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04/06/17

Tre storie che fanno ancora più male quando il dibattito pubblico è così concentrato su cosa si intende per famiglia e gendert ed antigender

vedi anche
perché i preti vanno spesso in TV a parlare di sesso ? [ L'elzeviro del filosofo impertinente ]

un vecchio post della grandissima e nostra utente fin dale origini Tina Galante ha condiviso il video di La Cronaca Italiana.2 febbraio 2016



 <<Tre storie di donne vittime della violenza. Tre storie che fanno ancora più male quando il dibattito pubblico è così concentrato su cosa si intende per famiglia >> ma  soprattutto    su gender   e  antigender  ( vedere il pre  , durante  , e  post   legge  unioni  civili  ) . Un pase  diviso  dove  .

solo il termine    ed  l'ìinroduzione   del reato  femminicidio   crea  ancora resistenza    . Un paese  e   video  di questi  giorni  


Reggio Emilia: musica e preghiere, rosario e diritti. Il Gay Pride e la "processione riparatrice"



La festa dell'orgoglio gay e la processione riparatrice. In mezzo Reggio Emilia a osservare, con curiosità, chi è sceso in piazza per difendere un diritto e chi ha scelto di sfilare dietro turibolo e croce, recitando il rosario. Due mondi che si sono solo sfiorati. Gli ultracattolici, circa 300, hanno organizzato la processione riparatrice la mattina. I partecipanti al Gay Pride, decisamente più numerosi, hanno invaso le vie della città, il pomeriggio

di Francesco Gilioli

Nella marcia riparatrice potevano aggiungerci i loro silenzi per la pedofilia di tanti preti coperti anche da loro, ed ancora protetti, ben più grave della omosessualità.Nella marcia riparatrice potevano aggiungerci i loro silenzi per la pedofilia di tanti preti coperti anche da loro, ed ancora protetti, ben più grave della omosessualità.

Nella marcia riparatrice potevano aggiungerci i loro silenzi per la pedofilia di tanti preti coperti anche da loro, ed ancora protetti, ben più grave della omosessualità.

16/08/16

dichiarazioni parte II

  colonna  sonora
Simonetta Spiri, Greta Manuzi, Verdiana Zangaro, Roberta Pompa - L'amore merita


leggi anche



chi lo   dice che  per  amore  bisogna  fare  outing o coming out.  ?   si  può amore  e  stare  bene  lo stesso  .  la  storia  di Rachele  Brtuni medaglia  d'argento, dedicata  alla sua  compagna  Diletta  ,  nella  10 km  nuoto    a  rio nel  2016  lo   dimostrano .
Infatti  : <<  (  ...  ) non sarà solo una bandiera a portare il colore a raccontare di un'altra libertà che muore perché l'amore ne legge ne pretesa  (  ...  )  >>  (   dalla  canzone  l'amore  merita  vedere    sopra  il post    )


  da  la stampa  del 16\8\2016 


Rachele Bruni e la medaglia per la compagna Diletta: “Non penso ai pregiudizi”
“Non ho mai fatto outing o coming out. Vivo per me stessa, per la mia passione per il nuoto e per le persone che mi vogliono bene”




Una ragazza solare, forse un po’ troppo spontanea: i genitori di Rachele Bruni, argento nei 10km di nuoto a Rio de Janeiro, la descrivono così. «Dedico questa vittoria alla mia famiglia, all’esercito, al mio allenatore e a Diletta, che mi hanno seguito e sostenuto», ha detto l’azzurra a Casa Italia. La dedica alla sua compagna ha suscitato l’attenzione dell’opinione pubblica, anche se lei racconta: «L’ho sempre vissuta naturalmente, senza problemi. Non ho mai fatto outing o coming out. Indubbiamente ci sono persone che hanno troppi pregiudizi, però io vivo serena e tranquilla. Non penso ai pregiudizi, vivo per me stessa, per la mia passione per il nuoto e per le persone che mi vogliono bene», ha detto dopo la vittoria. Simona e Bruno, i genitori, ne raccontano un po’ il lato nascosto.
Rachele Bruni e la compagna Diletta


«È stata coraggiosa a dare un segnale al mondo dello Sport? Per noi è del tutto normale, la colpa semmai è dell’ipocrisia delle persone». Rachele dice di «essere difficile da gestire», ma secondo mamma Simona «non si comporta diversamente da tutti gli altri giovani». «Il punto di svolta - svela il papà - è stato l’incontro con l’allenatore (Fabrizio Antonelli), che l’ha saputa prendere per il verso giusto. Il vero cambiamento della sua carriera». I sacrifici sono stati necessari nella sua vita. Uno su tutti: il trasferimento da Carmignano, provincia di Prato, a Roma per gli allenamenti. «Ne abbiamo sentito tanto la mancanza, è una presenza positiva», racconta la famiglia, composta anche dalla sorella Rebecca, la più grande, e Gherardo, il più piccolo. La gara della Bruni è stata concitata nel finale e segnata dalla squalifica della francese Muller, che le ha permesso di passare dal bronzo all’argento. I genitori, però, avevano subito notato la scorrettezza dalla rivale: «Eravamo insieme al Presidente Malagò e ci siamo detti “ma questo è un colpo da pallanuoto”», raccontano alleviati dopo la decisione finale. «Ora è tempo di festeggiare», come dice la stessa Bruni.

11/01/15

“Prof, mi dicono gay!”: così ho fatto coming out con i miei alunni

storia dedicata  a chi   vede  il coming  out  solo come un gesto  esibizionistico   per mettersi in mostra   , ignorando  o non sapendo che  molto spesso dietro  tale  gesto si nasconde  una liberazione da sensi di colpa e sofferenze  come la storia  che propongo oggi 




 «Non parlare con me. Se parli con me la gente penserà che sono frocio». Questa è stata una delle frasi che, quando ero adolescente, mi sono sentito dire più volte in classe, nei corridoi, nei bagni della mia scuola. A volte ciò succedeva di fronte gli insegnanti stessi, che si limitavano a invitare al silenzio. A volte imbarazzati, incapaci di reagire e di dire l’unica cosa possibile. Ciò mi umiliava due volte, come essere umano e come studente. E la mia vita è andava avanti così per diversi anni, fino a quando le cose si sono normalizzate. Ho fatto coming out e quel corredo di insulti e di parole acuminate si è dissolto nel nulla. La gente ha paura delle cose che addita come sbagliate e quando queste si palesano con un volto, un nome e il coraggio di dire «sì, è così. E allora?» certe persone scappano via. Come sempre succede ai codardi. Ma questa è, appunto, una storia vecchia. Almeno per quello che mi riguarda.
Qualche anno fa insegnavo in una scuola di un quartiere popolare di Roma, fuori raccordo. Una scuola ritenuta difficile. Moltissimi migranti, bambini/e i cui genitori si alzano alle quattro e tornano a casa col buio. Persone umili e oneste, ma a causa delle condizioni di lavoro a cui sono sottoposti, spesso assenti. Quei bambini e quelle bambine, in non pochi casi, sono lasciati a loro stessi e lo vedi dai loro volti, dal loro sguardo, quanta rabbia può fare vivere in un mondo che ti descrive come corpo estraneo, ostile, e ti tratta come un reietto. In quella scuola qualcuno ebbe la brillante idea di fare un profilo falso su Facebook con il mio nome, intervallato da un bell’insulto a sfondo omofobico. “Dario er frocio Accolla” mi chiese l’amicizia. Sprofondai in un malessere che pensavo di aver archiviato più di venti anni prima, ma evidentemente certe ferite erano ancora lì, per quanto piccole o lontane. Il sostegno di colleghi e colleghe e delle mie classi stesse mi diede il coraggio necessario. voleva picchiarmi, a sentir lui. Perché ero frocio. Mi vide da lontano e mi raggiunse. Una mia allieva, nigeriana e bellissima, si frappose tra noi. «Embè? Qualche problema?» e il tipo scappò via. Come sempre succede ai codardi, appunto.
Una volta un bulletto di un metro e novanta, quasi sedicenne, venne perché
L’altro pomeriggio, durante l’ultima ora di lezione, un mio alunno mi ha detto che i suoi compagni di classe lo insultano dandogli del “gay”. Capirete da soli le ragioni per cui ho fatto coming out…
«Non c’è niente di male, ad essere gay» gli ho detto.
«Ok, ma a me dà fastidio!»
«E allora impareremo due cose» ho detto alla mia classe «la prima è che non si dice “gay” per insultare nessuno e la seconda è che se dite questo potreste offendere anche altre persone. Magari avete un prof omosessuale e non lo sapete. Oppure lo sapete, e fate finta di nulla…».
E quando i loro occhi si sono cercati, forse vedendosi scoperti, ho sorriso e sono andato avanti con le mie parole.


«Ho già detto che usare la parola “ebreo” come offesa non fa male solo a chi la subisce, ma a tutte le persone che sono ebree. Ebbene usare “gay” come parolaccia, non dà fastidio solo al vostro compagno, ma rischia di offendere anche me».
Ne è seguita una discussione sul rispetto reciproco, sulla pacifica convivenza e per premiarli ho mandato tutti e tutte a giocare in giardino qualche minuto prima.
Quanto accaduto quel pomeriggio, nella mia aula, è una tappa di un percorso lungo, che si sovrappone a una vita intera. Credo sia un atto di onestà intellettuale dare un nome alla propria identità, soprattutto di fronte a casi di discriminazione, in un contesto così delicato come quello scolastico. Fare coming out ci rende forti, aiuta ad incontrarsi, a capire che il mostro descritto da chi ne ha paura e scappa via quando lo vede, è solo un essere umano. Forse è per questo che i soliti noti non vogliono che se ne parli a scuola: per non essere scoperti di fronte alla loro vigliaccheria.
Ai miei tempi mi avrebbe fatto piacere che un prof avesse detto ai miei compagni quel «non c’è nulla di male nell’essere gay, non ha senso usare quella parola come insulto». Quel pomeriggio, un po’ grigio e un po’ gelido, ho sanato quella ferita fatta al bambino che ero trent’anni fa. E, lo credo davvero, non solo a lui.


e consigliando   tale  libro 

Nel 2010, dopo alcuni suicidi di ragazzi omosessuali vittime delle prese in giro dei loro coetanei, lo scrittore e attivista Dan Savage e suo marito Terry Miller hanno caricato su YouTube un messaggio diretto agli adolescenti che subivano bullismo e discriminazioni a scuola o in famiglia: "Quando avevamo la vostra età" raccontano "è stata dura anche per noi essere gay in mezzo a persone che non ci capivano, ma se oggi potessimo parlare ai quindicenni che eravamo gli diremmo di resistere, perché presto andrà tutto meglio, troveranno degli amici fantastici, troveranno l'amore e un giorno avranno una vita molto più felice di quanto immaginano". È stata la prima di migliaia di testimonianze che hanno dato vita a un sito e a una fenomenale campagna sul web, chiamata It Gets Better. Nel 2013 il progetto è sbarcato anche in Italia, con il nome "Le Cose Cambiano". Dall'esperienza e dal successo dell'iniziativa ha preso forma questo libro, che raccoglie i racconti e le testimonianze più belli provenienti dal progetto italiano e da quello americano. Un archivio di buoni consigli, episodi tristi e divertenti e storie a lieto fine, che unisce le parole di personaggi famosi e persone comuni, scrittori, musicisti, attori, comici, studenti, insegnanti, avvocati, attivisti, omosessuali ed eterosessuali, transessuali e queer. Per ricordare a tutti i ragazzi LGBT che stanno affrontando un momento difficile o fanno fatica a immaginare come sarà il loro futuro, che non sono soli, e che le cose presto cambieranno... 

che   è diventato anche  un sito  http://www.lecosecambiano.org Ma soprattutto  ( vedere  foto  sotto  )  


condividendo il post  , ho  già raccontato al storia   qui  sul blog  , di Viviana Bruno ( https://www.facebook.com/viviana.meladailabrianza


26/12/14

La "selfie" contro l'omofobia di Viviana Bruno


Leggendo la  newsletter  di  www.nocensura.com   ho  trovato    questo articolo

giovedì 25 dicembre 2014

Lo sfogo-appello di Viviana, affidato al suo profilo Facebook e divenuto "virale". Il post è la replica a decine di commenti offensivi e omofobi pubblicati su una pagina.

Sono  andato alla fonte  originale  ed  ecco  il comunicato  


Viviana Bruno Meladailabrianza
22 dicembre alle ore 21.14 ·


Potete insultarmi e dirmi che sono una meticcia, un'invertita, una malata. Potete chiedermi di scoppiare, annegare, bruciare viva. Potete chiedermi di espatriare, di farmi curare, di stare lontana dai bambini e di non infettarvi. Potete dirmi che faccio schifo, che sono troia, sono cose che non mi toccano, ma una cosa non vi permetto di dire: Vergognati. IO NON MI VERGOGNO DI ESSERE OMOSESSUALE!! Io mi vergogno di abitare un paese fatto di mafia, camorra, di crisi di valori, ...di politica corrotta, di ladri, di gente che riempie la propria bacheca di gattini e foto con i figli di fianco all'albero di natale e che poi augura a me di morire in una camera a gas, come il loro idolo mandava a morire le persone. Mi vergogno dell'omertà, mi vergogno di quelle che dovrebbero essere le nostre forze dell'ordine. Mi vergogno di far parte di un paese che è lontano anni luce dall'Europa. Mi vergogno perché, quel senso di appartenenza lo troviamo solo durante i mondiali, per il resto, tutti ci dimentichiamo di tutto. Mi vergogno perché non si sa più educare le generazioni future, mi vergogno per Aldrovandi, Cucchi, il G8 di Genova. Mi vergogno di "mafia capitale",di un paese che va avanti di truffe e mazzette. E scusatemi se è poco!! Io continuerò a metterci la faccia, per me, per voi, per cambiare le cose! Perché in Italia essere omosessuali è ancora difficile e rivendicare i propri diritti diventa fondamentale più che mai. Perché il diritto ad amare, ad avere una famiglia, sono diritti fondamentali dell'essere umano, che se negati, negano l'individuo stesso. Io però non mollo, credo nel cambiamento e nell'importanza della conoscenza diretta. ‪#‎insieme‬‪#‎lecosecambiano‬‪#‎SEMPRE‬‪#‎iononmiarrendo‬ ps: si, quello è smalto!


Ora   io   che  non biasimo ,   pur  pensandola  diversamente  da loro  sull'omosessualità e  sul mondo transgender








alcuni contenuti  dei no  al matrimonio gay ,  all'educazione  gender  (  perchè  non è  modo  quello  d'insegnasrlo nelle  scuole  ) , alla maternità  a  tutti i costi  o surrrogata , ecc   
Ma  non i è  ccon gli insulti   , soprattutto pesanti  e razzistici  ( vedere  articolo  sotto  preso da 
 http://www.lezpop.it/   )

“Mi vergogno di essere italiana, ma fiera di essere omosessuale” e si scatenano i commenti omofobi e l’incitamento all’odio


Viviana Bruno è la portavoce del gruppo LGBT Meladailabrianza, attivo sia sul territorio brianzolo che sui social. Il 23 settembre 2013, nel bel mezzo della discussione sulla legge contro l’omofobia, Viviana Bruno pubblicò questa foto:
viviana-bruno
Con una didascalia, in cui esprimeva il suo disappunto nei confronti del disegno di legge Scalfarotto approvato alla Camera. Ebbene, qualche giorno fa, la pagina Facebook, No ai matrimoni gay, ha ripostato la foto, scatenando una serie di commenti che definire omofobi sarebbe un eufemismo.
contro-viviana
Si tratta, infatti, di un vero e proprio incitamento all’odio, “Vai all’altro mondo! Scoppia!”, “Puoi sempre andare fuori dai coglioni” e via discorrendo. Commenti che vanno ben oltre l’offesa, già di per sé intollerabile.
contro-viviana-03
Il nostro invito, di chi si indigna di fronte alla violenza verbale, di qualsiasi tipo, di chi vorrebbe un’Italia migliore, civile, in cui ci fosse spazio per tutti, è quello di segnalare a Facebook la pagina in questione affinché venga chiusa ora e per sempre.
contro-viviana-10
Ci abbiamo provato già altre volte a far chiudere la pagina No ai matrimoni gay, ma questa volta hanno passato il segno. L’unica arma che abbiamo, allora è riempire Facebook di segnalazioni, riempirlo fino a che i “controllori” del social network che si picca di essere LGBT friendly si rendano conto che certi tipi di contenuti NON possono essere tollerati, in nessun modo. Neanche quando gli aguzzini si mascherano da agnelli. E allora, care lettrici e lettori, tutti in massa, andiamo a segnalare questa pagina che non insulta solo noi omosessuali, insulta l’intelligenza umana. Tutta.

E'  per  gli insulti     per il suo orientamento sessuale  sia  che lo esprimono dopo  un lungo travaglio interiore  con il Coming  Out   o lo manifestano direttamente , ma  anche    alle  persone   che non condividono il loro punto di vista , che ho segnalato  a facebook   la pagina https://www.facebook.com/pages/No-Ai-Matrimoni-Gay/619058594797492  .  Ora alcuni voi   mi diranno : <<  ma  potevi almeno  farlonotare  al moderatore \  curatore  dela pagina >> . Certo   ho fatto  come Chiara  << Ho segnalato la pagina e scritto un messaggio molto pacato all’ideatore, facendogli notare che quelle parole incitano all’odio ed alla discriminazione..ebbene, mi ha risposto riempiendo la chat con immagini e parole di insulto nei miei confronti, spiegando che non gliene importava nulla..gli ho scritto che immaginavo delle risposte così intelligenti e l’ho segnalato come Spam  >> autrice    di uno dei tanti commenti  all'articolo    di  http://www.lezpop.it/ sopra  citato 

Invito quindi  tutti\e  i  contro  l'attivismo  Lgtb , pur non condividendone  completamente  il pensiero , oltre  al rispetto  ed   a  fare   quanto dice  Stefano Zecchi  in questa intervista   sul  quotidiano avvenire  perchè  come  dice ,  uno  dei  commenti  più belli   lasciati sulla  pagina fb  di Viviana , Roberto Berruti  << Vorrei aggiungere una riflessione personale: la mia visione è che il mondo non è diviso tra etero omo o bi o transgender... Il mondo è fatto di persone. Ed è fatto per funzionare con l'amore. La violenza della prevaricazione , dell omologazione per combattere la paura della diversità , la rassicurante sensazione che viene dall illudersi di essere tutti a pensarla bello stesso modo...tutto ciò genera paura ... Etero che hanno paura dei gay, gay che detestano la fisicità etero, trans che esaltano la loro ambiguità , bisex che fanno da raccordo restando spesso incartati... E tutto ciò genera paure e distanze , rende meno "persone di amore"... L' amore non ha colore ne genere ... Oggi siamo ancora specie in Italia in situazioni in cui darsi un bacio per strada può generare più reazioni che darsi uno schiaffio. Basta !!!!  La paura è il contrario dell amore !!! >>

P.s
Cari fans    \ lettori  telematici  , accusatemi puree  d'essere  anti illiberale  e poco democratico  . Ma  la democrazia   vera  parte dal rispetto   della persona e  della sua "  diversità " sessuale, etnca , culturale  , religiosa ,fisica  ,  ecc





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