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2.5.26

c'e cover e cover. ., c'e riadattamento ed. riadattamento il caso. di bella ciao al concerto del 1 maggio 2026

E' vero le canzoni popolari  e tradizionali  sono spesso riadattate e modificate in. quanto nascono. e. si. sviluppano  da  una trasmissione orale  e che : << [... ] Oggi Contessa ha cambiato sistema\si muove fra i conti cifrati \ ha lobby potenti ed amici importanti \ e la sua arma più forte è comprarti\ la sua arma più forte è comprarti ! [... ]non rinnego la mia vecchia strada \L'utopia è rimasta la gente è cambiata, la risposta ora è più complicata ! >> e che come rispondono sia con questa intervista



con questa canzone ( mia dolce rivoluzionaria ) di cui ho riportato. sopra alcune strofe alla polemica che si creo sempre al concertone del primo. maggio quando cambiarono alcune strofe qui le due versioni a confronto  Contessa  di Paolo Pietrangeli canzone storica del nostro paese
Un altro  caso  di riaddormento è Generale  di Francesco de Gregori il cui Il brano originale è un pilastro della musica italiana, noto per il suo testo antimilitarista e poetico




  riadattamenti  che  si stravolgono la  canzone nel loro testo originario ma. non la snaturano  come è. avvenuto con bella ciao. 
Infatti   se prima a  caldo   dicevo che  aveva. fatto bene perché servono nuove parole  poi. ragionando  ho  riflettuto e  concordo. con Lorenzo Tosa 

Cosa penso della versione “alternativa” di “Bella ciao” cantata da Delia al Concertone?
Penso che quando prendi una canzone come “Bella ciao”, ne cambi arbitrariamente le parole e sostituisci “partigiano” con essere umano, significa solo una cosa, la più grave.
Che di quella canzone lì, del suo significato, di quello che rappresenta, non hai capito letteralmente nulla.Non c’è nessun campo da “allargare”, nulla da modificare, nessuno da convincere, meno che mai può essere cancellata la Storia che racconta in nome di una presunta e folle rivisitazione.
Se canti “Bella ciao”, come ha fatto Delia, su quel palco, davanti a centinaia di migliaia di persone e a milioni in televisione, devi averne cura, e avere cura delle parole.E PARTIGIANO è una parola
bellissima. Soprattutto oggi. In questo tempo di rigurgiti e nostalgie sempre meno latenti.
Questo penso.Peggio di aver cancellato la parola “partigiano” da Bella ciao c’è solo la motivazione con cui Delia ha te ntato goffamente di spiegarlo.
Perché è una summa e la dimostrazione lampante e definitiva che di quella canzone, del suo significato profondo e universale, non ha capito letteralmente NULLA.
“Ho preferito mettere (al posto di ‘partigiano’, nda) ‘essere umano’ perché questa parola non è divisiva. È una parola che dovrebbe riguardare tutti. Perché i partigiani erano essere umani. Perché gli esseri umani sono… esseri umani, e quindi la canzone è per tutti”.Questo ha detto.
Riuscire a definire, di fatto, la parola “partigiano” divisiva è la cosa più sciocca, superficiale e antistorica che abbia mai sentito sull’argomento.
Questa è roba che avrebbe potuto partorire La Russa davanti a un busto del Duce.Non significa certo che Delia sia fascista.
Si chiama, più banalmente, ignoranza. Proprio in senso tecnico, etimologico. Perché parla di cose che ignora.Forse è meglio che si astenga anche dal cantarle.Quando la toppa è molto, ma molto peggiore del buco.>>
E con Scanzi : 
<<. Il mondo dell’arte è fatto da artisti veri, che ci mettono la faccia oltre che il talento, e non-artisti che - oltre a non avere quasi mai un talento evidente - si nascondono, paracu**ggiano, tengono famiglia e tirano a campare.
La seconda categoria, ovviamente, è molto più popolata della prima. Ancor più in questa fase storicamente stitica. È una lista infinita, che va dalle Clelia (o Nenia, Bega, Delia o quel che è) ai Fiorello.
La prima categoria è al contempo meno numerosa, ma ogni tanto riesce a impossessarsi della narrazione mainstream e a far tana al potere. Scuotendo le coscienze. Come ieri Piero al Concertone (cioè quel che ne resta) di Roma.
La prima categoria, per dirla con Gaber, passa alla storia. La seconda passa solo alla cassa.  [....]
Leggo che tal Delia, all’interno di quel che resta di ciò che fu decenni fa il glorioso Concertone del Primo Maggio, ha cantato “Bella ciao” sostituendo “partigiano” con “essere umano”.Tale emerita sconosciuta, la cui presenza su quel palco dimostra ampiamente lo svilimento totale di un palco un tempo assai glorioso, ha motivato così la sua scelta: "Penso che fare questo cambio non sia non prendere una posizione, bensì allargare un po'. È stata una mia scelta". Avete capito? Lei non è che scappa o ammicca al governo. Nooooo: lei “allarga”. Che belle parole: sembrano uscite dalla bocca di una Montaruli o una Santanchè. La domanda è una sola: ma chi è ‘sta gente? Chi sono ‘sti carneadi? Cos’è tutto questo pulviscolo svilente, scontato e furbino, messo accanto senza merito a colossi vivissimi come i Litfiba? Davvero ci meritiamo tutta questa smisurata pochezza artistica, tutto questo condensato di vacuità qualitativa e cerchiobottismo filogovernativo, tutto questo caravanserraglio sghembo di evanescenza creativa? Se è ormai questo il livello del “Concertone” di Roma, fate una bella cosa: chiudetelo. Muratelo. Ora. E trasferiamoci tutti a Taranto, dove ancora per fortuna c’è vita. Che pena.>>
  ma soprattutto. con. Patrizia Cadau
 <<
Cara Delia Io ti conosco dal tuo primo provino e sono rimasta sbalordita dall'artista che sei. Ora sei nel centro di questa shitstorm, non so quanto intenzionale oppure no, ma durerà poco come durano poco le indignazioni in questo paese quindi stai tranquilla. Però volevo dirti che hai sbagliato, e che nonostante il tuo talento hai sprecato un'occasione per dimostrare chi sei e che cosa sai fare. Hai sbagliato perché Partigiano è una parola bellissima e insostituibile, che significa proprio "prendere una posizione", e chi prende posizione è già divisivo. Ma ancora, essere partigiani significa occupare lo spazio della lotta per la libertà, del diritto negato, contro una qualsiasi ingiustizia. Tutti nasciamo Esseri Umani, ma si sceglie di diventare Partigiani, e tu ieri hai detto sostanzialmente che volevi allargare il contesto. Quando il contesto è chiarissimo. C'è un genocidio? O stai di qua o stai di là. C'è una minoranza che combatte per dei diritti? O stai di qua o stai di là. C'è un oppressore e un oppresso? O stai di qua o stai di là. Vedi? Partigiano è sinonimo di resistenza, resilienza, ribellione alle ingiustizie ed è una scelta. Un modo di stare nel mondo, di abitare e condividere anche i destini degli altri. Perché tutti siamo esseri umani, ma non tutti scelgono di essere partigiani. E allora, potevi cantare altro, non toccarla proprio questa canzone, se schierarti ti porta addirittura ad eliminare dal testo il suo cuore. Che è quello di un Partigiano e non di un essere umano qualsiasi. "Bella ciao" è una canzone che avrà pure sfrangiato i maroni, diciamocelo, ma è diventata un inno di libertà in tutto il mondo e cantata in tutte le lingue: non è una canzone qualsiasi, non la puoi annacquare con una supercazzola, non puoi sostituire un Partigiano che sceglie di esserlo con un paraculissimo "essere umano", così da uscirne equidistante. Delia, ciao. E studia un po' di storia.
>>

Ora un conto è trasmettere le vecchie canzoni soprattutto quelle. che. avevano. un tematiche sociali sotto. nuova luce e riadattarle ai cambiamenti .Un altro e snaturarle come nel. caso di Bella ciao .  Infatti se anche IL GIORNALE uno dei principali organi filo governativi e della destra. parlamentare ti critica

Nel motivare la scelta di cambiare la canzone Bella Ciao, la cantante incorre in un errore storico e concettuale che un siciliano non si può permettere. Cara Delia, il problema non è il partigiano ma il Vespro siciliano
Domenico Ferrara 3 maggio 2026 - 07:00

Visto che le parole sono importanti, per citare Nanni Moretti, uno dei mostri sacri di quella sinistra che adesso si affretta a condannare l’infausta scelta della cantante Delia Buglisi di sostituire nella canzone Bella Ciao la parola partigiano con essere umano, ecco, visto che le parole sono importanti, vorrei spostare l’attenzione su altre parole utilizzate e scritte nero su bianco sul profilo ufficiale della cantante e sperare che a farlo non sia stata lei in persona ma un ignorante ghost writer o un distratto social media manager. Sì, perché se eliminare il termine partigiano è comprensibile che abbia urtato la sensibilità di un mondo che considera quella parte di storia inviolabile, quella canzone intoccabile e quella narrazione insindacabile (ma si potrebbe anche discutere della shitstorm che sta investendo la cantante e degli altissimi livelli di bodyshaming e delle offese personali discutibili di cui è bersaglio, ma anche questa è un’altra storia), senza considerare poi al contempo un piccolo appunto sul fatto che prima anche solo di pensare di compiere una scelta del genere ci vorrebbe tanta umiltà e capacità di comprendere chi sei e a che punto sei del tuo percorso professionale, qui il punto è un altro e forse ancora più importante in un momento storico in cui quello che veicoli sui social non teme esercizi di verifica né di analisi ma si autospaccia come verità assoluta: parlo di quello che Delia Buglisi ha scritto sul profilo social per motivare la sua iniziativa e che riporto fedelmente: “Sei mesi fa, a X Factor, con questa canzone ho riportato alla luce una pagina nera della storia siciliana, quella dei Vespri siciliani: un vero e proprio sterminio del mio popolo”.Ecco, cerchiamo per favore di esseri umani ma non ignoranti. Perché quella che viene definita “pagina nera della storia siciliana” al contrario è stata una delle pagine più coraggiose che il popolo siciliano abbia mai scritto.Ecco, cerchiamo per favore di esseri umani ma non ignoranti. Perché quella che viene definita “pagina nera della storia siciliana” al contrario è stata una delle pagine più coraggiose che il popolo siciliano abbia mai scritto.Una pagina di rivolta popolare contro il dominio angioino (francese) iniziata a Palermo nel 1282 e durante la quale vennero uccisi migliaia di francesi oppressori presenti sull’isola e no, non si trattò affatto di un vero proprio sterminio del tuo popolo, cara Delia, che fino a prova contraria sei siciliana anche tu. Quindi, per cortesia, correggi quel post ed elimina pure un’altra parola, anzi due: nera e sterminio. Per amore di verità storica, almeno. E stai tranquilla, questa volta la piazza dei contestatori sarà vuota.

Infatti  Il  suo  intento era  giusto  vedere video sotto ,non facciamone neanche una povera giovane ignorante , ha tentato quella che ormai è operazione marketing della pacificazione come vuole il mainstream e le è andata male. È stata consigliata male . 


con questo. è tutto

25.4.25

non sapevo che mettere un manifesto antifascista pacifico e senza offesa fosse reato

 


non sapevo che esporre ( per giunta è nipote di una medaglia d'oro della resistenza ) un manifesto pacifico d'antifascismo fosse un reato punibile . #antifascimo #25aprile #medagliadoro #roiati



oggi 25 aprile smontiamo le balle tipo : anche i parti.giani però .... e simili

Leggi anche  
https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2025/04/da-httpslanuovabq.html

canzone  suggerita  e  in sottofondo




Lo  so che       c'è il lutto per  la morte  del  pontefice    e  dovrei come ho  detto   nel post  precedente  ma   bnon ce la  faccio   ,  soprattutto      uando  continuo a  rcevere  detterminate  email   . Infatti anche   quest'anno   come  tutti  gli anni  quando arriva la Festa della Liberazione   ricevo via  email  e  c’è sempre qualcuno che dice “Il 25 aprile è divisivo”. Se vi capita di sentirlo, potete tranquillamente rispondergli “Il 25 aprile è divisivo solo se sei fascista”.Ma  soprattutto    ricevo email     che  possono esser  sintetizzate in  " anche i  patigiani  però .... "
In questo pezzo analizzerò le più grandi bugie messe in circolazione con lo scopo di “sfatare il mito della Resistenza”, in altre parole per minarne la Memoria e  usarla strumentalmente   a  scopo propaganistico  , alimentando  ulteriormente le   fake news  e   le  errate  convinzioni che  ancora   sono presenti   nell'opinione  ( o almeno una  parte   d'essa  )  che  : igora  o hja  una  conoscenza  parziale  o nessuna   , ha  preso per  buone  e  fa fatiche  ad  accettare  che sono errate  .    Vi riassumerò le più
ricorrenti e lo farò grazie a fonti storiche, fra le quali in particolare  (   coincidenza  \  casualità  con l''incipit  delle email  che  ricevo )  “Anche i partigiani però…” di Chiara Colombini  (  COPERTINA    A  SINISTRA  )     , che   viconsiglio   caldamente  ,che con il suo libro ha suggerito molti dei temi.
Fino a qualche anno fa queste menzogne erano sussurrate, magari al bar dopo il quarto spritz  oqualche birretta o  qualche storico   nostalgico    ,  o personaggio  di parte  .   Oggi invece chi le dice è legittimato   dalla  rete     che moltiplica   la  vulgata  comune  con la  collaborazione degli antifascisti  immaginari (cit   libro di Padellaro )    che chiedono nonostante    sia  come  parlare al muro   a questo governo   di destra  d  proclamarsi \  dichiararsi antifascista     invece di   concentrarsi   sui problemi reali  .

“I partigiani erano quattro gatti”

Dire che la Resistenza è stata un fenomeno minoritario è vero, perchè per paura opportunismo molti preferirono asttendere il volgersi degli eventi ( i cosidetti attendisti ) e voltagabbana ) . Infatti basta vedere le flle oceaniche compresa quella di qualche giorno prima all'ultimo discorso di Mussolini dell'aprile del 1945 oppure al giuramento di fedeltà al fascismo - imposto ai professori universitari nel 1931 dalla regia di Giovanni Gentile - furono per Mussolini assai lusinghieri. Seppure sotto ricatto, su oltre milleduecento accademici, soltanto dodici opposero un rifiuto.  Allo  stesso tempo   dire che erano “quattro gatti” è falso.   Nella prima parte dell’aprile 1945 si stimano 130.000 persone partigiane, su una popolazione di 45 milioni di persone. Secondo il più famoso storico del fascismo, Renzo De Felice, considerando non solo i combattenti ma la loro cerchia, si arriva a una cifra di “3 milioni e mezzo – 4 milioni” di persone. Una minoranza, ma come è scritto in Storia della Resistenza di Laterza, “ma    con  un’esperienza collettiva in cui una minoranza coinvolse, con consapevolezze diverse, strati sempre più ampi della popolazione”. Infatti    ci  furono   due  esempi   di  partecipazione  particolari   :   una  brigata  totalmente  multietnica  la  Banda Mario e dei partigiani  "neri "che dalla Mostra d’Oltremare andarono a combattere in un battaglione internazionale nelle Marche     (  qui  per  ulteriori    con un  ottima nota  bibliografica   per approfondire  )  ., Una   brigata  di. sole  donne   “brigata Alice Noli”, in omaggio a una giovane staffetta di Campomorone, nell’entroterra di Genova, seviziata e uccisa dalle milizie nere per aver dato sepoltura ad alcuni tra i 147 partigiani morti nell’eccidio della Benedicta, nell’aprile dello stesso anno. 
Le formazioni Garibaldi, che facevano capo al Partito comunista\  socialisti ,   costituivano a livello nazionale il 50% dei combattenti. Il 20% era dato dalle formazioni “Giustizia e Libertà”, collegate al Partito d’azione, mentre il restante 30% comprendeva le Autonome, le cattoliche che si richiamavano alla Democrazia Cristiana, e le Matteotti organizzate dal Partito socialista.In altre parole: ogni colore politico partecipò alla Resistenza.  compresi   i  militari  vedi  post  precedenti

“Inutili, non sapevano combattere”
Nella prima parte della Resistenza i partigiani erano certamente disorganizzati, ma come sarebbe potuto essere diversamente ? Erano persone volontarie, spesso senza preparazione    specifica  .  Salvo   qualche  militare   . Pensate invece che Albert Kisselring, il comandante hitleriano, li chiamava una “peste”. Segno che i partigiani impararono a dare molto più di qualche fastidio. Anche gli Alleati conoscevano il loro apporto, e sempre più li rifornirono di aiuti.Ricordo anche che ben 125 città insorsero grazie ai partigiani e si liberarono da sole, prima ancora dell’arrivo degli Alleati: Genova, Milano, Torino, Firenze…  Emblematico  fu il  caso di Genova medaglia  d'oro  ,  unica  città   europea  in  cui i tedeschi  firmarono la resa     non   con gli alleati ma   con  un commando   partigiano  

“Se i partigiani avessero aspettato la Liberazione, che comunque sarebbe arrivata grazie agli Alleati, si sarebbero risparmiate tante stragi di innocenti”
Cioè le stragi non sarebbero più colpa dei nazisti e dei fascisti che le hanno compiute, ma dei partigiani che li hanno sfidati per liberare l’Italia dalla loro violenza ? Esiste disponibile online “l’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia”, un lavoro incredibile di ricostruzione. 5862 eccidi compiuti in venti mesi, nei quali vengono uccise 24.384 persone. Questo dimostra una violenza costante, con oltre 9 episodi e 40 uccisi al giorno, spesso indipendenti da precedenti azioni partigiane.

“Se i partigiani si fossero consegnati, come richiesto, l’eccidio delle Fosse Ardeatine non si sarebbe mai verificato”  
C’è questa bugia che carica sui gappisti (  partigiani  che  combattevano  in città )  romani la responsabilità dell’eccidio di 335 prigionieri. Tra l'altro dovevano essere 330, cioè 10 per ogni soldato ucciso, ma i nazisti sbagliarono i conti. E'  vero    che     chi   decise l'attebntato  lo fece   andando  contro  le  decisioni    "  attendiste  "    del  Cln   e  d'essi  furono aspramente  criticata  . Ma     dire  : << Se i partigiani si fossero consegnati, come richiesto, l’eccidio delle Fosse Ardeatine non si sarebbe mai verificato”  è  una  balla  .  
Secondo quest’accusa i partigiani si sarebbero sottratti alla possibilità di consegnarsi al nemico ed evitare così la strage. Un argomento falso smontato da tutte le ricerche storiche, sulla base di una serie di dichiarazioni, comprese quelle degli stessi tedeschi autori dell’eccidio che affermano di aver tenuto segreto l’eccidio fino a dopo l’esecuzione per paura di una reazione da parte dei partigiani o della popolazione della capitale. Mai sono stati affissi cartelli e manifesti per invitare i partigiani a consegnarsi ed evitare così la rappresaglia.

“I partigiani erano terroristi” ed  assasini  

Come scrive Chiara Colombini nel suo libro, viene ignorata una differenza così enorme che è imbarazzante anche sottolinearla. Nel 43-45 si combattono le autorità naziste e fasciste per raggiungere una democrazia, negli anni ‘70 i\80   terroristi (loro per davvero) colpiscono i rappresentanti di uno Stato democratico  compresi  anche   esponenti  dell'opposizione E' vero  , come tu.tti  i  movimenti di lotta  ,  ci furono   frizioni   profonde  ,  quella  che la Colombini chiama    concordia  discorde  ,   dovute da  iverse posizioni ideologiche    e  ciulturali    dei parti.ti  che  costituirono   la resistenza  e   dal diverso modo  di concepire   l'impostazione    ella  lotta militare     (  vedere  il caso    dell'attentato  a via  rasella  che  dettermino la  strage   delle Ardeatine )  . Poi  ci sono notevoli  differenze   tra   i nazifascisti  e  i partigiani   .  I  PRIMI    commisero   rappresaglie   ,  eccidi  ,  fucilazioni  di massa   e  i enitenti alla  leva  (  almeno chje  non  accettassero di passare alla  Rsi  ),  torture  ,  deportazioni di ebrei  ed  oppositori politici  nei lager   . I SECONDI    cercarono  di evitare  , anche  se  non mancarono  casi come porzus   e  altre  uccisioni  di esponenti  di  altrebande ,  o  processi sommari  . Ma  non vanno messi sullo  stesso piano  perchè un conto e  uccidere   in scontro  aperto   o  in attentato  ed  alcuni  casi   quando la  guerriglia  era   praticata in pianura  e  nelle  città   a   sangue  freddo ( cosa  eticamente    dolorosa   per  le  conseguenze  psicologiche     che  comporta nel  lungo periodo )   .

“Rubagalline”

Il rapporto fra partigiani e comunità contadine varia da zona a zona, ed è diverso nell’arco dei venti mesi di Resistenza. Era  regolamentato o   deve fosse  possibile  con pagamento  odei.  paghero   cioè ricevute   conl  timbro  del  cln  . si può dire questo: in Emilia-Romagna, la più importante regione per tradizione di lotte, il 32,3% di coloro che si vedono riconosciuta la qualifica di partigiani, sono proprio contadini. Addirittura una partecipazione più consistente di quella degli operai.
Roberto Vivarelli ricorda il reparto delle Brigate Nere in cui militava, impiegato in funzione antipartigiana. Loro i partigiani li cercavano per ucciderli, e ercorrendo le campagne insieme ai suoi camerati, racconta che a volte toglievano le mostrine dalle divise cercando così di camuffarsi da partigiani, convinti che i contadini li avrebbero trattati meglio.Il quadro generale è chiaro: la popolazione delle campagne, in modo diverso, ha sostenuto le formazioni partigiane. Senza la partecipazione attiva delle campagne, semplicemente non ci sarebbe potuta essere la Resistenza.E poi  ,   cecarono   di punire   ruberie   e  di  fare     processi i  più  equi possibile  , ovviamente  nei limiti  che una  situazione di guerra  come  quella     quella   

“Anche i partigiani, però, ammazzavano”


Con questa frase si tenta di mettere sullo stesso piano partigiani che hanno combattuto per la libertà e la democrazia, e militi di Salò che hanno combattuto per la dittatura. L’idea a cui vorrebbe giungere il revisionismo storico è questa: “Tutti colpevoli uguale nessun colpevole”.
Ma non soltanto c’è stata una parte giusta e una sbagliata della Storia, ma non sono stati i partigiani a creare la violenza, loro l’hanno usata come risposta a una violenza tanto più grande e con lo scopo di far terminare tutte le violenze, tra l’altro riuscendoci .  È proprio alla violenza che la dittatura aveva scelto per insediarsi e per mantenere il suo potere, che i partigiani si ribellarono.

“Le vendette, mamma mia, le vendette dopo la fine della Guerra”

Qui non si tratta di sostenere che quella della Resistenza è sempre stata una violenza “a fin di bene”, ma di collocarla in un contesto con cause e motivazioni, perché le persone hanno un passato, spesso di oppressione nel quale sono state costrette per vent’anni; non c’è un interruttore fra prima e dopo. Ed   ovvio  e  scontato  che    alla   fine  o quando  una  doittatura  cade   coloro     che ne  hanno  subito :  le  angherie , i  soppusi , le prepotenze , ecc     reagiscano     e  si vndichino  . Facciamo un passo avanti: fonti di polizia e mediche stimano in 10.000 le persone uccise tra la Liberazione e l’autunno del 1946.
La violenza chiamiamola così post bellica non è comunque quasi mai casuale. È sempre più marcata nei luoghi dove l’occupazione nazifascista è stata più dura, e perciò dove l’oppressione è stata maggiore e più vicina nel tempo. Ad esempio il 10 maggio ‘45 vengono fucilati 25 militi fascisti, gli stessi però che il 19 aprile, quando già la loro sconfitta era chiara, rastrellarono, torturarono e uccisero 17 partigiani.
Neanche i luoghi sono quasi mai casuali. La scelta di piazzale Loreto, con l’esposizione dei cadaveri di Mussolini, Claretta Petacci e degli altri gerarchi fascisti, è il luogo dove i militi lasciarono esposti i corpi di 15 antifascisti fucilati. C’è sempre una storia nelle Storie, e se decontestualizzi menti.

“L’esposizione per i piedi dei cadaveri di Mussolini e della moglie si poteva evitare”

Quell’esposizione è stata macabra, ma non si poteva evitare.
Dobbiamo considerare una questione che si chiama “folla”. A piazzale Loreto la folla è accalcata da ore per vedere il corpo del dittatore morto: sputano, danno calci. La folla preme, qualcuno spara. La scelta di appendere i cadaveri per i piedi al distributore di benzina può apparire macabra, e lo è, ma è una scelta obbligata da parte dei partigiani perché la folla di quei cadaveri non ne faccia scempio definitivamente.

“La storia la scrivono i vincitori”

Vero . Ma  In questo caso l’hanno scritta moltissimo anche gli sconfitti. Le carriere iniziate nel ventennio fascista sono proseguite senza grandi scossoni. L’apparato dello Stato è andato avanti. Il provvedimento conosciuto come l’amnistia di Togliatti, al di là delle intenzioni, portò alla scarcerazione di 10.000 fascisti su 12.000. E pochi anni dopo ne resteranno in carcere solo 252. 
Dal 1946, poi, migliaia di partigiani finirono sotto processo civile e penale per azioni compiute durante la Liberazione. Ad esempio l’uccisione di una spia venne giudicata come omicidio premeditato, o l’arresto di collaborazionisti come sequestro di persona, lo spiega bene Michela Ponzani. Quello che viene chiamato il “processo alla Resistenza” entrò poi nel vivo nel 1948, lo stesso anno in cui uscì in libreria “Ho difeso la patria” del maresciallo Graziani, capo delle forze armate della RSI, libro che diventò un bestseller.Altro che “la storia la scrivono i vincitori”.  La storia l’hanno fatta i partigiani, ma le loro voci sono state troppe volte silenziate.
Nell’ottobre del 1946 Piero Calamandrei scrisse a proposito delle facce note del fascismo: "Il pericolo non è lì, non saranno i vecchi fascisti che rifaranno il fascismo".
Piero Calamandrei aveva paura invece di quelli che chiamava “benpensanti”. Sempre nel 1946 scrisse: “Questa classe intelligente così sprovvista di intelligenza, che cambia discorso infastidita quando sente parlare di antifascismo”. Vi ricorda qualcuno?

13.4.13

non perdo la speranza


È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare.
Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore.
Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte. Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità.

                                           (Anna Frank)

        


Ormai sono arrivato ad un punto in cui tirarsi indietro ormai e tardi non conviene . vado avanti qualunque cosa succeda . come va va . Almeno non mi sono arreso ed  ho combattuto .Infatti  



 le  altre  colonne sonore  sono   specialmente la  2   :
Omar Sosa & Paolo Fresu - A Moment
Paolo Fresu & Uri Caine - Si dolce è il tormento

30.5.11

Nord

Amministrative: il centrosinistra vince quasi dappertutto


E' anche centro, anche Sud. Napoli, per esempio. Però lasciatemelo godere, adesso, il Nord. Lasciatemi amare Milano. Il "mio" Milano (al maschile, come usava tra gli antichi abitanti).

Lasciatemelo amare da oriunda. Da una che ci è piovuta a caso, e non sa come. Mica facile, da amare, questo Milano. Lasciatemelo amare con le sue guglie d'oro antico, carolingio, squillante e rasserenato. Oro di guazza e di cieli meno ingombri.

Adesso lasciatemelo solo amare. Forse per la prima volta, da quando ero bambina, accompagnata da mio padre in piazza Duomo a comprare il settimanale "Il Milanese" e a sostare al Camparino. Io ero scura e mediterranea, poi ne sono seguiti altri, più scuri e mediterranei di me.

Sarebbe sbagliato affermare che "ha vinto Pisapia". E, forse, nemmeno (solo) la sinistra, com'è accaduto a Napoli e altrove. Un pochino, abbiamo vinto noi. Un pochino. L'inizio. Laura, Roberto P., Miriam, Rita, Giovanna e tanti altri, quel programma l'hanno stilato insieme, per la prima volta hanno assaggiato quella democrazia partecipativa propugnata per anni dagli umanisti.
Nell'elaborazione grafica, la Madonnina "arancione", colore dei sostenitori di Pisapia in questa tornata elettorale.

Nell'elaborazione grafica, la Madonnina "arancione", colore dei sostenitori di Pisapia in questa tornata elettorale.

Hanno già vinto, perché un barlume d'arcobaleno è per noi fierezza e vento. Ci ha commosso, Giovanna, la scorsa settimana, quando l'abbiamo udita affermare: "Per me Pisapia è anche una persona buona. La bontà non dovrebbe essere una categoria politica. Ma non mi vergogno a menzionarla. Perché in tutti questi anni, siamo stati governati dalla cattiveria". Cattiveria verso le minoranze, i diritti civili, i deboli, gli sconfitti, ma anche e soprattutto, semplicemente, i cittadini onesti. Nella legalità, nel rapporto con gli altri, nella diuturna resistenza nei confronti del "libero mercato" spersonalizzante e inumano.

Hanno vinto, con noi, Gina, Roberto, Luz: amici vissuti solo nella speranza, amici scomparsi nella fede, aspettando un domani che non hanno fatto in tempo a vedere. Amici che hanno lasciato i loro corpi in un(a) Milano all'apparenza distratta, affaccendata e indifferente; amici annoverati tra i mille morti giovani, catalogati da una fredda burocrazia. Corpi sepolti, ma anime salve, che hanno creduto senza aver veduto.

Mi piace vedere Pisapia a Niguarda (cfr. la sottostante foto). Abito nelle immediate vicinanze di questa periferia. Proprio alle spalle del neosindaco si staglia la lapide di un'altra Gina: la Galeotti Bianchi, partigiana, femminista, nome di battaglia Lia. Poco più in là ha sede un teatro popolare, ricordo dei tempi in cui la cultura andava alla ricerca dei poveri, li prendeva a braccetto, li accomodava sulle panche di legno e... forniva loro gli strumenti per raccontar/si.

Anche questo è Nord. Qui noi viviamo. Qui, ci apprestiamo non al potere, ma alla voce.

12.5.11

Nelle mani DI DIO...

Il 15 e 16 maggio, a Milano, si terranno le elezioni amministrative. Tra i redattori del "manifesto dei cittadini" fatto redigere dal candidato Sindaco Giuliano Pisapia ad associazioni, gruppi, partiti e singole donne e uomini figura anche la giovane ricercatrice precaria Laura Di Dio, umanista, candidata al Consiglio comunale assieme ad altri amici, in corsa per il Consiglio di zona. La lotta potrebbe sembrare impari, data la feroce e dispendiosa campagna elettorale di Berlusconi, ma giungere al ballottaggio costituirebbe già un ottimo risultato. Tra i sostenitori dell'avv. Pisapia tutti i rappresentanto della Milano migliore, da Roberto Vecchioni (che terrà un concerto di chiusura venerdì 13 in piazza Duomo) a Benedetta Tobagi, figlia di Walter, agli eredi Ambrosoli, Rossa, Bachelet, vittime del terrorismo negli anni '70, a don Andrea Gallo e moltissimi altri. In bocca al lupo, futuro, in bocca al lupo, Laura.




Milano vive in questi giorni uno straordinario momento di rinascita e speranza: dopo vent’anni di governo della destra, finalmente, con Giuliano Pisapia c’è la concreta possibilità di voltare pagina e di lasciarsi alle spalle razzismo, affarismo, tagli ai servizi sociali e l’arrogante convinzione che il denaro può comprare tutto, anche le persone. Come umanisti ci riconosciamo nei punti cardine del programma di Pisapia – diritti, lotta al precariato, difesa dei beni comuni, partecipazione dei cittadini – e pensiamo di poter contribuire al rinnovamento di Milano portando il nostro patrimonio di ventennale lavoro nei quartieri a favore della nonviolenza, della non discriminazione, del dialogo tra le culture e della democrazia partecipativa.


PERCHE' VOTARE LAURA

E’ donna, giovane (26 anni) e preparata: laureata in Comunicazione politica e sociale, da dieci anni porta avanti attività di volontariato per la tutela dei diritti umani e il dialogo tra le diverse realtà culturali presenti in città.



Precaria, rappresenta la “generazione clandestina”, esclusa dai diritti e privata del futuro e può portare in Consiglio Comunale le esigenze e le aspirazioni dei giovani.



GLI IMPEGNI DI LAURA PER MILANO



DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA



- Modifica dello Statuto comunale per introdurre consultazioni e referendum vincolanti su temi comunali e di zona.
- Conferimento di maggiori poteri ai Consigli di Zona.
- Verifica periodica dell’operato degli eletti da parte degli elettori.


EDUCAZIONE

- Aumento del numero delle Scuole Materne e degli Asili Nido comunali, fino a soddisfare la domanda, a costi proporzionati al reddito e con tendenza graduale verso la gratuità.
- Assunzione di tutto il personale comunale precario.
- Gestione diretta delle Scuole Materne e degli Asili Nido, senza appalti a cooperative ed enti privati.
- Riapertura delle scuole civiche comunali.
- Manutenzione tempestiva degli edifici scolastici.


AMBIENTE E MOBILITÀ

- Impegno a contrastare la privatizzazione del servizio idrico.
- Potenziamento dei mezzi pubblici, anche in orari notturni, per decongestionare il traffico e ridurre l’inquinamento dell'aria.
- Creazione di piste ciclabili protette che partano a raggiera dal centro a arrivino in tutti i quartieri.

GIOVANI

- Creazione di un organo comunale di controllo dell’utilizzo indiscriminato degli stage da parte delle aziende.
- Creazione di un fondo agevolato e di spazi idonei per il sostegno alla microimprenditoria giovanile.
- Sostegno agli spazi che permettono aggregazione e offrono cultura.
- Assegnazione di alloggi comunali, anche in condivisione, a prezzi accessibili.




IMMIGRAZIONE

- Utilizzo dei fondi UE per le reali necessità delle comunità Rom e moratoria degli sgomberi dei campi.
- Sostegno all’inserimento lavorativo e sociale di rifugiati e richiedenti asilo.
- Istituzione di una Consulta Comunale dei migranti.
- Diritto di voto alle elezioni e ai referendum comunali.
- Rifiuto da parte del Comune di ospitare un Centro di Identificazione ed Espulsione come l’attuale Corelli e creazione di strutture di reale accoglienza.




NON DISCRIMINAZIONE E NONVIOLENZA


- Istituzione di un Registro Comunale delle Coppie di Fatto eterosessuali e omosessuali ed equiparazione dei loro diritti a quelli delle coppie coniugate per quanto concerne i servizi comunali.
- Patrocinio al Gay Pride e alle iniziative per la Giornata mondiale contro l'Omofobia (17 maggio). - Costituzione a livello comunale e di zona di un Osservatorio per la nonviolenza, che svolga compiti di prevenzione e denuncia, fornisca sostegno alle vittime di ogni forma di violenza e discriminazione e lavori in rete con le scuole e le associazioni operanti sul territorio per promuovere la cultura della nonviolenza.


Una pagina con indicazioni per votare e riferimenti: www.facebook.com/LauraDiDioXPisapia

21.4.11

Il Re muto

Quand'ero bambina, e ascoltavo il racconto biblico della Pasqua ebraica (quest'anno festeggiata poco prima di quella cristiana, il 19 aprile), ricordo che i miei occhi si riempivano d'emozione. Tifavo per i "nostri eroi": il popolo d'Israele perseguitato in Egitto che, presto, sarebbe stato riscattato dalla mano potente del suo Signore. C'era quel particolare degli agnelli sgozzati,



A lato: l'interno della sinagoga di Trieste, sede di una delle più importanti comunità israelitiche in Italia.

Questo Re, lo vedevo avvolto nella nube. Aveva vaghi ma classici connotati: anziano, con la lunga barba fluente. Lo stesso che poi reincontravo nella cappellina barocca del collegio dove studiavo: in mezzo all'altare riccamente adornato trionfava un Cristo sanguinante, morto; ma con le dita spalancate a "V", nel segno della vittoria. Era un'estasi, già lo presentivo in seguito, trionfante sull'arcobaleno. Il Re e l'uomo di Nazareth erano consustanziali e intercambiabili. Invincibili, certo, ma accompagnati da un lungo strascico di dolore, entrambi. Il Re aveva scelto un popolo disprezzato, il Nazareno ne faceva addirittura parte ed era segnato da una storia atroce.Oggi certa teologia cattolica tende a rimarcare le differenze, un tempo persino le contrapposizioni, tra quell'antico Re e l'emblema misericordioso di Gesù. Ma ai miei occhi, in virtù di quanto esposto poc'anzi, non poteva essere così. Mi sono sempre sentita più gesuana che cristiana. Senza, peraltro, che una cosa escludesse l'altra. L'umanità di Gesù era quella di un uomo ebreo vissuto duemila anni fa. Compenetrato della sua cultura e così riccamente variegato e culturale da trascenderne. Il Gesù della cappellina barocca appariva come un martoriato e il volto trasudava espressività. Ma i muscoli erano tesi, forti, il corpo ancor vigoroso, giovane. Lo sguardo chiuso, il volto bello e gravato da una corona di spine che risultava pesante, pregna di tutto il male dell'universo. Taceva, ma il suo sangue stillante e vermiglio urlava.Il Gesù deposto di Lorenzo Lotto ( sotto a destra), che avrei ammirato molti anni più tardi, era invece un Messia muto. Un corpo ormai slogato, inerme, stremato ed estenuato.Un'altra faccia dell'umanità. La perdita, la sconfitta. Gli astanti si domandano, anch'essi muti, il perché di tanto strazio. E non trovano alcuna risposta. E' il quadro del nulla.La Madonna è un'icona araba completamente velata, perché esiste un pudore nella sofferenza troppo gridata, incomprensibile. Persino il viso dell'angelo è interrogativo, quasi a domandare il senso di tutto questo.
La Madonna è un'icona araba completamente velata, perché esiste un pudore nella sofferenza troppo gridata, incomprensibile. Persino il viso dell'angelo è interrogativo, quasi a domandare il senso di tutto questo.Da da bambina non incontravo difficoltà a coniugare il Gesù dei Vangeli al JHWH dell'Antico Testamento, ma della loro pronta risposta, del loro accorrere solerte e misericordioso mai avrei dubitato; in seguito dovetti sperimentare, al contrario, quel mutismo, quell'ostinazione abissale nel buio, nella dissoluzione, nel grigio bituminoso dei nostri inferni quotidiani. Era, è per noi, in tutto il viaggio terreno, il tempo della deposizione, il tempo sospeso.Oggi i nuovi deposti sono i testimoni di pace anonimi o dimenticati. Hanno il volto di Shahbaz Bhatti, Ministro pachistano per le minoranze, difensore di Asia Bibi e di molti altri perseguitati, di ogni religione e cultura, del suo Paese; o quello di Bruno Hussar, fondatore di Nevé Shalom, il primo kibbutz israelo-palestinese all'interno del quale si trova la Casa del Silenzio, edificio sgombro e circolare, privo di immagini sacre, enigmatico e definitivo, dove ognuno può riunirsi per pregare il proprio Re, Cristo, Allah o semplicemente ritrovare un amico, fare un vuoto, riappropriarsi della propria essenza profonda. I deposti, poi, sono tutti quegli occhi fermi e senza nome, o quelle storie comuni e spezzate, come i migranti annullati dal mare, o donne sgozzate e martoriate (ad Ascoli Piceno, la ventinovenne Carmela Rea è stata accoltellata e la sua schiena incisa con una svastica), o tutti i... fame e sete di giustizia .Io non so cosa avvenga "dopo". Forse, adesso, mi rassicura di più pensare che anche quel mutismo ostinato in fondo era scritto e contemplato. "Non lasciare fuori niente della creazione", probabilmente significa questo. Ma mi piace pensare che, alla fine, in un pertugio lontano e sfolgorante, torni quel Re, meno ingenuo e più creaturale, innocente per aver provato il male, quindi riedificato. E non inesperto, dopo aver veduto.

Mi chiameranno sovversivo.
E io dirò loro: lo sono.
Per il mio popolo in lotta, vivo.
Con il mio popolo in marcia, vado.
                                                 Ho fede di guerrigliero 
                                 ed amore di rivoluzione.E tra Vangelo e canzone

soffro e dico quello che voglio

.

Se scandalizzo, in primo luogo

bruciai il mio cuore

al fuoco di questa Passione,

croce del Suo stesso Legno.
Incito alla sovversione

contro il Potere ed il Denaro.

Voglio sovvertire la Leggeche perverte il Popolo in gregge

ed il Governo in macellaio.

(Il mio pastore si fece Agnello,

Servitore si fece il mio Re).
Credo nell’Internazionale

delle fronti alzate,

della voce di uguale ad uguale

e le mani allacciate…
E chiamo l’Ordine del male,

ed il Progresso di bugia.

Ho meno Pace che ira.

Ho più amore che pace.
Credo nella falce ed il fascio

di queste spighe cadute:

una Morte e tante vite!

Credo in questa falce che avanza

- sotto questo sole senza travestimento

e nella comune Speranza -

tanto incurvata e tenace!
(P. Casaldàliga)

17.3.11

Giovine Italia


"Esce di mano a lui che la vagheggia/prima che sia, a guisa di fanciulla/che piangendo e ridendo pargoleggia,/l'anima semplicetta che sa nulla,/salvo che, mossa da lieto fattore,/volentier torna a ciò che la trastulla" (Purg., XVI).

Buon compleanno, Italia. Giovine Italia. Sei ancora come quella fanciulletta descritta da Marco Lombardo. Sei "un'anima semplicetta che sa nulla", e che "di picciol bene in pria sente sapore", smarrendosi poi, come nel giardino dell'Eden dopo il peccato di conoscenza. Così, d'improvviso, prima ancora di diventare adulta, ti sei ritrovata vecchia, stanca, spogliata e sterile. "Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?". Hai la Costituzione più bella del mondo, e per quella fame inesperta di vitalità diffusa e infantile permetti pure che la dileggino. E ne ridi, o te ne disinteressi esausta. I tuoi sono i peccati dell'inesperienza e dell'accidia, eppure la tua storia è antica. Culla d'Europa, si diceva con qualche ridondanza. Ma sei restata in culla. Hai accettato di farti violentare da oppressioni, dittature, atarassia e ti sei ninnata in quello stato di soggezione in cui ti ha mantenuto la gerarchia ecclesiastica. Ventre molle d'eterna madre, per una figlia mai svezzata. Italia che oggi vorremmo tornare a definire patria; vocabolo scrostato dagli orpelli nazionalistici e reazionari in cui l'aveva confinato il fascismo e scandito - assieme al celebre Inno del giovane Mameli - nei cori di chi, oggi, si batte per salvare lo Stato di diritto, l'eguaglianza delle leggi, la parità tra i cittadini. Italia che, per questo, sarebbe molto più Matria, e se lo fosse, oggi, ci troveremmo in un grembo adulto, cosmopolita, fecondo. E l'avevano compreso non solo le grandi figure di Garibaldi, Cavour e Mazzini, ma le stesse protagoniste di quegli anni, ancora integre per la scoperta: Anita Garibaldi Ribeiro , prima rivoluzionaria che moglie dell'Eroe. Prima brasiliana che italiana, e per questo, più fortemente nostra. L'unica donna tumulata nel Gianicolo, emblema dell'Indipendenza, è un'extracomunitaria, consorte di un uomo forse troppo vasto per un mondo solo: gliene occorsero, in effetti, addirittura due. Italia terra d'oppressi e perciò in prima fila accanto agli oppressi di tutti i tempi: lo affermava Mazzini e oggi quell'Italia dovrebbe stare accanto ai rivoluzionari arabi e a tutti i popoli che si battono per la democrazia. Non stupisce che a quest'idea di nazione, ma non di nazionalismo, siano del tutto estranee la sindachessa di Milano Moratti e la sua alleata Lega, che l'altro ieri ha preferito rimanere alla buvette mentre in Consiglio comunale, si eseguiva l'Inno di Mameli; mentre la cosiddetta prima cittadina si esibiva dalla sgallettata Barbara D'Urso, a Pomeriggio Cinque, ballando una sfrenata Waka waka. A quest'ultimo personaggio non dedichiamo una riga in più. La sua stretta e particolaristica visione, del resto, è arcitaliana, anzi, italiota: di quell'altra Italia che si rifiuta di crescere, di quell'Italia pargoletta, ineducata, afasica, di quell'Italia levantina e pigra, malgrado si fregi di sano realismo padano. L'Italia adulta, invece, è ancora accennata. In Anita, ma anche in Cristina Trivulzio di Belgiojoso , femminista, politica, scrittrice, e in un uomo, quel Salvatore Morelli , mazziniano, che condivideva col suo maestro, l'insegnante che amava la chitarra, l'idea che una nazione non può essere davvero libera senza il contributo delle donne.

Buon compleanno, Italia. Sei un disegno incompiuto che vorremmo, anzi vogliamo, completare già qui, ora, in questa vita.



N. B.
: Nelle foto di questo servizio, alcuni momenti della mostra Italia Donna, realizzata dall'associazione Riciclando e ospitata a Bresso (Milano), nei locali dell'ex-ghiacciaia.





(Pubblicato anche da
MenteCritica)

23.2.11

Mio padre, da giovane

Il restauro di Miracolo a Milano non è solo una bella notizia. E' la restituzione di un'infanzia, un viaggio a ritroso in una sarabanda di specchi, insegne, cieli sabiani in cui s'accendono parole, smaglianti bianco e nero densi di luce e gioia. E' un ritorno a scabri arenili e a corpi accesi nel rovente sole dei tardi anni Quaranta. E' uno sguardo nelle nostre origini, uno scrutare nel segreto, nell'inviolabile. Perché in quel film, così antico e fulgente e straccione, ho visto mio padre.

Anch'egli, come tanti, si trovava perso in quel marasma di ragazzetti dalle ginocchia sparute, che salutavano i poveri saliti al cielo a cavallo d'una scopa. Sopra il cielo finalmente vasto, e brilluccicante, in vortici e turbini di giocosa beatitudine.

Chissà cosa pensava, allora. Niente; si lasciava trascinare sotto il suo baschetto floscio. Le baracche milanesi erano del tutto simili a quelle romane. Lui non abitava lì. Viveva, o meglio passava, in via Angelo Mosso, tra Gorla e Turro, già allora ferrigna di ringhiere, ma comunque abitazione, conquistata chissà come. Mio padre, bambino, vi volteggiava. Ogni tanto. Non so se amasse le penombre lise della cucina e dell'acquaio. Ma era così aereo. Come quei poveri sulle scope, mio padre era, in realtà, nato sulla strada e in strada trovava la sua famiglia di compagni, o di monelletti, con nomi che avrebbero fatto la felicità di Gadda, o d'un Pasolini in trasferta: il Marietto, il Demi Demi, e, più di tutti, il Boia Faust di Chicago. Coi quali, un giorno, condivise il ritrovamento d'una banconota da mille lire, nei pressi d'una pasticceria. I cui profumi dolci s'erano limitati ad assaporare. Leccandosi le labbra secche e sporche. Quel giorno non cacciarono le lucertole né fecero rissa coi compagni, né sostarono al cinema ABC per giocare brutti tiri a qualche rancido "culatun". S'ingozzarono, invece, di paste, incuranti e avidi e materici e sgangherati, bambini per sempre, pervasi d'un'irrefrenabile allegria di naufragi, ebbri per un domani che si credeva prossimo, e tattile.



Giornalismo. d'accatto e sempre più trash il caso Garlasco

 Lo so che  come me ,  che  seguo il  caso  fin dall'inizio tale  caso di mala. giustizia .  e  seguo la. cronaca nera soprattutto  quel...