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venerdì 20 febbraio 2009

Fuori dai denti

IMPORTANTE. Il seguente post è "politicamente scorretto". Ne sconsiglio pertanto la lettura ad anime candide, pretonzoli, suscettibili e deboli di stomaco.


 




La minigonna. Già detto tutto, e da tempo. In un certo senso, m'annoio anche. Massì, l'ultimo mio intervento riguardo all'emergenza stupri s'intitolava Tutto nella norma ma molte volte, in passato , mi sono occupata di quest'efferato crimine ben sapendo che non poteva essere risolto con inefficaci e ridicole ronde, naturalmente solo per le belle ragazze secondo il nostro ineffabile "Mr. President", perché le racchie non corrono alcun rischio, solo alle bonazze si mettono addosso le mani (e qualcos'altro), e in fondo, chissà, gli piace pure. Perché alla fine, sempre lì si va a parare: le femmine se la cercano, la cosiddetta violenza, questo i maschi di ogni latitudine han sempre dichiarato, insegnato e soprattutto pensato - e pensano, nei recessi più torbidi della loro psiche.

"Ora t'insegno come trattare una donna!", avrebbe ringhiato il romeno della Caffarella al ragazzino sparuto che il suo compare teneva bloccato. E giù colpi, e spinte, e sangue, e merda, su una bambina di 14 anni. Così si fa i maschi, questo vogliono le donne: lividi e bastonate, e sbreghi, e poi via, basta, chiuso, quando il divertimento è finito.

Noi volevamo soltanto rubare, si sarebbe giustificato poi. Ma, ecco, lei portava la minigonna, era bella, accidenti. Insomma una "facile". Se porta la minigonna sicuramente ci starà. La femmina perbene le botte le piglia a casa, curva, china, madre mutilata di sozzi marmocchi. La ribelle, invece, che osa amoreggiare per strada, e io lì, io costretto a sbavare senza godermela, senza spartire con gli amici quella cosa che al mio paese, cazzo!... io padrone defraudato, io che potrei, ma come osa, svergognata, merita una lezione... e so come dargliela...





Non si obietti che trattavasi di balordi. I balordi sono nient'altro che la maschera dei normali. Un maschio islamico, colto, occidentalizzato, non resiste alla richiesta di divorzio della moglie stanca delle ripetute sevizie e, di fronte alla determinazione di quest'ultima, giunge alla risoluzione di decapitare la ribalda. Altri maschi all'apice della maschilità, i Talebani del Pakistan, quelli per cui sono peccaminosi anche gli uccelli canterini (non mi sorprenderei se un giorno decidessero uno sgozzamento in massa dei canarini), hanno ripreso il potere barattato per il piatto di lenticchie del quieto vivere da un altro governante maschio. Sarà solo la voce della bambina Tuba Sahaab , la poetessa undicenne che ha pregato per l'elezione di Obama, che attende Obama per mostrargli le condizioni di vita nelle sue contrade, l'inerme e indocile arma vincente contro la virile bestialità. Ma non accorgiamocene quando sarà troppo tardi. Oriente medioevale? Ma no. Qui in Italia lo stupro è reato contro la persona dal 1996. Poco meno di dieci anni. (Parimenti: il reato d'adulterio - solo per donne, of course - è stato abolito nel 1969, e così lo jus corrigendi; il nuovo diritto di famiglia risale al 1975; il divorzio legale è stato introdotto nel 1970.) Prima i maschi soprattutto "cattolici" si erano sempre opposti a questa modifica legislativa. Per loro, la violenza sessuale era (ed è) soprattutto un affare di pudicizia e di morale, come leggere il giornalino porno di nascosto dal prete (maschio, il divino è affare di uomini, parola di Ratzinger). Nonostante tutto, ci si è arrivati. Ma tanto non serve: gli stupratori di solito non si fanno nemmeno un giorno di galera, ed escono dal carcere come eroi.Si pensa alle ronde, ma educazione, zero. In questi anni l'immagine delle donne mutuata dai media soprattutto commerciali è stata quantomeno umiliante. Un continuo florilegio di sederi, seni rifatti, donzelle che allegramente passavano da un letto all'altro del potente di turno, ex veline compiacenti tramutate in ministre, messe alla berlina dal più becero e maschilista capo del governo degli ultimi quattrocento anni. Sbugiardato il femminismo come prodotto diabolico o sfogo da isteriche insoddisfatte, si è tornati a considerare la donna roba di rubello. Intanto il maschio sempre più debole, impotente, incattivito, riprendeva a sfogarsi a modo suo, in casa, con le fidanzate, sorelle, amiche. Sotto gli occhi indifferenti dei più. Finché si è trovato il modo di canalizzare l'esasperazione di tutti nella caccia al romeno assassino. Che resta tale, come qualsiasi disperato proveniente da paesi oppressi e a loro volta stuprati, ma che tuttavia non è il vero e ultimo problema. Quel "Giù le mani dalle nostre donne" inalberato dai neofascisti italiani a Caffarella, può infatti nascondere un retrogusto sibillino: "Alla roba nostra pensiamo noi". Insomma lasciatecele smanazzare a noi, le "nostre" cose. Ci appartengono. Lotte fra ladri.



Due bestemmiatori, anzi quattro. Con l'andatura ciondolona e gaglioffa del maschio sicuro di sé, uno degli assassini di Anna Politkovskaya è uscito baldanzoso dall'aula di tribunale, farfugliando un "Ringrazio Allah" per l'assoluzione. Un altro delinquente comune dall'identico sorriso gaglioffo, tal Cesare Battisti il cui omonimo si starà, adesso, rivoltando nella tomba, implora (ma forse sermoneggia) affinché l'italico governo "mostri il suo lato cristiano" e abbia compassione di lui. Dove invece Dio non ha ancora ribrezzo a mostrarsi, vale a dire in Austria, il vescovo Wagner (un nome, una garanzia) nominato dal "Papa" a capo della diocesi di Linz è stato costretto a dimettersi per le proteste non soltanto dei fedeli, ma addirittura della Conferenza episcopale austriaca. Secondo il prelato stimatissimo da Ratzinger, Harry Potter è un libro satanico, l'uragano Katrina - che nel 2005 devastò New Orleans - una punizione divina per l'immoralità della metropoli, gli omosessuali malati da curare. Nella sua parrocchia, inoltre, alle bambine e alle femmine in generale era vietato qualsiasi servizio liturgico, compreso cantare nel coro, privilegio riservato, per lui, solo ai maschi. I maschi piacciono molto, al maschio vescovo Wagner.

Qui l'avremmo accolto con pavesate di fiori. I cattolici austriaci, che son cristiani e non pagani, senza tanti complimenti lo hanno rispedito al mittente, cioè al sig. "Papa" che, a quanto pare, crede di trattare il resto d'Europa come il giardino Italia dove detta legge come un satrapo persiano.

Do you remember Williamson? Sì, il vescovo negazionista, cioè nazista come tutti i lefebvriani, quello riammesso dal "Papa" nella Santa Chiesa dall'oggi al domani, senza un briciolo di pentimento? Il governo argentino, dove monsignore risiede, l'ha dichiarato "persona non grata" e gli ha dato dieci giorni di tempo per togliersi di torno, dopodiché lo piglierà di peso e lo sbatterà fuori del Paese a calci nel sedere. Cosa dite, il mite Ratzinger lo destinerà presto alla cattedra di Ambrogio, per la gioia di tutti i milanesi?





Urla del silenzio. Due giorni fa gli umanisti si son dati appuntamento nel capoluogo lombardo per protestare, ancora una volta, contro lo scudo spaziale . Proseguono intanto, con successo, i preparativi per la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza . Ma invano ne cercheremmo notizia su giornali e tv. Eppure ci siamo. Ci siamo ancora. Non ci avrete.




Daniela Tuscano

martedì 5 agosto 2008

Senza titolo 740

E' morto un Eroe

A ottantanove anni si è spento Alexandr Solzhenitsyn. Sarà sepolto in un convento. Il cordoglio della Russia

 

Alexandr Solzhenitsyn è stato un grande scrittore, forse uno dei più grandi dell’ultimo secolo e le sue opere ci hanno permesso non solo di conoscere, ma di capire (la differenza non è da poco) le vicende russe a partire dalla Rivoluzione Bolscevica. Ma il vero grande merito di Solzhenitsyn non è quello di essere stato uno scrittore, ma quello di essere stato un Eroe. Un Eroe con l’iniziale maiuscola, come meritano di essere chiamati coloro che fanno di tutta la loro vita un unico ininterrotto atto di sublime eroismo. La sua testimonianza contro il comunismo - pagata con anni di campo di concentramento e con l‘esilio che per lui, innamorato della sua Russia, è stato forse più duro del Gulag- è nota. Meno noto è il fatto che la sua posizione non era fondata sui cosiddetti valori delle democrazie occidentali. Anzi, a differenza di altri dissidenti esiliati che, per convinzione o per interesse, si sperticavano in lodi per i sistemi politici occidentali, Solzhenitsyn non ha mai fatto mancare pesanti critiche per un Occidente che egli vedeva intimamente corrotto e fondato su “disvalori” che lo avrebbero condotto alla rovina. Questo non gli ha certo ingraziato i mass media occidentali.
Anche dopo il rientro in Russia Solzhenitsyn ha dimostrato la sua tempra di indomito combattente schierandosi contro Eltsin e la sua banda di oligarchi. Non più a rischio della vita, ma al prezzo di essere isolato e ignorato. Per poco però perché l’ascesa al potere di Vladimir Putin gli ha riconsegnato il ruolo di coscienza critica di un paese che lentamente sembra risvegliarsi da una malattia molto simile al coma. L’amicizia del giovane Presidente (oggi Primo Ministro) con il vecchio scrittore ha qualcosa di emozionante e simbolico assieme. E’ stata un vero e proprio passaggio del testimone; i valori profondi (un’intensa spiritualità cristiana, l’amore per la Russia, una concezione dello stato dove deve trovare posto un’Autorità a cui tutti possono fare riferimento, ma che non può essere messa in discussione) sono stati gelosamente conservati dal vecchio saggio e infine consegnati al giovane uomo politico. Il fatto che il vecchio saggio fosse un ex internato nei Gulag ed il giovane uomo politico un ex ufficiale del KGB ci racconta di quanto strani siano talvolta i disegni della Provvidenza. Non è un caso che Putin sia stato il primo a esprimere il dolore di tutta la Russia per la scomparsa di questo suo grande figlio.
Ma vi è una ragioni di più per piangere la scomparsa di Alexandr Solzhenitsyn.
Egli aveva capito tutto.
Da credente aveva capito che il mondo è un campo di battaglia tra le forze del Bene e le forze del Male. E aveva capito che, negli ultimi due secoli, le forze del Male sono costantemente all’offensiva. Il suo omaggio ai martiri di Vandea, accomunati alle vittime delle stragi comuniste,è fin troppo significativo. Egli aveva visto il filo storico che lega le vicende degli ultimi secoli.
Da russo poi si rendeva perfettamente conto che nella sua patria si gioca forse la partita decisiva di questa lotta tra il Bene e il Male.
La Santa Madre Russia contro le forze di satana, questa era la prospettiva di Alexandr Solzhenitsyn.
Ora egli ha finito la sua battaglia ed è davanti al Trono dell’Altissimo dove riceverà il premio che viene riservato agli Eroi. La Chiesa Ortodossa prima o poi lo proclamerà santo. Se un giorno, magari anche grazie all’intercessione di Alexandr, si ricomporrà la frattura tra Chiesa cattolica e Ortodossia anche noi potremo vederlo sugli Altari.

Mario Villani

Dal sito : www.appunti.ru

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