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23/05/18

Prof aggredita, fiori e una lettera dai suoi alunni: «Lei ci ha insegnato il valore del rispetto» Viareggio: il gesto della classe 3AL del licelo Classico-linguistico “Carducci" alla professoressa Angela Giovanna Palermo, reduce dallo scontro avuto con la madre di una studentessa un’altra classe della stessa scuola, per un 4 a storia ed altre storie

  Quando semini  bene   hai del bene   . Il caso    della  prof    aggredita    da  un gemnitore  di  un allunna   ma  riceve solidarietà   dagli allunni   


VIAREGGIO Passi l’anno scolastico a brontolare per le interrogazioni di quella prof che tra tutti è la più vicina a te come età ma è anche la più severa. Poi accade qualcosa che ti fa scoprire la persona che è.

 Ed allora finisce che a 16/17 anni si prendono non lo smartphone e nemmeno il computer, ma il cartoncino ed il pennarello. Per lasciare un messaggio dedicato proprio alla prof, ma che non si cancelli, non si sovrapponga al miliardo di file che viaggiano sulla Rete, non si confonda e rimanga unico: «Oltre che il Rinascimento ed Erasmo da Rotterdam lei ci ha insegnato il valore del rispetto e ci ha fatto capire quanto sia appassionata a ciò che fa».

Parole dei ragazzi e delle ragazze della classe 3AL del licelo Classico-linguistico “Carducci”, destinate alla professoressa Angela Giovanna Palermo, reduce dallo scontro avuto con la madre di una studentessa un’altra classe della stessa scuola, per un 4 a storia.Il più delle volte ci sembrano distratti e rimproveriamo questi quasi giovani adulti di non ascoltare. Eppure il messaggio tracciato sul cartellone accompagnato da un bouquet, racconta altro.«L’evento che l’ha colpita in questi giorni ha lasciato tutti noi senza parole, disgustati ed amareggiati di fronte a tanto ingiustificato bullismo. Pertanto, con questo gesto, vogliamo esprimere un atto di solidarietà nei suoi confronti, poiché la riteniamo una persona di profondi sentimenti e di valori umani. Purtroppo al giorno d’oggi, nella maggior parte dei casi, a parlare sono gli ignoranti, mentre coloro che sanno e che valgono veramente rimangono in silenzio. Molti silenzi, però, valgono più di mille parole. Non si faccia buttare giù, perché lei è una donna forte, nonché un esempio per tutti noi studenti. È arrivata lontano grazie alla dedizione ed all’impegno ed è riuscita ad ottenere anche il rispetto di persone carcerate e così ci ha insegnato a non avere paura».Insomma, hanno ascoltato davvero. E tra un brontolio e l’altro per le pagine di storia e filosofia da studiare, si sono immaginati da grandi, con lo stesso spirito e la stessa passione di chi decide di insegnare dentro un carcere. «Oltre che il Rinascimento ed Erasmo da Rotterdam lei ci ha insegnato il valore del rispetto e ci ha fatto capire quanto sia appassionata a ciò che fa. Infatti, in ogni attività, la passione toglie  gran parte delle difficoltà. Un abbraccio».E allora in classe è stato un bel parlarsi tra una giovane donna ed i suoi giovanissimi studenti. Prove di un dialogo che merita sempre, perché a saperli vedere, i nostri adolescenti sono tutt’altro che “sdraiati”».
   confermo quanto  ho scritto sulla mia  bacheca  di facebook      dove  ho riportato la stessa news 


ecco   come  Lega e m5 potrebbero fare ad attuare la politica dei rimpatri ( a scopo di equivoci , visto che molti non capisco o non hannovoglia di sfortzarsi a capire il mio sarecasmo ed ironia metto le faccine ) 😂😁




Fontanini all'ambulante senegalese: "Vuoi tornare a casa? Ti pago io il biglietto"

Il sindaco di Udine risponde all’appello del venditore ambulante. «I soldi li metto io, a patto che si fermi in Senegal». Il primo cittadino sul tema dell’immigrazione ha le idee chiare: gli stranieri che lavorano rispettando le regole sono benvenuti

UDINE. «Se Bubba vuole davvero tornare in Senegal, il volo glielo pago io di tasca mia, ma il biglietto deve essere di sola andata». Non si è fatto pregare il sindaco Pietro Fontanini e dopo aver letto l’appello del giovane venditore ambulante senegalese sulle pagine del nostro giornale ha messo mano al portafogli.
«Se mi promette che va in Senegal per restare là - continua il primo cittadino leghista -, il biglietto lo pago io, ho già contattato una compagnia aerea e ho trovato un posto per 290 euro da Venezia o da Treviso, posso permettermelo con le mie finanze personali quindi lo aspetto per concludere l’accordo».
Bubba è uno dei tanti stranieri che per sbarcare il lunario fa il “vu cumprà” in centro. Lo avevamo sentito per capire se fosse preoccupato dopo l’elezione di Fontanini il quale, anche nel vertice con il prefetto, si era augurato che molti richiedenti asilo rientrassero a casa loro ritenendo eccessive le presenze in città. «Sì sì, so chi è Fontanini, so chi è Salvini e quali sono le idee della Lega sui migranti - aveva spiegato Bubba -. Io non ce l’ho con loro, ma se mi pagano l’aereo sono pronto a tornare a casa.
Qui in Italia non riesco a sopravvivere. Non c’è lavoro e guadagno poco». Bubba ha 22 anni, il suo permesso di soggiorno scade nel 2021 ed è un volto noto del centro:, vende accendini, collane e nastrini: «Intasco dai 10 ai 15 euro al giorno – ci aveva detto – il minimo necessario per prendere qualcosa da mangiare.
Quando riesco a raggranellare qualcosa in più lo metto da parte per tornare nel mio paese. Sogno di aprire una mia azienda, magari nel settore del gelato. Vorrei diventare un piccolo imprenditore. Non so se ce la farò perché mi manca il denaro per tornare a casa. Ma se il sindaco mi rimpatriasse mi farebbe un favore».
Detto, fatto: Fontanini lo aspetta a Palazzo D’Aronco. Ma attenzione però, perché quella del primo cittadino leghista vuole essere una provocazione fino a un certo punto. «Il tema vero - dice - è che solo una minima percentuale dei richiedenti asilo scappano da guerre o sono perseguitati. Per la stragrande maggioranza dei casi si tratta di migranti economici e qui il lavoro non c’è.
Tra l’altro parliamo di persone che non hanno alcuna formazione quindi cosa potrebbero fare se anche i laureati fanno difficoltà a trovare un impiego? In pochi riescono a trovare un lavoro in nero, gli altri si arrangiano e il rischio che alla fine commettano reati è alto. E in quel caso dobbiamo essere inflessibili. Io non ho niente contro gli stranieri che vivono rispettando le regole. Chi ha voglia di lavorare e integrarsi è benvenuto, ma oggi mi pare che i numeri siano al di sopra delle reali possibilità e necessità del territorio».
Un concetto che Fontanini ha espresso anche nel corso dell’incontro con il prefetto Vittorio Zappalorto al quale ha chiesto il rispetto delle quote stabilite dall’accordo Anci e Viminale che prevede una presenza massima di 2,5 migranti ogni mille residenti. Udine quindi dovrebbe farsi carico di 250 richiedenti asilo mentre oggi ce n’è il doppio e nemmeno un anno fa è stata superata anche la soglia delle mille presenze.
Troppi per Fontanini che auspica anche un intervento del Governo per programmare dei rimpatri. «La situazione non è semplice perché ci sono paesi come il Pakistan che sono poco collaborativi, ma è chiaro che in qualche modo bisognerà intervenire».
Intanto il sindaco ha già dato mandato agli uffici di organizzare delle attività in modo da impegnare i profughi. «Abbiamo a disposizione 110 mila euro
- spiega - e li useremo per acquistare scarpe, tute, carriole e badili. Non possono stare qui senza fare nulla. Li impiegheremo per piccoli lavori di pulizia delle aree verdi a titolo gratuito di cui anche a Udine c’è molto bisogno».

24/07/17

personaggi tipici , italiani di serie b , rabbia popolare ed altre storie

La  prima    storia  mi ricorda  che mi ricorda la canzone " in Monti di Mola" di De andre . Con tale  termine   \  denominazione  in dialetto gallurese \ sardo corso , lingua in cui è cantato tutto il brano., s'intende    quelle  campagne     che  oggi    costituiscono  la  Costa Smeralda .  In essa si narra di un amore insano e impossibile tra un giovane uomo e un'asina bianca che si incontrano una mattina su questi monti. L'intero paese arriva persino ad organizzare il loro matrimonio, matrimonio che però non potrà essere realizzato, ma non per la differenza di specie quanto piuttosto per un problema legato alle pratiche burocratiche: secondo i documenti ufficiali i due risultano essere parenti stretti.
E' scometto che se faber fosse ancora vivo , leggendo questa news , ci avrebbe fatto un pensierino per qualche canzone

da  http://iltirreno.gelocal.it/cecina/cronaca/2017/07/23


Sposa l’amore di una vita: ma lei è una... bistecca
A Marina di Bibbona le nozze scherzose del macellaio organizzate dagli amici. "Ho voluto rendere omaggio alla carne che dà da vivere da quasi vent'anni a me e alla mia famiglia"

di Fabrizio Pucci




Il macellaio Saverio Baldacci arriva sull'Ape con la sua "sposa", la bistecca

MARINA DI BIBBONA.
Un matrimonio in grande stile. Che cosa c'è di strano? Nulla. Mettere insieme una sera d'estate, l'amore di una vita e il fatidico sì. Già. Ma allora la notizia dov'è?
C'è perché lo sposo, Saverio Baldacci, 33 anni di Livorno professione macellaio, ieri sera al centro commerciale H di Marina di Bibbona è convolato a giuste nozze con “sua maestà” bistecca fiorentina di chianina scottona. Anzi, in seconde nozze visto che lui nella vita è sposato davvero con la bella Stefania.



Certo. Quello di ieri è stato un matrimonio sui generis ma in piena regola. Le partecipazioni spedite – in epoca digitale – attraverso l'annuncio sulla pagina ufficiale facebook della macelleria Baldacci hanno contribuito a creare la spasmodica atmosfera della grande attesa che si è conclusa ieri sera dopo le 20. Proprio quando Baldacci si è presentato “all'altare” elegantissimo e ha aspettato la futura consorte: la bistecca, che ovviamente si è fatta attendere.Lei, bella e morbida, rossa non solo per l'emozione è arrivata in formissima – con appena un filo di grasso nei punti giusti - a bordo di un Ape decorato da girasoli. Poi la cerimonia tra gli applausi degli oltre centocinquanta invitati che si sono trattenuti al successivo banchetto rigorosamente a base di carne di altissima qualità, quella della macelleria Baldacci.

Baldacci accolto dagli amici

acci accolto dagli amici
Si è trattato di un vero e proprio happening che ha incuriosito passanti e clienti del centro commerciale. Gli invitati si sono presentati vestiti tutti uguali: di bianco e con un cappello di paglia e le infradito in stile esotico-balneare. Ad assistere alle nozze sono arrivati amici e parenti da tutta la Toscana e anche molti turisti, habitué della zona.Il “matrimonio” è stato organizzato da Saverio e dai suoi tanti amici: «In questo modo – ha detto lo sposo tra il serio e il faceto – ho voluto rendere omaggio alla carne che dà da vivere ormai da quasi vent'anni a me e alla mia famiglia. Svolgo questo lavoro con amore e passione e che cosa, meglio di un matrimonio rappresenta questi due sentimenti? Dal primo giorno che sono andato dietro il banco ho capito che quella era la mia strada e sono felice di continuare questo percorso all'insegna della qualità. Il mio maestro? Nedo Di Batte a cui sarò sempre riconoscente. E un grazie va anche al bar Al Capone che ha ospitato il banchetto nuziale».
Un momento delle "nozze"

Un momento delle "nozze"
Livornese (è proprio il caso di dirlo) purosangue, tifoso della squadra amaranto che l'anno scorso ha seguito anche in trasferta è molto amico di Andrea Bagnoli, oggi affermato procuratore di calcio, ma ex giocatore proprio del Livorno. Bagnoli non poteva mancare al “matrimonio”: «Saverio – ha detto l'ex calciatore nel suo vestito bianco e sotto il cappello di paglia - è un ragazzo perbene. Un gran lavoratore. Questo matrimonio è uno scherzo, ma rende merito alla sua attività che fa della qualità il marchio di fabbrica».
La cena di "nozze" in pineta a Marina di Bibbona


purtroppo non sono i marò o sequestrati di qualche ong [ ovviamente senza generalizzare e fare di tutta un erba un fascio ] vicino al potere ed al governo italiano non gli ne frega una .. cippa . altrimenti sarebbe già intervenuto .


Lettera da Amburgo: Maria chiede aiuto agli amici di Feltre

Appello al mondo della politica e della cultura anche per Fabio Vettorel: «Firmate la petizione e riportateci in Italia»


FELTRE. Grido di dolore e libertà. Inchiostro blu, che racconta sofferenza ma allo stesso tempo speranza, nella lettera su un foglio a righe che Maria Rocco ha mandato agli amici feltrini dal carcere amburghese di Billwerder. La donna è detenuta ormai da più di due settimane, dopo le manifestazioni contro il G20. Mentre Fabio Vettorel, l’altro feltrino fermato dalla polizia tedesca, è stato trasferito fin dal primo momento nel carcere minorile di Hahnofersand, dal momento che ha appena 18 anni e lassù si diventa maggiorenni a 21.La 23enne di Cesiomaggiore lancia un appello al mondo politico e culturale, sia a livello locale che nazionale, perché ritiene di essere vittima di un ingiustizia: c’è il rischio che rimanga in carcere, come minimo, fino alla fine di agosto. Ma se non dovesse cambiare la misura cautelare decisa dal tribunale di Amburgo per «grave violazione dell’ordine pubblico con resistenza a pubblico ufficiale», la carcerazione preventiva parte da 12 mesi, in attesa del processo.I legali della famiglia (Prade di Belluno e Carponi Schittar di Venezia) stanno esplorando tutte le strade per riportarla in Italia, compreso un ricorso; nel frattempo il difensore della prima ora Serrangeli fa un po’ da portavoce e invoca un intervento deciso delle istituzioni: «La nostra diplomazia non si è proprio mossa e siamo di fronte a una grossa ingiustizia che riguarda dei cittadini italiani. Bisogna che le coscienze si sveglino, affinché Rocco e Vettorel possano tornare a casa, insieme ai quattro italiani. Per cominciare, vorremmo delle firme pesanti sulla petizione messa in internet “Maria e Fabio liberi subito”. Quella del prefetto Esposito, oltre ai sindaci di Belluno e Feltre, Massaro e Perenzin e a tutti i parlamentari della provincia fino al governatore Zaia. Ho registrato qualche disponibilità, però adesso bisogna passare ai fatti. Finora sono molto deluso».Rocco non ammetterà le circostanze che le vengono addebitate, perché ritiene di non avere niente da confessare: «Manifestare rimane un diritto, ma prende le distanze dalla violenza che ci può essere stata, nel senso che non era sua intenzione sostenere una manifestazione di quel tipo. Quella mattina ha soccorso una ragazza che aveva una frattura esposta alla gamba sinistra. Le contestano di non essersi allontanata, ma se l’avesse fatto, le sarebbe stata addebitata l’omissione di soccorso. Non poteva andarsene, allo stesso tempo non poteva restare. Non si sarebbe mai aspettata una reazione così pesante e di finire in un tritacarne».Qualcosa non tornerebbe nei verbali d’interrogatorio: «Mi dice di non aver mai pronunciato parole che pure sono state trascritte nell’interrogatorio di garanzia del 7 luglio: non era in alcun modo travisata, anche se indossava un foulard per difendersi, eventualmente, dal gas dei lacrimogeni, e non si è messa a lanciare oggetti. Adesso abbiamo meno di dieci giorni, per convincere la Corte d’Appello a scarcerare i due ragazzi, prima delle vacanze di agosto. Non possiamo più aspettare: bisogna per forza muoversi.

Leggendo   la   terza  storia mi  chiedo , OVVIAMENTE  COME  SPECIOFICASTO ANCHE  DALLE  FACCINE   SONO  SARCASRTICO  PERCHE'  PUR  NON AVENDO  VISSUTO  DIRETTAMENTE   (  SONO DEL  1976    GLI ANNIO   DI  PIOMBO  E DELLE STRAGI   DI QUEL PERIODO  )    MI  AUGURO  CHE  TALE  PERIODO  NON RITORINI  , a quando l'uso delle mani o d'altro ? 🙄😜😀🤬

Renzi contestato per il SalvabancheUna risparmiatrice di Banca Etruria lo accoglie all'ingresso della Festa dell'Unità di Castelfiorentino e all'invito dell'ex premier di entrare a parlarne nel dibattito replica così: "Ballaro" (video di Mario Neri) L'ARTICOLO

ha ragione Dario de Judicibus quando dice : << In Italia non puoi dare a uno stronzo dello stronzo,  neppure se è vero. Sarebbe diffamazione. Il caso  del  giornalista siciliano Rino Giaccalone  direttore del portale «alqamah.it» e collaboratore, tra le altre testate, anche di «Narcomafie» che definiva un boss defunto : << gran bel pezzo di merda >>
da  http://www.laspia.it/ del 11\5\2017

La Cassazione annulla la sentenza di assoluzione di Rino Giacalone

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La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione emessa lo scorso anno dal Tribunale di Trapani, nei confronti del giornalista Rino Giacalone che in un blog aveva apostrofato un boss della mafia trapanese come “gran bel pezzo di merda”.
L’accusa e’ di diffamazione a mezzo stampa e stamane i giudici della quinta sezione hanno rinviato gli atti processuali alla Corte d’Appello di Palermo, nonostante il procuratore generale durante la requisitoria avesse chiesto “l’inammissibilita’ del ricorso” alla quale si era associato il team di legali del giornalista (composto dagli avvocati Enza Rando, Giulio Vasaturo, Carmelo Miceli e Domenico Grassa).
Il procedimento era scaturito dalle denunce di Rosa Pace, vedova di Mariano Agate, capomafia di Mazara del Vallo deceduto per cause naturali nell’aprile 2013. Nei giorni seguenti alla morte il questore di Trapani aveva vietato i funerali pubblici e anche il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero aveva rifiutato i funerali religiosi. In quei giorni Giacalone, attraverso un articolo pubblicato sul portale Malitalia.it, aveva ricostruito i trascorsi di Mariano Agate aggiungendo l’augurio che la sua morte togliesse alla Sicilia la presenza di “un gran bel pezzo di merda”. In seguito alla sentenza di assoluzione, emessa il 7 giugno dello scorso anno, il pm della Procura di Trapani, Franco Belvisi aveva presentato un ricorso “per saltum” in Cassazione.
I giudici, rilevando un “vizio di diritto” hanno annullato la sentenza. “Aspettiamo serenamente le motivazioni della sentenza – dicono i legali del giornalista – e ci rinviamo alla corte d’appello per dimostrare l’assoluta irrilevanza penale dello scritto di Giacalone. L’espressione non integra il reato di diffamazione ma va interpretata come un richiamo alla frase pronunciata da Peppino Impastato. E’ una sineddoche utilizzata con intento “non denigratorio”, con l’attribuzione della valenza pedagogica, come ha detto il giudice di primo grado”.


Gattini, scie chimiche e caffè: ecco la parodia dedicata ai “fuori luogo” del web -.  ottima  la  parodia    anche  sulla nostra interdipendenza   . mi sa che  https://www.facebook.com/dadocantalanotizia1/  faccia  seguaci  











purtroppo non sono i marò o sequestrati di qualche ong [ ovviamente senza generalizzare e fare di tutta un erba un fascio ] vicino al potere ed al governo italiano non gli ne frega una .. cippa . altrimenti sarebbe già intervenuto .

18/09/16

Caro Alex, lo sapevi che la tua medaglia d'oro ha dato un duro colpo allo sport nazionale?

da hhttp://www.coachpuglia.com




Caro Alex,
lo sapevi che la tua medaglia d'oro ha dato un duro colpo allo sport nazionale? No, non il calcio. Il lamento. Essì caro Alex, come faremo ora a sostenere di non avere la possibilità di fare ciò che desideriamo?
Come faremo, se tu continui a dimostrare che possiamo andare oltre i nostri limiti?
Lo capisci o no che ci stai rendendo tutto più difficile?
In questi anni la crisi ci aveva dato una mano... Tu lo sapevi che in Italia abbiamo un numero esagerato di "neet"? Sono i giovani che non studiano, non lavorano e neanche cercano un lavoro. Sono due milioni...
E che fanno? Boh! Eppure in tv a parte il Grande Fratello e l'Isola dei Famosi non c'è più niente... Ah si, facebook...
Caro Alex che ne sai tu.
Ora non sarà facile per noi sostenere che hai successo solo se: sei di buona famiglia, se c’hai lo zio prete che ti raccomanda, se c'hai la famiglia che ti da soldi, se c’hai l’amico politico, se c’hai la chiave giusta, se hai le risposte del test di ammissione prima di aprire le buste, se hai qualcuno in commissione al concorso...
Oppure devi essere un genio, ma capita ad uno su mille.  Mica possiamo metterci a studiare o a lavorare tutto il giorno... Mica possiamo stare a consumarci il cervello per come riuscire ad andare oltre le difficoltà che abbiamo... Non siamo mica geni, non siamo nati mica nella Silicon Valley (hai visto che successo il libro "Se Steve Jobs fosse nato a Napoli"? meno male, un po' di conforto...).
Caro Alex, ci hai fregato.
Tu che hai iniziato con i kart per arrivare in formula 1. Tu che dopo 5 stagioni hai ricominciato tutto daccapo negli Stati Uniti in una formula minore, cos’hai trovato? Un incidente che ti ha portato via le gambe ... Come hai fatto a non lasciarti andare? Dove hai trovato la forza?

Dopotutto era così facile sentirsi una vittima del destino. Avresti avuto il nostro appoggio, la nostra compassione. Potevi arrivare all’apice del successo ma il destino ti ha portato all’inferno. Tutti ti avremmo creduto una vittima. E ci saremmo identificati in te. Saresti stato il nostro simbolo.
“Vorrei ma non posso” questo è il nostro motto. E tu cosa vai a fare? Non ti arrendi... Ma perchè? Perchè vuoi turbare le nostre coscienze dimostrandoci il contrario?
Vedo questa foto scattata nella gara che ti ha dato la medaglia d’oro: vedo i cordoli bianchi e rossi che accarezzavi con il tuo bolide a 300 all’ora in ogni curva del circuito... Come sei riuscito a rifarlo su quella sedia? Spingendoti con la forza delle sole mani... Dicci come hai fatto?
Perchè a 46 anni non si va alle Olimpiadi, tutti ti avevano sconsigliato di provarci. “Sei troppo vecchio” dicevano, ma tu no, il solito testardo, il solito guastafeste che vuole dimostrare che si può andare oltre i propri limiti, anzi oltre i limiti che gli altri ti impongono.

Caro Alex sei forte, ce lo hai fatto vedere...  Ma ti rendi conto in che ci situazione ci hai messo ora???"

Una  lettera   dal sapore   amaro  Infatti  

Laura Stradaroli ha condiviso il post di Paola Maletta.
Ieri alle 0:19Chi ha scritto sta ca@@o di lettera ha dimenticato che di uomini e donne come ZAnardi é pieno il mondo..con forza e carattere..volontà e dignità...e non solo con menomazioni....si alzano ogni mattina, anche se doloranti...e vanno in trincea. Studiano, lavorano, fanno grandi sacrifici per rendere felici chi amano....il resto é solo gente che guarda gli altri vivere e amare....e non faranno mai la storia del nostro paese.


Cara  Laura   essa  è una lettera    amara  ed  sarcastica  in quanto come  dici anche  tu  nel  tuo intervento . E gente    che non fa notizia  e  viene maltrattata ed  ostacolata   dalla  : burocrazia ,dagli stereotipi , ignoranza  ,  ipocrisia  e   pietismo   della  gente  normale   . Ed  fa notizia   solo quando  si vince  una  medaglia   o ed   è un personaggio famoso  come   Zanardi    Cosa intendi per  storia    la  definizine  che ne  da'    de Gregori o   quelle  due  di  Fossati  (  1  2  )  -Ma  da li a  dire  che  non faranno mai la storia del nostro paese ce ne passa , e mi sembra esagerato Cosa ne   sappiamo   noi  normali o  "  diversamente  abili  " parziali come me  ? lo  sai  che    sono ben pochi che  trovano il coraggio di  mettersi in discussione  ed  accettare il loro   handicap e la  dura realtà   facendo sport agonistico  come  Zanardi  ed altri   o prendendosi  in gior  ed  ironizzando  come   l'autrice  di questo  libro autobiografico

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o

  che  lottas  contro  le barriere  architettoniche www.vorreiprendereiltreno.it

ti consigli un film  che  tratta  anche se  in maniera indiretta  riguarda la  cecicita  e i  problemi psichici http://www.mymovies.it/film/2014/confusiefelici/











19/01/16

visto che la statua della dea Morgantina come molte altre opere italiane non ne viene curata la fruizione al pubblico perchè non la restituiamo a chi ce l'aveva fregata magari li sarà fruibile meglio ?

che ..... cavolo si è fatto fuoco e fiamme perchè  ci restituissero  un opera d'arte  che  ci hano rubato   e  poi   noi  nonnla  sappiamo valorizzare .  Mi chiedo   se  fosse  non sarebbe stato meglio , accusatemi pure  di essere  anti italiano  o anti patriota ed  amenità  varie  m'importa 'na  sega ( citazione musiocale ),lasciarglierla ?  

Morgantina, sedotta e abbandonata Dopo cinque anni, visitatori spariti
È uno dei capolavori riportati in Italia dopo una lunga battaglia diplomatica e giudiziaria con il J.P. Getty di Malibù. Nel 2011 la Sicilia l'ha restituita al pubblico, nel suo luogo natale, Aidone. Con un grande entusiasmo. Durato pochi mesi. Perché da allora a oggi i biglietti sono calati a picco. Adesso entrano in circa 20mila all'anno. Di cui oltre due terzi gratis. Un'anomalia
di Francesca Sironi
 
Dea di Morgantina, sedotta e abbandonata Dopo cinque anni, visitatori spariti La dea di Morgantina 
 
 
La sua presenza è ancora imponente. Due metri e venti centimetri d'altezza, il passo muscoloso sotto panneggi di tufo, il volto in marmo prezioso, come le dita del piede e quel braccio che s'alza verso i visitatori. Che son pochi. Anzi, sempre meno. E molti, forse troppi, entrati gratis. È l'amara sorte della dea di Morgantina, gigantessa arcaica scavata, trafugata e spezzata dai tombaroli nella provincia di Enna alla fine degli anni '70. Quindi spedita in Svizzera a un mercante dei Vip che ne ha guadagnati milioni, vendendola al museo di Malibù del miliardario J.P. Getty. Dopo un lungo braccio di ferro con magistrati, carabinieri, avvocati di Stato, diplomazia e perizie, è stata restituita infine all'Italia con trionfo dell'allora ministro ai Beni Culturali Francesco Rutelli. Quindi riportata nel 2011, nuova di restauri, al luogo della sua sparizione: l'area archeologica di Morgantina, ad Aidone, in provincia di Enna, nel cuore orientale della Sicilia.

Ma lì è stata sedotta, e abbandonata. Perché dopo un primo entusiasmo, con quasi 49mila visitatori applaudenti nel piccolo museo archeologico di Aidone, nel 2011, e un incasso complessivo di 115mila euro, il successo della dea è calato a picco. Fino ad arrivare ai numeri dimezzati del 2014: 22mila ingressi in tutto. Di cui soli 4mila e 800 paganti. All'oblio collettivo della Grande Dea si aggiunge infatti la beffa dei conti: nel primo semestre del 2015 solo il 17 per cento di chi è entrato ad ammirarla ha pagato il biglietto. Un'anomalia che è tale sia nella provincia che nell'intera regione, dove i paganti sono in media il 61 per cento. O almeno, di norma, più della metà. Non qui. Dove restano a meno di un terzo del totale quelli che versano un obolo per entrare al cospetto della divinità. Così, con gli ingressi, si sono inabissati anche gli introiti: dai 115mila della stagione 2011 ai 40mila del 2014. È una sorte ben triste per il museo ricavato fra le stanze dell'ex convento barocco dei frati Cappuccini di Aidone. Perché la galleria, con i vicini scavi di Morgantina, nasconde una storia unica, legata per secoli al culto di Demetra e Kore, la dea delle messi e sua figlia rapita dall'Ade, mito fondativo che qui si avverava ogni estate coi raccolti di grano di cui la Sicilia era l'industria mediterranea. Oltre alla dea, infatti, nel museo si affollano reperti come ex voto, teste in terracotta dipinta, figure femminili a mezzo busto o in piedi che evocano le due donne della Madre Terra, donati ai santuari di Persefone e Demetra così importanti per l'isola e i suoi abitanti. Lo stesso vale per altri gioielli presenti, riportati in Italia dall'America, dove facevano parte della collezione del miliardario Maurice Tempelsman, l'ultimo marito di Jacqueline Kennedy: due acroliti - volti, mani e piedi di marmo - che rappresentavano le dee nel VI secolo a.C., epoca di splendore per Aidone.

I due acroliti di Demetra e Kore
I due acroliti di Demetra e Kore

Gli abitanti, dopo ch'era stata loro saccheggiata, ora sembrano proteggere Morgantina e andarne fieri. I due acroliti sono stati pure spediti a malincuore ad Expo sperando facessero pubblicità. Ma qualcosa al museo proprio non va. Soprattutto a confrontare il pubblico racimolato dall'antichissima dea con il traffico di pullman che affolla invece la vicina villa romana di Piazza Armerina, tappa obbligata dei tour da Catania e l'entroterra. Fra i due paesi, e i due musei, ci sono sì e no 10 chilometri. Ma 300mila visitatori di differenza. In più, per i mosaici romani. In meno, per la divinità obliata.

31/01/15

Era il capo del Servizio centrale operativo della polizia nei giorni dell'irruzione alla Diaz. Sentenza a 3 anni e 8 mesi ma l'azienda di Stato l'ha chiamato a dirigere la sicurezza



Quasi quasi vado anch'io o a picchiare qualcuno o peggio a coprire con prove false ( ormai e assodato   come  e  successo vedi  vieo sotto    a  Genova  2001  )






 e magari mi promuovono in qualche ente statale o parastale . Queste  sono le uniche espressioni   che riesco a   dire   siu tale evento   preso   da  http://genova.repubblica.it/cronaca/2015/01/30/


 Finmeccanica affida una consulenza ad uno dei migliori amici ed ex colleghi del suo presidente. E fin qui potrebbe essere solo questione di stile. Che, l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, il presidente della più potente e strategica azienda di stato, dia un lavoro al suo compagno d'armi di un tempo, l'ex capo dello Sco (Servizio centrale operativo) della polizia Gilberto Caldarozzi
appartiene al sistema Italia, quello in cui gli amici non si scordano.
Ma che lo Stato affidi una consulenza ad un pregiudicato, condannato a tre anni e 8 mesi di carcere (scontati zero) per falso (ovvero uno dei reati più odiosi se commessi da un pubblico ufficiale) sembra interessare solo a pochi. Caldarozzi infatti è uno dei funzionari di polizia condannato per la brutale e fallimentare operazione della scuola Diaz al G8 genovese del 2001. Se ne sono ricordati solo i parlamentari di Sel 
 "E' sbagliata la consulenza nel settore sicurezza del Gruppo Finmeccanica a Gilberto Caldarozzi, ex capo del Servizio centrale operativo, condannato e interdetto per cinque anni dai pubblici uffici dopo il processo sull'irruzione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001". Sinistra Ecologia Libertà ha presentato un'interrogazione parlamentare (prima firmataria Donatella Duranti) per chiedere al governo di attivarsi affinché Finmeccanica annulli il contratto. "Non si può affidare un incarico in un settore così delicato come quello della sicurezza in Finmeccanica, a chi si è reso responsabile di una delle pagine più buie della storia della Repubblica: il G8 di Genova". Lo dichiarano il deputato di Sel Ciccio Ferrara, componente del Copasir, e la capogruppo di Sel in commissione Difesa, Donatella Duranti. Importante la denuncia di Sel anche se lo stesso partito è in attesa da due anni della risposta del ministro dell'Interno Angelino Alfano ad un'altra interrogazione riguardante cosa ha fatto il ministero dell'Interno in tema di sanzioni disciplinari nei confronti dei poliziotti condannati per la scuola Diaz. Difficile attendersi una levata di scudi da parte del Pd sulla questione Caldarozzi visto che lo stesso premier Matteo Renzi, in un'altra occasione, aveva liquidato le condanne della scuola Diaz in questo modo minimalista: "A distanza di anni devo prendere atto che funzionari che semplicemente firmarono verbali sono stati condannati alla interdizione dai pubblici uffici e si sono dovuto trovare altri lavori, mentre i loro capi no".



02/09/14

Escluso il cane. [di Romina Fiore]


             Escluso il cane. [di Romina Fiore] 

 - Abbiamo concluso così, senza nemmeno un saluto, i nostri 25 anni insieme! – ha detto mentre portava alla bocca una forchettata di spaghetti grande quanto il nido d’un condor. E, visto il pathos dell’argomento trattato, che spesso chiude inaspettatamente la gola con improvvisi scioperi dell’epiglottide, ho pensato che quegli spaghetti l’avrebbero strozzata. - Aveva una storia con la sua segretaria, come la più banale delle barzellette! – - Come l’hai scoperto? – le ho chiesto desiderosa di sapere. Però mi sono immediatamente pentita di quella domanda che, sebbene sintomo di sincero interesse, era una vagonata di sale sulle ferite. - Lui, solitamente allergico a sms e cellulare, d’improvviso non staccava gli occhi dal display. Stava sempre lì a scrivere, scrivere e scrivere. Quando gli ho chiesto lumi su quest’abuso improvviso si è giustificando dicendo che doveva istruire la nuova segretaria sulle mansioni ed incombenze dell’indomani. – - E tu gli hai creduto? – - Certo che no e infatti una sera, mentre lui era in bagno, ho controllato il suo telefono: nemmeno un messaggio in memoria. E’ stata la conferma che la puzza di bruciato proveniva da un incendio grosso! – Durante il suo racconto mi aspettavo che, da un momento all’altro gli occhi le si sarebbero riempiti di lacrime e avevo paura di quel momento, ché in quei frangenti io non so mai cosa dire. Mi vengono in mente solo frasi di circostanza alle quali, talvolta, sarebbe da preferire il silenzio. Ma anche il silenzio è brutto quando hai davanti qualcuno che piange. Un abbraccio, forse. Ma il ristorante non era certo il luogo ideale. E invece no, ha proseguito con impassibilità il racconto del suo matrimonio, ormai finito da qualche mese. - Il mio avvocato dice che potrei strangolarlo economicamente e guadagnarci non so cosa, ma non me ne frega nulla. Voglio chiudere questo capitolo il più in fretta possibile. – ha detto imperturbabile. Nemmeno un insulto alla segretaria, 
da SARDEGNAblogger.



nuova compagna del suo ormai ex marito. Ovvio che i doveri nei confronti della moglie li avesse lui, però in questi casi è facile sentir affibbiare l’epiteto di “puttana” alla rivale. Lei no, ammirevolmente non ha speso una sola parola per l’avversaria. - Gli ho lasciato la grande casa nella quale vivevamo e me ne sono andata in un minuscolo bilocale che avevo prima del matrimonio. – - Col cazzo che gli avrei fatto ‘sto regalo! – ho commentato stizzita. - Purtroppo gli ho dovuto lasciare anche il cane, al quale sono legatissima, ma è il suo. – E subito dopo quest’ultima frase gli occhi le si sono riempiti di lacrime. Inondati in una maniera incontenibile. Un pianto a dirotto che non è riuscita a trattenere. - Scusa un attimo! – ha detto prima di correre in bagno. Ed io sono rimasta al tavolo da sola. E mi è venuto da pensare che, effettivamente, essere scaricate per un’altra è un duro colpo inflitto all’ego, ma poi, dopo una chiacchierata a tu per tu col proprio io, ad una negoziazione si arriva in tempi relativamente brevi. Ma sentimenti autentici e forti come la nostalgia, l’assenza, la mancanza vera che avverti come un’amputazione non resta per l’ex fidanzato, marito o compagno, no. Resta per il cane!

01/08/13

non tutti\e capiscono le allegorie \ i non sense

l'altra  volta  ,  forse  perchè incazzato   dal  forte  rumore delle  cicale  e  dal cicalio  della  mia parte politica \  culturale


non ricordo la  fonte precisa  ricordo solo che l'ha presa da uno dei miei contatti su Facebook  
  è della  gente   che  fa   parla  parla  ( a volte  anche il sottoscritto )  ma  non conclude  niente  .
Ho scritto questo post sulla mia bacheca di facebook

Giuseppe Scano19 ore fa tramite cellulare

Qualcuno /a mi può spiegare la funzione e il ruolo delle cicale ?



Ora ( qui l'intera discussione )   questo mio intervento  ha creato   " scompiglio "alcuni\e mi hanno preso sul serio dicendo mi ricorda  l'estate  , ecc  per poi capire   più o meno a cosa mi riferivo cliccando sul mi piace a questa mia replica ai loro post seriosi 

Giuseppe Scano a me oltre l'estate mi ricorda la campagna http://www.youtube.com/watch?v=gxL4_k_Am0M . ma anche specialmente questa canzone soprattutto il finale http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=TkUAtwbCEzE
altri  ed  ed in particolare il secondo  mi  hanno preso  alla  lettera  

Tamoil Tempio http://www.naturamediterraneo.com/cicala/La cicalawww.naturamediterraneo.com18 ore fa tramite cellulare · Non mi piace più · 1  


Danilo Atzori ... e anda e colcaticci... e no rumpì lu culu cun chisti dummandi strumpiti a chist'ora!!!16 ore fa · Mi piace


Questa  , lo  so che molti  diranno  è come dare le perle  ai porci , ma  la  gente  va  istruita  ed allenata  ad  usare  l'allegoria e  il non sense ( 1  2 )    .  Ecco  la  mia risposta

 E' vero quello che dite   . Ma però a volte anche nelle domande stupide c'è un po' serietà . Infatti , dovreste  saperlo che i miei discorsi e domande spesso possono sembrare non sense \ astrusi e ridicoli ,ma in realtà nascondono dei significati velati . Vi  faccio l'esempio due grandi cantautori italiani . 1) Rino gaetano ( Crotone, 29 ottobre 1950 – Roma, 2 giugno 1981) morto in circostanze poco chiare forse fatto uccidere dalla massoneria deviata  vedere mia intervista   a  Bruno Martone autore di " Rino Gaetano la tragica scomparsa di un eroe " ) . prendi esempio questa canzone 





 dove dietro l'allegoria si nasconde   come  ne accenna anche l'autore nell'introduzione live ( lecce  1977  )  della canzone
 la critica al compromesso storico Dc\ Pci anni '70 ( l'inciucio più noto della 1 repubblica ) dove  : <<  Berta è Moro (Rino :"Ha fatto le scarpe a tutta Italia").Il Santo sul rogo è Berlinguer (molti non accettavano le sue posizioni),l'amianto che lo protegge è la trama di accordi che Moro, abile tessitore, aveva saputo creare.
Mario,Pino,Gino con cui Berta filava sono i Segretari dei partiti dell'arco costituzionale(Psi,Psdi,Pri,Pl­i);
con i quali Moro aveva stretto alleanze (Governo delle astensioni).Il bambino che nasce, figlio di Berta (Moro-Dc)e del Santo (Berlinguer-Pci) è il "compromesso storico"  >>  dalll'introduzione  \ sionossi al  , vedere  url  ,  video  prima citato 
  2) la seconda è la domenica delle palme 

 



 ecco perchè ho citato le cicale , di de andrè  in quanto  : <<   (  ... ) "mentre il cuore d'Italia/da Palermo ad Aosta\si gonfiava in un coro\di vibrante protesta" . 
Riimase solo cicaleccio.Chiasso e confusione di molti che mai si trasformò in coro.E la sinistra italiana non fu mai più unita infatti.Troppi galli a cantà, non se fa mai giorno! Ognuno si fa il suo piccole entorage e canta per conto suo senza armonia con glia altri così da risultare come le cicale del sottofondo finale: inutili, chiassose se non litigiose.fantastica la versione live in cui dice 'di vibrante protesta' in un genovese sprezzante!  >>

 interpretazione che condivido  qui  il resto   http://amicofaber.blogspot.it/2010/01/la-domenica-della-salme.html


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