Visualizzazione post con etichetta vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vita. Mostra tutti i post

30/08/19

l'estate sta finendo , l'autunno è alle porte ed io continuo ad essere vivo

lo so  che convenzionalmente  l'autunno inizia   Nell'emisfero boreale, l'inizio dell'autunno è convenzionalmente individuato attorno al 23 settembre: in tale data, si verifica infatti l'equinozio.e durerà  fino  al  21 dicembre, quando avviene il solstizio  invernale.  Ma la temperatura  inizia     a diminuire  e le  giornate  ad  accorciarsi  ed   gli uccelli ad  intraprendere  la  via del  ritorno  e  come  testimoniano questi  brevi  versi      che  chiudono l'album  dopo il lungo inverno  dei modena City Ramblers



Ci sono storie e passioni e fuoco 

e una grande aia per il raccolto 

C'è il raccolto di un'altra semina prima della notte e prima del prossimo inverno

 che è ,  una  delle   cose   della  vita  e  che  da  un senso ( proprio  come  una  famosa  canzone di Vasco Rossi  ) ,  testimoniato da questo   Murales  sardo   da  me  fotografato tempo  fa
L'immagine può contenere: 2 persone
Lula  5\10\2015  murales  di   Elena Marras con  la partecipazione   di  :  la nipote Carla Monni e Francesco Porcu    versi di  Giovanni Piga

Ma  soprattutto  a me  piace  pensarla   diversamente   dalla   cultura di massa   ( cioè dal 'immaginario collettivo   ) inquadra l'autunno come la stagione della decadenza, dopo i calori portati dall'estate  e  come  alcuni   ( sognatori , nostalgici  , utopisti  )    che   invece, lo  vedono   tratta di un periodo di rinascita o  di preparazione   al lungo inverno (  vedere   la  i versi dei  Mcr  )  I raccolti e le vendemmie, propri della stagione, rappresentano invece una preparazione in vista dell'inverno .

Autunno, dipinto di Giuseppe Arcimboldo (Museo del Louvre, Parigi).

Una serie di ricerche condotte in America è giunta alla conclusione che le persone nate in autunno, specialmente nel mese di novembre, possano vivere più a lungo toccando anche i 100 anni.
E poi non  è  completamente  vero     che  sia  triste   in quanto  ci sono numerose  feste  ( alcune  inventate   per   fare  casa   e  guadagnarci    qualche € )  ci sono  numerose  feste  quelle più conosciute  ( alcune intatte  altre   mercificate     a  voi  capire  quali 😎😇😉 altre  non italiane   ma   purché  tutto fa    soldi     ed  ormai   c'è un americanizzazione    imperante  non  mancheranno  , spero  il più  tardi possibile , anche se   vedono    che  con Halloween li  molti e molti \ defunti  è  venuto il contrario )  ,   importate  in italia    della stagione autunnale sono:
Ecco quindi che Un altra estate della nostra vita é andata ed un altro giorno è ormai passato



  Speriamo  solo  che 
L'immagine può contenere: una o più persone, oceano, testo e spazio all'aperto

26/01/19

Da alla luce la sua bambina, sapendo che morirà per una malattia per salvare altri bambini. Buttata fuori dalla palestra, il motivo è assurdo il suo abbigliamento distraeva troppo le altre persone presenti.

La prima storia è una di quelle che mi da la forza di continuare a vivere nonostante i fortissimi problemi di salute e le depressioni \ sconforti che mi vengono a causa d'essi . Ma soprattutto conferma la mia scelta dell'iscrizione al registro de donatori d'organo , essendo io stesso , come ho già detto più volte qui sul blog e nelle sue appendici social , trapiantato e devo rifarlo perché dopo quasi 30 l'organo , la cornea sta iniziando ad invecchiare ) .


Bigodino
January 23, 2019 2:18 PM

Da alla luce la sua bambina, per salvare altri bambini. La storia di Krysta Davis e della piccola Rylei



Krysta Davis è la mamma che vedrete nelle immagini di seguito, una guerriera che ha deciso di condividere con il mondo la sua storia. “Era il 15 aprile del 2018, quando ho scoperto di essere incinta del nostro bambino arcobaleno. Ero di sole due settimane e mezzo e ci sono voluti sei test per confermare la gravidanza, nonostante avessi fatto anche un esame del sangue. Avevo il progesterone basso, a causa dell’ovaio policistico.



Ho monitorato in modo costante la gravidanza per i primi tre mesi, volevo assicurarmi che il mio bambino si stesse davvero formando. Nel secondo trimestre, ho scoperto di aspettare una femminuccia. Insieme al papà, abbiamo parlato a lungo e scelto alcuni nomi. Alla fine abbiamo deciso che l’avremmo chiamata Rylei Arcadia Diane Lovett.Alcuni giorni dopo, mi sono recata dal medico a fare un’altra visita, ma tornata a casa, ho ricevuto una di quelle chiamate, che mai una madre vorrebbe ricevere. Avevano individuato un’anomalia del tubo neurale. C’era la possibilità, una su cinque, che potesse avere la Spina Bifida. Ero confusa e non capivo, così decisi di andare da uno specialista. Visti gli avvertimenti, nella mia testa avevo già immaginato la probabilità che mia figlia non avrebbe mai camminato, ma invece la realtà era ancora peggio. Dopo vari esami, a mia figlia è stata diagnosticata l’anencefalia, una rara e mortale malattia cerebrale in cui il cervello non si sviluppa completamente. Io ero lì, immobile, incredula, sotto shock. Così come il mio compagno. Il dottore ha aspettato qualche istante e poi ci ha detto che avevamo due possibilità. Portare a termine la gravidanza, con la consapevolezza che sarebbe morta nel mio grembo oppure indurre subito il travaglio, con la consapevolezza che sarebbe morta dopo poche ore. Non potevo crederci, non era possibile.



Il giorno seguente sono andata dal mio ginecologo e lui, dispiaciuto, mi ha detto che lo specialista aveva ragione. Poi mi ha detto di avere un altra possibilità: portare a termine la gravidanza e donare gli organi di mia figlia. Ci ho pensato molto, in entrambi i casi mia figlia sarebbe morta, ma in questo modo avrei dato una speranza a tante mamme, che pregano ogni giorno di portare a casa i loro figli. Mia figlia avrebbe continuato a vivere nel corpicino di altri bambini. Così decidi di accettare.



Il 22 dicembre del 2018, mi sono recata in ospedale, per farmi indurre il travaglio. Ho rifiutato l’epidurale. Il mio parto è stato orribile. Non mi dilungherò, perché il mio corpo non era pronto. Le ostetriche continuavano a provare e provare, perfino con la dilatazione manuale. Dopo 48 ore, ancora a. Il successivo 24 dicembre, mi hanno rotto le acque. Se nemmeno questo avrebbe funzionato, mi aspettava un cesareo. Dopo poche ore, il mio corpo ha iniziato a collaborare e la mia Rylei è nata. Io ero lì, che vedevo i dottori che correvano di qua e di là, cercando gli specialisti del trapianto organi e preparando una squadra che l’avrebbe portata in sala operatoria, per i suoi tessuti. Doveva nascere morta, invece era viva! Mi hanno detto che una volta tagliato il cordone ombelicale, non sarebbe sopravvissuta e poi me l’hanno data tra le braccia.



L’hanno lasciata attaccata a me per trenta minuti. Era bellissima… quando arrivò il moneto del taglio, i miei occhi si riempirono di lacrime. Anche dopo il taglio del cordone, ha continuato a respirare sul mio petto. Sapevo che non sarebbe durato a lungo, ma era viva.



C’era un uomo molto gentile, questo nella foto, che ci aveva preso molto a cuore. E’ riuscito ad inviare le impronte digitali di Rylei e a trasformarle in un oggetto placcato d’argento per noi, che conserverò per il resto della mia vita.



Tutti erano in attesa che la mia bambina esalasse l’ultimo respiro, ma dopo un ora era ancora viva. Passarono dodici ore, era una guerriera.



Il 29 dicembre del 2018, ci hanno permesso di portarla a casa. Rylei continuava a resistere, i medici erano scioccati, nessuno se lo aspettava.



Mi ha regalato momento magici, i suoi sorrisi, le sue smorfie.



Dopo sette giorni, si è spenta tra le nostre braccia.



Lei salverà molte vite. Per adesso donerà il cuore e i polmoni, permettendo a due bambini di continuare a vivere.”






La  seconda  storia 
veb.it January 25, 2019 6:53 PM

Buttata fuori dalla palestra, il motivo è assurdo perché il suo abbigliamento distraeva troppo le altre persone presenti


E’ stata buttata fuori dalla palestra perché il suo abbigliamento distraeva troppo le altre persone presenti.Una donna ha condiviso il suo stato d’animo dopo essere stata cacciata dalla sua palestra locale perché i suoi abiti da lavoro erano troppo “distraenti“.Quando vai in palestra, probabilmente non sei così concentrato su ciò che tutti intorno a te stanno facendo.Ti stai concentrando sui tuoi esercizi, sulla panca, sul tapis roulant, ma evidentemente non è proprio così visto quello che è capitato a questa ragazza che ha poi condiviso tutto direttamente sui social.Secondo la direzione della palestra, il suo abbigliamento era troppo aderente ed inoltre mostrava una parte di corpo.La studentessa di giurisprudenza Marny, 22 anni, è rimasta scioccata quando un membro del personale femminile si è avvicinato a lei in una palestra, che aveva sempre frequentato a Costanza, in Germania , negli ultimi due anni.L’addetta alla palestra le avrebbe detto “non puoi allenarti in quel modo” e ha indicato il suo equipaggiamento da lavoro, che consisteva in un top nero e pantaloni.Secondo il personale della palestra, il suo abbigliamento era considerato troppo “distraente” per tutti gli altri presenti, in particolar modo ovviamente per gli uomini.Condividendo l’episodio Marny ha detto: “L’addetta mi ha confermato ‘non puoi allenarti così’ e la stavo solo guardando confusa perché non sapevo cosa intendesse”.Poi ha proseguito: ‘non puoi indossare un reggiseno sportivo’, in quel momento sono rimasta scioccata perché non era un reggiseno sportivo e anche se lo fosse stato, perché no?”Ha aggiunto: “L’allenatore ha detto che era fonte di distrazione per gli altri che si allenavano.

La ragazza ha pubblicato una foto dei suoi vestiti da palestra su Twitter (  foto sopra  )  , mostrando come solo una piccola porzione di pelle attorno allo stomaco e alla schiena sarebbe stata visibile durante la sua sessione di allenamento.Accanto all’immagine, ha scritto: “Sono stato appena buttata fuori dalla mia palestra, perché i miei vestiti mostravano “troppo” (vedi foto) e confondevano gli uomini in palestra.”Ha aggiunto: “In che secolo siamo ? E’ così triste.”Il suo post è diventato subito virale, raccogliendo oltre 1.700 “mi piace“.Molte persone hanno mostrato il loro sostegno a Marny per la vergogna della società attuale e soprattutto della palestra, della quale non è stato fatto il nome.Un utente ha detto: “Di cosa si confondono gli uomini? Non hanno mai visto una donna prima d’ora ?!”Un altro ha detto: “Questo abbigliamento è troppo rivelatore? L’unico modo forse per gli standard di 100 anni fa“.Un terzo ha aggiunto: “Scusa, cosa ?! Le persone della mia palestra e dello studio di yoga si allenano in pantaloncini corti e reggiseni sportivi e nessuno se ne accorge nemmeno
Secondo  la loro  è  tutta  invidia   essa     finita in una palestra di GAY....😳🤔😁😂😄😃 O di maschi allupati

11/11/18

il rap è anche amicizia non solo odio , denuncia politica , ecc . la canzone Tra Di Noi (R.I.P.) (feat. Ekoms)

   di cosa stiamo parlando 

  •  di un orrendo delitto  , quello di  emanuel  careddu   ragazza  17  enne  caduto  nellla tossicodipendenza  ed ucciso  per  non aver pagato i debiti  ed  il corpo   sfigurato dallo scempio  ,  da  una  banda  di coetanei   e  altri minori  qui  ulteriori news 


da  https://www.vistanet.it/   del   10/11/2018 16:28 Federica Cabras


“Tra di noi”, Nicholas Frau canta la loro amicizia. Su YouTube il brano per ricordare Manuel Careddu

Slad (Nicholas Frau), amico storico di Manuel Careddu, nella canzone “Tra di Noi” – in collaborazione con Ekoms – parla della profonda amicizia con il 18enne, barbaramente ucciso da alcuni ragazzi, e del dolore che porta la sua morte.
Il dualismo tra vita e morte, nel brano “Tra di Noi”, e ricordi che si accavallano e che si insinuano senza pietà nel cuore di chi ascolta questa canzone, complice di un’amicizia che aveva ancora tanti giorni davanti a sé.
Si parla della passione di Manuel per il disegno – Nicholas ha poi dichiarato alla Nuova Sardegna che il sogno di suo “fratello” era fare il tatuatore e avrebbe tanto voluto rifarsi una vita – e di cose da giovani, cose normali che mal si sposano a quello che il destino ha deciso… una sveglia, quella per andare a scuola, che suonava sempre troppo presto, i giochi nel cortile, i momenti di allegria.“Ricordo da bambini nel cortile del palazzo, giocavamo a nascondino tutti insieme nello spiazzo. Correndo, saltando, ballando sotto il cielo aperto, cercando il divertimento. E niente ci importava, non pensavamo al male”.
Nicholas parla anche delle terribili ore, dei giorni e delle settimane che si è dovuto attendere prima di avere la verità, una verità scomoda, dolorosa e fredda. La verità sulla sua morte. Tutto, tutto è stato spazzato via da quello che sembrava un sogno, un brutto sogno.
Un pensiero è sempre per Fabiola, la mamma di Mnauel che ora non sa darsi pace per quel figlio perduto.
“Il cielo di notte non lo posso più guardare. La paura di vederti e non poterti riabbracciare. Ci aggrappiamo alla speranza e a qualcosa di impossibile vedendo la distanza tra di noi”.
E una speranza, amara certamente: “Ti immagino tra gli angeli ridendo e facendo festa”.
La mente corre, per un po’, solo ai suoi aguzzini. “Non so – canta Slad – cosa abbiano avuto in mente continuando a vivere ogni giorno tranquillamente”.
Insomma, un brano che su You Tube ha totalizzato già 10 mila visualizzazioni che canta di due giovani che, cresciuti insieme, avrebbero avuto ancora tutto il tempo del mondo per camminare spalla contro spalla, per sostenersi e per divertirsi ma che il destino beffardo ha voluto separare.

Un brano  , ed  a  dirlo  ed  è  uno  che non ama  tanto  il rap  e  l'hip hop ma   visto  che  fra i  giovani    e non solo   sta  diventando   un genere  destinato ad  influenbzare   la  musica  italiana     come i cantautori degli anni  60\80  non ne  disdegna  aprioristicamente  l'ascolto ,  un  intenso   ed  toccante   .   Esso   smonta  come  ho  già detto nel  tiutolo   un luogo  comune  che  vede   nel  rap\ hip hop   solo  violenza  ed  sessismo , vita  bruciata  , liti    ed  insulti  , ed  denuncia politica  . Insomma  uno  di quei tentativi  tentati da  Lorenzo  Cherubini alias  Jovanotti  con serenata  rap ed  altre  canzoni    e gli ex articolo  31    


25/03/18

la vita che non ti aspetti


LETTERA AL MIO AMICO ENZO, EROE VERO  Sul senso della vita. Oltre la malattia e la sua ingovernabilità.
BY EMILIANO
25 MARZO 2018

Enzo, mi mancano le parole. Stavolta sì. Mi sento, mi scopro bloccato, inadeguato, incapace di raccontare la tua storia e di esprimere i miei sentimenti, di ammirazione e impotenza insieme.Avverto anche un forte senso di colpa, per non essere riuscito a passare a casa tua a salutarti, a parlare del senso, del mistero della vita; per non aver saputo vedere da vicino, con gli occhi ed il cuore, il tuo coraggio eroico e immutabile, che colsi quando ci incontrammo in quella paninoteca in mezzo al vuoto di un territorio sofferente e in ginocchio, ferito e sottomesso da un potere immondo, prima che criminale.Allora compresi la tua diversità, cioè la tua grandezza: la tua voglia di reagire, di costruire, di insegnare, trasmettere ai tuoi figli e compaesani passione civile, speranza umana e il sogno di un riscatto collettivo.Ricordo come fosse ieri quando, al telefono, mi raccontasti della tua malattia, ridendoci sopra e anticipandomi la tua decisione di non farti avvelenare dalle cure della scienza ufficiale. E poi rammento le nostre conversazioni: io in viaggio, dalle tue parti, tu a casa o in giro per l’Italia, a ricercare terapie alternative e risposte interiori.Mai ho percepito una tua debolezza, mai ti ho sentito lamentarti, disperare, crederti perduto. Neppure ieri, quando mi hai chiesto di poter leggere i miei scritti su Gioacchino da Fiore, rappresentandomi il tuo stato di salute con la dignità e la resistenza che ti hanno sempre distinto e accompagnato, lontano dalle luci della ribalta, dal clamore mediatico, dai rumori del mercato virtuale.So che sei stato sempre un leone, un maestro vero, un poeta di fatto, un innamorato della Calabria e della vita. So che a famiglia ed amici hai dato un esempio quotidiano, e che la tua lotta, sconosciuta ai più, non è stata né sarà mai vana, perché volta alla guarigione personale e, in primo luogo, a quella morale, che interessa tutti.Galleggiamo in questa nostra esistenza breve, sospesi tra idealità e l’amarezza del presente, gravido di abusi, storture, ingiustizie che si perpetuano tra rinunce e connivenze.A me hai offerto spunti di riflessione, motivi in abbondanza per interrogarmi, per lasciarmi conquistare dalla tua fede religiosa e laica, per concludere che, in ultimo, siamo quello che lasciamo in eredità.Di una cosa sono certo: in ogni caso, il tuo patrimonio di spiritualità e coscienza politica non andrà perduto, non finirà nel consumo patologico di questo tempo. Sordo, cieco, finto.Con tutto me stesso, ti ringrazio. Che tu possa leggere, e trattenere, queste mie umili righe



Usa, un gesto gentile cambia la vita: aiuta un uomo e le regalano una borsa di studio


Un piccolo gesto di gentilezza rende migliore la vita di chi lo fa, di chi ne beneficia e anche di chi sta a guardare. È quello che è effettivamente accaduto in una tavola calda di La Marque, in Texas, dove Evoni Williams, una cameriera di 18 anni, ha aiutato con generosità e discrezione un anziano cliente. La sua premura è stata documentata da un’altra avventrice del locale, che ha pubblicato su Facebook una foto della scena diventata virale. Evoni ha così ricevuto attestati di stima da ogni angolo d’America e la possibilità concreta di vedere realizzati i suoi sogni: una borsa di studio per studiare al college

                                                 a cura di Martina Tartaglino



In volo sul trapezio per vincere il cancro
Alice è un’infermiera-circense che racconta ad Oncoline la sua storia rivelando che – dopo la scoperta di un tumore ovarico – è riuscita a rimettersi in piedi proprio grazie alla sua passione per il circo. Oggi è tornata a volare sul trapezio ed è anche presidente dell’associazione Acto onlus Piemonte

                            di IRMA D'ARIA





Era il 2012 quando per lavoro Alice Tudisco arrivò a Torino: aveva vinto un concorso come infermiera pediatrica. “Per una siciliana questo cielo è abbastanza grigio ma l'incontro col circo mi ha legata profondamente a questa città... in più sotto la Mole io sarei ‘rinata’ e quindi è la mia seconda culla”. Due anni dopo Alice aveva un contratto a tempo indeterminato, una storia finita, una casa tutta per sé e dedicava il suo tempo a trapezio, cerchio e tessuti aerei.

Le prime avvisaglie. A metà novembre, mentre si trovava ad Amsterdam da amici, iniziò ad avere dolori strani: “Erano sopportabili ma sicuramente inusuali e mai provati – racconta Alice. Mi dicevo che forse mangiavo troppe verdure e questo mi stava portando dei problemi.  Agli allenamenti di circo evitavo sempre più movimenti ma cercavo di non pensarci, le fitte però diventavano più frequenti e acute, selezionavo i cibi e diminuivo le porzioni a tavola...le settimane trascorrevano senza miglioramenti”.

In cerca di una diagnosi. Sotto le feste di Natale l’addome di Alice era più teso, gonfio e la costringeva ad usare 2-3 cuscini per respirare meglio: “Non volevo preoccupare i miei, nè mettere a rischio le ferie delle colleghe sotto le festività ma dovevo capire cosa succedeva – ricorda Alice. Gli accessi in Pronto soccorso sono stati diversi: al primo mi consigliarono di andare a casa... c'era troppa fila, la seconda volta mi dimisero senza diagnosi”.
La scoperta del tumore. All'inizio di gennaio Alice mangiava solo due yogurt al giorno e, comunque, non cambiava nulla: “Trascinavo le mie gambe a forza in quanto il dolore era persistente e mi imponeva una posizione di compenso curvata in avanti. Ennesimo pronto soccorso: ecografia negativa...eppure c'è qualcosa che non va, dopo altri due accessi un medico a mezzanotte mi ricovera per accertamenti”. La diagnosi corretta arriva dopo qualche giorno con la Tac: tumore ovarico bilaterale che richiede intervento chirugico d'urgenza.
Accettare la malattia e le sue conseguenze. Solo col tempo Alice ha riflettuto e si è resa conto di  cosa stesse accadendo: “Mi sembrava quasi di non essere io la ragazza dall'altra parte del letto. A 28 anni mi chiedevo perchè mi fossi ammalata di tumore così giovane, perchè proprio io, dove avevo sbagliato ed era difficile accettare l'improvvisa impossibilità di esser madre”. Alice, infatti, ha dovuto subire l'asportazione chirurgica di entrambe le ovaie e, per il tipo di tumore, è stato il trattamento risolutivo, limitando il follow-up ad esami ematici e strumentali ogni 3-6 mesi e trattando la menopausa precoce tramite la TOS- terapia ormonale sostitutiva.
Abituarsi al tumore. Con la menopausa precoce gli attacchi di calore arrivano senza preavviso, ti svegliano di notte o ti imbarazzano in mezzo alla gente: “Cercavo di studiare gli effetti sulle mie ossa per paura di espormi a rischi che avrebbero compromesso la mia passione per il circo. In aggiunta gestire gli sbalzi di umore spesso sembrava impossibile e solo dopo mesi la terapia ormonale è riuscita ad attenuarli - racconta Alice. E poi c'era quella cicatrice che ogni giorno mi ricordava tutto: da nascondere, da massaggiare ostinatamente quasi nel tentativo di cancellarla, da non toccare neanche con le mie mani, come se quel taglio avesse innalzato barriere contro me e tutti”.



Di nuovo in piedi grazie al circo. Dopo l'intervento la prima domanda che Alice fece al chirurgo, in quella bolla di confusione creata da alte dosi di morfina, era stata: ‘quando potrò ricominciare a fare trapezio?’. “Quello sarebbe diventato l'obiettivo per rimettermi in piedi e lottare per vivere, perchè la tristezza lasciasse il posto ad una nuova vita, diversa, consapevole di voler fare solo quello che rende felici”. Tre mesi senza attrezzo per Alice sono stati davvero lunghi, con la paura di non esser più in grado di stare in aria: “Ma ho sviluppato una coscienza e una cura del mio corpo che mi hanno rafforzata e permesso di tornare a fare quello che per me è stato ossigeno, spinta vitale nel momento più buio... e che continua a farmi sognare e abbattere i limiti. Il circo mi ha salvato la vita perchè guardare a testa in giù vuol dire scoprire cose invisibili a molti, perchè è sacrificio, costanza e determinazione ma soprattutto eleganza, movimento legato alla musica, forza e leggerezza insieme, poesia. E perchè è necessario aggrapparsi a qualcosa, quando in quei mesi sembra più facile abbandonarsi”.


L’impegno in Acto. L'energia positiva che il mondo del circo ha trasmesso ad Alice, assieme al tumore, le hanno permesso di guardare la vita con occhi nuovi: “Ho deciso che dovevo convivere con la mia malattia, che ormai viveva con me, e che dovevo farlo nel modo migliore” ci confida. Così è nata l'idea di creare Acto nella regione in cui vive, cioè il Piemonte. E proprio qualche sera fa si è svolta a Torino una serata di beneficenza con uno spettacolo di teatro-circo per far conoscere ai cittadini la nuova associazione nata sul territorio. Acto onlus è la prima associazione nazionale di pazienti per la lotta contro il tumore ovarico. Fondata nel 2010 da un gruppo di pazienti e di ginecologi oncologi oggi Acto onlus è  una comunità  di associazioni tra loro affiliate che operano a Milano, Roma e Bari con un’unica missione: far conoscere la malattia, stimolare la diagnosi tempestiva, promuovere l’accesso a cure di qualità, sostenere la ricerca scientifica e tutelare i diritti delle donne malate e dei loro familiari. “La mia esperienza – conclude Alice, che è presidente di Acto Piemonte – mio ha reso consapevole del fatto che il conoscere questa patologia è l'unico mezzo ad oggi per contrastarla tramite diagnosi precoci e con la speranza di supportare le donne affette da tumore ovarico nella ricerca di quel qualcosa che ti tiene in vita e che rende tutto più raro e prezioso”.



15/02/17

riflessioni post san remo

da   un paio  d'anni non seguivo  san remo    ma    sentendo e leggendo  i vasi   ( alcuni seri  o altri frivoli  )  bla  ... bla    sono andato a riascoltarmi  le  tre  canzoni  vincitrici  





E dico ai mie contatti e agli amici dei miei contatti Non state a rosicare e a polemizzare sempre. Quante volte il podio di Sanremo è stato una vera merda monnezza tanto da non ricordare a differenza a degli altri anni incui ero più giovane 😀🙎😇 nè i nomi nè le musiche ) melodie e testi ) dei vincitori ) ? Quest'anno invece abbiamo avuto tre pezzi buoni: un classico come quello della Mannoia e due contemporanei di livello Come Gabbani ed Ermal Meta, entrambi originali e con qualcosa da dire. È stata una bella edizione e francamente non ci speravo. E mi parte , alcuni cantanti ( Masini , Mannoia , Moro ) Sulla carta i concorrenti non mi ispiravano molto.
posso dire che aggiungo , soprattutto con i testi della seconda e della terza , una risposta alle mie domande \ eluicubrazioni mentali espresse nel post : cosa è la vita.... una bella domanda e simili vedere questo l'url ed eventualmente anche l'archivio del blog ) . E ora andiamo avanti a vivere non solo come monumento per parafrasare una vecchia canzone dei Mau Mau



13/01/17

che cosa è la vita ? .... una bella domanda

Ogni giornata è una piccola vita, ogni risveglio una piccola nascita, ogni nuova mattina è una piccola giovinezza. (Arthur Schopenhauer)


Era  da era  da tempo che  non riportavo qui  le  mie  elucubrazioni mentali . Eccovene una recente

Cosa  è  la vita  ?
Alcuni  come  l'introduzione d  questo articolo ( da cui ho tratto l'incipit ) di questo sito 

da   http://www.lescienze.it/
Chi non desidera vivere in modo più appagato e consapevole? Vivi l’attimo è un tema che riguarda direttamente ognuno di noi, e più precisamente la nostra vita. Tutti noi parliamo spesso della nostra vita, ma ci chiediamo poche volte: in che cosa consiste la nostra vita terrena? La risposta più ovvia potrebbe essere: è logico che la nostra vita terrena è costituita da attimi, secondi, minuti, ore, giornate, mesi e anni. Tuttavia, ci siamo mai chiesti fino a che punto conosciamo e utilizziamo la nostra vita terrena e se negli attimi della nostra vita sulla Terra siamo veramente presso di noi? Sì, noi tutti - ognuno di noi in prima persona - siamo presso di noi negli innumerevoli attimi della giornata, nei secondi, minuti e nelle ore?
La  considerano   come una  sorta  di Carpe  diem . Altri   come qualcosa  di indefinibile in quanto  Malgrado secoli di discussioni, esperimenti, riflessioni e progressi scientifici, nessuna delle definizioni di "vita" proposte finora riesce a discriminare in modo netto e soddisfacente fra ciò che chiamiamo animato e ciò che consideriamo inanimato. Forse perché il vero elemento comune delle cose che definiamo vive non è una loro proprietà intrinseca, ma la nostra percezione di ... continua  qui  su http://www.lescienze.it/ .
Ciascuno di noi  ha  una  sua definizione ( I II III ) e la  vede a  360 gradi  ed  in modo   differente  vedere  qui   alcune  mie  ricerche fatte su google alla voce video   per    trovare  un ispirazione    .


dai   http://www.fedeleallalinea.it/wordpress/galleria sito ufficiale del  film  fedele alla linea



Ora  Condivido    quanto  viene  detto , non ricordo il post  preciso  esatto  ma  lo  ritrovate   sfogliando le  pagine di  quei tre  link , su  https://it.answers.yahoo.com/

non cercare di risolvere il mistero, non è definibile ,e bella,,, per questo
spiritcars · 9 anni fa

noi purtroppo non sapremo mai veramente il perche siamo stati creati o cosa ci ha creati.... ma possiamo dare un senso alla nostra vita... in modo che quando verrà l'ora di morire seremmo felici di aver vissuto.....
Pamythestrange · 9 anni fa



Infatti  per  me  La  vita   è una delle cose  più  strane e complicate che ci sono  come potete vedere  ( N.B  alcuni sono ripetuti per  degli errori  d'ortografia  , di  punteggiatura  cioè mancanza della  virgola   e non , ripetizioni di  tag  )  i miei  tag      :  1) Lezione   di vita  , 2) le  storie  ) .
Insomma  "un qualcosa"  che  a  volte  può  far  male o far bene  a  volte anche  no  dipende da come scegli di viverla   cioè da come gestiamo  usiamo   o non usiamo il  libero arbitrio  \  spirito critico. Come Disse Frost [ Robert  Frost ], Due Strade Trovai nel Bosco e Io Scelsi Quella Meno Battuta ed è per Questo che Sono Diverso.(  dal film sotto  riportato )



 Inoltre  la  vita non è solo  il vivere  giorno per  giorno come  se  fosse  l'ultimo    o il  battere  e levare  o  ricostruire  su macerie  ed  mantenermi vivo è fatta  anche  di  : ritorni ,  di  riportando tutto a  casa  e di radici ed ali . Ma  soprattutto , in tempi come questi  di riscoperta  delle  proprie radici \ identità (   a meno  che  tu non preferisca  essere  seme  od  entrambe  come  mi  è stato   riposto qui  dallo  scrittore Karim Metref   e  come a volte mi sento  anch'io  ) . Insomma  le  piccole cose   come questa

non so  che  altro dire  se  non che   essa   fatta di strade,bvi  che si incrociano   e  si separano   ( ed  a  volte  si  rigongiungono  )   per  arrivare  tuitte  alla stessa  metà  finale    e  che ti permettono di andare nella stessa direzione oppure che ci allontaneranno per sempre . Stradwe  su  cui  muoviamo i nostri passi, dove ci condurranno non possiamo saperlo  con certezza , ciò che importa è camminare senza fermarsi, ogni grande avventura bella  o brutta  che  sia   inizierà sempre dal primo passo
Concluso     con queste  citazioni  
Cogli la rosa quando è il momento, che il tempo, lo sai, vola e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà.
Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato. Li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero? Stesso taglio di capelli, pieni di ormoni, come voi, invincibili, come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi, i loro occhi sono pieni di speranza, proprio come i vostri. Avranno atteso finche non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché vedete, questi ragazzi ora, sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito: carpe... carpe diem... cogliete l'attimo, ragazzi... rendete straordinaria la vostra vita...   sempre  dal famoso 
film  e  goditi anche le piccole  cose 





25/12/16

Bonsai centenario sopravvissuto al bombardamento di Hiroshima. Ha 390 anni e nemmeno la bomba atomica è riuscita a ucciderlo

Se gli alberi potessero parlare, questo bonsai (conosciuto anche come “Hiroshima Survivor”) avrebbe molte storie da raccontare. Il vecchio bonsai di 390 anni ha visto una serie di eventi, nel corso della propria vita, davvero importanti per la storia dell’umanità. Dalla Rivoluzione Francese al primo uomo sulla Luna, dall’Indipendenza Americana alla Guerra Fredda, la storia di questa pianta è lunga quasi quanto quella di tutto l’uomo moderno. La parte più notevole è però un accadimento che coinvolge il bonsai in prima persona, ovvero la bomba nucleare lanciata dagli Statunitensi contro Hiroshima, che devastò la bellissima città giapponese. Il piccolo pino bianco si trovava a meno di 3 chilometri dal punto di impatto della bomba, custodito dalla famiglia Yamaki, e sopravvisse miracolosamente non solo alle radiazioni ma anche a schegge di vetro e detriti che vennero lanciati in tutta la città.

bonsai hiroshima 1

Piantato nel 1625 e sull’isola di Miyajima, il bonsai è un albero prezioso a causa della sua rarità e della difficoltà della sua cura. Nel 1976 il maestro bonsai Masaru Yamaki donò l’albero ornamentale al popolo americano come parte del bicentenario del Giappone. Ora è un residente permanente della collezione di Bonsai giapponese presso il National Bonsai & Penjing Museum di Washington DC. Famosissimo per la sua storia di sopravvissuto alla bomba nucleare, il bonsai (il più antico della collezione) attrae molti visitatori e curiosi.

Hiroshima, il bonsai di 390 anni che è sopravvissuto alla bomba atomica
























Un antico bonsai ha attraversato quindi   quattro secoli di storia del Giappone, fino a quando nel 1976 il suo ultimo proprietario Masaru Yamaki lo ha donato all'Arboretum’s National Bonsai and Penjin Museum di Washington


Hiroshima, il bonsai di 390 anni che è sopravvissuto alla bomba atomica                         Masaru Yamaki nel giorno della donazione del bonsai

per celebrare il bicentenario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti. Solo anni dopo, però, si è scoperto il valore particolarmente simbolico del gesto, taciuto dal proprietario al momento della donazione. Oltre a guerre e terremoti, infatti, il piccolo pino bianco è sopravvissuto anche alla bomba atomica lanciata dagli Usa a Hiroshima durante la Seconda Guerra Mondiale. Quando gli aerei statunitensi il 6 agosto 1945 sganciarono Little Boy sulla città nipponica, il bonsai si trovava a meno di due miglia dall'epicentro del fungo atomico. Eppure la pianta rimase miracolosamente intatta, poichè il muro del vivaio in cui si trovava all'epoca le fece da scudo. A raccontare l'incredibile storia, sono stati i nipoti di Yamaki, quando nel 2001 hanno visitato il Penjing Museum

Hiroshima, il bonsai di 390 anni che è sopravvissuto alla bomba atomica
                                    La famiglia di Yamaki in posa con il bonsai. 

per potere finalmente vedere il mitologico bonsai, di cui fino a quel momento avevano sentito parlare solo nei racconti del nonno. E ancora oggi, il bonsai continua a rimanere in vita, pur avendo ormai quasi doppiato l'aspettativa di vita massima per questo tipo di piante, duecento anni.

21/04/16

storie di vita e di morte i caso di un Impiegata trapiantata di fegato dà alla luce bimbo a 37 anni Maela Donadello è stata colpita da un'epatite fumlinante a 19 anni: una donazione le ha salvato la vita e quello della Tragedia sul lavoro: operaio settantenne cade dalla scala e muore L'uomo era in un garage in via De Martino quando è stato colto da un malore. La polizia e l'ispettorato del lavoro indagano sulla sua posizione contrattuale

queste due storie minroportano in mente    due  precedenti post  uno mio una specie di recensione sul film un sapore di ruggine ed ossa e il secondo   tratto da  una storia vera  dell'utente  Daniela Maria Tuscano



Impiegata trapiantata di fegato dà alla luce bimbo a 37 anni
Maela Donadello è stata colpita da un'epatite fumlinante a 19 anni: una donazione le ha salvato la vita
Maela con il piccolo Alvise e il...
Maela con il piccolo Alvise e il marito Roberto


PADOVA. Aveva 19 anni quando è stata colpita da un’epatite B fulminante ed è entrata in coma. Si è salvata grazie a un dono prezioso, il fegato di una ragazza deceduta mentre lei, con la morte, ci stava lottando. Maela si è risvegliata dopo il trapianto con la prospettiva di una nuova vita davanti. E ora, a 37 anni, ha a partorito uno splendido bimbo: Alvise, nome scelto in onore del medico che le fece il trapianto.
È una storia di speranza, di fiducia, di coraggio e di buona sanità quella che ha per protagonista un’impiegata del settore informatico, Maela Donadello originaria di Padova, ma residente a Mira con il marito Roberto Furegon di 42 anni. Giovedì scorso, poco dopo le 19, alla Clinica Ostetrica di Padova, la donna ha dato alla luce alla trentaquattresima settimana e col parto cesareo, un bimbo di 2 chili e 230 grammi.Il neonato è rimasto solo un giorno nella culla termica: ora sta benissimo, così come in perfetta salute è la sua mamma. Che ha coronato un sogno ritenuto a lungo irrealizzabile.
Maela si ammala nel marzo del ’98, la diagnosi è terribile: epatite fulminante. Il tempo, però, è dalla sua parte: pochi giorni dopo, il 4 aprile, la giovane viene ricoverata a Padova e sottoposta a trapianto di fegato eseguito a dall’équipe del professor Alvise Maffei e Giorgio Gerunda. Dopo venti giorni Maela, che lotta come un leone per riprendersi la vita, è già a a casa. «Ho reagito, aiutata forse dalla giovane età», racconta oggi dal suo letto in Azienda Ospedaliera, «In questi anni la qualità della vita è stata ottima, non ho avuto problemi di rigetto». A sostenerla nel percorso clinico sono la dottoressa Rosa Iemmolo del Policlinico di Modena (Gerunda nel 2003 divenne primario nell’ospedale della città emiliana). Tutto procede per il meglio, poi, nell’aprile dello scorso anno, una battuta d’arresto: un intervento di anastomosi bilio-digestiva per stenosi anastomotica. Maela supera questo scoglio, ma a luglio si presenta un altro problema che la costringe a un ricovero a Mirano. L’impiegata si riprende, ma il suo fisico è indebolito. E lei, che da tempo desidera un figlio, si rassegna all’idea di non poterlo avere. «Non era arrivato prima, non credevo potesse arrivare mai più», racconta, «D’altra parte, pensai, non si può volere tutto». Due mesi dopo, a settembre, Maela è incinta. Seguita a Padova dal professor Guido Ambrosini, la donna ha una gravidanza che lei descrive bellissima. Fino a quando aumentano pericolosamente i valori dei sali biliari. Maela viene immediatamente ricoverata alla Clinica ostetrica del professor Erich Cosmi.
«Grazie alle cure e al costante monitoraggio è stato raggiunto il fantastico traguardo di 34
settimane», spiega Maela. Alle 19.13 del 14 aprile nasce Alvise. «Il mio grazie eterno», dice Maela, «oltre alla mia famiglia, ai medici che hanno fatto della professione una passione, agli angeli custodi,va ai meravigliosi genitori della ragazza che ha donato il fegato».


Tragedia sul lavoro: operaio settantenne cade dalla scala e muore

L'uomo era in un garage in via De Martino quando è stato colto da un malore. La polizia e l'ispettorato del lavoro indagano sulla sua posizione contrattuale






SALERNO. Quando lo hanno visto a terra, tra barattoli di vernice e gli attrezzi con i quali stava lavorando, probabilmente il suo cuore aveva già cessato di battere. Luigi Gaeta, 69enne residente nella frazione Cappelle, è l’ennesima vittima di un incidente sul luogo di lavoro. Nel suo caso la situazione è resa più drammatica dall’età. Non sono ancora chiare le circostanze che avrebbero visto l’uomo lavorare da solo all’interno di un garage in via Renato De Martino, nel rione Carmine. Sul luogo della tragedia, dopo le forze dell’ordine sono giunti anche gli uomini dell’Ispettorato del lavoro per raccogliere la documentazione necessaria a fare luce sulla vicenda.
Arturo Sessa: «Seguiremo con attenzione le indagini della Procura e dell’ispettorato del lavoro. Se ci saranno delle responsabilità, siamo pronti a fare la nostra parte».
Intorno alle 17 il corpo già senza vita dell’uomo è stato notato da un operaio della manutenzione della Clinica Tortorella che si trovava in un locale adiacente al garage di via De Martino dove il 69enne stava imbiancando la parte superiore della saracinesca interna che dà sulla strada principale. Il soccorritore ha avvertito dapprima il 118, poi sono stati gli stessi sanitari della clinica a intervenire, ma per l’uomo non c’era già nulla da fare. La ferita alla testa dovuta alla rovinosa caduta dalla scala posta sopra la saracinesca era ampia e profonda. Ma nel terribile volo, il 69enne pare abbia riportato anche una frattura al braccio e varie contusioni. Per fare piena luce sulle cause della caduta, però, saranno necessari accertamenti sanitari ulteriori rispetto a quelli effettuati sul posto dal medico legale Giovanni Zotti. L’esito dei primi rilievi farebbe pensare a un malore, probabilmente un infarto, che avrebbe colto l’uomo proprio mentre si trovava sospeso sulla scala: ipotesi confermata anche dagli evidenti segni di pittura non portati a termine. Non è neppure esclusa la possibilità che una distrazione o un capogiro abbiano fatto scivolare l’imbianchino.Raveane (Cisl) dopo la tragedia di Plaus: «Serve più formazione, come a Trento» Sul luogo della tragedia, poco dopo i sanitari, sono giunti anche gli agenti della polizia di Stato e della scientifica, mentre a seguire è stato necessario l’intervento della polizia municipale per regolare il traffico. Il figlio della vittima, accorso poco dopo l’aver appreso la notizia, era in evidente stato di shock. Intorno alle 18.30, ultimati gli accertamenti affidati agli agenti della polizia scientifica, la salma di Luigi Gaeta è stata trasportata all’obitorio dell’azienda ospedaliera “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”.
Da chiarire, oltre alla dinamica dell’incidente, restano soprattutto le motivazioni che hanno spinto un uomo di 69 anni lavorare in condizioni di rischio. Secondo le prime ricostruzioni, il garage, un tempo officina meccanica, sarebbe dovuto diventare un locale farmacia della Clinica Tortorella, che si trova a poca distanza. Serviva mettere a nuovo i locali in questione e per questo era stata disposta l’imbiancatura delle pareti interne. I dettagli sulla proprietà del garage sono ora al vaglio dell’Ispettorato del lavoro, intento a valutare non solo l’effettiva regolarità dell’uomo ma soprattutto chi abbia commissionato l’intervento. Il garage potrebbe infatti esser stato semplicemente dato in affitto alla clinica, con lavori a carico del locatore su cui gravava, quindi, l’obbligo di accertarsi della regolarità della posizione dei lavoratori. Sono tanti i fattori da valutare, compreso quello sulla responsabilità della sicurezza e su chi dovesse controllare effettivamente chi entrava e usciva da quel garage.
L’incidente ha provocato sgomento sia nel quartiere, dove tantissima gente si è accalcata sull’uscio del garage per capire cosa fosse accaduto, sia nella frazione di Cappelle dove il 69enne operaio abitava con i familiari
eravigliosi genitori della ragazza che ha donato il fegato».

19/04/16

A UN FIGLIO SOGNATO © Daniela Tuscano


Tu ci sei. Ora lo so. E, come tutti i figli, non m'appartieni. Hai costruito la tua vita nel silenzio.
Mi sfuggisti anni fa. Grumo interrotto dopo appena due mesi. Da allora non c'è giorno in cui non pensi a te. Ma t'avevo cristallizzato in una placenta. Prigioniero d'una sconfitta.
Tu c'eri. Diverso. Cresciuto. Sei comparso un mese fa, durante il mio sonno incerto. Mentre vagavo nel buio d'una città ignota, grembo refrattario che soffocava gli occhi. Poi, d'improvviso, una mano mi raccoglieva. Ed eccomi in un appartamento semplice ma dignitoso, con una certa luce di quadri, mediamente borghese. La casa di due professionisti. Gesti sobri, affetto contenuto.
E un ragazzo imprendibile. Tu. Ti ho visto alto e sottile, la chioma bruna e riccia, il collo fasciato in
V. Irolli, "L'angelo musicante"
una kefiah. Sei progressista, ragazzo. Il tuo volto è un divano: occidentale-orientale. Hai zigomi angolosi, linee spezzate. Opposte alla ridondante pinguedine di tuo padre e alla mia faccia, piana e infantile. Eppure rechi negli occhi il nostro segno. La tua è una magrezza paziente, lenta e cristiana. Non appartieni a nessuna religione, perché sei oltre. Forse, ne hai abbastanza. Sei già cielo e la speranza non ti serve.

Hai voluto fissarmi un attimo, fuggevole, non smettendo il tenue sorriso: "Tu, sei mia madre". Bella voce hai, figlio mio. Profonda e leggera, piamente monocorde. Nel sogno non mi rivelasti il nome. Per me, eri Husayn. Piccolo e grazioso. Anche se sei grande, la pelle ambrata, i gesti asciutti. Ma non t'ho chiesto nulla. Nemmeno se avevi la ragazza. Sei diventato adulto dopo avermi attraversato le braccia, volando sopra tutti i pensieri. Posso ritrovarti nell'abbandono. Quando rinuncio a possederti. E allora eccoti accanto, in un fulgore di nuvola. In quel momento eterno, siamo soli.

© Daniela Tuscano