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giovedì 27 novembre 2008

Don Farinella: Il Papa benedice liberalismo e teocon


Grassetti nostri.



Come sicuramente sapete, il papa ha scritto una lettera prefazione ad un saggio del sen. Marcello Pera [colui che fra l'altro, in un'applauditissima lectio magistralis al Meeting ciellino del 2005, si era scagliato con veemenza contro il "meticciato culturale", n.d.r. ], in cui dichiara che il liberismo e il cristianesimo sono intrinsecamente coerenti e il primo senza il secondo crolla. Nella lettera il papa declama il De profundis per ogni forma di dialogo tra religioni (e/o fedi), dicendo che il dialogo a questo livello è negazione della propria fede, mentre approva il dialogo tra le culture... il papa sposa le tesi del Pera e mettendosi in contraddizione con il Vaticano II (non è una novità), con Giovanni Paolo II e con se stesso perché in altre occasioni ha fatto affermazioni diverse.

Resto scandalizzato dal fatto che un papa si presti al gioco dell’instaurare una religione civile dal vestito cristiano e non si rende conto che è caduto in una trappola, smentendo anche molti esimi vescovi e cardinali impegnati sul fronte del dialogo interreligioso, come i cardinali Martini, Tettamanzi, Scola, il vescovo Paglia, ecc. ecc. ecc. insieme alle centinaia e migliaia di migliaia di operatori pastorali che sparsi nel mondo operano in diuturno e proficuo dialogo di rispetto e di ricerca con tutte le donne e gli uomini di buona volontà. E’ la prima volta che un papa si presta a scrivere una prefazione ad un ateo devoto, avallandone le tesi e quindi dandogli il peso dell’appoggio papale. Chi fermerà più l’orda dei lanzichenecchi che assaltano il cristianesimo per risucchiargli l’anima e svuotarlo del suo contenuto originario che è la Persona di Gesù Cristo? Il papa che si scaglia contro il relativismo, con questa lettera prefazione ha fatto del cristianesimo l’evento più relativo che più relativo non si può.



A questo proposito ho preparato un documento di una pagina che oggi [ieri, n.d.r.] ho inviato al Corriere della Sera, nella speranza che vogliano pubblicarlo, dicendo che attendo un giorno, cioè domani giovedì 27, e dopo lo metto in internet invitando chi vuole a firmarlo: viene un tempo in cui non si può tacere e chi inorridisce della situazione che è davanti a noi, può firmare come testimonianza. Non intendo inviare le eventuali firme raccolte a questo o a quello. Desidero solo porre un segno di distanza anche dal papa, perché verrà un giorno in cui si dovrà distinguere tra chi è rimasto fedele al Vangelo e chi «ha sfriculiato» col potere e con i finti religiosi che usano la religione e la fede per idolatrare un sistema liberista che è il padre e la madre del capitalismo di mercato che ha generato e sta generando nel mondo la strage degli innocenti: i poveri la cui povertà è il sostegno più sicuro della ricchezza dei pochi.

 


A sinistra: la copertina di Senza radici, libro che nel 2004 l'allora card. Ratzinger scrisse con Marcello Pera.


Se consideriamo la forma del testo della lettera, si evince che il papa ha scritto da solo la lettera senza nemmeno la mediazione della segreteria di Stato, segno che è un atto strettamente personale e poiché su questa materia, secondo la teologia tradizionale della Chiesa, il papa esprime sue opinioni personali opinabili, io le contesto, le rifiuto e le ripudio come estranee al mio patrimonio culturale e religioso di credente cattolico.


Nella chiesa cattolica vige l’uso, di stampo sovietico, del culto della personalità che riguardo al papa raggiunge vertici parossistici: anche chi dissente radicalmente non critica mai, non si espone mai, ma sottovoce fa scorrere lamentele e dissapori. Non così impone il vangelo che esige un parlare chiaro del tipo «sì, sì; no, no». Già la sala stampa vaticana oggi si è arrampicata sugli specchi per fare coincidere il cerchio col quadrato, ma quando le uova sono rotte, solo una cosa può venire buona: la frittata.


Spero e prego che il papa si renda conto di quello che ha scritto, si converta e chieda scusa.






Paolo Farinella, prete - Genova






mercoledì 9 maggio 2007

Primo post

questo è il mio primo post qui, grazie dell'invito!


…And still we sing


 


“Ma come si fa ad essere giovani nel 2007 e leggere Platone?”


 


Davanti all’esaltazione suscitata in me da una particolarmente accurata edizione in greco de La Repubblica platonica, un distinto uomo, sul cui volto capeggiavano i segni di un tempo che nemmeno per metà ho visto scorrere, mi porge questa domanda con sguardo sconcerto e in qualche modo turbato.


Come se ad un tratto il peso immateriale delle pagine che stringevo, si fosse fatto fisico e percepibile dal corpo, ogni sillaba, nata per liberare lo spirito dalle costrizioni, sembrava ora afflitta dal peso di quelle stesse catene ed anche le mie braccia parevano a stento riuscire a reggere saldamente il volume.


Ma le catene di cui parlo, non sono certo strumenti di sofferenza, al contrario, sono la strada più sicura per la felicità, se con felicità indichiamo quel comune tendere ad un senso di benessere e certezza, o meglio, di benessere nella certezza.


Abbandonare il conforto e la sicurezza delle proprie convinzioni, significa cedere al dubbio, all’incertezza della sfumatura, significa spezzare uno per volta, gli anelli della catena che ci tiene relegati nell’oscurità del calore delle sicurezze sin dalla nascita.


Ebbene, leggere Platone è scegliere la luce invece che il buio, ma di certo non so dire se questa sia la scelta migliore.


Auguriamo ai nostri figli la più grande delle felicità, e ci prodighiamo affinché la ottengono, costruendo con zelo attorno al loro un microcosmo dall’aspetto di mondo, conformato solo da specchi, da opposti, da bianchi e da neri.


Platone è la scheggia sottile che riga ogni specchio, provoca un’immagine distorta capace di insinuare nella mente la folle e assurda idea che forse la verità restituita dagli occhi non è la reale verità, se non addirittura insinuare che esista una verità altra, separata e diversa da quella che conosciamo.


Leggere Platone rappresenta un terribile atto di auto-inflizione del dolore: significa andare in contro alla scheggia e lasciarsi rompere volontariamente, pur sapendo che ciò che si sta perdendo non potrà mai essere rimesso assieme, e che a nostra volta diverremo schegge.


Con il nostro inchiostro, con il nostro pensiero, siamo simili ad armi scariche o con la sicura ancora inserita, solo chi volontariamente porge lo sguardo verso di noi e tende l’orecchio ai nostri sussurri, viene ferito.


Per il resto, rimaniamo inermi, nel solo ruolo di testimoni, non certo per nostra volontà, ma come conseguenza del nostro ardire, la separazione, siamo così costretti ad essere solo testimoni, perché chi ancora vive relegato nel buio, non sente le nostre voci, o meglio le percepisce come fossero canti, ché le catene impediscono loro di percepire le urla che dietro di essi si celano, Kierkegaardianamente parlando.


Ed allora qual è il vantaggio che un giovane trae dalla lettura di Platone? E ci può essere un vantaggio nello scegliere la sofferenza, implicata in ogni riga che sfregia lo specchio, invece che il benessere della certezza? Io ho scelto la prima, e dal troppo cantare, quasi ho perso la voce, senza che nessuno abbia mai teso le orecchie oltre quelle semplici note. Ed allora a che scopo continuare a cantare?


 


(“And still we sing” fa riferimento alla canzone Magpie di Marienne Faithfull/Patrick Wolf dall’ultimo album The Magic Position)

martedì 14 marzo 2006

Senza titolo 1186



Viva Boldi, abbasso Moretti


di Michele Serra


Posticipare l'uscita de 'Il caimano', comizi a bassa voce, evitare gli inutili sfoggi di cultura. Ecco la campagna elettorale di una sinistra astuta




Fa riflettere l'invito rivolto a Nanni Moretti da alcuni leader della sinistra: per carità, non presentare il tuo film contro Berlusconi in campagna elettorale, perché potrebbe favorire Berlusconi. Esprime una tendenza a considerare controproducente ogni critica o presa per i fondelli del premier, perché avvalorerebbe l'idea di un'opposizione virulenta e fanatica. Secondo questa teoria la campagna elettorale, da parte di una sinistra tatticamente astuta, dovrebbe svolgersi più o meno così.
Comizi Lo stesso concetto di comizio, con tutta quella gente che rumoreggia e si accalca, l'impressione di un eccesso di pathos. L'oratore dovrà dunque parlare a bassa voce e senza il plateale ausilio del microfono, confidando nel passa-parola dalle prime alle ultime file, esprimendo una pacata ma amichevole perplessità anche in caso di colpo di Stato o dichiarazione di guerra alla Francia. La mimica dovrà attenersi al canone classico del teatro pirandelliano: leggeri scuotimenti del capo o eleganti sospiri per sottolineare eventuali momenti di spaesamento rispetto allo stato delle cose. Mai, comunque, cedere all'ostentazione volgare di secondi fini, tipo chiedere il voto. La gente potrebbe ricavarne la sgradevole impressione che la sinistra abbia, in queste elezioni, un qualche interesse politico.
Economia Sbagliatissimo, e parecchio maleducato, mettere l'accento sullo stato catastrofico dei conti pubblici. Meglio suggerire concrete migliorie a una situazione non così drammatica: le toppe sul sedere, per esempio, possono essere rivalutate come nuovo accessorio del made in Italy. Consigliabile tenere spiccioli in tasca e farli tintinnare durante i dibattiti tv per dare l'impressione di partecipare alle attività economiche del paese.
Cultura Se c'è una cosa che irrita l'uomo della strada, e contribuisce a rendere odiosa la sinistra, è il continuo sfoggio di cultura degli intellettuali. L'intellettuale di sinistra, dunque, dovrà evitare un lessico troppo fiorito e abolire i periodi troppo lunghi. Frasi come "la sfida della società multietnica" possono agevolmente essere sostituite con "c'è in giro un mucchio di gente gialla e nera". Bene le interiezioni come 'urka!' e 'cacchio!', malissimo i concetti astratti come 'pensiero' e 'politica': meglio, per farsi capire, mostrare durante i discorsi oggetti di uso quotidiano, come stoviglie e piccoli elettrodomestici. Pessima anche l'ostentazione di consumi culturali troppo ostici: mai dire che si è appena stati a vedere Ronconi, piuttosto manifestare entusiasmo per Boldi e De Sica aggiungendo, però, che la trama del film era troppo complicata. Un Cacciari fidanzato con una velina sarebbe, come contributo alla causa, perfetto.
Satira I comici di sinistra continuano ad accanirsi, faziosamente, contro alcune normalissime attitudini del premier, tipo le scarpe col rialzo, il trucco di cera d'api in uso per la mobilia, lo scalpo saldato con la fiamma ossidrica, il mausoleo in giardino e le sette ville in Sardegna. Ma il tipico uomo comune si riconosce perfettamente in queste innocenti debolezze (chi non ha mai sognato un mausoleo in giardino?) e dunque non sopporta che le si prenda di mira. Il bravo comico di sinistra, dunque, dovrà attingere al divertentissimo repertorio della grande tradizione italiana: la serie dei colmi, per esempio, oppure i battibecchi tra Arlecchino e Brighella. Ideale una sfida tra Arlecchino e Brighella su chi dice il colmo più spassoso.
Televisione L'ostilità, durante i dibattiti, rivela negatività e malanimo. Anziché sedersi accigliato sulla propria poltrona, il rappresentante della sinistra dovrà dunque sedersi sul bracciolo della poltrona del rivale, tenendogli una mano sulla spalla mentre sta parlando e sottolineando con risate e pacche rumorose i passaggi più felici del discorso altrui. Quando è il proprio turno, non sempre è indispensabile replicare: si farà un'ottima figura rinunciando a rispondere e comunicando al conduttore che tutto quello che si voleva dire era già stato ottimamente espresso dall'avversario.
Nanni Moretti Deve immediatamente ritirare il suo film e girarne un altro, allegro e spensierato, possibilmente un seguito di 'Ecce bombo' in cui i protagonisti, cresciuti, pur vivendo ancora a Roma sono abbonati del Milan, collezionano cravatte regimental e regalano Rolex alle amanti. Aggiungere molta fica. Sui cartelloni pubblicitari evitare il nome del regista (sarebbe un'inutile provocazione).

martedì 10 gennaio 2006

Senza titolo 1081

Non vi sembra alquanto offensivo il modo in cui è stato trasmesso il filmato dell'esecuzione di Quattrocchi? Non ci hanno fatto vedere - per fortuna - la scena più ripugnante, ma al momento del taglio, giornalisti e giornalai non hanno mancato di sottolineare che LORO, eredi di una democrazia illuminata (cioè quella degli americani che lanciano bombe atomiche e fosforo su città indifese) hanno tagliato - che peccato! - la scena "clou", mentre Al Jazeera se non lo ha trasmesso lo ha fatto in malafede. In più, commettendo la gaffe orribile per tutta la serata, insistendo anche di fronte alla sorella del povero Quattrocchi che la tv araba ha trasmesso molto di peggio! Tanto valeva, insomma, farlo vedere, visto che ci sono stati morti peggiori. Ci mancava solo il medico legale esperto di autopsie a "Porta a Porta" a spiegare la differenza tra l'effetto televisivo in una decapitazione rispetto a un'esecuzione da arma da fuoco. E l'esperto di balistica a spiegarci la dinamica dello spruzzo di sangue che - per rispetto alla famiglia e ai telespettatori un po' delusi - LORO hanno evitato di farci vedere.
Si è parlato più che altro di immagini autocensurate e di "retorica" della patria, mentre di patriottico c'era soprattutto la dignità di una persona che sa di ricevere il colpo fatale. Quattrocchi alla fine è stato presentato come un eroe "solo" per le parole spientemente registrate, ma i servizi di ieri che hanno limato, tagliato e amplificato sono i portavoce dell'eroe e quindi qualsiasi giornalista con la faccia imbronciata di circostanza e la tv stessa ha svolto un servizio pubblico di eroismo. Quasi quasi, alla fine dello speciale che riproponeva il fritto misto della giornata, speciale solo per la partecipazione della sorella giustamente incazzata con il sistema (non solo) televisivo, la tentazione era quella di appuntare una medaglia anche a Mimun. Un autoincensamento di cui non avevamo bisogno. Già c'è Vespa a candidarsi per il Nobel, non c'è bisogno di un vespaio che gli vada dietro.

giovedì 24 novembre 2005

Senza titolo 1000


 
dopo aver  letto , sui  giornali che  il  film  Melissa p di francesca neri   , ha superato  i Pinguini  in marcia  (  un film bellissimo   da  un mio amico che  si scarica i  film dalla rete  ) . rilegendo
il post  di odiomuso  mi chiedo  :  non è che siamo tutti  ( salvo eccezioni o mosche bianche   )  assuefatti  dal sesso \  erotismo ormai divenuto mercificato  basta vedere  la pubblicità di qualunque  oggetto . Cosi pure  nei  programmi tv  in particolare quelli   d'intrattennimento ( reality  e  affini )    o   dal successo   che hanno   le  ex pornostar  ora  per opportunismo o   per  coerenza  convertite alla  religione  o  presentatrici di  programmi  per  bambini  : oppure il successo di trasmissioni in cui compaiono  tette  e culi   oil suiccesso  ( esperienza personale   con  dei miei condomini  quando  vivevo in affitto  a Sassari ) di  trasmissioni   come passaparola  o menate simili :  oppure  sotto  forma  di  pubblicità sui  giornali  femminili e non   .. Ma  allora , mi rivolgo specialmente  ale donne  e alle ragazze   invece di scandalizzarsi  ipocritamente    quando  i loro mariti \  partner  oppure  figli  i e/o amici    guardano  un  film  hard  oppure   leggono  giornali  \  giornalini pornografici, perchè non  s'incazzano  sollevano contro questa   merciificazione del loro corpo   ma  anche  del sesso  e dell'erotismo  cioè  di  una  delle cose  più belle   che adirittura  stanno alla base  della vita  ?  Come dimostra il film citato precedentemente,smettendo di comprare quel giormnale  o  o  quel  prodotto  oppure  non  guaerdando  certi programmi  ?  Ora ritornando  al film   esso  ha  tutto questo successo  sia per questo intrigante sottotitolo "sccopri cosa è vero". C sia  pèerchè  è tratto  da    il film tratto dal best-seller 'Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire' che nel 2003 spopolò nelle librerie di mezzo mondo grazie alle confessioni erotiche della sedicenne siciliana Melissa Panarello , ma  soprattutto per  il  batage  mediatico e  per la trovata     come  ho  già parlato nel     blog in particolare  qui (  non ricordo  gli altri   url   e  non mi và  di ricercarli per evitare di riaprire vecchie ferite ormai   chiuse\cicatrizzate  quasi come quella avvenuta  l'anno  sorso  con la nostra ex   cdv  roseinthewind.splinder.com ) dell'editore : ragazza minorenne+sesso=   molti  € . Inoltre  per quanto riguarda il film in questione    ,  ho letto   diverse   stroncature  a destra  (  in malafede o al limite  )  e  a sinistra  (  in buona fede   o   in alcuni  casi  come  l' www.unita.it  nel mezzo )  e  poi  è stato  rinnegato  dalla stessa  attrice del   libro  ,  non è  un granchè   si  regge  perchè ad  incarnare sullo   schermo le avventure (o fantasie ?) della protagonista è la   giovane rivelazione   spagnola Maria Valverde( vedere  foto al lato  )  contornata - tra gli altri - da   una   grande Geraldine Chaplin nei panni della  nonna e Fabrizia Sacchi in  quelli della   madre e  che  a  giurare il film , sia  stata  una  donna   francesca  neri  . Ha  ragione   l'unità  quando  dice   che per  tale  film ci sarebbe  voluto  tinto   bras   Oppure questa del sito filmup  leonardo da cui prendo molto   spesso foto e recensione  per  il nostro  blog   << [....]   Una sceneggiatura   che  occhieggia a meta-letture intimiste e    sociologhicheggianti, una   realizzazione tecnica riconducibile a nulla più  che  a una modesta fiction   televisiva, fanno il resto, mettendo a nudo un film  che  trova la sua cifra   nell'essere un catalizzatore di introiti pubblicitari e di   botteghino e poco più,  sfruttando beceramente un caso letterario che, nel  suo essere tale, si     connotava già come opera falsa e furba.Una qualsiasi  commedia  all'italiana anni '70 servirà, e meglio, a soddisfare le domande   che  si   pongono rispetto al film [...] .>> qui il testo integrale    Ora   ci  attenderà un   altro battagè  mass mediatico e  pubblicitario  pari  o  superiore  a  quello  avvenuto  con  melissa p che presentava  il suo libro . Speriamo  che  esso non  mi  faccia  lo stesso effetto   che  mi spinse a comprare  e  a buttare  via  12 € circa per il libro  .. E  che non  faccia  prevalere  ulteriormente  la ia tendenza   di voler ascoltare, leggere e guardare  vchiunque   ogni  lamento   per parafrasare una  canzomne  famosa  ( non riporeto il titolo  e testyo  perchè l'jhoriportato  tante di quelle  volte  in questo  blog  ) e  voiler  fare  , molto spesso  a  tutti i  costi  il bastian contrario ed andare  contro corrente   a tutti i costi  , anche  quando  non è neccessario e  si prendono delle  " scoittature  e delle "cadute  " inutili  peer la costruzione della  tua opera  d'arte  ( esperienza   di vita  ) .Concludo  con un consiglio  a coloro che   sono teledipendenti  ( compreso a  volte  anche il sottoscritto ) fate un gersto  rivoluzionario  spegnetela e leggete un libro  o  chiaccherate  andate a parlare con un vicxino   oppure  se non ne  potete fare  ameno   cambate  canale   .  Non so  più  che altro dire  con questo  è tutto alla prossima

giovedì 8 settembre 2005

news allucinante

 dalla   nuova sardegna  d'oggi  8\09\2005

 

  riporto questa news  agghiacciante  è a  dir poco   senza  commenti perchè certe  news  ti lasciano l'amaro in bocca  o  senza parole  tanto  da  nonnriuscire  ad trovare le  parole  per  commentare  tale  situazione   e  condannare   l'inciviltà  di certa  gente 

 

Olbia-Sassari a piedi per farsi rimpatriare  
Affamato e pieno di piaghe è stato ricoverato in ospedale   
Sfruttato come servo pastore e mai pagato Oggi forse sarà espulso 
 
SILVANA PORCU 

 

 SASSARI. Dalla Romania fino a Oristano per un lavoro, ma il viaggio più faticoso è stato quello da Olbia a Sassari. A piedi. Per Iacob, 20 anni, il miraggio erano seicento euro al mese, promessi ma mai ricevuti. Senza un centesimo è stato scaricato al porto di Olbia. Ha dormito dove capitava e poi si è incamminato verso Sassari. Un viaggio che gli ha divorato i piedi, consumati fino alla carne. Il ragazzo, ricoverato al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari, racconta la sua storia iniziata l’8 luglio a Onesti, la città rumena dove abita con i genitori adottivi. «Io lavoravo da un idraulico - dice mentre si accarezza i piedi, gonfi e impacchettati nelle garze -. Un giorno un amico che lavorava in Sardegna mi ha parlato della paga che si riceveva qui e così dopo un po’ ho deciso di partire». Seicento euro in Romania si guadagnano con due mesi di stipendio da statale. Una cifra da ricchi. Con la sua valigia Iacob passa la frontiera, attraversa l’Ungheria e arriva a Roma. Con la nave va a Olbia poi raggiunge Oristano con il treno. «La persona per cui dovevo lavorare mi aveva pagato tutto il viaggio - spiega in un italiano stentato - e appena sono arrivato, il 12 luglio, ho cominciato subito ad accudire gli animali». Per Iacob inizia la vita del servo pastore. Nessun foglio da firmare, nessuna stretta di mano. Solo una zappa, il trattore e il mangime. Dalla mattina alla sera per sette settimane Iacob ha curato il bestiame e arato il terreno, ha sistemato la campagna e fatto tutto quello che gli veniva chiesto. L’unico intervallo sono i pasti e qualche sigaretta, regalata dal suo datore di lavoro. O quasi. Dopo un mese e mezzo Iacob non ha ancora ricevuto un soldo e chiede spiegazioni a Sebastiano, il «padrone» di cui il giovane conosce soltanto il nome. L’uomo risponde che la cifra è cambiata. I seicento euro sono diventati 350. Ma bisogna anche togliere le sigarette, altri cento euro in meno. Iacob, arrivato con un sogno in tasca, prova a insistere per essere pagato. Ma Sebastiano non vuole sentire ragioni. Prendere o lasciare. A lui non interessano le speranze di questo ragazzo che ha lasciato la famiglia per inseguire un sogno, non gli interessa neanche sapere che i genitori del giovane, ai quali lui vuole portare quel gigantesco stipendio promesso, sono la sua famiglia adottiva, perché Iacob fino a tre anni fa ha vissuto in un istituto. Il giovane rumeno capisce che la promessa è solo un inganno e prende l’unica decisione possibile: rimettersi in strada verso casa. Dato che non ha un soldo, accetta il passaggio di Sebastiano: l’uomo si offre di accompagnarlo fino a Olbia e pagargli il viaggio di rientro. «Non mi ha mai trattato male - continua Iacob -. Solo che non mi ha mai pagato». Lo dice con un sorriso triste, la delusione stampata sulla faccia. Anche perché la parte peggiore del suo racconto deve ancora arrivare. «Siamo arrivati al porto di Olbia - dice mentre cerca le parole giuste - e lì Sebastiano mi ha detto di aspettare un attimo: doveva guardare gli orari delle partenze». E invece è stato lui a prendere il largo. Dopo avere scaricato Iacob nel bel mezzo del porto, è rientrato in macchina e ha ripreso la via di casa. Il pastore, dopo avere sfruttato per settimane il lavoro di un giovane straniero, l’ha lasciato su una strada, senza pagargli nulla di quello che aveva guadagnato con più di un mese di lavoro. E infrangendo anche quell’ultima promessa di un biglietto verso Civitavecchia per rientrare in Romania.A Olbia non ho mangiato per quattro giorni - dice quasi con imbarazzo -, poi ho trovato la Caritas e per due volte mi hanno dato il pranzo. E di notte ho dormito su un camion che era parcheggiato lì». Iacob, privo di documenti, gioca quella che pensa sia l’ultima carta: andare dai carabinieri per essere rispedito a casa. «Mi hanno detto che dovevo chiamare un amico per poter rientrare in Romania, ma io non avevo soldi per telefonare». Una motivazione che non ha smosso nessun animo: «Sono stati chiari: “Trova una persona, oppure tra due giorni ti facciamo così”» spiega mettendo i due polsi uno vicino all’altro. Iacob prova a rivolgersi a un rumeno che vende fazzoletti a un semaforo di Olbia. Il connazionale gli consiglia di andare a Sassari, «perché i tempi per l’espulsione sono più brevi» gli dice. «Ho chiesto un passaggio a qualche automobilista ma le persone volevano soldi». Al giovane non resta che mettersi in cammino. Qualcuno gli ha detto che le due città distano poco più di una decina di chilometri, al massimo dodici. Non immagina che siano più di cento. E così venerdì scorso questo piccolo Forrest Gump in versione rumena inizia l’ennesimo viaggio a bordo delle sue scarpe. Ma a differenza del protagonista del film di Robert Zemeckis, Iacob sa perfettamente perché lo fa: vuole tornare a casa, scappare da questa spirale che l’ha intrappolato in un posto sconosciuto e senza neanche un soldo per comprarsi qualcosa da mangiare. «Venerdì ho fatto sessanta chilometri a piedi e poi ho dormito in un campo» racconta. Sabato ha ripreso il cammino «anche se qualche volta mi fermavo, mi facevano male i piedi». Dita e talloni sono ridotti a carne viva, ma Iacob non ha scelta, deve arrivare a Sassari se vuole uscire da questo incubo. A quindici chilometri dalla meta, per strada, incrocia un pullman in arrivo da Olbia. Lo guida lo stesso conducente che l’aveva visto incamminarsi dal porto. «Si è fermato e mi ha accompagnato fino alla città». Qui Jacob dorme su una panchina della stazione, non riesce più a muovere un passo. Una persona lo nota e, sentita la sua storia, si offre di portarlo a mangiare qualcosa «ma io non potevo muovermi». All’uomo basta un’occhiata ai piedi per capire che Iacob ha bisogno di cure. Lo porta immediatamente al pronto soccorso. Quando parla di questi piccoli gesti lo sguardo si illumina. E viene fuori un piccolo sorriso: «Anche qui in ospedale sono stati gentili. Mi hanno anche regalato un paio di scarpe». A Sassari finalmente ha saputo che potrà rientrare nel suo paese. Forse già domani, con i piedi fasciati e un sogno ridotto a brandelli, ripartirà verso casa. In tutto questo tempo ha sentito i suoi familiari solo una volta. «Mi è dispiaciuto sentirli piangere ma ora tornerò a casa». È risoluto e felice, questo ragazzo, che il 30 agosto, mentre dormiva per strada, ha trascorso il suo ventesimo compleanno lontano da tutto. La convinzione in questo momento è una sola: «Non tornerò mai più qui. Voglio andare dalla mia famiglia, rivedere i miei amici. Volevo lavorare e guadagnare un po’ di soldi. Adesso voglio solo ripartire».

mercoledì 7 settembre 2005

Senza titolo 773


Melius scitur Deus, nesciendo


Sant'Agostino

mercoledì 31 agosto 2005

Senza titolo 750

 RISPOSTA  TELEGRAFICA   che mettero prossimamente  nelle faq   del blog


a  chi  mi  accussa  d'esere solo  un copia&e incolla e  prende  per  buono il dossier  di bynoi  vedere  i post  precendente


chi non  hai mai copiato \  sacheggiato  le idee  o le strade percorse  da  altri   ?  o  fatto proprie  quelle idee  ?   andate  a vedervi  o rivedervi il film  scoprendo forest    qui la trama  e qui una  bella recensione   


e  a ch  m'accusa  d'essere contradditorio (  e  chi non ,o  è scagli la prima  pietra  )  con questa  mia frase 


Molte volte  c'è più coerenza  nella contraddizione  che  nella coerenza  stessa 


 

giovedì 18 agosto 2005

abusi del potere ; e e storei di povertà

Tornando  dal ponte  di ferragosto e  d'essendo stanco per  uscire  dopo cena   mi  dedico alla lettura  dei giornali ( quello nazionale  e quello  regionale  )  ed ecco che   trovo  queste  due  news    che  " mi hannmo lasiato estereffatto "  tanto da  lasciarmi  sgomentato  e  senza  parole . KLascio a voi ognio giudizioo in merito  . 
 
la prima     presa  nuova sardegna del 15\8\2005 


"Zio Silvio  " è un vicino troppo ingombrante»  
Il servizio d’ordine di Berlusconi sconfina e armato entra in casa di Gesuino Deiana    
 
 
di  MARCO BITTAU 
 


 PORTO ROTONDO
Lui lo chiama familiarmente «Zio Silvio», perché suo padre e suo nonno gli hanno insegnato che il vicino di casa è come un parente. E poco importa se il Silvio in questione è Berlusconi, cioè il presidente del Consiglio dei ministri. Gesuino Deiana non ha nulla contro quel vicino così ingombrante, ma gli agenti e i militari del servizio d’ordine proprio non li sopporta più. Da anni gli rendono la vita impossibile a Bena Longa, la tenuta affacciata sul golfo di Marinella, di fianco a Villa Certosa.
 Suo malgrado, Deiana quasi ogni giorno (soprattutto in queste settimane d’estate) deve fare i conti con «visite non autorizzate», mitra in pugno, nella sua abitazione, ogni volta che si affaccia alla finestra, ogni volta che decide di far due passi tra i ginepri della sua casa, quando inevitabilmente si ritrova gomito a gomito con gli illustri ospiti (capi di Stato e ministri) della blindatissima residenza estiva di Silvio Berlusconi, presidiata come fosse Palazzo Chigi.
 Alla fine l’ultima goccia, quella che ha fatto traboccare il vaso del malessere: il pacifico Gesuino - musicista dei Cordas e Cannas, patron di Etnos e amico personale di Peter Gabriel, conosciuto in tutto il mondo per la sua intensa attività culturale - dopo aver subìto l’ultimo altolà nel vialetto di casa («Chi è lei? Cosa fa qui? Favorisca i documenti...») ieri ha deciso di raccontare la sua estate impossibile con Silvio Berlusconi e il suo inflessibile servizio d’ordine dall’altra parte del cortile di casa.
 «Niente di personale contro di lui, ci mancherebbe - dice mostrando il suo vecchio stazzo gallurese e quel fazzoletto di terra preziosa che si affaccia direttamente sulle lussuose piscine di Villa Certosa - il problema è che il suo servizio d’ordine ormai impedisce a me e alla mia famiglia di vivere serenamente nella nostra casa. Le intrusioni, spesso con le armi in pugno, ormai non si contano più, l’ultima appena sabato mentre facevo jogging in un vialetto, tra i miei ginepri».
 «Ogni volta si ripete la stessa scena - racconta ancora Deiana - appena gli agenti del servizio di sicurezza mi vedono si sentono in dovere di chiedermi chi sono e cosa faccio lì. Poco importa se quella è casa mia, di mio padre. Poco importa se la nostra famiglia è sempre stata lì, ben prima che arrivasse Berlusconi. Adesso queste ripetute violazioni ci stanno togliendo la serenità e la gioia di vivere nella nostra casa che con tanta cura abbiamo conservato nella struttura originaria dello stazzo, preservando lo stato dei luoghi dalla tentazione del cemento così diffusa da queste parti. Per non parlare della sicurezza: anche noi ne abbiamo bisogno e diritto, e certamente la presenza invadente di questi uomini armati costituisce un pericolo ancora prima che un fastidio».
 Per Gesuino Deiana non ci sono ragioni di sicurezza che tengano. «Vogliamo vivere la nostra vita in pace, a casa nostra, senza l’incubo di un soldato in armi che da un momento all’altro può affacciarsi nel nostro stazzo per chiedere chi siamo, oppure per controllare i numeri di targa delle auto dei nostri amici ospiti».
 «Ci deve essere un modo per garantire la sicurezza e allo stesso tempo anche la normale e tranquilla vita dei cittadini - propone il musicista - penso, ad esempio, a un progetto mirato, un piano di sicurezza condiviso dalla popolazione, dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine. Che sia però rispettoso della vita altrui, della cultura locale, dell’habitat, della architettura del posto, della sua storia».
 Storia e cultura, appunto, perché Bena Longa non è soltanto la «casa» di Gesuino Deiana, violata dalle ferree regole della sicurezza da garantire a Berlusconi e agli ospiti illustri che ogni estate ospita a Villa Certosa. È anche un piccolo tempio sacro della musica internazionale, uno studio di registrazione frequentato dal circuito della Real World di Peter Gabriel. Lo stesso musicista inglese più volte è stato ospite nello stazzo.
 Un laboratorio di arte e creatività rimasto intatto nel tempo, così come era stato costruito. Un pezzo di Sardegna antica e moderna che ha resistito all’incedere del tempo e all’insidia del cemento, ma che oggi deve fare i conti con le regole spietate della sicurezza. Un pezzo di Sardegna che Gesuino Deiana vuole difendere a ogni costo.


la  seconda  è questa
di n cui nessun giornale  nazionale ( salvo l'unità e  il  giornali locali  , in primis  l'unione sarda , ormai  come tutti   a pagmento  se si vuole leggerlie  usarli online  ) e nesssun  tg   (  salvo un semplice  flash  dell'ansa  sardegna  )    e  nessun  blog (tranne,almeno dalle mie richerche fatte in merito, poi posso anche sbagliarmi  questo blolg http://battelloebbro.splinder.com/  )


(ANSA  web)
Lavora gratis per il Comune, per pagare funerale della madre  A Sardara, disoccupato non aveva denaro per seppellimento


CAGLIARI, 13 AGO
Un disoccupato sardo di Sardara (Medio Campidano), Giuseppe Serra, lavorera' gratis per 4 mesi alle dipendenze dell'amministrazione comunale del suo paese per rimborsare il denaro anticipato dal Comune per il seppellimento della madre Sarina Careddu, morta a 91 anni. La singolare soluzione ha permesso la celebrazione dei funerali dell'anziana donna nonostante il figlio possedesse al momento del decesso solo 100 euro. La vicenda e' stata resa nota dal quotidiano di Cagliari L'Unione Sarda. Serra, che aveva dovuto lasciare il lavoro di bracciante agricolo a causa di problemi di salute e per assistere la madre diabetica, cieca e semiparalizzata, non avrebbe potuto far fronte alle spese necessarie per il seppellimento della madre nonostante i 500 euro messi a disposizione, come previsto dalla legge in casi di indigenza, dall'amministrazione comunale. La bara piu' economica costava, infatti, 1.500 euro. L'uomo ha proposto allora la soluzione, accettata dagli amministratori: altri 800 euro saranno rimborsati da Serra lavorando gratis per il Comune. Gli ultimi 200 euro sono stati offerti dai vicini di casa.

lunedì 1 agosto 2005

Vent'anni



Vent’anni a Roma, a Gerusalemme, a New York, a Gaza, nel Darfur, a Grosny, a Bagdad, a…


sabato 9 luglio 2005

incredibile ma vero

con i post  d'oggi inauguro una  nuova  catgoria  \  rubrica  che si chiamerà   parodossi e prendete  spunto  da  questo sito 



A Carbonia affollati i negozi che comprano oro usato: un'altra faccia dell'economia
E dopo il matrimonio andiamo a venderci le fedi


di ROBERTO COSSU


Ma chi dice che il Belpaese è in declino? «Guardate quanti telefonini circolano dal Nord al Sud», dice il Cavaliere d'Italia, per contestare i catastrofisti. Questo è il luogo del superfluo. «Stiamo bene». E comunichiamo. Ci diciamo quanto il futuro sia luminoso. Anche a Carbonia circolano molti telefonini, ma, in attesa del futuro, il presente non è radioso. Stando, almeno, a una piccola notizia: sono affollatissimi i negozi che acquistono oro. Fedi, perlopiù. Un bel viavai. C'era una volta il monte dei pegni. Ora ci sono i negozi specializzati. Per chi varca la porta non cambia molto: contanti per dimenticare amori spezzati. Più spesso difficoltà economiche. O qualche euro per una ricarica del telefonino. In un'epoca di simboli, il simbolo più antico è solo moneta. Da scambiare con sbrigativi signori degli anelli. Niente di nuovo, s'intende, se non che l'insegna del negozio "compriamo oro" è l'altra faccia di un'economia illusoria, e non soltanto a Carbonia. Quella che ha visto il valore dello stipendio dimezzarsi bruscamente, che nasconde vecchie e nuove povertà sotto la patina degli spot, che vive di sogni magnificati con la parolina "vedrete". C'è uno splendido manto, fatto di tv, pubblicità, personaggi, che accarezza con il lusso e promette inevitabile felicità. Una spensieratezza tanto replicata che la vediamo a portata di mano. Anzi, ne siamo già parte. Una grandiosa falsificazione dell'immaginario. Poi lasci via Montenapoleone, ti addentri nei vicoli e scopri un altro mondo. Nei romanzi di Balzac la Parigi del benessere scintilla dentro la Parigi della miseria. In quelli di Dickens il banco dei pegni è sempre dietro l'angolo. Dall'Ottocento al terzo millennio sono cambiati gli arredamenti, ma non certi bisogni. C'è ancora chi si guarda attorno guardingo, imbarazzato, mentre entra nei "negozi specializzati". E qualcuno pensa magari alle fedi devolute per fabbricare i cannoni di Mussolini. Con nostalgia.

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