da la nuova sardegna 11\4\2026
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11.4.26
La violenza e i giovani il confronto come antidoto. secondo crepet
da la nuova sardegna 11\4\2026
4.2.26
rimanere in silenzio o parlare dei violenza sulle donne ? il caso di Ylenia Musella
da Lorenzo Tosa
È stata colpita a più riprese al volto dal fratello, che poi le ha inferto una sola coltellata profonda alla schiena, fatale.Il suo assassino l’ha scaricata come un cane ancora viva davanti all’ospedale Villa Betania, ma per Ylenia non c’è stato nulla da fare. È morta in ospedale per le conseguenze delle ferite riportate.È morta per femminicidio, anche se la tragedia si è consumata in un contesto di degrado sociale profondo: mamma e patrigno si trovavano in carcere, per cui Ylenia viveva da qualche tempo col fratello 28enne nelle case popolari del rione Conocal, senza sapere che sarebbe diventato il suo assassino.Chi la conosce parla di “un sole sempre acceso”, una ragazza sempre sorridente, nonostante un contesto familiare e sociale difficilissimo.E forse - secondo le prime ricostruzioni - quel contesto non c’entra quasi nulla con quello che è accaduto, maturato invece tra le mura domestiche, in un copione molto più simile a quello che raccontiamo quasi ogni giorno quando parliamo di femminicidio.Di sicuro Ylenia oggi non c’è più.Ci uniamo al dolore e al cordoglio della famiglia e degli amici, di una citta'
Ora l'unica soluzione è quella del silenzio . Ero un po' titubante ad intrapendere quella strada perchè 1) il silenzio uccide due volte ed in casi come questo equivale ad essere indifferenti 2) non sempre usare il silenzio come arma di difesa psicologica davanti. a simili brutture ( metaforicamnte parlando ) o alle parole narrazoni tossiche come questa
dove si commenta il fatto che A Benevento un uomo di 38 anni, una guardia giurata, ha sparato alla moglie che è ricoverata in fin di vita, in gravissime condizioni.
Ma a farmi decidere il contrario oltre questo video
Ma soprattutto perchè Parlare di tragedie come qeste senza retorica e in maniera non tossica significa smetterla di descrivere questi atti come momenti di follia improvvisa o solo semplici "liti familiari" finite male. Spesso, come evidenziato anche in casi precedenti simili (come quello di Noemi Riccardi a gennaio 2026), si tratta di contesti segnati da violenze e soprusi pregressi già noti a parenti o vicini. Chiamare le cose con il loro nome — violenza di genere domestica — è il primo passo per rompere il
silenzio.
Infatti qui c' è Il dovere di non essere testimoni passivi Il caso di Jlenia, abbandonata ferita davanti all'ospedale, sottolinea l'importanza di intervenire prima che la violenza diventi fatale come in qiuesto caso appunto . Come agire allora ? Con:
- la denuncia in quanto essa non è un'opzione, ma una necessità: Il reato di maltrattamenti in famiglia è procedibile d'ufficio: chiunque sia a conoscenza di violenze può e deve segnalare alle autorità (Questura, Carabinieri o Procura).
- l'ascolto senza giudizio : Se sospetti che una persona vicina sia in pericolo, offri un ascolto attivo. Evita di chiedere "perché non te ne vai?", ma rassicurala dicendo: "Io ti credo, sono qui per aiutarti".
- Azioni concrete e immediate Per trasformare l'indignazione in prevenzione, è necessario conoscere e diffondere gli strumenti di protezione: Contattare il 1522: È il numero di riferimento per ricevere orientamento immediato. È possibile anche chattare via web se parlare a voce è troppo rischioso. Rivolgersi ai Centri Antiviolenza (CA): Questi centri offrono supporto legale e psicologico gratuito, oltre a percorsi di messa in sicurezza.Segnali Silenziosi: Impara e insegna il Signal for Help (mano aperta, pollice piegato e dita chiuse sopra) per permettere a chi è controllato di chiedere aiuto senza essere scoperto.
19.1.26
quando non si hanno parole davanti alla violenza efferrrata meglio il silenzio che dire le solite cose retoriche e scontate
opinioni o altri punti di vista di chi come G.Cassitta nel primo caso e di ( trovate qui in : « federica e le altre storia di una sconfitta » il primo intervento da cui ho preso la foto per il post e quello dello scrittore (e prof) Enrico Galiano contro i metal detector proposti da Valditara dopo il caso avvenuto a La Spezia, dove uno studente di 18 anni è stato ucciso a scuola da un coetaneo ) è più esperto me e ha conoscenze più approfondite di tali fenomeni rispetto a me , finisce per annoiare Meglio il silenzio . IL che non significa cinismo ed assueffazione ma tistezza e sconforto .
5.12.25
Procuratrice d'Ancona Monica Garulli, 'non tutti i casi di violenza sono uguali'
© Provided by ANSA
(ANSA) - ANCONA, 04 DIC - "Questa storia lascia l'amaro in bocca, non si possono trattare tutti i casi di violenza nello stesso modo. Credo che questo caso avrebbe meritato una corsia preferenziale, che nel caso in specie non c'è stata". Così la procuratrice capo della Repubblica ad Ancona, Monica Garulli, ha risposto alle domande dei cronisti sul femminicidio avvenuto ieri a Pianello Vallesina di Monte Roberto (Ancona).
Nazif Muslija, il 50enne principale sospettato e ancora ricercato, doveva frequentare un percorso per uomini maltrattanti della durata di un anno. Un percorso legato al suo patteggiamento a un anno e dieci mesi di reclusione per le aggressioni e i maltrattamenti alla moglie, Sadjide Muslija, trovata morta ieri con segni di violenza in casa. L'uomo aveva un anno di tempo per svolgere il percorso da quando la sentenza era passata in giudicato a settembre 2025: avrebbe dovuto fare incontri ogni due settimane per una durata totale di 60 ore. L'avvocato dell'uomo, Antonio Gagliardi, ha tuttavia affermato che "non c'era posto per l'uomo nell'associazione indicata dal percorso". La Procura sta preparando un fermo con mandato internazionale a carico dell'uomo, indagato per omicidio volontario.
"Io penso che nel momento in cui si individua una struttura deputata al percorso di recupero, per evitare il pericolo di recidiva bisogna comprendere qual è il pericolo di recidiva e differenziare i percorsi a seconda della gravità dei fatti. - ha aggiunto Garulli - Credo che questo caso avrebbe meritato una corsia preferenziale che nel caso in specie non c'è stata. La legge però non lo consente, perché il giudice quando emette una sentenza deve individuare e subordinare la sospensione condizionale della pena alla partecipazione al percorso. Poi c'è la parte dell'esecuzione che è rimessa a organi diversi da quelli giudiziari e non abbiamo possibilità di intervento. Lì andrebbero meditate le situazioni che hanno una valenza prioritaria, ma il giudice non può intervenire dando una corsia preferenziale, ma penso che sarebbe auspicabile. Bisogna modellare il trattamento in relazione alla gravità della situazione, bisogna che si consideri questo aspetto, che è un profilo sostanziale, non formale". (ANSA).
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2.10.25
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata n° LI : ECCO COSA FARE SE ENTRI IN CONTATTO CON L’AGGRESSORE METODI RAZIONALI ED ISTINTIVI
Leggi anche Da settimane non facciamo che ripetervi che l’obiettivo, nel caso in cui siate vittime di un’aggressione, non è comba!ere, [ a meno chje non sia costretto a farlo ] , ma liberarsi e scappare. Nel caso in cui però non possiate fare altrimenti e dobbiate entrare in contatto con un aggressore, è fondamentale tenere a mente alcuni concetti. Puntate sempre a zone sensibili come occhi, naso, gola, inguine e ginocchia. Usate un tono di voce forte: urlare può spaventare l’aggressore e attirare l’a!enzione di altre persone, che potrebbero darvi aiuto. Per difendervi usate quello che avete: borsa, chiavi, ombrello o uno spray legale.Se arrivate al conta!o, potete dare un colpo al naso con il palmo: spingete il palmo verso l’alto contro il naso.Provocherà un dolore immediato alla persona e vi darà la possibilità di scappare. Ancora, colpite l’inguine con il ginocchio: se l’aggressore vi è vicino, afferrategli le spalle o la testa e colpite con forza l’inguine. Avrete la possibilità di scappare. Anche un calcio secco al ginocvchio o allo stinco è semplice da eseguire: può far perdere equilibrio e perme!ervi di allontanarvi. A volete può essere prezioso liberarvi da una presa al polso
non tirate “contro” la forza, ma ruotate il polso verso il punto più debole della presa (tra pollice e indice) e tirate indietro. Guadagnerete secondi per scappare. In#ne, spingete con le mani il petto o il volto dell’aggressore. Sarà utile per creare distanza e guadagnare tempo prezioso per la fuga. Oltre alla fiicità, anche l’aspe!o verbale ha la sua importanza. Urlate comandi brevi e forti. Parole come “Lasciami!” e “Aiuto!” possono fare la differenza: rinforzano la vostra detterminazione e possono spaventare l’aggressore, ancora una volta perme!endovi di allontanarvi. Perché, non lo ripeteremo mai abbastanza, la vera vittoria è la fuga.
Vero quello che dice Antonio bianco esperto antigressione . Ma possono esserci dei casi in cui l'aggressore può reagire ai tuoi tentsativi di difesa no violenti . Infatti ci sono casi in cui urlare peggiora la situazione con un aggressore, è fondamentale adottare strategie più efficaci e sicure. Ecco alcune indicazioni basate su approcci psicologici e comportamentali : oltre a quest articolo « Scappare dal vortice di una persona aggressiva: 5 strategie efficaci » di https://studiolegalelavorospoltore.it/psicologia/ ecco altri 8 punti
1. Non reagire con la stessa intensità
Evita di alzare la voce o rispondere con rabbia.
Mantenere un tono calmo e controllato può disinnescare l’escalation.
2. Adotta una postura assertiva, non provocatoria
Stai dritto, ma non minaccioso.
Evita gesti bruschi o invadenti.
3. Usa frasi brevi e chiare
Comunica con fermezza: “Non voglio litigare”, “Mi allontano ora”.
Evita spiegazioni lunghe che possono alimentare la tensione.
4. Allontanati se possibile
Se sei in uno spazio pubblico o hai una via di fuga, usala.
Non restare in un luogo chiuso con una persona che mostra segni di aggressività crescente.
5. Non cercare di “ragionare” nel momento di furia
Quando una persona è sopraffatta dall’emotività, la logica non funziona.
Rimanda ogni discussione a un momento più tranquillo.
6. Riconosci i tuoi diritti
Hai il diritto di proteggerti e di non subire violenza verbale o fisica.
La consapevolezza dei propri limiti è un primo passo verso la difesa.
7. Cambia atteggiamento: da reattivo a proattivo
Preparati mentalmente a riconoscere i segnali di escalation.Impara a dire “no” con calma e decisione, senza entrare nel gioco dell’aggressività.
13.6.25
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto antiviolenza antonio bianco . puntata n XXX : NON SI PUÒ CIRCOLARE CON UN TASER NELLA BORSETTA! + autodifesa verbale
legale o illegale come strumento di autodifesa ( per chi vuole approfondire l'argomento consiglio questo articolo : « Taser: quando l'utilizzo è legale » di https://www.studiocataldi.it/ ) cìè di certo che come dice l’esperto anti aggressione Antonio Bianco nel Manuale di autodifesa del settimanale giallo
In Italia il taser non può essere portato con sé liberamente, a meno che non si sia in possesso di un porto d’armi che sia valido per la difesa personale. Si tratta di un’arma propria, vale a dire di un ogge$o il cui scopo principale è l’offesa alla persona, proprio come le armi da fuoco o altri strumenti la cui natura e realizzazione le rendono destinate a essere utilizzate per ferire. Questo, in parole povere, signifca che nessuno può passeggiare liberamente con un taser in tasca o nella borsetta, nemmeno per difendersi da potenzianli aggressori. Anche se si è in possesso di un porto d’armi, il taser non può essere portato con sé nemmeno per il semplice trasporto, come nel caso in cui ci si debba spostare da casa propria a un’armeria o viceversa. Occorre un porto d’armi specifico per difesa personale. Questo significa che lasua custodia e il suo trasporto sono regolamentati dalla legge sulle armi. Il porto d’armi, per fare chiarezza, è una licenza che permese di detenere e utilizzare armi da fuoco, ma non è sufficiente per il taser. In questo caso, è necessario un permesso specifico che ne autorizzi il trasporto e l’uso, come il porto d’armi per difesa personale. Lo possono usare invece le forze di polizia e i carabinieri, che sono autorizzati a portarlo con sé per l’esercizio delle loro funzioni, per respingere una violenza o vincere una resistenza, sempre nel rispetto della proporzione rispetto al pericolo. Ma perché tutte queste atteenzioni? Perché l’uso improprio del taser potrebbe causare danni collaterali che possono nuocere gravemente a chi viene colpito: per esempio l’impatto col suolo a seguito della scarica oppure il possibile aggravarsi di pregresse patologie cardiache. Come per tutte le armi, sono necessari una conoscenza profonda, una formazione e un addestramento specifici prima di poterle utilizzare. Gli effetti della scarica elettrica che deriva dal taser comprendono stordimento, confusione e un effetto paralizzante della durata di alcuni secondi: il tempo necessario per immobilizzare un sogge$o o fuggire da un’aggressione. Essendo studiato per sortire effetti temporanei e non permanenti, il taser viene quindi annoverato tra le armi non letali.Aggiungo,insieme ai link sotto per chi volesse approfondire l'argomento, ai consigli di bianco un altra forma di prevenzione o d'autodifesa conro la violenza di genere \ femminicidio è l'autodifesa verbale ovvero l'arte di gestire gli attacchi verbali, le provocazioni e le situazioni conflittuali attraverso l'uso consapevole delle parole, del tono di voce e del linguaggio del corpo, senza ricorrere alla violenza fisica. L'obiettivo è proteggere la propria integrità emotiva e la propria autostima,mantenendo la calma e, se possibile, preservando la relazione. Infatti è difficile credere che non sia capitato a quasi tutti di ricevere un’aggressione verbale, e non concordare sul fatto che si tratti comunque di un atto di violenza.
Imparare le strategie di autodifesa verbale è fondamentale perché le parole hanno un peso specifico e la loro forza non si imprime nella carne ma insiste, attraverso la sua eco, sull’aspetto emotivo delle persone, scavandoci lentamente un solco ampio. Un processo da cui sembra arduo sfuggire e opporsi, anche se in realtà ci sono dei metodi per sottrarsi a questo con efficacia. Dobbiamo imparare a difenderci da scomode situazioni, proprio per evitare che l’erosione psicologica porti a termine la sua funzione distruttiva che puà portare ad accettare violenze fisiche o ei casi più gravi al femminicidio o suicidio . E per iniziare si parte dall’allenamento all’autodifesa verbale. I sistemi per attivarla non sono difficili da adottare ma richiedono pratica: qui ne snoccioliamo alcuni per prendere confidenza col metodo ed evitare di sentirsi intimiditi.per chi ha fretta un video sintetico ma efficace
Ecco i principi Chiave:
- Rimanere Calmi e Lucidi: La reazione istintiva spesso è controproducente. Mantenere la calma è fondamentale per non farsi travolgere dalle emozioni e per poter pensare lucidamente a una risposta efficace. Tecniche come la respirazione profonda possono aiutare.
- Non Farsi Trascinare: Evita di cadere nella trappola dell'aggressore, che spesso cerca di provocare una reazione rabbiosa o spaventata. Non rispondere con insulti o aggressioni a tua volta.
- Empatia (ove possibile): Cerca di comprendere il punto di vista dell'altra persona, anche se non lo condividi. Mostrare empatia può diminuire la tensione e aprire la strada a una soluzione.
- Consapevolezza e Autostima: Riconosci il tuo valore e non lasciare che le parole altrui minino la tua autostima. La consapevolezza di avere gli strumenti per reagire ti rende più forte.
- "Morbido vince sul duro" (Verbal Jiu Jitsu): Ispirandosi alle arti marziali, questo principio suggerisce di deflettere e assorbire i "colpi" verbali, mantenendo il proprio equilibrio, anziché opporre resistenza diretta che potrebbe alimentare il conflitto.
e le Tecniche di Autodifesa Verbale:
- Ignorare o Non Rispondere alle Provocazioni: A volte, la strategia più efficace è non dare peso all'attacco, non alimentando così l'aggressore e facendolo sentire insignificante.
- Il "No" e la Consapevolezza: Impara a dire "no" in modo fermo e risoluto quando una situazione non ti agrada o ti senti a disagio. Sii consapevole del contesto e valuta se è opportuno partecipare a un dialogo o meno.
- Porre Confini Chiari: Stabilisci i tuoi limiti e comunicali. Ad esempio, puoi dire "Non accetto che tu mi parli in questo modo" o "Se continui a urlare, interrompo la conversazione."
- Ascolto Attivo e Parafrasi: Ascolta attentamente ciò che l'altra persona sta dicendo e poi ripeti con calma le sue parole per dimostrare che hai capito. Questo può disarmare l'aggressore e costringerlo a rallentare. Ad esempio: "Quindi mi stai dicendo che pensi che ho sbagliato in questo punto. Puoi spiegarmi meglio?"
- Domande Aperte: Fai domande che richiedono una risposta più elaborata di un semplice "sì" o "no". Questo può deviare l'attenzione dall'aggressività e spingere l'altra persona a riflettere.
- Distrazione e Ridefinizione: Puoi provare a distrarre l'aggressore cambiando argomento o riformulando la situazione in un modo più neutro o positivo.
- Il Complimento Imprevisto: Inaspettatamente, fai un complimento all'aggressore dopo un commento inopportuno. Questo può spiazzarlo e interrompere il flusso dell'aggressione.
- Disarmare con l'Accordo (parziale): Invece di negare in blocco, puoi concordare con una parte della critica, anche minima, per poi reindirizzare la conversazione. Ad esempio: "Capisco che tu possa sentirti frustrato, ma il modo in cui me lo stai dicendo non mi aiuta a capire."
- Umorismo (con cautela): L'uso dell'umorismo può stemperare la tensione, ma va usato con attenzione per non sembrare sarcastico o minimizzare la situazione.
- Prendere Distanza: Se la situazione diventa insostenibile o potenzialmente pericolosa, allontanarsi è la scelta più sicura.
- Documentare gli Episodi: Nel caso in cui la violenza verbale persista,e rischia o arriva alla violenza fisica tenere traccia degli episodi può essere utile per eventuali conseguenze legali o per dimostrare i modelli di comportamento dell'aggressore.
- Cercare Supporto: Non affrontare l'abuso verbale da solo. Parlane con amici fidati, familiari o professionisti (psicologi o psicoterapeuti). Il supporto emotivo è fondamentale.
- Considerare le Vie Legali: In caso di minacce o intimidazioni gravi, o se l'abuso verbale integra un reato (come la diffamazione o le minacce), è possibile sporgere denuncia alle autorità.
per approffondire
8.6.25
diario di bordo n126 bis anno III .Papa Leone XIV: "Penso con dolore ai femminicidi, la volontà di dominare sfocia in violenza"., Trova una bottiglia su una spiaggia, all'interno delle ceneri e un messaggio commovente: «È mia madre. Rilanciala in mare, sta girando il mondo»-. «Un uomo mi è caduto addosso mentre ero per negozi e sono rimasta paralizzata. È stato un trauma, ma così sono rinata»
Trova una bottiglia su una spiaggia, all'interno delle ceneri e un messaggio commovente: «È mia madre. Rilanciala in mare, sta girando il mondo»
«Un uomo mi è caduto addosso mentre ero per negozi e sono rimasta paralizzata. È stato un trauma, ma così sono rinata»
28.5.25
“L’ho uccisa perché mi aveva lasciato e non voleva tornare con me”. Ha confessato Alessio Tucci, 19 anni, il femminicida di Martina Carbonaro, anni 14.
riprendo il discorso fatto nel precedente post martina Carbonaro uccisa a 14 anni dall'ex . s'abbasa,l'età delle vittime e dei carnefici dei femminicidi
Lo ha fatto con queste esatte parole. Sempre le stesse usate da chi ha commesso tale reato.Come il copione macabro di ogni femminicidio.Quel senso di possesso malato e tossico che ritorna sempre identico. E che ogni volta
rifiutiamo di vedere, di sentire, di capire. Qualcuno dira Alessio Tucci non è un mostro ha avuto un raptus .No, troppo comodo, troppo facile. Alessio Tucci è un figlio sano del patriarcato amzi meglio di quella cultura ( ? ) latente in tutti noi controllata o estremizzatache considera la donna - in questo caso poco più che una bambina - una “cosa propria”, di cui disporre a piacimento.E, se non la può avere, la cancella fisicamente e psicologicamente , la sopprime, la uccide, perché nessuno all'infuori di lui possa “averla”.
- Maschi fragili, incapaci di amare, incapaci di accettare, incapaci di concepire il rifiuto, di leggere un’emozione.
- Ragazzi che non sono stati educati, ma solo viziati. A cui non sono stati dati dei limiti. o non si. riusciti a darli
- Cresciuti soprattutto le ultime due generazioni anni 90\2000 dai : social , dagli amici , dalla rete
- Figli di una famiglia assente da cui le hanno vinte tutte.
- Figli di una società ipocrita educazione sentimentale = gender ignorante e senza valori e spirito critico .
Da qui :
- Possiamo passare anni a inasprire le pene, a invocare ergastoli, a pretendere “chiavi buttate” e “punizioni esemplari”. Non lo perdonerò mai . , ecc
- Possiamo pertire da questa frase, spaventosa nella sua banalità del male, sull’educazione sessuo-affettiva, sul possesso, sull'alfabetizzazione emotiva dei maschi.
- Sul recupero di persone lasciate sole e senza regole.
- Possiamo provare ad agire direttamente sulle famiglie "educandoli" all'educazione.
- Oppure Martina resterà solo un nome e un numero nella contabilità dell’orrore.
Questo è Non c’è altra via , le leggi da sole non bastano siamo davanti ad in emergenza educativa . Cosa dobbiamo fare, scusate ul cinismo , che fra le vittime di femminicidio ci sia un familiare di qualche pro vita o di qualche pilitico di alto livello istituzionale ?
19.4.25
Manfredi Mangione, 17enne sfigurato per difendere un coetaneo: «Mi hanno distrutto il volto, ma non chiamatemi eroe»
la storia sotto conferma il primo articolo del diario di Bordo n 116 anno III . violenza nel mondo del calcio giovanile.,il nuovo antisemtismo "Israeliani nazi": vandalizzato il murale con Liliana Segre
Manfredi Mangione, 17enne sfigurato per difendere un coetaneo: «Mi hanno distrutto il volto, ma non chiamatemi eroe»
Roma, il 17enne: «Le scuse? Non ci tengo, c’è la cultura di chi picchia di più»
Ti vuoi presentare tu?
«Mi chiamo Manfredi Mangione,
ho 17 anni, e frequento il quarto anno del liceo scientifico
internazionale a Roma. L’otto marzo…».
Festa della Donna. Era un sabato.
«Poco dopo mezzanotte sono uscito da un locale e stavo passando con due amici per piazza Mancini».
Per chi non conosce bene Roma, si tratta del piazzale di fronte allo stadio Olimpico, dalla parte opposta del Tevere.
«Ero
vicino alla fermata degli autobus, quando vedo tre ragazzi grandi che
ne picchiano un quarto della mia età. Uno dei tre si limitava a dargli
qualche spintone, ma gli altri due ci andavano giù pesante. Calci e
cazzotti, cazzotti e calci. Lui cercava di muoversi all’indietro, ma
dietro c’era il muro. Era circondato e senza vie di uscita».
Lo conoscevi?
«Di
vista. Non era un mio amico. Perché lo stavano menando l’ho poi saputo
dopo. Aveva guardato una ragazza che stava con loro. O loro ne avevano
guardata una che stava con lui, non so. Cavolate da discoteca».
Sul momento che cosa hai pensato?
«Quando
ho visto che aveva del sangue in faccia, non ho pensato più niente. Ho
cominciato a correre verso di loro. Volevo separarli. Aiutarlo. Ma non
ho attaccato briga con nessuno: non è nel mio carattere e poi sarebbe
stato stupido, erano troppo grossi per me. Ho soltanto detto: Ragazzi,
calma».
E loro?
«Avevo ancora la bocca aperta su quel
“calma” quando ho sentito una frustata alla mandibola. Uno dei tre mi
aveva colpito da dietro con un cazzotto. Non avendo visto partire il
pugno, non ho potuto indurire la mascella e fare resistenza. Il colpo da
dietro è proprio un’infamata».
Sei caduto?
«No, e non
ho neanche perso i sensi. Pensavo di essere dentro un sogno e che a un
certo punto mi sarei svegliato. Sentivo scricchiolare tutta la bocca.
Ero sicuro che mi fossero saltati un bel po’ di denti. Poi ho cominciato
a barcollare e a sputare sangue. Gli amici mi hanno raggiunto e i
picchiatori si sono allontanati, così il ragazzo più piccolo è riuscito a
scappare».
Ti sembravano sotto l’effetto di qualche droga?
«Di sicuro avevano bevuto e fumato erba. Un bell’intruglio».
Che cos’hai fatto a quel punto?
«Ho
chiamato papà e appena tornato a casa me lo sono trovato sul mio letto.
Gli ho detto che avevo solo preso una brutta botta. Parlavo poco per
non fargli vedere che perdevo ancora sangue dalla bocca. Intanto però il
male aumentava, sentivo la mascella che “scalava” dentro le guance:
impressionante. Mi sono messo del ghiaccio e mi sono addormentato: è
stata l’ultima notte in cui sono riuscito a farlo».
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E al mattino?
«Mi
sono risvegliato col cuscino sporco di sangue. Ho detto ai miei: forse
dobbiamo andare in ospedale. Al pronto soccorso siamo stati sei ore in
sala d’attesa e ho avuto il tempo di raccontargli tutto. Poi è arrivato
il responso della Tac. Il medico mi ha chiesto: “Senti qualcosa sotto il
mento?” Mi tocco e mi accorgo di non sentire più niente. Rompendomi la
mascella, quel pugno mi ha spappolato il nervo che comanda la
sensibilità del labbro inferiore fino al mento. Non sento più né il
caldo né il freddo. Pensa che ho provato a mangiare un gelato e mi sono
sbrodolato come un bambino».
Ti hanno operato?
«Tre
giorni dopo, al Gemelli. Viti e placche dappertutto. E lì ho smesso
definitivamente di dormire. Ho capito che la forza dell’essere umano sta
tutta nel morso. Senza la possibilità di mordere ti senti impotente.
Sei come un cane con la museruola».
Riesci a mangiare?
«Solo vellutate e purè. Mi sogno un piatto di pasta anche da sveglio».
Oltre al dolore e alla fame, cos’altro provi?
«Col
passare dei giorni mi è cominciata a montare la rabbia. Perché non me
lo merito, fondamentalmente. Avrei voluto spaccare tutto, o almeno
urlare. E invece manco quello, perché avevo la bocca bloccata».
Quante possibilità hai di guarire?
«Potrò recuperare la sensibilità al 70 per cento, se va bene».
Che cosa pensi di chi ti ha conciato così?
«La
vendetta non fa parte della mia natura. Tanto sono sicuro che la vita
gli riserverà quel che si merita. Non è una minaccia, è una
constatazione. Ho fatto denuncia ai carabinieri, vedremo».
Se ti capitasse davanti?
«Gli
direi di chiedermi scusa. Ma se poi provo a immaginarmi la scena, sento
che non mi darebbe alcuna gratificazione. Sai che ti dico? Non me ne
importa niente. Secondo me, lui non sa neanche che cosa mi ha fatto.
Quella è gente balorda, chissà quanti cazzotti del genere ha tirato in
vita sua. In certi ambienti c’è ancora una cultura maschilista, l’idea
che il vero uomo sia quello che mena più degli altri per farsi
rispettare».
Lo rifaresti?
«No. Urlerei “c’è la polizia”, perché appena lo dici si spaventano subito e smettono».
Che cosa pensi di avere imparato?
«Prima
davo tutto per scontato. Adesso capisco quanto sia meraviglioso anche
solo poter masticare una noce… Poi ho imparato a diventare più paziente.
E quanto sia inutile e infantile mettersi in mezzo alle risse: rischi
di farti male, oppure di avere anche tu problemi con la legge. D’ora in
poi sarò più accorto nel valutare le situazioni. L’errore è stato non
calcolare quel che poteva succedermi. Spero non mi ricapiti più, ma se
mi ricapita, chiamo la polizia».
Hai visto la serie tv Adolescence, incubo di tutti i genitori?
«Non
ancora, ma la vedrò. Il problema della nostra generazione è che ci
sentiamo più grandi di quello che siamo. E infatti andiamo con i grandi
in discoteca».
A diciassette anni andavo anch’io in discoteca.
«Sì, ma al pomeriggio o alla sera?».
Al pomeriggio.
«Lo
vedi? Noi invece la sera, fino a notte fonda. C’è troppa voglia di
bruciare le tappe. E poi il telefono: ti sembra uno scudo, dietro cui
puoi fare il fenomeno. Invece ogni cosa che pubblichi ti si può
rivoltare contro da un momento all’altro».
Sei tornato a scuola.
«Sì,
ho voluto farlo, e poi avevo un’interrogazione di latino. Mi hanno
accolto bene. Non sono mai stato solo. Anche se mi sento solo».
E il ragazzo che hai aiutato?
«Sono riuscito ad avere il suo numero e gli ho scritto per sapere come stava».
Per sapere come stava lui?
«Mi
ha risposto con un bel messaggio: “Grazie. Per salvare la mia vita, ti
sei rovinato la tua. Quel che è successo a te stava per succedere a
me…».
Sei un piccolo eroe.
«Me lo hanno detto tutti
che ho avuto coraggio e che mi sono fatto male con onore. Ma non
scherziamo, gli eroi sono altri… Io di eroi non ne ho. Ho un mito: papà.
Però mi sa che gli devo dare più retta perché alla fine, scoccia dirlo,
ha sempre ragione lui».
1.2.25
anche le donne sono stalker e commettono violenze sugli uomini .
agli analfabeti funzionali e ai maschi alfa non fermatevi al titolo ma leggete tutto l'articolo
Caro Ulisse ,
ignorare o sottovalutare la violenzadelle donne, oltre a determinare un vuoto nelle
riflessioni teoriche e nei dati empirici relativi a una struttura relazionale evidentemente diffusa,
comporta anche il rischio di sottovalutare la necessità di interventi preventivi e di trattamento per tutte le vittime,sia uomini che donne. Non ti pare?
Antonio
Carissimo Antonio, mi trovi assolutamente d’accordo.Dobbiamo superare questo tabù che considera le donne angeli del focolare, creature delicate e dolci e quindi incapaci dicommettere violenze. Guarda ad esempio a copertina qui a sinistra di “Giallo” di questa settimana: c’è Alessia Pifferi, donna e mamma, che ha lasciato morire di stenti la sua bambina. C’è Rosa Vespa, una signora di 51 anni che voleva un bambino, ha !nto una gravidanza e ha rapito quello di un’altra donna. C’è Amanda Knox, che pur di levarsi d’impiccio in un interrogatorio che la stava stancando, ha calunniato Patrick Lumumba, il suo datore di lavoro e amico,
accusandolo di omicidio. E non gli ha mai nemmeno chiesto scusa! E poi la scorsa settimana ci siamo occupati di Chiara Petrolini, 22 anni, capace di nascondere due gravidanze, di uccidere due neonati e di seppellirli nel cortile di casa. E della professoressa che molestava gli alunni in una “saletta” nel modo più subdolo e perverso possibile. Come si può negare che la cattiveria e la violenza siano anche nell’animo delle donne? C’è un grande equivoco, in questi anni. Gli uomini temono che l’attenzione per i femminicidi metta sotto accusa tutta la categoria maschile. Si sentono toccati tutti, ci tengono a dire che loro sono “bravi”. Come se l’immagine degli uomini fosse messa in pericolo dall’innegabile presenza del fenomeno.
Spesso ti rispondono: ma anche le donne uccidono gli uomini.Ecco, sì, può capitare, ma molto più raramente. Perché gli uomini sono più forti fisicamente, ma anche perché di solito levittime sottomesse sono più facilmente femmine. Nel femminicidio scattano meccanismi di possesso e di volontà di prevaricazione che affondano le loro ragioni in qualcosa che ci
santo. Abbiamo decine di madri assassine, abbiamo ragazze che hanno ucciso i genitori, o le amiche, e per!no qualche serial killer femmina. E anche senza arrivare a questi estremi,molte donne maltrattano i loro compagni, i loro figli, sfruttano le persone, rubano, truffano, mentono, sono vendicative,stalkerizzano e tutto il resto. Per questo diciamo che siamo tutti uguali, nel bene ma anche nel male.
Non è una gara a chi è più buonoo più cattivo , e loro : non siamo a scuola con le due liste sulla lavagna . Questa “guerra” tra uomini e donne non ha e non dovrebbe avere davvero senso. Siamo tutti sulla stessa barca, tutti interessati a che sia fatta giustizia e che ci sia rispetto da ambo le parti . A prescindere da che sesso abbia chi commette violenza.
I GIUDICI GIUSTIFICANO UNO SPIETATO KILLER il caso di La condanna a 30 anni di Salvatore Montefusco per il brutale duplice omicidio della moglie e della "gliastra, Gabriella e Renata Trafandir
Sarà pure un personaggio mediatico e permaoso ma Robertàa Bruzzone stavolta ha ragione
La condanna a 30 anni di Salvatore Montefusco per il brutale duplice omicidio della moglie e della figliastra, Gabriella e Renata Trafandir, ha innescato una scia di polemiche condivisibili. A sconcertare è il punto di vista che sembra essere stato accolto dai giudici,cioè quello dell'assassino, che permea l'intero impianto motivazionale. Manca in maniera sorprendente una lettura critica dellaevidente asimmetria di
potere, soprattutto economico, tra l'assassino e le due vittime. Madre e figlia dipendevano economicamente dall'uomo che le ha uccise. L'omicida ha utilizzato quella dipendenza in una logica ritorsiva e rica!atoria, con intimidazioni continue, impedendo loro di lasciare la casa in tempo per salvarsi. E allora una domanda sorge spontanea: qual è il concetto di libertà femminile che trova applicazione nei Tribunali italiani ? Dove viene posto il confine tra controllo e violenza?
Infatti secondo l'analisi di Marilisa D’Amico Ordinaria di diritto costituzionale all’Università Statale di Milano
21.6.24
finalmente una Mamma denuncia il figlio per aver violentato una ragazza, la scoperta grazie a delle macchie antiaggressione sui vestiti
www.leggo.it 4 ora/e •
Il giovane di 29 anni accusato di aver violentato una ragazza di 18 anni tra l'8 e il 9 giugno scorsi a Pordenone, è stato arrestato grazie a una prova fondamentale fornita ai Carabinieri da sua madre. Come riporta il Gazzettino, il giovane è tornato nella notte a casa, si è spogliato e ha messo gli abiti a lavare.
Cosa è successo
La donna poi ha notato ampie macchie di colore fucsia sui vestiti che non riusciva a pulire. Diffuse le notizie della violenza, la donna ha messo in relazione ora e macchie, e ha capito che erano state causate da uno spray anti aggressione, e ha denunciato il figlio. Questi aveva già preso contatti per fuggire in Spagna.
1.3.24
Studenti che aggrediscono i prof a scuola ‘mamma e papà pagheranno fino a 10mila euro di multa’: arriva in Senato l’emendamento che cambia le regole
Per essere incisiva e non una semplice legge fattta solo per fare o di manzoniana memoria serve aggiungere alla sanzione economica anche l'obbligo con raddopiamento pecunario se non lo si frequenta un corso obbligatorio educazione alla legalità e alle diversità , da parte dei genitori
Tutti ci ricordiamo i numerosi episodi di aggressioni – più o meno violente – di qualche studente contro il professore di turno. Uno dei casi più recenti è il caso dello studente di 17 anni che ha accoltellato alla spalle la sua professoressa prima di entrare in classe. all’istituto professionale Enaip di Varese. E ancora la professoressa derisa da alcuni studenti in classe e colpita alla testa e ad un occhio a pallini di gomma sparati da una pistola ad aria compressa.
Il rischio di una multa fino a 10mila euro
Gli studenti che aggrediscono un professore, un dirigente scolastico o un membro del personale amministrativo della scuola rischiano una multa che può andare dai 500 ai 10mila euro. Lo prevede un emendamento depositato dal governo al Senato, in commissione Cultura, al ddl sulla valutazione del comportamento degli studenti. Il testo prevede che in caso di condanna per reati contro il personale scolastico nell’ambito o causa delle loro funzioni “è sempre ordinato” oltre al pagamento dei danni quello “di una somma da euro 500 a euro 10mila”, appunto, come “riparazione pecuniaria” per “l’istituzione scolastica di appartenenza della persona offesa”.
Cosa prevede l’emendamento depositato in Senato
L’emendamento è relativo a “chiunque aggredisca un professore o un dirigente nelle sue funzioni o a causa di esse” e condanna “i reati commessi in danno di un dirigente scolastico o di un membro del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario della scuola a causa o nell’esercizio del suo ufficio o delle sue funzioni”.
Video correlato: Scuola, fino a 10mila euro di multa agli studenti che aggrediscono i professori (Mediaset)
Titolo di riparazione pecuniaria “La sospensione condizionale della pena – si specifica – è comunque subordinata al pagamento della somma determinata a titolo di riparazione pecuniaria, fermo restando il diritto della persona offesa all’eventuale risarcimento del danno”. Il termine per la presentazione dei sub-emendamenti alla proposta di modifica in commissione è stato fissato a martedì.
Giornalismo. d'accatto e sempre più trash il caso Garlasco
Lo so che come me , che seguo il caso fin dall'inizio tale caso di mala. giustizia . e seguo la. cronaca nera soprattutto quel...
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ecco come dicevo nel titolo perchè guarderò anche le paraolimpiadi .In attessa d'esse un nuovo sunto con aggiunte a qua...
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iniziamo dall'ultima news che è quella più allarmante visti i crescenti casi di pedopornografia pornografia...
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Come già accenbato dal titolo , inizialmente volevo dire Basta e smettere di parlare di Shoah!, e d'aderire \ c...






