Visualizzazione post con etichetta omosessuali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta omosessuali. Mostra tutti i post

09/02/16

storie d'amore e di vita

la prima   è avvenuta  Battaglia delle arance   cioè al carnevale d'Ivrea  con proposta di matrimonio Alice Maestri e Matteo D'Alonzo saranno sposi. La proposta di matrimonio? Durante la battaglia, abbracciati sul carro dei Cavalieri del Re LO SPECIALE CARNEVALE


la seconda  è  una  di  quelle  storie  di "stepchild adoption" ( aborro tale termine , infatti lo uso  fra virgolette ,  perchè  è  un inglesismo usato   per  fare  fighi  e  inutile  perchè c'è  la traduzione  italiana   adozione   che   si adatta perfettamente  )   che dimostra   come le  adozioni  di coppie  omosessuali posso avvenire indipendentemente  dall'età dell'adottato



da http://coppie.valigiablu.it/fausto-ed-elvin-papa-a-50-anni/



                                                     Fausto ed Elvin, papà a 50 anni



Eivon aveva ventidue anni ed era arrivato a piedi dalla Germania. Si era fermato a riposare sul lungomare tra Pesaro e Fano. Abbiamo parlato. Era il 10 dicembre del 2012 quando è entrato nella nostra vita. Io e mio marito lo abbiamo ospitato a casa nostra. Ci siamo conosciuti. Abbiamo ascoltato per ore la sua storia e piano piano ci siamo accorti che la nostra famiglia si stava allargando. A più di cinquant’anni Fausto e io siamo diventati papà.
Eivon oggi ha 25 anni, ha vissuto momenti difficili nella sua vita e in noi ha trovato un luogo sicuro. Sei mesi dopo il nostro primo incontro è venuto a vivere a Fano. Qui ha la sua casa, il suo laboratorio da scultore, i suoi amici e la sua ragazza. Siamo orgogliosi di lui, lo sosteniamo nel suo lavoro e nei suoi studi. Né io né Fausto siamo i suoi genitori biologici, ma avremmo voluto adottarlo. Ci siamo sposati in Olanda nel 2008 e sei anni dopo abbiamo chiesto la trascrizione delle nostre nozze in Italia. L’allora sindaco di Fano, Stefano Aguzzi, ce l’ha concessa. È stato il primo caso nel nostro Paese. Non potevamo adottarlo e come famiglia abbiamo deciso di tutelarci con altri strumenti legali. Due testamenti olografi garantiscono, almeno sul piano economico, nostro figlio e la nostra coppia.
Fausto e io stiamo insieme da quasi trent’anni. Ci siamo incontrati in un cinema di Rimini il 13 settembre del 1987. Era una domenica. A quei tempi facevo lo showman in uno spettacolo di varietà itinerante. Lui lavorava a teatro. Da quel giorno non ci siamo più separati. Durante la sua tournée Fausto mi ha seguito per tutta Europa e due anni dopo ho deciso di raggiungerlo qui a Fano. Abbiamo deciso di sposarci nel 2006 durante un viaggio in Tibet, a Lhasa. Due anni dopo eravamo di fronte al sindaco di Schiedam, il paese in cui sono nato, per celebrare un matrimonio vero. Tornati in Italia abbiamo sentito la necessità di dare un segnale chiedendo la trascrizione delle nozze. Cosa che era anche avvenuta ma il prefetto di Pesaro ha chiesto al tribunale di annullarle. La nostra storia ora è arrivata alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Siamo due persone note in città, i nostri amici e i colleghi ci sostengono, molti di loro hanno partecipato alle nostre nozze in Olanda. Io non giudico nessuno e penso che ogni persona deve sentirsi libera di essere felicemente se stessa nella maniera che ritiene più opportuna.
(Pubblicato su Il Ducato)   Segnalato da:Andrea Periniù

Travolto da una valanga, viene trovato vivo dopo 6 giorni, sotto 8 metri di neve: "miracolo" in India


unionesarda  Oggi alle 10:23


                             Il ghiacciaio Siachen




Trovato incredibilmente vivo, dopo essere rimasto sepolto sotto la neve per sei giorni.
È il fortunato destino di un soldato dell'esercito indiano, travolto una settimana fa, assieme ad alcuni commilitoni, da una valanga, nei pressi del ghiacciaio himalayano di Siachen (a quasi seimila metri d'altitudine) al confine con il Pakistan.
L'incidente è accaduto lo scorso 3 febbraio e i soccorritori, visto il tempo trascorso e le temperature che oscillano tra i -20 e i -40 gradi, ormai disperavano di trovare sopravvissuti.
Invece è avvenuto quello che il capo delle squadre di ricerca, D.S. Hooda, ha definito senza mezzi termini come un "miracolo": il caporale Hanumanthappa Koppad è stato individuato, ancora vivo, sotto otto metri di ghiaccio e neve.



Il caporale "miracolato"



Le condizioni del militare - ora ricoverato in ospedale - sono gravi, ma i medici sono ottimisti.
Nessuno dei suoi commilitoni, una decina, è riuscito invece a salvarsi.

27/01/15

Ma chi lo ha eletto uno come Giovanardi: “Nessun olocausto dei gay. Dai nazisti solo persecuzione”


Lo striscione di Militia esposto fuori dal parco Rabin a Roma (ansa)
Come se  non bastassero i soliti  imbecilli  di Militia  e  simili ( vedere   nella  note  cosa  è successo a Roma foto a destra  )   ci  manca  anche  'stro cretino ,è a dir poco ,di Giovanardi   con le suie insulse  dichiarazioni  .Ora lo  so che parlare di questo imbecille è come sparare sula croce rossa ma  non riesco a rimanere impassibile a tali fesserie ed ignoranze . Infatti << leeggo  sul sito  di Gaywawe.it    più precisamente qui  <<   (... ) la posizione dei Radicali, che senza mezzi termini invitano Giovanardi a tacere una buona volta: “Noi di fronte a questa ennesima esternazione non possiamo che dire a Giovanardi: facevi meglio a stare zitto, almeno su questo >>




 Infatti

Dopo le dichiarazioni in cui venivano equiparati un bacio fra due donne al reato di atti contrari alla pubblica decenza,l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è tornato sul tema dell'omosessualità, con una ricostruzione storica 'personale'.
“L’Olocausto dei gay non c’è mai stato. C’è stata invece, questo sì, una persecuzione dei gay. Ma per essere chiari di Olocausto ce n’è stato uno solo, ed è stato quello del popolo ebraico, anche dal punto di vista legislativo, normativo; tutti elementi che hanno costituito l’unicità di questo terribile dramma storico”. Dopo le dichiarazioni in cui venivano equiparati un bacio fra due donne al reato di atti contrari alla pubblica decenza, il deputato del Pdl Carlo Giovanardi è tornato con una lezione di storia sugli omosessuali durante una intervista al programma Klaus Condicio condotto da Klaus Davi.                                                                                        [....]




Lo so   che rispondere   con  dei link   a   chi come Giovanardi e suoi simili (   rappresentati da questa  poesiola  sotto riportata  )

Quelli che...olocausto uguale foibe oh yes....
quelli che....mai stato l'olocausto..oh yes...
quelli che....per non scordare di ricordare ciò che non si deve dimenticare...oh yes...
quelli che....ma sarà vero? oh yes....
quelli che....metto il nastro nero..oh yes...
quelli che....rosa rossa su sfondo grigio..oh yes....
quelli che....il filo spinato...oh yes....
quelli che....quando c'era lui...oh yes....
quelli che....contrapposizione...oh yes...
quelli che....rosso o nero sempre morte è...oh yes...
quelli che....auschwitz non è una canzone..oh yes...
quelli che....revisionismo storico..oh yes...
quelli che....vuoi sapere la verità?...oh yes...
quelli che....islam uguale ISIS...oh yes...
quelli che....Salvini ha ragione...oh yes...
quelli che.....lo ha detto il TG1..oh yes...
quelli che.....c'era scritto su facebook...oh yes...



  che  affermano simile idiozie accertate dalla storia  sarebbe come dare le perle ai porci : Ma  me  ne frego e ricordo ed insisto fornendogli materiale  su tale  argomento  ( vedere  sotto  di più per ricordare il 27 gennaio nella sua diversità e a 360 ° non solo di un determinato gruppo etnico religioso  


 da  http://www.olokaustos.org/argomenti/homosex/index.htm   suddiviso  in   


  in particolare  io    riporto qui il 4  



Le porte dei campi di concentramento si aprirono per gli omosessuali molto presto: nel 1933 abbiamo i primi internamenti a Fuhlsbuttel, nel 1934 a Dachau e Sachsenhausen. Molte centinaia furono internati in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936 per "ripulire le strade".
Tuttavia le cifre - se confrontate con l'enormità dello sterminio degli ebrei europei - mostrano un atteggiamento apparentemente contraddittorio da parte delle autorità naziste. Vi è concordanza sulle cifre degli omosessuali morti nei campi di concentramento tra il 1933 ed il 1945: circa 7.000. Si trattava per la quasi totalità di omosessuali di nazionalità tedesca, poiché, a differenza degli Ebrei e degli Zingari, i nazisti non perseguitarono o cercarono di perseguitare gli omosessuali non tedeschi.
Campo di Sachsenausen: internati omosessuali (1938)

Sempre tra il 1933 ed il 1945 le persone processate per la violazione del Paragrafo 175 furono circa 60.000, di questi circa 10.000 vennero internati nei campi di concentramento. Gli altri furono condannati a pene detentive. 
Come si spiega questo apparente trattamento "mite"? 
I nazisti distinguevano tra "cause ambientali" che avevano condotto alla omosessualità e "omosessualità abituale". 
Nel primo caso il carcere duro, i lavori forzati, le cure psichiatriche e la castrazione volontaria erano ritenuti provvedimenti utili al reinserimento nella società. Nel secondo caso invece l'omosessualità veniva considerata incurabile. 
Il tasso di mortalità degli omosessuali nei campi fu del 60% contro il 41% dei prigionieri politici ed il 35% dei Testimoni di Geova. Un altro dato significativo è dato dal fatto che due terzi degli omosessuali internati morirono durante il primo anno di permanenza nei campi. 
Campo di Sachsenausen: internati omosessuali (1938)
Una transessuale tedesca che lavorava all'Eldorado. Ricadendo nella categoria degli "omosessuali abituali" e quindi incurabili, le transessuali furono le vittime più faciliQuesti dati portano a due conclusioni ancorché provvisorie. 
La prima: tra gli omosessuali internati un considerevole numero doveva essere rappresentato dalla fascia di "omosessualità abituale" più evidente e cioËdalle transessuali. La seconda: l'omosessualità "abituale" veniva considerata una malattia degenerativa della "razza ariana" e, per questo motivo, sugli omosessuali vennero condotti con particolare intensità esperimenti pseudoscientifici quasi sempre - come vedremo - mortali. In più, come emerge dalle testimonianze, l'accanimento delle SS contro gli omosessuali era particolarmente violento. 
Una transessuale tedesca che lavorava all'Eldorado. Ricadendo nella categoria
 degli "omosessuali abituali" e quindi incurabili, le transessuali furono le vittime più facili
A questo si aggiunga che i detenuti omosessuali - a differenza delle altre categorie --- secondo le numerose testimonianze assumevano un atteggiamento di rinuncia alla sopravvivenza con un tasso di suicidi (gettandosi sul filo spinato elettrificato dei campi o rifiutando il cibo) estremamente elevato.                              Più di altri prigionieri gli omosessuali subivano un crollo psicologico profondissimo. In un primo tempo gli internati in base al Paragrafo 175 erano costretti ad indossare un bracciale giallo con una "A" al centro. La "A" stava per la parola tedesca "Arschficker", sodomita. Altre varianti furono dei punti neri o il numero "175" in relazione all'articolo di legge. Soltanto successivamente, seguendo la rigida casistica iconografica nazista venne adottato un triangolo rosa cucito all'altezza del petto.
La vita nei campi di concentramento per i "triangoli rosa" fu terribile e seconda soltanto ai prigionieri ebrei. 
La storia di Heinz Heger in questo senso è illuminante. Heinz Heger era uno studente ventiduenne dell'Università di Vienna senza alcun impegno politico, non era membro dell'associazione studentesca nazista né di qualsiasi altra organizzazione. 
Cresciuto in una famiglia cattolica osservante ciononostante trovò in sua madre comprensione e accettazione per la sua omosessualità. Heinz non fece mistero con nessuno della propria omosessualità e gli effetti non tardarono a manifestarsi. Il padre venne licenziato e intorno alla famiglia si fece il vuoto a causa dell'arresto di Heinz per violazione dell'Articolo 175. A seguito dell'arresto il padre si suicidò lasciando un biglietto per la moglie con queste parole: "E' troppo per me. Perdonami. Dio protegga nostro figlio".
Arrestato nel 1939 Heinz venne processato e condannato a 6 mesi di prigione. Il partner di Heinz non venne giudicato per "disordini mentali". Trascorsi i 6 mesi ad Heinz venne notificato che su richiesta del Dipartimento Centrale di Sicurezza non sarebbe stato scarcerato ma trasferito al campo di concentramento di Sachsenhausen. Qui dopo essere stato malmenato come benvenuto e lasciato ore in piedi nel campo in pieno inverno venne sistemato nel blocco degli omosessuali che all'epoca ospitava 180 persone. In omaggio all'idea nazista che attraverso il lavoro duro si otteneva la "purificazione" i prigionieri erano adibiti a lavori pesanti senza senso come spazzare la neve a mani nude trasportandola su un lato della strada per poi essere costretti a portarla tutta sul lato opposto. 
A maggio del 1940 venne trasferito al campo di concentramento di Flossenburg dove rimase sino alla fine della guerra. 
 Con la liberazione dei campi da parte degli Alleati paradossalmente  ---- ma  questa  è un altra storia    sempre  di  brutture  che va   pero  al di la   dell'olocausto nazista iniziata  nel  lontano 187  e  finita  nel 1994   dopo  l'unificazione della Germania e l'abolizione del famigerata legge "Paragrafo 175"    --- [ corsivo  mio   ] i triangoli rosa non riacquistarono la libertà. Americani ed Inglesi non considerarono gli omosessuali alla stessa stregua degli altri internati ma criminali comuni. In più non considerarono gli anni passati in campo di concentramento equivalenti agli anni di carcere. Ci fu così chi, condannato a otto anni di prigione, aveva trascorso cinque anni di carcere e tre di campo e per questo venne trasferito in prigione per scontare altri tre anni di carcere.


 E  se   tali persone   prima d'aprire  quel cesso di bocca  oltre a  collegare il cervello  quando parlano    volessero saperne di più  ecco  un altro sito  su  tale argomento  ( cvioè l'olocaustoi nhellgay  nie lager nazisti  )   la pagina di di http://it.wikipedia.org/ 









23/01/15

Il documentario di Hitchcock e Bernstein sull'Olocausto Fatto a partire da filmati girati dai soldati, archiviato per 40 anni, sarà pubblicato nel 2015

 musica  consigliata  Ballade No.1 in G Minor (Op.23)

Potrebbe interessarti   anche  questa  buona  news  apresa  proprio mentre leggevo  l'articolo di ètratto il post  d'oggi 


Anne Frank: il diario diventa un fumetto

 

 

E  con questo  post  si conclude  , salvo colpi di scena e  ripensamenti dell'ultima ora , la mia serie  d'articoli \  post  e ricerche  sull'olocausto 


Pero  prima oltre  i link    dei post  precedenti   una premessa 
con cui  mi preme    chiarire   spero  una   volta  per  tutte   : A )    a   chi  scrive  via email   sia  che  abbai letto i tag  manifesto blog  e   faq  ma   (  e sopratutto a   quest'ultimi  ) che   lo hanno fatto   .,B ) con chi  mi segue o saltuariamente o   chi  ha trovato per la  1  volta    uno più link  dedicati a tale  argomento  scritti in questi    11  di blog    nei motori di ricerca  o su  social     che
 1)   non sono  , nonostante  le mie posizioni   critiche  sulla  politica delo stato israeliano  ,  antisemita  e  contro il polopoo ebraico  . e le mie amicizie  iscrizioni a ( pur  non condivendone  in toto alcuen  cose  )   a  gruppi  come https://www.facebook.com/ProgettoDreyfus ed  avendo  fra i contatti-  amicizie   alcuni\e   dir eligione ebraica ed israeliani 
2)  non intendo  sminuire  l'olocausto ebraico   cioè la Shoah  che  è il  peggiore    fra gli olocausti  in quanto iniziato  primna   degli altri ed  quello che  ha  avuto maggiore  numero vittime   . Ma solo  evitare  i media e  i  siti  internet   compresi i social  facciano passare in secondo   piano  o  peggio tacciono    gli altri  Genocidi  . Infatti  :  <<  Con il termine Olocausto (con l'adozione della maiuscola), a partire dalla seconda metà del XX secolo, si indica il genocidio perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti degli ebrei d'Europa e, per estensione, lo sterminio nazista verso tutte le categorie ritenute "indesiderabili" che causò circa 15 milioni di morti in pochi anni.Il termine olocausto viene principalmente utilizzato per indicare lo sterminio sistematico di milioni di ebrei da parte dei nazisti. In alcuni ambienti il termine olocausto viene usato anche per descrivere il genocidio sistematico di altri gruppi che vennero colpiti nelle stesse circostanze dai nazisti, compresi i gruppi etnici Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, malati di mente, Pentecostali (classificati come malati di mente), Testimoni di Geova, Sovietici, Polacchi e altre popolazioni slave (considerati nel complesso Untermenschen). Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime del Nazismo è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro milioni di prigionieri di guerra. Molti Rom usano la parola Porajmos o Porrajmos («grande divoramento»), oppure Samudaripen («genocidio») per descrivere lo sterminio operato dai nazisti

Ora   dopo la  premessa lunga ma necessaria   veniamo al post  

da 
 http://www.linkiesta.it/documentario-hitchcock-olocausto


È il 1945 e le truppe inglesi, oltre a combattere contro i soldati tedeschi in Germania, hanno un altro compito: girare filmati dei campi di concentramento liberati. La richiesta è del Ministero dell’Informazione britannico, che vuole realizzare un documentario — di propaganda, pensato per i tedeschi e non gli inglesi — con cui mostrare alla popolazione la realtà dei campi di concentramento.

Già nel febbraio del 1945 il regista Sidney Bernstein è incaricato di occuparsi di questo lavoro: prendere i filmati che arrivavano dal fronte e trasformarli in un film. E Bernstein, conscio della mole e della difficoltà dell'opera, chiede aiuto dell’amico Alfred Hichcock e i due si mettono insieme al lavoro sul documentario. Bernstein si occupa della regia, mentre Hitchcock scrive uno script per accompagnare le immagini e lavora con i montatori per scegliere i filmati e trasformarli in una narrazione coerente.
Il progetto, però, viene presto bloccato. Nell’agosto 1945 i rapporti politici tra Regno Unito e Germania sono già cambiati e il Ministero degli Esteri (non più quello dell'Informazione) invece di calcare la mano sui campi di concentramento, preferisce percorrere la strada della riabilitazione del Paese.
Da lì in avanti, il film rimane fermo negli archivi del Imperial War Museum per quasi quarant’anni e conosciuto semplicemente per il suo numero d’archivio: “F3080”. Il film esce dagli archivi solo nel 1984, quando viene proiettato in una versione incompleta al festival del cinema di Berlino. Poi, nel 1985, il programma Frontline della della rete statunitense PBS acquisisce i diritti per trasmettere il film e lo manda in onda, esattamente come è stato trovato, intitolandolo Memory of the Camps. Il film è ancora incompleto: manca la sesta e ultima bobina di filmato e il soggetto scritto da Hitchcock non è mai stato registrato. PBS chiede allora all’attore Trevor Howard di registrare la traccia sonora e manda in onda il film senza video nella parte conclusiva, montando la voce di Howard sopra immagini statiche.
Il film andato in onda è quello che si vede qui sotto, in una versione archiviata sul sito Internet Archive.
Nelle scorse settimane l’Imperial War Museum ha annunciato di aver restaurato la pellicola, anche recuperando da nuove fonti il materiale mancante della sesta bobina del film, e che lo pubblichterà nel 2015 in occasione dei 70 anni dalla creazione del film. Il curatore del museo, Toby Haggith, dice che «la restaurazione digitale fa sembrare il filmato molto vivo [...]. Uno dei commenti che abbiamo sentito più spesso [nelle proiezioni private del film] è che il documentario è terribile e acuto allo stesso tempo».

Un  film \  documentario come testimonia  anche rai3   nella puntata  d'ieri  speciale  27  gennaio   de la grande storia    che ha mandato anche un doumentario  sulle  vicende  di  questo film    dove  è spiegato  , causa   guerra fredda  fra  Usa- Urss   il perchè     si ebbe solo  fino a  quasi  60 anni  fa   una versione edulcorata  e  non completa    del documetario  , anche  se  vista  la   suia  forza e le sue prove  schiaccianti   leimmagini furono usate  come prova  al  processo di Norimberga 

15/10/09

Laici senza latino

E va bene, rieccomi al caso-Binetti. Che con la sua assenza al voto parlamentare ha permesso il varo dello scudo anti-evasori, che ha strillato contro i poveri Welby ed Englaro, che ha opposto, al contrario, un tombale silenzio-assenso alle missioni di "pace" in Medio Oriente, segno che c'è vita e vita, e d'altronde dulce et decorum est, pro patria mori: li attenderà una corona in cielo e di questa dovranno gloriarsi, e andarsene cantando da questa valle di lacrime, come eroi di Metastasio. Ma di fronte all'unico peccato che per lei conti, quello sessuale e omosessuale, poteva mancare? Poteva forse permettere una legge contro l'omofobia, elaborata, secondo lei, non per proteggere un gruppo sociale a rischio (anche ieri sono state selvaggiamente aggredite due ragazze), ma volpinamente studiata dalla fosca e potentissima lobby gay per permettere lo scempio del matrimonio sodomita? No di certo.


Detto, fatto: in trenta secondi è stata affossata una legge concepita in estenuanti trattative di un anno, e che possiedono tutti i Paesi civili. Il Vaticano e i giustizieri hanno brindato, per lo sbalestrato Piddì l'ennesima tegola in testa, tanto più che la Binetti, con candida perfidia, ha già fatto sapere che non uscirà dal partito, ma anzi voterà per il favorito dei tre segretari, Luigi Bersani.
Alla limpida analisi di Luca Telese, Il senso della Binetti per la laicità, non si può, oggettivamente, aggiungere nulla, anche perché quando sono costretta a ripetermi provo un'autentica irritazione; e la Binetti, come sapete, la conosco. Mi permetto solo una piccola postilla. Stando così le cose, risulta evidente che contrapporre alla deputatessa ciliciata i Grillini, le Luxuria e i Cecchi Paone non è solo inutile, ma nocivo; e fuori bersaglio. Il problema non è nemmeno la persona-Binetti, ma ciò ch'ella rappresenta: storia, pietra, spirito e non sesso, come s'illude lo sconsiderato Grillini. Affonda le radici in certo Medioevo penitenziale e flagellante, nel dolorismo secentesco (la sofferenza e l'astinenza come valori in sé), nelle orazioni di San Bernardo che, allo stesso modo di Bin Laden oggi, esortava il cavaliere cristiano a uccidere l'infedele non per cattiveria nei suoi confronti, ma "in odio a Satana"; similmente, Binetti sarebbe capace di condurre al rogo un individuo soffrendo con lui.La possiamo chiamare deviazione del messaggio cristiano, e lo è; per me, si tratta addirittura di bestemmia, tanto più grave poiché compiuta in nome di Dio: ma non si può negare che tale deviazione ha plasmato molte menti e molti cuori, e non conoscerne le ragioni storiche e sociali è imperdonabile. Piaccia o no, Binetti propone un'etica o, se vogliamo, una contro-etica, un'etica a rovescio: non le si può contrapporre la mancanza totale di etica, ma un'etica diversa, altrettanto forte, più forte, perché basata sull'umanesimo e non sull'anti-umanesimo. Sulla fiducia e non sul sospetto. Sulla carità e non sulla condanna. Su Cristo e non sul Papa.
Per questo Binetti teme di confrontarsi coi gay credenti, che non -sono solo gay, ma uomini e donne che vivono, lavorano, pregano e si prodigano per i loro simili; potrebbero metterla in crisi l'appello dei preti gayriflessioni di Geronimo Gentile, non gli sberleffi di Luxuria. E non alludo solo ai credenti: il laico Pasolini la zittirebbe in meno di un minuto, ma non è un caso che Pasolini, oggi, sia stato accantonato anche da chi dovrebbe contribuire più di altri a diffonderne il pensiero.Telese auspica che la Binetti sia "laicamente espulsa dal Pd". Lo desidero anch'io, ma bisognerebbe farlo in nome di un'etica, ora del tutto mancante. In altre parole: a certa laicità, oggi, manca il suo latino. E si avverte, purtroppo.



                                       Daniela Tuscano

14/05/09

Il caos


Comprendo la fatica del nostro Giorgio Schultze. A parte la normale campagna elettorale, è costretto a emettere comunicati tutti i giorni praticamente su qualsiasi argomento. Non che non sappia replicare (tutt'altro): è che, molto spesso, si ha l'impressione di dover ripetere delle ovvietà, all'apparenza assodate e lampanti per tutti. Ma così non avviene: non in Italia. Alla Camera passa il primo sì al cosiddetto "decreto sicurezza"; il Presidente del Con(s)iglio, per cinismo puro, rispolvera un frasario degno della "Difesa della Razza" ("Non vogliamo un'Italia multietnica": meglio i cretini puri, certo), fra l'altro anacronistico e surreale dato che siamo multietnici da diversi decenni, per non dire da sempre; e a Schultze non rimane che invocare l'aiuto dell'Onu contro questo "governo".


Schultze alla manifestazione per i rifugiati politici, 9 maggio 2009.


Così ci siamo ridotti: a rimediare figure barbine di fronte alla Comunità internazionale, ma noi "tiriamo diritto" imperterriti, col sostanziale silenzio-assenso di quelle forze che, in nome dei valori irrinunciabili, tempo addietro avevano fatto tanto strepito.


A quanto risulta, per il popolo del Family Day (chi lo ricorda più?), già clamorosamente latitante al tempo della pseudo-riforma Gelmini e del tutto indifferente al dramma della disoccupazione e delle ripetute ingiurie di Brunetta ai lavoratori (l'ultima, l'8 maggio scorso), il rispetto dei diritti umani fondamentali si può negoziare. Eppure anche in questo caso si sfaldano famiglie, probabilmente molte di più di quanto non avrebbero fatto i Dico; ma, da quelle parti, non si muove foglia. Tutto tranquillo, tutto a gonfie vele.


In realtà il card. Tettamanzi ha parlato, e bene, pochi giorni fa. Noi Siamo Chiesa invita il mondo cattolico a mobilitarsi sugli immigrati con la stessa passione impiegata in passato per il caso di E. E.. Ma la critica più sferzante alla complice passività dei cattolici arriva da un giovane cristiano (si noterà la differenza) d'una provincia sarda, che senza mezzi termini parla di "scelleratezza" del "governo". Per quanto ancora saremo tiepidi? Per quanto ancora fingeremo di scambiare la solidarietà col buonismo (particolare non indifferente, nella seconda metà del 2008 sono entrati il doppio di clandestini rispetto alla seconda metà del 2007, quando il Paese era guidato dall'aborrito Prodi)?


Guai ai tiepidi, promette infatti, implacabile, l'Apocalisse. Ma l'Apocalisse riguarda Dio. Qui contano interessi di bottega. E' vero, la Cei indirizza al Cavaliere qualche formale e sommesso rabbuffo, ma è noto che nulla e nessuno scalfirà il suo patto d'acciaio con la destra trionfante, almeno fin quando le converrà. Lo ha chiosato con efficacia una vecchia volpe clericale, Francesco Cossiga - in questi giorni impegnato assieme al fascista Ciarrapico a tuonare contro le coppie di fatto - a proposito della sospetta indulgenza del Vaticano verso le "scappatelle" berlusconiane: "Alla Chiesa importa molto dei comportamenti privati, ma tra un devoto monogamo che contesta certe sue direttive ed uno sciupafemmine che le dà invece una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupafemmine. Sant'Ambrogio disse non a caso 'Ecclesia casta et meretrix'" ("Repubblica", 10 maggio 2009). A parte l'utilizzo, classicamente diabolico, di ricorrere a citazioni sacre del tutto decontestualizzate, la "filosofia" vaticana è tratteggiata con lucidità e applicabile con disinvoltura a qualunque situazione.


E c'è altro. Impastocchiandoci coi deliri sui pericoli del "meticciato" i nostri inossidabili statisti ci stanno rifilando una rinnovata, massiccia dose di nucleare, in un periodo storico in cui tutti gli altri Paesi, Usa compresi, promuovono l'energia pulita. "Una decisione, oltre che pericolosa, sciocca e inutile - riflette ancora l'infaticabile Schultze. - Nucleare (e riarmo) non risolvono la crisi energetica, ma contribuiscono ad aumentare fame e disoccupazione, poiché il denaro speso per queste spericolate iniziative viene regolarmente sottratto ad altri settori molto più bisognosi".


Giorgio discuterà di questo tema oggi a Novara. Chi può, non manchi all'appuntamento.






*******


N. B.: Abbiamo ricevuto alcune lettere di cattolici riguardo alla posizione di Giorgio Schultze sull'omofobia. Essi sono sinceramente schierati a fianco degli omosessuali contro le discriminazioni e hanno sottoscritto e/o partecipato alle veglie, ma si dicono perplessi su alcuni passaggi riguardanti le unioni e la differenza sessuale. Essi non possono "non tenere conto dei testi di Genesi 1-2 riguardo all'importanza della polarità femminile-maschile che è anche esperienza comune, vissuta da tutti in qualsiasi epoca e qualsiasi cultura anche se con diversa intensità, e che oggi tende ad affievolirsi, quasi fosse una linea di demarcazione con confini labili e mutevoli. E' da notare che tale polarità resta anche nell'esperienza omosessuale e non solo per la definizione stessa di omosessualità come una mancata polarità" (don Valter Danna, Fede e omosessualità, ed. Effatà 2009). Si tratta d'un tema serio che troppo sbrigativamente viene accantonato se non ignorato dagli interlocutori. Un confronto serrato e onesto ci sembra la strada migliore per superare reciproche diffidenze. Invitiamo pertanto a contattare Giorgio a questo link, ponendogli tutte le domande del caso.

11/05/09

Diversa preghiera

In un modo o nell'altro, sempre a Cristo si torna. Correva il fatidico '79, l'alba del riflusso, anni terribili, come osservatori più adulti continuano a ripetere, ma io ero solo una ragazzina, barcamenata tra sogni colorati, puri e libertari, impegno e Renato Zero. E il "Fuori". Ne avevo notata qualche copia a casa di strambi amici, sempre conosciuti all'insaputa dei genitori, capelli lunghi, aria periferica, pomeriggi trascorsi a fantasticare di lotte e pace trangugiando cioccolata. Wojtyla, appena eletto, aveva quasi subito attaccato gli omosessuali: "moralmente disonesti", due parole terribili, una condanna senz'appello. Non capivo cosa significassero, se non per il sordo fragore che emettevano, ma so che quegli strambi amici non mi sembravano disonesti, anzi mi stavano simpatici e certo non ne provavo alcun timore.



Il "Fuori" riprodusse la copertina qui a fianco nel dicembre '79: un trucibaldo Giovanni Paolo II inchiodava alla croce un altro Gesù alla Guido Reni (ma si avvertiva pure un'eco della Deposizione con prelato di Manzù), iconografia ben nota, perennemente scandalosa, se si pensa che, in quello stesso periodo, "L'Espresso" ne pubblicava una analoga: solo che al posto del seducente giovanotto nudo stava una ragazza incinta e, in quel caso, il maglio della censura si esercitò senza remissione: un Cristo femmina, allora come oggi, continua a sembrare la più infame delle bestemmie. Persino peggiore d'un "sodomita".



Il "Fuori" gravitava nell'area radicale, ma per rappresentare il martirio dell'omosessuale non aveva trovato un'immagine più potente di lui, del Cristo. Gli omosessuali credenti, dal canto loro, esistevano. Quelli che conobbi io lo erano quasi tutti, con una fede più viva di quella, abitudinaria e tiepida, di tanti assopiti "regolari". Leggevano e scrivevano su quei fogli. Dove, sennò?



Oggi esistono ancora. Organizzano veglie, anche nelle chiese. Anche in quelle cattoliche. Tanto è cambiato, tanto è rimasto pietrificato. Il successore del pontefice polacco è, se possibile, ancor più accanito verso di loro; con un'intransigenza pervicace e medievale (proprio in questi giorni, in Terra Santa, ha dichiarato di voler stipulare un patto coi musulmani "in difesa della morale tradizionale" e, considerata la sua ossessione, sappiamo bene cosa leggere in tale formula).



Il "giorno del ricordo" è, per gli omosessuali credenti, il 17 maggio; tuttavia a Milano si comincia domani sera. Ed è riandando a quei pomeriggi di cioccolata, ingenuità e amicizia che pubblico il loro appello (sottoscritto anche da Tempi di Fraternità, il mensile di cui sono redattrice, e a cui hanno aderito gli umanisti), sempre con una calda emozione.



Daniela Tuscano





Risiera di San Sabba (Trieste): la lapide che ricorda le vittime omosessuali del nazifascismo.





Stanno per cominciare le veglie di preghiera in ricordo delle vittime dell’omofobia che si svolgeranno da lunedì 11 a domenica 17 maggio 2009, giornata mondiale per la lotta all’omofobia, in 17 città italiane, da Milano a Palermo, per lanciare un messaggio forte alle nostre Chiese e alla nostra società e per infrangere il muro di silenzio e d'imbarazzo che permane, su questo tema, nella nostra società e nelle nostre chiese.Le veglie, giunte alla loro terza edizione, quest’anno vedranno coinvolti ben quaranta tra gruppi, comunità e associazioni nazionali, tra cui segnaliamo Noi siamo chiesa (Nsc), la Rete Fede e Omosessualità (REFO), l’Associazione di genitori e amici di omosessuali (Agedo) e la Federazione Giovanile Evangelica Italiana (FGEI) oltre a credenti di diverse confessioni (cattolici, valdesi, metodisti, battisti e veterocattolici) che si ritroveranno in tante chiese evangeliche, ed anche in alcune chiese cattoliche, per pregare pubblicamente insieme a tanti laici, pastori e sacerdoti perché “chi ha paura non è perfetto nell’amore” (I Giovanni 4,18).Segnaliamo inoltre che, alla vigilia delle veglie, il gruppo Guado di Milano ha lanciato insieme al portale ecumenico "Il Dialogo" e con il mensile "Tempi di Fraternità" un Appello affinché “le chiese delle nostre città, le chiese che ci hanno generato alla Fede, sappiano levare sempre con forza la loro voce di condanna tutte le volte in cui una persona omosessuale viene aggredita, viene insultata, viene discriminata, viene esclusa per la sua specifica diversità”. L’Appello che può essere sottoscritto in internet all’indirizzo http://www.ildialogo.org/omoses/Omofobia_1240838169.htm, ha avuto tra i primi firmatari numerosi laici, sacerdoti, pastori evangelici, responsabili di gruppi e associazioni laiche e cristiane.Per maggiori informazioni sulla veglia e le iniziative collaterali potete visitare http://www.gionata.org/in-veglia/2009.html o scrivere a gionatanews@gmail.com


19/03/09

La festa del padre


Anniversario. Il 19 marzo 1994 cadeva di sabato. Lo ricordo benissimo perché, il giorno dopo, il placido, mite e sonnacchioso cristianesimo della nostra cittadina di provincia subì una sferzata imprevista. "Assassinato in chiesa", titolarono a caratteri cubitali i maggiori quotidiani. L'assassinato era don Giuseppe Diana, don Peppe per gli amici. Non era la prima volta: nel settembre '93 l'aveva preceduto un suo omonimo, don Pino Puglisi; e poco tempo era trascorso dal martirio di mons. Oscar Romero, in un Salvador così maledettamente uguale al nostro Sud.




A lui, ne sono sicura, non piaceva la definizione "prete anticamorra"; e lo stesso potrebbe dirsi di don Puglisi e monsignor Romero. Un prete "anticamorra" (o antimafia, antidittatura, antirazzista ecc.) è infatti, o dovrebbe essere, una tautologia. Un prete "anticamorra" è un prete che fa il prete.





A don Peppe bastava la Bibbia. "Per amore del mio popolo non tacerò", aveva letto da Isaia, e così abbiamo udito ripetere tante volte anche noi, da monotoni pulpiti. Solo che, a differenza nostra, la fede di don Peppe non era un pezzo d'antiquariato, ma materia turgida, vulcano ribollente, spasmo incontenibile. Da gridare sui tetti, come tutte le verità trapassate dall'amore. La Bibbia era divenuta libro di carne e d'ossa, sangue vivo. Al punto da trasformare quel versetto nel suo testamento spirituale, che ancor oggi interpella, abbatte e consola. Non ci ardeva forse il cuore nel petto, quando ascoltavamo le sue parole?


Don Peppe non portava il clergyman, ha ricordato Roberto Saviano. Mica per puerile ribellismo, mica per accattivarsi qualche velleitaria simpatia radical-chic. E' che quella roba probabilmente sembrava, anche a lui, una tautologia. Un inutile impiccio. Una palandrana che gl'impediva i movimenti. Al più poteva star bene in un museo, in qualche quadro d'epoca, ecco. Forse non ci pensava nemmeno. Aveva altro per la testa.



Il 19 marzo era la sua festa. La festa di don Peppe, ossia, di padre Peppe. Ad altri padri, piccoli padri, padrini, quella sua paternità non piaceva. Troppo schietta, troppo fastidiosamente femminea nella sua pertinace visceralità di curarsi degli altri, di volerli crescere adulti, liberi, indipendenti e tesi, dritti in faccia. Impertinenti. Così hanno voluto cancellargliela, la faccia, alle 7.30 di quindici anni fa.


Ma non ci sono riusciti.


Censimenti. "In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo" (Lc 2, 1-7). Un altro brano della Bibbia ci presenta un altro padre, il padre: anch'egli Giuseppe, anzi, soprattutto lui. Un padre discacciato dalla sua terra, un padre anche decisamente strano, che a differenza dei padri suoi contemporanei non parla mai, non alza mai la voce, non giudica, non condanna. Ha una sposa incinta d'un figlio non suo, che sia vergine non lo crede nessuno, tranne naturalmente lui, che probabilmente, le sole volte in cui ha aperto bocca sono state per dialogare con la moglie. Magari per chiederle consigli. Pure questo strano, più che altro inaudito: un uomo del suo tempo, e chissà quanti del tempo attuale, cos'ha mai da dire a una donna? E a una donna di quello stampo, poi? Il figlio ancor più strano si spingerà addirittura oltre, come sappiamo.


La strana famiglia si mette dunque in viaggio per essere censita. Cioè, denunciata. Accade nella Palestina sotto il dominio romano, accade agli ebrei nei Paesi occupati dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale, accade ai rom italiani di cui si pretendono le impronte digitali: coi delinquenti in nuce, non si sa mai! Accade agli immigrati clandestini per i quali è previsto un trattamento peggiore: l'obbligo per i medici di denunciarli alle autorità di polizia. Per loro non c'è posto all'ospedale, figurarsi in albergo. Però, qualche samaritano non ci sta: l'amico Raffaele Mangano mi segnala che esistono, sono tanti, sono anonimi, sono pugnaci. Sono le mani silenti che restituiscono i figli invisibili ai padri rapiti.


Ma cosa dire se persino alcuni esponenti di quelle forze che più favoriscono la disgregazione delle famiglie e la morte del padre si oppongono a certe infamie? Questo: che Dio, malgrado tutto, non ha abbandonato il cuore a sé stesso.


Gli auto-esiliati. Siamo sempre e solo noi che ci allontaniamo. "Una cosa è parlare sorvolando l'Africa a bordo di un aereo, un'altra è vivere tutti i giorni a contatto con chi di Aids muore e con chi, sebbene sieropositivo, cerca di vivere una vita normale - afferma dall'Etiopia suor Laura Girotto, dopo i fulmini di Ratzinger sui diabolici preservativi ("Non servono per combattere l'Aids, anzi, aumentano i problemi", ha sproloquiato, attirandosi il biasimo di qualsiasi persona con un minimo di raziocinio). La religiosa prosegue: "Non si può dire a una coppia di ventenni, di cui uno sieropositivo, che non dovranno più manifestare il loro amore anche attraverso la tenerezza. L'amore fisico non ce lo siamo inventato, ce l' ha dato il buon Dio. E allora in quel caso il profilattico è una sicurezza, consigliarne il suo uso non è più un fatto morale, ma una questione di buon senso". E il card. Dionigi Tettamanzi, attuale arcivescovo di Milano, da tempo ha inserito nei suoi scritti la clausola della "legittima difesa": cioè il diritto del coniuge cattolico di usare il profilattico o di esigerlo se il proprio partner è a rischio o infetto. Il punto, però, è proprio questo: l'amore fisico come dono di Dio. Ratzinger non riesce proprio, a considerarlo tale. Il sesso, per lui, resta peccato.


Anche "papa" significa padre. Di più: babbo. Ma il padre, per Benedetto XVI, non s'identifica con l'uomo bensì col maschio. Lo ha pure scritto: "Madre non è un appellativo col quale rivolgersi a Dio", a rimarcare una differenza sessuale così insuperabile da risultare eterna, addirittura indispensabile per l'accesso in Paradiso.


Gerusalemme: mosaico sull'altare del Dominus Flevit, dove Cristo viene rappresentato come una chioccia attorno ai pulcini. L'edificio è a forma di lacrima.





Eppure: "Ho contato tutte le tue ossa, ti conoscevo ancora prima che tu fossi formato nel grembo materno", recita il salmista. Ma non mi spingo nemmeno troppo oltre: la smentita al padre-maschio Ratzinger viene, a sorpresa, proprio da un giornalista a lui vicinissimo, Vittorio Messori, in un vecchio articolo da lui probabilmente dimenticato.


Povero, casto Papa-maschio. Nella sua residenza principesca, con le sue mani nivee, protetto dal preservativo del suo diritto canonico, cosa gli tocca subire!


La salvezza dai "diversi". Pochi anni fa destò giusta indignazione il rifiuto d'un vescovo di celebrare il matrimonio d'un disabile (e, per quanto possa esser stata condivisa, a me la decisione continua a sembrare inconcepibile e crudele). Ora a cercare l'anima gemella è Pablo, un Down spagnolo fresco di laurea in scienze dell'educazione che pare aver le idee molto chiare su svariati argomenti. Auguri, chissà mai che tu non possa diventare anche un ottimo padre. Un padre vero, intendo: non un semplice maschio.


I padri veri non temono le diversità e Obama, contrariamente al timorato Bush, sembra non avere esitazioni nel perorare la causa delle persone omosessuali. Qui in Italia, invece, dar loro una lezione, specie se portatori di handicap, è diventato un titolo di merito, quasi come stuprare una femmina. Se non fosse stato per altri samaritani...: lo annota Gianni Geraci in una sua lettera aperta.



Quanto risaltano, vive, le parole di Dio, e quanto siamo incapaci di decifrarle noi, anime morte.


Daniela Tuscano






























01/12/08

La Chiesa ama la forca



Comunicato stampa



Il Vaticano chiede all'ONU di lasciare che continuino le torture e le condanne a morte che molti paesi infliggono alle persone omosessuali.

Mons. Celestino Migliore, osservatore del Vaticano all'ONU, si è dichiarato contrario alla depenalizzazione universale dell'omosessualità perché questo secondo lui discriminerebbe gli stati che non riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso.



"Ingresso vietato ai cani e ai preti omosessuali".

 


Depenalizzare vuol dire abolire il reato di omosessualità, non vuol dire riconoscere i matrimoni. Ma anche abolire le condanne e le pene, dal carcere all'esecuzione, per la Chiesa è sbagliato.Ora tutti possono capire quale sia la priorità pastorale del Vaticano: la spregevole volontà di perseguitare donne e uomini disobbedienti alla sua dottrina.La Risoluzione del Parlamento Europeo del 18 gennaio 2006 ha dichiarato che l'omofobia e' un pregiudizio simile all'antisemitismo. Nessuna libertà di opinione puo' essere invocata per l'incitamento all'odio.






Cristina Gramolini
Segretaria Nazionale ArciLesbica




 

31/10/08

BINETTI (PD). BENE LA CHIESA SU PRETI GAY, COSì SI COMBATTE LA PEDOFILIA

Binetti: un rimedio contro i pedofili



ROMA — Senatrice Paola Binetti, ha visto il documento del Vaticano sui gay che non possono diventare preti?



«La Chiesa sta ribadendo una dottrina consolidata per la scelta dei suoi pastori. Del resto...».



Del resto cosa?



«Non dimentichiamo che proprio recentemente si è verificata la situazione drammatica dei preti pedofili».



E la pedofilia ha a che fare con la omosessualità?



«Stiamo attenti. Il documento della Congregazione per l'Educazione cattolica parla di "tendenze omosessuali fortemente radicate" ».



Quindi?



« Quindi queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un'emergenza educativa ».



Educativa?



«Ma sì. Il compito dei pastori della Chiesa si esplica al massimo proprio con i giovani, giovanissimi. Non mi stupisce che il Santo Padre abbia voglia di avere sacerdoti sani, sportivi, vissuti come modelli potenziali. Per questo ha ribadito anche l'importanza della castità. Perché...».



Perché?



«La pedofilia, in fondo, c'è anche nei confronti delle ragazzine. Anche se molto meno frequente».




Alessandra Arachi ("Corriere della Sera")




***




Nemmeno in tal caso ci sarebbe da commentare. La senatrice Binetti, so benissimo chi è. Cfr. http://www.gionata.org/notizie/approfondimenti/cara-binetti-sullomosessualit-le-scrivo-che.html e, a proposito di pedofilia, http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?action=new_pg&cl=0&ip=1&iv=1&im=52 . Certa gente parla solo per dar aria alla bocca. Del resto, di questi tempi, non c'è null'altro di serio di cui occuparsi, vero, senatrice? E poi blaterano di fannulloni dagli stipendi troppo elevati...






15/06/08

YouTube ha censurato il mio video! Boh?

Il Video che avreste dovuto vedere nel post precedente

è stato censurato da YouTube-MorrisAndreas

Motivo in più per scappare quanto prima dall'Italia. Sarà stato sufficiente la "valutazione degli esperti 'a mani giunte e moralisti' che hanno decretato la cancellazione?"

Ora basta!!! Italia bigotta e schiava del Vaticano!!!

CHE PALLE!

ECCO IL VIDEO CENSURATO E DITEMI COSA TROVATE

DI PORNOGRAFICO O OFFENSIVO:



DIFFONDI, COPIA IL CODICE!



Spero solo che venga presto il momento di lasciare "lo stivalone italiano", perchè inizia a starmi TROPPO STRETTO.

Con Amicizia e Rispetto

Gentleman - (Morris)

P.S.: Per il Mio Amore Danny e per Tutti coloro che Amano le Persone dello stesso Sesso Un Particolare Abbraccio. Ciao Mio Amore, Cucciolo Adorato Mio Cuore Danny

10/11/07

Senza titolo 2223


da  fotofa.splinder.com/post/14667133


La notte tra l'11 ed il 12 luglio 2005 in un parco romano si consumava un atroce delitto, venuto a galla nelle pagine di cronaca per qualche attimo, per poi essere dimenticato dalla maggior parte delle persone che non aveva avuto modo di conoscere "la vittima", come sempre. Si chiamava Paolo Seganti, aveva 38 anni, era un attore, si occupava di volontariato e non nascondeva la sua omosessualità. Questa gli è stata fatale. Mentre si era allontanato di poco da casa, un gruppo di balordi (non si sa quanti perché LORO sono ancora in giro a fare danni) si è interessato a lui. L'hanno aggredito, malmenato più forte che hanno potuto (deturpandogli il volto fin quasi a staccargli il naso) ferito con bastoni e coltelli ed infine ucciso ed umiliato per quella che loro reputano "diversità" dandogli 19 coltellate sui glutei ed evirandolo. Tutti hanno dimenticato... Tranne parenti, amici ed i gruppi che a Roma e in Italia si occupano di problematiche relative all'omosessualità e alle discriminazioni che ne conseguono in questo paese medievale. Loro si sono battuti per ottenere un qualcosa che tenesse viva la memoria sua e di quello che ha rappresentato un simile omicidio in termini di vergogna oltre che di dolore. Dopo tre mesi hanno ottenuto un minimo di attenzione da sindaco e giunta e a coprire le macchie del suo sangue è stata sistemata una piccola collinetta di terra con su un giovane albero ed una targa in sua memoria e con le lungaggini burocratiche dopo due anni quello slargo all'interno del Parco delle Valli (zona Conca d'Oro) ha infine avuto il suo nome. Ecco, di queste due ultime azioni Sindaco e assessori vari hanno fatto parlare di sé. Tutti ben messi, presenti giornali e televisioni, per INAUGURARE la nuova targa toponomastica (era l'anniversario di quest'anno) e gonfiarsi il petto perché "hanno fatto qualcosa". Hanno sottolineato che mai prima la toponomastica aveva ospitato nomi di vittime di "violenza e omofobia", sì, erano contenti. Sono arrivati primi. Erano quattro mesi fa esatti. - Invece è di pochi giorni fa l'affermazione dello stesso sindaco "Roma era la città più vivibile del mondo", riferito a fatti di cronaca nera legati ad immigrati). Paolo era cattolico, un papa-boy per l'esattezza e soffriva per quella sua chiesa a cui sentiva di appartenere ma da cui non era accettato fino in fondo. Poi venne la ricorrenza dei defunti, parenti ed amici hanno portato fiori nuovi, un vaso nuovo... Su quella collinetta dove crescono le erbacce che nessuno toglie, dove si secca l'albero "simbolo della vita" piantato per Paolo e che nessuno sostituisce, dove arrivano quelli che penso siano dei piccoli stupidi che tirano fuori dallo zaino che hanno per far finta di andare a scuola che si permettono di imbrattare la targa con il suo nome con scritte omofobiche delle quali neppure conoscono il significato ma fanno "figo"; ci ridono su, spaccano il vaso, buttano all'aria i fiori e si sentono degni membri di questa comunità allo sbando (mi rifiuto di pensare che possano essere stati degli adulti a fare tutto ciò). Paolo ucciso dai balordi. Paolo ucciso dalle forze dell'ordine che arrivarono quella stessa sera sul posto avvertiti da una donna che sentì le sue urla imploranti ma che credettero - FORSE - che fosse stata una mitomane e se ne andarono senza neppure scendere dalla loro auto. Paolo ucciso ancora una volta dall'ignoranza, dall'arroganza e dalla cattiveria di chi si sente superiore, migliore, magari paladino e portatore di verità. IERI ero lì e ho visto questo: PaoloSeganti  - foto della vergognaLe scritte si vedono poco ma ci sono, purtroppo. Ora provo a "denunciare" anche questo accaduto visto che nessuno ha speso una parola in proposito perché, come al solito: nessuno VEDE, nessuno SENTE, nessuno PENSA, nessuno PARLA. Eppure quel parco di giorno è frequentato da mamme con i bambini, da allegre famigliole, da coppiette... Solo io ho VISTO??

30/07/07

L'ultima volta che ho visto Elvis, cantava

L'altro giorno ho visto Elvis seduto in cima al colosseo.
Penzolava le gambe nel vuoto della notte di Roma e scuoteva la testa sussurrando "Are you lonesome tonight" e non riusciva a finire la frase. E scuoteva la testa. E "Are you lonesome tonight". E non finiva.
Era lì da ore.
Da quando, metri più sotto, una coppia di omosessuali si è baciata.
Ecco cosa è successo: nel preciso momento in cui hanno ritratto la lingua bagnata dal sapore reciproco, proprio quando smetti di baciare e ricominci a guardare gli occhi dell'altro, proprio lì,
...
sono arrivati i carabinieri a portarli via.
"Atti osceni in luogo pubblico!" hanno condannato le forze dell'ordine.
"Atti pubblici in luogo osceno!" ha esalato il fantasma di un gladiatore, ma l'ha sentito solo Elvis.

Tutt'ora non so come si sia conclusa la vicenda, suppongo che le forze del caos abbiano perso.
Un finto centurione per turisti, previa offerta di un gelato alla bresaola (della Valtellina), mi ha confidato che è finito tutto bene, ma non mi ha voluto chiarire il suo concetto di bene.

Elvis è rimasto sopra il colosseo per il resto della notte, fino a quando, illuminato dalla nostra alba, ha gridato "ARE YOU LONESOME TONIGHT? mancava il punto di domanda!".
"Elvis parla italiano?" mi sono chiesto io.
"Extraterrestre, mi porti via?" ha finalmente chiesto lui al cielo. E dallo spazio è saettato giù un vinile volante.

L'ultima volta che ho visto Elvis, quella notte, ancheggiava tutto contento alla luce del raggio teletrasporto, mentre saliva verso il disco volante e cantava solo punti di domanda. Il resto precedente della frase, probabilmente, l'aveva dimenticato.