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24 FEBBRAIO 2026 ALLE 07:00
Non voleva fare l’avvocato come la mamma, così ha scelto di toelettare i cani: il dopo è inaspettato
di Valeria Randone*

Giovanni, nome di fantasia, fa il tolettatore di cani. Lo ha sempre voluto fare, sin da bambino. Quando era piccolo e gli chiedevano cosa volesse fare da grande, lui rispondeva che voleva lavare tutti i cani del mondo. Voleva farli belli. Pettinarli. Togliete i nodi al loro pelo. Accudirli.
Giovanni era innamorato della cura, dei cani e di Totò il suo inseparabile bulldog inglese.
La madre, mia paziente, era molto preoccupata perché considerava il lavoro manuale una sorta di scorciatoia per chi non volesse studiare.
Lei si era laureata, aveva vinto tanti concorsi e aveva anche lavorato all’Università di Catania.
Era impensabile che il suo unico figlio volesse lavare i cani come mestiere.
Nel tempo, in maniera strategica lo ha sempre boicottato. Ha cercato di instillargli la passione per lo studio, per i viaggi, per le altre lingue. Lo ha letteralmente spedito in Inghilterra, ma anche lì, Giovanni accudiva i cani della scuola. Poi a Rimini da una loro zia per le vacanze estive, ma anche in una città effervescente e seduttiva per un adolescente, Giovanni aveva trovato un’associazione che salvava randagi.
La morte di Totò
Il suo amato cane, Totò, all’età di dieci anni si è spento dolcemente. Soffriva di cuore, respirava male e soffriva tremendamente il caldo. In Sicilia, le estati sono afose e dilatate nel tempo, iniziano ad aprile e terminano a dicembre, e il povero Totò non è sopravvissuto all’ultima estate.
Giovanni è stato inondato da un dolore insopportabile, sconquassante, violento, non cicatrizzabile.
Questo immenso dolore lo ha fatto diventare sciabola per duellare con la madre, per la prima volta con estrema fermezza. Fu anche l’anno in cui fece caming out e dichiarò al mondo, alla madre e a sé stesso la sua omosessualità.
Affronta la madre. Le dice chiaramente, forse per la prima volta nella sua vita, che lui avrebbe ascoltato soltanto il suo cuore e avrebbe scelto di aprire un piccolo negozio per tolettare i cani.
La madre lo aveva obbligato a conseguire la laurea triennale in economia, a Catania, ma nel frattempo, a sua insaputa, Giovanni aveva fatto un corso per imparare il suo mestiere del cuore.
Giovanni aveva un cuore luminoso. Era gentile. Affabile. Elegante nei modi. Un sognatore. Inizia così a lavorare come apprendista in un grande negozio che toletta cani. Impara in fretta perché per lui non si tratta di lavoro ma di un regalo quotidiano che fa a sé stesso.
Nel giro di qualche mese diventa responsabile del negozio. Apre lui, chiude lui. Si occupa delle prenotazioni, dei cani difficili e dei proprietari ruvidi, esigenti, ostili.
Diventa il perno dell’attività.
Quando lavorava sembra il Pifferaio Magico: aveva l’abitudine di raccontare delle storie, alcune inventate, altre erano quelle che gli raccontava la sua amata nonnina quando era piccolo (unico ammortizzatore tra la ferocia e intransigenza di sua madre e le sue esigenze più profonde).
Le raccontava ai cani che lavava, perché era più che certo che la sua voce aveva un effetto calmate su di loro.
Nel giro di pochissimo tempo si è sparsa la voce e Giovanni, per tutti, è diventato il tolettatore-cantastorie.
I bambini volevano accompagnare i loro cani alla toletta. Alcuni di loro assistevano incantati, altri rimanevano lì per ascoltalo anche senza il loro cane.
La svolta
La madre aveva finalmente compreso, forse per la prima volta in assoluto, che Giovanni aveva ascoltato il suo cuore. Aveva appeso al chiodo la sua laurea, figlia di una costrizione, ed era felice.
La sua felicità era diventata contagiosa e anche molto remunerativa per il negozio dove lavorava
Il dopo
Il rapporto tra Giovanni e la madre è migliorato notevolmente. La signora ha finalmente deciso di aiutare il figlio ad aprire un’attività tutta sua. Madre e figlio hanno acquistato una bottega, stanno ultimando i lavori di ristrutturazione e a breve Giovanni, dopo tante sofferenze, avrà il suo negozio e potrà occuparsi di tutti i cani che si rivolgeranno a lui. Continuerà a raccontare le sue storie e ad essere felice.
P.S: Ringrazio la mamma di Giovanni per avermi autorizzata a scrivere in esclusiva per La Zampa questa meravigliosa storia di resilienza e di perseverazione. Giovanni ha ascoltato la chiamata del suo Daimon ed è stato premiato dalla vita.
Come scriveva A.Carotenuto, mio docente e analista, nel suo libro La chiamata del Diamon: “Il richiamo alla realizzazione personale è la più forte voce interiore che a ciascuno di noi è dato sentire, ma quanto più esso è intenso, tanto maggiore sarà la pena, nel caso di mancata risposta”.
* Valeria Randone è psicologo e sessuologo clinico a Catania, Milano e online (www.valeriarandone.it) e autrice del libro “L’aggiustatrice di cuori – Le parole che riparano”. La sua grande passione per i cani l’ha portata a scrivere anche per La Zampa ed è nato la spazio "Per amore degli animal