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5.3.26

Genova, asinello ripudiato dalla mamma: ora vive in salotto con una famiglia La mamma lo aveva respinto a Natale. Una giovane coppia ha deciso di accoglierlo nonostante, secondo i medici, avesse poche ore


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27 Gennaio 2026

Rifiutato da mamma asina, Astro compie il suo primo mese di vita con una famiglia molto speciale




Nessuno ci avrebbe mai creduto. E intanto ha già compiuto il suo primo mese di vita. Il 24 dicembre, sulle alture di Genova, non è nato Gesù bambino ma un asinello.


È stato battezzato con il nome di Astro per la luce che emana. Non si tratta di un puledro qualunque, ma di un puledro rifiutato, un non amato.
Succede agli umani e a quanto pare anche agli animali: mamma asina, per motivi occulti, forse a causa di un parto difficoltoso e doloroso, ha deciso di non occuparsene. Lo respinge scalciando con tutta la sua forza, raglia e si rifiuta di accudire il suo piccolo. Così, per il bene della mamma e del puledro, sono stati prontamente separati.







Astro ha subito trovato una casa amorevole e due cuori grandi, oltre a un divano: quelli di Donatella e Mattia, i suoi amici umani.
La coppia, subito dopo il parto, ha tentato di riavvicinare Astro alla madre, ma la loro relazione sembrava essere irreversibilmente compromessa.
Mamma asina con tutte le sue energie ha detto di no! Non voleva o forse poteva occuparsi del suo puledro.
Astro è stato trasferito in casa, anche perché le temperature erano veramente proibitive per la sua salute da neo-nato.






I veterinari sono stati chiari e anche lapidari. Hanno detto, di concerto, che il puledro non sarebbe mai sopravvissuto senza il colostro e il latte della madre, ma Donatella, Mattia e Astro si sono stretti nella morsa di un unico abbraccio e non hanno mai mollato.
Il piccolo è un guerriero, sembra non risentire della separazione dalla madre e affronta tutto con un entusiasmo e un coraggio da diventare un esempio per tutti.
Viene allattato ogni due ore con latte in polvere per puledri arricchito di vitamine e tanta cura. Dopo il catastrofico parto, mamma asina è stata munta per dare al piccolo almeno il colostro. E anche lei, pian piano, sta recuperando il suo equilibrio e il suo benessere.





Turni, amore e fantasia
Astro ha bisogno di tutto: biberon, cappottino e passeggiate in giardino per i bisogni. Il tutto ogni due ore: di giorno e di notte.
I bisogni sono un lavoro estenuante: dopo ogni abbondante poppata, il piccolo Astro deve fare la pipì.
Gli viene messo il cappottino, perché da quelle parti c’è molto freddo - lui è piccolo e con le difese immunitarie sicuramente più fragili di un puledro allattato dalla madre -, viene portato fuori, tra i boschi di casa e poi riportato subito al caldo, dentro casa.
Per fortuna sul pavimento di casa scivola quando allarga le zampe per tentare di fare la pipì, così preferisce il terreno. L’eventuale allagamento dei pavimenti di casa è momentaneamente scongiurato.






Astro sembra avere interiorizzato il nuovo rituale: poppata, cappottino, terreno, pipì e si rientra al caldo, in attesa di crescere ancora un po’ e di poter scorrazzare libero.

Con amorevole apprensione e tanta fantasia viene stimolato. Ha fatto amicizia con tutti gli animali di casa: una pecora, un cane, un gatto, mostrandosi affettuoso e curioso.
Ama tutti: i suoi “genitori” umani, gli animali di casa, il divano e il tappeto.
Le giornate si susseguono incastonate di intense emozioni. Astro è un miracolo vivente, anche se la fatica è immensa, che soltanto chi ha animali conosce bene.




Programmi per il futuro: la tutela della parte selvatica
Il rischio più grande per un animale allevato dall'uomo è l'imprinting errato. Se il puledro vede soltanto l’uomo come suo unico simile, corre il rischio di perdere i codici di comportamento della sua specie e diventare un adulto pericoloso perché non avrà il timore reverenziale o il rispetto degli spazi altrui.
Ma questo Donatella e Mattia lo sanno già, infatti hanno in mente un programma molto competente e dettagliato per la sua salute psico-fisica.
L’agenda del piccolo Astro è già piena di impegni.





Le orecchie, il suo dizionario, e le cavalle di casa come branco-famiglia
Il puledro deve imparare il linguaggio del corpo dei suoi simili: le orecchie basse, i movimenti della coda, la gerarchia, il rispetto, le regole del branco. La sua parte selvatica deve nutrirsi di terra e vento, erba e movimento, e qualche calcio ben assestato di un suo simile più anziano.
Donatella e Mattia hanno un regolare codice stalla per poter tenere gli animali nella loro proprietà e per ricongiungere la famiglia di equidi.







Le loro due cavalle, rispettivamente di 25 e 21 anni, abitano in maneggio ma a breve verranno trasferite a casa per fare da nave scuola, compagnia e famiglia al piccolo Astro.
Inoltre, il puledro verrà castrato quando arriverà il momento giusto, come suggerito dai veterinari, per una convivenza nel branco-famiglia armoniosa e serena.






Per sopperire alla mancanza di un codice comunicativo da equide, Astro farà un percorso di riabilitazione comportamentale con il metodo Parelli e con un mulo-educatore che svolge l’entusiasmante compito di addestrare e riabilitare cavalli problematici.
Averlo strappato alla morte certa è vederlo saltellare ogni giorno e già un miracolo, il resto sarà una magia che noi di La Zampa seguiremo con discrezione e tanto affetto.

* Valeria Randone è psicologo e sessuologo clinico a Catania, Milano e online (www.valeriarandone.it) e autrice del libro “L’aggiustatrice di cuori – Le parole che riparano”. La sua grande passione per i cani l’ha portata a scrivere anche per La Zampa ed è nato la spazio "Per amore degli animali"

26.2.26

Non voleva fare l’avvocato come la mamma, così ha scelto di toelettare i cani





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24 FEBBRAIO 2026 ALLE 07:00 



Non voleva fare l’avvocato come la mamma, così ha scelto di toelettare i cani: il dopo è inaspettato 
                                                     di Valeria Randone*





Giovanni, nome di fantasia, fa il tolettatore di cani. Lo ha sempre voluto fare, sin da bambino. Quando era piccolo e gli chiedevano cosa volesse fare da grande, lui rispondeva che voleva lavare tutti i cani del mondo. Voleva farli belli. Pettinarli. Togliete i nodi al loro pelo. Accudirli.
Giovanni era innamorato della cura, dei cani e di Totò il suo inseparabile bulldog inglese.
La madre, mia paziente, era molto preoccupata perché considerava il lavoro manuale una sorta di scorciatoia per chi non volesse studiare.
Lei si era laureata, aveva vinto tanti concorsi e aveva anche lavorato all’Università di Catania.
 Era impensabile che il suo unico figlio volesse lavare i cani come mestiere.
Nel tempo, in maniera strategica lo ha sempre boicottato. Ha cercato di instillargli la passione per lo studio, per i viaggi, per le altre lingue. Lo ha letteralmente spedito in Inghilterra, ma anche lì, Giovanni accudiva i cani della scuola. Poi a Rimini da una loro zia per le vacanze estive, ma anche in una città effervescente e seduttiva per un adolescente, Giovanni aveva trovato un’associazione che salvava randagi.
La morte di Totò
Il suo amato cane, Totò, all’età di dieci anni si è spento dolcemente. Soffriva di cuore, respirava male e soffriva tremendamente il caldo. In Sicilia, le estati sono afose e dilatate nel tempo, iniziano ad aprile e terminano a dicembre, e il povero Totò non è sopravvissuto all’ultima estate.
Giovanni è stato inondato da un dolore insopportabile, sconquassante, violento, non cicatrizzabile.
Questo immenso dolore lo ha fatto diventare sciabola per duellare con la madre, per la prima volta con estrema fermezza. Fu anche l’anno in cui fece caming out e dichiarò al mondo, alla madre e a sé stesso la sua omosessualità.
Affronta la madre. Le dice chiaramente, forse per la prima volta nella sua vita, che lui avrebbe ascoltato soltanto il suo cuore e avrebbe scelto di aprire un piccolo negozio per tolettare i cani.
La madre lo aveva obbligato a conseguire la laurea triennale in economia, a Catania, ma nel frattempo, a sua insaputa, Giovanni aveva fatto un corso per imparare il suo mestiere del cuore.
Giovanni aveva un cuore luminoso. Era gentile. Affabile. Elegante nei modi. Un sognatore. Inizia così a lavorare come apprendista in un grande negozio che toletta cani. Impara in fretta perché per lui non si tratta di lavoro ma di un regalo quotidiano che fa a sé stesso.
Nel giro di qualche mese diventa responsabile del negozio. Apre lui, chiude lui. Si occupa delle prenotazioni, dei cani difficili e dei proprietari ruvidi, esigenti, ostili.
Diventa il perno dell’attività.
Quando lavorava sembra il Pifferaio Magico: aveva l’abitudine di raccontare delle storie, alcune inventate, altre erano quelle che gli raccontava la sua amata nonnina quando era piccolo (unico ammortizzatore tra la ferocia e intransigenza di sua madre e le sue esigenze più profonde).
Le raccontava ai cani che lavava, perché era più che certo che la sua voce aveva un effetto calmate su di loro.
Nel giro di pochissimo tempo si è sparsa la voce e Giovanni, per tutti, è diventato il tolettatore-cantastorie.
I bambini volevano accompagnare i loro cani alla toletta. Alcuni di loro assistevano incantati, altri rimanevano lì per ascoltalo anche senza il loro cane.
La svolta
La madre aveva finalmente compreso, forse per la prima volta in assoluto, che Giovanni aveva ascoltato il suo cuore. Aveva appeso al chiodo la sua laurea, figlia di una costrizione, ed era felice.
La sua felicità era diventata contagiosa e anche molto remunerativa per il negozio dove lavorava
Il dopo
Il rapporto tra Giovanni e la madre è migliorato notevolmente. La signora ha finalmente deciso di aiutare il figlio ad aprire un’attività tutta sua. Madre e figlio hanno acquistato una bottega, stanno ultimando i lavori di ristrutturazione e a breve Giovanni, dopo tante sofferenze, avrà il suo negozio e potrà occuparsi di tutti i cani che si rivolgeranno a lui. Continuerà a raccontare le sue storie e ad essere felice.
P.S: Ringrazio la mamma di Giovanni per avermi autorizzata a scrivere in esclusiva per La Zampa questa meravigliosa storia di resilienza e di perseverazione. Giovanni ha ascoltato la chiamata del suo Daimon ed è stato premiato dalla vita.

Come scriveva A.Carotenuto, mio docente e analista, nel suo libro La chiamata del Diamon: “Il richiamo alla realizzazione personale è la più forte voce interiore che a ciascuno di noi è dato sentire, ma quanto più esso è intenso, tanto maggiore sarà la pena, nel caso di mancata risposta”.

* Valeria Randone è psicologo e sessuologo clinico a Catania, Milano e online (www.valeriarandone.it) e autrice del libro “L’aggiustatrice di cuori – Le parole che riparano”. La sua grande passione per i cani l’ha portata a scrivere anche per La Zampa ed è nato la spazio "Per amore degli animal