Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post

01/09/18

dalla reazione alla Reazione

   Colonna  sonora  

Mantenere lo spirito del passato e dei bei tempi significa capire che ad ogni azione corrisponde una reazione,in natura come nella società . E che quella reazione diventa una Reazione se non si é capaci di evolvere ed adattatare all'oggi tali schemi. Quindi er  parafrasare   questo  slogan \manifesto delle poste italiane 



occhio     ai passi indietro  ed  a  non guardare  troppo al passato  

07/07/17

L'elzeviro del filosofo impertinente

In vista di un imminente trasloco ho riportato alla luce frammenti di un passato distante anni luce dalla mia memoria e personalità. Rovistando fra scatole e scatoloni ho fatto un viaggio nei ricordi. Sicuramente alcuni vissuti con coscienza e altri un po' meno. Che strana sensazione rivedere i quaderni delle elementari, i primi sussidiari, i ritagli di giornale,  le riviste, i giocattoli dell'infanzia  etc. Più cestinavo e più mi accorgevo che in quei contenitori non c'era più il mio presente e nemmeno il mio futuro. Io come essere umano sono cristallizzato in una dimensione temporale che possiamo chiamare adesso, ma in verità abito un nonluogo! Io sono un progetto in fieri. Una idea partorita da qualche mente sognante che non ha fatto ancora pace con la realtà. Sono stato una determinata persona, e il tempo mi ha portato inevitabilmente altrove. Rivedere quegli appunti e andare immediatamente con la memoria a quell'istante in cui scrissi tutto mi ha riportato a vedere le cose con un certo distacco. In quelle scatole ho rivisto le mille prospettive che potevo attuare. Ho provato un certo sollievo nel buttare diverse porzioni della mia vita. Ho percepito le aspettative e i sogni infranti appuntati con uno spillo sul bavero dell'anima. Crescere significa anche fare i conti con una verità tangibile. Ora comprendo la sensazione di liberarsi di quella zavorra che ti tiene ancorato al passato, e ti fa pensare a tutto ciò che poteva essere e non è mai stato. Ho vissuto forse mille vite senza essermene accorto. Chi era quel bambino che annotava le sue impressioni in quel diario? E quel ragazzo che scriveva con convinzione i propri pensieri? Chi lo sa! Di certo non io, o almeno non più.
«Scrivevo silenzi, notti, notavo l’inesprimibile, fissavo vertigini» (Arthur Rimbaud).
In un vecchio giornale ho trovato una riflessione della scrittrice Susanna Tamaro che fa al caso nostro: «Il grande dono che ci è stato dato è il libero arbitrio, cioè il poter scegliere. Scegliere vuol dire semplicemente avere due strade davanti e decidere di imboccarne una anziché l'altra. Scegliere non vuol dire anche rinunciare. Non so cosa c'era nell'altra strada, né mai lo saprò perché l'ho lasciate alle spalle e non posso più tornare indietro». È vero, non possiamo più tornare indietro, ma non possiamo nemmeno affermare che avevamo ampia facoltà di scegliere. La scelta è una iattura non un dono. Non esistono mai scelte giuste o sbagliate. Quando le hai compiute rifletti a posteriori sui benefici ricevuti o meno. Siamo liberi di scegliere tra due alternative ma nessuna di queste è realmente scevra da inganni. Ci illudiamo di scegliere, ma se a tavola hai pasta o pesce dovrai inevitabilmente optare per una delle due senza troppi ma e senza se. Io devo essere in grado di fare una vera scelta e non essere obbligato ad un bivio bloccato. Io non ho mai avuto facoltà di scegliere perché mi sono ritrovato a barcamenarmi fra l'apparire e scalfire la mia essenza, oppure autoingannarmi pensando di essere davvero libero. Come sosteneva John Stuart Mill: «La libertà di ogni individuo deve avere questo preciso limite: egli non deve essere di disturbo agli altri». Io, infatti, non ho mai disturbato gli altri ma tale principio non è stato certamente ricambiato, anzi. Ho sperimentato sulla mia pelle quanto diceva Sartre: «L’enfer, c’est les autres». All'esistenza dell'inferno post mortem non credo, ma alla gente che ti rende infernale la vita purtroppo sì! Chissà perché queste nullità che abbiamo avuto il dispiacere di conoscere emanano ancora un lezzo nauseabondo, proprio come le fogne di Calcutta, ed è proprio per questo che dobbiamo allontanarle. Questi umanotteri depensanti impestano l'aria con la loro malvagità morale e la loro puzza contagiosa, ma non dobbiamo farci contaminare da questa decomposizione interiore. Pertanto ritorno alle mie scatole, e nel frattempo solletico la mia riflessione con una canzone di Brunori Sas.
«La verità è che ti fa paura/ L'idea di scomparire/ L'idea che tutto quello a cui ti aggrappi
Prima o poi dovrà finire/ La verità è che non vuoi cambiare/ Che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose a cui non credi neanche più».

Cristian Porcino


® Riproduzione riservata

28/05/16

come viaggiare senza abusare del cellulare , tablet ,ecc



In un  mondo  sempre  più  dipendente  , da  cui nessun    sottoscritto compreso  ed  immune ,    dalle tecnologie   in particolare  Tablet  e cellulari    ecco come  sono riuscito a non usare  in internet  ed  il cellulare  ed  a farmi spennare  visto che  sulle navi   sia  la connessione  con wifi  che senza  era  a pagamento .
Oltre  a farmi  i  conti  su  quanto avrei speso oltre la  mia  offerta   internet   ho usato   i vecchi metodi pre  rivoluzione digitale    che  valgono oltre   che    durante  un  viaggio in nave  ( mio  caso )  anche  con altri mezzi pubblici  .
Se il viaggio è di notte consiglio di dormire, se hai la cabina è meglio ! se la  nave  parte   prima delle  22   si può prima di prendere  sonno  1) leggere , se  qualcuno\a   di voi  legge  ancora, in ebook  oin cartaceo   un  buon ( ovviamente il concetto di  buono  come di  brutto  è  soggettivo  ) magari un libro  sulla  cultura   e  i luoghi itinerari della  sardegna  se   vieni  dalla pensisola  o    o su   quella  zona    se fai il per corso inverso  .    2)   sdraiarsi in cabina  o  in poltrona  ed  iniziare  a fantasticare   e a pensare  sul futuro  o  cosa  avreste fatto  in un altra  vita  ,  insomma  le  seghe mentali a volte  aiutano  . 3)  nelle sere  di  primavera  \estate  vai un pò fuori a guardare il mare che rimane sempre lo spettacolo più bello ! e  facilità  la  fantasia  ed  i viaggi mentali  .4) oppure   per  chi vuole esercitare la mente  , ottimo per prevenire  l'Alzheimer ed  invecchiamento precoce   del cervello   cruciverba, gioca a carte ( possibilmente  quelle vere   non  quelle  su pc   )  anche facendo  solitari  .  5)   guardare  si  è, amanti  del  trash  e  cronaca nera  in quanto i  canali della  nave  sono generalmente posizionati   su tali  trasmissioni  o meno che tu  in abbia le palle il coraggio   di  alzarti  e cambiare  canale   attirandoti l'ira  delle vecchiette   e  degli habitué di  sifatti programmi  puoi  guardare la  tv  .
C'è da aggiungere che la noia durante il viaggio è una cosa che accomuna tutti i passeggeri, quindi troverai tutti ben propensi a scambiare quattro chiacchierare!!!


07/10/13

All'inseguimento di un sogno: la chitarra è meglio di una laurea .o un cantante conta più d' un laureato ? la storia di roberto Palamas


le  coincidenze  della  vita  .  Avevo appena  finito  di  copiare  l'articolo che  trovate  sotto     , che nel  in canna  nello stereo  , inizia   l'avvelenata  di  Guccini  .  E  proprio  ascoltando   e  canticchiando questi  versi  :

(....)  Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante, 
mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d' un cantante: (...) 

continua  su angolotesti.it :

mi  è venuta  la  domanda  elucubratoria  :  visto   che  secondo  Palmas   la chitarra è meglio di una laurea non  è  che  rispetto  a Guccini  un laureato conta più d' un cantante, i tempi stando  cambiando  adesso sono  gli artisti  più importanti dei laureati  ?   a  voi  la  risposta  

l'unione  sarda  Edizione di domenica 06 ottobre 2013 - Cronaca Regionale (Pagina 11)


All'inseguimento di un sogno: la chitarra è meglio di una laurea

di GIORGIO PISANO
Da  http://robertopalmas.bandcamp.com/
I have a dream. Ora, non è che Roberto Palmas l'abbia pensata proprio così, proprio proprio con queste parole. Ma un sogno, grande e irraggiungibile, l'aveva pure lui. Credeva, o forse sperava, che con l'andare degli anni lo avrebbe lasciato in pace, che insomma sarebbe finito in un cassetto dove - come tutti sanno - dorme sotto un filo di polvere l'archivio dei sogni perduti.Il guaio è che non ce l'ha fatta. Ed è felice di poterlo raccontare. A un certo punto della vita (moglie e figlio inclusi), mentre era ormai sulla rotta di un futuro programmato e programmabile, ha buttato alle ortiche la laurea e il lavoro. Addio stipendio, e ancora di più, addio dottore. S'è liberato del macchinone che uno come lui doveva necessariamente avere e ha fatto un salto lungo, lunghissimo, infinito.È diventato chitarrista. A tempo pieno. «Era quello che volevo». Cinquantasei anni, cagliaritano, figlio di un medico condotto che per hobby pizzicava il mandolino, ha iniziato da ragazzino o quasi. A essere precisi, bisogna dire che giocava in casa: familiari a parte, suonavano molti suoi parenti, quindi è cresciuto in un'atmosfera dove il virus della musica era endemico. Ammalarsi è stato un attimo.Ha fatto parte di gruppi storici della scena musicale alla fine degli anni Settanta per proseguire poi la carriera da solista e affinare qualità che aspettavano soltanto di venire allo scoperto. Tour nei circuiti importanti e, a seguire, la decisione di non fare più anticamera, come tanti suoi colleghi. «Non riesco a stare dentro certi meccanismi di potere». Sta cercando di dire che gli artigli della politica sono calati da tempo sul mondo musicale e tutto questo, se stai cercando invece «rispetto, dignità, condivisione» fa venire l'orticaria. Con le conseguenze del caso.Ha un senso lanciarsi nel buio per inseguire un sogno? Roberto Palmas lo ha fatto in scienza e coscienza (come pontificherebbe un avvocato), immaginando a cosa sarebbe andato incontro, considerando probabili difficoltà e imprevisti. A distanza di tempo può affermare con orgoglio d'aver vinto la sua battaglia, quella che gli fa dire durante l'intervista che non voleva morire pedagogo. Non riusciva a vestire i panni di uno dei tanti operatori socio-assistenziali, vivere un lavoro che non sentiva suo, governare un'esistenza che gli sembrava quella di un altro.Oggi è pronto a certificare che i sogni «possono anche non avverarsi, l'importante è non imprigionarli. Anche perché, se sono sogni veri, non ti danno tregua». E alla fine scoppiano, ti esplodono dentro come una bomba. Un attimo prima che la miccia a lenta combustione finisse, lui è riuscito a gridare basta.

Primo approccio con la chitarra.
«Autodidatta. Avevo sedici anni. Mio cugino, che aveva una certa esperienza, mi ha insegnato a scoprirla sugli accordi di Fabrizio De André e Bob Dylan, che per lui era una fede più che un poeta in carne e ossa».
L'esordio di fronte al pubblico?
«Sempre da giovanissimo. Sono tra i fondatori di un gruppo che si chiamava Suonofficina. Con loro ho fatto cose importanti, per esempio un disco alla Fonit-Cetra. Era il 1976. L'esordio vero e proprio è legato all'Arci, braccio culturale del Partito comunista, che mi ha invitato a prendere parte ad un concerto. Tengo molto a dire che, nonostante le richieste, non ho mai voluto aderire a niente: io ho un nome, cognome e codice fiscale. E qui mi fermo».
Sta parlando delle Feste dell'Unità?
«Esatto. Non avevo neppure vent'anni. Mi manca un ricordo nitido. Di sicuro non ero emozionato».
E neppure autoreferenziale.
«Non mi piace parlarmi addosso. Il mio album della memoria è simile a tanti altri fino a quando non ci si è messo di mezzo il lavoro, cioè una di quelle sterzate che - piaccia o no - ti fanno cambiare vita».
Cosa significa suonare?
«Per me è un ansiolitico. Mi basta sfiorare la chitarra, qui in casa mia, per sentirmi più sereno. Sarà anche banale, ma per me suonare significa trasmettere agli altri qualcosa che ho dentro. Non potrei fare a meno della chitarra».
Che lavori ha fatto prima dello strappo?
«Ho insegnato per un po': tutti promossi... poi ho iniziato con la Pedagogia e quindi ho attraversato, una dopo l'altra, le strutture socio-sanitarie della Sardegna. Fino all'Aias, che credo sia piuttosto nota. Per ragioni rimaste misteriose fino a quando lavoravo sottopagato ero semplicemente signor Palmas. Dottori erano i miei colleghi, pedagoghi come me ma stabilizzati. Per gli altri sono diventato dottore anch'io soltanto più tardi. Dottore, s'intende poi, per modo di dire».
Perché per modo di dire?
«Perché non eravamo medici, che sono considerati dottori veri. Diciamo che noi eravamo la serie B. In compenso mi affidavano corsi di chitarra acustica che gestivo molto volentieri».
Tra queste esperienze qual è stata la più frustrante?
«Quella da pedagogo. Avevo chiesto di poter lavorare con la musica. Non quella che viene oggi chiamata musicoterapia, mi riferivo alla musica in generale. Mi è stato risposto no, senza uno straccio di spiegazione. Ne ho sofferto, soprattutto per questo: ero e resto convinto che avrei potuto recuperare qualche paziente. I Down in particolare, che spesso sono estremamente sensibili nei confronti della musica».
Così matura l'idea della fuga. Quanto ci ha pensato?
«Prima di mollare tutto credo d'aver valutato pro e contro. Ancora oggi però, quando mi capita di parlarne con gli amici, resto appeso a due aggettivi: incosciente e coraggioso. Sul serio, non ho ancora deciso se sono stato l'uno o l'altro o tutt'e due contemporaneamente».
D'accordo ma quanto ci ha pensato prima di rompere?
«Non moltissimo. A spingermi era qualcosa che non riuscivo ad accantonare: una passione segreta a fronte di un lavoro che non mi trascinava, non mi dava neppure tanti soldi e che, in ogni caso, consapevolmente o inconsapevolmente, desideravo rimuovere. Di una cosa ero sicuro: non volevo morire pedagogo. Devo dire anzi che all'Aias mi sono trattenuto molto, molto più del necessario».
Come mai?
«Ci promettevano, non soltanto a me ovviamente, soldi in più. Ci parlavano di stipendi futuribili, prodigiosi o quasi. E questo, ognuno ha le sue debolezze, mi ha fermato ogni volta che volevo spiccare il volo verso altri lidi».
Prima di dire basta, ha sondato gli umori in famiglia e tra gli amici?
«Naturalmente. Mio figlio era troppo piccolo per poter partecipare al dibattito. Gli altri, a cominciare da mia moglie, finivano per darmi ragione. Un secondo prima della fuga, ho lavorato anche al centro-giovani di Elmas da dove mi sono licenziato per incompatibilità col pedagogo-capo: avevamo visioni diametralmente opposte sul significato di assistenza».
Nessuno le ha detto che era matto?
«Che ero matto me lo dicevano più o meno tutti. Magari non in modo esplicito, però certi sguardi spiegano meglio delle parole. Ma poi devo confessare che i miei erano sondaggi un po' ipocriti: mentre chiedevo consigli agli amici, stavo già registrando il mio primo cd da solista. Questo vuol dire che, opinioni degli altri a parte, avevo preso da tempo la decisione finale».
Esiste una depressione da musica?
«Senz'altro. Mi imbarazza definirmi compositore, compositore per me è Mozart, tuttavia debbo dire che ci sono fasi in cui manca l'ispirazione. Non parlerei comunque di depressione vera e propria, anche perché è in quei momenti che qualche volta nasce un disco eccezionale. Da un po' preferisco in ogni caso suonare in pubblico e basta. Ho scelto di stare in un circuito molto speciale».
Ovvero?
«L'ambiente musicale è fatto di niente e di moltissimo. Io ho deciso di stare in una sorta di sottobosco, di piazza parallela a quella dei grandi circuiti. Ne sono felice perché mi ha permesso di conoscere un mondo pieno di dignità, rispetto e condivisione».
Per chi e come?
«Difficile da dire. Giorgio Gaber, riferendosi a certe idee, cantava che le aveva in testa ma non ancora nella pelle. Per dire che tutto questo fa parte del cammino iniziato molto tempo fa. Ho scelto un altro modo di vivere, tutto qui. E in quel solco mi muovo».
Com'è cambiata la sua vita?
«Mi sento più normale rispetto a me stesso. E non è poco. Prima dovevo stare a certe regole, ora non più. Per un certo periodo ho fatto anche il mercenario. Che, nel mondo musicale, significa saltare da una band all'altra: libero professionista, pagamento in contanti».
Poco dignitoso?
«No, però non facevo parte di nessun gruppo. È stato durante quella stagione che ho prodotto tre dischi. Uno è arrivato alla terza ristampa, ne sono molto soddisfatto. Nel 2010 dal Piemonte mi hanno invitato ad un festival internazionale per chitarra acustica. M'hanno scritto loro, non mi sono proposto».
Cambia qualcosa?
«Sì, molto. Vuol dire che non stai sgomitando, non stai cercando santi in paradiso per fare il prezzemolo più o meno dappertutto. Di quella splendida occasione ricordo uno strano particolare, qualcosa che nella mia Sardegna non sarebbe mai potuto accadere».
Che è successo?
«Tanto per cominciare mi hanno offerto aereo, albergo e altre spese. Dopodiché mi hanno pagato in anticipo pure il concerto. Ma a colpirmi è stato il fatto che nessuno mi ha chiesto cd in omaggio. Li hanno venduti tutti. E pure quelli m'hanno pagato».
Dove sta l'eccezionalità?
«In Sardegna è un atto dovuto regalare i tuoi cd agli assessori che hanno organizzato il concerto. Manco te lo chiedono, devi essere tu a fargliene dono subito dopo le presentazioni e dire pure che ti senti onorato».
Vendere a casa propria è facile?
«Per niente se non sei legato a un carro. Ma sono contento così. D'altra parte ho potuto togliermi grandi soddisfazioni: per esempio, fare l'artista di strada. Mi incuriosiva. L'ho fatto a Parigi (e ne ho ricavato un bel po' di quattrini), l'ho fatto a Pula (e stavo a testa bassa per timore che qualcuno potesse riconoscermi)».
Non è capitato?
«Sì, proprio a Pula. Un amico. Ma anziché regalarmi un po' di pietà a buon mercato, ha preferito farmi i complimenti. E quando gli ho detto che sotto sotto mi vergognavo... e di cosa?, mi ha chiesto: stai spiegando ai sardi che anche questa è cultura».
Di musica si vive?
«Direi di sì. Certo, ci sono alti e bassi, momenti più o meno felici. Ma questo è un problema secondario, comunque ci sto provando. Resistere non è poi una gran fatica: ho un'auto di seconda mano che tento di tenere in vita, abolita la tivù e altre cosucce assolutamente inutili. Nel frattempo tiro avanti come voglio io: sono il cittadino Roberto Palmas e nient'altro, appartengo solo a me. Felice d'una malattia adolescenziale che mi perseguita ancora adesso: sono e resto un fan. Sindrome di Peter Pan, si dice?»
Dica la verità, tornerebbe all'Aias.
«Neppure per un minuto. Vivere con la musica e per la musica mi rende felice. Sa cos'è la felicità? Io l'ho incrociata tante volte. Dura un istante ma è indimenticabile. Ricordo un concerto magico, una serata che - vai a scoprire perché - tutto ha girato a meraviglia. Alla fine, siamo scesi dal palco ad abbracciare il pubblico. Meraviglioso».
Ha ragione Edoardo Bennato a dire che senza padrini non si suona?
«Purtroppo sì. È il senso della politica per la musica».
pisano@unionesarda.it

10/09/13

Notte di fine estate

a volte sono più romantici più emozionanti l'ambiente  che ci  circonda     che  la letteratura  da  http://topolino.it/archivi/topolinia/


 
Un paio di sere fa non riuscivo proprio a dormire e anche il romanzo che sto leggendo non mi è stato di aiuto. Sarà che è abbastanza noiosino, sapete, la solita storia di un lui e una lei che si rincorrono per pagine e pagine e alla fine non succede assolutamente nulla. Ma lasciamo perdere. Così mi sono preparata un bella tisana di tiglio, perfetto per conciliare il sonno, e me la sono portata in giardino, dove mi sono accomodata sulla mia chaise-long sotto gli alberi. E lì… ho visto lo spettacolo più emozionante del mondo: in un cielo che più terso di così non avevo mai visto, una stellata incredibilmente luminosa, luccicante di miriadi di stelle che sembravano sul punto di precipitarmi tutte insieme sulla testa. Una cosa grandiosa! Ecco la Via Lattea, a solcare il cielo come un enorme arcobaleno di luci; ecco l’Orsa Maggiore e l’Orsa minore con la Stella Polare, ecco Cassiopea, la costellazione dei Gemelli e quella dei Pesci, ecco le Pleiadi, il Delfino, il Cigno… La meraviglia del cielo di notte in estate in tutto il suo fulgore era davanti ai miei occhi. L’intero universo solo per me.Per un po’ ho osservato il cielo in silenzio, lasciandomi trasportare dai pensieri che via via mi si affacciavano alla mente davanti a quella incommensurabile bellezza. Poi ho preso il mio smartphone e ho scaricato l’app che consente, puntandolo e muovendolo in giro per il cielo, di vedere in sovrapposizione una vera e propria mappa con le costellazioni e i nomi di stelle e pianeti dimensioni, insomma una lezione di astronomia in piena regola. E io non smetterei mai di osservare l’universo. Proprio quando stavo inquadrando la Cintura di Orione, ecco che il mio smartphone inizia a squillare. Indovinate chi era? Ma il mio tesorone, naturalmente, appena rientrato in casa dopo aver spento l’inaffiatore automatico. ‘Hai visto quante stelle?’ mi chiede Orazio. "Le sto studiando una per una, ed è bellissimo" rispondo. "Perché non le guardiamo insieme? Così intanto te le spiego…" propongo. "La solita romantica, eh?" mi dice ridendo il mio tenerone. Ma si capisce che l’idea di restare al telefono con me a contemplare le stelle in questa notte di fine estate non gli dispiace neanche un po’.

23/12/09

Senza titolo 1720

In un Paese civile e democratico non si può prendere “a pugni in faccia” il presidente del consiglio. E’ anche vero però, che in un Paese civile e democratico, il presidente del consigilio non sarebbe Silvio Berlusconi. (Matteo Gracis)

28/09/09

CONTINUA...

Finita l'estate e le sue promozioni telefoniche , fiammetta ha deciso con chi trombare del gruppo hanno il loro pezzo e che pezzo... la tim ha deciso che bisogna cambiare volto roba più seria, rispolverato de sica e chi mettono come bellona tipica dei cinepanettoni?? Belen che ci ha frantumato le palle (almeno a me) con i suoi "amori" sarà gnocca e chi non vorrebbe un'insegnante così... ma a mala pena parla italiano anche il latino , certo avessero scelto la marini per quel ruolo era la stessa la preparazione culturale , potevano studiarsi un'ambientazione diversa vista la crisi in cui versa la scuola ormai fatta di ragazzine che si vendono per qualche ricarica e belen in quanto a spogliarsi non è seconda a nessuno un bell'esempio come a dire fatelo che volete che sia... anzi farete carriera!!
aiutatemi...

03/09/09

RABBIA GIOVANE

sabato, 29 agosto 2009


RABBIA GIOVANE     da blog http://www.diteloame.splinder.com di rossella drudi.







Volutamente provocatorio, per tutte e tutti gli aspiranti protagonisti che sgomitano per apparire, per tutti quelli che rinunciano all'amore per paura di dover soffrire poi, per tutti quelli che non credono più a nulla e si fanno scivolare addosso qualsiasi cosa, per tutti quelli che hanno rinunciato a credere nella possibilità di costruirsi un domani e l'elenco è lunghissimo ... ragazzi non mollate, abbiamo bisogno di voi ... dov'è finita la rabbia giovane quella che una volta radunava masse per un unico intento comune, l'isolamento porta solo distruzione e l'individualismo alla catastrofe di una società già tanto vacillante...













Cervelli addomesticati al tutto,







muovono come fronde al vento, nei fragili germogli sterili allo sbocciar d'idee ...



narcolessi di coscienze sotto spirito...



Sentimenti in scatola, emozioni da discount ...



Palpiti di cuore, battiti di ciglia stipate al buio delle cantine murate,



vuote, e replicanti ... Chiusi nell'io imperativo, ingannati



dal nuovo riflettente illusioni, nuotano nel sè dell'egoismo narciso, affogando l'un l'altro ... piccoli tenui vagiti del noi ...



Ancora una volta sordi alle risa cristalline dell'insieme, ciechi ai bagliori del futuro, muti nell'oceano del confrontarsi, sempre più nero e in secca, vinti nei deserti di rabbia, ove l'eco dell'incertezza, alimenta panico nella paura del dover soffrire poi, nel dolore dell'abbandono, fine di un amore o sconfitta ... Chiudono la vita fuori dai recenti sicuri, rinunciando ad essere per non darsi... Sperando in un domani che non è in vendita, nè plasmabile, nei ricordi appena passati e mai defunti, di una spenzieratezza eterna, mai reale,



meglio non darsi, continuando a fingere di esistere, facendosi schiacciare da chi ha interesse che sia così ...







Rossella Drudi.







postato da: rosdrudidurella alle ore 16:17 | link | commenti (8) | commenti (8)

07/03/09

Luca aveva 33 anni... ed era gay è non è stato cantato a San remo


Ora che le polemiche   suscitate   dalla  canzone  ( musicalmente  è buona  , soprattutto perchè ha   avuto  buon gioco  di farsi accompagnare  da  una   ,  da  quell poco  che  da  profano  ne  capisco  ,  bellissima   voce  femminile  )   di  povia Luca  era  gay  il cui testo :  secondo  l'autrice  di eka.iobloggo.com/ : << (...)  Secondo me c'è poco da dire/da lamentare: fa cagare, e non solo per il tema decisamente opinabile, poco e mal argomentato ( che si studi Freud, prima di citarlo in maniera errata) ed alquanto idiota (tizio era gay, adesso sta con lei...), sapientemente studiato per provocare tutto il marasma che si è portato dietro -per non parlare di Luxuria sempre in televisione, (....)  Fa cagare, punto. >> qui il   resto dell'articolo  in questione  )  , sono mature   per  parlare  " pacamente   "  (  per parafrasare  un  noto politiko italiano   che    ha  capito  dopo varie  batoste    di farsi da parte  )   di   tali argomenti   e  proporre  , vedi titolo , la storia    di un 'altro Luca  .
L'occasione  viene  da un post  riportato  Dall'altro nostro (   per   chi ha  anche  blogger  come   blog  principale  e solo  l'account  in splinder    ) blog  riporto  qui l'url  per chi non lo ricordasse o non  lo conoscesse  ancora  www.ulisse-compagnidistrada.blogspot.com pubblico questa  toccante  storia  riportata  dalla  cdv  (   sia   in  splinder  sia  in blogger  )  daniela  tuscano  .

<<


Riceviamo e volentieri pubblichiamo.



Cara Daniela,
Povia afferma che il "suo" Luca ex gay in realtà porta un altro nome, ora ha 58 anni, è sposato, ha una figlia e ha finalmente raggiunto felicità e benessere interiore.
Io invece voglio raccontarti d'un altro Luca. Che si chiamava proprio così, e la cui storia è un po' diversa da quella cantata a Sanremo.
Luca aveva 33 anni quando ci ha lasciati! Ma la sua energia è ancora dentro tutti coloro che l'hanno conosciuto. Come a me e a Matteo.

Io e Matteo siamo due volontari di una pubblica assistenza di Firenze, e ci venne chiesto se volevamo fare un servizio di assistenza domiciliare in una casa vicino a dove abitavamo noi. L'impegno era soltanto per due volte alla settimana e si trattava di preparare la cena, se lo sapevamo fare, oppure andare a fare la spesa, perché questa una viveva sola e non poteva uscire perché malata. Negli altri giorni altri volontari a svolgevano questo servizio, ma eravamo liberi di andare a trovarla ogni volta che volevamo.


Così io e Matteo accettammo; in fondo bastava organizzarci per chi dei due andava a comprare le cose mentre l'altro preparava la cena. Sarà la solita vecchina o vecchino solo senza famiglia, o con la famiglia che se ne fregava, pensammo. Dissi a Matteo: "Perché non facciamo un salto domenica sera a vedere un po' com'è la situazione? Così ci organizziamo di conseguenza". E così, la domenica, andammo all'indirizzo che ci avevano dato. Aprimmo con le chiavi forniteci dall'organizzazione in quanto il padrone di casa non sempre era in grado di alzarsi dal letto.
Ci trovammo in un piccolo salotto molto accogliente, con un gran divano che prendeva tutta la parete e dava di fronte alle finestre spalancate su un piccolo giardino molto ben curato. In un angolo, su una sedia a dondolo c'era un ragazzo molto giovane, con una sigaretta tra le dita, molto magro e pallido. Ci disse buonasera e io e Matteo ci guardammo un po' stupiti. Si presentò dicendo di chiamarsi Luca e che era lui il bisognoso di assistenza perché malato di Aids; se questo ci avesse creato problema, lui avrebbe capito e richiesto altre persone. Io, superato il primo momento d'imbarazzo, mi avvicinai e mi presentai e gli dissi che per quanto mi riguardavanon ci sarebbero stati problemi. Non ci furono neanche per Matteo. Così cominciò la nostra avventura con Luca. Cominciammo ad andare due volte, che poi diventarono tre, poi quattro, e tutte le domeniche sere restavamo a cena con lui. Divenne la nostra vita. E noi la sua. Non passava momento libero che non fossimo con Luca. Aveva lasciato i genitori a 20 anni per andarea vivere da solo con il suo compagno, ma tutto in gran segreto, perché i genitori rifiutavano totalmente l'idea di avere un figlio gay. Quando andavano a trovarlo, doveva cacciare di casa il compagno perché, se lo avessero visto in compagnia di un uomo, da solo in casa, sarebbe successo il finimondo.

Questo è durato per 10 anni, fino a quando il suo compagno è morto per Aids. Luca aveva contratto la malattia due anni prima che morisse il suo compagno, e per i tre anni che sono seguiti prima della sua morte, aveva tagliato i ponti con tutti. I genitori sono venuti a sapere che il loro figlio era gay e pure malato soltanto dopo la morte del partner, perché glielo aveva rivelato lui stesso. Da quel momento i genitori non erano più esistiti per Luca, e lui, di conseguenza, aveva cambiato serratura alla porta e annullato il contratto telefonico. Comunicava solo con il cellulare.
Quando ha cominciato a stare molto male si è rivolto alla nostra associazione per chiedere se poteva avere assistenza domiciliare. Così siamo entrati in gioco noi. Tra noi era nato un legame fortissimo, un'amicizia senza limiti. Matteo aveva due videoregistratori e ne portò uno a casa di Luca. Io ho circa 500 film, ogni volta gli facevamo scegliere tra generi diversi. Nei periodi in cui stava meglio e aveva voglia di uscire, lo portavamo al cinema, sua grande passione, in giro per la Toscana. Poi cucinavamo di tutto facendo un gran casino, e lui rideva come un matto.
Per l'unico Natale passato insieme, gli comprammo l'albero e anche il regalo. L'albero non lo aveva più fatto da quando era mancato il suo compagno. Trascorremmo insieme anche l'ultimo dell'anno. Anche di sesso parlavamo. Tra noi erano caduti tutti i muri. Eravamo diventati una famiglia. Ma cosa importante, eravamo riusciti a farlo sorridere di nuovo.


Diventammo anche la voce dello scandalo per gli inquilini. Quel via vai di uomini in quella casa. Se incrociavamo qualcuno, non ci salutavano o ci guardavano di traverso.
Poi venne aprile. Quella sera, quando arrivammo noi, lo trovammo a letto. Non riusciva neanche a parlare. Trovai il numero di telefono del medico e lo chiamai subito. Mi disse che si trattava d'una nuova crisi, di dargli quelle medicine di sempre e che, se Dio avesse voluto, si sarebberipreso. Non si riprese più. Quella notte noi rimanemmo lì. Io nel letto con lui, Matteo sul divano. Nella notte ci lasciò. Svegliai Matteo per avvisarlo. Lui chiamò il medico, che accorse subito. Poi di nuovo facemmo il nostro lavoro. Lavammo Luca, lo vestimmo e aspettammo che l'ambulanza lo portasse via. Solo quando si udì la sirena, quelli del primo piano chiesero cosa fosse successo. Per mia fortuna non avevo voglia di parlare, se no non so se sarei riuscito a controllarmi. Neanche Matteo rispose.
Dopo che l'ambulanza si fu allontanata, io e Matteo ci guardammo negli occhi gonfi per il pianto e per la notte insonne. E in quella, Matteo fece un gesto che, lì per lì, mi sorprese: in quel momento, nel giardino, davanti a quegli occhi curiosi e indifferenti, mi baciò. Matteo è eterosessuale e solo più tardi capii che quel bacio era per Luca, per provocazione a quella gente che per quei 7 mesi che noi eravamo stati lì, non si era mai presentata a chiedere se avesse bisogno di qualcosa.
Questa storia ci ha lasciato una grande ferita, che ha portato me e Matteo a non vederci quasi più. Io non faccio volontariato da quasi due anni. Matteo lo sento ogni tanto per telefono. Ci incontriamo il giorno del compleanno di Luca per andare insieme a messa. Non essendo parenti, non abbiamo saputo neanche dov'è sepolto, anche se forse dentro di noi, in realtà non lo vogliamo sapere.Preferiamo ricordarlo nella nostra intimità. Per Matteo è stata la prima esperienza con una persona sofferente che poi è morta. Per me, invece, la seconda. Il 2 gennaio del 1991 ho perso mia madre per leucemia.

                                                              Daniele Bausi
>>
Dovrei concludere  qui  ., ma datro che ci sono  ne  approfitto    per  rispondere   alla  grilo  a chi   mi scrive  (  nell'email  riportasta  sotto  i post  , o a quella di splinder  )  o  mi  sms    chiedendomi  e  scrivendomi :
1)   visto  che  parlate   di gay  , lesbiche  , siete per  caso gay  o lesbiche  ?
2) il  vostro sito  è  una  comunità   omosessuale  ?
3)   se  sei  etero  perchè  .......  ti schieri con quella  feccia  e  malati  ed  esibizionisti  bvedi le  loor  pagliacciate  di  gay  pride   e adesso lesbo pride  ? che voglionoisposarsi  ed  adottare bambini  non c'è più   religione  , roivinano la  famigflia  , ecc 
4)  e  altri commenti  neofascisti  e razzistici   che  mi viene  il disgusto   solo  a  ripeterlli e  a riportarli  .

Lo sò che  dovrei fare  come dante  non curarti di loro  , ma  certe cose  mi fanno vergognare   oltre che  (  come  mi  è sucesso   quando  ho visto  il film Philadelphia  del 1993, diretto da Jonathan Demme con Tom Hanks) piangere  nel vedere  che un uomo o  una donna  nel 21  secolo  sia  discriminagto per  le  sue scelte sessuali  .

Ecco le  mie risposte  .
1)    qui parlo per  me  ,  gli altri  non sò  se  vogliono possono replicare nei  commenti  , non lo sono  . E  se poi lo fossi  vi cambierebbe  qualcosa  ? 
2  )  ma  prima  d'aprire  quella  cloaca di boccca  ti sei accorto    d'aver   collegato bocca  con il  cervello  ?  l E’ stato anche dimostrato che una quota significativa di individui eterosessuali può manifestare dei comportamenti omosessuali in circostanze in cui l’accesso all’altro sesso è impedito o reso impossibile per le più varie ragioni (scuole, servizio militare, carceri, etc.).
E’ anche importante fare una istinzione tra l’orientamento sessuale omosessuale (il fatto cioè di avere preferenza esclusiva per una sessualità di tipo omosessuale) ed il comportamento omosessuale. Il comportamento omosessuale è infatti piuttosto comune nell’adolescenza, mentre la prevalenza dell’orientamento sessuale omosessuale nell’adulto è di circa il 7% nei maschi e di circa il 4% nelle femmine (anche se si ritiene che questi dati siano stimati per difetto).
In tutti i paesi europei l’omosessualità è considerata un comportamento assolutamente legale purché venga messa in atto da individui considerati in grado di intendere e di volere e consenzienti.
E per finire l’omosessualità è scomparsa da diversi anni anche dai manuali psichiatrici non essendo più considerata una malattia psichiatrica.Infatti    già  da  (  trovate la  copertina sotto  di un suo libro  )  Alfred Adler(1870 –1937) psichiatra e psicoanalista austriaco .
L’omosessualità non è una malattia".  Infatti  egli  : <<   (...)  . Nella fase dello sviluppo, il bambino affronta problemi e situazioni creando stratagemmi che ricava dalla propria esperienza e dal confronto con quelle degli altri, soluzioni che adotta come schemi del suo comportamento, ai quali si conformeranno da allora le sue risposte. Le ricerche della psicologia individuale hanno inoltre dimostrato che un bambino sarà tanto più perverso quanto più sarà accresciuto in lui il senso di inferiorità. Naturalmente sotto questa chiave anche l'educazione assume un senso di primaria importanza: un padre-tiranno, che offusca la personalità espressiva del figlio, può essere causa dell'insicurezza dello stesso, creando un grave senso di inferiorità, ed egli si oppone all'autorità del padre in modo nascosto, acquisendo le doti tipiche del perverso. Stessa cosa accade se la madre é forte e possessiva: il bambino avrà, un domani, un forte senso di scoraggiamento e quindi di repulsione verso la donna. La fuoriuscita dallo schema tradizionale fa sì che l'omosessuale sia scarsamente adattabile alla vita sociale, dove infatti egli è condannato ad essere considerato immorale. E' molto complicato curare l'individuo omosessuale perché si tratta di una nevrosi individuale costituita in età giovanile: é necessario estirparne l'omosessualità acquisita nell'infanzia, quindi rilevare in modo preciso la distanza dal partner sessuale, evidenziare l'aspetto dell'antisocialità ed infine sciogliere il senso di superiorità adottato per compensazione. L'omosessualità, come si diceva, é un fattore di educazione dell'infanzia. La vasta diffusione di questo fenomeno, normale nei tempi antichi come tutt'oggi in ogni classe sociale, fa ad Adler dedurre che l'omosessualità sia una perversione non curabile.>> (  tratto dalla sua biografia su   filosofico.net  )  Può sembrare assurdo doverlo ripetere nel 2006 ma l’Associazione Americana di Psicologia è stata costretta, nel corso di una settimana di convegni appositamente organizzati a New Orléans, a ribadire le posizioni stabilite ufficialmente nel lontano 1975.“L’omosessualità non è una scelta ma una condizione naturale, dunque non vi si può guarire” ha affermato l’Associazione degli Psicologi di fronte alle pressioni dei movimenti cosiddetti “ex-gay” come Exodus, secondo cui sarebbe possibile guarire dall’omosessualità abbracciando la fede religiosa. “Chi afferma il contrario - puntualizzano gli organizzatori - fa riferimento a pratiche religiose e non scientifiche, sul cui reale funzionamento non esistono prove scientifiche e che anzi possono essere fonte di discriminazione sociale.”Al convegno scientifico hanno trovato spazio anche associazioni come “Truth Wins Out”, che è da tempo impegnata nel portare alla luce le truffe e i raggiri che spesso stanno dietro ai presunti guaritori dal 'male' dell’omosessualita'.
3)  solo perchè  ......   con l'ano  e con la  bocca    non sono diversi da noi   .  Non sono malati   e tutti esisbizionisti , esperienza  personale  ( ne  ho conosciuto    e   alcuni li  frequento tutt'ora    ed altri non faccio nomi  per  privacy   e perchè  essere homosex  oggi     viene considerato oggi un tabù  e non mi và   ed0'essere  coresponsabile  d'averlo messo   alla  pubblica  gogna  , scrivono quoi  da  noi  ) .
Io  ho forti dubbi  sull'adozione   dei bambini a  coppie  gay e  Lesbiche    e non mi piace il matrimonio  omosessuiale   meglio  un pacs  o il solo matrimonio   laico in comune  )  .   i gay  pride  sarebbero delle    carnevalate   ( pagliacciate  non mi piace   come termine  )   se  non ci fosse  una cultura  (    sia  a destra , sopratu tto per  esperienza personaloe  e per  qule che vedo e sento  ,  sia   a sinistra  e ila  storia  di P.P.Pasolini lo dimostra  )  Poi  condivido  in parte   (  pnon  mi dilungo  , poer  non annoiarci   , ma sopratutto     perchè  chi mi legge   sa  cosa  condivido  d''esspo  ,  cmq    se  volete   sui  può approfondire  nei commenti   o  in  privato  )  quello che ha detto  nel discorso  di parlamentare   di cui riporto sotto la  prima parte Carmen Montón,  ministro del governo zapatero (  ha lo stesso ruolo di mara  Carfagna  )  che ha collaborato alla stesura della legge per il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso. É corrispondente alla "nostra" Mara Carfagna. durante  l'iter legisloativo   della  legge di Zapatero  suoi matrimoni omosex 




trovate buzzintercultura.blogspot.com/ più  precisamente  qui se   non avete  voglia  di   cercare  nel suo archivio  .

  con questo è tutto alla prossima 

17/02/09

Senza titolo 1277

Queste storie non sono vere, giornali e tv non ne parlano
e  anche su internet non si trova quasi niente.
Il grande fratello- quello vero -decide che è solo una favola
bella o brutta non importa  che illude e c'illude
che questi bambini sono solo comparse di un film senza distribuzione



Ero il re del mondo 
e tu la mia regina 
non ero entrato in niente
e niente era entrato in me
sognavo io e te nel mondo bianco splendente


Photobucket


poi sei arrivata tu 
vita
madre natura



 
hai fatto del tuo meglio per farmi nel sole  andare
nel mondo bianco e rosso -hai detto -
non ci potevo stare
un sole cosi' forte senza protezione
che neri, neri ci ha fatto diventare


 




Cos' è  questo mondo selvaggio
non è cosi' che l'avevo sognato


 

sì, in qualche modo me ne andrò in giro
quaranta kilometri al giorno per prendere l'acqua
e  a questo che serve la mia vita?

solo bambini come carne da macello?
organi da trapiantare?
un Kalaskinov in mano a quattro anni
è per questo che mi hanno messo al mondo?
un Africano sono io
uno nato nero per tua fortuna non sarai mai

ma mentre vivevo e respiravo

mi hai sussurato non c'è più niente da mangiare
mi sono perso e questa terra non ha più un nome
 con dittatori che ci fanno morire di fame

sei morta mamma che  mi tenevi vivo
chi sono io che sono arrivato fino a qui?

in questo accampamento trattato come un animale

mentre io sognavo di vivere e girare il mondo
 
in silenzio tu con tanti nomi mi hai ucciso
 
ma non ti perdono anche se non serve a niente
 
cuori freddi vedono e ascoltano il nostro calvario
-qualcuno dei potenti ci deve pensare-
sei bimbi come me ogni quattro secondi muoiono di fame
e non ha senso ripetere  ancora una volta questa storia
non è colpa vostra se noi crepiamo,


**********************************
Nel silenzio mediatico per interessi commerciali e industriali,
nel continente Africano è in corso la prima guerra mondiale Africana,
guerra paragonabile alla seconda guerra mondiale con stermini di intere popolazioni, colpevoli solo di appartenere all'etnia più sfortunata.
Bambini di 10 anni vengono rapiti e con un Kalaskinov in mano vengono messi a guardia degli accampamenti , dalla paura si abituano a non dormire piu'


Bambine di 12 anni rapite e stuprate per non restare in cinta vengono date in pasto alle truppe e mandate a rifornire le truppe attraversando campi minati.




 LETTURE










 

VIAGGIO ALLE RADICI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE AFRICANA 17/11/04



Jean Léonard Touadi (giornalista congolese )

CONGO
Ruanda Burundi
Le parole per conoscere

Editori Riuniti pp. 135, euro 9,00




Mercoledi' 17 Novembre 2004
“Da otto anni(ora 12 anni) (1996-2004), nella Repubblica democratica del Congo (RdC) si sta consumando la prima guerra mondiale africana nel silenzio dei grandi mezzi di comunicazione e nella cinica indifferenza della comunità internazionale”. Queste parole, che vanno dritte al cuore del problema, aprono un libro snello ma accurato e intelligente che, come indica il sottotitolo, punta a spiegare la complessa crisi della regione africana dei Grandi Laghi e i legami di causa-effetto che uniscono i destini di Congo, Ruanda e Burundi. . Touadi  permetteì anche al lettore più estraneo di avvicinarsi e approfondire le ragioni di una guerra che non ha mai “bucato lo schermo”. E così, oltre a fare conoscenza con i protagonisti della crisi, dal presidente post-genocidio del Ruanda, Paul Kagame, al successore di Mobutu alla guida dell’ex Zaire, Laurent-Désiré Kabila, e di suo figlio Joseph, l’attuale presidente della RdC, è possibile riportare alla luce le cause della crisi. Che da un lato rimandano indietro al momento dell’indipendenza e alla pessima gestione degli affari congolesi nei successivi trent’anni da parte di Mobutu, mentre dall’altro si legano a nodo doppio al genocidio del Ruanda del 1994. A fare da background e da terreno di cultura delle pretese dei contendenti, la corsa allo sfruttamento delle ricchezze del Congo e i contrapposti interessi di protettori d’eccezione, Francia e Stati Uniti, come spiegano bene le voci “materie prime” e “competizione franco-americana”.
Il quadro che emerge non sembra rassicurante. I paesi della regione si trovano in una fase molto critica e le sfide per il futuro sono tantissime. Il Burundi sta affrontando una difficile transizione. In Ruanda, il tutsi Kagame ha creato un regime autoritario sfruttando a proprio favore la difficile eredità del genocidio. Le regioni orientali del Congo, il Kivu e l’Ituri, sono ancora altamente instabili. C’è da affrontare il problema dei profughi, come anche quello della circolazione di un ingente numero di armi. “Purtroppo – sostiene Touadi – molto dipenderà da come si comporterà la comunità internazionale. Innanzitutto l’Onu, su cui pesano le responsabilità degli errori degli anni Sessanta e che ha preso impegni concreti sia in Burundi che in Congo. Bisognerà vedere se saprà mantenerli in modo coerente. L’altra grande incognita è costituita dal braccio di ferro tra gli interessi anglo-americani e quelli francesi. Non solo nella regione dei Grandi Laghi, ma anche in Angola e altrove. C’è poi la prospettiva interna: Kagame continua a pensare che il Kivu sia lo sbocco naturale del Ruanda, dove la questione demografica è un problema reale. Per risolvere tutti le questioni sul tappeto, a partire dalla sovrappopolazione di Ruanda e Burundi e passando per la gestione dei flussi di profughi, si potrebbe riattivare la comunità economica dei Grandi Laghi. Serve una soluzione globale ai problemi della regione, non è pensabile che ognuno faccia per sé, pestando i piedi al vicino. Questo può scatenare solo altre tensioni.”Il Congo presenta un punto di forza. È la sua società civile, una delle più vitali del continente, che ha un ruolo importante nella pacificazione del paese. “Durante gli ultimi anni di Mobutu lo stato era praticamente inesistente – ricorda Touadi. Questo ha scatenato la spontanea reazione della popolazione, che doveva trovare degli strumenti per la sopravvivenza, soprattutto economica. . Una società che si potrebbe definire “dell’indisciplina”, che si sta sviluppando anche in altri paesi martoriati, come Liberia e Sierra Leone: nel caos politico ed economico si assume l’indisciplina come struttura alla vita civile, ottimizzando l’anarchia. Può sembrare un paradosso, ma è un paradigma che può funzionare. “E aiuta a riscoprire i saperi basici dell’Africa – aggiunge Touadi. 

Recensione di Irene Panozzo


18/01/09

celebrare o non celebrare questo è il problema

sto pensando per  quest'anno  voi potete  scegliere  se  aderire  o meno  ala mia provocazione  (  ma  è  probabile che cambi idea  e  lo faccia come   ho sempre  fatto  e   chi mi ha sengue seguito lo sa benissimo a mente  fredda    , qualche  giorno dopo   per  evitare  retorica  celebrativa   e\o   accuse  da  una parte    culturale  e  ideologica    di strumentalizzazioni  o post  a senso  unico   e  copia  ed  incolla  ripetivi  )   di non celebrare il 27 gennaio [1] e il 10 febbraio [2] date che si prestano soprattutto in questi ultimi tempi   a strumentalizzazioni e uso politico dela storia coem potete  vedere  da quando detto qui sotto







da  MarinaCaffiero, docente di storia moderna all'università di Roma La Sapienza, presenta il libro scritto con  Micaela Procaccia per la Donzelli editore.   "Vero e Falso - L'uso politico della Storia" alla trasmissione "Diario Italiano" di Corrado Augias, in onda dal Lunedì al Venerdì alle 12 e 45 su Raitre. La puntata in questione andata in onda il  2 gennaio  è visionabile per intero sul sito http://www.lestorie.rai.it/

Ringrazio  il   cdv  http://www.youblob.org per  il video in questione 
 
                          Note  a margine

1 )  it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria
      www.ucei.it/giornodellamemoria/index2.htm

2 ) it.wikipedia.org/wiki/Foibe
     www.lefoibe.it/
     www.10febbraio.it/home.htm
    
    





12/01/09

Risveglio

miro-risveglio

Lento il pensiero al risveglio


risale ripido su scale di carta


respira luce in languida posa


di cristallina voce riveste il suo stato





polvere sparge, di statiche orme


 intinge di porpora  in riflesso di candela


raccoglie sassi per farsi reale


esplode il buio in dondolanti coriandoli

28/12/08

Senza titolo 1127

Image and video hosting by TinyPic


COMPLEANNO CENTENARIO


Oggi, 27/12/2008 in Barcellona P.G. (ME),
è stato festeggiato il compleanno centenario della Sig.na GRAZIA MAIMONE.
I festeggiamenti si sono aperti con la celebrazione della S. Messa, svoltasi presso la chiesa dell'Immacolata Concezione.
La S. Messa è stata celebrata da don Agostino Irlandese, un prete Salesiano unico nelle celebrazioni, in quanto ci mette il cuore, sì perchè a differenza di molti altri, la Messa non la legge o recita, ma la dice proprio col cuore, coinvolgendo tutta la comunità.
Erano presenti tutti i nipoti, pronipoti , cugini e la sorella Giovanna della veneranda età di 92 anni.
Dopo, tutti i partecipanti hanno continuato i festeggiamenti con un banchetto presso il ristorante "Conca d'Oro", dove sono anche sopraggiunti il Sindaco dott. Candeloro Nania ed il vicesindaco, che hanno regalato alla festeggiata, Sig.na Grazia Maimone, una targa in ricordo del bellissimo e raro evento.


E' stata un'esperienza bellissima, anche perchè la festeggiata ha partecipato cosciente.


Nonostante l'età e considerando che il suo udito non è più molto funzionante, ha seguito benissimo tutta la funzione  religiosa.


E' stato molto emozionate.  


Tantissimi AUGURI ancora a GRAZIA MAIMONE e.......altri 100 anni ancora!!!


 

26/11/08

Mancanza


Vento freddo da nord


sembra uno schiaffio


sulle guancie.




Arriva che non te ne accorgi


e ti colpisce bruscamente


brucia


e lascia un livido.



Dentro


dove nessuno vede


c'è il segno


di quello schiaffo



............




Mancanza


Assenza


Distanza



Impossibile da spiegare


diffcile da elaborare


assurdo da capire.




19/11/08

C'è qualcuno?

Ultimamente una domanda è sempre presente in me: ma cosa caspita è successo alle persone?
Mi trovo a discutere su tutto e su tutti, e con tutti, e continuo ad ascoltare sfoghi di amici, che poi ascoltano i miei. Sembra che tutto vada a rotoli. Ogni persona ha una vita complicata, con problemi di tutti i generi. Vorrei capire se è un momento particolare per tutti o non mi ero mai accorto del dolore di vivere di tante persone. Ehi!, c'è qualcuno felice? Forse la parola felice è troppo grande, diciamo sereno. C'è qualcuno?
Io no, continuo a mandar giù dolori, delusioni e continuo a ricoprire ferite con garze invisibili. A volte mi basta perdermi nello sguardo delle persone che amo, e in loro trovo forza. 
Ma quanto è duro vivere: anche io sono "gli altri". Anche io ho tanta rabbia dentro, ma mi insulto da solo, cerco di evitare scontri, e non per ultimo "uso te" che mi leggi. Così succede che sfogo qui il mio dolore, la rabbia che mi respira dentro e vive come lava in un vulcano.
Sono  pronto ad esplodere. Cominciate l'evacuazione.

10/09/08

In che sistema viviamo?

Forse sono io che vedo la situazione portata un pò troppo alle estreme conseguenze...forse sono io che faccio detrologia e penso sempre ai possibili risvolti negativi...forse sono io che esagero...ma a me sembra che qui si sono invertite le parti, i modelli, gli stili di vita!


Vediamo se riesco ad esprimere meglio il mio pensiero: a me sembra che oggi un onesto cittadino si deve accollare i costi sociali del nostro sistema assistenzialista senza goderne i privilegi. Ma non solo, perchè deve anche difendersi dai disperati (che lui indirettamente aiuta pagando le tasse, facendo beneficienza e volontariato, etc.) che tentano di rubargli quel poco che si è riuscito a comperare dopo mesi o anni di duro lavoro!


Se ci fate caso, oggi noi cittadini delle grandi città viviamo barricati in casa con le sbarre alle finestre come se fossimo in carcere (qualcuno le chiama inferriate, ma non sono altro che sbarre...ma i carcerati non dovrebbero essere quelli che infrangono la legge?!), teniamo l'auto o il motorino chiusi in garage (perchè, se pure è assicurato, sappiamo che in caso di furto non ci restituiscono il valore effettivo, ma il valore di mercato detratta la franchigia...e poi occorre trovarne uno nuovo...ma comunque paghiamo l'assicurazione), teniamo i soldi in banca (per paura che vengano i ladri in casa a derubarci...ma lasciamo che la banca ci derubi con interessi passivi e capitalizzazione degli interessi), usiamo le carte prepagate (così in caso di clonazione o furto della carta la perdita è limitata...ma poi non possiamo fare acquisti in libertà perchè proprio quel giorno che ci serve l'abbiamo laciata chiusa nella cassaforte oppure il plafond è limitato), paghiamo le tasse fino all'ultimo centesimo di euro per non farci portare via la casa o l'auto (mentre i delinquenti sono liberi di girare con l'auto rubata a qualcuno e di vivere in una casa okkupata), paghiamo i contributi previdenziali perchè un giorno vorremmo ritirarci nella casa al mare o in campagna (ma la pensione non la vedremo mai, anzi, dovremo lavorare sempre più a lungo...e nel frattempo i nostri contributi servono per pagare la pensione alle vecchie generazioni che ci hanno lasciato in eredità solo danni, debiti e inquinamento...oppure, peggio, servono per pagare la pensione sociale a gente che si è alchoolizzata o drogata per anni ed ora pretende l'invalidità per cirrosi epatica o demenza senile)...ma tutto questo a che prò?


Poi ci sentiamo dire che i laureati guadagnano in media 150€ nette in più al mese rispetto ad un operaio qualificato che ha cominciato a lavorare a 18 anni se non prima (ma allora ne vale la pena studiare così tanto e vivere di privazioni per anni?!)...ci sentiamo dire che i lavori usuranti sono solo quelli in fabbrica (e quindi noi dovremmo lavorare più a lungo) come se lo stress di un libero professionista fosse un dettaglio...infine ho letto che chi è laureato vive in media 5 anni di più di chi ha solo il diploma, questo perchè il laureato ha una maggiore possibilità a reperire le cure migliori, perchè in media beve e fuma di meno e perchè svolge lavori d'ufficio meno usuranti; di conseguenza il laureato dovrebbe pagare in proporzione molti più contributi (perchè usufruirà per più anni della pensione) e dovrà andare in pensione più tardi...


Forse abbiamo sbagliato tutto, forse il sistema così non funziona affatto...forse...beata l'ignoranza?! ...e chi può dirlo?

07/09/08

Rearviewmirror

Andrea camminava per strada, che la gente non lo fermava. Andava diritto con le orecchie piene di rumori e, nella testa, solo pensieri confusi. Andava su di una strada che non curvava mai, o perlomeno così pareva a lui.

Continua a leggere...

08/08/08

PENSIERI ESTIVI- CALDO SOFFOCANTE

CALDO SOFFOCANTE





Caldo soffocante,





oscura ossessione,





voglia di fuggire restando imprigionata,





gocce vaporizzate scivolano lente sulla pelle lucida,





pori dilatati trasudano ormoni,





narici avide ne aspirano i profumi,





ansimi lunghi come grida rincorrono echi lontani,





fame insaziabile divora i vermigli umori speziati,





riflessi nei tramonti.





 





Rossella Drudi





 





Buon estate,









 





 "Gli amanti "  Magritte





Image Hosted by ImageShack.us

28/05/08

la chiesa prima di fare le solite crociate guardfi dentro se stessa

Le ultime dichiarazioni del cardinal Bagnasco sull'allarme   pornografia nelle  Tv  satellitare mi fanno venire  in mente   questa strofa  di Dio è morto di Guccini  più precisamente questa : << (... ) il perbenismo interessato\ la dignità fatta di vuoto\l' ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto\e un dio che è morto (...) >> ciò mi permette  di ricollegarmi e di riprendere la discussione intrapresa ad un mio precedente post
Bagnasco potrebbe anche non avere ha tutti i torti ad essere preoccupato ma non è solo attraverso la televisione la disponibilità di film porno è già molto ampia. Sul digitale terrestre sono già iniziate le grandi manovre del Consorzio Glamour, società svizzera, capitali francesi e italiani, dieci milioni di euro investiti che dovrebbero diventare 70 milioni in pochi mesi, per far partire un nuovo bouquet di canali porno sul digitale terrestre, canali criptati e a pagamento, ovviamente. Ma non c´è bisogno di attendere il 2012, già oggi, comunque, sono molte le televisioni private  locali soprattutto  che trasmettono porno
a pagamento utilizzando il satellite, e moltissime le tv che si muovono ai confini fra erotismo e  porno, trasmettendo a tutte le ore del giorno e dopo  la mezzanotte le più  "sobrie " in chiaro telefonate hard in diretta, restando al di qua del porno ma facendo grande pubblicità alle hotline telefoniche. Infatti come dice questo articolo ( di cui  rilascio sotto un estratto  )
la pornografia o erotismo spinto che dir si voglia : << (...) E' l'ultima frontiera della pubblicità, quella che ama far scandalo, quella che vuole farsi notare a tutti i costi e che, negli ultimi tempi, ha scelto con sempre maggior frequenza la strada del sesso spinto.       Magari simulato,come può notare chi osserva anche  in rete  nella campagna pubblicitaria di due anni fà  della Diesel, fatta di tre piccoli clip in cui le immagini all'inizio sembrano essere  come quelle di un film porno ma che poi,nel finale, dimostrano di essere sicuramente più innocue. La nuova tendenza è comunque quella del sesso esplicito, come nella campagna promozionale della ditta tedesca di sigari Independance, che ha realizzato un video promozionale nel quale due ragazze arrotolano un sigaro in maniera tutt'altro che tradizionale. O patinato, come la serie di manifesti in stile "fetish" realizzati dalla catena di negozi Cosmos,in Austria,per pubblicizzare prodotti di elettronica di consumo. (...) A dettar legge in questo campo sono soprattutto le campagne promozionali delle aziende internazionali di profumi, di moda e di prodotti di bellezza, che hanno spostato di molto nel corso del tempo il confine del comune senso del pudore. Ma a giocare il ruolo più importante nell'uso di immagini sempre più esplicite è Internet, che ha permesso ad aziende come la Cosmos o la Shai di mettere in circolazione spot decisamente più osé proprio perché non sono dirette al grande pubblico televisivo. >> di repubblica  non ricordo al data  .
Quindi ecco che il Cardinale scopre l'acqua calda perchè come dice Antonio dipollina su repubblica d'ieri ( 27\5\2008 : << (...)
Insomma, se proprio è un problema, la Chiesa sarebbe dovuta scendere in campo da tempo, al massimo della potenza e schierando tutte le proprie divisioni. Il richiamo invece alla sola tv e al moltiplicarsi dei canali (in realtà atteso come manna e segno di libertà in senso buono) rischia di indebolire il tutto: perfino l´avvio del discorso di Bagnasco, quello contro i modelli negativi che escono dal piccolo schermo e in programmi che di pornografico, a prima vista, non hanno nulla.(..) >> trovate l'intero articolo nell'archivio del sito  giornalistico http://stage7.presstoday.com/
Ecco che  l'appello   lanciato da  Bagnasco  mi puzza e mi sa  un po'  d'ipocrisia e falso moralismo  perchè  : 1) prima di fare le solite ( giuste o sbagliate , condivisibili o meno ) crociate non si guarda casa e pretende da loro prima di farla a gli altri un po' di morale soprattutto sulla pedofilia Il più orrendo dei crimini. L'ombra peggiore sulla Chiesa. I silenzi, il dolore, le reticenze. Le parole delle vittime. Due dati, tra gli altri, che si possono leggere in Viaggio nel silenzio di Vania Lucia Gaito (Edizioni Chiarelettere, 273 pagine, 13 euro): in Italia i casi noti di pedofilia clericale sono una cinquantina ma le segnalazioni molte di più. L'elenco dei sacerdoti condannati per pedofilia è disponibile. Nel libro vengono ricostruiti episodi e si fanno nomi e cognomi. Ma quel che si vuol capire è il perché. Partendo dall'educazione nei seminari. Ne viene fuori un quadro allarmante: la mancanza di uno sviluppo psico-sessuale normale può spiegare la tendenza alla pedofilia. Le diocesi americane, dopo lo scandalo che le ha investite, hanno chiuso
i seminari minori. In Italia continuano a essercene più di 100. E la testimonianza dell'ex sacerdote Alessandro Pasquinelli (che patteggia e sconta ingiustamente una condanna per pedofilia) accende i riflettori sul problema: "Ho l'impressione che nei seminari ci fosse una percentuale di omosessuali molto alta. È capitato anche a me di ricevere proposte". Oppure esponenti ecclesiastici che in barba al celibato hanno figli e mogli o rapporti sessuali . 2) Invece di preoccuparsi solo di televisione e digitale e non solo dove l'hard e l'erotismo sono in canali a pagamento o criptati o i quelli locali a notte tarda , non fa la stessa campagna su internet dove a differenza delle tv non si può scegliere il canale , e la pornografia ( o erotismo estremo ) spinta è dilagante ed è quasi imposta, spesso con furbizia e stratagemmi vari , ai navigatori e dove soprattutto non si fa come avviene in tv o nei giornali porno differenze fra le varie perversioni ed è bandita la pedofilia .


Ora Ora molti\e di voi leggendo tale post crederanno che

sia un bacchettone e simili invece sono come ho già dimostrato sempre in un  altro 
mio precedente post  un pornodipendente di 2 livello infatti al test del sito di psicolinea  risulta : <<
Un po’ ti capita, ma sicuramente molto fai tu stesso/a per entrare in contatto con la pornografia: è un mondo che ti incuriosisce e ti affascina, nel quale ti senti veramente libero/a di poter ‘ascoltare’ ed esprimere i tuoi istinti meno confessabili. In ogni caso la tua vita appare ancora sotto controllo e non sembra vi siano rischi gravi di compromissione dell'equilibrio affettivo e sessuale >> . Infatti ,  a causa  di questa mia  "sindrome"  ancora non acuta  mi  sono capitati  equivoci con utenti  splinder che hanno il blog  privato  .  Ecco un a chiaccherata recente  in una chat  con una utente splinder   ommetto  per  ragioni di privacy  ogni riferimento,indicandola solo con il generico Lei, alla persona in questione e l'url della chat  fuori da   splinder  in questione 






Io = il  tuo nik e la tua foto sensuale e arrapante , mi incuriosisce , cosi pure quei puntini di sospensione del tuo profilo ,  mandami l'autorizzazione ad entrare nel tuo blog


 Lei  = di cosa sei curioso? ieri ho già avuto problemi con qualche curioso un pò troppo arrapato  come dici tu. se non ti dispiace dovresti spiegarmi meglio la tua curiosità prima di farti entrare.
 

Io =  ho scambiato un semplice un semplice blog privato  un blog erotico . E sto cercando di sconfiggere  la mia pornodipendenza concentrandomi sull'erotismo
Lei = immagino che la tua eroticodipendenza ed i tuoi interessi a riguardo io possa considerarli un tuo problema e non mio;) me lo permetti ? Le foto che ho adoperato non sono neanche erotiche.
Se sei un estimatore della materia penso tu lo sappia e lo abbia appurato quando sei passato.ti ringrazio della tua presenza.
Ma per ora scusami.;) non desidero essere circondata da studiosi di anatomia femminile e connessi. ciao.;)


Io = certo . Ma sappi  che   , lo  ripeto ancora  , NON SONO SOLO QUELLO  come  puoi vedere dal mio blog  .  Ok fa niente pazienza , mi sarebbe piaciuto visti i tuoi interessi che hai lasciato nei profilo , scambiarci pareri , sui libri , musica e quant'altro . ma se non vuoi pazienza . spero cmq di ritrovarti o come utente  visto che ti ho mandato  l'invito  o  come commentatrice  nel mio blog .
con amicizia
Lei = per ora vorrei starmene tranquilla.con i miei nuovi amici.tranquilli anche loro;) ti ringrazio dell'invito; )hai un bel blog e anche molti interessi;)
mi complimento con te.ciao.

 IO = ciao spero  se lo vorrai  ( altrimenti pazienza  è stato belo conoscerti  )  di poterci rincontrare e di leggere , quando lo vorrai , ,sul tuo  se  mi autorizzi   a leggere  i tuoi post   o sul mio  se accetti il mio invito o se  commenti  . Faccio presente    che  era già  successa una cosa simile con una mia utente poi ci siamo chiariti , lei mi ha mandato l'invito ,di solo lettura - cioè impossibilità di scrivere e commentare sul suo blog -- dei suoi post

Lei =  grazie della tua compresione.