da-basso/



Non mi dilungherò troppo. L’ho già fatto in altre occasioni. Con quali risultati, è facile verificarlo.


Non ho letto per intero l’ignobile sentenza assolutoria dei sei stupratori fiorentini (quindi italiani, di buona famiglia, cattolici). Né l’affranta lettera aperta della ragazza, oggi ventinovenne. Non ne avevo bisogno. Lei è sola, disperatamente sola. Nessuno potrà capirla, tranne un’altra donna. E non so se potrà bastarle.
Non doveva scrivere. Non doveva discolparsi. Non doveva giustificarsi.
 Eppure è stata spinta – da sé medesima – a farlo. Ognuna di noi, nelle sue condizioni, si sarebbe comportata come lei.
Non ho letto, perché già so. Quando, tra le motivazioni dell’assoluzione, si ricorre alla “leggerezza” della vittima, ai gusti sessuali, alla presunta promiscuità, all’abbigliamento, allo stile di vita, già sappiamo tutto. Siamo all’anno zero della storia. Il tempo non esiste, non si muove mai, in una società fondata sullo stupro.
Logica suggerirebbe: sì, ma sta’ un po’ attenta. Sì, ma potevi prevederlo. Sì. Ma questa logica, nella società dello stupro, rischia di diventare “troppo” logica. “Troppo” sensata. Soprattutto immemore. Perché sono millenni che le donne se la sentono ripetere. Perché lo stupro è vecchio, remoto. Perché lo stupro è diventato reato nella legislazione italiana solo nel 1996. E non nasce a causa
dell’eccessiva licenziosità delle donne. Nasce con l’uomo. Con la volontà di potenza, la brama di possesso, la superbia di sentirsi padroni d’un altro essere umano. Il maschio stuprava anche quando relegava la “sua” donna in casa. Anche quando la seppelliva sotto veli e coltri. Quando le impediva di studiare, di divertirsi e di peccare. Il maschio stuprava e stupra finché non si convincerà che chi gli sta dirimpetto (questa la traduzione dell’ebraico “eser kenegdo”, riferito a Eva nel Genesi) non è una sua appendice, non un suo possesso, non un oggetto di cui disporre e sbarazzarsi a piacimento.
La società dello stupro non è solo quella che riduce il corpo delle donne a oggetto di piacere. È pure quella che le cancella dai libri di scuola, che nega l’originalità del loro genio. Che si ostina a definire con l’ossimorico “neutro maschile” professioni prestigiose svolte da donne. 
La società dello stupro è, ancora, quella dei media. L’abbiamo letto alcuni giorni fa, nell’edizione online del “progressista” Repubblica, a proposito d’una ragazza violentata in treno a Livorno: "La sua unica LEGGEREZZA è stata quella di sedersi in uno scompartimento senza nessun altro passeggero. E non ha potuto DIFENDERSI e CHIEDERE AIUTO durante la violenza" [corsivi nostri]. In altre parole: se l'è cercata. Che le giovani e le adulte sappiano: qualora si trovassero da sole su una carrozza, caso abbastanza frequente, si apprestino a cambiare vagone, o scendano una fermata prima, tanto qualche autobus (affollato, si spera: i taxi, meglio evitarli…) si troverà. Altrimenti, viaggiano a loro rischio e pericolo. Eterna, maledetta leggerezza di Eva peccatrice.
E s’ostinano a chiacchierare di raptus, come incredibilmente nell’ultimo, efferato delitto di Pesaro. In esso, oltre al sadismo s’aggiunge la blasfemia, la vittima essendo stata crocifissa – volontariamente, a sentire l’impudente assassino! – e poi sgozzata con tale furia da rasentare la decapitazione. Erano solo ragazzi, tre ragazzi. L’ucciso ha pagato cara la scappatella con la ragazza del… migliore amico. E prontamente i maggiori quotidiani titolano: delitto “passionale”; lei l’aveva tradito, lui ha perso la testa. Insomma, già s’insinua il sospetto che l’omicida non si sarebbe trasformato in belva umana, se la fidanzata gli fosse rimasta fedele. La donna diverrà, ben presto, la responsabile morale della mattanza.
S'addurranno altre motivazioni ancora: l’incapacità di sopportare una delusione, di gestire un fallimento - sia pure minimo, banale. E come stupirsene, in un mondo azzerato, liquido, basato sull’emozione momentanea, anzi, sull’istintualità? Dove quell’istintualità diventa diritto, pretesa, prepotenza, per il semplice fatto d’esistere?
Tutto vero; tutto ingigantito in mancanza di qualsivoglia altro valore. Ma, ancora, accentuato, ispessito diremmo, indurimento d’un male antico, il solito, il perenne, l’origine e metastasi della civiltà: la fallocrazia. E finché quest’ultima continua, pervicace, resteremo qui, fermi, petrosi, preistorici. Finché esisterà, la risposta non potrà essere che unanime: #Nessunascusa!

                                                             © Daniela Tuscano


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